SOTTO (E DIETRO) IL TERRORISMO

Il noto criminale di guerra Tony Blair, giudicato colpevole di genocidio dalla
Corte penale internazionale dell'Aia e condannato alla pena capitale, durante
la sua ultima cena, che un suo ignoto (perciò inquadrato di spalle) emulo ha
voluto rendere più piacevole attorniandolo con due sue deliziose ancelle...
A furia di rimuginare finché non mi venisse qualcosa di organico e sensato, e magari di nuovo rispetto ai numerosi interventi già fatti in materia, ecco che il pezzo definitivo su "terrorismo razzismo e immigrati", ché di materia unica si tratta, e in modo molto più profondo di quello che sembra, l'ha scritto come spesso capita un altro, uno bravo davvero. Carlo Bertani scrive poco sul blog, ormai, ma sempre con tanta sostanza: leggetevi questo post con attenzione, soprattutto la fine, da "quindi" in poi. Fatto? Ora possiamo chiacchierare io e voi...
Non so se capita anche a voi, ma io ormai non riesco più a seguire i telegiornali o i giornali radio. Prima l'allergia era solo alla pagina politica, allergia violenta al limite dello shock anafilattico al solo sentire la voce chioccia del premier abusivo spadroneggiare senza contraddittorio per minuti e minuti in ogni edizione di ogni canale, e questo è comprensibile anche da chi non condividendomi invece lo trova simpatico (mi pare incredibile, ma da qualche parte i renziani devono pur ancora esserci, anche se sono sempre meno e si vergognano peggio dei berlusconiani, d'altronde avendone ancora più ben donde). Ma la cosa si è via via estesa anche alla cronaca, interna e internazionale, così restando ascoltabile solo la cultura (ma tanto non ne parlano quasi mai, e se lo fanno è per promuovere qualche "artista" della parrocchietta già abbastanza ricco di suo) e lo sport (ma si parla quasi solo di calcio, e non lo seguo da decenni - e avendo visto scampoli di questi europei mi sono ricordato perché: è noioso e sono tutte pippe, degli europei si è salvata solo la sacrosanta Nemesi che ha colpito i francesi punendoli dell'enorme scorrettezza iniziale guarda caso neanche notata dall'arbitro...). Se capita anche a voi, vediamo se ho messo a fuoco bene il perché: è la fastidiosa consapevolezza, sorda al punto di essere quasi subliminale quindi difficile da portare alla coscienza, di essere presi costantemente per il culo. Non c'è notizia, infatti, che non sottintenda una narrazione diversa da quella che apparentemente racconta. Una narrazione subdola e infida, tendente a penetrare se non in tutti almeno in una maggioranza enorme di chi ascolta, fino ad essere accolta come Verità. Perché funzioni, dei verità deve avere alcuni elementi, e infatti li ha: volete che non ci siano rischi nella brexit, o che non sia sbagliato ammazzare di botte un aspirante rifugiato, o che sia bello che anneghino dei disperati o sparare sulla folla al McDonald's? Ma sotto, e dietro, quindi culo al muro, c'è altro. E per vederlo bisogna allargare il punto di vista.
Il capitalismo deve il suo successo al fatto di avere insite alcune tendenze sistemiche che non hanno affatto bisogno di teste pensanti per perpetuarsi; è cioè totalmente affine agli istinti più profondi dell'animale-uomo, quelli per cui i bimbi si litigano i giocattoli al grido di "mio!" e le tribù primitive hanno cominciato a combattersi non appena passate dallo status di cacciatori/raccoglitori/nomadi a quello di allevatori/agricoltori/stanziali. Queste tendenze però si scontrano con dei limiti fisici, poichè funzionano secondo principi esponenziali, e invece la natura no. Finché il sistema di riferimento era definito (e lo è dalle capacità tecnologiche) dalla tribù, su su fino allo Stato-Nazione, poco male: raggiunti quei limiti, si cercava in ogni modo di sfondarli e accaparrarsi risorse "extrasistemiche". Guerre, imperi, e colonialismi vari si spiegano così. Una volta raggiunte le dimensioni planetarie, il sistema non può che collassare, a meno che non trovi il modo di perpetuare il suddetto meccanismo al di fuori del pianeta (ad esempio, trovando un modo davvero economico di sfruttare l'energia solare, e un posto nello spazio o un modo dove smaltire i rifiuti). Questo è il quadro di massima, all'interno del quale avvengono movimenti che però appunto risultano incomprensibili senza inquadrarceli. E in questo quadro, non c'è nessuna ragione, nessuna, perché voi o io abbiamo diritto a condizioni materiali e spirituali di vita anche solo del 10% migliori di quelle di chiunque altro al mondo. Se le abbiamo di fatto, e nella misura in cui le abbiamo, è per strascico della rendita di posizione ereditata dal mondo pre-globalizzazione. In quel mondo, il socialismo ha svolto la funzione di tentare la redistribuzione, in termini di risorse e diritti che poi stringi stringi è la stessa cosa, verso il basso, ed ha avuto successo nella misura in cui cedergli era funzionale al sistema stesso. Oggi, chi tenta di perpetuare in qualunque modo una sola oncia di quella rendita, deve essere consapevole di essere "conservatore" anche se parla sotto le bandiere del progressismo. Solo un socialismo che operi sulla stessa scala del capitalismo, cioè globale, può di nuovo sperare di influenzare il sistema "da sinistra".
