LI IMMORTACCI

Quando Elio e le Storie Tese scrissero il testo della loro esilarante canzone che dà il titolo a questo pezzo non pensavano sicuramente di essere tristemente profetici: nel pezzo infatti si fa dire a Giorgia ("mia cuggina la Todrara cbe conosce tanta ggente") che "li cantanti morti nun so'mmorti veramente. So' nascosti a Roma a fa' la bella vita. Sono stati requisiti da 'na dita pe'ffa' vennere piu' dischi e faje un po' pubblicità", e si sciorinano una serie incredibile di immmortali della musica già defunti, con in più per via Presley l'incredibile citazione del Nostro ancora vivo.
Tra "gli zombi der monno cantaro guidati dar moog der Guardiano der faro" ci stanno infatti: "ar Tuscolano er Chitara conosciuto come er Vuducialdaro, a Testaccio er Mafrodito che nun smette de cantacce 'Li campioni semo noi', a Murotorto er Rastamanno cbe je dice a 'na pischella de nun piagnere pecchè 'se fumamo er sigaretto con l'amico Selassiè'; a Primaporta er Lucertolaro che co' su' madre vole fare du' zompi; a Fregene er Quattrocchi immagginaro a fa' li sassi rotolà, e a Centocelle er Pelvicaro che bappaluba e magna tutti li frutti e c'ha na fija che j'attizza er Trilleraro che se chiama Micheletto ma er negretto nun vo'ffà".

Michael Jackson era innanzitutto un esempio da manuale di come la fortuna di avere avuto in dono un talento naturale ed essere riusciti anche a monetizzarlo benissimo può essere una maledizione anzichenò, se non hai la testa per gestirla. Come lui, solo Maradona ha sprecato tanto, e infatti più volte è stato ripreso per i capelli sull'orlo dello stesso baratro. Da bambino già famosissimo, le sue doti di ballerino (il più grande del pop, di tutti i tempi, senza alcun dubbio) e un certo fiuto nel creare tendenze lo portano talmente in alto da essere in grado, pare, di acquistare i diritti di tutte le canzoni dei Beatles: una delle fortune di cui si è dovuto disfare per prima, quando la ruota ha cominciato a girare al contrario... Tante dicerie sul suo conto: fu accusato di pedofilia, di essersi sbiancato la pelle e ridotto labbra e zigomi (insomma "denegrizzato"), di dormire in una specie di bara tecnologica, alla fine pure di vedere gli spettri. Troppa roba per essere tutta infondata, specie per uno che aveva i soldi per tacitare e tamponare in transazione. Ma per la storia della musica popolare Michael resterà sempre quello di Thriller, uno dei primi video musicali di qualità cinematografica e e forse il più bello di tutti i tempi.

Tutti noi abbiamo perso persone care. Io stanotte ho sognato di giocare a tennis con un amico scomparso molto recentemente (che non credo abbia peraltro mai preso una racchetta in mano), che battendomi consegnava per un misterioso regolamento il trofeo a un terzo amico (abbiamo lavorato in stanza assieme tutti e tre per anni) venuto a mancare qualche tempo fa anche lui mai in realtà tennista, e mi sono svegliato mentre tutti e tre festeggiavamo abbracciandoci sul campo. Uno dei pochi luoghi comuni che hanno davvero un contenuto di verità, infatti, è che una persona continua a vivere fino a che qualcuno se la ricorda, e che non esiste modo migliore di onorarla che vivere appieno la vita tu che ce l'hai, ogni tanto relazionandoti con il lui/lei che ti porti dentro, che so magari facendoti dare consigli.

Ciao Trilleraro, damme na mano: dopodomani farò un passo in pista che me sà che l'hai inventato tu...

RISULTATO SCONTATO? DATEMENE DUE...

Il 23 e rotti per cento di affluenza alle urne, con stragrande maggioranza di SI per tutti e tre i quesiti, in una domenica che ha il doppio svantaggio di essere in estate e venire immediatamente dopo un'altra domenica elettorale, in realtà è un grande risultato. Significa che una percentuale di elettori oscillante tra il 18,1% del primo quesito e il 20,75% del terzo, un valore che vale quasi quanto il PD e - per dire - il doppio della Lega che era il maggior nemico di questo referendum, voleva a tutti i costi riformare l'attuale legge elettorale, sia pure con la rozzezza consentita da uno strumento da riformare.
Il referendum abrogativo, infatti, unico consentito da Padri costituenti che giustamente temevano di dotare un Paese così propenso a farsi comandare da un Padrone di strumenti più efficaci di democrazia diretta, previsto dalla Costituzione del 1948 venne normato e quindi praticamente attuato solo negli anni 70. E grazie alla spinta della Chiesa, a seguito dell'approvazione della legge sul divorzio, che appunto voleva abrogare sollevando il popolo (e finì invece sonoramente sconfitta, come qualche anno dopo per l'aborto). Ora, anche per colpa di una serie di inutili consultazioni a raffica promosse dai radicali e dai verdi nei primi anni 90, è quasi 15 anni che non si raggiunge il quorum, e tutti concordano nella necessità di abolirlo (alle elezioni ad esempio non c'è), magari in compenso innalzando la soglia delle firme da raccogliere. Ma sarebbe importante anche consentire una sorta di "proposta di riscrittura" della norma, per evitare l'abrogazione chirurgica che spesso partorisce mostri, da sottoporre prima alla Corte Costituzionale e poi agli elettori. E soprattutto "blindare" il risultato attribuendo alla Corte stessa un potere di vigilanza preventiva sul Parlamento che volesse tradire il responso delle urne rimettendo mano alla materia prima di un congruo periodo di tempo.
Se così fosse stato, ad esempio, la porcata di Calderoli sarebbe stata cassata a priori per incostituzionalità, dato che gli italiani avevano ampiamente sancito con un referendum il passaggio al sistema elettorale maggioritario. Anzi, anche il Mattarellum, che il maggioritario uscito dal referendum aveva colpevolmente annacquato neutralizzandone molti dei possibili effetti virtuosi, non sarebbe potuto entrare in vigore. E oggi non staremmo a parlare di centrali nucleari, unici al mondo per volontà di un governo miope perchè focalizzato sui propri interessi di bottega, e tra i più lontani da una seria volontà di affrontare e risolvere i problemi reali del Paese che si sia mai visto in uno Stato democratico.
Per fortuna che si intravedono i segni della fine, di questa sciagurata era: quando l'avvocato di un Premier è costretto ad affermare che eventualmente il suo assistito era solo l'utilizzatore finale di gentili signore (quindi procurate e pagate da altri), e questi per difendersi dalle accuse di una escort evidentemente non soddisfatta del compenso ricevuto non trova di meglio che dichiarare che questa è ben pagata da altri, non resta che seppellirlo sotto una valanga di risate e voltare pagina.
Attendiamoci un colpo di coda, un tentativo (per altro non senza speranza, visto com'è ridotto il Paese reale...) di tornare alle urne entro fine anno per sottoporre a plebiscito la sua concezione etica dello Stato, approfittando magari della scissione prossima ventura del Partito Democratico. Ma tocca vedere se i suoi alleati glielo lasceranno fare, questo putsch, con il mondo cattolico che sempre più apertamente lo apostrofa come semplicemente "indifendibile"...

