È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio, divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo periodo del loro lunghissimo sodalizio, col restante a comparire qua e la senza disturbare l'approfondimento psicologico dei personaggi, cosa che sarebbe stata invece inevitabile se si fosse optato per la completezza didascalica dell'excursus biografico (come capita in troppi altri film del genere).
Il film narra infatti della tournée teatrale britannica che i due fecero nel 1953, quando ormai al cinema erano passati di moda, ultima occasione in cui i due si esibirono assieme: Oliver morì pochi anni dopo, e Stan (come ama precisare il film in coda) per gli 8 anni che gli restarono da vivere non fece che scrivere altre scenette per Stallio e Ollio, non interpretandole però con nessun altro. Il cambiamento dei tempi che loro adesso subivano gli presentava il conto del precedente che invece avevano cavalcato con successo: i due infatti devono la loro enorme fama alla circostanza di aver saputo cavalcare l'onda del passaggio al sonoro, che invece travolse quasi completamente tutti i loro colleghi cinematografari del muto, compresi mostri sacri come Keaton (che disse l'unica parola - "grazie" - della sua carriera nella meravigliosa scena finale di un film con Franco e Ciccio, citato anche da Guccini-Lolli) e Chaplin (che si riscattò tardivamente, anche se meravigliosamente, e che non tutti sanno che agli inizi in Inghilterra lavorava nella compagnia teatrale di Laurel ma lo precedette in America e nel successo).
Ma se il passare delle mode impedì ai nostri eroi di trascorrere una vecchiaia agiata, il corpus centrale della loro produzione artistica era di tale livello da essere destinato all'eternità. I bambini di oggi ridono, e probabilmente quelli di sempre rideranno, delle loro disavventure esattamente come  ne ridevamo noi, che li vedevamo il sabato mattina a Oggi le comiche (quando la TV aveva un solo canale e dava degli appuntamenti precisi ai suoi vari utenti), e al cinema i nostri padri e i nostri nonni. Le invenzioni dei due erano di tale portata che tutto il cinema successivo gli deve qualcosa, e non solo quello comico, e che impedisce che oggi si percepiscano "datati", a dispetto della qualità delle immagini a bianco e nero.
Ma c'è un aspetto ulteriore che li rende estremamente attuali. La realtà che rappresentano in quel corpus, infatti, ed anche nei film ambientati in altre epoche, è quella dell'America della crisi post-1929, che torna in cronaca ad ogni nuova crisi del capitalismo mondiale. E a vederla nei film di Stanlio e Ollio la cosa colpisce ancora di più che in Chaplin, perché per lui era il messaggio dichiarato e portante (al punto che fu costretto a rimediare in Svizzera per presunto antiamericanismo), mentre in loro si agita sullo sfondo quasi involontariamente. Mostrandoci per via subliminale, quindi efficacissima, le contraddizioni di un sistema che almeno allora aveva un'alternativa e invece ai nostri tempi si propone come unico insostituibile paradigma della società.
Vi propongo allora la lettura di un contributo estremamente interessante, che ha il pregio di coniugare egregiamente due argomenti che di solito vengono artatamente proposti invece separati: la crisi economica e la crisi ambientale. Così facendo, infatti, i padroni del vapore possono indurre i gretini ad accettare ulteriori capitolazioni nella distribuzione di redditi e risorse. Laddove invece dovrebbe risultare lampante che è solo reimbrigliando il capitalismo, anzi proprio superandolo in favore di una nuova forma di socialismo, che diverrebbe accettabile per ciascun essere umano parametrare la propria impronta ecologica a una compatibile per il pianeta. Perché è il capitalismo tout-court, ad essere la causa prima di tutti i guai del mondo, compresi quelli ambientali, e non servono a nulla i distinguo e le proposte di emendarlo. Infatti le ricette al suo interno, come quella che Trump sta applicando con successo negli USA, o come quella che Roosevelt applicò proprio ai tempi dei migliori film di Stanlio e Ollio, funzionano solo se c'è qualcuno o qualcosa al di fuori del sistema in cui funzionano da depredare e/o bombardare.
E ciò mi consente di tornare all'argomento iniziale, passando per "colonialismo" e "Legione Straniera". Al film su Laurel e Hardy infatti ho trovato un solo difetto, figlio della peraltro azzeccata scelta narrativa ristretta: i due ballano il numero tenerissimo da I fanciulli del West, ma non quello altrettanto delizioso, che io preferisco e che nel doppiaggio italiano dell'epoca (la voce storica di Ollio è del giovane Alberto Sordi, per quei pochi che non dovessero saperlo...) ci guadagna ulteriormente, da I due legionari. Ragion per cui vi saluto con questo...




SCUSI DOV’È IL FRONTE?

Quando hai individuato il tuo nemico,
qualunque modo di combatterlo vale...
Un carissimo amico da sempre di sinistra-sinistra, che dopo anni di resistenza interiore si era quasi convinto a votare cinquestelle l'anno scorso, poi ritenendosi fortunato di avere avuto un impiccio materiale che glielo ha impedito, perché il moVimento era finito al governo con la becera destra leghista, mi ha chiesto come facevo io, da sempre di sinistra-sinistra come lui, a tollerare questa lunga volata che Di Maio sembra stare tirando a un fascistoide come Salvini, e che si traduce in sondaggi che fino a ieri vedevano in forte crescita il secondo a danno del primo. Lì per lì non ho trovato di meglio che rispondergli che era colpa sua, che alla fine non lo ha votato nonostante se ne fosse capacitato, e di tutti quelli di sinistra-sinistra che non avevano neanche raggiunto quest'ultimo stadio di consapevolezza ed avevano finito per sprecare il loro voto in uno dei rivoli a sinistra del PD (gli elettori di quest'ultimo non li considero nemmeno più esseri dotati di raziocinio, a meno che non abbiano interesse diretto all'affermazione delle politiche di destra capitalistica che il PD propugna), se il moVimento non aveva raggiunto percentuali in grado di farlo governare non dico da solo (con questa oscena legge elettorale, concepita apposta per depotenziarne il successo, non si poteva) ma almeno con l'appoggio almeno esterno della sinistra antieuropeista, anziché dover accettare la sponda dell'unico che gliela offriva. Ma non ero soddisfatto. La cronaca adesso mi dà occasione di una risposta migliore.
Succede che il caso Siri (qui raccontato da Bertani approfittandone per parlare di energia) dà l'occasione a Di Maio di smettere di portare l'acqua con le orecchie al suo "nemico interno", e subito i sondaggi gli danno ragione, infliggendo a quest'ultimo un meno sei per cento rapidissimo. E che Salvini, per reagire sul nascere alla controtendenza, guidato dal suo istinto politico indiscutibile, anziché rispondere sul tema difendendo l'indifendibile, si sia "buttato" su un argomento che ha tra gli altri il pregio dell'attualità, dichiarando apertamente che il nostro governo non dovrà più badare ad assurdi parametri come il deficit al 3% o la percentuale debito/PIL, almeno fino a quando non avrà ridotto la disoccupazione sotto la soglia fisiologica e psicologica del 5% e di conseguenza rilanciato l'economia. Con Di Maio che prende le distanze, ribadendo fedeltà all'Europa, ecco la risposta al mio amico: non solo quelli come me tollerano l'alleanza con Salvini fino a che il governo mantenga la discontinuità con le politiche dei precedenti, ma non esiteranno, laddove l'ineffabile Giggino completi la sua traghettata dei grillini verso sponde più quiete lasciando solo la Lega sul fronte antiUE, a passare direttamente a votare quest'ultima. E qualora anche questa passasse al nemico, o si dimostrasse essere stata sempre dalla sua parte, a votare per chiunque decida di presidiare quel fronte, fosse anche Attila l'Unno o Vlad l'Impalatore. E ora passiamo alla spiega.
Il fascismo, lo ricordo a beneficio dei tanti che usano il termine a sproposito, non è "di destra", perché questa espressione allude a una posizione nei banchi del Parlamento, e il fascismo una volta acquisito il consenso democratico necessario a prendere il potere (in Italia nemmeno poi tanto, servì la complicità dei Savoia, ma in Germania nettamente) il Parlamento lo esautorò. Il consenso lo prese perché prometteva al popolo la soluzione di problemi reali causati da altri, sul piano economico. Ma lo usò per, mentre elargiva al popolo stesso quanto serviva a tenerlo buono (casa lavoro infrastrutture, si, ma anche imprese coloniali e guerre), portare avanti gli interessi del suo mandante, il grande patronato capitalista. Ora, secondo voi, dov'è che abbiamo un Parlamento senza poteri e un Governo non eletto che mentre tiene buoni i popoli sbandierando valori democratici e di pace di fatto porta avanti gli interessi dei suoi mandanti ordocapitalisti? Esatto, nell'Unione Europea. Che al momento è esattamente la cosa più vicina al fascismo si possa trovare in giro, se proprio si ha bisogno di evocarlo e appiccicarlo su qualcosa.
Ora, se a studiare una qualunque guerra a distanza di spazio e tempo, seduti comodamente alla propria scrivania, è comunque difficile attribuire di qua o di la con nettezza torti e ragioni, a meno di non partire da un punto di vista preciso e quindi essere dotati di "pregiudizio" ideologico, figurarsi se quella guerra la stai vivendo. In questo caso, è un attimo trovarsi "dalla parte sbagliata" (cit.), e finire per spendersi per l'Errore, per il proprio stesso Nemico naturale, non dico nonostante, dico proprio per via della propria onestà e consequenzialità. Dopo il 1943, il Paese fu dilaniato anche per questa ragione, che andò a replicare nelle anime e tra le anime quella linea Gotica che oggettivamente marcava il confine tra due territori occupati da nemici diversi. Che l'impero del Male fosse il nazifascismo non era affatto così chiaro visto da vicino, e man mano che si chiarì fu dovere di chi lo capì spiegarlo a chi non lo capiva e se continuava a non capirlo combatterlo. Altra questione è che il Male risiede ovunque e presto ce ne saremmo accorti (tra l'altro, ai massimi livelli i capitalisti di entrambi i fronti erano in affari tra loro, esattamente come oggi: le guerre si fanno contro i popoli, non tra i popoli), allora c'era un Nemico da fermare. Anche a costo di allearsi con chi, una volta ristabilita la democrazia, avresti ripreso a combattere. Ecco il punto.
Neanche oggi, che il Nemico, o se preferite il Fascismo, è l'Unione europea (vedi sopra), si può perdere tempo a filosofare su quali compagni d'arme ti ritrovi. Ti dividerai domani, oggi si fa fronte comune. Anzi, se è la tua parte, che tradisce, si abbandona pure quella e si resta con chi combatte il Nemico. L'UE non è che uno strumento di asservimento dei popoli da parte delle élite (se n'è accorto persino il Financial Times), l'Euro un'arma letale che ha consentito a queste ultime, essenzialmente mitteleuropee (ma con membri, e collaborazionisti ben retribuiti, anche da noi), di combattere e vincere una guerra commerciale ai nostri danni, distruggendo il nostro tessuto industriale e costringendoci a una ingentissima deflazione salariale, tramite anche uno shock occupazionale. Se l'abbiamo già persa irrimediabilmente non si sa, ma ci resta il diritto di odiare finché campiamo il nemico che ci ha sconfitto e ancora di più i finti amici che lo hanno aiutato. Ma fino a che abbiamo l'impressione che ancora possiamo fare qualcosa, abbiamo il sacrosanto dovere verso noi stessi e i nostri figli di continuare a combattere, nei modi che ci capita di avere. Tra pochi giorni ci sono le elezioni europee. Si elegge un organo che non conta niente, l'abbiamo già detto. Ma intanto riempiamolo di "sovranisti" di tutte le specie, vediamo se arriva il messaggio. Poi si vedrà. E passiamo parola, che i sondaggi lo sappiamo tutti che fine fanno quando il 20% di indecisi alla fine si decide tutto da una parte: non solo può succedere, ma da qualche anno pare la regola...
Vi lascio con gli approfondimenti per i pochi volenterosi che sono arrivati fin qui, e ancora non gli basta. Sono tanti, ma erano giorni che mi ronzava in testa questo post e intanto mi documentavo leggendo qua e là, abbiate pazienza.

