FERMIAMO QUESTO CALCIO

Il vero calcio è quello dilettantistico. ProReggina campione d'Italia 2012!
Di critiche a Monti e alla sua politica di killeraggio dell'economia reale con mandanti in quella finanziaria ce ne sono tante, su queste pagine, che quando gli si dà ragione è proprio perché ce l'ha, anche se forse "per sbaglio", e da vendere. La sua uscita di questi giorni, sulla necessità di chiudere il calcio in Italia per due o tre anni, è infatti altamente condivisibile, anche se gli interessi in gioco sono talmente tanti che lo stesso premier ha già dovuto precipitosamente precisare rimodulare eccetera. Il punto è, però, che soluzioni cerchiobottiste e/o genericamente moralizzatrici riportate da tanti commentatori, anche integerrimi come Massimo Mauro, si sono già ripetutamente dimostrate inefficaci nel passato anche recente. La Juventus neoscudettata ha potuto innescare la polemica sulla terza stella (cui avrebbe avuto diritto se non gli fossero stati tolti due scudetti nella Calciopoli del 2006: per chi non segue il calcio è forse una precisazione necessaria...), infatti, sulla base della semplice considerazione che in quella occasione NON furono puniti tutti quelli che lo avrebbero meritato, a cui logica vorrebbe seguisse semmai un desiderio di repulisti generale, sennonché in Italia la chiamata a correo vale come richiesta di non pagare per la propria parte di colpe piuttosto che anche altri paghino per la loro. I pochi osservatori obiettivi, al tempo, invece, non solo ritenevano più che giusto revocare gli scudetti ai bianconeri, ma ritenevano ingiusto assegnarli a  chiunque altro, in un sistema in cui come dicevano gli antichi il più pulito ci ha la rogna, e anzi una lettura incrociata del fenomeno "scommesse e illeciti sportivi" col fenomeno "bilanci riciclaggio esposizione fiscale" portava dritto dritto alla necessarietà di azzeramento e rifondazione totale. In quel particolare momento storico, parve esserci persino una volontà politica convergente, e avremmo visto non solo la Juve in B, ma anche il giusto fallimento, per varie ragioni, di Lazio, Roma, Milan e Inter, tanto per dire solo le più grosse. Nel basket dove sono un po' più seri, e ci sono meno interessi in gioco, negli stessi anni sono passate attraverso la sparizione e rifondazione società pluriscudettate come Bologna e Pesaro, per tacere di minori come Reggio Calabria. Accadde però, purtroppo, che vincemmo i Mondiali, e in un Paese dove questo è uno dei pochissimi eventi in grado di suscitare senso di appartenenza alla Patria l'evento causò un cambio di paradigma nell'azione della giustizia sportiva, col risultato che in breve siamo tornati punto e daccapo.
La situazione attuale è talmente incancrenita che non è affatto esagerato chiedere se non lo smontaggio definitivo di baracca e burattini una moratoria che ne consenta la ricostruzione su basi diverse. La ricetta sarebbe la stessa di quella tracciata ad esempio da Nobili sei anni fa: regole di bilancio salari sponsor e franchigie mutuate dallo sport professionistico americano e immediata cancellazione delle società che non le rispettino avessero anche 100 scudetti e 100 milioni di tifosi, e per quanto riguarda scommesse e altre amenità del genere tranquilli che una lega professionistica vera assumerebbe tolleranza zero di natura; posto che la legapro organizzerebbe in autonomia uno o due campionati piuttosto ristretti, il resto del calcio resterebbe a una FIGC che lo dovrebbe organizzare su base locale e giovanile. Non si sente già profumo di aria fresca, come nel calcio a 5 femminile di Reggio Calabria fresco scudettato con una squadra totalmente di reggine? O come nel misterioso mundial dimenticato del 42 organizzato dagli anarchici in Patagonia, raccontato prossimamente al cinema?
Quindi si, fermiamo il calcio professionistico, incarichiamo dei cacacazzi livello S&P di fare le pulci ai bilanci e dei magistrati livello manipulite ai reati, e ripartiamo tra un paio di stagioni coi pochi club che si sono salvati, anche se il prossimo scudetto dovessero giocarselo (ai playoff, perchè solo con playoff e playout si evitano le combine anche non prezzolate) Pizzighettone e Mirandola (questo, è un augurio di altro genere..). Ci si perderebbe il ritorno del Boemo a Roma, ma di certo lui sarebbe daccordo, lui è una persona seria.
p.s. Se invece pensate che finirà tutto all'italiana anche stavolta, giocatevi un euro sulla vittoria della squadra di Prandelli agli Europei, sapete, quella roba dei corsi e ricorsi e (con l'82) del non c'è due senza tre...