TRE SI AL REFERENDUM

Copio quasi integralmente questo intervento di Giancarlo Fornari su Contrappunti: andare a votare e votare con tre si ai referendum oggi e domani è un dovere verso la propria coscienza di cittadini e io non saprei dirlo meglio.
Andare oggi a votare per cambiare la legge elettorale è un dovere civico. I contrari dicono che aiuterebbe il Pdl ad avere la maggioranza in Parlamento. Come se non ce l'avesse già. Ma se vincessero i sì, il Pdl avrebbe la maggioranza da solo e non sarebbe più soggetto al ricatto della Lega. Cioè di un partito che riesce ad esprimere al meglio quanto di peggio si trova al fondo di quegli strati che rappresenta: il timore del nuovo, l'odio per il diverso, il populismo becero, l'esasperazione del localismo dagli orizzonti ristretti. Nelle sue declinazioni più estreme, una versione italiota del nazismo: un nazismo casareccio alla Borghezio, che sa di Merlot e di polenta e osei anziché di birra e di crauti ma non per questo meno spregevole. Berlusconi di suo non è né nazista né razzista, è uno che ha in mente solo i suoi interessi: può fingere di esserlo se questo li aiuta così come, se gli conviene, può atteggiarsi a democratico. Ma se l'alleanza-competizione con la Lega lo costringe a confrontarsi con quel partito sul suo terreno, diventa più razzista di Borghezio e Calderoli. I quali si sentono obbligati a scavalcarlo per far vedere che sono loro i più razzisti, dando vita così ad una escalation disastrosa per il livello di civiltà della nostra democrazia. Neutralizzare almeno uno - il peggiore, dal nostro punto di vista - di questi due partiti sarebbe già un risultato. Per non dire della possibilità per il Pd - certo un Pd diverso, ricostruito culturalmente e ristrutturato come Forza Italia e An hanno saputo fare - di competere con il Pdl per strappargli la maggioranza. Perché no. Se solo si riuscisse a sollevare domani il macigno del quorum.

LA MAGLIA DELL’ITALIA STINGE, MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ BLU

