POLITICALLY sCORRECT

quando Boy George fu condannato
a fare lo spazzino,
pardon l'operatore ecologico
Ci sono due teorie contrapposte: che uno è sempre meglio che le cose le dica pane al pane e vino al vino, sbottando quando c'è da sbottare, o che invece è più efficace frenare la lingua, affilarla, ed esercitare l'understatement, la figura retorica che detta in italiano è litote e si capisce ancora meno, insomma tenersi bassi per esaltare maggiormente la contraddizione che si intende denunciare. Così, se mi rubano il motorino, posso ad esempio dire che tutto sommato io sono assicurato e il poveraccio che sta tentando di rivenderlo farà un affare peggiore, lamentandomi pacatamente per il temporaneo contrattempo di dover prendere i mezzi, oppure smadonnare in aramaico tanto da suscitare l'interesse di Mel Gibson e pure di Monica Bellucci che ci si era trovata tanto bene...
Altri esempi possiamo attingerli freschi freschi dalla cronaca:
  • si sposano uno stronzetto che ha l'unico merito nel culo di essere nato nella corte inglese piuttosto che in una tendopoli subsahariana con una stronzetta che ha capito benissimo come massimizzare l'utilità di quella cosina che si ritrova tra le gambine sante, e tutta la stampa generalista dimentica quasi ogni altra notizia, perchè alla ggente piacciono le storie della gente che piace: dico "sono alquanto disinteressato alla cronaca mondana" o mi affido al grande capo Estiqaatsi di 610?
  • fanno beato un paraculo che ha tanti più peccati di me che io al confronto dovrei essere già alla sinistra del padre (alla destra, manco là), rubando ai lavoratori il 1° maggio e ai romani pure il piacere di godersi una domenica di primavera (oltre che già il fatto che cade di domenica viene da incacchiarsi): dico "colgo l'occasione di esprimere tutte le mie felicitazioni alla comunità cattolica ma ne approfitto per un weekend fuori città" o mi accodo al sarcasmo di Punzy augurandomi almeno alcune decine di morti su un milione e passa di pellegrini sciamanti così magari uno dicono che risorge e hanno trovato il secondo miracolo che stanno impazzendo e proprio non lo trovano e senza non lo possono fare santo?
  • un vecchio pazzo occasionalmente Presidente del Consiglio ammette pubblicamente un sotterfugio sottintendendo peraltro la propria concezione di democrazia (gli elettori sotto shock emotivo non possono votare, ma solo se lo shock emotivo dipende da motivi reali, se è indotto artificialmente dal suo staff di pubblicitari e alimentato grazie al controllo totale dell'informazione pur essendo realmente totalmente infondato, come ad esempio quello della sicurezza nelle città che torna sempre puntuale ad ogni elezione, allora possono): dico "d'altronde è bene che intanto il nucleare non si faccia, incassiamo questa vittoria e se tornano alla carica ci rimobiliteremo", o mi auguro che qualcuno abbia il coraggio di infilargli un reattorino a fissione nel buco del culo così può meglio dimostrare che fa bene anzichenò (o almeno condivido Lameduck)?
  • il parlamento si appresta ad approvare, proprio adesso solo per rinsaldare il legame simoniaco tra questa maggioranza e le alte gerarchie vaticane, una legge sul testamento biologico che in pratica ci priva di ogni libertà di disporre di noi stessi (a meno che non abbiamo l'uso delle gambe e i coglioni di Monicelli) lasciandolo solo ai ricchi e ai potenti (vero, "san" Carol? ti eri rotto il cazzo di non potere più "pontificare", eh? come ti capisco! com'era? "fate come vi dico ma non fate come faccio"...): mi limito a ricordare che per fortuna esiste in questo campo una cesura tra diritto e fatto che vede prevalere quest'ultimo nella prassi quotidiana degli ospedali, e spero che la legge non sia in grado di attaccare questa ipocrisia prima che io dovessi averne bisogno, o mi sfogo ad augurare di cuore a ciascuno dei parlamentari che la approvino di essere costretto da un incidente a 17 anni di coma vegetativo con la sola coscienza di quello che gli capita ma senza che gli altri se ne accorgano, mentre tengono attaccato a due tubi (in e out) lui e i suoi incubi per quelli che dovranno sembrargli millenni?
Il dubbio è amletico, pertanto per avere la soluzione devo chiedere aiuto a un grande attore. Tornando al motorino....

