AUGURI, HIGHLANDER!

Spiegazioni per il titolo: formali auguri di buon compleanno non si negano a nessuno, specie se questo qualcuno è il Premier e ha appena asserito/minacciato che intende governare "per sempre". Questo tanto per chiarire alle anime belle, che ancora oggi continuano a dire che non bisogna demonizzarlo anzi nemmeno nominarlo, che non ha ancora statuito per legge ma ha già nell'animo la presidenza fino alla morte biologica. Dopo, non si sa.
Liquidata l'incombenza notando per chiudere la coincidenza (noi agnostici non crediamo alla predestinazione) che la canzone che prende il titolo dalla data odierna parla di tradimento, passiamo alle cose serie.
Ci sono problemi in Guinea Conackry, e noi di Fondazione Salsajazz siamo un po' in pensiero, dato che i nostri bimbi, quelli adottati a distanza tramite La svolta umanista e quelli della scuola di Kolomà (sempre gestita da La svolta) che "sponsorizziamo", sono proprio lì.
La guerra non ha mai infestato il mondo come in questi decenni che noi occidentali abbiamo il barbaro coraggio di chiamare "di pace", e quindi è particolarmente importante sostenere iniziative come La marcia mondiale per la pace e la non violenza, che parte il prossimo 2 ottobre dagli antipodi per fare il giro del mondo, e vede l'adesione di moltissime associazioni e personalità del mondo civile, politico, culturale, dello spettacolo e quant'altro. La partenza si festeggia un po' dovunque, a Roma con un doppio concerto. Altre news le trovate sul sito dell'agenzia internazionale Pressenza.
Qualcuno potrebbe obiettare, rispetto a manifestazioni del genere, che il loro impatto sul reale sia limitato. Altri invece pensano, e io per quello che vale sono di questo parere, che il cambiamento per essere efficace e permanente debba partire proprio da dentro di ciascuno, come purtroppo è dimostrato a contrario dalla resistibile ascesa del Nostro, avviata proprio col controllo televisivo delle anime.
Per avere un'idea del mondo prima dello strapotere della tivù e del sistema di valori che porta, può essere utile andare al cinema per vedere un gioiellino in questi giorni in cartellone: Cosmonauta. E' davvero ben scritto, diretto e recitato. Quel mondo così ingenuo non tornerà più, ma possiamo costruirne uno nuovo dove contino le cose che fai e quelle che sogni, a prescindere dal credo politico e religioso.

E MISS ITALIA NO?