Giufà, che una ne pensa cento ne fa, deve avere avuto un cortocircuito mentale, dopo aver visto l’Italia vestita con la maglia di riserva dell’Argentina perdere con l’Egitto. Gli è venuto in mente, chissà perché, Rino Gaetano, che quasi trentacinque anni fa urlava al mondo, nel 45 giri che lo rese noto al grande pubblico, che il cielo invece era sempre più blu. Allora ci siamo fatti una chiacchierata, a partire proprio dalle doti profetiche del cantautore calabrese scomparso tragicamente una sera di giugno di 28 anni fa e mai dimenticato (che bello lo special di Raidue..).
Cugino: Giufà, mentre Guccini cantava “ma se io avessi previsto tutto questo” dalla calabria veniva a Roma un ragazzino che avrebbe previsto questo e altro; addirittura in un suo pezzo giovanile descrisse le circostanze precise in cui sarebbe morto: grave per un incidente stradale ma salvabile, aggravato fino all’irreparabile per essere stato rifiutato da numerosi pronti soccorsi. Com’è che certi artisti hanno doti divinatorie?
Giufà: La divinazione, aspirazione dell’uomo a prevedere l’avvenire, si perde nella notte dei tempi da quando i vati, per esempio osservando le viscere degli animali oppure il volo degli uccelli, ricercavano presagi che in qualche modo dovevano orientare le scelte umane, perché al momento ciò avrebbe consentito loro di comprendere il volere degli dei cui bisognava assoggettarsi. E’ insomma da sempre compito dello sciamano, come tutto quello che serve a placare l’angoscia umana di sapere di dover morire, e gli artisti sono gli sciamani della modernità.
C.: Si ma l’oracolo poteva giocare con le parole, cioè dirle in maniera che se poi le cose non si verificavano era colpa di non le aveva ascoltate correttamente. Con la scrittura le cose si complicano: la predizione va scritta sul filo del rasoio tra ambiguità criptica e fascinazione semantica. Ci riuscì meglio di tutti Nostradamus, il cui successo infatti attraversa i secoli. Ma anche oggi è pieno di astrologhi e oroscopisti…
G.: Si ma appunto sono lontani anni luce dalla bravura dei classici, almeno quasi tutti. Insomma, abbiamo profeti di sventura, millenaristi, astrologi, cartomanti, chiromanti et similia, ma se vogliamo leggere una vera profezia, ad esempio della politica di oggigiorno, dobbiamo ripescare La domenica delle salme di De Andrè (1990, si badi bene: Berlusconi doveva ancora pensare di mettersi in politica – e ai due era capitato di esibirsi come cantanti sulla stessa nave da crociera, da giovani, se crediamo a Paolo Villaggio).
C.: E veniamo dunque a Rino Gaetano. La sorella ne tiene viva la memoria con una band e un sito attivissimi, ma anche a prescindere esiste in tutta Italia una fertilissima fioritura di cover band e tribute band del Nostro. Andando ad uno qualsiasi delle centinaia di concerti l’anno in cui si cantano le sue canzoni, stupiscono due cose: la predominante presenza nel pubblico di ragazzi che non erano nemmeno nati quando Rino è morto e ne conoscono quasi tutti i testi a memoria, e l’incredibile attualità e appunto profeticità di quasi tutti i testi stessi. Com’è che pensi proprio a Il cielo è sempre più blu, allora? Nuntereggaepiù o Aida non andavano bene?
G.: Andrebbero benissimo, invece. Ma intanto Il cielo... è come hai già detto il primo pezzo di successo di Rino, quello che se vogliamo gli ha consentito di fare il mestiere di cantautore, e poi è pensando al cielo, all’orizzonte precisamente, quella linea sottile di demarcazione tra la terra in basso con le sue cose materiali ed il blu in alto con le proiezioni delle nostre idee, che viene da chiedersi cosa mai si intravede nel futuro prossimo del nostro sciagurato Paese. Che oggi come ieri è un coacervo di sofferenze individuali e collettive, ingiustizie sociali, deprimente livello culturale ed etico dei leader politici, abboccamento delle masse all’imbonitore di turno, zero memoria storica e fondamenti sociali totalmente da ricostruire.
C.: allora facciamo così. Mettiamo la canzone (che è del 1975, qui e qui il testo intero), quindi io come Mike Bongiorno te ne estrapolo un pezzo significativo per volta, e vediamo ste profezie.


Chi vive in baracca, chi suda il salario
Nei terremoti che hanno costellato la storia patria le baracche o le roulotte hanno svolto sempre un ruolo decisivo. Stavolta invece li lasciamo nelle tende perché la moglie di Bertolaso (il conflitto d’interessi è proprio di moda, non c’è che dire) deve vendere le unità abitative semidefinitive in cui vivranno tutta la vita (quando le avranno, per ora restano in tenda) i poveri aquilani. Sul salario da sudare il commento è: avercelo, uno fisso!
Chi ama l'amore e i sogni di gloria
Evidente parafrasi del cantante di crociera di cui sopra, di cui Villaggio riferisce si leggesse negli occhi che aveva sogni sproporzionati al limite del disturbo mentale, e a cui nessun italiano maschio nell’intimo davvero rimprovera le sue frequentazioni muliebri (il potere logora chi non ce l’ha, diceva quell’altro, e chi ce l’ha lo sfrutta, chiosa questo).
Chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Nel 1975 erano oltre l’orizzonte i ripetuti attacchi bipartisan al sistema pensionistico, con continui innalzamenti di età pensionabile e diminuzioni di trattamento (con eccezioni su entrambi i fronti solo per parlamentari ed affini), dimenticando che se si togliesse il peso dell’assistenza all’INPS (e trasferendolo com’è giusto alla fiscalità generale) il sistema pensionistico sarebbe ampiamente in attivo e non avrebbe mai avuto bisogno di alcuna riforma.
Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
Quando Arbore e Frassica fecero Indietro tutta sembrava che una risata dovesse seppellire quella che sembrava già una pletora di quiz e giochi televisivi stupidi. Invece questi sarebbero risorti come zombi, quindi immortali decerebrati e col morso che trasforma i telespettatori in zombi a loro volta. Inoltre questi giochi, uniti alle scommesse e a superenalotto grattaevinci e simili, sono oramai quasi l’unica speranza di mobilità socioeconomica verticale in un Paese ingessato. Di fatto, inoltre, sono una tassa sulla povertà (meno soldi hai più ne giochi, in percentuale e talvolta pure in assoluto) con un gettito maggiore di molte tasse e imposte “serie”. Questo si che è un pacco, e sono affari vostri!
Chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
Vi si vedono i politici nostrani, il saccheggio del welfare delle prossime generazioni, i lavoratori annichiliti dal capitale globalizzato, ed infine il baffo sornione di D’Alema (novello oracolo salentino?) che chissà come mai conosceva ben prima dell’opinione pubblica gli impicci a luce rossa del Piccolo Napoleone...
Chi legge la mano, chi regna sovrano
Riecco appunto il gioco delle parti tra il baffino chiaroveggente e il reuccio sempre-in-sella-nonostante-gli-scandali...
Chi gli manca la casa, chi vive da solo
Dopo la bolla speculativa edilizia che ha tra le concause l’immensa truffa tremontiana delle cartolarizzazioni, che chissà se verrà mai fuori in tutta la sua sporcizia, è sempre più un’impresa avere un tetto proprio, anche perché la famiglia è sempre più in crisi ed è quasi impossibile accedere a un mutuo da single.
Chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
Evidente vaticinio in merito agli incidenti sul lavoro di operai sempre meno pagati, spesso immigrati irregolari, con norme sulla sicurezza sempre meno rispettate anche per colpevole volontà di questo governo (che ha ridotto le pene per i datori di lavoro “distratti”), con particolare riferimento al caso Tyssen Krupp.
Chi vive in Calabria, chi vive d'amore
Al Sud, oggi come allora, ci si nutre di sentimenti, in mancanza di altro...
Chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
Chiaro riferimento alle ripetute violazioni bipartisan dell’articolo 11 della nostra Costituzione (l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali – dice RIPUDIA non “preferisce non usare” “gli è antipatica” o altri termini che ammetterebbero deroga: chi ha votato in Parlamento - e poi chi ha promulgato le leggi - per le missioni in Iraq, Afghanistan e prima ancora Kosovo dovrebbe essere processato per attentato alla Costituzione, senza mezzi termini), e agli attuali “successi” della riforma Gelmini, misurati con inaudita faccia di tolla in numero di bocciati, come se obiettivo della scuola fosse bocciare e non mettere in condizione tutti di essere promossi.
Chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
Vedi sopra.
Chi è assicurato, chi è stato multato
Chiara frecciatina al mondo dell’auto e a quanti soldi ci girino intorno, nonché previsione della trasformazione della multa da sanzione a scopo disincentivante di comportamenti futuri non rispettosi del Codice stradale a unico mascherato e flessibile strumento di cassa da parte di Comuni e altri enti locali
Chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
Ma chi glielo ha detto a Rino che avrebbero inventato il Viagra?
Chi ha torto o ragione, chi è Napoleone
Questo poi è lapalissiano…
Chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
Le ville-fortezza del padroncino padano, spesso espugnate dal romeno di turno, su cui apposita legge consente da qualche anno di sparare a vista, mentre le ronde padan-nazistoidi sono più recenti ed ancora dobbiamo vederne gli effetti nefasti...
Chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto
Beh, le elezioni le vincevano tutti pure allora, nei commenti post-voto. Ma la faccia tosta di Franceschini dopo l'ultima batosta ha stabilito un nuovo record galattico...
Chi cambia la barca felice e contento
Rino aveva visto nella sua sfera magica le foto sull’Espresso dell’enorme panfilo berlusconiano, evidentemente acquistato appositamente per poter trasportare in Sardegna carrettate più abbondanti di carne fresca...
Chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
Piccola imprecisione geografica: avrà confuso la Tripoli vicino Beirut con l’omonima capitale della Libia, dove la scorsa estate il nostro beneamato Premier si è recato con miliardi di euro in tasca per rifondere i cd. danni del colonialismo in Cirenaica e Tripolitania. Idea: quando la Lega ottiene la secessione, chiediamo la stessa cosa per il Sud d’Italia (che sempre ex-colonia danneggiata sarebbe)? Oppure, ha beccato in un colpo solo la Hammamet di Bettino e il prossimo autoesilio di Silvio?
Chi è stato multato, chi odia i terroni
La ripetizione è apparente: qui l’Autore si riferisce alle quote latte sforate al Nord (e relative multe pagate alla UE col danaro pubblico, cioè da tutti noi meridionali compresi) affiancandole magistralmente alle solite menate anti-meridionali leghiste.

