Musicaèdiletto

Non riesco a immaginare un mondo senza musica. Se sordo è chi non sente i suoni e cieco chi non vede le immagini, non ascoltare musica è come vedere in bianco e nero. Anzi, peggio: come vedere un libro senza saper leggere, come un foglio bianco con una serie di puntini neri...
Purtroppo, per saper suonare decentemente qualsiasi strumento occorre o averne predisposizione naturale o anni di studio matto et desperatissimo, cosa in contraddizione con la mia natura e la filosofia di questo blog. Con questo rimpianto, tuttavia, ho incrociato e incrocio la musica in vari altri modi:
  • da bambino mio padre mi faceva spesso ascoltare la sua collezione di 78 giri d'annata: parlo di Carosone, i Platters, Perez Prado, Paul Anka, Glenn Miller, Natalino Otto, Perry Como, Buscaglione, Barzizza, e una serie di orchestre e solisti meno noti ma non meno bravi degli anni 50; i dischi e il giradischi originale del 53 e perfettamente funzionante li conservo ancora, gelosamente;
  • da ragazzo ho fatto il dj nelle radio libere (e talvolta anche in discoteca, di quella musica anni 70 che non è mai passata di moda), avendo la fortuna di vivere di striscio quella stagione eroica di cui se volete avere un'idea visiva dovete affidarvi a Radiofreccia di Ligabue o a Lavorare con lentezza di Chiesa: migliaia e migliaia di piccole emittenti che trasmettevano sempre dal vivo spesso giorno e notte, in tutta Italia, con totale libertà di circolazione di idee e contenuti, tanto che si può senza ombra di dubbio affermare che quella fu l'ultima infornata di coscienze libere di questo Paese, e anche di emersione di talenti verso il successo commerciale; si perché dopo le case discografiche, animate dal tipico autolesionismo miope capitalista, prima mirarono al controllo dell'etere tramite i network che spazzarono via le piccole radio fagocitando quelle più interessanti, poi crearono i cd, poi ne impedirono il noleggio, e da quando venne (ovviamente) l'mp3 non fanno altro che tentare di bloccare la pirateria, il tutto col solo risultato di vedere sempre di più il loro mercato ridursi, poveri idioti: quando c'erano le radio libere e i vinili, ci si divideva i dischi da comprare e registrare per gli amici, si scoprivano di continuo cantanti e gruppi nuovi, e il mercato cresceva....;
  • intorno alla trentina ho comprato una tastiera e tentato di imparare a suonarla, intanto i miei cassetti erano pieni di testi adolescenziali e più maturi, oltre che di sogni come per tutti; da li a mettere su una band il passo era breve, e così l'ennesimo manipolo di terroni trapiantati a Roma si trasformò nei Ristrittizzi, che sarebbe la traduzione in calabro-siculo-omovocalico di Dire Straits, che si sciolsero prima di riuscire a suonare i pezzi propri (anche questo, tipico) per esaurimento fisico del cantante, il sottoscritto: si suonava un repertorio fuori della portata della mia voce anche se l'avessi educata (oltre ai Dire, Daniele, Caputo, Sting, Pink Floyd, U2, Hendrix, addirittura Eurythmics), in locali fumosi, senza speaker nè cuffie, e il batterista picchia nell'orecchio del pianista che allora alza il volume, il bassista lo imita, il chitarrista pure, e il cantante grida e gli schioppano le corde vocali; di quella stagione mi resta un libro di racconti pubblicato per aver deciso di convertire i migliori testi delle canzoni in storie piuttosto che lasciarli marcire nel cassetto, e poco altro: il demo che eravamo riusciti a realizzare era nel bagagliaio della mia auto quando me l'hanno rubata...
  • dell'incontro col latin jazz parlo altrove, della mia collezione di musica è meglio non parlare (dei miei gusti ho parlato spesso, ad esempio qui), ma del fatto che resto attento alla scena musicale specie dal vivo sono testimoni sia l'indicazione di due importanti siti di musica a destra tra i blog preferiti che il tag musica sempre ai primi posti di questo blog, con molte recensioni dei concerti dal vivo che seguo, specie di misconosciute cover e tribute band, come quei vecchi che non potendo più fare sesso passano le ore davanti ai siti porno...
Alla fine, come sempre, quello che conta è l'imprinting: papà Pepè che mi carezzava le orecchie da piccolo con la musica, assuefandomi a un piacere di cui non sarei più riuscito a fare a meno. Ho ricambiato, da grande, il favore a mio padre, facendogli scoprire Paolo Conte, di cui lui subito si è comprata tutta la discografia. Poi una volta mi diede una cassetta, in cui lui cantava sulle basi degli standard suoi preferiti, parliamo di cose splendide come Perfidia o Valencia o Luna rossa, che quando morì cominciai a guardare con terrore: l'avessi messa su, pensavo, sarei scoppiato a piangere, e per un "maschio calabrese" è una cosa che non sta bene. Invece quando ne ebbi il coraggio la cosa mi provocò un'incontenibile allegria, sia perché contagiato da quell'uomo che evidentemente si divertiva da matti, sia perché se ci si pensa non è che sia da tutti possedere un nastro con la voce del proprio padre. Che oggi riposa dietro a una scritta che non è il solito scontatissimo epitaffio funebre, ma un verso di Dal loggione di Conte:
viva la musica, che ti va
fin dentro all'anima.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...