L'ANNO CHE E' VENUTO

La copertina dell'album Montecristo di Vecchioni dà solo una
pallida idea del genio artistico del suo autore, Andrea Pazienza
Non molti lo sanno, ho i miei dubbi che se lo ricordi persino Vecchioni, ma questi nel 1980 scrisse un pezzo di "risposta" a L'anno che verrà di Dalla, che sarà citato sei sette milioni di volte in post articoli e altre robe di fine anno mentre la sfortunata canzone del Professore nessuna. O meglio una. Questa.
L'anno che è venuto ha dimostrato incontrovertibilmente alcune cose:
  • Berlusconi non era che una causa ultima, la causa prima dei problemi degli italiani essendo gli stessi italiani;
  • Monti non è un tecnico, è un politico di destra ultraliberista con la faccia tosta di definirsi progressista: delle contromisure alla sciaguratezza del suo predecessore che ha promesso ha preso tutte quelle che colpivano dalla classe media in giù e nessuna di quelle che avrebbero colpito da lì in su, mentre i suoi complici in BCE finanziavano gratis le banche e quelle usavano la cosa per arricchirsi anziché per originare credito;
  • Bersani delle due l'una, o è un cretino o è un complice maligno: assistere a tutto questo senza alzare un sopracciglio, lasciare ad altri il dividendo derivante dall'aver tolto da sotto il culo la sedia a un governo criminale, promettere di continuarne l'opera sia nei programmi che nelle interviste nonostante quello lo abbia tradito entrando in prima persona ad incassare il proprio dividendo, sono azioni da far venir voglia di fare karakiri per aver creduto un tempo che lui fosse un buon politico progressista e intelligente;
  • Vendola invece o è un ingenuo o recita, in ogni caso porterà alla destra eurocentrica un bel carretto di persone di sinistra, tra cui molti miei amici, illudendoli che i suoi bei proclami sposteranno un po' più che formalmente l'asse del futuro governo (al massimo, se ci va bene, avremo qualcosa sui matrimoni gay e roba simile, un bel maquillage progressista su un esecutivo conservatore che continuerà a mazzolare i soliti noti).
Il risultato è che a chi spera ancora che in Italia e magari in Europa si cambi spartito, si passi a una politica monetaria economica del lavoro eccetera di sinistra, non resta che affidarsi a Grillo, perché gli Arancioni sono talmente abborracciati che resteranno sotto il quorum sicuro al Senato probabilmente alla Camera e quindi votare per Ingroia e soci è davvero inutile.
Chi mi segue conosce le perplessità che ho sempre avuto e argomentato verso il comico genovese e il suo movimento, ma la politica è l'arte del possibile e oggi davvero l'alternativa è tra qualcosa che con qualche dubbio lascia molte speranze e tutto il resto che oramai le speranze le ha deluse tutte. Gente di sinistra, sappiatelo: chi non vota per il Movimento 5 Stelle, in un modo o nell'altro vota per Monti. Poi non dite che non ve l'avevo detto.
Il tempo di votare per il centrosinistra era un altro, oggi è passato. Bisogna cambiare radicalmente la politica, non abbiamo altre vie di salvezza. E' una guerra civile (per ora) incruenta, in questi casi ci si salva solo se si effettua un cambiamento di paradigma. Sarà un caso, ma il punto di contatto tra i testi di Dalla e Vecchioni erano i sacchi di sabbia sotto le finestre. Buon anno a tutti.

APPUNTI PARTIGIANI

Il titolo non è originale, io l'ho preso da un bellissimo album dei Modena City Ramblers con tanti ospiti illustri ma chissà quanto è stato usato e da dove viene (Calvino?), ma occorreva qualcosa che avesse a che fare con la metafora che secondo me descrive meglio la situazione attuale: è in corso una guerra di liberazione nazionale che farà da spartiacque al nostro prossimo futuro.
Tra parentesi, mi accorgo di essere pesante e di rischiare di perdere i già scarsi lettori, ma non ho altri strumenti per fare la mia parte in questa guerra: non ho l'età, la statura morale, le risorse fisiche e mentali, il carattere per un impegno in prima linea. Ma ho il pensiero, libero anche di contraddirsi, la capacità di tradurlo in parole, e uno spazio dove qualcuno le legge, e quello che ho da ora a febbraio sarà a servizio di una Causa: fare tutto il possibile perché il Movimento 5 Stelle vinca le prossime elezioni politiche contro ogni pronostico. Il PD è dato sicuro alla Camera, ma non al Senato. Monti sale in campo per presentarsi come unica soluzione. L'unico scenario alternativo è che inopinatamente, mobilitando via Internet e con passaparola più tradizionali milioni di persone che non votano più schifati dalla politica, il M5S compia la sua rivoluzione. Il fatto che sia una possibilità concreta, molto più di quanto i commentatori e i sondaggisti (quanto liberi, loro, non lo so) ammettano, è dimostrato proprio dalla bassezza e virulenza degli attacchi concentrici di tutto il mainstream, e dalle contromisure che prendono per tentare di impedire la partecipazione dei grillini alle politiche (le elezioni sono state anticipate esclusivamente con questo scopo: il M5S è il solo grosso partito a dover raccogliere le firme e con questi tempi potrebbe non farcela) o per limitare il suo recupero di consensi (la ridiscesa in campo di Berlusconi è motivata esclusivamente da questo intento, non avendo nessuna possibilità di essere vincente in assoluto). Dunque da qui a febbraio qui si farà campagna elettorale per Grillo, almeno in gran parte: voglio dormire la notte, e che mia figlia un giorno possa vivere in un'Italia migliore, o almeno pensare che suo padre ha fatto qualcosa per impedirgli di vivere nel Paese di merda in cui sarà costretta a sguazzare.
Oggi sul blog di Beppe c'è un post che estrapola dal programma del Movimento un elenco sintetico di punti, a fare il verso alla famosa Agenda Monti. Segno di sfuggita che ho sentito e letto i commentatori di cui sopra stigmatizzare la cosa come una caduta di stile e un segno di debolezza. Figurarsi se entrano nel merito. Poco democratico, populista, ragazzini inesperti che cadranno in tentazione, eccetera: un fuoco di fila concentrato sugli aspetti formali per evitare quelli di sostanza (dove Grillo ha ragione su quasi tutti i fronti, e tutti gli altri torto, anche perché dicono tutti o quasi le stesse cose). Entriamoci noi. Qui c'è l'Agenda Monti, la sintesi e il link all'integrale, per i più pigri qui una sapida summa di Lameduck: l'Agenda del PD (il programma ancora non si trova, salvo qua e la generiche dichiarazioni d'intenti uguali a quelle disattese le altre volte) se ne distingue per aspetti secondari, su Europa moneta lavoro crescita eccetera o la sottoscrive o la richiama - Fiscal compact, flessibilità, grandi opere, e laddove Vendola dice qualcosa di sinistra lo fa per recitare il suo ruolo all'interno di uno schieramento in cui le decisioni importanti sono già prese da altri. Fate un confronto nel merito, fatelo. Vi aiuto io, partendo dall'elenco sintetico di cui sopra:
  1. Legge anticorruzione - Con Grillo ne avremo una vera, non la buffonata pro-corrotti che hanno appena approvato questi: nel M5S la fedina immacolata è un prerequisito, negli altri partiti quasi un difetto;
  2. Reddito di cittadinanza - Ce l'hanno tutti i Paesi democratici, non manda in bancarotta nessuno, ma da noi è tabù nominarlo;
  3. Abolizione dei contributi pubblici ai partiti (retroattivi da queste elezioni) - Un referendum li aveva aboliti, e questi tutti d'accordo si sono inventati i "rimborsi elettorali", che solo il M5S restituisce e promette di abrogare tout-court;
  4. Abolizione immediata dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali - Si può anche non condividere questo punto se dovesse essere attuato senza i dovuti distinguo, ma non si può non inorridire di fronte alla marea di soldi pubblici che tengono in vita organi di partito senza partito e comunque senza lettori;
  5. Introduzione del referendum propositivo e senza quorum - Anche questa è da articolare bene, per evitare che un uso scriteriato sia controproducente per lo strumento stesso, ma è un fatto che gli altri schieramenti della democrazia diretta se ne catafottono e basta;
  6. Referendum sulla permanenza nell'euro - Magari un evento del genere costringesse a una pubblica eviscerazione del problema, con la par condicio tra sostenitori di paradigmi diversi di politica monetaria, anziché il pensiero unico attuale contrastato solo dalle buffonate di Berlusconi e quindi rafforzato;
  7. Obbligatorietà della discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese - La legge elettorale hanno fatto tutti finta di volerla cambiare, e infatti poi è rimasta lì, mentre Grillo aveva raccolto milioni di firme e depositato una proposta di riforma mai discussa dalle Camere;
  8. Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti - E magari una sola rete per ciascun soggetto privato sul mercato, che ne dicono i figliocci di quel D'Alema che si preoccupò più volte di salvare Mediaset, mentre il suo proprietario gli pubblicava libri su libri? E sanno niente dell'occupazione politica del servizio pubblico, mai partecipato o subìta?
  9. Elezione diretta dei candidati alla Camera o al Senato - Altro che voto di preferenza: maggioritario uninominale, a uno o due turni che sia. Trovate altrove la stessa chiarezza?
  10. Istituzione di un politometro per la verifica di arricchimenti illeciti da parte della classe politica negli ultimi vent'anni - Vuoi entrare in politica? Un auditor analizza e rende pubblico i tuoi redditi e patrimoni, poi vieni retribuito il giusto (perché fare politica costa, e sennò la potrebbe fare solo chi è già ricco di suo), e alla fine lo stesso auditor ripete l'analisi: di ogni arricchimento devi dimostrare l'origine: basterebbe solo questo per fare la rivoluzione di cui sopra, in Italia;
  11. Massimo di due mandati elettivi - Vuoi entrare in politica? Sappi che ci potrai stare massimo 10 anni. E che visto il punto 10 non ti ci arricchirai. Ti interessa ancora? Notate che queste regole sono già in vigore per i grillini, altro che chiacchiere sulla politica pulita delle agende altrui;
  12. Legge sul conflitto di interesse - Perché non ci sia mai più un Berlusconi a rovinare la cosa pubblica per vent'anni, e mai più un partito avversario che ogni volta che va al potere promette di fare una legge sul conflitto di interesse e ogni volta se lo dimentica;
  13. Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese - Si, andrebbe chiarito come e bisogna vedere se ci si riesce, ma con la linea politica attuale, che il Pd ha promesso di perpetuare, la piccola e media impresa è stata strozzata;
  14. Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere Inutili come la Tav - Il settore pubblico va fatto risorgere, e solo epurando la corruzione ciò può essere tentato: le grandi opere servono solo per creare tangenti, creano poco lavoro e hanno poco effetto moltiplicatore; una miriade di piccole opere utili (territorio, energia, beni comuni, ecc.) e il rilancio dei settori pubblici tradizionali possono essere volano di crescita; al PD sono per la TAV gli inceneritori i rigassificatori l'Ilva la Fiat le autostrade le privatizzazioni eccetera, non dimenticatelo;
  15. Informatizzazione e semplificazione dello Stato - Queste sono cose che tutti dichiarano di volere (come dimenticare le tre I del Berlusconi prima maniera? chi le ha viste poi?) e se qualcosa si è fatto è stato malgrado le follie dei politici (come dimenticare il costosissimo e inutile portale plis uisit itali di Rutelli?) e soprattutto in termini di leggi spesso disattese nella prassi; scommettiamo che se vince Grillo uno dei primi provvedimenti sarà l'adozione obbligatoria nella PA dei software open source? 
  16. Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza - L'Italia è nel gruppo di coda tra i Paesi cosiddetti avanzati per sviluppo della banda larga, e la rete Wi-Fi gratuita dove c'è è grazie a privati mossi da interessi commerciali o amministrazioni locali in competizione tra loro (come a Roma Comune e Provincia, che follia...) a chi si mette il fiore all'occhiello, eppure oggi le informazioni corrette si trovano (daccordo, a fatica, ma altrove non si trovano e basta) solo su Internet, ragion per cui l'accesso è da equiparare a un diritto civile fondamentale sancito dalla Costituzione: chi altri lo dice?
Insomma, non sono solo chiacchiere questi grillini. Sono invece forse davvero l'ultima speranza perché il nostro Paese cambi davvero. Io continuo a credere nel sogno di un'Europa unita di pace, ma credo che questo possa avverarsi solo se nei vari Stati che la compongono prevalgono forze politiche basate su sistemi di valori diversi e teorie economiche alternative rispetto a quelle attualmente imperanti. Continuo a credere che sia meglio un'Europa che miri alla piena occupazione dei suoi cittadini anche usando un'Euro diverso dall'attuale, che un'Italia fuori dall'Euro a curarsi da sola i suoi mali incurabili. Ma sono sempre più convinto che solo un netto successo del Movimento 5 Stelle alle prossime politiche possa farci avere una speranza di ottenere tutto ciò, mentre una vittoria del PD o il probabilissimo pareggio con tanto di continuazione dell'esperienza Monti non faranno che consegnarci mani e piedi a un futuro già scritto di povertà emarginazione e svuotamento della democrazia. Monti non ha finito di pronunciare la sua formula di impegno diretto che ha ricevuto la benedizione dalle alte sfere vaticane; chi pensa che sia per aver magistralmente cincischiato sulla questione IMU alla Chiesa cattolica è un malpensante o uno che 2+2=4?
Fatevi i conti, prendete appunti, e preparatevi alla guerra: da qui a febbraio c'è da conquistare i voti per Grillo uno a uno. Fate girare sto pezzo, scrivetene di vostri dove vi pare, intasate le mail, spaccate i cosiddetti al prossimo, e così via: dobbiamo cambiare l'Italia. Ora.