Basta, è troppo lunga: lasciamo il resto alla libera interpretazione dei lettori. Anche perchè a Cugino e Giufà è venuta una certa depressione, insieme col dubbio che Rino, in realtà, dicendo che il cielo è sempre più blu non stesse forse semplicemente affermando che si stava facendo notte. La notte infatti di li a poco sarebbe cominciata, e ad oggi dura da una quindicina d’anni abbondanti, e allora ci viene da chiudere come abbiamo cominciato, con una citazione da Guccini: "vedetta, quanto resta nella notte?" (Shomer ma mi-llailah?)

CI SONO GABBIE E GABBIE

Giufà non si ferma più, ma io lo pubblico non solo perché è mio cugino e quindi è in linea editoriale col blog (essendo io Cugino lui in teoria sarebbe Cugino al quadrato), ma perché sta affinando il suo stile e reindirizzando i suoi strali verso campi diversi di quello del pubblico impiego, su cui si era misurato finora. Dell’argomento di cui tratta, voglio aggiungere solo una notazione: le gabbie salariali già ci sono. E non solo perché ci sono in tutte quelle situazioni, e in Italia sono tantissime, più o meno legali, in cui la retribuzione non è stabilita per contratto. Ma anche perché per stabilire se ci sono o meno non bisogna fare riferimento ad uno Stato ma ad un’area monetaria. Per cui, essendo la nostra ormai (per fortuna, grazie a Santo Prodi) sovranazionale, di fatto le gabbie salariali esistono e infatti gli italiani a parità di condizioni guadagnano molto meno dei loro omologhi di quasi tutto il resto dell’area Euro. Di quanto la cosa sia inefficace a favorire la piena occupazione in Italia, lo vediamo tutti, e questo taglia la testa al toro degli argomenti caprini con cui i nordisti tentano di intortarcela dicendo che le gabbie salariali convengono pure al sud. Di quanto la cosa sia efficace a proteggere il differenziale di ricchezza delle aree più forti, anche questo è evidente, e ciò a ulteriore dimostrazione di quanto l’egoismo di pancia sia il motore immobile dei successi elettorali del carroccio. Rispetto a tutto ciò, il federalismo fiscale è un cavallo di Troia sia degli uni che degli altri, coi nordici che lo cavalcano pensando di ottenere finalmente che i soldi delle loro tasse restino a loro, e i sudici che lo riempiono pensando di ottenere nuova linfa assistenzialista via città metropolitane tributi locali e quant’altro. Le due cose, ovviamente, non possono verificarsi assieme, e in ogni caso il tutto si risolverà in una bancarotta dello Stato, per giunta inintelligibile prima che abbia raggiunto la fase incurabile. Detto questo, la cornice per leggerci il quadro delle considerazioni di Giufà sulle gabbie salariali è pronta.

