SASSARI, AYÒÒ!

Avevo un altro post "in canna", di politica, serio e incacchiato.
Ma la bella scudetto di basket 2015 mi ha talmente incantato, a
prescindere dal risultato peraltro, che per oggi vi siete salvati...
Non mi importa niente se la squadra che ha vinto ha una quota di stranieri che pare l'Inter di Moratti e quella che ha perso (di un soffio) schierava una frotta di ragazzi italiani giovani giovani: proprio per questa ragione, anzi, ho continuato a tifare Sassari (ayòò!) anche quando a un quarto dalla fine era ancora sotto di dieci. I ragazzi della Grissin Bon, infatti, si rifaranno: hanno una società solida e tutto il tempo del mondo alle spalle, scorderanno le lacrime di stasera, e il mio non è solo un augurio, è una facile previsione. Il progetto Banco di Sardegna invece pare avere qualcosa di più precario, a partire dalla realtà socioeconomica in cui opera: forse il carro non sarebbe passato più, perso quello di oggi, anche se quest'anno i trofei sono tre, con supercoppa e coppa Italia.
A proposito di coppa Italia e di previsioni, non per vantarmi, ma in questo pezzullo di febbraio 2014, celebrante la storica prima vittoria del team di Sacchetti, c'è uno sbilanciamento inequivocabile:
"Non siamo ancora al Cagliari di Giggirriva, ma la Dinamo Sassari ha scritto una pagina importante della storia della Sardegna e dello sport. In attesa dello scudetto..."
L'attesa non è stata manco tanto lunga, e il Cagliari di Giggirriva è oggi raggiunto, 45 anni dopo, nell'olimpo sportivo sardo da un'altra squadra a vincere un titolo nazionale in uno sport maggiore. Anche se il basket non è il calcio.
E meno male che non lo è, però: con tutti i soldi che girano nel pallone nonostante la crisi e gli scandali che si susseguono uno appresso all'altro, per rivedere una provinciale scudettata bisogna tornare agli anni 80 del Verona di Bagnoli. E anche arrivare in serie A per le piccole realtà è ormai possibile solo se dietro hai un padrino economico grosso così, Sassuolo e Carpi di oggi non sono figlie di congiunzioni astrali come la Reggina degli anni duemila o l'Avellino vent'anni prima...
Ma non è solo questo a rimarcare la distanza tra il primo e il secondo sport nazionale, anche per fortuna ancora una questione di valori: riguardatevi i minuti finali di gara 7 e i primi minuti del dopopartita, sono estremamente istruttivi. Si vede un pubblico infinitamente deluso ma altrettanto corretto, circondare una scena a dir poco meravigliosa: i giocatori di Sassari che anzichè festeggiare si avvicinano alla spicciolata a quelli di Reggio, spesso piangenti, per abbracciarli e consolarli. Ecco perchè questa volta non è retorica dire che hanno vinto entrambe, non è facile ruffianeria dire che tifavo Dinamo si ma sarei stato contento anche se avesse vinto la Reggiana. E non è azzardato pronosticare un ciclo per gli emiliani... anche se un motivo inconfessabile per la mia scelta di tifo c'è eccome: nei miei sogni non era quella, la prima Reggio del basket con uno scudetto sul petto...

SFIZZERO? NO...