L'INUTILE VOTO UTILE

La prima e ultima volta che ho ceduto all'argomento "voto utile"
ho votato questo soggettino in quanto candidato del centrosinistra
contro Alemanno (che ovviamente stravinse, e da allora governa;

come, chiedetelo a un romano qualunque): Muzio Scevola si è bruciato
la mano destra per un errore molto più perdonabile...

Ricapitoliamo assieme la linea politica di questo blog, prima del commento del giorno: obiettivo di lungo termine un parlamento di sorteggiati, di medio termine un rinnovamento radicale della classe politica con estirpazione del professionismo, di breve termine la vittoria del Movimento 5 Stelle alle prossime politiche, in una linea temporale in cui il raggiungimento di un obiettivo è propedeutico alla mira a quello seguente.
...
La "salita" in campo di Monti, che non si accorge che proprio la scelta di termine antitetico accomuna il suo gesto per eversività alla famosa discesa del 1993 del suo finto avversario di oggi, ammesso che resti tale (cambia idea ogni giorno: non può che essere una strategia mediatica, quindi non porci attenzione è il solo modo di farla fallire), comporta un rimescolio di carte non indifferente nel quadro politico: per un mistero sociologico, spiegabile solo ricorrendo a categorie della psicologia come il masochismo e l'attaccamento al padre severo ma giusto di un popolo rimasto bambino (o rimbambito per via televisiva, cambia poco), il suo nome su uno schieramento di centro porta quest'ultimo attorno al 20%, dal 10% scarso cui i suoi componenti separati (UdC finiani e montezemolini) possono sperare di assommare altrimenti.
La destra italiana ha però storicamente anche un'anima populista, e con questa crisi e la sua identificabilissima paternità non c'è modo di farli scomodare per andare a votare se non tramite il vecchio collaudato copione del buffone di corte: ecco qual'è il ruolo di Berlusconi nel gioco delle parti, recitato col suo rientro plateale. Attenzione che se non tornava Silvio un certo numero di eurodelusi di destra rischiavano di alzare le chiappe e andare a votare Grillo, anche se evidentemente comunista, per non lasciare il Paese nelle mani del complotto giudoplutocratico europeo.
A sinistra, non sono bastati 5 anni, e temo non ne basteranno nemmeno 50, per partorire un qualunque progetto unitario, per cui tra sigle storiche e nuove realtà, Alternativa e Arancioni Ingroia compresi, nessuna arriverà al quorum e chi le dovesse votare avrà sprecato il proprio voto.
Il PD fino a pochi giorni va veniva accreditato di percentuali superiori al 35%, ed è da mesi che si comporta come chi le elezioni le ha già vinte, ma ora è proprio l'ingresso di Monti nell'agone a rimettere in discussione tutto: non si vede perché i montiani del PD, partito che nasce proprio per unire due anime per molti versi incompatibili, dovrebbero votare la copia quando ora è disponibile l'originale.
Tutto questo per dire quanto infondati sono gli appelli al "voto utile" che oggi fioccano dalla sinistra del PD ai "compagni che sbagliano": se vince Monti, non è per quelli che votano Grillo o Berlusconi, persone che comunque mai e poi mai avrebbero votato PD o che semmai lo hanno fatto hanno cambiato idea proprio dal momento in cui si sono resi conto che votare PD o votare Monti è esattamente la stessa cosa e quindi non torneranno sui loro passi se non quando il PD comincerà a dire cose di sinistra, che è come dire quando il PD si sarà sciolto o avrà perso uno a uno tutti i pezzi della sua anima centrista.
Ieri intanto è andato via Ichino, pace all'anima sua. Amici del PD, non so se sapete chi è costui: un giuslavorista che la Thatcher avrebbe giudicato un filino reazionario, e voi lo avevate a bordo fino a ieri, e non è che lo avete cacciato, no, se ne è andato non appena ha giustamente constatato che le sue idee erano molto più intonate (e ci credo: uno scoop simile a quello che svelò che era Giorgio "Mediaset" Gori a scrivere il programma a Renzi ha rivelato che è proprio Ichino a scrivere l'Agenda Monti!) all'interno del nascente schieramento montiano. Quanti elettori del PD seguiranno lui e gli altri pezzi che vi perderete da qui a febbraio? Sarete capaci di recuperare i voti persi andandoli a cercare dove ci sono: tra i milioni di elettori che oggi voterebbero per una sinistra frammentata o non voterebbero affatto convinti sia inutile, tanto avremmo comunque un governo Monti o uno montiano? No, rassegnatevi: tra questo e il recupero dal bacino dell'astensionismo che faranno Berlusconi e Grillo, a febbraio prendete si e no il 25, non il 35, per cento.
A questo punto abbiamo 4 schieramenti grosso modo analoghi: PD, centro montiano, grillini, e asse berlusconi/lega. Con l'attuale legge elettorale lo schieramento che prende la maggioranza relativa prende alla Camera il 55% dei seggi: se tutti e quattro veleggiano attorno al 25% si rischia che chi vince di un pelo prenda un premio di maggioranza del 30%, mentre al Senato i calcoli sono così complessi che ogni previsione è inutile ma come elemento di ragionamento si può notare che sono avvantaggiate le realtà più polarizzate sul territorio, quindi la Lega e di nuovo Grillo, rispetto a quelle meglio distribuite.
In questo quadro, con che coraggio si può usare oggi l'argomento "voto utile" a favore del PD? Semmai, esso può essere usato proprio a favore del M5S. Compagni del PD, si proprio voi che ne costituite l'anima di sinistra, se volete che il vostro voto non vada sprecato, non finisca cioè per sostenere un nuovo governo Monti o qualcosa di simile, dal momento che in ogni caso il vostro partito NON ha più speranze di altri di vincere talmente bene le elezioni da poter governare da solo, votate per chi invece può ancora schiodare milioni di persone e fare un exploit finale inaspettato: il Movimento 5 Stelle. Se poi una nuova sconfitta porterà alla dissoluzione finale il Partito Democratico, tanto meglio: si potrà rifondare un grande partito di sinistra in grado di vincere da solo la prossima volta.
Perché oramai è sparire, l'unica cosa buona che può fare il PD.