  • Carraro, ovvero i tedeschi lo capiscono benissimo, cosa è successo, e ci satireggiano pure sopra.
  • Pamio, ovvero come Soros e soci ci hanno fregato anche con le petizioni on-line.
  • Lameduck, ovvero come la nostra rovina abbia una data di inizio: il 1992.
  • Grimaldi, ovvero come Facebook ha chiuso dall'oggi al domani una serie di pagine filogovernative, o comunque fuori dal coro della narrazione dell'establishment.
  • Della Luna, ovvero come può succedere che alla fine (dismesso il loro teatrino) Di Maio e Salvini, facendolo apposta o meno, ci libereranno dall'Euro.
  • Magaldi, ovvero come se davvero osano spingere i gialloverdi arrivano al 70%.
  • Blondet, ovvero come sennò invece ci stanno già preparando il governo Draghi, a darci il colpo di grazia.
  • Rampini, ovvero come la sinistra ha tradito gli italiani.
  • Becchi, ovvero le balle che ci raccontano su moneta, debito, export e produttività.
  • Grazzini, ovvero anche il FT ormai auspica una moneta parallela per l'Italia (tipo questa proposta da Ytali, mentre il governo pare essersene scordato - NdR).
  • Becchi e Zibordi, ovvero come il caso Giappone dimostra che quella che ci raccontano sul debito pubblico è una favola.
  • Bifarini, ovvero: 1) come il neoliberismo prima di attaccare l'Europa con la spirale del debito ha distrutto l'Africa (e quindi sia tra l'altro alla base delle migrazioni) - 2) la verità sulla spirale del debito italiano.
  • Salerno Aletta su Teleborsa, ovvero cosa bisognerebbe fare per salvare l'Europa (e non è possibile proporre se prima non si è stravinto le europee - NdR).
  • Bregman, ovvero reddito di base universale e drastica riduzione dell'orario di lavoro, le nuove utopie per cui combattere.

CENERI NEROARANCIO

Sarà perché rinasce dalle ceneri, ma se cerchi fenice su Google
le immagini che risultano sono quasi tutte a tema neroarancio...
Se è successo a Wolverine "l'immortale", perché non doveva succedere anche a una società sportiva che aveva come motto "qui non si muore mai"? Infatti è successo, la Viola è "morta": l'8 maggio del 2019, con un verdetto non di respingimento nel merito, ma di inammissibilità, del ricorso presentato avverso alla revoca del titolo sportivo per via del mancato pagamento di una rata di 7mila euro alla FIP, di cui la società aveva persino esibito copia del bonifico effettuato nei termini (ma presso banca "estera", quindi con pagamento pervenuto tardivamente, anche se prima della discussione del ricorso!!!). Se vuole, la società può ripartire dalla serie D in giù. Ma ci sono circa (chissà se sapremo mai ufficialmente l'ammontare preciso) un milione e settecento mila euro di debiti con le istituzioni (il Comune per l'affitto del palasport, la Città metropolitana per quello del centro sportivo), più 700mila per saldare giocatori e fornitori per la stagione appena conclusa, più altri (180mila? di più?) emersi improvvisamente un mesetto fa in modo così inatteso da provocare dichiarazioni allarmistiche - ma purtroppo non esplicite e chiare - della società (con tanto di repulisti interno). E già in queste ultime trapelava come l'opzione fallimento non fosse ormai più la meno desiderabile.
Le puntate precedenti della telenovela le potete rileggere qui: prima che arrivasse la Mood, avevo stilato 23 punti numerati, di modo da potersi in modo orientare dentro una vicenda intricatissima. Il ventiquattresimo è in cronaca, ma il vaticinio era facile; dicevo infatti:
Il punto 24 potrebbe essere che nei prossimi mesi una nuova proprietà trovi una transazione per i debiti e rilevi il pacco dal liquidatore, o invece che finalmente, detto col sollievo di quando un tuo caro malato terminale "smette di soffrire", si chiuda baracca e burattini. Tanto è già nata nei mesi scorsi, e ora forse si capisce perché, una nuova Cestistica Piero Viola che volendo può ripartire dalle serie minori senza la zavorra dei debiti delle società precedenti.
E poi sollevavo una serie di interrogativi, ancora aperti. La nuova proprietà infatti è emersa, dal momento che lo sponsor rimediato decideva di rilevare le quote e chiedere alle istituzioni un piano di rientro. Ma forse è proprio in questo imprevisto cambio di passo che vanno rintracciati i problemi finali: lo sponsor era stato infatti procurato proprio dal soggetto, promotore di quel Comitato Mito Viola nato come iniziativa dal basso in parallelo alla raccolta fondi dei tifosi per trattenere i giocatori durante la transizione, che è stato di recente estromesso dalla nuova società e ne è stato coprotagonista di uno spoetizzante batti e ribatti radiotelevisivo e social; non è che lo scopo della sponsorizzazione era invece proprio consentire di vivacchiare fino a fine anno per poi cedere il titolo e fallire? In tal caso, il disegno veniva compromesso dalla proattività del nuovo acquirente... E quindi, bisognava cercare il modo di neutralizzarlo. Dopodiché a quest'ultimo, dal suo canto, non restava che imboccare la via del fallimento, magari resa ai tifosi più accettabile (se non auspicabile) da un evento esterno. Ed ecco il pagamento tardivo e bizzarro di una cifra ridicola a fare da detonatore, e gli errori marchiani nel fare ricorso a innescare la miccia...
Non ho la palla di vetro, dunque non pretendo di aver indovinato come devono essere andate le cose. Ma di sicuro non sono andate come ce le raccontano: ognuno si faccia la sua idea. Ma a mio avviso c'è un punto davvero incontrovertibile: il vergognoso comportamento delle istituzioni politiche cittadine, davvero inqualificabile. I proprietari vecchi e nuovi, veri o simulati che fossero, potevano avere una qualche giustificazione a non conoscere appieno, o a non voler rivelare del tutto, l'entità dei debiti. Ma i loro creditori pubblici non potevano non conoscere l'entità dei loro crediti. E quindi sapevano benissimo che nessuno avrebbe potuto salvare la Viola dal fallimento. E nonostante ciò, hanno consentito che i cittadini si togliessero il pane di bocca per pagare uno stipendio ai giocatori. A me, oggi, stupisce che gli aderenti non siano accampati a piazza Italia a pretendere scuse pubbliche, se non il risarcimento di tasca propria, da parte di Sindaco e compari. Va bene la fede politica, va bene il credito ereditato, ma sono comportamenti non perdonabili nemmeno a un fratello.
Ma c'è di più. La cifra di cui si parla oggi (sperando non sia ancora sottostimata) ammonta a quasi 2 milioni di euro. Come si fa ad arrivarci, quanto cavolo chiedevano di affitto per le strutture sportive? Se era legittimo e inevitabile, allora era anche un dovere pretenderne l'incasso dalla società del tempo, pazienza se falliva, e la magistratura oggi dovrebbe intervenire con mano pesantissima su chi non lo ha fatto. Se invece era evitabile, e si è lasciato correre legittimamente, perché ci si è ricordati del credito quando c'era altra gente alla guida della società? Non piacevano, non convincevano? Bisognava dirlo apertamente, non illudere professionisti e tifosi con un finto sostegno di facciata (la presentazione di Coppolino alla festa dell'Unità, gli incontri al Comune con Menniti e soci) quando si avevano altri piani. Con che faccia oggi si rilasciano dichiarazioni di presa di distanza e stigmatizzazione altrui? E come possono i tifosi tollerare tutto questo?
Insomma, siamo di fronte a istituzioni che nella migliore delle ipotesi hanno colpevolmente omesso di intascare i giusti canoni da parte di alcuni soggetti per poi pretenderne l'incasso da parte di altri, nella peggiore hanno vessato con canoni spropositati la bandiera sportiva della città e sapendo benissimo che non sarebbero mai riusciti ad intascarli prima hanno lasciato correre e poi hanno sceneggiato uno psicodramma con l'obiettivo di nascondere le proprie responsabilità. E già, perché allora diventa anche comprensibile perché, Muscolino non trovava chi gli facesse uno straccio di fidejussione valida. Ma se falliva Muscolino, saltava subito fuori che gli si era fatto indebito credito per anni. Meglio accogliere in pompa magna Coppolino, tacergli del credito, lasciare che si esponga, e poi intimandogli il pagamento costringerlo alla fuga, tanto i tifosi se la prendono con lui come prima se l'erano presa con Muscolino anziché con la deprecabile FIP della sanzione illegittima. Poi lasciare che i tifosi si tassino anziché fermarne l'impresa impossibile. Quindi ripetere il giochino, anche se con qualche magheggio in più perché il tipo è diffidente (ricordate quante incertezze sul closing?), con Menniti e soci. E alla fine arrivare alla naturale conclusione, ma un anno, forse due, dopo: Viola sparita e crediti carta straccia, ma potendo almeno tentare di dire a un giudice che non è colpa propria.
Magari mi sbaglio. Ma almeno è logico. Non era logico che un imprenditore rischiasse investimenti per milioni con una fidejussione falsa peraltro prodotta dopo aver dato i centomila in contanti alla FIP, centomila che aveva persino riversato subito dopo la scoperta falsità (respinti al mittente). E non è logico che un imprenditore si esponga per centinaia di migliaia di euro e poi sputtani tutto per settemila, dopo aver già dichiarato che erano emerse novità nascoste e magari a fine anno avrebbe portato i libri in tribunale.
Di certo è che stavolta si muore. E potrebbe persino non essere un male. Si potrebbe essere come un altro degli X-Men, si potrebbe essere Fenice. E risorgere. Ma lontano dalle grinfie degli assassini e dei loro complici, per cortesia.

