LA DECIMA VITA DI MARGHERITA

Se è vero che si vive finché si è ricordati da
qualcuno, è appena iniziata la tua decima vita,
Margherita, e, per i valori che hai sempre portato
avanti a parole e ancora di più con l'esempio,
il mondo sarà migliore se durerà per sempre.
La morte di una persona di 91 anni non può stupirci, semmai di Margherita Hack stupiva l'estrema vitalità e la presenza fisica e mentale, a quella veneranda età. Pochi anni fa ancora macinava chilometri in bici (nel video in fondo al post è stata chiamata a impersonare una pioniera del ciclismo e in qualche modo del femminismo, quindi chi se non lei...), e girava l'Italia in concerto con Ginevra Di Marco, per non parlare di ogni intervento pubblico, tagliente ed esatto come un bisturi affilato.
Non stupisce, per una persona del genere, scoprire che aveva recentemente rifiutato un intervento al cuore giudicandolo accanimento terapeutico (pare abbia detto qualcosa come "avendo avuto 80 anni, forse valeva la pena..."): mia nonna, che non era un'astrofisica ma a saggezza se la giocava, fece più o meno la stessa cosa, e sono sicuro che ciascuno di voi può trovare nella propria cerchia l'esempio di un/a vecchio/a lucido/a fino a tardissima età che a un certo punto semplicemente si arrende. Lasciandoci così un chiaro messaggio di vita.
Non so se è proprio per una sorda consapevolezza di questo parallelo familiare, ma a me Margherita, al di là dell'estremo valore come persona pubblica, tale che si può dire uno scandalo che non sia stata nominata senatore a vita, personalmente ispirava tanta di quella simpatia proprio fisica che se ne avessi avuto la possibilità me la sarei abbracciata tutta, anche sapendo che uno allergico ai gatti come me con una gattara come lei avrebbe rischiato forse lo shock anafilattico..
Oggi, volendo scegliere una sua frase come saluto, dovremmo fare una difficile selezione tra le tante memorabili che le abbiamo sentito pronunciare e le vengono attribuite, prime tra tutte quel capolavoro che capovolge la metafora cristiana su Eva e la conoscenza, o le dichiarazioni di laica pietà per Eluana Englaro. Forse però lei stessa avrebbe scelto una non sua, che spesso citava: è di Epicuro, dice più o meno che
la morte non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi lei non c'è, e quando lei c'è noi non ci siamo più.
Buona pedalata, Margherita...

DI AEREI E DI TRENI

La mappa di stragi80.it da cui si evince che aveva ragione lo zio
di Johnny Stecchino: certe volte il vero problema è il traffico!
Della strage di Ustica e della lunga fila di morti "strane" ad essa seguite ho già scritto più volte, e oggi che è il trentatreesimo anniversario si dipana su tutta la stampa di ogni media il solito rosario di pezzi commemorativi,  peraltro troppo spesso ipocriti, per cui non c'è certo bisogno che questo blog si aggiunga alla lista.
La memoria storica è però forse la precondizione dell'esistenza stessa della democrazia, e un paio di news in cronaca suggeriscono ancora una volta la necessità di aggiornare il Bignami in questo capitolo oscuro della nostra storia ad uso specie di chi non c'era o era troppo piccolo (forse anche per sapere cos'è un Bignami, o si usano ancora?). Le news sono in realtà due interviste:
  1. quella dell'Huffington post al Maresciallo Linguanti, che conferma quella che ai tempi fu una sensazione precisa da parte di tutti quelli con una testa pensante, e cioè che il Mig libico rinvenuto in Calabria tre settimane dopo il disastro aereo del DC9 Itavia in realtà vi fosse precipitato tre settimane prima in seguito a una battaglia aerea con caccia occidentali;
