LA CRISI E IL TEMPO

Non sono mai stato capace di mandare a memoria le cose, e quando costretto a ciò l'ho sempre fatto per lo stretto necessario, ma studiavo e studio per capire i concetti, e quando l'hai fatto il concetto entra in te e non ti abbandona più. In questi giorni sta riaffiorando in me un vecchio studio di non ricordo (appunto) quale sociologo su una tematica abbastanza popolare negli anni 70, che possiamo riassumere con lo slogan da corteo "lavorare meno lavorare tutti". Lo studio metteva in discussione la tradizionale e inamovibile divisione cronologica del tempo tra studio/formazione, lavoro e riposo/pensione, sostenendo che sarebbe stato molto più sensato e utile per tutti ripensarla in senso funzionale: in parole povere, non più a scuola fino a 20/30 anni, al lavoro da allora fino a 60/65 anni, e ai giardinetti a cibare i piccioni dalla pensione alla morte, ma lo stesso 33 33 e 33 (a occhio e croce) redistribuito all'interno di periodi di vita molto più limitati, e con variazioni delle percentuali relative, di modo che un bambino già si renda utile lavorando appena e come può (se ci pensate, per millenni nella società agricola è stato così, l'infanzia è un'invenzione borghese), un pensionato non sia un peso morto per la società e resti magari curioso fino alla fine, un adulto continui a formarsi e possa avere del tempo libero vero non le ferie d'agosto. Questa montagna teorica ha figliato topolini come l'università della terza età, i vecchietti con la fascia al braccio sulle strisce pedonali vicino alle scuole, la formazione permanente all'interno delle strutture che se lo possono permettere, e poco altro. L'errore è pensare che questa sia figlia di un'epoca di vacche grasse e come tale applicabile solo in sovrabbondanza di risorse, la verità è all'opposto: sarebbe esattamente il punto da cui partire per elaborare progetti pratici di decrescita "felice".
Decrescere, come crede fermamente chiunque abbia ancora del raziocinio (cioè una stretta minoranza), non è infatti più una scelta in discussione, bensì un obbligo derivante dai fatti: le risorse del pianeta sono in misura finita, il modello di sviluppo occidentale funziona solo a crescita infinita, dunque la sua estensione a realtà immense come Cina India e Brasile ne ha accelerato l'entrata in rotta di collisione con la sopravvivenza fisica della specie sulla Terra. Punto. La scelta è adesso solo a valle di questo dato di fatto: bisogna decrescere, c'è da decidere come. Questo è esattamente il paradigma di quello che ci sta accadendo attorno, signori miei, e null'altro. Ci sono infatti due sole strade, opposte, verso il risultato obbligato di costringere l'umanità intera a consumare in un anno non più del 100% delle risorse non rinnovabili del pianeta (ogni anno questo accade un po' prima, quest'anno mi sa è successo ad agosto): o troviamo e democraticamente e consapevolmente adottiamo un modello economico e sociale che consenta questo risultato in modo che sopravvivano tutti e (fermo restando che siamo in un'economia di mercato) che i più abili si arricchiscano entro questo limite, oppure le forze intrinseche dell'economia e della finanza faranno sì che i più abili si arricchiscano indefinitamente mentre tutti gli altri devono tentare di sopravvivere spartendosi le risorse restanti. Qualsiasi degli eventi storici degli ultimi vent'anni, a leggerlo bene, si inquadra in questo scenario. Dal momento che la tecnologia ha trasformato il mondo in un unico sistema, esso si comporta come un grande thermos in cui c'era un dito di acqua calda e tu lo riempi di acqua gelida: il totale dell'acqua presto avrà la stessa temperatura, ancora gelida anche se leggermente meno di quella aggiunta. Le forze del mercato unico mondiale non si fermeranno se non quando tutti avremo mediamente le stesse pochissime risorse, che dovranno corrispondere a quelle disponibili nel pianeta meno quelle che si saranno accaparrati quelli che hanno il potere (economico, militare, eccetera) di farlo. Ovviamente, il processo avviene in maniera tanto più complicata quanto diversi sono persone Stati società eccetera da molecole di acqua, e la sua discontinuità si traduce in guerre, crisi economico/finanziarie, migrazioni, e tutti gli altri fenomeni drammatici che osserviamo. Compresa la crisi dell'Euro e le manovre lacrime e sangue ad essa connesse attuate in tutta Europa.
La sinistra, se fosse consapevole delle cose e di quello che dovrebbe essere il proprio ruolo, dovrebbe incaricarsi proprio di elaborare un progetto economico/sociale complessivo che ci porti tutti ad avere meno senza che nessuno debba patire la miseria. Invece, sono venti anni che perde tempo inseguendo la destra sul suo terreno, blaterando di una crescita che nessuno sa più come raggiungere (a parte chi ritiene che si possa avere miracolosamente stampando soldi a volontà: teorie molto opinabili, ma la sinistra nemmeno queste segue, è tutta di ortodossia monetarista), e praticando l'impoverimento dei cittadini per vie solo leggermente diverse da quelle scelte dalla destra (esclusa quella italiana, che però usurpa questo nome, differenziandosi solo per grado di faccia tosta nel malcostume nelle ruberie e nella redistribuzione a favore di ricchi criminali e affini).
Questo progetto dovrebbe essere definito proprio a partire della riflessione sulla suddivisione del tempo: che sia proprio un "vecchio" come Carniti a spostare su questo terreno il dibattito sull'articolo 18 allora forse non deve stupire, vista la datazione del dibattito da cui iniziavo il ragionamento. In sostanza, perché anziché mettere in discussione l'inamovibilità (peraltro teorica, in pratica riguardante solo i dipendenti pubblici e i privati di poche grandi società) del lavoratore non si mette in discussione l'indivisibilità del posto di lavoro, e la sua cedibilità in asse ereditario per intero o pro-quota? Quanta gente ci sarebbe che si accontenterebbe di guadagnare la metà ma lavorando la metà? Quanti di prepensionarsi (altro che innalzamento dell'età pensionabile) a pensione dimezzata in cambio della cessione del posto di lavoro al figlio (che altrimenti devono mantenere lavorando e poi con la pensione)? Quanti di dividere un (magari "tele-") lavoro con la moglie e così con lei magari anche l'onere/piacere di crescersi un bambino? E se ragionando alla grossa queste idee solleticano, perché non chiedersi quanto prolifico potrebbe essere impegnare un team di giuslavoristi ad elaborarle in un sistema organico di proposte davvero innovative e "di sinistra", caro Bersani, magari lasciando liberi Ichino e i suoi emuli di iscriversi a un partito di centrodestra qualunque? E perché, dato che ci troviamo, e dato che queste idee funzionano bene solo a patto di cambiare tutto il contesto economico di applicazione, non impegniamo un team di economisti ad elaborare un progetto di "decrescita selettiva" che ci tolga da sinistra definitivamente dalla nefasta e sepolta società dei consumi senza farci precipitare (come il credo neoliberista sta facendo) nell'inferno premarxiano verso cui ci stanno spingendo per togliercene da destra?
Vi lascio con queste domande di fine anno, cari (pochi) lettori, e come al solito ai più volenterosi do un elenco ragionato di approfondimenti per le proprie riflessioni. In fondo, dato che oltre a cambiare data stiamo per cambiare epoca, è molto adatto l'augurio classico di questi tempi: buona fine e buon principio.
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  • A valle della Modern Money Theory, ecco la Modern Wellbeing Theory, ovvero come conciliare l'emissione indefinita di moneta sovrana per la piena occupazione con la finitezza delle risorse in natura e la ricerca del vero benessere per tutti. Ci torneremo sopra.
  • Guido Viale, ovvero occorre un audit del debito per cominciare a discutere della sua struttura interna, di modo da poterlo ristrutturare selettivamente. Quanto infatti è dovuto all'evasione fiscale, alla corruzione, alle cosiddette grandi opere? Com'è che la TAV non si può nemmeno mettere in discussione, pur essendo una scelta decisamente discutibile anche sotto il profilo tecnico, come del resto le autostrade?
  • Bankitalia, ovvero la distribuzione del reddito è sempre più iniqua e la manovra montiana peggiora le cose.
  • Dkm0, ovvero sapevate che il sistema pensionistico se non gli gravasse sopra il sistema assistenziale sarebbe già da tempo in attivo?
  • Draghi, ovvero allora non è vero che la BCE non può creare soldi dal nulla, dato che li sta creando a tinchitè per fornire liquidità illimitata alle banche in crisi a tassi bassissimi, lasciando però che queste ne approfittino per comprare con quei soldi i titoli di Stato con le quotazioni di mercato e lucrando quindi sulla differenza! Pensate che con gli stessi soldi e una piccola modifica statutaria avrebbe potuto comprare direttamente il debito dagli Stati salvandoli definitivamente (salvo forse che quelli spendaccioni continuerebbero ad esserlo e si ritroverebbero presto al punto di prima)...
  • Fortunaci, ovvero siamo entrati per la terza volta in un secolo nel ciclo depressione > distruzione creatrice > guerra, altro che recessione!
  • I pompieri in rosso, ovvero com'è stato che scorpora di qua privatizza di là si è messo in discussione il banale assunto che ci sono dei servizi che devono essere pagati dalla collettività tramite le tasse ed effettuati in perdita, perché altrimenti i costi complessivi della collettività crescono anche quando una teoria economica miope crede di risparmiare.
  • Sbilanciamoci, ovvero come per uscire dalla crisi occorre ripartire dai beni comuni.