OGNI STORIA

A mia figlia io dico sempre e da sempre che ogni storia che ci raccontano ha qualcosa di vero, qualcosa di inventato, e una qualche lezione che possiamo trarne comunque. Ogni storia: dalle favole alle religioni, passando per i romanzi e i film dei supereroi. Spero così di fornirle uno strumento di decodifica della realtà che magari a sette anni può sembrare superfluo (ma basta non essere ossessivi) ma avendolo acquisito da piccola quando le servirà se lo troverà nel suo bagaglio senza forse nemmeno rendersi conto di come e perché.
Magari non funzionerà: lo so da me che spesso da genitori anticonformisti e libertari vengono fuori figli religiosi e bacchettoni, come dalle scuole delle suore i più accaniti atei e mangiapreti. Ma devo provarci lo stesso, non morrei in pace altrimenti. Perché credo che una democrazia sostanziale sia possibile solo tra persone consapevoli, che quasi automaticamente rifiutino qualsiasi narrazione che tenti di autoimporsi o si tenti di imporre (potendo anche accoglierla, per carità, ma solo dopo vaglio comparativo e analisi, mai supinamente o meccanicamente). E inoltre credo che ciascuno di noi per cambiare (al limite, il mondo) debba concentrarsi sulle cose su cui può realisticamente influire, quindi sicuramente se stesso, e in misura molto minore le persone che ci vogliono bene e si fidano di noi.
Figurarsi i lettori di un blog, mi direte. Infatti. Lo so. Infatti non lo faccio per voi, se qualcuno di voi in questi dieci anni si è "scetato" buon per lui, io scrivo per me, per vanità. Come tutti: non fidatevi di chi vi dice il contrario, mente, come minimo a se stesso.
Con queste premesse, ecco alcune delle storielle che vi raccontano in cronaca, con a fianco delle letture alternative:

Il debito pubblico è colpa vostra che avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, uno Stato è come una famiglia se si indebita deve stringere la cinghia e pagare i debiti.  L'Italia è in avanzo primario da 27 anni col debito che continua a salire. Uno Stato sovrano può emettere tutta la moneta che vuole, c'è inflazione solo se ne emette troppa, ed è troppa solo se si supera la piena occupazione. Non esiste solo il monetarismo, esiste anche la MMT.
La Grecia è stata salvata da se stessa grazie all'Unione Europea e al governo collaborante di Tsipras. Sono incalcolabili i danni provocati dalla nefasta UE, anche solo in Grecia. Pensate che il direttore del Corsera oggi ammette, mentre si vanta di averlo fatto a fin di bene, di avere omesso di dire che egli stesso analizzando le statistiche aveva dedotto che circa 700 bambini erano stati uccisi dall'austerity. Il termine per chi lavora per il nemico è collaborazionista.
Gesù era figlio di Dio e Dio egli stesso, nacque da Maria vergine, fece miracoli, e morì in croce per salvarci. Eccetera. Joshua era uno dei tanti capipopolo che agivano nelle periferie dell'impero romano. La storia che raccontano al catechismo è una sintesi di quattro storie diverse con qualche punto di contatto tra loro, raccontate di seconda o terza mano molti decenni dopo la sua esecuzione. A loro volta scelte dalla Chiesa tra molte altre almeno altrettanto (poco) attendibili. Il che non sminuisce l'importanza di quello che è considerato il suo "messaggio", anzi: scremare le fesserie l'aumenta.
I nostri soldati sono impegnati all'estero solo in missioni di pace, durante le quali alcuni eroi sono rimasti vittima di vili attentatori, come a Nassirya. Ognuna delle sedicenti missioni di pace è stata o è una campagna militare, durante le quali è normale che qualcuno finisca vittima del nemico, tanto più indotto ad azioni "vili" quanto più debole e ridotto all'impotenza. Non raccontate balle ai bambini a scuola.
L'Europa ci ha dato settant'anni di pace. Anche tacendo della crisi economica indotta tramite l'Euro per fare vincere alla Germania e satelliti la guerra commerciale contro l'Italia e affini, e le guerre combattute dagli europei a rimorchio dei loro padroni USA, nonché le varie imprese neocoloniali Libia tra tutti, c'è la distruzione della Jugoslavia e conseguente conflitto in casa a pesare come un macigno, e le bombe sui civili serbi per sempre sulla coscienza del centrosinistra italiano.
In Venezuela c'è un dittatore da rimuovere, e già un baluardo della democrazia da mettere al suo posto. Il Presidente Maduro ha vinto e rivinto elezioni regolari a volontà, e gode ancora del consenso della maggioranza della popolazione, nonostante sanzioni embarghi e manovre golpiste la stiano impoverendo ulteriormente e vessando criminosamente

Non ho in tasca la verità. Ma nemmeno chi ve la propone giorno dopo giorno di modo che si affermi come capita a ogni menzogna ripetuta all'infinito. Se ognuno ragionasse con la propria testa, e mettesse in discussione tutto, saremmo già un bel pezzo avanti....

FACCIO IL PILOTA

Il film di Ingmar Bergman in cui il protagonista per guadagnare
tempo sfida a scacchi la Morte è una pietra miliare della nostra
cultura, tra le più citate: persino da Vecchioni e dal sottoscritto
Il guaio del tempo che passa è che più passa più va veloce. Non ho bisogno di dimostrare questo assunto, chiunque abbia l'età giusta lo comprende al volo, e se non lo capisce è perché non ce l'ha. Ad esempio, ogni primo maggio è tra le altre cose l'anniversario della morte di Ayrton Senna, e quest'anno - non l'avrei mai detto - è il venticinquesimo. E io quell'incidente l'ho visto in diretta TV, ed ero già uomo fatto, mica come per quello di Villeneuve che me lo ricordo pure ma ero un ragazzo e non so spiegarvi come ma me lo ricordo diversamente, come se il registratore che abbiamo in testa funzioni come i supporti esterni, che riguardare un vecchio super8 un vecchio VHS o un vecchio DVD non è la stessa cosa, a cominciare dal fatto che capisci che epoca era prima ancora di entrare nel merito delle immagini...
Il Dio dei piloti è morto, se ricordo bene, perché qualcosa si è rotto nell'avantreno della sua auto impedendogli di sterzare e mandandolo a sbattere contro un muretto, al che un bullone si è staccato da qualche parte sparandosi verso il suo cervello, attraverso la visiera del casco e il bulbo oculare. Il giorno prima durante le prove era morto un altro pilota, e pare che ne fu molto scosso lo stesso Senna, ma fu solo dopo la morte di quest'ultimo che le cose cambiarono (e per sempre, se pensiamo che da allora ad oggi c'è stato solo un altro morto in pista) nella sicurezza della Formula 1, quindi al Nostro va ascritto anche questo merito postumo. Tra gli altri acquisiti in vita: ché per molti è il più grande di tutti i tempi anche se il destino gli ha impedito di diventarlo anche per le statistiche, dal momento che proprio quel giorno vinse la sua prima gara uno che dominerà a lungo riempiendone tutte le caselle.
A dire il vero non so se ancora oggi tutti i record sono ancora di Michael Schumacher, perché non seguo più le corse, e non perché le fanno in quelle pay-TV che non mi avranno mai, ma perché sono diventate nel tempo sempre più noiose, col fattore umano progressivamente ridotto all'insignificanza.
E non mi muove a parlare una nostalgia senile, ma una di un qualcosa che non c'è più e valeva tanto, lo dimostra la mole di produzione artistica di ogni tipo relativa alla figura del pilota di automobili (ma non solo), cavaliere moderno, nocchiero su ruote, semidio omerico in continuo bergmaniano dialogo con Nostra Signora dalla Grande Falce.
Ed eccovi il vostro fedele blogger che, come capita ogni tanto, vi fornisce anziché un elenco di link a noiosi testi di approfondimento, una serie di brani musicali di qualità da scoprire o riscoprire. Così celebriamo assieme questo venticinquennale da una tragica scomparsa, ripensando a quello che è stato e a quello che poteva essere e non è stato. Come sempre in questi casi.

