GAZA? NO, GAZZA!

Fastidio di fine anno. Fastidio per questa informazione ufficiale che dopo aver toccato il fondo ha cominciato a scavare e non la smette più.
C'è la guerra, in Israele. Ci riempiamo la bocca con la parola democrazia, ma quando le prime libere elezioni della storia della Palestina hanno consegnato il paese in mano agli estremisti di Hamas, non ci è andata più bene. Eppure, non è che avevamo fatto tanto per conferire all'Olp quella solidità di consenso che solo dei risultati concreti nel processo di pace e soprattutto sviluppo economico della regione gli avrebbero potuto dare. Dico noi per dire occidentali, per dire israeliani per mezzo dei governi che si sono dati, a partire dall'inaudita elezione (la prima diretta della storia di Israele) del conservatore Netanyahu dopo l'uccisione per mano ebrea stessa del "progressista" Rabin, reo di stare davvero tentando di costruire la pace con Arafat.
I telegiornali italiani, tutti, la raccontano come se tutta la responsabilità di quanto accade oggi sia nella "rottura unilaterale della tregua" perpetrata da Hamas negli ultimi tempi. Nessuno che ricordi chi ha voluto costruire un muro a segregare Gaza e costringere gli affamati palestinesi a scavare delle gallerie per farsi arrivare cibo medicine eccetera, oggi crollate sotto i bombardamenti. Un muro che ricorda tristemente quello di Berlino, come dimostra bene il filmato annesso a questo articolo di Marco Cedolin su Luogocomune. Nessuno che ricordi che le pietre o anche i razzi Kassam sono nulla a confronto dei carri armati e dei bombardamenti aerei. Evidentemente, i "nostri" morti pesano di più. Ma risulta particolarmente sinistro, a proposito di Germania, quanto questo ricordi i rastrellamenti nazisti per le rappresaglie con il famoso rapporto di dieci a uno. Nessuno che conti i morti di questa guerra, altrimenti si vedrebbe bene come la sproporzione che non vediamo nella reazione degli israeliani, magari anche quella totale delle vittime dal 1948 ad oggi, sia forse peggiore di quella che i nazisti ritenevano giusta per ogni "soltato tetesco" vittima dei partigiani.
No, i tanti morti (centinaia e centinaia, quasi tutti innocenti) costringono i nostri telegiornali a riservare (e non sempre) al teatro di guerra il servizio di apertura, ma il punto di vista mostrato è sempre lo stesso, qualcosa come "se lo sono voluto loro...". Qualche minuto, poi meglio passare ad altre amenità come la vergognosa "nota politica" che rende ormai inguardabile il tg1, i servizi sul cenone di capodanno, gli incidenti stradali e la cronaca nera, e magari un approfondimento sulla vicenda di un bolso ex calciatore della Lazio vittima di se stesso e di un basso impero che strapaga e uccide i suoi gladiatori. In fondo, da Gaza a Gazza c'è solo una zeta: l'ultima lettera, poi l'alfabeto è finito.

BASTAVA DIRLO!

Rifuggiamo da sempre il qualunquismo, per cui non vorremmo mai dire che "so tutti uguali"...
L'ultima dichiarazione ad effetto del Premier Indiscutibile è davvero da riportare testualmente: "Non è una vera democrazia quella di un Paese in cui c'è tanto timore di essere intercettati. Io continuo a telefonare, se viene fuori una mia telefonata di un certo tipo cambio Paese. Non accetto di vivere in un Paese in cui non sia rispettata la privacy".
Visto? era facile, bastava dirlo! Andiamo su un qualsiasi motore di ricerca, e scegliamo tra le tante volte che l'ineffabile è stato tanato questa che ci ha pure l'audio. E' fatta! Se è di parola dovrà espatriare...
Non lo fa? Perchè? Forse si riferiva alla prossima intercettazione pubblicata, le passate non valgono? Oppure la chiave sta in quel "di un certo tipo" non meglio definito: così ogni volta per non ottemperare basta dire che il tipo era un altro...
Non è adesso il caso di capire come e perchè le intercettazioni telefoniche, o l'avvocato dell'accusa, siano delle priorità in un Paese che sta attraversando la peggiore crisi economica dagli anni settanta. Restiamo in argomento. Chi è che aveva detto "finisco il secondo mandato di sindaco di Roma e poi vado in Africa"? Detto? scritto in un libro, addirittura! E invece, eccolo lì che ha accelerato l'unificazione di DS e Margherita anzichè prima aspettare se e quando la maggioranza di centrosinistra fosse riuscita a ridarci una legge elettorale maggioritaria, ha offerto una mano all'affondante Berlusconi appena cascato dal predellino, ha praticamente fatto cadere il governo Prodi, ha rimediato la peggiore sconfitta elettorale della storia della sinistra in Italia, ed anzichè andarsene in Africa è ancora là, pronto a negoziare la fine della democrazia in Italia sotto forma di riforma della Giustizia e bavaglio alla Rete in cambio, forse, di un occhio di riguardo per i suoi amici recentemente casualmente inquisiti.
Non vorremmo mai dire che "so tutti uguali". Ma questi due "mancati emigranti" si somigliano davvero troppo...

IL CAPPELLO DEL PAPA

Benvenuti signori e signore alla puntata di oggi di INDOVINA CHI. Come al solito, vi elencherò gli indizi per risalire al nostro personaggio, in palio un milione di euro, che si dimezzano ad ogni tentativo sbagliato, il cui autore ovviamente va a casa. Via con gli indizi:
  1. nacque da una vergine
  2. nacque il 25 dicembre
  3. nacque in una grotta, davanti alla quale dei pastori portarono doni
  4. era una sorta di maestro itinerante
  5. nel suo peregrinare ebbe 12 compagni
  6. ai suoi seguaci è promessa immortalità
  7. fece miracoli
  8. si sacrificò per il bene di tutti
  9. fu sepolto in una tomba chiusa da una pietra e risorse dopo tre giorni (era primavera)
  10. era chiamato “il Buon Pastore”
  11. venne identificato sia con l’Agnello che col Leone
  12. è stato detto “la Via, la Verità e la Luce”, il “Logos”, il “Redentore”, il “Salvatore”, e il “Messia”
  13. il suo giorno sacro è la Domenica
  14. durante una cena disse: “Colui che non mangerà il mio corpo né berrà del mio sangue in modo che egli possa diventare una sola cosa con me ed Io con lui, non sarà salvato”
Ahi ahi ahi! Tutti i concorrenti, ciascuno non sentendo la risposta dell'altro, hanno risposto Gesù Cristo! Il montepremi è sceso praticamente a zero e comunque nessuno ha vinto. Peccato: la risposta era Mitra.
Divinità persiana molto seguita nella Roma imperiale, Mitra è noto anche agli appassionati di fumetti per essere il dio più invocato dal terribile Conan, protagonista dei bellissimi fumetti tratti dalle storie di Robert Howard da cui fu anche tratto un film col giovane Schwarzenegger.
Il suo culto era così diffuso che lo stesso Vaticano è costruito sopra una grotta fino al 376 d.C. consacrata a Mitra, e lo stesso primo sacerdote del culto mitraico era detto Papa o Pontifex maximus; pare addirittura che il modello gerarchico fu traslato direttamente da una chiesa all'altra, e il rito dell'ostia e il tipo di altare.
Ah, indovinate come si chiama il cappello del Papa...
Poi, se volete ancora credere alle favole, e non vi basta nemmeno sapere che Babbo Natale è stato praticamente inventato dalla Coca Cola per la sua réclame, allora Buon Natale a tutti. E mi raccomando, ancora i negozi sono aperti: andate a sprecare l'ultimo spicchio di tredicesima, che il Capo ha detto che bisogna far ripartire l'economia, e viziate un altro po' i vostri pargoli, che così nel nuovo mondo della decrescita del Pil si troveranno benissimo! praticamente, una pasqua!

