17 AGAIN

Titolo come un bel brano degli Eurythmics, uscito per una reunion e autocitante l'indimenticabile Sweet dreams, per doppia associazione di idee dei titoli e per coronare le scelte di colonna sonora operate dall'amico Antonello che ha riversato il vecchio video che vedete in fondo.
Si tratta di un filmato della primavera del 1981, girato in Toscana durante la gita di quinto liceo di un gruppo di amici tra cui il sottoscritto, la cui visione integrale è tollerabile solo dagli stessi per cui è sconsigliata a tutti gli altri, cui basterà il fotogramma estratto, a controprova della precoce verve alla polemica politica del vostro blogger (si parlava del referendum sull'aborto, vi dovete fidare) e forse dell'ultima generazione che aveva almeno in parte la "partecipazione politica" nell'orizzonte dei propri interessi, assieme ovviamente a tutte le scemenze che si pensano dicono e fanno a quell'età.
Eravamo dei diciottenni cazzoni, dunque, e non ci pesava affatto avere un livello medio di consumi sicuramente inferiore a quello che oggi viene considerato povertà, perché se quella assoluta e quando non hai di che mangiare dormire e curarti quella relativa è tutta un'altra cosa. Insomma, non avevamo (quasi nessuno) soldi in tasca e vestiti firmati, ma avevamo tutti qualcosa che i diciassettenni di oggi purtroppo non hanno: tante speranze, e la quasi certezza che in ogni caso avremmo vissuto meglio dei nostri genitori.
Oggi c'è chi può permettersi, da epigono di quella teoria e pratica della propaganda che nell'ultimo secolo ha fatto più vittime delle guerre di religione, per dire, di fare il cazzone a quarant'anni sparando fesserie una dietro l'altra, però ad effetto - l'ultima, quella del gettone, merita una citazione testuale:
[...] puoi discutere quanto vuoi ma il posto fisso non c’è più [...] Nel 2014 aggrapparsi ad una norma del 1970 [...] è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. E’ finita l’Italia del rullino.
Ora, trattenendosi dalla battuta facile sul dove si dovrebbe mettere il gettone del telefono lui e tutti gli altri killer prezzolati della "Repubblica fondata sul lavoro", quei ragazzi lì, adolescenti in una Reggio Calabria dove tra attentati del racket del pizzo e guerra di mafia a nessuno sano di mente e non contiguo a una famigghia sarebbe mai venuto in testa di avviare un'attività commerciale, con il loro posto fisso conquistato, nel pubblico o nel privato, a patto di immensi sacrifici comprendenti spesso l'emigrazione definitiva (molti) o temporanea (praticamente tutti), hanno acceso un mutuo e si sono comprati casa, a volte aiutati da genitori col vizio del posto fisso a loro volta, e oggi sono rimasti gli ultimi a fare girare un po' l'economia spendendo i loro stipendiucci sempre meno sufficienti. I loro fratelli minori già hanno più difficoltà, i loro figli non potranno forse mai, tranne fortunate eccezioni. E se è vero che la fotografia digitale è rivoluzionaria, è anche vero che chi capisce di foto ha parecchi argomenti per rimpiangere l'analogico, e che il sottoscritto da quella gita tornò a casa con 4 rollini di foto, che ha dovuto fare una colletta per poterle sviluppare, ma sono tra le più belle che ha, perché se devi selezionare uno scatto lo pensi meglio; come dire che ogni presunto progresso ha una faccia discutibile. Figurarsi un regresso spacciato per progresso quale è l'impossibilità di ogni progettualità a lungo termine connessa alla precarizzazione di massa a cui ci hanno destinati tutti, chi prima chi dopo.
