SU CORAGGIO

...fondata sul lavoro...
Mi piacerebbe sapere, oggi, degli 8.644.523 elettori che hanno votato PD, circa tre milioni e mezzo meno dell'altra volta, quanti se avessero saputo che si andava al governo con Berlusconi, con Alfano Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell'Interno, con Lupi alle infrastrutture ad assicurare che si continuerà nella politica di spreco e tangenti delle grandi opere, con Mauro cioè Finmeccanica alla Difesa (non siamo ai livelli di faccia tosta di Lunardi ai Trasporti o Previti alla Giustizia, ma quasi), quanti di questi 8 milioni e rotti di ingenui avrebbero ugualmente tracciato il segno sul simbolo del partito-bestemmia. Davvero, vorrei chiedere a uno a uno, guardandoli negli occhi, se finalmente si sono resi conto anche loro (io stesso ci sono arrivato tardi, per carità, non voglio colpevolizzare nessuno) che questi sono dei veri e propri traditori, che se oggi tornassero Berlinguer e Pertini li prenderebbero tutti a calci in culo da qui all'inferno nessuno escluso. Vendola, per dire, alla fine si è reso conto che far parte di questa coalizione era una truffa ai suoi elettori, che peraltro a differenza di quelli piddini, in teoria di due estrazioni possibili (anche se mi gioco i cabbasisi che i cosiddetti moderati hanno votato tutti per Monti, e quasi tutti i restanti elettori del PD avrebbero votato anche PDS per non dire PCI), sono tutti sicuramente di sinistra; una truffa, perché non si può promettere un euro di spesa, a favore di quella classe che manco si può più dire proletariato (dato che i figli sono ormai un lusso), dentro un quadro dominato dal fiscal compact e dal pareggio di bilancio in Costituzione, senza essere o stupidi o in malafede (leggete qui Saccomanni, neoministro dell'Economia, ad esempio), e infatti anche a SEL sono rimasti solo un milione di elettori mentre un altro paio di potenziali tali non hanno abboccato. Ma sia tra i vendoliani sia nella base del PD prevale la vulgata, assurda per quanto è illogica (con buona pace del matematico Odiffredi, della serie tutti possono sbagliare), che il partito si sia dovuto piegare a governare con Silvio per colpa di Grillo brutto e cattivo che non ha voluto cedere alle loro avances  e quel che è peggio è che continuano a credere a questa favoLetta anche dopo che il caso Rodotà ha dimostrato la sua infondatezza.
La verità, che come capita spesso è brutale ma se vuoi bene a qualcuno devi dirgliela, è che il Partito Democratico è stato creato da criminali e collusi (ed è ancora in mano a loro, hai voglia a fare primarie quasi sempre sconfiggendoli) allo scopo precipuo di impedire che quella fetta di italiani che vorrebbero che il Paese fosse governato onestamente e con lo scopo di garantire a tutti condizioni di vita migliori possa davvero incidere. La storia nel complesso la racconta benissimo Nino Galloni, per i pigri la riassumo così: la sinistra in Italia non deve governare. Questa semplice istruzione era scritta negli accordi tra le superpotenze a fine seconda guerra mondiale, sottoscritti con Togliatti presente, ma doveva essere rispettata anche dopo che i mutati equilibri del mondo l'avevano svuotata di senso, perché in Italia c'è la Chiesa e perché restiamo sempre una portaerei in mezzo a due mondi. Non potendo più giustificarla formalmente, la si è messa in pratica sostanzialmente, trasformando pian piano il principale partito di sinistra in un partito di destra, mentre si rincoglionivano gradatamente i suoi potenziali elettori: è tutto scritto nelle carte della P2, trovate nella borsa di Gelli, non mi sto inventando niente. Il PD è il partner naturale di Berlusconi, e questo governo si limita a sancire finalmente la cosa.
Se negli ultimi tempi 8.689.458 italiani, la maggioranza relativa poche palle, provenienti da entrambi gli schieramenti finto-contrapposti, si sono svegliati e hanno votato per un soggetto politico realmente alternativo, e almeno altrettanti ormai non votano più, è solo perché le condizioni materiali sono di recente drammaticamente peggiorate, e la gente quando ha fame perde il lavoro non vede futuro o ricomincia a ragionare o perde la testa, dipende dal grado di intelligenza e di disperazione. Per cui nei prossimi tempi assisteremo a una strategia duplice: mentre tentano di inventarsi qualcosa per invertire la tendenza e restituire così a tutti un minimo di prospettive, dispiegano tutti i mezzi ideologici e "militari" per disinnescare e imbrigliare il dissenso, sia mai la prima cosa non riesce (ammesso che il loro obiettivo non sia proprio impoverirci punto e basta). Tanto per cominciare serve una scusa, poco importa se prefabbricata o colta al volo, per dare la scorta a tutti i ministri e rendere off-limits le zone calde.
Un'altro personaggio della stessa recita, e fondamentale, sono stati i sindacati. Facciamoci caso, il concertone del 1° maggio si svolge dal 1990, più o meno cioè da quando questa manovra avvolgente è iniziata. Poco dopo ci sarebbe stata la concertazione e l'acquiescenza a tutte le privatizzazioni e gli attacchi al mondo del lavoro, alla distruzione del tessuto produttivo e dei diritti dei lavoratori: il tutto sarebbe riuscito meglio se ogni tanto ci si fosse riuniti a cantare zompando "chi non salta Berlusconi è", no? Si è vero, ci sono andato anch'io, un po' perché ci credevo un po' per non perdermi la musica gratis, specie quando avevo il fisico per affrontare il massacro che comporta la calca. Ma anche Elio e le Storie Tese, i Frank Zappa and the Mothers of Inventions de noantri, sono passati dall'attacco a Andreotti, tagliato con imbarazzo dalla diretta TV, alla presa per il culo del Sacro Concertone, che se non l'aveste sentita vi posto in fondo.
Io non ci credo più. Il 1° maggio è la festa del lavoro, l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, ho votato Movimento 5 Stelle perché era l'unico partito con in programma qualche idea nuova per creare lavoro e soprattutto il possibile sganciamento dai legacci monetaristi che renderebbe possibile attuarla. Con la mossa Rodotà, forse, Grillo ha dato addio ai suoi elettori di destra, come forse dimostra il Friuli, vedremo, in realtà voglio credere che anche a destra ci sia gente che ha a cuore la legalità e in odio questo sistema bipartisan di corrotti e ipocriti, gente insomma che Berlusconi forse non l'ha mai votato e sicuro non lo rivoterà. Di certo esiste oggi, come forse mai, la possibilità di creare un soggetto politico di sinistra riformista in Italia. Ma in ogni caso, da oggi in poi il mio voto andrà solo a chi pone al centro del proprio universo politico l'obiettivo imprescindibile che ogni cittadino abbia un lavoro e un reddito che gli consenta una vita dignitosa, con tutti gli altri fattori, politica monetaria compresa, a ruotare flessibili attorno a questo motore immobile. E a chi non è d'accordo con questa linea non darò più il mio rispetto, ovvero la considerazione minima necessaria a farne un interlocutore politico, neanche avversario. Voti ancora PD? problemi tuoi, con te non ci parlo, non parlo con chi o tenta di prendermi in giro o è preso in giro e manco se ne rende conto.