L'AVVOCATO DELL'ACCUSA

Chi abbia un amico iraniano può togliersi la curiosità di chiedere conferma: esiste da quelle parti una sorta di doppia morale, per cui una cosa è quello che si vede in pubblico un'altra quello che succede nelle case private. Una forbice etica e di costume ben più ampia di quanto si possa immaginare. Allora ci si chiede: com'è possibile che nessuno si ribelli a un regime teocratico tra i più oscurantisti? Com'è che ci si "accontenta" di poter fare le maialate di nascosto, mentre si consente senza batter ciglio che venga perseguitata una paladina dei diritti umani come Shirin Ebadi?
Un tasso demografico altissimo e una lunga guerra conclusasi da poco fanno si che la grande maggioranza della popolazione non abbia ricordi di prima della rivoluzione khomeinista del 1979. Da allora, un controllo sociale pervasivo impedisce l'accesso a idee diverse dalle "ufficiali". Solo Internet riesce a scalfire da qualche anno, ma solo molto parzialmente, il blocco mediatico. Quand'è così, trent'anni sono più che sufficienti per togliere a un popolo la misura minima di autocoscienza necessaria per ribellarsi, ed è naturale che lo sfogo della pressione avvenga nella forma della trasgressione privata e nascosta.
Non ci si crede ancora? Guardiamo all'Italia. Il blocco non è ancora così pervasivo. Ma i mass media sono sempre più asserviti al gioco del Signore e Padrone, dopo essere stati ampiamente trasformati secondo il suo sistema valoriale già da un paio di decenni. Da noi di persone che si ricordano del mondo B.B. (Before Berlusca) sono ancora tante ma sempre meno, e insomma non c'è niente di strano che in questo quadro uno che al governo ha sempre e solo fatto gli affaracci suoi goda di una popolarità e di un consenso crescenti.
Sostando dieci minuti ad un banchetto per la firma al referendum abrogativo del lodo Alfano, può capitare di vedere che non si ferma nessuno, e qualcuno fermato dai volontari reagisca con un "no, grazie, sono favorevole al lodo"; a chiedergli cos'è, per dirla con Rockerduck "mi mangio il cappello" se lo sa. Una norma che nientemeno inficia l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma non importa niente a nessuno.
Adesso a reti unificate il Caudillo si fa scudo dei problemi della giustizia civile (la peggiore del mondo) per mettere mano a quella penale, cercando di infilare la cosa nello stesso calderone di federalismo e presidenzialismo. Caso strano, in questi ultimi tempi il maggior (se continua così ancora per poco...) partito dell'opposizione è oggetto di attenzioni speciali da parte di varie procure. Al Capo serve di approvare la sua riforma con i due terzi dei parlamentari, altrimenti va di nuovo sotto referendum confermativo e magari lo riperde. I voti del PD gli servono. Li avrà? Veltroni, dillo chiaramente: LI AVRA'?
Intanto, finchè ce lo lasciano fare (la legge che vuole imbavagliare i blog porta tra le firme proprio quella dell'ineffabile Uolli), tentiamo almeno sulla Rete di fare da eco alla verità. La separazione delle carriere così come delineata dal boss è la fine dello Stato di diritto in Italia. L'espressione "avvocato dell'accusa" usata impunemente da egli stesso, tanto la ggente non capisce, fa rabbrividire: il Pubblico Ministero oggi è un magistrato, sottoposto solo alla Legge, e mira alla verità giudiziaria e non alla condanna di nessuno. Il suo è un ruolo di garanzia, svolto senza padroni. Se vengo inquisito, è perchè la magistratura è venuta a conoscenza del fatto che io posso aver commesso un reato, ma se non l'ho commesso sto tranquillo perchè si è attivata perchè è obbligata a farlo e il suo scopo è stabilire se è vero o meno. Tranquillo in teoria, perchè invece già oggi nella pratica se sono ricco e potente ho più speranze di farla franca. Ma domani, a riforma approvata, la pubblica accusa sarà affidata a un esercito sotto il comando dell'esecutivo, cioè del governo che quindi deciderà in pratica chi fare inquisire e chi no, e avrà fatto il suo dovere se sarà riuscita a farmi condannare. Non vedremo più politici intercettati e accusati, specie della maggioranza, ma in compenso ad esempio un articolo come questo potrebbe ingolosire un avvocato dell'accusa, specie se gli danno uno strumento legislativo idoneo. Questo blog chiuderà, assieme a molti altri ben più importanti. La democrazia sarà morta anche formalmente, dopo che sostanzialmente già oggi non è che stia tanto bene... Ma il padrone è buono e ci dà la social card, e allora ai pochi ancora autocoscienti non resterà che emigrare in Iran, almeno lì in privato si tromba che è una bellezza....

TRENO DESTINAZIONE PIOVAROLO DERAGLIA A ROCCASECCA

La notizia di cronaca è autentica, è di oggi: un treno locale è deragliato alle 6.30 vicino Roccasecca a causa di un masso sui binari. Nessun ferito grave, per fortuna, quindi l'animo leggero consente si chiuda il cortocircuito mentale che porta al mitico Totò in uno dei suoi film migliori: Destinazione Piovarolo. Lì il principe della risata interpreta uno dei suoi primi ruoli "alti", non solo burleschi: quello di un capostazione assegnato in una stazioncina dimenticata, con una strepitosa Tina Pica come vice, che non riesce ad andarsene nonostante tenti di ingraziarsi i potenti di turno nei numerosi cambi di regime tra prima del fascismo e dopo la guerra. Satira politica antelitteram: portentoso. Uno dei tentativi che il poveretto fa per ingraziarsi le grazie di un politico è approfittare di una "frana" per fermare nella sua stazione il treno e salvare e ospitare il potente in questione, salvo che la frana si rivelò una pietra ingranditasi nel passaparola e in un boomerang per il capostazione. Il circuito si chiude con l'incredibile coincidenza che Roccasecca è il comune di cui era Sindaco Felice Sciosciammocca (la maschera di Scarpetta interpretata numerose volte da Totò) ne Il medico dei pazzi.
Finito di ridere, torniamo alla cronaca. L'incidente è avvenuto nella tratta Roccasecca-Avezzano, una delle più antiche d'Italia, a binario unico. Nel Sud Italia è ancora pieno di tratte così, molte abbandonate, molte non elettrificate. Però ci riempiono di spot sul nuovo supertreno che porterebbe da Roma a Milano in tre ore e mezza, cosa peraltro ancora mai riuscita se non nel viaggio inaugurale coi giornalisti e i politici, quando il Pendolino vent'anni fa ci impiegava quattro ore e si scordano di dirci che questa mezz'ora (teorica) in meno l'abbiamo pagata milioni e milioni di euro. Soldi di noi contribuenti per consentire a cosiddetti imprenditori privati di farsi i belli con la TAV sulle linee già buone e continuare nell'abbandono progressivo di quelle meno redditizie.
Persino il Governatore della Lombardia Formigoni si è messo di traverso a questa oscena operazione di marketing effettuata a scapito delle linee dei pendolari. E non esiste un partito politico, nemmeno a sinistra, che abbia il coraggio di dire a chiare lettere RIVOGLIAMO LE FERROVIE DELLO STATO: non è scritto da nessuna parte che le inefficienze non si possano combattere nel settore pubblico e che non permangano con le privatizzazioni. E infatti...

CHI DI SCARPA FERISCE...

La colonna sonora è un vecchio pezzo di Natalino Otto, uno di quelli così immortali che li conoscono anche quelli che credono di non conoscerli, anche perchè ce ne sono infinite versioni, giù fino a Petra Magoni (è la moglie di Stefano Bollani, il suo progetto musicale con Ferruccio Spinetti, chiamato Musicanuda, è uno dei più interessanti degli ultimi anni...) passando per Mina. Il senso del titolo è quello di una cosa insopportabile, di cui non si vede l'ora di liberarsene.
La storia delle incursioni delle scarpe in politica inizia con un episodio memorabile: all'Onu, durante la discussione per la crisi della Baia dei Porci (tentativo di invasione Usa di Cuba allo scopo di fermare la Rivoluzione che portò il mondo alle soglie della guerra mondiale), il premier sovietico Nikita Kruscev richiamò l'attenzione togliendosi una spartanissima scarpa e sbattendola sul banco. Il forzitaliota Sacconi tentò di emularlo nel 2007 nel corso di una discussione sulla class action al Senato; poveraccio, se ne ritrova traccia solo grazie ai moderni motori di ricerca, senza ce ne saremmo tutti dimenticati.
La cronaca dice invece di un giornalista che durante la conferenza stampa tenuta a Baghdad dal presidente americano uscente George Bush nel corso di un improvvida visita-lampo, mentre l'ineffabile Giorgino dichiarava - parlando alla nuora perchè la suocera Obama intenda - che "la guerra non è finita", si toglie entrambe le scarpe e le lancia addosso all'oratore. Il quale, rivelando insospettabili doti di agilità e ironia, le schiva dichiarando di averne persino visto il numero. Non gli va proprio giù che il suo successore abbia vinto le elezioni mettendo in cima al proprio programma il ritiro dall'avventura più fallimentare della storia della politica estera americana (si, peggio del Vietnam...): ha organizzato un velenoso colpo di coda del suo mandato per togliersi il sassolino dalla scarpa. Ma evidentemente chi di scarpa ferisce....

COL SEDERE ALTRUI

Insopportabile. La pretesa di chi ritiene che i propri convincimenti etici siano universali, al punto che possano e debbano condizionare le decisioni altrui magari attraverso l'ordinamento giuridico, è letteralmente insopportabile. Specialmente se dalla diminuzione di libertà individuale che deriva dalle proprie imposizioni etiche ne viene sofferenza agli altri, mentre quando si tratta delle proprie pene si trova sempre la formula per farla franca. Navarro Valls, il belloccio già portavoce di Wojtila e ora incredibilmente opinionista del fu ultimo baluardo della laicità quotidicano La Repubblica, dovrebbe ricordare bene cosa decise il suo vecchio capo per se quando capì che non c'era più niente da fare, prima di pontificare in senso opposto quando le conseguenze vanno nel culo degli altri.
Basta. Prima di tracimare, passiamo la parola come altre volte a chi le cose le dice meglio di noi. Stavolta è Giancarlo Fornari da Contrappunti.info...

CLANDESTINO? PENSA ALLA SALUTE!