La realtà italiana di questi giorni sembra la sceneggiatura di uno dei peggiori film dei Vanzina. Forse l'unica spiegazione è nelle parole di Veronica Lario, quando disse che suo marito è "una persona che non sta bene". Con qualsiasi altra chiave di lettura la cronaca politica lascia interdetti.
Due in particolare sono gli episodi che sembrano le gocce che fanno traboccare un vaso che però forse perde, visto che non tracima mai.
1) Berlusconi interviene all'Onu dopo Obama dicendo in pratica che taglierà il suo discorso perchè il presidente USA gli ha rubato le parole di bocca.
Ma come, non era un socialistoide abbronzato? E tu non eri pappa e ciccia col suo guerrafondaio e antiambientalista predecessore, come fai ad essere così d'accordo con questo che dice praticamente il contrario?
Niente, bisogna arrendersi: il principio di non contraddizione opera all'interno della logica, e questa è totalmente aliena al percorso personale del Nostro e soprattutto a quello motivazionale di chi lo vota. Non resta che seguire Johnny Palomba e buttarla con lui sul cazzeggio: E=mc2? l'avevo pensata prima io! Amor che a nullo amato amar perdona? volevo scriverla io! e via con: Guernica? Picasso aveva visto un mio schizzo. Fino a magari copiare il prossimo programma del PdL da un suo appunto giovanile da cui Marx e Engels hanno tratto il Manifesto del Partito Comunista. Oppure giocarsela a barzellette: non ditemi che non vi è ancora arrivata quella che dice "buon Dio, insomma: ti ho chiesto di far fuori quello un po' pedofilo osannato dal suo pubblico e tutto rifatto e ti sei preso Michael Jackson, allora ti ho chiesto di far morire quello coi capelli finti che ha inventato la tv commerciale e fa un sacco di gaffe ed è morto Mike Bongiorno, che ti devo mandare la foto?"
2) Esiste, giuro, un Comitato per la candidatura di Silvio Berlusconi al Nobel per la Pace 2010.
Su, un bel respiro profondo, e andate sul sito con le casse aperte: sarete assaliti subito dalle note della marcetta col testo insulso che ci fa da oltre 60 anni da inno nazionale provvisorio (la proposta di sostituirlo con Và pensiero di Verdi è l'unica sensata della Lega, anche se il senso di quell'aria è esattamente l'opposto di quello che credono loro...), ma ne vale la pena. Nel farvi un giro, passate (col Maalox a portata di mano) sui link a Il nostro inno alla pace e a Testimonial d'eccezione: troverete due brani musicali che danno una pista a Meno male che Silvio c'è e con questo fanno un terzetto che a confronto l'inno di Forza Italia più che di Augusto Martelli sembra di Mozart.
Ma non è questo il punto, è la faccia di tolla. Bush, il guerrafondaio e antiambientalista di cui Silvio è stato praticamente il braccio destro sulla scena mondiale per anni, non oserebbe tanto. Sa che lui Nobel per la Pace sarebbe come Barbablù Ministro per le pari opportunità, l'Orco di Pollicino presidente di Telefono Azzurro, Barbareschi Oscar alla carriera, o un ex SS Papa (no, questa no...).
Nel suo delirio di onnipotenza, il Nostro sembra quasi il protagonista dell'ultimo film di Woody Allen (sono andato a vederlo prevenuto negativamente, dopo le ultime delusioni, invece è carino), un anziano viagradipendente che si mette con una ragazzina e ha come tormentoni "basta che funzioni" (che dà il titolo al film) e "ho quasi vinto il Nobel per la fisica". Dico "quasi" perchè è simpatico, il personaggio...
A questo punto, c'è da attendersi che Berlusconi concorra a tutto:
  • l'Oscar come vero sceneggiatore di Baaria, film che si merita la stroncatura preventiva per via proprio della convinta approvazione del Premier, giacchè se parlasse della mafia come si deve la cosa non sarebbe possibile (chiedere a Michele Placido, che anzichè arrabbiarsi col giornalista che gli chiede conto della coproduzione e distribuzione Medusa del suo Il grande sogno, peraltro non male, dovrebbe spiegare perchè nella versione Dvd di Romanzo criminale ci sono scene che nella versione per il cinema e la tv erano state tagliate, che riguardano proprio alcuni passaggi cruciali dei rapporti tra mafia e politica nel 92/93 - a proposito, sabato 26 tutti in corteo e poi in piazza a Roma per reclamare la verità sulle stragi in cui morirono Falcone Borsellino e la speranza);
  • lo Zecchino d'oro, cantando un pezzo di Apicella col grembiulino azzurro tipo Riccardino di Mario Marenco, non potendo presentarsi a Genius per l'improvvisa scomparsa del presentatore;
  • Miss Italia - e perchè no? se un settantaquattrenne grazie alla chirurgia e quant'altro può avere l'aspetto e la funzionalità sessuale di un cinquantenne perchè osando un po' di più non potrebbe assumere le sembianze di una bella gnocca diciottenne? tra l'altro, sarebbe la quintessenza dell'autoerotismo...
A proposito, mi viene in mente una vecchissima canzone in cui Vecchioni mixa l'audio di un filmato d'epoca sulla gioventù nazista con quello di un'elezione di Miss Italia. E' del 1975, ma è tristemente profetica...
Sentiamola, ma intanto torniamo seri e ricordiamo che questo come tanti altri blog sostiene la candidatura al Nobel per la Pace 2010 di Gino Strada. Uno che può permettersi di dire che ai suoi, in Afghanistan, non sparano addosso. Firmate anche voi.

AIUTO, C'E' BRIATORE DISOCCUPATO!