DEMOCRATICI O DEMOCRISTIANI?

La tecnica è questa: si fa apparire una notizia con un titolone, si lascia che gli armenti la facciano girare per i social network, la si precisa o smentisce con un titoletto facendo sparire prima il titolone poi pure il titoletto, e quella intanto è diventata vulgata e continua a girare. Il Movimento 5 Stelle non partecipa alla festa del 25 aprile, visto che fascistoni? Il MoVimento precisa che non parteciperà sul palco, accanto a quelli che hanno reso vano il 25 aprile, ah si? Giusto pubblichiamo la rettifica. Tanto ormai quello che volevamo lo abbiamo ottenuto.
Il M5S ha rubato almeno altrettanti voti a destra quanti a sinistra, è vero, ma questo merito doveva diventare un demerito, e lo strumento è stato la mossa di tentare in tutti i modi di convincerli a dare il loro appoggio incondizionato a un governo Bersani, così se ci fossero cascati avrebbero perso all'istante metà dei consensi, e se no si poteva incolparli della mancata nascita di un governo di sinistra. Prendere atto della sconfitta e dare a loro l'appoggio per governare, e finalmente sbloccare l'Italia, non è mai stato nemmeno preso in considerazione. Come si è dimostrato quando (forse un filino tardi ma non si può certo rimproverare a chi è all'esordio in serie A qualche errore di inesperienza) hanno fatto la loro, di mossa, a stanare il vero progetto del PD. Che è sempre stato quello, perché è quello, di costituire una sorta di incarnazione postuma del compromesso storico: la DC al potere, e i postcomunisti a fargli da truppa. Solo che i teorici del primo compromesso storico ci hanno messo la faccia e l'hanno pagato caro, questi fanno tutto dissimulando, hanno imparato la lezione forse, chissà.
Ora che la maschera è giù, che il più democristiano è incaricato premier e farà il governo con l'altra metà del DC e del PSI momentaneamente parcheggiata dall'altra parte (sentito Rotondi in radio precisare giustamente: questo è un governo di centro-sinistra col trattino, perché è un errore storico definire il Popolo delle Libertà un partito di centrodestra: noi siamo un partito di centro, con tanto di iscrizione al PPE), chi vuole vedere vede il vero volto del PD. Vendola sia pur tardivamente lo ha fatto. Vedremo la base del PD, i tanti amici che ancora ieri credevano a questa favola, se ci credono ancora. In tanti abbiamo smesso: Babbo Natale non esiste, è un'invenzione della Coca Cola.
A tutti noi, e solo a noi, va il mio augurio per il 25 aprile. Che anche se da anni ci dicono il contrario, non è la festa di tutti, è la festa di chi ha dato la democrazia a questo Paese. Non ha diritto di celebrarla chi gliel'ha tolta.