DI VARIE VANITÀ

Certo che ad andare in giro conciati così ci vuole un certo coraggio...
Il commento sulle scarpette rosse lo lascio a Stefano Disegni...
La vanità è tra i peccati capitali quello meno comprensibile e compreso. La ragione è che il termine nel senso comune ha ormai un significato più ristretto, che fa pensare al bello (nello stereotipo più spesso femmina, nella realtà non più) che si compiace di se stesso. Per capire, invece, bisognerebbe rifarsi al significato etimologico, legato all'aggettivo "vano" di cui il peccato è sostantivazione. Per chi ci crede, dunque, è pertanto passibile di finire dritto all'infere per conclamata vanità chi:
  • continua a parlare di crescita anziché propugnare un nuovo modello di sviluppo e di benessere basato sulla rinnovabilità delle risorse e sulla redistribuzione della ricchezza;
  • continua a flirtare con in centristi, magari mentre si compiace di presunte vittorie peraltro senza avversari, anziché aprire lo spinnaker a un vento di cambiamento che oramai tira da un anno;
  • percependo oramai Signora Morte al proprio capezzale, crede di poterla esorcizzare ripescando dal cilindro una legge elettorale, che peraltro chi ne capisce ha sempre pensato essere la migliore possibile per l'Italia, che in passato ha sempre respinto perché pensava che lo avrebbe fatto perdere, solo perché oggi gli sembra l'unica che gli consentirebbe di sopravvivere politicamente;
  • parla a vanvera di relatifismo kulturale, veste abiti e babucce veste abiti e babucce che manco a carnevale, copre da decenni il culo ai pedofili, e poi manco si sa scegliere i collaboratori, o forse se li seglie così bene  che dopo si prestano a fare il capro espiatorio perché lui non finisca come un agnello sacrificale, mica è fesso come quell'altro lì che dio è padre e madre e lo Ior deve limitarsi a fare opere pie come da sigla...
A proposito di santi, di mercanti nel tempio, di angeli (e demoni), e di vanità, ecco cosa ti scopro Leonardo a rievocare, uno dei miei sceneggiati televisivi preferiti di ogni tempo (una roba di qualità cinematografica, regia di Luigi Magni, non so se mi spiego): State buoni se potete, quello che oggi si direbbe un biopic (e si farebbe coi piedi, visto il livello della televisione attuale) su San Filippo Neri. C'erano Johnny Dorelly, Iris Peynado, Renzo Montagnani, Philippe Leroy, e c'era un Angelo, Branduardi, che Tondelli rimpiange e io adoro, come non ho mai fatto mistero. Che c'entra? sentite questo pezzo, e poi mi dite...

 

OCCHIO, PINOCCHIO!

