FUORI STRADA

Il Presidente Obama ha subordinato la concessione di un megaprestito alla Chrysler alla firma definitiva dell'accordo con Fiat che prevede l'acquisizione da parte italiana di un consistente pacchetto azionario della casa statunitense in cambio della cessione di tecnologia per la costruzione di auto piccole e ad impatto ambientale modesto. Capite come cambia il mondo, mentre noi stiamo fermi ad anticaglie antieconomiche come le centrali nucleari e il ponte sullo Stretto?
Gli americani ancora pagano i carburanti relativamente poco rispetto a noi, eppure hanno capito che bisogna fare un salto in avanti, di immaginazione prima che di fatto. Così, gli inventori della Jeep, dei fuoristrada, dei SUV, ora ci chiedono aiuto per diminuire la loro impronta ambientale. Mentre da noi nemmeno un governo con dentro i Verdi era riuscito ad attuare il punto del programma che prevedeva il superbollo ai macchinoni, figurarsi questo!
Ma la cosa più assurda, quella che cozza contro ogni più elementare logica, è come sia stato possibile che sia cominciata questa moda di auto sempre più massicce e pesanti in un Paese come il nostro, tutto stradine. In America o in Australia, si poteva anche capire. Ma andare in giro per Roma con una cosa grande come un camion che corre come una sportiva, non avrebbe dovuto mai essere consentito, e basta.
Basta inserire nel Codice della strada o nel suo regolamento attuativo norme che disciplinino l'altezza minima e massima da terra di un paraurti, e magari il diametro di una gomma, per impedire che certi mostri vengano messi in circolazione immatricolati come "autovetture". Se ci sono, sono ben nascoste e poco chiare: basta guardare un SUV nemmeno dei più grandi parcheggiato accanto ad un'utilitaria nemmeno delle più piccole per notare che in caso di scontro tra i due mezzi il paraurti dell'uno passerebbe sopra quello dell'altra. Non che l'impatto tra due mezzi di così diversa massa sia reso molto meno drammatico dalla presenza di paraurti di pari altezza, ma intanto avrebbe senso che lo fossero: se il Codice non impone con sufficiente chiarezza e perentorietà (e non lo fa, evidentemente) che siano tutti alla stessa altezza, tanto vale non metterli! La casa straniera che volesse commercializzare in Italia un veicolo troppo alto e grosso, se lo vedrebbe omologato come autocarro con tanto di limite di velocità a 80: vediamo quanti ne vende, così!...
Oppure, si potrebbe far pagare il bollo non in base alla cilindrata (com'era un tempo ed è ancora per le assicurazioni) o la potenza (com'è ora) dei motori, ma in base al volume e al peso del mezzo, che poi è come dire il suo "ingombro ambientale", visti i riflessi sullo spazio occupato e il carburante consumato.
Infine, una bella Pubblicità Progresso sullo stile di quella dei rifiuti a Napoli, con la bonazza ricoperta dalla mondezza e ripulita dal Governo. Il messaggio da veicolare, spetta ai creativi come, sarebbe più o meno questo: se hai un fuoristrada o un SUV, o hai un ranch (sostituibile da "se hai un'auto enorme, o hai una famiglia numerosa") o hai il pisello piccolo. In Italia, non ne comprerebbe più nessuno....

L'AVEVO DETTO, IO!