RESTA

Chiara Civello mi ha stregato. Ve ne ho parlato pochi giorni fa, oggi vi posto un altro video, il titolo è il titolo del post, per introdurlo mi devo inventare qualcuno che se ne va, e qualcun altro che gli scrive disperato. La lettera è stata strappata, riporto alcuni brani che sono riuscito a ricostruire (come in un Woody Allen d'annata, uno di quei film così fitti di dialoghi che o sei madrelingua o devi vederli per forza doppiati, Moccia mi fa una pippa), ciascuno ci si ricostruisca la propria storia:
  • non riesco a dormire: ho negli occhi e nella mente milioni di immagini e sensazioni che abbiamo vissuto assieme
  • per potermi lasciare, dato che sei ancora innamorata di me, hai bisogno di dirti che è tutta colpa mia, ma non so come farai a vivere con la consapevolezza che sei stata tu a voler fermare questo sogno
  • ti sei messa paura della piega seria che stava per prendere il nostro rapporto con la nostra decisione di convivere, la paura che i propri stessi sentimenti ci conducano lungo una strada che comporta una serie di cose serie e dure, come tutte le cose serie
  • abbiamo un problema di comunicazione, ma ci amiamo ancora evidentemente; ora tu sembri decisa a voler buttare il bambino con l'acqua sporca, il nostro amore col nostro problema
  • piango al solo pensiero di non vederti più in giro per casa: resta qui, datti tempo, se non ti passa te ne vai tra un mesetto, mi accontento di questo, e sono sicuro che se non lo fai è perché sai che non resisteresti due giorni, che il tuo cuore ti spingerebbe a gettarti tra le mie braccia alla prima occasione
  • a te adesso sembra una cosa coraggiosa e matura avere la forza bruta di strappare a sangue vivo il corpo del nostro amore, ma è solo una cosa vile e infantile, come quando urli e mi picchi: il coraggio e l'essere finalmente adulta lo dimostreresti a te stessa e al mondo solo avendo la forza di affrontare il tuo destino di innamorarti alla follia di uno nella mia condizione
  • nella mia condizione nessun altro avrebbe fatto quello che ho fatto io, un gesto senza il quale la nostra storia non avrebbe avuto la sua possibilità, ma adesso occorre anche che io possa in qualche modo saziare i sensi di colpa, e affrontare le responsabilità, che dal mio gesto mi derivano, altrimenti la mia infelicità impedirebbe presto il prosieguo della nostra storia
  • un modello di rapporto estremamente evoluto e maturo necessita per funzionare di tanta maturità da parte di tutti gli attori, ma in cambio offre prospettive infinite di felicità; se non fossi accecata dai tuoi stessi limiti che ti rifiuti di superare e ti inducono alla fuga vile di oggi, dovresti capire che adottarlo è esattamente il compito che ti spetta, che il nostro amore risulterebbe ulteriormente accresciuto dalla tua adesione a questo modello culturale, che io ma anche tu stessa andremmo in giro fieri di questa cosa, che cementerebbe la nostra unione in maniera indissolubile e definitiva
  • invece per paura ti rifugi nel modello opposto, retrivo, nel quale io non mi oriento e sbaglio a comportarmi, il mio errore è stato non impuntarmi subito, avrei dovuto avere il coraggio di metterti la questione immediatamente in questi termini : è così, in un altro modo la nostra storia non è possibile, che fai? non l'ho fatto per debolezza, per paura di perderti, e come sempre in questi casi finisco per perderti lo stesso: la viltà non paga mai
  • è ingiusto nei confronti della tua stessa intelligenza rifiutarti di capire questo modello e di aderirvi, invece che attaccare e rifugiarti in modelli comportamentali retrivi che tanti guai ti hanno già portato nella tua vita anche non amorosa
  • insomma, devi crescere, e il nostro amore così com'è te ne offre una magnifica occasione, proprio per le difficoltà che pone
  • ti prego, amore mio, desisti dalla tua fuga, resta, e fai quel salto di qualità che ti farà bene in ogni caso, anche se poi tra noi dovesse andare male – lo dico per dire, ma invece sono certo che ci attende una felicità indescrivibile e ad oggi ancora inimmaginabile
  • guarda la scena, ci siamo io e te da vecchi, tu sei bellissima come sempre, e io come sempre ti guardo e gli occhi mi piangono dalla bellezza, poi ci guardiamo negli occhi, e moriamo d'amore, come sempre, e come sarà anche nell'ultimo istante della mia vita, che come sempre ti ho detto vorrei avere i tuoi occhi davanti per andare in paradiso e aspettarti li.
Ti amo da morire, e tu me. Non devi per forza andartene, c'è un'altra strada: vieni a percorrerla con me, non te ne pentirai. Resta.


DENTRO DI NOI

Ricordi? le strade erano piene di quel lucido scirocco
che trasforma la realtà abusata e la rende irreale,
sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale.
Tu dietro al vetro di un bar impersonale,
seduto a un tavolo da poeta francese,
con la tua solita faccia aperta ai dubbi
e un po' di rosso routine dentro al bicchiere:
pensai di entrare per stare assieme a bere
e a chiaccherare di nubi...
Ma lei arrivò affrettata danzando nella rosa
di un abito di percalle che le fasciava i fianchi
e cominciò a parlare ed ordinò qualcosa,
mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi
e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè
e le mani disegnavano sogni e certezze,
ma io sapevo come ti sentivi schiacciato
fra lei e quell'altra che non sapevi lasciare,
tra i tuoi due figli e l'una e l'altra morale
come sembravi inchiodato...
Lei si alzò con un gesto finale,
poi andò via senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili,
di confusione e immagini.
Lui restò come chi non sa proprio cosa fare
cercando ancora chissà quale soluzione,
ma è meglio poi un giorno solo da ricordare
che ricadere in una nuova realtà sempre identica...
Ora non so davvero dove lei sia finita,
se ha partorito un figlio o come inventa le sere,
lui abita da solo e divide la vita
tra il lavoro, versi inutili e la routine d' un bicchiere:
soffiasse davvero quel vento di scirocco
e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
dietro alla faccia abusata delle cose,
nei labirinti oscuri della case,
dietro allo specchio segreto d' ogni viso,
dentro di noi...
Questa bellissima canzone di Guccini, che poi vi posto in video, mi dispiace cari amici ma toppa alla grande. Non vale, non vale niente nemmeno essere capaci di non avere una doppia morale. Per quanto credito la tua integrità morale possa darti, l'esito delle tue azioni dipende da una serie di fattori che in una sola parola si possono riassumere solo come "culo". E il culo non è mai Culo come nei film, no, se hai fortuna al 99% puoi stare certo che è quell'1% che ti fregherà, a prescindere totalmente da come ti comporti, e quel che più conta da come intendi comportarti.
Questo corollario della Legge di Murphy per ricordarsi in questa fine d'anno e forse di epoca, fine di tante vite come ci si ricorda solo quando tocca a uno vicino a te o a uno famoso come Giorgio Bocca (un saluto al grande giornalista partigiano anche da un microscopico blogger) e inizio di tante altre, che l'unica cosa che distingue un essere umano da un animale è la consapevolezza di dover morire. Le cose finiscono, la vita finisce: lo intuisci fin da piccolissimo, e allora hai paura del buio o di essere abbandonato dai genitori, poi da bambino la cosa cresce fino a che da adolescente, o se sei sfigato e ti muore un genitore un fratello una compagna di scuola da prima, capisci. Capisci che la vita è un percorso totalmente assurdo, una cosa senza senso. Che sarebbe tanto ma tanto più bello viverla come una serie gioiosa di infiniti presenti come fa il tuo cane, che non è triste nemmeno quando muore perché non sa che significa. E' triste solo se sei triste tu, e solo perché è un cane perché già se fosse un gatto se ne fotterebbe. E tutto quello che viene dopo questa consapevolezza è tutto quello che individualmente e socialmente ci si inventa per prendersi per il culo, per non pensare sempre sempre a questa cosa orrenda che ci aspetta: i divertimenti, le religioni, le filosofie, la famiglia, la squadra di calcio, i figli.
Quando uno di questi trucchi ci cattura per la vita, viviamo da ebeti al suo interno. Quando siamo troppo intelligenti per cascarci, comunque ci facciamo prendere un po' dall'uno un po' dall'altro per tirare avanti, perché ci sono tante cose belle da vedere e vivere e magari riusciamo a concentrarci sulla prossima: un bambino, una storia d'amore, un progetto di beneficenza. Ma è solo illusione momentanea, il bambino cresce, l'amore finisce, il progetto si esaurisce. E tu vorresti solo che questa maledetta parola fine arrivasse al più presto, come per un cane abbandonato in autostrada, mentre cerchi felice il tuo amato padrone che non può averti abbandonato perché tu non sei capace di doppia morale e lui ti ama e chi ti ama non ti abbandonerebbe mai.
Buon Scirocco a tutti.

