NON SONO IO

Il post di ieri è uno di quelli che ti girano dentro anche dopo il loro travagliato parto. Anche perché la cronaca è veloce e i commenti si accavallano, di e su questa china pericolosissima che abbiamo intrapreso. Integro dunque per i volenterosi l'approfondimento di alcuni spunti che si dipartono dal ragionamento sul debito e sulla moneta che facevo ieri:
  • Nando Dalla Chiesa esprime con parole migliori delle mie il concetto che secondo me costituiva il punto debole dei ragionamenti di Barnard, che per guardare alla trave dei Poteri forti che ci hanno imposto l'Euro togliendoci la sovranità non vede l'intelaiatura di travi di illegalità corruzione e disastro etico (infittita dalle pagliuzze costituite dalle microillegalità e an-eticità diffuse in tutti noi italiani) senza cui oggi non staremmo a parlare di debito fuori controllo, e con cui staremmo a parlarne anche se avessimo ancora la Lira sovrana;
  • la questione Ponte sullo Stretto è un ottimo esempio di quanto sopra: se anche fosse stato un inaccettabile diktat del Vero Potere Plutocratico ad imporre finalmente lo stop a uno dei disastri economici e ambientali più grandi della storia dell'umanità, che prima ancora del progetto definitivo è già costato uno sproposito di soldi pubblici finiti esclusivamente in magnamagna, sarebbe comunque un risultato da consegnare agli annali della Storia brindando - figurarsi poi se davvero si riesce a dirottare quei fondi al recupero del martoriato territorio calabrese e siciliano, e imporre lo stesso paradigma agli ancora maggiori stanziamenti previsti (22 miliardi di euro contro 8,5 - e ripeto previsti, il che secondo esperienza significa cifre almeno doppie a consuntivo) per la inutile e dannosa TAV in Val di Susa;
  • Debora Billi parte anche lei dalla lettera alla Malafemmena per ricordare anche, però, che il vero problema resta sempre che la famosa crescita che dicono a parole bisognerebbe stimolare (contraddicendosi nei fatti con provvedimenti depressivi come quelli su statali e pensioni), e lo dicono essenzialmente perché il deficit si calcola col PIL al denominatore non perchè gli interessi realmente, è oramai praticamente letteralmente impossibile punto e basta;
  • Fabrizio Tringali nel discorrere anche lui del furto di democrazia implicito nell'operazione Euro, aggiunge una considerazione importante, che non avevo visto finora: che se la sinistra non si sbriga ad accogliere il tema della critica all'Euro nel seno del suo programma, o aggiungo io rilancia con un programma di rifondazione europeistica che superi la questione, finirà per lasciarlo nelle mani della Lega che lo ha sempre covato ed è pronta a rinfocolarlo non appena torni ad essere forza di opposizione;
  • Massimo Mazzucco entra invece nella questione del debito con un excursus storico che va dalla guerra ispanoamericana all'aggressione alla Libia passando dal Trattato di Versailles, per ricordarci che in fondo pagare o non pagare è una questione di forza militare;
  • più centrate sulla fase tra le due guerre mondiali e su come allora fu proprio la questione debito-moneta-crisi a  dare linfa ai nazifascismi sono le analisi di Bifo su Micromega e Orso su Pauperclass,  il primo parlando di diritto all'insolvenza con tono meno cupo del secondo, che molto più pessimisticamente non vede possibile per l'uscita dall'Euro che un percorso osticissimo e cruento;
  • l'analisi di Piero Pagliani, per finire, è così lunga e complessa che è difficile riassumerla: non vi resta che leggerla tutta, come spero abbiate fatto con la pubblicazione di Barnard che consigliavo ieri mentre rimarcavo i miei distinguo, rispetto alla quale ha uno spettro molto più ampio e restituisce in qualche modo un primato alla politica, nel bene e nel male, nelle cause e nelle ancora possibili soluzioni.
Si lo so, sono noioso. Ma è che la mia formazione culturale è avvenuta nell'era antebiscione, quando occuparsi di politica era non solo giusto ma perfino figo, qualunque fosse la tua scelta di campo (ricordo due amici, uno del PCI l'altro dell'MSI che andavano a volantinare con lo stesso Ciao, smezzando i soldi della miscela): una delle cose cui bisognerà che i nostri figli pian piano tornino, se vogliono sottrarsi al destino di schiavi che altri hanno progettato per loro. Ed è nostro dovere educarli a ciò, se non vogliamo ridurci come il protagonista della canzone di Gaber che ho postato ieri.

