CHE ORA UE?

Stavolta inizio con un esempio, neanche molto originale. Hai un problema di salute e risolverlo costa una cifra che non hai (e non hai più i genitori, o li hai ma non hanno soldi a pizzo manco loro): facciamo 10mila euro. Se lo passasse tutto la mutua, sarebbero 10mila euro in più di debito pubblico. Siccome non lo passa, li devi chiedere in prestito (in banca o da Totonno 'o zozzuso poco cambia, se non che quest'ultimo è un filino più umano...), e sono 10mila euro in più di debito privato. Cosa è peggio? Quale scenario è più "civile" e dimostra che il Paese in cui vivo è socialmente avanzato e sostanzialmente democratico? Esatto. Anche a non voler fare debiti per investire, i guai accadono, e in tal caso una società giusta è quella che si divide il carico, una ingiusta è quella che lasci che pesi sugli sfortunati. Che poi, la sfiga è cieca come la fortuna, e magari prima o poi tocca pure i fanatici della UE che continuano a bersi la favoletta del debito pubblico e a votare PD.
Generalizzando, nel mondo occidentale sedicente avanzato non ci sono Paesi senza debito, ci sono Paesi con alto debito pubblico e Paesi con alto debito privato, e i secondi sono quelli che starebbero messi peggio e farebbero stare peggio i propri cittadini, se non fosse che hanno i mezzi, e li usano, per combattere da trent'anni una guerra commerciale occulta contro i primi, grazie anche ai tanti collaborazionisti consapevoli o meno, che scarica su di loro e i loro cittadini la maggior parte del peso delle crisi causate invece dalla propria dissennata gestione economica. Leggete con questo filtro tutta la costruzione UE/Euro e tutta l'infinita crisi innescata dalla bolla immobiliare americana del 2008, e vi sarà tutto chiaro, se volete. I meno pigri e più desiderosi di approfondire, invece, possono continuare la lettura.
Quello che vi hanno sempre detto negli ultimi decenni, e che continuano a dirvi i cosiddetti esperti in televisione, è che il debito pubblico si è creato per avere vissuto sopra i nostri mezzi, e quindi bisogna ripagarlo per avere il diritto di sedere ad armi pari in un consesso pacifico e foriero di sviluppo come l'UE. Falso, falso come una banconota da 23 euro. Il debito pubblico da noi è impennato per due fattori: l'aver sottratto la Banca d'Italia dal suo ruolo di prestatore di ultima istanza, proprio mentre una classe politica intera convinta di essere inattaccabile portava la corruzione a livelli fuori scala rispetto alla normale accettabilità in democrazia. La spesa pubblica fuori controllo dei craxiani e affini non avrebbe potuto da sola senza il divorzio Stato/BdI innescare la spirale, e comunque questa non solo non si è arrestata ma ha continuato ad alimentarsi quando quella stagione è finita ed è iniziata l'austerity, ormai 27 anni fa. E' infatti da allora che l'Italia è in avanzo primario, cioè al netto degli interessi sul debito pregresso il flusso di ricchezza che va dallo Stato ai cittadini è inferiore a quello opposto. Siamo i più virtuosi del mondo, ma il debito pubblico cresce. Come mai? Ma grazie alla trappola in cui ci hanno cacciati, incaprettandoci alla lobby dei banchieri come un povero bottegaio con gli usurai! Il loro obiettivo? Costringerci a trasformare il debito pubblico in privato, perché se riduco i servizi, privatizzo il privatizzabile, blocco il turnover nel pubblico impiego, faccio chiudere le PMI, eccetera eccetera, in una parola impoverisco la classe media, questa fino a che può tenta di mantenere almeno in parte il livello di vita precedente svendendo i beni eventualmente accumulati con sacrificio dalle generazioni precedenti e indebitandosi. Una guerra (lo si comincia ad ammettere esplicitamente anche negli ambienti della finanza..), con tanto di vittime, e non è una metafora.
