CULL'ANCHI TISI

Il sottoscritto, a circa 8 anni...
Le feste sono dei bambini e ovviamente finchè campiamo per ciascuno di noi sono i ricordi che ne abbiamo di quando eravamo bambini noi. Ad esempio, Natale per me è mia nonna che frigge le crespelle, un parentado immenso attorno a tavola, i vecchi che giocano a carte fumando nazionali senza filtro una appresso all'altra ed io che mi sento "grande" la prima volta che uno di loro mi chiama a sostituirlo al suo posto e coi suoi soldi (monetine, per carità!) per qualche minuto, i miei genitori che litigano più ancora del solito.
Capodanno è invece una canzone che mi cantava mio nonno, che ovviamente si trova in rete in mille versioni (in fondo ve ne riporto una breve e intensa di un'artista riggitana). Ognuna ha un arrangiamento diverso, ma anche il testo ha mille varianti; quello che ricordo io è così:
bon capurannu e bon capu ri misi,
arretu 'a porta c'è unu cull'anchi tisi.
Non so se mio nonno se l'era inventata così o semplicemente aveva avuto tramandata questa, so che non ho mai capito bene che volesse dire, e non ho avuto mai il coraggio di chiederlo a lui. Azzardo adesso: avere "l'anchi tisi", letteralmente "le gambe dritte e irrigidite", nel nostro dialetto significa morire, esattamente come nel romanesco "stirare le zampe". Ora, può benissimo essere che avere un morto dietro la porta sia una metafora dell'anno che è passato mentre uno neonato arriva. Ma a me sembra più convincente che serva a enfatizzare il benessere della comunità che festeggia dentro casa, in contrasto alle sventure e agli sventurati che restano fuori.
Più convincente e più necessario adesso, che con la nuova normativa sul lavoro vedremo, in alcuni settori subito in altri dopo ma in tutti presto, ogni famiglia con il "morto in casa" di uno che ha problemi che fino a ieri credeva di non avere mai più nella vita. Poi vediamo se in quelle famiglie avranno ancora tutti voglia di giocare a quanto siamo di sinistra, e se avranno ancora un Grillo da votare e se non lo avranno più quanto gli mancherà dopo che hanno contribuito al gioco al massacro ai suoi danni (che, per carità, si è solo sommato a troppi errori tattici...).
Cerchiamo il lato positivo, vah: puntano a ridurci ad uno stato in cui non potrà che rifiorire il neorealismo, e si riscriveranno canzoni popolari bellissime come questa. L'arte nasce dalla sofferenza, si sa...
Buon 2015 a tutti!

SEMBRA IERI

Il TG stasera ha detto che oggi ricorre il decennale dello tsunami che ha distrutto le coste di un intero quadrante di pianeta. La prima sensazione, che credo in molti condividete, è l'incredulità verso quella cifra, dieci, perchè davvero sembra ieri, sforzandosi uno crederebbe a cinque, invece sono proprio dieci anni fa, "come passa il tempo" direbbe Totò come nella famosa gag della morte di Aristofane.
Sarà l'età ad appiattire l'archiviazione recente lasciando bella cicciotta quella remota, indelebile, non lo so, bisognerebbe chiedere a un ventenne. Io so solo che Contrappunti un paio di giorni fa mi, ci, ha ricordato che sono quattro anni che manca Giancarlo Fornari, e a me sembra ieri, anzi ogni tanto mi pare che mi chiami per commentare un post troppo difficile o lungo e indurmi così a emendarlo o almeno trattenermi per la volta dopo.
Io quando ero piccolo da grande volevo fare il giornalista, e se ho finito per fare uno dei mestieri a quello più vicini possibile oggigiorno venendo retribuiti regolarmente il merito è suo, come in fondo poi - ammesso che sia un merito - quello di avere voglia di tenere un blog, dopo anni di collaborazione tecnica e redazionale a Contrappunti, per non parlare dell'esperienza alle relazioni esterne.
La rivista che oggi lo commemora è ormai meritoriamente rifiorita, e già da un po' l'ho rimessa in colonna sinistra, anche se è meno "sporca e cattiva" degli altri siti che "controinformano davvero" che seguo abitualmente. Sarà anche per questo che sembra ieri eccetera eccetera...

LASCIATEMI PERDERE

"Aaah, che bello con la testa!", esclamava Totò dopo essersela
riavvitata, nel seguito di questa scena del film "I due orfanelli",
in cui tra l'altro commenta con "tranquillo, è un sogno, nella vita è
tutta un'altra cosa
" tutta una serie di accadimenti, in un capolavoro
di satira politica e sociale avanti coi tempi e senza tempo...

Io ho 51 anni e un - demodè - posto fisso. Dunque certi discorsi non dovrei farli io, ma sentirli fare da altri più giovani e con meno sicurezze, e magari sentendoli scrollare la testa mormorando "sti ragazzi di oggi...". Però non li sento, magari sarà colpa mia che oramai per ragioni anagrafiche sto fuori dal loro giro, magari colpa loro che stanno troppo sui social network, che forse sono stati inventati proprio per agire da valvola per sfoghi così neutralizzati, così come tutte le altre piattaforme di entertainment dalla tv in poi, e poco dove la loro voce avrebbe forse una qualche eco. Tra parentesi entertainment è un termine non a caso ammericano che traduciamo intrattenimento ma se tralasciassimo il prefisso "in" capiremmo meglio significato e funzione: ti tengono fermo mentre ti inchiappettano, perchè la democrazia è una brutta cosa per chi ha il potere salvo che è il migliore velo per nasconderlo, quindi basta sventolarla davanti al muso e poi fare di tutto, entertainment in testa, per vanificarla. E allora parlo io, tanto qui non mi sente quasi nessuno e posso liberarmi la coscienza ad usum posteri (una in particolare) senza rischiare il posto fisso di cui sopra.
Anche Internet, infatti, in fondo è entertainment, e la blogosfera al suo interno non fa eccezione, come pure il mondo della controinformazione dentro ancora: la differenza è solo il target, perchè bisogna tenere fermi pure quelli intelligenti e colti che si credono ancora più intelligenti e colti di quanto non siano.
Quando c'era Berlusconi tutti questi, vorrei dire tutti noi ma temo le pernacchie, erano compatti dall'altra parte, e bisogna ammettere che con un furfante peraltro macchiettistico di quella portata era facile. Con Renzi da una parte e Grillo dall'altra le cose si sono complicate un po', e con qualcuno di loro, come con alcuni miei amici, mi trovo a volte su fronti opposti anche avendo sistemi di valori in gran parte sovrapponibili. Dipende essenzialmente da quanto conta per ciascuno di noi il senso di appartenenza rispetto a quello di opportunità storica: se privilegi il primo non ti importa che chi fa una proposta politica inedita forse ti darà una possibilità di risolvere dei problemi che hai da sempre, e magari se lo aiuti pure tu è meglio perchè magari lo farà più a modo tuo, no, se lui non è dei tuoi, e con quello che dice imbarca troppi che non sono dei tuoi, allora per te è un nemico da abbattere, non ti importa se così facendo fai un favore ai tuoi veri nemici anche perchè i tuoi non hanno ormai nemmeno la minima probabilità di fargli manco il solletico.
Prendete questo pezzo di Leonardo. Dal suo punto di vista è ineccepibile, e forse è persino vero, o almeno aumentano troppo le dimostrazioni in questo senso, che Grillo non è capace di gestire il consenso che ha ottenuto indirizzandolo verso proposte che abbiano concreta possibilità di attuazione, quindi anche che il referendum sull'Euro sia un percorso arzigogolato con quasi nessuna possibilità di riuscita. Ma lui, e tutti i miei amici "di sinistra" che da quando è apparso Grillo hanno semplicemente riorientato l'artiglieria da Arcore a Genova, dimentica che quando si potrà dire che il progetto m5s avrà mancato i suoi obiettivi, ammesso che non si possa già dire, sarà tramontata anche l'ultima occasione di colpire incisivamente proprio quel blocco di potere contro cui anche loro da sempre combattono. E sperare che questo tramonto sia prodromico all'alba di un nuovo sole dell'avvenire, cioè di una nuova occasione per la sinistra quella vera, è molto ma molto più velletario del referendum sull'Euro stesso, tanto per restare nell'esempio.
Inoltre, le sofisticate argomentazioni contro l'iniziativa grillina, per quanto possano essere condivisibili, dimenticano di andare alla sostanza del problema: l'Unione monetaria, anzi l'Unione europea in genere, senza l'Italia crolla. Quindi è solo se, ed è sufficiente che, l'Italia esprime un indirizzo coerentemente e pesantemente critico verso la politica monetaria europea, che c'è una concreta possibilità che questa cambi o se no si smantelli pacificamente e guidatamente l'Unione monetaria (prima che, tra l'altro, e potrebbe accadere anche presto, crolli di suo, non guidatamente e quindi cruentemente). Di fatto, Grillo è stato ed è l'unico a proporre coerentemente questo obiettivo, anche prima del referendum: la Lega ci arriva solo ora, dopo anni in cui ha votato tutto quello che Berlusconi e il blocco monetarista ordinavano di votare, e ha la faccia tosta di tentare persino uno sbarco in quel Sud che all'avvio dell'Euro pensava di abbandonare fuori dalla moneta unica in cui con la secessione imbarcare solo la Padania (ah, magari lo avessero fatto!....). Grillo quindi è stato votato, e vedremo se lo sarà ancora, da chi, prevalendo in lui il senso di opportunità politica rispetto a quello di appartenenza, ha capito che sinistra o destra (stavolta, o ormai) non erano variabili reali, che chi aveva a cuore il benessere minimo di tutti e della collettività non aveva alternativa che appoggiarlo, contro a tutti gli altri schieramenti che invece evidentemente avevano e hanno a cuore solo di fare gli interessi dei loro mandanti del capitalismo internazionale e (così) mantenere il loro status di classe privilegiata (non a caso altro obiettivo nel mirino dell'azione politica grillina).
Sinistra e destra, poi, che se hanno ancora un senso come etichette lo hanno in questo: la politica monetaria, in quanto propedeutica a quella economica, può essere di sinistra, quando il suo obiettivo è la piena occupazione (si, anche pubblica, e pazienza se i privilegiati debbano pagare pegno), o di destra, quando il suo obiettivo è il mantenimento e il rafforzamento dei privilegi (e pazienza per i tanti disoccupati, e i tantissimi sottoccupati e/o sottoretribuiti che ne derivano). Per cui, a mio modo di vedere, se non metti in discussione l'Euro sei di destra, sappilo, anche se sei per le unioni gay o vai ai concerti giusti. Punto. E se lo metti in discussione per ora sei dei miei, poi delle unioni gay parliamo, dopo che abbiamo vinto questa battaglia assieme. E' con questa logica che fu fatta la Resistenza, baby. Ah, e ogni altra rivoluzione.
Ma io ho 51 anni e qualcosa da perdere. Le rivoluzioni le fanno i giovani e/o quelli che non hanno niente da perdere, e di solito le prime teste che fanno cadere sono quelle degli intellettuali che li appoggiavano a parole perchè non potevano, o non sapevano, o non sapevano più, sporcarsi le mani. E riescono a farle purtroppo o per fortuna solo quando le condizioni ci sono tutte, in primis un malessere tale e talmente generalizzato da ingrossarne le fila a dismisura. Per cui alla domanda se l'avventura grillina sia finita, la risposta dovrebbe essere "speriamo", perchè invece purtroppo se le cose continuano a peggiorare di questo passo dobbiamo solo sperare che il moVimento sia ancora in piedi a raccogliere la protesta e indirizzarla secondo i suoi intendimenti e il suo programma, perchè se invece nel frattempo sono, siete, riusciti ad azzerarlo, semplicemente la raccoglierà qualcun altro che vi piacerà molto ma molto meno. Andatevi a ristudiare la Storia europea degli anni 30, se non credete a me.
Io non posso che ripetere a noia fino a che ho fiato e dita quello che penso: la cosiddetta democrazia rappresentativa è una truffa, se non è accompagnata da un sistema di regole e contrappesi che da noi sono state pure pensate e scritte ma mai attuate e poi scientemente smantellate. Il risultato è una selezione della classe politica che dire perversa è poco, la corruzione inarrestabile non ne è che una conseguenza logica, e distinguere tra destra e sinistra gente selezionata così per poi restare nella "casta" tutta la vita (e oltre, grazie al nepotismo) è solo un inutile pippa mentale che tra l'altro vi hanno guidato a farvi riproponendo proprio per questo la loro falsa contrapposizione come reale. Solo nuove regole di selezione ci salverebbero. Io sarei per il sorteggio, ma mi accontenterei che diventassero Legge dello Stato le regole imposte ai suoi da Grillo pena espulsione. E se proprio volete parlare ancora di destra e sinistra, parliamo di politica monetaria. Altro non intendo: sono anziano, lasciatemi perdere. In tutti i sensi: preferisco perdere con le mie idee, che vincere grazie al fatto che il mio schieramento è guidato da uno che le tradisce.

