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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2018

OGNI FINE È UN INIZIO

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Questo 2018 si conclude con l'approvazione in extremis di una manovra che, come capita a molte mediazioni estreme, potrebbe accontentare tutti e però invece rischia di non piacere a nessuno. A me - e a leggere i sondaggi, che vedono il governo gialloverde ancora con circa il 60% dei consensi, cosa incompatibile con la narrazione di giornaloni e tiggì (ma quand'è che intervengono in Rai, possibile che devono essere "sportivi" solo i "nostri"?) sono in nutrita compagnia - sarebbe piaciuto che il mio Paese non fosse stato costretto da trattati-capestro a mercanteggiare sui decimali, ma anzi avesse potuto azzardare una manovra ben più keynesiana di questa. Ci sarebbero, ci sono, moltissime cose da fare, che uno Stato sovrano potrebbe decidere di fare (senza peraltro che i suoi conti nel medio/lungo periodo ne risentano, anzi tutt'altro: il moltiplicatore alla fine genera più entrate fiscali della spesa pubblica per investimenti che lo ha innescato) se solo…

UNA MANO

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Questa canzone a suo tempo me la ispirò la visione, già allora in ennesima replica televisiva, del film “Salvate la tigre” con protagonista l'immenso Jack Lemmon. Se leggete la trama, però, i conti non vi tornano, perché il testo sembra parlare di tutt'altro. Gli è che, come spesso capita (almeno a me, non so a voi), della visione di un film o della lettura di un libro non resta in mente, se non in rarissimi casi, la storia precisa nel suo svolgimento, ma magari una suggestione, un passaggio, una impressione di fondo. In questo caso, lo stress che stava attraversando portava il protagonista ad avere dei flashback dello sbarco di Anzio, che gli era toccato di vivere in gioventù, e in particolare dell'orrore di una mano staccata dal corpo che in quella occasione ebbe a fissare.
Detto questo, dimenticatevelo: è solo una canzone che parla della guerra, di tutte le guerre, e in quanto tale è e purtroppo sarà sempre attuale, se volete il testo (come per gli altri) basta chieder…

GLI ANTIEMETICI PLEASE!

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Essendo uno dei feisbuccari della prima ora, mi ritrovo con oltre 500 "amici", tra cui, sia per ragioni statistiche che per pregresse affinità culturali e politiche, ancora molti (troppi) piddini e simili. Un tempo - ricordate? - non era possibile filtrare il flusso di notizie, da un po' invece per fortuna si, e in modi crescentemente sofisticati, ma pur approfittando abbondantemente di queste possibilità (non "seguo" quasi nessuno e giusto un paio di gruppi) mi può ancora capitare, vista anche la suddetta quantità di amici, di imbattermi in post, ironici o seri, pluricommentati o no, che sottintendono la narrazione piddino-eurista criticando o sbeffeggiando il governo. Essendo già costretto a sorbirmeli se voglio sentire un qualsiasi tigì o gierre, lo trovo francamente insopportabile, e li chiudo subito, resistendo alla iniziale tentazione di subissarli di commenti lividi. Ma la voglia mi resta, e siccome il mezzo è il messaggio, scelgo di sfogarla costringen…

A PRESCINDERE

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No, non ci casco. Anche se sarebbe comodo, e catartico, accodarsi al filone che approfitta della disgrazia capitata nella discoteca vicino Ancona per scagliarsi contro uno che si arricchisce scrivendo cose orrende su musica che già è azzardato definire tale, oppure contro i genitori che mandano i loro ragazzini a riempire un locale a quell'ora di notte per ascoltarlo. E non è perché la vittima forse più commovente è proprio la giovane madre, peraltro anche di altri figli più piccoli, che era lì proprio per non mandare la piccola da sola, e forse le ha pure salvato la vita direttamente. E' perché qualcosa dei classici mi è rimasta nella zucca dai tempi del liceo, e so che le reprimende contro "i giovani d'oggi" non sono una roba d'attualità, e nemmeno una cosa vintage cui i nostri padri hanno costretto i nostri nonni nel sessantotto (cinquant'anni fa, si noti: se quando ero ragazzo pensavamo "50 anni fa" ci si rifaceva ai tempi della marcia su R…

LA VERA CAUSA

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A scuola e all'università si studiano tante cose, ma di quelle che poi non si usano per lavorare o comunque per il quotidiano poco rimane, specie dei dettagli. Di quelle migliori, di quelle che a suo tempo ci hanno colpito come fa un'illuminazione, resta però il succo, ad accompagnarci per tutta la vita. Ciascuno ha le sue, per me sono: alcune sintetiche prolusioni di storia e filosofia di buonanima il professor Stilo (che si autodefiniva "mezzo comunista e mezzo prete", e mentre dava apparentemente prova di incapacità didattica e si lasciava prendere in giro dai caproni che eravamo ci lasciava preziosi semi di coscienza, tipo quelli sull'ingiustizia dell'unità d'Italia e l'intima ridicolaggine del fascismo), la seconda legge della termodinamica, e le false correlazioni. Per introdurre il tema di oggi mi serve appunto rispolverare quest'ultimo concetto, per come me lo ricordo e comunque semplificato quanto basta ad intenderci.
In statistica, la c…