Un vecchio powerpoint, di quelli che intasano le nostre caselle di posta elettronica, raccontava la storia della rana che, se messa viva in acqua bollente, schizza via e si salva, ma se messa in acqua fredda su un fornello, crede di fare un bagno prima fresco poi tiepido poi caldo, poi si assopisce e infine cuoce in un acqua della stessa temperatura di quella dalla quale prima era schizzata via.
Gli italiani dagli anni ottanta ad oggi sono quella rana. La strategia berlusconiana di addormentamento progressivo delle coscienze, così bene descritta nel cosiddetto "piano di rinascita democratica" trovato nel 1982 tra le carte di Licio Gelli ai tempi della P2, ed evidentemente attuata coscenziosamente dal membro tessera numero 1816, è partita ai tempi del decreto approvato (un quarto di secolo fa!) nottetempo sotto feste dal governo Craxi per consentire all'amico Silvio di trasmettere in diretta nazionale. Bambini di allora sono oggi elettori ed eletti, ed anche quelli allora già adulti sono stati via via evidentemente rimbambiti. Altrimenti non si spiegherebbe l'inerzia generale di fronte al progressivo abbandono non solo della democrazia ma anche degli elementari diritti umani.
Il penultimo gradino è stato l'umiliante elemosina della Social Card, un euro e venti al giorno da spendere dove dicono loro e sottoponendosi al rito di riconoscimento pubblico della propria identità di "povero che però mangia grazie alla munificenza del Principe". L'ultimo è l'emendamento proposto dalla Lega Nord (leggete qui le parole edificanti del Senatore Pittoni) che mira ad escludere dalle prestazioni mediche urgenti ed essenziali gratuite gli immigrati non dotati di permesso di soggiorno. Insomma, qualora l'emendamento passasse, se un clandestino con un coccolone si presenta al pronto soccorso, il medico deve fargli pagare le cure, e se non ha i soldi lasciarlo magari morire, e comunque denunciarlo alle forze dell'ordine. Di fatto, i clandestini non si presenteranno più al pronto soccorso, preferendo alimentare il già florido mercato nero delle cure mediche, e magari lanciando in tutto l'Occidente il contagio di chissà quale morbo portato fresco fresco dal Paese di origine: come tutte le leggi immorali, questa sarebbe anche profondamente stupida. Ma, vedrete, le rane italiote digeriranno anche questa, che dal punto di vista etico è peggiore ma da quello logico non è migliore delle classi differenziate per gli immigrati o delle varie norme sulla sicurezza che tanto consenso procurano all'attuale governo. Intanto, per quanto possa servire, noi firmiamo e vi invitiamo a firmare l'appello per il regetto dell'emendamento lanciato da Arcoiris.tv. Quando le rane saranno cotte, e noi non saremo più nemmeno formalmente una democrazia, non ci sarà più rimedio da prendere.
Barlumi di speranza nascono solo da notizie come la proposta di legge della Regione Toscana, che mira ad assicurare non solo le cure urgenti ma anche un letto e un pasto in caso di necessità agli irregolari. Saremo democratici da pochi decenni, ma siamo cattolici da millenni: dovremmo riconoscere in tutto ciò prima che i diritti fondamentali dell'uomo la più elementare carità cristiana.

LA PRIMA PIETRA

Manco a farlo apposta, mentre girava il filmato dell'UAAR sul confessionalismo, all'ONU si votava una risoluzione francese per la depenalizzazione universale dell'omosessualità. Che c'entra? C'entra, c'entra...
Non ci si crede, ma nel mondo ci sono circa ottanta Paesi in cui la cosa è considerata reato: punibile con la morte in Stati confessionali come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Sudan, Iran, ma anche nel "liberato" Afghanistan e in Mauritania, Nigeria e Somalia, con l'ergastolo in paesi asiatici come Bangladesh, India, Pakistan, Birmania, africani come Sierra Leone, Uganda e Tanzania, e addirittura in Guyana e Barbados, con pene carcerarie pesanti o lavori forzati in altri paesi (Angola, Mozambico, Malawi, Malesia, Maldive...).
Ebbene, tutti i 27 Stati membri dell'UE hanno votato a favore, ma il Vaticano HA VOTATO CONTRO! Con la penosa giustificazione che ciò aprirebbe la strada a una discriminazione contro i Paesi che non equiparano le unioni gay alle unioni tra eterosessuali! Capite? Va beh che le risoluzioni di questo tipo di solito rimbalzano ai Paesi cui sono destinate, come quella contro la pena di morte a Cina e USA, ma intanto una voce unanime di condanna sarebbe una cosa, e al coro si sottrae proprio lo Stato della Chiesa cattolica! una religione che si dice fondata sull'amore e la fratellanza, il cui fondatore pare avesse sempre un occhio di riguardo per i diversi e i discriminati, e che se non fosse resuscitato oggi, a vedere come si comportano quelli che parlano in suo nome, si rivolterebbe nella tomba... Ma soprattutto l'istituzione che negli ultimi 20 secoli ha ospitato nel suo seno più omosessuali che qualsiasi altra, mutuando questa tendenza e la limitrofa pedofilia da quella filosofia greca da cui deriva essenzialmente il suo impianto teorico.
Il modo di dire "da che pulpito viene la predica!" è quantomai azzeccato, e però ancora di più la frase che proprio Cristo, per salvare una prostituta dalla lapidazione, avrebbe rivolto alla folla: "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Ora vabbè che il Vaticano ha sede a San Pietro, ma posate quei sampietrini, brutti str...

NO AL CONFESSIONALISMO

Ne abbiamo già parlato (ad esempio qui), ma oggi riceviamo questa bella presentazione con preghiera di diffonderla, e facciamo quel poco che possiamo nel nostro piccolo. Fatevi un giro sul sito dell'UAAR (Unione Atei Agnostici e Razionalisti), che vi trovate. E ricordate: i migliori credenti sanno benissimo che oltre al loro diritto inviolabile a seguire i propri valori c'è il diritto altrui a fare altrettanto, e quindi nessuna confessione deve informare un ordinamento giuridico. Che i migliori credenti oggi siano lontani dalle alte gerarchie ecclesiastiche e ancora di più dai vertici dei partiti (quasi tutti) più papisti del Papa, è altra triste faccenda.

SOCIAL ANNONARY CARD

Dopo un quindicennio di berlusconismo, siamo un Paese in cui la classe media non esiste più. La classe media, ricordiamolo ai più giovani, è l'espediente attraverso il quale il capitalismo è potuto sopravvivere alle proprie contraddizioni, che lo avevano portato alla crisi del 29, alla seconda guerra mondiale, alla fame nera del dopoguerra, e quasi a perdere la battaglia storica contro il socialismo reale. L'idea era semplice: portare settori maggioritari della popolazione a guadagnare abbastanza da potersi permettere una casa, una famiglia, dei figli, dei progetti, alcuni beni di consumo. Avere "qualcosa da perdere" gli avrebbe tolto dalla testa la "rivoluzione". Dopo aver realizzato questo, la rivoluzione restò nel linguaggio di fasce sempre più marginali, anche perchè sempre più panciapiena e sempre meno numerose, di giovani studenti.
Oggi, alle soglie o dentro un nuovo 29 fate voi, ad avere un reddito fisso che sicuramente consente le cose fondamentali suddette siamo rimasti in pochi. Tutti anzianotti. Una legge battezzata ad arte col nome di un poveretto ammazzato da sedicenti brigatisti che se campasse avrebbe forse querelato chi avesse tentato di appioppargliela, casualmente omonimo di un altro poveretto che manco da morto riceve gli onori che avrebbe meritato (chiamarsi Biagi in Italia non conviene...), ha definitivamente istituzionalizzato la precarietà: se hai meno di 35 anni e hai uno stipendio sicuro oggi in Italia sei una mosca bianca.
Nel frattempo i rari passaggi del centrocentrosinistra al governo hanno prodotto risultati "leninisti" come il definitivo passaggio alle banche del potere reale e l'abbandono graduale di qualsiasi strumento di salvaguardia automatica del potere d'acquisto di salari e pensioni.
Che tutto questo in caso di potenziale recessione avrebbe costituito un rischio enorme lo dicevano in pochi, nel mare degli abbagliati dalle mirabolanti et maravigliose promesse della globalizzazione e del capitalismo finanziario. Non hai i soldi per comprare casa? Un bel mutuo al 100% a tasso del 2,5%, si va beh variabile ma quanto vuoi che cresca! Non hai i soldi per mandare i figli a scuola, per fare il pieno alla macchina, il pane rincara, i mobili cadono a pezzi? C'è il credito al consumo! Indebitiamoci tutti, che l'economia gira!
Così oggi, che è alle porte la Grande Tragedia di un PIL in calo per i prossimi anni, il governo che ci siamo scelti non è in grado culturalmente, non vuole politicamente, e se anche volesse e fosse in grado non ne avrebbe il tempo, varare provvedimenti strutturali che ricreino uno straccio di classe media. In mancanza, il premier usa tutto il suo residuo carisma per invitare la gente a consumare, perchè avete visto come sono pieni i cinematografi e ma dov'è questa crisi e tutto va bene madama la francesa, e il guru Tremonti riciccia la tessera annonaria sotto le spoglie tecnologiche di una carta ricaricabile e il nome anglofono che fa sempre figo di "social card". Per i poveri. Poveri noi.

FATALITA'

Su una cosa stavolta ha ragione: non è una questione di destra o di sinistra. Magari con la cosiddetta riforma Gelmini le cose peggioreranno, magari con i finanziamenti pubblici alla scuola privata (che in Italia si legge cattolica) ci si metterà sopra una pietra tombale, ma ad esempio proprio questa incostituzionale faccenda gode di un consenso trasversale e quindi prima o poi passerà. Per cui se anche l'articolo 33 recita testualmente che "enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato", lo Stato, cioè noi, già paga e presto finanzierà le scuole dei preti o peggio, togliendo ulteriormente risorse alla scuola pubblica.
Quindi si: questo governo minaccia di affossare l'istruzione pubblica in Italia, ma nessun governo precedente ha fatto qualcosa di serio per salvarla, a cominciare dalla elementare non dico costruzione di edifici moderni e funzionali ma almeno ristrutturazione di quelli - la stragrande maggioranza - totalmente fatiscenti.
Che poi l'ineffabile premier trovi anche nell'occasione tragica il modo di essere inopportuno, oramai non stupisce più. Che gli italiani si affidino ogni tanto per un ventennio (coraggio, il 2014 è vicino...) a personalità disturbate, che evidentemente ne sono i perfetti campioni, dev'essere proprio una fatalità.

TENGO FAMIGLIA!