L'ALBA DEI MORTI VIVENTI

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla vigilia della sua terza
rielezione, mentre assicura di non essere disponibile ad un nuovo mandato..
Non è un golpe, né grande né piccolo, perché i veri criminali sanno muoversi all'interno dei confini labili della legalità e quindi questi hanno fatto le cose per bene, fra l'altro chissà da quanto stanno organizzando la cosa, con tanto di finta indisponibilità al reincarico. Ma è una porcheria bella e buona, un definitivo gettare la maschera di un progetto politico preciso, di cessione della sovranità democratica italiana a un potentato non eletto da nessuno che obbedisce a un credo economico distruttivo per tutti salvo per l'élite a lui contigua. Di questa gigantesca opera di manipolazione è vittima la stragrande maggioranza dei destinatari di una strategia comunicativa potentissima, solo pochissimi non ci sono cascati fin dall'inizio, io ad esempio ho cominciato ad aprire gli occhi solo nel 2007, ma li ho spalancati solo pochi mesi fa, altri lo hanno fatto negli ultimi tempi fino a contare un quarto dell'elettorato votante. La speranza è che questa schifezza della rielezione del peggior presidente della repubblica della storia italiana (le minuscole sono volute) con obiettivi salvataggio di culo flaccido e governissimo monetarista bis faccia spalancare gli occhiucci santi anche ad altri amici, ai tanti sinceri amici di sinistra che hanno continuato fino a ieri a dar credito a un progetto come il PD, nato forse proprio per impedire in Italia che la sinistra vada al governo, invece, viene da sospettare adesso.
Se così non fosse, infatti e purtroppo, come spiegare allora tutta una serie di apparenti cavolate, che partono dalla disastrosa campagna elettorale di Occhetto (la "gioiosa macchina da guerra") e finiscono con la disastrosa campagna elettorale nonché rovinosa gestione successiva di "smacchiagiaguari" Bersani, passando per il "ricordati degli amici" di Rutelli e il "principale esponente dello schieramento politico a noi avverso" di Veltroni? L'elenco è lunghissimo, quindi è impossibile essere esaustivi; parliamo della lunga serie di privatizzazioni "Telecom-style" ovvero fatte senza preservare la proprietà pubblica delle reti e di fatto trasformando un monopolio pubblico in uno privato senza nemmeno benefici significativi per le casse pubbliche, oppure della mancata applicazione della normativa del 1957 secondo cui Berlusconi era ineleggibile fin dal 1994, oppure della mancata realizzazione di una qualsiasi normativa antitrust per non danneggiare Mediaset in quanto "risorsa del Paese" (al punto di non applicare neanche una sentenza definitiva come quella che ordinava di attribuire a Rete A le frequenze illegittimamente occupate da Rete 4), oppure della commissione bicamerale che gli ha consentito di sopravvivere politicamente nel punto di più basso consenso conferendogli una indebita e immeritata patente di statista, o ancora della creazione del PD nel momento in cui la cosa avrebbe minato l'esistenza stessa della seconda esperienza di governo Prodi, accompagnata dalla decisione di correre a perdere (da soli, con una legge elettorale che premia le coalizioni, e con un partito da due anime, con una legge elettorale che premia i partiti a forte impatto ideologico), oppure del sostegno incondizionato al governo monetarista (quindi di destra) di Monti espresso nel momento in cui si sarebbe vinto a mani basse e mantenuto anche mentre quello disattendeva tutte le promesse di affiancare le batoste al proprio elettorato con qualche bottarella all'elettorato altrui, anzi peggio mantenuto anche durante una campagna elettorale seguita alla caduta di quel governo per mani altrui (cioè di quelli che aveva risparmiato) in cui si partiva da 20 punti percentuali di vantaggio nei sondaggi finendo per restare avanti di mezzo punto appena.
Si tratta di una serie impressionante, e ripeto non esaustiva, di errori, tale che postulare la malafede degli autori è addirittura preferibile nei loro stessi riguardi, perché altrimenti non resta che decretarne l'idiozia. Ma in ogni caso, e mi rivolgo sia ai diretti interessati (qui un esempio paradigmatico di "lucidità") che ai loro ostinati sostenitori, come si può dimenticare tutto questo, e invece stigmatizzare chi ha raccolto tutto il consenso colpevolmente smarrito per strada per propria insipienza, per non sapere e forse non volere vincere, se non ti da fiducia in bianco subito dopo? E come si può lamentarsi oggi di non ricevere collaborazione, e domani quando quella collaborazione viene offerta su un piatto d'argento con un nome di altissimo profilo alla Presidenza della Repubblica, nome che sarebbe stato garanzia di svolta proprio nella gestione equivoca del berlusconismo prima e nelle priorità della politica economica e dunque comunitaria dopo, rifiutarla pregiudizialmente?
Signore e signori, il PD è morto, e se anche ora un Renzi qualunque riuscisse a tenerne il vita il corpaccione a mo' di zombie, sarebbe ancora peggio. Chiunque si dica di sinistra non può (più) votarlo senza contraddirsi, e se questo era già vero prima, e via via col verificarsi della catena di eventi suddetta si dimostrava, adesso è definitivamente inoppugnabile, è  - come si dice - Cassazione. Se si riesce a formare un nuovo soggetto politico, magari proprio con Rodotà come padre nobile (leggetelo qui mentre smerda Scalfari), che riunisca il Movimento 5 Stelle a SEL e a tutti i giovani del PD elettori ed eletti che credevano quello fosse un partito di centrosinistra, voteremo per questo soggetto, altrimenti cercheremo di portare il moVimento alla dimensione critica necessaria a reggere da solo l'urto della nuova legge elettorale che, potete star certi, sarà concepita al solo scopo di metterlo fuori gioco. Se siete di sinistra, non avete altra scelta. Se pensate di averla, di potere dare ancora fiducia a chiunque si rifugi dietro le sputtanatissime insegne del partito cosiddetto democratico e del suo disegno politico reazionario, vi do una notizia: siete di destra e non lo sapete, ci sono in giro tanti omosessuali inconsapevoli che potremmo esserlo tutti, non c'è niente di male, ma è meglio ammetterlo, no?
Giorni fa parlavo di una curva della storia e sognavo che in extremis Bersani sarebbe riuscito a imboccarla, a saltare sull'Enterprise assieme a una bella fetta del suo ex partito, elettori ed eletti. Era una speranza e ne facevo uno scenario possibile anche se razionalmente sapevo che non lo era. Ebbene, se quanto appena detto vi ha sollevato dubbi di identità, ecco un primo attendibile test che potete autoerogarvi: se siete ancora capaci di immaginare scenari nuovi che abbiano un orizzonte al di là del vostro interesse materiale immediato, e di seguire quei sogni a prescindere dalle possibilità pratiche di attuazione, siete di sinistra. Lo scenario Rodotà ha fatto capire a tanti che era un errore continuare a credere nel PD, e invece bisognerebbe credere in qualcos'altro. Vedremo presto quanti siamo. Ma siamo l'unica speranza per l'Italia, anche per quelli che non ci seguiranno. Il piano che stanno attuando gli architetti del Napolitano-bis e i loro seguaci più o meno consapevoli porterà questo Paese alla distruzione totale, come purtroppo, a meno che non riusciamo a fermarli prima, presto vedrete.