CARTE IN REGOLA

Come Napoleone prima e Hitler poi, per conquistare la Russia il tempo di una passeggiata andata e ritorno.
Come Berlusconi, per fare i primi soldi lontano dal confine con l'illegalità.
Come Ciccio Graziani, per battere Maradona in eleganza del palleggio.
Come Bruce Banner, per risolvere le cose con calma.
Come Zucchero, per scrivere un pezzo totalmente originale.
Come Fantozzi, per sfanculare il megadirettore galattico. Anzi, per farsi eleggere alle RSU.
Come Zeman, per chiudere un campionato con la miglior difesa.
Come Maria De Filippi, per condurre un programma che non compromette il sistema di valori di partecipanti e spettatori.
Come Hannibal Lecter, per seguire una dieta vegana.
Come Caparezza, per cantare uno standard melodico con la voce impostata.
Come Paperon de' Paperoni, per sposare Brigitta pagando di tasca un ricevimento sontuoso chiedendo come regali di nozze solo beneficenza. E lasciare la Numero Uno di mancia al primo bar che capita.
Come me, per scrivere un post di agevole lettura e facile comprensione. O con le doti giuste per fare carriera e/o fare i soldi.
Come Grillo, per fare il 51% senza andare in televisione, anzi no andando all'ultimo minuto da Vespa.
Come il Partito della Vera Sinistra, quello che non esiste se non nella mente di quelli che "Grillo è populista", per fare politiche espansive senza mettere in discussione l'Euro.
Così l'Italia, Roma, questa Italia, questa Roma, ha tutte le carte in regola per organizzare le Olimpiadi.
Lo ha detto Lui, sarà vero, con tutto quel consenso deve essere vero per forza.

LA TRATTATIVA E' ANCORA QUI

No, il titolo non satireggia facile sulla cronaca romana, questione meritevole di un post di quelli così pesanti che a stento me lo rileggo tutto io. E' per dire che, nonostante i prevedibili problemini di distribuzione il film di Sabina Guzzanti che racconta la verità, per carità non "tutta" la verità che buona parte se la sono portata nella tomba personaggi come Cossiga e Andreotti e altri puntano a fare altrettanto, sulla vera natura del Potere in questo Paese, da me in qualche modo già recensito e per i motivi di cui sopra ancora non visto, è ancora in cartellone. Me lo ricorda un'amica e io lo ricordo a voi, della serie "riceviamo e volentieri pubblichiamo...".
...
Cari amici, un gruppo di persone si sta attivando per promuovere la proiezione del film di Sabina Guzzanti "La trattativa", sulla trattativa stato-mafia, in diverse città italiane. A Roma sarà in programmazione al cinema l'Aquila dall'11 dicembre. Vi prego di diffondere il più possibile questa informazione tra i vostri amici.
Io l'ho già visto e vi assicuro che ne vale veramente la pena. Il biglietto costa solo 4 euro.
Vi riporto il link dell'evento del giorno 11 in cui ci sarà anche Sabina Guzzanti, e la mail di Sabina.
Un caro saluto e grazie.
Gloria
...
Carissimi,
a Roma siamo molti ma trovare una sala sotto Natale è stata un’impresa titanica.
Eppure ci siamo! LaTrattativaContinua al cinema Aquila, Pigneto, il cinema dove pochi giorni fa ha presentato il suo film Ken Loach! L’11 dicembre ci sarò anch’io e quando potrò verrò a incontrarvi anche nei giorni successivi. Il film sarà programmato per due settimane, va da sé che se c’è pubblico potrà andare avanti ancora un po’, questo mi dicono. Quindi per favore mettiamocela tutta.
Uscire a Roma è un grande passo. Se il film va bene abbiamo buone possibilità di farlo uscire anche il altri cinema romani. Vi immaginate la faccia di tutti quelli che si sono fatti in quattro per non far circolare questo film?
Ma al di là delle possibilità future, questa è già una grande vittoria di cui dobbiamo essere tutti fieri.
Purtroppo mi dicono che non è possibile prenotare. Si può acquistare il biglietto il giorno prima volendo.
Vi abbraccio e vi ringrazio sempre per il vostro impegno e la vostra fiducia nella possibilità della liberazione. Non vedo l’ora di festeggiare con voi.
Sabina