SIAMO TUTTI PICCOLI

Per la recensione seria vi rimando al solito mymovies, oppure a questa splendidamente articolata di Micromega.
Io vi do le mie ragioni per cui Habemus papam è un film da andare assolutamente a vedere:
  • è forse il capolavoro di Nanni Moretti, al punto di porsi al di sopra degli stilemi consueti pur restandone intriso (in altre parole: può piacere sia ai morettiani puri e duri sia a coloro che non amano il cinema morettiano);
  • è divertente e leggero, pur trattando tematiche serissime;
  • contiene alcune trovate cinematograficamente geniali;
  • vi recitano un Piccoli da Oscar e una serie di comprimari di lusso in cima ai quali svetta Renato Scarpa (il Robertino di troisiana memoria...);
  • non cede all'anticlericalismo, non attacca la fede e non offende la sensibilità dei credenti, restituendo peraltro umanità a figure normalmente distanti come i cardinali;
  • è il solito atto d'amore morettiano a Roma, e sono cose che fanno bene all'anima di chi ama questa città;
  • Moretti è l'unico ancora capace a dire in faccia a Fabiofazio quanto è leccaculo.
Ma la ragione principale per cui si ama questo film la si scopre dopo: come tutte le vere opere d'arte, a prescindere di quale arte si tratti, ti continua a lavorare dentro dopo che ne hai fruito. Il travaglio interiore del cardinale eletto e recalcitrante, infatti, evoca in ciascuno di noi qualcosa di analogo, e aiuta a recuperare la dose di umiltà necessaria a farvi luce. Non a caso Nanni dà a quel personaggio il nome dell'autore di Moby Dick ovvero della ricerca ossessiva fuori e dentro di sé. Insomma, tutti noi siamo il cardinale Melville in qualcosa, ma in quanti abbiamo il suo coraggio?

GIU' LE MANI DAL 25 APRILE E DAL 1° MAGGIO

Il prossimo "santo" è quello a sinistra.
Per quello a destra ancora non hanno abbastanza faccia tosta.
Questo post è anche una lettera aperta ad un (ex?) amico, uno che non nomino tanto lui capisce, uno con cui si è sempre discusso apertamente per via delle posizioni politiche contrapposte ma con cui l'ultima discussione su facebook si è chiusa che ora non posso più vederne la bacheca, chissà perché... Della cosa mi farò una ragione, ma gli argomenti in discussione sono d'attualità, ed eccoci qua.
Il casus belli è la vicenda del professore di musica che ha fatto cantare in classe cose del (primo) ventennio come Faccetta nera e Giovinezza. Ve la riporto da Il Giornale così non potete dire che è stampa comunista. L'espediente dialettico che contesto è: nella scuola pubblica (sottinteso, nella vulgata odierna, "comunista") le canzoni di sinistra come Bella ciao si possono cantare quelle di destra no, invece dovrebbero avere trattamento analogo. E' una posizione che ha sponde a sinistra, se pensiamo all'ultimo Pansa o a Violante con Salò e i repubblichini. Io non la condivido per una mia opinione, ma nella fattispecie non è condivisibile in assoluto per un aspetto sostanziale: entrando nel merito del testo, se per Giovinezza una contestualizzazione ne rende ancora possibile il "passaggio", Faccetta nera non è emendabile, e farla cantare a scuola "per motivi storici" equivarrebbe a spiegare i peripatetici facendo esempi pratici in classe della loro attitudine a concupire i giovani allievi a completamento degli insegnamenti di filosofia. Come non accettereste un professore che si inchiappetta vostro figlio per spiegargli meglio Aristotele, dunque, non potete accettarne uno che gli fa cantare una roba così schifosamente razzista e inneggiante a uno spicchio del nostro passato che dovremmo cancellare definitivamente, anche essendo di destra: quello di potenza coloniale ultima nel tempo ma non ultima per efferatezza delle violenze commesse. La "moretta schiava tra gli schiavi" era una minorenne violentata e uccisa o deportata, cari miei, chi non l'ha archiviata nel dimenticatoio non è di destra, è semplicemente subumano. Operazioni di nostalgia come questa sprecano decenni di lavoro di chi vi ha sdoganato riuscendo ad esempio, con continui pellegrinaggi in terra santa, a fare dimenticare obbrobri come le leggi razziali, che col colonialismo cialtrone e sanguinario fanno scopa. Amico mio, senti che dice il "fasciocomunista" Pennacchi, e poi ne riparliamo....
...
Intanto il 25 aprile ce lo ha scippato la pasquetta, e qui a Roma piove pure, ma pazienza: si sa che Pasqua è a data variabile (perchè deriva dal culto di Iside, se la crocifissione di Cristo fosse un fatto storico si saprebbe la data, ma d'altronde della nascita si "sa" ma anche li viene dal culto di Mitra che a sua volta la prendeva dal culto del dio Sole o Ra) ed è peraltro rarissimo che cada così "alta". Ma il Primo Maggio, cavolo, quello potevano rispiarmarsi di rubarcelo, e invece no, la settimana prossima saremo costretti a blindarci in casa o lasciare Roma, che sarà paralizzata da milioni di minchioni, speriamo meno di quelli che hanno rischiato di morire per vederne le spoglie qualche anno fa (ma non eravate la religione dell'anima immortale? cos'è tutta quest'ansia di vedere corpi imbalsamati, lingue del santo e altre cose schifose che chiamate reliquie?), che si accalcheranno per vedere proclamato "santo" uno che ha sulla coscienza milioni di morti di AIDS, e forse pure il suo predecessore, e indirettamente almeno tutti quelli che ha fatto ammazzare quello che anziché scomunicarlo ci si è affacciato assieme al balcone a legittimarlo, per non parlare di tutti i bambini vittime dei preti pedofili che era suo compito denunciare e si limitava con un buffetto a trasferire per fare danni altrove. E ora magari tenteranno di istituzionalizzare questa data laicamente sacra come giorno del santo di colui che ha fatto più santi di tutti i suoi predecessori messi assieme, in una sorta di operazione di marketing effettuata però raccattando masse di ignoranti di ritorno, e perdendo per sempre chiunque pensi con la propria testa e ad esempio continua da vero credente a essere d'accordo con Giovanni XXIII sul fatto che Pio da Pietralcina era un ciarlatano senza scrupoli.
Ha ragione Lameduck: se dio esiste, deve essere fascista...