CURVATURA

I fan di Star Trek sono gli unici che non hanno bisogno di spiegazioni sul titolo, per gli altri sintetizzo rapidamente con un esempio: prendete un foglio e segnate due punti A e B più lontani possibile tra loro, la velocità per spostarsi tra l'uno e l'altro sarà data dalla lunghezza del segmento che li unisce diviso il tempo che ci si impiega a percorrerlo, poi curvate il foglio fino a farli combaciare, la velocità rispetto allo spazio tridimensionale sarà quella necessaria a passare da un punto all'altro oramai vicinissimi, ma rispetto allo spazio bidimensionale rappresentato dal foglio sarà vertiginosa (tante volte quanto più lungo è il segmento in 2d rispetto alla distanza tra i punti in 3d) - la stessa cosa vale aumentando le dimensioni di uno: nello spazio tridimensionale non è possibile andare a velocità anche solo vagamente prossime a quelle della luce, ma se si trovasse il modo di "curvarlo" si potrebbe "correre" a multipli di essa, come fanno le astronavi di Kirk e Picard in ossequio alle teorie di Einstein, schizzando nel nostro schermo TV.
Questo meccanismo, tanto immaginifico nei telefilm quanto fondato scientificamente, può essere usato anche come metafora per rappresentare le contraddizioni apparenti della velocità della Storia. Accade spesso, infatti, che si verifichino delle accelerazioni del tutto incomprensibili alla maggior parte degli attori, che come gli atomi del foglio di carta, o come noi immersi nella percezione tridimensionale della realtà, continuano a misurare secondo i loro parametri fenomeni che per essere compresi hanno bisogno di una dimensione in più, di un mettersi fuori e lontano da se a vedere com'è curvato il foglio o lo spazio. Eppure se ci voltiamo indietro siamo tutti perfettamente in grado di vedere quante volte queste accelerazioni sono avvenute, solo che a posteriori è facile ricondurle a una concatenazione postuma e rassicurante di cause ed effetti, che se fossimo stati presenti non avremmo invece riconosciuto. L'avvento del fascismo, la crisi del 29, la guerra hitleriana, lo shock energetico del 73, o per restare vicini a noi il fenomeno Lega Nord, Mani pulite, la vittoria di Forza Italia, quella di Grillo: tutte accelerazioni che un attimo prima sembravano impossibili alla gran parte degli osservatori, gli stessi che dopo tentano invano di spiegarle secondo le loro categorie di pensiero, però purtroppo rese obsolete proprio dalle accelerazioni di cui sopra.
E' molto raro che qualcuno degli attori in scena riesca a rendersi conto di ciò che sta accadendo e riesca a teletrasportarsi a bordo dell'astronave un attimo prima che sguisci via nello spaziotempo. Eppure è la sola maniera per evitare ciò che accomuna gli aventiniani ai suicidi di Wall Street, Chamberlain ai Paesi importatori netti di petrolio, il CAF a Occhetto: la condanna definitiva della Storia. Pierluigi Bersani dopo la batosta elettorale pareva dare dei segni di risveglio, col patetico tentativo di incastrare i grillini copiandone parte del programma per ottenerne una fiducia in bianco, ma gli ultimi giorni purtroppo per lui dimostrano che si trattava di una presa di coscienza solo parziale; eppure non è ancora troppo tardi, possibile che anche i suoi consiglieri siano tutti ciechi come lui? La Storia è in una curva, ed è come pretendere di affrontare quella curva andando dritto, insistere con un partito che è un tentativo, di unire sotto uno stesso tetto due tradizioni con valori spesso diametralmente opposti, partito tardi e in un contesto non adatto, e finito malissimo. Solo prendendone atto si può salvare quella di queste due tradizioni a cui si tiene. Vuoi che esista ancora la possibilità teorica di riorganizzare un partito "di sinistra" in Italia? Prendi atto che non puoi guidare questo processo, per ora, ma al massimo puoi cogliere la scialuppa che ti hanno lanciato quelli che lo stanno guidando: vota Rodotà, e se il PD si spacca pace all'anima sua. Anche perché se anche riesci a imporre Marini il PD si spacca uguale e la curva della Storia si percorre lo stesso, l'unica cosa che cambia è il ruolo che tu avrai avuto in questo.
Lo stesso fenomeno si sta presentando in chiave europea. La stragrande maggioranza degli attori in causa si muove come se i parametri dello scenario fossero "naturali", dati una volta per tutte, ma invece è del tutto inutile ragionare all'interno di questi parametri: essi sono già superati, la costruzione eurocentrica ha fallito, la differenza tra capirlo prima e subirlo dopo è solo nell'ampiezza degli effetti drammatici che si subiranno. Chi parla e pensa come se le scelte politiche fatte a partire dagli anni 90 e divenute sempre più stringenti di recente fossero non appunto scelte politiche ma quasi costrizioni inevitabili della Scienza, è solo ottuso, magari inconsapevolmente ma ottuso. Tanto è vero che le voci di chi invece si rende conto dell'accaduto, dapprima isolate, sono adesso sempre più presenti, anche se ancora enormemente minoritarie. Stefano Rodotà, appunto, è una di queste voci, e l'anno scorso è stato praticamente il solo esponente politico di rilievo a tuonare contro il fiscal compact e le modifiche costituzionali da esso imposte. Averlo come Presidente della Repubblica oggi significherebbe la garanzia che l'Italia, qualunque governo abbia, passi dal campo delle vittime sacrificali di un disegno europeo stupido e criminale a quello degli artefici di un nuovo disegno europeo con al centro i popoli e il loro benessere. Chiunque si renda correo dello spreco di un'occasione del genere si consegna mani e piedi al giudizio della Storia come Maria Antonietta e le sue brioches.