Un esempio di che affare sia l'UE viene dalla cronaca spiccia: è di oggi il provvedimento che stabilisce l'abolizione dell'ora legale, l'anno prossimo dovremo decidere in pratica in quale fuso orario restare per sempre. Cioè, se restare per sempre in un fuso che d'estate fa giorno mentre dormiamo e fa buio relativamente presto, o in uno che d'inverno lasciamo si le luci spente un'ora in più nel pomeriggio ma dobbiamo accenderle a lungo la mattina quando ci alziamo. Il doppio cambio d'orario, per chi non lo sa o non se lo ricorda, è stato uno dei volani della trasformazione dell'Italia in potenza industriale, causando enormi risparmi nella bolletta energetica. Ma al nord Europa serve poco, perché a quelle latitudini comunque l'escursione è enorme e un'ora in più o in meno non sposta. Quindi si abolisce. Ma non solo a loro che non gli serve, anche a noi che ci servirebbe, con patetiche giustificazioni di allineamento commerciale o di ricadute circadiane sulla salute. Questa si che è una metafora: di a vantaggio di chi e a svantaggio di chi sia concepita l'Unione Europea. Non che ce ne fosse bisogno (lo confessano), ma magari questa la vedono anche i sordociechi volontari dell'europeismo ad ogni costo.
Altro esempio alquanto significativo: quante battaglie, anche su questo blog, negli anni ci hanno fatto combattere sotto le insegne della sinistra progressista contro il bavaglio alla libera informazione che tentava di imporci il "cattivone" Berlusconi? Ora che un provvedimento dai probabili effetti analoghi (basta caricare il video sbagliato o mettere il link sbagliato, e un blog come questo deve chiudere, perché incapace di sostenere anche le sole spese di un giudizio che fosse sicuramente vincente, e anzi intanto viene chiuso dagli algoritmi che ci potete scommettere i big della Rete metteranno su in tempo reale, per salvarsi il culo loro) viene imposto dai signori dell'UE, non fanno neanche un plissè (come il palo di Jannacci), anzi fanno a gara a chi la intorta meglio ("è contro i giganti del web" - si, li ammazza di solletico...) a persone che intanto vengono progressivamente rese sempre più stupide.
Intanto l'ultimo argine al ritorno al governo dei Nemici della Patria, il M5S, continua a scendere nei sondaggi e a perdere elezioni locali. L'ho già detto: non vale dire che "sono solo sondaggi" perché erano tali anche quelli in cui tenevi o crescevi, né che "sono elezioni diverse con leggi elettorali che premiano le coalizioni e noi da soli restiamo il primo partito" perché di fatto una quota di quelli che avevano creduto in loro proprio in quanto ultima speranza sono delusi dalla loro irresolutezza nel realizzare i loro obiettivi primigeni, specie in confronto a una Lega che invece proprio su quel terreno si continua a distinguere. Perché il moVimento riprenda quota, occorre che cambi rotta subito e che questo governo  duri abbastanza da consentirglielo. Entrambe cose che non è detto che succedano. Ma vista la sua natura e la sua genesi, è opportuno ricordargli "dal basso" quale dovrebbe essere questa rotta:
  • Rai - Spoil sistem spietato (come fatto da tutti gli altri fino ad ora: il fairplay bisogna poterselo permettere, e quando sei attaccato di continuo con le stesse armi con cui di solito sono i governi a deformare le posizioni delle opposizioni e non viceversa, e tu perdi consensi a vista d'occhio, non puoi permettertelo. Fabio Fazio non può impunemente continuare a spargere il verbo ultraliberista monetarista e turbomondialista come fosse il Vangelo quando ormai esso rispecchia opinioni e interessi di una parte sempre minore di italiani, non a spese (salatissime) di tutti questi ultimi: si trovasse un editore privato, e si facesse pagare uguale se ci riesce. E lui è solo l'esempio più macroscopico;
  • TG - Magari avessero dato spazio alle opposizioni così tanto, nei decenni scorsi! Il modello è quello classico del "panino": "farcire" la posizione che vuoi nascondere tra due "fette di pane" di quella che vuoi evidenziare. Ripeto, fino a ieri si faceva a favore dei governi, oggi si fa il contrario. Ad esempio, sugli accordi con la Cina (nonostante Mattarella per una volta si sia comportato a dovere, figurarsi se avesse remato contro come su altri temi...) i tanti pro (che la Cina incarni proprio quel "capitalismo sociale" che noi abbiamo inventato e perduto, che adesso stia pure all'avanguardia sui temi dell'ambiente, che l'accordo possa portare tanti soldi che viste le vacche magre imposte (ma non a tutti...) da Bruxelles hai visto mai aiutino, che il multipolarismo possa essere un fattore di miglioramento di un mondo guardacaso in guerra ed in crisi da quando è rimasto con una sola superpotenza, eccetera) sono infilati in mezzo ai pur giusti contro (che non vi ripeto per par condicio) che così sono i soli che si ricordano;