LA SAI L'ULTIMA?

Ho letto - la folgorazione arriva come spesso capita dalla satira - questa battuta (del tipo "a traduzione di pensiero") di Andrea Michielotto su danieleluttazzi.it:
1. Il Ministro Romani: "L'emendamento del governo al DL omnibus abroga tutta la normativa che concerne il programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio sul territorio nazionale di impianti nucleari e quindi vengono abrogate esattamente tutte le norme che sono oggetto del quesito referendario"
2. Il Ministro Romani: "Vogliamo che il referendum sul legittimo impedimento non raggiunga il quorum"
Possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo, niente supererà in efficacia ciò che questa scudisciata mostra nella sua nuda rappresentazione: se una torma di ignoranti in malafede, che si professavano nuclearisti per lucrare assieme ai palazzinari sulla costruzione di impianti pericolosi quanto inutili a nemmeno intaccare i nostri problemi energetici, si scoprissero oggi antinuclearisti per non contrapporsi la quasi totalità dell'opinione pubblica profondamente scossa dal disastro giapponese (ufficialmente "oltre il livello Chernobil", ormai...), sarebbe ancora una cosa accettabile per quanto grave, invece il motivo è perchè la mobilitazione che ne risulterebbe porterebbe alle urne il 12 e il 13 giugno abbastanza gente da far superare il quorum anche agli altri due referendum, quello per l'acqua pubblica e quello contro il legittimo impedimento. Anche quando pare piegarsi alla dialettica democratica, dunque, il nostro premier agisce animato esclusivamente dall'interesse personale. Se questo significasse davvero l'abbandono definitivo del modo più caro e meno sicuro di produrre energia elettrica, però, ci sarebbe lo stesso da rallegrarsene; invece è quasi certo che, dopo aver messo il cappello (verde) sull'onda dell'antinuclearismo, alla prima occasione rimetteranno il caschetto da costruttori, ricicceranno con l'indispensabilità e la sicurezza delle centrali a fissione, e toccherà rimobilitarsi per tentare di fermarli...
Come faccio quando l'argomento lo merita, vi lascio con un po' di link di approfondimento, ma non prima di avere citato un'altra battuta di satira (di Niccolò Dionisi, sempre dal blog di Luttazzi), questa squarciante il velo davanti alla realtà di un Paese ridotto al livello di una vecchia barzelletta che non fa ridere:
Il partito del premier deposita una proposta di legge per riformare l'articolo 1 della Costituzione. Il testo passerà da "L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro" a "Ci sono un francese, un tedesco e un italiano"
Per saperne di più su nucleare e dintorni:
  • Agoravox, ovvero dietro lo stop al nucleare;
  • Cabras e Greenreport, ovvero c'è il trucco e c'è l'inganno;
  • Cianciullo, ovvero per sicurezza adesso usano lo stesso trucco dilatorio per l'acqua così per il solo legittimo impedimento non va a votare nessuno;
  • Lameduck, ovvero vuoi vedere che sono tutti verdi?
  • Donadi su Il fatto, ovvero l'acqua senza nucleare non dovrebbe bastare a raggiungere il forum, ma hanno tentato di bloccare anche questo referendum;
  • Climalteranti.it, ovvero le cinque lezioni di Fukushima;
  • Travaglio, ovvero Napolitano almeno stavolta non firmare;
  • Scacciavillani, ovvero pure col petrolio stiamo rischiando;
  • Quaglia, ovvero com'è che sul nucleare che è davvero pericoloso ci tranquillizzano e sul terrorismo che non lo è ci terrorizzano;
  • Cedolin, ovvero l'informazione generalista copre di rumore le notizie che ci interesserebbero, ovvero Fukushima sotto silenzio;
  • Cado in piedi, ovvero due conti fatti dicono che il fotovoltaico è competitivo;
  • la foglia artificiale, ovvero figuratevi se un po' di quei soldi si dirottassero sulla ricerca...