Il segretario del Partito Democratico in polemica con un avversario politico
Definire il Beppe "Grillo parlante" è gioco di parole semplicissimo e pertanto abusato. Ma offre sponda per una gustosa estensione di metafora, sulla base degli accadimenti a valle delle ultime tornate elettorali. Ricordiamo, infatti, che:
  • il PdL praticamente è sciolto, ora anche per decisione del suo Capo;
  • la Lega è quasi dissolta, grazie alla sventatezza del suo Capo (che come l'altro ne era anche fondatore e unica ragione sociale, Maroni si dìa pace e si cerchi un altro partito se vuole continuare a campare di politica e non invece andare a lavorare);
  • i partiti della sinistra, che uniti potrebbero andare in doppia cifra, continuano a presentarsi spesso divisi e, se non fanno qualcosa prima, alle prossime politiche resteranno ancora fuori dal Parlamento;
  • il grande centro è abortito, per dichiarazione esplicita del leader dell'unico dei tre schieramenti che abbia un senso, e forse per rinascere attende un Montezemolo capace di raccogliere l'elettorato orfano di Berlusconi, ma si votasse domani sarebbe ininfluente;
  • in Francia, i socialisti hanno vinto al ballottaggio grazie al fatto che il loro leader ha cercato i voti a sinistra e promesso di mettere in discussione almeno le parti più odiose di questa costruzione europea monetarista (e infatti guardate chi si è scelto Hollande come Primo ministro...);
  • il Movimento 5 stelle si è attestato a circa il 10% in tutto il centro/nord, restando ininfluente per ora solo al sud, ha conquistato alcune poltrone di sindaco minori e soprattutto una bella grossa, in una roccaforte della sinistra già finita in mano al centrodestra e rovinata da entrambe le fazioni, con sullo sfondo uno degli scandali finanziari peggiori di ogni tempo, convincendo i parmensi (con buona pace di tutti gli analisti politici di sto ciufolo) semplicemente perché appunto tutti gli altri avevano fatto enormi schifezze e questo invece innanzitutto era il solo che avrebbe fermato la costruzione di un inceneritore.
In tutto questo, il PD ha perso in praticamente tutti i posti e i modi in cui poteva perdere, e dove ha vinto o perdere era proprio impossibile, oppure la linea locale era marcatamente diversa dalla linea dettata dai vertici nazionali. Il capolavoro di Palermo (perdere le primarie, appoggiare postumamente il candidato che li ha sconfitti pur essendo nessuno, e con lui perdere le amministrative contro uno che era almeno qualcuno) viene dopo una serie infinita di svarioni politici di tale portata da essere causa non di dimissioni, ma di esilio volontario in Antartide. E il bello è che il suo segretario, cioè colui che dovrebbe guidare la fila alla frontiera, se ne esce con dichiarazioni trionfalistiche e si avventura contro un polemista di professione sul suo terreno. Eppure il capolavoro di Collodi è uno dei libri più letti in Italia e nel mondo: a non ascoltare il grillo parlante si finisce male, e anche a dire bugie, caro il mio Pinocchio... Avete un annetto, forse addirittura solo pochi mesi, non dico per rimettere una S in coda alla sigla-bestemmia, ma almeno per cacciare dal partito tutti gli strabici che continuano a guardare a Casini e a Monti, e cominciare a ragionare costruttivamente su alcuni dei temi cari a Grillo (energia, costi della politica, ambiente, etica, moneta, sprechi e tangenti, eccetera), su cui i grillini hanno stramaledettamente ragione, e grazie a cui essi stanno riportando la politica al ruolo che deve avere in teoria, indipendentemente dalle sparate (sì talvolta qualunquiste, ma sempre utili a livello marketing) del loro leader. E sull'Europa, è il vostro stesso mentore Prodi che dà la traccia da seguire: unione politica, poteri reali ad organismi eletti democraticamente, che dettano a una BCE che emette moneta sovrana la politica monetaria, che se deve essere restrittiva o espansiva siano così gli elettori europei a deciderlo e non personaggi non eletti e spesso non conosciuti.
O fate così, o la batosta che non avete preso stavolta la prenderete la prossima. Schiacciati tra una destra che si sta riorganizzando, e un grillismo che se non vi decidete voi a riprenderveli si approprierà definitivamente di tutti i temi che dovrebbero convincere una persona di sinistra a votare per qualcuno.