VUOI VEDERE CHE SONO IO?

da Il fatto quotidiano di oggi
E' vero che probabilmente l'operazione Euro così com'è stata condotta non poteva che risolversi in un clamoroso fallimento, e forse è vero pure che condurla così non è stato un errore e l'impoverimento della classe media e lo svuotamento di significato della democrazia erano il vero obiettivo dei plutocrati, quindi anche che al punto in cui siamo meglio che al governo ci sia un Berlusconi che risponde ai diktat con la lettera alla Malafemmena piuttosto che un Amato che cala le braghe (nostre) alla BCE. Ma lo stesso a me nessuno mi toglie dalla testa che se al governo non dico negli ultimi 18 anni, ma dal 2001 al 2006 o forse anche solo negli ultimi 3 anni ci fosse stato qualcun'altro, anche un malfattore della stessa portata ma con un minimo di pudore e voglia di salvare almeno la faccia se non senso di responsabilità, oggi noi non ci troveremmo a dover affrontare lo scenario che ci aspetta nei prossimi mesi.
Barnard mi sono letto tutti i tuoi articoli dai più tecnici a più divulgativi, li trovo corretti dal punto di vista teorico e a tratti decisamente convincenti. Ma non riesco a dimenticare cosa avevano fatto i governi del pentapartito all'Italia quando aveva una moneta sovrana, che poi è quello che avrebbe continuato a fare Berlusconi se l'avvento dell'Euro non glielo avesse impedito: continuare a stamparne, per tutte le vie praticabili compreso il debito pubblico, e non certo, se non incidentalmente, per distribuire ricchezza al popolo, bensì per arricchire se stessi, i loro amici, gli amici degli amici, e i clienti (questo il criterio di selezione tra il popolo), creando ciò che tu chiami "spesa a deficit negativa", che se ti ricordi era proprio quella che ci portò al quasi-crack del 1991 e a Tangentopoli. In altri termini, un conto è spendere a deficit per generare occupazione, investimenti, entrate fiscali e così via in una spirale positiva non inflazionistica, un conto è farlo per mantenere una casta, che incassa 9 spendendo 10 dove si potrebbe spendere 1, e lasciare le briciole al popolino in cambio del voto. Ecco, cosa aveva sperato quella maggioranza di italiani (tu mi dirai raggirati, ma non è questo il punto) che ha sostenuto l'ingresso nell'Europa di Maastricht: che confluendo sotto un padrone più forte, più grande e più attento alle regole, non sarebbe stato possibile al malcostume italico di continuare a manifestarsi nella sua forma più virulenta e sfacciata, il craxismo.
Successe invece, e dovresti ricordarlo benissimo, che dopo le monetine e due anni passati a tirare la cinghia e maledire il ceto politico autore del disastro, gli italiani abbiano visto in Berlusconi il modo di riprendere gattopardescamente l'andazzo precedente, secondo il paradigma "io mi sistemo gli affari miei, faccio sbafare abbondantemente tutta la corte che mi serve a mantenere il potere, politici imprenditori o affaristi che siano, e però concedo a chi mi vota di mangiucchiare anch'egli, e si fottano gli altri". Se agevolare gli evasori tramite condoni, scudi fiscali e bastoni tra le ruote (beninteso, mentre si dichiara il contrario) a chi per mestiere deve dargli la caccia, o agevolare i commercianti con un travaso di ricchezza netto in pochi mesi approfittando del passaggio all'Euro (è bastato omettere la vigilanza per avere in pratica due tassi di conversione diversi, uno per i dipendenti l'altro per gli autonomi, uno per gli elettori altrui l'altro per i propri, uno il doppio dell'altro), sia ancora "spesa a deficit positiva", e se lo sia in che misura e a che prezzo, dimmelo tu. Io se devo essere schiavo preferisco un padrone che un po' si vergogna e si contiene, anche se anziché stare a Roma o ad Arcore sta a Bruxelles. E poi per il resto sottoscrivo tutte le tue tesi, giuro. Ma deduco che dobbiamo lottare perché l'Euro diventi una moneta sovrana, l'Europa diventi un soggetto politico democratico con una sua politica fiscale e una sua politica economica volta al raggiungimento della piena occupazione, non vagheggiare un ritorno alla Lira che ci rimetta nelle mani di noi stessi e dei furfanti che forse per transfert mettiamo regolarmente a governarci.
Il fatto che Berlusconi anche se fossimo rimasti con la nostra moneta sovrana ci avrebbe rovinato lo stesso anzi molto peggio, è dimostrato a fortiori da quello che è riuscito a fare nonostante le mani parzialmente legate. A solo titolo di esempio, il suo governo è capace di continuare, mentre le sue stesse vaghe promesse europee dimostrano che non c'è più un soldo in cassa, a dire che il Ponte sullo Stretto si farà anche se l'Europa ha detto non più, e potete giurarci è solo per arrivare al punto in cui si dovrà almeno pagare la penale al contractor da lui stesso prevista. E, tanto per ricordarci che non abbiamo speranze, per l'altra grande opera inutile e dannosa in fieri è il PD a tenergli bordone: ma la TAV (che poi in Val di Susa è una TAC, quando hanno capito che con la Velocità non attaccava l'hanno rigirata a Capienza, e quando gli si dimostra che il traffico merci è in drammatico calo ti rispondono che sarà proprio la linea a magicamente ritirarlo su) costa talmente tanto che con quei soldi si potrebbe dare il famoso reddito di cittadinanza a tutti i disoccupati italiani, e quello si che sarebbe "spesa a deficit positiva" con enormi ricadute sui consumi ed effetti di moltiplicatore reali e diffusi, non miliardi regalati ai soliti noti che crescono in corso d'opera e hanno un indotto limitatissimo nello spazio e nel tempo.
Per zittire sul nascere chi accusa il reddito minimo garantito (ingiustamente, come si vede nell'esperienza dei tanti Paesi che lo adottano - dove opera in coppia a una maggior libertà di licenziare che da noi si vuole introdurre senza contrappeso) di favorire il lassismo, la soluzione per scrivere il famoso decreto sviluppo ce l'ha data il maltempo di questi giorni: un gigantesco piano di messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale, finanziata coi soldi tolti all'Alta velocità e al Ponte (e alla fin fine risparmiandone tanti altri, perché come dimostra alla fine di questo articolo la testimonianza di un geologo siciliano, costa molto di più intervenire dopo che prima, e in più i morti non tornano indietro). La situazione è tale che ci potrebbero lavorare una generazione o due, e il progetto con le sue ricadute a tutti i livelli professionali (dal manovale al geologo passando per i piccoli imprenditori) unito ad un nuovo piano energetico nazionale (altrimenti Rifkin che lo invitiamo a fare?) di logica capovolta rispetto all'attuale, risolverebbe assieme quasi tutti i nostri problemi, e non leggeremmo più storie come questa riportata su Liberareggio. E non dovremmo assistere allo spettacolo deprimente di un premier che reagisce a chi gli ride alle spalle scrivendogli letterine in cui promette di fare il bravo, cioè di colpire le stesse categorie di sempre: una cosa così patetica che riesce ad essere criticata da sinistra persino dal Corriere...
Insomma, è vero che in Europa c'è del marcio e i piani che hanno per noi non saranno per niente piacevoli, e che come al solito sarà qualcuno dei nostri che ce li somministrerà, ma è anche vero che senza il cantante da crociera a spadroneggiare da 17 anni non saremmo a questo punto, e forse siamo ancora a tempo, se si toglie dai piedi, a fare qualcosa per pagare meno dazio. Magari proprio proporre all'Europa, in quanto terza economia e Stato fondatore, una fuga in avanti che passi per le energie rinnovabili, la salvaguardia dell'ambiente e del territorio come risorsa, una politica fiscale ed una economica uniche legate a un nuovo Euro moneta sovrana ed affidate a nuove istituzioni elettive (oggi siamo governati da BCE e Commissione, che non eleggiamo, ed eleggiamo un Parlamento che nemmeno legifera). Certo, se intanto nel centrosinistra, o almeno dentro al PD, si fosse d'accordo almeno su questo, o se gli elettori del centrodestra capissero che cavolata enorme hanno fatto a dare fiducia tutto sto tempo a un imbonitore egoista di quella portata, già sarebbe una cosa: già potremmo pensare che non è tutta colpa nostra, come dice Gaber con questa sottile e delicata metafora.