Della serie "riceviamo e volentieri pubblichiamo", ecco un nuovo contributo, sostanzioso come sempre, di Stelio Fantani, sulla Svizzera e il modo in cui riesce ancora, a dispetto dei proclami di trasparenza, a difendere il suo "fortino" di privilegio: pensate che proprio pochi giorni fa, in funzione anti "immigrati" (le virgolette perchè stavolta questa etichetta è appiccicata addosso a noi, i "frontalieri" italiani...), il Canton Ticino ha approvato un salario minimo di... 3000 euro netti! A suo modo, però, la volgare esagerazione dei finti moralisti svizzeri, fedeli servitori del Dio Denaro, è un paradigma di ciò che avrebbe dovuto essere e non è stata l'Unione Europea: un'enclave abbastanza grande da avere la massa critica per difendere, nel nuovo mondo globalizzato dominato dalla finanza, il livello di vita e soprattutto le conquiste in tema di diritti e di civiltà dei suoi cittadini, per poi magari costituire un parametro per le realtà emergenti, un esempio che i lavoratori di quelle realtà avrebbero potuto usare per lotte loro analoghe alle nostre precedenti. Invece, non è altro che un tentativo di scimmiottare gli Stati Uniti d'America, peraltro malriuscito sotto tutti i profili, primo tra tutti l'asservimento funzionale agli interessi precipui di uno dei suoi Stati e dei suoi satelliti, ragion per cui prima si scassa meglio è per tutti noi (non solo per i greci...).
Buona lettura.
...
Modello svizzero: diritto d’asilo e benefici solo per i rifugiati fiscali
Rinviato il tramonto dell’offshore svizzero. Infatti, il Rapporto della Boston Consulting indica una crescita dei patrimoni esteri gestiti e dei residenti stranieri facoltosi, in barba alla duplice stretta contro il segreto bancario guidata dall’Ocse e dalla Ue. Intanto alle frontiere svizzere porte aperte per i ricchi, stop agli immigrati. La civiltà del capitale..
di Stelio Fantani

Porte aperte per i milionari, e per i miliardari, mentre un No-Pasaran secco e asciutto per i migranti provenienti da Paesi in via di sviluppo, cioè poveri, o emergenti. Sullo sfondo un modello istituzionale così riassumibile: sei ricco? Non possiedi la cittadinanza elvetica? I redditi di cui sei titolare li guadagni con attività al di fuori del confine svizzero? Bene, in questo caso solo il possesso d’una proprietà, o il suo affitto, potrà stimolare il fisco ad interessarsi a te. Risultato, 7.200 miliardari, 90 ogni 100mila abitanti, risiedono stabilmente all’interno dei confini della Confederazione elvetica. Il dato, in evidenza all’interno dell’ultimo Rapporto sulla ricchezza privata mondiale elaborato dalla Boston Consulting Group (BCG), non si ferma solo al numero dei super-ricchi, ma si sofferma anche sulla frequenza dei titolari di patrimoni netti che superano il milione di dollari. Così facendo il numero dei residenti svizzeri agiati, e tra i quali molti sono in realtà stranieri, si moltiplica tanto da stabilire una sorta di primato mondiale mai prima raggiunto, ovvero, 135 milionari ogni 1000 abitanti. Riassumendo, su 8 milioni di abitanti più del 10 per cento appartiene a classi agiate o ultra-facoltose. Gli immigrati restano fuori, dal Rapporto. 
Lo scambio d’informazioni e il tramonto del segreto bancario non scalfiscono i tesori elvetici – Negli ultimi anni, in particolare a partire dal 2013, l’accerchiamento guidato da Ocse, Unione Europea e Stati Uniti nei confronti dell’eccesso di riservatezza garantito dal sistema giuridico svizzero ai trasferimenti di somme cospicue presso le banche cantonali o nei forzieri dei giganti della gestione dei patrimoni privati, Credit Suisse, Ubs ecc.., sembrava destinato a correggere e a riorientare i flussi dei capitali che transitano tra Zurigo, Losanna e Ginevra, nel senso d’una riduzione. Al contrario, i dati della Rapporto pubblicato di recente dalla BCG certifica l’opposto. Infatti, sono ben 2.400 i miliardi di dollari, provenienti dai patrimoni privati di cittadini non elvetici, che sostano all’interno dei caveaux  degli istituti di credito e delle banche svizzere. In pratica, ¼ della ricchezza privata mondiale offshore è gestita tra le alpi svizzere, dato questo che fa di Berna la l’Hub indiscusso della finanza mondiale, almeno con riferimento alla gestione dei relativi asset patrimoniali. 
L’origine dei patrimoni stoccati in Svizzera – In effetti, non è una vera sorpresa, il fatto che il 35per cento delle ricchezze custodite nella Confederazione abbiano una provenienza prettamente europea, in particolare europeo-occidentale. Insomma, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Olanda, Austria ecc…sono i clienti maggiori della prima industria, quella della finanza, su cui la Confederazione esibisce le migliori performance. Insomma, l’Europa, ostile sul piano fiscale e istituzionale, ma grande elargitrice del successo e della ricchezza elvetici. 
Dubbi all’orizzonte – Ad ogni modo, il Rapporto della Boston Consulting non riconosce in via assoluta la supremazia svizzera. Allo stesso tempo, infatti, segnala come Singapore e Hong Kong crescano oramai ad un ritmo maggiore rispetto a Berna, sempre sul piano della gestione degli asset patrimoniali. Ciò implica che con l’accentuarsi delle pressioni esercitate dalle autorità internazionali, Ocse e Ue, e dai singoli Stati, in primis Usa, Germania, Francia e Italia, la posizione di vertice della Svizzera all’interno del settore offshore non è affatto garantita né granitica. Anzi, sarebbe una scelta razionale, e lungimirante, iniziare fin d’ora, nonostante l’apparente successo, a ridisegnare la piattaforma strutturale, industriale, sociale e intellettuale, su cui la Confederazione poggia. E questo per evitare che in futuro, non troppo lontano, una crisi forte e irreversibile dell’offshore non metta a rischio e non pregiudichi i livelli di ricchezza e di capacità che distinguono il paese transalpino. Insomma, è tempo di cambiare direzione, anche per la Svizzera.