Si lo so che è inusuale per un blog che si occupa soprattutto di politica economia musica cinema e altri temi "alti" parlare di Formula 1, ma non c'è niente da fare: la notizia del giorno è la radiazione di Flavio Briatore dal "circus".
Avete letto bene: radiazione, non squalifica temporanea per quanto lunga. Il profano delle quattroruote si chiederà: e che mai avrà fatto di così grave, il chiomato discotecaro nostro? Se poi pensiamo che la Formula 1 è ancora guidata da uno che ha dichiarato che Hitler in fondo ci sapeva fare e da un altro che si è fatto beccare in un festino sadomaso truccato da nazista, la cosa somiglia ancora di più a un regolamento conti all'interno di una cricca che a un atto di giustizia sportiva. Ma tant'è, in un mondo in cui persino la democrazia non è che un'etichetta, bisogna almeno salvare la forma, e il caro Flavio allora l'ha fatta davvero grossa. Pensate: ha ordinato al suo secondo pilota di andare a sbattere contro un muretto (vedi foto) perchè con l'inevitabile ingresso della safety car il suo primo pilota, unico fin lì ad avere fatto il pieno, fosse favorito, e infatti quando la safety car è rientrata tutti gli altri hanno dovuto fermarsi per il rifornimento e il suo campione ha vinto la gara.
Lo so, è difficile da capire per chi non è addentro ai regolamenti automobilistici. Cerco allora di spiegarmi con degli esempi in un campo ai lettori di questo blog più familiare. Ecco, un livello di scorrettezza simile sarebbe come:
  • comprare una villa a un prezzo stracciato da un'orfanella minorenne approfittando dell'amicizia con l'avvocato che le fa da tutore;
  • comprare al loro prezzo terreni agricoli sapendo che gli amici politici li renderanno edificabili e quindi di valore moltiplicato, per costruire una città satellite;
  • strappare agli editori concorrenti due network televisivi al prezzo basso che hanno per via del fatto che non è consentita la diretta nazionale sapendo già che il padrino della propria figlia ha pronto un decreto legge per consentire la diretta;
  • acquisire una casa editrice grazie a un lodo emesso da un giudice corrotto dal proprio avvocato e non restituirla nemmeno dopo che la corruzione è provata con sentenza definitiva;
  • diventare Presidente del Consiglio e stabilire per legge che la legge è uguale per tutti tranne che per il Presidente del Consiglio (e altri tre papaveri, ok, tanto per non dare nell'occhio).
Non so se servono altri esempi, dovrebbe essere chiaro che una scorrettezza simile il mondo sportivo non poteva perdonarla. Il guaio è che invece il mondo politico perdona questo e altro, per cui il rischio a questo punto è che l'illustre e ricchissimo disoccupato potrebbe essere tentato di "scendere in campo". Già si sentono voci (visto che il bacchettone calcio inglese lo costringerà a cedere la comproprietà del Queens Park Rangers) di un suo interesse all'acquisto della Roma. Cavolo, ho un deja-vu, e in testa mi ronza un proverbio: morto un Papi, se ne fa un altro!

ARTICOLO 11

Ad ogni morto ne parliamo, l'ultima volta il 15 luglio scorso: l'Italia è in Afghanistan in violazione palese e grave della propria Carta costituzionale. E chi argomenta il contrario lo fa arrampicandosi agli specchi con sofismi, sulla pelle di ragazzi italiani in carne ed ossa, quasi sempre peraltro meridionali.
Vale la pena allora riportare ancora il testo dell'articolo 11:
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."
Come vedete, l'utilizzo della seconda parte dell'articolo per partecipare alle cosiddette "missioni di pace" è a dir poco capzioso. Ma spiega perchè ci si ostina ad utilizzare questa etichetta "missioni di pace": se qualcuno ammette, come si è sentito dire ad esempio a proposito delle regole d'ingaggio che sarebbero inadeguate a proteggere i nostri soldati, che li si è in missione di guerra e non di pace, o parla subito dopo di ritiro o si mette in posizione di aperta violazione della Carta costituzionale.
Ora, che a Berlusconi non gliene freghi niente è dimostrato tante volte - da ultimo con il lodo Alfano. Per cui finchè c'era Bush è stato granitico nel mantenere i nostri soldati in guerra. Oggi non solo c' è Obama, ma i sondaggi - la sua stella polare - gli dicono che il 60% degli italiani vorrebbe i soldati a casa, ecco spiegate le sue dichiarazioni a caldo. Ora, è vero che le ha parzialmente corrette a freddo nel suo solito stile, ma finalmente si può sperare in un ritiro all'orizzonte, e sinceramente non ci frega niente come ci si sia arrivati ma che si faccia presto.
Anche perchè in questo terreno la cosiddetta sinistra non è che abbia fatto meglio, a partire dai bombardamenti nei balcani per finire alle recenti dichiarazioni di Fassino e Napolitano: il primo davvero ridicolo nel ripetere il mantra del "sostegno alla democrazia" a cui non crede più nemmeno mia zia ottantenne che adora Emilio Fede, il secondo invece per la carica che ripone meriterebbe davvero che qualcuno pensasse di denunciarlo per tradimento di quella Costituzione di cui dovrebbe essere il principale custode.
La seconda parte dell'articolo, la cui interpretazione estensiva è tanto cara ai guerrafondai mascherati, è stata messa lì dai Padri della Patria - e Napolitano lo dovrebbe sapere benissimo, e anzi il suo compito sarebbe di cazziare chiunque tenti di tradire questa intenzione - pensando all'Onu o ad altri organismi sovranazionali di pace rimasti negli auspici, o alla peggio a un nuovo Hitler che attaccasse un Paese alleato per cui accorrere in sua difesa equivalesse alla difesa del nostro territorio. Insomma solo la guerra di difesa, solo quella, è ammessa dalla Costituzione. E per sgombrare il campo a ogni ipotesi di guerra di offesa, i costituenti hanno usato la più forte formula di ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie, che non lascia davvero spazio a interpretazioni.
Nel 2001, ammesso e non concesso che sia vera la versione ufficiale, un commando di arabi ha commesso un terribile attentato terroristico nel territorio degli alleati Stati Uniti. Se l'Afghanistan avesse attaccato militarmente gli USA, noi avremmo potuto in quanto alleati legittimamente accorrere al loro fianco. Ma anche volendo assimilare l'attentato terroristico a un atto di guerra, esso non è stato compiuto da nessun afgano. Quello che è successo è che Bush ha detto, 2 giorni dopo, che era stato Bin Laden, saudita amico di famiglia, e che si rifugiava in Afghanistan, per cui ha imposto al regime talebano, fra l'altro insediatosi con l'appoggio economico e militare degli americani stessi, di consegnarlo pena l'attacco. Questo crimine, costato peraltro centinaia di morti tra i civili afgani per ogni soldato occidentale che ha perso la vita, Bush ha potuto legittimamente compierlo perchè la sua costituzione non gli vieta di "risolvere delle controversie internazionali" come al massimo può essere considerata la mancata consegna di un presunto capo terrorista che presumibilmente è ospite di uno Stato sovrano, con la guerra a quello Stato. La nostra, lo vieta. I parlamentari che hanno votato e i presidenti che hanno firmato le missioni di pace e i loro finanziamenti hanno violato la Costituzione. E hanno tutti i morti, fino ai sei ultimi nostri ragazzi, sulla coscienza. Punto e basta.

