SBAGLIARE

Pare che a Londra abbiano cominciato a smontarne qualcuno,
di questi cartelli, imperanti nel resto d'Europa...
Ho un desiderio, per il mio 53mo anno di vita (mia nonna, quando facevo il compleanno enne, usava sempre nel farmi gli auguri precisare che ero "entrato nell'anno enne più uno": "quant'anni facisti? trentanovi? allura trasisti ntè quaranta!"): sbagliare ogni tanto una delle cattive previsioni che mi vengono da quel poco che ho imparato di scienza politica. Quelle buone mi capita, come agli esordi di Marchionne e di Hollande, ma quelle cattive purtroppo no, e non so a questo punto se la cosa è colpa mia, merito mio, o invece solo un segno dei tempi.
Non ho voglia di riscrivere le cose, ma chi vuole può andarsi a rileggere quello che dicevo di Tsipras quando aveva appena vinto le elezioni ed era osannato dai più, poi qualche tempo dopo, infine dopo il trionfale referendum: tant'è, la fine ingloriosa di quell'esperimento impossibile (senza avere il coraggio di lasciare l'Euro o almeno essere pronti a farlo) per chi la sapeva leggere era scritta nei fatti, ed è chi è rimasto sorpreso o deluso a doversi fare un esame di coscienza. Ora, cosa può restare a chi proprio non vuole vedere nella propria vita tornare i nazifascismi, se non sperare di sbagliare a prevedere, come aveva già fatto nel primo dei tre pezzi suddetti cioè a vittoria clamorosa calda calda, che alle prossime politiche in Grecia vincerà l'estrema destra?
Senza giri di parole, la sinistra greca ha tradito il suo mandato, anche quello fresco fresco, e la pagherà. Ma, in questo, è arrivata buona ultima: i tradimenti altrove, e specialmente qui da noi, sono stati reiterati variegati e molteplici, e pazienza per quei (milioni?) che ancora credono alle etichette e non hanno capito che è rimasto solo Grillo a portare avanti qualche straccio di discorso di sinistra in Italia.
Ma che esiste, almeno in teoria, un'altra strada per la sinistra, a ricordarcelo stavolta tocca proprio a chi, forse, per primo ha tradito la vecchia, se è vero come è vero che il prototipo - purtroppo imitatissimo - di trojan horse capitalista nel socialismo è stato proprio Tony Blair: oggi è presso i laburisti inglesi, e per ora solo in loro, che stanno riprendendo piede teorie di sinistra, monetarie (che hanno al centro la piena occupazione e comunque il pieno sostentamento dei cittadini, e pertanto sono totalmente incompatibili col progetto Euro, che va fatto naufragare al più presto possibile costi quel che costi) e non (tipo, rinazionalizzare i settori cruciali a cominciare dalle banche). Per ora sto Corbyn pare stia imprevedibilmente puntando con successo al controllo del partito, e poi, hai visto mai, non voglio dire niente, tornasse Londra a fare tendenza....

TUTTI CAPISCONO IL JAZZ

Ho un pensiero complicato e non riesco a trovare una metafora semplice per esternarlo. Forse é il caso allora di darvi qualche informazione di contesto: scrivo durante un concerto jazz, forse solo perché seguendo i miei pensieri riesco a non addormentarmi.
Dice ma allora che ci sei andato a fare? Beh, intanto perché nella stessa kermesse poco fa ha finito di deliziarci un meraviglioso Daniele Sepe, e poi perché del jazz non solo comprendo l'enorme importanza per tutta la musica ma riesco persino a goderne la fruizione, quando non esagera in una dimensione precisa. Ma per dire quale devo allargare il discorso.
Negli ultimi cento anni tutte le arti hanno avuto nella destrutturazione la frontiera da varcare per continuare a innovare, ad esempio la poesia con l'ermetismo e la pittura con l'astrattismo, ma mentre le generazioni che hanno creato la rottura degli schemi prima li conoscevano, troppi di coloro che sono arrivati dopo si sono potuto permettere il lusso di nemmeno studiarli. Ora, io credo di avere il minimo di strumenti culturali per capire se uno che scrive una poesia senza metrica sarebbe capace di scriverla con, per cui se dico che tra i 50 maggiori poeti degli ultimi 50 anni 45 sono cantautori lo faccio ad iperbole ma forse a ragion veduta, invece con la musica sto messo peggio: non sono in grado di dire se dei musicisti stanno jazzando superbamente o invece solo suonando a cazzo.
Sto dicendo, per carità, che é un mio limite, ma credo che in futuro eviterò jazzisti troppo free. Poi per fortuna, infatti, é il turno di una band marocchina che punta più che sull'arditezza delle variazioni sul calore e su un paio di genialate strumentali (uno strano liuto etnico e soprattutto la linea tenuta da un basso tuba al posto del contrabbasso), ed ecco che io e il jazz facciamo pace.
Officia Paolo Conte...:

EXPOST

Dicono che non bisognerebbe giudicare prima di avere visto, e questo è uno dei motivi per cui alla fine ci sono stato, all'Expo. Altri, in ordine sparso, la presenza dei lavori di molti archistar avendo sposato un architetto e sapendo che tutta la storia della bellezza è fatta da committenti con armadi pieni di scheletri, la curiosità, e l'avere beccato un'offerta particolarmente conveniente. Fine delle excusatio non paetite, apro una parente.
I pregiudizi già nel termine che li definisce hanno una connotazione negativa che però non sempre è giustificata. Il senso letterale scevrato da questa connotazione infatti dovrebbe suggerire che almeno in tutti quei casi in cui il pregiudizio ci piglia, cioè ogni volta che il post-giudizio non sarebbe stato diverso, ci ha fatto perlomeno risparmiare un sacco di tempo. Corollario di questo teorema sarebbe che piuttosto che rinunciare ai pregiudizi bisognerebbe trovare un modo per costruirsene di buoni, in modo da spostare dal 50 e 50 teorico ad almeno un 70 e 30 il rapporto tra i casi di risparmio di tempo e denaro suddetti e i casi opposti, in cui il pregiudizio ci impedisce di raggiungere una visione corretta o perlomeno ci rende più lento e costoso farlo. E un modo per costruirsi buoni pregiudizi è quello di scegliersi con cura fonti sicure e abbondanti, e consultarle con costanza e pazienza. Che poi è il lavoro che il vostro blogger svolge, "per diletto" appunto, per se stesso e per chi di voi apprezza il "servizio"... Chiusa parente.
Che l'Expo 2015 fosse un enorme spreco di soldi, dunque, lo sapevo già, e non mi serviva la conferma che ne ho avuto: le esposizioni universali sono nate con la rivoluzione industriale e servono da sempre a fare da vetrina a un Paese nel momento in cui si trova a guidare il capitalismo mondiale o a tentare di ramparne la gerarchia, è dunque questa edizione la prima organizzata da un Paese in fortissimo declino senza più alcun apparato industriale e produttivo, col solo scopo di rastrellare un altro po' di soldi da parte di una casta di politicanti e affaristi ad essi collaterali, prima che non ci sia più niente da rastrellare per nessuno. Quello che non sapevo, e che senza andarci non potevo sperare di capire, è che cosa riuscivano a inventarsi da mostrare, di sostanziale intendo, avendo per mestiere la capacità di individuare e scartare a priori la fuffa comunicazionale, e che cosa ci trovava la gente, se mai ci fosse andata. La risposta alla prima domanda è: niente. Il padiglione con più sostanza (ma il giapponese non l'ho visto, troppa fila) è - manco a dirlo - quello tedesco, il più sincero l'uruguaiano, il più ingenuo il turkmeno, ma quasi tutti gli altri sono pura forma, poco più che sofisticate versioni di spot turistici, e il peggiore di tutti da questo punto di vista (perchè l'edificio è invece bellissimo) è ovviamente proprio quello italiano. La risposta alla seconda invece ti viene sussurrata all'orecchio dalla gente in coda ovunque (nonostante l'affluenza al di sotto delle attese, e meno male altrimenti ci scappava il morto), poi suggerita dai ristoranti e dal merchandising, infine sbattuta in faccia quando ti ritrovi col naso in su e la bocca aperta sotto l'Albero della vita coi suoi giochi d'acqua musicali assieme ad altra miglialia di bambinoni: è un luna park. E alla gente puoi togliere tutto, diritti soldi salute dignità, ma non i luna park, che anzi nella storia sono presenti in concentrazione inversamente proporzionale alla diffusione del benessere.
Venghino siòri, e buon divertimento. Occhio al portafogli, che tanto a svuotarvelo ci pensiamo noi. Di quello che c'è ancora....