Gli uomini sono tutti uguali, e ciascuno ha diritto ad avere di che vivere, e di che crescere intellettualmente, nel posto dove nasce: tutto ciò che contrasta con questo principio, è il Nemico e deve essere combattuto. Tutto. Quindi anche e soprattutto la nostra industria bellica, quella delle materie prime, la nostra politica estera fatta di guerre e "esportazione della democrazia". Se, e solo se, riusciamo in questo, le migrazioni torneranno a una misura endemica, e con esse le tensioni razziali da una parte e il terrorismo dall'altra. Altrimenti tutto ciò è destinato purtroppo a una crescita esponenziale, e il nostro sistema di vita e di valori crollerà (come tutti gli imperi suoi predecessori) per non aver saputo adeguarsi alla realtà. E (cgni medioevo ha sia i suoi barbari che i suoi federichi secondi) come sempre la civiltà non è che morirà, verrà semplicemente rielaborata a partire da un "rinculo" da genti diverse, in modi che nemmeno immaginiamo e che comunque ai nostri occhi risultebbero insopportabili; ma tanto non è un problema perché noi non li vedremo.
...
Finito con la parte concettuale, i meno pigri avranno di che divertirsi con gli approfondimenti, che spesso fungono da spiegazione/chiarimento, stavolta una montagna:
  • Mazzucco, ovvero siamo già alla terza fase della tragedia teatrale chiamata Terrorismo islamico, quella in cui la bestia scappa di mano ai suoi stessi creatori, e si moltiplicano gli emuli spontanei della recita che applicano random il suo canovaccio - come si chiede Bottarelli "siamo di fronte a terroristi che si fingono pazzi o pazzi che si fingono terroristi?";
  • Blondet, ovvero lo strano caso del videoamatore tanto "fortunato" che sarebbe il caso di informarsi sui suoi spostamenti ed evitare di seguirlo...
  • Fusaro, ovvero quello che non torna nei casi in cronaca e come si può spiegarlo: il terrorismo è un'arma in mano ai potenti e fa il loro gioco, per occultare la lotta di classe con lo "scontro di civiltà", far accettare in nome della sicurezza cessioni di libertà, ridurre al silenzio il dissidio anticapitalista in nome dell'attacco all'Occidente, giustificare le aggressioni imperialiste in atto e la loro intensificazione prossima ventura, preparare gli animi alla guerra; 
  • Dispenza, ovvero la morte di 125 bambini innocenti in Siria sotto le bombe americane, ovvero uno dei millanta episodi di cui l'Occidente sedicente democratico è ripugnantemente colpevole, nessuno dei quali ha da parte dei media occidentali una copertura neanche lontanamente paragonabile a quella degli episodi in cui noi stiamo dalla parte delle vittime (donde si vede per chi lavora la stampa cosiddetta libera, e perché noi non capiamo le cause dei nostri problemi e quindi non ce la prendiamo coi veri colpevoli);
  • Chiesa, ovvero ci stanno preparando attraverso la paura alla guerra contro Russia e Cina, perché il capitalismo dalle sue crisi non può uscire se non spingendole al massimo e poi sfociando in una guerra;
  • Assad, ovvero una lunga intervista (alla NBC) molto istruttiva al "tiranno" già "baluardo della democrazia", su tanti argomenti, ad esempio su chi e come ha creato l'Isis;
  • Di Maio, ovvero ancora una volta gli unici al momento ad avere chiaro dove sta il problema sono in cinquestelle - nella fattispecie, non si può risolvere il rebus mediorientale senza prima almeno ricacciare Israele nei confini del 67, ma in generale, è ancora una volta dei cinquestelle l'unica proposta seria (per quanto perfettibile) di modifica della sciagurata politica estera del nostro Paese;
  • Maggiori, ovvero un parzialissimo elenco delle nostre vendite di armi a Paesi creatori e finanziatori di terroristi, stoppare le quali sarebbe altro fattore propedeutico ad ogni tentativo di soluzione serio e foriero di un qualche risultato positivo;
  • Cadau, ovvero mentre giustamente piangiamo i nostri morti in Bangladesh ed esecriamo l'orrore di cui sono stati vittima, non dimentichiamo neanche per un istante l'ignobile e infame sfruttamento del lavoro minorile al limite dello schiavismo se non oltre che caratterizza una delle componenti del nostro capitalismo (e costituisce una delle cause della distruzione del tessuto produttivo nostrano);