LA CADUTA

Saranno gli ambienti che frequento, ma dal 1994 ad oggi tra le persone che mi circondano registro una proporzione tra coloro che si dichiarano apertamente antiberlusconiani e quelli che si dichiarano apertamente berlusconiani a occhio e croce di 10 a 1. Anche volendo tirare in ballo il diverso grado di passione per la politica in chi è di sinistra, o d'altro canto un certo grado di vergogna in chi lo vota magari per altri motivi che non la sua statura di politico e di persona, non basta a spiegare un tale scarto, peraltro sottostimato. E non tanto rispetto al fatto che Berlusconi dal 1994 ha oggi ha vinto tre elezioni politiche e quando ha perso è stato di misura e quindi ha fatto opposizione da posizione di forza e per breve tempo, quanto rispetto ai sondaggi di gradimento che sbandiera, 60 70 per cento e oltre.
Scartiamo subito le autoproclamazioni in quanto il soggetto ne fa troppe per essere attendibile (ha imbarazzato persino Vespa insistendo che rispetto a De Gasperi non solo ce l'ha più lungo, il governo, ma anche più duro, il periodo storico in cui è stato costretto a governare - lo so che non ci si crede ma ci sono i filmati), e andiamo a fondo ai numeri. L'ultimo successo elettorale ha contato circa il 47 per cento dei voti, che il proporzionale con sbarramento e la sinistra divisa hanno portato a quasi il 55% dei seggi, che per il 77% dei voti validi fa poco più del 36 per cento degli aventi diritto al voto. Poco più di 1 su 3, che comincia ad essere meno lontano dalla mia percezione personale. Il riservato, quello che si vergogna, quello che l'ha votato senza capire niente di politica, quello che si è pentito, ed ecco che basta ammettere che il campione delle mie conoscenze non è rappresentativo per arrivare vicino alla realtà. Ah già, c'è il cattolico scandalizzato dai suoi eccessi e soprattutto da come li sbandiera: ci siamo.
Il Nostro lo sa, e infatti è nervoso. Fini e Casini hanno già pronta la nuova DC, e Santa Romana Chiesa scalpita all'idea di non dover più ingoiare rospi per avere quello che per cinquant'anni è stato suo senza corrispettivi. Rutelli è già dietro la porta che gratta con le zampine. Bersani è pronto, una volta eletto segretario del PD, a scioglierlo o rinominare quello che ne resta cambiando strofa di Vasco per lo slogan, da "un senso a questa storia" a "anche se questa storia un senso non ce l'ha" (battuta bellissima che rubo a Contrappunti). E' nervoso, perchè se ad ottobre la Corte Costituzionale gli boccia il lodo Alfano potrebbe essere costretto a dimettersi, come ammette la stessa Avvocatura dello Stato nella memoria difensiva, e allora deve decidere se mollare l'osso e preparare una strategia che almeno lasci intatto il suo impero (comunque i figli si accordino per dividerlo) oppure cedere alla tentazione di rilanciare facendo sciogliere le camere e riducendo le successive elezioni a un plebiscito dall'esito tanto poco scontato quanto devastante sarà per il Paese la sanguinosa campagna elettorale che potrebbe avviarsi. E quando uno è nervoso, anche se è il numero uno nel mestiere, capita che sbagli. Ha fatto il ducetto, chiudendo tutti i programmi giornalistici del regno televisivo per non disturbare la sua apparizione messianica a Porta a porta: lo share è stato deprimente, il 13%, molto peggio di una fiction sulla sua Canale 5.
Rai3, defraudata di Ballarò, gli ha messo contro un capolavoro della cinematografia recente, La caduta, in cui un immenso Bruno Ganz intepreta Adolf Hitler nei suoi ultimi giorni nel bunker. Un dramma intensissimo della cui attinenza, in farsa e sotto metafora, alla situazione italiana odierna si sono accorti dei bravissimi parodianti partorendo il filmato che vedete qui in basso, esilarante. Il parallelo non può andare oltre lo scherzo, ci mancherebbe, ma il dittatore tedesco si che poteva contare dell'appoggio quasi totale del suo popolo, eppure è caduto lo stesso, vittima delle proprie follie. E non aveva bisogno di fabbricare in propaganda quello che di buono aveva fatto al suo popolo, ma si limitava a nascondere parte della verità ai suoi sudditi, "piccoli particolari" come milioni di ebrei zingari storpi e omosessuali "terminati". Il film si chiude con la testimonianza della segretaria del Fuhrer nel bunker, raccolta dalla sua viva voce qualche anno fa quando era ancora viva. Che dice che per anni, anche quando ha saputo dell'Olocausto, non riusciva a sentirsi colpevole, correa: dopotutto, era solo una segretaria. Poi in visita a un Lager ha visto il nome di una sua coetanea e conoscente, avviata ai campi per morirci proprio nei giorni in cui lei veniva assunta da Hitler. E ha compreso la sua colpa.
Spesso ci si accorge di essere stati dalla parte sbagliata solo molto tempo dopo. E non sempre si ha il coraggio di ammetterlo.

