LA BANCAROTTA PROSSIMA VENTURA

Che commozione sentire i cosiddetti giornalisti televisivi enfatizzare stamattina presto l'approvazione quasi unanime del federalismo fiscale, sottolineando l'avvio - finalmente! - di una nuova stagione di dialogo istituzionale tra governo e opposizione! La colazione è andata giù una bellezza!
Peccato per quel voto contrario dell'UDC, e di Follini (ex UDC, ed ex vicepremier di Berlusconi) e pochi altri nel PD: sarebbe stato bello poter dire, un domani, che l'intera classe politica ci ha condotto alla bancarotta. Invece, con qualcuno che si è smarcato, si crea un precedente pericoloso, vista la consuetudine italica al voltafaccia: un domani, vedrete, sarà difficile trovare un padre a questa sciagura.
Anzi, no, uno c'è: ci ha messo la faccia (tanto ormai...), e si è portato pure la famiglia a celebrare il suo trionfo personale, Umberto Bossi, proprio lui. Forse perchè non conta di sopravvivere alla rovina definitiva dell'Italia, chissà... Speriamo di si, invece: almeno avremo un colpevole!
Ma perchè siamo così pessimisti? In fondo, se sono tutti d'accordo, pure quelli dell'Italia dei Valori, gli unici a fare una qualche opposizione negli ultimi tempi, ci sarà un motivo, no?
E non lo so. Intanto la legge è tecnicamente una Legge Delega: non dice nulla, ma lascia al governo (che ha due anni per i decreti attuativi...) e agli altri protagonisti (una bicamerale - ahiahi! - e una commissione tecnica paritetica) il compito di trasformare in norme i principi enunciati. Quindi si afferma il capovolgimento della sussidiarietà e della struttura dell'Erario, che vuol dire che uscite ed entrate vengono gestite prima a livello locale e solo per questioni residuali a livello nazionale, mentre si prevede che a gestire questa nuova complessità verranno individuati criteri di bilancio univoci con l'obiettivo di mantenere costante la pressione fiscale.
In altre parole, niente nelle norme appena approvate ci garantisce, attualmente, che ci sarà mai più modo di sapere come vanno realmente le cose nei conti pubblici, e che tutto non si tradurrà in aumento incontrollato della spesa pubblica e della pressione fiscale complessiva, ma nei prossimi cinque anni decreti attuativi e commissioni varie faranno si che tutto ciò magicamente avverrà: voi ci credete? Viene da dire "I know my chicken". Reggio Calabria città metropolitana dice tanto (per chi sa leggere bene le dichiarazioni, come questa del Sindaco Scopelliti) , Roma Capitale dice il resto. Andremo allegramente verso la bancarotta, e ci stiamo privando anche dei pochi strumenti per accorgercene. Avremo la febbre da cavallo, ma avremo rotto il termometro e buttato nel cesso la tachipirina.
Se l'Italia dei Lavori (non è un refuso: Di Pietro ha avviato il buco nero dell'A3, ed è pure a favore del Ponte) non ci sorprende, il Partito Democratico ha perso l'ennesima occasione per dimostrare di esistere: che vuol dire l'astensione? O sei d'accordo o sei contro, non stiamo mica parlando di una leggina qualsiasi! Perchè non approfittare delle imminenti elezioni europee per dire chiaramente, ad esempio, che l'unico federalismo che ha senso è quello degli Stati Uniti d'Europa? O almeno, che in prospettiva di un'auspicabile crescente unione politica e armonizzazione fiscale europea cianciare di federalismo fiscale interno a uno Stato che non ha più sovranità monetaria è una minchiata, se non una furbata ad uso e consumo dei soliti mangioni?
Basta, chi volesse si legga direttamente questo "epocale" provvedimento. Poi se ci trova qualcosa di buono, e magari di concreto, ce lo dica in un commento che ne parliamo...

LETTERA APERTA A DARIO FRANCESCHINI

La lettera di cui riporto il testo è stata pubblicata dalla rivista Contrappunti.info, che ha inaugurato col nostro una serie di interventi critici nel dibattito intorno al Partito Democratico.