  • Moneta - Basta trattare con gli aguzzini per uno zero virgola in più! Se non si ha la forza politica per chiedere alla UE la liquidità necessaria al Paese per riassorbire la disoccupazione e rilanciare il ciclo economico, e se non te la danno uscire dall'Euro, crearsela in casa con i non pochi strumenti di sovranità monetaria rimasti: conio di monete metalliche, mini-Bot, Certificati di credito fiscale, eccetera. Quando si scoprirà che già nel medio termine il loro utilizzo il rapporto deficit/PIL lo abbassa, altro che alzarlo, si sarà strappata la maschera al Sistema, che ci tiene sotto lo scacco dell'austerity perché intende impoverirci non perché i suoi dogmi economici abbiano fondamento scientifico o empirico (sono anni che nella realtà dispiegano effetti contrari alle loro intenzioni dichiarate, facendo aumentare il suddetto rapporto anzichenò). E il governo che avrà avuto il coraggio di farlo passerà alla Storia, poi vediamo quanto valevano i sondaggi e le batoste alle amministrative...;
  • Onestà - Legge costituzionale che modifichi l'elettorato passivo: è eleggibile solo chi abbia compiuto tot anni e non abbia già ricoperto cariche elettive nazionali per tot anni. Legge ordinaria che imponga per legge la sospensione da ogni incarico agli indagati fino alla eventuale archiviazione, ai condannati fino alla conclusione dell'ultimo grado di giudizio, ai condannati in via definitiva per sempre, e stabilisca la sospensione di ogni tutela di privacy patrimoniale per chiunque svolga un incarico politico o di alta amministrazione, che deve dare ragione politicamente e pubblicamente di ogni significativo arricchimento durante la carriera elettiva.
Mentre scrivo non so ancora come si concluderà la telenovela Brexit, il ping pong è al momento sul si, rinviato a maggio, ma senza accordo con la UE nonostante la May avesse offerto in cambio della sua ratifica le proprie dimissioni. Ma anche se i nostri media ci si buttano a pesce, infarcendo ogni servizio di retorica europeista, non è lì che si decidono i destini dell'Unione Europea. Che essa sia un cadavere ambulante, infatti, lo dimostra a contrario il novissimo Asse Parigi/Berlino, accordi che infatti non vengono affatto approfonditi dagli stessi media, altrimenti dovrebbero dire che sottintendono una nuova visione geopolitica in cui la periferia dell'Unione, dopo averla massacrata per 30 anni distruggendone il tessuto industriale, viene finalmente esplicitamente tagliata fuori. Resta solo una questione da porsi: dal momento che la UE sarà comunque chiusa da chi l'ha concepita per trarne profitto, evidentemente perché non gliene rimane molto altro da trarne, conviene attivarsi (e servono giuristi, più che economisti) per lasciarla prima, perché come in amore è meglio prendere sul tempo un partner stufo di noi, o conviene aspettarne la dissoluzione, perché tanto avverrà a breve e ogni proattività è fatica sprecata? Di sicuro, farsi trovare pronti potrebbe essere un merito decisivo per qualunque governo ci riuscisse, un credito da spendere per generazioni.
E ora un po' di link, finché ce li lasceranno mettere li metto, poi scriverò senza riferimenti, tanto chi vuole se li sa cercare da sé... (ma non mi stanco di raccomandarvelo: seguiteli tutti, questi in fondo e quelli nel corpo del post, ne va della vostra "cittadinanza adulta"):
  • Fusaro, ovvero come e quanto sia oggi necessaria una nuova Internazionale socialista, e come questa possa esistere solo se si riesumano gli Stati/Nazione, vera culla e unico terreno di coltura della democrazia.
  • Blondet, ovvero un po' di numeri (di fonte europeista, si badi) su quanto abbia fruttato ad ogni tedesco e costato ad ogni italiano un ventennio di Euro.
  • Salerno Aletta, ovvero Savona - quello del piano B, si - avrebbe anche un piano per una banca europea d'investimenti pubblici a tasso agevolato. Voi ne avete sentito parlare?...
  • Becchi, ovvero chi è ripartito è grazie a deficit e debito pubblico.
  • Grazzini, ovvero il QE della BCE è fallito (ma bisogna vedere qual'era il suo vero obiettivo...), bisogna pensare all'economia reale.

LA TUTELA DELL'ABBIENTE

Ammettiamolo, a scegliere la più inquietante è proprio una bella lotta...