POLITICALLY SCORRECT 2: IL FEMMINICIDIO

Anche una volta funzionava così, che quando un tema era "di moda" i giornalisti andavano a "coprirlo" così tanto che la percezione della sua dimensione relativa ne risultava distorta, ma la cosa da un lato con la tecnologia è estremamente più facile (metto le parole chiave giuste nel "motore" dei flash d'agenzia e mi arrivano di continuo risultati attinenti) e dall'altro con l'indipendenza della stampa che oramai è solo un mito lontano (tranne rarissime eccezioni) è potentemente incentivata. Di fatto, quando un tema è pompato dal mainstream, la reazione migliore, anche se controistintiva (anche perchè nell'era dei social network l'eco risultante dalla volontaria adesione al tema da parte degli utenti-pecora è ulteriormente elevata a potenza), è una sana e robusta diffidenza rispetto alle reali proporzioni del fenomeno del momento. "Il che non significa necessariamente negarlo", occorre subito precisare, anche se inutilmente: appena ti sottrai al coro dei belati, ti trovi automaticamente arruolato tra le fila del Nemico.
Faccio un esempio che non c'entra, prima di arrivare al punto. Qualunque statistica seria ti metti a consultare, scopri che probabilmente non c'è mai stato un tempo più sicuro di oggi per girare per strada. Però se uno schieramento politico capisce che gli conviene, può mettersi a cavalcare, e magari guidare, la distorsione delle proporzioni di un fenomeno operata dalla stampa, e il tutto produrrà una percezione diffusa di insicurezza che magari porti a votare chi ti promette l'esercito nelle strade. Era solo un esempio, ripeto, ma il paradigma è sempre questo.
Credo, poi, di avere una storia personale decisamente "femminista", chi non mi conosce si deve fidare, e anche questo mi consente tranquillità d'animo nella seconda affermazione "politicamente scorretta" che mi sono proposto di fare su queste pagine (la prima è recente, altre ne verranno):
un conto è coltivare un autentico rispetto per le donne, ritenere buone e giuste tutte le conquiste del femminismo e in genere preferire un sistema di valori che contempli la completa emancipazione della donna, e la persegua nella misura in cui non è realizzata, un altro è indagare criticamente sulla deformazione della realtà statistica operata da certe campagne giornalistiche e politiche, e sulle cause (e quindi i possibili rimedi) dei problemi esistenti una volta dimensionati correttamente.
In altri termini:
  • non credo affatto che stiamo vivendo tempi in cui le donne vittime degli uomini siano significativamente in più che in ogni altro periodo della nostra storia (al punto da necessitare il conio di un nuovo termine, prodromico magari dell'istituzione di un reato specifico, cosa taanto di moda...), credo semmai siano di meno - per carità anche una è sempre troppa ma certo non di più;
  • credo che tutta questa attenzione al fenomeno non sia altro che una delle tante "armi di distrazione di massa" che la classe politico/economica dominante usa per distoglierci dal guardare nella giusta direzione, cioè laddove loro e i loro mandanti ci stanno derubando delle conquiste del passato e delle prospettive del futuro;
  • non credo affatto che si possa risolvere il problema in termini di legislazione, o di repressione - certo, interventi in questo senso possono aiutare e se fatti bene aiutano nei casi singoli, ma quando e nella misura in cui questi non avvengono o sono tardivi e/o insufficienti è perché chi dovrebbe agire è in qualche misura portatore dello stesso sistema di valori dell'assassino;
  • credo cioè che il problema può essere avviato a una qualche soluzione definitiva solo se si affronta sul piano in cui realmente sussiste: il piano culturale.
Infatti, quando inorridiamo alle notizie provenienti dal mondo mussulmano, o dalle sue enclave presso di noi, in cui magari le mogli o le figlie sono trattate come oggetti di proprietà del padre o del marito, non dobbiamo dimenticare che l'identico sistema di valori era imperante dalle nostre parti fino a qualche generazione fa. Se lo abbiamo abbandonato, è stato solo perchè abbiamo perso una guerra contro un impero molto meno saggio di quello nostro di duemila anni fa, quindi convinto di potere e anzi dovere esportare presso gli sconfitti il proprio "superiore" modello di vita e sistema di valori. Il problema è che questo tipo di operazioni, per passare dalla convinzione razionale alla mente profonda del singolo e sociale, necessitano di decenni di applicazione ferma e determinata. Infatti sono ben lontani dal potersi dare per definitivamente acquisite persino nelle zone d'origine, figurarsi da noi, dove peraltro per ragioni elettoraliste è stata avviata già negli ottanta una specie di controriforma valoriale, per cui adesso è come se stessimo letteralmente in mezzo a un guado.
Un sistema di valori si chiama così perchè in quanto tale "si tiene" tutto, o niente e allora cessa di essere un sistema. Va bene la parità dei sessi, benissimo lavorare tutti maschi e femmine con parità di trattamento economico e di opportunità di carriera, perfetto il sesso tantrico o ogni altro tipo di appagamento di entrambi, eccetera, ma allora bisogna accettare anche come normale e anzi benedetto che le unioni indissolubili siano una rarissima eccezione, concedersi spesso e volentieri anche al di fuori di ogni prospettiva di unione stabile, ascoltando e imparando ad assecondare le proprie pulsioni profonde, orientare la politica economica in modo da garantire il doppio dei posti di lavoro e ogni assistenza a chi voglia avere figli in questo contesto, eccetera. I concetti di virilità, di sacralità e indissolubilità del matrimonio, di amore romantico e passione, venendo o tornando da un altro sistema di valori, cozzano contro gli altri finendo per creare nella testa di troppi una serie di corti circuiti dalle conseguenze tragiche.
Il pensiero "senza di lei/lui sono finito" dovrebbe essere trattato come una bestemmia in un nuovo catechismo laico che se non si ha il coraggio di progettare e attuare al posto delle fesserie che si mettono in testa ai bambini con quello cattolico, allora poi non ci lamentiamo se uno che, magari non essendo stato educato a sviluppare la capacità di procurarsi una normale vita sessuale dall'interazione con donne altrettanto educate in maniera speculare, trova una che gli dà retta anche se è imbranato e un po' violento, perchè lei nel frattempo è stata educata a cercarsi un marito più che vari partner per divertirsi (tra cui magari forse trovarne per caso qualcuno con cui passare un periodo più o meno lungo di intese più complesse e sfaccettate) e quindi se è un po' violento passi e se è imbranato è meglio, quando lei magari scantona per una sberla di troppo o perchè ha trovato uno meno imbranato, pensa che il mondo è finito e quindi non c'è che da morire magari prima uccidendola.
Sto dicendo che nello strano ibrido in cui ci allevano quello che accade è perfettamente attendibile, e siamo tutti vittime. Anche gli assassini. Che poi sia giusto che marciscano in galera, e comprensibile che parenti e amici della vittima li vogliano morti (comunque più di quelli che scrivono "mi piace" a un "sei morta troia", coglioni come tutti quelli che mettono le proprie foto su facebook e poi si preoccupano della privacy), è un altro paio di maniche, e non risolve il problema dei femminicidi. Che a questo punto forse è una canottiera...

POLITICALLY SCORRECT 1: IMMIGRAZIONE

Lo sbarco del 91 a Bari, fischio d'inizio della partita
finale tra capitale e lavoro che vede il primo stravincere
incontrastato. Anche grazie al fatto che l'arbitro (politici
e giornalisti, meglio se di sinistra) è nel suo libro paga...
Ok, è ora adesso di mettere ordine a un flusso di pensieri che altrimenti rischia di sembrare confuso, preferendo il rischio di sembrare uno che si monta la testa attraverso una bella autointervista. Tema: gli immigrati.
...
Come si concilia l'anima di sinistra di un grillino come te, di quelli che sostengono che l'impianto programmatico del moVimento è addirittura più o meno quello che avrebbe dovuto avere il Partito di Sinistra dei sogni, con le boutade di Grillo sugli immigrati?
Premesso che la funzione delle uscite di Grillo è acquisire alla causa tutti quelli, e sono la maggioranza, che un ragionamento pacato su un argomento non hanno proprio nè il tempo nè la voglia di seguirlo, ritengo però che quei militanti o anche semplicemente simpatizzanti del m5s che hanno voglia e tempo di farlo si possano autoattribuire la funzione di parlare a quella piccola parte della popolazione che, per dirla alla maniera dei neuropsichiatri, prende o crede di prendere ancora le decisioni con l'emisfero sinistro: è solo per questo che continuo a scrivere di politica su questo blog e che rispondo alle sue (ehm, mie) domande.
Ma non mi hai risposto. Sul blog di Grillo è pieno di esternazioni sull'immigrazione che farebbero invidia alla Lega.
Non è esattamente così, ma io non sono grillino, sono solo convinto della bontà dei cardini fondamentali della proposta politica grillina (sovranità e legalità), per cui piuttosto che difendere il Blog ti dico come la penso. Penso che non ci sia nessuna contraddizione tra coltivare sentimenti antirazzisti o che nulla hanno a che vedere col razzismo, e indagare criticamente sulle politiche della migrazione e ciò che ci sta dietro.
Cioè stai dicendo "non sono razzista, però devono starsene a casa loro"?
Cioè sto dicendo che non sono razzista, ma credo di aver capito perchè e per come gli immigrati arrivano, qual'è la strategia di cui questo flusso fa parte, di cui essi stessi sono le vittime di breve termine, e tutti noi quelle di medio/lungo termine. 
...
Lascio il giochino della finta intervista, e cerco di spiegarmi meglio.
Su Africanews - sito che sta fisso in colonna sinistra, per dire - è uscito un bel pezzo che sciorina e demolisce i luoghi comuni dei razzisti: è ovviamente tutto istintivamente condivisibile, per chi abbia una coscienza "progressista". E però. Però al punto 3, nel demolire l'assunto che "ci rubano il lavoro", per dimostrare che "il lavoro straniero in Italia ha colmato un vuoto provocato da fattori demografici" si usano dei dati Banca d’Italia relativi al Veneto del periodo 2004/2008, si ammette che "la situazione è un po’ più problematica al Sud, perché in un’economia fragile e meno strutturata spesso gli stranieri accettano paghe più basse e condizioni lavorative massacranti, rubando qualche posto agli italiani", ma si dichiara che "a livello nazionale, ad ogni modo, il fenomeno non è apprezzabile" senza fare alcun riferimento alla situazione del Paese post-2008, dopo sei anni consecutivi di crisi profonda. A parte che se è questo il metodo ti vengono dubbi anche sugli altri punti, viene da dire che anche in mancanza di dati la sensazione ispirata dallo scenario recente è ben diversa: oserei dire che oramai, specie al sud ma purtroppo anche al centro-nord, sono gli italiani che sempre più numerosi tentano di "rubare il lavoro agli extracomunitari", quando sono in condizioni di potersi permettere di fargli concorrenza al ribasso (ad esempio, se non devi pagare un mutuo per qualunque ragione, tipo stai ancora dai tuoi o ti hanno lasciato casa). Col che cominciamo a capire il progetto, che è esattamente quello che Marx aveva definito "esercito industriale di riserva", adattato ai tempi nostri (cioè fuori dalle industrie).
Se dunque il progetto del capitalismo sovranazionale, chiamato per capirci Globalizzazione, è livellare in basso la retribuzione del fattore lavoro, ecco che a quel progetto non è funzionale favorire flussi migratori controllati e legali, perchè agli immigrati che li seguono poi bisogna applicare le leggi e le garanzie vigenti nel Paese di destinazione, ma incontrollati e illegali, e se poi ci sono morti e casi pietosi tanto meglio, così i "progressisti" si inteneriscono e lasciano fare, e se qualcuno denuncia gli puoi dire che è razzista. Se questo è Grillo puoi dire "hai visto che è di destra?". Anche se usa categorie di pensiero che più comuniste non si può.
Come dice il Comandante Nebbia:
Ora più che mai, dopo che le migrazioni, dietro la scorza del buonismo ipocrita, incominciano a somigliare ad invasioni, ora che finalmente abbiamo capito che quando ci chiedono tre lire per una maglietta o un paio di scarpe non stiamo veramente pagando tutto il prezzo, ora che la crisi è piombata nel salotto di tutti ed ad essere licenziato non è più l’amico dell’amico, ma il figlio, il marito, la sorella o noi stessi, ora che nei paesi che hanno conosciuto la ferocia nazista, la reazione alla paura sospinge tanti sotto la bandiera del fascismo, ora l’oscurità si fa più vicina.
Allora forse qualcuno si pentirà di avere respinto l'ultima occasione del sistema politico democratico italiano di autoriformarsi, capendo che forse in fondo lo ha fatto solo perchè lo schieramento che rappresenta(va) questa occasione ripugnava al proprio ridicolo senso di appartenenza. E se sarà fortunato lo farà mentre osserva "i barbari prendere possesso di Roma"... A-a-àààà-ah!