IL SENSO DEL NATALE, IN MUSICA

Il 30 dicembre a Barcellona Pozzo di Gotto c'è il Bonarma Day,
concerto a favore degli alluvionati di serie C: se non puoi andarci,
manda un contributo...
Di questi tempi di solito mi abbandono a disquisizioni antinatalizie o per via religioso/filologica (la festa di Mitra o del Sole che nasce) o per via anticonsumistica, ma quest'anno alcune novità sul piano privatissimo (che quindi non vi dico, al che voi potreste interpellare il Grande Capo di Lillo e Greg...) mi inducono a fare per la prima volta gli auguri di Natale ai miei (pochi) lettori, e non c'è modo migliore che in musica.
Parlando di musica e affini, da queste parti si parla di musica pop (nel senso ampio del termine, quello anglosassone, che include molti altri che da noi ci ostiniamo a chiamare generi: dal rock all'autorale alla world arrivando anche a includere in parte blues e jazz), perché la classica non ci arrivo e la lirica non la sopporto, anche in quanto espressione del peggior lato del carattere italico. E se ne parla un po' così, a caso, proprio come quando si facevano i regali di Natale a tutto il parentado, e a zio Tizio toccava sempre lo stesso portachiavi.
Ho visto Patti Pravo dal vivo alla Stazione Birra. Il fatto che una anziana signora vada in tournée per i club di tutta Italia significa due cose: 1) stiamo parlando di una persona dalla vitalità anomala, magari non sempre naturale ma niente moralismi, che purtroppo non ha solo questo modo di non arrendersi al passare del tempo (condivide infatti con altre dive anche più giovani un'eccessiva confidenza coi chirurghi, ma appena ti ci avvicini pensi che lei il suo lo dovrebbe denunciare) - 2) se anche hai venduto milioni di dischi ma non sei l'autore non campi di rendita, e sei sei ancora in grado e ti piace vai in giro a sudare, altrimenti ti affidi solo alle comparsate televisive festivaliere e non (e per fortuna non è il suo caso, mitica Strambelli).
Non ho visto Enzo Jannacci da Fabio Fazio: sapevo già (sono anni che l'ex imitatore ripete se stesso) che sarebbe stata una cosa tipo quella di De André ma col de cuius ancora vivo, una roba da grattarsi a sangue i cosiddetti essendo nei panni del grande Enzo. Ma sull'opportunità di rendere tributo a un vero gigante della musica italiana, uno che (prima di Tom Waits) ha scritto bellissime melodie impedendo col suo modo di cantarle che ce ne accorgessimo, e testi che quando sono poetici se ne fregano di un Vecchioni quando sono satirici di un Guzzanti a caso (ho il vinile di Quelli che..., l'album scritto con la collaborazione dell'indimenticabile - ma purtroppo dimenticato - Beppe Viola) e quando sono politici di un Lolli o di un Guccini, e di farlo adesso che può goderselo, siamo perfettamente d'accordo: solo che scelgo questo speciale uscito su bielle.org, bello corposo anche se lettolo tutto ancora resta la voglia di riascoltare Jannacci dal vivo e andarlo ad abbracciare a fine concerto, e maledire il fatto che invece il vecchio chirurgo cintura nera a calcare i palchi non ce la fa più.
Comunque, io guardo poco la tivù e invece vado tanto a vedere la musica dal vivo, mentre invece ho smesso di comprare i cd (bruttissimi, concordo con Leonardo): la musica si trova in Rete in molti modi legali, ormai, e trovo in fondo estremamente etico che i guadagni da diritti d'autore siano ormai minima parte del sostentamento di un musicista - d'altronde, Mozart non ne percepiva. Gli stessi venti euro, insomma, sono buttati per l'acquisto di un quadratino di plastica (il 33 giri è un altro discorso, e sta tornando in auge...) ma ben spesi per un concerto dal vivo, tra l'altro a te autore e/o cantante nel primo caso ne arrivano uno o due nel secondo di più, solo che guadagni in proporzione di quanto fatichi, la qual cosa se mi permettete è buona a giusta. Insomma, la musica l'avete digitalizzata voi, ora sta a voi, brutte capre dell'industria discografica dalla progettualità miope, trovare il modo di campare dato lo sviluppo tecnologico, la guerra alla pirateria essendo una battaglia di retroguardia persa in partenza che quindi conviene abbandonare, come già anche i governi più illuminati hanno capito.
D'altra parte, perché non solo l'industria discografica ma anche tutti gli altri settori produttivi possano beneficiare di quell'importante per quanto non decisivo fattore costituito da Internet, occorre come in qualsiasi altro campo che uno Stato che abbia a cuore la questione si occupi delle infrastrutture di base, cosa che tanto per cambiare invece in Italia non succede: siamo in coda in Europa per informatizzazione delle famiglie, al 22° posto con la Lituania per diffusione della banda larga. Eppure Internet può benissimo riuscire a effettuare, sia pure con modalità ed effetti diversi, un'opera di promozione simile a quella che ai miei tempi era demandata al passaparola: che funzionava benissimo, anche se tutti noi ci scambiavamo i dischi e ci registravamo le cassette, se pensate che fu allora che vennero fuori tutti quelli che oggi sono vecchi milionari. Vietare non serve a niente, e riservare la promozione ai network radiofonici e ai talent show serve solo a riproporre (per rischiare poco, e te credo con investimenti così grossi, ma se rischi poco ottieni poco...) all'infinito lo stesso modello una volta che lo si è imbroccato: il birignao dei cantanti maschi a valle di Cremonini, il virtuosismo manieristico delle femmine a valle di Giorgia.
Irritante: cantano tutti più o meno uguale, e praticamente la stessa canzone, cosicché qualcuno che voglia distinguersi deve inventarsi qualcosa a livello "prestazionale", rischiando le corde vocali come Giusy Ferreri e vedrete presto quel Sangiorgi. Per carità, si tratta di una malattia professionale da sempre imperversante nel canto, ma qui si presenta non nonostante una tecnica corretta ma a causa di una volutamente scorretta, e pazienza se a Roma dovremo fare a meno degli irritanti gorgheggi della peraltro simpatica ex-cassiera (era questo o un altro il mito delle origini umili che raccontano di lei? poco importa...). La capostipite delle ma-quanto-sono-dotata, la Todrara de noantri, è un esempio da manuale: è quando è costretta alla misura, da un Pino Daniele che la produce o da un Fiorello che le fa cantare le sigle in bianco e nero a mo' di Studio Uno, che mostra tutta la sua grandezza, non quando rincorre la meteora Whitney Houston sul terreno del vocalizzo inutile e spropositato. E lei almeno è brava, le altre sono semplicemente insopportabili.
Eppure un altra strada c'è, anche se caso strano non passa per il nostro sciagurato Paese: come in altri campi, infatti, se vuoi avere una speranza devi andartene, e senza pensare nemmeno di tornare. Forse allora in Italia arriverà dopo, ma molto dopo e molto forse, una eco del lavoro che altrove stai facendo ed è apprezzato: è il caso ad esempio di Giacomo Lariccia in Belgio, o di Chiara Civello tra New York e Rio de Janeiro (7752: i chilometri che separano le due metropoli e il titolo del suo ultimo album), una che vi basta sentirla cantare per capire cosa intendevo coi discorsi sconclusionati di prima sia sulle cantantesse che sui generi musicali (cosa fa? jazz? pop? e chissenefrega delle etichette!....).
Volevo lasciarvi col video della mia ultima "scoperta" ma ho da dirvi un'altra cosa a proposito di musica, e in particolare di musicisti che si guadagnano la pagnotta a forza di concerti anche se hanno già fatto la prima serata in televisione, e di beneficenza vera che siamo a Natale e siamo tutti più buoni eccetera: Roy Paci e Aretuska, assieme ad altri artisti, sarà protagonista il 30 dicembre a Barcellona Pozzo di Gotto del Bonarma Day, un evento a favore degli alluvionati di serie C del messinese a cui presenziare e sennò comunque da sostenere (qui ne parla Tony Troja).
E allora vi lascio con degli auguri poetici, presi in prestito dal sito di Laura e Lory, che aiutano davvero a "capire il senso" (anche se questa storia - come del resto questo post e la vita stessa - un seeeenso non ce l'haaaaaa.....).