Non so con precisione quando si possa dire sia nato l'ambientalismo, ma posso dire con cognizione di causa, perché c'ero, che negli anni 80 "si portava" tantissimo. Ora, io seguo talmente poco le mode da rischiare semmai di risultare snob in tal senso, o comunque sciatto, e da ragazzo ero ancora peggio, ma l'ambientalismo ai tempi mi ha fregato (quando tutto è mercato, chiunque è target, devono solo scoprire di cosa...): ero talmente convinto che cominciai a frequentare una associazione, si chiamava Kronos 1991 (non so se esista ancora, ma basta guardare su Google...) e la sede reggina era negli affascinanti ambienti del Castello Aragonese, in una sala circolare sotto una delle torri superstiti (non al terremoto, a quello avevano resistito tutte e quattro, ai ricostruttori) con torno torno delle porticine alcune delle quali si diceva portassero a camminamenti ormai interrotti verso il mare e altre zone di fuga. Ai tempi c'era la leva obbligatoria, e chi non voleva farsi 12 mesi di naja (18, se in marina) o si faceva raccomandare o faceva l'obiettore di coscienza, cosa che alla generazione precedente costava la galera, a noi per fortuna non più ma costava comunque un servizio civile di 8 mesi più lungo della corrispettiva ferma militare: per dirvi che io, siccome già lavoravo, pagai 20 stipendi anziché 12 per fare il mio dovere presso gli ambientalisti. Poi mi mandarono in un convitto religioso dove non era arrivato manco Cristo, almeno prima che ce lo portassero Pasolini e Mel Gibson, ma questo non c'entra con quanto volevo chiarire con forza: sono un ambientalista della prima ora, uno talmente serio da pagare di tasca.
Per questa ragione, passando alla cronaca dello sciopero mondiale degli studenti per il clima, posso dichiarare, senza timore di passare per trumpiano, che secondo me ha ragione Rita Pavone, che ha detto una cosa (per poi scusarsi, forse dietro consiglio dei suoi agenti, visto che è ancora una che prende soldi per comparire) che senza riuscire a quagliarla avevo percepito sin dal primo sguardo all'immagine inquietante della bambinona scandinava, e l'ha detta perché vivaddio ha l'età in cui uno può dire quello che gli pare. Ora, sarà per via della sindrome di Asperger, che poi pare sia una forma di autismo (non voglio sapere quante e quali vaccinazioni ha fatto, se no vado fuori tema) che causa problemi di interazione sociale quindi qualcosa magari c'entra, ma la "piccola" Greta pare proprio una delle gemelline di Shining oppure la bambina de Il sesto senso, ragion per cui inquieta già a pelle, anche se poi siamo politically correct e ambientalisti e quindi non lo possiamo dire, meno male che appunto c'è chi si può permettere di farlo...
Ma se a primo acchito può essere utile, l'apparenza fisica va accantonata quando c'è tutto il tempo per formarsi un giudizio ponderato. Cos'è che non quadra, allora, in un fenomeno mediatico planetario tale che proprio non si può non essere d'accordo? A cominciare proprio da quest'ultima definizione, direi tanto. E cercando di informarsi meglio, come sempre, si scoprono un paio di cose che nella narrazione del mainstream non dicono: 1) la ragazzina è figlia di una nota cantante che ha fatto appena uscire un libro, una persona quindi che necessita di pubblicità sia in genere che nel momento particolare; 2) lo spin doctor che se sei del mestiere avevi da subito postulato esiste davvero e ha un nome e un cognome. Questo però sarebbe sufficiente se tutta la faccenda fosse da rubricare come "sapiente montatura mediatica volta a dare immeritata ed enorme notorietà ad un personaggio altrimenti irrilevante cavalcando un tema di forte attualità e presa sulle sporche coscienze di tutti, che promette di lavare", avendo come culmine il prossimo conferimento del Nobel per la Pace alla giovincella mentre l'ambiente continua lungo la sua china intanto che i media hanno iniziato a cavalcare un altro tema di moda. Temo però che non sia tutto qui.
