CON IN MENTE IL CLN


Mancano pochi giorni al 5 dicembre, giorno del No Berlusconi Day, manifestazione (nata da un gruppo di Facebook) che ha raccolto le adesioni di tutta la "resistenza" al regime imperante, escluso il Partito Democratico, vorrei dire ovviamente dato che del regime imperante è parte costitutiva. Come è dimostrato dalle colpevoli assenze in parlamento in sede di approvazione dello scudo fiscale (ma sarebbe caduto il governo, e ai dirigenti della creatura veltroniana è venuto il coccolone pensando alla responsabilità che forse gliene sarebbe derivata) e, da ultimo, dalla condivisione a più livelli fino a quello locale da parte di molti esponenti PD di quella furfanteria che è la privatizzazione dell'acqua: leggete come ne parla un prete, e poi riparliamo se si tratta di una velleità veterocomunista o dell'ennesimo e più grave furto compiuto ai danni vostri e dei vostri figli.
Ma già: uno che col potere mediatico riesce a farsi passare per imprenditore liberista, essendo arrivato dov'è arrivato a furia di protezionismo protezioni e affari loschi, può anche convincere i suoi elettori che la privatizzazione di un bene che sul mio manuale di economia veniva indicato come "non economico" servirà a migliorarne la distribuzione anzichè ad arricchire i soliti noti a spese di tutti gli altri. Allo stesso modo come riesce a far credere alla favola della grande opera che crea l'indotto keynesiano, come questi del "si al ponte" che ad esempio mettono nero su bianco, incuranti del ridicolo, le decine di migliaia di posti di lavoro che si creerebbero, scordandosi che tra Reggio e Messina forse saranno una quindicina ad accettare di appendersi alle strutture in costruzione, e dovremo anche li far ricorso a immigrati che vivranno nei cantieri e manderanno tutti i soldi a casa. Ma io mi domando: come fanno ancora a credergli, con quello che è successo con le altre privatizzazioni, tutte peraltro avviate da o col beneplacito del cosiddetto centrosinisitra? Telefoni, poste, ferrovie, carburanti, banche: c'è un solo settore in cui la liberalizzazione vi ha migliorato il servizio e abbassato i prezzi, caproni? Ma che, il portafoglio si alleggerisce solo a chi è di sinistra?
A proposito, sono giorni che mi gira in testa sta cosa, poi come al solito leggo un pezzo di Carlo Bertani che me la mette nero su bianco: è ora di smetterla con destra e sinistra. Le persone si distinguono in oneste e disoneste, in persone guidate dal principio di prevalenza del bene comune e persone animate dal “prima carita poi caritas”, anzi “solo carita e gli altri vaffanculo”. Tanto, progressismo e conservatorismo sono categorie costruite attorno al concetto di progresso socialista, messo fuori dalla storia dalle leggi della fisica: le risorse del pianeta sono limitate, e NON si può più misurare le cose in termini di crescita del PIL, punto. Come valore comune, basta e avanza la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, purchè si accetti tutti di non derogarvi mai. Mai, ad esempio quando una religione pretende di fare le leggi a sua misura di modo che rispettarle sia un problema per chi è di un’altra religione o di nessuna: quella è una trincea non attraversabile. Destra e sinistra invece sono solo etichette sorpassate, non