  2. quella de Il fatto quotidiano al fratello del Tenente Colonnello Nutarelli, pilota di uno dei due caccia protagonisti dell'"incidente" delle frecce tricolori a Ramstein nel 1988, che conferma con suffragi concreti quello che ai tempi fu un atroce dubbio inseritosi in ogni testa pensante passato lo sgomento per l'immane strage di civili spettatori dell'esibizione derivante dal vedere smentita dai fatti la fin'allora scontata infallibilità della squadriglia acrobatica italiana, e cioè che se quei due piloti erano tra quelli in servizio la notte del 27 giugno 1980 e forse avrebbero potuto dire qualcosa che squarciasse il "muro di gomma" la loro morte forse non era casuale. Si, come per il generale Boemio, che la cronaca di qualche anno dopo riportò essere stato accoltellato a scopo di rapina per poi scoprire che il portafoglio gli era rimasto in tasca...
Il Bignami di storia contemporanea dei nostri figli, magari in versione e-book, potrebbe allora più o meno recitare così:
Il primo tentativo di americani e alleati di uccidere il colonnello Gheddafi, di una serie conclusasi solo nel 2011, fu effettuato il 27 giugno 1980. Il rais era in volo sull'Italia scortato dai suoi caccia, quando da una portaerei di stanza nel tirreno centrale si alzano dei caccia Nato per intercettarlo. Uno dei missili lanciati contro la squadriglia nemica purtroppo colpisce un aereo di linea la cui rotta sfortunatamente attraversava il teatro di guerra. L'incidente permette all'obiettivo di fuggire, i nostri riescono solo a inseguire e abbattere uno dei suoi caccia. La notizia, per "ovvie" questioni di sicurezza nazionale e alleanze internazionali, non può essere riportata così alla stampa: occorre che i radar ben piazzati risultino provvidenzialmente "spenti" per una fortuita coincidenza proprio nel lasso di tempo in cui è avvenuto l'incidente, e che tutti coloro che erano in servizio in posti in cui potrebbero conoscere la vera dinamica siano votati al silenzio, o sennò vi siano indotti in qualunque modo.
Questo, se ci pensate bene, è il modo in cui viene riportata sui libri la Storia quando è abbastanza distante nel  tempo da poter essere raccontata con obiettività. Oggi si sa che Nerone non era peggio degli altri imperatori, forse per alcuni aspetti era persino meglio, ma ai tempi i suoi avversari politici riuscirono ad imporre una narrazione fino a farla diventare oleografica (l'incendiario che canta con la sua lira davanti alle fiamme), e seppellirono la verità assieme alla sua magnifica reggia così bene che per secoli e secoli si ritenne quel terrapieno un colle naturale. Il tempo però quella volta è stato così "grottescamente" galantuomo da far si che proprio quell'interramento sia alle origini della rifioritura delle arti e della cultura che chiamiamo Rinascimento, oltre che proprio dell'aggettivo "grottesco" e suoi derivati. Pensate che sogno se anche per la stagione italiana delle stragi un bel giorno i posteri potranno attingere alle verità per noi sepolte...
A proposito di sogni: dopo il ponte sullo Stretto, pare sia giunto il capolinea anche per quell'altro colossale spreco di denaro rappresentato dalla cosiddetta TAV Torino/Lione, cosiddetta perché in realtà il progetto potrebbe al massimo fare parlare di TAC trattandosi di Treni ad Alta Capacità e non Velocità, spreco perché i costi, già altissimi in assoluto, diventano spropositati ed ingiustificati in rapporto alle stime obiettive dei volumi di traffico previsti, per cui l'attuale linea, peraltro rinnovata e suscettibile di ulteriori migliorie, è già ampiamente più che sufficiente. E a proposito di sprechi, in attesa forse di trovare il modo di annullare la commessa, l'acquisto degli F35, che costa allo Stato non si capisce se 14 o 52 miliardi di euro ma è comunque una cifra pari a una manovra fiscale (ci si potrebbe fare qualcosa, la faranno?), è stato per il momento - italianissimamente - sospeso dal governicchio del fare (pena), come la rata dell'IMU e l'aumento dell'IVA: prendono tempo, dove non riescono a partorire colpi di genio di fumo negli occhi come i sedicenti aiuti ai giovani, pompandoli con l'aiuto dei media di regime, però riuscendo a nascondere sempre a meno persone l'amara verità: senza in qualche modo liberarsi dalla trappola del Fiscal compact, riuscire a reperire risorse reali per aiutare la contingenza economica è pura illusione, ed eventuali provvedimenti in tal senso infatti sono puro illusionismo.