Et seminant dolore et metunt eos - Seminano dolori e li mieteranno (Giobbe 4,8)

Mentre i Maîtres à penser della Sinistra desaparecida o dei catto-liberal momentaneamente all’opposizione ancora discutono sul sesso degli angeli levitando in meditazione, cioè anziché guardare alle cose correnti (lavoro, casa, pensione) che poi sono gli incubi ricorrenti dell’italico cittadino chiosano giornalmente sulle esternazioni surreali e sulle performances piccanti del Piccolo Napoleone e della relativa corte dei miracoli, ecco che i praticonzoli di successo della politica padana tentano di allungare le mani sul po’ (con l’apostrofo, col fiume o nel fiume facciano quello che gli pare) di equo che ci è ancora rimasto, riproponendo odiose, becere ed ingiustificabili suddivisioni geografiche, e perché no razziali, tra lavoratori: le famigerate anacronistiche gabbie salariali. L’intento dei leghisti come al solito non è nobile, e vediamone il perché.
Con tale termine claustrofobico si indicava la differenziazione retributiva su base territoriale del lavoratore subordinato, quando ancora, prima delle conquiste sindacali degli anni ’60, non esistevano i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. Facciamo un esempio banale del sepolto passato: due operai si alzano alle 6.00 del mattino a Trapani e a Udine; il datore di lavoro è lo stesso, medesimi sono l’orario di lavoro e le mansioni svolte, così come l’utile dell’imprenditore. La sera tornando a casa col salario giornaliero in tasca il siculo ha mettiamo il 15% di paga giornaliera in meno del friulano, e ciò solo perché vive al Sud dove si sa (si sa?) la vita costa meno.
Scomodiamo la Costituzione, e non tanto per il principio di libertà e di eguaglianza dei cittadini di cui all’art. 3, quanto piuttosto l’art. 36 che si preoccupa di sancire il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro, non menzionando altri elementi esterni al rapporto lavorativo, del tipo gusti calcistici o preferenze sessuali, che pure possono incidere sulla capacità di spesa del trapanese in misura diversa del suo collega settentrionale. Quindi, direi giustamente, i due oggi, ma ancora per poco, devono ricevere la stessa paga.
Tuttavia, anche con l’avallo di altre forze al governo, si sta facendo strada l’ipotesi di pagare le retribuzioni di più al Nord perché la vita è più costosa, anche se moltissimi studi economici dimostrano che non sia esattamente così (es. Reggio Calabria, e non Emilia, è la città più cara nel settore abbigliamento: qui una tabella elaborata su dai Istat-Unioncamere).
Concediamo pure che sia come appare (anche se seri dubbi ci sono sui parametri utilizzati: se sono come quelli con cui calcolano l’inflazione non c’è da fidarsi…), e forse ancora si potrebbe essere d’accordo nel differenziare geograficamente se solo ci fosse per il lavoratore una indennità sul “carovita” che peraltro non esiste più da decenni, cioè un qualcosa che ripristini il potere d’acquisto per l’aumento del costo dei beni e servizi, che registrano incrementi ben maggiori degli aumenti salariali degli ultimi anni, disgiunta dalla retribuzione che si ripete deve essere legittimamente proporzionata allo sforzo lavorativo e a null’altro.
Piccolo particolare: stiamo parlando di differenti zone geografiche del Paese (Nord-Sud), con altrettanto notorio divario sociale ed economico, come quello che di norma lega la madrepatria alla colonia.
A Trapani, Sicilia, i servizi pubblici non sono come quelli del Friuli, e bisogna in famiglia quindi sobbarcarsi ulteriori oneri in supplenza dello Stato. Vogliamo quindi menzionare la Sanità, gli asili e la Scuola, i trasporti, la sicurezza ed in generale anche la qualità della vita al Sud? cosa si deve fare se sono così carenti da essere costretti a rivolgersi al settore privato o alle risorse familiari, con costi aggiuntivi? E’ a Napoli o a Reggio Emilia l’asilo nido migliore d’Europa? E chi è che mantiene i figli all’università lontano da casa in maggior misura, i periferici o i metropolitani? Senza contare che se le aspettative occupazionali del futuro fossero anch’esse parametri retributivi, allora nel Mezzogiorno si dovrebbe guadagnare il doppio rispetto al Nord…
Il rigurgito fintamente ideologico delle gabbie in questione dunque fa il paio col cd. federalismo fiscale, espressione che si può facilmente tradurre con “più soldi pubblici al produttivo Nord”. Alcuni furbastri del sud pensano di rigirare la faccenda a loro favore (vedi il colpo di mano “Reggio Calabria città metropolitana”), ma quando si accorgeranno che non è possibile, che i pochi soldi rimasti da spremere fanno si che la coperta sia corta, ci sarà ancora uno scenario possibile alternativo alla secessione? Carlo Bertani qui e qui dice già che “non può che finire così”, ed è quantomeno da leggere attentamente…
E dopo? Si potrebbe stabilire per legge la già di fatto consolidata differenziazione retributiva tra uomini e donne, Borghezio potrebbe anche giungere a proporre leggi razziali ad hoc, magari aiutandosi con una distinzione mengeliana (Mengele, chi era costui?) per caratteri somatici e genetici (ma gli stranieri non mangiano di meno dei lumbard? avendo meno spese alimentari, guadagnino di conseguenza), poi potremmo impedire l’accesso al pubblico impiego al Nord ai non arian-padani, ed infine denunciare Schengen e fermare l’immigrazione anche comunitaria, avendo già risolta quella d’oltremare italicamente al rombo del cannon… ed al suono di cinque miliardi di euro (di danaro pubblico) al leader della Jamāhīriyya e con tutti gli onori del caso, a Roma per giunta.
L’unica speranza, a questo punto, è che il Paese sia ancora fornito di un certo numero di anticorpi sociali vivi, alla deriva razzista del Senatur - leggendo certi articoli, immaginiamo il testo di alcuni sms che potrebbe aver ricevuto Bossi in questi giorni:
La Costituzione repubblicana non è una marca concorrente della Scottex. Gianfranco.
Ah si? al Sud si vive con costi minori? vieni giù tu per qualche anno a provarci, con i nostri stipendi e i nostri servizi pubblici. Renata.
Guarda che se fate aumentare ancora le disuguaglianze sociali non possiamo stare zitti, sennò quel protocomunista di gesucristo torna e ci fa un c… così. C.E.I.
Altro che gabbie salariali, questa è una gabbia di matti come quelle che nel basso Medioevo si appendevano in piazza per il pubblico ludibrio. Anzi, due: una con i leghisti e tutto il loro vieto armamentario retorico (riti esoterici, spade, dialetti incomprensibili, nani e ballerine), l’altra con gli eterei ed eterni distratti progressisti - sindacalisti compresi. A secessione compiuta, potrebbero entrambi andarsene in blocco, così senza rimpianti, nella zona transpadana, dove guadagneranno di più. A secessione sventata, invece, li lasceremmo lì in bella mostra, portando i bambini a guardare, e quando ne muore uno daremo al pargoletto un forte scappellotto sulla nuca, perché si ricordi che fine fa chi non rispetta la Legge, e in primis la Costituzione.
Giufà