idonee ad esempio a confutare l'indubbia utlità proprio nel diminuire gli aborti della legge 194, e a spiegare cosa cambi con l'avvento della pillola RU486 se non per certi loschi figuri per cui la donna in un modo o nell'altro deve essere sottomessa e soffrire: questi che la respingono non sono di destra, la Merkel è di destra, Sarkozy lo è, questi no, loro sono solo baciapile del Vaticano in pubblico e peccatori irredimibili in privato. Invece, essere per il bianco natale o per i respingimenti non è di destra, è semplicemente inumano.
Borsellino, era di destra. Quello che sta facendo Fini sto periodo, forse è solo opportunismo, ma forse è anche memoria di quando la neonata AN si vantava di non essere coinvolta in tangentopoli e si scagliava lancia in resta contro mafiosi corrotti e delinquenti in genere. Se Berlusconi sarà processato e condannato per mafia - come già il suo braccio destro Dell'Utri - è un problema giudiziario, ma avere uno che da quindici anni sale e scende dall'incarico a Presidente del Consiglio con questi sospetti sul groppone, e facendo di tutto per non essere processato per questo e altri reati, è un problema politico, ed un problema di coscienza per chi lo ha votato e lo vota. In nessun Paese democratico al mondo sarebbe successo: perciò non si può dire "in nessun altro Paese democratico al mondo"; in qualsiasi democrazia per molto meno si dimettono, come (giustamente anche se tardivamente) ha fatto Marrazzo (a proposito, leggete questo pezzullo su via Gradoli...). Lui invece "non molla", e tiene in serbo per ultima la carta plebiscitaria: se Fini insiste, scioglierà il parlamento (si lo so che tocca a Napolitano, ma visto come questi si comporta...) e forse pure il PdL e si presenterà alle urne per poter dire, una volta vinte le elezioni, che è legittimato dal popolo a fare quello che fà. Ora il punto è che se davvero le vincesse, avrebbe addirittura ragione: una volta dimostrato con chi avete a che fare, se lo votate lo stesso vuol dire proprio che lo volete.
Con questo rischio, caro Bersani, vuoi ancora seguire la traccia D'Alema del "colloquio istituzionale" o quella Veltroni del "non demonizzarlo anzi non nominarlo"? Non è il caso, invece, di prendere atto dell'emergenza e raccogliere tutte le forze dietro al vessillo della Costituzione, mettendo come unico punto del programma di coalizione (da sciogliersi e rivotare appena attuato) la ricostruzione della democrazia parlamentare e la tessitura di una griglia normativa che impedisca per sempre l'emergere di figure autoritarie? Insomma, altro che l'Unione di Prodi, occorre rifarsi al Comitato di Liberazione Nazionale, dentro cui per combattere il nazifascismo si ritrovarono per un breve ma fondamentale percorso socialcomunisti e democristiani, azionisti e liberali.
Nell'Italia postberlusconiana, appena dopo essersi liberati da questo incubo, sì che si potrà tornare ad essere di destra e di sinistra, ad avere cioè idee diverse su come migliorare le cose per il bene comune in un quadro di regole condivise da tutti. In quel Paese, ad esempio, Di Pietro sarà di destra, e anche la magistratura potrà essere nuovamente considerata un'istituzione conservatrice come ai tempi del guidice di De Andrè e com'è giusto che sia.