  • Mariotti, ovvero una pregiata lettura (del migliore pensiero cattolico - sullo stesso sito è ancora più esplicito Fresu) del fenomeno migrazione tra sfruttamento, colonialismo, razzismo e accoglienza;
  • Lameduck, ovvero prima di parlare di razzismo o accoglienza, ricordiamo che le migrazioni in atto sono frutto di una precisa strategia capitalistica (comprensibile solo ricorrendo alla categoria marxiana dell'esercito industriale di riserva, anche se qui è peggio, non c'è nemmeno l'industria come alibi) e consistono in una vera e propria deportazione di schiavi con l'obiettivo finale di rendere schiavi anche gli uomini "liberi" dei Paesi di arrivo;
  • Colonna, ovvero il resoconto (che sui TG non sentirete mai) dell'affare Chilcot che ha smascherato Blair (a proposito, guardate chi lo ha preso a modello...) e le sue menzogne sull'Iraq, tali e dalle tali conseguenze da renderlo degno di un processo per crimini di guerra (dirò di più: la civiltà occidentale si salva solo se accetta che tutta la sua classe dirigente guerrafondaia degli ultimi decenni venga giudicata da un tribunale tipo Norimberga, e di pagare riparazioni di guerra di tale entità da azzerrare le migrazioni).

RIO ADDIO

La cronaca fornisce lo spunto per allontanarsi un momento da un argomento pesante come il terrorismo, occupandosi di uno leggero come l'atletica omonima. Almeno, apparentemente, se è vero (come probabilmente è vero) che per trovare le vere cause e i veri obiettivi della vicenda doping russo bisogna cercare nel campo della geopolitica mondiale, che si sta ridisegnando lungo un nuovo fronte, come la complessa vicenda turca pare confermare.
Ma su queste cose ci torneremo, oggi si parla di sport, e del respingimento da parte del TAS (il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna) del ricorso di 68 atleti russi, tra cui la pluricampionessa dell'asta Isinbayeva, contro l'inedita decisione dell'IAAF (la federazione internazionale di atletica) di escludere dai giochi di Rio non già i soli atleti di cui si è provato il doping, ma tutti gli atleti di una federazione, per provata complicità organizzata di quest'ultima.
A meno di un immediato dietrofront delle autorità sportive mondiali nei prossimi giorni, tanto improbabile che anzi si dice vogliano estendere il blocco ai russi dalla sola atletica leggera a tutte le discipline (!), si tratta di un provvedimento di straordinaria gravità sia nella portata che per il vulnus irreparabile che introduce nella giustizia sportiva. Il principio della responsabilità oggettiva, infatti, finora era stato applicato al massimo ad una squadra per il comportamento di alcuni suoi tesserati o dei suoi tifosi, e anche allora non senza controversie in merito alla sua legittimità: se i miei ultrà creano gravi incidenti allo stadio, perché devi penalizzare la squadra? se alcuni miei giocatori scommettono perché devo retrocedere io? La ragione, si diceva, è che tu dovevi vigilare e non l'hai fatto, e se io non ti punisco ti lascio incassare indebiti benefici da comportamenti non tuoi e ciò funzionerebbe da incentivo per te e per altre società in futuro a tollerarne/sollecitarne di simili. Ma di tutto ciò in una nazionale olimpica di atletica (e meno che meno in tutta la rappresentativa di quella nazione) non ha alcun senso, perché questa NON è una squadra se non in senso lato, e gli sportivi gareggiano sotto le sue insegne si ma ciascuno per sé. Si dirà che questo in fondo è vero anche per un calciatore, ma infatti se una squadra viene retrocessa dalla A alla B per responsabilità (oggettiva o meno) nulla vieta a ciascuno dei suoi giocatori che non abbia anche sue responsabilità soggettive (per le quali avrebbe semmai una squalifica personale) di giocare in serie A in un'altra squadra. Qui si sta impedendo a persone innocenti fino a prova contraria (magari lungo carriere strepitose), senza neanche discutere della loro pulizia individuale o meno, di partecipare alla manifestazione per cui sono anni che si allenano e si sacrificano. Se anche uno solo degli ingiustamente esclusi non avesse mai avuto niente a che fare col doping, si tratterebbe di un vero e proprio delitto, perpetrato attraverso un mostro giuridico che mette una pietra tombale sull'esistenza stessa delle istituzioni sportive mondiali.
