LA CRISI E IL TEMPO

Non sono mai stato capace di mandare a memoria le cose, e quando costretto a ciò l'ho sempre fatto per lo stretto necessario, ma studiavo e studio per capire i concetti, e quando l'hai fatto il concetto entra in te e non ti abbandona più. In questi giorni sta riaffiorando in me un vecchio studio di non ricordo (appunto) quale sociologo su una tematica abbastanza popolare negli anni 70, che possiamo riassumere con lo slogan da corteo "lavorare meno lavorare tutti". Lo studio metteva in discussione la tradizionale e inamovibile divisione cronologica del tempo tra studio/formazione, lavoro e riposo/pensione, sostenendo che sarebbe stato molto più sensato e utile per tutti ripensarla in senso funzionale: in parole povere, non più a scuola fino a 20/30 anni, al lavoro da allora fino a 60/65 anni, e ai giardinetti a cibare i piccioni dalla pensione alla morte, ma lo stesso 33 33 e 33 (a occhio e croce) redistribuito all'interno di periodi di vita molto più limitati, e con variazioni delle percentuali relative, di modo che un bambino già si renda utile lavorando appena e come può (se ci pensate, per millenni nella società agricola è stato così, l'infanzia è un'invenzione borghese), un pensionato non sia un peso morto per la società e resti magari curioso fino alla fine, un adulto continui a formarsi e possa avere del tempo libero vero non le ferie d'agosto. Questa montagna teorica ha figliato topolini come l'università della terza età, i vecchietti con la fascia al braccio sulle strisce pedonali vicino alle scuole, la formazione permanente all'interno delle strutture che se lo possono permettere, e poco altro. L'errore è pensare che questa sia figlia di un'epoca di vacche grasse e come tale applicabile solo in sovrabbondanza di risorse, la verità è all'opposto: sarebbe esattamente il punto da cui partire per elaborare progetti pratici di decrescita "felice".
Decrescere, come crede fermamente chiunque abbia ancora del raziocinio (cioè una stretta minoranza), non è infatti più una scelta in discussione, bensì un obbligo derivante dai fatti: le risorse del pianeta sono in misura finita, il modello di sviluppo occidentale funziona solo a crescita infinita, dunque la sua estensione a realtà immense come Cina India e Brasile ne ha accelerato l'entrata in rotta di collisione con la sopravvivenza fisica della specie sulla Terra. Punto. La scelta è adesso solo a valle di questo dato di fatto: bisogna decrescere, c'è da decidere come. Questo è esattamente il paradigma di quello che ci sta accadendo attorno, signori miei, e null'altro. Ci sono infatti due sole strade, opposte, verso il risultato obbligato di costringere l'umanità intera a consumare in un anno non più del 100% delle risorse non rinnovabili del pianeta (ogni anno questo accade un po' prima, quest'anno mi sa è successo ad agosto): o troviamo e democraticamente e consapevolmente adottiamo un modello economico e sociale che consenta questo risultato in modo che sopravvivano tutti e (fermo restando che siamo in un'economia di mercato) che i più abili si arricchiscano entro questo limite, oppure le forze intrinseche dell'economia e della finanza faranno sì che i più abili si arricchiscano indefinitamente mentre tutti gli altri devono tentare di sopravvivere spartendosi le risorse restanti. Qualsiasi degli eventi storici degli ultimi vent'anni, a leggerlo bene, si inquadra in questo scenario. Dal momento che la tecnologia ha trasformato il mondo in un unico sistema, esso si comporta come un grande thermos in cui c'era un dito di acqua calda e tu lo riempi di acqua gelida: il totale dell'acqua presto avrà la stessa temperatura, ancora gelida anche se leggermente meno di quella aggiunta. Le forze del mercato unico mondiale non si fermeranno se non quando tutti avremo mediamente le stesse pochissime risorse, che dovranno corrispondere a quelle disponibili nel pianeta meno quelle che si saranno accaparrati quelli che hanno il potere (economico, militare, eccetera) di farlo. Ovviamente, il processo avviene in maniera tanto più complicata quanto diversi sono persone Stati società eccetera da molecole di acqua, e la sua discontinuità si traduce in guerre, crisi economico/finanziarie, migrazioni, e tutti gli altri fenomeni drammatici che osserviamo. Compresa la crisi dell'Euro e le manovre lacrime e sangue ad essa connesse attuate in tutta Europa.
