LA TUTELA DELL'ABBIENTE

Ammettiamolo, a scegliere la più inquietante è proprio una bella lotta...
Non so con precisione quando si possa dire sia nato l'ambientalismo, ma posso dire con cognizione di causa, perché c'ero, che negli anni 80 "si portava" tantissimo. Ora, io seguo talmente poco le mode da rischiare semmai di risultare snob in tal senso, o comunque sciatto, e da ragazzo ero ancora peggio, ma l'ambientalismo ai tempi mi ha fregato (quando tutto è mercato, chiunque è target, devono solo scoprire di cosa...): ero talmente convinto che cominciai a frequentare una associazione, si chiamava Kronos 1991 (non so se esista ancora, ma basta guardare su Google...) e la sede reggina era negli affascinanti ambienti del Castello Aragonese, in una sala circolare sotto una delle torri superstiti (non al terremoto, a quello avevano resistito tutte e quattro, ai ricostruttori) con torno torno delle porticine alcune delle quali si diceva portassero a camminamenti ormai interrotti verso il mare e altre zone di fuga. Ai tempi c'era la leva obbligatoria, e chi non voleva farsi 12 mesi di naja (18, se in marina) o si faceva raccomandare o faceva l'obiettore di coscienza, cosa che alla generazione precedente costava la galera, a noi per fortuna non più ma costava comunque un servizio civile di 8 mesi più lungo della corrispettiva ferma militare: per dirvi che io, siccome già lavoravo, pagai 20 stipendi anziché 12 per fare il mio dovere presso gli ambientalisti. Poi mi mandarono in un convitto religioso dove non era arrivato manco Cristo, almeno prima che ce lo portassero Pasolini e Mel Gibson, ma questo non c'entra con quanto volevo chiarire con forza: sono un ambientalista della prima ora, uno talmente serio da pagare di tasca.
Per questa ragione, passando alla cronaca dello sciopero mondiale degli studenti per il clima, posso dichiarare, senza timore di passare per trumpiano, che secondo me ha ragione Rita Pavone, che ha detto una cosa (per poi scusarsi, forse dietro consiglio dei suoi agenti, visto che è ancora una che prende soldi per comparire) che senza riuscire a quagliarla avevo percepito sin dal primo sguardo all'immagine inquietante della bambinona scandinava, e l'ha detta perché vivaddio ha l'età in cui uno può dire quello che gli pare. Ora, sarà per via della sindrome di Asperger, che poi pare sia una forma di autismo (non voglio sapere quante e quali vaccinazioni ha fatto, se no vado fuori tema) che causa problemi di interazione sociale quindi qualcosa magari c'entra, ma la "piccola" Greta pare proprio una delle gemelline di Shining oppure la bambina de Il sesto senso, ragion per cui inquieta già a pelle, anche se poi siamo politically correct e ambientalisti e quindi non lo possiamo dire, meno male che appunto c'è chi si può permettere di farlo...
Ma se a primo acchito può essere utile, l'apparenza fisica va accantonata quando c'è tutto il tempo per formarsi un giudizio ponderato. Cos'è che non quadra, allora, in un fenomeno mediatico planetario tale che proprio non si può non essere d'accordo? A cominciare proprio da quest'ultima definizione, direi tanto. E cercando di informarsi meglio, come sempre, si scoprono un paio di cose che nella narrazione del mainstream non dicono: 1) la ragazzina è figlia di una nota cantante che ha fatto appena uscire un libro, una persona quindi che necessita di pubblicità sia in genere che nel momento particolare; 2) lo spin doctor che se sei del mestiere avevi da subito postulato esiste davvero e ha un nome e un cognome. Questo però sarebbe sufficiente se tutta la faccenda fosse da rubricare come "sapiente montatura mediatica volta a dare immeritata ed enorme notorietà ad un personaggio altrimenti irrilevante cavalcando un tema di forte attualità e presa sulle sporche coscienze di tutti, che promette di lavare", avendo come culmine il prossimo conferimento del Nobel per la Pace alla giovincella mentre l'ambiente continua lungo la sua china intanto che i media hanno iniziato a cavalcare un altro tema di moda. Temo però che non sia tutto qui.