MAMA'S GONNA HELP YOU...

Quello che accade con gli immigrati non è un caso, è una strategia
con cui capitalismo e mafia, con la consueta sinergia, perseguono un
obiettivo preciso anche se duale: se sei un mite, indurti ad accettare
la perdita di diritti e il peggioramento di condizioni materiali che la
globalizzazione comporta, o se non lo sei, indurti a supportare chi si
oppone a questo livellamento erigendo (maternamente) muri...

La notizia in cronaca è che l'Ungheria ha deciso la costruzione di un muro alto 4 metri lungo tutto il confine con la Serbia in funzione antiimmigrati.  E' una misura del tutto inutile nel medio/lungo periodo, come tanti illustri predecessori dal Vallo di Adriano alla Linea Maginot al Muro di Berlino dimostrano, e a noi più anziani anzi ricorda subito il Muro di Ancona di Ferrini a Quelli della notte, ma gli ungheresi almeno ci provano a tentare di difendersi come possono dal Disegno dell'Impero, fregandosene delle etichette appiccicate al governo che si sono scelti.
Il "disegno" di cui sopra non è difficile da scorgere, ma bisogna disfarsi dagli schemi introiettati e sforzarsi di abbandonare il proprio punto di vista e guardarsi dal di fuori. Ne ho già parlato altre volte, ad esempio qui, ci torno su riassumendo per punti numerati:
  1. fino alla Rivoluzione industriale, nel mondo a parte pochissimi privilegiati tutti gli altri se la passavano più o meno nello stesso modo;
  2. non che prima la storia dell'umanità non sia che la storia della conquista e della depredazione degli uni sugli altri, chè è dalla fine dell'Eden che è così, ma da quel momento in poi il Capitalismo ha bisogno di risorse naturali immense per alimentare il suo motore, ora enormemente più potente (e assetato) di prima: è il Colonialismo, un crudele e massiccio furto di uomini e risorse, a cui Italia e Germania si sono affacciate per ultime raccogliendo le briciole, e poi tentando di pigliarsi tutto il cucuzzaro con una guerra mondiale;
  3. nel frattempo, all'interno delle società capitaliste, i "proletari" non più agricoltori o servi, vivendo necessariamente vicini (alle fabbriche e quindi tra loro) e dovendo essere necessariamente un minimo alfabetizzati, cominciano a parlare tra loro e si organizzano per avere redistribuita almeno una parte della torta: è il socialismo, e dove il capitalismo non era ancora abbastanza organizzato vince e diventa la forma ideologica in cui si declina il Potere - socialismo e capitalismo si alleano momentaneamente contro la terza forma ideologica montante, il nazifascimo, e vincono;
  4. finita la guerra, c'è il problema di impedire che i Paesi di cui si era decisa l'appartenenza a un campo passino all'altro, e la cosiddetta "guerra fredda" si combatte anche concedendo al socialismo ampi spazi all'interno del capitalismo, e però dando al consumismo il compito di fare rientrare dalla finestra quello che usciva dalla porta: è il Welfare State, i tre decenni d'oro dell'Occidente, che finiscono con la crisi petrolifera del 1973, che dice che non ci sono abbastanza risorse nel pianeta per estendere il modello di vita che aveva appena preso piede, anche se poi resisterà agli assalti per alcuni altri decenni (ci vuole un partito "di centrosinistra", per demolirlo...);