PER ME UNO SPRIZZ, GRAZIE!

Il numero 1, in distribuzione
Luciana Ognibene non è nuova su questo blog: tempo fa riportavo e sottoscrivevo una sua nota e approfittavo per segnalare il suo sito di fotografia grafica e web design Vizio creativo. Siccome non ha requie adesso si è imbarcata in una nuova avventura, provo a chiederle come e perché.


Lucià, c'era bisogno di una nuova rivista di free-press? Come vi è venuto?
L'idea di base è partita da Vincenzo Toccaceli di Salsa Per La Vita, che già qualche anno fa collaborava regolarmente con un'altra free-press, Cocktail By Night, che però ha chiuso i battenti, e gli piaceva ricreare qualcosa di simile. CBN era una rivista incentrata esclusivamente sulla notte romana, mentre l'idea alla base di Sprizz è quella di creare una rivista di interesse generale, che tratti gli argomenti più disparati senza focalizzarsi su un target troppo limitato (sia come età, sia come stile di vita). Per lo stesso motivo abbiamo evitato volutamente tutti gli argomenti che potessero lasciar trasparire uno schieramento politico specifico: non abbiamo escluso le tematiche sociali (vedi articoli di questo numero sulla solidarietà dove voi di Salsajazz con la vostra "fondazione" l'avete fatta da padroni) ma abbiamo lasciato fuori volutamente qualsiasi riferimento partitico.
Ma cosa distingue Sprizz dall'altra free-press?
E' la scelta della grafica, della qualità fotografica e anche della qualità di stampa a differenziarci dai vari free-press "usa e getta". Il nostro prodotto è dunque quanto più possibile piacevole anche dal punto di vista estetico, te lo prendi e lo tieni a casa non lo butti subito al primo cestino: la cosa dovrebbe interessare anche gli inserzionisti...
Nel merito, per ora non è che abbiamo chissà quale connotazione "profonda": siamo abbastanza frivoli e "carini"... Ma essendo un progetto embrionale probabilmente col tempo assumerà anche una sua identità un po' meno vaga, che ancora magari non sappiamo...
Che ci guadagnate, tutti quelli che ci lavorate?
Al momento ci lavoriamo tutti completamente "aggratis", visto che gli inserzionisti ci coprono a malapena le spese di stampa: ma abbiamo deciso di uscire lo stesso, della serie "intanto facciamolo, poi si vedrà". La prospettiva sarebbe chiaramente quella di riuscire a retribuire anche il lavoro di tutti i collaboratori e possibilmente avanzarci anche qualcosa da destinare a Salsa per la vita (e quindi alla beneficenza). Il principio è "se non ci provi non lo sai", e quindi intanto ci si prova.
Al momento abbiamo stampato due numeri e stiamo uscendo con cadenza più o meno bimestrale anche se l'obiettivo è arrivare all'uscita mensile.
Dove si trova la rivista?
Sul nostro blog viene pubblicato tra le altre cose l'elenco dei punti di distribuzione, che ovviamente per il momento è in continuo cambiamento. Sul blog pubblicizziamo anche le novità che riguardano la rivista e periodicamente ci buttiamo dentro anche gli articoli già pubblicati sulla stessa, tanto per avere un po' di visibilità sui motori di ricerca, ma restiamo focalizzati sul prodotto cartaceo.
Sono contento di avervi dato una piccola mano, quel po' di eco che può dare questo blog. Ti lascio la parola per lo spazio pubblicitario finale: che vi serve?
Chiaramente siamo aperti a nuove collaborazioni (gratuite per forza di cose), gli articolisti in particolar modo non bastano mai. Però ci fanno comodo anche contatti di locali aperti al pubblico disposti ad ospitare le copie della rivista (la contropartita è in termini di visibilità: tu ospitare rivista, noi pubblicare te su facebook e blog).
Ma soprattutto quello che ci serve come il pane sono agenti di vendita per gli spazi pubblicitari, naturalmente a provvigione (e sarebbero gli unici, quindi, a guadagnarci qualche cosa per ora!). Contattateci!
Sprizz Magazine, free press in distribuzione su Roma e dintorni
Direttore: Alfredo Falcone
Editore e proprietario: Vincenzo Toccaceli
Concessionario per la pubblicità: Associazione Salsa per la Vita
Progetto grafico e impaginazione: Luciana Ognibene
Responsabile marketing: Stefano Simeoni
Iscrizione al Tribunale di Roma n. 491 del 31 dicembre 2010