VIRTUTE E CANOSCENZA

Poteva succedere questo, ai tempi del vinile: di comprarne uno con la copertina
doppia disegnata da Andrea Pazienza: quattro capolavori di facciate più il book...
Più gli strumenti che abbiamo ci consentono di scrutare in là nello spazio e (il che è la stessa cosa) indietro nel tempo, più sono destinate a moltiplicarsi "scoperte" come quella recentemente rimbalzata sui media, di pianeti "gemelli" alla terra, cioè grosso modo di dimensioni consistenza e distanza da una stella media simili al nostro, e quindi con una qual certa probabilità di aver potuto sviluppare forme di vita, magari senziente.
Sono scoperte, però, ben dentro e lungi dal contraddire il paradosso per cui, moltiplicata per il numero di stelle nella galassia (anche lasciando perdere la quantità di galassie nell'universo), la pure minima probabilità di esistenza di un pianeta "vivente" attorno a una stella dà una probabilità totale praticamente pari a uno, come dire che è assolutamente certo che esistano altri pianeti abitati come il nostro, ma però data la distanza tra le stelle la probabilità che ci sia un contatto tra le civiltà di due di questi pianeti (anche non completando la frase con "compreso il nostro") è praticamente pari a zero, come dire impossibile. A meno di non avere la "velocità curvatura" di Star Trek o un più pratico (anche se i telefilm relativi sono largamente meno affascinanti) Stargate...
Ebbene si, amo la fantascienza. Ma detesto i fantasy: non avrei neanche iniziato a leggere "La legione perduta" se mi fossi informato su che genere fosse - dal titolo mi sembrava un romanzo storico, al massimo con qualche libertà come "L'ultima legione" di Manfredi - ma ora voglio vedere come va a finire, soprattutto vedere se i romani catapultati da una stregoneria, innescata dall'incrocio tra due spade "magiche", che sembra proprio uno stargate, riescono in qualche modo a tornare indietro. Perchè è questa, la vera magia di ogni "portale", nella nostra vita: avere l'ardire di volerlo attraversare anche se si ignora se esiste, anzi forse anche se si sa che non esiste, un modo per invertire la marcia...
E si, perchè di tutte le doti che una persona può avere, il coraggio è forse quella più peculiarmente "umana", tanto è vero che su essa è imperniata, più che sulla proverbiale astuzia e solo attorno alla tematica del viaggio, la struttura di quell'archetipo di ogni letteratura che è l'Odissea: non c'è storia mai scritta dopo che non gli debba un qualche tributo, che non sia che al massimo un approfondimento di un tema che nel capolavoro omerico già c'è. Neanche Dante resiste a confessarlo, infilando nel suo Inferno una sorta di citazione che è solo apparentemente una postfazione, essendo invece in realtà la dimostrazione di avere centrato il punto, quello che una volta si diceva "il messaggio": Ulisse, tornato da Penelope dopo 20 anni di "odissea", subito ne riparte, con dei compagni assetati di altrove e conoscenza come lui, per trovare alfine la fine nel mare attorno alla montagna del purgatorio, in cui si imbattono dopo aver varcato le colonne d'Ercole. Ma non c'è nessun dispiacere, non può esserci, per questa fine tragica, perchè questa è certa anche per chi non vive appieno, e non c'è altra virtù a definire meglio l'umanità che questa insaziabile curiosità unita appunto a coraggio.
Pure Vecchioni, se mi perdonate l'accostamento al sommo Poeta, si accosta a Ulisse con questo approccio, e quindi vi lascio, per qualche giorno in cui forse non ci sentiremo tanto spesso, con due parlati su "Ulisse e l'America" che il cantautore mette a fare da sandwich all'hamburger rappresentato dalla sua vecchia Pagando, s'intende quando la riarrangia per Il grande sogno. Cito a memoria, e buone vacanze...
Ulisse,
ecco uno che tutto sommato ha la faccia:
salato, tritato - begli anni negli Hilton d'Arabia! -
e Dio, se scopava!...
E Mery,
mi ha chiesto la strada, lo svicolo, il ponte, l'imbuto, e poi si è sorpresa;
correva? Guardava le stelle?
L'America è senza ricordi,
e che lingua strana per dire "le voglio parlare"! Le voci non erano più quelle... 
Ho preso dai figli moltissimi vizi:
Succhiarmi le dita, sapere che questo è un sapore da amare,
guardare la luna dall'angolo retto,
sporcarmi, pulirmi,
ripetere sempre le stesse parole che aspetto...
...
Vorrei dirti sempre che t'amo,
ma non quando è facile, oppure, le braccia conserte,
si guarda quel muro davanti, si ascolta il rumore.
Vorrei lo sapessi: non sono il migliore,
ho un patto con gli anni, cavalco, ho paura,
mi tengo da sempre una mano sul petto,
dovesse mai smettere - ascolta - di battermi il cuore.