  5. finita la guerra fredda, il capitalismo non ha più avversari, e si realizza pienamente: è la globalizzazione, il pianeta è un unico mercato delle merci, dei capitali e necessariamente (Ricardo) anche del lavoro, ora c'è solo da convincere chi ha goduto per qualche decennio di un vantaggio comparativo che deve rinunciarvi.
Rileggete l'ultimo punto: è quello che vi sta succedendo attorno. I vostri bisnonni nonni e padri hanno avuto istruzione e cure gratis, lavoro garantito, la possibilità di comprarsi casa e mantenersi un'auto e tante altre belle cosine, le ferie pagate, eccetera eccetera. Dal punto di vista del capitale, non c'è nessuna ragione per cui nel mondo ci siano alcune nazioni in cui tutti o quasi si possano permettere questo e altre in cui no. E non ci sono risorse (e soprattutto neanche più ragioni: non c'è un sistema alternativo "esterno" da cui difendersi) per garantirlo a tutti. Non serve nemmeno postulare un "grande vecchio" che tiri le fila di questo affare: è una tendenza sistemica, i soldi si muovono secondo leggi analoghe a quelle della fisica, tendendo normalmente ad andare verso chi ne ha già di più (solo un'azione politica forte e fortemente motivata può temporaneamente impedirlo, è successo al punto 4 ma è acqua passata). E chi ha i soldi può pagare profumatamente chi deve convincervi che è ineluttabile, ed ecco perchè esiste e come e perchè è mantenuta la "casta" di chi si occupa di politica e di comunicazione di massa. E può anche pagare chi deve venire a farci toccare con mano la stridente offensività delle disuguaglianze oggi esistenti nel pianeta - o credete davvero che gente che con mille o duemila euro camperebbe un anno preferisca darli, quando sia riuscita a raccoglierli, a uno scafista per rischiare di morire in mare?
Neanche quando avevo vent'anni io, trovare lavoro era facile, specie al sud Italia. Ma io credevo che il lavoro fosse uno dei tanti miei diritti, e che se mi impegnavo la trovavo, una strada per cui dopo una serena vita lavorativa avrei avuto diritto a una pensione dignitosa. Fate una serie di interviste ai ventenni che conoscete, oggi, ditemi se ce n'è uno che pensa a questo modo, ormai. I trenta e quarantenni ancora vivacchiano grazie alla pensione e alla casa dei genitori, ma loro (anzi già anche molti di noi) non avranno una pensione sufficiente a mantenersi. E allora ecco che ci si inventa il modo per togliere pian piano la casa a chi faticosamente se l'era comprata: la nuda proprietà era traumatica, con il reverse mortgage manco te ne accorgi. Tempo pochi decenni, il livellamento verso il basso delle condizioni di vita del 99% delle persone sul pianeta sarà cosa compiuta. E se non basta, bisognerà trovare un modo per decimare la popolazione. Ricordatevi questo, la prossima volta che non riuscite a spiegarvi una nuova stronza legge (dopo il demansionamento, ora è possibile anche vendere le ferie... a quando legalmente gli organi?), indossate questi occhiali, per leggere la politica interna e la cronaca mondiale.