VO(L)TIAMO PAGINA

In questa foto di Berengo Gardin (fonte), oltre che la testimonianza di una città
colpevolmente abbandonata,  l'essenza stessa della Politica nel suo senso più vero
E alla fine il terremoto è arrivato. Questa volta non dovrebbe essere solo un wishful thinking, la tornata di amministrative per quanto parziale dovrebbe avere messo una bella pietra tombale sul berlusconismo. Il PdL non esiste più, e se ancora Berlusconi ha qualche amico questo dovrebbe consigliargli vivamente di usare le ultime energie per prepararsi un buen retiro dorato piuttosto che per tentare un'ennesima trovata politica che a questo punto non potrebbe avere risultati apprezzabili: il vento è cambiato, e annuncia tempesta. Per tutti.
Come era lecito prevedere, l'Italia, non potendo imboccare la via francese per l'assoluta latitanza di un pensiero politico di sinistra all'altezza, si incammina sul percorso greco della frammentazione esasperata e dell'ingovernabilità, con un unico fattore a salvarla, checché ne possa dire il Presidente della Repubblica più sciagurato e incompetente della nostra storia (tutti hanno fatto rimpiangere Pertini, lui persino Cossiga): il movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Il commento più intelligente di queste ore, come tale anche breve, è infatti questo di Debora Billi: dobbiamo al comico genovese (io continuo a chiamarlo così fino a quando si ostinerà a fare spettacoli a pagamento oltre che comizi) se non abbiamo ancora imboccato una deriva autoritaria stile anni 20/30 del secolo scorso, se cioè la cosiddetta antipolitica, che non esisterebbe se la politica facesse il suo mestiere anziché occuparsi esclusivamente di arraffare e depredare, non trovasse ad incanalarla un movimento con un programma politico serio (e condivisibile, peraltro direi obbligatoriamente da una forza di sinistra che voglia essere degna di essere definita tale) capace di attrarre persone serie. Prima di lamentarsi di Grillo, non è nemmeno necessario fermarsi a immaginare che senza di lui (grazie alla sciagurata linea politica del PD, che a differenza dei socialisti francesi lascia libero il campo della critica a questa UE) potremmo avere Forza Nuova al 10 per cento, basta ricordare che con un peso del genere è da vent'anni che condiziona l'Italia un movimento di antipolitica buzzurra ignorante e razzista, quella Lega Nord peraltro talmente incoerente da aver governato per anni con uno che per anni ha definito mafioso e amico dei mafiosi, da aver cavalcato il giustizialismo per poi scoprirsi ladrona come e più degli altri e in combutta persino con la 'ndrangheta.
A proposito di terremoto, se qualcuno ha ancora dubbi sul fatto che la gestione dell'evento aquilano sia stata la peggiore in tutta la storia italiana, che peraltro poteva già contare di perle del settore come il Belice o l'Irpinia, prima si faccia un giro delle new towns berlusconiane e del centro ancora abbandonato, poi vada a vedere il risultato del PdL a L'Aquila: è così imbarazzantemente basso che consente all'UdC e al suo progetto centrista, bastonato pesantemente in questa tornata, l'unico risultato decente, un candidato al ballottaggio, sia pure probabilmente perdente.
Questa fortissima scossa dovrebbe essere più che sufficiente a che il PD, se avesse dei leader con un minimo di intelligenza politica, cambiasse finalmente linea, capendo quello che è evidente da anni: che deve recuperare i voti dove ci sono, tra le milioni di persone deluse dalla politica, tra cui quelli che si buttano nella cosiddetta antipolitica sono ancora una minoranza, mentre la maggioranza (un terzo degli aventi diritto: il primo partito! in Italia mai successo...) resta proprio a casa. Oggi il segretario del PD dovrebbe:
  1. lanciare segnali inequivocabili di apertura al Movimento 5 stelle (in alcuni punti - energia, beni comuni, legge elettorale, norme anticorrotti in politica, ad esempio - aderendo al suo programma);
  2. rimangiarsi precipitosamente il si al fiscal compact e raggiungere Hollande nel fronte anti-Merkel dandogli forza, avendo capito che (al contrario di quanto affermato dal monopensiero monetarista e da tutti i soloni della politica nostrana, Napolitano in testa) ridiscutere il progetto UE oramai è l'unico modo per salvarlo, anche perché non è ancora detto che il neoleader francese possa e voglia mantenere le promesse;
  3. abbandonare finalmente la rincorsa alla Lega sul terreno del federalismo, che tanto è costato al Paese in termini di moltiplicazione dei centri di spesa e diminuzione di controllo sugli stessi, magari sposando una linea come quella suggerita qui da Bertani: abolire non solo le province ma anche le regioni, accorpando queste ultime in poche macroregioni in funzione politico/economica non burocratico/amministrativa, e i Comuni in Comprensori laddove non fluiscano nelle finalmente realizzate Aree metropolitane;
  4. avendo finalmente imparato a leggere i risultati elettorali, guardare a sinistra, e non solo all'alleanza con IdV e Sel, anche e soprattutto ai milioni di elettori potenzialmente di sinistra che oramai non votano più, la cui esistenza è stata dimostrata in maniera lampante ad esempio dai referendum di un anno fa - abbandonando l'equivoco di voler tenere dentro più anime incompatibili (tanto il Grande Centro si farà, il fallimento del cosiddetto Terzo polo accelererà questo processo, e gli ex-margheritini prima o poi ci finiranno dentro) e con esso l'emerita stronzata delle primarie (che fin qui sono servite solo a dimostrare, e Palermo è l'ultima controprova di enne, l'insipienza dei vertici del PD tramite la sconfitta dei loro candidati);
  5. andare da Monti e Napolitano e dire: da oggi o si fa come diciamo noi (cioè come Hollande) o ritiriamo la fiducia al governo dei cosiddetti tecnici - e prepararsi al voto a giugno o comunque il prima possibile (per ridurre al minimo gli effetti di quasi certi attacchi speculativi).
Questo, e niente di meno, è ciò che forse salverebbe dalla dissoluzione il partito-Frankenstein e dal disastro l'Italia. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, le prime dichiarazioni di Bersani sono da far cadere letteralmente le braccia: secondo questo genio della politica, il voto dimostrerebbe che gli italiani hanno capito la scelta del PD di sostenere Monti. Tanti auguri.