VINCITORI EVINTI

No, non è un refuso, lo spazio non c'è perchè intendevo usare il plurale di un aggettivo derivato dal verbo evincere: siccome a seguire le dichiarazioni degli interessati hanno vinto tutti, persino Grillo che fa i confronti ogni volta con quello che gli pare come usavano i partitini del pentapartito, per capire chi ha vinto davvero bisogna fare uno sforzo di ragionamento.
E qui apro una lunga parente.
C'è una riuscita metafora della neuropsichiatria che identifica in emisfero sinistro ed emisfero destro due parti fisiche del nostro cervello che lavorano con due logiche diverse: una con la matematica degli insiemi finiti, l'altra con quella degli insiemi infiniti. Con una serie di conseguenze molto interessanti:
  • con la prima logica se una cosa è parte di un'altra allora è diversa dall'altra, con la seconda allora è uguale;
  • la prima ci consente tutto quel complesso di attività che presuppongono l'analisi la misurazione la comparazione, la seconda ci permette di riconoscere gli oggetti immaginare le situazioni e filtrare la mole immensa di stimoli che ci arrivano ogni istante dai 5 sensi;
  • la seconda è molto più rapida della prima ma senza la prima non riusciremmo neanche a parlarne anzi prima ancora a pensarla.
Insomma un bilanciamento necessario, che quando manca infatti si è tecnicamente malati: chi vuole approfondire si legga L'inconscio e l'infinito di Ignacio Matte Blanco. Io però ora per capirci uso un'altra metafora: se per brevità chiamiamo la prima "mente logica" e la seconda "mente profonda", esse stanno tra loro nello stesso rapporto in cui sta la crosta terrestre con il pianeta Terra, cioè la prima è in termini di massa una frazione infinitesimale del secondo, ma per noi che sopra ci viviamo la percezione è capovolta. Di più: la terra è dura e piatta, anzichè sferica e fusa, non solo per la nostra percezione immediata, anche per quasi tutte le nostre attività pratiche e scienze applicate; riprendiamo a considerarla sferica e fusa solo se arriviamo a occuparci di terremoti, o astrofisica, e solo in quegli ambiti. Analogamente, c'è in ognuno di noi un forte pregiudizio di predominio della mente logica, del tutto giustificato per tutta una serie di aspetti pratici, ma del tutto infondato oggettivamente: prendiamo quasi tutte le nostre decisioni (e compiamo quasi tutte le nostre azioni) con la mente profonda, e l'altra interviene solo dopo, con lentezza e con fatica, a raziocinarci su. E' così sempre e per tutti, e chi pensa il contrario (magari, perchè ha studiato, legge tanti libri, segue molti blog o addirittura ne ha uno....) è solo più cieco degli altri rispetto a questa verità, non più logico come crede di essere. A volte gli riesce, di esserlo, ma è una cosa talmente stancante che dura poco, e però quando finisce lui crede stia continuando.
L'hai aperta la parente? chiudila.
Essere consapevole di tutto ciò è quello che mi fa decidere, anche quando avessi possibilità diverse che non ho ho, di tenere un blog che parla all'emisfero sinistro, o alla mente logica, di (quindi) poche persone. Volessi farci dei soldi, o vincerci le elezioni, dovrei parlare all'altro emisfero, o alla mente profonda, dei miei lettori. La necessarietà di Grillo al movimento 5 stelle si spiega così: senza di lui non si sarebbe mai neanche avvicinato al 4%. E se lui continua a sbagliare mosse (non andare in TV, poi andarci in tempi e modi sbagliati, poi non andarci più) ci tornerà. Magari lui lascerà, e alcuni miei amici di sinistra allora lo voteranno, quel partitino finalmente somigliante ai loro di ogni tempo.
Si perchè l'errore di un certo "essere di sinistra" è proprio questo: non solo essere vittime del pregiudizio "della terra piatta e dura", ma essere convinti che tutti gli altri siano come pensiamo di essere noi.
La democrazia non a caso nasce in comunità molto piccole di una civiltà che aveva migliorato e semplificato un sistema di scrittura portatogli dai mercanti, ed era esercizio faticoso riservato ai maschi alfabetizzati e liberi (niente donne analfabeti e schiavi). Portarla in società di massa è fin dall'inizio un espediente manipolatorio di persone che sono state alfabetizzate con la rivoluzione industriale per ragioni produttive, quando questo livello di acculturamento è diventato incompatibile con l'esercizio indisturbato del Potere da parte dei suoi detentori è iniziato il processo di disinnesco, parallelo a quello di impoverimento generalizzato e smantellamento di quel complesso istituzionale e normativo orientato al benessere collettivo che chiamiamo "Stato sociale". E' questo processo che Matteo Renzi è stato chiamato a compiere, dopo che Silvio Berlusconi aveva adempiuto alla sua missione di instupidimento collettivo per via televisiva. E' per questa ragione che dice di fregarsene dell'astensionismo ed ha ragione di farlo. Quel poco di parvenza di democrazia che resta è per lui uno strumento, e lo usa benissimo. Quelli che ci accorgiamo della natura del suo operato siamo tutti qui e ce la cantiamo e suoniamo tra noi. A lui, a loro, basta indurre a rinchiudersi a salvare il salvabile nel proprio privato la maggioranza delle sue vittime, e affascinare parlandogli all'emisfero destro la maggioranza di quelli che ancora votano, sempre meno ma sempre abbastanza a dargli legittimità (nei Paesi anglosassoni queste percentuali sono la norma da sempre...).
La domanda a questo punto da porsi è un'altra: può un progetto del genere reggere a lungo? La risposta è: fino a quando la mente profonda di un numero sufficiente di persone non le porta ad allarmarsi sul serio. Succede quando i drammi sono oggettivamente tali, come per una guerra. Quindi succederà se la crisi persiste o magari si aggrava (l'esplosione di una bolla è sempre all'orizzonte, e stavolta non abbiamo alcun margine di ammortizzazione). E nessuna delle misure prese da Draghi, meno che meno le operazioni di facciata renziane, è in grado di fermarla: lo dicono per tenervi buoni, non credetegli. Quindi l'Euro è destinato a crollare, come qualunque costruzione senza fondamenta e con le travi portanti squilibrate, per cui l'alternativa è tra uscirne tutti e godersi da fuori la sua demolizione controllata, restarci tutti e finire sotto le macerie, o uscirne da soli e guardarsi lo spettacolo da fuori. Se in quel momento il m5s esiste ancora e magari ha fatto il tagliando, ancora può riprendersi la maggioranza relativa, altrimenti sarà qualcuno di peggiore a raccogliere il consenso della mente profonda della gente: Salvini è pronto, ma dietro l'angolo potrebbe esserci di molto peggio...
Chiudiamo con due risate va:
  1. questo è colui che mandiamo in giro a rappresentarci e farsi le foto coi koala, anche in ciò è riuscito a superare Berlusconi e Rutelli, poi ci lamentiamo se ci pigliano per il culo;
  2. questo, se riuscite a riflettere mentre vi sbellicate, è il vero progetto di riforme targato Renzi.
P.S. Questi sono quelli che si evince hanno vinto le elezioni. Ma questo non fa ridere, e dovreste leggervelo bene bene...