SIC, PROPRIO COSÌ!

Dal video sembrava quasi che Valentino lo avesse evitato, ma da questa
immagine presa da davanti si vede bene che Edwards passa sul corpo ma
purtroppo è proprio Rossi che passa sul collo dell'amico. Spero di no, perché
vorrei vedergli vincere il titolo sulla Ducati, ma temo che Vale adesso si ritirerà.
Ho acceso la tele che parlavano di un incidente in pista, si capiva subito che ci era scappato il morto ma non chi fosse, così prima di sentire il nome ho visto il video, e dalle immagini, da quegli inconfondibili capelli ben visibili sull'asfalto prima che due moto gli passassero sopra, ho saputo che era proprio Sic. D'istinto penso cazzo perché proprio lui, questo ragazzone che corre per gioia, e non uno qualsiasi dei ragionieri mestieranti antipatici che vincono di calcolo e senza sorridere mai? Un pensiero ingiusto che subito si reprime, ma non siamo ipocriti ti viene: quanti di voi hanno pensato perchè Gilles Villeneuve e non uno Jody Sheckter o un Keke Rosberg, per dire due che non vi hanno fatto niente ma hanno vinto i mondiali il primo a forza di piazzamenti il secondo grazie agli incidenti altrui?
Marco come Gilles non aveva ancora vinto in proporzione al talento, ma aveva un seguito di tifosi che travalicava i suoi risultati sportivi, perché amava correre per correre - e questo lo portava a fare cavolate e non essere amato dai colleghi. Però non è stato per una delle sue bravate che ci è rimasto: una scivolata così poteva toccare a tutti, tutti ne hanno fatta almeno una, se non ti si sfila il casco e non ti passano sopra due moto slitti un po' ti rialzi e cerchi la moto per cercare di ripartire se no ti togli il casco imprecando e via, pensi alla prossima gara. Pura sfiga, dunque, anche se c'è chi ha fatto notare l'inadeguatezza dei soccorsi: se ti passa una ruota sul collo non c'è niente da fare - vidi in diretta l'incidente di Uncini nell'83 ma lui fu preso in testa e il corpo roteò su stesso, spettacolare ma l'energia dell'impatto in buona parte torna cinetica.
Forse perché in questi casi mi capita sempre una specie di vertigine empatica, e mi chiedo cosa cavolo si possa provare in quei momenti, Sic (in enigmistica fino ad oggi "proprio così", per via del termine latino recentemente abusato per singolare coincidenza dal premier in morte di un suo amico tradito, forse da oggi "il soprannome di Marco Simoncelli") che scivola smadonna perchè siamo ancora al secondo giro e già tocca rimandare ancora l'appuntamento con la vittoria, poi sente sfilarsi il casco, poi... Poi cosa? Insomma forse per questo motivo, mi è subito entrata in testa una canzone, e non riesco a togliermela, aiutatemi. Oppure magari sentitela anche voi, che è ipnotica e magnifica, recita la morte in soggettiva e anche se in un contesto bellico mi pare si adatti. Si chiama Memorie di una testa tagliata; ciao Sic, hai visto che avevi ragione, che la vita era tutta un gioco?

