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Visualizzazione dei post da Marzo, 2012

SOSTIENE TABUCCHI

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Sostiene Tabucchi che il Portogallo ha visto l'unica rivoluzione in cui le Forze Armate stavano dalla parte giusta, con i garofani rossi infilati nei fucili, un evento quasi incruento e quasi pacifico, come ben racconta anche un recente film, e che anche per questo è un bel posto dove vivere, e chissenefrega della crisi, ché il mondo non è le frottole economiche che ci raccontano per tenerci schiavi, sostiene.
Sostiene Tabucchi che uno è del posto che ama più che di quello di dove è nato, e che se è così ed è capace di scrivere allora tu leggi e te ne innamori pure tu, anche se non ci sei mai stato, come ti innamori dei suoi personaggi anche prima di vederli interpretati da Mastroianni che poi è troppo facile, sostiene.
Sostiene Tabucchi che non l'impavido incosciente e presuntuoso, ma il dubbioso conscio della sua ignoranza ma curioso che per questa via si affranca della sua viltà è l'uomo libero, e che un uomo libero si distingue perché lui è uno che fa i nomi, e pure i …

ORA SI CHE LA DISOCCUPAZIONE E' DEBELLATA!

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Finalmente possiamo fare un bel titolo netto, positivo, inequivoco! Con l'accordo raggiunto a Palazzo Chigi tra le parti sociali (non tutte, va beh, ma mica si può essere sempre tutti d'accordo!...) cade ogni impedimento a che le imprese italiane tornino ad assumere, e presto si vedranno grandi investitori tedeschi e cinesi impiantare grandi stabilimenti nel nostro Paese dando lavoro a centinaia di migliaia di italiani. L'odioso e antiquato articolo 18 è stato infatti abolito, si lo so che in realtà è stato riformulato in un senso e addirittura esteso alle piccole imprese nell'altro, ma di fatto la nuova norma è confezionata in maniera da essere totalmente o quasi disapplicata. In altri termini, il nuovo articolo 18 tradotto in italiano è così: ti caccio quando voglio, mi basta dire che è per motivi economici. E se al posto tuo, col tuo stipendione sudato in tanti anni di faticosa e meritata carriera, posso pagare due ragazzi svegli quanto disperati e mi restano i sold…

PASOLINIANA

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Già un paio di volte incrociando i temi della decrescita ho finito per postare il video di una poesia di Pasolini messa in musica da Alice qualche anno addietro:la recessione. Non può essere una coincidenza che oggi, nel solito giro del mondo della controinformazione che faccio quando ho voglia di inserire un pezzullo, mi imbatto sia in un bellissimo pezzo di Marino Badiale che in un post di Blog-0 che lo citano. Il primo è lunghissimo ma vale la fatica: spiega secondo me in maniera definitiva perché la decrescita non ha alternative (a parte la fine della vita sul pianeta), e a un certo punto cita Pasolini, che era talmente avanti da essere indietro, nel senso che era portatore di un sistema di valori preconsumistico che ai suoi tempi era del tutto anacronistico ma oggi lo rende tremendamente attuale e in prospettiva indispensabile. Il secondo analizza documentatamente la famosa presa di posizione pro-poliziotti confutandone la vulgata semplicistica in favore di un'interpretazione…

SENZA

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Il post sulla polemica innestata da Aldo Busi attorno al mancato coming-out di Dalla è tra i più letti della storia di questo blog, solo tramite Net1News ci sono centinaia di contatti, e forse tra qui lì e facebook ha anche il record di commenti, anche se non tutti favorevoli (meglio così, d'altronde). Merita di tornarci un attimo con una vignetta di Vauro che secondo me chiude la faccenda, andando - com'è sempre meglio - a "sottrarre".
Che ci troviamo, facciamo un ultimo saluto ad un altra stella di prima grandezza della canzone italiana di cui dovremo far senza, e speriamo basti così per ora anche solo per non diventare necrologi monotematici: Lucia Mannucci, la voce femminile del Quartetto Cetra. Aveva 92 anni, era bellissima e intelligentissima (guardate e leggete qui se non ci credete), ed era l'ultima in vita di una formazione che era decenni avanti ed è rimasta fuori dal tempo, di cui il motore era il marito Virgilio Savona, genio della musica scomparso po…

8 MARZO 1943

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Se c'è una cosa peggio dell'allinearsi per convenzione al cordoglio per la scomparsa di qualcuno, è distinguersene per atteggio. Il silenzio sarebbe meglio in entrambi i casi, ma nel secondo sarebbe addirittura altamente raccomandabile. Aldo Busi non ce l'ha fatta: forse avvelenato da anni dalla misura della distanza tra gli atteggiamenti, ma anche tra la popolarità, di se stesso e Lucio Dalla, si è avventato contro al cadavere ancora caldo prendendo le distanze dal coro dei peana (per carità, anch'esso insopportabile) con un'intervento che francamente si poteva risparmiare, in cui sostiene che chi non abbia il coraggio di schierarsi in vita non merita attenzione alla propria arte, e quindi lui le canzoni di Dalla manco le ascoltava perché il cantautore non ha mai fatto coming out né tantomeno combattuto alcuna battaglia per i diritti degli omosessuali.
La questione è delicata, e si rischia esprimendo un parere di trovarsi iscritti a questo o quel partito senza inte…

IMPARA L'ARTE

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Le vie dell'arte sono infinite: Lucio Dalla non ha mai studiato musica, mentre il suo amico Morandi era da anni "chiuso" in conservatorio quando lui ha deciso di rilanciarlo portandoselo in tournée. Laura Croce è una pittrice romana che ha iniziato da autodidatta per poi mettersi a studiare sotto la guida di Ugo Bevilaqua tecniche come il pastello, l'acrilico e l'acquerello, e scoprire per questa via che è quest'ultimo il mezzo con cui ama maggiormente esprimersi per i suoi paesaggi naturali e urbani, in particolare di Roma. Perché la sua pittura "vuole essere una ricerca continua di emozioni attraverso i colori, luce e vita".
Tra le tante mostre collettive di pittura del panorama capitolino cui ha partecipato, segnalo Astarte, che si svolge ogni primo sabato del mese in via Tiburtina 541, Una strada per l'Arte, Arte nel Portico.
Dal 6 al 17 marzo le opere di Laura, assieme a quelle di altri artisti accomunati, come recita il titolo del verniss…

IL RISOTTO ERA UNO SPUTO

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Parafrasando una delle più celebre battute di Woody Allen, Dalla è morto, De Andrè è morto, e neanch'io mi sento tanto bene. Lucio ci ha lasciati tre giorni prima del suo arcinoto compleanno, che sarebbe stato il numero 69: "peccato era un bel numero", avrà pensato morendo, oppure - visto che probabilmente usava il conteggio di mia nonna - "giusto così, non volevo entrare nei settanta". Mi posso permettere questa ironia perché so che il tipo l'avrebbe addirittura pretesa, e sono felice per lui che sia morto di botto, mangiando, la mattina dopo aver cantato all'ennesimo concerto di una carriera lunga mezzo secolo. C'è solo una morte migliore, ma è più egoista (qualcun'altro/a si traumatizza). Inoltre, a differenza che per altri, nessuno aveva già preparato il coccodrillo, nemmeno Fabiofazio che ora sarà costretto a uno special Faber-style anzichè al modello jetattorio Jannacci/Fossati che gli viene tanto ma tanto meglio. Allora, in virtù di una &…