L'Italia ha fama meritatissima di Paese di voltagabbana: dalle infinite transumanze parlamentari alle monetine a via Veneto, passando per un tipo prima osannato poi disconosciuto dai più e appeso cadavere a testa in giù, e una guerra iniziata con gli uni e finita con gli altri, per arrivare al prossimo venturo cercare col lanternino chi era mai stato berlusconiano quando la rovina sarà completa e il capro espiatorio identificato dai capelli finti.
Per questo motivo il titolo di questo pezzullo può ragionevolmente azzardarsi essere stato almeno una volta sulla bocca di ciascuno di noi, ma di qui a rappresentare una qualche verità dei fatti, ce ne corre. Gianni Agus podestà ne I due marescialli che si stacca circospetto il distintivo del PNF e lo getta via mischiandosi alla folla all'arrivo degli americani: è questo l'archetipo italico, facciamocene una ragione.
Certo se uno lo dice prima, e magari lo scrive, forse poi dopo un qualche titolo a pronunciare la fatidica frase lo ha, e allora azzardiamo: il federalismo fiscale sarà la rovina definitiva dei conti pubblici e dell'Italia intera. Il provvedimento, giunto all'approvazione alla Camera di una Legge Delega che ora deve passare al Senato, ha come unica motivazione la cambiale che il Capo deve pagare alla Lega, che sotto questa insegna è nata e ha prosperato. L'Italia, per essere uno degli Stati membri di un'organismo sovranazionale già unico per quanto riguarda moneta e mercato e avviato sperabilmente verso l'unificazione politica, è già troppo decentrata amministrativamente. E si è già ampiamente dimostrato che ogni nuova articolazione si risolve in aumento di centri di spesa, prolificazione di sottobosco politico e affaristico, conquista di posizioni e di rendite mai più rilasciabili. Chi si ricorda da quanto si parla di abolizione delle Province? E chi di quando si diceva quanto avremmo risparmiato con le Regioni? E qualcuno sa dire a cosa serve in realtà una Circoscrizione? In realtà, l'unico ente territoriale che avrebbe senso, e anche radicamento storico, sono i Comuni, per tutto ciò che riguarda l'amministrazione, e va bene lasciamo le Regioni, ma con la formulazione originaria dell'articolo 117 (potestà legislativa residuale) e nessuna leva economica nè in entrata nè in uscita. Tutto è il resto è di più. In un contesto del genere, forse, avrebbero senso le istituende città metropolitane, ma nel contesto attuale sono solo un altro grosso affare fiutato dai soliti amici degli amici, come dimostra il caso Reggio Calabria, infilata per via bipartisan all'ultimo momento.
Si perchè, a rischio di sembrare qualunquisti, bisogna sottolineare che questo scempio è stato approvato con l'astensione del PD (e te pareva!) e il voto favorevole de l'Italia dei Valori (con poche eccezioni). D'altronde non è stato Di Pietro ministro a varare lo scandaloso e assurdo megaappalto per il rifacimento della A3 nella stessa sede della vecchia mulattiera, e a salvare la Società Stretto di Messina dalla chiusura rendendo così possibile lo sperpero del Ponte prossimo venturo? E come la mettono i qualunquisti dipietristi, adesso? Contro, ha votato solo l'UDC (sic!), la Sinistra lo avrebbe fatto ma non è in parlamento, vero Walter?
Siamo tutti daccordo, dunque: andiamo allegramente verso il baratro. I conti pubblici saranno totalmente fuori controllo: nel giro di pochi anni nessuno sarà più in grado di dire nemmeno come stiano messi. Anche perchè nel frattempo si è provveduto nel silenzio dei media a depotenziare anche l'azione della Corte dei Conti. Di fronte a questa concordia nazionale, cosa volete che sia la vita di ciascuno di quelli che magari perderà il lavoro dopo la bancarotta statale, o le possibilità delle nuove generazioni? Arrendiamoci, sono altre le tragedie della vita: ti diagnosticano un tumore inoperabile, o peggio ne muore la tua figlia piccola. Su bazzecole come la definitiva distruzione di un Paese, ridiamoci sopra. Dopo il default, l'azzeramento, chi vivrà potrà davvero ripartire: da concetti semplici semplici come chiunque ha diritto a un lavoro una casa un'istruzione eccetera, e tutto il resto sono variabili dipendenti. Ci state portando alla rovina? una pernacchia vi seppellirà!

ACQUA IN BOCCA!