DOUCE HOLLANDE

Per una volta l'attenzione agli accadimenti al di fuori dei nostri confini non era esagerata, tutt'altro: le elezioni francesi, e in misura minore quelle greche, potevano rappresentare uno spartiacque storico, e forse - dico forse - visto l'esito lo hanno rappresentato. Su queste pagine non è un argomento recente: è già da qualche mese, come si può agevolmente dimostrare, che addito nella vittoria di Hollande l'unica speranza di salvezza all'orizzonte. Il che non significa ovviamente che adesso siamo salvi: intanto il ragazzo deve dimostrare di voler mantenere le promesse, poi bisogna che ci riesca, e cioè che negli altri Paesi-guida dell'area Euro si affermino tendenze simili o quantomeno non ostili, o almeno che le attuali forze ostili non abbiano la forza di fermarlo, come con la complicità dei mercati finanziari stanno già tentando da subito.
Intendiamoci, non sono tra quelli che vedono complotti nella speculazione finanziaria: essa è una specie di forza naturale, che segue proprie regole ferree cui nulla importa se il fatto rovina o uccide due persone o due milioni. La colpa del suo strapotere sta nella mancanza di regole dentro cui imbrigliarla, regole che c'erano fino a 35 anni fa e che sono state colpevolmente eliminate grazie all'affermazione politica di una teoria economica, e che quindi l'affermazione politica di una teoria economica di segno opposto, spinta da forze sociali reali, potrebbe fare reintrodurre. Ma perché questo doveva succedere in Francia e non ad esempio in Grecia o qui in Italia? ci sono una bella serie di ragioni:
  • la Francia è il secondo dei due pilastri su cui si fonda l'attuale modello di Unione Europea che bada esclusivamente al rigore disinteressandosi totalmente della piena occupazione e in definitiva del benessere dei singoli citttadini: crollato quello, non si vede come l'altro possa mantenere in piedi da solo la baracca - in altri termini, se davvero Hollande denuncia il fiscal compact, non si vede come questo patto scellerato (che prevede, ricordo, il pareggio di bilancio obbligatorio nelle Costituzioni degli Stati) possa sopravvivere (e la sciagurata approvazione italiana sarebbe stata vana);
  • la Grecia è troppo piccola per fare male in se, è da temere ed è stata temuta un po' come esempio per gli altri Paesi latini e molto perché un suo crollo avrebbe fatto la bua soprattutto alle banche creditrici, massimamente francesi e tedesche - inoltre, quand'anche avesse avuto la massa critica per incidere, non ha un tessuto democratico sufficientemente sedimentato (è messo un po' peggio persino del nostro...) e (quindi) nemmeno una legge elettorale decente, per cui dalle elezioni in Francia ci si poteva attendere un cambio di rotta, da quelle in Grecia solo un gran casino, come in effetti è stato (e sarà anche da noi, e nella migliore delle ipotesi);
  • l'Italia non manca solo di una legge elettorale decente, ha ormai raggiunto un livello di corruzione e deviazione del sistema partitico (con tanto di indotto) che per salvarci l'unica alternativa a una dittatura della magistratura lunga due o tre decenni, proprio sul modello dell'antica Grecia, è la diluizione dei nostri veleni in uno Stato Europeo sperando che la loro consistenza quantitativa e qualitativa non sia ancora tale da avvelenare tutta la botte - è ovvio che una cosa sarebbe una nuova UE Stato a moneta sovrana con una politica fiscale e una politica monetaria che abbiano come obiettivo la piena occupazione dei cittadini e il welfare, una cosa è quella attuale che ci strozzerà fino a cinesizzarci (almeno).
Ecco dunque perché bisogna battere le mani al successo elettorale del pacioccone socialista francese, e sostenere lui e chiunque in Italia voglia sostenerlo e magari seguirlo nel percorso, se ripeto se avrà il coraggio di far seguire alle parole i fatti. Perché esiste una politica economica diversa e bisogna ridargli forza e fiato. Perché forse questo successo riuscirà a smuovere persino l'immobile e assurdo quadro politico italiano. Forse persino a far pronunciare qualcosa di sinistra, qualcosa tipo queste, a qualcuno del Partito Democratico....