La cosa più profondamente inquietante di tutto il "pacco" infatti è un'altra. Dimostrata dal fatto che il tema "ambiente" è stato messo sotto i riflettori con una regia luci tanto sapiente da escludere fino all'invisibilità sia le sue cause dirette che tutta una serie di altri fattori che più o meno direttamente lo influenzano. Provo a dirlo con parole mie, poi vi fornisco un elenco di link a chi è meglio di me. Lo spunto viene dai personaggi con cui la tipa si fa volentieri fotografare, che poi sono tra i principali responsabili dello sfacelo che denuncia. E per mettere ordine ai pensieri mi affido ai vecchi cari punti elenco:
  • il modello di sviluppo statunitense, con un'impronta ecologica pro-capite tale che se ce l'avessero tutti i terrestri occorrerebbero più di 7 volte le risorse non rinnovabili che il pianeta Terra fornisce, non solo non è estendibile ma andrebbe urgentemente dismesso anche negli USA, che però hanno la forza sia militare che finanziaria per tentare di difenderlo;
  • la sua progressiva estensione nei primi decenni del secondo dopoguerra è da imputare esclusivamente alla necessità di affermarne il primato rispetto al modello di sviluppo alternativo, basato sulla pianificazione anziché sulla crescita, quindi sulle progressioni aritmetiche anziché su quelle geometriche, quindi più naturale: il comunismo, o socialismo reale, crollato il quale è cessata la suddetta esigenza di estensione e iniziata quella opposta;
  • il capitalismo senza più avversari, dal 1989 è libero di estrinsecare appieno le sue forze sistemiche, che conducono senza alcuna ombra di dubbio a un mondo dove l'uno per cento di privilegiati detiene oltre il 90% della ricchezza globale, e il restante 99% si spartisce le briciole (e dove l'Overshoot day del pianeta anticipa di anno in anno fino alla sua progressiva distruzione);
  • a queste forze si oppongono sacche di resistenza essenzialmente culturali, di persone che, direttamente o per discendenza, hanno beneficiato nei decenni scorsi dei benefici materiali ed intellettivi di quella estensione, persone che vanno fiaccate e annichilite in ogni modo: creando e alimentando una crisi dietro l'altra, imponendo narrazioni economiche e sociali che possano condividere (il debito pubblico, il neoliberismo come unica teoria economica, la competitività come unica leva di sviluppo, i diritti civili come catalizzatore di interesse per coscienze progressiste che dimentichino così quelli sociali, eccetera), e se non basta facendo leva sui loro sensi di colpa.
Che non è che siano infondati, anzi - e se lo fossero tra l'altro la strategia sarebbe meno efficace. Infatti, la prima obiezione sensata al battage di questa vicenda è: quanti di quelli che plaudono alla torva ragazzina e riempiono di like e commenti entusiastici i social, adottano poi (o magari da prima) comportamenti personali in linea? Che so (e se non credete a me leggete Mercalli): non cambiare un telefonino l'anno, mangiare meno possibile alimenti provenienti da allevamenti di massa, rattoppare gli abiti o almeno tenerli fino ad usura, spostarsi il più possibile a piedi, non comprare acqua minerale in bottiglia, comprare sfuso tutto quello che si può, tenere accese solo le luci indispensabili, limitare il turismo alle vicinanze (e i voli aerei all'indispensabile) e destinare le ferie al giusto riposo, non dare mai più il voto a chi promette ancora di realizzare grandi opere pubbliche costosissime e devastanti per l'ambiente, eccetera? Dico la prima, e non l'unica, perché se anche tutti i "gretini" facessero tutto questo, il problema sarebbe lungi dall'essere risolto. Sarebbe un buon inizio, si, e una patente di coerenza che darebbe loro credibilità, ma purtroppo non basterebbe.
Occorrerebbe invece (vado a braccio, ma non sono il solo): ristrutturare il 90% delle abitazioni in modo da portarle ai gradi più alti di bilancio energetico, rendere gratuito e competitivo il trasporto pubblico in tutte le città grandi e medie, e solo dopo vietare il traffico privato in tutti i centri storici, rendere standard il telelavoro da casa per chiunque lavori prevalentemente via computer, ed eccezione lo spostamento casa/lavoro, incentivare in ogni modo l'elettrico o l'idrogeno per chi continui ad avere bisogno di un'auto, produrre localmente tutto ciò che è possibile in agricoltura e industria, riducendo al minimo indispensabile la circolazione delle merci nel mondo, vietare gli allevamenti intensivi di animali, invertire il verso della cementificazione per rimboscare il rimboscabile di tutto il territorio, cessare immediatamente e incondizionatamente ogni intervento militare in ogni parte del globo (le guerre sono la causa diretta e indiretta di gran parte dell'inquinamento, a guardare bene: basta pensare a quante sono per il petrolio, da decenni...), eccetera eccetera, e soprattutto agire sul piano della produzione energetica, installando su ogni tetto pannelli fotovoltaici e/o microgeneratori eolici e in genere seguendo le indicazioni dei fisici (specie quando ne hai in casa uno così) e non degli economisti.