La notizia è finalmente arrivata nei circuiti informativi ufficiali (qui ad esempio Repubblica e Corriere, ma mi pare di averla persino sentita accennare al tg) solo perchè si svolgeva ad Istambul un Forum mondiale che è finito, scusate ma i giochi di parole con questo termine fioccano, con un buco nell'acqua.
Si doveva finalmente decretare che l'acqua NON E' UN BENE ECONOMICO ma un DIRITTO FONDAMENTALE DELL'INDIVIDUO, ma non ci si è riusciti ad accordare a un livello maggiore della sua definizione di bisogno primario, di necessità. Tautologia sostanziale, inutile a salvare anche una sola delle vite minacciate a milioni dalla sete globale a venire.
Fin qui, l'omertà di cui al titolo aveva consentito al nostro governo di varare un provvedimento di sostanziale privatizzazione dell'acqua, per cui quasi tutti gli italiani ignorano che l'acqua che scende dai loro rubinetti è probabilmente, e quanto prima lo sarà certamente, quasi ovunque di proprietà di società private magari multinazionali che gliela faranno pagare cara. E lo ignoreranno fino alla prima bolletta col rincaro, quando sarà difficile capire che il colpevole della cosa è sempre SB, ma tanto se lo colpevolizzi sei un estremista e infatti se non lo colpevolizzi vai lontano, vero Wally?
Sentiamo allora padre Alex Zanotelli, un missionario, cosa ne pensa, o vogliamo dire che è comunista pure lui?
E poi, a parte aderire al gruppo "l'acqua è sacra..." su Facebook, cosa che lascia tanto più il tempo che trova quanto più il social network si sta uniformando al sistema di valori della società dell'entertainement, cominciamo ad immaginare un mondo in cui tornino prepotentemente attuali concetti "di sinistra" come la programmazione economica, per cui morirono pericoli sovversivi come Enrico Mattei.
Programmazione, senza la quale, a proposito di acqua, anche i pesci del mare tra un po' finiranno. Altro che libero mercato: senza regole che costringano gli operatori a guardare oltre il breve periodo, il capitalismo fa acqua da tutte le parti. E in Italia, ovviamente, saremo gli ultimi ad accorgercene...

STRATI DI CALABRIA PROFONDA

Saverio Strati è un grande scrittore. Per me, di più: è uno di quegli scrittori che mi ha fatto amare i libri, in quella fase della vita in cui ti innamori delle cose che poi ti porti dietro per tutta la vita ed io per fortuna mi sono innamorato della lettura, grazie anche ad una brava insegnante di liceo. C'erano Calvino, Silone, Alvaro, e c'era Strati. Il selvaggio di Santa Venere, si, ma soprattutto Tibi e Tascia, romanzo che dovete fare leggere ai vostri ragazzi: se siete terroni per fargli capire chi sono e da dove vengono, se siete polentoni per fargli capire i terroni e il peccato originale di cui pagano il fio senza averne la colpa.
Strati come molti terroni ha vissuto altrove la sua vita. E' stato in Svizzera, poi si è fermato vicino Firenze. Ha venduto molto, e con quei soldi ha vissuto dignitosamente. Fino a poco fa. Oggi, a 85 anni, è ridotto in miseria e chiede per se i benefici della Legge Bacchelli (dal nome del mitico letterato, traduttore dei classici, per cui fu varata questa benemerita legge "ad personas"). Ben altre voci si sono attivate per sostenere la sua richiesta: gli facciamo modestissimamente eco...

A SINISTRA RISPONDE UNO SQUILLO

Man mano che il declino dell'impero americano si fa sempre più evidente, nonostante il tentativo in extremis di cui il popolo usa ha dato mandato ad Obama, la scacchiera di un sudamerica finalmente fuori dalle mire strategiche dello zio Sam si va progressivamente spostando a sinistra. Anzi, si dovrebbe dire che forse è proprio perchè il tentativo di Obama prevede la concentrazione delle risorse rimaste con l'abbandono dei rami secchi dell'impegno estero, che l'affrancamento dell'America latina, cominciata già sotto Bush con Argentina Brasile Cile Venezuela Ecuador e la creazione del Banco do Sur, può proseguire liberamente: oggi tocca al Salvador, vedere trionfare alle presidenziali un esponente del Fronte Farabundo Martì.
Se pensiamo a quanti dittatori , in primis quell'Augusto Pinochet legittimando il quale Woytila toccò il punto più basso del proprio pontificato, abbiano insanguinato quel subcontinente con l'appoggio o anche la sola acquiescenza statunitense negli ultimi cent'anni... Se pensiamo a come si è risollevata l'Argentina, con un calcio nel didietro alle cosiddette istituzioni bancarie mondiali... Se pensiamo a come forse anche Cuba abbia adesso davanti una terza via tra l'isolamento dittatoriale per fame e l'assorbimento nel ventre dell'Impero... Se pensiamo a tutto questo, e magari anche alla speranza rappresentata anche dal solo fatto che gli americani abbiano trovato in se stessi le risorse per pensare ad una radicale inversione di tendenza della loro politica, a prescindere da quanto poi davvero Obama riesca a fare, ci torna un filo di speranza per questo nostro povero pianeta...
Poi torniamo a guardare dentro casa nostra, e la tristezza torna plumbea, solo in parte attenuata dal faccione di Prodi che in tivù da ragione a quanti avevano pensato e detto a suo tempo che la linea veltroniana era sbagliata (il PD senza la sinistra non può che perdere) ed era stata la causa scatenante della crisi che ha riconsegnato il Paese a Berlusconi per l'ultima, forse definitiva, volta. Che tempo che fa!....

