HO STATO IO

Di appelli all'unico voto possibile ne ho fatti fin troppi: le elezioni sono domenica prossima, con ogni probabilità avremo un nuovo renzusconi (con buona pace degli illusi che si saranno fatti fregare dai sovranisti nella Lega e avranno commesso lo stesso miope delitto di chi votò i vendoliani l'altra volta), l'Italia sarà definitivamente spacciata, e di questo delitto se non votate movimento 5 stelle sarete correi. Fosse anche questa l'unica ragione per farlo, fatelo.
Di Maio, tra l'altro, è un po' troppo ecumenico per i miei gusti, e lo voto nella speranza, forse infondata, che alla fine l'anima antieuro del moVimento al governo debba prevalere, anche solo perché altrimenti resta poco di attuabile nel programma pentastellato, reddito di cittadinanza in primis, e che con l'euro si abbandoni anche il paradigma che lo sottende, quello per cui il libero mercato è il demiurgo della società e lo Stato il demone da annientare, e ne ha preparato l'avvento.
L'era delle privatizzazioni selvagge, infatti, ha inizio poco dopo il divorzio Tesoro / Banca d'Italia, vero atto prodromico della guerra di classe che abbiamo perso senza combattere, imbevuti fin dagli studi dell'ideologia del Nemico. Decenni e decenni in cui ci hanno detto e ripetuto in ogni modo, fino a farlo diventare luogo comune e a farlo sembrare puro buon senso, che statalismo uguale corruzione uguale debito pubblico mentre invece privatizzazioni uguale modernità uguale risanamento. Non era vero, non è vero. Smantellare un sistema (quello misto capitalista/statalista risultante dai nostri principi costituzionali) per combattere la corruzione è equivalso a gettare il bambino con l'acqua sporca, anzi nemmeno: l'acqua sporca è rimasta. Senza sovranità monetaria, nessun risanamento è possibile, perché nessun avanzo primario può bastare a pagare gli interessi sul debito pregresso, viceversa, con la sovranità in mano a una classe politica che mantenga al suo interno la corruzione a livelli fisiologici, qualunque livello di debito è sostenibile, come dimostra il Giappone.
Purtroppo, la Storia insegna che per rovesciare un paradigma inveterato occorre un evento tragico, fortemente traumatico anzi praticamente "azzerante", dopo il quale nelle condizioni giuste una nuova classe dirigente può forse scrivere sulla tabula rasa ispirandosi a paradigmi diversi. I decenni di vantaggio che abbiamo avuto sulla Spagna, ad esempio, li dobbiamo a questo. Poi li abbiamo sprecati, ma questo è un altro discorso, è il discorso che stiamo facendo adesso. Ma la classe dirigente antifascista del secondo dopoguerra resta un buon esempio di quanto sopra affermato. Io continuo a sperare che stavolta sia possibile, proprio tramite i cinquestelle, ripartire senza attendere l'evento tragico di cui sopra. Ma se lo sia o meno, se possano farlo i cinquestelle dal 5 marzo o si debba invece aspettare il diluvio e i sopravvissuti, deve essere chiaro cosa bisogna fare, per ristabilire le cose nel verso giusto. In altre parole, io declino (per sommi capi, ovviamente) l'optimus, e poi vediamo cosa si può fare, e quando:
  1. rinazionalizzare Banca d'Italia, oppure istituzionalizzare Cassa Depositi e Prestiti (ancora pubblico, quindi "0. fermare sul nascere i progetti di sua privatizzazione") come Istituto di Emissione della moneta nonchè acquirente di ultima istanza dei Titoli di Stato - ah, e riseparare per legge le banche d'investimento dagli istituti di credito e risparmio;
