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Visualizzazione dei post da Novembre, 2017

9. AL DI LA’ DELL’ORIZZONTE

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In attesa di Sushi Marina, continua la pubblicazione dei racconti di Chi c'è c'è, raccolti da un "geestre" direttamente dalle menti di 21 terrestri in animazione sospesa su un astronave perduta nel cosmo, forse ultima testimonianza del nostro pianeta ormai distrutto. Qualcuno ricorderà che alcuni dei racconti li ho "ricavati" partendo da testi di mie canzoni quando ho dovuto abbandonare il sogno di cantarle: questa è una delle mie preferite, tanto che il testo è quello che ho pubblicato per primo. A sognare di essere l'armatore di Achab è, nel racconto, probabilmente una giovane astronauta scandinava.

9. AL DI LA’ DELL’ORIZZONTE

Non volevo farlo partire. Cioè, per uno che di mestiere fa l’armatore non è normale. Poi non è facile trovare un equipaggio come si deve per una baleniera, di questi tempi. Ci vuole gente tosta, disposta a stare in mare a lungo, e soprattutto ci vuole un comandante con quattro paia di palle quadrate, che trovi la gente giusta…

SCUOLA DI FARMACIA 2: LA BEFFA

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PROBLEMA Dati:
Avevamo quattro vaccini obbligatori perché le preposte autorità sanitarie avevano ponderato che solo per quelli era incontestabile il bilancio tra pericolo di diffusione della malattia e costi sia economici che sanitari potenziali della somministrazione generalizzata del farmaco. Di fatto, erano diventati sei per via dell'affermarsi progressivo della somministrazione unica con due facoltativi.I vertici mondiali della sanità, notoriamente infestati dalle lobbies farmaceutiche, decidono che l'Italia deve fare da apripista alla generalizzazione degli obblighi vaccinali, imponendo, anche per patologie scarsamente diffuse e senza chiarimenti definitivi in merito alla pericolosità dei preparati, per via politica, col consueto supporto terroristico della stampa prezzolata e compiacente che alimenta allarmismi ingiustificati, ciò che al massimo sarebbe stato accettabile ottenere tramite una campagna di persuasione consapevole e corretta.L'Italia esegue, anche perchè -…

NOTTI TRAGICHE

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Da bambino ero milanista, perché mio papà lavorava a Milano e perché ci giocava il più grande regista italiano di tutti i tempi, Gianni Rivera, uno col fisico di un "abatino" (Brera dixit) che sembrava non correre ma invece (avete presente Federer nel tennis, che sembra non faticare?) velocizzava il gioco più di tutti i corridori di oggi mandando il pallone lontanissimo dove voleva lui, segnando tanto e facendo segnare (anche mezzi brocchi) ancora di più. Quando Berlusconi comprò il Milan, e ancora non si sospettava che la cosa facesse parte di una strategia ben più ampia né si conoscevano le origini malavitose dei suoi soldi, mi ero già allontanato dal calcio da alcuni anni, perché era iniziata nei primi anni 80 la meravigliosa parabola sportiva della Cestistica Piero Viola, e il basket lascia miglia indietro il calcio per quasi ogni dimensione sportiva (frequenza e varietà di gesti tecnici, suspense, peso dei valori in campo, eccetera). Così, mentre mio cugino/fratello e …

8. L’ERA DEI TOPI

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Questa storia di pubblicare (in attesa di Sushi Marina) quei racconti di Chi c'è c'è (raccolti da un "geestre" direttamente dalle menti di 21 terrestri in animazione sospesa su un astronave perduta nel cosmo, forse ultima testimonianza del nostro pianeta ormai distrutto) che sono nati a partire da testi di canzoni unitamente a questi ultimi, mi è parso un esercizio di stile non sterile. Stavolta però metto sopra la canzone e sotto il racconto da essa tratto, in cui a sognare (più precisamente, a sognare di sognare) è una giovane astronauta forse anglosassone, per rispettare la cronologia esegetica, che a volerla spingere indietro si trova ancora l'ossessione per il disastro atomico incombente che pervase le nostre menti di giovani degli anni ottanta, influenzando immaginari artistici a tutti i livelli. Io avevo sentito dire che a ereditare il pianeta sarebbero stati gli scarafaggi, e a Reggio ce n'è di quelli grossi che volano, arrivati con lo sbarco degl…