IL TRIANGOLO NO

La Trinacria è un triangolo di terra al centro del Mediterraneo: è la sua posizione ad averle consegnato il ruolo di protagonista della Storia nel bene o nel male. Divisa tra romani e punici o tra cristiani e mussulmani per secoli, tra resistenti e invasori siano stati garibaldini o americani per i giorni necessari alla sua necessariamente preliminare conquista, tra mafiosi e vittime della mafia da sempre e per sempre.
E' notorio che fu Lucky Luciano a organizzare le teste di ponte per lo sbarco americano e la conquista dell'isola nel 1943, grazie ai suoi contatti con la mafia. Non è strano pertanto che fino agli anni 60 compresi nel Parlamento della Repubblica le commissioni d'inchiesta concludessero che la mafia non esiste, come ben ricorda Sciascia. Nè è strano che l'uomo politico più importante della storia repubblicana sia stato a lungo organico alla mafia, come è acclarato persino da una sentenza della Cassazione che viene citata solo per quella parte che fa comodo, che dice che da una certa data in poi quella contiguità non è sufficientemente provata, e non per quella parte che non fa fine, che dice che fino a quella data il reato è provato ma prescritto. Così chi fosse superficiale (cioè in Italia la stragrande maggioranza della popolazione...) può credere senza problemi a quelli che presentano Andreotti come "assolto" dal reato di associazione mafiosa.
Non è strano nemmeno che adesso una colata di piombo ricopra così bene tutta la materia, adesso che il capoccia è uno che ha avuto un mafioso acclarato dentro casa per anni, che ha un amico e braccio destro condannato per associazione mafiosa che può ancora dire che quel mafioso acclarato era un eroe, che deve tanto a qualcuno che con la crisi che c'è ritiene ancora prioritario sperperare denaro pubblico nel Ponte sullo Stretto (leggi che inchiesta, Antonio Mazzeo), non è strano dicevo che il concorso per fare il Pubblico Ministero in Sicilia vada praticamente deserto: va bene rischiare per fare il proprio dovere, ma ora che ciò è praticamente impossibile sarebbe davvero morire invano.
Quello che è strano è che a un certo punto della nostra storia ci sia stato qualcuno che fino a quando non è stato barbaramente trucidato ha indagato, scavato, incastrato, e che il suo esempio abbia rischiato davvero di risvegliare delle coscienze, di far alzare la testa e magari anche la voce a chi era contro questo inaccettabile stato di cose. Gli hanno intitolato l'aeroporto, a Falcone e Borsellino. E il fratello di quest'ultimo Salvatore, non ci fosse il web, non avrebbe dove urlare che la ricerca della verità si è fermata e persa come la borsa del giudice Paolo dallo scenario della strage di via D'Amelio. Non ci fosse il web, nessuno ricorderebbe più chi sollevò le prime ombre sulla legittimità democratica di chi spadroneggia da 15 anni. Infatti, stanno per fare una legge che impedirà di fatto la libera circolazione delle idee anche sul web. L'ennesima legge liberticida, proprio mentre formalizzano la scelta di un nome con dentro la parola libertà. Dopo averci rubato l'esultanza calcistica, ci rubano anche le parole più belle: c'è pure popolo, maledizione.