DUE BUONE NOTIZIE

Non pare vero, di sti tempi, di poter commentare non una ma ben due ottime notizie nello stesso giorno: la condanna di Berlusconi per il cd. rubygate e l'inaspettata elezione a Sindaco di Messina di Renato Accorinti, leader fondatore dei NoPonte. Parto da quest'ultima, perché è talmente epocale da meritare la copertina, e perché l'altra mi consente di lasciarvi con un video musicale.
L'area dello Stretto di Messina è forse la culla della civiltà italiana, ed è come condannata a rappresentarne per sempre la quintessenza, nel bene e nel male: reggini e messinesi hanno gli stessi pregi e difetti degli italiani, ma portati all'estremo. Sono dunque capaci di efferatezze inaudite come di colpi d'ala maestosi, di sguazzare nel fango mimetizzati come perioptalmi per decenni senza dare segni di insofferenza allo schifo che li circonda, ma anche di librarvisi sopra per intere stagioni senza essere raggiunti dagli schizzi. Dall'altra sponda successe qualche tempo fa con la sfortunatissima parabola di Italo Falcomatà, adesso è il turno dei cugini, capaci di capovolgere al secondo turno i risultati del primo eleggendo a Sindaco uno di loro, un puro animato da spinte ideali e coraggio, e l'augurio è che possa almeno eguagliare la portata della rivoluzione che fu la cosiddetta primavera reggina, e che abbia il tempo di consolidarne gli effetti onde evitare il cupo rinculo all'inverno più nero che ha caratterizzato la vita politica e sociale reggina negli ultimi anni.
Accorinti non ha voluto apparentamenti con nessuno, nemmeno col MoVimento 5 Stelle, ma la sua vittoria è figlia della stessa tensione ideale e delle stesse cause politiche profonde: lo scollamento della maggioranza dell'elettorato dai partiti esistenti. Messina è dunque un altro esempio, dopo le politiche di febbraio, del fatto che esiste una tale massa di elettori che per PD PdL e compagnia bella non votano più, che dove e quando ci sia qualcuno capace di mobilitarli, questo qualcuno ottiene risultati inaspettati. Lasciamo pure che i piddini esultino, dunque, per le amministrative (anche quando come a Roma vincono grazie a un candidato non espresso dal loro partito e che ne ha preso le distanze prima durante e dopo la campagna elettorale): alle prossime politiche la sorpresa potrebbe arrivare forte, e che la protesta sia di nuovo incanalata da Grillo è ancora la cosa migliore per la democrazia che ci si possa aspettare, finché non compaia un Accorinti nazionale. A chiarire che le priorità del Paese sono altre rispetto a quelle portate avanti da questa classe politica: niente più inutili mostri mangiasoldi come il Ponte sullo Stretto, la cosiddetta TAV in Val di Susa o il Muos a Niscemi, e coi soldi risparmiati così e con altre decisioni epocali come la rinuncia all'acquisto degli F35 e il ritiro immediato dalle missioni ignobilmente definite di pace si cominci a ricreare spazio per una spesa pubblica mirata a riavviare l'economia, cui dovrà immediatamente seguire la messa in discussione degli accordi europei per tornare magari proprio allo spirito di Messina abbandonando per sempre le teorie e le pratiche monetariste. La maggioranza degli elettori è questo che vuole e voterà per qualcuno solo se trova chi sostiene con coerenza questa linea (altrimenti non vota e lascia che i contendenti si disputino le poltrone sul nulla, contenti loro), anche se fosse un pluricondannato sputtanato.
Silvio Berlusconi lo sa e di conseguenza la sua linea, dopo che l'elenco delle sue condanne si è allungato promettendo di farlo ulteriormente nei prossimi giorni, non cambia: anche se io fossi definibile formalmente un delinquente (e ha ragione Dellefragilicose, il problema non è la sua condotta morale nei confronti delle donne magari minorenni, è il casino che ha combinato con la Questura di Milano e poi intimando ai suoi parlamentari di votare compatti la sua insostenibile tesi...), gli elettori sanno che uomo sono e se continuano a votarmi significa che vogliono a guidarli proprio uno come me. Si, forse è vero che gli converrebbe un buen retiro, che significherebbe che ha capito che è meglio abbandonarsi al proprio genio piuttosto che al proprio demone, ma quest'ultimo è più forte: è la megalomania, e forse sarà proprio quella a fotterlo. Ciò però non sarà sufficiente al PD per dominare il campo, checché ne pensino oggi i suoi esponenti, anzi: la fine politica di Berlusconi accelererà anzichenò lo scioglimento del partito-bestemmia e il reimpasto totale del quadro politico. Il che però, a pensarci bene, rende questa buona notizia una buona notizia doppia. Alla fine, Al Tappone ha fatto la fine di Al Capone, fregato per vie traverse: avevano ragione gli Elii, cavolo!