Caro Franceschini,
chi ti scrive non è mai stato comunista, ma è sempre stato in quella non meglio definita area di sinistra che faticava a riconoscersi nelle ideologie di tipo quasi ecclesiale che la dominavano. I nostri fratelli maggiori avevano fatto il 68 e il 77, i nostri fratelli minori avrebbero fatto il riflusso. Noi siamo stati radicali, verdi, e poi abbiamo cominciato ad avvicinarci al partito rosso man mano che sbiadiva, contenti della scomparsa della parola nel nome, si, contenti. Sono quello che si diceva un uomo di mezza età, quando gli uomini della mia età si appantofolavano davanti alla tv. Oggi davanti alla tv e peggio ai vari amici e grandi fratelli ci stanno i ragazzi, ed è più triste. Ma oggi i ragazzi sono pochi, davvero marginali. Noi eravamo talmente tanti in classe alle elementari che c'erano i turni pomeridiani e le classi differenziate. Tanti per strada che eravamo più noi che le macchine e se qualcuna voleva passare da una piazza mentre noi ci giocavamo a pallone la guardavamo male come se l'abusiva sull'asfalto fosse lei. Tanti ad affacciarci al mondo del lavoro che un'intera classe politica nacque e prosperò indicendo megaconcorsi per disinnescare la bomba sociale che rappresentavamo, memori di quello che avevano fatto i nostri fratelli maggiori pur essendo meno numerosi di noi.
Insomma, caro leader del partito che non c'è, noi siamo il tuo target. Nella curva a campana del serbatoio dove dovresti andare a prendere i voti, al centro dove il valore dell'asse delle ordinate è più alto e la curva punta all'insù, e la popolazione è quindi più cicciotta, ci siamo noi. Noi che abbiamo creduto che un pugno di magistrati potesse liberare l'anima vera della nazione da una cricca di delinquenti, e questa descrizione si può applicare a due vicende diverse se parliamo di politica e di mafia come di due cose distinte, con due diverse conclusioni, una tragica e una comica, le stragi e il berlusconismo. E poi ci siamo arresi all'evidenza che no, che l'anima vera della nazione è il vero motore del berlusconismo come lo è stata del craxismo e prima ancora del fascismo, e che berlusconi non è un cancro ma un vero campione dell'italianità.
Scrivo a contrappunti perchè dalle vostre pagine si sono levate alcune delle poche voci fuori dal coro al momento della nascita del pd, che dicevano che la scelta era sbagliata per tempi e modi e si sarebbe rivelata fallimentare come in effetti è stato mentre tutti inneggiavano al nuovo vento della politica, da sinistra con malriposte speranze e da destra con benriposta malafede poggiata su autentica conoscenza della materia. Quella che manca a voi, evidentemente. Ma tant'è, il partito c'è e forse oggi tornare indietro sarebbe ancora peggio che andare avanti, e allora cerco di fare la mia parte elencadoti quelle poche cose che secondo me dovreste fare per tentare di accaparrarvi quote significative di quel target che io rappresento, smettendovi invece di preoccuparvi di target che comunque non potete raggiungere come gli evasori fiscali e gli integralisti cattolici, e magari cominciando a pensare al target consistente che tra pochi anni prenderà corpo nella seconda generazione degli immigrati, quelli che già oggi sono quasi maggioranza tra i bambini delle scuole.
Ecco allora cosa dovreste fare, secondo il mio modestissimo avviso:
  • cacciare dal partito tutti quelli che non condividono l'idea di uno stato laico che non venga condizionato dalla chiesa e dalla sua morale: saranno più i voti che guadagni che quelli che perdi, fidati;
  • chiamare alla militanza, invece, tutto il mondo del cattolicesimo sociale, che non poteva mischiarsi con il pci-pds-ds ma odia il berlusconismo e può certamente impegnarsi e con un ruolo crescente nel pd, in attesa che lo spirito del concilio vaticano ii torni a ispirare la chiesa tutta (Ratzinger non è un ragazzino...);
  • riaprire a sinistra, per riprendersi i voti di quelli che finchè ci sarà un Rutelli o una Binetti di mezzo spreca il voto per uno dei rivoli fuori quorum oppure non vota affatto (un buon 5% si recupera, da quelle parti, almeno...);
  • se non è tardi, puntare a rinviare il referendum elettorale al prossimo anno (cioè, non cascare nella ennesima trappola di accettare l'assurdo 21 giugno in nome di chissà quale bon ton da opposizione responsabile) e in questi dodici mesi rifare la linea politica, tentare in tutti i modi di reintrodurre il maggioritario (unico ambiente in cui il partito unico ha senso, cosa che sanno pure a casa pdl ma non praticano per paura che la lega faccia cadere il governo, ma questo se permetti è un buon motivo per insistere...), e se non ci si riesce preparare una campagna referendaria coi fiocchi per il maggio 2010;
  • se è tardi, disinteressarsi totalmente delle europee e mobilitare tutto il proprio elettorato per andare al mare il 7 e il 14 e restare in città il 21 giugno per andare a votare al referendum elettorale, che non è una panacea ma almeno corregge alcuni degli aspetti più distorti della attuale antidemocratica legge elettorale.
L'ultimo punto è anche il più urgente. Se non si raggiunge il quorum Berlusconi dirà che il popolo ha ratificato questa legge e proseguirà nello svuotamento delle istituzioni democratiche fino al "voto dei capigruppo" che è ne il naturale sbocco logico. Poi parliamo pure di questioncine come energia ambiente e politica economica, in cui però basterebbe che copiaste il programma dal partito americano da cui avete copiato il nome. La cui vicenda dimostra che se si ha coraggio si può cambiare, invertire il trend, e addirittura arrivare a risultati clamorosi come eleggere presidente un negro che fino a pochi anni fa manco era in politica. Se invece si resta pavidi a difendere gli orticelli di casa, come il vostro partito fa da ancora prima di nascere, fate prima a sciogliervi, almeno così scombinate il quadro politico e poi vediamo che succede...

