DOUCE HOLLANDE

Per una volta l'attenzione agli accadimenti al di fuori dei nostri confini non era esagerata, tutt'altro: le elezioni francesi, e in misura minore quelle greche, potevano rappresentare uno spartiacque storico, e forse - dico forse - visto l'esito lo hanno rappresentato. Su queste pagine non è un argomento recente: è già da qualche mese, come si può agevolmente dimostrare, che addito nella vittoria di Hollande l'unica speranza di salvezza all'orizzonte. Il che non significa ovviamente che adesso siamo salvi: intanto il ragazzo deve dimostrare di voler mantenere le promesse, poi bisogna che ci riesca, e cioè che negli altri Paesi-guida dell'area Euro si affermino tendenze simili o quantomeno non ostili, o almeno che le attuali forze ostili non abbiano la forza di fermarlo, come con la complicità dei mercati finanziari stanno già tentando da subito.
Intendiamoci, non sono tra quelli che vedono complotti nella speculazione finanziaria: essa è una specie di forza naturale, che segue proprie regole ferree cui nulla importa se il fatto rovina o uccide due persone o due milioni. La colpa del suo strapotere sta nella mancanza di regole dentro cui imbrigliarla, regole che c'erano fino a 35 anni fa e che sono state colpevolmente eliminate grazie all'affermazione politica di una teoria economica, e che quindi l'affermazione politica di una teoria economica di segno opposto, spinta da forze sociali reali, potrebbe fare reintrodurre. Ma perché questo doveva succedere in Francia e non ad esempio in Grecia o qui in Italia? ci sono una bella serie di ragioni:
  • la Francia è il secondo dei due pilastri su cui si fonda l'attuale modello di Unione Europea che bada esclusivamente al rigore disinteressandosi totalmente della piena occupazione e in definitiva del benessere dei singoli citttadini: crollato quello, non si vede come l'altro possa mantenere in piedi da solo la baracca - in altri termini, se davvero Hollande denuncia il fiscal compact, non si vede come questo patto scellerato (che prevede, ricordo, il pareggio di bilancio obbligatorio nelle Costituzioni degli Stati) possa sopravvivere (e la sciagurata approvazione italiana sarebbe stata vana);
  • la Grecia è troppo piccola per fare male in se, è da temere ed è stata temuta un po' come esempio per gli altri Paesi latini e molto perché un suo crollo avrebbe fatto la bua soprattutto alle banche creditrici, massimamente francesi e tedesche - inoltre, quand'anche avesse avuto la massa critica per incidere, non ha un tessuto democratico sufficientemente sedimentato (è messo un po' peggio persino del nostro...) e (quindi) nemmeno una legge elettorale decente, per cui dalle elezioni in Francia ci si poteva attendere un cambio di rotta, da quelle in Grecia solo un gran casino, come in effetti è stato (e sarà anche da noi, e nella migliore delle ipotesi);
  • l'Italia non manca solo di una legge elettorale decente, ha ormai raggiunto un livello di corruzione e deviazione del sistema partitico (con tanto di indotto) che per salvarci l'unica alternativa a una dittatura della magistratura lunga due o tre decenni, proprio sul modello dell'antica Grecia, è la diluizione dei nostri veleni in uno Stato Europeo sperando che la loro consistenza quantitativa e qualitativa non sia ancora tale da avvelenare tutta la botte - è ovvio che una cosa sarebbe una nuova UE Stato a moneta sovrana con una politica fiscale e una politica monetaria che abbiano come obiettivo la piena occupazione dei cittadini e il welfare, una cosa è quella attuale che ci strozzerà fino a cinesizzarci (almeno).
Ecco dunque perché bisogna battere le mani al successo elettorale del pacioccone socialista francese, e sostenere lui e chiunque in Italia voglia sostenerlo e magari seguirlo nel percorso, se ripeto se avrà il coraggio di far seguire alle parole i fatti. Perché esiste una politica economica diversa e bisogna ridargli forza e fiato. Perché forse questo successo riuscirà a smuovere persino l'immobile e assurdo quadro politico italiano. Forse persino a far pronunciare qualcosa di sinistra, qualcosa tipo queste, a qualcuno del Partito Democratico....

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