DI QUA DELLA LINEA

La marcia virtuale per il reddito di cittadinanza del M5S:
praticamente un tour dei capoluoghi dell'italico latrocinio

"Occorre essere attenti, per essere padroni di se stessi occorre essere attenti, e scegliersi una parte dietro la linea gotica. Mai come ora."
Giovanni Lindo Ferretti - da Linea Gotica, 1996, tratto dall'album omonimo (all'ottavo posto tra i dischi italiani più belli di sempre, secondo Rollingstone...)
Settant'anni fa, i nazisti, per rallentare il più possibile l'avanzata degli Alleati, si attestarono lungo una linea fortificata che tagliava in due l'Appennino, lo sfondamento della quale, dopo un paio d'anni di sangue, portò rapidamente a quella Liberazione di cui festeggiamo l'anniversario in questi giorni. La lacerazione inflitta all'Italia in quegli anni, di cui la Linea Gotica è solo il simbolo e le cui cause vanno cercate lontano, non ha ancora dopo tutto questo tempo spento i suoi echi, ma se vogliamo averne un'idea "da vicino" non ci resta che attingere alla letteratura o al cinema: c'è davvero l'imbarazzo della scelta, ma io consiglierei la battaglia in mezzo al grano tra compaesani di fronti opposti ne La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani, perchè rappresenta con straordinaria efficacia il senso di straniamento dei protagonisti che sono costretti a scontrarsi gli uni con gli altri da qualcosa di oggettivo di cui mentre si ammazzano non riescono ancora a cogliere il senso.
Tutto ciò è di estrema importanza per leggere il presente, e il futuro dietro l'angolo. Noi, infatti, siamo da tempo in un conflitto di pari entità, che se non è ancora esploso del tutto è solo in parte per via della minore drammaticità delle condizioni materiali oggettive, l'altra parte risiedendo nella maggiore capacità di mascheramento della realtà delle cosiddette democrazie specie se solo sedicenti tali come la nostra. Ecco allora che il conflitto, che come spesso capita ha le sue radici in una scarsità di risorse e in interessi contrapposti nel distribuirle, vede troppi protagonisti incapaci di riconoscersi in esso, e quindi combattere il nemico sbagliato. Su una barricata dovrebbe esserci solo chi ha interesse a concentrare le risorse in poche mani sempre più ricche, e lo fa con ogni mezzo dalla legittima azione legislativa alla criminalità organizzata passando per la corruzione sistemica, mentre sull'altra andrebbe chi ha interesse a distribuirle il più possibile equamente, garantendo un lavoro o almeno un reddito minimo a ogni cittadino, penalizzando gli arricchimenti eccessivi "legali" e punendo severamente quelli illegali. Ma quanto spesso tocca stranirsi nel vedere troppa gente sulla barricata sbagliata!...
Oggi la linea gotica, o se preferite quella del Piave, è: sovranità monetaria per poter assicurare un minimo di reddito e di diritti a ogni cittadino (e sto lasciando da parte la questione "mondo" solo per semplicità espositiva, ma ci sono stato e ci tornerò su), e lotta senza quartiere a corruzione e criminalità anche attraverso una radicale riforma delle regole di selezione e competizione politica. Se siete al di qua di questa linea, prima prendete atto che dalla vostra parte per ora c'è solo il Movimento 5 Stelle, e magari non