  2. (ri)nazionalizzare tutte le reti di trasporto e di servizio di interesse nazionale: FS (riapertura e riqualificazione di tutte le stazioni di tutti i centri abitati, anche minime, e obbligo in capo all'ente pubblico di garantire un servizio decente anche in perdita da e verso ovunque, anche se la presenza di nuove infrastrutture dovrebbe attirare quasi ovunque degli operatori privati), poste (elettroniche: identità digitale certificata gratuita e automatica alla nascita), Internet (web ad alta velocità gratuito su tutto il territorio, come diritto primario), acqua (grandi bacini; medi e piccoli sempre pubblici ma di livello provinciale o comunale), elettricità, gas, eccetera - al mercato resta (anzi, finalmente ci va davvero, se la rete è pubblica e neutrale) la possibilità di operare sulle reti stesse, a seconda della natura di ciascuna (ad esempio, è libera la produzione di energia, anche su scala micro, e la cessione sul mercato dell'eccedenza);
  3. istituire un reddito basico di cittadinanza esentasse, e imputare allo stesso fino a capienza ogni altra voce di assistenza, pensioni sociali e retribuzioni pubbliche e private comprese - ogni italiano deve essere libero dal bisogno, e proprio per questo non si deve lasciar credere che chiunque in qualunque modo arrivi o nasca qui diventi per ciò stesso italiano (a proposito: sciogliere gli accordi di Dublino, chi arriva in Europa deve poter raggiungere la sua destinazione al suo interno a prescindere dal punto di ingresso);
  4. realizzare un censimento delle occupazioni socialmente utili e dei lavori pubblici necessari a una capillare riqualificazione del territorio italiano (e dei borghi, e degli edifici pubblici a iniziare da quelli scolastici...), e stabilire un piano di assunzioni articolato (per competenza territoriale, nazionale provinciale o locale, o per durata dell'intervento, se necessiti di posizioni lavorative a tempo indeterminato o meno) - si tenga conto che la retribuzione degli italiani sarebbe in tutto o in parte coperta dal reddito basico, e che l'enorme numero di posti disponibili non solo riassorbirebbe tutta la disoccupazione non volontaria, ma creerebbe la base dati per organizzare un flusso controllato e legale di immigrazione tale da rendere obsoleto l'attuale traffico di schiavi in condizioni di estremo pericolo;
  5. rivitalizzare con un piano di qualche milione di assunzioni la P.A., fornendo agli italiani un insieme di servizi pubblici esaustivo ed efficiente, dalla culla alla tomba, tale fra l'altro da rendere sufficiente il reddito basico per chi volesse o dovesse accontentarsi di esso, anche solo temporaneamente (ad esempio, tra l'uscita anticipata dal lavoro e la maturazione della pensione di vecchiaia) - ah, e ABOLIRE tout-court le regioni con spostamento delle competenze (e del personale), sanità in primis, a livello statale o locale a seconda della loro natura.
So già che a molti di voi sarà partito il riflesso condizionato: bella roba, così i fannulloni e i corrotti eccetera eccetera. Non ci cascate. Non c'è nessun automatismo. E' ovvio che il sistema funziona solo se in parallelo si mantiene autonomo ed efficiente un sistema di controlli, non solo giudiziario, anch'esso pubblico, armato delle risorse umane e materiali necessarie e degli strumenti legislativi idonei. Ma nulla vieta di crearlo implementarlo e mantenerlo. Viceversa, non essendoci nessun automatismo neanche nell'altro senso, avere smantellato la cosa pubblica non ha portato uno che dico uno dei benefici promessi in nessuno dei settori in cui ciò è stato fatto, e la corruzione e il fancazzismo hanno continuato a imperare laddove hanno potuto. Ripeto: sono due cose separate. La decisione deve essere tra un sistema a guida pubblica che abbia a cuore gli obiettivi della Costituzione italiana e uno a guida privata che li calpesta reiteratamente e anzi nasce per azzerarli. Poi, entrambi i sistemi possono essere mantenuti efficienti e onesti, o meno. Noi per trenta e passa anni abbiamo sperimentato un sistema dove con la scusa dell'efficienza e dell'onestà si sono tolti al bene comune e regalati ai corrotti e inefficienti privati pezzi su pezzi di economia. E' ora di tornare a ragionare in altri termini.