Che poi sia improbabile per un atleta di quel livello di essere ed essere stato sempre "pulito", è un altro paio di maniche e però riguarda tutti gli atleti e non solo quelli russi. E' un discorso vecchio, già affrontato anche su queste pagine: forse bisognerebbe deporre ogni ipocrisia e chiamare "medicina sportiva professionistica" il doping, unendo in un unico organismo pubblico chi attualmente si occupa di doping e chi di antidoping perché sperimenti alla luce del sole su persone consenzienti pratiche che migliorino l'efficienza della macchina corpo umano senza danneggiarlo o distruggerlo. Ma se vogliamo continuare con l'andazzo attuale, e tenere su un baraccone di serie B a combattere uno di serie A, allora dobbiamo comunque pretendere che il primo agisca nei binari della legalità. Nessuno può essere condannato per reati che non ha commesso: se si deroga a ciò, si passa nel campo dei fuorilegge: ha ragione il ministro russo.
E ha ragione anche la bella astista dai mille record, che farà bene a ritirarsi mandandoli sonoramente affanculo:
"E' il funerale dell'atletica leggera. Adesso tutti questi sportivi stranieri pseudo-puliti possono tirare un sospiro di sollievo e vincere le loro pseudo-medaglie d'oro in nostra assenza".
Ve lo dice chi per ragioni anagrafiche ha già seguito, sopportando l'amaro in bocca, Montreal 76 senza africani, Mosca 80 senza occidentali (a parte i nostri, partiti sotto la bandiera del CONI anziché il tricolore, e facili trionfatori, che magari avrebbero vinto comunque - ad esempio Mennea e la Simeoni - ma così si son visti svalutare i loro ori) e Los Angeles senza blocco sovietico, ma sempre per boicottaggio volontario mai finora per decisione disciplinare: o permettono agli atleti russi non colpevoli individualmente di partecipare, oppure queste olimpiadi di Rio è meglio che le annullano proprio, ci fanno più figura.

L'ESTREMA JASTIMA

Il titolo mezzo in riggitano (jastìma, letteralmente bestemmia, usato
spesso per imprecazione) è giustificato anche dalla somiglianza della
Promenade des anglais col lungomare Falcomatà (che però è più bello)
La narrazione retorica è "l'Isis è riuscita tramite il terrorismo a portare la guerra in Europa", e viene sussunta, intimamente o esplicitamente che sia, senza nemmeno rendersi conto di ciò che comporta: se siamo in guerra, dobbiamo combattere. Cioè, esattamente quello che volevano sia i terroristi, sia chi li manda, o anche semplicemente approfitta della loro attività dopo averli magari armati, forse creati, sicuramente creato i presupposti per la loro esistenza. In altre parole, arrendersi alla logica della guerra e apprestarsi a combatterla equivale a darla vinta a tutti coloro che volevano la guerra, quindi ai terroristi e purtroppo non solo a loro. E' comprensibile, certo, ad ogni nuovo attentato percepire sempre più evanescente ogni altra strategia. Ma è comprensibile anche, anche se con meno immediatezza, che da sempre è esattamente questo lo scopo degli attentati: convincere i popoli dell'ineluttabilità del conflitto. E che quindi l'unico modo di sconfiggere i terroristi è svincolarsi da questo imbuto logico.