DUE CONTI E UN MARCHESE

Questo non è un post aristocratico, anche se così può sembrare dal titolo e dalla difficoltà dell'argomento, sotto Natale poi... E' che ho sempre creduto che la democrazia, quella vera, passasse per una crescita dei cittadini in quanto tali, una crescita generalizzata proprio di studio nella materia "cittadinanza democratica" specifica che portasse a una partecipazione politica consapevole diffusa, e che il processo inverso, abbassare al volgo, dunque "volgarizzare", la disputa politica per renderla disponibile ad una massa di" votanti non cittadini" avrebbe finito per azzerarla di fatto, la democrazia. Ste cose le scrivevo giovanissimo negli anni 80, molto prima che succedessero: a chi non basta la parola ho le prove, i miei vecchi articoli su Parallelo38.
In questo momento pare che Monti non parteciperà alla disputa elettorale prossima ventura, convinto da sondaggi non proprio esaltanti più che per reale ritrosia, e invece starà alla finestra per un nuovo incarico tecnico se il probabile pareggio lo rendesse necessario altrimenti per il Quirinale. Ma il fatto stesso che abbia potuto pensare di prendere consensi alle urne uno che è da un anno che massacra il grosso dell'elettorato, il fatto stesso che sia in testa nel sondaggio "chi vorresti premier" a prescindere dai partiti, la dice lunga sul grado di consapevolezza degli italiani sulle vere cause di questa crisi.
Per tutte le ragioni sopraddette torno ad avventurarmi in una semplificazione di cose così complesse che si capisce che non si abbia voglia di studiarle, ma "loro" lo sanno e ne approfittano per darvi il risultato che a loro conviene come se fosse l'unico possibile.
....
La crisi attuale nasce monetaria, e diventa economica come solo chi ci sapeva vedere aveva detto subito che sarebbe diventata presto tale se non si cambiava paradigma di politica monetaria. Quello attualmente in vigore in (quasi) tutto il mondo non è l'unico possibile, sembra così perché appunto così lo trattano, ma non è così. La moneta non è una cosa che si prende in prestito si mette in circolo e si ritira, e se uno Stato ne usa più di quanto ne ritira è in deficit e questo aumenta il debito e i creditori vogliono interessi più alti (lo spread) e allora aumenta la spesa per interessi e quindi il deficit eccetera: c'è (stato) un mondo in cui la moneta è una cosa che uno Stato sovrano stampa a piacere con l'unico limite che se ne stampa troppa perde di valore e parte l'inflazione e con l'obiettivo di assicurare a tutti i cittadini di avere un lavoro e una vita dignitosa. Questo dice in soldoni la MMT, questo dice anche la nostra Costituzione anche se la maschera di se stesso che oramai è Benigni non ve l'ha detto. Repubblica democratica fondata sul lavoro significa proprio questo: che non può esserci democrazia se non lavora chiunque voglia, e gli altri articoli fondamentali non sono che il corollario di ciò, ché solo chi è libero dal bisogno può diventare un cittadino pienamente democratico.
L'Italia ha avuto una moneta pienamente sovrana fino al 1981, e il debito pubblico infatti ha cominciato a crescere allora: si legga qui tutta la storia con tanto di dati chi ha voglia di studiare, ai pigri come al solito ci penso io riassumendola. Ma non solo, stavolta aggiungendoci un paio di variabili secondo me decisive. Perché infatti Andreatta e soci decisero che la Banda d'Italia doveva essere indipendente e non più obbligata a comprare tutti i titoli di Stato invenduti alle aste (come sono ancora quelle americana e giapponese, col risultato che quei Paesi hanno debiti molto più alti del nostro e spread bassissimi o negativi)? Malafede indotta dalla plutogiudocrazia che si preparava già a rapinarci con l'Euro, o c'era qualcos'altro? Soccorre avere una certa età, e ricordarsi l'inflazione al 20% e gli stipendi che grazie a sindacati combattivi rincorrevano, ma a stento, quel potere d'acquisto che quella si mangiava anno dopo anno. Come mai c'era? La bolletta petrolifera, si diceva, ma era solo questo? Nemmeno il Giappone di oggi sciala in materie prime, e ha pure spento le centrali nucleari... No, il fatto era che anche la democrazia noi la stavamo reinterpretando... all'italiana, mica tutti s'intende, ma una buona maggioranza: chi ci aveva sconfitto nella guerra ora esportava da noi il suo modello di sviluppo, pagando s'intende, e noi con quei soldi abbiamo vissuto una crescita esplosiva chiamandolo miracolo economico come se fosse tutto merito nostro, e intanto certo la nostra costituzione e tutte le forze sane che ci credevano agivano da una parte ma dall'altra agiva l'inerzia di un popolo dominato da secoli mai autodeterminatosi sempre avvezzo alla furbizia e alla preminenza del particulare al generale. Questa tendenza di fondo, unita al sostanziale blocco politico derivato dagli accordi internazionali USA-URSS che ha creato una classe politica irremovibile quanto irresponsabile, ha in pratica messo il favore al posto del diritto, trasfigurato l'uso del voto, piegato agli interessi di parte anche i più nobili istituti del diritto e della politica economica, insomma vanificato nella sostanza l'instaurazione formale della democrazia. In questo quadro, avere una banca centrale che risponde agli ordini dei politici significa che ogni volta che ho aumentato gli stipendi a piacere, concesso pensioni a quarantenni, invalidità a sani, messo su opere inutili spendendo il doppio del necessario, assunto migliaia di persone per non fare niente, tollerato che nessuno pagasse le tasse, eccetera, sono andato ben oltre alla quantità di moneta necessaria alla piena occupazione e alla vita dignitosa di tutti, e quel ben oltre significa inflazione anche per i seguaci dell'MMT, giusto? Fino a che stiamo per conto nostro, fino a che per portare soldi all'estero ci vogliono spalloni capaci di farla sotto al naso ai doganieri, fino a che non ci interessa nè vendere le nostre merci altrove nè comprare quelle altrui, possiamo cavarcela svalutando la moneta, che anzi agevola le esportazioni anche se peggiora il conto delle materie prime e quindi l'inflazione. Ma se vogliamo stare in un mercato comune, prima o poi un punto andava messo. Ecco la pensata di Andreatta, l'indipendenza della Banca d'Italia.
A quel punto, con un deficit e un debito accettabilissimi, sarebbe stato sufficiente amministrare onestamente la cosa pubblica per instaurare un circolo virtuoso. Ma siamo in Italia, e arrivò il craxismo, e i "fantastici anni 80" della Milano da bere, che intese non solo continuare, ma anche accentuare drammaticamente e senza pudore l'andazzo precedente, per disinnescare il malcontento e anzi creare consenso e così poter incamerare in pace dividendi mostruosi: se la Banca d'Italia fosse stata prestatore di ultima istanza avremmo visto l'inflazione galoppare e le svalutazioni susseguirsi fino ad un tracollo di tipo sudamericano, siccome non lo era più abbiamo visto il rapporto tra debito e PIL triplicare in un decennio.
Siccome però le istituzioni democratiche erano ancora almeno formalmente in piedi, in particolare la divisione dei poteri e quindi l'indipendenza della magistratura, un'intera classe politica di ladri venne messa sotto processo ed esautorata, con gli italiani che disinvoltamente smisero i panni dei beneficiari e dei questuanti per indossare quelli dei giacobini e dei censori, salvo poi immediatamente ricalzare i panni precedenti non appena intravisto un ladro che prometteva le stesse cose di quelli di prima ma sembrando più furbo e potente, e inoltre di smantellare quell'equilibrio tra poteri che poteva ancora rovinare il giochino. I risanamenti del 1991/94 e del 1996/98, che ci hanno rispettivamente salvato dalla bancarotta con relative file alla Caritas e fatto entrare nell'area Euro, sarebbero stati sicuramente sufficienti, e nessun problema avrebbe giustificato la chiamata dei tecnici nel 2011, se non fossero stati seguiti dal berlusconismo. Che però altro non è che il modo di intendere la democrazia degli italiani, o almeno di una larga fetta di essi, e da questo non si può scappare. In mano a un Berlusconi, cui Barnard lanciò un appello esplicito prima che si dimettesse (e oggi attacca Grillo e Casaleggio, "rei" a parole di poca democrazia ma di fatto di aver ignorato un altro suo appello esplicito, che tristezza...), una politica monetaria keynesiana è un arma letale, e purtroppo dobbiamo ringraziare l'Euro se l'Italia prima di crollare ha avuto dieci anni di relativa stabilità e prosperità, nonostante la spudorata gestione della cosa pubblica. Ecco perché altre volte ho detto che mi sembra molto più realistico puntare a che la BCE diventi una Banca centrale "vera" che emetta moneta con l'obiettivo della piena occupazione negli Stati Uniti d'Europa piuttosto che riavere una Banca d'Italia con lo stesso potere nelle mani di una classe politica espressa dagli italiani.
A meno che...
A meno che non succeda qualcosa di drammatico che cambi gli italiani. E' capitato in passato, ad esempio nel secondo dopoguerra di cui sopra, in cui siamo stati aiutati si ma ci siamo anche aiutati parecchio da noi, può ricapitare. Forse sarò un ingenuo a credere che sia proprio col Movimento 5 stelle che stia succedendo, ma a me pare che selezionare gente che stia a priori all'idea che ciò che sta per andare a fare NON gli frutterà una carriera a vita e NON li arricchirà permanentemente, anche se tale selezione può comportare l'epurazione sommaria di chi sembri non aderire a questo sistema di valori, sia un fattore nuovo capace di cambiare le carte in tavola. A loro si che la darei in mano una politica monetaria keynesiana, perché parlano di piccole opere diffuse volte al recupero e al risanamento del territorio e non più di grandi opere mangiasoldi e creatangenti, parlano di microproduzione energetica da fonti rinnovabili e non più di centrali nucleari o a carbone, parlano di accorciamento della filiera e gestione intelligente dei rifiuti e non più di megadistribuzione e inceneritori, parlano di beni comuni pubblici e non più di privatizzazioni. E purtroppo tutti questi "non più" non sono condivisi dal partito che sarebbe l'erede della tradizione comunista socialdemocratica e cattolico-riformista. Un partito che nasconde dietro una presunta democrazia interna l'adesione supina ad un modello socioeconomico di destra e antidemocratico, quello che ha preso il sogno dell'Europa unita e pacifica e lo ha trasformato in un meccanismo di redistribuzione della ricchezza dai moltissimi ai pochissimi, perché tanto il mondo è unico e il meccanismo che porterà tutti i lavoratori a guadagnare uguale cioè pochissimo, cioè se va bene la sussistenza, è inesorabile. E allora mi salvo io, ricco sempre più ricco, perché io sono io e voi non siete un cazzo.
Fatevi due conti, allora, e vedrete che stavolta conviene votare Beppe, come Grillo, anziché il solito marchese. La prossima volta, forse, allora, ci sarà di nuovo un partito di sinistra e uno di destra tra cui scegliere.
E ora i soliti approfondimenti per chi è arrivato fin qui ed ha ancora voglia di leggere anche se è Natale e bisogna per forza essere felici e buoni:
  • Ortona, ovvero come e perché l'economia dovrebbe essere al servizio della politica e non viceversa come nel pensiero unico attuale perfettamente condiviso dal PD;
  • Bertani, ovvero alcuni altri esempi che portano alle stesse conclusioni di questo post;
  • Blondet, ovvero da destra un utile parallelo tra la situazione attuale e Weimar, rischi di nazismo incombente compresi (e Grillo ha ragione da vendere anche quando dice che il suo movimento è ciò che ancora ha impedito in Italia la deriva verso movimenti di destra estrema);
  • Counterpunch, ovvero perché le critiche (peraltro fasulle) di scarsa democrazia rimbalzano su chi è beneficiato da enormi progressi in fatto di democrazia sostanziale, come ad esempio i Venezuelani con Chavez;
  • Evans-Pritchard del Telegraph, ovvero perché i giapponesi possono permettersi quel debito pubblico senza problemi di spread? perché in altre parole possono permettersi una banca centrale che stampa soldi a piacimento? o bella, perché sono giapponesi: se uno viene beccato a rubare sparisce per sempre dalla scena politica se non si suicida in diretta tv - con un'etica del genere e una giustizia tenuta nella considerazione dovuta in un sistema democratico, la politica monetaria keynesiana è praticabile eccome. Votare Grillo è come dire: diventiamo un po' giapponesi. Magari non ci riesce, ma ci avremo provato.