TU QUOQUE GIANNINO

Ora confesso un reato, tanto è prescritto e comunque con le nuove norme svuotacarceri non rischio nulla: da ragazzo, una ventina d'anni fa, quasi fresco di studi, ho scritto la tesi a uno che non ne aveva voglia e aveva qualche carta da centomila per poterselo permettere. L'argomento era il debito pubblico. Non c'era Google, e le ricerche si facevano andando nei posti, non nei siti, così mi recai a prendere tutto il materiale necessario in Banca d'Italia. Non conservo copia di quel lavoro, perché l'assassino non conserva l'arma del delitto, ma mi impressionò talmente che la tematica mi è rimasta dentro, e quando arrivò Mani Pulite ero tra i pochi a non essere sorpreso: una generazione di politici aveva appena rubato in un decennio un ammontare quasi pari al valore di quanto prodotto in un anno da tutta la nazione (ho appena definito alla grossa il PIL). Il furto era avvenuto anche grazie alla presenza di un po' di complici, diciamo qualche decina di milioni: in cambio di piccole utilità personali, gli elettori italiani avevano garantito il consenso a una sistema furfantesco, a scapito dei loro stessi figli. L'Euro era ancora nei sogni, lo dico per chi gli attribuisce oggi tutte le colpe, anche quelle che non ha: ha quella di non essere moneta sovrana di uno Stato sovrano, ma a questo si può ancora rimediare (è anzi l'unica soluzione che abbiamo), ma non quelle relative al comportamento di un popolo e della classe politica che emana, che infatti hanno fatto il danno prima dell'avvento della moneta unica, che anzi poteva salvare il salvabile.
Ridi ridi, Cesare, tanto tra un po' arrivano le Idi di dicembre...
(anche se il video è di settembre...)
Questa vicenda l'ho già raccontata nei dettagli pochi mesi fa, chi vuole vada a rileggersela. In breve, continua con quello stesso popolo che mentre tira monetine ai ladri e plaude ai giudici che li arrestano, operando un cattolicissimo autolavaggio della coscienza, cerca già nei dintorni chi gli possa consentire di continuare il gioco.
Se non ci fosse stato il risanamento prodiano per entrare nell'Euro, costui ci avrebbe portato al crack con alcuni anni di anticipo sulla crisi mondiale iniziata nel 2008: questa semplice verità, constatata in tempo reale lungo tutto il regime berlusconiano grazie alla consapevolezza acquisita in epoca craxiana, non aveva bisogno di un suffragio statistico, per corroborarla essendo sufficiente osservare l'infinita serie di ruberie personali e dei tanti sodali, il sabotaggio della tax complience, l'inerzia politica a fronte di iperattività privata eccetera. Ma oggi arrivano anche le prove, e da dove non te le aspetti: Oscar Giannino, l'economista di destra che ricorda il concorrente dandy di Lascia e Raddoppia - come si chiamava? Marianini (meno male che Google ora c'è...), se ne esce con un'analisi statistica della progressione del debito pubblico che dimostra inoppugnabilmente che il suo ex editore ha indebitato questo Paese per 330 milioni di euro al giorno durante la sua prima lunga esperienza di governo, 207 durante la seconda. Se pensate che i passaggi del centrosinistra hanno visto un valore massimo di 96 e minimo di 76, e vi fate due conti, ecco dimostrato che con chiunque altro al governo, anche con l'Euro e tutti i suoi difetti, probabilmente oggi avremmo un debito inferiore di decine di punti percentuali, abbondantemente sotto la soglia d'allarme, non avremmo avuto nessuno spread e quindi niente del pesantissimo aggravio della spesa per interessi che è il problema principale di oggi, e nessun "potere forte" avrebbe potuto prendersi la briga di surrogare il potere politico per costringerci alla virtù secondo la sua utilità, dato che avevamo tutte le risorse necessarie per costringervici da soli ma secondo la nostra.
Viceversa, e inoltre, se malauguratamente Berlusconi nel 94 avesse avuto in mano una moneta sovrana e fosse rimasto in carica per un paio di legislature utilizzando le stesse leve del suo compare il decennio precedente, visto che fra l'altro la spesa pubblica attivata dai soggetti in questione non è mai stata se non incidentalmente del tipo che effettivamente risolleva l'economia, avrebbe senza dubbio alimentato una spirale di debito e inflazione che avrebbe portato il Paese alla bancarotta prima della fine del secondo mandato. Corollari di questa deduzione sono che:
  1. menomale che c'è stato l'ingresso nell'Euro, anche se oggi è urgente costringere la Germania a compiere quel salto logico che porti al completamento del progetto originario, fatto di unione fiscale politica e monetaria, con la BCE che gestica una moneta sovrana come fa la FED, e quindi un Euro davvero in grado di competere col Dollaro (e nessuno mi toglie dalla testa che la crisi europea attuale sia figlia proprio di una strategia americana di attacco volta a stroncare sul nascere una potenza monetaria in grado di fronteggiare la propria, approfittando delle sue carenze progettuali succitate - e forse ci sarebbe da rileggere con questa chiave anche tutte le recenti vicende in Nord Africa, Libia in testa...) con l'obiettivo di salvare il modello europeo centrato sul welfare dall'incontro/scontro con quello americano/cinese attualmente vincente;
  2. se anche, invece, fossimo in grado di uscire dall'Euro e riavere una moneta sovrana nostra, potete stare certi che ci cercheremo e troveremo un altro Berlusconi, se non lo stesso modello Ra's al Ghul, che la utilizzi nel modo peggiore possibile per il nostro futuro: grandi opere inutili, grandi tangenti, saccheggio dell'ambiente e del territorio, e niente che davvero crei ricchezza diffusa in grado di perpetuarsi. Con l'applauso dei tanti a cui magari ha ritolto l'ICI, rimesso la scala mobile, raccomandato il figlio e permesso alla figlia di sognare un futuro da velina, chiudendo l'occhio se non paga le tasse mentre il pupazzo di turno al MEF si riempie la bocca di lotta all'evasione. Un film già visto, con l'aggravante delle mani libere, insomma.

FINO A CHE MONTI NON CI SEPARI

Come forse qualcuno avrà notato, dalla caduta di Berlusconi su questo blog si scrive meno di politica. Pensavo fosse per giudicare il nuovo governo alla prova dei fatti e non sulla base di preconcetti (la teoria dei poteri forti fa acqua, essendo applicabile a chiunque e in particolare a uno che viene dalla P2 ed è sospettato di avere dietro la mafia), o al contrario per via di una sorta di sindrome di Stoccolma che paralizza le dita al blogger orfano dell'unto del signore. Tanto più che verificavo che altri blogger ben più autorevoli, come quel Carlo Bertani che in passato citavo spessissimo, erano anch'essi visibilmente meno presenti: mal comune mezzo gaudio, ovvero forse sto davvero facendo bene a stare un po' alla finestra.
Ora però Bertani finalmente torna ad esprimersi, con un magnifico esempio di dietrologia positiva: non posso che rimandarvi alla lettura integrale del suo pezzo, approfittando però dello sbloccarsi della glottide per segnalarvi anche qualcos'altro. Sono tempi strani, infatti, questi, in cui esiste:
  • qualcuno che si diverte a mandare per posta proiettili a chi poi si vanta di averli ricevuti (quando se li avesse ricevuti diversamente avrebbe ben poche possibilità di vantarsi) e qualcun'altro bombette che fanno danni solo grazie a una catena improbabile di eventi (quando gli anarchici di una volta, anche quelli non ci sono più, ammazzavano i re fregandosene della propria pelle);
  • una teoria monetaria diversa da quella imperante da trent'anni che tanti danni sta facendo al mondo, e il suo fautore in Italia sta organizzando un convegno cui forse varrebbe la pena di presenziare, non fosse che il soggetto si stia cucendo addosso ostinatamente un vestito di antipatia attaccando ad alzo zero anche quelli che forse starebbero dalla sua parte ma hanno il torto di non studiare così tanto e bene come lui, e nel frattempo dimenticando colpevolmente che senza la sciagurata azione politica di quel Berlusconi che lui indica come falso bersaglio in contrapposizione ai veri cattivi oggi saremmo molto più vicini alla Germania e lontani dalla canna del gas (qui un solo esempio, su millanta, della caterva di soldi buttati da questi furfanti);
  • un candidato presidente in Francia che probabilmente vincerà e porterà l'Europa su quella strada di unificazione politica e fiscale oltre che economica e monetaria, accompagnata da una nuova governance finanziaria e un Euro moneta sovrana, che è l'unica salvezza visibile al nostro orizzonte.
Di sicuro non può salvarci ridare una Lira moneta sovrana a un popolo come il nostro, capace di esprimere solo classi politiche vomitevoli e ampiamente in grado di vanificare anche uno strumento come quello, come si è abbondantemente visto in passato. Né possiamo nutrire ormai più alcuna speranza in quelli del PD, salvo quella che abbia ragione Bertani e il governo Monti alla fine non abbia che il merito storico di aver determinato la definitiva scomparsa di questo assurdo soggetto politico dalla scena: come al solito, sono gli unici a non aver capito un benemerito cacchio di come andava affrontato lo scenario politico, di cui infatti si stanno avvantaggiando tutti gli altri Berlusconi in testa.

HAI PIÙ PRESO IL TRENO?

Hai più preso il treno? mi son guardato intorno,
ho viaggiato cento notti per arrivare di giorno...

Lucio Dalla, Tango, 1979
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Sono stato molto indeciso prima di scegliere l'incipit musicale di questo pezzo sui treni: oggi è il 12 dicembre e ci azzecca molto Viva l'Italia di De Gregori, ma il collegamento tra l'attentato di Piazza Fontana di cui oggi decorre il 42mo anniversario (ancora senza verità) e i tanti attentati ferroviari che lo seguirono sulla stessa scia di sangue che chiamammo Strategia della tensione era meno immediato, anche se Milano era allora proprio la destinazione mitica, consegnata all'eternità da Totò e Peppino nella celeberrima scena dell'arrivo alla Stazione centrale dei fratelli Capone (che siamo noi), del meridionale che emigrava in cerca di lavoro, accanto a quella Torino per cui forse invece avrei dovuto scegliere un altro pezzo musicato da Dalla ma scritto dal poeta Roberto Roversi se non fosse che parlava di auto.
La notizia è che l'orario invernale 2011/2012 vedrà la soppressione di tutti i treni che vanno dalla Sicilia e dalla Calabria direttamente a Milano e Torino: non so se vi è mai capitato di prenderne uno, era un autentico massacro, dodici/sedici/venti ore di treno a seconda della tratta e dell'ora, ma è stato il simbolo concreto dell'unità d'Italia per parecchie generazioni, dato che consentiva a qualunque poveraccio di salire un pomeriggio o una sera su un treno e ritrovarsi il giorno o la sera dopo in quell'altra parte del suo Paese, quella che gli dava una speranza. Moretti dichiara che è colpa degli aerei low-cost, una cosa che farebbe ridere se non facesse incacchiare furiosamente: ce ne sarà qualcuno da Catania o Palermo, ma se non vivi nelle due metropoli siciliane le devi raggiungere a spese tue (e con la macchina, perché le ferrovie locali in Sicilia non sono praticamente mai esistite e in Calabria sono state smantellate). Altrove i low-cost te li scordi, e Alitalia continua a tagliare i suoi (cari ammazzàti) voli. Ecco che questo sfogo amaro apparso su Strill assume la sua vivida dimensione: considerando pure le mai realizzate autostrade del mare e quelle di terra sempre più disastrate, l'isolamento della punta dello Stivale e dell'isola che fronteggia appare sempre più drammatico.
Dopo il default, che continuando nella sciagurata gestione regressiva del debito da parte dei monetaristi non dovrebbe tardare, qualcuno dovrà rinazionalizzare tutto quello che è stato privatizzato negli ultimi scellerati decenni. Uno Stato non è tale se un treno che si possono permettere tutti i suoi cittadini non lo percorre da parte a parte, mentre altri treni più piccoli ne toccano anche vuoti tutte le stazioni periferiche tutti i giorni con la stessa certezza che il sole sorge tutte le mattine, come un corpo non è vivo senza che le arterie principali pompino il sangue che poi i capillari si incaricano di trasmettere alle singole cellule. Agire come si è fatto è come se in caso di anemia potessimo decidere di chiudere i capillari e mandare il sangue solo alle arterie principali, e non per tutto il loro percorso: ammesso che salvi il cuore, muori di cancrena. A meno di amputare...
Allora permettetemi di ricordare, anche perché potrebbe tornare buono se questi stronzi della Lega nord ripigliano quota cavalcando l'onda anti-Euro, che quel poco di ricchezza privata che questo Paese ha accumulato, e a cui deve la sua attuale sopravvivenza sotto i colpi degli idioti nipotini di Milton Friedman, finché dura, ce l'ha grazie al sangue e al sudore di milioni di meridionali che prendevano treni sporchi e sovraffollati ma economici (a parte che le odierne Frecce sicuramente sono più care che confortevoli...), e mai in discussione perché le Ferrovie erano dello Stato e cioè nostre, per andare a lavorare al Nord. Come la protagonista di un'altra bellissima canzone di De Gregori, con cui vi saluto...