Poi, certo, potrebbe anche darsi che ciò non sia sufficiente a impedire la deflagrazione del conflitto in guerra aperta. E in quel caso non resta che combattere, ciascuno come può, dal lato che corrisponde al proprio sistema di valori e di vita. Ma compiere il proprio dovere di "patriota" non toglie che si possa nello stesso tempo mantenere la propria dignità e libertà di giudizio. Faccio un esempio che proprio Nizza evoca, essendo stata assieme alla Savoia uno dei pretesti della propaganda fascista per l'entrata in guerra accanto a Hitler contro la Francia, 76 (non 760, 76: stiamo parlando dei nostri nonni) anni fa. A Mussolini servivano "un pugno di morti da gettare sul tavolo dei vincitori", e invece ne causò milioni, e forse pure (ma questo è incidentale, solo tragicomicamente incidentale) la sconfitta militare dell'alleato germanico (che è dovuto accorrere in nostro aiuto nei disastrosi fronti greco e africano). Il fenomeno partigiano era ancora molto al di là da venire, e senza cambi di alleati e fronti interni forse non sarebbe arrivato mai, ma c'è da scommetterci che fin dall'inizio, sia tra i combattenti che tra i loro cari a casa, già prima che la guerra arrivasse nel nostro suolo e la casa magari andasse giù per le bombe, serpeggiasse il sentimento profondo, in alcuni più sordo in altri già consapevole, di chi fosse la responsabilità di quella guerra. Nella misura della sua consistenza, è la sussistenza di questo sentimento che salva l'anima di quel combattente che mentre compie il suo dovere patrio NON dimentica di stramaledire chi ha la vera responsabilità del conflitto. Mussolini e Hitler allora, i governanti guerrafondai occidentali oggi (a cominciare dalla famiglia Bush, petrolieri compromessi con i signori della guerra sin dai tempi delle industrie che armarono Hitler) e chi gli regge il gioco della propaganda. Se non ne eravate ancora convinti, la dinamica dei fatti di Nizza lo conferma: non esiste livello di sicurezza (compatibile con la democrazia, ma a prescindere) che possa prevenire il gesto di un folle (fomentato o meno, armato o meno, spalleggiato o meno) che lancia il suo camion "a bomba contro l'ingiustizia" (si, anche l'eroe gucciniano cantato a squarciagola da generazioni di progressisti voleva uccidere "un treno pieno di signori" innocenti - e si, i morti sono tutti innocenti, e il saldo tra i "danni collaterali" dell'occidente e le vittime del terrorismo mediorentale è così sbilanciato che non potrà pareggiarsi mai). Quando toccherà a noi, morire di una cosa del genere, facciamo che il nostro ultimo pensiero, la nostra estrema jastìma (che magari arriva) vada, piuttosto che a un dio che non esiste e al poveraccio che crede di andare in paradiso uccidendo e morendo in nome suo, marionetta inconsapevole di una recita che nemmeno capisce, a chi di quel teatrino tiene le fila.
...
Fin qui il ragionamento liscio liscio. Da qui in poi, per chi abbia bisogno e voglia di convincersi, e fantasia di leggere, alcune delle considerazioni che ci stanno dietro, assieme ad alcuni link di approfondimento:
  • se persino Repubblica, il più allineato alla narrazione standard dei quotidiani, parla dell'attentatore della promenade come di un emarginato con tanti problemi che non ha trovato altra via di redenzione a quella suggerita dal califfato (e non è l'unica incongurenza, vedi anche qui il Fatto), allora vuol dire che si tratta di una ipotesi con davvero molte probabilità di essere la più aderente alla realtà, e quindi il folle franco-tunisino sarebbe maggiormente comprensibile con le categorie di pensiero con cui si analizzano i suoi omologhi statunitensi che con quelle del terrorismo islamico (e chi usa queste ultime da subito e a prescindere, magari per rinfocolare il razzismo e/o l'interventismo bellico in medio oriente, non è che un ignobile sciacallo);
  • ad esempio, questo esperto di terrorismo intervistato dal Fatto quotidiano, nell'incasellare l'eccidio in una strategia volta a trasformare l'Europa in una grande Israele, dove i cittadini hanno imparato a convivere con il rischio quotidiano di morire vittima di un attentato e quindi immersi nella loro normalità in un apparato di sicurezza estremamente pervasivo, non si accorge che il parallelo funziona fin troppo bene: Israele, infatti, è causa con il suo stesso esistere (gratuito - si, è un artificioso avamposto occidentale nelle terre del petrolio, la religione è come sempre solo una scusa, il senso di colpa per l'olocausto non c'entra nulla tanto è vero che la decisione di crearlo è precedente alla II guerra mondiale - ma il concetto funziona anche con "gratuito" tra parentesi) e poi con il suo comportamento storico e continuo, non solo delle azioni disperate di cui è vittima, ma anche di tutta l'instabilità mediorientale senza la quale il terrorismo non avrebbe radici né terreno né acqua;
  • quindi, se non la cancellazione di Israele, o almeno il suo ritiro ai confini ante 67, è il ritiro con ignominia dell'occidente, simile a quello yankee dal Vietnam, da tutti i teatri di guerra aperti dal 1991 ad oggi, con tanto di indennizzi profumati alle popolazioni civili massacrate, l'unica iniziativa capace, forse e con un po' di pazienza, di disinnescare il terrorismo rimuovendone le cause (e con esso le migrazioni di massa);
  • proseguire con l'azione bellica, invece, magari intensificandola, è ormai stradimostrato che è del tutto controproducente; se proprio si volesse praticarla con possibilità di vittoria, infatti, si dovrebbe avere lo stomaco di sterminare con l'atomica una miliardata di innocenti dal Marocco all'Iran, e pazienza per il fallout in sud Europa e Balcani, o se non si vuole arrivare a tanto almeno scegliere con cura il nemico: con un paradosso ben illustrato qui da Bertani, basterebbe mandare un ultimatum all'Arabia Saudita, della serie "al prossimo attentato islamico di chiunque e dovunque, senza neanche cercare di capire chi siano i mandanti e se voi c'entrate, vi radiamo al suolo", per farla finita con il terrorismo islamico - d'altronde, non sono sauditi i soldi con cui prospera? e non sono sauditi tutti i suoi capi storici (Bin Laden in testa: principe arabo di famiglia di petrolieri amici storici dei Bush...)? e non erano sauditi quasi tutti gli attentatori dell'11 settembre? che cavolo c'entrava l'Afghanistan?