IN FONDO IN FONDO

Forse ho capito: "città metropolitana per vocazione" significa
che vi si aprono gallerie sotto spontaneamente (purtroppo la foto
è vera, dalla cronaca di pochi giorni fa...)
Se della storia del suicidio dopo aver annunciato verità sconvolgenti, quindi provvidenziale per qualcuno, può essere creduta o meno, pare proprio che invece sulla modalità di gestione contabile di Orsola Fallara in nome e per conto di chi l'ha fortissimamente voluta e mantenuta al suo posto ci siano pochi dubbi: ha operato "in totale spregio delle regole contabili" a 360°, tanto che le autoliquidazioni forse erano il male minore, e manco tutte quelle forse erano a suo stesso vantaggio, sicuro non tutti gli altri impicci.
In ogni caso il risultato del modello Reggio Scopelliti-way, a lungo tanto esaltato mediaticamente, più che dalle cronache di commissariamento, bilanci disastrati, infiltrazioni mafiose eccetera, può essere apprezzato da una semplice visita alla "città metropolitana": cumuli di immondizia alti fino ai primi piani e larghi a intasare le strade, luci di città spesso spente per risparmiare figurarsi se ci si può permettere una sola luminaria natalizia, le solite file alle fonti per l'acqua potabile che dai rubinetti non scende (e anche quella non potabile va a singhiozzo), strade non più semplicemente dissestate ma terribilmente pericolose, non vi dico i pochissimi giardini pubblici, una depressione sociale e individuale che quasi si respira nell'aria.
Insomma, il fondo del fondo che è la situazione del Sud Italia in genere: disoccupazione giovanile ormai quasi totale, servizi oramai quasi totalmente assenti (fatto salvo l'impegno a maggior ragione encomiabile di chi vi è addetto), dalla sanità alle scuole passando per i trasporti. Prendete ad esempio un treno verso Sud che non sia un carissimo frecciaqualcosa: su linee dell'800 transitano carrozze anni 70 a malapena imbellettate che fermano come i vecchi accellerati. Quando non capita, come a me le ultime due volte, un treno senza un solo bagno funzionante la penultima, uno che è partito con un'ora di ritardo e si è subito fermato nella campagna romana per un guasto al locomotore, riparato chissà come dai macchinisti, ed è arrivato con oltre due ore l'ultima. Un giretto su Internet, e scoprirete che questa è la regola, non un'eccezione. Senza andare sui pendolari, a Sud come a Nord.
E' questa l'Italia delle privatizzazioni, fatte da sinistra prima e più che da destra. Per uscire da questo sentiero obbligato, che sarà percorso comunque (chiunque vinca le prossime elezioni, tranne forse se le vince Grillo), e ad esempio tornare alle Ferrovie dello Stato, eccetera, bisogna attendere il prossimo dopoguerra. Chi lo vedrà. Reggio Calabria, intanto, sarà sprofondata in mare, co(n no)i reggini annegati perché dimentichi di salvarsi, troppo impegnati a guardarsi attorno alla ricerca del prossimo padrino politico.

CRONACHE DALL'AIA


Il mese scorso esordiva da queste pagine web il buon Polifemo, con un pezzo in cui presentava le elezioni all'Associazione Italiana Arbitri (dunque non state leggendo un pezzo dall'Olanda) promettendo un commento all'esito. Eccolo qui di seguito, con in fondo una nuova promessa che a questo punto mi sento di girare ai miei (pochi) lettori: si parlerà di regole del gioco. Solo del calcio? mah....

Nicchi 208, Boggi 119. E’ il responso finale - uscito fuori dallo spoglio dei voti dell’urna elettorale - che ha stabilito altri quattro anni di presidenza Aia per l’ex arbitro internazionale di Arezzo Marcello Nicchi.
Non fatevi ingannare dal discreto scarto di preferenze esistente tra i due candidati: poco più di un mese fa il salernitano Boggi poteva contare su una sessantina di voti. Va registrato, dunque, l’evidente salto di qualità che il suo ticket ha potuto disporre, raddoppiando le preferenze in sede di Assemblea Generale.
Ma analizziamo in modo più approfondito i risultati del voto dello scorso 10 novembre.
Come primo punto, occorre considerare che nell’Associazione Italiana Arbitri esiste uno zoccolo duro di resistenti al potere. Si tratta, in genere, di dirigenti oppure associati di spicco che non hanno saputo rassegnarsi al mutamento organizzativo voluto da Nicchi. Sono molti, qualcuno di loro dotato di un certo seguito “politico” ma in assoluto incapaci di impostare dinamiche di comunicazione a tutto campo.
La riprova è stata proprio nel dibattito assembleare. Dopo i discorsi dei due candidati – sui quali mi soffermerò più avanti – ci sono stati gli interventi degli associati che ne hanno fatto richiesta al tavolo di presidenza dell’Assemblea. Ebbene tutti gli interventi dei sostenitori di Boggi hanno brillato (si fa per dire) per attacchi continui, di stampo dirigista e talvolta veementi e personali, contro Marcello Nicchi. Sono stati usati argomenti di poco spessore, limitati nella fenomenologia dell’Associazione. Già, perché il pubblico dei “grandi elettori” in sala era formato in massima parte da dirigenti e associati provenienti dalla base, cioè dalle Sezioni Aia. Dunque persone abituati alla fatica del quotidiano, che i massimi sistemi Aia non sanno nemmeno cosa siano o come sono fatti. Quindi una comunicazione carente per “mancanza di codice” che non è stata capace di veicolare altri voti – oltre a quelli recuperati da un certo malcontento di fondo – ma che ha certamente alienato la simpatia dei moderati, spaesati di fronte a tanta aggressività. Inoltre, gli interventi dei componenti del ticket-Boggi hanno messo in risalto un evidente pochezza dei contenuti trattati e il basso profilo dirigenziale degli stessi componenti.
Un discorso a parte, invece, meritano i discorsi dei due candidati alla presidenza. Nicchi ha parlato per primo, fintamente a braccio (aveva i fogli del suo discorso ben aperti sul leggìo), palesando passione ma nessun contenuto politico: il suo claim è stato “Il mio programma scorso è stato adempiuto al 98%. Ora il nuovo programma sono io”. La vera genialità del suo intervento è stata nel farlo parlare per primo senza, cioè, ascoltare i contenuti che avrebbe potuto dire il suo avversario. Gli aretini, si sa, sono “botoli e ringhiosi” (copyright Dante…) e la reazione di Nicchi avrebbe potuto, anzi, sarebbe stata certamente fiammeggiante con possibili, se non certe, ripercussioni sul voto dei famigerati “moderati”.
Boggi, dal canto suo, ha scelto una comunicazione alquanto democristiana. Voce con un certo accento campano, lettura diretta sui fogli del proprio discorso, toni piuttosto neutri. Unico sussulto quando sono state mostrate, in diapositive proiettate sul grande wall della sala assembleare, le “bugie” programmatiche del presidente in carica commentate sonoramente dalla colonna sonora del film “La Pantera Rosa” (Henry Mancini). Tutto l’intervento di Boggi è stato una sorta di catastrofe comunicazionale, confuso nei toni e poco significativo nei contenuti. Non è possibile che non si sia capita la lezione base della lotta politica: non si parla male dell’avversario ma si deve parlare bene di sé e del proprio programma.
D’altro canto, per tutta la breve campagna elettorale prima dell’Assemblea Nicchi si era comportato come uno sfidante, non come il “commander in chief”.
Comunque sia, alla fine il risultato dell’urna ha dato ragione a Marcello Nicchi che potrà dirigere l’Associazione Italiana Arbitri ancora per quattro anni. Il lavoro sin qui svolto è stato discreto ma non indimenticabile. All’inizio del suo mandato era partito bene, inaugurando un corso di rinnovamento sia associativo che tecnico nell’Aia. Ma nella scorsa Stagione ha deciso di seguire più da vicino le sorti della Can A, ovvero la struttura tecnica che si occupa della designazione degli ufficiali di gara nella massima Serie. Tale iniziativa lo ha costretto a delegare alcuni suoi compiti istituzional-associativi ai suoi collaboratori diretti che non sono proprio fulmini di guerra costruendo, così, le basi per un candidato antagonista.
Speriamo che il buon senso lo faccia ricredere. Nicchi deve capire che quando parla di lui come “Presidente della Sezione Italia” i suoi associati sparsi sul territorio si aspettano che agisca coerentemente.
In bocca al lupo a lui e a tutti noi che amiamo il calcio come sport e non come spettacolo.
Polifemo
....