IL PRESERVATIVO DEL MONDO?

Profilattico! Preservativo!
Sulla distinzione tra vera satira e semplice sberleffo ci si può soffermare a lungo, ma per ascrivere all'una o all'altra categoria la produzione di un artista in toto o in parte è sufficiente osservare la reazione del bersaglio: se è realmente indifferente o peggio ancora evidentemente compiaciuto, non era satira. Uno dei sintomi che consente di definire regime la fase politica dominata da Berlusconi, sia che fosse ancora formalmente un non-politico (sostanzialmente lo divenne acquistando il Milan, se ne accorsero in pochi tra cui un autore appunto satirico come Benni) sia che fosse al governo oppure all'opposizione, è stata la progressiva sparizione dai media generalisti della satira, salvo sempre più sparute eccezioni.
Ad esempio, Fiorello può fare la prima serata su Raiuno, come pure Checco Zalone su Canale 5, perché non fa satira. Benigni la faceva una volta, quando non era proibita: probabilmente qui è un caso, perché Roberto è invecchiato proprio mentre la morsa si stringeva, e invecchiando o sei Dario Fo o smetti di graffiare. Ma quando lo stesso Fiorello (che non sto criticando, a fare quel mestiere è di gran lunga il più bravo di tutti, come ai tempi un Walter Chiari) ha infilato con Jovanotti in un rap un preservativo che non c'entrava un cazzo (mi è venuta così, ma è carina e la tengo) ha fatto satira, e infatti la Chiesa e i baciapile si sono affrettati a levare gli scudi.
A proposito di Chiesa, un altro esempio lampante della funzione della satira ci viene in questi giorni da Il Male, rivista che ebbe un periodo fulgido qualche decennio fa e oggi Vauro e Vincino stanno tentando di rilanciare: sul suo sito pochi giorni fa è apparso un elenco necessariamente non completo ma già così bello corposo di immobili su cui il Vaticano non paga l'Ici grazie al combinato dell'azione politica di Berlusconi e Prodi, il primo avendo regalato l'esenzione il secondo avendola limitata "agli immobili con utilizzo esclusivamente commerciale", dove l'avverbio è un mirabile esempio di bizantinismo democristiano che c'entra l'obiettivo di vanificare gli effetti di un'affermazione senza doverla negare. Di fatto, la Chiesa possiede e gestisce ospedali chiese librerie alberghi e mille altre cosette su cui ci fa un sacco di soldi (sulle chiese i centri d'accoglienza e quant'altro serva davvero ad aiutare disinteressatamente il prossimo, nessuno ha dubbi debbano restare fuori campo fiscale) senza pagare le tasse che chiunque altro gestisse le stesse attività dovrebbe pagare. La cosa era abbastanza risaputa nel giro dei mangiapreti, ma grazie alla satira adesso abbiamo anche qualche dato a suffragio. Certo è che quando si è pensato a male, leggendo nella lista dei Ministri del Governo Monti tanti soggetti legati al potentato cattolico, visti i primi provvedimenti non si era sbagliato, speriamo non si faccia il bis coi tanti soggetti legati al potentato bancario (talvolta gli stessi).
Che poi è anche una questione di cattiva comunicazione, cari signori del governissimo che fa benissimo: non potete campare di rendita sul fatto che uno fa la differenza con quelli di prima, perché la memoria è labile e presto ci scorderemo che se negli ultimi diciott'anni avessimo avuto chiunque al posto di Berlusconi e il suo losco codazzo di affaristi e mignotte il debito pubblico oggi sarebbe tutt'altro che ingestibile, se pensiamo che questi lo hanno aumentato di cento miliardi l'anno solo negli ultimi tre (e per tutto tranne che per effettivamente aiutare la domanda interna). Allora è vero che i provvedimenti che hanno un vero impatto sui conti sono quelli più impopolari, ma state certi che sarebbero molto meglio accetti se li affiancaste con provvedimenti che fanno una carezzina  ai conti ma una anche al cuore della gente. Invece, sono arrivati come previsto i colpi alle pensioni, alle seconde case ma anche alle prime, ai poveracci per tramite Iva e accise, e niente tagli seri alla Casta e alle sue prebende, niente Ici sugli immobili commerciali della Chiesa, sulla lotta agli evasori le solite parolone ma pochi fatti, un prelievo aggiuntivo sui capitali scudati così piccolo da risultare controproducente (lo scudo fiscale al 5% era criminale, colpire gli stanati tradendo la loro fiducia è vile e disincentivante, ma proprio per questo se lo fai devi fare cassa significativamente, così è farsi nemici per nulla...), e poi niente patrimoniale e niente tassazione finanziaria. Intanto la gente resta a casa per il ponte dell'Immacolata e farà meno regali a Natale, il che non è che sia un male siamo d'accordo, ma fino a che deficit e debito si calcolano in rapporto al PIL le politiche regressive sono come un tappeto che lo fili da una parte e si sfila dall'altra, non ci vuole il Nobel per l'Economia per dirlo, basta un bambino di terza bravino con le frazioni...
A meno che - un momento, come non pensarci prima! - non è che questi che noi crediamo essere dei farabutti legati ai Poteri Forti siano in realtà degli autentici filantropi che con umiltà e senza farcene accorgere ci stanno guidando verso la retta via? Quante volte abbiamo parlato di insostenibilità della crescita o di sovrautilizzo costante delle risorse non rinnovabili del pianeta? Questi si rendono conto, cristianamente oserei dire, che queste tematiche, che salverebbero l'umanità, al massimo possono arrivare a una sparuta minoranza di acculturati smanettoni della Rete o frequentatori di collettivi e centri d'acquisto. Per farle arrivare alla massa del popolo bue, non c'è che da imporle: la crisi che stiamo vivendo dal 2008 non sarebbe che un ultimo illuminato tentativo di risolvere la faccenda senza l'uso della forza. Se fallisse, per indurci alla decrescita e riportare il numero degli umani e il loro livello di consumi a un livello compatibile con le risorse di madre Terra, non resterebbe che la quarta guerra mondiale.