NUOVO CINEMA PALAZZO

Io la sala Palazzo l'ho conosciuta che era già una sala biliardi, e mi sono indignato quando al tempo fu trasformata in sala bingo, figurarsi ora che vogliono fare una specie di casinò; immagino chi l'ha conosciuta come cinema!
Chi non l'ha vista provi a immaginarla: sto parlando di una di quelle sale immense di una volta, un palco serio (ai tempi del biliardo c'era spazio per tre tavoli all'italiana affiancati con tanto largo attorno che i giocatori di una postazione potevano giocare senza porre attenzione a non dare fastidio a quelli accanto!), una platea immensa (per darvi un'idea con lo stesso parametro, lì di tavoli ne entravano una ventina, forse trenta, più alcuni tavoli da ping pong nell'atrio e i primi videogiochi ai lati), una galleria che sembrava il secondo anello di uno stadio (che ai tempi del biliardo faceva da birreria, piuttosto sui generis..). Queste sale da mille/duemila posti negli anni d'oro del cinema erano sempre piene, come nel capolavoro di Tornatore, poi sono quasi tutte diventate multisala: una scelta che può non piacere, ma che in molti casi è stata utile al cinema - ad esempio, senza quelle orrende sale minuscole e alte di numero molti film "piccolini" non si vedrebbero nemmeno nelle grandi città... Poi è vero anche che in certi quartieri il multisala proprio stona, e San Lorenzo è uno di questi, tra l'altro trafficatissimo e senza parcheggi, ma a maggior ragione allora non stona (e non attira auto) il bingo o il videopoker?
Una grafica di questa immagine campeggiava
dove nell'altra foto si vede lo striscione
I romani stavolta non sembrano avere dubbi, e il 15 aprile hanno occupato lo storico locale, come riporta qui la cronaca ufficiale e qui quella più partecipata di Sabina Guzzanti (leggete anche i commenti, please...). Non so se l'occupazione dura ancora, o quante speranze abbia di spuntarla sui diritti del legittimo proprietario senza che si concretizzi il promesso appoggio politico. Ma questa è una storia che va raccontata, perché parla di quelli che si battono per conservare la dimensione umana di un quartiere, attraverso il mantenimento di una destinazione d'uso culturale ad una sua storica struttura cardine: la sala Palazzo, che quando da cinema diventò sala biliardi significativamente esibì per anni la gigantografia di Paul Newman ne Lo spaccone, a fare da trait d'union. Signori, un consiglio, non ci provate: la sala bingo è fallita miseramente, slot machine e simili faranno la stessa fine, perché San Lorenzo è un quartiere con una sua anima, e quella non è in vendita.