E' probabile, visti i numeri, che alcuni dei miei vecchi compagni di scuola lo abbiano votato e siano disposti a rivotarlo, convinti dalle sue balle, il Renzi. Ma è molto probabile che parecchi di quelli tra loro ancora residenti a Reggio Calabria (io avrei fatto lo stesso, probabilmente) abbiano votato, sto giro, per il giovane Falcomatà. Dove l'aggettivo è necessario innanzitutto a rimarcarne l'augusta discendenza, di cui gli auguro di tutto cuore di riuscire ad essere degno, che però essendo responsabile almeno di parte se non di buona parte del suo consenso rende quest'ultimo proporzionalmente più fragile. E poi costituisce una sorta di supplemento di credito di immagine, non avendo ancora avuto il ragazzo il tempo di compromettersi col vischioso sottobosco politico reggino. L'età però non basta in se, e peraltro per definizione cambia, per cui lo attende una durissima prova dei fatti, impossibile da superare senza rendersi conto che la primavera reggina ascritta alla stagione di papà Italo non sarebbe stata possibile con la politica monetaria ormai abbracciata definitivamente e ideologicamente dal suo partito. Quindi Giuseppe occhio a parlare di nuova primavera quando si approssima un lungo inverno, causato in primis proprio dal partito che oggi usa il tuo cognome e la tua faccia pulita per appropriarsi di un altro successo non suo. Prima ti accorgerai che senza sovranità monetaria anche una dittatura degli onesti è inutile, come è inutile ogni sovranità monetaria in mano a un regime di corrotti, ad assicurare il benessere di un popolo, prima capirai che le elezioni le avresti vinte anche fuori dalle insegne del partito-bestemmia (e ti comporterai di conseguenza, prendendo le distanze e se serve contestando apertamente la linea renziana) o se no sarebbe stato meglio perderle, meglio sarà per te.
P.S.: vi eravate preoccupati, dopo il post scorso e l'inizio di questo, che avessi smesso di parlare di politica, magari scornato dai problemi del moVimento? niente paura, anche facendo come Carlo Bertani, e come dice egli stesso, ci sono molti modi di fare politica, anche raccontando di una gita di quinto liceo mentre commosso ti riguardi il filmino...


LARI MIEI

Nonna Carmela per chi legge questo blog, e anche per molti dell'ambiente salsero romano e per gli amici umanisti e anche per i diretti interessati della Guinea, è la protagonista di un libro di ricette scritte in riggitano con testo italiano a fronte. Per chi lo scrive, è un Lare, il dio della saggezza primitiva e istintiva cui rivolgersi al momento del bisogno. Per farvi capire perché, bastano un paio di episodi: una volta una fidanzata annosa mi lasciò male e tutti i parenti non perdevano occasione per chiedere consigliare in una parola rompere, quando nei loro veloci passaggi quotidiani a casa di lei mi trovavano piazzato li a recuperare il mio equilibrio col solo farle compagnia, e invece lei mantenne il silenzio più totale sull'argomento finché un bel giorno fissandomi negli occhi ebbe a raccontarmi, ovviamente in dialetto stretto, che aveva sognato se stessa ragazzina vestita da sposa che sposava... me, sancendo con l'abbraccio che si meritò la mia "guarigione" istantanea; un'altra volta, ripensando al marito morto da qualche anno, pronunciò in quattro parole l'abiura del sistema di valori patriarcale a cui pure aveva aderito convintamente per una vita incarnandone il contraltare femminile, pentendosi di non avergli mai manifestato l'amore che provava anziché addirittura invece riferirsi a lui con terzi per cognome. Altri tempi, direte. Ma vi prego di notare il coraggio di ammettere davanti ad un ragazzo l'infondatezza del sistema di valori a cui si era attenuta per sessant'anni, ho detto sessanta, graniticamente. E, nell'episodio precedente, la sottile ironia con cui garantiva a quel ragazzo che tra lui e l'amore la partita era ancora aperta, anche se non avrebbe mai potuto trovare una come lei.