THE BLOGGER'S DREAM

Ho sognato una metafora del taglio definitivo che meritano il PD e i
mass-media, veri servi del vero Potere che ci vuole tutti più poveri,
e aveva la colonna sonora dei Pink Floyd, testi di Roger Waters...
Ora vi racconto una storia, bimbi miei, che come tutte le storie ha qualcosa di vero e qualcosa di inventato, e come tutte le storie avvincenti quel qualcosa di inventato che ha è più verosimile del vero, con cui in ogni caso è perfettamente coerente.
C'è una casa di riposo dove vecchi tiranni, non importa se morti o ancora vivi, non importa se ancora potenti o di potenza antica e decaduta/decadente o invece emergente, passano le loro giornate su una specie di gioco di società, la cui posta è i destini del mondo. Se volete farvi un'idea della cosa  in 3D (che è taaanto di moda) vi posto un video da The final cut di Roger Waters (no, non è un disco dei Pink Floyd, loro ci suonano solo dentro...): The Fletcher memorial home (il titolo di questo pezzo invece è una parafrasi di un altro bellissimo brano dallo stesso album: The gunner's dream). Le fasi del gioco si susseguono in modo avvincente e dagli esiti alterni, a un certo punto ad esempio due concorrenti sono nettamente avanti nel comandarlo tanto da condizionare tutti gli altri, e da condizionarsi a vicenda. E' successo subito dopo che quei due concorrenti alleandosi ne hanno fatti fuori altri tre (due realmente potenti, uno una vera macchietta), estromettendoli dal tavolo, dopo una guerra spaventosa che ha decimato eserciti, civili e risorse materiali. Uno dei due ha un'idea precisa di come accaparrarsi alleati: garantire a tutti i sudditi uguali condizioni di vita, più o meno, eccezion fatta ovviamente per la ristrettissima classe di chi ha responsabilità di governo che giustamente deve campare un filino meglio... L'idea è accattivante, serve una contromossa adeguata, eccola: noi non garantiamo nulla a nessuno, ma improntiamo il sistema a un modello di sviluppo in continua crescita di tale entità che anche i meno capaci e rapaci avranno un miglioramento delle condizioni di vita maggiore di quello garantito dall'avversario, figurarsi tutti gli altri, con un particolare riguardo per la ristrettissima classe dirigente politica ed economica che sarà addirittura libera di arricchirsi a dismisura, così creando inoltre un effetto emulazione e uno di spot al sistema.
L'idea funziona, al punto da portare quel concorrente a vincere la partita, o almeno così a un certo punto sembra. Perché a quel punto non c'è più nessun bisogno di continuare a foraggiare lo sviluppo artificioso di quegli alleati che lo hanno aiutato a vincere. Anzi, appaiono all'orizzonte finalmente sgombro nuovi concorrenti, Paesi enormi per territorio e cittadinanza e risorse, e non essendoci più alternativa al modello di sviluppo vincente lo adottano senza resistenze, pur nelle rispettive peculiarità. Ma c'è un piccolo problemino: quel modello su scala mondiale non può funzionare; funziona solo se viene applicato a una piccola parte del mondo, a scapito delle altre. E nel frattempo che se ne trovi un altro, sempre ammesso che lo si stia cercando, la partita si ravviva, e consiste nella lotta per la distribuzione relativa delle risorse esistenti. Non c'è nessuna ragione, a guardare bene, per cui a un essere umano nato occasionalmente in Europa occidentale tocchi di aspettarsi di vivere avendo un lavoro garantito e potendosi permettere di studiare, mettere su famiglia, avere tempo libero e risorse per usarlo, crescere culturalmente, fare sport, avere le ferie pagate e l'assistenza sanitaria e la pensione e altre belle cose simili, mentre uno nato altrove se gli dice culo non muore da piccolo di fame o di malattia ma in ogni caso gli è preclusa ogni cosa che l'altro considera ormai come diritto di nascita. E se le risorse non si possono moltiplicare, si possono spostare e intanto si guadagna tempo.
A quel punto i giocatori europei si alleano tra loro, e uno pensa "bene, così uniti raggiungono la massa critica per combattere alla pari con gli altri attori del nuovo teatro di guerra", ma si sbaglia, perché questi o non sanno giocare, o sono in combutta con qualche avversario, fattostà che dimenticano l'abc del gioco e si legano mani e piedi a una regola che gli altri concorrenti non hanno e non si danno, una regola che ha come conseguenza diretta l'impoverimento progressivo dei loro stessi cittadini fino a portarli a gradatamente rinunciare a una a una a tutte le garanzie e annesse prospettive che avevano conquistato nei decenni precedenti. Ripeto, o non sanno giocare, o come è più probabile sanno farlo ma il loro obiettivo è comune a quello degli avversari, ed è proprio l'impoverimento dei loro cittadini. Ecco che si scopre che i tiranni in realtà non giocano mai davvero l'uno contro l'altro, ma inscenano questa pantomima al solo scopo di meglio vincere la loro vera partita, che è di loro tutti contro tutti gli altri. Tutti gli altri: noi. E per riuscire meglio nella messinscena, si dotano di un livello intermedio che retribuiscono profumatamente (ma lontano dai loro livelli) per mantenere alzata la cortina di fumo: li chiamiamo politici e giornalisti, ma queste etichette sono solo illusorie vestigia di nobili professioni che furono, loro sono solo servi dei tiranni.
Il gioco termina quando tutti noi, 99% del mondo, saremo allo stesso livello, sopra o sotto il livello di sussistenza non importa e dipende solo da quanti saremo rispetto alle capacità di madre Terra di mantenerci moltiplicato la capacità tecnologica di fare fruttare le sue risorse, mentre loro si arricchiscono sempre di più con l'aiuto degli scherani a cui soltanto consentono ancora di aspirare all'agiatezza, in cambio di ogni tipo di verginità. In altre parole, i nostri politici e i giornalisti al loro servizio hanno come scopo di esistere la messa in scena di un teatrino che nasconda il vero obiettivo di fondo del "governo mondiale", togliere agli europei il livello di vita loro concesso in funzione anticomunista nel dopoguerra, e la rappresentazione continuerà fino a che l'ultimo a ricordare che esisteva un diritto al lavoro e a una esistenza dignitosa e libera sarà in vita.
I peggiori, perché più efficaci, tra questi scherani sono quelli che si fingono amici, di quelli che sono maggiormente colpiti da questa strategia, nella misura in cui ci riescono. In Italia, il PD i suoi alleati e i suoi giornali. Mi dispiace solo di averci impiegato tanto a capirlo, ma come si dice meglio tardi che mai.
La storia è finita, e non ha il lieto fine, ma potrebbe ancora averlo. Bisogna svegliarsi tutti, e smetterla di credere alle storie, forse anche a questa alla fine ma prima a quelle che ci raccontano come e perché è giusto e ineluttabile che noi viviamo tutti infelici e scontenti, e chi prova ad opporsi a tutto ciò è un antidemocratico populista. Avessero fatto a Berlusconi e ai suoi finti oppositori un centesimo delle pulci che stanno facendo da tre mesi a Grillo e grillini, i nostri paladini della stampa e della "vera sinistra", ci saremmo liberati di entrambi quindici anni fa almeno. Se non vi basta manco questo ad aprire gli occhi, allora buonanotte. Ma sarà una notte nera: è il sogno del dopoguerra (The post-war dream, ancora Waters), quello dei nostri padri, quello che ci stanno rubando.