La cosa più profondamente inquietante di tutto il "pacco" infatti è un'altra. Dimostrata dal fatto che il tema "ambiente" è stato messo sotto i riflettori con una regia luci tanto sapiente da escludere fino all'invisibilità sia le sue cause dirette che tutta una serie di altri fattori che più o meno direttamente lo influenzano. Provo a dirlo con parole mie, poi vi fornisco un elenco di link a chi è meglio di me. Lo spunto viene dai personaggi con cui la tipa si fa volentieri fotografare, che poi sono tra i principali responsabili dello sfacelo che denuncia. E per mettere ordine ai pensieri mi affido ai vecchi cari punti elenco:
  • il modello di sviluppo statunitense, con un'impronta ecologica pro-capite tale che se ce l'avessero tutti i terrestri occorrerebbero più di 7 volte le risorse non rinnovabili che il pianeta Terra fornisce, non solo non è estendibile ma andrebbe urgentemente dismesso anche negli USA, che però hanno la forza sia militare che finanziaria per tentare di difenderlo;
  • la sua progressiva estensione nei primi decenni del secondo dopoguerra è da imputare esclusivamente alla necessità di affermarne il primato rispetto al modello di sviluppo alternativo, basato sulla pianificazione anziché sulla crescita, quindi sulle progressioni aritmetiche anziché su quelle geometriche, quindi più naturale: il comunismo, o socialismo reale, crollato il quale è cessata la suddetta esigenza di estensione e iniziata quella opposta;
  • il capitalismo senza più avversari, dal 1989 è libero di estrinsecare appieno le sue forze sistemiche, che conducono senza alcuna ombra di dubbio a un mondo dove l'uno per cento di privilegiati detiene oltre il 90% della ricchezza globale, e il restante 99% si spartisce le briciole (e dove l'Overshoot day del pianeta anticipa di anno in anno fino alla sua progressiva distruzione);
  • a queste forze si oppongono sacche di resistenza essenzialmente culturali, di persone che, direttamente o per discendenza, hanno beneficiato nei decenni scorsi dei benefici materiali ed intellettivi di quella estensione, persone che vanno fiaccate e annichilite in ogni modo: creando e alimentando una crisi dietro l'altra, imponendo narrazioni economiche e sociali che possano condividere (il debito pubblico, il neoliberismo come unica teoria economica, la competitività come unica leva di sviluppo, i diritti civili come catalizzatore di interesse per coscienze progressiste che dimentichino così quelli sociali, eccetera), e se non basta facendo leva sui loro sensi di colpa.
Che non è che siano infondati, anzi - e se lo fossero tra l'altro la strategia sarebbe meno efficace. Infatti, la prima obiezione sensata al battage di questa vicenda è: quanti di quelli che plaudono alla torva ragazzina e riempiono di like e commenti entusiastici i social, adottano poi (o magari da prima) comportamenti personali in linea? Che so (e se non credete a me leggete Mercalli): non cambiare un telefonino l'anno, mangiare meno possibile alimenti provenienti da allevamenti di massa, rattoppare gli abiti o almeno tenerli fino ad usura, spostarsi il più possibile a piedi, non comprare acqua minerale in bottiglia, comprare sfuso tutto quello che si può, tenere accese solo le luci indispensabili, limitare il turismo alle vicinanze (e i voli aerei all'indispensabile) e destinare le ferie al giusto riposo, non dare mai più il voto a chi promette ancora di realizzare grandi opere pubbliche costosissime e devastanti per l'ambiente, eccetera? Dico la prima, e non l'unica, perché se anche tutti i "gretini" facessero tutto questo, il problema sarebbe lungi dall'essere risolto. Sarebbe un buon inizio, si, e una patente di coerenza che darebbe loro credibilità, ma purtroppo non basterebbe.