E BRAVO FRATELLINO!

...and the winner is...
Tra le altre, ho la fortuna, e forse anche un pizzico di merito, di mantenere un nucleo di vecchi amici dei tempi del liceo, quindi parliamo di 35/40 anni fa, dove per mantenere intendo non l'occasionale rivedersi decennale o ventennale eternato da noi da Carlo Verdone a imitazione di Kasdan, e nemmeno solo un rivedersi periodico e cordiale, intendo proprio la possibilità di percepire il contatto intimo con una persona a prescindere da qualità e quantità della frequenza, sapere che c'è per te e tu per lui anche se non vi siete sentiti nemmeno per le ricorrenze, e quando ti rivedi magari dopo anni vi comportate esattamente come se vi foste visti ieri.
Capita che tra questi pochi amici ci sia anche uno che ha un fratello minore, che non era l'unico ai tempi ma era l'unico che veniva ammesso al consesso dei "grandi", che sono carognissimi in materia come spero ricorderete, anzi si "ammetteva" da solo perchè girava tra noi nelle nostre feste con una telecamera in mano e la battuta sempre in canna. Che tu pensavi già allora "questo sfonda nel cinema", ma il pensiero te lo scordavi fino a che non ti chiamava il fratello per avvisarti che in quel film il fratellino faceva una piccola parte, e stiamo parlando di Gianni Amelio, poi guardaunpo' proprio di Verdone, e così via. Fino a che, passando per alcuni anni in cui è lui direttamente che ti tiene informato della sua carriera teatrale e cinematografica, non te lo ritrovi davanti anche quando non te lo aspetti, in uno spot di una banca, in un film, in tivù. E fino a che il fratellone non ti chiama per dirti guarda un po' Rai Uno tra venti minuti, c'è la cerimonia di premiazione dei David di Donatello...
Massimo De Lorenzo - la notizia è questa - ha vinto il David come interprete della miglior canzone originale del film più premiato di questa edizione, il calabrese Anime nere. Il film me lo sono perso, forse per colpa mia forse della distribuzione non ottimale (come peraltro un altro film sempre con Massimo qui addirittura coprotagonista, Soldato semplice di Cevoli - Palmiro Cangini, per capirci), ma ora però grazie al premio tornerà in circolo, e allora sarà possibile e doveroso recuperare. Ma che fatica che bisogna fare ormai in Italia per imporsi e vivere di cinema (di qualità) senza indulgere a scorciatoie di vario genere, vero Massimo? Che ti ci voleva con quella faccia e quella testa a inventarti un tormentone e importi tramite la tivù, come altri peraltro grandi attori con cui ha pure già lavorato, e magari col loro aiuto?
Eppure, testazza di rriggitano, un primo grande riconoscimento ufficiale l'hai ottenuto, all'interno di una carriera ormai solida che noi tutti, già dalla festa dei diciottanni di tuo fratello, sapevamo avresti avuto. Il nostro (parlo al plurale perchè so di poterlo fare, è come avessi fatto un giro di telefonate per la quinta G) augurio è che sia solo il primo di una lunga serie. Ma per quanto grande diventerai come attore, per noi sei sempre, pure a 47 anni, e sarai sempre, il fratello piccolo.
...
A proposito di giovani promesse della recitazione, alcuni amici di Massimo mi hanno contattato via Facebook segnalandomi la loro webseries. Loro si chiamano Geneticamente mortificati, sono davvero bravi, seguiteli, se lo meritano...
...
Ed ora il video della canzone incri... pardon, premiata:

ARIA NUOVA NEL BASKET

Tanti auguri, Paròn!
Con i successi in gara 7 di Sassari su Milano e Reggio Emilia a Venezia abbiamo la certezza di un nome nuovo nell'albo d'oro del massimo campionato di pallacanestro italiano.
In verità, poichè i due scudetti di Venezia risalgono a un'epoca molto lontana, anche uno scudetto in laguna, non solo uno nella patria del parmigiano o uno in Sardegna, sarebbe da salutare come una ventata di salutare novità nel panorama cestistico nazionale.
Semmai, una vittoria di Venezia non sarebbe stata una novità da un altro punto di vista: il suo allenatore è il più vincente della storia del basket italiano, e ha strappato da poco il trono a uno con cui, tra l'altro, condivide una lunga esperienza sulla panchina della Viola Reggio Calabria, quel Tonino Zorzi che proprio in questi giorni compie 80 anni. Stiamo parlando di Carlo Recalcati, peraltro ex Nazionale sia come giocatore che come ct.
Pochi giorni fa si era conclusa alla bella anche la finale per la promozione dalla A2 alla serie A, e qui però tra la primizia assoluta e il gradito ritorno di una piazza di grande tradizione ha prevalso quest'ultima: Torino su Agrigento. Ma i siciliani hanno sciupato un "match point" perdendo in casa per un soffio la gara precedente: è una specie di maledizione del sud del basket che a Reggio conosciamo bene, e che se vogliamo ora finalmente proprio Sassari ha sfatato. Nessun dubbio, però, che una splendida realtà come la società di Moncada è destinata a piazzarsi stabilmente in massima serie, è solo questione di tempo.
Aria nuova nel basket, insomma: evviva. E a vedere oggi la partita di Venezia, coi tifosi unanimi a salutare con cori e applausi la loro squadra perdente (alla prima sconfitta interna stagionale, peraltro), viene ancor di più da dire: guardatevelo voi, il calcio...

DALLA PARTE GIUSTA DELLA SUOLA

Dentro di me, vivono la mia stessa identica vita miliardi di
microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo.
Io, a quale corpo appartengo?
- F. Battiato, Beta, 1972
Se si vuole essere in grado di interpretare la realtà, bisogna sforzarsi ogni tanto di guardarla da un punto di vista diverso dal proprio, magari molto più alto. Altrimenti si è come formiche tutte prese dal lavorio dentro, da e per il loro formicaio, che quando arriva il piedone a sconquassarlo non hanno proprio le categorie di pensiero capaci di fornire loro una interpretazione anche solo vicina alla verità: un essere molto più grosso, per cui loro sono abbastanza piccole da apprezzabilmente non esistere in quasi tutte le situazioni, che semplicemente camminando per i fatti suoi ci ha appoggiato sopra un suo arto.
La metafora appare particolarmente adatta anche per un'altra funzione: quante formiche - se mai una lo facesse - si rendono effettivamente conto di questa realtà "oggettiva" (virgolette obbligatorie: per fare una perfetta vita da formica non solo farlo è oltre il necessario, ma è anche oltre l'oggettivo), quante sono in grado di combatterla o almeno prepararsi a subirla, e quante invece una volta registrata la loro impossibilità a comprenderla si godono la vita dal loro punto di vista rubricando in "fatale" o "divino", o non rubricando affatto, l'eventuale accadimento eterogeno? Tranquilli, non ho visto troppi cartoni, non sto antropomorfizzando le formiche, sto solo utilizzando un espediente dialettico già sentito, ad esempio nel Battiato elettronico dei primi tempi.
Tutto questo solo per fare, almeno a qualcuno di voi, venire voglia di leggere questo pezzo di Lameduck, che inquadra con mirabile sintesi la situazione in cui ci troviamo rendendole spiegazioni che da un punto di vista "interno" sono del tutto inintellegibili. Una volta si chiamava "prendere coscienza di classe", ora chiamatela come vi pare ma fate presto che ci stanno schiacciando.
E visto che ci troviamo, rispolvero una vecchia usanza e vi fornisco, prima del saluto musicale finale, un altro trittico di letture collaterali:
  • Travaglio, ovvero come e perchè la nuova strombazzatissima normativa anticorruzione è più che altro pro;
  • Di Cesare, ovvero nella Nuova Fiera di Roma, costosissima e già in rovina, il paradigma di cosa significa grandi opere pubbliche in un Paese che ha elevato la corruzione a sistema;
  • Bertani, ovvero un piccolo episodio di una grande narrazione, quella che vede lo stesso Paese rinunciare all'ossatura stessa della Modernità (nella fattispecie, un sistema elementare di trasporto pubblico su rotaia, ma l'esempio può essere esteso a tutto il resto), in nome di logiche di profitto figlie di quella stessa corruzione sistemica per cui oggi sono disponibili frequenti collegamenti diretti, peraltro carissimi, solo tra 4 o 5 grandi città, sporadici per le altre città "metropolitane" o comunque importanti, e gli altri si fottano.
Tutto questo mentre piuttosto che lasciare che tutti constatino come l'unica alternativa attualmente possibile a questo sistema è il moVimento 5 stelle, preferiscono fabbricare un'altra alternativa fasulla, in realtà ampiamente interna e organica al sistema (come dimostrano venti anni di cronaca politica e si, anche giudiziaria), pompandola sui media in affiancamento da qualche tempo al "cinegiornale Luce" su Renzi e le sue mirabolanti imprese.