SILVIO FOR(D)EVER

Sic transit gloria mundi: ipse dixit, quello delle escort...
Fossi in lui non starei tanto tranquillo, e anziché guardarmi dai maniaci isolati madonninomuniti e dai blackblock estintorati comincerei a preoccuparmi proprio di quegli alleati che fanno finta di riceverlo con tanti onori e intanto pianificano di fargli le scarpe (con tutto il rialzo).
La documentazione fotografica qui riportata lo dimostra: "dagli amici mi guardi Iddio" forse è meglio di "forza gnocca", come slogan, in questo periodo. E dire che di avvertimenti gliene hanno mandati, eccome, a forza di spread grossi così, abbassamenti di rating, e alti moniti. Che in giro c'è gente capace di voltafaccia rapidissimi, poi, dovrebbe saperlo piuttosto bene, essendo proprio lui l'autore del più clamoroso ai danni della vittima di oggi. Che poi sarà l'ardua sentenza dei posteri a dirci se era più o meno dittatore di altri, mentre la cronaca dei prossimi mesi ci dirà già se abbiamo liberato la Libia o l'abbiamo schiavizzata: con Gheddafi era il primo stato africano per aspettativa di vita livello di istruzione condizione femminile e altri indicatori di benessere, vediamo se resta così o segue la parabola irachena. E non parliamo di democrazia, per favore, non fino a che abbiamo una legge elettorale che in pratica fa si che il 95% dei parlamentati siano nominati dalle segreterie nazionali dei partiti, e consentiamo che uno che controlla i mass media e il mercato pubblicitario sia non solo eletto in parlamento ma  addirittura abbia il ruolo di capo del governo e lo usi per spadroneggiare e farsi gli affaracci suoi da quasi 18 anni.
Insomma, il nostro amato premier stia in campana: i tanto temuti giudici comunisti sono degli agnellini al cospetto degli assassini che circolano liberamente, che i primi vogliono farti parlare i secondi semplicemente tacere. E badi, tra una Escort che frequenta e un Transit che cita, che un Ford presidente rischiò di finire ammazzato due volte nello stesso mese. Da due donne.