Ricordo questi episodi in giorni che sono molto tristi per un'altra persona a me molto cara, come augurio a che lei possa d'incanto trovare in se quella ironia nei confronti delle cose della vita la cui scarsa dotazione di base tanti guai le ha sempre procurato, e quel coraggio che solo può consentirle di sconfessare decenni di scelte interiori coerenti ma per se sciagurate. Così che domani possa leggere queste righe, capirle al volo nonostante quanto siano come sempre contorte, e sorridere alla vita.

COPIA E INCOLLA

Non è pigrizia, è voglia di rimarcare con un esempio pratico che qualunque cosa ti viene voglia di gridare in questi giorni l'hai già detta, o la sta ridicendo in questi giorni meglio di te qualcun altro. Eccovi allora quattro brani che solo le mie indicazioni vi possono far capire essere tratti da vecchi post, se le saltate vi sembrerà di leggere un commento all'attualità.

21.11.2013, da Eventi normalmente eccezionali...
Il territorio italiano, infatti, è ormai diffusamente incapace di reggere quelli che la stampa ama descrivere come eventi ogni volta "del secolo" ma che invece probabilmente ci sono sempre stati, e anche quando ci fosse (e c'è) un aumento di frequenza e ampiezza degli stessi per via di fattori climatici globali l'incuria sarebbe ancora più colpevole. [...] I soldi si trovano per salvare le banche, riforaggiare Alitalia , realizzare la TAV o nuove inutili autostrade, comprare aerei militari, mantenere (peraltro in violazione della Costituzione) contingenti in guerra, alimentare una delle classi politiche più voraci vaste permanenti e articolate del pianeta con relativo immenso sottobosco, ma quando si tratta di istituire il reddito di cittadinanza o di varare un piano capillare di lavori per la rimessa in sesto del territorio i soldi non ci sono.
8.11.2011, da Governo ladro...
Solo su questo blog, una semplice ricerca evidenzia che già due volte si è parlato di alluvioni con tono da facile cassandra: i post riguardano Reggio Calabria per una banale questione di conoscenza del territorio, ma potevano essere tranquillamente stati scritti quasi uguali per Genova, peraltro anche simile orograficamente. Il suddetto salvatore della Patria in pectore a caldo se ne è uscito con un "si è costruito dove non si doveva", dimenticando di avere varato tre degli ultimi quattro condoni edilizi (il quartultimo lo aveva varato suo compare), lui che se avesse tutti i soldi del mondo li userebbe tutti per Grandi Opere e nessuno per la salvaguardia del territorio, anche se bisogna dire che purtroppo non è il solo ad avere questa scala di priorità. La disgrazia ligure di questi giorni ci ricorda per l'ennesima volta che l'Italia avrebbe bisogno non solo di mettersi alle spalle il berlusconismo/craxismo come una tossicodipendenza, cosa che consentirebbe di affrontare un "breve seppur intenso" percorso di risanamento con la speranza che stavolta sia davvero l'ultimo, ma soprattutto di entrare in un "percorso di recupero" che parta proprio da un piano roosveltiano di salvaguardia e messa in sicurezza del territorio. Altrimenti saranno danni e morti e lacrime ogni volta che PIOVE.
5.9.2010, da Raccoglie tempesta...
Poi quando succedono le cose diciamo che è fatalità. Com'era il proverbio? Chi semina vento...
5.10.2009 , da Solid rock?...
Il fatto è che guardo le colline argillose degradanti rapidamente dall'Aspromonte al mare o ai torrenti, e paragono ciò che vedo al mio ricordo giovanile di brulle formazioni arenarie con fichi d'india e poche altre macchioline verdi, puntellate qua e là da qualche casa colonica ad un piano nascosta da un mandorlo o pochi ulivi: un paesaggio tale che ci girarono alcuni spaghetti western. Ciò che vedo è invece qualcosa che somiglia a Beirut dopo i bombardamenti israeliani: centinaia di palazzi e palazzine abbarbicati alle pendici delle colline, con la facciata a mattoni o al meglio all'intonaco, e talvolta i piani superiori con il solo scheletro, quasi sempre almeno con i ferri pronti per aggiungere piani. Chiunque avesse un pezzo di terra ha edificato. Quasi sempre in economia. Quasi sempre credendo di aver fatto una casa solida per aver messo tanto ferro e fatto profonde fondamenta. Ma quasi sempre senza nessuna seria analisi geologica del terreno (o sistemazione dello stesso in maniera da non avere problemi in caso di forte maltempo).