DALLA DETTATURA ALLA DITTATURA

Ogni volta che il nostro ineffabile premier tocca con il suo agire politico il fondo di quel pozzo oramai quasi secco che ci ostiniamo di chiamare democrazia, ecco che il bimbo prende paletta e secchiello e attacca a scavare, penetrando sempre di più nel cuore di quella terra melmosa che dovremmo avere il coraggio di chiamare col suo nome: dittatura.
Etimologicamente, si immagina che Lui o chi per Lui abbia dettato ordini in casa sua, di sospendere Matrix per "motivi tecnici", e in casa teoricamente altrui ma che si dimostra anche agli scettici che è proprio sua (il conflitto di interessi non era una fola ma un vulnus concreto che resta il più grande errore della sinistra non avere affrontato), di rinviare l'avvio di Ballarò, perchè si possa mettere in scena indisturbatamente l'ennesimo Grande Successo dell'Imprenditore Prestatosi alla Politica per il Bene del Paese: la "ricostruzione-lampo" dell'Aquila.
Poco importa che si tratti di teatro, come chiunque di noi voglia può semplicemente verificare: l'Abruzzo non è lontano, basta farsi un giro e parlare con la gente. Che è stata costretta per sei mesi in tenda, cosa mai successa in nessun terremoto di Paese sviluppato, con la scusa che gli avrebbero dato direttamente una casa definitiva. Che poi sono prefabbricati costosissimi, che bisognerebbe sapere chi li fabbrica e quindi chi ci guadagna (sono girate bruttissime voci...), non case vere. E non ce ne saranno per tutti, nemmeno a regime, figurarsi adesso, per cui questi poveretti passano dalle tende ad altre sistemazioni di fortuna, in maggioranza. Di più, quelle case che saranno consegnate oggi non sono quelle del progetto Bertolaso, ma donazioni della Provincia di Trento. E c'è chi ha scritto il proprio disagio al Presidente della Repubblica.
Io non sono un giornalista, sono solo uno che cerca di informarsi e propone il proprio personale filtro dal flusso della controinformazione agli amici che lo leggono. Non posso dire se le critiche e i sospetti siano fondati o meno e quanto. Ma sarebbe compito di una stampa libera e feconda fare da mediazione tra la realtà e i cittadini, di modo che uno si potesse fare un'idea propria di come stanno andando le cose. Invece non solo si crea una rappresentazione della realtà che corrisponde ai propri proclami, non solo si dispone della più seguita trasmissione di approfondimento per farsi fare da cassa di risonanza, ma si chiudono il giorno stesso tutte le altre voci, sia quelle di casa propria perchè non distraggano, sia quelle che potrebbero fornire una versione non agiografica.
Sabato 19 settembre a Piazza del Popolo c'è una manifestazione per la libertà di stampa. A Roma, in Italia, nel 2009, ce n'è bisogno: già questo è gravissimo.

