HAI PIÙ PRESO IL TRENO?

Hai più preso il treno? mi son guardato intorno,
ho viaggiato cento notti per arrivare di giorno...

Lucio Dalla, Tango, 1979
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Sono stato molto indeciso prima di scegliere l'incipit musicale di questo pezzo sui treni: oggi è il 12 dicembre e ci azzecca molto Viva l'Italia di De Gregori, ma il collegamento tra l'attentato di Piazza Fontana di cui oggi decorre il 42mo anniversario (ancora senza verità) e i tanti attentati ferroviari che lo seguirono sulla stessa scia di sangue che chiamammo Strategia della tensione era meno immediato, anche se Milano era allora proprio la destinazione mitica, consegnata all'eternità da Totò e Peppino nella celeberrima scena dell'arrivo alla Stazione centrale dei fratelli Capone (che siamo noi), del meridionale che emigrava in cerca di lavoro, accanto a quella Torino per cui forse invece avrei dovuto scegliere un altro pezzo musicato da Dalla ma scritto dal poeta Roberto Roversi se non fosse che parlava di auto.
La notizia è che l'orario invernale 2011/2012 vedrà la soppressione di tutti i treni che vanno dalla Sicilia e dalla Calabria direttamente a Milano e Torino: non so se vi è mai capitato di prenderne uno, era un autentico massacro, dodici/sedici/venti ore di treno a seconda della tratta e dell'ora, ma è stato il simbolo concreto dell'unità d'Italia per parecchie generazioni, dato che consentiva a qualunque poveraccio di salire un pomeriggio o una sera su un treno e ritrovarsi il giorno o la sera dopo in quell'altra parte del suo Paese, quella che gli dava una speranza. Moretti dichiara che è colpa degli aerei low-cost, una cosa che farebbe ridere se non facesse incacchiare furiosamente: ce ne sarà qualcuno da Catania o Palermo, ma se non vivi nelle due metropoli siciliane le devi raggiungere a spese tue (e con la macchina, perché le ferrovie locali in Sicilia non sono praticamente mai esistite e in Calabria sono state smantellate). Altrove i low-cost te li scordi, e Alitalia continua a tagliare i suoi (cari ammazzàti) voli. Ecco che questo sfogo amaro apparso su Strill assume la sua vivida dimensione: considerando pure le mai realizzate autostrade del mare e quelle di terra sempre più disastrate, l'isolamento della punta dello Stivale e dell'isola che fronteggia appare sempre più drammatico.
Dopo il default, che continuando nella sciagurata gestione regressiva del debito da parte dei monetaristi non dovrebbe tardare, qualcuno dovrà rinazionalizzare tutto quello che è stato privatizzato negli ultimi scellerati decenni. Uno Stato non è tale se un treno che si possono permettere tutti i suoi cittadini non lo percorre da parte a parte, mentre altri treni più piccoli ne toccano anche vuoti tutte le stazioni periferiche tutti i giorni con la stessa certezza che il sole sorge tutte le mattine, come un corpo non è vivo senza che le arterie principali pompino il sangue che poi i capillari si incaricano di trasmettere alle singole cellule. Agire come si è fatto è come se in caso di anemia potessimo decidere di chiudere i capillari e mandare il sangue solo alle arterie principali, e non per tutto il loro percorso: ammesso che salvi il cuore, muori di cancrena. A meno di amputare...
Allora permettetemi di ricordare, anche perché potrebbe tornare buono se questi stronzi della Lega nord ripigliano quota cavalcando l'onda anti-Euro, che quel poco di ricchezza privata che questo Paese ha accumulato, e a cui deve la sua attuale sopravvivenza sotto i colpi degli idioti nipotini di Milton Friedman, finché dura, ce l'ha grazie al sangue e al sudore di milioni di meridionali che prendevano treni sporchi e sovraffollati ma economici (a parte che le odierne Frecce sicuramente sono più care che confortevoli...), e mai in discussione perché le Ferrovie erano dello Stato e cioè nostre, per andare a lavorare al Nord. Come la protagonista di un'altra bellissima canzone di De Gregori, con cui vi saluto...

1 commento:

Salva con nome ha detto...

Questo post lucidissimo mi era sfuggito, ma la citazione di "Tango" mi ha emozionato.

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