CENT'ANNI PURE LUI

Indro Montanelli è morto qualche anno prima di compiere il secolo, ma anche lui ben dopo la novantina, e anche lui perfettamente lucido di mente. Con la Montalcini erano gemelli, pensa te, oltre che quasi anagrammatici di cognome (togli LE metti CI, è pure un bel gioco di parole...).
Oggi tutti ne cantano le lodi, ma c'è il solo Travaglio a ricordare quanto il grande giornalista odiasse il Berlusconi politico e ne temesse la deriva autoritaria. Non serve ricordare che Indro era uomo di destra, tanto che fu gambizzato dalle BR, ma forse serve rammentare che egli fu fascista della prima ora, e poi talmente critico del fascismo che si fece la prigione, per capire che non c'è contraddizione nell'aver collaborato per venti anni col Berlusconi editore per poi diventare il primo nemico del Berlusconi politico.
Riguardiamo bene il filmato in fondo all'articolo: Montanelli interviene in diretta a confermare la versione di Travaglio e sbugiardare quella di Feltri. E le sue parole non lasciano spazio ad equivoci. Nè sull'accaduto nè su chi sia stato scorretto e vile, quella volta prima di tante altre.

CENT'ANNI COSI' L(I)EVI...

Per una volta non ci sottraiamo ad un coro mediatico, ma è per un buon motivo: gli auguri di buon centesimo compleanno a Rita Levi Montalcini.
Le note biografiche complete potete leggerle su Wikipedia, a noi basta notare che questa donna nata prima della Grande Guerra arriva a questo traguardo con la mente lucidissima, che è l'unica condizione da porre al demonio che faustianamente volesse propinarci una lunga vita. In una sua recente intervista al Messaggero, ad esempio, dichiara tra l'altro:
  • "Il segreto della mia vitalità è che vivo ora per ora, continuamente impegnata nella ricerca scientifica e nei problemi sociali. Non ho tempo di pensare a me... La mia vitalità deriva dalla totale indifferenza a me stessa"
  • "Guai a mandare il cervello in pensione. Lavoro giorno e notte con un’équipe eccezionale. All’Ebri, l’European Brain Research Institute, io e i miei giovani collaboratori stiamo approfondendo gli studi sull’Ngf, che accompagna lo sviluppo degli esseri umani dalla fase prenatale fino all’invecchiamento. Queste ricerche potrebbero avere conseguenze importanti per combattere le malattie neurodegenerative ed avere un farmaco efficace contro l’Alzheimer"
  • "Noi, popoli “colti”, siamo colpevoli dei crimini della schiavitù e del colonialismo che hanno sconvolto l’Africa e anche oggi abusiamo di quel meraviglioso continente, mentre dovremmo continuamente scusarci del male che abbiamo fatto in passato" (la sua Fondazione si occupa di dare "un futuro alle donne africane")
  • "Il male è l’eccessivo desiderio del proprio benessere e il disinteresse per il bene comune. Sappiamo che una minima frazione dell’umanità che vive nei paesi sviluppati gode di un eccezionale benessere mentre la grande maggioranza soffre in modo incredibile. Questo è il male: cullarci nel nostro benessere e disinteressarci degli altri che soffrono"
  • "Non bisogna mai darsi per vinti. Io stessa dovrei “ringraziare” Mussolini per avermi giudicata persona di “razza inferiore” e avermi così costretta a lavorare segregata nella mia camera da letto, dove avevo allestito un piccolo laboratorio e cominciato le ricerche che mi hanno portato al Nobel".