Poi, forse già postata ma fa niente per quanto è bella, una canzone d'attualità la facciamo cantare a Faber...

FUORI DAL CORO DEI DOGMI!

Mantenere la maggioranza relativa dei voti a un partito così eterogeneo già per formazione, anzi già all'interno di ciascuna delle due componenti una volta avversarie che vi sono confluite, non deve essere cosa facile.
Non basta accalappiare gli analfabeti di ritorno prodotti da vent'anni di televisione berlusconiana (la definizione comprende anche la Rai, ovviamente) con un figlio di papà democristo (e di mamma Ruota della fortuna...) con la faccia da bambolotto scemo che sforna slogan giovanilistici a manetta, bisogna anche mantenersi quelli che si sentono ancora tanto intelligggenti, e tanto de sinistra da non poter mai votare un partito inventato da un comico populista con così poca democrazia interna, anche se ha un programma che per il loro partito lo avrebbero sognato e anche se nel parlamento opera come ultimo baluardo della democrazia tout-court.
Per molti di questi bastano i talk-show, gallinai che personalmente non ho mai tollerato, fin dal loro capostipite Samarcanda o dal loro antenato Maurizio Costanzo Show (non a caso compagno di loggia prima che alfiere del cavaliere), in cui è impossibile far valere qualunque opinione ragionata ma che assolvono benissimo alla funzione di confermare nella caciara a ciascuno le opinioni che aveva prima e schifare della politica le persone pensanti.
Ma siccome c'è qualcuno che incredibilmente si ostina ancora a leggere, magari on-line che costa meno, ecco che serve roba come Micromega. Si tratta di una costola di Repubblica che raccoglie le voci "del libero pensiero", che in quanto tali possano risultare dissonanti dal monopensiero indossato dalla casa madre: la funzione che in Mediaset hanno sempre svolto Striscia e Le iene, insomma. Infatti, come per gli show succitati, per argomenti "non sensibili" rispetto all'obiettivo del "padrone" tale dissonanza può anche essere reale e gli articoli interessanti, ma ciò non serve ad altro che a fare abbassare la guardia per quando invece l'argomento è di quelli cari al capo, tipo l'UE e l'euro per esempio: qui la dissonanza è apparente, è tutta un "si ma" perché noi non siamo mica populisti buoni solo a distruggere... A proposito (altro pezzo) ma avete notato le contraddizioni interne al movimento 5 stelle? dicono tante cose giuste ma i metodi e il dissenso eccetera...