DI PRINCIPI E DI RE

Il Re e la sua corte: foto di gruppo con insalatiera...
Non ho la pay-tv e sul digitale terrestre l'unico canale che non prendo è quello che in caso contrario terrei quasi fisso: Supertennis. Per una serie di circostanze astrali irripetibili, però, mi sono trovato a seguire in diretta il terzo set della semifinale svizzera del Master (io lo chiamo così, come nel calcio la Coppa dei Campioni), e ho fatto di tutto per poter seguire il giorno dopo alle sette in punto la finale, tra i due numeri Uno del tennis. Forte è stata, dunque, la delusione di scoprire che la partita non si sarebbe disputata, per forfait del mio eroe, che non si era ripreso da un mal di schiena accusato già nelle battute finali del match precedente.
Non credo alle mie orecchie, penso a un errore dell'interprete nell'intervista: come è possibile che il mio eroe, un campione anche di correttezza e sportività, abbia sentito crack alla schiena e abbia deciso di provare a vincere lo stesso, preferendo consegnare al suo rivale il titolo senza sudare anzichè farglielo almeno faticare contro il suo amico e avversario peraltro meritevole del momento? "Deve aver pensato che era cosa da nulla e poteva recuperare", mi dico. E poi: "adesso anche se dovesse riprendersi fisicamente per la Davis, tra manco una settimana, è definitivamente compromessa l'alchimia di squadra con l'altro, quindi in ogni caso la coppa del Mondo a squadre non sarà svizzera neanche stavolta, quindi mai più".
Il cattivo pensiero si concretizza alla fine della prima giornata di Davis, quando il Re viene strapazzato da un giullare qualunque, uno che come apice della sua carriera ha la compresenza nel cast di un video musicale proprio con il serbo rivale del Nostro al vertice del tennis mondiale. Invece nel doppio i due nemiciamici svizzeri tornano affiatati, e nel punto decisivo il Nostro dimostra di essergli del tutto passata la bua, ed eccoci a celebrare la Prima Vittoria della Svizzera in Coppa Davis, ed insieme il Completamento del Palmares più Straordinario nella Storia del Tennis.
Ora io adoro Roger Federer al punto di averlo come sfondo nel sito, e come modello nel gioco (a distanza siderale, non c'è bisogno di dirlo) nonostante l'età. E ho sempre attaccato alla giugulare tutti i fanatici dell'eresia podistica applicata alla pallacorda che è il tennis di quasi tutti gli altri (Nadal in testa, per quando umanamente simpatico sia poi il maiorchino) quando sostenevano che era giunto il momento che si ritirasse. Ora però, caro Roger, quel dolorino che ti ha tolto il settimo Master della tua stellare carriera apparendo al momento sbagliato, e ti ha dato la prima coppa Davis scomparendo al momento giusto, ti prego, ascoltalo. Lascia ora, è il momento.
Non dovesse bastarti la preghiera di un fedele, e la smaltita per la figuraccia rischiata (pensa se avessi giocato il doppio, e il secondo singolo, come il primo...), ti racconto la storia di un Principe, uno che la Storia l'ha anche cantata, e meravigliosamente.
Dal 1972 al 1989 quattordici uscite di cui una sola raccolta, 12
album memorabili e un live epocale, dal 1990 ad oggi 19 uscite di
cui 9 tra live e antologie, 2 buone collaborazioni, e 8 album di
inediti tra cui si faticano a ricordare in totale i pezzi per un
vinile dei suoi. Diciamo che il Principe, un po' come il Presidente,
poteva risparmiarci, e risparmiarsi, questo "secondo mandato"...
C'era un ragazzo che come molti suoi coetanei imbracciava una chitarra suonando Bob Dylan. Solo che a lui veniva bene, al punto di accoppiarsi a una vena creativa che gli regalò un estro per dieci anni assoluto (quasi tutto quello che scriveva era memorabile) e altri dieci relativo (alcuni altri capolavori assoluti in mezzo a una produzione mediamente dimenticabile). Dopo, oramai sono vent'anni, quasi più niente. E però lui in tutto questo periodo continua a pubblicare album di inediti, live in cui ama (come sempre) storpiare le sue stesse canzoni, e una quantità imbarazzante di raccolte, bestof, remaster magari con inedito-per-le-allodole annesso. Molto più di quanto le case discografiche (e si, stiamo parlando di un mercato ormai marginale...) impongano a tutti gli altri, troppo più di quanto chi aveva la statura intellettuale di non farselo imporre ha ottenuto di concedere.
Insomma, Francesco De Gregori avrebbe dovuto ritirarsi al massimo nel 1996. E questo perchè è bravo: Venditti ad esempio nel 1979, Pino Daniele nel 1984, eccetera eccetera, tranne rarissime eccezioni (De Andrè su tutti, che anche se fosse vissuto sapeva come dosarsi, o Battiato che ogni disco fa cose radicalmente diverse, anche se pure lui un po' meno roba non è che guasterebbe...). Tanto i dischi non si vendono più, invece in concerto se rifai sempre le stesse cose allo stesso modo la gente è più contenta e tu ancora fai bei soldi....
Insomma, caro il mio Re del tennis: ora è il tuo momento. Lasciaci così, con la foto di gruppo con insalatiera sul comodino. Ti riposi un po', e tra un paio d'anni raggiungi Mac nel circuito seniores, se proprio hai ancora voglia di tenere in mano quel maledetto attrezzo davanti a folle che ti osannano...

TORSAPIE'

Parlare di Tor Sapienza ha per me un significato particolare, sia perchè ci ho vissuto per quattro anni nei primi 90, sia perchè il mio capufficio di allora, un pugliese simpaticissimo, affettuosamente mi aveva affibbiato il nomignolo di cui al titolo per fare una sintesi tra la mia residenza e la mia tendenza naturale a fare il saputello.
Abitavo allora in un palazzone anni 70 che pareva nato per ospitare un ospedale o un albergo della DDR, tali erano i lunghi corridoi interni su cui si aprivano i portoncini degli appartamenti. Accanto c'era un piccolo centro commerciale, uno dei primi ad aprire a Roma. Oggi non c'è più: i grossi centri hanno ucciso anche i loro fratellini, non solo i piccoli esercizi in strada. Lo stabile era brutto e grigio (ora l'hanno ridipinto mattone e salmone - vedi foto 1), ma era una reggia a confronto degli edifici di via Morandi (vedi foto 2) teatro degli episodi oggi in cronaca. Quelli, ogni volta che ci passavo, come ogni volta che passo per Tor Bella Monaca o Corviale (e tutte le zone simili della cintura romana), mi sorprendo a pensare che non ci sarei mai voluto crescere dentro, e non ci avrei mai fatto crescere mio figlio: sembra quasi che sia proprio l'architettura a spingere alla droga o qualsiasi altra piaga sociale...
Sul perché e percome Roma sia piena di periferie degradate come e più di questa bisognerebbe riguardare e mandare a memoria una vecchia puntata di Report (che ho già commentato), ma la sintesi è: in Italia l'unica vera molla di ogni opera pubblica è arricchire più o meno lecitamente qualcuno, nella fattispecie i palazzinari di ogni fazione politica, e se ci sono ricadute positive sulla popolazione sono del tutto incidentali come quelle - più probabili - negative.
Di fatto questi quartieri dormitorio sono raggiunti male dai mezzi pubblici (ai miei tempi se eri senza macchina dopo le otto di sera per rincasare la cosa più veloce era farsi quattro chilometri a piedi dribblando le prostitute, e la situazione non è migliorata mentre la popolazione vi è cresciuta) e non hanno nessun "centro" fisico, per cui i volenterosi (e ce n'è tanti) per organizzarvi un minimo di vita sociale devono fare le acrobazie.
In questo contesto la crisi economica interviene come una bomba a grappolo: ci sarebbero problemi anche se tutti avessero un reddito sufficiente per una vita dignitosa, figurarsi così. E le bombe a grappolo colpiscono a caso: quelli che hanno un qualche grado di cultura e quelli che non ce l'hanno, quelli che hanno un minimo di autocoscienza di classe e quelli che non ce l'hanno, e due decenni di berlusconismo hanno adempiuto benissimo la loro mission di riportare quelli che non ce l'hanno alla maggioranza assoluta. Quindi era assolutamente da prevedersi da un momento all'altro reazioni non inquadrabili nel "politically correct". Il miracolo era stato il 30% del moVimento alle politiche, che fa capire bene quanto importante è stata e potrebbe ancora essere (?) la funzione democratica del grillismo (e quando a sinistra questa cosa verrà capita, ammesso che lo sarà mai, sarà sempre troppo tardi), ora siamo nella normalità, con la guerra tra poveri senza coscienza di essere sulla stessa barca  (i capponi di Renzo: la metafora migliore della letteratura manzoniana) e con la destra che strumentalizza e fomenta la protesta in chiave anti-immigrati e in funzione di un suo ritorno al desco dove ha magnato per troppo poco (ma abbastanza per capire che non c'è differenza, anzi essendo affamati si strafocano).
Per disinnescare le mille Tor Sapienza pronte ad esplodere servirebbe una politica monetaria espansiva (con al centro il reddito di cittadinanza o il lavoro (si, anche statale) garantito per tutti - eccome, caro Adinolfi - e case popolari all'europea anziché all'italiana) gestita da una classe dirigente onesta. Per qualche decennio. Cioè l'uscita dall'Euro (si, anche se conviene al Dollaro) e un governo a 5 stelle senza bastoni tra le ruote esterni o cedimenti interni alla linea del rigore (tipo eccezioni al divieto di ricandidatura dopo due mandati). Cioè, mi rendo conto, una rivoluzioneun'utopia. Ma l'alternativa è proseguire su questa china come una valanga in una valle senza fondo, lo vedrete. Anche con trovate senza capo nè coda come questa per il ritorno alla terra dei giovani: come dire, in riggitano, che il governo ha risposto alla richiesta di lavoro dei nostri ragazzi con un "va zzappati u favu", un modo come un altro di mandarti a quel paese (il film è scarso ma il plot è attualissimo...).

 