Torniamo per forza di cronaca su un tema spinosissimo e delicatissimo. Uno stimato commercialista a Verona ha sparato (aveva due pistole in casa, e questo sarebbe pure un discorso da fare...) in testa alla moglie e ai tre figlioletti prima di suicidarsi. "Non si sanno ancora i motivi della tragedia" - riportano i flash d'agenzia prima e gli articoli dei giornali dopo, non si nemmeno se il tipo aveva visto o meno il filmaccio di Ozpetek e quindi abbia avuto suggerimenti dall'ottimo Mastrandrea.
Resta il fatto che le statistiche sulle tragedie familiari sono le peggiori in assoluto: non troverete mai un'assicuratore che vi stipula una polizza contro il rischio che vostro marito vi ammazzi. A parte che anche le polizze contro gli incidenti domestici sono carissime, proprio per la valutazione del rischio specifico, e quindi il messaggio sarebbe: non sposatevi, non state mai in casa.
Ne abbiamo già parlato, scherzando, ma adesso ci va di essere un po' più seri. Fino a 50 anni fa vivevamo in media meno di 50 anni, fino a 100 anni fa meno di 40. Era ipotizzabile, pur sposandosi presto, il concetto di "tutta la vita" con una sola persona. Anche perchè la struttura sociale era infinitamente più semplice e le occasioni di incontro infinitamente minori. I valori etico-sociali che ci insegnano nascono in quel contesto: non sono più adatti al nostro. Inutile cercare altrove, fare inutili elucubrazioni: è questo il solo vero profondo motivo di infinite separazioni, infiniti psicodrammi, troppi drammi. Se fossimo saggi, educheremmo i nostri bambini fin da piccoli al concetto semplice semplice che la vita è una lunga e articolata avventura che si percorre da soli, per qualche tratto più o meno lungo accanto a qualcuno, e solo pochi "fortunati" da un certo momento hanno la ventura di legarsi a una persona fissa e di passarci accanto il resto della vita.
Il mondo perfetto è quello in cui restano unite solo quel 2% (essendo ottimisti) di famiglie in cui papà e mamma si amano davvero. Così che tutti crescendo percepiscano come NORMALE lo scenario in cui i rapporti finiscono, e si ricomincia daccapo. Solo così eviteremo di mettere in giro adulti che in realtà sono così bambinoni che preferiscono porre fine a delle esistenze, e in molti più casi comunque rovinarle, a crescere e prendere atto della vita così com'è.
Gli steccati etici e istituzionali sono il problema, non la soluzione come ci hanno insegnato. La prostituzione cesserà di esistere, o comunque sarà nettamente ridimensionata, solo quando avremo educato le nostre figlie e i nostri figli a una sessualità libera e spontanea. La violenza pure.
Quando "tengo famiglia" sarà una frase obsoleta saranno molto più rare notizie atroci come quella di oggi...

ONDA ANOMALA

Visti ieri notte alla Sapienza di Roma almeno 10mila studenti in perfetta e "ordinatamente disordinata" autogestione godersi uno spettacolo di musica varia e poesia, con gente come gli Assalti frontali, i Tre allegri ragazzi morti, Elio Germano (si, proprio lui, in maglietta a 6 gradi e scatenatissimo...) e le Bestie Rare, il mitico Remo Remotti - 84enne ma sempre in forma, Ascanio Celestini strepitoso come sempre, l'immancabile Daniele Silvestri, gli Afterhours e tanti altri, come da locandina.
Tra i tanti interventi, segnaliamo quello di Ulderico Pesce, perchè l'attore è oggetto di una singolare indagine della Procura della Repubblica di Cosenza per calunnie nei confronti del movimento "Fascismo e libertà", a valle di un'intrusione durante un intervento dello stesso Pesce dei ragazzi del movimento conclusasi con l'abbandono del palco da parte dell'attore. Estrapolata dai discorsi di ieri e da qui, la singolarità è che il movimento politico è perfettamente legale pur mantenendo nel nome la parola fascismo e propagandandolo nella sostanza (in palese violazione della Costituzione, aggirata cavillando come spiega bene Wikipedia), ma se gli si dice fascisti è calunnia. Va beh, il povero Ulderico è sotto processo, e però chiede di firmare una petizione per la cancellazione della legittimità al movimento in questione. Firmiamola.

Sempre in argomento scuola, segnaliamo un bel blog che se ne occupa prevalentemente, pur spaziando anche in altri campi, con contenuti di elevato valore aggiunto per chi voglia capire bene le cose. E' runniegghiè, letteralmente "è di dove è" o "non importa di dove sia o da dove venga", ma il senso è spiegato meglio in testata. Il pezzo di ieri riporta il video di Bob Marley che canta Get up stand up, con tanto di testo tradotto. Meraviglioso.

NO MORE WAR: YES THEY CAN!

Visto stamane Obama dichiarare, nel corso della sua prima intervista ufficiale da presidente eletto, che c'è l'accordo col governo iracheno per il ritiro delle truppe americane dall'Iraq entro il 2011. La notizia non è la cosa in se: bisogna vedere quanto sarà graduale, cosa comporterà per la popolazione il ritiro e soprattutto tempi e modi in cui sarà attuato (remember Vietnam?), quanto legittimo è il governo fantoccio e quanto resisterà in carica dopo il ritiro, eccetera eccetera.
Le notizie sono altre due, almeno per noi poveri italiani:
  1. in America chi vince le elezioni tende a mantenere le promesse elettorali;
  2. in America il governo uscente informa l'ultimo periodo della sua amministrazione ai criteri indicati dal governo entrante, anzichè tentare di sabotarlo fino all'ultimo momento utile.
Chi non fosse ancora roso dall'invidia, legga questo pezzo dal blog di Carlo Bertani, e soprattutto la testimonianza dagli Usa in esso riportata: si capisce come e perchè Obama sia stato eletto anche da vasti settori conservatori. Il mondo non ha alternative: o trova presto un nuovo moltiplicatore tecnologico oppure imbocca la strada della decrescita, che potrà essere felice se presa consapevolmente e altrimenti sarà tragica. Gli americani hanno dimostrato di capire l'antifona, e tentano (ultima chance per non rinunciare alla loro way of life) la prima strada, peraltro non facile e tutt'altro che dall'esito scontato, ma vista la loro "potenza di fuoco" culturale ancora possibile, specie se dirottano in campo energetico tutte le risorse sprecate negli ultimi anni in campo militare. Da noi, si ciancia ancora di centrali nucleari... Che dite, resteremo in Iraq da soli?

ANIMA E CORPO: ELUANA FINALMENTE LIBERA

E adesso, cos'altro s'inventeranno per impedire a Peppino Englaro di porre fine all'accanimento terapeutico che tiene in vita un pezzo di carne e sangue inerte che non è e nemmeno lontanamente somiglia a sua figlia Eluana?
La Corte di Cassazione ha respinto l'ennesimo assalto, "riaffermando che siamo uno Stato di diritto" secondo le dichiarazioni dell'Englaro stesso. Ma stamattina stesso, il giornale radio RAI ha dato ancora ampissima eco alle "voci contrarie", cosa che mai fa quando sentenze definitive molto meno nette riguardano ad esempio la contiguità alla mafia di uno storico esponente democristiano. Si è potuto sentire con le proprie orecchie monsignor Fisichella dichiarare che "Eluana si sveglia e si addormenta tutti i giorni e sarà privata di cibo e acqua così avendo una morte orribile" (per le parole testuali, non dissimili, potrete trovarle scaricando il podcast del gr2 delle 7e30 di oggi qui), senza che nessuno gli contesti che nessuna perizia scientifica tra le numerosissime effettuate negli anni ha potuto riscontrare nessun tipo di sensienza della poveretta e che la stessa sentenza di oggi indica che l'interruzione dell'alimentazione forzata dovrà avvenire in strutture e in modi tali che venga risparmiata ogni sofferenza alla malata. Poco dopo, il presidente del cosiddetto Movimento della Vita Carlo Casini ha argomentato che la sentenza aprirebbe la strada alla distinzione tra vite che vale la pena vivere e vite che no, senza rendersi conto che è esattamente questo il punto: che non spetta a lui nè a nessuna religione costituita o meno nè a nessuno Stato stabilire se c'è e quale sarebbe quella distinzione, ma a ciascuno di noi per se.
Ora, se una ragazza è in stato vegetativo permanente e irreversibile da 17 anni, e i suoi genitori, cavolo: i suoi genitori!, in questo lasso di tempo hanno portato innumerevoli prove del convincimento personale di loro figlia, espresso in tempi non sospetti, a non ritenere "vita" la cosa a cui è costretto quello che resta del suo corpo dopo l'incidente, cosa diavolo c'è ancora da discutere? Chi si arroga di dire la propria su quello che è palesemente affare privato di quella disgraziata famiglia, fosse anche il Papa in persona, commette o no un'imperdonabile peccato di superbia? E a proposito di Papa, com'è che Giovanni Paolo II ha potuto chiedere di essere dimesso dal Gemelli e morire in pace due giorni dopo in Vaticano, dato che non riusciva a parlare? Bisbigliava? e anche se fosse, il diritto all'autodeterminazione è limitato alle alte personalità, al fatto che sia espresso poco prima della morte foss'anche con lo sguardo, o a cosa?
Rileggiamoci assieme l'articolo 32 della nostra mai troppo osservata Costituzione:
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
E a quelli che oggi sbraitano straparlando di eutanasia, e invocano a gran voce una legge, ricordiamo che quando arriva una normativa sul testamento biologico è sempre tardi, ma che la Costituzione impedisce che questa venga disegnata in senso restrittivo dell'autodeterminazione di ciascuno di noi. A proposito, che mi trovo, dichiaro oggi sul mio blog, nel pieno possesso delle mie facoltà, che mi dovessi trovare in una situazione simile a quella di Eluana chiederei lo stacco della spina, del sondino, o di qualsiasi cosa tenga il mio corpo non sensiente in una condizione che decido io adesso che non si può definire vita, e nessun altro al posto mio.
Se la vostra religione vi indica il contrario, liberissimi di pensarlo. Ma nessuna religione deve anche lontanamente pensare di poter scrivere le leggi di uno Stato i cui cittadini sono anche di altre religioni o se vogliono di nessuna. Su questo, non si tratta.