Il Nobel lo ha avuto nell'86, dal 2001 è Senatore a vita, e anche questo compito lo ha preso sul serio, contando più presenze in aula di tanti colleghi più giovani, cosa per cui è stata attaccata e persino schernita ed offesa (da Storace, quando era berlusconiano...) allorquando i senatori a vita sono stati utili alla fragile esistenza del governo Prodi.
Ma lei tira avanti, porta avanti i suoi progetti, anche quando è difficile districarsi dalle contraddizioni etiche che il mondo della ricerca medica e farmacologica oggigiorno comporta, muovendosi sul filo del rasoio con agilità. Come quando, nell'intervista succitata, alla domanda se fosse mai stata innamorata, Rita risponde "Ho avuto amicizie profonde, ma veri amori, no..." Che sia questo, il segreto della sua longevità?

MEMORIA SELETTIVA

Il 17 aprile del 1944, 65 anni ieri, i nazisti di Kappler rastrellarono la borgata del Quadraro, lungo via Tuscolana a Roma, deportando nei campi di concentramento 947 persone, di cui tornò a casa soltanto circa la metà. Il Quadraro è rimasto roccaforte della sinistra fino alle ultime elezioni comunali, quando anche qui si è registrata una maggioranza di votanti per il centrodestra, tanto era impresentabile Rutelli la cui sola permanenza nel Partito (sua e di altri che dovrebbero essersi ritirati da tempo...) contribuisce a farne un Inguacchio Democratico.
Per questo motivo, è particolarmente significativo che anche quest'anno si sia svolta in piazza la solita festa per ricordare questo triste anniversario, col solito concerto. Come spesso è capitato, sul palco c'erano gli Avion Travel ad allietare il pubblico presente in strada (e anche qualche anziana signora sui balconi: il gruppo casertano è davvero interclassista per età dei suoi fan...), con il solito Beppe Servillo a gigioneggiare, e il chitarrista Fausto Mesolella sempre più bravo a incarnare Flaco Biondini poi Mark Knopfler quindi Santana senza soluzione di continuità.
In piazza c'era anche un banchetto per raccogliere le firme contro la proposta di legge 1360 che mira, seguendo la moda del revisionismo tanto cara anche a Violante ed altre anime pie della sinistra, ad equiparare tutti i combattenti della Seconda Guerra Mondiale, leggi quelli che scelsero la Repubblica di Salò a quelli che scelsero la Resistenza, cioè quelli che scelsero di dare l'ultimo tributo di sangue all'orrore a quelli che scelsero di contribuire a redimere e rifondare il Paese.
A distanza di tempo tutto si appiattisce, per questo è sempre più importante mantenere la memoria delle cose che contano, via via che i protagonisti di prima mano ci lasciano per limiti di età. Perchè ricordare tutto è come non ricordare niente, ed al più ci si riduce come una Jill Price qualsiasi, sventurata protagonista di titoli di giornali oggi e dimenticata domani anche se mai dimenticante.
Ovviamente, tutto è passato sotto il silenzio assordante della pervasivissima stampa di Regime: solo imbattendosi in uno dei pochi manifesti si poteva sapere della manifestazione e del concerto e decidere di andarci, figurarsi della raccolta di firme. Perciò facciamo la nostra solita modestissima eco e vi rimandiamo al sito www.no1360.it, dove è possibile firmare on-line.
Non servirà a nulla, perchè tanto questi ormai fanno tutto quello che vogliono, ma almeno restiamo in pace con la nostra coscienza. In attesa che i tempi cambino, come diceva un'altro tipo
che ieri era in concerto a Roma, uno che tradotto sarebbe Robertino Cameriere, e passi la nuttata, come diceva un'altro immortale che per sua fortuna si è risparmiato quest'epoca di ignavi.