NON MORIREMO BERLUSCONIANI, PERO'


Avete presente quando fate una cosa e non sapete perchè la state facendo, poi la fate e capite perchè avevate deciso di farla? Io, cinefilo svezzato ai cineforum degli anni 70, cresciuto a pane e Tarkowskji, sono andato a vedere 2012. In verità, non ho mai disdegnato a priori il cinema "commerciale", perchè se un film, di un dato genere più o meno leggero, nel suo genere è fatto bene, specie se non pretende altro che essere quello che è, un ottimo film del suo genere, quel film è una cosa onesta che può essere goduta in quanto tale. E questo vale per tutti film, dalla semplice commedia al film di puri effetti speciali. La fantascienza, poi, fin dagli albori del cinema ha trionfato in qualità di contenitore di metafore filosofiche (chi voglia approfondire si legga Juan Antonio Rivera, Tutto quello che Socrate direbbe a Woody Allen), grazie ai maggiori "gradi di libertà" che consente al narratore, e di riflesso al cineasta in proporzione alle cose che gli consente la tecnologia. Non è un caso dunque che si possa parlare di "capolavori" per Metropolis, 2001 Odissea nello spazio, Blade runner, o Terminator.
Nel caso di 2012, però, le premesse erano pessime: Emmerich non è Ridley Scott, e nemmeno Leonard Nimoy.  Il film infatti è un polpettone indigeribile, con dentro tutti ma proprio tutti i difetti tipici del settore: trama scontata, irritante deviazione della causalità a favore dei nostri eroi, con tanto di deroghe alle leggi della fisica e della logica, dialoghi improbabilissimi (ma lo insegnano alle scuole di sceneggiatura americane, che se fronteggi un pericolo mortale imminente anzichè urlare terrorizzato fai lucidissime battute di spirito?). Poi arriva la Rivelazione, l'"ecco perchè sono venuto, me lo sentivo!". Ma perchè possiate capirla devo dirvi il plot.
C'è la fine del mondo imminente, come prevista dai Maya per arricchire ulteriormente personaggi viscidi come Giacobbo, e i Ricchi-e-Potenti del Mondo ovviamente tentano di salvarsi il culo costruendosi delle Arche in relativa tranquillità, ottenuta grazie al silenzio dei Leader politici mondiali loro servi e complici, rotto solo quando è tutto pronto e ai comuni mortali resta solo da pregare e appunto schiattare. Ebbene, in questa breve proiezione temporale in avanti, tre anni soltanto ma la storia inizia oggi, ci sono proprio tutti: c'è un presidente nero ultrapoliticallycorrect, ma così tanto da morire con noi pooracci, e tranne dettagli è evidente rappresenti Obama; c'è la Merkel, neanche tanto dissimulata; c'è persino, sdoppiato per troppa complessità in un ex burocrate sovietico e in un ex criminale miliardario, l'amico Putin, quello del lettone. Ma non c'è Silvio. Il primo ministro italiano del 2012 non è lui, è un tipo remissivo, così onesto e timorato di Dio che decide di morire pregando tra la sua gente. Così, ogni volta che il nostro premier appare o viene evocato, il pubblico del cinema scoppia in risate fragorose, di quelle che i Vanzina inseguono invano da anni. Non so se la cosa è voluta, probabilmente la satira è anticattolica, semmai. Ma, ragazzi, poche palle: quello più che Berlusconi sembra Casini. O Rutelli.
Ecco che uno entra a vedere un film catastrofico e ne esce sollevato: non moriremo berlusconiani. Però moriremo democristiani, mi potreste dire a sto punto... Andiamo bene...