REPETITA JUVENTUS

"Cave canem cave canem, in hoc signo vinces! Est est est..."
Si, lo so che a ripetere sempre le stesse cose si diventa noiosi. Ma, come forse ho già detto (appunto), non ho tra gli obiettivi di questo blog di ricavarci manco un centesimo, e quindi mi posso permettere di mantenere i contatti giornalieri a meno di tre cifre e però di dire quello che voglio quando voglio come voglio. Senza contare che la ripetizione ossessiva a mo' di mantra di concetti anche totalmente infondati, anzi proprio quando totalmente infondati, è una delle strategie principe di questi anni di lunga agonia delle istituzioni democratiche. Quindi nel mio piccolo la adotto anch'io.
Il concetto è quello riportato nel banner in alto a destra: l'unica cosa che può ancora salvare l'Italia è robetta come (1) riacquistare la piena sovranità monetaria e (2) riportare il livello della corruzione a una misura fisiologica per ogni democrazia, da altamente patologica qual'è da noi, il che tra l'altro comporta una riforma copernicana del concetto stesso di carriera politica. Entrambe le cose, ché qualunque delle due senza l'altra è inutile se non dannosa: se una bacchetta magica consentisse di azzerare all'istante l'emorragia di risorse rappresentata dal sistema "costi della politica - tangenti - evasione fiscale - mafie", restando nel sistema-Euro con gli interessi passivi che abbiamo sul groppone non riusciremmo comunque a uscire dalla spirale recessiva (siamo abbondantemente oltre l'orizzonte degli eventi, direbbe un astrofisico); e se domattina si smantellasse il sistema-Euro in modo concordato e indolore per tutti i Paesi membri e l'Italia tornasse alla Lira senza nessuna delle controindicazioni teorizzate (e quasi sempre descritte strumentalmente come sciagure dai pennivendoli, mentre le sciagure dell'Euro vengono dirottate ad altre cause quando non è possibile minimizzarle) la classe politica italiana ci riprecipiterebbe all'istante nella deriva sudamericana che avevamo imboccato negli anni 70 e 80 (e che allora fece si che gli onesti plaudissero al divorzio Tesoro / Banca d'Italia) con inflazione a due cifre e ruberie generalizzate.
Ora, finché il Movimento 5 Stelle resterà l'unico schieramento politico a proporre un intervento contemporaneo e drastico in questi due campi, avrà il mio voto e il mio appoggio a prescindere di ogni altra considerazione sulla democraticità interna (una barzelletta, quella del PD), lo stile comunicativo del fondatore, i presunti interessi nascosti del guru, la poca esperienza dei "cittadini", la collocazione a destra o a sinistra dell'elettorato (che il programma sia quasi tutto di sinistra lo può negare solo chi lo giudica senza leggerlo). Che poi questi e altri processi mentali di tanti, più o meno indotti da una formidabile campagna massmediologica, spingano il moVimento lontano da quella netta affermazione per via elettorale che pure ha sfiorato, è una eventualità che al massimo porterà a riflettere su un'occasione perduta, forse l'ultima per l'Italia. Ma fino a che potrà essere utile, io e il mio blog restiamo schierati dalla sua parte.
Salvini, ad esempio, si dice che stia rosicchiando consensi da destra a Grillo per via dello schieramento sul versante antiEuro. Ma la Lega non è credibile per una sfilza di ragioni:
  • per anni ha puntato sulla secessione dal centro-sud per agganciarsi da sola all'Europa (magari lo avesse fatto e fosse stata la sola Padania a entrare nell'Euro! oggi il centro-sud, si fosse ancora chiamato Italia o meno, ospiterebbe le PMI del nord-est e esporterebbe in tutta Europa);
  • per anni ha sostenuto l'azione di governo del campione del mondo di conflitto di interessi e corruzione, che peraltro ha contagiato troppi suoi esponenti (è la prolungata contiguità al potere in se stessa: il Male, lo volete capire o no che ha ragione Grillo? due legislature e a casa, anche se sei bravissimo);
  • il lascito più importante della sua prolungata esperienza di governo, anche perché ha contagiato anche la sinistra diventando un dogma indiscutibile, è quel federalismo che ha pesantemente aggravato, fino a renderla totalmente inintelleggibile, la situazione complessiva del bilancio pubblico italiano (averlo previsto, avere da sempre osteggiato il regionalismo è uno dei pochi vanti che mi attribuisco: ad esempio sull'Euro all'inizio invece c'ero cascato - in errori marchiani come questi), tanto che oggi l'unica vera riforma decisiva sarebbe l'abolizione non delle province (che fra l'altro stanno lì, hanno abolito solo le elezioni democratiche) ma proprio delle regioni con poteri e attribuzioni dove ha senso devoluti a province e soprattutto comuni, e tutto il resto ricentralizzato con risparmi enormi.
Non parliamo di Berlusconi che mentre sparlava dell'Euro lo utilizzava per il più massiccio trasferimento di ricchezza della storia dai lavoratori dipendenti al suo elettorato di riferimento... Parliamo invece del patetico tentativo dell'ultima ora della cosiddetta sinistra interna ed esterna al PD di salire sul carro del no-Euro, evidentemente oramai ritenuto trasversalmente quello del potenziale vincitore: i vari Vendola, Cuperlo, Fassina e compagnia cantando possono rientrare nel minimo sindacale di considerazione solo dopo che hanno fatto cadere il governo in tempo per votare con l'attuale legge elettorale, che ricordiamo non è più il Porcellum ma una sua versione molto migliorata dalla Corte Costituzionale, quindi facciamo domani che dopodomani potrebbe essere tardi. Ma, vedrete, è inutile sperarci: nessuno di loro ha la statura non dico politica ma financo umana per un'atto di eroismo del genere, che significherebbe fine della carriera politica (appunto). Bisogna capirli, per lasciare un lavoro bisogna saperne fare un altro, e dopo vent'anni di politica chi lo sapeva se l'è scordato, e comunque in Italia oggi non c'è niente che renda così con così poca fatica poi... Non ci resta che pregare, che questi interrompano il piano eversivo di Renzi e company al grido di audax fortuna juve, per restare nel latinorum del titolo. E poiché sia chiaro da dove l'ho preso, vi saluto con due brevi filmati, uno in link e l'altro qui sotto...



ORIZZONTE DDR

Si, è vero: era brutta, inquinante e lenta. E non solo non aveva alternative,
ma per averla dovevi avere amici nel Partito e tanta pazienza. Ma questo
valeva anche per tutti i tuoi concittadini, e soprattutto nemmeno il più
potente tra i politici, uno che passava come un feroce dittatore nella
propaganda capitalistica, aveva per se molto di meglio. Qualcosa di
meglio si, ma niente a confronto di ciò che può vantare rispetto a te
l'ultimo dei rozzi galoppini della politica italiana di oggi che col SUV
arrogante chiede strada alla tua vecchia Punto che vale meno
delle rate che ti restano ancora da pagare...
Se i soldi fossero davvero creabili all'infinito non varrebbero niente. La loro distanza dalla ricchezza reale è stata nel tempo incrementata camuffata dissimulata ma il legame c'è sempre eccome. Ragion per cui stringi stringi tutti i problemi del mondo si riducono a uno: il pianeta Terra ha risorse limitate, tutte peraltro derivanti più o meno direttamente dall'energia che vi riversa il Sole (tutte, anche quelli che vi riesce difficile immaginare perchè e come, fidatevi se no devo farci un post a parte e poi non dite che non vi avevo avvisato...), e siamo diventati talmente tanti in totale e troppi a usarne troppe che quelle rinnovabili finiscono ogni anno prima del precedente e per il resto dell'anno si intaccano quelle non rinnovabili. E' un problema noto ma se ne parla ancora come se fosse una bizzarria per riviste di divulgazione scientifica. E' invece, ripeto, il problema da cui derivano tutti gli altri, nessuno escluso.
Solo un boom tecnologico così grande da renderci capaci di attingere immediatamente e con bassi costi e scarse ricadute ambientali all'energia solare sposterebbe un pochino avanti l'asticella di un problema di fisica come questo. E non dico "risolverebbe" perchè abbiamo già visto come funziona con la tecnologia: moltiplicando la capacità di sfruttare le risorse crea anche i presupposti perchè prima o poi le dinamiche demografiche (numero di abitanti, durata della vita, densità abitativa, eccetera) annullino il vantaggio ottenuto con la moltiplicazione, ed è un cazzo e tutt'uno (espressione più efficace di quelle scientifiche a rappresentare un circolo vizioso).
A questo problema in natura esistono due possibili approcci tipo (ideale: la realtà è fatta di diversi toni di grigio ma tutti sono fatti di bianco e di nero), che si traducono in due paradigmi opposti in cui organizzare la società:
  1. di modo che il maggior numero di persone possibile abbia la garanzia di poter avere accesso ad una quota di risorse vicina a quella media procapite, a parte una ristretta cerchia di persone deputate a far funzionare questo meccanismo che dispongono di una quota un po' più grande, e pazienza se questo comporta un deficit di dinamismo generale;
  2. di modo che si inneschi il grado massimo di dinamismo possibile, e questo faccia salire più o meno rapidamente la quota di risorse media procapite a disposizione, e pazienza se questo è inscindbile dalla tendenza naturale a enormi discostamenti da questa media.
Questi due approcci in occasione del "salto tecnologico" (e quindi sociale) rappresentato dalla rivoluzione industriale si sono tradotti in due filoni di teoria economica (e quindi politica) chiamati rispettivamente socialismo (1) e  capitalismo (2). Al di là di ogni giudizio di valore, appare incontrovertibile che il secondo sia più adatto laddove e fino a quando i limiti sistemici sono lontani o sia possibile allontanarli, il primo laddove questi siano relativamente vicini e incombenti. E' questa la ragione storica dell'andamento dialettico tra i due sistemi nella Storia: tutte le volte in cui il capitalismo ha potuto far valere il suo vantaggio competitivo ha prevalso (fino alla vittoria apparentemente finale - al punto di essere definita "la fine della Storia" - degli anni 80), ma nelle situazioni opposte ha invece mostrato fin troppo la corda, provocando sfaceli e precipitando incurantemente milioni e milioni di persone sotto la soglia della povertà, ovvero lasciando loro una quota di risorse procapite non sufficiente a progettare una vita dignitosa (una casa, una famiglia) quando non a nutrirsi.
E' questo il quadro di riferimento in cui occorre inquadrare ogni riflessione intorno alla cosiddetta Guerra fredda: è tanto più opportuno rammentarlo quanto più il mainstream coglie l'occasione di celebrazioni a cifra tonda per riproporre a manetta interpretazioni false e distorte (anche quando ricordano che la Germania ovest potè annettersi l'est grazie alla flessibilità dei partner europei lo fanno sia per invocare la restituzione del favore che per negare la proprie responsabilità nella crisi attuale, e comunque mai sottolineano che si trattò di un'annessione depredatoria di ricchezza e forza lavoro con una moneta unica come arma letale) della Storia.
Durante la depressione degli anni 30 erano gli americani a morire di fame, riguardarsi Chaplin e Stallio e Ollio please, e con loro mezza Europa, altrimenti non ci sarebbero state neanche le precondizioni per la nascita (in Italia) e l'affermazione e la propagazione dei nazifascismi, e i successi di Stalin non avrebbero avuto tutto il fascino che avevano su mezzo occidente: aveva le risorse, e un piano per distribuirle accettabilmente. Che resse fino a che gli ammericani non spinsero il loro modello a tavoletta, nel trentennio fino al 1989, creando artificiosamente e appositamente tutta la differenza tra il livello di vita occidentale rispetto a quello di oltrecortina che spingeva i tedeschi dell'est a scavalcare il muro e alla fine distrusse, grazie al colpo di grazia degli euromissili (economico: per il capitalismo fabbricare armi è volano di crescita, per il socialismo distrazione di risorse rispetto ad altri vitali settori produttivi), il modello avversario. Infatti, non a caso, sbaragliato il campo si sono rimesse in moto, e con quanta efficacia lo stiamo verificando quotidianamente (e sarà sempre peggio, vedrete), le inerzie di sistema che costringono il capitalismo a minimizzare la retribuzione del fattore lavoro incurante di cosa questo significhi per la sussistenza di milioni di individui (e in definitiva di se stesso).
Insomma, non so se esista un governo, e a quale livello (singolo Stato, UE, mondo) questo debba operare per riuscirvi, in grado di arrestare questa tendenza  "naturale" prima che ciascuno di noi si trovi a vivere in condizioni per cui se arrivasse un Honecker a dirgli "con me forse di vivere nello spreco e nel superfluo non te lo potrai nemmeno più sognare, ma ti garantisco che avrai una casa magari grigia e brutta ma uguale a tutti gli altri e riscaldata il giusto al prezzo giusto, un lavoro per tutta la vita, e se hai pazienza una lenta inquinante ma indistruttibile Trabant" si guarderebbe in tasca, poi intorno, e accetterebbe con entusiasmo. Se ci pensate bene, con i dovuti adattamenti culturali, è la leva con cui prende piede l'integralismo islamico: un sistema che nella nostra dicotomia è da definirsi socialista, perfettamente adatto ad un mondo di risorse scarse.
Forse sto esagerando, allora prendetela come un'iperbola utile a orientarvi nelle scelte politiche (non vi va - o non vi va più - bene Grillo? allora l'odiata Lega, o una Le Pen, ma mai più il PD o ogni altro schieramento fautore o anche semplice complice - come Berlusconi, suo finto oppositore - del perverso disegno di svuotamento della democrazia che è il progetto Unione Europea a guida monetaria e monetarista), ma il guaio è, e lo sapete anche voi, che forse, almeno forse, sto descrivendo un futuro possibile. E allora maledirete con me fino all'ultimo fiato chi lo ha reso tale. E finito il fiato lascerete la parola a un profeta:
"la scimmia del quarto reich ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava le abbiamo visto tutti il culo".