15 OTTOBRE SEMPRE

Un uomo che pagò per le sue scelte, un 15 ottobre...
I tre giorni di lutto sono passati, torniamo a mente più fredda sugli accadimenti del 15 ottobre, per una serie di considerazioni come al solito un po' autogenerate un po' innescate dalla navigazione "nel mare magno della controinformazione", la prima delle quali però stavolta generata da una serie di commenti nel gruppo Facebook di questo blog al post precedente, soprattutto in merito all'uscita di Di Pietro sulla legge Reale.
Più volte ho ragionato in passato sul fatto che una delle più gravi conseguenze dell'ingresso di Berlusconi in politica è la confusione dei piani: dal dicembre 1993, infatti, ci si divide tra pro e anti berlusconiani, con qualcuno che si diverte a saltabeccare, e non tra destra e sinistra. Eppure la tradizionale contrapposizione una sua utilità pratica continua ad averla, e a dispiegarla in tutto il mondo tranne che da noi, anche quando a livello ideologico è di difficile codificazione. Il vulnus iniziale, l'ineleggibilità di un concessionario di pubblico servizio che doveva essere sancita in virtù delle leggi vigenti dal parlamento uscente nel 1994, ci ha regalato un soggetto che dichiaratamente si è schierato a destra solo perché a sinistra i posti erano tutti occupati, automaticamente spostando a sinistra personaggi in vario modo di destra come Montanelli, Dini e appunto Di Pietro, e nello stesso tempo attraendo soggetti in vario modo di sinistra come gli ex socialisti e talvolta i radicali. Il recente terzo polo esiste solo perché i soggetti che lo popolano a sinistra proprio non ci possono andare, anche se qualche genio del PD preferirebbe imbarcare loro in una coalizione piuttosto che sudarsi la conquista del consenso di quei milioni di italiani di sinistra che non votano più, solo parzialmente intercettati da Vendola e purtroppo Grillo ma che hanno manifestato di esistere eccome ad esempio negli ultimi referendum. A valle di tutto questo, risulta ovvia la considerazione di puro realismo politico che non abbiamo alternative serie ad una coalizione PD-IDV-SEL, e quindi anche che a livello di leadership della coalizione (ammesso che esista) qualcuno deve spingere l'ex magistrato a un rapido e convincente dietrofront riguardo alla fascistissima affermazione sull'opportunità di ripristinare l'inutile e perniciosa legge Reale (che ad esempio avrebbe reso legale il massacro della Diaz), non lasciando che sia la lettera aperta di un blogger ad occuparsene.
L'uscita di Tonino nostro, tra l'altro, ha avuto il demerito di offrire sponda al Ministro dell'Interno per una serie di proposte geniali (su Byoblu giustamente satireggiate) per annullare di fatto il diritto a manifestare pacificamente la propria opinione sancito dalla Costituzione, come quella sulla copertura fideiussoria obbligatoria per chi organizza una manifestazione che tanto è piaciuta al Sindaco di Roma. Stiamo parlando, provo a parafrasare, di uno che è stato condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante una manifestazione che propone che da ora in poi le manifestazioni le possano organizzare solo grandi partiti o sindacati o ricchi o mecenati applaudito da un ex giovane turbolento ("black block" non si usava ai tempi, ma quanto gli sarebbe piaciuta come etichetta...!) che tra l'altro è stato condannato ad otto mesi di carcere per lancio di molotov. Il tutto sotto lo sguardo bonario del loro mentore, uno che è contento se i magistrati rinviano a giudizio suo figlio e il suo braccio destro al posto suo (ma non ci faceva più figura a condividerne la responsabilità?), e che briga di impedire le intercettazioni anche mentre ne esce una in cui meditava di organizzare un'insurrezione armata contro la magistratura e la stampa (può ancora farlo: ha i soldi per pagare sia la fideiussione sia uno per uno due milioni di partecipanti, un centone a testa è meno di quanto deve a Mondadori...). E il peggio è che, come forse dimostra questa vomitevolmente pilotata intervista a un fantomatico blackblock apparsa su Repubblica, alcuni settori del cosiddetto centrosinistra non sarebbero affatto dispiaciuti di un giro di vite che lasciasse mano libera alle forze "dell'ordine" nella gestione dei NO-TAV, dato che dell'inutile carissima e devastante opera sono i primi paladini.
Tra le riflessioni migliori sulla Rete, segnalo allora:
  • il comunicato di Alternativa su Megachip, che promuove sia l'autocritica che la necessità di elaborare strategie nuove per un movimento che non è stato sconfitto e le cui ragioni storiche permangono e sono destinate ad approfondirsi;
  • la quasi-satira di Carotenuto, che ci invita a riflettere su quali siano davvero i delinquenti da denunciare, altro che il balordo con l'estintore...;
  • la profonda riflessione di Bifo, che affronta di faccia, senza aderire al teorema Cossiga (che però non presuppone necessariamente che le BR o i blackblock siano agenti infiltrati, basta che non abbiano l'intelligenza politica, o quella senza aggettivi, di capire fino a che punto sono eterodiretti e fanno l'interesse del nemico...), il problema della violenza, e non come troppi altri con mantra buonistici, ma entrandoci dentro per capirne le ragioni e tentare di orientarne le energie: è l'unica strategia che ha un senso, quindi purtroppo l'ultima che possiamo attenderci dal PD;
  • le amare riflessioni del BuonPeppe, che su Mentecritica dice senza giri di parole che la cosa è stata organizzata così com'è avvenuta, altro che incidenti questo è un fascismo mascherato, e del grande Stefano Benni, che dalle pagine di Beppe Grillo - senza temere di prendere ripetutamente le distanze dal suo qualunquismo - ci ricorda dove sia la radice del male e come lui l'aveva previsto 25 anni fa (leggere o rileggere La compagnia dei Celestini, please...).
Chiudo invece con una coincidenza amara: il 15 ottobre 1967 Fidel annunciò che era stato ucciso uno che alla violenza un senso l'aveva dato, pagando personalmente anche quando poteva starsene in panciolle, e mostrando la strada una volta per sempre, come sottolinea Calvino in questo scritto di quel giorno. Lo saluto con un'altra data, quella dell'ultima sua lettera ai genitori, messa in musica da Angelo Branduardi un po' di tempo fa.