NNASSIATU


Un vero persuasore di masse ha una strategia per tutti, anche per quelli che gli sono pregiudizialmente contro. Come chiunque abbia a cuore la democrazia deve essere pregiudizialmente contro uno che secondo i principi del liberalismo che egli stesso a parole incarna non si sarebbe nemmeno potuto candidare alle elezioni nel 93. Questa settimana ho scritto solo di tennis, e la scarsa voglia che ho di scrivere d'altro mi ha alla fine illuminato: ora so qual'è la strategia per quelli come me. Ti sfiancano dallo schifo, in reggino "nnasìanu", voce del verbo "nnasiàre", anche transitivo. Ne fanno tante, una più spudorata dell'altra, che tu a un certo punto ti stanchi pure di sentire la tua voce che si lamenta, pure di dare forma ai tuoi pensieri inorriditi. Mi faccio forza, dopo una settimana, almeno per un elenco striminzito delle malefatte in cronaca.
  1. Il "compagno" Fini ha raggiunto l'accordo col Capo: niente prescrizione breve, leggo, solo una legge sulla durata dei processi, peraltro ispirata a un provvedimento presentato e non approvato dal precedente governo. Sembrerebbe una specie di "durata massima del procedimento" simile a quella giustamente imposta alle pubbliche amministrazioni. Poi mi ricordo del lasso di tempo in cui mi è toccato dirigere una Cancelleria di Corte d'Assise, breve perchè un raro afflato di saggezza mi ha spinto a scappare da quel destino, e chiedo ad amici se è ancora così: mi dicono che è peggio. Uffici senza carta per le fotocopie, personale fortemente sotto organico e sovrasfruttato, informatizzazione a macchia di leopardo, archivi colabrodo come dimostrato da numerosi "scoop" di giornalisti che riescono a violarli. Imporre due anni di tempo per ciascun grado di giudizio ad un'amministrazione della giustizia così (volutamente) malridotta, senza prima farne l'oggetto di una massiccia ed economicamente generosa campagna di rilancio, significa in pratica mandare impuniti tutta una serie di reati. Leggiamone alcuni (grazie Iole, ti ho rubato l'elenco): abuso d'ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d'ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti, traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d'autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino. Come facciano a conciliare tutto ciò con le loro crociate per la sicurezza, non si capisce. Anzi, si: il reato di immigrazione clandestina e altri reati minori del genere tg4 restano fuori; si è indignato persino Baldassarre, ma all'elettore medio pidiellino va bene così. Tra parentesi, il tutto ha come unica motivazione farla fare franca al Capo: forse conveniva lasciargli approvare una versione ancora più personalizzata del Lodo Alfano, allora.... Una cosa tipo "i Presidenti del Consiglio ex piduisti, concessionari di pubblico servizio, coi capelli trapiantati, 5 figli da due matrimoni falliti, possono commettere qualsiasi reato impunemente, ivi compreso l'assassinio degli avversari politici": stesso risultato, ma in giro meno criminali, e magari pure qualche leader della cosiddetta opposizione.
  2. Un po' più giù in gerarchia e centimetri, il miniministro della Funzione Pubblica, dopo aver riallargato la fascia di reperibilità dei dipendenti pubblici in malattia, inducendo molti a recarsi in ufficio influenzati in tempi di dichiarata pandemia, e aver "risolto" il problema dei fannulloni instaurando magiche fasce per la retribuzione accessoria, aggiunge come ciliegina sulla torta il ritorno al giuramento guarnito da un non meglio definito obbligo di gentilezza: un vero genio! Per lui e tutti gli altri che hanno memoria corta, i dipendenti pubblici di un tempo giuravano tutti, erano regimentati da una legge del 57 severissima e invasiva persino nei costumi privati, e per loro non valevano le garanzie previste per gli altri dallo Statuto dei Lavoratori; com'è allora che sono proprio quelli che hanno formato l'archetipo dello statale fannullone? perchè i dirigenti erano nominati in pratica (cioè a prescindere dal dettato normativo) in un sistema gerarchico in cui alla fin fine l'unica dote premiante era il leccaculismo ai superiori, su su fino ai politici. Non cambiando questa cosa, ogni riforma della P.A. susseguitesi negli anni è stata pura ammuina, mentre grazie alle leggi civilizzatrici dei primi anni 90 e alla parallela presa di coscienza sia dei cittadini che dei lavoratori pubblici, oggi l'unico vero privilegio di questi ultimi è (ancora...) la stabilità del posto e la possibilità di resistere a sovrasfruttamento e angherie, cose che però dovrebbero essere di tutti anzichè essere tolte anche a loro.
  3. Per finire, a proposito di influenza, leggetevi sto pezzullo di Oliviero Beha. Il sottosegretario alla salute Fazio, forse prossimo Ministro, continua a ripetere che è tutto sotto controllo e l'AH1N1 fa meno morti dell'influenza stagionale. Nello stesso tempo, però, i media ci fanno la conta dei morti, e lo Stato paga una fattura esorbitante alle multinazionali per un vaccino che, fra l'altro, arriverà in dosi sufficienti quando se ci fosse davvero un'epidemia saremmo tutti morti. Delle due l'una: o la pandemia non c'è, e allora si possono spendere quei soldi per cose più serie - e se non le troviamo in Italia potremmo risalire un po' l'imbarazzante classifica degli aiuti umanitari, o c'è, e allora bisogna che il vaccino sia fatto a tutti subito e chi minimizza venga rimosso. Risalendo pe li rami, l'OMS dovrebbe nel primo caso dedicarsi a cose che davvero fanno milioni di morti come la malaria, e nel secondo imporre alle big farmaceutiche di cedere la formula del vaccino di modo che si possa produrre il farmaco generico, e se  non accettano (secondo il barbaro modello di comportamento adottato nell'indifferenza dei Potenti per i farmaci anti-Aids) li assediamo e assaltiamo: sarebbe un buon modo di ridislocare le truppe impegnate in Iraq e Afghanistan...

PER ME PENNETTE. ABBONDANTI.