Insomma, alla fine Grillo ha offerto su un piatto d'argento a Bersani l'occasione di riscatto per lui e tutta la sinistra italiana, un'occasione così ghiotta da scatenare metafore del tipo "calcio di rigore a porta vuota", e Bersani rifiutandola è come se lo avesse tirato in tribuna, dimostrando di avere ancora meno intelligenza politica di quanto si sospettava. Spero che nessuno adesso oserà più menarla con la storia del mancato consenso al buio sul governo degli otto punti, ora che si è rivelato quanto fosse solo un patetico tentativo di imbonimento ai danni di Grillo che per fortuna non ci è cascato: mi rivolgo agli amici di Sel e dell'anima di sinistra del PD, cui la vicenda Rodotà dovrebbe aver dato una definitiva secchiata di acqua fresca in testa, e se non si svegliano ancora è narcolessia.
Le ultime parlano di un PD nuovamente compatto su Prodi, che del partito fu prima il padre putativo poi la prima vittima (fu sua l'idea, ma in tempi di maggioritario e in funzione antiberlusconiana aveva un senso, mentre Veltroni la realizzò in tempi di proporzionale riuscendo a far cadere il governo Prodi e rialzare un Berlusconi al tappeto abbandonato da tutti - e questo è uno solo della serie di delitti ascrivibili a questo modo di intendere il centrosinistra), nella speranza di eleggerlo con l'aiuto di alcuni grillini visto che era al secondo turno nelle "presidenziarie" (che nome orribile, per degli esperti di comunicazione, poi...) e visto che i berluscones non lo voteranno mai: il Professore è comunque stato l'unico a sconfiggere, e due volte, il Cavaliere. Purtroppo, i meriti di Prodi si fermano qui, e il fatto che i suoi alleati in entrambe le occasioni non gli abbiano concesso che pochissimo tempo di governare è da un lato un suo demerito perlomeno nella capacità di sceglierseli e dall'altro un clamoroso alibi per le cose che non è riuscito a fare (oltre che un ingigantimento di quelle che è riuscito a fare, risanamento record ed entrata nell'Euro in primis). Anche senza voler seguire le letture complottiste della sua biografia, e quindi anche volendo ammettere la sua buona fede nel credere che l'Euro avrebbe creato i presupposti per la creazione di quell'area valutaria ottimale che invece i manuali dicevano avrebbe dovuto essere il primo step, è oramai palesemente dimostrato il fallimento inemendabile della strategia eurocentrica nel suo complesso, e chi è onesto intellettualmente non può che ammetterlo e dedurne che il futuro ci consente alcune scelte di uscita da questa strategia, ma non più la sua ottusa prosecuzione. Vedremo se il probabilissimo prossimo Presidente avrà il coraggio di riconoscere il suo errore e incaricare un Presidente del Consiglio che si faccia alfiere di un movimento di radicale rinnovamento dell'Unione Europea, o meno. Di sicuro, con Rodotà avremmo (avuto) questa inversione di rotta: ecco perché il sogno è ancora che questi abbiano avuto la furbizia, stavolta, di fingere un accordo sul professore bolognese per votare compatti a sorpresa il giurista calabrese. Sarebbe una cosa intelligentissima, che salverebbe la sinistra prima e l'Italia poi, e questo ci dice purtroppo che molto probabilmente non la faranno...
Ed ora i consueti approfondimenti, con una inconsueta nota preliminare: seguite i link, e leggeteli (tutti: sia quelli in fondo al post sia quelli durante), fatelo per voi stessi, persino un'opinione formata con fatica rischia di essere superficiale, figurarsi una che prescinda da un qualsiasi lavoro di "studio". Se fossimo tutti più informati in politica monetaria, ad esempio, col cavolo che potrebbero spacciarci una delle teorie, e nemmeno la più brillante, come l'unica possibile. Questo blog, ultimo tra tanti altri, posto che vi fidiate vi fa risparmiare il tempo di cercare i contenuti da approfondire, descrivendoli per permettervi di scegliere quale vi interessa e quale no, ma non è possibile risparmiare quello di leggerli. E oggi ce ne sono anche tanti, in chiave europea:
  • OFCE, ovvero Osservatorio Francese per le Congiunture Economiche, ovvero l'austerità è teoricamente sbagliata oltre che praticamente disastrosa - e Rampini è daccordo, per non parlare di Stiglitz;
  • Pini, ovvero cinque cose concrete da fare e subito abbandonando questa assurda linea di politica economica;
  • Baranes, ovvero come e perché le banche stanno perseverando nei loro errori ancora adesso;
  • Soros, ovvero un miliardario non Gandhi, ovvero o la Germania accetta di mutualizzare il debito di tutti (cioè gli eurobond) o questa Unione Europea è meglio che chiuda;
  • Laura Castelli, ovvero le cinque alternative su cui ragiona il Movimento 5 Stelle per uscire dall'impasse eurocentrico, cinque scenari sensati altro che demagogia a buon mercato;
  • Marcon e Pianta, ovvero una via d'uscita dalla crisi che parte dal Fisco.
ULTIM'ORA: Prodi impallinato si ritira, Bindi si dimette (era l'ultima democristiana o ne resta qualcun'altro? cosa doveva unire il PD?), Bersani forse pure. L'ultima speranza, loro e nostra, è che stanotte decidano di votare Rodotà: a Berlusconi non resterebbe che ripiegare all'estero, il PdL e il PD si scioglierebbero, e un governo Grillo-Sel-sinistraPD farebbe tre o quattro cose fondamentali e ci riporterebbe al voto a democrazia finalmente sbloccata. Un sogno? Forse, ma stanotte sarà un bel dormire.... Scotty, curvatura 8, in cerca di nuovi mondi....