STRINGIAMOCI A SOORTE

Per ridare senso al termine democrazia,
una proposta che non è una tombola,
ma un uovo di Colombo...
L'idea non è mia e non è nuova, anzi ha un paio di migliaia d'anni, e tempo addietro ne ho già parlato, ma ora questo pezzo di satira amara di Lameduck mi fa venire voglia di entrare nei dettagli della proposta.
La provocazione de L'orizzonte degli eventi nasce dalla corretta constatazione, che fu di Gelli prima che venisse attuata dal suo allievo numero 1816, che se la democrazia è che la maggioranza dei votanti vince, non hai che da rincitrullire la maggioranza dei votanti ed eccotela bella e vanificata. Se controlli le televisioni, hai l'ordigno fine di mondo per attuare questo bel progettino, come si è purtroppo visto. Il processo ha necessitato di due decine d'anni per essere attuato appieno, e oggi un processo inverso, ammesso che esista una volontà politica di attuarlo, chiederebbe almeno lo stesso tempo, e quindi ammesso che si riesca a farlo partire le prossime elezioni potrebbero fermarlo, com'è accaduto ad esempio alla tax compliance, il principio che un'amministrazione finanziaria dalla guida ispirata tentò di affermare negli anni 90, stroncato sul nascere da politici che hanno soprattutto evasori fiscali nel loro elettorato.
Quindi no, non si può introdurre la patente per votare, anche non volendo considerare le levate di scudi degli Scilipoti di turno o l'italianità che ne farebbe mercimonio come dei titoli di studio. Ma si può fare di molto meglio, si possono abolire tout court le elezioni cosiddette democratiche e sostituirle con il sorteggio integrale dei parlamentari tra i cittadini aventi diritto di voto.
Pensateci bene, magari facendovi assistere da un vostro amico statistico o solo scafato in matematica: un campione estratto a sorte di 400 persone su 40 milioni sarebbe di certo statisticamente rappresentativo della popolazione. Avremmo cioè in Parlamento:
  • più o meno il 50% di donne, alla faccia delle quote rosa, e anziché le poche di oggi (quasi tutte modello fighetta senza cervello o capitana di lungo corso) avremmo 200 deputate tra cui ci sarebbe più o meno la stessa percentuale di donne intelligenti e stupide interessanti e sciatte bruttarelle e bellocce giovani e meno giovani che in giro per la città;
  • più o meno il 20% di anziani ambosessi, e non la gerontocrazia andrologica di oggi;
  • una distribuzione delle occupazioni simile a quella del Paese, precari e pensionati compresi, e non un quadro da cui si desume che se non sei già qualcuno alla carriera politica non puoi nemmeno pensarci;
  • una percentuale di disonesti ladri e mafiosi simile a quella reale, e non quella del Parlamento attuale che se si proiettasse nella società ci vedrebbe costretti a uscire con le colt come nel far west.
Il giochino si può ripetere con qualsiasi altra dimensione vi venga in mente, continuum destra/sinistra compreso, o se preferite il parlamento sorteggiato avrebbe anche la stessa percentuale di progressisti e conservatori (oltre che di ottimisti e pessimisti, onesti e disonesti, eruditi e ignoranti, moralisti e libertini, baciapile e mangiapreti, razzisti e filantropi, cretini e intelligenti, competenti e incompetenti, settentrionali e meridionali, figli di papà e di nessuno, eccetera eccetera) che tra i vostri amici. E sarebbe superata per via statistica anche la fissa grillina per la non rielezione, quasi impossibile con una proporzione di uno a centomila, o quella qualunquista degli stipendi alla "casta", che col sorteggio dovrebbero restare alti sia per consentire a chiunque di svolgere il ruolo di deputato a prescindere dal reddito precedente e senza essere troppo facilmente soggetto a corruzione (di converso andrebbe stabilita totale trasparenza patrimoniale e fiscale dei sorteggiati, sottoposti inoltre a controllo contabile e giuridico continuo) - e d'altronde il sorteggio sarebbe una specie di lotteria nazionale, in cui ciascuno di noi potrebbe sperare molto più che al superenalotto (dove la probabilità è molto più bassa, per il sei si parla di una a seicento milioni) per dare un'aggiustatina ai propri conti e/o fare un servizio al Paese, nel mix di egoisti e altruisti che c'è... (anche quello analogo al mondo esterno).
Nessuna casta, ma semmai un serbatoio di "tecnici" tra cui scegliere i ministri selezionati tramite un concorso pubblico tipo magistratura, un albo nazionale cui attingere anche per le "giunte" di tutti i livelli amministrativi voluti (ma io lascerei in vita solo lo Stato e i Comuni, e le Prefetture per le funzioni specifiche) oltre che per il governo nazionale, i quali si scelgono un Presidente e sottopongono al Parlamento Sovrano ogni decisione, sicuri che saranno approvate solo quelle che vedono d'accordo davvero la maggioranza del Paese reale. Chi non vuole essere eletto può sempre chiedere di essere tolto dal database "elettorato passivo", da cui chiunque abbia una condanna non definitiva sarà sospeso (e depennato in caso di definitività); gli eletti vengono avviati a un corso semestrale full immersion di educazione civica (insomma, conoscenza dei meccanismi di funzionamento del posto dove dovranno lavorare per 5 anni) e hanno diritto alla conservazione della posizione lavorativa precedente da recuperare volendo a fine mandato (se la nuova esperienza non lo mette in condizione di trovare di meglio). Una magistratura indipendente sorveglierebbe sul rischio corruzione, che nessun sistema politico scongiura perché connesso con l'animo umano (e il comunismo e il cristianesimo falliscono proprio perché funzionerebbero solo se gli uomini fossero buoni), con maggiore efficacia perché una classe politica siffatta non avrebbe il tempo di stratificarsi e sedimentarsi in centri di potere organizzati in forma istituzionale.
Mi piacerebbe tanto che una riflessione su questa proposta trovasse casa presso giuristi matematici (Odifreddi, che ne pensi?) e altri tecnici in grado di articolarla meglio del vostro piccolo blogger. Ma in tempi in cui il popolo non lo ascolta più nessuno e la nostra vita la decidono istituzioni non elette da nessuno come Commissione europea, BCE, FMI eccetera, ragionare sulla democrazia in modo da scardinare pregiudizi e operare un salto di intelligenza laterale mi pare cosa dovuta. Io la butto lì, ma sono molto serio. Tra l'altro, se si sentisse l'esigenza di elevare il livello culturale della classe politica non ci sarebbe che una strada: migliorare quello della popolazione, avviando un processo inverso a quello che ci ha portato al berlusconismo.

VOLEVO ESSERE UN SUPEREROE

Quando ero ragazzino mia madre mi fece ai ferri un maglione aderente rosso e nero, e io quando lo indossavo mi sentivo una specie di IronMan, pensavo di volare grazie a dei getti che uscivano dai palmi delle mani che potevo anche usare come arma puntandoli verso i nemici. Non ero granché, come supereroe, anche perché come si può facilmente dedurre non potevo insieme volare e sparare, ma insomma avrò avuto otto anni e a un bambino di quella età gli si può perdonare anche una tale ingenuità diciamo così progettuale.
I miei genitori litigavano da sempre, e avrebbero continuato a farlo fino a una separazione definitiva fin troppo tardiva: la mia infanzia finì brutalmente quando venni investito da mia zia del compito di vigilare sui miei genitori perché non si facessero male, avevo tredici anni ma ne dimostravo dieci, e da quel momento me ne sentivo cento. Smisi di essere un supereroe e divenni un poeta ermetico, pensavo alla morte continuamente, quasi come al sesso: credo sia normale per un adolescente, forse meno normale fu la mancanza di transizione ma tant'è, sono sopravvissuto e non mi lamento.
Erano gli anni settanta, c'era un'idea di famiglia a cui non si poteva non aderire, certo si poteva non strumentalizzare i bisogni di un ragazzino e risolversi le faccende tra adulti, ma è andata così e tutto sommato è stato un bene: è allora che ho cominciato ad essere quello che sono, uno che si è costruito un proprio sistema di valori e gli è fedele a qualsiasi costo.
Per tutti questi motivi, sono uscito dalla visione di La kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo quasi incantato: il ragazzino di una decina d'anni negli anni 70 napoletani ha un cugino che si crede Superman che a un certo punto, per farla breve, gli suggerisce dall'alto della sua follia fantasmatica di essere se stesso, perché è l'unico modo che ha di farla franca, di non fare la sua finaccia. E poi ci sono le corna in famiglia, le chiamate senza nessuno all'altro capo del telefono grigio a disco, la mamma esaurita, l'amante alla fine respinta, e insomma tutto quell'armamentario sistemico che ho respirato tanto da diventare asmatico e non volerne più sapere costi quel che costi.
Le mie scelte di vita successive probabilmente devono più a questo substrato di esperienze che alle tante seguenti, come potrebbe invece sembrare a un esame più superficiale. E ne sono tanto orgoglioso che non mi importa quello che ho dovuto pagare in termini di mancata "realizzazione" nelle dimensioni che "normalmente" si danno a questo termine: economica, familiare, sociale. Tanto prima o poi tutti quella fine facciamo, la vita è uno di quei viaggi dove conta il percorso che fai non la destinazione. E se il tempo è finito prima e infinito dopo, qualunque fede tu abbia o non abbia, il momento che te ne vai deve necessariamente essere indefinitamente lungo, e forse è proprio quel momento il paradiso o l'inferno (è qui la chiave del successo "commerciale" della confessione). Ecco che tentando di vivere sempre nel rispetto dell'etica che ci si è dati si ha qualche fondata speranza di essere sempre pronti a morire. E' per questo che si dice che l'amore non teme la morte, cosa credevate? Io amo, eccomi qua petto al nemico, sparate, colpitemi se siete capaci. Tanto il nemico non sa sparare, e se riesci ad uccidermi è solo perché tenevi la kryptonite nella borsa...

AFRICA E AFRICA

Chiara Castellani nell'ospedale di Kimbau
Da Facebook per come è diventato, tradendo le promesse iniziali, ormai ci passo una o due volte al giorno per pochi minuti, giusto per vedere cosa c'è di nuovo, avendo (peraltro con fatica) impostato le sempre più complesse opzioni di privacy e visualizzazione in modo da non vedermi la home ingolfata di pensierini ovvi e ritriti affiancati da immagine già viste, o da inviti a eventi improbabili. Il frutto di questo lavoro è che posso ancora utilizzare faccialibro per pubblicizzare gli articoli postati su questo blog, riscoprire e far riscoprire vecchi video bellissimi e dimenticati, e ogni tanto ritrovare un vecchio amico o trovarne uno nuovo.
Tra i nuovi amici, appunto, a un certo punto non so come mi sono trovato la scrittrice Grazia Zucconelli, che sulla bacheca del gruppo di Controinformoperdiletto qualche giorno fa mi fa trovare un messaggio che diceva più o meno così:
a Natale regala un libro di Grazia Zucconelli e diventa amico di Chiara Castellani che a Kimbau, Congo, riesce a salvare la vita di molti neonati e delle loro madri anche con pochi euro: "ALLE EOLIE PER SEMPRE" e "MI DEVE TRECENTO SIGNORA", Sangel Edizioni, sono ordinabili su tutti i siti online e su LaFeltrinelli.it con lo sconto del 15%, e i guadagni realizzati andranno a Kimbau.
Ne è derivato uno scambio di messaggi che può ben configurarsi come una sorta di intervista: eccola qui.
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Grazia, mi dici qualcosa di più su questa iniziativa di beneficienza? com'è articolata? chi e cosa c'è a Kimbau? cosa fa precisamente Chiara Castellani laggiù? come verranno spesi i soldi? come succede che acquistando i tuoi libri i guadagni vengono destinati a questa iniziativa? come ti è venuto in mente?
Il mio scopo è far conoscere il lavoro svolto dalla dott.ssa Chiara Castellani a favore dei più deboli e di migliaia di bambini che hanno l'unica colpa di essere nati ad una latitudine sbagliata... Dopo aver letto il libro della Castellani, inviatomi da un amico eoliano, mi son detta che dovevo fare la mia parte. I miei guadagni di scrittrice sono piccola cosa, ma quando arriveranno dalla casa editrice li manderò a Kimbau attraverso Peacelink, un'organizzazione seria. Ma ho già spedito 300 euro, in parte con il contributo di amici che sono stati miei ospiti ai quali ho regalato copie dei libri. Poi invito tutti ad entrare nel gruppo Amici di Chiara Castellani e offrire qualcosa per i bambini di Kimbau. Ai tuoi lettori diciamo assieme che per aiutare l'ospedale di Kimbau è possibile effettuare un versamento sul C/C n. 13403746 intestato a ASSOCIAZIONE PEACELINK, causale KIMBAU CHIARA CASTELLANI.
Parlami della Castellani.
Dopo aver letto il suo libro "Una lampadina per Kimbau" non sono più riuscita a togliermi dalla testa il pensiero di quanto stava facendo questa donna meravigliosa in condizioni difficilissime. Ho deciso che avrei diffuso il messaggio di Kimbau e avrei chiesto aiuto per quei bambini. Quando non si chiede per sé va tutto bene... d'altra parte la faccia tosta di chiedere l'avevo già mostrata tante volte in trent'anni di lavoro a favore di Amnesty, quando si andava nelle piazze a fermare gente per informare di quanto accadeva in paesi dove il dittatore di turno incarcerava chi esprimeva opinione diverse e chiedere soldi per i parenti dei prigionieri... Insomma... sì,la faccia tosta viene, per queste giuste cause.
I meno pigri possono avere maggiori informazioni sul sito kimbau.org, ma su youtube si trova un video illustrativo molto eloquente. 
E ora, a parte la beneficenza, facci venire voglia di comprare i tuoi libri.
"Mi deve trecento, Signora" si propone di descrivere il disagio umano e psicologico che una famiglia attraversa quando viene diagnosticata la malattia di un figlio: lo scontro con l'impotenza, la cancellazione di ogni desiderio, l'immersione nella perenne sensazione di precarietà... Racconta di una madre che sopraffatta dal senso di colpa e dalla solitudine si ritira e costruisce un nuovo “micromondo” intorno alla figlia e di un padre che fatica a comunicare con la moglie e trova spazio e vita all’esterno.
"Alle Eolie per Sempre" parla di una scelta di vita personale: non fare come il turista moderno ma semmai come il viaggiatore classico, fermarsi per un po’, senza fretta, riflettere, assaporare il rumore delle onde e il canto del vento, e tirarne fuori non una guida turistica, ma una specie di diario di un viaggio speciale, un viaggio interiore alla ricerca di qualcosa che possa placare un animo che si pone delle domande, a cui la natura preistorica delle isole aiuta a trovare risposta. Un libro che dovrebbe leggere chiunque ami le Eolie, ma anche qualsiasi altra isola...
Grazie, Grazia, ti saluto con uno sguardo a un'altra parte dell'Africa, ricordando con l'aiuto di Liberareggio come, sempre tramite Facebook, è possibile aiutare gli amici di Bandafalò che da anni sono impegnati in Costa d'Avorio.