fosse così ma finchè è così è così, meglio è per tutti. Se votate ancora per qualcun altro perchè siete al di là della linea (cioè siete nel club degli straricchi, oppure fate politica, o vi trovate a vostro agio nei maneggi o altro reato, o almeno vi pagano per mentire tramite un qualsiasi media), niente da dire. Il problema è solo se lo fate (e siete in tanti, troppi) perchè non avete capito che quelli per cui votate vi stanno prendendo per il culo da decenni, parlano solo per fare fumo mentre rubano, e non si fermeranno mai, nemmeno quando vi avranno scorticati vivi, anche se uccidendovi moriranno anche loro come lo scorpione nella favola con la rana.
Non a caso il m5s per promuovere il suo reddito di cittadinanza, che io personalmente ritengo ancora insufficiente ma insomma è un buon inizio, sta facendo un tour nei luoghi simbolo dell'italico latrocinio, per dimostrare in maniera lampante come le risorse ci sarebbero eccome, se non se le magnassero. Il 4 maggio sono a Roma, taggata "mafia capitale" ma ci sarebbe una lista lunga così di ruberie, in primis il pozzo senza fondo metro C, serpente oltretutto inutile e dannoso che furbata dietro furbata si allunga letteralmente senza più emergere... Prima, il 1° maggio, festa diciamo del jobsact così siamo uptodate, sono a Milano, e lì non è che l'elenco sarebbe più corto ma per ragioni di attualità il tag è più facile: parte l'Expo, megapagliacciata avviata a crisi già iniziata perchè i soldi per mangiarseli li trovano sempre, è per noi che dice che non ci sono, che non sarà ultimata nemmeno in tempo per la chiusura (ma chissenefrega, lo scopo era magnare, come dice anche il leitmotiv), e intanto magari si riesce pure a lucrare sui ritardi stessi (in Giappone si sarebbero suicidati, se non è genio italico questo!)...
A chi proprio con Grillo non riesce a starci, e magari pensa di risolvere la faccenda andando appresso a Salvini o rivalutando Berlusconi o addirittura suo compare Craxi, risponderei intanto col rasoio di Occam: non è necessario. E se pensiamo a una qualsiasi delle ruberie dei socialisti, dei berlusconiani (le cartolarizzazioni di Tremonti sono ancora lungi dall'essere comprese come fenomeno e quantificate per danno inflitto alla collettività, senza contare il lucro cessante rappresentato dall'occasione mancata che sono state per essere state concepite per come sono state concepite: favorire i soliti amici degli amici anzichè chi aveva bisogno di una casa e lo Stato che aveva bisogno di soldi), o degli stessi leghisti (arrivati alla ribalta al grido di "Roma ladrona" per poi rubare come gli altri), è decisamente di troppo. E di questo passo si ritorna a "aridatece er puzzone".
No, a me basterebbe riavere uno Stato sovrano con una moneta sovrana in mano, retto da una classe politica selezionata secondo regole nuove che comportino l'automatica uscita di scena, temporanea o definitiva a seconda dei casi, di chi è implicato in faccende da chiarire, che la usi per garantire ai suoi sudditi la sussistenza (e il di più vada a chi se lo sappia guadagnare ma senza mettere in discussione questa garanzia), e se per avere questo dobbiamo rifare l'IRI rifacciamola. Hic sunt leones, questo è il confine, voi da che parte state?