BLACK BLOG

Oggi il blog è a lutto per morte della speranza: l'onda lunga di un movimento che sta conquistando il pianeta e si è estrinsecata ovunque senza problemi, in Italia non ci ha fatto scappare il morto solo per fortuna. Volevo raggiungere la manifestazione da Roma sud, mi sono fermato a tempo perché gli incidenti sono cominciati prima che mi muovessi da casa. Era una cosa prevedibile, in Italia frutto di dottrine codificate ai più alti livelli (il figuro qui intervistato è stato Ministro dell'Interno e Presidente della Repubblica, tra le altre cose...), per cui se si è verificata lo stesso ci sono precise responsabilità:
  • degli organizzatori, di cui anche non aderendo all'opinione estrema di Freda si può dire almeno che dovevano sapere che devi dotarti di chi se vede qualcuno con un casco lo caccia dal corteo a priori, se vuoi portare mezzo milione di persone in strada;
  • del PD, che non entrando tra i promotori ha impedito che il corteo fosse dotato di un servizio d'ordine che solo un grande partito o sindacato può fornire (il PC fu capace di emarginare le BR, altro che black block);
  • dei responsabili dell'ordine pubblico, per cui è ipotizzabile almeno una culpa in vigilando se non un'inerzia dolosa in quanto volutamente e consapevolmente orientata ad attendere che si verificassero le conseguenze politicamente più auspicabili per la propria parte;
  • di quelli tra i violenti che non dovessero risultare infiltrati e/o prezzolati, ma fossero seriamente convinti nella loro testa di minchia che scassinare dei bancomat o incendiare delle auto lungo il percorso del corteo fosse una giusta e proficua estrinsecazione della loro legittima incazzatura, piuttosto che - dico per dire - assaltare il fortino nel bel mezzo di un bunga-bunga dandosi appuntamento tutti e 500 con sms in codice.
Non mi pare di aver sentito, infatti, tra i commentatori anche progressisti, qualcuno che mentre prende giustamente le distanze dalla violenza, non si chiede e chiede al pubblico: scusate, ma se questi sono così bravi incacchiati e pericolosi, perché non si organizzano per fare danni ai loro nemici, come mai invece si vedono in azione solo nel mezzo di cortei altrimenti pacifici, com'è che alla fin fine fanno del male solo ai movimenti di cui dovrebbero in qualche modo essere parte? No, ecco invece Di Pietro che getta per l'ennesima volta la maschera (è di destra, ficcatevelo tutti in testa, molto più di Berlusconi che lo è solo perché quando è sceso in campo i posti a sinistra erano tutti occupati) reclamando leggi speciali, e Maroni che anzichè dimettersi (e magari sparire per sempre dalla scena politica) fa il figo con dichiarazioni politically correct e poi lancia il pogrom contro i centri sociali e gli anarchici, mentre il suo governo ha tanto a cuore la sicurezza dei cittadini che lascia la polizia senza nemmeno i soldi per la benzina.
Lutto nero, allora, squarciato solo dai volti di chi partendo da lontano non ha potuto fare dietrofront, o comunque non lo avrebbe fatto, grazie ai reportage di testa e croce della medaglia fatti dagli amici di Liberareggio. Buona visione...

CI VEDIAMO DOMANI

Farà freddo, dicono, domani 15 ottobre per strada in Italia, eppure il clima promette di essere piuttosto caldo. Un post al volo per darvi appuntamento in tutta Italia - a Roma in piazza della Repubblica alle 14.
Perché ci stanno preparando un dopo-Berlusconi che potrebbe essere peggio del prima e del durante.
Se non vi bastano i sospetti e quel vago sentore di padulo che vola all'altezza precisa delle vostre chiappe, leggetevi qui Loretta Napoleoni. E se non vi basta, qui il condono che c'è già prima di quello che stanno per fare, ennesima concessione all'elettorato di riferimento. E se non vi basta ancora, scaricatevi qui e studiatevi bene da Paolo Barnard di quale crimine si stia macchiando quell'unopercento che se la gode alle spalle sempre più curve dell'altro novantanove. E se vi serve ancora un calcio in culo, leggetevi i testi e sentitevi per intero l'album Storia di un impiegato di Fabrizio De Andrè, che era un profeta oltre che un poeta, che si chiude con un verso che è uno schiaffo:
per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti.
Oppure riflettete sulla risposta che ha dato a Sky Franco "Bifo" Berardi alla domanda sul rapporto tra gli accadimenti odierni e quelli degli anni 70:
Negli anni settanta ci battevamo contro un sistema cattivo e criminale, che però aveva idee ed energie. Oggi ci battiamo contro un sistema che è ancor più cattivo e criminale, ma soprattutto non ha più alcuna idea alcuna energia ed alcuna speranza.
E poi scendete in strada, che forse è già troppo tardi.