DI DESTRA SARA' LEI!

Ma non erano qualunquisti, destroidi e antidemocratici, sti grillini?
L'idea che gli sciagurati vertici del PD sono riusciti a instillare nella testa di troppi dei loro residui elettori, idea tanto infondata quanto tenace, è che la sinistra non riesce ad insediarsi stabilmente al governo ogni volta per un accidente esterno e non ascrivibile alle proprie responsabilità: stavolta l'accidente esterno sarebbe la follia di alcuni milioni dei suoi elettori storici che ha deciso (per autolesionismo, follia o semplice coglionaggine) di voltargli le spalle votando il moVimento di Grillo. Che sarebbe qualunquista, destroide e tendenzialmente antidemocratico. Sapendo bene che la maggior parte degli italiani non legge (in media legge meno di un libro all'anno, e dei giornali anche sul web al massimo i titoli) Grillo nei giorni prima del voto ha affiancato il programma completo del M5S, da mesi pubblicato sul suo blog, con una summa in 20 punti. Chi si fosse preso il disturbo di leggerla, avrebbe scoperto che si tratta, salvo per un paio di casi, di cose non solo perfettamente condivisibili da chiunque possa definirsi di sinistra (e viceversa incompatibili con chiunque sia ascrivibile alla destra specie berlusconiana), ma anche perfettamente attuabili in coerenza tra loro. Spiego meglio quest'ultimo passaggio, perché è decisivo per capire perché laddove SEL sembrava dire cose sovrapponibili a questi punti lo schieramento vendoliano a differenza di quello grillino non abbia convinto gli elettori. Il punto è che il PD, azionista di maggioranza della coalizione, abbia marchiato la stessa con una precisa indicazione programmatica, al primo inamovibile punto: l'adesione senza discussione ai patti europei, fiscal compact in primis, con il suo corollario che era la stradichiarata intenzione di mantenere la partnership con Monti qualunque fosse stato il risultato elettorale (affermazione questa che ovviamente non riteneva tra gli eventi possibili una batosta delle dimensioni di quella poi ricevuta, dal PD stesso, da SEL e soprattutto da Monti). E' sufficiente mantenere un briciolo di spirito critico, infatti, per capire che ogni dichiarazione programmatica necessitasse di un minimo di capacità di spesa pubblica era destinata a non essere credibile all'interno di un quadro recessivo stringente come quello a cui ci costringono, e per decenni, i suddetti patti europei. Solo chi avesse messo in programma anche solo la possibilità di mettere in discussione quei patti, infatti, poteva avere un minimo di credibilità quando avesse proposto non dico il reddito di cittadinanza ma qualunque altra iniziativa a favore dei meno abbienti.
Presa la batosta, il PD di Bersani ha capovolto la propria linea politica, mettendo al primo di 8 punti copiati dal programma di Grillo proprio la messa in discussione delle politiche europee, ma questo non è sufficiente al piddino per mettersi in discussione: pretenderebbe di trasformare una storica sconfitta in una vittoria con l'aiuto dell'autore di quella sconfitta, e se l'aiuto non arriva scaricare le proprie responsabilità su quest'ultimo, accusandolo tramite i propri ascari dell'informazione di ogni nequizia, dalla scarsa democrazia interna al qualunquismo destrorso.
Peccato che proprio mentre i vertici del PD si scannano tra loro su come dividersi le spoglie del loro defunto partito, con un giovane rampollo democristiano in prima fila tra chi è in grado di risuscitarlo come zombie, i grillini partoriscono una rosa di candidati al Quirinale che taglia la testa a ogni obiezione: sono tutti di centrosinistra, quasi tutti di sinistra, quasi tutti antiberlusconiani, e tra loro ci sono personaggi invisi ai presunti dittatori del moVimento, dove sarebbe il qualunquismo? che fine fanno i sospetti di anima di destra? e la scarsa democrazia?
Oggi votano per il candidato: chiunque vinca, e in misura maggiore se Rodotà o Zagrebelski, se il PD non appoggia senza riserva il candidato grillino e invece insiste su scelte come Amato o Marini, o altre peggiori in funzione governissimo, avrà gettato definitivamente la maschera. Chissà se ciò sarà sufficiente ad aprire gli occhi al militante di sinistra, che così cominciasse a reindirizzare la propria rabbia nella direzione giusta, cioè verso i vertici del proprio schieramento e verso l'idea stessa che la sinistra possa vincere solo prendendo voti al centro e alleandosi col centro magari sposando idee economiche di destra, anziché prendersela con chi è rimasto solo a dire cose di sinistra, ha vinto le elezioni partendo da zero e senza apparati alle spalle, e sta fornendo su un piatto d'argento alla sinistra l'occasione di poter azzerare un progetto fallimentare e rifondare se stessa.
...
P.S.: a proposito di cose che si potrebbero fare, è particolarmente irritante scoprire, pochi giorni dopo aver fatto un faticosissimo giro all'azzecatissimo e affollatissimo Louvre, che questo museo da solo guadagna più di tutti i musei italiani messi assieme (lo riscrivo, così siete sicuri che non è un errore di battitura: guadagna più il solo Louvre di tutti i musei italiani messi assieme). Statistiche a pene di segugio dicono che il nostro Paese possiede da solo più della metà del patrimonio artistico mondiale, ma se da un lato facciamo tutte le tare possibili e dall'altro mettiamo al denominatore la sola UE, resta innegabile il fatto che l'Italia dovrebbe essere al centro di una strategia articolata di sfruttamento anche occupazionale di questa potenzialità, sia se riacquistasse sovranità monetaria, sia se l'Europa finalmente si dotasse di una propria sovranità monetaria finalizzata alla piena occupazione dei propri cittadini. Ce l'avessero i giapponesi, tutto ciò, ci camperebbero tutti alla grande e bene, dagli architetti agli addetti alle pulizie. Da noi non solo ci lavorano pochissime persone, ma spesso sono più numerose dei visitatori...

LADY PREQUEL

Totalmente avulso dal politically correct come solo un artista
del suo calibro può essere, Ken Loach ha così commentato la
notizia della morte della Iron Lady: "Privatizziamo il suo funerale,
facciamo un'asta e accettiamo l'offerta più economica. È quello
che avrebbe voluto
." Poco dopo, ha ricordato che la tipa definiva
Mandela un terrorista e Pinochet un paladino della democrazia...
Chissà se Madre Natura, che tramite la sua esecutrice Atropo ha ieri fatto il suo dovere nei confronti di Margareth Thatcher, vuole così darci un segno, di seppellire con lei le idee di cui si era fatta prima promotrice, e che sono la causa profonda della crisi odierna. Se vogliamo capire da dove nascono, infatti, i problemi che ci affliggono, non basta vedere e rivedere fino ad analizzarlo sequenza per sequenza il film che prende le mosse dagli errori basilari nella costruzione dell'area-Euro e arriva, tramite gli eccessi di finanziarizzazione dell'economia e la crisi conseguente, alla trappola di rigore e depressione in cui viviamo. Bisogna andarsi a vedere il prequel, cioè come e perché a fine anni 70 due colonne del capitalismo mondiale finirono in mano a due ottusi killer, fermamente convinti che il monetarismo neoliberista fosse la cura alle distorsioni che la crisi petrolifera aveva finito per apportare al modello keynesiano (che ci aveva fatto uscire dalla Grande Depressione e dal baratro del dopoguerra, consegnando una grossa fetta d'umanità alla più rapida e consistente crescita delle condizioni materiali di vita nella storia del pianeta), indifferente del costo in termini di vite umane che quella cura costava. Fu così che la Lady di Ferro si guadagnò il suo soprannome, emulata in America dal suo compare Ronald Reagan: mentre quest'ultimo si dedicava alla posa degli euromissili, prima pietra dello strozzamento economico del blocco comunista, Maggie si trastullava nelle Falkland, mentre entrambi sul fronte interno tagliavano le tasse ai ricchi e i sussidi ai poveri, indifferenti dei morti di fame (per povertà o per protesta) come degli scioperanti.
Il modello poté avere successo proprio perché saccheggiò le ricchezze accumulate dal precedente, ma, mentre quasi tutti restarono convinti della sua bontà in assoluto e quindi continuarono e continuano ad applicarlo anche durante la crisi, che esso invece non può che approfondire, pochissimi lo capirono. Tra questi, un folle (profeta come tanti folli) come Roger Waters, che alla Thatcher dedicò un paio di pezzi del suo The final cut, che è assieme il suo primo album e l'ultimo dei Pink Floyd "veri". In The post war dream, infatti, le dice:
che abbiamo fatto? Maggie, che abbiamo fatto all'Inghilterra?
dovremmo gridare, dovremmo urlare "
che è successo al sogno del dopoguerra?"!
oh Maggie, Maggie, che abbiamo fatto?
Oggi non resta che voltare pagina, tornare al modello keynesiano su scala europea, rifare l'Unione azzerando questo Euro e rimettendone un altro ma come obiettivo finale di un processo venti/trentennale di equiparazione guidata dei parametri economici fondamentali. O si fa questo, o il sogno dell'Europa unita finirà in tragedia, prima lo si capisce meglio è. Atteso che questo Presidente sarebbe da incriminare per attentato plurimo alla Costituzione e mandare in galera, non fosse che l'anagrafe suggerisce che la Moira di cui sopra stia già affilando le forbici anche per lui, occorre accordarsi per un nome di altissimo profilo al Quirinale, che inchiodi Grillo dando l'incarico a lui o chi per lui con mandato di rinegoziare tutti i recenti trattati UE. E' una strada stretta e difficile, ma è l'unica che porta fuori dal tunnel. Tutte le altre porteranno alla rovina, il "governissimo dell'inciucio" lo farà via TAV.