MAMA AFRICA MAMMA ROMA

Cosa lega la più grande cantante sudafricana al più grande soundtrack writer italiano? A parte l'essere tra i grandi della musica, ovviamente? Tre cosine piccole piccole:
  1. la coincidenza che la sera del nove novembre 2008 erano entrambi sul palcoscenico, in Italia: uno alla Sapienza di Roma a festeggiare il proprio ottantesimo compleanno circondato da amici musicisti e non, l'altra a Castel Volturno a cantare in un concerto anticamorra dedicato a Roberto Saviano, alla fine del quale si è sentita male e di lì a poco è morta;
  2. il costituire la prova che il musicista vero è una cosa che si è, non che si fa; la grande Miriam, soprannominata Mama Africa per quanto la sua figura è stata importante nelle lotte per i diritti umani degli africani in genere e dei neri sudafricani in particolare, è morta probabilmente come avrebbe voluto se avesse potuto decidere: praticamente sul palco - il grande Ennio non si sa cosa risponderebbe a domanda sull'argomento, ma la freschezza l'energia la dedizione eccetera con cui continua a tenere concerti nonostante l'età ci spinge a credere che lo vedremo su un palco a cent'anni e passa, e che potesse scegliere dove morire sarebbe lì, magari in piazza del Campidoglio, la piazza più bella della sua amata città;
  3. entrambi hanno qualcosa a che fare con l'America. Di Morricone è inutile dire: ha contribuito con le sue immortali musiche a costruire l'immaginario americano del grandissimo Sergio Leone, tra i western e il film da portarsi nell'isola deserta o mandiare ai marziani per spiegargli cos'è il cinema, C'era una volta in America. Ma a noi piace pensare che Miriam Makeba, una delle persone simbolo della lotta all'apartheid, abbia potuto vedere prima di morire quelle immagini dei neri americani in festa per le strade assieme a bianchi ispanici eccetera per l'elezione del primo presidente "abbronzato" (poveri noi...) della storia degli Usa, come da noi si usa solo per i mondiali di calcio (perchè noi si che sappiamo distinguere le cose serie...), che ci hanno fatto tanto commuovere, e forse magari un pochino riacquistare un po' di speranza per il futuro.
Vai in pace, Mama Africa. Stasera mettiamo su Pata Pata e balliamo per questo nostro povero mondo....

BENTORNATA CONTRAPPUNTI!

E' il terzo post consecutivo col punto esclamativo nel titolo. Ma la scrittura ci offre poche altre alternative per manifestare l'entusiasmo. Nella fattispecie, nel senso duplice di salutare il ritorno in attività della rivista Contrappunti.info, che non veniva aggiornata da giugno, e condividere il taglio dell'argomento di primo piano, l'elezione di Barack Obama.
Ovviamente, come per altri siti che spesso citiamo, il grado di approfondimento è significativamente maggiore di quello che potete trovare qui. Anche per questo, facciamo volentieri nel nostro piccolo un po' di eco. Auguri per la nuova vita, Contrappunti!

OBAMA!

Al di là delle reali differenze tra democratici e repubblicani, forse le più piccole tra tutti gli schieramenti contrapposti in consultazioni democratiche al mondo, e al di là dell'enorme quantità di soldi che ci vuole solo per presentarsi alle presidenziali americane, fornita da una serie impressionante di lobbies che non mancheranno di presentare il conto e che anch'esse si differenziano poco tra l'uno e l'altro candidato (anche se Obama ha dichiarato il contrario, è lecito dubitare...), non si può negare che l'elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti d'America sia un evento carico di valori semantici e aspettative:
  1. è negro, porca miseria, negro, nel Paese di Mississippi burning, della Guerra di Secessione, di Martin Luther King, un Paese che ha ancora vaste sacche di razzismo;
  2. è del 1961, porca vacca, del 1961, quando da noi è riuscito a proporsi come nuovo uno del 1935, che da quando è "sceso in campo" è stato sconfitto solo da un ragazzino del 1939, e oggi ha come principale antagonista (si, magari!) uno del 1955 che è in politica dal 1976 (Obama solo dal 2004, fino ad allora era avvocato specializzato in diritti civili e docente universitario!);
  3. ha una maggioranza nettissima sia al Senato che alla Camera: lobbies permettendo, può fare quello che vuole, il che rende lecito attendersi un capovolgimento della deleteria politica estera militarista di Bush, una seria riforma del sistema capitalistico/finanziario tendente a ripristinare una serie di controlli pubblici sul mercato e comunque l'abbandono del monetarismo, un ritorno ad una qualche forma di Welfare State, un'inversione di rotta nelle politiche dell'ambiente; tutte cose che non potranno non costituire un esempio per il resto del mondo e in qualche modo "fare tendenza", sempre ovviamente se non lo ammazzano prima...;
  4. la sua elezione dimostra, perlomeno, che con tutti i difetti che possano avere, gli Stati Uniti possono dare ancora lezioni di democrazia a qualcuno, sicuramente a noi che oggi stiamo a discutere di togliere il voto di preferenza alle elezioni europee dopo averlo tolto alle politiche, che siamo strafelici di avere strarieletto per la terza volta a Presidente del Consiglio il portatore del più grande conflitto di interessi della galassia, portatori di un razzismo da cortile, e incapaci non dico di grandi sogni, nemmeno di levarci dalle scatole presunti leader nemmeno quando pigliano batoste memorabili (Al Gore perse con Bush elezioni truccate, avendo più consensi di lui, eppure da allora fa un altro mestiere...).
Speriamo allora che l'evento di oggi sia contagioso, perchè il mondo non avrà un'altra occasione: è adesso, che bisogna cambiare modello di sviluppo, che bisogna tornare all'economia reale e relegare quella finanziaria al ruolo di supporto che aveva fino a tutti gli anni 70, che bisogna riconvertire la maggior parte delle spese militari, che bisogna tornare al principio secondo cui ogni essere umano ha diritto a un lavoro stabile una casa e una progettualità, e ciò che deroga a questo principio è fuorilegge. Non chiamatelo socialismo: le vecchie etichette disturbano. E' solo l'unico modo per continuare ad avere un futuro. Obama questo lo sa, forse, la valanga di elettori anche repubblicani che lo ha votato, lo sa di certo.

MONTALBANO SONO!

In attesa di commentare la Svolta per il Pianeta che potrebbe essere avviata dalle elezioni presidenziali americane, ci accontentiamo di annotare un piccolo miracolo di questi tempi: ieri e avant'ieri hanno passato una cosa interessante in televisione!
Il Commissario Montalbano non è un telefilm, non è una fiction, non è un serial, non è uno sceneggiato: nessuna di queste categorie si presta a definire esaustivamente il prodotto. Che per qualità di sceneggiatura, recitazione, fotografia, spessore dei personaggi, regia, cura dei dettagli, eccetera, non può che definirsi film. Difatti, ne girano in media un paio l'anno (stavolta 4, l'ultima due, i prossimi nel 2010), non solo per aspettare la pur fecondissima scrittura di Camilleri, ma probabilmente pure per tenere alta la qualità.
Fattostà che i risultati in termini d'ascolto, alti anche per le ricorrenti repliche dei vecchi episodi, sono sempre più sorprendenti (qui Repubblica.it sull'argomento), per una volta coniugando qualità e quantità, come ai vecchi tempi della Bella Televisione di Una Volta (procuratevi l'Odissea di Franco Rosi con Bekim Femhiu e Irene Papas, per credere...).
I film riescono, tra l'altro, a non perdere troppo rispetto ai celebratissimi libri, sempre bestseller e quindi non bisognosi di pubblicità: la descrizione delle ricette la cui ispirazione al giallista spagnolo Montalban è tributata da Camilleri già nel nome del personaggio (ma entrambi la devono a Simenon), certe godurie dialettali nel narrato (quelle dei dialoghi permangono), e qualche passaggio psicologico. Insomma, il minimo indispensabile. Nell'episodio di domenica, ad esempio, la scena finale è d'azione, il commissario che prende la pistola dalla mano dell'assassina incolpandosi del delitto per legittima difesa e poi va verso il mare si denuda e inizia a nuotare furiosamente. Nel libro invece ci sono le riflessioni di Salvo che capisce di essere stato strumentalizzato dalla fanciulla in cerca di vendetta, di essere caduto nella sua rete d'amore anche perchè reso vulnerabile dall'età e dal logorìo del suo rapporto con Livia (a proposito, è l'unico errore del casting...), e il narratore conclude il tutto con queste bellissime parole, che nel film non potevano essere rese:
"natava e chianciva, natava e chianciva".