CONTRO OGNI FASCISMO

La frase è di Primo Levi, l'immagine è tratta dal sito aforismi.meglio.it
Come diceva Primo Levi (e ci ricorda Padellaro recensendo il nuovo libro di Scanzi), "ogni tempo ha il suo fascismo". Leggiamola bene, la frase intera, la metto in immagine perchè si veda meglio, e poi mi trovate se siete capaci anche solo una piccola differenza tra l'azione di questo governo di sedicente centrosinistra e lo scenario descritto (perchè vissuto sulla propria pelle) dallo scrittore, morto suicida nel 1987 chissà se davvero perchè perseguitato dai fantasmi del passato o perchè aveva preconizzato che gli stessi erano invece nel nostro futuro.
In questa profezia, c'è già l'approvazione forzata, anche a costo di epurazioni interne al partito (così inedite nella loro eclatanza nonostante una consolidata tradizione nel settore), di una legge elettorale incostituzionale ancora di più di quella appena dichiarata tale dalla apposita Corte, legge che consentirà però al prossimo vincitore di quadrare il cerchio attraverso il quasi monopolio nella composizione della stessa Corte. Ci sono i ripetuti tentativi, di cui prima o poi qualcuno andrà in porto vedrete, di mettere il bavaglio alla stampa libera e in particolare a quella non professionale, così poco controllabile, con provvedimenti analoghi a quelli contro cui lo stesso partito si opponeva strenuamente quando a proporli era il presunto avversario politico. C'è, con una capriola dello stesso tipo, la messa in soggezione della magistratura. Ci sono i continui attacchi alla scuola pubblica, conditi di iniezioni di logiche privatistiche, e il continuo ed incostituzionale sostegno a quella privata. C'è il terrore inoculato in varie maniere, anche facendo finta di opporsi a fenomeni di cui poi grazie all'informazione compiacente si cavalca la pericolosità percepita, e l'immigrazione clandestina è solo uno di questi (la gestione dei cosiddetti zingari un'altra, ma la lista è lunga). C'è il prevalere di un modello sociale piramidale in cui i privilegiati continuano ad esserlo e ad esserlo sempre di più, e dominano su una massa che deve tendere e sta tendendo sempre di più ad essere tranquillamente definibile di schiavi (uomini per definizione "non liberi", nemmeno nel pensiero di sè, figurarsi nelle espressioni), grazie anche a una classe cuscinetto di semi-privilegiati che fa tutto il lavoro sporco; col paradosso che è proprio il modello sociale di cui il partito bisnonno di quello che oggi sposa più di tutti questo modello era il più feroce avversario.
Ecco che nel giro di pochi anni siamo incredibilmente passati dalla celebrazione del 25 aprile come diga al berlusconismo rampante, retta soprattutto dal principale partito dell'opposizione erto a paladino della democrazia ed erede della Resistenza, ad una ricorrenza che se volesse essere davvero celebrata degnamente dovrebbe avere quello stesso partito come obiettivo di ogni ammissibile azione politica, dalla più strenua opposizione parlamentare alla pernacchia, passando per il non ascolto dell'incessante narrazione monocorde della realtà che tenta di imporre grazie al controllo dei media, totale anche grazie all'avversario di un tempo, rivelatosi finalmente fasullo come probabilmente era già dall'inizio. In un gioco delle parti in cui la vittima era chi ci credeva, cioè tutti noi.
Ci fosse davvero l'alba dei morti viventi, e gli zombi dei partigiani il 25 mattina sfilassero per Roma capitanati da Sandro Pertini, io fossi uno qualsiasi degli esponenti piddini cercherei di nascondermi...