Per fare tutto ciò, si capisce subito, ci vogliono soldi. Tanti. Dunque sovranità monetaria e vera democrazia. Un esempio? andate a visitare i cantieri della Domus Aurea, 16 euro a capoccia, scoprirete che sono destinati a tenere vivi dei lavori che potrebbero essere ultimati con una trentina di milioni di euro. Che non ci sono. E nessun privato ce li mette, come ad esempio è stato per il Colosseo, perché qui non c'è la visibilità che c'è lì e in qualche modo assicura il ritorno. Ce li mettesse lo Stato, stipendiando restauratori esperti e giovani, il moltiplicatore keynesiano genererebbe nel giro di pochi anni abbastanza reddito da fare rientrare i 30 sotto forma di tasse. Ma una cosa del genere è contraria al monopensiero liberista e non si può fare: la moneta non la stampiamo più noi, la prendiamo a prestito, genera debito, e ti saluto rientro. Un cane che si morde la coda, che dice una sola cosa: è stato deciso che ci dobbiamo impoverire.  Fine dell'esempio, torniamo all'ambiente.
Dal combinato disposto di quanto sopra, si evince che è vero si, ha ragione Greta, che ancora si può fare qualcosa per salvare l'ambiente e che probabilmente la sua è l'ultima generazione che può farlo prima del punto di non ritorno, ma che è altrettanto vero che, ha torto Greta e ancora di più tutti quelli che ipocritamente la cavalcano e la plaudono omettendo quello che forse lei magari ha anche diritto di ignorare, non è possibile se non superando il turbocapitalismo global trionfante e tutto quello che ci ha regalato dal 1990 ad oggi, e introducendo un nuovo socialismo glocal che magari non ripeta gli errori dell'esperienza sovietica ma di sicuro guidi il pianeta a una pianificata transizione ecologica, facendo tutto quello che c'è da fare mentre si garantiscono i diritti innanzitutto economici e materiali, poi sociali e infine anche civili, del 99% della popolazione. Si, esattamente l'opposto di quanto avviene adesso. Solo una mano pubblica forte e saggia, infatti, può, almeno in teoria, realizzare tutto questo. Nell'attuale contesto, invece, in teoria e in pratica, anche l'ambientalismo non è altro che una delle armi nelle mani dei pochi per imporre il progetto sistemico di schiavitù dei molti. Ed eccovi spiegato anche il gioco di parole del titolo.
Era un po' che non svolgevo così diligentemente il servizio che mi ero assegnato aprendo questo blog, farvi da guida nel mare magno del web per aiutarvi ad informarvi e farvi un'idea vostra, una qualunque, che sarà comunque migliore di quella che cercano di inculcarvi. Fatevi un favore, impiegatelo un po' di tempo a seguire i link di cui è disseminato il post, sarà più utile di quello sprecato a sfilare coi ragazzini manipolati dai media a protestare per l'ambiente con in tasca un accrocco pieno di metalli rari per raccogliere i quali si sono schiavizzati un bel po' di africani e asserviti i loro governi, e che per funzionare meglio (non lui, il prossimo modello che bisognerà avere per forza) necessiterà di una rete di tale potenza che ci farà vivere tutti annegati nelle radiazioni ics volte tanto di quanto già non lo facciamo. Accrocco che poi è un anello della catena con cui siamo schiavizzati tutti noi.

GUARDA COME MI DIVERTO

Se non avete provato a guidarla, non potete capire...
Non è vero che di mamma ce n'è una sola, se è vero che c'è chi come me ha sempre pensato di averne avute tre, tutte e tre sempre trattate come tali e da tutte e tre sempre trattato come un figlio. E' dunque solo ora che anche l'ultima delle tre, che poi era la prima in ordine di apparizione (a me) per questioni di natura biologica, ha smesso di respirare, posso dirmi orfano (almeno, tecnicamente parlando, visto che il termine mal si addice a uno della mia età).
Ero in dubbio se pubblicare o meno questo post diciamo così di pubblico saluto a mia madre Luisa, invero, poi ho deciso di si sulla base di un ragionamento non so quanto lineare: tra tante differenze, questi ultimi anni mi hanno fatto riconoscere un tratto caratteriale che credo di aver preso da lei, chiamare vita solo quello che si merita questo appellativo. Tre anni fa, uscita viva da una bruttissima caduta dalle scale, l'avevo detta "miracolata", ma mi sbagliavo, non potendo ancora sapere - ma l'età c'era tutta, ed altri indizi anche eccome, ma sapete come certe volte uno la realtà non la vuole vedere - che non avrebbe mai più potuto fare le cose che faceva, prima tra tutte prendere la sua Lada per andare a occuparsi dei suoi terreni in campagna. Ma lei si che lo sapeva, sordamente anzi sin da prima di quell'incidente, e poi man mano sempre più coscientemente. In effetti, questi tre anni di bonus per lei non sono stati altro che tre anni di prigione, sempre più stretta via via che la spirale negativa tra acciacchi e ridotta mobilità si avvitava su se stessa. Ma se la sua lezione è questa, vita è quando puoi fare le cose che ami e sai fare, io che (forse) so scrivere questo devo fare. Ed eccoci qua.