FANNULLONE TU MI TURBI

Pubblico un nuovo pezzo di Giufà. Il titolo è perchè l'articolo mi ha fatto venire in mente un esilarante episodio di un vecchio film di Benigni...

Una notiziola ghiotta, di cronaca minuta, a volte può stimolare la curiosità e il ragionamento. Un paio di giorni fa, a Milano, è stato arrestato un uomo di 68 anni che da 15 rapinava filiali della Banca Popolare di Milano. Solo, cioè, di quella banca che 15 anni fa gli aveva negato un mutuo.
Gli aspetti socio-psicologici della vicenda, non volendo certo dare giustificazione ai fatti né commettere apologia di reato, possono avere analogie con l’attualità riguardante due soggetti diversi e del tutto estranei alla questione: lo Stato ed il pubblico dipendente. Vediamo come.

Caso 1.
Agente: rapinatore, criminale sequenziale se non professionista.
Contesto: la ricca Milano.
Azione: richiesta di un mutuo alla banca.
Reazione: rifiuto della banca, che presta soldi solo a chi li ha già.

Vendetta: 15 anni di rapine a filiali della stessa banca.
Risultato: in pratica, come minimo i soldi chiesti come mutuo.
Conseguenze: arresto, 15 anni dopo (quando il mutuo sarebbe stato forse già rimborsato o quasi). Ma intanto vita decente.
Epilogo: condanna, chissà quanto carcere, e quando.

Caso 2.
Agente: dipendente pubblico, moralmente flessibile come tutti gli italiani, quindi corruttibile.
Contesto: il ricco occidente, l’area Euro.
Azione: richiesta di un aumento dello stipendio in modo che gli sia almeno possibile pagare un mutuo e comprarsi casa.
Reazione: una politica salariale in cui gli aumenti non corrispondono più da tempo nemmeno all’inflazione programmata.
Vendetta: corruzione.
Risultato: in pratica, come minimo i soldi chiesti come mutuo.
Conseguenze: arresto, forse, parecchi anni dopo (quando il mutuo sarebbe stato forse già rimborsato o quasi). Ma intanto vita decente.
Epilogo: condanna, chissà quanto carcere, e quando.

Caso 3.
Agente: Pubblica Amministrazione, datore di lavoro diciamo disattento rispetto alla produttività dei propri dipendenti.
Contesto: la "ricca" Italia.
Azione: politica di aumenti contrattuali tale da causare negli anni un costante arretramento della condizione sociale ed economica dei dipendenti, da benestanti in grado di comprarsi una casa e progettare un futuro a soggetti così poveri (quando non precari, nel qual caso nemmeno se ne parla) da non potersi nemmeno permettere di accendere un mutuo.
Reazione: ulteriore demotivazione e riduzione della produttività, in tutti i casi in cui il ricatto occupazionale non opera.
Vendetta: ricorso sempre più massiccio a contratti a termine, esternalizzazioni, privatizzazioni, con la complicità dei sindacati.
Risultato: in pratica, vecchi demotivati, giovani senza futuro, incentivi alla corruzione, al secondo lavoro in nero, all’evasione fiscale, al fannullismo (chi entra in una PA dotato di un’etica del lavoro e convinto che questa serva a fare carriera, dopo pochissimo si convince del contrario e viene indotto ad abbandonarla).
Conseguenze: rafforzamento dei luoghi comuni sui fannulloni.
Epilogo: l’era Brunetta, e lo smantellamento definitivo del concetto stesso di Pubblica Amministrazione.