EX VOTO

Quanti italiani sono consapevoli di votare dal 2006 per il proprio Parlamento col sistema elettorale meno democratico tra tutti i Paesi che si definiscono tali? Pochi: secondo i sondaggi se si votasse al referendum elettorale in una qualsiasi altra data che non sia il 7 giugno, in cui si vota per le Europee, a recarsi alle urne sarebbe al massimo il 35% degli aventi diritto, quindi il quorum mancherebbe e la legge elettorale resterebbe quella in vigore. Proporzionale pura senza voto di preferenza e le liste decise a livello di segreterie nazionali dei partiti: praticamente, gli eletti si conoscono prima del voto al 95%!
Avendo bene assimilato la lezione della Chiesa cattolica al referendum sulla fecondazione assistita, l'attuale maggioranza di Governo, ben conscia del fatto che se si raggiungesse il quorum il referendum sancirebbe certissimamente la sua sconfitta, punta non già a convincere gli elettori a difendere l'attuale indifendibile legge elettorale votando NO, ma a far mancare il quorum fissando la consultazione ad altra data, anche se questo costa qualche centinaio di milioni di euro. E la cosa più grave è che candidamente ammette, senza fare "neanche un plissè" (Jannacci, Faceva il palo), che non si è fatta la cosa più saggia, anche visto il dramma del sisma in Abruzzo, perchè se no la Lega (ma perchè poi? per difendere il fatto che l'autore della legge in vigore è Calderoli? ma se lui stesso l'ha definita una "porcata"!...) avrebbe fatto "cadere il Governo"!
A questo punto sarebbe davvero meglio rinviare il referendum elettorale all'anno prossimo, tanto
prima non si vota, magari con Napolitano che giura che stavolta però in caso lo indice prima di sciogliere le Camere, come avrebbe dovuto fare nel 2008 peraltro.
Certo è che tra i colpevoli di questo disamore per l'unico istituto di democrazia diretta del nostro ordinamento sono senz'altro da annoverare coloro che ne hanno abusato negli anni scorsi, e non è che non fossero stati avvertiti: Gaber li prendeva in giro nel 1980, nella splendida e purtroppo ancora attualissima Io se fossi Dio....

ANNOZERO O VENTENNIO?