UN DISASTRO FIRMATO

Se li lasciamo fare, non si fermeranno finché i "treni
dei poveri" non saranno così anche in Italia, vedrete...
Adesso è facile stigmatizzare l'abbandono totale delle ferrovie periferiche in favore della TAV, come fanno peraltro solo i migliori (i peggiori sono quelli che se la prendono col "fattore umano"). Averlo fatto da anni, invece, ti iscrive di diritto al novero dei purtroppo buoni profeti. Quando manca un quadro normativo e istituzionale che impedisca che la politica diventi o resti solo un modo più spiccio e redditizio di altri di fare fortuna, è ovvio che si scelga sempre di finanziare l'opera faraonica piuttosto che impiegare gli stessi soldi in decine o centinaia o migliaia di opere più piccole e molto più utili alla collettività, perché invece la prima dà visibilità a chi la vara, e per natura consente un margine (già iniziale, e poi levitante in corso d'opera) tale da favorire l'arricchimento indebito dei promotori e dei realizzatori (e non intendo le maestranze...). Ma, per stare sul pezzo, potenziare enormemente la dorsale Roma-Milano e grandemente quelle ad essa strettamente collegate (verso sud solo fino a Salerno, e a nord la Torino-Venezia), e abbandonare o quasi tutte le altre direttrici, per non parlare delle reti locali specie meridionali, significa per un Paese quello che significherebbe per un corpo umano ricostruire in adamantio l'aorta e le altre arterie principali, e lasciare andare in malora il resto del sistema circolatorio: perdere l'uso degli arti a cominciare dalle dita, avere la pelle deturpata dovunque, e prima subire amputazioni progressive poi morire.
Se mai ci sarà un'Italia post era liberistica, quindi se mai ci disfarremo del PD e degli zombie della destra berlusconiana, un nuovo governo del Paese che voglia ricostruirlo dovrà necessariamente partire da qui: grazie anche a leggi draconiane contro la corruzione, e a un supporto incondizionato alla magistratura (in controtendenza a tutte le riforme fatte e annunciate negli ultimi 20 anni), potrà e dovrà usare la recuperata sovranità monetaria per varare un piano di lavori pubblici di medio/piccolo taglio, tra cui non potrà non fare la parte del leone la ricreazione di un sistema capillare di trasporti ferroviari statali sicuri e sovrabbondanti. Treni magari vuoti, che girino in perdita, ma assicurino a tutti, con la stessa certezza che al mattino sorge il sole, che ogni fazzoletto di territorio è collegato a tutti gli altri da mezzi moderni sicuri e dignitosi. Farlo, costerebbe per tutta Italia quanto un solo tratto di inutile TAV. Esattamente come, con gli stessi soldi buttati nella metro C, a Roma si poteva finanziare un piano di trasporti globale che avrebbe risolto definitivamente i problemi di collegamento delle periferie (non sto esagerando: due chilometri sotto il Colosseo costano circa quanto duecento di metro leggera periferica). E dare per sempre ai pendolari di tutta Italia treni comodi puliti e sicuri, meno che fare risparmiare altra mezz'ora agli odiosi manager che infestano coi telefonini la tratta appenninica. Sapevàtelo.