UNO SERIO

Arrigoni coi bimbi della striscia di Gaza nel 2008
La notizia dell'uccisione di Vittorio Arrigoni sarà dappertutto, adesso: mainstream a parte, la home di Megachip è monotematica, Cavalli sul Fatto lo saluta col suo "restiamo umani", Peacereporter gli tributa un addio col suo nome di battaglia, Vik. Conta quasi nulla la nostra misera eco, se non per noi stessi. Lui era uno di quelli seri, non si limitava a chiacchierarsi addosso per sollevarsi un po' la coscienza come facciamo noialtri. Ci campava, del suo giornalismo, ma male (nella stessa "scatola" delle vittime di cui raccontava) e poco, come abbiamo purtroppo visto. Laddove si vede la differenza tra quelli seri veramente e quelli che recitano la parte del "serio", pontificando anche delle cose che non conoscono tipo come vanno le cose in Palestina.
La versione ufficiale attribuisce rapimento e assassinio a una setta islamica più estremista di Hamas, ma in questi casi un bel cui prodest non è mai male chiederselo, come fa Blitz, suggerendo di cercare la risposta tra le pagine del suo blog Guerrilla radio. A me, non so perché, sembra inoltre opportuno allargare lo sguardo all'insieme delle contraddizioni sistemiche di questo nostro mondo, il rifiuto delle quali è probabilmente alla base della scelta di vita di Vittorio, di cui per coincidenza mi è apparsa proprio oggi una felicissima e dura sintesi in questo articolo di Franco Cardini (che fra l'altro utilizza una metafora che non mi è nuova). Ragazzi, la prima linea si sta avvicinando: Vik gli è solo andato un po' incontro...

ACH!

Forse perché più passa il tempo più divento consapevole del fatto che i libri di storia del futuro porteranno come inizio della terza guerra mondiale il 2001, quando abbiamo invaso l'Afghanistan in risposta a un attentato perpetrato da terroristi arabi, e come fine ancora non si sa. Forse perché a Milano c'è Corso Buenos Aires che è anche una canzone di Dalla dal suo primo album come cantautore, Com'è profondo il mare del 77, dove però c'è anche Disperato erotico stomp che dice che "al centro di Bologna non si perde neanche un bambino". Forse perchè mi sono andati gli occhi su un articolo di qualche giorno fa che diceva che se fosse vissuto Bonvi avrebbe compiuto settant'anni. Forse perché Bonvi per chi è sulla quarantina vuol dire Supergulp, la trasmissione di "fumetti in TV" che seguì di qualche anno Gulp, che però se la ricorda chi come me va verso la cinquantina, e che era condotta in studio proprio da Dalla, che ne cantava la sigla Fumetto. Forse perché è a Bologna che Franco Bonvicini una sera di qualche anno fa uscì di casa per andare a una trasmissione TV in cui avrebbe venduto all'asta alcune sue tavole per sostenere l'amico malato (e disegnatore altrettanto immenso: ricordate i primi Alan Ford?) Magnus, ma una volta sui viali accostò per soccorrere un vecchio in bici investito o caduto, e aperta la portiera fu travolto lui. Forse perchè al liceo avevo il diario di Sturmtruppen, e quelle vignette non le dimenticherò mai, come la serie in cui i soldaten divengono pian piano tutti naturisten, o quelle in cui uno trova ein rifugien in ein grotten con ein bue e ein asinellen e pian piano tutti si sentono più buoni anche tre grandi uffizialen che gli portano dei doni, o quella in cui si passano le munizioni intontendo il sergente a forza di "danke" e "bitte" ad ogni passamano.
Forse per tutti questi motivi, oggi stavo pensando a Bonvi. E a quanto mi piacerebbe di più il mondo se ci fossero più eroiken portaordinen che vigliacchi esecutori di ordini criminali, come bombardare civili della fazione a noi momentaneamente avversa per proteggere quelli della fazione che ci fa comodo. E allora lo saluto mentalmente col brano che gli dedicò a suo tempo il suo amico Francesco Guccini, Lettera:

ABBATTI QUEL MURO



Ho una fotocamera digitale da poche decine di euro, non una videocamera nemmeno amatoriale: otto minuti di filmato mi consente, scelgo l'inizio e la fine, e vi racconto quello che c'è stato in mezzo. Ma non la cronaca del concerto (per quella leggetevi questo pezzo, io non potrei fare di meglio): le cose che venivano a riempirti l'anima la sera del 4 aprile 2011 ad Assago, Milano.
L'animo ancora tormentato di un quasi settantenne che quasi trent'anni fa scelse di abbandonare un carrozzone miliardario (e va beh, se lo poteva permettere, ma quanti fanno l'esatto opposto, e continuano a vendere l'icona di se stessi con l'unico scopo di moltiplicare gli introiti!...) per la coerenza di una carriera solista che dal 1984 ad oggi ha prodotto appena tre album di inediti più un'opera sulla rivoluzione francese, roba misconosciuta salvo che ai fan strettissimi e tutto sommato di livello non eccelso, con poche eccezioni. Uno che però già quarant'anni fa avvertiva sulla sua pelle la contraddizione di essere il leader idolatrato di una band dinosaurica, tanto da concepire il suo canto del cigno in questo The Wall che alla fine l'ha uccisa, col colpo di grazia rappresentato da quel The final cut che di fatto è il suo primo disco da solista e non piace ai pinkfloydiani puri (ma a me si: ne conosco a memoria quasi tutti i pezzi, eppoi i puri e duri non amano nemmeno The wall). Uno che mentre gli altri tre scempiavano Venezia e Cinecittà per riproporre il simulacro di loro stessi, aiutati da due album di inediti quelli si decisamente imbarazzanti (A momentary lapse of reason e The division bell stanno ai Pink Floyd come gli Audio2 a Mogol/Battisti), si continuava a contorcere nelle sue ossessioni producendo la sua cosa migliore in una colonna sonora di un film piccolissimo a cartoni animati: When the wind blows, argomento la follia nucleare (c'erano gli Scud e gli Euromissili, ma quant'è attuale oggi!...). Uno che poteva continuare a rappresentare il suo "Natale in casa Cupiello" senza soluzione di continuità, e invece giurò di non inscenarlo più fino alla caduta del Muro di Berlino, non immaginando di doverlo fare così presto e in quella occasione organizzando un evento memorabile, e poi basta fino a quando non si trovò dalle parti del nuovo Muro, quello eretto in Palestina, alla vista del quale annullò un concerto a Tel Aviv spostandolo in una comunità agricola interreligiosa (la cosa è raccontata in questa lettera autografa dal titolo "dove i governi si rifiutano di agire, deve farlo la gente") e pensò che era ora di riportarlo in giro. Insomma uno che ancora ci crede, 'sto Roger Waters.
E allora eccolo che ci delizia per due ore e passa di canzoni che conosciamo tutti e meraviglie per gli occhi e il cuore, in cima a tutte:
  • gli aerei che sganciano bombe a forma di croci, stelle di David, mezzelune, falci-e-martello, dollari, conchiglie della Shell e stelle della Mercedes;
  • le foto con scheda biografica dei caduti di tutte le guerre a campeggiare a rotazione per tutto l'intervallo sul muro finito;
  • la bellissima versione stiracchiata di Bring the boys back home con le immagini sovrastate dalle parole scritte di un noto aforisma di Eisenhower:
    «Ogni ordigno prodotto, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che sono nudi ed hanno freddo.».
Anche se il mio momento preferito, amplificato in questa release grazie alla trasformazione dell'intero muro in un enorme e multiplo teleschermo che va in frantumi, è quando Pink prima di Another brick in the wall part 3 distrugge urlando il televisore. Che è ciò che ci ha trasformati nelle bestie che avallano i misfatti del Potere, rinchiusi ciascuno di noi nel nostro muro personale per non vedere quello che altrimenti sarebbe evidente quanto intollerabile: che siamo noi i cattivi e che stiamo distruggendo il mondo.

BERLUSCHE'?

Sono in partenza per Milano, da dove il vostro inviato vi farà un reportage del concerto di Roger Waters, che ha deciso di rifare The Wall, uno dei concerti più difficili da rappresentare e infatti meno rappresentato di tutto il rock, per poche date già sold out da tempo (i nostri biglietti li ho da un annetto...).
Vi lascio per un paio di giorni con un interrogativo: quale tra queste due posizioni estreme nei confronti del Berlusca è migliore? Grillo che dice che non ne parlerà più, o Lameduck che sostiene che proprio questo atteggiamento (tuttora molto diffuso a sinistra, e a cui il comico genovese arriva da buon ultimo, ammesso che ci resti...) è causa del dilagare del cancro che rappresenta?
Io ho una mia idea, ma ho la testa nel Muro, ve la dico dopo....
If you should go skating on the thin ice of modern life...

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...