L'UNDICI SETTEMBRE E IL PENSIERO UNICO

Fateci caso, se si va: nella giornata televisiva di oggi non sentirete una che sia una voce fuori dal coro. Per controllare il resto della stampa, facciamo una ricerca su Google news, e il risultato è ugualmente sconfortante. Se voglio sentire altri punti di vista rispetto a quello dogmatico ("è stato Bin Laden, si nasconde in Afghanistan, invadiamolo") pronunciato da Bush con una tempestività già di per se sospetta (servizi segreti così efficienti da ottenere un risultato simile in 24 ore potevano benissimo prevedere ed impedire gli attentati...), devo come al solito andarmi a spulciare i siti di controinformazione.
Ma è questo il punto: quanti di noi hanno il tempo e la pazienza di farsi parte attiva nella ricerca di notizie? E poi, quanti dei punti di vista alternativi che si scovano mancano delle più basilari garanzie di qualità dell'informazione? Perchè, visto che la maggior parte della gente, diciamo tra l'80 e il 90 per cento, costruisce la propria visione del mondo attraverso l'informazione generalista specie televisiva, questa deve essere gestita in maniera così granitica da risultare impermeabile a qualsiasi visione alternativa?
Faccio un esempio pratico: quanti di noi vedendo il crollo delle torri gemelle in diretta e poi mille altre volte in filmato hanno avuto dei dubbi? Eppure, a scovarle ci sono moltissime dichiarazioni di ingegneri che giurano che una caduta del genere, a velocità simile a quella di caduta libera, è possibile solo per effetto delle microesplosioni attentamente temporizzate per una demolizione controllata: se fosse stato davvero un crollo strutturale, i piani superiori cedono e impattano su quelli sotto trascinandoli giù, tutto sarebbe crollato molto più lentamente e irregolarmente, lasciando monconi altissimi e strappati. Ora, io non sono ingegnere. Ma avrei voluto vedere in otto anni una, una sola trasmissione televisiva in prima o seconda serata dove due ingegneri, uno che sostiene la tesi del crollo strutturale uno quella della demolizione, si affrontano a viso aperto, per vedere chi mi convince. E questo per un solo aspetto, mentre i lati oscuri della versione ufficiale dei fatti sono millanta (chi vuole consulti la sezione apposita di Luogocomune)!
Niente, non si può. Bisogna subire passivamente la vecchia ma efficace tecnica comunicazionale fatta così bene propria dal Premier, secondo cui ripetere una bugia in modo ossessivo finisce per dargli valore di verità, anzi di luogo comune ovvero di assioma da nemmeno discutere. Ottenuto che chi non si prenda la briga di leggersi i (pesantissimi) libri di Travaglio ormai dà per acquisito che Berlusconi è "un imprenditore che partendo dal nulla ha creato un impero e poi siccome è ricco non ha bisogno della politica per arricchirsi", adesso il Nostro ha cominciato con "il migliore Capo del Governo di 15o anni di storia d'Italia" (guardatevi la faccia di Zapatero in questo filmato), senza nessun rispetto per il suo padrino Craxi che ha tentato la stessa carta, avendo constatato che il luogo comune che "quando c'era Mussolini almeno i treni arrivavano in orario" era inattaccabile.
Non c'è speranza. Il teorema Bush sull'Afghanistan resiste persino ad Obama, che se vuole reggere non può attaccare su tutti i fronti contemporaneamente, per cui ammettere che si è andati in Iraq per farsi gli affaracci propri creando e cavalcando una bugia in merito alle armi chimiche di Saddam va bene, ma ritirarsi da li comporta invece un aumento dell'ancora più ingiustificata presenza in Afghanistan (non uno dei presunti attentatori era afgano, e se sono otto anni che siamo lì e Osama non l'abbiamo trovato possiamo almeno avere il dubbio che magari non era lì?!), perchè se no gli crolla il consenso e non riesce ad approvare la riforma sanitaria...

IL SOLITO TORCIBUDELLA, JOE!