A SILVIO

Indovinate chi da gli ordini e chi li prende, e chi paga il conto...
Anche adesso che stanno verificando come in realtà siano bravissimi a distruggersi da soli, i piddini e affini continuano a prendersela coi "grullini", e nessun argomento logico è capace di smuoverli dalla loro convinzione: è stato Grillo, con due settimane di resistenza alle avances timide e incomplete di un vecchio volpone, a rilanciare Silvio, non chi lo ha dichiarato eleggibile nel 1994 e poi altre cinque volte di cui tre con la maggioranza in mano, non chi si è sempre guardato bene dal varare una legge sul conflitto di interessi, non chi si faceva pubblicare i libri dalla casa editrice che lui aveva ottenuto di controllare con corruzione di giudice provata processualmente, non chi lo ha promosso statista in Bicamerale, non chi ha dichiarato prima e praticato poi l'intoccabilità delle sue aziende in quanto patrimonio nazionale nonostante le molte prove e i troppi indizi di quanto quelle e ogni altra sua ricchezza siano frutto di vari tipi di reati e scorrettezze, non chi lo ha ripreso per i capelli quando era rimasto solo e sull'orlo del baratro facendo cadere il proprio governo per aver varato nel modo sbagliato e nel momento sbagliato il partito sbagliato giusto per perdere le elezioni, non chi quando era di nuovo sullo stesso orlo lo ha risalvato dandogli il tempo di comprarsi quei senatori che gli servivano, non chi l'anno dopo gli ha tolto da sotto il culo una poltrona scomoda per metterlo su un divano comodo a guardare gli altri che tentano di rimediare al suo malgoverno per prepararsi con calma a lucrare sulla impopolarità altrui, non chi in quell'occasione ha avuto paura di vincere le elezioni e ci si è messo assieme per un governo tecnico tra i peggiori della storia dell'umanità, non chi gli ha lasciato durante quella esperienza tutti gli argomenti che avrebbe dovuto invece usare lui contro un governo che colpiva il proprio elettorato di riferimento e solo quello, non chi si è cullato sugli allori di sondaggi favorevoli riuscendo a perdere elezioni già vinte, non chi piuttosto che fare proposte realmente accettabili a Grillo ha preferito far finta di farle mentre sotto lavorava all'inciucio, non chi ha gettato la maschera respingendo ben due possibili presidenti che gli avrebbero fatto vedere i sorci verdi per poi rieleggere quello che gli aveva salvato il culo due volte, non chi sotto la guida del peggior Presidente della Repubblica della storia patria ci si è messo assieme al governo. Non chi adesso gli lascia persino in mano l'argomento sacrosanto che senza una pesante messa in discussione degli accordi europei il nostro Paese è economicamente morto, argomento con cui una volta tolto(si) di mezzo Grillo tornerà a stravincere le elezioni.
No, si accontentano di poter(si) dire, quando questo succederà, che la colpa è di Grillo brutto e cattivo che non ha detto di si a Bersani, cioè a uno che ti dice non "sposiamoci" ma "vieni con me, provami, io intanto mi tengo le vecchie amanti e poi se fai la brava vediamo, forse, non ti prometto nulla". Come se questo poter incolpare qualcun altro dei propri mali, così tipicamente italico/cattolico, fosse davvero un'attenuante del peso del contraccolpo delle conseguenze degli stessi. S'intende, Grillo dopo il colpaccio-Rodotà ha inanellato una serie di errori impressionanti, ma sono figli della sua inesperienza politica (o vogliamo dire scarsa furbizia?) e avranno conseguenze innanzitutto sul suo moVimento, che rischia di sparire e portarsi con se l'ultima speranza di rinnovamento del Paese. Ma mentre per una persona che ancora ragiona con la sua testa, o almeno ci prova, non è difficile riconoscere ciò anche se ha votato e rivoterebbe M5S, è impossibile purtroppo ai piddini e simili ragionare sulle proprie colpe e responsabilità. Prima fra tutte essersi legati mani e piedi a una politica monetaria di estrema destra padronale, decisa altrove, che ci porterà alla rovina totale, se non viene fermata in qualche modo da qualcuno. Va bene anche che lo facciano gli altri, che so la Germania stessa o gli Usa, se no va bene anche un miliardario megalomane maniaco mezzomafioso che se ci va bene userà la ritrovata sovranità per arricchire ulteriormente se stesso e i suoi sodali, perché quella gente ha un modo di mangiare che fa briciole e di briciole si può anche campare. Di questa Unione Europea invece si può solo morire.
Anche questo, dopo quasi cinquant'anni di cuore a sinistra, mi è dovuto toccare di pensare e dire grazie a questo PD, verso cui anche l'odio più profondo, quindi, non è ancora abbastanza.
E ora un po' di approfondimenti per i più "studiosi", che è un po' che non ve ne passo:
  • Bertani, ovvero una corposa analisi sulle cause storiche e contingenti della crisi con tanto di prime parziali soluzioni possibili;
  • Staglianò, ovvero l'economia si salva solo se si salva la classe media;
  • Bartolini, ovvero anche perché la decrescita felice è destinata a restare un fenomeno d'élite;
  • Lameduck, ovvero la verità sull'economia è lunga da raccontare, tanto da doverlo fare in tre parti (qui qui e qui);
  • Alternativa, ovvero un'altra Unione Europea è possibile.

SETTANTA

Quando ero piccolo in TV imperavano due dualismi che a noi sembravano almeno del livello del Coppi/Bartali che ci raccontavano i padri: uno era il tutto canoro Morandi/Ranieri, l'altro era il soubrettistico Carrà/Goggi. La prima evidenza della importanza dei dualismi è proprio nella inadeguatezza degli attributi: come sia Gianni che Massimo presto si sarebbero rivelati ben più che cantanti, così sia Loretta che Raffaella erano già ben più che la bella star dello show. Confesso che allora preferivo la Goggi, che era oggettivamente più brava a cantare, e resta forse la più grande imitatrice italiana di tutti i tempi (memorabile un suo show con l'inarrivabile Alighiero Noschese, altamente consigliata una full immersion nei video d'epoca). Anche perché Raffaella Carrà si imbarcò presto, ben prima di passare al Nemico, nella (dis)avventura commerciale, tanto che si può quasi dire che sia responsabile della invenzione di una certa televisione per famiglie minorate mentali che da allora impera, fagioli o meno. Ma dalla giusta distanza non si può negare che il suo impatto nel costume degli anni settanta fu molto più rivoluzionario di tanti sedicenti movimenti: insomma, un bel po' della crescita culturale italiana è dovuto al suo ombelico (qui con Sordi) e agli strabilianti (giuro, è che uno non li ha mai sentiti con attenzione...) testi delle sue canzoni (Tanti auguri, Rumore, A far l'amore comincia tu, E salutala per me, eccetera) che magari lei non scriveva ma a cui dava coraggiosamente (o inconsapevolmente) il volto. E allora auguri, Raffa! sappi che il pezzo dedicato a te è l'unico di Tiziano Ferro che ascolto volentieri...
Per una Carrà che sfondava il (dopo che sul) nazional-popolare, gli anni settanta della musica italiana hanno visto però un fermento culturale e di idee di tale portata che da un lato si è concretizzato nell'ultima grande rivoluzione musicale (i grandi cantautori stanno invecchiando e morendo uno a uno, ma tutta la musica seguente è figlia loro, non c'è più stato un segno di vera rottura), mentre dall'altro ha lasciato, nella memoria di pochi, alcuni momenti di eccellenza a livello mondiale. Uno di questi è stata l'intera carriera degli Area di Demetrio Stratos, una meteora di fulgore inimmaginabile, un altro il periodo progressive di Claudio Rocchi, che salutiamo con un suo memorabile brano dal titolo peraltro azzeccatissimo.