RASSEGNA STAMPA SULLA CRISI CAPITALISTA

L'abbiamo già detto: siccome sui circuiti dell'informazione ufficiale certe cose non si dicono, è compito di ciascuno di noi passare parola, fare cassa da risonanza, nel proprio piccolo, su cosa succede veramente e quali potrebbero essere gli scenari che ci attendono.
Non si tratta di fare i corvacci. Eugenio Benettazzo, ad esempio, è da anni che viene additato quasi come fosse uno jettatore per le sue lucidissime analisi (famosissime solo in Rete, visto che in tivvù le poche volte che lo chiamano non lo fanno parlare...). In questo pezzo, rivendica la giustezza delle sue previsioni, denuncia l'errore madornale che si sta facendo in questi giorni (riempire di soldi sottratti alla collettività proprio quei soggetti, banche in testa, che hanno provocato lo sfacelo in atto), e prevede che continuando così la cosa migliore che ci si possa augurare è che la crisi si approfondisca così rapidamente da rendere inevitabile un default, un azzeramento del sistema monetario e creditizio e un ripensamento della globalizzazione, soli rimedi possibili a questo punto.
Antonella Randazzo, altra voce del web che da anni si scaglia (tra l'altro) contro il signoraggio e il sistema finanziario imperante, in questo pezzo denuncia addirittura l'artificiosità della crisi a scopo intimidatorio e predone: il sistema mafiobancario mondiale le crea per tenere buona la gente e intanto appropriarsi di fette crescenti di economia reale. Anche lei, dopo aver analizzato in dettaglio le crisi mondiale del 29 e argentina del 2001, reputa che se davvero la crisi attuale fosse decisiva, la gente comune e i diseredati non devono preoccuparsene e anzi possono cogliere la migliore occasione per ricostruire un mondo più giusto.
Quelli di casinocrash.org arrivano a definire un programma dettagliato di ricostruzione post-crisi, che si può sottoscrivere sul loro sito. Lo riportiamo nella versione tradotta su Megachip, senza tentare di sintetizzarlo che è impossibile, ma idealmente adottandolo come programma politico, tanto è condivisibile. Lo scollamento dell'economia finanziaria da quella reale, del modello di sviluppo imperante così come si è esponenzialmente realizzato con la globalizzazione dalle risorse disponibili sul pianeta, è tale che saremo costretti a una revisione radicale dei nostri valori. Ogni uomo sulla terra ha diritto a un lavoro, una casa ed eventualmente una famiglia, cibo e acqua per sopravvivere. Se considerare questo e non altri l'unico punto fermo significa essere comunisti, siamo comunisti. Ma forse significa semplicemente essere realisti: o troviamo il modo di costruire un modello di sviluppo compatibile col pianeta, o il pianeta troverà un modo suo di sopravvivere a scapito nostro, o morirà lui con noi sopra.
Il processo, peraltro, non sarà indolore. Se non cambiamo rotta subito, man mano che ci si avvicina al punto di non ritorno ecologico si innescheranno dinamiche politiche incontrollabili, sotto forma di conflitti più o meno dichiarati. La cosa è già iniziata col petrolio, dal 1991. Già 17 anni fa. Giulietto Chiesa su Megachip, e meglio ancora il solito Carlo Bertani sul suo blog, prevedono ci stiano preparando una spaventosa guerra mondiale, in quanto è l'unico sistema a disposizione dei potenti per governare l'azzeramento reso indispensabile dalle loro stesse dissenate politiche. Lo hanno già fatto più volte, nel secolo scorso: rileggiamo la storia sotto questa lente, se vogliamo davvero vederci chiaro. E rileggiamoci magari pure gente come Herman Hesse, che queste cose le disse negli anni 20 e 30, prima di scagliarci contro profeti che pensiamo falsi e invece sono purtroppo veri.

CARA DEMOCRAZIA

Sentito stamattina al GR2 un esponente forzitaliota dichiarare che la riforma elettorale in vista di approvazione per le elezioni europee soddisfa due esigenze: la semplificazione del quadro politico e la riduzione dei costi della politica.
Detta così non si può non essere daccordo. Magari si potrebbe pretendere che l'intervistatore chiedesse anche qualcosa di scomodo all'intervsitato, oltre che fargli da zerbino come sempre ormai nelle note politiche di tutti i tg e i gr, ma questo è un altro discorso. Volendo però, per antico vizio imparato a scuola (non sarà per quello che vogliono distruggerla?....), entrare un po' più in dettaglio nell'analisi, scopriamo che la riforma consiste nell'introduzione di una soglia di sbarramento al 5% e nell'abolizione del voto di preferenza. Insomma, si vuole riprodurre a livello di elezioni europee il modello usato dal 2006 nelle elezioni politiche.
Ci sono alcune cose che vengono omesse, e che il giornalismo sdraiato evita di far notare:
  1. ammesso che la legge elettorale in vigore per le politiche garantisca governabilità grazie alla semplificazione del quadro politico (e non concesso: è capitato nel 2008 ma non nel 2006), la governabilità non è un problema che riguarda il parlamento europeo, il cui quadro è per natura così complesso (formazioni politiche disparate provenienti dai vari Stati) che l'eventuale riduzione di complessità nella rappresentanza italiana inciderebbe in maniera al massimo marginale;
  2. quindi, l'eventuale esclusione delle forze di sinistra e magari dell'UDC dalla rappresentanza italiana nel parlamento europeo avrebbe al massimo un effetto punitivo di politica interna italiana, del tutto incongruo con lo scopo delle elezioni europee che è rendere il parlamento, che ricordiamo è organo poco più che consultivo, una fotografia il più possibile fedele della varietà del continente;
  3. il voto di preferenza, a fronte di una sua democraticità intrinseca, ha come unica controindicazione, specie se architettato male com'era nella legge elettorale proporzionale pura di prima di Tangentopoli, di favorire il clientelismo, problema che per le elezioni europee, vista la distanza dei parlamentari dalla base, l'enormità di preferenze necessari ad eleggerli, e la grandezza dei collegi elettorali, praticamente non esiste;
  4. quindi, la sua abolizione ha l'unico scopo, come peraltro è stato per le politiche italiane, di svuotare di senso le elezioni stesse, rendendo gli eletti prevedibili al 90% almeno, poichè il 10% tra sondaggi e risultato elettorale è uno scarto ampissimo, e in pratica indicati dalle segreterie dei partiti.
In sostanza, con questo sistema le elezioni non hanno quasi più senso. Inoltre, si rafforza la percezione di inutilità delle stesse presso gli elettori, visto che qualunque cosa decidono le facce di chi li rappresenta saranno le stesse. Quindi, se anche si risparmia qualcosa, si rende del tutto inutile quello che si è speso. Quindi, si prepara la strada a un futuro addirittura senza, le elezioni, la cui abolizione alla fine sarà salutata dalla ggente come un'autentica liberazione.
E già perchè se vogliamo dirla tutta, senza elezioni i costi della politica sì che si abbatterebbero decisamente. Eppoi, volete mettere? se comanda uno solo, per quanto possa magnare, mica magnerà come tutti questi mangiapane a tradimento! E il quadro politico, non sarebbe così semplificato al massimo? La democrazia costa, e se non serve a niente perchè pagare?

UNIVERSITA', LA LOTTA CONTINUA!

Il Presidente del Consiglio ha preso formale posizione contro gli studenti che occupano le università, invocando l'utilizzo della forza pubblica per liberarle, allo scopo dichiarato di garantire il diritto allo studio di chi anzichè occupare vuole studiare.
Non stiamo qui a sindacare sull'utilità delle occupazioni a impedire lo sfacelo dell'istruzione pubblica appena avviato e inarrestabile, perchè gli studenti erano minoranza quando erano tanti e davvero incazzati, figurarsi oggi, e il governo più populista della storia patria cresce di continuo nei sondaggi di gradimento presso quella che una volta si chiamava Maggioranza Silenziosa.
Occupare, o come si diceva una volta "okkupare", lo hanno fatto tutte le generazioni di studenti dal 68 in poi, ognuna con la sua cifra stilistica (il fondo fu toccato dai ragazzi dell'85, tutti fighetti e col Bomber, che mi pare si facessero chiamare Pantera o non so quale altro felino). Questi almeno lottano davvero per un buon motivo. Ma per tutti è stata ed è un'esperienza formativa in se, di autogestione e confronto, crescita e responsabilizzazione. L'istituzione è sempre sopravvissuta, anche agli eventi più tragici e violenti, e chi si voleva laureare si è laureato lo stesso.
La presa di posizione del Premier si spiega, allora, con il solito effetto annuncio ad uso e consumo del suo elettorato artatamente ossessionato da ordine e sicurezza. Sarebbe stato carino, però, che stavolta prima di aprire la bocca e dar fiato contro i ragazzi di oggi, avesse chiesto il parere di alcuni ragazzi di un tempo, con un curriculum che riesce difficile ipotizzare che non abbiamo mai occupato, tra quelli che ingrossano le fila politiche e culturali del centrodestra. Per fare prima, ad esempio, poteva prendere da Wikipedia l'elenco dei militanti di Lotta Continua, estrapolando i nominativi di quelli più noti che dagli anni 80 in poi hanno saltato la barricata:
  • Roberto Briglia - già direttore di Epoca e Panorama, è dirigente Mondadori e vice presidente FIEG;
  • Giovanni Lindo Ferretti - già punk, leader e voce dei CCCP poi dei CSI e dei PGR, ora è integralista cattolico, ha votato destra nel 2006, antiabortista (ha sostenuto la lista Pro-life di Giuliano Ferrara e fatto campagna contraria al referendum sulla procrezione assistita), pro Ratzinger, presente agli ultimi meeting di Comunione e Liberazione;
  • Massimo Fortuzzi - banchiere dagli anni 80, amministratore delegato prima di Antonveneta e poi di Merril Lynch;
  • Vincino (Vincenzo Gallo) - vignettista del Male, poi di Tango e Cuore, oggi del Corsera e de Il Foglio (sic!);
  • Paolo Liguori (nome di battaglia: Straccio) - dal 1985 al Giornale, Direttore dal 1992 del Giorno, dal 1993 di Studio Aperto, dal 2001 di Tgcom;
  • Carlo Panella - dal 1992 al Tg4 dal 1994 a Studio Aperto, dal 2002 alle tribune politiche di Mediaset, da sempre al Foglio;
  • Carlo Rossella (addirittura uno dei firmatari del manifesto contro Calabresi) - vice direttore di Panorama, nel 1994 fu messo dalla Moratti a dirigere il tg1, poi direttore di La Stampa, Verissimo, Tg5, oggi presidente della Medusa film, collabora a Il Foglio;
  • Roberto Sandalo (noto appassionato di armi!) - è uscito dalla Guardia Nazionale Padana perchè Bossi aveva rinunciato alla secessione, di recente è stato arrestato per attentati a moschee e centri culturali islamici;
  • Giampiero Mughini - ha collaborato con L'Europeo, Panorama, Il Foglio, e soprattutto fatto milioni di insulse comparsate in trasmissioni calcistiche (il core business del regime).
Se a questi aggiungiamo tutti i transfughi da sinistra a destra che non hanno un passato in Lotta Continua (in testa Giuliano Ferrara, che fu comunista figlio e nipote di comunisti, poi craxiano di ferro e quindi intellettuale di destra, Ministro con Berlusconi, direttore del Foglio, di recente fondatore di un movimento antiabortista), avremo un campione statisticamente significativo cui chiedere semplicemente: cosa pensate di chi occupa scuole e università? Sarebbe davvero divertente registrare i tracciati della Macchina della verità mentre rispondono...