Non ho mai amato il modo di fare giornalismo televisivo di Michele Santoro. A cui però proprio quelli della Lega Nord dovrebbero fare un monumento, perchè è dalle piazze urlanti di Samarcanda che hanno acquisito la loro prima visibilità nazionale. E Marco Travaglio mi è fisicamente antipatico, anche se non condivido la posizione di chi lo accusa di ignorare troppe tematiche antisistema, come il signoraggio e l'11 settembre, per essere al di sopra di ogni sospetto. Infine, avrei letto Gomorra se Saviano non l'avesse pubblicato per Mondadori e non facesse più ospitate tv di una ex velina.
Messe così le mani avanti come a sottolineare che questo è un blog e non una testata giornalistica, tanto poco "professionale" è questa impostazione, posso dire che è vomitevole il coro bipartisan di attacco ad Annozero, perchè ha osato interrompere l'altro coro bipartisan di elogi a Bertolaso e in genere all'atteggiamento delle istituzioni nell'immediato doposisma e di attacchi al ciarlatano che avrebbe previsto il terremoto. L'indignazione monocorde forse produrrà il secondo esilio del discusso giornalista, dopo il diktat bulgaro che lo mise fuori gioco per anni assieme a Biagi e Luttazzi. L'indignazione, invece, almeno da sinistra, dovrebbe riguardare la circostanza che solo da Santoro, purtroppo, si siano sentite quelle voci critiche che costituiscono l'essenza del giornalismo e della democrazia.
Perchè, ad esempio, non è lesa maestà:
  • constatare che tra evacuare 100mila persone e l'inerzia assoluta di fronte allo sciame sismico in corso, ci sono infinite cose intermedie che si potevano fare, a prescindere dagli allarmi di Giuliani, tipo dare consigli alla popolazione oppure avvicinare o almeno allertare i Vigili del Fuoco o l'Esercito;
  • denunciare che non è al 5 per mille che bisogna attingere bensì all'8 per mille, perchè il primo non è obbligatorio e ogni euro che andrebbe ai terremotati sarebbe tolto ad altre Onlus, mentre il secondo lo è, dà origine ad una cifra certa, e - anche senza volere considerare lo scandalo di storni per esigenze di bilancio, o l'ingiustizia della norma che prevede che i soldi di chi non si pronuncia vadano distribuiti in proporzione a chi si è pronunciato - sarebbe preposto, almeno per quanto riguarda la quota destinata allo Stato, proprio per circostanze di questo genere;
  • è perlomeno prudente avvertire che chi di solito sguazza in questo genere di cose è pronto a fare dell'Abruzzo una nuova Irpinia, che è sempre meglio di un nuovo Belice ma sempre di sciagura per le casse pubbliche e di sciacallaggio sulle tragedie altrui si tratta.
Altrimenti, se nemmeno si può esercitare la libera critica giornalistica, davvero non resta che constatare di essere in pieno nuovo fascismo, e rimpiangere come questo lettore di Strill quello vecchio che almeno le ricostruzioni le faceva...