@PISTOLARIO

Come forse sapete (e di certo vedete dal contatore qui a destra) non ho molti lettori, il nocciolo duro di chi mi segue sempre essendosi ridotto col tempo a poche decine di elementi, ma anche quando ero sensibilmente più popolare e il centinaio di contatti era il minimo di ciascun post (a chi non coglie l'autoironia preciso di sapere bene che la soglia dell'irrilevanza è di decine di volte più in alto, comunque da sempre oltre la portata di questo blog) era piuttosto raro l'intervento dei lettori in sede di commento: raro, nei richiami su facebook (che poi sono quasi l'unico utilizzo che ne faccio), ma rarissimo direttamente in fondo ai post pubblicati.
Qualche volta in più è capitato che una persona amica, sollecitata dalla lettura di un qualche post, mi abbia scritto privatamente, e talvolta la cosa ha originato uno scambio "@pistolare" inter nos. Stavolta invece, dopo averne ottenuto autorizzazione, lo scambio di email lo pubblico, perché ritengo possa interessare altri lettori, e perché ci azzecca con i giorni in cui ci troviamo, a cavallo tra il 25 aprile e il 1° maggio. Anche se il post da cui è originato apparentemente non c'entrava nulla, perché parlava di teoria della comunicazione (che poi è la ragione per cui l'amico Giuseppe, collega e codocente, se ne è sentito attratto). Lo riporto, ovviamente omettendo i cavoli nostri.
[...] riflessioni post lettura. Sono molto d’accordo sull’incattivimento nelle relazioni o, più precisamente, nel modo di comunicare e gestire le stesse… Sembriamo incapaci di avere due idee diverse su un qualsiasi argomento senza finire per mandarci a quel paese o perché “L’altro non capisce un…..” o, peggio, perché ha interessi poco chiari a difendere quella posizione… Vale in generale e, ovviamente, nel nostro lavoro… Il punto è che in campo tributario è fisiologico avere idee distinte sia tra contribuente/consulente ed Agenzia che fra due funzionari… quindi siamo ad altissimo rischio se non diventiamo consapevoli di queste dinamiche… Mi è piaciuto molto anche il post di Blondet che hai linkato… Anche l’idea di interessi forti che “spingono” la cultura verso il giogo della pubblicità mi trova d’accordo. La visione che delinei è a dir poco fosca… La domanda non può che essere “e quindi, come ne veniamo fuori?” Mi sembra che la capacità di analisi che metti in gioco, approdi ad un sostanziale scetticismo nei confronti di questi poteri più o meno occulti (meglio dire occulti ai più)… mi sbaglio? Allora mi chiedo… perché chi la pensa allo stesso modo non riesce a fare fronte comune per delineare una strada alternativa? Avremmo davanti (parlo della nostra Organizzazione) un campo in cui poter sperimentare percorsi diversi e gestione delle relazioni differenti… ma non lo crediamo possibile… Mi viene da dire che il problema vero sia più questo senso di resa… E lo dico alla vigilia del 25 aprile… mi chiedo, dove saremmo se i nostri nonni non avessero creduto nella possibilità di sconfiggere un “vero” nemico? Ci siamo rammolliti? Obnubilati da un consumismo che sembra l’unica vita possibile… Eppure, se ci pensi, è una stagione interessantissima sul piano sociologico… le trasformazioni che abbiamo vissuto e che ancora ci aspettano meriterebbero una passione civile correlata… Concludo con una annotazione autobiografica… una confessione… [ma qui si riferisce ad un post successivo - NdR] Per quanto ami Roger Waters, io ho sempre sognato di saper suonare come David Gilmour… so che nomino (quasi) il diavolo per te… Ma non credo che si possa generare certi assoli se non si possiede un animo tormentato… e le contrapposizioni Waters-Gilmour (come Lennon-McCartney del resto) sono frutto di quella stessa dinamica che ci porta a detestare chi la pensa diversamente… Ti allego un link interessante… www.lachiavedisophia.com
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[...] Hai letto un mio post di inizio mese e giustamente gli hai fatto fare scopa col 25 aprile. Solo che non ti sei accorto che è proprio l’accostamento che ti fornisce la risposta. Noi in aula diciamo che il conflitto deve essere gestito con un cambiamento sul piano della relazione: marito e moglie o si guardano dalla ruota panoramica e capiscono che la loro relazione è ancora valida e allora stanno litigando inutilmente, o continuano a litigare finché la loro relazione cambia da “coniugati” a “separati” o “divorziati”. Ecco, quando il conflitto è profondo e impatta sulla libertà e sull'esistenza stessa, si può arrivare al punto in cui l’unico cambiamento possibile è da “nemici vivi in combattimento” a “vittorioso e vivo / soccombente e morto”. Quando lo capisci, come alcuni dei nostri nonni fecero illo tempore, sai anche che non hai alternative. Un Poeta lo disse meglio ne La guerra di Piero: se pensi di avere alternative, anzi se solo pensi, non è che eviti il cambio di relazione, semplicemente ci entri nella parte del morto. Ora, tanto per fare un esempio, Zingaretti dice cose bellissime sul 25 aprile, il lavoro, l’europa, eccetera. Tanto che molti gli credono. Forse persino salverà il PD dall'estinzione. Ma si comporta come il Nemico che nasconde il fucile dietro la schiena. Oggi siamo di nuovo a uno spartiacque, forse è persino già troppo tardi per rimediare. Questo governo ad esempio poteva e non ne ha avuto il coraggio. Al momento, solo Casa Pound si dichiara apertamente per l’uscita dall'euro e dalla UE e, paradossalmente ma neanche troppo, per la piena attuazione della costituzione del 1948: giuro, dicono testualmente così. Eppure lo spartiacque è quello. E troppa gente non se ne accorge. Io sono troppo vecchio per pensare alla rivoluzione, e poi non ho mai nemmeno picchiato nessuno figurati sparargli. Ma questo conflitto terminerà o con la distruzione di questa UE o con la distruzione della nostra repubblica fondata sul lavoro. Anzi, sono già a buon punto. Per questo, io con chi vota PD e simili non discuto più di politica. Col nemico, chi discute è morto. [...]
Non commento nemmeno. Aggiungo solo, perché me ne ero scordato nella risposta, una chiosa alla metafora pinkfloydiana: è vero che la grandezza di certe alchimie deriva proprio dalla coesistenza di "contrari", ed è vero che come suonava Gilmour nessuno mai e mai più, ma il grande chitarrista e il geniale autore stanno alla musica dei Pink come alle celebrazioni di questi giorni rispettivamente l'antifascismo ostentato contro i fascismi di ieri e quello sostanziale contro quelli di oggi. Per chiarire, uscendo di metafora, ecco un paio di letture di approfondimento:
  1. Fulvio Grimaldi, ovvero come andrebbe visto il 25 aprile, magari non scordandosi il 27 (anche perché i fascisti non si scordano il 28), per non tradirlo;
  2. Diego Fusaro, quiqui e soprattutto qui, ovvero la differenza tra internazionalismo e cosmopolitismo, e come questa aiuta a capire in cosa esattamente consiste il tradimento della sinistra;
  3. Carlo Bertani, ovvero com'è che il tempo consente di deformare la Storia, man mano che odori e sapori concreti del racconto di prima mano si sbiadiscono.
Il 1° maggio è la festa del lavoro. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro. Chi ha tradito tutto ciò, anche se porta insegne e etichette che somigliano a quelle di chi col suo sangue ci ha dato le conquiste sociali ormai quasi tutte perse (dandoci in cambio i falsi idoli dei diritti civili, per giunta distorti) e la nostra splendida Costituzione mai davvero attuata e troppe volte tradita (fino al supremo tradimento del pareggio di bilancio obbligatorio e relativa rinuncia alla sovranità sulla politica economica), è, il mio nemico.