Occorrerebbe invece (vado a braccio, ma non sono il solo): ristrutturare il 90% delle abitazioni in modo da portarle ai gradi più alti di bilancio energetico, rendere gratuito e competitivo il trasporto pubblico in tutte le città grandi e medie, e solo dopo vietare il traffico privato in tutti i centri storici, rendere standard il telelavoro da casa per chiunque lavori prevalentemente via computer, ed eccezione lo spostamento casa/lavoro, incentivare in ogni modo l'elettrico o l'idrogeno per chi continui ad avere bisogno di un'auto, produrre localmente tutto ciò che è possibile in agricoltura e industria, riducendo al minimo indispensabile la circolazione delle merci nel mondo, vietare gli allevamenti intensivi di animali, invertire il verso della cementificazione per rimboscare il rimboscabile di tutto il territorio, cessare immediatamente e incondizionatamente ogni intervento militare in ogni parte del globo (le guerre sono la causa diretta e indiretta di gran parte dell'inquinamento, a guardare bene: basta pensare a quante sono per il petrolio, da decenni...), eccetera eccetera, e soprattutto agire sul piano della produzione energetica, installando su ogni tetto pannelli fotovoltaici e/o microgeneratori eolici e in genere seguendo le indicazioni dei fisici (specie quando ne hai in casa uno così) e non degli economisti.
Per fare tutto ciò, si capisce subito, ci vogliono soldi. Tanti. Dunque sovranità monetaria e vera democrazia. Un esempio? andate a visitare i cantieri della Domus Aurea, 16 euro a capoccia, scoprirete che sono destinati a tenere vivi dei lavori che potrebbero essere ultimati con una trentina di milioni di euro. Che non ci sono. E nessun privato ce li mette, come ad esempio è stato per il Colosseo, perché qui non c'è la visibilità che c'è lì e in qualche modo assicura il ritorno. Ce li mettesse lo Stato, stipendiando restauratori esperti e giovani, il moltiplicatore keynesiano genererebbe nel giro di pochi anni abbastanza reddito da fare rientrare i 30 sotto forma di tasse. Ma una cosa del genere è contraria al monopensiero liberista e non si può fare: la moneta non la stampiamo più noi, la prendiamo a prestito, genera debito, e ti saluto rientro. Un cane che si morde la coda, che dice una sola cosa: è stato deciso che ci dobbiamo impoverire.  Fine dell'esempio, torniamo all'ambiente.
Dal combinato disposto di quanto sopra, si evince che è vero si, ha ragione Greta, che ancora si può fare qualcosa per salvare l'ambiente e che probabilmente la sua è l'ultima generazione che può farlo prima del punto di non ritorno, ma che è altrettanto vero che, ha torto Greta e ancora di più tutti quelli che ipocritamente la cavalcano e la plaudono omettendo quello che forse lei magari ha anche diritto di ignorare, non è possibile se non superando il turbocapitalismo global trionfante e tutto quello che ci ha regalato dal 1990 ad oggi, e introducendo un nuovo socialismo glocal che magari non ripeta gli errori dell'esperienza sovietica ma di sicuro guidi il pianeta a una pianificata transizione ecologica, facendo tutto quello che c'è da fare mentre si garantiscono i diritti innanzitutto economici e materiali, poi sociali e infine anche civili, del 99% della popolazione. Si, esattamente l'opposto di quanto avviene adesso. Solo una mano pubblica forte e saggia, infatti, può, almeno in teoria, realizzare tutto questo. Nell'attuale contesto, invece, in teoria e in pratica, anche l'ambientalismo non è altro che una delle armi nelle mani dei pochi per imporre il progetto sistemico di schiavitù dei molti. Ed eccovi spiegato anche il gioco di parole del titolo.
Era un po' che non svolgevo così diligentemente il servizio che mi ero assegnato aprendo questo blog, farvi da guida nel mare magno del web per aiutarvi ad informarvi e farvi un'idea vostra, una qualunque, che sarà comunque migliore di quella che cercano di inculcarvi. Fatevi un favore, impiegatelo un po' di tempo a seguire i link di cui è disseminato il post, sarà più utile di quello sprecato a sfilare coi ragazzini manipolati dai media a protestare per l'ambiente con in tasca un accrocco pieno di metalli rari per raccogliere i quali si sono schiavizzati un bel po' di africani e asserviti i loro governi, e che per funzionare meglio (non lui, il prossimo modello che bisognerà avere per forza) necessiterà di una rete di tale potenza che ci farà vivere tutti annegati nelle radiazioni ics volte tanto di quanto già non lo facciamo. Accrocco che poi è un anello della catena con cui siamo schiavizzati tutti noi.

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