CHI NAUFRAGA DAVVERO

Il fotomontaggio è meritatamente cliccatissimo: oltre a spedire
metaforicamente in bocca ai pesci i veri responsabili della tragedia,
lo fa significativamente usando un altro fotomontaggio, quello con
cui hanno cercato di farci credere che i politici eroici marciavano alla
testa dei popoli democratici contro il terrorismo dopo l'attacco a Charlie
Da anni uso Facebook quasi solo come, peraltro poco efficace, vetrina per veicolare i contenuti di questo blog: dopo i primi tempi, superata una certa soglia di utenti e traffico, non è che cose interessanti non ce ne siano, ma sono annegate in un mare di stronzate talmente grande che cercarle è meglio rinunciare, come per il classico ago nel pagliaio, si, e trovarle è pura questione di culo, per dirla come usa a Oxford. Ieri ho "condiviso" sul mio profilo un post che invito tutti a leggere integralmente anche da queste righe: fa capire il nocciolo della questione immigrati raccontandolo dal punto di vista di una bambina congolese annegata nel nostro mare.
A me le tragedie oramai ricorrenti come quella in cronaca ispirano, più ancora che pietà, rabbia cieca, ira, verso chi ha ridotto il mondo a un posto dove espropriando i beni ai 100 uomini più ricchi sfameremmo per sempre due o tre miliardi dei più poveri (e non sto esprimendomi per iperbole, solo a spanne ma senza esagerare), verso chi ha consentito tutto questo in cambio di una vita comunque sopra la media e nel superfluo, e verso chi ha favorito il processo raccontando fesserie (quando serve anche artatamente opposte tra loro) al popolo votante, mentre verso chi ha creduto e crede a queste bugie (tanti troppi anche di voi che leggete adesso) non vale la pena spendere nemmeno la rabbia, al massimo un tot di compassione, ma zero comprensione e nessuna pietà quando la ruota girerà e toccherà a voi.
Si perchè come prima di essere razzisti verso gli immigrati bisogna ricordare di quando (l'altro ieri) eravamo noi gli emigrati, così prima di tutto (si, anche dell'umanitarismo spicciolo, ormai insopportabile) bisognerebbe rammentare che l'Africa era alimentarmente autosufficiente, quarant'anni fa, e che quasi tutti i problemi da cui fuggono questi poveracci li abbiamo creati noi col nostro voto e la nostra ignavia, premiando chi direttamente o indirettamente favoriva (-sce) la depredazione delle ricchezze naturali, lo sradicamento della piccola agricoltura locale, la fomentazione e se serve la creazione di focolai bellici, lo stroncamento sul nascere di qualunque regime non fosse legato ai nostri potentati economici e invece magari si proponesse una qualche attenzione al benessere materiale del suo popolo. Gheddafi è solo l'ultimo di una lunga serie.
E poi bisognerebbe capire che flussi di questa portata da un lato non sono arginabili se non assumendosi la responsabilità di diventare "cattivi" e calzando il coraggio che conseguentemente serve, e dall'altro non possono essere che voluti e organizzati dal Vero Potere perchè organici ai suoi obiettivi (nella fattispecie, livellare il 99% della popolazione mondiale alla mera sussistenza o meno). Quindi, come afferma l'amico dell'ABC, dire "aiutamoli a casa loro" significherebbe garantire miliardi di euro di trasferimenti e un supporto in loco per assicurarsi sul loro utilizzo (un vero e proprio Piano Marshall per i Paesi in via di sviluppo), e dire "fermiamo gli scafisti" significherebbe ammazzare direttamente gli innocenti anzichè aspettare che anneghino da soli. Se siete disposti all'una o all'altra cosa, siete rispettabilmente di sinistra o di destra, se no siete i soliti quacquaracquà (alla Renzi, per capirci).
L'Europa non è capace di garantire trasferimenti ai più bisognosi neppure al suo interno, cosa che avrebbe dato senso all'esistenza stessa di una moneta unica e infatti non è stata mai neanche ipotizzata. E allora forse ha senso, utopia per utopia, di perseguirne una diversa e più intrinsecamente giusta, oltre che forse più possibile: non solo uscire dall'Euro e dall'UE, ma porsi il problema di fondare una Unione Mediterranea che peraltro avrebbe certamente valori al suo interno più omogenei di quella europea, e tutte le carte in regola per recitare un ruolo di primo piano nello scacchiere mondiale come i BRIC cui andrebbe ad aggiungersi. Leggo queste cose, e ripenso all'esperienza giovanile con Parallelo 38: eravamo proprio avanti, cavoli, a pensarla così 25 anni fa...
Sentite un fesso: a naufragare in questi anni è il concetto stesso di capitalismo compatibile con la democrazia e anzi con l'etica, se non imbrigliato da leggi ferree e ferreamente applicate. Tutti devono avere di che vivere, a questo mondo. Qualunque teoria politica che non contempli la subordinazione a questo principio di ogni altra considerazione è da aborrire, o si è dannati. E quando uno si merita l'inferno, a volte è l'inferno a venire a bussargli alla porta...