AWAKENINGS

L'Italia di oggi è come quella città che non ricordo come si chiama,
che fece una brutta fine a causa di alcuni figli di se stessa, mi pare
E' un bruttissimo periodo per informarsi: il successo, inatteso nella misura persino dai diretti interessati, del Movimento 5 Stelle alle recenti elezioni, poiché costituisce un serio rischio per l'establishment politico/sociale che domina sulle spoglie di questo Paese impedendone sia l'inumazione che viceversa l'eventuale resurrezione, ha compattato il fronte contro il nuovo Nemico, ed è davvero difficile accedere a notizie o commenti obiettivi, anche attraverso i canali di controinformazione via web, figurarsi via TV o giornali/siti tradizionali. Ragion per cui, volendo ottenere informazioni, bisogna dedurle per vie traverse. Si scopre così che:
  • Matteo Renzi (e con lui tutta la "destra" del PD, Franceschini in testa e Veltroni wannabe president in coda) non vede l'ora di riunirsi con i partner naturali, come dimostra anche la tribuna che si è scelto per il suo proclama, il talent show di Maria De Filippi, ovvero uno degli spettacoli di punta della strategia di rincoglionimento delle masse per via televisiva, condotto dalla moglie di uno dei colleghi di loggia del proprietario dell'azienda televisiva trasmittente. Bersani, evidentemente risvegliato dagli schiaffoni di Grillo (solo dopo i quali ha ripreso a dire cose di sinistra, troppo tardi per lui ma forse non per l'Italia), lo ha capito e tenta di ricordargli che se alle primarie ha vinto lui è perché la base del partito è ancora in maggioranza allergica alla deriva renziana, quindi di governissimo non se ne parla, ma non ha capito ancora che l'unica strada che ha per ottenere questo scopo (e salvare la sinistra in Italia, quindi l'Italia e quindi l'Europa) è dire a Napolitano che se da l'incarico al MoVimento lui e il suo partito gli voteranno la fiducia. In questo modo, otterrebbe un duplice risultato: da un lato inchioderebbe Grillo alle sue responsabilità (e potrebbe attuare i suoi otto punti, più un sacco di altre belle cose di sinistra), dall'altro provocherebbe la fuoriuscita immediata di Renzi e qualche altro infiltrato e quindi finalmente l'aborto dell'abominio fallimentare chiamato PD;
  • la suddetta opinione non è ormai solo più del vostro devoto blogger e di altri sfigati del web: mentre in SEL cominciano timidamente a rendersi conto di avere quasi tutti i valori identici ai grillini anziché ai compagni di coalizione (Vendola dovrebbe ricordare, tra l'altro, che ha vinto le primarie contro l'apparato PD e le elezioni regionali con l'appoggio web decisivo di Grillo), ecco che Bertinotti addirittura chiede esplicitamente l'incarico al M5S;
  • il punto debole della strategia di SEL, infatti, è stata proprio l'alleanza strettissima con un partito che un giorno si e l'altro pure proclamava e dimostrava la fedeltà ai patti europei, cioè a delle forche caudine che di fatto avrebbero impedito l'applicazione di tutti i punti del suo programma che comportavano anche un minimo di spesa: evidentemente gli elettori di sinistra non sono così scemi come l'undicenne di riferimento della strategia politica berlusconiana. Adesso però il Giappone si permette di rilanciarsi alla grande con una politica monetaria di stampo opposto a quella dominante, dando l'esempio agli altri Stati sovrani (si può fare, basta dotarsi di una impermeabilità alla corruzione di quel livello, anche senza introdurre il karakiri) e fornendo anche una traccia ad una Unione Europea che volesse incamminarsi sulla stessa strada, ma la consapevolezza che la costruzione europea attuale sia dannosa per tutti ha fatto breccia persino in Confindustria, tra un po' fedeli all'ortodossia neomonetarista restano solo Renzi e Monti...
Per sapere se questa ondata di risvegli che manco nel film con De Niro e Robin Williams avrà un seguito o meno, basterà aspettare di vedere chi il PD eleggerà (di fatto, per il meccanismo elettorale decidono loro o quasi) come Presidente della Repubblica: Marini sarebbe un segnale negativo da un certo punto di vista, la Bonino lo sarebbe da altri. Rodotà sarebbe un buon segno, scoprirebbe qualche altarino anche senza i pattini di Claudio Bisio, e terrebbe Renzi fuori dalle porte Scee senza necessariamente fare la fine di Lacoonte, e risparmiando alla sinistra italiana di fare la fine di Troia.