TU CHIAMALE SE VUOI

Elezioni. Dai tempi del gioco di parole sul celebre pezzo di Battisti-Mogol, o della meravigliosa elegia satirica di Gaber che alla fine si frega la matita, ad oggi, passa la distanza che c'è tra un evento capace di mobilitare quasi tutti gli "aventi diritto" a uno che ne lascia a casa la metà. Eppure anche oggi, che è possibile "tanare" un grigio professore mentre ammette (non si sa quanto inconsapevolmente) che la democrazia nelle entità sovranazionali odierne è un lusso superato, se ne parla con più o meno simulata enfasi, anche magari passando dal trionfalismo al mettere le mani avanti per non dover poi inquadrare un risultato come la batosta che è. Così adesso che un 5 a 2 è meglio di un 4 a 3, e chi osa ricordare che dall'alto del famoso 40percento si puntava a un 7 a 0 è un disfattista magari qualunquista, non resta che raccogliere un paio di pensieri sparsi, che possono venire - s'intende - a chi ancora si ostina a pensare:
  • il moVimento 5 stelle ha vinto se si guarda ai voti complessivi (si riconferma alla grande secondo partito) ma ha perso se si guarda ai presidenti eletti, il che ci dice che ancora non ha compreso che le leggi elettorali sono come il regolamento di uno sport, se prima di iniziare a giocare non lo impari e durante non ne tieni conto alla fine perdi: dunque con l'Italicum, grazie alla stoltezza di chi se lo è approvato pensando fosse su misura propria, si potrà magari vincere da soli, con la legge elettorale per le comunali forse, con leggi come quelle per le regionali no, potevi vincere solo appoggiando candidati della "società civile" come ha fatto Podemos in Spagna qualche giorno fa; Grillo ha invece forse compreso, a stare al blog, che la battaglia contro l'Euro è più importante di, anche perchè propedeutica a, quella sul Reddito di cittadinanza;
  • c'è una parte ancora consistente di italiani che crede che esista una contrapposizione tra destra e sinistra e che quindi se non vota i candidati di Renzi vota quelli di Berlusconi - l'Italia si salverà solo (se e) quando il moVimento e chi lo appoggia sarà riuscito a far capire ai più che la contrapposizione è tra l'idea di politica come carriera e modo di arricchirsi e una come servizio temporaneo in cui arricchirsi è vietato, e che bisogna affidarsi mani e piedi a chi vuole imporre quest'ultima idea per tutto il tempo che serve a che diventi senso comune (impossibile? no, facilissimo: guarda come hanno fatto col precariato...), qualunque etichetta si possa appiccicare alle sue idee nel vecchio sorpassato (e dolosamente tenuto in piedi) continuum - altrimenti, ci si rende complici del completamento del progetto di impoverimento e depauperamento di diritti di cui i due falsi competitor sono esecutori per conto del capitalismo multinazionale.
Domani è la festa della Repubblica, maledizione l'unica cosa buona è che non si lavora, e stramaledizione questa cosa non si può manco più pensare senza sensi di colpa...

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...