(UN)ESCO

Crescere con davanti agli occhi uno dei panorami più belli del mondo è anche una specie di maledizione, perchè senza pensarci fai sempre il paragone almeno con la sensazione e niente lo supera o quasi, cui nel caso nostro se ne aggiunge anche un'altra, da quando capisci che a parte quel panorama poche altre cose possono farti pensare che nascere lì è stata una fortuna.
Pensi a questo quando senti che lo stretto tra Reggio e Messina concorre, per inedita comune iniziativa delle amministrazioni locali, ad entrare nel novero delle località patrimonio dell'Unesco - "pennacchio" (citazione storica, chi non la capisce al volo legga qui) peraltro che è da capire bene se comporti magari anche qualche possibile beneficio concreto.
Certo, poteva andare peggio: potevi nascere dall'altra parte del Mediterraneo, e non magari nei secoli in cui la Civiltà stava di là e l'Oscurantismo di qua, e quelle che ci sono state tramandate come "scorrerie dei Mori" non erano che episodi di una lunga guerra di conquista purtroppo finita male, ma proprio adesso che il neocolonialismo al culmine causa una catena di migrazione e morte che sembra non abbia mai fine.
Fateci caso: su questo blog non una delle cosiddette primavere arabe ha avuto una eco anche minima. Non era lo snobismo di chi vuole comunque stare fuori dal coro, era la consapevolezza di trovarsi di fronte ad una sceneggiatura scritta male e fatta recitare con l'inganno a popoli ingenui a vantaggio dei soliti noti. Oggi che è tornato l'autunno, e sono stati liquidati o messi sotto scacco tutti i regimi che in un modo o nell'altro si proponevano di smarcare i propri sudditi dal ricatto delle multinazionali e della finanza, di fronte alle invasioni dei disperati le reazioni politiche vanno dal pietismo a buon mercato al razzismo becero, con la solita (e solitamente travisata, quando basterebbe leggere pezzi come questo anzichè fidarsi di quanto riporta una stampa ormai ampiamente definibile di regime) eccezione del Movimento 5 Stelle.
Ma quando il "Papa Buono 2.0" denuncia un attuale "martirio" di cristiani (o anche uno meno attuale come il genocidio armeno, che non è che non ci sia stato, ma bisogna studiarsi bene per come e per chi), quando tutti i giornali (ma proprio tutti) soffiano sul fuoco della cronaca per estrarne le braci che portano acqua a questo mulino, quando poche migliaia di occidentali presunti vittime di terroristi islamici giustificano quattordici anni di rappresaglie, è allora che bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di ricordare che i musulmani morti per mano occidentale dal 91 ad oggi sono quattro o forse otto milioni, a seconda se si includono nelle statistiche le vittime indirette (ad esempio di stenti e malattie, e stiamo parlando di bambini, a causa di embarghi stretti e prolungati). E immaginare allora, se per relativamente pochi correligionari oggi vi viene voglia di combattere appoggiare o quantomeno giustificare una guerra di religione, di essere dalla parte di chi da decenni vede la sua gente decimata e umiliata: ve lo dico io, sareste pronti a seguire chiunque si proponga di combattere questo nemico potente e spietato e dimostri di avere qualche possibilità di vittoria, anche se grazie a una certa capacità di gestire e poi anche ostentare l'orrore. In altre parole, con quello che abbiamo fatto e stiamo facendo agli arabi, non c'è da stupirsi che l'Isis abbia il seguito che ha, c'è da meravigliarsi che ancora non abbia il seguito di tutta la popolazione dal Marocco all'Afghanistan, così da proclamarsi Islamic State tout court e dichiararci formalmente guerra.
Ovviamente, invece che prendere le distanze dall'Imperatore plaudiamo a chi va a flirtarci ancora, magari credendo alla sua ennesima supercazzola: basta rigore, crescita sul modello americano, significherebbe dotarsi di una moneta sovrana e usarla per creare occupazione, e allora si che ci si può permettere (per quanto alti siano i costi sociali, peraltro) lo smantellamento dei diritti e delle garanzie che invece è l'unica cosa di quel modello che adottiamo. E invece che prendere le distanze dal Kaiser continuiamo solo a fingere di farlo (e magari Tsipras avesse davvero una strategia antieuro dissimulata, magari...), non capendo che questa moneta unica con queste regole non è altro che uno strumento di dominio sul continente, che sta lentamente consapevolmente e inesorabilmente distruggendo.
Senza una moneta sovrana, e una lotta senza quartiere a chi (corrotti, evasori, mafie, eccetera) potrebbe vanificare anche quella, senza cioè il progetto Grillo al governo e per un bel po' di tempo, il vessillo dell'Unesco sullo Stretto non sarà che un altro metaforico pezzo di stoffa per eventualmente... soffiarsi il nasino. Unica consolazione è che si tratta di una bellezza che avremmo potuto rovinare noi col ponte, semmai, ma non può essere demolita dalle cariche esplosive di un conquistatore islamico alla ricerca di azioni dimostrative la sua intenzione di cancellare dalla faccia della terra la nostra cultura sedicente superiore. Tanto superiore da stare portando rapidamente il pianeta alla distruzione...