Visto Videocracy: è abbastanza deludente. Ma forse il mio giudizio è pesantemente influenzato dall'essere diciamo così uno dei tanti (ma percentualmente purtroppo pochi) diciamo così "appassionati della materia", a conoscenza di molti dei tanti misfatti più o meno legali compiuti dall'Ineffabile Premier nella sua lunga carriera. Per cui, ad esempio, si resta delusi quando il regista, altrimenti munifico di commenti fuori campo, riporta un brano di conferenza stampa in cui Berlusconi declama tutti i suoi "numerosi successi" senza sottolineare nemmeno quelli più manifestamente discutibili: ad esempio, mentre il Boss si vantava di aver rilanciato Mondadori, Gandini poteva ricordare che l'ha acquisita illegalmente, mediante la corruzione del suo avvocato al giudice che doveva decidere a chi assegnarla, condannata con sentenza passata in giudicato e quindi costituente verità giuridica a prova di querela. Insomma, una cosa che si può dire pur essendo un regista emergente e squattrinato...
Inoltre tutta la seconda parte del film risulta eccessivamente incentrata su due figure sì emblematiche ma non certo cruciali dell'apparato videocratico: Lele Mora e Fabrizio Corona. Tanto che a un certo punto il fastidio di vedere snocciolate le frattaglie dei due soggetti, dalla suoneria fascista del cellulare del primo alle nudità (invero notevoli, almeno adesso in qualche modo si può capire la Moric...) del secondo, supera l'effetto voluto di straniamento culturale nell'assistere alle loro emblematiche imprese.
Detto questo, resta un film da vedere. Intanto perchè il Capo l'ha embargato, con ciò dimostrando che del fastidio può darglielo. Poi perchè rende palpabile il clima culturale imperante nel Paese, ed evidente da dove dovrà cominciare la controrivoluzione che il nuovo centrosinistra - se e quando nascerà - dovrà avere in agenda. Quindi perchè non tutti sanno tante cose, e il film qualcuna di queste cose le mostra: ad esempio come grandifratelli veline e compagniabella hanno corrotto l'anima dei nostri figli. Infine perchè comunque entri in sala ne esci con il disagio interiore complessivamente aumentato: un blackblock potrebbe avere la tentazione di farsi kamikaze, un tranquillo sinistroide di diventare financo comunista.
Scherzi a parte, lo spettatore medio riceve una serie di schiaffi e pugni nello stomaco. Andateci, col piglio di un Clint Eastwood che entra nel saloon perchè la sua anima ha bisogno di whisky: sa già che gli farà male, quel torcibudella da quattro soldi che serve il vecchio Joe, ma lo ordina lo stesso.

MAI COME MIKE

I coccodrilli su Mike Bongiorno li avevano tutti i giornali, come dimostra l'estrema tempestività della loro uscita e come è giusto che sia. Per chi non ne avesse letti rimando a Wikipedia per le note biografiche e a Michele Serra per un commento originale.
Io, come molti altri blogger oggi, la butto sul personale: da bambino giocavo a Rischiatutto con sorellina e cuginetta, che si alternavano nel ruolo di Sabina e della Longari mentre io ovviamente ero Mike. I processi di identificazione funzionano sempre allo stesso modo, ma noi bambini degli anni 60 e 70 quando guardavamo un quiz in tivù ci veniva voglia di studiare, perchè per vincere bisognava sapere le cose. Dopo, oggi, è esattamente il contrario, e ciò spiega tante cose.
E' vero che Bongiorno questa TV commerciale ha contribuito a crearla, e fu il più forte alleato di Berlusconi all'inizio, anche perchè fece da testa di ponte per il travaso di star della Rai che lo seguirono. Ma nel mostro che questa TV è diventata non c'era posto per lui, lentamente emarginato fino a Genius e al mancato rinnovo del contratto, col Boss che si nega al telefono e non lo richiama - come Mike stesso ha riferito quasi in lacrime in numerose interviste, cui aveva reagito arrivando grazie all'aiuto di Fiorello (che gli voleva bene e infatti è l'unico che in queste ore lo piange anzichè accodarsi al coro di dichiarazioni più o meno ipocrite) al contratto con Sky con cui stava per rilanciare Rischiatutto.
La vecchiaia infatti non è tanti compleanni nel passato, ma niente progetti per il futuro. Eppure quando Mike fu chiamato a presentare l'ultimo dei suoi 11 festival di Sanremo, tanti pensarono che era ormai rincoglionito, e persino le gag cui lo chiamava Chiambretti ammiccavano a questo suo personaggio (poi divinizzato e smascherato da e con Fiorello). Ebbene, era il 1997 e aveva 73 anni, proprio come qualcuno oggi alla guida del Paese, di cui addirittura la moglie asserisce stia poco bene di salute mentale, che invece non perde l'occasione di giocare la parte del ragazzino che rimorchia.
Basta, siamo come sempre finiti a parlare di qualcuno che presto finirà nella spazzatura della Storia. Il partigiano Mike invece vivrà per sempre, come quell'altro immortale con cui ai tempi girò l'esilarante Totò lascia e raddoppia. Rivediamoli assieme.