PUBBLICA ISTRUZIONE

Il Ministero adesso si chiama "dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca", ma è talmente inveterato l'uso del vecchio nome che esso rimane nel nome e nella testata del sito ufficiale del dicastero: Pubblica.istruzione.it.
Il motivo è presto detto: l'istruzione pubblica uguale per tutti è una conquista della civiltà, un diritto sancito a livello costituzionale, nonchè uno dei motori di una mobilità verticale senza la quale ogni società è destinata a riavvolgersi su se stessa e spegnersi. Queste tre affermazioni, che oggi possono addirittura sembrare forti, sono patrimonio della nostra cultura nazionale da non più che qualche decennio. La scuola che ritroviamo in Collodi, ad esempio, o in De Amicis, è ancora fortemente classista, strumento di una riproduzione sociale il più possibile impermeabile: il figlio del medico farà il medico, chi ha genitori laureati o diplomati in casa andrà avanti, gli altri se va bene imparano "a leggere scrivere e far di conto" e poi via in fabbrica i più fortunati.
Il regime fascista, pur ponendosi il problema dell'alfabetizzazione di base in quanto prodotto consapevole di una società di massa, non incise su questo modello se non inserendovi la componente clientelar-politica (mobilità verticale riservata e proporzionale al grado di appartenenza all'apparato) e quella cattolico-concordataria. Ed è in quegli anni che nasce la riforma Gentile, che non è mai stata davvero intaccata nella struttura e alla cui ortodossia sembrano ispirarsi le controriforme Gelmini, il cui vero scopo però è recuperare i fondi necessari a coprire il buco della Bad company dell'Alitalia.
Nel dopoguerra la scuola fu solo una delle tante facce della tardiva applicazione del dettato costituzionale. Ancora negli anni sessanta era rigidamente "deamicisiana", tanto che gli attacchi da sinistra furono superati in eco e conseguenze da quelli di certi ambienti del cristianesimo sociale, Don Milani in testa. E vennero la scuola media unificata e il 68, il sei politico e l'università di massa. Un parcheggio per tutti che in teoria è democratico in pratica sposta altrove la selezione, e la riproduzione sociale è garantita dagli atenei di lusso, gli studi all'estero, il baronato nelle docenze, eccetera. E giù fino alle scuole dell'obbligo private, anche lì divise tra costose e di qualità, e diplomifici a pagamento per poveracci senza voglia di studiare. Con in più negli ultimi anni la tendenza bipartisan a favorire un'incostituzionale (articolo 33: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.) finanziamento pubblico, motivata in fondo dalla solita sciagurata acquiescenza alla Chiesa cattolica di tutta la classe politica nazionale, spesso al di là e anticipando i desiderata ecclesiastici stessi.
Tra i provvedimenti più sciagurati del pacchetto Gelmini, la norma che prevede che i 60 mila cervelli nostrani che lavorano come precari presso università ed enti di ricerca o vengono stabilizzati entro il 30 giugno 2009 o ciccia: i più coraggiosi bravi e fortunati andranno ad ingrossare le già impressionanti fila di ragazzi italiani laureati benissimo in discipline difficilissime che se vogliono lavorare su quello che hanno studiato devono espatriare. Ciiascuno di noi ne conosce alcuni, se ci pensa, e il fenomeno è una vera e propria pietra tombale sul sistema Italia nel suo complesso, incapace da decenni di produrre innovazione e ricerca e quindi di pensare il proprio futuro.
Accanto a questo, una vera e propria privatizzazione strisciante delle università, costrette da un impressionante e progressivo taglio di fondi da qui al 2013 che le costringerà per sopravvivere a cercare finanziatori privati e/o a trasformarsi in Fondazioni. E il ritorno ad un'istruzione superiore riservata a chi se la può permettere sarà completo.
Eppure la quadratura del cerchio c'è, e consiste in una delle poche cose invidiabili del modello anglosassone, che forse non a caso è una delle poche che non abbiamo cercato di imitare negli ultimi decenni sia da destra che da sinistra: l'abolizione degli albi professionali e soprattutto del valore legale dei titoli di studio. Attenzione: trattasi di vecchia posizione liberale, non comunista. E di questione dibattuta ai più alti livelli, da Einaudi a Giavazzi, passando per Tullio De Mauro. Googleate pure, c'è un mare di discussioni. Io provo a sintetizzare, a rischio di semplificazione eccessiva.
Se il pezzo di carta non serve più in sé, alla fine della scuola dell'obbligo ricevi anzichè un diploma un "patentino delle competenze" che riporta le cose che hai seguito meglio e in cui sei andato più avanti. Con quello, visto che il pezzo di carta non serve più in sé, puoi cercarti un lavoro (mostrando quello che sai fare, e nessuno che le sa fare peggio di te ti passerà avanti per il solo fatto di avere il pezzo di carta), magari aiutato dal fatto che una scuola che non rilascia pezzi di carta potrebbe più facilmente adattare i propri programmi alle esigenze materiali di chi ha voglia e/o esigenza di lavorare presto. Oppure, puoi iscriverti a un'università, ma non a qualsiasi, a quelle che avendo visto il tuo patentino ti accettano. Se la laurea non ha valore legale, all'università ci si iscrive solo chi ha davvero voglia di studiare, sarà accettato solo chi ha potenzialità nelle materie che vorrebbe studiare, e in un colpo solo avremmo atenei decongestionati senza numeri chiusi e altri palliativi, quindi atenei in grado di seguire meglio i propri pochi e motivati studenti, quindi laureati davvero bravi che non avranno bisogno del pezzo di carta per imporsi nel mercato del lavoro del proprio campo. Per alcune professioni di particolare rilevanza sociale (medico, ingegnere, magistrato), l'albo professionale potrebbe restare come ente certificatore di qualità della formazione (non più come esosa forca caudina corporativista aperta ai figli di e agli amici di e stretta per tutti gli altri), per tutte le altre via, aboliti, azzerati. Fai una cosa se la sai fare.
Anche senza fare calcoli precisi, si può star certi che la riforma consentirebbe molti più risparmi dell'accozzaglia attuale, inoltre rivoltando come un pedalino un sistema incartapecorito, e superando ogni esigenza di privatizzazione e altri surrogati a una istruzione pubblica da decenni in picchiata per qualità e che così invece potrebbe risalire nettamente. Le risorse reperite, magari non utilizzate per buchi altrui, potrebbero essere sufficienti a riqualificare e pagare meglio il corpo docente, e rifondare tutto il sistema ricerca e sviluppo fermando così la fuga dei cervelli.
Detto così sembra semplicistico, ma forse è solo semplice.

MA CHE SIGNIFICA "TERRORISMO"?

L'era attuale viene comunemente fatta iniziare l'11 settembre 2001, data dell'attentato terroristico alle Torri gemelle. Da li, parte la spirale di guerre, spese militari folli, ulteriore estrema finanziarizzazione dell'economia per creare la base monetaria virtuale per renderle compatibili con un bilancio pur se fortemente deficitario, e poi paura, paura dell'islamico, paura dell'immigrato, paura del terrorista, paura di perdere il proprio lavoro e la propria casa, i propri risparmi. Questo è il mondo di oggi, baby.
Quanti di noi riescono a bucare la muraglia della paura e a vedere cosa c'è dietro? Quanto dell'ideologia democratica di cui ci hanno imbevuto resiste agli attacchi di panico indotto? E soprattutto, cosa è veramente questo terrorismo la guerra al quale è la cifra stilistica di quest'epoca?
A scuola ci hanno insegnato che i carbonari erano degli eroi che tramavano nell'ombra per l'unità d'Italia e contro la tirannia, e oggi insegnano ai nostri figli che le brigate rosse erano terroristi sanguinari che minacciavano la libertà e la democrazia del Paese. Ma i testi austroungarici dell'epoca trattano come terroristi i patrioti italiani, e ancora oggi qualche anziano altoatesino potrebbe rispondervi "Cesare Battisti chi? il terrorista?" riferendosi al patriota celebrato nella toponomastica del Belpaese e non al brigatista recentemente beccato all'estero. Per anni l'OLP è stata definita organizzazione terrorista in tutto il mondo occidentale, a rimorchio di Israele, oggi soppiantata nel ruolo da Hamas anche se ha vinto libere elezioni, ma i testi anglosassoni di prima della 2^ guerra mondiale citano come terroristi Begin, Shamir e tanti altri poi assurti a ruoli istituzionali in quel di Tel Aviv.
Occorre dunque un criterio. E occorre cercare oltre il monoblocco mediatico che ci circonda. In questi giorni è Antonella Randazzo ad essere tornata sul tema (il suo blog è da sempre sulla colonna destra di questo) con un articolo come sempre puntualissimo dal significativo titolo Il terrorismo delle autorità occidentali. Da leggere tutto, ma prima ne riportiamo uno stralcio:
... nel nostro paese abbiamo avuto attentati terroristici durante il periodo detto della “strategia della tensione”, in cui le autorità statunitensi volevano reprimere fino alla soppressione l’impulso dei cittadini italiani a rivendicare diritti e libertà. Oggi non avvengono più attentati terroristici perché tali autorità hanno ormai occupato il nostro parlamento e i nostri media, insediando soltanto determinati elementi e dando potere (politico e mediatico) a personaggi come Berlusconi. Negli ultimi decenni la maggior parte dei cittadini italiani si è fatta “ipnotizzare” dalla televisione, e non legge più o legge pochissimo, non ha più un’esistenza culturalmente e creativamente attiva, e crede sempre più di essere impotente di fronte al sistema attuale. Questo è il risultato che le nostre autorità volevano ottenere, ed è per questo che non sono più avvenuti attentati terroristici, fatte salve le minacce che ci arrivano di tanto in tanto per mantenerci nella paura. I media, “educando” alla passività, sottraggono a poco a poco ai cittadini il potere di chiedere spiegazioni ai governi circa fatti che proverebbero la loro natura criminale. Senza la capacità di chieder conto ai propri rappresentanti politici e senza la giusta informazione, una democrazia non può esistere.
Non risponde a tutte le domande iniziali, ma ci va molto vicino...