70

"Mi manca..."
Il titolo è a numero perchè a lettere l'ho usato per un altro post: quando superi la cinquantina è normale che i miti di quando eri giovane compaiono sulla stampa per il loro decesso o i loro compleanni a cifra tonda...
Poi tanti li lasci perdere, perchè già ci pensano abbondantemente gli altri e tu non puoi trasformare il tuo blog in una intermittenza tra necrologi e genetliaci. Ma Giggirriva, porco il mondo che ci ho sotto i piedi, va celebrato, e per un paio di buone ragioni:
  • è uno le cui scelte (sia quando non ha mai lasciato, sia quando ha lasciato) dicono che è rimasto "intero" per tutta la vita;
  • è uno dei simboli di un anno simbolo di un periodo simbolo della nostra storia.
Era, infatti, finito il ventennio in cui l'Imperatore aveva deciso che dovevamo abbandonare il modo di vita atavico (coi suoi pro e i suoi contro) e adottare il suo (vedi parentesi precedente), arricchendoci rapidamente per evitare che lasciassimo il suo partito per passare col Papa (Imperatore=USA, Papa=URSS: decifro la metafora solo nella speranza che tra i lettori ci sia qualche under-quaranta, che non la potrebbe capire). Ed era appena iniziata la lunga fase che finirà solo quando il nostro relativo privilegio sarà del tutto azzerato, se non rispetto al terzo e quarto mondo almeno rispetto al secondo: l'autunno caldo essendo stato l'ultimo ancora forte sussulto di una coscienza poi gradatamente estinta, a colpi di crisi economiche e politiche di austerità, attentati e strategia della tensione, accerchiamento mediatico a guida televisiva e putrefazione della politica.
A movimenti di questa portata, l'alternativa a una (sempre improbabile e comunque mai prevedibile negli esiti) rivoluzione è solo la resistenza individuale, prima interiore e solo di conseguenza esteriore. Di cui Giggirriva è stato un campione, e sarà sempre un simbolo. Auguri, Rombo Di Tuono: chissà se Gianni Brera nel darti questo soprannome pellerossa si è reso conto di anticipare o forse suggerire una metafora a De Andrè...

IL GIORNO DEI MORTI VIVENTI

Ma io dico, hai novant'anni e passa, ma non ti salta mai
alla testa il dubbio che forse, dico forse, stati sbagliando
tutto, e nel dubbio non è giusto condizionare pesantemente
come stai facendo da anni il futuro di una nazione i cui figli
per forza di cose in gran parte ti sopravviveranno? Basterebbe
il dubbio, e un po' di pudore.
Ce ne fosse stato uno, di commento nel mainstream, che avesse rimarcato la "leggerissima" contraddizione tra l'odierna ostentazione di trasparenza nel curare la pubblicazione integrale della deposizione nel processo sulla cosiddetta trattativa, e l'ostinazione del tempo in cui si arrivò ad adire la suprema Corte per ottenere la distruzione dei nastri contenenti le intercettazioni dei dialoghi telefonici con uno dei protagonisti della trattativa stessa e l'assoluto divieto di pubblicazione.
Se non avevi niente da nascondere, lasciavi che pubblicassero quelle, di conversazioni, non queste per cui hai avuto tempo e modo di prepararti con calma: così, grazie al cazzo, presidente, ma ogni essere pensante è ancora e direi maggiormente autorizzato a pensare che hai qualcosa da nascondere, eccome. Ogni essere pensante, appunto. Ma ce n'è ancora in giro, o il tremendo contagio costituito dal mix di propaganda paura e mali atavici li ha zombizzati tutti, a plaudire e sperare in quella specie di vuoto pneumatico rivestito di supercazzole che ci governa?
Oggi è il giorno dei morti, e mentre i social network da giorni sono pieni o di inviti a e reportage da feste di halloween o peggio di alzate di scudi contro questa festa che sarebbe un'americanata, una tradizione d'importazione. Facebook è un'americanata, e quasi tutte le vostre abitudini quotidiane compresi molti dei vostri valori, che ad esempio verso le donne noi saremmo molto più vicini ai musulmani per dire. Halloween, invece, l'ho letto da Piero Amgela non da Mazzucco, è una forma contratta e deformata di una locuzione anglosassone che significa "vigilia di ognissanti", ed è tradizione diffusa in tutta la cristianità fino al sei/settecento che si festeggiasse, per esorcizzare la morte rammentata dalla ricorrenza del dopodomani, mascherandosi scherzando e mangiando macabramente. Lo strascico e la prova è nei dolcini dei morti di moltissime regioni, ad esempio a Reggio si mangiano,duri biscotti di cannella e zucchero  a forma e nome di ossi di morto. Ebbene, con la controriforma si iniziarono a vietare queste feste fino a riuscire ad estirparne persino il ricordo, però mantenuto da quei primi emigrati in america che al massimo ci hanno aggiunto le zucche. Hanno fatto molto peggio con San Nicola, che prima di restituircelo hanno stravolto per fini commerciali, ma non vedo alzate di scudi contro Babbo Natale: bah, misteri della zombizzazione...
Ma che ci avete nella zucca, pardon nella testa?