220 VOLT...E GRAZIE

Cliccando sull'immagine si legge un resoconto sommario delle vendite
del libro Le ricette di Nonna Carmela: 220 copie, 220 volte grazie

a chi ha contribuito all'iniziativa di beneficenza acquistando il libro!
Caduto Berlusconi, è tempo di ricominciare a occuparsi di cose serie.
Come sapranno i più curiosi, che non si limitano a leggere l'ultimo post seguendo l'aggiornamento su Facebook ma esplorano ogni tanto questo blog nelle sue varie pagine o nei tag, tra le varie iniziative che ho seguito negli ultimi anni c'è la raccolta di fondi per un'associazione, La svolta umanista, che si occupa del sostegno a distanza di alcuni bambini e della gestione in loco di una scuola per tanti altri in quel di Kolomà in Guinea Conakry.
La cosa nacque in seno a una scuola di salsa molto frequentata e attiva, i cui numerosi allievi, che come sempre in questi casi vanno e vengono attorno a un nucleo che resta, aderendo alla Fondazione Salsajazz chiedevano ai loro amici che i soldi raccolti per il loro compleanno non venissero sprecati in un qualsiasi regalo ma convogliati appunto in un fondo per gli scopi suddetti, di cui la conoscenza diretta delle persone che ci lavorano in Africa ci garantiva peraltro l'assolvimento. L'iniziativa ha fruttato oltre 16.500 euro in cinque annate, sufficienti ad adempiere alla missione prefissata e anche a creare una piccola riserva che ci dà un margine per il futuro immediato. Anche perché nel frattempo all'iniziativa di Salsajazz si è affiancata quella analoga di Salsaviva la cui portata non conosco esattamente ma è sicuramente significativa, dell'ordine delle migliaia di euro anch'essa insomma.
Adesso però solo quest'ultima iniziativa continua ad essere alimentata, perché la vita delle scuole di ballo è sempre effimera e avventurosa, per cui il flusso dei fondi deve essere mantenuto a prescindere dei compleanni dei "salsajazzini". Servono nuove idee, e già in questo 2011 ne abbiamo avuta e attuata una, la pubblicazione e vendita di un libro di ricette tradizionali con ricavi totalmente versati all'Associazione, che al momento ha fruttato oltre 2mila euro: voglio dunque pubblicamente ringraziare ciascuna delle persone che hanno reso possibile questo risultato acquistando una o più delle 220 copie de Le ricette di Nonna Carmela vendute. Ce ne rimangono 10 invendute, ma se eventuali richieste dovessero renderla necessaria, potremmo chiedere una ristampa all'editore: scrivetemi.
Allo stesso modo, o in commento a questo post, servono suggerimenti e proposte concrete per iniziative (legate o meno al libro) che consentano di mantenere il flusso dei fondi anche per il 2012. Fatevi vivi, è per una buona causa.

TROPPO TARDI?