SORRISI E CANZONCINE

A Roma può anche capitare di decidere all'ultimo momento di uscire la sera, e scovare su Internet un concerto di jazz classico in un locale che si chiama Cotton Club. La cosa attira la tua attenzione perché la cantante del gruppo che si esibirà si chiama Minnie Minoprio, e la cosa ti evoca ricordi di quando eri bambino. Sarà un'omonima o sarà lei? Nell'era di Internet dubbi come questi durano pochi secondi, il tempo di trovare informazioni aggiornate: ha la bellezza di settant'anni, gestisce il locale di cui sopra assieme al marito, e ogni tanto ci canta pure, assieme alla Black & White Charleston Band.
Come potete vedere dai video, è la conferma vivente che chi ha il dono della bellezza quella vera lo mantiene sia in gioventù che in vecchiaia. E senza aver bisogno di nessun aiuto chirurgico. Inoltre, come potete sentire, la Minoprio ancora oggi ha una voce incredibile e canta divinamente, infinitamente meglio, oltre che con infinitamente maggior personalità, di tutte le ragazzine che vengono fuori dai talent show, tutte fatte con lo stampino, distinguibili solo per tratti studiati a tavolino e talmente forzati da stufare al terzo ascolto (quella che gratta la gola, quella che urla, quella che sfiata, i nomi non li dico nemmeno: questo post parla di Musica). Eppure questa signora, che da giovane spopolò per alcuni anni nella televisione italiana, vive da decenni lontana dai riflettori. Magari è anche una sua scelta, non sappiamo, come non sappiamo cosa abbia passato in questi anni nel bene o nel male, ma di sicuro quello che i suoi occhi e il suo sorriso restituiscono a chi abbia il privilegio di vederli, e basta recarsi nel suo locale di corso Trieste per farlo, è un'inspiegabile sensazione di felicità. Guardare per credere, qui è alle prese con due classici del jazz, quelli che lei con tipico understatement anglosassone introduce come "canzoncine":





Alla fine, viene voglia di andarla a rivedere com'era quando la vedevi in tivvù, tu bambino con tuo padre affianco che se la guardava visibilmente estasiato. Questa è la sigla finale di un programma di cui era la soubrette, lei, attorno a un ingessato Fred Bongusto, ridicolo nell'intepretare il maschio-da-night-anni70, sgambetta e miagola impersonando la bona decerebrata prevista dallo stesso copione. Ma guardatele gli occhi: stava prendendo per il culo tutti i maschi che sbavavano e le femmine che stigmatizzavano. Il suo progetto di vita era dentro di lei, aspettava di fiorire. Tutte le volte che tu sorridi io mi innamoro di più.