DELL'INUTILITA' DEL PROIBIZIONISMO

In questi giorni alle Nazioni Unite si discute di uno studio di Harvard, sottoscritto da 500 economisti inglesi e americani, che dimostra che cambiare radicalmente strategia nei confronti della droga sarebbe probabilmente in grado di sconfiggerla definitivamente. Il fatturato del narcotraffico ammonta infatti, pare, a circa 320 miliardi di dollari l'anno, praticamente il PIL di uno Stato come la Svezia, al ventunesimo posto al mondo. Sottratte queste risorse alla criminalità, dalla vendita legale e statale di una droga peraltro non tagliata male a individui identificati e perciò eventualmente curabili verrebbero risorse esorbitanti, sufficienti non solo a finanziare una strategia di recupero dei tossicodipendenti, ma anche che so la lotta all'Aids o alla criminalità organizzata in genere. Senza contare che togliere interesse economico a questo settore prosciugherebbe in pochi anni la sua alimentazione: i nuovi clienti nascono perchè c'è qualcuno che ha interesse a che nascano, e ciò vale per tutte le droghe. Solo che perchè una strategia capovolta rispetto a quella in atto da decenni, di dispendiosissimo quanto inefficace proibizionismo, funzioni bisognerebbe che fosse adottata a livello planetario e con coraggio e determinazione. E già i dubbi in seno all'Unodc dimostrano che purtroppo siamo ancora lontani da questa saggia scelta, che peraltro sarebbe poi osteggiata dalle chiese varie, e da tante anime pie più o meno in buona fede dentro e fuori il business dell'antidroga e quello del recupero.
L'antiproibizionismo, che fra l'altro e detto per inciso non è una cosa di sinistra ma semmai decisamente liberale, è però l'unica cosa che paga quando ad essere coinvolte sono pulsioni umane. Lo dimostrano, con buona pace sempre dei credenti e di tutti quelli che pensano che la propria morale sia superiore a quella altrui, le statistiche sugli aborti, drasticamente ridotti grazie proprio a quella normativa che li ha "consentiti" (leggi qui una vecchia intervista a Livia Turco), oppure l'immensa letteratura sugli anni del proibizionismo americano sugli alcolici, che ha creato dal nulla una enorme economia sommersa e un'intera generazione di leggendari gangsters (come Al Capone e gli altri Intoccabili).
In queste cose, insomma, non sarebbe male una dose supplementare di pragmatismo: il moralismo se non crea il problema, certo non aiuta a combatterlo. Se non per salvare i nostri figli da una piaga sociale, quand'è che possiamo rinunciare ad un po' della nostra teorica integrità morale? Legalizzare la droga vuol dire fermarla: dobbiamo agire adesso, smetterla di essere solo "chiacchiere e distintivo".