... però con Bugs Bunny o Duffy Duck avremmo avuto
un po' più di serietà ...
Se uno ci pensa, che sono passati diciott'anni da quando è cominciato l'incubo che forse sta per finire!... Dico forse perché sono già tante le volte che sembrava finito e poi non lo era, che un pizzico di scaramanzia adesso non ci sta affatto male, e questo è inoltre uno dei due motivi per cui stavolta non festeggia nessuno. L'altro, è che ci aspetta una tale fase di paduli volanti all'altezza giusta che non c'è proprio niente ma niente da festeggiare.
Il nuovo governo dovrà, infatti, attuare un "risanamento" che ha proporzioni enormi, dovute proprio al soggetto che in questi giorni viene indicato da più parti come il principale coraggioso regista dell'inizio della riscossa del Paese: Giorgio Napolitano. La storia non si fa con i se e con i ma, siamo d'accordo, ma se il Capo dello Stato quando Berlusconi circa un anno fa venne abbandonato dai finiani non gli avesse concesso fino al 14 dicembre per comprarsi letteralmente i voti che gli mancavano alla fiducia parlamentare, Monti o chiunque altro fosse stato chiamato allora a sistemare i conti avrebbe avuto un compito tanto più semplice quanto un dettato in terza elementare rispetto a un trattato di astrofisica, e avrebbe risolto tutta la crisi con una manovra così piccola che oggi non basterebbe nemmeno a pagare il peggioramento dei conti dovuto all'ultimo giorno di abbarbicamento alla poltrona dell'uomo di Arcore. Ringraziamo il nostro amato Presidente, dunque, e ricordiamoci di presentargli il conto alla prima occasione, anche senza voler dare credito a chi sostiene che lo ha fatto apposta...
Questo argomento, facilmente dimostrabile per il singolo episodio, si può estendere con meno stringenza ma uguale logica a tutti coloro che hanno consentito al Silvio nazionale di salire al potere e di restarci per tutto questo tempo: Mario Segni e la sua idiozia di aver fatto introdurre il maggioritario ma poi presentarsi come terzo polo, la giunta elettorale del parlamento uscente nel 1994 che ha validato l'elezione di un concessionario di pubblico servizio nonostante fosse contra legem, Fausto Bertinotti che fatto cadere il primo governo Prodi per opporsi a una riforma pensionistica che anni dopo sarebbe stata superata a destra dal suo compagno Damiano, Massimo D'Alema che con la Commissione Bilaterale ha dato statura di statista a uno che non doveva nemmeno stare in Parlamento, Gianfranco Fini mosca cocchiera che ha fatto sdoganare i post-fascisti restando sul cocchio per troppi anni per essere credibile quando è sceso, Clemente Mastella e i suoi andirivieni tra un cavallo e l'altro che non potevano che farlo finire col culo per terra, Walter Veltroni e la sua imbecillità di accelerare la creazione di un partito unico tra due anime diversissime senza prima curarsi di aver ristabilito una legge elettorale maggioritaria unica condizione che l'avrebbe giustificato politicamente - avendo peraltro scelto per farlo, facendo di fatto cadere il secondo governo Prodi, il peggior momento possibile, quello in cui le difficoltà politiche del "leader dello schieramento politico avverso" (altro capolavoro, questo...) erano al massimo storico e stavamo per liberarci di lui quando lo spread era quasi nullo (sic!) e potevamo ancora pensare a riforme per i cittadini altro che a manovre su come pelarli vivi. L'elenco è necessariamente incompleto, ma non posso non citare the Last but not the Least ciascuno dei cittadini italiani che ha creduto in questo piazzista da strapazzo e/o si è identificato in lui, votandolo e sostenendolo con la stessa logica intima con cui i nonni avevano sostenuto Mussolini e i padri Craxi (meglio uno che ruba che tanti, meglio chi ruba e lascia rubare anche me che chi non ruba e mi costringe alla virtù), con palma dell'idiozia agli elettori della Lega, che sono riusciti a digerire che uno che il loro giornale stesso ha sostenuto in decine di articoli essere un mafioso corruttore spadroneggiasse per tutto questo tempo sperando invano di ottenerne in cambio un simulacro di una impossibile (e se fosse stata possibile, controproducente per loro stessi) secessione: quel federalismo che, altro che risparmio, è uno dei principali responsabili del buco che dobbiamo riempire e anzi quando si riusciranno a calcolare davvero i suoi effetti si scoprirà che il buco è ancora più grosso.
Prima che arrivi un Violante ad accordare i benefici dei combattenti di guerra ai repubblichini, dovrà passare qualche decennio in cui chi è stato "anti" dall'inizio si veda riconosciuto in qualche modo questo merito storico? O mi dovrò accontentare della soddisfazione di poter raccontare ai nipotini che ero talmente antiberlusconiano da aver smesso di essere milanista quando arrivò Sacchi e andò via Rivera, come mio nonno raccontò a me che si fece licenziare dalle ferrovie piuttosto che prendere la tessera del PNF?
Nel dubbio, prima che i vari Gianni Agus si stacchino il distintivo all'arrivo degli americani dimenticandosi persino di essere stati Podestà (non vi posto il filmato, andatevi a guardare I due marescialli per intero...), faccio una serie di precisazioni, prima di abbandonare speriamo per sempre il tag più grosso di questo blog alla spazzatura della storia, il solo posto dove abbia mai meritato di stare:
  • caro Grillo, è vero che questa crisi è un'occasione, ma non è affatto detto che possa essere colta, specie se si tenta di farlo con quella stessa antipolitica che non dimentichiamo è stato il cavallo di Troia proprio di chi ci ha portati a questo punto: i partiti vanno cambiati non aboliti, e poi a guardare bene ha ragione Pomicino, la politica può ritrovare il suo spazio e il Movimento a 5 Stelle non è che un nuovo partito il cui ingresso in parlamento sarebbe di grande utilità, purché aggiungo io acquisisca consapevolezza di questo suo ruolo;
  • uno tende a dimenticarlo, ma ci sono procedimenti giudiziari che indicano che Forza Italia nacque su iniziativa di uno condannato anche in appello per associazione a delinquere di stampo mafioso, braccio destro di uno cui un boss mafioso condannato all'ergastolo per omicidio ha fatto per anni da "stalliere" e gli accompagnava i picciriddhi a scuola, disinnescando il nascente Partito del Sud a direzione mafiosa diretta che doveva gestire la secessione in accordo/scontro con la Lega Nord, non senza aver prima instaurato un clima di tensione a forza di attentati e stragi (con Berlusconi implicato in sede penale): se pensiamo che alla mafia la crisi piace e parecchio, che ancora oggi avrebbe tutto da guadagnare da un default con eventuale secessione, possiamo anche malignare sull'altrimenti incomprensibile resistenza in sella di uno che da oltre un anno appare politicamente morto e in teoria avrebbe tanti soldi da potersi ritirare per goderseli in un paradiso tropicale - e se la crisi fosse, altro che un incidente, il vero scopo se non di iddhu direttamente almeno di chi lo tiene per i cugghiuna dagli anni 70?
  • una delle cartine di tornasole per vedere se davvero siamo fuori da un'era, e per poter dire con Lameduck che chiunque, anche un burattino dei banchieri, è meglio del nano più alto del mondo (cito Padre Antonino da Scasazza...), è il famigerato conflitto di interessi, quello che il centrosinistra di governo ha sempre "dimenticato" di affrontare: Monti è noto come SuperMario per aver addirittura sfidato la Microsoft quando era all'Antitrust europea, vediamo se mentre ci sfianca i garretti col risanamento trova il tempo per ridarci una informazione se non libera almeno varia, una Rai che almeno sembri un servizio pubblico dopo essere stata scientemente distrutta da chi la controllava essendo anche il suo principale concorrente, una cosa che nemmeno in Uganda (qui cito Gaber...);
  • caro Barnard, e poi basta perché negli ultimi giorni ti ho citato troppo e poi non voglio badilate sulla faccia (questa la capisce chi arriva alla fine del suo articolo...), sei così lucido che riesci, dopo aver fatto capire persino a un ciuccio come me la moneta sovrana e la spesa a deficit positiva, anche a delineare alla perfezione i tre scenari possibili di uscita dalla situazione attuale, e poi però scegli quello meno attuabile in un Paese come il nostro? Dici che eventuali Stati Uniti d'Europa non farebbero che una politica depressiva a esclusivo beneficio delle banche, senza riporre nessuna speranza nel fatto che un tale soggetto politico sarebbe comunque sottoposto al controllo democratico dei cittadini europei (cosa che le istituzioni monetarie odierne non sono), e invece dici che un Italia nuovamente in possesso di una Lira sovrana non farebbe che crearla e spenderla per la Piena Occupazione e il benessere degli italiani, riponendo in questi ultimi eccessiva speranza, dato che sono loro ad aver creato il loro mostruoso debito fatto di spesa a deficit negativa dando il loro consenso a classi politiche avvezze solo al furto e al clientelismo, loro ad aver cercato e trovato un Berlusconi mentre ancora tiravano le monetine a Craxi. Io invece dico che credo che la tua Modern Money Theory sia corretta e dovrebbe trovare una forza politica che la segua e tenti di diventare maggioritaria, ma sono convinto che questo scenario possa verificarsi molto più probabilmente in un contesto europeo che in quello italiano, che ha già dato fin troppe prove di deficit democratico.
No, si può essere contenti della fine di questo incubo troppo lungo senza per questo essere degli sprovveduti schiavi del Vero Potere, si può avere la mente critica e attenta nei confronti dell'operato di un tipo sospetto come Monti senza per questo rimpiangere la macchietta criminaloide che ci ha afflitto per diciott'anni. Un problema alla volta, ora togliamoci dal mirino degli speculatori e rendiamo quell'uomo incapace di nuocere ancora, che ancora non è detto. Dal bunga bunga ai macellai della BCE è pur sempre un passo in avanti: se l'avessimo fatto un anno fa, pagando infinitamente meno, potevamo evitare le forche caudine e magari essere in prima fila di un movimento di riforma dell'Unione Europea, ma forse anche adesso non è ancora troppo tardi.

GOVERNO LADRO

PIOVE. Quando piove niente tennis, porca miseria, mi tocca mettere il keyway e andare a correre, per smaltire il piatto di pasta che mi concedo a pranzo solo quando so di fare sport nel pomeriggio: quasi sempre, perché tutto si paga e alla mia età se vuoi avere una forma accettabile devi lavorarci su - si, un po' di fortuna (grattatina d'ordinanza) ci vuole anche, ma non basta.
PIOVE. La nuvola-PdL si assottiglia man mano che continua lo stillicidio degli ex-fedelissimi che abbandonano il Capo proprio come i sorci la nave che affonda. L'ombrello che gli apre Barnard, gettando la maschera, non gli basterà, per due famiglie di ragioni: (1) il consiglio che dà l'economista del Levy Institute a Berlusconi è pleonastico, essendo Silvio un anti-euro della prima ora ma non avendo fatto altro ai tempi dell'introduzione della moneta unica che approfittarne per organizzare un travaso enorme di ricchezza a favore del suo elettorato di riferimento, e (2) anche se egli fosse in grado politicamente di attuare in pieno i desiderata di Barnard e cioè di far uscire l'Italia dall'Euro e reintrodurre la Lira senza nessuna delle conseguenze negative paventabili, la recuperata sovranità monetaria non la userebbe certo per spesa a deficit keynesianamente produttiva ma al solito per gli affari suoi (arricchire grandi costruttori e mafia, incentivare l'evasione fiscale, finanziare gli affari vaticani scuola privata in primis abbandonando quella pubblica, comprare deputati e senatori, corrompere giudici, eccetera), come giustamente ricorda Bifo. Quindi si rassegni Barnard (che pure ha ragione su tante cose compresa la totale sfiducia in quelli del PD): non sarà l'uomo di Arcore a dimostrare la correttezza delle sue teorie, per quello bisogna attraversare una catastrofe delle dimensioni minime dell'ultimo conflitto mondiale, per cui forse è meglio sperare prima in altri scenari, magari di riprogettazione della UE e della BCE. Che forse è una succursale della FED come l'FMI, ma forse invece è proprio la sua potenzialità a far loro da contraltare ad avere indotto gli americani all'offensiva anti-Euro che viviamo, anche se certo se questa ha successo è proprio per le debolezze di progetto e di attuazione della moneta europea.
PIOVE. Una cosa normale in autunno. Che poi i cambiamenti climatici abbiano causato una generale estremizzazione dei fenomeni, è vero ma è cosa risaputa da anni. Solo su questo blog, una semplice ricerca evidenzia che già due volte si è parlato di alluvioni con tono da facile cassandra: i post riguardano Reggio Calabria per una banale questione di conoscenza del territorio, ma potevano essere tranquillamente stati scritti quasi uguali per Genova, peraltro anche simile orograficamente. Il suddetto salvatore della Patria in pectore a caldo se ne è uscito con un "si è costruito dove non si doveva", dimenticando di avere varato tre degli ultimi quattro condoni edilizi (il quartultimo lo aveva varato suo compare), lui che se avesse tutti i soldi del mondo li userebbe tutti per Grandi Opere e nessuno per la salvaguardia del territorio, anche se bisogna dire che purtroppo non è il solo ad avere questa scala di priorità. La disgrazia ligure di questi giorni ci ricorda per l'ennesima volta che l'Italia avrebbe bisogno non solo di mettersi alle spalle il berlusconismo/craxismo come una tossicodipendenza, cosa che consentirebbe di affrontare un "breve seppur intenso" percorso di risanamento con la speranza che stavolta sia davvero l'ultimo, ma soprattutto di entrare in un "percorso di recupero" che parta proprio da un piano roosveltiano di salvaguardia e messa in sicurezza del territorio. Altrimenti saranno danni e morti e lacrime ogni volta che PIOVE.
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Per approfondire l'argomento alluvione, i più attenti e pazienti si leggano Carlo Bertani, Marco Martini e Marino Badiale, Beppe Grillo, Carlo Lania, Luca Mercalli e Mario Tozzi, e Carmelo Gioè citato in fondo a questo articolo, e si consulti l'istruttiva mappa interattiva pubblicata da L'Espresso.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...