A breve, grazie al mio generoso ospite, un piccolo vademecum sulle regole del calcio. Perché “non si può apprezzare un gioco senza conoscerne le regole”. A meno che non vi piaccia vincere facile o siate della Juventus…

INVECE GRILLO

La posizione nell'immagine dell'uno a sinistra
e dell'altro a destra è puramente causale
Ammesso che interessi a qualcuno, la "linea politica" di questo blog da poco tempo è cambiata, da un appoggio critico ma ferreo al centrosinistra accoppiato a una diffidenza motivata verso il fenomeno Grillo specie nei suoi aspetti più qualunquistici, ad una dichiarazione di voto esplicita in favore del Movimento 5 Stelle soprassedendo sui suoi aspetti problematici accoppiata a una feroce e definitiva condanna del Partito Democratico e di tutti i suoi maggiori esponenti.
Ho pochi lettori e pochissimi commenti ai post, ma il feedback diretto e indiretto di questa presa di posizione non è stato positivo. Rispondo a due amici (non solo di) Facebook, non solo per la levatura delle persone ma anche perché la natura dei commenti (che non riporto integralmente per non avere problemi con le parti diciamo così "colorite") mi dà occasione di chiarire bene la mia posizione.
Il primo se la prende con  Berlusconi, che "ci ha costretti ad avere Monti per un anno per la sua incapacità di governare e la sua impresentabilità", ne "ha approvato in parlamento tutti i provvedimenti (riforma pensioni, art. 18, IMU", eccetera) e ora che quello ci ha ridotti a brandelli "cerca di smarcarsi e di rifarsi una verginità" come se non avesse il curriculum da pornostar che ha: "dove poteva succedere una porcata del genere se non in un Paese di malati di Alzheimer?". Quando io gli ho ricordato che quelli del PD hanno votato le stesse porcherie senza preoccuparsi nemmeno di prendere un minimo le distanze dalla linea di destra monetarista del governo, lui mi ha rimproverato di aver dimenticato Vendola, che secondo lui sarà "il garante contro le minchiate che il PD rischierà di fare! L'avversario non può essere il PD se sei di sinistra".
Il secondo dice che non mi capisce più: "faccio fatica a seguirti... possibile che sei diventato un 'tafazziano' anche tu? Perché il 'braccino corto' quando siamo ad un passo dalla vittoria? ...capisco che chiunque vinca dovrà rimboccarsi le maniche e portare avanti politiche di austerità, ma almeno andiamo noi che miglioriamo la condizione delle classi meno abbienti! Perché tutto questo disfattismo? quando vinceva il Caimano ci dovevamo rassegnare perché la gente la pensava in quel modo, prima ci rassegnavamo perché la maggioranza del popolo era democristiano, adesso che potrebbe toccare a noi mandiamo avanti Grillo per risolverci i problemi? Votiamo i nostri uomini per cambiare l'Italia, senza paura e senza qualunquismo di ritorno!"
Al primo ho risposto sinteticamente che NON credo assolutamente che Vendola possa, ammesso che voglia, essere il garante di alcunché. Al secondo ho argomentato meglio, e la risposta vale anche per il primo e in generale per chiarire la mia scelta di campo per Grillo. La piglio e la srotolo bene...
...
Se per vincere devo diventare come il mio nemico, allora ho perso: il PD di Renzi sarebbe stato tale e quale a un partito di centrodestra, ma anche quello di Bersani è un anno che perde occasioni su occasioni di dire "qualcosa di sinistra" sulla macelleria sociale Monti, lasciando sul terreno fior di argomenti contro questa linea politica monetarista, cosicché hanno potuto raccoglierli liberamente prima Grillo, e ora proprio il Caimano. In questo anno, e persino adesso col voto alle porte, dal PD è arrivato solo "sostegno a Monti senza se e senza ma". Ora che siamo sicuri che voteremo col Porcellum, che succede? L'alleanza PD-SEL prenderà il premio di maggioranza? alla Camera, forse. E al Senato? Se non abbiamo la maggioranza in entrambe le camere, facciamo il governo con Casini, Fini e Montezemolo, o appoggiamo un Monti-bis: è una buona prospettiva? A me non pare, affatto, ecco perché allora io spero tanto in una maggioranza, o almeno una grossa minoranza, di grillini in parlamento: è l'unica sabbia in grado di fermare questo meccanismo (che a guardarlo bene è impostato per darci ancora Monti premier e magari Berlusconi al quirinale con libertà di telefono), e anche se lo distruggono del tutto, è meglio: le nuove civiltà si costruiscono sulle macerie, di quelle vecchie.
All'argomento retorico che anche ai fascisti prima e ai leghisti dopo fu consentito questo giochino coi risultati che abbiamo visto, rispondo che però i grillini sono molto diversi da entrambi, come tipo di persone e sistema di valori, e questo è decisivo. Solo i cretini non cambiano mai idea, però, e quindi tentando di dimostrare di non esserlo sono disposto a fare il percorso inverso, e votare PD, se nei prossimi giorni, indotto o meno da Vendola, Bersani ritira dentro Di Pietro e, con un occhio alla fascia di asteroidi all'estrema sinistra, stila un programma di governo di stampo socialdemocratico, mi accontenterei alla Hollande anche se spererei meglio, dichiarando che in nessun caso appoggeranno mai più un governo di destra monetarista. Ma non succederà: il PD ha nel suo DNA ibrido la scelta assurda di cercare di rosicchiare qualche consenso al centro dimenticando che tra la gente di sinistra che non ha più un partito capace di superare la soglia di sbarramento per entrare in parlamento e la gente di tutte le estrazioni che non vota più ci sono milioni di potenziali elettori dove si pescherebbe dieci volte tanto con dieci volte meno fatica, e pazienza se si perdono gli ichini e i renzi. Perché ciò possa succedere il PD deve sciogliersi, e succederà solo forse con una batosta elettorale peggiore di quella rimediata da Veltroni: ecco un altro motivo per non votarlo.
Attenzione che sia tra chi vota sia a maggior ragione tra chi non vota più il malcontento contro l'euro è oramai largamente maggioritario: Berlusconi non è scemo, quante volte ce lo deve dimostrare? Si poteva e doveva ripetere fino alla noia, anziché il mantra del sostegno responsabile a Monti perché ce lo chiede l'Europa, quello del sostegno temporaneo a Monti perché riparasse il grosso dei danni di una situazione di cui il responsabile principale era Berlusconi con la sua politica irresponsabile e predatoria. Temporaneo, e condizionato a che il risanamento colpisse "anche", e non "quasi esclusivamente" come è stato, le "classi meno abbienti": quando si è visto che la patrimoniale no, la tassa sulle rendite finanziarie no, una mannaiata a tradimento agli scudati no, il falso in bilancio no, una vera lotta all'evasione no, la mafia meglio non toccarla nemmeno se telefona al Presidente, e invece le pensioni si, gli esodati si, gli statali si, gli operai si, la scuola si, la sanità si, eccetera, e intanto il Pil continua a calare e quindi ovviamente il deficit a salire (perché è una frazione col Pil al denominatore, cavolo!), allora un Partito che meriti il mio rispetto (e un qualunque futuro) doveva essere lui, a dire fermi li, avete fatto quello che potevate, grazie signori ma voi come tecnici siete piuttosto monocorde ora torna in ballo la politica ora si vota poi se vinciamo semmai chiamiamo altri tecnici che la pensano diversamente da voi. L'hanno fatto? No. Lo sta facendo Berlusconi, che per intelligenza politica vale da solo centomila volte tutte le teste del PD messe assieme, quanto è vero che lo odio. Vincerà? Non credo, è troppo sputtanato. Ma inciderà. E recupererà talmente tanti consensi che l'eventuale vittoria del PD sarà di nuovo così risicata che un nuovo governo Monti (o una cosa simile se non peggiore) è la sola prospettiva credibile per il dopo voto. A meno che Grillo non sfondi, recuperando lui voti tra i milioni di scontenti a sinistra e tra gli astenuti, anziché Berlusconi: il PD manco ci sta pensando, a provarci. E' l'unica speranza, ecco perché voto M5S.
Ed ora, alcuni approfondimenti:
  • Giannulli, ovvero due conti per dimostrare che il trionfalismo del PD si basa sull'argilla di un elettorato minato dall'astensione, e che Berlusconi è tutt'altro che spacciato e il suo rientro in questo (azzeccato) momento apre due scenari entrambi a lui favorevoli;
  • Lameduck, ovvero una che come me può dire "l'avevo detto io che non era vero che aveva mollato";
  • Il buon Peppe, ovvero per una volta un complimento a Monti per non aver esitato a dimettersi (anche se a giocare al Cincinnato con certa gente si vince facile...);
  • Mazzucco, ovvero Berlusconi alla fine "è un uomo che ha saputo capire la profonda natura degli italiani, ed ha saputo approfittarne proprio per il fatto di essere italiano come loro";
  • Grillo 1, ovvero uno che le cose che Bersani avrebbe dovuto dire a Monti gliele ha dette lui, in una lettera aperta inevasa e inascoltata del 24 novembre 2011;
  • Grillo 2, ovvero ci sono milioni di italiani letteralmente terrorizzati dalla prospettiva di altri 5 anni di montismo, e il suo movimento è l'unica alternativa a Berlusconi per tutta questa gente;
  • Ruffolo e Sylos Labini, ovvero le vere cause della crisi e cosa dovrebbe fare (un partito di sinistra) per combatterla, ovvero le cose che doveva dire e non ha detto, e dovrebbe dire e non dice, Bersani, che invece sentite che dice ("La prima persona che incontrerò in caso di vittoria sarà Mario Monti", praticamente un reo confesso);
  • L'olandese volante, ovvero Berlusconi sa di non poter vincere le elezioni ma sa anche che entrare in gioco come sta facendo praticamente costringerà gli altri a stare tutti assieme sotto un Monti bis e a concedergli quello che vuole - a meno che Grillo non stravinca, appunto;
  • Dellefragilicose, ovvero come e perché Berlusconi e Bersani sono più simili dei loro cognomi, e fare stravincere ii M5S è forse l'ultima opportunità che abbiamo di scardinare il sistema.

SOPRASSEDIAMO!