Curiosamente, poco più di un anno dopo, si è ripetuta la circostanza che vi avevo raccontato a proposito della mia seconda mamma: ho fatto appena a tempo, e forse proprio solo perché entrambe mi hanno aspettato appositamente, a rientrare a Reggio prima che morisse, riuscendo a parlarle all'orecchio e capire dal suo sguardo, e da una variazione nel faticosissimo respiro, che mi aveva sentito.
Per questa ragione, se volete avere un quadro completo di quello che voglio dirvi, dovete seguire i due link di cui sopra e leggervi il tutto dopo aver completato questo. Per la terza mamma, invece, c'è il tag apposito.
Buonanotte, domani è dedicato a spiegare a mia figlia cosa è successo alla nonna (no, i morti non vanno in cielo e non vi vivono per sempre, ma vanno da qualche parte nel tuo cuore e vi vivono finché li ricordi), da dopodomani si torna a giocare a tennis fregandosene delle ginocchia malconce: bisogna seguire o no gli insegnamenti dei genitori? Ciao Mamma...

100 VOLTE ROGER

foto da oktennis.it
Lo avete già letto dovunque, però voglio parlarne anche se non ho niente di originale di aggiungere, peraltro né ai post altrui oggi né ai miei di ieri. Nemmeno nell'invitarlo a ritirarsi, lo ero stato, perché tutti i suoi fan hanno almeno pensato dopo il suo ennesimo trionfo (io dopo la Davis, un lustro fa) che era auspicabile che lasciasse allora, in bellezza.
Invece il Nostro non ne vuole mai sapere. Dopo ogni record arriva un altro orizzonte, dopo ogni fase di appannamento ne arriva un'altra di splendore. Il tutto condito con la sorpresa di vederlo sempre aggiungere un gesto nuovo, una freccia nuova alla sua già pesantissima faretra, e con l'evidenza di vederlo sempre divertirsi, come non fossero quasi vent'anni che sta lì in cima, oltre trenta con una racchetta in mano.
Il nuovo primato è rotondo ma non è assoluto: lui è a 100 vittorie ma Jimmy Connors ne collezionò 109, e, se la considerazione che di queste ultime molte fossero di tornei minori giocati nel cortile di casa (in un'epoca già di suo con avversari mediamente meno duri) è corretta, da un lato resta formalmente ineccepibile che il recordman è Jimbo, dall'altro non è detto che a Roger Federer non venga voglia, e se gli viene potete giurarci che lo fa, di spendere l'ultimo anno di carriera, quando deciderà che sarà quello, tra tornei minori per farne man bassa. Magari dopo l'oro olimpico di singolare, una delle due caselle importanti a mancare al suo palmares immenso, dando per scontato che oramai per il Grande Slam non è più cosa (ma anche qui, lasciandosi un sottilissimo spiraglio di dubbio...).
D'altronde, finché è in grado di dare sontuose lezioni di tennis agli esponenti più rampanti della cosiddetta next-gen, magari anche gli stessi che le ultime volte lo avevano battuto in occasioni importanti, strozzando in gola alla stampa (specializzata e non, sono dieci anni che succede sta cosa...) l'ennesimo eureka sul nuovo maschio alfa che detronizza il Re, non c'è ragione per non continuare: ha ragione lui. E forse non si è ancora affacciato sulla scena il prossimo dominatore, ma nemmeno un terzetto o quartetto in grado di ripetere la lunga egemonia esercitata da Roger Rafa e Nole, con Andy a rimorchio. O almeno, è probabile che i nomi già emersi, i vari Zverev Tsitsipas Medvedev Kachanov Coric eccetera, non ne abbiano la statura relativa. Chissà, forse sarà un bene, quando anche l'ultimo dei quattro si sarà ritirato, vedere nomi sempre nuovi negli albi d'oro dei vari grandi eventi, come è peraltro già capitato in altre "ere di transizione". La settimana del centello rogeriano, però, pare suggerire che un nome c'è, destinato a riempire almeno la casellina di "giocatore più spettacolare fantasioso e divertente" del circuito. E' un paio d'anni più grande degli aspiranti al trono, a quel trono di cui invece a lui pare non fregargliene più di tanto. E tra le sue imprese c'è già quella di aver battuto tutti i "fab four" almeno una volta, e i "tre re" al primo incontro, anche se c'è anche quella di aver perso con carneadi troppe volte ed essere più volte scivolato in classifiche indecorose ad un'età in cui i veri big le promesse hanno già cominciato a mantenerle eccome, vincendo slam e arrivando al vertice. Si chiama Nick Kyrgios, è australiano, e come tutti gli irregolari non è molto simpatico alla maggioranza dei suoi colleghi. Ma invece piace a chi crede che l'espressione migliore del tennis sia quando la fantasia va al potere, a chi si è innamorato del tennis vedendo giocare Panatta: uno che ha preferito una vita piena e libera al numero uno ATP, che magari con un minimo di "inquadramento" fisico e mentale avrebbe raggiunto. Pazienza se, come Adriano, Nick avrà altre priorità: ci regalerà comunque, magari solo ogni tanto, prestazioni così godibili da permettere solo a lui di ritagliarsi, senza stonare o apparire sacrilego, qualche riga in un post che celebra Roger Federer.