LA DECRESCITA NON E' NEGOZIABILE

Il principale difetto del modello economico imperante, dalla fine del blocco sovietico in quasi tutto il globo, è che per funzionare presuppone un mondo a risorse illimitate. E il mondo non solo ha risorse limitate, ma alcune di quelle più vitali, come gli idrocarburi e l'acqua potabile, cominciano a mostrare la corda. Teniamo conto del fatto che:
  • siamo stati meno di un miliardo per tutta la storia dell'umanità fino al secolo scorso, e negli ultimi decenni siamo arrivati a oltre 7 miliardi di individui;
  • il modello di sviluppo si è ultimamente esteso a Paesi con miliardi di persone cadauno, come India e Cina.
In questa situazione, è fisicamente impossibile che il prodotto interno lordo del pianeta aumenti ancora. Infatti, Cina e India già stanno rallentando la loro crescita, che però sarà ancora rilevante, e necessariamente a patto che il resto del mondo registri saldi negativi. E' algebrico. Non si scappa. A meno che non venga trovato un nuovo "fattore moltiplicatore" sotto forma che so di una nuova fonte di energia, o perlomeno di un nuovo vettore della stessa e di forme estese di sua microproduzione e risparmio. Quest'ultima strategia, che non è risolutiva ma fa guadagnare tempo, è quella in base alla quale gli americani hanno dato mandato ad Obama di tentare di salvare quanto più possibile la loro way of life, ed il nuovo Presidente, ammesso che riesca, ha già senza mezzi termini precisato che può essere solo a patto di accettarne un ridimensionamento responsabile.
La tirannia del PIL si era accentuata negli ultimi tempi perchè fa da traino all'economia finanziaria, tramite il tasso d'interesse e la politica monetaria. Ma ha contribuito, per questa via, a far si che l'economia finanziaria perdesse sempre più il contatto con quella reale, fino al collasso dell'ultimo biennio, di cui gli effetti peggiori ancora si devono sentire. Anche da noi, si, anche da noi: cominciano ad ammetterlo anche gli imbonitori che abbiamo eletto a governarci...
A questo punto, la leva monetaria è del tutto inefficace. Siamo in un tipico "caso keynesiano" (ricordi di università, rinfreschiamoli qui) ed è anche per questo che si evoca un nuovo 1929. Infatti, Obama parla di creazione di posti di lavoro in nuovi campi come l'energia da fonti rinnovabili, redistribuzione di reddito a favore dei ceti medio e basso, eccetera. E introduce l'assistenza sanitaria gratuita per tutti. In Italia, invece, una classe politica miope straparla di centrali nucleari, megaponti, treni ad alta velocità, cavalcando il keynesismo al solo scopo di arricchire se stessa e gli amici degli amici. Servono piuttosto tante piccole opere che impieghino tante persone per tutta la loro vita, che poche grandi opere a durata limitata nel tempo ed alto impiego di personale straniero e temporaneo. Servono servizi e infrastrutture capillari. Microproduzione di energia. Ferrovie locali. Acquedotti. Ospedali. Case popolari. Raccolta porta a porta della spazzatura e differenziazione e riciclo al massimo livello. Serve insomma una nuova ricostruzione postbellica anche se non c'è stata la guerra. Non ancora, almeno...
Purtroppo è tipico del nostro disgraziato Paese dare il meglio di se solo dopo aver attraversato la tragedia: non riesce ad immaginarla e quindi evitarla. Così Berlusconi, tra il plauso generale, finirà di svuotare il bilancio dello Stato per lanciare cattedrali del deserto che quando finiranno i soldi resteranno incompiute e pericolose. E sarà presto, e non ci saranno più le risorse per fare nulla di nulla.
Dovremmo prendere esempio dal Sudamerica e liquidare il FMI e la Banca Mondiale, cominciare ad ascoltare i vari Latouche o Benettazzo. L'alternativa non c'è: quando il mondo raggiunge il punto di rottura si ripara da se, scuotendo gli uomini in eccesso dal groppone come un cane l'acqua. E' successo nel Medio Evo con la Peste nera. Ricapiterà presto se non si adotta la Decrescita come modello universale.

LENNONIANI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!

Non so chi ha detto che non è affatto vero, ormai, che l'insieme di persone tra atei agnostici e laici che vivono la loro religiosità intimamente non sia anche in numero superiore all'insieme dei fedeli più o meno invasati delle varie chiese, ma è solo che questi ultimi sono più organizzati.
Cominciamo allora con darci un nome, tanto per non perdere ogni volta tutto questo tempo a definirci. Io propongo LENNONIANI. O se preferite IMAGINISTI, insomma ci si ispira a quel manifesto della pace e della umana convivenza che è Imagine di John Lennon. Il testo lo metteremmo sopra la cattedra al posto del crocifisso, se non fossimo convinti che nessuna fede ha diritto ad assurgere a quella posizione di predominanza, nemmeno la nostra che fede non è.
Insomma, tramite gli amici della Svolta umanista sono venuto a conoscenza di un'iniziativa di questo tipo, e credo si possa dire la prima di questa portata: la Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza (tra parentesi, il riferimento a Lennon è tutt'altro che casuale, visto che tra le varie personalità che aderiscono all'evento spicca Joko Ono).
La prima edizione di questo mirabolante evento, promosso da un'associazione chiamata Mondo Senza Guerre, partirà dalla Nuova Zelanda il 2 Ottobre 2009, anniversario della nascita di Gandhi, dichiarato dalle Nazioni Unite “Giornata internazionale della Nonviolenza”, per giungere attraverso i cinque continenti il 2 gennaio 2010 in Argentina.
Lo scopo è chiedere senza mezzi termini l’eliminazione delle armi nucleari, la riduzione progressiva e proporzionale degli armamenti, la firma di trattati di non-aggressione tra paesi, la rinuncia dei governi ad utilizzare la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, la crescita e il coagulo di una coscienza sociale mondiale contraria a ogni forma di violenza (fisica, psicologica, razziale, economica, sessuale).
I link ai vari siti spiegheranno tutto, anche come partecipare all'intero evento o a singoli tratti. Tanto ci torneremo...

LA VITA COMINCIA...

Come fare quando vuoi mandare un pensiero pubblico a qualcuno che non ama i social , non è nemmeno su facebook , e forse nemmeno più segue ...