MORIRE O RIDERE

La notizia delle morte di Enzo Jannacci mi ha raggiunto (purtroppo senza sorprendermi) in una breve vacanza, ma mi è dispiaciuto tanto che non ho potuto fare a meno di postare col cellulare un rigo di saluto, ripromettendomi di tornarci su: infatti eccomi. Avrete senz'altro letto e/o sentito in questi giorni biografie più o meno complete e aneddoti relativi al grande cantautore/chirurgo scomparso, al suo talento e alla sua umanità, al suo stare sempre dalla parte degli ultimi, per cui io posso aggiungere qualcosa solo da un punto di vista del tutto personale.
Diversamente da tanti altri artisti, scoperti e approfonditi in età adulta o in gioventù, Jannacci mi ha colpito da bambino, con la sua fisicità straniata e straniante e i suoi nonsense indimenticabili. Di lui ho tanti LP in vinile, e il 45 giri ereditato da mio padre con Ho visto un re sul lato A e Bobo merenda sul B. Ma conosco l'intera discografia, peraltro in buona misura disponibile su youtube, per cui posso permettermi di fornire ai miei affezionati lettori una ragionata antologia di pezzi, molti dei quali poco noti, fondamentali per comprendere come e perché questo milanese di origini terrone, che poteva vantarsi di avere lavorato con Barnard ai primi trapianti cardiaci, con tre quarti delle parole che gli restavano tra i denti mentre il quarto te lo sputava contro, mentre sembrava sempre che scherzasse scriveva delle melodie bellissime e stranissime e dei testi di una profondità assoluta. Ascoltateli tutti, vi prometto che ciascuno di voi sarà sorpreso da qualcosa che non si aspettava proprio.
...
Cominciamo dalla arcinota Vengo anch'io no tu no, di cui inserisco un filmato d'epoca per mostrare la fisicità bizzarra di cui parlavo prima. Qui le affianco il brano da cui evidentemente è presa la melodia (il ritornello no), uno standard latino degli anni 50 "coverizzato" forse decine di volte in ambiente salsero: Moliendo cafè. La versione è quella di Mina, perché qualche anno dopo la stessa realizzò un'intero album di pezzi di Jannacci, tra cui ascoltiamo l'unico "leggero": Saxophone.


Dal mondo televisivo pesco anche tre sigle, due della domenica pomeriggio una serale (del mitico programma di Cochi e Renato Il poeta e il contadino): vi prego di notare quante cose serissime si nascondono dietro il tono scanzonato, dato che quasi sicuramente le conoscete già tutte.


Quasi sicuramente invece non conoscete almeno la prima e l'ultima di questo trittico di meravigliose canzoni d'amore (la seconda forse si, almeno qualcuno di voi): Il gruista, di cui non si capisce nemmeno se finisce in tragedia o in gloria, la struggente Io e te, e la tristissima Si vede, in cui si racconta in soggettiva una storia che finisce.


Tematica sociale, sottotema "giovani": La fotografia, che Enzo ebbe il coraggio di portare a Sanremo, è il pianto di un padre che ha perso il figlio per essersi fatto seguire da lui nella sua vita di piccolo delinquente, E allora concerto è quasi una bestemmia laica a "quel padreterno che dite che c'è che permette che un ragazzo butti giù un'overdose o ci ha un tumore alle ossa", e Se me lo dicevi prima una ironica ("iniettarsi morte è ormai anche fuori moda") profezia sulla spaccatura intergenerazionale in tema di occupazione. Di Cosa importa, tragica storia di un ragazzo tossicodipendente, non ho trovato on-line né video né testo, provateci voi ne vale la pena.


Tematica sociale, sottotema "solo ed emarginato": l'immensa Mario ("io faccio il cantante e grido, e canto solo idee, ma chi l'ha detto che è giusto o sbagliato tagliarsi un colpo qui sulla testa? lascia fare alla vita la sua vecchia fatica, siamo feriti quanto basta",  la misconosciuta Quello che canta Onliù, e l'ironica Il dritto in duetto con Milva (anche lei ha fatto un album tutto di canzoni di Jannacci...). E non ho messo Il ragazzo padre....


Tematica sociale, sottotema "rivoluzione": sentire Prete Liprando e il giudizio di Dio è come vedere un film ambientato nel medio evo, Bobo merenda è un kamikaze antimilitarista e innamorato (più rivoluzione di così...), Son sciopàa è un mendicante che si ribella ("hai presente un canotto morsicato da un dobermann?  son scoppiato così e così!". Non ho messo Ho visto un re (scritta con Dario Fo, come Liprando ma vent'anni prima) perché arcinota, né Il bonzo perché protagonista a suo tempo di un post tutto suo.


Sempre in tema sociale, ancora giovanissimo Jannacci ha tracciato una serie di efficacissimi ritratti umani della periferia milanese, in cui il nostro guarda con la stessa pietà le vittime come il protagonista di El purtava i scarp del tennis (omessa per troppa notorietà), e i carnefici come L'Armando, i ladri della banda dell'Ortica protagonisti di Faceva il palo e le puttane dal cuore d'oro come Veronica ("il primo amor di tutta via Canonica").


Ma se il suo approccio particolare alla vita, pieno di tanta ironia quanta sacralità, è arcinoto, molto meno lo sono i brani in cui questo aspetto appare con la massima evidenza. Vivere è una cover di un brano degli anni 30 che insieme a Rido dà il titolo e la cifra stilistica a un album del 1976 (Vivere o ridere, appunto) da cui il titolo di questo post, mentre Parliamone è forse il capolavoro assoluto dello Jannacci "recente", con due strofe che mettono in parallelo (e sullo stesso piano di dignità, meravigliosamente) le tragedie "di un figlio che soffre la prima volta d'amore e di un amico che si sta spegnendo per via del cuore".


Per chiudere (ma solo per non andare troppo lunghi, dato che la produzione di Jannacci avrebbe meritato altro spazio), parliamo di musica. Ci vuole orecchio l'abbiamo canticchiata tutti, senza pensare alla critica feroce, a un certo modo di fare musica (senza avere "il pacco intinto dentro al secchio", tanto per capirci...) che ai tempi stava prendendo piede e poi è purtroppo dilagato, che conteneva; Musical è esplicitamente dedicata all'amico Paolo Conte (ai tempi ancora uno sconosciuto avvocato astigiano, autore tra l'altro di Azzurro e Genova per noi, che timidamente provava a fare il cantautore) di cui aveva già cantato Bartali e Messico e nuvole; Via del campo "forse non tutti sanno che" è testo di De André e musica di Jannacci (da una base medioevale: una vicenda rocambolesca che i due appianarono in amicizia, tanto che poi il brano fu cantato proprio da Jannacci nella commemorazione di Faber, e ai funerali di Enzo non è mancata Dori Ghezzi), e d'altronde a sentire musica e parole sembra proprio che sia stata scritta a quattro mani dai due.


Spero proprio che tutto il mondo della musica italiana riconosca quanto deve a Enzo Jannacci, e che veda presto la luce un disco di tributi ai più alti livelli, magari registrato in un evento dal vivo (sperabilmente senza Fabio Fazio, per carità) come per De André o anche solo in studio. Se si fa, prenoto il vinile.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...