17 AGAIN

Titolo come un bel brano degli Eurythmics, uscito per una reunion e autocitante l'indimenticabile Sweet dreams, per doppia associazione di idee dei titoli e per coronare le scelte di colonna sonora operate dall'amico Antonello che ha riversato il vecchio video che vedete in fondo.
Si tratta di un filmato della primavera del 1981, girato in Toscana durante la gita di quinto liceo di un gruppo di amici tra cui il sottoscritto, la cui visione integrale è tollerabile solo dagli stessi per cui è sconsigliata a tutti gli altri, cui basterà il fotogramma estratto, a controprova della precoce verve alla polemica politica del vostro blogger (si parlava del referendum sull'aborto, vi dovete fidare) e forse dell'ultima generazione che aveva almeno in parte la "partecipazione politica" nell'orizzonte dei propri interessi, assieme ovviamente a tutte le scemenze che si pensano dicono e fanno a quell'età.
Eravamo dei diciottenni cazzoni, dunque, e non ci pesava affatto avere un livello medio di consumi sicuramente inferiore a quello che oggi viene considerato povertà, perché se quella assoluta e quando non hai di che mangiare dormire e curarti quella relativa è tutta un'altra cosa. Insomma, non avevamo (quasi nessuno) soldi in tasca e vestiti firmati, ma avevamo tutti qualcosa che i diciassettenni di oggi purtroppo non hanno: tante speranze, e la quasi certezza che in ogni caso avremmo vissuto meglio dei nostri genitori.
Oggi c'è chi può permettersi, da epigono di quella teoria e pratica della propaganda che nell'ultimo secolo ha fatto più vittime delle guerre di religione, per dire, di fare il cazzone a quarant'anni sparando fesserie una dietro l'altra, però ad effetto - l'ultima, quella del gettone, merita una citazione testuale:
[...] puoi discutere quanto vuoi ma il posto fisso non c’è più [...] Nel 2014 aggrapparsi ad una norma del 1970 [...] è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. E’ finita l’Italia del rullino.
Ora, trattenendosi dalla battuta facile sul dove si dovrebbe mettere il gettone del telefono lui e tutti gli altri killer prezzolati della "Repubblica fondata sul lavoro", quei ragazzi lì, adolescenti in una Reggio Calabria dove tra attentati del racket del pizzo e guerra di mafia a nessuno sano di mente e non contiguo a una famigghia sarebbe mai venuto in testa di avviare un'attività commerciale, con il loro posto fisso conquistato, nel pubblico o nel privato, a patto di immensi sacrifici comprendenti spesso l'emigrazione definitiva (molti) o temporanea (praticamente tutti), hanno acceso un mutuo e si sono comprati casa, a volte aiutati da genitori col vizio del posto fisso a loro volta, e oggi sono rimasti gli ultimi a fare girare un po' l'economia spendendo i loro stipendiucci sempre meno sufficienti. I loro fratelli minori già hanno più difficoltà, i loro figli non potranno forse mai, tranne fortunate eccezioni. E se è vero che la fotografia digitale è rivoluzionaria, è anche vero che chi capisce di foto ha parecchi argomenti per rimpiangere l'analogico, e che il sottoscritto da quella gita tornò a casa con 4 rollini di foto, che ha dovuto fare una colletta per poterle sviluppare, ma sono tra le più belle che ha, perché se devi selezionare uno scatto lo pensi meglio; come dire che ogni presunto progresso ha una faccia discutibile. Figurarsi un regresso spacciato per progresso quale è l'impossibilità di ogni progettualità a lungo termine connessa alla precarizzazione di massa a cui ci hanno destinati tutti, chi prima chi dopo.
E' probabile, visti i numeri, che alcuni dei miei vecchi compagni di scuola lo abbiano votato e siano disposti a rivotarlo, convinti dalle sue balle, il Renzi. Ma è molto probabile che parecchi di quelli tra loro ancora residenti a Reggio Calabria (io avrei fatto lo stesso, probabilmente) abbiano votato, sto giro, per il giovane Falcomatà. Dove l'aggettivo è necessario innanzitutto a rimarcarne l'augusta discendenza, di cui gli auguro di tutto cuore di riuscire ad essere degno, che però essendo responsabile almeno di parte se non di buona parte del suo consenso rende quest'ultimo proporzionalmente più fragile. E poi costituisce una sorta di supplemento di credito di immagine, non avendo ancora avuto il ragazzo il tempo di compromettersi col vischioso sottobosco politico reggino. L'età però non basta in se, e peraltro per definizione cambia, per cui lo attende una durissima prova dei fatti, impossibile da superare senza rendersi conto che la primavera reggina ascritta alla stagione di papà Italo non sarebbe stata possibile con la politica monetaria ormai abbracciata definitivamente e ideologicamente dal suo partito. Quindi Giuseppe occhio a parlare di nuova primavera quando si approssima un lungo inverno, causato in primis proprio dal partito che oggi usa il tuo cognome e la tua faccia pulita per appropriarsi di un altro successo non suo. Prima ti accorgerai che senza sovranità monetaria anche una dittatura degli onesti è inutile, come è inutile ogni sovranità monetaria in mano a un regime di corrotti, ad assicurare il benessere di un popolo, prima capirai che le elezioni le avresti vinte anche fuori dalle insegne del partito-bestemmia (e ti comporterai di conseguenza, prendendo le distanze e se serve contestando apertamente la linea renziana) o se no sarebbe stato meglio perderle, meglio sarà per te.
P.S.: vi eravate preoccupati, dopo il post scorso e l'inizio di questo, che avessi smesso di parlare di politica, magari scornato dai problemi del moVimento? niente paura, anche facendo come Carlo Bertani, e come dice egli stesso, ci sono molti modi di fare politica, anche raccontando di una gita di quinto liceo mentre commosso ti riguardi il filmino...


LARI MIEI

Nonna Carmela per chi legge questo blog, e anche per molti dell'ambiente salsero romano e per gli amici umanisti e anche per i diretti interessati della Guinea, è la protagonista di un libro di ricette scritte in riggitano con testo italiano a fronte. Per chi lo scrive, è un Lare, il dio della saggezza primitiva e istintiva cui rivolgersi al momento del bisogno. Per farvi capire perché, bastano un paio di episodi: una volta una fidanzata annosa mi lasciò male e tutti i parenti non perdevano occasione per chiedere consigliare in una parola rompere, quando nei loro veloci passaggi quotidiani a casa di lei mi trovavano piazzato li a recuperare il mio equilibrio col solo farle compagnia, e invece lei mantenne il silenzio più totale sull'argomento finché un bel giorno fissandomi negli occhi ebbe a raccontarmi, ovviamente in dialetto stretto, che aveva sognato se stessa ragazzina vestita da sposa che sposava... me, sancendo con l'abbraccio che si meritò la mia "guarigione" istantanea; un'altra volta, ripensando al marito morto da qualche anno, pronunciò in quattro parole l'abiura del sistema di valori patriarcale a cui pure aveva aderito convintamente per una vita incarnandone il contraltare femminile, pentendosi di non avergli mai manifestato l'amore che provava anziché addirittura invece riferirsi a lui con terzi per cognome. Altri tempi, direte. Ma vi prego di notare il coraggio di ammettere davanti ad un ragazzo l'infondatezza del sistema di valori a cui si era attenuta per sessant'anni, ho detto sessanta, graniticamente. E, nell'episodio precedente, la sottile ironia con cui garantiva a quel ragazzo che tra lui e l'amore la partita era ancora aperta, anche se non avrebbe mai potuto trovare una come lei.
Ricordo questi episodi in giorni che sono molto tristi per un'altra persona a me molto cara, come augurio a che lei possa d'incanto trovare in se quella ironia nei confronti delle cose della vita la cui scarsa dotazione di base tanti guai le ha sempre procurato, e quel coraggio che solo può consentirle di sconfessare decenni di scelte interiori coerenti ma per se sciagurate. Così che domani possa leggere queste righe, capirle al volo nonostante quanto siano come sempre contorte, e sorridere alla vita.

COPIA E INCOLLA

Non è pigrizia, è voglia di rimarcare con un esempio pratico che qualunque cosa ti viene voglia di gridare in questi giorni l'hai già detta, o la sta ridicendo in questi giorni meglio di te qualcun altro. Eccovi allora quattro brani che solo le mie indicazioni vi possono far capire essere tratti da vecchi post, se le saltate vi sembrerà di leggere un commento all'attualità.

21.11.2013, da Eventi normalmente eccezionali...
Il territorio italiano, infatti, è ormai diffusamente incapace di reggere quelli che la stampa ama descrivere come eventi ogni volta "del secolo" ma che invece probabilmente ci sono sempre stati, e anche quando ci fosse (e c'è) un aumento di frequenza e ampiezza degli stessi per via di fattori climatici globali l'incuria sarebbe ancora più colpevole. [...] I soldi si trovano per salvare le banche, riforaggiare Alitalia , realizzare la TAV o nuove inutili autostrade, comprare aerei militari, mantenere (peraltro in violazione della Costituzione) contingenti in guerra, alimentare una delle classi politiche più voraci vaste permanenti e articolate del pianeta con relativo immenso sottobosco, ma quando si tratta di istituire il reddito di cittadinanza o di varare un piano capillare di lavori per la rimessa in sesto del territorio i soldi non ci sono.
8.11.2011, da Governo ladro...
Solo su questo blog, una semplice ricerca evidenzia che già due volte si è parlato di alluvioni con tono da facile cassandra: i post riguardano Reggio Calabria per una banale questione di conoscenza del territorio, ma potevano essere tranquillamente stati scritti quasi uguali per Genova, peraltro anche simile orograficamente. Il suddetto salvatore della Patria in pectore a caldo se ne è uscito con un "si è costruito dove non si doveva", dimenticando di avere varato tre degli ultimi quattro condoni edilizi (il quartultimo lo aveva varato suo compare), lui che se avesse tutti i soldi del mondo li userebbe tutti per Grandi Opere e nessuno per la salvaguardia del territorio, anche se bisogna dire che purtroppo non è il solo ad avere questa scala di priorità. La disgrazia ligure di questi giorni ci ricorda per l'ennesima volta che l'Italia avrebbe bisogno non solo di mettersi alle spalle il berlusconismo/craxismo come una tossicodipendenza, cosa che consentirebbe di affrontare un "breve seppur intenso" percorso di risanamento con la speranza che stavolta sia davvero l'ultimo, ma soprattutto di entrare in un "percorso di recupero" che parta proprio da un piano roosveltiano di salvaguardia e messa in sicurezza del territorio. Altrimenti saranno danni e morti e lacrime ogni volta che PIOVE.
5.9.2010, da Raccoglie tempesta...
Poi quando succedono le cose diciamo che è fatalità. Com'era il proverbio? Chi semina vento...
5.10.2009 , da Solid rock?...
Il fatto è che guardo le colline argillose degradanti rapidamente dall'Aspromonte al mare o ai torrenti, e paragono ciò che vedo al mio ricordo giovanile di brulle formazioni arenarie con fichi d'india e poche altre macchioline verdi, puntellate qua e là da qualche casa colonica ad un piano nascosta da un mandorlo o pochi ulivi: un paesaggio tale che ci girarono alcuni spaghetti western. Ciò che vedo è invece qualcosa che somiglia a Beirut dopo i bombardamenti israeliani: centinaia di palazzi e palazzine abbarbicati alle pendici delle colline, con la facciata a mattoni o al meglio all'intonaco, e talvolta i piani superiori con il solo scheletro, quasi sempre almeno con i ferri pronti per aggiungere piani. Chiunque avesse un pezzo di terra ha edificato. Quasi sempre in economia. Quasi sempre credendo di aver fatto una casa solida per aver messo tanto ferro e fatto profonde fondamenta. Ma quasi sempre senza nessuna seria analisi geologica del terreno (o sistemazione dello stesso in maniera da non avere problemi in caso di forte maltempo).
Poi, forse già postata ma fa niente per quanto è bella, una canzone d'attualità la facciamo cantare a Faber...

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...