Il fatto che nella fattispecie i soldi per il raddoppio della tratta della tragedia c'erano già, e solo le pastoie della politica (locale e non) li hanno rallentati al punto che quando mai sarà realizzato la cosa suonerà come una beffa, specie ai cari delle vittime, non toglie anzi conferma a maggior ragione che il vero problema è proprio la classe politica, non i soldi. Che l'UE qui aveva stanziato, ma anche quando per anni dice che non ci sono, poi quando interessa a lei, per esempio per salvare il culo (e il portafoglio, lì vicino) ai banchieri, li trova sempre.
Ora è il momento di piangere i morti e domani di accertare le responsabilità, ci dicono oggi affrettandosi a presenziare all'evento mediatico. Ovvio. Ma non dimentichiamo di chi è la responsabilità profonda, e da dopodomani non manchiamo di riversare verso costoro l'odio più profondo, le maledizioni più ancestrali, il rancore più meritato, intanto che ce li togliamo dalle palle per sempre portando al governo chi si propone di invertire la rotta. Poi, se questi non manterranno le promesse, toccherà a loro. Intanto, facciamo piazza pulita di chi non si fermerà prima che il modello indiano di trasporto per la plebe si applichi in toto anche da noi. E non allargo il discorso, che si applicherebbe a tutto, solo perché oggi, purtroppo, si parla soltanto di treni.

OTTO NON BASTANO

Tra pochi giorni questo blog compie otto anni di vita, ed entra nella sua nona stagione. Ogni anno, ormai è tradizione, lo festeggio con una nuova grafica, per carità piccolissimi aggiornamenti scelti tra le millanta possibilità che offre la piattaforma, niente di avanzato che non ne avrei neanche il tempo per non dire della capacità, e peraltro non avrebbe senso, visti gli obiettivi così sbilanciati sul contenuto piuttosto che sulla forma...
L'immagine di sfondo, per chi non lo avesse indovinato di suo, è la famigerata stele di Rosetta, il monumento grazie al quale si sono potuti decodificare i geroglifici. La scelta è un augurio, riportabile su ogni scala dall'universo mondo al particulare intimo di ogni relazione, a non dimenticare mai che nel comunicare c'è solo una cosa peggiore dall'usare codici diversi: farlo essendo convinti di stare usando lo stesso codice. Nel primo caso, infatti, sai già che avrai difficoltà a capire e farti capire, e ti regoli di conseguenza, sforzandoti da un lato e abbassando le tue aspettative dall'altro; nel secondo, continui a parlare convinto che l'altro stia capendo quello che tu gli hai detto, e l'altro capisce un'altra cosa, e magari sulla base della stessa convinzione risponde a quell'altra cosa convinto che tu la capisca e invece tu intendi un'altra cosa ancora, eccetera, in un crescendo di incomprensione e rabbia dalle conseguenze potenzialmente devastanti. Succede anche nelle migliori famiglie, figurarsi altrove.
Il font invece è una voluta citazione di quello delle vecchie macchine da scrivere, scelto senza pretese di originalità allo scopo di rammentarsi che anche se scriviamo sul web e da un computer forse sarebbe il caso di ricominciare a prendere quell'habitus mentale cui eravano costretti quando il massimo della tecnologia era una Lettera32: pensarci bene sennò devi gettare un foglio e soprattutto riscrivere da capo. Se ci pensate un attimo, la cosa farebbe bene ma proprio bene a tanti, col proliferare di spazi di scrittura usati come l'ascensore dai maleducati con l'aerofagia. E non sarebbe male nemmeno con le foto, che da quando abbiamo gli smartphone ne facciamo tante che non valgono più niente e non le riguardiamo più.
Buon nono anno di vita, Controinformoperdiletto, allora; ormai come blog sei anziano, d'altronde nemmeno io in questo scherzo oramai. Una volta si diceva che gli anziani andrebbero ascoltati (non so perchè mi viene in mente la Brexit), dimostriamolo.

...AND NO RELIGION TOO...

Forse tra qualche giorno ci riuscirò, a mettere in ordine per iscritto quelle quattro cose sensate che ho da dire sul terrorismo parareligioso che infesta i nostri tempi. Forse. Intanto, anche perchè è una settimana che non posto e un diario senza interventi similquotidiani è morto, butto giù qualcosa che mi gira in testa dal 21 giugno, quando la cronaca riportò di un post in cui tale Susanna Ceccardi (vecchio di qualche mese ma tornato di attualità in quanto la tipa era appena stata eletta sindaco, prima leghista a riuscirci in Toscana) liquidava Imagine di John Lennon come "inno al comunismo".
Il testo e il video (non è la prima volta, ma va bene così) ve li metto in fondo, ora parliamone un pochino.