1000 VOLTE MANU

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Non è la prima volta che celebro l'immenso talento di Manuel Ginobili, su queste pagine che anche quando cambiano grafica restano su tema neroarancio, i colori sociali della Viola Reggio Calabria.
L'occasione stavolta me la da l'iniziativa della società cestistica reggina in occasione delle mille partite in NBA del campione che mosse i primi passi con la sua canotta: un bellissimo video (lo trovate in fondo) con immagini e interviste sia dell'epoca che più recenti, che lancia una maglietta celebrativa per una volta azzurra, con tanto di scudetto argentino e scritta "MANU", che la squadra indosserà nella prossima partita.
Chi è Ginobili, ai profani di basket, glielo faccio dire da due esperti, il giornalista Flavio Tranquillo e l'allenatore Gaetano Gebbia, in questo video di Reggioacanestro. Io posso solo aggiungere la mia testimonianza di tifoso neroarancio (della prima ora: fin dagli anni settanta dello "scatolone" in serie B), che:
quando ha v…

QUALCUNO ERA COMUNISTA

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Ogni tanto giova ripetere anche le cose risapute: la Rivoluzione d'ottobre si commemora a novembre perché nella Russia zarista ortodossa era ancora in vigore il calendario giuliano, ma è proprio in questi giorni che i bloscevichi prendevano il potere, giusto cento anni fa. Una cifra così tonda che l'anniversario non si può non celebrare, anche se magari ricorda una disfatta (come per Caporetto pochi giorni fa, alla rivincita di Vittorio Veneto toccherà l'anno prossimo) o la fine di un sogno (come per il cinquantennale dell'uccisione di Che Guevara il mese scorso - a proposito, guardate cosa stanno facendo agli archivi di Gianni Minà...).
Ma se per le rievocazioni storiche è il caso di lasciar fare a chi è di mestiere (anche se scrive per i peggio traditori della sinistra italiana), un paio di riflessioni possiamo approfittare per farle anche tra dilettanti e amatori. Magari a partire dalla riuscitissima idea che il pubblicitario Panzeri (quello di "liscia gassat…

DENTRO O FUORI

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Quando mio padre vedeva passare un treno non resisteva alla tentazione di citarne a memoria il numero identificativo, una sequenza inspiegabile di cifre che per un profano qualunque, figurarsi per un bambino, poteva essere del tutto inventata, ma invece no che non lo era. Più grandicello mi capitava di passare a trovarlo al lavoro: come capodeposito, organizzava i turni dei macchinisti, ed era una goduria vederlo armeggiare matita gomma e penna su un foglio di un metro quadrato con la cornetta del telefono perennemente tra orecchio e spalla, che era tutto uno squillare e richiamare, finché non quadravano le esigenze di tutti e quelle del servizio da fornire immancabilmente. Eravamo negli anni 70/80, l'era digitale manco si intravedeva. I suoi epigoni, dopo qualche anno di smanettamenti su Excel, oggi probabilmente sono bravissimi ad armeggiare con un applicativo apposito. Ma non so se saprebbero organizzare il tutto su carta, ci fosse un qualche evento che resettasse le reti info…

7. IL SOGNO DELLA MORTE

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In attesa di Sushi Marina, continua la pubblicazione (oggi particolarmente tempestiva, visto il titolo) dei racconti di Chi c'è c'è, raccolti da un "geestre" direttamente dalle menti di 21 terrestri in animazione sospesa su un astronave perduta nel cosmo, forse ultima testimonianza del nostro pianeta ormai distrutto. A sognare questo sogno è un ragazzo olandese, ma che questa storia delle nazionalità diverse sia una conseguenza posticcia della necessità di raccogliere i racconti con un pretesto l'ho già detto all'inizio, e comunque si capisce.

7. IL SOGNO DELLA MORTE
Quante volte capita di tentare di immaginarsi cosa si prova al momento di morire! Dico: in quel preciso momento. Da qualche parte ho letto una teoria che mi affascina, e che nello stesso mi permette di conciliare la mia antica sete di sapere trascendentale e quel mio eccesso di ancoramento logico che mi ha sempre negato il dono della fede: se questa vita è il regno del Divenire, e l’altra vita…