Il gioco di parole del titolo è stupido ma non privo di significato. La vittoria delle ragazze del tennis a cui ho assistito nel weekend appena trascorso ha infatti un tratto caratteristico davvero notevole, comune peraltro alla vittoria agli europei di volley consumata dalle ragazze poche settimane addietro. Partivamo favorite. Vengo e mi spiego.
Per restare strettissimamente nel tema, la prima Federation Cup l'Italia la vinse nel 2006, però "all'italiana": giocavamo in casa delle favorite belghe, che allora schieravano Cljisters e Henin, cioè le prime due al mondo, e va bene che la prima era infortunata, ma con l'altra in campo si partiva sotto zero a due, come probabilmente sarebbe stato se a Reggio non avesse dato forfait a pochi giorni dal match Serena Williams. Non solo, il doppio decisivo le nostre lo stavano giocando alla grande, si, ma lo hanno vinto per ritiro proprio della Henin. Con questo non voglio togliere nulla al merito delle nostre atlete, ma partire da ousider e arrivare rocambolescamente alla vittoria è - lasciatemelo dire - tipicamente italico, nel perfetto stile Nazionale di calcio, che ha vinto gli ultimi due campionati del mondo (1982 e 2006) in mezzo a una bufera mediatica rispettivamente per lo scandalo scommesse e moggiopoli, e senza nessuno che avrebbe scommesso un cent su di loro prima e anche dopo l'inizio del torneo.
La mancanza delle sorelle Williams, invece, lasciava in campo USA giocatrici di medio livello, nettamente più scarse delle nostre almeno in termini di classifica. Ebbene, contrariamente a quanto ci si potesse attendere, ciò non ha influito sull'impegno e sulla concentrazione delle nostre atlete, e bastava guardare gli occhi di Flavia Pennetta prima di entrare in campo nel primo incontro, poi liquidato con autorità: uguali a quelle della pallavoliste contro l'Olanda. Basta vedere con che lucidità e coraggio ha chiuso l'incontro decisivo, con un'azione da manuale pallacorta-passante, nel video qui sotto.

La Pennetta deve forse questa sua maturità alle sue scelte di vita "spagnola". Ma anche Francesca Schiavone condivide a tratti la sua stessa lucidità e consapevolezza, anche se fatica a trattenere un'emotività che ad esempio ieri abbiamo visto esplodere nel dopopartita, quando si è trasformata in un folletto che rincorreva tutti dappertutto con gavettoni di vario genere e misura.
Il tennis, infatti, è uno sport dove sei solo con te stesso, e senza maturità e autocoscienza non si arriva da nessuna parte nemmeno se si è dotati di grande talento, come può confermare chi ha visto in campo Paolo Canè, ad esempio. E questo, al di là delle annose pecche organizzative a livello di base, spiega più di ogni altra cosa perchè l'Italia è fuori da anni dai vertici mondiali di questo sport. Dove non c'è posto per mammoni e gente non disposta e non capace di mettersi a girare il mondo praticamente da soli a 18 anni.
Ecco, forse allora il fatto che a costituire lodevoli eccezioni siano significativamente più spesso le donne non è casuale. Forse le ragazze italiane sono più avanti dei maschietti nell'affrancarsi dai difetti atavici, e questo dovrebbe suggerire anche qualcosa a livello di candidature politiche.
Vedremo se ricorderemo l'impresa delle tenniste a Reggio Calabria (ne parlo sempre male, da figliolo improdigo, per cui se dico che l'organizzazione è stata lodevole sono più credibile; mi è spiaciuto solo di non aver visto gli spalti gremiti, e il tempo incerto non è una scusante per gli assenti) nel 2009 come un episodio, l'ennesima lodevole eccezione alla regola che ci vede vincere solo in base ad afflati di stato di grazia che ci colpiscono quando nessuno se lo aspetta, oppure se la tendenza si consoliderà, e "infetterà" anche l'altro sesso. Da qui la battutaccia gastronomica del titolo: vorrei tante pennette nel futuro di questo Paese, e molti meno cetrioloni immaturi e strapagati.