EUTOPIA

L'argomento era di moda negli anni 70 e si studiava all'università nel decennio appresso, quindi mi è familiare e caro, tanto che ci sono già andato su tempo fa, ora - tanto chi si ricorda - ci torno su riassumendo: la vita di ognuno di noi dei Paesi cosiddetti sviluppati è per circa un terzo formazione, un terzo lavoro, un terzo riposo; non c'è nessuna ragione perchè questa suddivisione resti longitudinale nella vita, anzi ci sono tutte perchè diventi trasversale. Woody Allen dice che gli uomini impiegano nove mesi ad uscire dalla pancia della madre e tutto il resto della vita a cercare di rientrarvi, ma anche con minore arguzia (e anche senza invertire poeticamente il verso della vita, come fa Vecchioni nella bellissima Madre) si può scherzare su quanto sarebbe meglio godersi la pensione in gioventù (cioè il pane finchè si hanno i denti) intanto che ci si alfabetizza, iniziare a lavorare di fisico intorno alla trentina intanto che si inizia a studiare per passare via via a lavori di mente, fino a dedicarsi dopo i 65 e fino alla morte (se serve, una "buona morte": eutanasia, letteralmente) al solo studio, così piacevole a quell'età, intanto che chi vuole e finchè ce la fa continua a lavorare s'intende.
Ci ho ripensato leggendo questo pezzo su Utopia Razionale, ispirato a teorie diverse ma sempre di quegli anni (per capirci, vintage): non vi piace il Reddito di cittadinanza dei grillini, perchè voi siete de sinistra e quelli sono qualunquisti e perchè se diamo soldi a ufo a tutti poi non fa più un cazzo nessuno? arieccovi il "lavorare meno lavorare tutti" di una volta. Il ragionamento è perfettamente consequenziale: se tutti gli umani hanno il diritto di vivere con dignità, e le risorse del pianeta non consentono di estendere il modello capitalistico/consumistico a tutti gli umani senza che arrivi presto la fine del mondo, l'unica è cambiare modello, adottandone uno in cui il tempo di lavoro quello di riposo e quello di formazione siano suddivisi nell'arco della settimana, a parità di reddito minimo garantito. Non si tratta di un annullamento delle logiche capitalistiche e di profitto, che chi vuole può continuare a perseguire a spese del proprio tempo libero e/o organizzando il lavoro altrui, ma di una loro temperanza oramai indispensabile, e pensarla così dovrebbe essere una specie di test propedeutico per poter usare la parola "sinistra" nel definire uno schieramento politico. Quanto ne sia lontano l'attuale PD, non vale neanche la pena ribadirlo: chi parla di crescita e lavoro nei termini correnti, vi sta fregando (anche gli esseri umani da un certo punto in poi devono smettere di crescere, e preoccuparsi solo di stare bene - perseguire il benessere - più a lungo possibile), ed è uno sporco servo dei padroni. Ripeto: sporco servo dei padroni, che stanno vincendo la lotta di classe con una moneta (l'euro; paradossalmente, europa pare significhi qualcosa di ben irrigato dall'ampio sguardo, mentre oggi ci strozza miopemente con politiche restrittive a oltranza) come arma letale, grazie alla complicità dei politici alla connivenza dei mass-media e alla pigrizia e pecoronaggine del popolo.
Il termine "utopia" nasce ambiguo, nel gioco di parole anglofono con eutopia: un non-luogo che è anche un buon-luogo, qualcosa che non esiste ma a cui bisogna tendere. Ed è ancora Utopia Razionale, con questa digressione sull'inesistenza di Dio, a suggerirmi a quale visione utopica bisognerebbe rapportarsi per salvare questo mondo sull'orlo della catastrofe. Mi era venuto in mente nei giorni di Pasqua, quando in un paio di occasioni tra familiari e amici mi è capitato di toccare con mano quanta feroce intolleranza c'è anche nel più mite nei credenti, anche quando pretende di argomentare logicamente sulla parità della partita tra non dimostrabilità e non indimostrabilità di Dio, anche quando pretende il rispetto del proprio primo comandamento anche riguardo a un innocuo e infantile calembour: nessuna differenza di sintassi coi tanto esecrati musulmani, solo di "volume", in questo momento storico e solo per alcuni di loro (magari pagati e addestrati per alzarlo). L'utopia che tutto ciò mi ha riportato in mente è quella lennoniana: nothing to kill or die for, and no religion too. Solo quando l'umanità si affrancherà dalla religione, confinandola nello spazio intimo e indicibile delle anime dei singoli e comunque escludendola per ferrea disposizione legislativa primaria da ogni istituzione politica e sociale, avremo iniziato il cammino verso la pace, altro che chiacchiere papali.