La tecnica del tormentone è antica probabilmente quanto la comicità, quindi si potrebbe dire quanto l'uomo, non avendo idea se i primati o quantomeno gli ominidi nostri progenitori avessero una loro forma di cabaret. Come tutti gli espedienti retorici, il tormentone agisce sul cosiddetto emisfero destro del nostro cervello, o per meglio dire sulla nostra mente profonda, che sta alla nostra mente logica come tutta la massa terrestre sta alla sottilissima crosta: è enormemente preponderante per peso dimensioni ed energia, ma noi esseri di superficie abbiamo invece una percezione diametralmente opposta, errata. E non è solo questione di profondità e di preponderanza: i collegamenti da emisfero destro viaggiano anche molto più velocemente, e funzionano secondo una logica non aristotelica, per cui la parte è uguale al tutto. Ecco perché il bravo oratore infarcisce il discorso di frasi fatte alliltterazioni metafore proverbi, e il bravo comico di tormentoni, eccetera: il riconoscimento immediato di un valore di verità, o di comicità, a una parte del discorso si estende automaticamente al tutto, nelle menti del pubblico. Ovviamente, la cosa va fatta secondo una tecnica precisa, nei più bravi istintiva, fatta di toni precisi al decibel e tempi precisi al millisecondo, altrimenti funziona male o non funziona affatto. Comunque, l'accostamento ci suggerisce che forse non è un caso che la storia politica recente sia piena di ex attori, ex cantanti da crociera, ex comici.
Beppe Grillo conclude quasi tutti i suoi interventi, ormai, con la frase "ci rivedremo in Parlamento, sarà un piacere", tormentone utilizzato come una sorta di marchio di fabbrica anche da molti dei candidati alle cosiddette parlamentarie in quei teneri video di autopromozione così facilmente criticati. Come tutti gli espedienti retorici (fate caso a quanto sono contraddittori i proverbi, tra loro e talvolta anche al loro interno, ad esempio) il tormentone è facilmente smontabile, logicamente: un piacere per chi? per voi che siete certi di mantenere la vostra purezza e con essa sconfiggere i (comunque maggioritari) residui della partitocrazia, o - come qualcuno già esplicitamente prevede - per chi vi vedrà a uno a uno cedere alle sirene della carriera politica? Di questi tempi, infatti, un ragazzotto che vede un contratto a tempo indeterminato come un miraggio è realisticamente in grado di rinunciare alla vita di agi che lo attende se solo, alla fine dell'unico mandato che in pratica gli consente il M5S, cambia casacca?
Mi si può dire "ma come, hai appena fatto endorsement per Grillo, e dici queste cose?". Ma un conto è dichiarare una cosa, un conto sono i motivi per cui lo si è fatto. Ci tornerò, e non è detto che non cambi persino idea, ma per ora l'argomentazione più vicina a quelle mie profonde l'ho trovata in questo pezzo del Comandante Nebbia: il Movimento 5 stelle ci serve per sparigliare le carte, altrimenti questa partita non si sblocca. Credo sia impossibile arrivare alla politica come servizio civile per la strada che ha tracciato il comico genovese, per farlo l'unica è sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia statistica. Ne ho già parlato e ci tornerò, al punto di farne il mio, di tormentone: l'unica salvezza è un parlamento di sorteggiati. Ma nel lasso di tempo necessario a che i grillini coi loro buoni propositi si scontrino con la realtà dell'animo umano per restarne travolti, solo una loro massiccia presenza in parlamento può portare allo scoperto una classe politica da estirpare con quasi nessuna eccezione. Senza di loro, si realizzerà l'inciucio eterno che ci stanno preparando da anni. Sui loro problemi di ingenuità, democrazia interna, utopicità degli intenti, per ora volentieri soprassediamo.

 

TUTTI GLI UOMINI DEL

Sarà anche improbabile, ma un passaggio del testimone tra questi
due campioni della democrazia sarebbe il corollario ideale per la
sentenza della Corte costituzionale in cronaca
I giudici della Corte costituzionale, come tutti i giudici terreni, e quindi per chi non è credente come tutti i giudici, possono anche sbagliare, ma un conto è la Verita assoluta ammesso che esista un altro è la verità giuridica, e quando la pronuncia arriva dal più alto grado previsto dall'Ordinamento, ci si arrivi direttamente o passando per tutta la trafila, si può dire senz'altro che la verità è sancita.
E' vero che molte pronuncie della suprema Corte sono state ampiamente disattese in vario modo a vario livello, spesso proprio da quelli che quando gli conviene ne invocano l'applicazione, ma proprio per questo chi si voglia distinguere deve, senza esitazione, evitare questa trappola. Per cui da oggi si può affermare senza ombra di dubbio che
non è possibile intercettare il Presidente della Repubblica, neanche per sbaglio, indirettamente, e il contenuto delle registrazioni deve essere sottratto al dominio pubblico qualunque sia il loro argomento.
Dunque è inutile argomentare, con Bertani, che se in quei dialoghi non c'è nulla di compromettente si potrebbero mostrare agli italiani tranquillamente, e se invece c'è qualcosa l'intercettato avrebbe dovuto a maggior ragione portarli al dominio pubblico assieme alle dimissioni. E' sovversivo dedurre, con Grillo, che come il Governo non può passare sopra a una sentenza con un decreto senza che ciò significhi la fine della democrazia liberale, così un Presidente beccato al telefono con un indagato nella trattativa Stato/mafia che gli chiedeva aiuto non può non invocare la massima trasparenza senza delegittimare la carica che ricopre. E' patetico andarsi a rileggere l'articolo 90 della Costituzione della Repubblica Italiana, quella di cui il Presidente dovrebbe essere il supremo garante, e dedurre dalle parole il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni la logica conseguenza che invece è responsabile eccome degli atti compiuti fuori dall'esercizio delle sue funzioni. Intanto la nostra carta costituzionale è forse il documento più disatteso della storia della civiltà giuridica mondiale, e va bene che l'articolo 1 è una dichiarazione di principio, l'articolo 3 è così generico da risultare forse intrinsecamente inapplicabile, ma ce ne sono tanti altri belli precisi violati ripetutamente, con la vetta rappresentata da quelll'articolo 11 che basterebbe da solo a istruire una nostra Norimberga mandando al patibolo tutta una classe politica a cominciare da D'Alema. Ma soprattutto appunto spetta alla Corte l'ultima parola interpretativa, ragion per cui il Presidente della Repubblica prossimo venturo, perché oramai è questione di mesi e non vedremo più questo sosia dei Savoia (per aspetto e per coraggio) su quello scranno, potrà comodamente contattare sul cellulare un killer perché lo liberi della sua ex moglie risparmiando sugli onerosi alimenti, o anche intavolare la prossima trattativa Stato/mafia in videoconferenza. Il che forse ci suggerisce chi potrebbe essere il candidato più adatto....

TUONI E LAMPI

Giuro non l'ho fatto io il fotomontaggio. Se cerchi "monti stanlio"
appare subito, segno che non devo essere il solo ad averci pensato
Avete presente quelle giornate in cui sembra tutto tranquillo, l'aria mite il cielo quasi terso, e voi sentite un rumore che sembra proprio un tuono, sulle prime pensate che non può essere e gli date una qualsiasi altra spiegazione dimenticandolo, e poi arriva un diluvio incredibile e allora ve ne ricordate e vi dite che si, era proprio un tuono?
Perché Mario Monti è così: un uomo tranquillo mite e dall'aria un po' svagata, sembra proprio Stanlio prima di combinare un guaio, e guardate che Stan Laurel era una vera carogna, uno che calcolava al nanosecondo i tempi comici e teneva sotto tutta la compagnia, tanto che Charlie Chaplin arrivò in America per scappare da lui, volle il caso che poi ebbe successo per primo come Charlot. Insomma, se Monti ha detto che la sanità italiana potrebbe trovarsi nei guai, è perché è ferocemente determinato a mettercela, potete scommetterci: per ora ha solo lanciato una metonimia, così quando il film arriva a quel punto nessuno troverà niente di strano. Col lampo prima, il tuono, dopo, tutti lo riconoscono come tale.
Bisognerebbe avere un posto dove segnarsele, certe cose, sennò poi uno se le scorda, e hai voglia a dire "l'avevo detto io!"... Meno male che hanno inventato i blog, ecco, me la segno in linguaggio anni 70 che tra un po' torna attuale:
dopo avere azzerato il diritto al lavoro strangolato quello allo studio e vanificato quello di voto, i capitalisti si preparano ad attaccare il diritto alla salute, per completare contro le conquiste del proletariato del 900 quella rivincita avviata già negli ultimi due decenni del secolo scorso col nome di monetarismo.
La cosa grave non è questa: i padroni fanno da sempre solo il loro stesso interesse e da sempre hanno dei servi che fanno il gioco sporco perché a loro non gli è mai piaciuto sporcarsi le mani in prima persona. La cosa grave è che non c'è più chi li combatte, a cominciare col chiamarli col loro nome. Ricchi. Padroni. Capitalisti. Gente che ha tutto e che quando ha dovuto ha concesso e quando non bastava si è inventato il consumismo, poi siccome ha capito che quel modello è inestensibile perché il mondo non lo sostiene ha deciso che fuori dal loro stretto giro tutti gli altri devono tornare al livello di sussistenza come prima del socialismo, poi se non basta vedranno come dare una bella malthusiana sfoltita. Lo hanno deciso quarant'anni fa, lo stanno attuando con metodo, ma ripeto la cosa grave non è questa. La cosa grave è che chi dovrebbe combatterli invece fa il loro gioco. Dimentica che sarebbe suo compito dare indirizzi diversi dove tagliare e risparmiare rispetto a quelli proposti dai padroni, tutti troppo vicini al nostro culo. Organizza messe in scena grottesche della democrazia e trova persino milioni che abboccano e pagano pure il biglietto. E intanto ha già deciso che comunque vadano le prossime elezioni la linea di governo sarà la stessa di adesso: completare la rivincita dei padroni, e ridurre tutti gli altri al proletariato, anzi peggio perché manco i figli ci si può più permettere.
Chi mi segue sa con che diffidenza e quali critiche ho affrontato e discusso il fenomeno Grillo. Ma questo è momento di scelte, e magari votare il M5S non sarà risolutivo, ma è l'unica strada che ha qualche minima speranza di esserlo. Per quello che vale, questo è un endorsement ufficiale. Dal PD non c'è da sperare nulla di buono, mi spiace per chi ancora ci crede.