LASCIATECI FOGNARE

A uno che si fa chiamare Fogna, disinnescando con l'autoironia gli sfottò, si può
perdonare di averlo visto troppo spesso in campo con un linguaggio corporeo a
dir poco irritante, ora però vince pure (immagine tratta dalla gallery di Ubitennis)
Torno a postare dopo una decina di giorni, tempo biblico per la Rete ma pazienza: dal blog non ci ricavo un centesimo e a giudicare dalle statistiche di lettura non siete in tanti ad averne sentito la mancanza, e non solo per il megaponte. Per un rientro soft, parlo di sport, e di quello che pratico, dato che la cronaca finalmente me ne dà occasione.
Come tutti saprete, infatti, nei giorni scorsi un italiano ha vinto un torneo tennistico di primaria importanza, anche se non uno dei primi 4 (detti "slam" perché una volta la gente bene giocava sia a tennis che a bridge) per cui attendiamo dal 1976 di Panatta, e meno male che nel frattempo ci hanno pensato le donne. Inoltre, subito dopo, è arrivata l'ufficialità in merito all'assegnazione alla città di Torino delle ATP finals nelle 5 edizioni dal 2021 al 2025: è il "Masters" maschile, la "finale" tra i migliori 8 dell'anno solare, insomma non proprio uno slam ma quasi. Si tratta di due eventi importantissimi, per gli amanti dello "sport del diavolo".
Fognini che vince a Montecarlo, infatti, potrebbe avere effetti nel medio/lungo termine ben più significativi di quelli di breve termine relativi all'interesse mediatico e social. In Italia più che altrove, infatti, funziona quel meccanismo di traino per cui negli anni 80 eravamo tutti sciatori appresso a Tomba-la-bomba: ecco perché chi vi scrive gioca ancora a tennis nonostante abbia 55 anni suonati e 2 ginocchia malandate, perché quando era ragazzo c'era un certo Panatta che vinceva a ripetizione, anche se molto meno di quanto il suo immenso talento gli avrebbe consentito (ma più, grazie proprio a quel talento, di quanto la sua scarsa voglia di sacrificarsi in allenamento avrebbe permesso a chiunque altro), attorniato da comprimari di tale livello che quell'Italia andò in finale di coppa Davis per cinque volte (anche se ne vinse solo una, che meriterebbe un post a parte, magari vi faccio un post-scriptum) in sei anni. Tra parentesi, gioco ancora, nonostante eccetera, anche proprio perché adotto lo stile di gioco di Adrianone, attaccando appena posso sia sul servizio che in risposta, cosa che richiede tocco e rapidità ma accorciando comunque la durata degli scambi alla fine risulta molto meno usurante. Ora, proprio Panatta ha dichiarato che la sua contentezza per la vittoria italiana è aumentata dall'aver visto uno che gioca di tecnica e fantasia prevalere su uno (si riferiva alla semifinale vinta strapazzando Nadal) che se gli capita di giocare "senza intensità è poca roba". E Sua Maestà Roger Federer sempre in questi giorni ha dichiarato che gli piacerebbe vedere almeno 20 dei top 100 scendere regolarmente a rete. In ogni caso, è possibile che se l'esplosione definitiva di Fognini, pur così tardiva (il nostro è trentaduenne...), dura abbastanza (...e ha una capoccia che magari al prossimo torneo perde da una pippa al primo turno) da inglobare in un ciclo unico quella di uno o più dei ragazzi che si stanno segnalando nel frattempo (più che Cecchinato, che ancora deve convincere di non essere una meteora, direi Berrettini, e almeno uno tra i due teenager Sinner e Musetti, ma magari dietro l'orizzonte c'è anche qualcun altro), il tennis italiano potrebbe registrare un nuovo boom di praticanti, dopo l'onda innescatasi negli anni 70 di cui ancora la cresta domina, infestando i campi di 50/60enni in attesa del "largo ai giovani".
Anche perché nel frattempo arriva il master a Torino. Provo a spiegare ai profani e agli antigrillini per partito preso la differenza con le Olimpiadi a Roma. Le olimpiadi moderne sono state almeno da Atlanta in poi un autentico bagno di sangue per città e Paesi che le hanno ospitate, avendo comportato interventi costosissimi per costruire strutture usate venti giorni e quasi sempre abbandonate subito dopo, risultando però un enorme affare per chi ha organizzato le prime e per chi ha realizzato i secondi: lobbisti di politica sportiva e grandi costruttori che infatti sono sempre in agguato appena fiutano l'occasione. Viceversa, le ATP finals si giocheranno in una struttura già esistente (anzi, ridandole senso prima che si deprezzi, non avendo ospitato sport dopo l'hockey olimpico se non occasionalmente) per almeno cinque edizioni, rispetto alle olimpiadi costando una frazione e generando per un multiplo ricadute sia economiche che sportive. Si tratta, infatti, di un evento di cui si parla in tutto il mondo per tutto l'anno, non solo nell'imminenza dello svolgimento e non solo tra gli addetti ai lavori o tra gli appassionati di tennis.
Detto che la concomitanza di ospitare in Italia il master maschile per un lustro e di avere finalmente un pacchetto di tennisti che possono vincere tornei non può che far crescere il numero di ragazzini che giocano a tennis, ci si potrebbe chiedere allora perché chi non è già un appassionato di tennis dovrebbe essere contento, della cosa. Provo a spiegarlo, anche se comprendo di non essere certo un osservatore neutrale e quindi predichiarando di esprimere solo un mio personalissimo parere, partendo da lontano. Premesso che qualsiasi sport svolto con costanza e applicazione fa bene a chiunque, e direi più allo spirito che al corpo, bisogna distinguere innanzitutto tra sport di squadra e sport individuali. In entrambi contano la tecnica e la preparazione atletica, ma i primi privilegiano valori come mettere la propria individualità al servizio del collettivo, sentire la responsabilità di gruppo e di ciascuno verso il gruppo, comprendere il proprio ruolo come parte di un meccanismo il cui funzionamento ottimale deve essere sempre tenuto presente come obiettivo da ciascuno e di tutti, sennò si perde anche se tu giganteggi. Nei secondi, invece, prevale l'impossibilità di scaricare ad altri la colpa dell'insuccesso (istinto naturale: per questo molti tennisti se la prendono con la racchetta...), e la necessarietà di trovare un equilibrio con se stessi prima di poter affrontare qualunque avversario. Ma fin qui, il tennis è come la scherma, il tiro a bersaglio, le immersioni, gli scacchi. Il confronto diretto con un avversario toglie dal novero quegli sport individuali dove non c'è, almeno non immediato, come le gare di velocità o resistenza di qualunque tipo, il livello di dispendio energetico e sforzo atletico tolgono anche gli altri sport di racchetta o altro attrezzo in mano, alcuni anche molto duri per carità ma in spazi e/o per tempi molto inferiori, lasciando il tennis in cima alla classifica degli sport individuali competitivi più duri in compagnia della sola boxe. Non a caso la preparazione atletica di un tennista somiglia alla prepugilistica. L'unica differenza, si potrebbe dire con un'iperbole, è che a tennis non si danno e non si pigliano pugni. Quindi se vi piace quest'ultima cosa, scegliete per voi o istradate i vostri figli alla boxe, altrimenti il tennis è la scelta migliore, per uno sviluppo armonico di mente e corpo, di una persona che è più portata a fare i conti con se stesso e a contare su se stesso, o che ha bisogno di migliorare in questo campo. Se invece ha più bisogno di socialità, ci sono gli sport di squadra, tra i quali si noti non ho mai nemmeno di striscio nominato il calcio, che così com'è gestito e insegnato in Italia perde tutti o quasi i benefici connessi alla pratica degli altri sport collettivi.
Se vi è rimasta la curiosità di sapere perché mai lo chiamino "lo sport del diavolo", ci aiuta la cronaca con un caso limite, di una meccanica però che in maniera meno eclatante si presenta spesso e volentieri, sia a livelli professionistici che sui campi dei circoli amatoriali: una tennista di Hong Kong, in un torneo internazionale anche se non di alto livello, sotto per 6-0 5-0 e match point contro, annulla quest'ultimo con uno smash che colpisce il nastro e va di là per poi schizzare sulla riga, e poi recupera e vince l'incontro (finale 0-6 7-6 6-3). Il bizzarro sistema di punteggio non perdona: a tennis non hai mai vinto finché non hai vinto. E non perché può sempre arrivare un colpo da KO o un episodio fortuito qualsivoglia. Perché l'avversario può sempre recuperare, e anche tu. Negli altri sport non capita.
...
Post scriptum. Nel 1976, l'Italia arrivò in finale di Davis battendo la forte Australia in semifinale a Roma, mentre l'altra semi non si giocava per il rifiuto dell'Unione Sovietica di incontrare il Cile di Pinochet. L'Italia si spaccò in due, lungo una linea però più frastagliata di quella allora netta tra sinistra e destra, o meglio tra comunisti e no. Panatta, ad esempio, veniva ascritto a sinistra, essendo tra l'altro un raro esemplare di tennista proletario, riuscito a fare quel mestiere da ricchi solo perché il padre era custode dei campi. Oggi racconta che fu proprio Berlinguer, segretario di un partito allora maggioranza relativa ma che gli accordi di Yalta imponevano all'opposizione - e di li a poco chi tentò di rompere il blocco (e ci avrebbe anche tenuto fuori dalla consorteria monetarista che sfocerà nello SME prima e nella UE a trazione Euro dopo) fu fermato da pallottole solo apparentemente proletarie, dicevo fu Berlinguer a consigliare ai ragazzi di partire perché nello sport si ricordano sempre solo i vincitori e loro erano l'unico ostacolo tra il Cile fascista e l'albo d'oro della coppa del mondo di tennis. Andarono. Videro. Vinsero. Entrando in campo nel doppio decisivo con una maglietta rossa al posto di quella azzurra.

NOSTRA SIGNORA DELLE DISTRAZIONI

"Riforme. Io comincio dall'ossatura"
Un blog non deve necessariamente seguire la cronaca, non essendo né un sito di informazione né una pagina di social network, tuttavia la sua natura di "diario" pubblico giustifica talvolta lo "stare sul pezzo": quando la cronaca ti colpisce, per raccontare come dove e perché.
Mentre stavo come tutti voi davanti alla TV ipnotizzato dalle immagini di Notre-Dame in fiamme, non ho potuto fare a meno di ripensare a quell'altra volta che mi era capitato di trovarmi nella stessa situazione, l'undici settembre di oramai quasi diciotto anni fa, in uno di quei giorni della vita che ti ricorderai per sempre dov'eri e cosa stavi facendo in quel preciso momento. L'accostamento finisce qui, anche perché stavolta le dichiarazioni ufficiali si affrettano a precisare che si tratta di un banale quanto deprecabile incidente sul cantiere di ristrutturazione. Insomma, stavolta non si tratta di un attentato, mi dico.
Ma perché, l'altra volta si? mi sorprendo a chiedermi. Per rispondermi che le analogie non si fermano qui, e siamo di fronte a due esemplari di "arma di distrazione di massa" di cui si fa prima a elencare le differenze: essenzialmente relative a cosa di preciso facevano comodo a chi o le ha commissionate o ne ha approfittato, e per fortuna al numero di vittime Xmila a zero. Stop. Ma sia allora che ieri, chi fosse dotato di qualcosa tra le orecchie non poteva credere alla casualità, e alla versione ufficiale così frettolosa. E mi fermo qua, è presto per gli approfondimenti.
Ma di due altre cose, mi sorprendo al punto di volerlo ammettere pubblicamente. La prima, di avere sentito la necessità di accompagnare questo post con una vignetta di Charlie-Hebdo, giornale satirico che non mi è mai piaciuto troppo e qualche anno fa è stato vittima di un attacco con troppe caratteristiche della false-flag (di cui, certo, resta dalla parte delle vittime, ma l'esercizio con la satira dovrebbe aiutare a capire chi sono davvero i carnefici), anche se invece so perché non mi sono trattenuto: per il piacere di vedere come la prendono i tanti difensori d'ufficio della libertà di espressione di quando i terroristi islamici cattivi attaccano il baluardo della libertà di sberleffo sacrilego, ora che il baluardo si esprime sul loro cocco turbocapitalista preso tra i due fuochi di una furente opposizione interna da affrontare e una nuova aggressione colonialista da pilotare. La seconda, di trovarmi d'accordo nientemeno che con Sua Antipatia Vittorio Sgarbi, tra i più decisi, anche se non il solo, a rimarcare quanto esagerate e pelose siano le espressioni di tregenda fiorite a grappolo: sarebbe stato meglio che non bruciasse, ma la rifaranno, costerà un po' e ci vorrà un po' di tempo, ma verrà uguale, a meno che non la vogliano rifare diversa (e allora magari faremo due più due e avremo il movente, se non il killer), perché questa è una icona moderna il cui autentico pregio storico/artistico è piuttosto relativo, e diventa minimo se la paragoniamo a gioielli come la cattedrale di Noto o quella di Norcia.
A proposito, non ho ancora sentito nessuno dire una cosa che sono dieci anni che aspetto di sentire: che quando il suo patrimonio culturale collettivo è colpito dalla fatalità uno Stato sovrano dovrebbe poter emettere subito e senza battere ciglio tutta la base monetaria necessaria a ricostituirlo. Fuori da ogni vincolo di bilancio. Oggi riavremmo già L'Aquila in piedi, invece di piangere ancora sulle sue macerie magari guardando una serie TV sull'argomento... Ma qui rischio di ri(s)parlare di Unione Europea, meglio rimandare ad un prossimo post apposito.

