giovedì 11 giugno 2009

FANNULLONE TU MI TURBI

Pubblico un nuovo pezzo di Giufà. Il titolo è perchè l'articolo mi ha fatto venire in mente un esilarante episodio di un vecchio film di Benigni...

Una notiziola ghiotta, di cronaca minuta, a volte può stimolare la curiosità e il ragionamento. Un paio di giorni fa, a Milano, è stato arrestato un uomo di 68 anni che da 15 rapinava filiali della Banca Popolare di Milano. Solo, cioè, di quella banca che 15 anni fa gli aveva negato un mutuo.
Gli aspetti socio-psicologici della vicenda, non volendo certo dare giustificazione ai fatti né commettere apologia di reato, possono avere analogie con l’attualità riguardante due soggetti diversi e del tutto estranei alla questione: lo Stato ed il pubblico dipendente. Vediamo come.

Caso 1.
Agente: rapinatore, criminale sequenziale se non professionista.
Contesto: la ricca Milano.
Azione: richiesta di un mutuo alla banca.
Reazione: rifiuto della banca, che presta soldi solo a chi li ha già.

Vendetta: 15 anni di rapine a filiali della stessa banca.
Risultato: in pratica, come minimo i soldi chiesti come mutuo.
Conseguenze: arresto, 15 anni dopo (quando il mutuo sarebbe stato forse già rimborsato o quasi). Ma intanto vita decente.
Epilogo: condanna, chissà quanto carcere, e quando.

Caso 2.
Agente: dipendente pubblico, moralmente flessibile come tutti gli italiani, quindi corruttibile.
Contesto: il ricco occidente, l’area Euro.
Azione: richiesta di un aumento dello stipendio in modo che gli sia almeno possibile pagare un mutuo e comprarsi casa.
Reazione: una politica salariale in cui gli aumenti non corrispondono più da tempo nemmeno all’inflazione programmata.
Vendetta: corruzione.
Risultato: in pratica, come minimo i soldi chiesti come mutuo.
Conseguenze: arresto, forse, parecchi anni dopo (quando il mutuo sarebbe stato forse già rimborsato o quasi). Ma intanto vita decente.
Epilogo: condanna, chissà quanto carcere, e quando.

Caso 3.
Agente: Pubblica Amministrazione, datore di lavoro diciamo disattento rispetto alla produttività dei propri dipendenti.
Contesto: la "ricca" Italia.
Azione: politica di aumenti contrattuali tale da causare negli anni un costante arretramento della condizione sociale ed economica dei dipendenti, da benestanti in grado di comprarsi una casa e progettare un futuro a soggetti così poveri (quando non precari, nel qual caso nemmeno se ne parla) da non potersi nemmeno permettere di accendere un mutuo.
Reazione: ulteriore demotivazione e riduzione della produttività, in tutti i casi in cui il ricatto occupazionale non opera.
Vendetta: ricorso sempre più massiccio a contratti a termine, esternalizzazioni, privatizzazioni, con la complicità dei sindacati.
Risultato: in pratica, vecchi demotivati, giovani senza futuro, incentivi alla corruzione, al secondo lavoro in nero, all’evasione fiscale, al fannullismo (chi entra in una PA dotato di un’etica del lavoro e convinto che questa serva a fare carriera, dopo pochissimo si convince del contrario e viene indotto ad abbandonarla).
Conseguenze: rafforzamento dei luoghi comuni sui fannulloni.
Epilogo: l’era Brunetta, e lo smantellamento definitivo del concetto stesso di Pubblica Amministrazione.

Seneca diceva (in Ercole furente): Quod quisque facit, patitur - ciò che uno fa, lo subisce anche. I delitti spesso sono puniti in maniera non proporzionale, e hanno le vittime tra le cause quando non tra i complici.
Giufà

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