Seneca diceva (in Ercole furente): Quod quisque facit, patitur - ciò che uno fa, lo subisce anche. I delitti spesso sono puniti in maniera non proporzionale, e hanno le vittime tra le cause quando non tra i complici.
Giufà

NON GIOCO PIU'

Ho quasi 46 anni e un'autentica passione per la discussione politica da oltre 30: ai miei tempi, come si suol dire, i ragazzi parlavano ancora tanto di politica, e a volte di filosofia, ovviamente tra un cazzeggio e l'altro. Ho fatto campagna per il referendum sull'aborto con foga maggiorata dal fatto che ancora non potevo votare. Da allora ho votato sempre, anche a tutti quegli assurdi referendum che i radicali ci hanno imposto finendo per fare disamorare la gente all'istituto (al lupo, al lupo!) e rendere il raggiungimento del quorum un evento (come capitò per la sonora bocciatura alla riforma costituzionale federalista berlusconiana, ieri grande vittoria di quello stesso centrosinistra che oggi ha votato o avallato con l'astensione un impianto simile).
Non questa volta. E se non cambia la legge elettorale non voterò nemmeno alle politiche. Estiqaatsi potrebbe commentare al suo solito, se fosse una faccenda privata mia. Ma temo sia l'ultimo agire politicamente significativo che ci sia rimasto. Una legge elettorale che fa si che praticamente il 99% degli eletti sia noto alla vigilia, deciso al calduccio delle segreterie nazionali dei partiti, semplicemente non è democratica. Il Capo è come il figlio di papà che al campetto portava il pallone di cuoio, faceva le squadre, decideva le regole per vincere sempre. Giocando con lui, si è finito per cambiare gioco. Non ci sto più, non stiamoci più.
Tanto la maggioranza degli altri bambini se avessero loro il pallone di cuoio si comporterebbero esattamente allo stesso modo, ci si riconoscono, ci si identificano. E dalla parte nostra il PD canta vittoria per un risultato che qualche anno fa sarebbe stato accettabile per i soli DS, e a sinistra non ci si è dimostrati più intelligenti presentandosi divisi in presenza di una soglia di sbarramento. Sinceramente, speravo in una sconfitta più netta, che costringesse tutti i vertici alle dimissioni e magari il progetto stesso a una revisione profonda. Invece così, hanno la faccia di dichiarare che il progetto si è dimostrato vincente e resteranno al loro posto per attuarlo. Risultato, per avere qualche speranza di tornare al governo dobbiamo attendere fattori anagrafici: il naturale decesso di molti, l'annacquamento dell'italianità da parte degli immigrati (sempre che non si italianizzino prima loro).
Non gioco più. Ve lo dico con Mina. E per chi non avesse ancora capito, Mazzucco lo spiega meglio di me.

USAIN BOLT, IL POLIZIOTTO CON LA PANCETTA E LO STATALE FANNULLONE, OVVERO COME TI FREGO PERSINO IL RECORDMAN

Pochi giorni fa ho pubblicato una lettera che un tale Giufà, pseudonimo scelto significativamente, aveva indirizzato al direttore di Contrappunti. Ora Giufà ci ha preso gusto, per cui pubblico direttamente un suo contributo, e non è detto che sia l'ultima volta. Ovviamente, non è detto che sottoscriverei tutto ciò che dice. Ma se lo pubblico, vuol dire che anche se non lo condivido del tutto, mi piace.

----

In una delle sue famose favole Fedro parla di un asino,che dopo aver trovato una lira su un prato, provò a suonare lo strumento: il risultato fu ovviamente terribile.
L'asino allora esclamò: Che bella cosa, per Giove!
ma è capitata male, perché non conosco quest’arte.
Se l'avesse trovata uno più esperto, si
che avrebbe dilettato le orecchie con melodie divine!