CI PENSA UN ATTIMO E POI SALE

La scritta su questa foto è falsa, quella comparsa in questi giorni purtroppo no
Secondo i dati dell'ultimo censimento Roma conta circa 2milioni e 600mila abitanti. Ma se contiamo tutti gli extracomunitari irregolari gli studenti fuori sede e tutti gli altri non residenti che in barba alla dichiarata funzione meramente statistica del censimento hanno preferito non denunciarsi, superiamo tranquillamente i 3 milioni, e mi sto tenendo basso. L'estensione del territorio comunale è mostruosa, non è come ad esempio Milano o Parigi che vivono una dualità tra entità amministrativa e realtà geografico/economica che manco gli elettroni in fisica quantistica, il Comune essendo solo una piccola parte della Metropoli, no: la Città Eterna è anche Immensa, il Grande Raccordo Anulare misura quasi 70 chilometri e non la racchiude tutta. Ebbene, una roba così ha la rete stradale di quando era grande un quinto, e servizi di mobilità pubblica per qualità e quantità inferiori in termini assoluti a quelli di tante altre città al mondo grandi meno, di un quinto.
Se qualcosa è stato fatto in questo senso nei decenni in cui è avvenuto questo drammatico sviluppo, spesso dovuto a innominabili tresche con immobiliaristi legati a tutti gli schieramenti politici, è stato scegliendo sempre la strada del massimo impiego di risorse pubbliche con massimo margine per possibili tangenti, lasciando solo al caso l'eventualità che la cosa si rivelasse o meno di una qualche utilità reale per i cittadini. Gli esempi di sprechi sono così tanti che ciascun romano potrebbe aggiungere il suo, quelli macroscopici vanno dai mondiali di nuoto della cricca di Bertolaso alla inutile e costosissima metro C (con i soldi di due chilometri della quale si sarebbero potuti realizzare due anelli di metro leggera a collegare le periferie, che a Roma si chiamano quasi tutte Tor o Torre perché nascono come insediamenti rurali attorno alle torri del corpo di guardia vaticano, e oggi sono ciascuna una città di qualche centinaio di migliaia di abitanti ma la strada che collega l'una all'altra è più o meno la stessa di quando ci passavano le pecore), passando per i megacentricommerciali unica infrastruttura di quartieri dormitorio. Si noti: sto parlando di misfatti di destra e di sinistra, e questo non è qualunquisimo, è pura constatazione.
Quando però si pensa che si è toccato il fondo, ecco che arrivano notizie come questa, che manco ci si crede: dal primo giugno (salvo ripensamenti seguenti a sollevazione popolare, fusse che fusse la vorta bona) i biglietti dell'ATAC passano da un euro a un euro e mezzo. Il 50% di aumento secco, roba che manco si può usare il vecchio argomento che era tanto tempo che non aumentavano, perché con l'inflazione media (dichiarata, d'accordo, ma è quella che conta per queste cose, era su quella che aumentavano gli stipendi quando ancora c'erano i contratti di lavoro) del 2 o 3 per cento per fare 50 ci vogliono 25 anni, tacci sua. Sul pezzo (del Corrierone, non del Manifesto, ma tanto di fatti si parla) c'è anche di quanto e come aumentano gli abbonamenti: pare che quelli mensili non ci siano più, costringendo gli studenti a un aumento di fatto enorme se consideriamo che la maggior parte di loro usava farlo per 7-8 massimo 9 mesi l'anno. Non c'è che dire, proprio un bel segnale in tempi in cui i carburanti sono aumentati tanto (oltre il 20% solo quest'anno) che c'è tanta gente che rinuncia alla macchina per risparmiare anche quando i mezzi pubblici gli raddoppiano (è questa la media, a Roma - nelle altre metropoli di solito dimezzano) i tempi di percorrenza, per non parlare delle condizioni del viaggio. Proprio un bell'incentivo all'uso del trasporto pubblico, davvero. Se pensiamo che il tutto viene da chi i conti dell'ATAC li ha sfasciati per cose come questa, poi...: chissà se chi ha fatto questa prodezza era uno dei parenti assunti un paio d'anni fa, sarebbe carino....
Lasciamo a una canzone, allora, il rimpianto dei tempi in cui si è pensato, e non stiamo parlando di secoli fa, che alla fine per la collettività sarebbe stato un risparmio pagare con la fiscalità generale mezzi pubblici gratuiti per tutti, fatti bene ma bene i conti. Il titolo del post è nel pezzo, ascoltatelo bene.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...