ASSANGE CHE NON SEI ALTRO

Alla fine non è che se restasse libero potrebbe fare più danni di quanti ne ha fatti. E anche lì, di che danni parliamo? Conoscete qualcuno che si è stupito di apprendere che i soldati americani sul fronte fanno un po' come cazzo gli pare? Tutti noi da piccoli abbiamo avuto in famiglia dei vecchi che ci hanno raccontato ste cose, nessuna novità, business as usual. E comunque, saperlo o averlo scoperto da Wikileaks, conoscete qualcuno che per questo abbia almeno deciso di non votare mai più per chi non prenda le distanze dall'imperialismo e dalle operazioni di peacekeeping ed esportazione forzata della democrazia? Non sto parlando di un drastico aumento dei rivoluzionari, solo di un accenno di movimento popolare per il ritiro da tutti gli scenari di guerra delle proprie forze armate: lo avete visto?
No.
Quindi, perché dovrebbe fregarvi qualcosa di Julian Assange? In fondo, ha reso pubbliche cose che chi è scetato già si immaginava (tipo le risate di Hillary alla notizia delle brutalità nell'uccisione di Gheddafi) e chi non lo è continua a dormire, e a credere che la  Clinton sia una paladina del progressismo, come pure Macron, Soros, Obama, o qualunque fantoccio si erga a segretario del PD. Così, probabilmente non assisteremo a un altro concerto a Wembley, come Bertani ironizza. Neanche se il Movimento 5 Stelle, fugando i timori di Diba, si schiera apertamente a suo sostegno: non bastano cose del genere a recuperare il consenso perduto, bisogna ricordarsi anche ogni tanto del patto coi propri elettori non solo del contratto con la Lega...
Invece dovrebbe. Lo capite solo se tenete appicciato il ciriveddo, e fate due più due. E' vero che se non fosse stato in qualche modo adiacente al potere che ha deciso di sputtanare non sarebbe riuscito a farlo, quindi è legittimo pensare da sempre che non ce la conta giusta né tutta. Ed è vero che ciò è dimostrato al limone dall'assenza dalle tematiche sputtanate di quelle realmente pericolose per il Vero Potere, 11 settembre in testa. Ma bene o male, in sette anni di clausura in ambasciata, col suo affine Snowden che nel frattempo è riuscito a rifugiarsi in Russia (sancendone il definitivo capovolgimento di ruoli con gli USA in quanto a Patria della Libertà) e a essere protagonista di un filmone ok di Stone ma pur sempre mainstream, Assange è diventato un simbolo. Ed è quello, che vale la pena perseguitare.
Perché tutti devono capire che "non si scherza coi santi" non è un proverbio. E "parlare a nuora perché suocera intenda" non è solo un modo di dire. E nemmeno "punirne uno per educarne cento". Assange non poteva farla franca. Il boss del racket deve, ammazzare il moroso o quantomeno incendiargli il locale, anche se gli è simpatico, anche se il debito è piccolo in assoluto e ridicolo in confronto ai suoi introiti. Deve, perché se per una volta desiste magari altre vittime pensano che si può, sfuggirgli, e altri boss pensano che si è rammollito e magari vale la pena di tentare di rimpiazzarlo. E l'analogia non è esagerata: la filosofia della politica insegna che la formula del Potere è sempre la stessa, e se applicate questo paradigma a qualunque scala, dal vostro nucleo familiare al Pianeta, male non vi fa.
E allora il concerto facciamocelo noi. Ma gli U2 sono da tempo passati al Nemico, Sting se la spassa con Shaggy, e comunque mi sa che di quelli del Mandela Day i tre quarti sono morti o si sono ritirati a vita privata. Si, vale anche per i Pink Floyd, Roger Waters a parte: lui si sa è Dio, quindi è immortale, e sa sempre da che parte è la verità... Noi non abbiamo bisogno che ci controllino il Pensiero.

THAN(AT)OS NON BASTA...

Come che c'entrano le ninfee? Si che c'entrano, lo scoprirete
leggendo tutto il post... Il problema è soltanto: ma quante?
Sta per uscire l'ultimo film degli Avengers, attesissimo anche perché il penultimo è finito... che non è finito. La qual cosa può risultare gravissima, per chi (come me, ma ditemi che non sono rimasto il solo, vi prego!...) non guarda le serie TV proprio perché hanno gli episodi "aperti", come i vecchi "sceneggiati", con eccezione appunto solo per quelle (tipo Montalbano, per capirci) per cui ogni episodio sottotracce a parte è autoconclusivo, come i vecchi "telefilm". Vero è che il complesso dei film dei supereroi Marvel usciti dal 2008 ad oggi ha tante di quelle interconnessioni da andare a costituire una vera e propria saga, e tutto ciò per una precisa scelta produttiva iniziale, tanto che se ne parla come di un universo parallelo a se stante e coerente. Ma la struttura narrativa di ciascun altro film era tale da non impedirne una fruizione accettabile essendosi perso qualcuno degli altri, se non addirittura tutti. Con Infinity war, invece, questa cautela è stata abbandonata, forse perché nelle intenzioni degli autori i due film conclusivi della saga in pratica consistevano in due parti di un unico lungo film. E dunque chi come me ne è uscito scontento e incavolato non aveva che da calmarsi e attendere l'uscita di Endgame (oramai a giorni).
Anche perché il cattivone in fabula, dal nome fin troppo ispirato al termine greco che significa Morte, ha in pratica vinto in modo schiacciante, violando la regola non scritta di questo tipo di letteratura fumettaro-cinematografica che vuole che il trionfo del villain stia al massimo nel sottofinale, mentre il finale sia tutto per la riscossa dell'eroe, magari resa credibile da un paio di metonimie sapientemente disseminate nella trama in modo che lo spettatore le memorizzi subliminalmente. Qui invece l'unica speranza viene rilasciata nel consueto (risaputo al punto da poter distinguere inquadrando le poltrone a fine film, se gli spettatori ne hanno appena visto uno della Marvel o meno) minispezzone seguente i lunghissimi titoli di coda , che vede Nick Fury, in pratica il boss senza superpoteri dei Vendicatori (continuo a preferire il nome italiano, abbandonato temo più per fregola politically correct che per ordinaria esterofilia), azionare un aggeggio prima di sparire (morire?), aggeggio che verrà spiegato trattarsi di una specie di cercapersone intergalattico solo a chi avrà avuto cura di non perdersi Capitan Marvel il mese scorso (oltre che a voi adesso).
Prima che pensiate che mi sia messo a fare recensioni cinematografiche gratis, per giunta a chi non ne ha certo bisogno, arrivo al punto. Con l'approssimarsi del prossimo Avengers, mi si rinnova la domanda che mi ero fatto alla fine del precedente: e ora che si inventano per poter proseguire? Ok, una specie di Superman in gonnella con dentro di sé i poteri di una delle gemme dell'infinito (il Tesseract di Thor, che nei fumetti di Capitan America dei miei ricordi di ragazzo si chiamava Cubo cosmico), gemma che però adesso è in possesso del cattivone, e assieme a tutte le altre! Escludendo, perché credo che in Marvel si possano permettere sceneggiatori capaci di non cadere in errori così elementari, l'ipotesi di conferire a Capitan Marvel un ruolo di Deus ex machina ancora più decisivo (o - peggio ancora, è un espediente così abusato da non poterne più - di trovare un modo per mandare indietro la linea temporale resuscitando tutti), non resta che lasciar svolgere la trama del gioco finale all'interno, dell'universo disegnato dalla vittoria di Thanos. Vedremo se mi sbaglio. Ma qui arriva la secchiata d'acqua in testa, insomma la sveglia!
L'omone violaceo, infatti, non è il Galactus dei Fantastici 4, non divora mondi per sfamarsi incurante del destino dei loro abitanti, ma in pratica si è autoassegnato (della serie "è uno sporco lavoro ma qualcuno dovrà pur farlo") il ruolo di "salvatore malthusiano" dell'universo: interviene in mondi enormemente sovraffollati come il nostro e ne dimezza la popolazione. Così, senza goderne e senza rimorsi: perché è necessario. Come non averci pensato prima! Perché poi la Grande Narrazione, quella che deve farci accettare l'impoverimento generalizzato e la rinuncia a tutti i diritti materiali conquistati in decenni di lotte, dovrebbe tenere fuori il primo dei mass media? D'altronde, merdacce che non siete altro, se vi siete sollevati così in tanti, per la prima volta nella storia dell'umanità, al di sopra dello status di gregge, è solo perché il capitalismo ci ha investito sopra in funzione anticomunismo: lo faceva per la salvezza di se stesso, che vi credevate? Certo, non era semplice, una volta che avete studiato e fatto studiare i vostri figli, convincervi a riabbassare la testa ruminare l'erba e farvi indirizzare dai cani. Ma con la paura, si può. Il debito pubblico. L'ambiente. Gli immigrati. Le epidemie. L'integralismo islamico. L'ideologia gender. Tutto è parte di una messa in scena finalizzata a farvi riaccettare il ruolo di sudditi, e fa niente per quelli che non si piegano: mentre loro invecchiano e muoiono, facciamo che i loro figli crescano reputando normale quello che loro avrebbero ritenuto inaccettabile. Direttamente, perché di alcuni diritti come quello al lavoro non sapranno che l'enunciato e non conosceranno il significato, mentre li disinneschiamo concedendogliene altri non sostanziali e magari funzionali al progetto, come quelli relativi all'identità sessuale. E intanto, perché ogni buona campagna è altamente ridondante, li facciamo vivere immersi in messaggi che subliminalmente li indurranno a riconoscere come normale il destino di annichilimento a cui li abbiamo destinati. E si, anche coi fumettoni al cinema...
Ma c'è un problema. Che scoprirò presto se gli sceneggiatori Marvel hanno identificato o meno, e sarà uno dei criteri di giudizio del film. Immagino che conosciate l'indovinello delle ninfee, quello che recita che "in uno stagno le ninfee raddoppiano la superficie occupata ogni giorno, se impiegano dieci giorni a coprirlo tutto, quanti ne impiegano a coprirne metà?" Non è cinque, prendetevi qualche secondo....
...Esatto, nove. E ora una domanda, facile per chi ha più o meno l'età mia: se oggi siamo quasi 8 miliardi, quand'è che eravamo la metà, quasi 4? Io andavo alle elementari: meno di 50 anni fa. Thanos non ha risolto una ceppa. Forse, una decimazione potrebbe dare ai superstiti qualche chance, di guadagnare abbastanza tempo all'umanità da consentirle di trovare un nuovo moltiplicatore tecnologico prima di tornare in overbooking. Ma per attuarla ci vuole un cattivo molto più cattivo...
L'unica alternativa che riesco a vedere io, ma forse perché a un certo punto come aveva previsto un mio cugino filosofo sono diventato comunista, è l'abbandono del turbocapitalismo imperante in favore di un nuovo socialismo, tendenzialmente mondiale e intanto da applicare "in un solo Paese" alla volta, che tramite il governo politico dell'economia faccia introiettare democraticamente, a dei cittadini resi e mantenuti consapevoli, il modello di sviluppo compatibile con le risorse complessive e il modello demografico necessario a mantenerne la compatibilità. Ma se voi restate tra quelli che, come da condizionamento mentale imposto da decenni, vedono i mostri non appena sentono i termini "comunismo" "socialismo" e "Stato", non lamentatevi del modello (una decrescita infelice anziché una felice, dal momento che la crescita ormai è incompatibile con le leggi della fisica) che vi stanno imponendo progressivamente e surrettiziamente, senza che voi possiate controllarne la portata e le modalità, e comunque comportante per il 99% un livellamento così in basso da mantenere (magari! la quota invece è in aumento, da decenni) metà della ricchezza mondiale nelle mani del restante 1%. Se qualcuno si lamenta, superando i sensi di colpa anch'essi sapientemente insufflati, è meglio si ricordi che oramai siamo tutti perennemente localizzati (bello il nuovo modello di smartphone, eh?!, beh, presto non servirà più manco quello, dalla vaccinazione al microchip per tutti il passo è brevissimo...), se anche ci teniamo in tasca almeno i contanti per il pane...
E visto che siamo arrivati ai vaccini, l'appendice è tutta dedicata ad approfondimenti sul tema, che resta un esempio mirabile di come si possa usare un tema caro a tutti (la salute) per veicolare i peggiori incubi per la democrazia (non è esagerato parlare di "vaccinazismo", no...), arricchendosi smisuratamente alle spalle e sulla pelle di sudditi a cui sono stati tolti persino i diritti più elementari, e costituzionalmente sanciti, sul loro proprio stesso corpo:
  • Il fatto, ovvero da Modena la cronaca del TAR che condanna il Ministero della Salute a mezzo milione di risarcimento danni: ma non era sicuro, l'esavalente?
  • Movimento Roosevelt, ovvero una serie di considerazioni e dati a partire da un caso di autismo post-esavalente;
  • Lameduck, ovvero come e perché ci impongono vaccini a pacchetti anche se sono disponibili quelli singoli con cui sarebbe possibile modulare eventuali obblighi temporanei in maniera duttile e scientifica;
  • Pamio, ovvero lo sciacallaggio sugli immunodepressi (i cui rischi non diminuirebbero sensibilmente neanche con tutta la popolazione che ha fatto tutti i vaccini obbligatori);
  • Blondet, ovvero l'abominio del farmaco blocca pubertà, che non è un vaccino ma aiuta a capire la sintassi del comportamento di tutto l'apparato (il medico che ve lo consiglia per vostra figlia ci sono molte probabilità che abbia preso dei soldi, se no non si spiegherebbe quanto stia diventando di moda il test, peggio di quelli sulla celiachia o le intolleranze alimentari), nonché la correlazione tra questa tematica e il malthusianesimo di cui sopra;
  • Re, ovvero come tutto infatti si riconduca ad una questione di Sovranità (del corpo, della famiglia, dello Stato);
  • Della Luna, ovvero una descrizione plausibile del suddetto disegno complessivo.