IL PADRONE DEL PALLONE, LA DEMOCRAZIA E IL SOCIALISMO


Visto Capitalism, a love story, l'ultimo docufilm di Michael Moore. A tratti divertente più del solito, come al solito Moore è efficacissimo nella denuncia quanto carente nell'impianto teorico retrostante. Sarà anche costretto a ciò dal personaggio del finto tonto che si è cucito addosso, ma io la parte costruttiva ce la voglio. Ciononostante il film è decisamente da vedere, specie per chi è ancora convinto che il capitalismo e la democrazia siano due facce dello stesso sistema.
La parte migliore è quando viene fuori Franklin Delano Roosevelt, e il suo tentativo - che non riuscì a compiere prima di morire - di imporre, come eterno anticorpo ad una nuova Grande Depressione, una Carta dei Diritti a sancire il secondo patto sociale avviato col New Deal e il welfare. A sentirlo sciorinare in diretta radio, il vecchio Frank, il diritto a un lavoro stabile e sufficientemente remunerato, a una casa dignitosa per se e la propria famiglia, all'assistenza sanitaria e sociale e all'istruzione pubblica gratuite, sembrava di sentire qualcosa di familiare: ma si! è la nostra Costituzione, cavolo! Quello che Moore rimpiange come mai realizzato per il suo paese, il "Faro della Democrazia", noi ce lo abbiamo scritto nero su bianco nella nostra Legge fondamentale da 60 anni, e non solo lo abbiamo lasciato inattuato, ma ci siamo messi in mano a una banda che da quindici anni non fa che sferrare picconate a questo muro maestro, forse il documento più importante dell'umanità dopo la Carta fondamentale dei Diritti dell'Uomo.
Se avessimo avuto rispetto della nostra Costituzione, insomma:
  • non avremmo mai consentito la precarizzazione del lavoro, iniziata con una legge beffarddamente intitolata a uno che se non veniva ammazzato non lo avrebbe mai consentito - visto quanto si lamentava di come avessero usato i suoi studi in maniera unilateralmente parziale, che da un lato non ha migliorato affatto l'occupazione (cosa che promettevano i suoi promotori: più lavoro in cambio di meno regole) e dall'altro ha addirittura tolto dall'orizzonte degli eventi dei nostri ragazzi l'aspirazione ad un "posto fisso", salvo poi utilizzare il concetto quando c'è da inscenare pagliacciate mediatiche;
  • non avremmo aspettato una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo per  togliere dalle scuole pubbliche l'immagine macabra di una religione, tra l'altro della religione con più morti sulla coscienza della storia dell'umanità, anzi avremmo attuato quella parità tra tutti i credi (e anche il "non credo") che la Carta sancisce, sostituendo l'ora di religione con una di storia delle religioni, e mai avremmo finanziato le scuole cattoliche - sento e leggo invece commenti che straparlano di un simbolo della tradizione: perchè non gli spaghetti allora, o un bel paio di tette a iconizzare insieme il nostro essere mamme mammoni latin lover e da ultimo transofili?
  • non avremmo mai consentito la barbarie dei respingimenti, e anzi avremmo scelto, memori del nostro recente passato di emigrati, una politica di immigrazione ampia e ben governata che ci avrebbe tra l'altro risolto tutta una serie di problemi di sviluppo economico, equilibrio del sistema pensionistico, e vorrei dire conservatorismo politico, come ben spiega qui Oliviero Beha. Tra l'altro, la politica nei confronti degli immigrati contraddice in maniera macroscopica proprio quel cristianesimo che sbandieriamo fino a ricorrere avverso le lapalissiane decisioni di Strasburgo...
In questi giorni ricorre il ventennale della caduta del Muro di Berlino, simbolo del Novecento e del Socialismo reale. Allora lo pensammo in pochi, ma oggi è sufficientemente chiaro che la vittoria del capitalismo fu possibile solo smantellando quelle stesse regole che lo avevano legato alla democrazia per tramite del pensiero liberale. Le conseguenze le paghiamo tutti sulla nostra pelle ogni giorno. Chiamano "crisi" un problema del capitalismo riconosciuto come endemico già da Keynes 80 anni fa: senza regole porta alla rovina, gli americani hanno eletto Obama proprio per reinserirle, ed è ancora tutto da dimostrare se riuscirà nel suo compito. Michael Moore dimostra che senza una griglia come quella appunto delineata dalla nostra Costituzione, che è insieme un progetto sociale e un sistema di regole del gioco, il capitalismo è un Male assoluto, ma poi ingenuamente si affida a Obama e dichiara che è la "democrazia" l'antidoto. Ma anche Bush è stato democraticamente eletto, anche Berlusconi, anche Hitler! senza un patto "sociale" consono dietro, la democrazia è come giocare a pallone col pallone di uno dei ragazzini anzichè del parroco o della squadra: se il ragazzino è stronzo o si gioca come vuole lui in modo che vinca o se ne va via col pallone. Invece quello che ha in mente Moore ha un altro nome, purtroppo screditato non per colpe proprie: si chiama Socialismo. E' solo fondando un nuovo socialismo che se ne esce: o prima del disastro in virtù di una graduale e massiccia presa di coscienza, di cui si vedono gli albori ma purtroppo solo quelli, o dopo il disastro, necessariamente. Intanto, a furia di professare ottimismo, dire che la crisi è passata, salvare il culo alle banche e fregarsene dei lavoratori, i derivati hanno ripreso a correre. Trascindoci verso, come diceva Cinzia Leone? ah si, "il baaaratro!"