E IO NON CI CREDO

Pensatela come vi pare, io sento puzza di capro. Con la O.
Le dimensioni di una tragedia impongono a chi senta l'urgenza di commentarla una pausa di riflessione ad esse proporzionale. Guardando in TV le torri gemelle andar giù a velocità compatibili solo con una demolizione controllata colsi subito che c'era qualcosa che non quatrava, ma iniziai a realizzare l'inganno quando tirarono fuori da quelle macerie immani i documenti cartacei dei presunti terroristi passati indenni a temperature sufficienti perà secondo loro a fondere travi di acciaio larghe così, per poi cominciare a credere al complotto (e quindi informarmi presso tutte le fonti che lo denunciavano come tale, chiamate "complottiste" secondo l'efficacissimo uso del paradosso semantico che fanno i pubblicitari, quando invece sarebbe più giusto "anticomplotto") quando di fronte a un presunto commando composto quasi interamente di sauditi si decise la guerra contro l'Afghanistan, cosa che sarebbe stata assurda anche se fosse stato vero che il presunto mandante dell'attentato si nascondeva li. Oggi, alle tesi ufficiali sull'undici settembre non ci crede nemmeno Clint Eastwood in un film da troppi bollato come propaganda destrorsa.
Purtroppo per me ho anche l'età per ricordare anche con quanta insistenza tutto l'apparato mediatico di allora, per quanto meno potente pervasivo e monocorde di quello attuale, ripetè da subito e per tanto tempo le tesi ufficiali dandole per scontate. Forse l'ho già detto, ma repetita "juve", a un certo punto ero quasi imparentato a un generale dell'aeronautica in pensione che era ancora vivo solo perchè la sera della tragedia di Ustica era in ferie, forse, visto che quelli in servizio a un certo punto hanno cominciato a morire di morti strane, prima di poter incrinare il "muro di gomma" raccontando qualcosa, eppure continuava a ripetere anche lui la versione ufficiale con veemenza proporzionale a quanto si andava dimostrando via via infondata. Ma a me da subito non quatrò la storia del Mig libico, e quelle che erano tesi fantasiose dei "complottisti" via via sono diventate verità storica, vedi come va il mondo.
Per questi e altri motivi, se voi volete credere che un pilota professionista può nascondere il proprio stato di salute mentale per anni al suo datore di lavoro, chiudersi nella cabina da solo e dirigere l'aereo verso le montagne con una manovra furba abbastanza da eludere ogni controllo, portando con se all'altro mondo 150 persone perchè la fidanzata lo stava lasciando, io non vi seguo. Io non so cosa sia successo, come potrei, ma a questa storia di Germanwings più la raccontano, più trovano evidenze stringenti (ma tanto evidenti che non si capisce come non siano saltate fuori prima) ad avvalorarla, meno io ci credo. Chiamatemi pure complottista, se vi fa comodo, ma mi pare una sceneggiatura manco tanto originale... Regia, mandate l'ampex....

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...