Gli assiomi sono principi che vengono assunti come veri perché ritenuti di tutta evidenza da tutti. Alcuni esempi:
  1. Usain Bolt è l'attuale campione olimpico che detiene i record mondiali sulla distanza dei 100 metri piani, 200 metri piani e della staffetta 4x100m; si deduce che è quindi l’uomo più veloce del mondo e quindi è il più efficiente nella corsa veloce, in quanto almeno al momento è insuperabile dai suoi consimili.
  2. Il poliziotto italiano panciuto, ingrassato dietro una scrivania ricolma di scartoffie, probabilmente morirebbe di infarto nel rincorrere un ladro (gli mancherebbe le physique du rôle – come ad Aldo Fabrizi nella mitica rincorsa a Totò in Guardie e ladri).
  3. Il dipendente statale, dal canto suo, se stesse sempre in giacca e cravatta darebbe una certa immagine della Pubblica amministrazione, e se lavorasse anche la sera sino a tardi sarebbe certamente più produttivo e meno fannullone.
Infarcire un discorso di assiomi, insegnano i guru della comunicazione, fa si che una certa percentuale di chi ascolta sia portata per natura ad assumere per vero anche il resto del messaggio. Nelle comunicazioni di massa è la strategia principe, per via della vastità e della indifferenziazione dell’uditorio e della conseguente importanza a ragionare sui numeri e non sulle persone singole. Per cui i leader politici dell’era Berlusconi non possono prescindere dal loro uso, e la TV di regime è piena di imbonitori lanciati in vacue discussioni infarcite di vituperi modaioli contro tutte le categorie pubbliche, che in realtà nascondono l’intento di continuare fino all’esclusiva la penetrazione dei privati nei servizi pubblici (infatti praticata con vero spirito bypartisan da quasi venti anni).
Proviamo perciò ad usare la logica deduttiva, se non è possibile riferirsi al buon senso che di questi tempi è merce piuttosto rara e non attecchisce facilmente nelle menti degli “asini che suonano la lira”.
Per gli esperti di procedimenti amministrativi ed organizzazioni pubbliche l’efficienza è un parametro con cui si misura la capacità del singolo o di una organizzazione di raggiungere un determinato obiettivo nel minor tempo possibile e col maggior risparmio di risorse, ovvero di conseguire maggiori risultati (es. beni o servizi pubblici) a parità di tempo e con le stesse risorse. Quindi, in soldoni, si è efficienti al massimo se il lavoro di propria competenza lo si conclude nel minor lasso di tempo e senza sprechi.
Prendiamo l’uomo più veloce al mondo (Bolt dall’inglese si traduce “saetta”, nomen omen!) parametro assoluto dell’efficienza umana nella corsa, e lo mettiamo a gareggiare col poliziotto italiano obeso e col dipendente statale fannullone e incravattato proprio nei 100 m piani. Ma mentre dichiariamo che non ci saranno favoritismi, prendiamo il malcapitato superman Bolt e gli leghiamo mani e piedi, lo bendiamo e lo facciamo ruotare più volte su se stesso fino a fargli perdere il senso dell’orientamento, dopodiché, nella malaugurata ipotesi che indovinasse casualmente la direzione del traguardo, gli disseminiamo la corsia di impicci ed ostacoli.
Al poliziotto in sovrappeso, anche per evitare di dover pagare la pensione ai superstiti, concediamo l’uso di un Segway, quella specie di pedana mobile con due ruote ai lati che sta in piedi da sola, portata su un palco da Peter Gabriel e già utilizzata in qualche aereoporto, spinta fino a 20 Km/h con 40 Km di autonomia da due motori elettrici.
Allo statale di medie corporatura e forma fisica, sia pur limitato nei movimenti da giacca e cravatta, gli consentiamo di correre di sera secondo il brunetta-pensiero (meno caldo = meno fatica = più efficienza), con le proprie gambe.
La gara può prendere finalmente il via. Chi la vincerà?
Non sapendo quanto acceleri il Segway, siamo incerti solo tra poliziotto e statale, a meno che la riduzione del potere d’acquisto dovuta ai ripetuti adeguamenti stipendiali a quote del tasso di inflazione programmata anziché a quella reale (ammesso che poi quella vera non sia quella che chiamano “percepita”, perché se uno percepisce di non arrivare alla fine del mese magari è per via di un complotto della stampa di sinistra) non li abbia così depressi da farli rinunciare in partenza a dispetto dell’handicap a loro favore. Perché è invece indubbio che il povero recordman non avrà il suo solito trofeo: ciechi disorientati e con mani e piedi legati non si può correre senza vagare o magari cadere.
Perché ciò che determina fortemente il risultato finale, sono LE REGOLE PROCEDURALI, i vari VINCOLI ed i CONDIZIONAMENTI, più che le persone che vi si impiegano!
Forniamo al poliziotto panzuto, anziché diete macrobiotiche scarpe da jogging e manganello light per correre dietro al ladro, strumenti moderni e modalità operative evolute per combattere la criminalità, potenziandone più la mente che i piedi (piatti), magari cominciando dalla benzina per le auto di servizio, i soldi per gli straordinari, e si finendo con il lasciare alle scartoffie solo i veri inabili al servizio operativo, escludendo quindi gli imbucati.
Diamo analogamente al dipendente statale regole procedurali amministrative semplici ed attuabili, e soprattutto comprensibili per il cittadino, così da non affossargli di più le già scarse autostima e autonomia: se non si fa, e non si è mai fatto, è solo perchè ciò interferisce fortemente col proditorio e anche questo bypartisan smantellamento in Italia del concetto stesso di pubblica amministrazione.
Se pensiamo ai progressi fatti nonostante tutto, sarebbe come liberare mani e piedi al nostro povero campione olimpico di velocità. Che altrimenti non verrebbe mai più a correre in Italia.
Qui nescit tacere, nescit et loqui (Chi non sa tacere, non sa neppure parlare - Seneca)
Giufà

BALLA BALLA BALLERINO

Un blog è una specie di diario personale online, ma può capitare che chi "fin da piccolo" voleva fare il giornalista lo utilizzi per realizzare a costo zero una specie di quotidiano personale, una roba che prima dell'era web 2.0 se la sognava. Allora costui si sforza di confezionare qualcosa che in qualche modo si allontani dalle proprie pulsioni immediate, che diventi appunto un "media" tra le cose che vuole dire e il mondo, come se davvero avesse dei lettori paganti, e tanti. Ogni tanto però crolla, ha un cavolo proprio da raccontare e proprio non si tiene, hai voglia ad usare la terza persona: ha scritto nel profilo, tra le altre cose, che è un "ballerino di latin jazz" e ora che ha delle prove piuttosto nette vuole mostrarle, eccheccavolo!
Salsajazz è sette anni che organizza stage in cui si insegnano e si ballano tutti i tipi di salsa e non solo, privilegiando il contatto culturale con altre forme di ballo e di musica: tango, danza del ventre, danze orientali, gospel, hip hop, eccetera. Ne organizza due l'anno, uno d'estate e uno d'inverno, ed è il quarto anno consecutivo che quello estivo si svolge a Montesilvano, sulla costa abruzzese. Un paio di mesi fa c'è stato il tragico sisma di cui tutti sappiamo. Altre manifestazioni analoghe sono state annullate. Peraltro, gli alberghi sulla costa ospitano ancora numerose famiglie di sfollati. Ma Salsajazz ha voluto esserci, perchè l'Abruzzo per ripartire ha bisogno innanzitutto di tornare alla normalità, di gente che torna a spendere lì i propri soldi per divertirsi, di ritrovare il gusto per le cose della vita. Tant'è, si temeva di essere un disturbo, e forse talvolta lo si è stati, ma si è portata allegria, si è ballato assieme, si è premiato simbolicamente un simpatico ragazzone aquilano che andava in giro scortato dalla nonnina abbracciando tutti e scrivendo lettere.
E allora balla, balla, ballerino, tutta la notte fino al mattino, non fermarti, balla su una tavola tra due montagne, e se balli sulle onde del mare io ti vengo a guardare...

LA VITA COMINCIA...

Come fare quando vuoi mandare un pensiero pubblico a qualcuno che non ama i social , non è nemmeno su facebook , e forse nemmeno più segue ...