IL MEZZO, E IL MESSAGGIO?

...è che a un certo punto impugnano il rubinetto...
Una delle caratteristiche originarie che Internet in quanto canale di comunicazione a se stante sta perdendo, e quindi distingue i navigatori della prima o della seconda ora come il sottoscritto da quelli attuali, è l'essere quello che McLuhan chiamava un media "freddo", richiedendo una elevata partecipazione del fruitore con tutti i suoi canali percettivi. Da notare che, come ricordano i testi, lo studioso al tempo ascrisse, con questi criteri, la televisione ai media freddi, in contrapposizione alla radio che invece considerava un media "caldo". La distinzione teorica è sempre valida, ma col tempo, sotto l'azione degli interessi che ne condizionano lo sviluppo, i media però possono cambiare la loro posizione nel continuum caldo/freddo, anzi: è proprio perché la distinzione teorica ha ancora il suo valore che i cambiamenti nei media costringono a una loro valutazione diversa da quella primigenia. E la cosa non può non valere a maggior ragione per quei media che ai tempi non esistevano affatto, come Internet appunto.
Parlando della radio, ad esempio, che conosco molto bene avendola fatta ai tempi d'oro delle radio libere, mi pare si possa affermare che in quella fortunata e breve stagione fu un media decisamente più freddo di quanto non fosse prima e non sarà mai più dopo. L'intervento continuo e pesante degli ascoltatori, infatti, era decisamente un elemento fondante e caratterizzante di quella esperienza, durante la quale l'espressione "la trasmissione la fate voi" non era affatto un semplice modo di dire come poi è diventato. Non appena fu chiaro, però, che le praterie che si erano aperte grazie ai primi pionieri, che avevano approfittato del fatto che gli strumenti necessari erano diventati accessibili per sfidare le autorità rischiando la galera oltre che il sequestro degli stessi e la vanificazione del sacrificio economico che erano costati, erano pascoli da marketing ben più promettenti delle misere raccolte pubblicitarie nel quartiere che si facevano per aiutare a tirare avanti la baracca, si attivarono quelle tendenze naturali del capitalismo in ogni sua estrinsecazione, che conducono invariabilmente all'accentramento in poche ricchissime mani, e di conseguenza alla massificazione dei contenuti. Alla fine di questo processo, in un decennio circa le radio sono tornate ad essere il più caldo dei media, ascoltabilissime da distratti anzi meglio se così, e infatti quelli come me hanno smesso prima di farla e poi anche di sentirla. Trovo francamente insopportabile il concetto stesso di "singolo", per cui se anche giri la manopola di continuo senti sempre le solite dieci canzoni fino a che loro non decidono che si passa ad altre dieci, chiave di volta di una strategia commerciale che (come chi ne capiva sapeva sarebbe successo, il che dimostra una volta di più che il capitalismo non è vero un cacchio che seleziona al comando i competenti) ha finito per strozzare il proprio stesso mercato. Amen.
Per Internet il processo ha avuto la medesima sintassi: luogo di massima libertà agli albori, quando per fruirne l'utente doveva necessariamente essere attivissimo (non a caso nickname scelto da uno dei primi paladini dell'antibufala, la cui parabola personale non è però sfuggita all'andazzo tanto che oggi lo ritroviamo tra gli araldi del mainstream più efficaci, proprio perché spende la fama di indipendenza di giudizio acquisita prima), resta ancora per molti di noi un media dove se ti dai da fare puoi ottenere gli strumenti per alla fine farti un'idea delle cose molto più ponderata e alla fin fine quindi migliore che non seguendo il gregge nel pascolo televisivo. Ma è solo perché il contenitore è così immenso che c'è spazio per tutti, perché se invece lo si valuta nel complesso si scopre che il flusso delle informazioni è oramai anche li massimamente calato dall'alto, anche grazie a quei social network che hanno prima soppiantato i millanta forum e poi hanno essi stessi seguito la stessa parabola, da nuovi spazi di libertà a nuovi strumenti di omologazione inconsapevole, di tutta la Rete, agendo da amplificatori e acceleratori del processo generale.
Tutto ciò è ancora più evidente restringendo il campo di osservazione alla Rete veicolata attraverso i device portatili, che ormai per comodità possiamo ascrivere tutti alla categoria degli smartphone (la distinzione tra telefonini e tablet si è nel tempo ridotta a questione di pochi pollici). E' vero, in fondo l'accesso è sempre a Internet, ma una volta di più qui si dimostra che "il mezzo è il messaggio", perché lo strumento cambia profondamente il modo di fruizione dello stesso bacino, e non solo per via del proliferare di app che la Rete la usano solo come infrastruttura. La peculiarità è che quando la tecnologia ha iniziato a essere in grado di produrre minicomputer da tasca (ché di fatto questi sono gli aggeggi di cui non riusciamo più a fare a meno) la sintassi di cui sopra era già consolidata e collaudata, per cui ha guidato e indirizzato l'architettura logica del nuovo strumento, anziché intervenire ex post come per i media precedenti. In altri termini, la pubblicità è passata dall'essere l'Anima, del commercio della stampa della radio della TV di Internet, direttamente al ruolo di Fattore: è il dio che plasma il suo adamo dal fango, non quello che vi soffia dentro l'anima. Il risultato è che se, volendo ed essendo estremamente attivi e consapevoli, si può essere ancora fruitori pensanti degli altri mezzi, con questo l'unico scampo è nella fuga: pretende utente stupidi, è concepito per attrarre subito gli stupidi e subito dopo istupidire tutti gli altri che attrae. Perché oramai la democrazia formalmente è percepita come dato acquisito, e non c'è modo migliore per vanificarla sostanzialmente che rendere tutti stupidi. Chi non è stupido e non intende diventarlo non ha scelta: dovendo possedere uno smartphone perché se no oramai si è fuori dal mondo, lo deve usare solo per le funzioni indispensabili.
Tutte queste riflessioni, una volta tanto con pochi link di approfondimento, perché uno dei siti che ormai consulto più di frequente, quello di Blondet, l'altro giorno ha pubblicato questo interessantissimo post, che vi invito a leggere per pensarci su. A me, ha rammentato la traccia di un tema che mi hanno dato come compito in classe alle scuole medie, e quasi del tutto lo svolgimento che feci, profeta delle cose di cui mi sarei occupato da grande. Così, mi è venuta voglia di scriverne la versione 2.0, oltre 40 anni dopo. Spero che mi diate un buon voto, sono tanto intelligente anche se non mi applico...

CHE ORA UE?