L'OTTO SETTEMBRE PROSSIMO VENTURO

Adoro vedere i film al cinema, per cui pirati e pay-tv con un utente come me hanno poco mercato. Quelli che mi perdo d'inverno, per non avere il dono dell'ubiquità - visto che ho anche fin troppe altre passioni, li cerco d'estate nelle arene. Così ho visto solo recentemente Vincere di Marco Bellocchio, un registra controverso che difficilmente realizza prodotti "perfetti". Questo però ci si avvicina, anche per il tempismo con cui è stato girato e presentato. I paralleli tra fascismo e berlusconismo si sono infatti sprecati, e non tutti erano azzeccati, ma qui si indaga sul piano psicologico sia individuale che sociale. Sul primo, la sequenza più significativa è quella in cui si vede il giovane Benito socialista pacifista picchiato dalla polizia in un corteo e poco dopo lo stesso personaggio socialista ora interventista messo in minoranza all'Avanti di cui intanto era divenuto direttore andarsene a fondare il Popolo d'Italia: idee opposte, stesso modo di portarle, compatibile solo con lo sfocio autoritario che avranno di lì a poco. Sul secondo, mi ha colpito parecchio, non per non averle mai viste ma invece proprio per come sono state piazzate lì dal regista, le scene di repertorio della folla acclamante, che ci sbattono in faccia la verità: siamo un popolo "femmina" sempre pronto a farsi conquistare dal "maschio A", salvo voltargli le spalle non appena si incrina il suo ruolo di dominante.
Domani è il 66mo anniversario del voltafaccia più clamoroso della nostra nazione, per carità benedetto ma quanto rappresentativo. Berlusconi non è un incolto: si prepari. Gli scenari dell'Italia prossima ventura sono molteplici, più o meno foschi. Uno dei peggiori è tinteggiato su Contrappunti da Giancarlo Fornari, meglio di come avremmo potuto pensarlo altro che scriverlo (ma fare da filtro alla controinformazione altrui è uno dei nostri scopi costitutivi, quindi...). Ma in nessuno di questi c'è ancora posto per lui. Ha tanti soldi, esca di scena con eleganza e vada a goderseli in un isola del pacifico circondato da escort, per i pochi anni in cui gli "aiutini" potranno ancora essergli utili. Non attenda le sue monetine davanti al Raphael, o peggio la sua berlina a piazzale Loreto, insomma il destino che i suoi amati sudditi, soprattutto quelli che più lo hanno sostenuto e più hanno beneficiato della sua azione politica, gli stanno preparando.

VIDEOCRAZIA

Piccolo manuale di resistenza civile. Hai un piccolo blog e nessun patrimonio personale? Sei il soggetto ideale per il ruolo di piccola staffetta partigiana del passaparola democratico. Se invece hai un'audience, ecco l'ultima trovata berlusconiana: la querela preventiva. E' toccato prima a Repubblica, primo giornale della storia ad essere querelato per delle domande, e poi all'Unità: nel primo caso almeno si tratta di un giornale molto letto e di una campagna se vogliamo discutibile per essere incentrata su un aspetto della condotta di Superman (ipse dixit) che per quanto esecrabile non è certo il peggiore, nel secondo invece il Comunicatore per eccellenza non si accorge nemmeno di stare somministrando una flebo in una vena della sinistra che la sinistra stessa aveva lasciato a lentamente svanire, dando al giornale che fu comunista una nuova notorietà, altro che "farlo chiudere"...
A proposito di sinistra autolesionista e di informazione di sinistra, en passant, andatevi a leggere quello che dovrebbe essere il programma essenziale di un Partito Democratico che si rispetti, in questo articolo di Micromega.
Ed ecco che abbiamo fatto anche oggi il nostro dovere civico a costo zero: un primo link verso una proposta politica seria, un secondo per solidarizzare col giornale della DeGregorio, un contorno per dare l'ennesima risonanza alle dieci domande con oggi la maggiore eco al mondo. Aggiungo un link, come un buon vino, alle dieci domande più divertenti, quelle di Johnny Palomba - peraltro molto più serie di quello che sembrano, e il pranzo quotidiano è servito.
Manca il dessert. E' il trailer del film che esce domani, rifiutato "da tutte le televisioni del regno" a ennesima riprova di chi le controlla tutte, nonostante sia presente a Venezia (si, come l'ultimo Tornatore, un colossal che invece al Premier è piaciuto molto, sarà mica perchè è targato Medusa e girato negli studi cinematografici del comproprietario delle tv private tunisine indovinate con chi - e se no guardatevi sto filmato, e soprattutto fatelo vedere ai vostri amici leghisti...). Si tratta di Videocracy, sottotitolo Basta apparire, esce domani e ha bisogno del passaparola di tutti noi perchè si continui - e ricominci, e cominci - a ricordare come è nato questo regime: con una strategia culturale di medio/lungo termine, zappe del PD che finchè non ne avrete una contraria non solo non governerete ma nemmeno comincerete ad esistere...

LA VITA COMINCIA...

Come fare quando vuoi mandare un pensiero pubblico a qualcuno che non ama i social , non è nemmeno su facebook , e forse nemmeno più segue ...