NON MI PERSUADE

Il Maestro Andrea Camilleri mi perdonerà, magari anche considerando che credo di non aver perso nessuno dei suoi libri, ma leggendo notizie come questa o questa l'unico modo per mantenere la calma è ricorrere alla satira. 
....

Sbam!
La porta sbatté contro il muro interno con un frastuono tale che fece sobbalzare il commissario, che così frantumò il cannolo alla ricotta che con una mano stava portando alla bocca, lasciandolo con un po' di crema penzoloni dalle labbra, un po' di briciole in mano, e la maggior parte dell'opera d'arte confezionata da Adelina che lui si era portata in ufficio in caso gli smorcasse il pititto ingloriosamente spalmata sulle carte che Fazio gli aveva portato da firmare.
  • Catarè sul mio onore si trasi n'atra vota accussì ti sparo!
  • Mi scusasse signor Commissario, mi scappò. E' che c'è il signori e guistori che vuole parlare con vossignoria, tutto agitato è!
  • Ho capito, non me lo potivi passari?
  • Nonsi, signor commissario, non potiva.
  • Ih che camurrìa si scassò ancora il centralino?
  • Nonsi, signor commissario, il tilefono funziona, ma il fatto è che il signori e guistori è venuto qui di pirsona pirsonalmente.
Minchia, se Bonetti Alderighi si scomodava per venire al commissariato anziché convocarlo in questura cosa tinta assà doveva essere. Come minimo, una questione di cui dovevano restare all'oscuro Lattes e gli altri collaboratori.
La questione, così come gliel'aveva contata il questore, era la seguente: un noto politico che aveva ricoperto cariche altissime e forse non aveva ancora abbandonato del tutto l'idea di tornare a farlo, era stato oggetto di un tentato ricatto. Il suo segretario particolare, un ragioniere navigatissimo, colui da cui passavano tutte le sue carte e i suoi movimenti di soldi, leciti o meno, era stato rapito per 11 ore da una banda di balordi che asserivano di avere in mano delle carte che gli avrebbero fatto sparagnare un tinchité di milioni in una causa civile, ma di fronte al fermo diniego da parte del politico di scendere a patti con loro i rapitori si erano ritirati di buon ordine, al che il segretario e la moglie erano stati raccolti dalla scorta privata del capo e coccolati per un po', dopodiché avevano sporto regolare denuncia, fornendo dettagli decisivi per la cattura dei furfanti. Montalbano doveva occuparsene, cogliendo peraltro l'occasione per seppellire definitivamente passati dissapori, per chiudere l'inchiesta al più presto ed evitare inutili polveroni in questa fase così delicata della vita politica e civile del nostro Paese.
In pratica, il carissimo signori e guistori voleva una firma insospettabile su una chiusa inchiesta peraltro facile facile. Peccato che mentre il questore parlava l'istinto di sbirro di Salvo Montalbano firriava stanza stanza comu un cani alla catina.
Non di meno fu per quelli di Fazio e Augello, subitamente convocati dal commissario non appena il questore colmo di gratitudine ebbe lasciato il commissariato: troppi erano gli elementi che non quatravano. Intanto il politico in questione era al centro di quella che si è impropriamente chiamata "trattativa Stato/Mafia" come se davvero fossero due entità giuridiche di pari dignità, anzi le malelingue dicevano che senza la mafia non avrebbe fatto nemmeno la carriera imprenditoriale precedente che gli era valsa la fama poi spesa in politica. Poi appunto tutto il suo curriculum era più affine a quello di un dilinquente che a quello di uno statista, con decine di processi in cui era rimasto coinvolto nella maggior parte dei quali l'aveva fatta franca o perché aveva fatto derubricare il reato o per prescrizione ma in alcuni dei quali era stato condannato o era ancora in attesa di esserlo, e con nessuna chiarezza su come minchia avesse fatto tutti quei soldi e molti sospetti di evasione elusione scatole cinesi riciclaggio internazionale. Poi non si capisce perché se devo darti una cosa che ti scagiona rapisco il tuo ragioniere, ma soprattutto perché una volta che l'ho fatto poi me ne vado con la coda tra le gambe, lasciando peraltro tracce sufficienti a farmi pizzicare. Per non parlare dell'enorme lasso di tempo passato tra la fine del sequestro e la denuncia, più che sufficiente a: valutare il materiale e decidere di non comprarlo, o valutarlo comprarlo e insabbiare la cosa, o comunque prepararsi una storiella credibile da affidare alla stampa e alle forze dell'ordine.
Fu Augello che ruppe il silenzio di chiummo che era sceso nella stanza:
  • Salvo, la cosa che più di tutte non quatra sono le carte. Se erano vere, il politico se le sarebbe accattate senza dire ahi né bai, i soldi chiesti dai rapitori erano sempre una piccola frazione di quelli che lui andava a sparagnare se le presentava al processo, e del sequestro non se ne sarebbe saputo nenti. Se erano false, conveniva lo stesso tutto sommato di non dire niente del sequestro, dato che nessuno si era fatto niente, perchè avrebbero aggravato la sua posizione nel processo e le chiacchiere sul sequestro sarebbero state dannose invano. Non è che erano un bluff, non c'erano proprio? questo spiegherebbe l'attesa, e la denuncia partita a bluff scoperto...
  • No, Mimì, non mi persuade. Le carte ci sono e ce le ha il politico, forse la banda non le ha mai avute, sono solo dei povirazzi messi lì a recitare una parte e poi finire in galera dietro lauto compenso. Solo che non sono vere, ma solo verosimili. E non potevano uscire a questo punto del processo senza tradire la loro natura posticcia. A meno che non entrino in scena in un modo che ne avvalori l'autenticità. Non posso giocarmi i cabbasisi, ma se escono fuori vedrete che avevo ragione. Per ora facciamo come vuole il questore, e amuninni a mangiari che Adelina mi fece arancini e cannoli, finemunnilli in tri che se me li mangio da solo non mi basta la passiata al molo per digerirli, e se me li porto a uno a uno qua me li fa rovinare Catarella!

I VERI ANTISEMITI

Lo sapevate che Facebook, che quasi sempre brilla per assenza di governance,
stavolta invece ha censurato fino alla sospensione dell'account chi avesse osato
postare le immagini dei bimbi trucidati dai bombardamenti israeliani? Sapevatelo...
Voglio scrivere un post breve, magari pieno di link da seguire perché chi voglia possa approfondire la questione e perché mi piace pensare di avere lettori magari pochi ma attivi, perché in queste ore per quello che succede in Palestina prevale la rabbia e per come ne parlano i nostri mass-media specie televisivi lo schifo e la nausea, e perché troppe volte sono stato analitico (qui citando De Andrè, qui e qui tentando di riportare la cronistoria vera approfittando del cosiddetto giorno della memoria, qui anticipando quattro anni fa quello che potrei dire parola per parola anche oggi) e oggi voglio essere sintetico:
i bombardamenti israeliani su Gaza sono un crimine contro l'umanità ingiustificato da qualsiasi punto di vista, di tale portata che se fossimo davvero un mondo civile e democratico col diritto di andare a imporre la pace e la democrazia per via militare come tante (troppe) volte abbiamo fatto ingiustificatamente oggi dovremmo farlo per una volta giustificatamente occupando militarmente Israele e costringendolo a deporre le armi.
Il fatto che un tale scenario sia fantapolitico, è la dimostrazione lampante del fatto che l'Onu è una presa in giro (le risoluzioni contro lo stato ebraico non si contano, tutte inattuate, e se non vi basta leggete cosa succede per Cuba...) e la pretesa superiorità di noi occidentali in fatto di etica e civiltà una colossale menzogna.
Io ho finito, chi vuole si legga qui:
  • Carlo Bertani che da un po' di cifre dell'imparità della lotta a tentare di squarciare il silenzio in merito della stampa di regime;
  • Anna Lombroso che usa un taglio sentimentale per ricordarci che Israele è uno stato confessionale e fascistoide, e come e perché essersi trasformati in un amen da vittime a carnefici può far dire che in fondo i veri antisemiti oggi sono proprio gli israeliani;
  • Gilad Atzmon che dimostra con logica stringente che l'unica via di riscatto per Israele sarebbe appunto smettere di essere uno Stato ebraico;
  • Lameduck che, rimasta per una volta senza parole, lascia il compito di raccontare la verità a Chomsky in un lungo intervento riportato integralmente e da leggere con estrema attenzione;
e una volta fatto corra a firmare questa petizione - non servirà a niente, ma, magari accompagnato da un po' di attenzione alle etichette al supermercato per boicottare i prodotti israeliani, alleggerisce un pochino la coscienza.
Ah, se serviva una spintarella per votare Grillo alle prossime politiche, eccola qua.

SETTANTA MI DA TANTA...

... e poi ci dicono "tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera",
ma è solo un modo per convincerci a restare chiusi dentro casa quando viene la sera
Negli anni 70 tutto era politica, e forse era esagerato. Iniziavo così uno dei paragrafi del post scorso, che prima e dopo seguiva una sua strada, ma l'accenno lasciava dei fili appesi che vanno ripresi, anche vista la cronaca di questi giorni e alcuni commenti in cui mi sono imbattuto. Li prendo uno per uno, sembrano lontanissimi, e invece forse la trama può essere ricostruita, vediamo un po'...