Stavolta inizio con un esempio, neanche molto originale. Hai un problema di salute e risolverlo costa una cifra che non hai (e non hai più i genitori, o li hai ma non hanno soldi a pizzo manco loro): facciamo 10mila euro. Se lo passasse tutto la mutua, sarebbero 10mila euro in più di debito pubblico. Siccome non lo passa, li devi chiedere in prestito (in banca o da Totonno 'o zozzuso poco cambia, se non che quest'ultimo è un filino più umano...), e sono 10mila euro in più di debito privato. Cosa è peggio? Quale scenario è più "civile" e dimostra che il Paese in cui vivo è socialmente avanzato e sostanzialmente democratico? Esatto. Anche a non voler fare debiti per investire, i guai accadono, e in tal caso una società giusta è quella che si divide il carico, una ingiusta è quella che lasci che pesi sugli sfortunati. Che poi, la sfiga è cieca come la fortuna, e magari prima o poi tocca pure i fanatici della UE che continuano a bersi la favoletta del debito pubblico e a votare PD.
Generalizzando, nel mondo occidentale sedicente avanzato non ci sono Paesi senza debito, ci sono Paesi con alto debito pubblico e Paesi con alto debito privato, e i secondi sono quelli che starebbero messi peggio e farebbero stare peggio i propri cittadini, se non fosse che hanno i mezzi, e li usano, per combattere da trent'anni una guerra commerciale occulta contro i primi, grazie anche ai tanti collaborazionisti consapevoli o meno, che scarica su di loro e i loro cittadini la maggior parte del peso delle crisi causate invece dalla propria dissennata gestione economica. Leggete con questo filtro tutta la costruzione UE/Euro e tutta l'infinita crisi innescata dalla bolla immobiliare americana del 2008, e vi sarà tutto chiaro, se volete. I meno pigri e più desiderosi di approfondire, invece, possono continuare la lettura.
Quello che vi hanno sempre detto negli ultimi decenni, e che continuano a dirvi i cosiddetti esperti in televisione, è che il debito pubblico si è creato per avere vissuto sopra i nostri mezzi, e quindi bisogna ripagarlo per avere il diritto di sedere ad armi pari in un consesso pacifico e foriero di sviluppo come l'UE. Falso, falso come una banconota da 23 euro. Il debito pubblico da noi è impennato per due fattori: l'aver sottratto la Banca d'Italia dal suo ruolo di prestatore di ultima istanza, proprio mentre una classe politica intera convinta di essere inattaccabile portava la corruzione a livelli fuori scala rispetto alla normale accettabilità in democrazia. La spesa pubblica fuori controllo dei craxiani e affini non avrebbe potuto da sola senza il divorzio Stato/BdI innescare la spirale, e comunque questa non solo non si è arrestata ma ha continuato ad alimentarsi quando quella stagione è finita ed è iniziata l'austerity, ormai 27 anni fa. E' infatti da allora che l'Italia è in avanzo primario, cioè al netto degli interessi sul debito pregresso il flusso di ricchezza che va dallo Stato ai cittadini è inferiore a quello opposto. Siamo i più virtuosi del mondo, ma il debito pubblico cresce. Come mai? Ma grazie alla trappola in cui ci hanno cacciati, incaprettandoci alla lobby dei banchieri come un povero bottegaio con gli usurai! Il loro obiettivo? Costringerci a trasformare il debito pubblico in privato, perché se riduco i servizi, privatizzo il privatizzabile, blocco il turnover nel pubblico impiego, faccio chiudere le PMI, eccetera eccetera, in una parola impoverisco la classe media, questa fino a che può tenta di mantenere almeno in parte il livello di vita precedente svendendo i beni eventualmente accumulati con sacrificio dalle generazioni precedenti e indebitandosi. Una guerra (lo si comincia ad ammettere esplicitamente anche negli ambienti della finanza..), con tanto di vittime, e non è una metafora.
Un esempio di che affare sia l'UE viene dalla cronaca spiccia: è di oggi il provvedimento che stabilisce l'abolizione dell'ora legale, l'anno prossimo dovremo decidere in pratica in quale fuso orario restare per sempre. Cioè, se restare per sempre in un fuso che d'estate fa giorno mentre dormiamo e fa buio relativamente presto, o in uno che d'inverno lasciamo si le luci spente un'ora in più nel pomeriggio ma dobbiamo accenderle a lungo la mattina quando ci alziamo. Il doppio cambio d'orario, per chi non lo sa o non se lo ricorda, è stato uno dei volani della trasformazione dell'Italia in potenza industriale, causando enormi risparmi nella bolletta energetica. Ma al nord Europa serve poco, perché a quelle latitudini comunque l'escursione è enorme e un'ora in più o in meno non sposta. Quindi si abolisce. Ma non solo a loro che non gli serve, anche a noi che ci servirebbe, con patetiche giustificazioni di allineamento commerciale o di ricadute circadiane sulla salute. Questa si che è una metafora: di a vantaggio di chi e a svantaggio di chi sia concepita l'Unione Europea. Non che ce ne fosse bisogno (lo confessano), ma magari questa la vedono anche i sordociechi volontari dell'europeismo ad ogni costo.
Altro esempio alquanto significativo: quante battaglie, anche su questo blog, negli anni ci hanno fatto combattere sotto le insegne della sinistra progressista contro il bavaglio alla libera informazione che tentava di imporci il "cattivone" Berlusconi? Ora che un provvedimento dai probabili effetti analoghi (basta caricare il video sbagliato o mettere il link sbagliato, e un blog come questo deve chiudere, perché incapace di sostenere anche le sole spese di un giudizio che fosse sicuramente vincente, e anzi intanto viene chiuso dagli algoritmi che ci potete scommettere i big della Rete metteranno su in tempo reale, per salvarsi il culo loro) viene imposto dai signori dell'UE, non fanno neanche un plissè (come il palo di Jannacci), anzi fanno a gara a chi la intorta meglio ("è contro i giganti del web" - si, li ammazza di solletico...) a persone che intanto vengono progressivamente rese sempre più stupide.
Intanto l'ultimo argine al ritorno al governo dei Nemici della Patria, il M5S, continua a scendere nei sondaggi e a perdere elezioni locali. L'ho già detto: non vale dire che "sono solo sondaggi" perché erano tali anche quelli in cui tenevi o crescevi, né che "sono elezioni diverse con leggi elettorali che premiano le coalizioni e noi da soli restiamo il primo partito" perché di fatto una quota di quelli che avevano creduto in loro proprio in quanto ultima speranza sono delusi dalla loro irresolutezza nel realizzare i loro obiettivi primigeni, specie in confronto a una Lega che invece proprio su quel terreno si continua a distinguere. Perché il moVimento riprenda quota, occorre che cambi rotta subito e che questo governo  duri abbastanza da consentirglielo. Entrambe cose che non è detto che succedano. Ma vista la sua natura e la sua genesi, è opportuno ricordargli "dal basso" quale dovrebbe essere questa rotta:
  • Rai - Spoil sistem spietato (come fatto da tutti gli altri fino ad ora: il fairplay bisogna poterselo permettere, e quando sei attaccato di continuo con le stesse armi con cui di solito sono i governi a deformare le posizioni delle opposizioni e non viceversa, e tu perdi consensi a vista d'occhio, non puoi permettertelo. Fabio Fazio non può impunemente continuare a spargere il verbo ultraliberista monetarista e turbomondialista come fosse il Vangelo quando ormai esso rispecchia opinioni e interessi di una parte sempre minore di italiani, non a spese (salatissime) di tutti questi ultimi: si trovasse un editore privato, e si facesse pagare uguale se ci riesce. E lui è solo l'esempio più macroscopico;
  • TG - Magari avessero dato spazio alle opposizioni così tanto, nei decenni scorsi! Il modello è quello classico del "panino": "farcire" la posizione che vuoi nascondere tra due "fette di pane" di quella che vuoi evidenziare. Ripeto, fino a ieri si faceva a favore dei governi, oggi si fa il contrario. Ad esempio, sugli accordi con la Cina (nonostante Mattarella per una volta si sia comportato a dovere, figurarsi se avesse remato contro come su altri temi...) i tanti pro (che la Cina incarni proprio quel "capitalismo sociale" che noi abbiamo inventato e perduto, che adesso stia pure all'avanguardia sui temi dell'ambiente, che l'accordo possa portare tanti soldi che viste le vacche magre imposte (ma non a tutti...) da Bruxelles hai visto mai aiutino, che il multipolarismo possa essere un fattore di miglioramento di un mondo guardacaso in guerra ed in crisi da quando è rimasto con una sola superpotenza, eccetera) sono infilati in mezzo ai pur giusti contro (che non vi ripeto per par condicio) che così sono i soli che si ricordano;
  • Moneta - Basta trattare con gli aguzzini per uno zero virgola in più! Se non si ha la forza politica per chiedere alla UE la liquidità necessaria al Paese per riassorbire la disoccupazione e rilanciare il ciclo economico, e se non te la danno uscire dall'Euro, crearsela in casa con i non pochi strumenti di sovranità monetaria rimasti: conio di monete metalliche, mini-Bot, Certificati di credito fiscale, eccetera. Quando si scoprirà che già nel medio termine il loro utilizzo il rapporto deficit/PIL lo abbassa, altro che alzarlo, si sarà strappata la maschera al Sistema, che ci tiene sotto lo scacco dell'austerity perché intende impoverirci non perché i suoi dogmi economici abbiano fondamento scientifico o empirico (sono anni che nella realtà dispiegano effetti contrari alle loro intenzioni dichiarate, facendo aumentare il suddetto rapporto anzichenò). E il governo che avrà avuto il coraggio di farlo passerà alla Storia, poi vediamo quanto valevano i sondaggi e le batoste alle amministrative...;
  • Onestà - Legge costituzionale che modifichi l'elettorato passivo: è eleggibile solo chi abbia compiuto tot anni e non abbia già ricoperto cariche elettive nazionali per tot anni. Legge ordinaria che imponga per legge la sospensione da ogni incarico agli indagati fino alla eventuale archiviazione, ai condannati fino alla conclusione dell'ultimo grado di giudizio, ai condannati in via definitiva per sempre, e stabilisca la sospensione di ogni tutela di privacy patrimoniale per chiunque svolga un incarico politico o di alta amministrazione, che deve dare ragione politicamente e pubblicamente di ogni significativo arricchimento durante la carriera elettiva.
Mentre scrivo non so ancora come si concluderà la telenovela Brexit, il ping pong è al momento sul si, rinviato a maggio, ma senza accordo con la UE nonostante la May avesse offerto in cambio della sua ratifica le proprie dimissioni. Ma anche se i nostri media ci si buttano a pesce, infarcendo ogni servizio di retorica europeista, non è lì che si decidono i destini dell'Unione Europea. Che essa sia un cadavere ambulante, infatti, lo dimostra a contrario il novissimo Asse Parigi/Berlino, accordi che infatti non vengono affatto approfonditi dagli stessi media, altrimenti dovrebbero dire che sottintendono una nuova visione geopolitica in cui la periferia dell'Unione, dopo averla massacrata per 30 anni distruggendone il tessuto industriale, viene finalmente esplicitamente tagliata fuori. Resta solo una questione da porsi: dal momento che la UE sarà comunque chiusa da chi l'ha concepita per trarne profitto, evidentemente perché non gliene rimane molto altro da trarne, conviene attivarsi (e servono giuristi, più che economisti) per lasciarla prima, perché come in amore è meglio prendere sul tempo un partner stufo di noi, o conviene aspettarne la dissoluzione, perché tanto avverrà a breve e ogni proattività è fatica sprecata? Di sicuro, farsi trovare pronti potrebbe essere un merito decisivo per qualunque governo ci riuscisse, un credito da spendere per generazioni.
E ora un po' di link, finché ce li lasceranno mettere li metto, poi scriverò senza riferimenti, tanto chi vuole se li sa cercare da sé... (ma non mi stanco di raccomandarvelo: seguiteli tutti, questi in fondo e quelli nel corpo del post, ne va della vostra "cittadinanza adulta"):
  • Fusaro, ovvero come e quanto sia oggi necessaria una nuova Internazionale socialista, e come questa possa esistere solo se si riesumano gli Stati/Nazione, vera culla e unico terreno di coltura della democrazia.
  • Blondet, ovvero un po' di numeri (di fonte europeista, si badi) su quanto abbia fruttato ad ogni tedesco e costato ad ogni italiano un ventennio di Euro.
  • Salerno Aletta, ovvero Savona - quello del piano B, si - avrebbe anche un piano per una banca europea d'investimenti pubblici a tasso agevolato. Voi ne avete sentito parlare?...
  • Becchi, ovvero chi è ripartito è grazie a deficit e debito pubblico.
  • Grazzini, ovvero il QE della BCE è fallito (ma bisogna vedere qual'era il suo vero obiettivo...), bisogna pensare all'economia reale.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...