UNA VITTORIA COCENTE

Il cappotto alle amministrative con annessa batosta a PdL, Lega e M5S ha visto nascere un coro spontaneo, di politici e giornalisti, a cantare vittoria. Alcuni addirittura arrivano a dedurre un sostegno degli italiani alla scelta del PD di creare il governo di larghe intese con Berlusconi e soci. Io fossi in loro sarei molto più cauto: ogni volta in cui il cosiddetto centrosinistra ha cantato vittoria, l'ultima di tante appresso ai sondaggi prima del voto di febbraio, ha poi preso delle scoppole memorabili, e vista l'entità reale (non percentuale, perché i non votanti possono sempre tornare a votare...) dei consensi rimasti la prossima potrebbe essere fatale.
Anche perché da Vendola in poi, fino a Marino passando per Genova e almeno un'altra decina di test elettorali importanti, il PD ha vinto solo dopo aver "perso le primarie", sintesi per dire dopo che alle primarie aveva prevalso un candidato diverso da quello indicato dal partito. Marino addirittura si è guardato bene dal mettere sul proprio sito il logo del PD manco piccolo piccolo, ed ha fatto della propria alterità rispetto alla linea ufficiale del partito la propria bandiera, non mancando mai di ostentare ad esempio il proprio voto a Rodotà presidente, senza contare che il suo programma, e in genere la sua identità politica, è tutto un fiorire di tematiche su cui ha una posizione nettamente diversa da quella del PD (quando il PD ha una sua posizione, cosa che non succede spesso, viste le due anime inconciliabili) e magari invece molto simile a quella di SeL e del Movimento 5 Stelle, in particolare per quanto riguarda l'etica.
Allora, anche perché le analisi politiche sono già fin troppo abbondanti e quasi nessuna davvero obiettiva, voglio fornire come aiuto ad interpretare correttamente i recenti risultati elettorali la mia posizione soggettiva, anche se solitamente sono contrario ad ogni tipo di estrapolazione di regole da posizioni soggettive (detesto, insomma, quando qualcuno propone una qualunque soluzione partendo da "un mio amico ha fatto, a un mio amico è capitato" eccetera). Lo faccio proprio perché forse stavolta la mia scelta personale non è stata poi così atipica, proprio a giudicare dai risultati.
Come forse si intuisce appena da queste pagine, negli ultimi mesi del 2012 sono passato, nei confronti di Grillo e del suo moVimento, da una posizione di osservazione critica (a volte molto critica) ad una di adesione convinta (ma non acritica) e sostegno. Ho votato M5S alle politiche, e sono convinto fosse l'unica scelta a disposizione di una persona che si riconosceva in un sistema di valori "di sinistra", perché l'adesione acritica del PD al credo monetarista e ai patti europei di esso figli rendeva e rende impraticabile ogni politica economica, quindi ogni politica, di reale redistribuzione delle risorse in favore "delle classi meno abbienti", o per dirla con Marx "del fattore lavoro". Sono però anche convinto che il mio stesso ragionamento fosse possibile anche "da destra", da parte di quelle persone diversamente ma autenticamente "conservatrici" che hanno avuto la sventura di vedere la loro parte politica appaltata a uno spregiudicato uomo d'affari e asservita ai suoi interessi. Per entrambe queste ragioni, sono convinto che l'apertura di Bersani ai grillini fosse parziale e strumentale, cioè finalizzata alla dissoluzione del consenso bipartisan a Grillo senza d'altra parte offrirgli né formalmente (gli ha chiesto la fiducia ma non di fare assieme il governo) né tanto meno sostanzialmente (una volta stanato Grillo, e fattogli perdere d'un colpo tutti gli elettori provenienti dalla Lega e dall'astensione di destra, mezzo PD avrebbe comunque affossato il governo Bersani non appena avesse provato a fare davvero qualcosa di sinistra: quel mezzo PD che ha affossato Prodi e impedito di prendere in considerazione la candidatura Rodotà, per l'esattezza), e quindi che abbia fatto benissimo Grillo a rispondere picche per poi "denudare il re" (per chi lo vuole vedere, è nudo, PD e PdL sono due facce della stessa medaglia, ma non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere) con l'opzione Rodotà.
Tutto ciò non mi ha impedito di affrontare le elezioni amministrative con un approccio totalmente diverso. A Roma non c'era il candidato del PD, non Veltroni che non lo voterebbe più manco suo padre, non Sassoli che sia mai voglia ripercorrere il sentiero di Marrazzo fino in fondo, né nessun altro esponente della nomenclatura. C'era uno che si è sempre distinto per posizioni di avanguardia sulla vita e la bioetica, peraltro ampiamente non condivise in seno al PD, e che aveva appena votato Rodotà presidente. Il candidato 5stelle non lo conoscevo, come quasi tutti gli altri. Io dovevo scegliere il mio Sindaco, e ho votato Marino. Non credete sia un ragionamento semplice semplice, talmente condivisibile da essere di fatto stata la ragione principale dei risultati elettorali?
Da cui peraltro si può dedurre in genere che, stante anche la dissoluzione della Lega (pace all'anima sua, era ora) e lo sfibramento del PdL appresso ai processi di Silvio (che però, attenzione, non si presenta alle amministrative, ragion per cui il suo schieramento le ha quasi sempre perse, salvo significativamente quando era premier D'Alema...), oramai la stragrande maggioranza dell'elettorato o vota Grillo o non vota.
Dallo stesso ragionamento deriva anche la critica più intelligente fatta alle scelte strategiche di Grillo e Casaleggio: va bene non andare in tivù, va bene la crociata anti-Casta con rinuncia ai rimborsi tagli ai compensi e limiti di rieleggibilità annessi, ma se rinunci a selezionare in qualche modo le persone con criteri qualitativi puoi riempire il parlamento di sconosciuti solo grazie proprio alla legge elettorale che detesti e osteggi, che premia l'appeal ideologico della lista ma porta alle Camere nomi decisi a livello di segreterie nazionali, ma alle amministrative perdi e anche alle politiche se si torna al maggioritario specie se uninominale.
Insomma, con il maggioritario a doppio turno, di collegio o nazionale, il PD riacquista senso ad esistere e anzi è destinato a dominare la scena politica fino a quando una destra moderata riesca a riorganizzarsi sulle macerie del berlusconismo: si tratta di una constatazione banale per chiunque abbia almeno una infarinatura di scienza della politica, ma ciò non assicura affatto, anzi, che in casa PD siano in grado di farla e tramutarla in azione politica, e anche fosse i suoi partner di governo non sono così cretini da lasciarglielo fare. Per cui resta probabile che si rivoti col Porcellum o una sua versione non significativamente modificata, non so se tra sei mesi o due anni. Ma se nel frattempo l'aria in Europa non sia cambiata e ne risulti invertita la rotta della crisi, il trionfalismo del PD sui risultati di queste amministrative somiglierà drammaticamente a quello ostentato nei mesi di sondaggi preelettorali. E se nel frattempo sono riusciti ad annientare Grillo, come stanno tentando di fare con potenza di fuoco inaudita (avessero fatto così con la Lega o Berlusconi, la storia degli ultimi vent'anni sarebbe stata totalmente diversa), sarà qualcos'altro a raccogliere i cocci del nostro patto sociale. E potrebbe non piacere per niente, in primis a tutte quelle anime belle che continuano a considerare Grillo il Nemico Alle Porte quando hanno il Nemico In Casa e non lo sanno.