IL LATTE VERSATO

Abbiamo tolto piangere dal titolo perchè le lacrime stanno già scorrendo a fiumi, da giorni. Quelle vere, di chi ha perso persone e cose nel sisma, e quelle finte, vomitevoli, di chi sguazza nei drammi altrui per ricavarne vantaggi di carriera. Anche quando ha già avuto dalla stessa molto ma molto più di quanto le proprie doti professionali e personali gli facessero meritare, come l'insetto che imperversa tutte le sere su Rai Uno. Che si aggirava sulle macerie con un pelouche raccattato mentre magari il corpicino del suo proprietario era li sotto, per titillare il voyeurismo e cavalcare la commozione: che orrore, pensare a quando l'ha visto e ha deciso di prenderlo e girare la scena...
Ma il titolo giusto del pezzo sarebbe: piangere sul latte versato serve, a evitare da ora in poi di metterlo sul gas e uscire...
Se lo avessimo fatto in passato, oggi non piangeremmo quasi 300 morti e la totale distruzione di un'area; quindi se lo facciamo adesso, non piangeremo - o almeno non piangeremo così tanto - la prossima volta che la Natura deciderà di ricordarci che può tranquillamente fare a meno di noi, lei.
L'evento, se finalmente come Paese vogliamo crescere e cominciare a trarre insegnamento dai nostri errori, ci consente di stilare una LISTA DI COSE DA FARE, ovviamente in cima alla quale ci sono i soccorsi, che stanno funzionando (anche se meno di quanto la retorica di Regime dica...) nonostante Prefettura e Ospedale distrutti, la rapida installazione di strutture provvisorie che rendano possibile il ritorno degli abruzzesi a una vita il più possibile normale, e la ricostruzione. Sulle prime due, siamo campioni del mondo, e la metafora è calcistica non a caso, perchè anche le nostre squadre quando rischiano seriamente l'eliminazione danno il meglio e magari vincono il Mondiale. Dalla terza in poi, cominciano le dolenti note, come dimostrano non tanto le boutade dell'uomo di Arcore su L'Aquila 2 quanto il fatto che il tipo non sia stato subito sommerso di fischi e improperi e invece addirittura ci sia anche qualcuno che ragiona sulla proposta prima new town.
Ecco dunque la lista, aperta ovviamente:
  1. inchiesta seria ed eventuale incriminazione di progettisti ed esecutori degli edifici in cemento armato che sono crollati nel sisma, con sospensione di tutti gli appalti a loro affidati fino alla eventuale assoluzione - indovinate chi ha realizzato l'Ospedale dell'Aquila? Si, Impregilo, quelli che dovrebbero fare il Ponte sullo Stretto...
  2. annullamento immediato delle Grandi Opere, Ponte in testa, con storno degli stanziamenti in un Fondo per le Opere Piccole ma Utili (FOPU?), quelle si - fra l'altro - davvero in grado di rilanciare l'economia attraverso il volano del moltiplicatore keynesiano...
  3. avvio di una capillare rilevazione del territorio e dell'edilizia abitativa e pubblica, a cominciare dalle zone a più elevato rischio sismico (come l'Area dello Stretto) vulcanologico (come le falde del Vesuvio) o in generale geologico (aree esposte ad esondazioni o frane), allo scopo di realizzare una mappa delle priorità degli interventi di ristrutturazione o eventuale rifacimento...
  4. immediata entrata in vigore delle norme antisismiche più avanzate nella costruzione di qualsiasi edificio in tutto il territorio nazionale: quelle approvate nel 2001 sono ancora non applicate, ma c'è chi ritiene siano già superate...
  5. capovolgimento immediato del Piano casa: niente più ampliamenti di villette e simili amenità, ma incentivi al recupero dei centri storici, alla resa a norma antisismica, alla efficienza energetica e all'installazione di impianti di microproduzione solare ed eolica...
  6. annullamento del piano di costruzione delle centrali nucleari, ovvero loro localizzazione esclusiva nell'unica zona d'Italia a scarso rischio sismico, e feudo di recente conquista berlusconiana: saranno contenti, i Sardi?!....
Se tutti gli italiani, in primis i tanti elettori del Popolo delle Libertà, saranno in grado di condizionare i loro rappresentanti al punto da fargli prendere questi provvedimenti e altri sulla stessa falsariga, bene. Altrimenti, altro che radon: prevediamo con largo anticipo centinaia di morti nelle macerie di Reggio e Messina (che fino agli anni 70 costruivano antisismico, poi dopo tra un abusivismo e un altro non si sa, però almeno li l'esecutore è si la stessa persona del controllore - cosa che non inquieta Lunardi - ma è anche lo stesso che ci abita e a cui la casa cade in testa, nel caso...), il relitto del Ponte a eterna memoria, un esodo biblico dal risvegliato Vesuvio non sufficientemente rapido per scongiurare vittime, centrali nucleari non ancora finite e già incapsulate nel cemento armato per arginare le fughe radioattive a seguito delle crepe aperte da un sisma, e ancora nuove Sarno e nuove L'Aquila a tinchitè, per dirla con Camilleri...
Se qualcuno sta facendo gli scongiuri, sappia che il suo gesto incarna l'italico costume, lo stesso che induce tanti, troppi, in questi giorni a percepire la tragedia abbruzzese come una fatalità. Invece i colpevoli ci sono, e sono anche quelli che hanno voluto investire risorse spropositate nella costruzione di una assurda linea metropolitana anzichè nella messa in sicurezza degli stabili in una zona notoriamente sismica, e quelli che per un motivo o per l'altro non si sono opposti alla cosa. A Reggio Calabria, il Sindaco-Più-Amato-Dagli-Italiani sta "abbellendo" le piazzette e realizzando i tapis roulant. Contenti loro...