PARLA PARLA

"La musica che gira intorno..."
E poi arrivarono gli anni 80. Il Riflusso, lo chiamarono sulla stampa, in una specie di afflato profetico di quello che sarebbe diventata essa stessa molto presto: nient'altro che la rincorsa a etichette accattivanti, fa niente se con niente sotto. Per noi, ancora giovanissimi, che ci eravamo formati le orecchie e il cuore con la musica degli anni 70, fu una specie di invecchiamento precoce: "ma che robaccia ascoltano questi giovani d'oggi?", poteva capitare di sentire dalla bocca di un ventenne... Non è che avessimo tutto questo torto: di mondezza ce n'era tanta, specie quella che aveva più successo (e che da vent'anni dopo in poi i vari fabifazi avrebbero ricicciato come revival, perché a chi invecchia anche canzonette penose come quelle dei Duran o degli Spandau con la patina della nostalgia sembrano chissà che...) ma anche tantissime altre cose che per fortuna saranno dimenticate (e basta riguardare i video per rabbrividire: non si sa se sono peggio i testi inconsistenti, gli arrangiamenti elettropop o l'abbigliamento e le acconciature dei cantanti e/o attori). Ma se aveva ragione Faber, anche quell'epoca doveva avere i suoi fiori tra il letame.
Non parlo di gente che artisticamente è nata prima e sarebbe durata dopo, come ad esempio - se pur diversamente - i due David, Bowie e Byrne, o l'immenso Peter Gabriel. E d'altronde sono ascrivibili al decennio prima anche Police e Dire Straits, anche se la loro breve e folgorante parabola raggiunse il vertice proprio nei primissimi eighties. Ma quella degli Eurythmics, invece, si è aperta e chiusa praticamente tutta tra l'83 e l'88: pochi album, qualche decina di brani, quasi tutte perle. Qui però sto giocando facile, vediamo di ripescare (cosa resteeraaaaaa?) cose meno scontate: gli Ultravox di Vienna, gli UB40 in duetto con Chrissie Hynde, un disco uno dei Simply Red di quel paraculo di Mick che certo che si sta bene in Italia a sistemarsi le vigne con uno (striminzito e caro) concerto ogni tanto, "tutti vogliono governare il mondo" dei Tears for fears, Duel dei Propaganda (che si è già meritato un post tutto suo), Johnny come home dei Fine young cannibals, l'incredibile voce di Jimmy Sommerville dei Bronski Beat, Boy George che chiede "mi vuoi davvero fare male?", o Frankie che ti dice "rilassati se vuoi venire" (ma dove? con lui a Hollywood?...) da tutte le t-shirt che incontri in giro per Londra mentre (lo giuro!) la colonna sonora in ogni dove è una certa Laura Branigan che canta in inglese una hit di Tozzi e una di Raf.
Tutto questo ti viene in mente quando leggi che è morto il frontman dei Talk Talk (non dicono di cosa, non era vecchio non mi passava neanche dieci anni, ma tanto a giro tocca a tutti e dopo che sono andati quasi tutti quelli dei sessanta e metà di quelli dei settanta il turno è di questi), che manco ti ricordavi come si chiamava, che vergogna, ma ti tornano in mente almeno un paio di canzoni che si stagliavano nel panorama di allora, per qualità. Allora ve le ripropongo, giusto quelle, tanto di zibaldoni più completi ne trovate quanti ne volete. Buon ascolto, la vita è quello che te ne fai...

  

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...