LA VITA E LE FAVOLE

Ovviamente, c'è anche l'evento su Facebook
La morale cattolica (che permea purtroppo tutti noi cresciuti in Italia anche chi con l'età adulta ha acquisito la consapevolezza di doversi costruire un proprio sistema etico originale, perché le religioni amano permeare delle proprie paure e soluzioni i bambini prima che comincino a ragionare autonomamente) presenta tra le altre assurdità quella per cui l'unica cosa di cui davvero possiamo disporre, la nostra stessa vita, in realtà non è nostra, ma del presunto creatore.
Chi non vuole piegarsi al fascino delle soluzioni precostituite, certo, avrà da fare molta più fatica ogni volta che nella propria vita avrà a che fare con questioni complesse che magari hanno impatto diverso sulle varie facce di uno stesso problema. Ma chi vuole vivere al riparo da questa fatica, mi spiace, ma visto dal di fuori è come se rinunciasse a vivere, senza nemmeno rendersene conto se non, talvolta, sordamente.
Nasciamo, prendiamo coscienza di essere vivi (così perdendo l'innocenza originaria, o per usare le loro parole "acquisendo il peccato originale"), e così viviamo accanto alla paura di morire finché non moriamo. Tutti. Tutto sta come, fai questo percorso accanto alla paura, se ignorandola, esorcizzandola, tentando di sopirla in una religione o semplicemente entrandoci a patti.
Lunedì 10 giugno a Roma c'è un dibattito da non perdere. Si parla di eutanasia, letteralmente "buona morte", cioè quella cosa che in Italia (in pieno stile cattolico) si pratica correntemente e però si vieta nei principi e nelle leggi (e questa è la cosa più grave: che le leggi si ispirino ai principi di una religione, passando sopra a chi ne professa un'altra o nessuna). Stessa cosa per l'omosessualità, l'aborto, il sesso dei preti, e fino a qualche anno fa i rapporti prematrimoniali: due morali, una nascosta e una palese. Col risultato che da sempre (e in una certa misura ancora oggi) molti omosessuali magari inconsapevoli si sposano e fanno pure figli continuando a coltivare i propri legittimi gusti di nascosto (fatevi un giro per certe strade, se non credete alle statistiche sui trans), una buona legge che stava stroncando l'aborto clandestino e riducendo drammaticamente l'aborto tout-court è stata lentamente ma inesorabilmente sabotata da tanta obiezione cosiddetta di coscienza di troppi Dottor Dobermann, la categoria dei preti purtroppo spesso finisce per costituire un ricettacolo protetto per deviazioni gravi come la pedofilia specie se le gerarchie fino ai più alti gradi fanno finta di non vedere per inerzia corporativa, e l'educazione sentimentale ed erotica dei cittadini è lasciata a modelli retrivi che contemperano il tradimento nascosto (specie maschile) come funzionale a un concetto di famiglia tanto sedicente naturale quanto di fatto fallito statisticamente e socialmente, di cui la violenza sulle donne (per quanto il fenomeno sia distorto nei media, è reale) è solo uno dei corollari di inevitabile conseguenza.
Per cui ha ragione Rita Pani ad affermare provocatoriamente che Stefano Cucchi è stato sfortunato a non essere un embrione, e ha ragione il Comandante Nebbia a tratteggiare la disobbedienza come spesso l'unica risorsa per chi voglia mantenere il rispetto di se stesso e sfuggire alla Grande Trappola. Da cui cominceremo a uscire quando smetteremo di raccontare ai bimbi le favole a lieto fine, catechismo compreso, o almeno ricominceremo a raccontargli le versioni originali, che il lieto fine non ce l'avevano.