I cantautori dal processo a De Gregori a Battiato assessore
Sono oramai gli unici o quasi in Italia a campare coi dischi, perché quelli che li hanno scoperti da adolescenti ora sono tra i pochi che ancora hanno un lavoro fisso e i soldi per un CD. La miopia dei discografici impedisce loro di vedere che il boom di quegli anni fu dovuto proprio alla libera circolazione del prodotto (lo so, c'ero: per un LP che compravo ce n'erano dieci che mi facevo la cassetta, e così tutti i miei amici, ma il risultato è che tutti sapevano tutto delle novità, grazie a ciò e alle radio allora veramente libere), tanto è vero che un altro piccolo boom ci fu proprio quando i cd si noleggiavano legalmente, vent'anni dopo, poi è solo lotta alla pirateria, vendite a picco, e investimenti solo sul sicuro (talent show, radio massificate) con conseguente appiattimento del prodotto. Risultato, l'ultimo salto in avanti resta quello degli anni 70, una differenza tale col decennio precedente che non si è più vista nemmeno in piccola quota. Prima, amore cuore e arrangiamenti convenzionali, poi, testi sofisticati e/o impegnati e tantitipidipoprock. La musica che cantavi faceva la differenza, con tuo padre, era parte integrante di quella messa in discussione del "sistema" che nessuno metteva in discussione fosse dovuta da parte di un "giovane", anche di quelli che poi il sistema lo avrebbero ricostruito e consolidato. Magari erano proprio quegli integralisti che "sequestrarono" De Gregori al Palalido costringendolo a un dibbbattito in cui lo accusavano di essersi "disimpegnato", quelli che poi "sono entrati in banca", per usare una efficacissima metafora di Venditti per dire integrarsi fino a prendere le leve del potere. Ma non è che la canzone d'autore è morta o forse siamo diventati sordi noi, è che qui come e prima che altrove è stata attuata la trasformazione dell'entità collettiva "pubblico" in una somma di entità individuali di consumatori, prima di commettere una serie di autogol di politica industriale, che da questa intervista a Guccini si evincono benissimo.

Il piano di Gelli per l'instupidimento delle masse e il berlusconismo
Quegli stessi ragazzi che capivano di musica e testi, e parlandone e scambiandoseli come sottoprodotto creavano un mercato che ancora cresce, capivano o almeno tentavano di capire di politica e società, e parlandone e magari anche dicendo scemenze e litigando come sottoprodotto creavano un elettorato consapevole, difficile da ingannare. I più furbi e arrivisti tra loro fecero carriera politica, spesso attraversandone tutto l'arco da sinistra a destra, ma è alla presenza di tutti gli altri che si devono tutti i progressi che ci sono stati nel rapporto tra Stato/PA e cittadini specie negli anni 90, e se guardiamo alle due epoche come confrontando due istantanee non sono pochi. Ovvio che tutto ciò è pericoloso per chi ha intenzione di gestire il potere senza democrazia, o al massimo usandola come efficace paravento. Quando furono scoperti nel sottofondo della sua valigetta i piani di Gelli e della sua loggia P2, in pochi avvertirono quale era la parte più pericolosa, o non si sarebbe potuta avverare: era quella in cui si teorizzava la presa di controllo della televisione allo scopo di ridurre progressivamente la consapevolezza politica dei cittadini, al punto di trasformarli in consumatori di tutto, dalla merci allo sport alla cultura stessa, passando per la politica.  La trasformazione culturale delle persone venne prima della famosa discesa in campo, ed il fatto che il tizio abbia governato praticamente solo per salvarsi il culo è un danno enorme, praticamente sufficiente a spiegare perché oggi hanno avuto la scusa di chiamare i tecnici, ma non è il maggiore: questo è di nuovo la trasformazione culturale di cui sopra, che oggi garantisce che morto politicamente uno la ggente se ne cerchi un altro, magari formalmente di un'altra parte politica. Le primarie del PD sono un esempio: poche le differenze di sostanza tra i cinque, nessuna quando si va sugli argomenti che interessano il vero Potere - Monti non sarà un criminale, ma nessuno ne discute seriamente la linea politica. Ecco che allora Grillo forse è indispensabile: raccoglie berlusconianamente i consensi di un elettorato trasformato dal berlusconismo, e però costringe chi vuol fare politica attraverso il suo movimento a comportamenti eticamente compatibili con una ritrasformazione dell'elettorato in senso diffusamente partecipativo.

Il movimento 5 stelle e la legge elettorale
Il consenso raccolto in questi mesi da Grillo è imputabile, però, oltre che al suo modo di operare efficace su quelli che siamo diventati, anche al fatto che è rimasto praticamente solo all'opposizione. Questa crescita così rapida però comporta dei problemi, come dimostra la giravolta cui è stato costretto sulla questione voto di preferenza e legge elettorale: dopo anni di lotta per abolire il porcellum e reintrodurre le preferenze, con tanto di raccolta riuscitissima di firme per una proposta di legge vergognosamente mai discussa dalle Camere, si trova oggi a doverlo difendere, perché questi si sono decisi finalmente a cambiarlo ora che si sono accorti che poteva consegnare la premiership proprio al comico genovese. Presi col sorcio in bocca, si stanno affannando a cercare un compromesso che la faccia meno sporca ma persista nell'obiettivo di lasciare l'Italia ingovernabile e quindi in mano a un Monti bis, ma a questo punto l'unica cosa sensata, quindi quella che non faranno, sarebbe semplicemente abrogare la Calderoli e andare a votare col mattarellum: sbagliata la lotta per la reintroduzione delle preferenze, che chi ha la mia età ricorda benissimo cosa significavano per il clientelismo e la selezione pessima della classe politica, bisogna puntare senza esitazioni a un maggioritario uninominale a doppio turno di collegio, unica soluzione che dia governabilità senza regali ingiustificati a coalizioni o partiti e insieme ridìa la possibilità di scelta al cittadino senza reintrodurre il voto di scambio al dettaglio e mantenga la dialettica tra i partiti però limitandola ai 15 giorni tra i due turni e non riportandola al mercato delle vacche di pentapartitica memoria. Se Grillo vuole reggere alla crisi di crescita prossima ventura, deve ascoltare questo consiglio insieme ad altri di amici più importanti con cui fa scopa: questi di Travaglio per quanto riguarda i comportamenti, questi di Chiesa per quanto riguarda le alleanze.

La partecipazione politica e il modello PCI
Comunque vada a finire la sua avventura politica, il maggior merito del grillismo è però proprio quello di aver riportato in voga la partecipazione politica diffusa. Io personalmente sarei addirittura per il sorteggio dei 500 membri di una Camera unica in un serbatoio di elettorato passivo cui accedono tutti i maggiorenni escluse poche precise categorie (disabilità mentale certificata, condanna anche solo in primo grado, due mandati già effettuati, cose così insomma), cui si potrebbe pescare col filtro della residenza anche per i consigli comunali e metropolitani, mentre le regioni le abolirei tout-court e le province le lascerei tutte ma ai Prefetti in quanto enti amministrativi e non politici. Ma anche volendo mantenere il voto, che rispetto alle elezioni a sorte peggiora in ogni caso significativamente la composizione statistica della platea degli eletti (privilegiando gli arrivisti e i disonesti), i criteri di selezione della classe politica che verrebbero fuori estendendo ex-jure quelli stabiliti da Grillo per i suoi (antidemocraticamente, per chi usa le parole in senso strumentale, mentre quella buffonata delle primarie sarebbero democratiche) sarebbero decisivamente salutari per il nostro Paese: senza la rieleggibilità dopo il secondo mandato la politica non potrebbe più essere un mestiere per la vita, senza contributi elettorali da dilapidare e con un tetto ai compensi per l'attività (ma si badi bene, da NON eliminare o rendere insignificanti, pena ridurre la politica a un affare per ricchi anche in diritto oltre che di fatto) non potrebbe più essere un terno al lotto, con lo stop alla prima condanna (o anche incriminazione perché no) non potrebbe più essere un sistema per sottrarsi alla giustizia, con l'embargo ai talk-show non potrebbe più essere uno spettacolo per decebrati o una via per la fama, eccetera eccetera. E soprattutto, così facendo diverrebbe quasi (con il sorteggio togli il quasi) una possibilità concreta per ogni cittadino di dover fare politica attiva per un breve periodo una volta o l'altra nella vita, ri-inducendo pian piano tutti a porsi il problema di farsi trovare pronti al servizio, una volta tolta di mezzo l'idea che sarebbe solo il mezzo più rapido per arricchirsi, magari facendo leva su doti tutt'altro che pertinenti com'è nella seconda repubblica.
Un modello del genere è anche nella mente di gente come Jacopo Fo, che vorrebbe riprodurre in chiave contemporanea la rete olistica del vecchio Pci, o nei progetti concreti di Occupy Wall Street, ma in Italia bene o male lo stanno attuando solo quelli del Movimento 5 stelle, ed è questa la loro più grande dote.
Le proteste di piazza se fatte male sono persino controproducenti, anche perché dall'altra parte seguono ancora gli insegnamenti di vecchi maestri della strategia della tensione e incentivano le peggiori derive per avere la scusa di farti male e metterti fuori gioco (come fu per i no-global con Genova), inutile giocare a capovolgere PPP. Le prime voci fuori dal coro del monopensiero monetarista cominciano a farsi sentire, tocca farsi trovare pronti per quando lambiranno l'Europa, altrimenti sarà inutile. Ricordatelo, ragazzi, loro vi hanno voluto ignoranti, la prima arma invece è sapere le cose.

La Geo-politica innanzitutto
E' la cronaca di questi giorni a darci lo spunto per una chiusura delle fila. Se Grillo non vuole dilapidare quanto ottenuto fino adesso, se vuole davvero avere una possibilità di incidere sul futuro di questo Paese, è il momento che faccia i nomi. Il programma ce l'ha, ma a parte il suo faccione e la chioma del suo amico, si sa poco di chi altri sarebbe in una sua ipotetica squadra di governo. Io vedrei bene Ministro dei Lavori pubblici e dell'Ambiente Mario Tozzi, ma è solo un esempio suggerito dall'aver visto per l'ennesima volta in pochi anni la Natura essere trasformata in un killer dall'incuria e dall'incoscienza con cui abbiamo gestito il nostro territorio. Un programma eccezionale di recupero idrogeologico, edilizio, agricolo, e di microproduzione energetica, un piano di piccole e medie opere pubbliche che keynesianamente si ripagano da sole, e riducono il rapporto debito/PIL mentre danno da mangiare a tanta gente e aggiustano l'Italia: questo ci serve, questa deve essere la parola d'ordine con cui vincere le prossime elezioni. Quando questa cosa funzionerà, e non funzionerà (niente lo farà) senza una lotta alla corruzione senza quartiere, gli speculatori capiranno, l'Europa capirà: il sospetto è che mercati finanziari e UE siano già oggi solo una foglia di fico per gente dalle cattive intenzioni e da nessuna idea (oltre a quella di arricchire i pochi a danno di tutti gli altri). Chissà se da questa nuova "fabbrica Italia" non nascerà di nuovo anche buona musica...

 

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...