Qui ad esempio si riconosce l'indispensabilità di politiche keynesiane, si spiega bene il perché e il percome, ma sul come trovare i soldi compare al primo posto la sempreverde lotta all'evasione e poi tutte le altre ricette supersputtanate per essere state sempre citate da tutti i governi della Repubblica e mai attuate; non si dice invece che con questa moneta in questa UE semplicemente ogni politica keynesiana è impossibile, e chi le promette o è ignorante o mente spudoratamente. La proposta di quest'altro contributo, invece, è sia più corposa quantitativamente che più dotata di strumenti di attuazione, ma è infida fin dal titolo ("...senza uscire dall'euro"): mira a solleticare chi è rimasto affascinato a suo tempo dal "sogno europeo" al punto da versare volentieri l'eurotax ma ha ormai capito che era tutta una sòla e non vede soluzioni che non comportino l'abbandono della moneta unica, offrendogli una soluzione che solo ad un'analisi molto attenta si vede che è più utopistica (col cacchio che te la fanno fare) di una exit strategy concordata (che tra un po' sarà quasi ineluttabile, a meno che non si smonti proprio tutta la baracca...) e non ne evita lo stesso rischio più grosso, essere una leva monetaria in mano a una classe dirigente corrotta e malavitosa. Con questi argomenti mirano a convincere una quota di elettorato "colto" che magari non sarà grossa ma può sempre essere decisiva a non passare all'unica parte politica che propone l'uso di regole che implicano il ricambio totale e poi periodico della classe politica, unico contesto in cui può funzionare il recupero di sovranità monetaria. Ma nessuno degli intellettuali che scrivono sul think thank debenedettiano intacca le tavole della legge della disinformazione (qui nel dettaglio), che recitano:
  • i mercati sono liberi trasparenti ed efficienti e quindi spostarvi interi settori dell'apparato statale inefficiente e corrotto ne risolve i problemi;
  • la spesa pubblica causa il debito pubblico e quindi l'aumento delle tasse, quindi occorre diminuirla ed erogare i servizi in regime privatistico;
  • l'integrazione europea è benefica possibile e inevitabile, e chi dice il contrario è un retrogrado nazionalista:
  • l'euro favorirà l'integrazione europea, la crescita e la solidarietà, e non è responsabile della crisi anzi per un bel po' ce ne ha protetti;
  • la moneta è un bene scarso e compito delle istituzioni monetarie, che per questa ragione devono essere indipendenti dalla politica (una volta si diceva "non democratiche"), è mantenerne la quantità al giusto (se poi quello che è giusto per le banche porta alla fame milioni di persone sticazzi);
  • se scendono i salari calano i costi di produzione aumentano competitività e occupazione e cresce l'economia (e la domanda interna, coglioni?);
  • l'immigrazione è benefica e non viene a costituire "esercito industriale di riserva".
Si tratta di un complesso di concetti che ha assunto valore assiomatico: le discussioni politiche, i commenti giornalistici, i monologhi dei comici, qualunque ragionamento appaia sulla stampa di regime (che ora comprende tutto il quadro delle larghe intese) o in tv, parte a valle di questi veri e propri dogmi dandoli per scontati e acquisiti una volta per tutte. Nessuno che non sia dotato di rilevante senso critico e abbia voglia di continuare a informarsi per conto proprio può più nemmeno lontanamente sospettare che si tratta invece, quando non di falsità belle e buone da denunciare come tali, di posizioni discutibili e molto la cui discussione anzi forse è l'unica speranza di cominciare a cercare di risolvere qualcuno dei nostri problemi.
Non fosse che perché Grillo e i suoi sono le uniche voci dissonanti da questo vomitevole coro, vale la pena fare una capatina al Circo Massimo tra il 10 e il 12 ottobre a sentire che dicono, eh compagni?

PROVA D'ORCHESTRA

Felicissima sera a tutti sti signuri ncruattati, a cui non frega nulla
se davanti hanno professionisti che hanno investito una vita per
poter vivere tranquillamente della propria arte o loro colleghi
altrettanto bravi che per non aver avuto altrettanta buona sorte
costituiscono il marxiano "esercito industriale di riserva" musicale. 
Ho un vecchio amico di destra che canta in un teatro lirico di una città di sinistra. 25 anni fa, era piacevole discuterci di politica da posizioni in teoria opposte, avendo in comune l'etica come valore di architrave per una costruzione politica (qualunque di queste senza quella sarebbe crollata, cioè), ma proprio per questo fui deluso quando non prese le distanze dall'adesione opportunistica al progetto berlusconiano della sua parte politica. Lo stesso errore che fa la sinistra oggi aderendo al progetto renziano, e che le farà fare la stessa fine: sparire. Ebbene, questo amico, dal di dentro, ha continuato a lungo ad avvisarmi con passione dello sfacelo che stavano apportando alla lirica italiana, quindi alla cultura italiana, questi sedicenti di sinistra che adottavano politiche di stampo liberista per risolvere problemi che semmai andavano affrontati in campo etico, e senza di ciò portare fuori dal campo pubblico gli enti lirici avrebbe non solo mancato di risolvere, ma sensibilmente aggravato e fatto precipitare la situazione.