DI VARIE MELE

...parlando di mele il collegamento
tra Steve Jobs e Angelo Branduardi
va quasi da sè...
Non mi sono accodato al cordoglio unanime per Steve Jobs primo perché in fondo non è morto che un miliardario, secondo perché anche se tendo a credere a chi sostiene che Bill Gates in fondo non ha fatto che copiarne le idee non ho mai posseduto uno dei suoi carissimi prodotti, terzo perché qualsiasi unanimismo mi insospettisce e qui troviamo addirittura Grillo sulla stessa lunghezza d'onda del Corriere e di Repubblica. Ma proprio il testo integrale del discorso di Jobs ai neolaureati della Stanford University del 12 giugno 2005, riportato dal blog del comico genovese, mi dà occasione per un paio di riflessioni, che posto qui come le direi ai miei amici più cari e anzi allo specchio.
  • Unire i puntini. Non puoi mai sapere mentre vivi quale disegno unisce i puntini che tracci con le tue scelte e le tue azioni quotidiane. Lo vedrai solo a cose fatte osservando il foglio da un po' più lontano. Quindi agisci secondo la tua coscienza (o il tuo cuore, se vuoi dirla romanticamente) a prescindere se ciò ti sembra o meno contraddire un disegno generale a cui ti credi orientato, perché non puoi sapere se era quello davvero il tuo disegno o meno.
  • L'amore e la perdita. Spesso solo una perdita che ti getta nella disperazione più nera è la premessa necessaria a un successo che altrimenti non sarebbe mai arrivato. Spesso le migliori cose derivano da un errore, come i postit. Il filosofo-divulgatore Juan Antonio Rivera li chiama "sottoprodotti": tu cerchi una cosa, e ne trovi un'altra che se l'avessi cercata direttamente non avresti trovato mai. L'amore è il più tipico di questi sottoprodotti, è per questo che si dice che arriva sempre solo quando non te l'aspetti.
  • La morte. La citazione di Jobs è "se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Ne ho sentite tante di simili, ma la versione che preferisco, stranamente perché pare sia di Evola e sia stata una delle preferite di Almirante, è qualcosa come "vivi come se morissi domani e pensa come se non morissi mai". Il concetto stesso di morte è assolutamente indispensabile per capire il concetto di vita. Ti senti un leone e magari hai un tumore al pancreas e ancora non lo sai, o sai di averlo e invece è magari un'altra cosa che ti dà tanto più tempo, quello che conta è riuscire a mantenere sempre questa specie di "partita doppia" della logica. Che poi è anche un test: se ami veramente, un partner un figlio un lavoro qualunque cosa, ti accorgi che stai bello dritto con le spalle gli occhi aperti davanti a te pronto ad accogliere Sorella Morte in quell'istante col tuo miglior sorriso. E se non è così, fidati, non è Amore.
Mentre questi suggerimenti, e non la retorica del self-made-man rivoluzionario innovatore dall'impronta messianica,  mi dava la lettura del Jobs-pensiero, il mio più recente editore mi inoltrava in posta elettronica un classico dello spam: la poesia di una bimba malata terminale con la preghiera di inoltrarla a quanti più possibile eccetera eccetera. Anche senza l'autorevole (almeno per queste cose) Attivissimo è una delle bufale più riconoscibili, ma ciò non toglie sia scritta bene e ci azzecchi, perciò prima del saluto musicale finale ve la riporto:
DANZA LENTA
Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla ?
O osservato il sole allo svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Percorri ogni giorno in volo ?
Quando dici "Come stai?" ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto
con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Hai mai detto a tuo figlio "lo faremo domani?"
senza notare nella fretta il suo dispiacere?
Mai perso il contatto con una buona amicizia
che poi finita perché tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte
ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno
sei come un regalo mai aperto gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila piano.
Ascolta la musica.

MI INDIGNO E MI IMPEGNO (E NON GETTO LA SPUGNA)