BIGLIETTO DI SOLA ANDATA

In una delle mie esperienze lavorative del passato, avevo una collega così gustosa ed efficace nel mandare "a quel paese" qualcuno, con quella agilità schiettezza e leggerezza tutta romanesca che non pareva nemmeno volgare, che a un certo punto si era guadagnata sul campo la nomina a sfanculatrice ufficiale dell'ufficio: chi aveva qualcuno cui fornire un "biglietto di sola andata" fatto bene, scherzosamente lo mandava da lei a "ritirarselo".
In questi giorni di "governissimo ladro", che non a caso da quando è in carica ha piovuto che manco fosse novembre, le occasioni per utilizzare una tale professionista sarebbero state tantissime, dai tantissimi amici piddini (o peggio ancora di Sel) che continuano a incolpare Grillo del fatto che il loro partito si ritrova al governo col "nemico", al destino cinico e baro che continua a portarsi via i vecchi migliori (che meraviglia il saluto di Jacopo a mamma Franca) lasciandoci tra le palle i peggiori, passando per tutti gli attori dell'ultimo atto della farsa Telecom in cui si rivende a caro prezzo allo Stato una struttura obsoleta dopo averla dallo Stato stesso avuta indebitamente in regalo al tempo della privatizzazione ed essersela tenuta stretta finché consentiva di esercitare una sorta di monopolio di fatto. Ma è proprio per il vaffa più meritato, che si trova in rete l'equivalente alla collega specializzata: un bell'articolo giustamente sbavante improperi nei confronti della categoria vasta e coccolata degli evasori fiscali italiani.
L'occasione è l'annuale uscita dei dati delle dichiarazioni dei redditi, da cui risulta come ogni volta che la media dei redditi di quasi tutte le categorie di lavoratori autonomi e professionisti è vergognosamente bassa, il titolone quest'anno se lo sono meritato i gioiellieri ma sono tante le categorie che dichiarano meno dei loro stessi dipendenti. "Media", significa che dentro il conto ci sono anche gli onesti, se chiamiamo così (con meno rigore di un Calvino d'annata) quelli che dichiarano cifre almeno verosimili se non reali, tolti i quali quindi i disonesti vanno da sotto la soglia della decenza a sotto quella della legittimazione alla reintroduzione della gogna e altre pene corporali. Vedete? la rabbia, verso questi ladri di futuro, questi parassiti dei servizi sociali, è tanta che si rischia di vergognarsi dei propri stessi eccessi, ed ecco quindi perché è importante potersi sfogare indirettamente, con la lettura e la propaganda di pezzi come il suddetto di Mentecritica (si lo so il link è duplicato, ma è che lo dovete leggere assolutamente).
Giusto a metà strada tra l'affaire Telecom (paradigmatico di quasi tutte le altre privatizzazioni à l'italienne) e lo schifo dell'evasione fiscale di massa c'è in cronaca la questione Equitalia. Che fra l'altro dimostra, con quella dei lavoratori pubblici, che anche facendo convintissima campagna per una formazione politica si può mantenere la facoltà di criticarla. Si può, infatti, disquisire sui poteri trasferiti alla fase di riscossione per tentare di coprire i piedi con la coperta corta dopo aver scoperto la testa disinnescando (se non a parole) la lotta all'evasione, e persino su alcune modalità di utilizzo discrezionale di quei poteri, ma non si può seriamente rimpiangere i tempi in cui ad occuparsi della cosa erano banche o privati, difficilissimi da controllare sia sul piano della legalità (contabile e non) che su quello dell'efficacia. Non fu un caso quando gli scandali sulle esattorie furono i primi (in Sicilia negli anni 50) ad esplicitare al grande pubblico la pervasività del cosiddetto terzo livello dei rapporti tra mafia e politica, e non lo sarà quando chi per assecondare il volgo abbandonerà i servigi di Equitalia dovendo poi scegliere tra affidarsi a soggetti meno efficienti e più costosi e semplicemente rinunciare agli incassi.
Roba da meritarsela tutta, quella parolina/invito. Che ora che ci penso, qualcuno cui delegare il compito sicuri dell'efficacia leggera quanto ficcante ce lo abbiamo. Nel giorno in cui un grande attore scomparso troppo presto avrebbe compiuto sessant'anni, è proprio un altro grande attore a darci una mano...

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...