Aveva ragione.
Lo intuivo già allora, ma tendevo anch'io, un po' per partigianeria un po' per ingenuità, a difendere l'operato della mia parte politica a prescindere. Non è servito a niente trasformare gli enti lirici in fondazioni private, a niente privatizzare alcunché, a niente la Bassanini e tutte le riforme successive della Pubblica Amministrazione, perché questi provvedimenti non sono stati accompagnati da altri mirati direttamente a impedire le ruberie e gli sprechi, capaci di individuare una scala gerarchica di responsabilità e punire efficacemente ogni sgarro. E anzi, questi ultimi provvedimenti chiamiamoli così di etica politica non solo sarebbero stati sufficienti da soli a risolvere i problemi dei vecchi apparati "statali", ma nei vecchi quadri giuridici e organizzativi avrebbero avuto molte maggiori probabilità di efficacia che in questi sciagurati pastrocchi venuti fuori privatizzazione dopo privatizzazione.
E allora perché sono state fatte, queste ultime, e principalmente proprio dalla "sinistra"? La contraddizione è apparente, e il velo cade non appena cade quello dell'ingenuità. E' stato fatto apposta. Gli sprechi l'illegalità e le inefficienze, anziché essere affrontati direttamente, lo sono stati tramite riforme di stampo privatistico del tutto inutili a combatterli, perché non gli interessava minimamente combatterli, anzi, l'obiettivo era esattamente togliere allo Stato, e ai suoi (per quanto inefficaci, ma era li che si doveva lavorare) controlli, interi settori, così da farli essere manipolati a piacimento dai nuovi padroni. Gli esempi sono centinaia, se ne può fare qualcuno per ciascuna delle privatizzazioni all'italiana, dalla SIP alle Poste per arrivare alle svendite prossime venture che sono il vero obiettivo del governo Renzi.
Stavolta la lirica fa da apripista: il coro costa troppo, via, esternalizzare! Una volta affermato il paradigma, seguiranno uccelli per diabetici per tutti. Sarà una magra consolazione per chi se n'è accorto tra i primi, incrociare per i corridoi gli sguardi finalmente inebetiti dei suoi colleghi renziani. Adesso lo capite a cosa serve tutto questo casino sull'articolo 18, o dovete aspettare di trovarvi in fila alla Caritas? Renzi dice ogni volta che può che si tratta di una norma che riguarda una quota minima di lavoratori privilegiati, e però è fondamentale abolirla. Oh, ci fosse uno ma solo uno dei cosiddetti giornalisti che ha il coraggio di rilevare la "piccola" contraddizione con una domandina semplice semplice: Renzuccio bello, o è residuale e allora non capisco che fretta hai, o è fondamentale e allora non è residuale, quale delle due? Ma fosse l'articolo 18 come il capo degli indiani nei western della prima ora, che ammazzato quello i pellerossa vanno allo sbando? O questi sognano un mercato del lavoro all'anglosassone, dove tutti possono essere messi per strada in ogni momento, senza però né il salario di base inglese né la leva monetaria e la potenza militare messi a difesa dell'american way of life da ogni presidente di ogni colore?
Datevi una risposta, amici de sinistra, e cominciate a sperare anche voi che il progetto grillino resti in piedi fino alle prossime politiche, e che da qui ad allora non facciano a tempo ad approvare una legge elettorale nuova così da poter votare con l'attuale, che è l'orrendo porcellum però ritoccato dalla Corte costituzionale: si noti che stanno tentando in ogni modo anche di "disattivare" anche quest'ultima e il CSM, indovinate grazie a chi ancora non ci sono riusciti. Con tutti i difetti che possiamo trovargli, il M5S è l'ultimo argine al progetto totalitario di cui questo centrosinistra e questo centrodestra, mentre fingono da litigare per una platea sempre più artatamente instupidita (e allontanata dalla partecipazione politica), sono da venti e passa anni gli alfieri.