La sinistra, se fosse consapevole delle cose e di quello che dovrebbe essere il proprio ruolo, dovrebbe incaricarsi proprio di elaborare un progetto economico/sociale complessivo che ci porti tutti ad avere meno senza che nessuno debba patire la miseria. Invece, sono venti anni che perde tempo inseguendo la destra sul suo terreno, blaterando di una crescita che nessuno sa più come raggiungere (a parte chi ritiene che si possa avere miracolosamente stampando soldi a volontà: teorie molto opinabili, ma la sinistra nemmeno queste segue, è tutta di ortodossia monetarista), e praticando l'impoverimento dei cittadini per vie solo leggermente diverse da quelle scelte dalla destra (esclusa quella italiana, che però usurpa questo nome, differenziandosi solo per grado di faccia tosta nel malcostume nelle ruberie e nella redistribuzione a favore di ricchi criminali e affini).
Questo progetto dovrebbe essere definito proprio a partire della riflessione sulla suddivisione del tempo: che sia proprio un "vecchio" come Carniti a spostare su questo terreno il dibattito sull'articolo 18 allora forse non deve stupire, vista la datazione del dibattito da cui iniziavo il ragionamento. In sostanza, perché anziché mettere in discussione l'inamovibilità (peraltro teorica, in pratica riguardante solo i dipendenti pubblici e i privati di poche grandi società) del lavoratore non si mette in discussione l'indivisibilità del posto di lavoro, e la sua cedibilità in asse ereditario per intero o pro-quota? Quanta gente ci sarebbe che si accontenterebbe di guadagnare la metà ma lavorando la metà? Quanti di prepensionarsi (altro che innalzamento dell'età pensionabile) a pensione dimezzata in cambio della cessione del posto di lavoro al figlio (che altrimenti devono mantenere lavorando e poi con la pensione)? Quanti di dividere un (magari "tele-") lavoro con la moglie e così con lei magari anche l'onere/piacere di crescersi un bambino? E se ragionando alla grossa queste idee solleticano, perché non chiedersi quanto prolifico potrebbe essere impegnare un team di giuslavoristi ad elaborarle in un sistema organico di proposte davvero innovative e "di sinistra", caro Bersani, magari lasciando liberi Ichino e i suoi emuli di iscriversi a un partito di centrodestra qualunque? E perché, dato che ci troviamo, e dato che queste idee funzionano bene solo a patto di cambiare tutto il contesto economico di applicazione, non impegniamo un team di economisti ad elaborare un progetto di "decrescita selettiva" che ci tolga da sinistra definitivamente dalla nefasta e sepolta società dei consumi senza farci precipitare (come il credo neoliberista sta facendo) nell'inferno premarxiano verso cui ci stanno spingendo per togliercene da destra?
Vi lascio con queste domande di fine anno, cari (pochi) lettori, e come al solito ai più volenterosi do un elenco ragionato di approfondimenti per le proprie riflessioni. In fondo, dato che oltre a cambiare data stiamo per cambiare epoca, è molto adatto l'augurio classico di questi tempi: buona fine e buon principio.
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  • A valle della Modern Money Theory, ecco la Modern Wellbeing Theory, ovvero come conciliare l'emissione indefinita di moneta sovrana per la piena occupazione con la finitezza delle risorse in natura e la ricerca del vero benessere per tutti. Ci torneremo sopra.
  • Guido Viale, ovvero occorre un audit del debito per cominciare a discutere della sua struttura interna, di modo da poterlo ristrutturare selettivamente. Quanto infatti è dovuto all'evasione fiscale, alla corruzione, alle cosiddette grandi opere? Com'è che la TAV non si può nemmeno mettere in discussione, pur essendo una scelta decisamente discutibile anche sotto il profilo tecnico, come del resto le autostrade?
  • Bankitalia, ovvero la distribuzione del reddito è sempre più iniqua e la manovra montiana peggiora le cose.
  • Dkm0, ovvero sapevate che il sistema pensionistico se non gli gravasse sopra il sistema assistenziale sarebbe già da tempo in attivo?
  • Draghi, ovvero allora non è vero che la BCE non può creare soldi dal nulla, dato che li sta creando a tinchitè per fornire liquidità illimitata alle banche in crisi a tassi bassissimi, lasciando però che queste ne approfittino per comprare con quei soldi i titoli di Stato con le quotazioni di mercato e lucrando quindi sulla differenza! Pensate che con gli stessi soldi e una piccola modifica statutaria avrebbe potuto comprare direttamente il debito dagli Stati salvandoli definitivamente (salvo forse che quelli spendaccioni continuerebbero ad esserlo e si ritroverebbero presto al punto di prima)...
  • Fortunaci, ovvero siamo entrati per la terza volta in un secolo nel ciclo depressione > distruzione creatrice > guerra, altro che recessione!
  • I pompieri in rosso, ovvero com'è stato che scorpora di qua privatizza di là si è messo in discussione il banale assunto che ci sono dei servizi che devono essere pagati dalla collettività tramite le tasse ed effettuati in perdita, perché altrimenti i costi complessivi della collettività crescono anche quando una teoria economica miope crede di risparmiare.
  • Sbilanciamoci, ovvero come per uscire dalla crisi occorre ripartire dai beni comuni.

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