OMAGGIO AL MAESTRO FRANCO BATTIATO

Visti ieri sera al Geronimo's Pub di Marino, alle porte di Roma, gli Omaggio al Maestro sono un buonissimo esempio di come deve essere una tribute band: fedele più che alla lettera, allo spirito dell'artista che intendono omaggiare.
Per un appassionato di musica girare per localini a sentire la gente che suona davvero è esercizio insostituibile, infinitamente più intrigante e appagante che la fruizione casalinga del "disco" o il concertone del "mostro" di turno o meno che meno la radio (quasi tutte appiattite da decenni, purtroppo). Se lo fai con una certa assiduità da tutta la vita, magari avendo anche sperimentato sia pur fugacemente l'altro lato del palco, oltre ad annoverare con un certo orgoglio di avere ascoltato "da piccoli" gente che poi ha raggiunto il successo e magari averlo pure previsto (come una certa Giorgia, qui a Roma...), acquisisci quella sensibilità che ti fa dire questi sono davvero bravi, e se hai un blog fargli un minimo da cassa di risonanza, per quello che puoi.
Questi ragazzi mi hanno colpito, prima ancora che per l'esecuzione dei brani, fedele più agli arrangiamenti originari che a quelli odierni (Battiato poi li capovolge spesso) ma senza esagerare, cosa questa che distingue una buona tribute band da una cattiva, per l'ottima scelta di repertorio: i pezzi dall'applauso facile, quelli che devi fare per forza, alla fine, e prima brani come Shackleton, Atlantide, ed alcuni tra i più difficili da eseguire di quelli nuovi. Scelte per nulla scontate, che dimostrano l'autentica passione perlomeno di alcuni di loro nei confronti dell'artista che tributano. Chapeau, regà (anche se a leggere il cognome del cantante direi figghioli): la prossima volta, però, fatemi pure Stranizza d'amuri, e occhio al mixer: la voce della ragazza merita maggiore attenzione, perchè fa il paio con la sua bellezza e sensualità.

CRISI FINANZIARIA, AVEVA RAGIONE IL GRILLO PARLANTE

L'informazione generalista sotto il regime berlusconiano, che continua rafforzandosi da almeno 15 anni a prescindere che il suo esponente sia o meno Presidente del Consiglio, è ormai da tempo quasi esclusivamente composta di cronaca politica, cronaca nera e cronaca sportiva. Inoltre, la prima è sempre più mera cassa di risonanza di aria fritta a scopo propandistico, la seconda strumento di controllo sociale tramite la paura, la terza al 99% una cosa che non è da molto tempo più sport - il calcio, non a caso trasformato dallo stesso soggetto a supporto dello stesso progetto di dominio politico e culturale.
Così la cronaca economica, ad esempio, non solo si è via via ridotta di spazio, ma è diventata sempre meno intelleggibile (chi si ricorda i tempi di Everardo Della Noce?); inoltre, un pubblico sempre meno capace di capirla e assorbito da reality e partite, se mai ascolta il tg, quando arriva se ascolta non capisce, ma spesso non ascolta e magari gira canale. Che la cosa sia voluta è facile dietrologia, ma a prescindere da ciò resta il fatto che chi si fosse affidato negli ultimi dieci anni solo all'informazione generalista oggi non può non essere stupito e confuso dalle notizie sul crollo dell'economia finanziaria globale che hanno sfondato il recinto e sono giunte in prima pagina.
Chi invece già da tempo gira sui canali della controinformazione sa da anni che quello che sta succedendo semplicemente non poteva non succedere. Bastava leggere le prediche al vento di Eugenio Benettazzo, ad esempio, o il manifesto per un nuovo modello di sviluppo di Massimo Fini (qui una sua intervista al Giornale).
Sono venti anni almeno che sui vari TG fingono di spiegarci la nuova economia finanziaria al solo scopo di farci sentire tutti ignoranti e poter continuare ad arricchirsi impunemente, e noi ci siamo pure cascati, ma in realtà bastava saper far di conto e avere nozioni di economia domestica per capire che non poteva funzionare, che l'unica cosa che conta è l'economia reale, che quella finanziaria può esserle da traino finchè è di qualche misura più grande, ma quando il rapporto tra i soldi che girano in un sistema e il valore complessivo di beni e servizi prodotti nello stesso si fa sproporzionato prima o poi si paga il conto. E con la globalizzazione e la virtualizzazione del denaro la sproporzione si è fatta via via drammatica, maggiore di quella del "29, e con un mondo maggiormente connesso quindi maggiori rischi di crisi davvero mondiale in caso di crollo.
La storia è semplice, e come al solito ci affidiamo a chi la racconta meglio di noi:
  • il canadese Walkom tradotto da Comedonchisciotte, che ci ricorda che Marx era un economista liberista che aveva intuito le contraddizioni del sistema;
  • Carlo Gambescia che propone addirittura la chiusura magari definitiva delle Borse;
  • Johan Galtung e le sue dieci ricette per salvare il salvabile tradotto dal Manifesto e riportato da Megachip.
Volendo però procedere ad un'estrema sintesi, siamo ad un bivio storico: o si coglie l'occasione per l'abiura definitiva del monetarismo e il ritorno ad un'economia dove il nocciolo duro devono essere le cose che si toccano (un lavoro per ciascuno, retribuito in maniera da consentirgli di avere una casa una famiglia e qualche soldo da far girare) e il resto ad esse subordinato e ruotante attorno, oppure si finirà dritti dritti verso la rovina, tentando inutilmente (come stanno facendo in questi giorni) di risolvere la cosa abbassando i tassi o con qualsiasi altra leva monetarista.

PERCHE' NON SI PARLA PIU' DI MAFIA?

La domanda è retorica: sappiamo tutti chi è che comanda in Italia. Sappiamo che lo stesso Borsellino poco prima di morire aveva avvertito del cambiamento di strategia della mafia nei rapporti con la politica.
Negli ultimi tempi, però, il silenzio si è fatto assordante. Stridente con la realtà di chi vive in certi territori e si guarda attorno. Piccola eccezione, oggi, un trafiletto su alcuni giornali, relativo al suicidio, a Messina, di un professore universitario, Adolfo Parmaliana, che si era distinto nelle sue denunce antimafia. Poche righe sulla stampa ufficiale, così cerchiamo tra i blog, e ne approfittiamo per segnalare questo messinese, appunto: stostretto.it. Nel deserto informativo italiano, una voce indipendente proveniente da una delle sacche più infognate del sottobosco meridionale, così è ridotta tutta l'Area dello Stretto, è da sostenere e rilanciare, nel nostro piccolo.
Il blogger nel suo commento rievoca Leonardo Sciascia. Ai tempi del Giorno della civetta, in parlamento si urlava che "la mafia non esiste". Oggi che esiste e impera, ci si limita a non parlarne in tv, perchè, si sa, quello che non passa in tv, non esiste.

QUAGGIU' TUTTI TI AMANO, PAUL

Mentre oggi 29 settembre qualcuno di purtroppo molto importante per le sorti di questo povero Paese festeggia il compleanno (il settantaduesimo, coraggio, sembra meno ma se avete vent'anni di vita davanti conoscerete un'Italia senza di lui sulla scena politica), e qualcun'altro ricorda con nostalgia delle scappatelle giovanili di quando era seduto a quel caffè, noi preferiamo celebrare un ottantaduenne scomparso un paio di giorni fa.
Paul Newman non era solo un grande attore, era uno dei pochi dell'ambiente ad essere unanimente considerato un brav'uomo. Come si è potuto leggere in tantissimi coccodrilli (qui quello di un blog amico), aveva in piedi strutturate organizzazioni di beneficenza, e militava attivamente nell'area più progressista della politica statunitense.
A differenza del succitato e di troppi altri politici italiani, aveva da tempo lasciato le scene (ultima bellissima rappresentazione il boss di Era mio padre nel 2002), nonostante il suo enorme talento gli avrebbe certamente consentito di regalarci anche minimi momenti anche dopo la conclamata malattia. Di lui si ricordano tanti film splendidi, da Lo spaccone a Il colore dei soldi (per il quale ebbe un tardivissimo Oscar), da La stangata a Intrigo a Stoccolma, a La gatta sul tetto che scotta.
Ma a noi piace ricordarlo per la prima interpretazione che lo consacrò, in uno dei migliori film di quel filone pugilistico le cui metafore della vita tanto hanno dato alla cinematografia: Lassù qualcuno mi ama. Storia vera di un ragazzo figlio di immigrati italiani che si riscatta attraverso la boxe, Rocky Graziano, che ci ricorda anche quella di un altro grande pugile italoamericano, quel Jack La Motta portato sullo schermo da un gigantesco De Niro in Toro Scatenato, o anche per accostamento fonetico quel Rocky Marciano cantato da Fossati in un pezzo come Boxe, il cui refrain che fa "un uomo non va così lontano" ci sembra il miglior saluto per il grande Paul Occhiblù Newman.

LA VITA COMINCIA...

Come fare quando vuoi mandare un pensiero pubblico a qualcuno che non ama i social , non è nemmeno su facebook , e forse nemmeno più segue ...