E' MORTA LA POESIA

Non amo la poesia contemporanea. Nemmeno Benedetto Croce, se è per questo, ma quando mi serve cito il suo noto aforisma "fino a 18 anni tutti scrivono poesie, dopo i 18 anni solo i poeti e i cretini".
Quando Croce scriveva sta cosa, la destrutturazione del Novecento aveva da poco raggiunto, dopo altre arti a partire da quelle visive, anche la poesia. Con gli ermetici, letterati in grado volendo di scrivere in endecasillabo sciolto come Picasso sarebbe stato se voleva un ottimo pittore figurativo, si spalancarono gli ovili e tutte le pecore furono in grado di brucare versi. Le costrizioni formali di prima erano un argine, che da allora in poi si dà solo chi per autodisciplina vuole darsi, in primis chi si costringe nella forma canzone, come ad esempio fece l'immenso Fabrizio De Andrè, che pure protestava se veniva chiamato poeta. D'altronde, per millenni versi e musica hanno viaggiato a braccetto, dall'antichità al rap passando per i trovatori e il dolce stil novo.
Se ha ragione Croce, però, non è l'adozione o meno di una metrica a fare il poeta. E' solo che oggi è più difficile riconoscerli, i poeti, nel mare di cretini che approfittando della destrutturazione continuano anche da maggiorenni a scrivere versacci. In pochi casi è davvero facile. Uno, è quando ti imbatti in Alda Merini.
Leggete ad esempio il quasi-haiku che troneggia nella home del suo sito da ieri, giorno della sua Metamorfosi.
Il poeta è dunque, se fosse mai possibile dire l'indicibile, colui che fa da ponte tra la sottile crosticina di logica aristotelica che noi crediamo essere la nostra mente e l'immenso magma in ebollizione di matematica dell'infinito che invece essa è davvero. Tanto è vero questo, che molti poeti hanno vissuto sulla lama sottile che separa il nostro mondo da quell'universo così alieno che lo chiamiamo follia. E di come abbiamo trattato e trattiamo i cosiddetti "pazzi" Alda ne sapeva qualcosa, avendo sperimentato i manicomi al tempo dell'elettroschock. Mi accorgo pero che la definizione di poeta con le categorie della comunicazione e della psicologia che ho tentato è inadeguata, non riesce a passare il concetto a chi non abbia il mio stesso tipo di formazione. Potrei sforzarmi a utilizzare altri codici, altri concetti. Ma sarebbe ugualmente distante dal centrare il concetto quanto lo è descrivere un arcobaleno dal vederlo con gli occhi di un bambino. Non c'è niente da fare: l'unico modo di spiegare la poesia è la poesia stessa. Chiedo aiuto ad Alda, che come ogni poeta è immortale, e mi risponde così: ecco cosa volevi dire, Cugino...
Ai giovani
Bella, ridente e giovane,
col tuo ventre scoperto
e una medaglia d'oro sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice, e io penso che il tuo ventre
è vergine, mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto.
Vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.

P.s. Ieri a Rebibbia è morta suicida la brigatista Diana Blefari Melazzi, ergastolo per aver partecipato all'omicidio Biagi. Non ne era esecutrice materiale, ma non sono tra quelli che mettono in discussione le sentenze definitive. Il fatto è che erano anni che i suoi avvocati chiedevano il trattamento psichiatrico, temendo che in carcere potesse fare quello che poi ha fatto. La risposta è stata sempre che "le sue condizioni non erano incompatibili con la detenzione": infatti, si è visto... Poi dicono che in Italia non c'è la pena di morte... chiedere ai parenti di Cucchi!
Insomma, in Italia non è che ti trattano sempre uguale, dipende: se sei poeta, dicono che sei matto e vai in manicomio, se sei "terrorista", anche se tua madre è morta suicida per una sidrome depressiva di cui anche tu porti sintomi evidenti ti lasciano morire in galera, se parli con la madonna, vengono a farsi "guarire" da te per decenni e quando muori il parroco suona le campane a festa.

LA VITA COMINCIA...

Come fare quando vuoi mandare un pensiero pubblico a qualcuno che non ama i social , non è nemmeno su facebook , e forse nemmeno più segue ...