SCIACALLAGGIO POSITIVO, SPERIAMO RIESCA

Sono momenti drammatici e ogni energia va impiegata nei soccorsi. Si può anche aspettare a chiedere scusa a Giampaolo Giuliani, che per aver preannunciato il sisma anzichè essere ascoltato è stato incriminato per "procurato allarme". Ma se qualcuno approfitta dell'episodio per denunciare la follia di risorse pubbliche sprecate per opere faraoniche per cui non è stata nemmeno fatta una seria valutazione del rischio sismico, e di provvedimenti legislativi che incentivano l'abusivismo e il peggioramento della stabilità strutturale degli edifici, quando invece l'Italia avrebbe bisogno di un serio programma di ediliza popolare abitativa e di forti investimenti nel recupero delle migliaia di fatiscenti centri storici... Ebbene questo qualcuno, sia Mario Tozzi o chiunque altro, attua una sorta di sciacallaggio in positivo, che se riesce magari la tragedia, di cui peraltro ancora non si conoscono le reali proporzioni, sarà almeno servita a evitarne altre. Perchè non è il terremoto che uccide, sono gli edifici mal costruiti o mal tenuti.
Il premier ha già dichiarato lo stato di emergenza e annullato il suo viaggio in Russia, bontà sua, il suo amichetto del cheghebè se ne farà una ragione. Chissà se magari uno sguardo sul posto lo convince a riscrivere il suo folle piano casa...

QUESTA CITTA' METROPOLITANA E' UNA GRANDE COSA. NOSTRA.


Devo tornare sulla Città Metropolitana di Reggio Calabria perchè mi ha assalito un'immagine. Ma non so se dirla. Vabbè la dico.
Come i reggini sanno da decenni e gli italiani che vedono Rai 3 di notte da poco, a Reggio non c'è l'acqua potabile. E sarà l'ultimo capoluogo di provincia italiano ad avere il gas di città. E ospedali e cimiteri sono territorio extrastatale. E le case, condonate o meno, sono per il 90% nate abusive e magari lussuose dentro ma quasi tutte non rifinite fuori, cosicchè l'automobilista di passaggio sulla tangenziale può pensare di essere a Gaza dopo i bombardamenti israeliani (tutta lungimiranza, perchè quei ferri lasciati spuntare sul terrazzo ad arrugginire ora saranno un altro piano per la bambina che si sposa, chissenefrega se sforiamo il 35 per cento...). Sensazione rafforzata se dovesse entrare in città dall'impossibilità materiale di schivare tutte le buche nell'asfalto.
Però ora sarà Città Metropolitana, e come sapete perchè la cosa diventi effettiva un certo numero di comuni limitrofi deve accettare di confluirvi. Ora, Reggio è una lingua di case lunga sul mare 40 chilometri e stretta quasi sempre meno di uno, poco più nel centro, e con propaggini lungo le varie strade che risalgono le pendici dell'Aspromonte fino a frazioni montane (a oltre 1200 metri s.l.m.).
In geografia politica ed economica, avrebbe senso che la sua conurbazione di fatto con Melito Porto Salvo a sud, Villa San Giovanni a Nord, e Messina a Ovest, diventasse di diritto. Ma l'affare è stato fiutato: chiederanno di aderire anche i comuni della Locride, a 100 e passa chilometri di distanza, collegati al capoluogo da una statale fatiscente pericolosa e così trafficata da essere di fatto impercorribile, e una linea ferroviaria a un binario solo non elettrificata. Il capofila dell'iniziativa è il sindaco di Roccella Jonica, il nome non ce la faccio a scriverlo (ero bambino quando l'ho sentito la prima volta), leggetelo qui, vi dico solo che era sottosegretario con Craxi.
Insomma, l'immagine che mi ha assalito è questa: un tunnel che dalla Locride passi sotto l'Aspromonte e si colleghi direttamente col ponte sullo Stretto! Lungo decine di chilometri, supererebbe lo stesso ponte per faraonicità e stanziamenti, e avrebbe l'appoggio incondizionato e bipartisan di tutti i politici e dei loro amici e degli amici dei loro amici. Nonchè del popolo di quella parte d'Italia che ha dato il nome al tutto e forse per questo porta con se in nuce le caratteristiche esasperate dei connazionali, in primis quella voglia di schivare le responsabilità, e affidarsi a Papà che è buono e provvede a tutto, così bene descritta da Laura e Lory.
Non lo volevo dire, perchè l'idea è così folle che se la leggesse il Boss potrebbe anche pensare di farla propria. Ormai mi è scappata, confido sul fatto che questo blog è frequentato poco, magari nulla dai pidiellini. Che a Milano....

LA VITA COMINCIA...

Come fare quando vuoi mandare un pensiero pubblico a qualcuno che non ama i social , non è nemmeno su facebook , e forse nemmeno più segue ...