TRE CORSIE DI ILLOGICITA'

Ho letto sul blog di Scanzi un divertente pezzo di satira di costume sugli italiani in autostrada; il sorriso però ha lasciato presto spazio all'amarezza, vuoi perchè se no non sarebbe buona satira, ma vuoi anche perchè il richiamo alle tre corsie mi ha evocato trasversalmente qualcos'altro, che subito non sono riuscito a mettere a fuoco. No, non era l'attendibile identificazione della fauna descritta, e nemmeno una botta d'autocritica... ecco: è che avevo visto quelle tre corsie in un posto dove davvero non mi aspettavo di poterle trovare. Regia, mettete su la foto...
Marino è un sindaco che si vanta di muoversi in bicicletta, come almeno un illustre predecessore, da cui si è distinto per almeno essere riuscito a battere Alemanno alle elezioni (ma se ci pensate era facile, sputtanato com'era dal malgoverno, mentre pochi anni prima lo sputtanato era l'altro), e però poi per poco altro, troppo poco per le attese che derivavano dal suo curriculum di "alternativo vero". Tra l'altro, lui ha vinto le comunali con l'appoggio di un PD a livello nazionale ancora paladino dell'opposizione di centrosinistra, e però ora se lo trova al governo e, a maschera gettata, ormai apertamente di centrodestra economica e di malaffare politico. Non può durare, lo attaccano da tutte le parti, dagli ambienti destrorsi che hanno appena fatto a tempo ad annusare il magnamagna alla nuova cricca dei padroni del vapore piddino: quasi quasi mi torna simpatico...
Invece eccolo che pur di restare in sella rimpasta, abiura, richiama alle armi veterani della finanza creativa, in una parola sbraca davanti al Capo. Dopo essersi già distinto per essere rimasto dietro al suo predecessore fascio perfino nella salvaguardia urbanistico/ambientale, se è vero che quello almeno una zozzeria (l'ampliamento del parcheggio sotto al Pincio) l'ha fermata mentre lui manco mezza, manco il prolungamento assurdo della linea C, manco per dire le olimpiadi, figurati il giubileo straordinario di papa Diego Armando Cheguevara primo. Le olimpiadi, una città che non ce la fa manco a fare funzionare decentemente le due linee di metro che ha, buttare ancora una volta (coi cantieri per i mondiali di nuoto 2009 ancora aperti) un pacco di miliardi di cui mezzo, a volersi tenere bassi, nelle tasche dei soliti noti, quando non si sa come mandare avanti i servizi essenziali!
Insomma, siccome "noi siamo quelli dell'ambiente e dell'intelligenza circolatoria urbana", dopo aver chiuso al traffico trecento metri di stradone fascista (almeno sradicarlo...) così congestionando la circolazione nei chilometri attorno, dopo aver tronfiamente piazzato le preferenziali dove hanno fatto solo danno (la Togliatti, ad esempio: erano tre corsie senza quasi mai traffico, quindi gli autobus scorrevano come le auto senza problemi, anche se qualcuno parcheggiava storto, oggi con il parcheggio nello spartitraffico e la preferenziale a mano sinistra, alle auto restano due corsie a destra di cui una sempre piena di auto in divieto di fermata quando non in doppia fila, ed ecco che oggi è quasi sempre congestionata), ecco la trovata per bloccare definitivamente il traffico dove già prima era difficile, ma almeno nelle ore con meno flusso scorreva: dei bei spartitraffico bianchi e rossi dove proprio non ci starebbero, e ora la fila inizia a via Merulana...
Il tutto in una città dove ancora l'auto è concorrenziale, e non perchè ci si cammini bene, ma perchè coi mezzi si cammina molto peggio (quando funzionano a regime, figurarsi quando scioperi bianchi e altri frutti di scelte sciagurate li tengono sotto frequenza, come negli ultimi tempi: un vero inferno, credetemi - parlo ai non romani: ai romani non serve...). La genialata è azzerare questo gap peggiorando dove e come si può la circolazione delle auto, non come sarebbe logico migliorando il servizio pubblico fino a indurre la gente ad abbandonare l'auto per convenienza. Così chi può, logisticamente ed economicamente, torna ad andare in macchina, almeno è seduto comodo e fresco a sentire la radio, e non schiacciato tra una badante ucraina sudata e un ragazzotto col volume degli auricolari così alto che lo senti forte tu, le orecchie se le sarà giocate...
Altro che Romasonoio, figlio d'arte carissimo! Quando dopo 20 minuti arriva la metro senza aria condizionata e la banchina è piena e il treno pure ma tu devi salire per forza, quando ti strarompi a separare e diversificare col sospetto che poi rimischino tutto che non ti abbandona, quando scopri che anche l'accoglienza è un bisinissi, e alla fin fine che manco votare per la sinistra del tuo partito ne impedisce la deriva destrorsa ormai inarrestabile, anche queste iniziative di piglio volontaristico-responsabilitario hanno uno strano retrogusto di stantìo, purtroppo.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...