Lo sapete, no, da qualche parte dentro di voi, anche se vi dichiarate credenti e magari lo siete sinceramente, che quello che chiamate "religiosità" è una dimensione dello spirito umano intrinsecamente connessa alla consapevolezza di dover morire, vero? "Umano" proprio perché appunto questa consapevolezza è forse davvero l'unica cosa che ci distingue dagli altri animali? Si, lo sapete. Non è necessario che lo ammettiate pubblicamente, io lo so che lo sapete. E voi sapete che io so, ci siamo intesi. Siamo tutti sulla stessa barca. Abbiamo tutti una fifa fottuta, e la gestiamo ognuno come può, in uno spettro che va dalla razionalizzazione estrema dell'ateo convinto ("non temo la morte, perché quando c'è lei non ci sono più io") alla sublimazione estrema del religioso fervente ("non temo la morte perchè mi ricongiungerà a Dio", purtroppo declinabile in molti modi compreso il sacrificio dei kamikaze islamici) passando per l'esorcizzazione di chi così tenta di beffarsene (ad esempio col sarcasmo, con il satanismo o la semplice passione per gli horror, con gli sport estremi, o anche solo col divertimento - parola tragicamente perfetta dal punto di vista etimologico: ti volti dall'altra parte, per non guardare in faccia la realtà, così passa il tempo e non ci pensi). Ebbene, l'unica risposta "adulta" sarebbe proprio prendere atto che la nascita è entrare in un gioco in cui la sconfitta è certa, ma non l'andamento della partita, e quindi logicamente concentrarsi su quest'ultimo perchè sia il meno spiacevole possibile, ciascuno date le carte che gli sono capitate. Tutte le altre risposte hanno un qualcosa di infantile, innocentemente o patologicamente che sia.
Per carità, si tratta di una debolezza per cui anche chi crede di esserne immune (e non è detto che lo sia per sempre: si spiegano così le millanta "conversioni" in capitulo mortis) deve avere molta umana comprensione. Proprio come per ogni bimbo quando singhiozza per la bua, e non lo dico ironicamente. Ma ciò non toglie che, per quanto impossibile sia, solo un mondo senza religione sarebbe anche un mondo senza guerra, avidità, fame, inferno.
Apro una parente, prima di lasciare la parola al Maestro. A The voice di quest'anno c'era una concorrente nemmeno scarsissima che ha passato un paio di step, avendo però il pessimo gusto di attribuire a Dio il merito del suo successo ringraziandolo per il Dono ricevuto di saper cantare. Ora, a me da fastidio anche il segno della croce di Djokovic quando vince un torneo, ma non a me in quanto agnostico, tutt'altro: ho sempre pensato che se fossi credente questo tipo di gesti mi avrebbero fatto proprio torcere le budella, in quanto vi avrei visto l'arroganza e l'egocentrismo (si, anche infantile) di chi pretende che Dio giochi dalla sua parte (piuttosto che da quella del suo avversario, magari correligionario, ad esempio, ma a prescindere). Insomma, da non credente puoi anche pensare che una che dice quelle cose è solo un po' cretina (a proposito: sapete da dove deriva il termine "cretino"?), ma da credente devi pensare che sia blasfema - nè più nè meno di chi nell'altro verso incolpasse Dio per un handicap o un incidente o, tiè, la mancata vincita a una lotteria. Per fortuna che a un certo punto a Dolcenera, pur nella sua scarsa simpatia e coi suoi limiti, non ha retto lo stomaco e gliele ha vomitate, un paio di cosette, alla tipetta prima che la eliminassero...
E ora (Dolcenera ci perdonerà, ma in fondo ce lo deve se gli è stato perdonata la bestemmia di aver scelto quello pseudonimo senza che una sola oncia della sua cifra stilistica ci azzecchi con Faber), torniamo alla musica vera.
Immagina che non ci sia paradiso
(è facile se ci provi),
nessun inferno sotto di noi,
sopra solo il cielo.
Immagina che tutta la gente
viva solo per l’oggi.
Immagina non ci siano nazioni
(non è difficile da fare),
niente per cui uccidere o morire,
e nemmeno la religione.
Immagina tutta la gente
che vive la vita in pace.
Puoi dire che sono un sognatore,
ma non sono l'unico:
spero che un giorno anche tu ti unirai a noi,
e che il mondo sarà in armonia.
Immagina un mondo senza proprietà
(mi chiedo se puoi),
senza bisogno di avidità, senza fame:
una fratellanza tra gli uomini.
Immagina tutta le gente
che condivide tutto il mondo.
Puoi dire che sono un sognatore,
ma non sono l'unico:
spero che un giorno anche tu ti unirai a noi,
e che il mondo sarà in armonia.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...