Gira una storiella via mail, di quelle così inoltrate da tutti che sarà arrivata già più volte a ciascuno di noi. La riporto integralmente, in quanto merita, e per una serie di ragioni:
  • non sono sicurissimo la fonte prima sia questa, che però intanto riporto;
  • si chiude con l'appello alla partecipazione di massa a un evento, il 15 ottobre in piazza con gli indignati di tutto il mondo, cui faccio eco anche se sono abbastanza vecchio da aver visto vanificarsi mobilitazioni forse irripetibili, come ad esempio quella di Cofferati a Roma nel 2002 (tre milioni di persone, strapieni Circo Massimo, Terme di  Caracalla e via dei Fori tutto attorno al Colosseo fino a piazza Venezia);
  • l'esemplare reazione dell'Islanda, e le cronache dalla Grecia, dalla Spagna, fino a quelle recenti dagli USA, ci dicono che forse esistono le precondizioni per la creazione di un movimento mondiale, quindi persino italiano (qui ci si mobilita solo quando si tocca il fondo e si comincia a scavare, ma allora diamo il meglio), per un cambiamento radicale delle logiche sottostanti la globalizzazione e la crisi finanziaria ed economica conseguente;
  • la comunicazione virale resterà l'ultimo baluardo quando saranno riusciti a far tacere la controinformazione con  la legge assurda in approvazione, e ciò a prescindere se la minaccia sia reale (come sostiene ad esempio Byoblu)  o meno (come parrebbe da questo parere legale, condiviso da Lameduck, e pare dalle ultime novità intenzione del Legislatore), o se la protesta anche di grandi testate fino a Wikipedia sia genuina (come riporta L'olandese volante) o quantomeno sospetta (come dice Mazzucco).
La storiella racconta con una metafora efficacissima come il sistema bancario abbia espropriato la democrazia, cosa dovremmo fare per riprendercela, e perché dobbiamo agire subito. Proprio la sua chiarezza, che consente di bypassare uno degli ostacoli maggiori alla presa di coscienza di massa della situazione e dei suoi colpevoli, rende il farla girare un dovere civico. Eccovela.
LA CRISI DEGLI ASINI
Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio.
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto.
I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie 400 € l'una.
Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell'asino era crollato.
Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte.
Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.
E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) ... e fate circolare questa storiella....

DIMISSIONI E IMMISSIONI

Uno zibaldoncino di inizio ottobre me lo fate fare? E' che ci sono alcune cosette da commentare senza (almeno apparentemente) nesso reciproco né sufficiente peso da meritare un post autonomo e ponderato...:
  1. Gli amici di Liberareggio ci informano che anche a Reggio Calabria si celebra dall'1 al 7 ottobre la Settimana Vegetariana Mondiale. Non sono vegetariano, ma ritengo che la scelta di mangiare poca carne e pesce sia oramai indispensabile per la salvaguardia del pianeta, oltre che foriera dell'eliminazione per antieconomicità di quell'autentico delitto (per tutti, animali e umani che li consumano) che sono gli allevamenti intensivi, e salutare per qualsiasi adulto. Ma, i miei conterronei non me ne vogliano, non riesco a leggere questa notizia senza pensare cosa ne farebbero quelli di Fiore calabro, la telenovela di 610 dove alla notizia che il nipote si era fatto vegetariano la zia è svenuta pensando a una malattia e lo zio lo ha portato da un frate specializzato in esorcismi a forza di nduja e suppizzata. Non lo volevo dire, ma è stato più forte di me, e forse l'ironia su un certo modo di essere calabrese ne può più di mille discorsi.
  2. A proposito di reggini, molta eco ha avuto in questi giorni la notizia della presa di distanza da parte di Santo Versace nei confronti di Berlusconi e il berlusconismo, inteso come sistema i cui pilastri sono latrocinio e corruzione. Non si può certo annoverare l'ex presidente della Viola basket ai tanti topi che scappano quando la nave affonda, ma resta doveroso rimproverargli (a lui come alle troppe persone "di destra" che negli ultimi 17 anni non hanno visto o hanno fatto finta di non vedere l'intima perversione dell'uomo e della filosofia che guida i suoi comportamenti pubblici e privati) che forse era il caso di accorgersene prima. Vabbò, diciamo "meglio tardi che mai" e vediamo che succede ora...
  3. Sempre a proposito di dimissioni, l'immenso Ivano Fossati ha dichiarato in prima serata televisiva che sta per abbandonare la carriera discografica. Non è né il primo né l'ultimo a fare cose del genere, quasi sempre peraltro smentite poco dopo. Forse questo non sarà il suo caso, e comunque Fossati può dare il suo enorme contributo alla cultura italiana restando sul campo letterario e/o musicale anche da ex popstar, ma risulta quantomeno sospetto l'annuncio in corrispondenza dell'uscita di un nuovo album e relativa serie di concerti, come a voler pompare vendite e ingressi. Poi finisce che si lascia andare agli stereotipi sui genovesi anche uno che conosce a memoria tre quarti delle sue canzoni e lo reputa forse il migliore sulla piazza, come il sottoscritto.
  4. Le immissioni riguardano invece due link in colonna destra, tra i siti che "controinformano davvero". In realtà si tratta in un caso di un sito nuovo che non fa controinformazione in senso stretto, nell'altro di un sito che la faceva alla grande e sta tentando di riproporsi (bontà sua anche riportando pezzi da questo blog): parlo rispettivamente di Quasi un diario, il blog di Angelo Orlando, e Contrappunti, la rivista web fondata dal compianto Giancarlo Fornari. Un bocca al lupo ad entrambe le avventure, che meritano la vostra curiosità.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...