...
A chi ha ancora voglia di leggere, ecco un po' di riflessioni di approfondimento:
  • l'articolo 18 non si è mai applicato nelle PMI, quindi la sua abolizione non darà alcun beneficio al tradizionale motore dell'economia italiana, però siccome il suo inceppamento non basta ancora ai sicari del capitalismo finanziario internazionale che sono i nostri politici, ecco che arriva il colpo di grazia: con il TFR in busta paga le ultime PMI aperte le metteremo in un (piccolo) Museo del Miracolo Italiano, che avrà un sacco di visitatori se lo piazziamo vicino al Brennero;
  • per chi avesse dubbi che non sto parlando solo del PD ma della sinistra tutta, ricordo che Marino a Roma e Pisapia a Milano sono stati eletti proprio in considerazione della loro "sinistrità" rispetto al partito-bestemmia, eppure l'uno oltre all'Opera si sta distinguendo per l'attenzione esclusiva ai problemi dei progressisti chic così sensibili ai provvedimenti di maquillage, mentre lascia le periferie allo sbando e il sacco di Roma di palazzinari e costruttori indisturbato metro C compresa, l'altro non manca anche lui di tradire una a una tutte le promesse, compresa quella di fermare in qualche modo l'ennesimo colossale annunciato magnamagna che è l'Expo 2015 - con gli stessi soldi di queste due opere avremmo potuto avere migliaia di cittadini occupati a tempo indeterminato nel recupero di strade (la cui manutenzione è stata quasi abbandonata quasi dovunque ormai), giardini, spazi sociali, con stipendi che avrebbero speso nel territorio eccetera;
  • si, probabilmente il mondo è talmente unificato e spremuto che era il livello di vita che ci hanno fatto annusare, quello per cui si poteva cambiare macchina ogni tre anni e andare in vacanza tre volte all'anno e comprare ogni idiozia costosa i pubblicitari ci propinavano, per intenderci, ad essere sbagliato; poi si può riflettere sul fatto che sia stata una precisa strategia dell'Imperatore ad estenderlo in zone cruciali come la nostra finché sono state tali, uno strumento cioè della guerra fredda deposto appena finita quella, ma ciò non toglie che fosse un modello intollerabile (e qualcuno di noi, ma pochi, lo diceva anche in diretta); che la decrescita sia una necessità, però, non deve essere fatto capire alla gente a forza di bastonate shock economy e disoccupazione, ma deve essere discusso apertamente in modo da trovare le strategie, e ce ne sono tantissime, tramite cui accompagnare il calo del PIL e la deindustrializzazione con un aumento complessivo di occupazione, benessere e felicità, lavorando al recupero del territorio e del patrimonio abitativo e naturale, alla gestione dei beni comuni e alla microproduzione di energia rinnovabile - un nuovo "statalismo" e un nuovo patto sociale: ecco quello che dovrebbe fornire una vera sinistra, e se la proposta politica più vicina a ciò vi viene da un comico che vi sta sulle palle, amici miei, fatevene una ragione, che l'alternativa è il deserto;
  • invece, la strategia renziana è esattamente l'opposto di un nuovo patto: è scatenare la guerra tra i poveri, aizzando l'invidia degli ultimi verso i penultimi e così via: di chi non ha un lavoro ed emigra in Germania (oramai ne abbiamo tutti tra i parenti e gli amici, questo si che è un revival) verso chi resta perché ha ancora un lavoro precario e in qualche modo un tetto, di questi ultimi verso chi si barcamena con un contratto atipico e lavora come uno schiavo senza praticamente tempo libero ma almeno arriva a fine mese sia pure a stento da solo, da questi verso chi ha un posto fisso con o senza articolo 18, da questi verso la riserva indiana dei lavoratori pubblici, da questi per chi ha avuto uno straccio di aumento o di crescita lavorativa negli ultimi dieci anni, eccetera... non c'è che dire, criminale ma geniale.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...