TUTTI UGUALI STA MINKIA

Certo, che orrore se le pulci fossero grandi come elefanti...
Ho fatto un sogno. Prima lo dico e poi lo spiego. Il sogno è che alle elezioni successive a queste potremo scegliere tra due movimenti 5 stelle, uno di destra e uno di sinistra. Laddove per destra e sinistra intendo posizioni più o meno conservatrici in merito a temi etici, di diritti civili, sociali, eccetera, tutte quelle cose belle e importanti con cui però i partiti ci hanno preso in giro per decenni, facendoci dividere mentre loro invece sulle cose fondamentali erano perfettamente, e occultamente d'accordo. Le cose fondamentali sono la sovranità, cioè potere davvero scegliersi un governo che poi può fare quello che lo abbiamo messo li a fare, e la libertà dal bisogno, senza la quale ogni altra libertà è talmente illusoria da poter essere definita senza esagerare una presa in giro. In una parola, la democrazia. Ed erano d'accordo per vanificare quest'ultima attraverso continue cessioni di sovranità di varia natura (la UE, le privatizzazioni, le banche e il sistema finanziario, eccetera) che ci hanno fatto accettare un po' raccontandocele in modo enormemente e insistitamente menzognero, un po' mettendoci progressivamente sotto scacco attraverso proprio la sottrazione di settori sempre più ampi di popolazione dalla "zona" in cui si gode appunto della libertà dal bisogno. Ovviamente, lo hanno fatto perché erano ben pagati, loro e i media che li hanno supportati, questi ultimi in minore (leggi: più che altro col ricatto, e dove non arriva con leggi liberticide mascherate da battaglie civili), i primi tramite il mantenimento di un castello di privilegi, tra cui quello di rubare impunemente (salvo casi sporadici, utili a pigliare in giro il popolo bue). D'altronde, vorrei vedere voi, o me: vi danno una vita agiata per voi e la vostra settima generazione (perché basta che ti puoi comprare una casa al centro di Roma ed è già così), e in cambio un copione da recitare, peraltro abbastanza credibile anche per voi se non avete gli studi giusti (ah, quelli nel frattempo li hanno sfrattati dall'università, così quelli che li abbiamo siamo sempre meno e sempre più vecchi), che fate non lo fate? E se da grande volevate fare il giornalista, come tanti bambini appena capiscono che sono più capaci a chiacchiere che a numeri, e la stampa è diventata una giungla in cui non c'è più un solo contratto veramente garantito, che fate, vi mettete a dire la verità (ammesso che la sappiate, vedi sopra) a gratis su un blog a rischio che ve lo chiudono per fake news, o anche voi a fare eco alle palle di regime per mantenere ancora un po' la pagnotta scrivendo articoli, che è sempre meglio che lavorare?
Bravi, indovinato.
Ora, uno che fa certi sogni di solito è perché ha mangiato pesante, oppure perché rielabora nel sonno cose viste da sveglio. La seconda che hai detto.
In questi giorni qualunque telegiornale se non apre col caso "rimborsopoli" (anche l'etichetta non è casuale, evoca per assonanza) dei grillini, comunque la mette giù in modo da passare il sottotesto: avete visto? i grillini sono uguali agli altri, anzi peggio perché loro fanno della loro diversità una bandiera. Idem la carta stampata: titoli a nove colonne con cifre ben evidenti per il grillino di turno, magari trafiletto per l'ennesima ruberia di un piddino che fa il politico per tradizione di famiglia (su entrambe le dimensioni). Nessuno, salvo il sito dei cinquestelle e in parte Il fatto quotidiano, che dica come stanno le cose. E non intendo in dettaglio, che spesso a guardarlo da troppo vicino il quadro non si capisce, dico alla grossa-grossa. E cioè...
Abbiamo da una parte una classe politica virtualmente inamovibile che sfrutta senza alcun pudore rendite di posizione accumulate nel tempo che vanno ben oltre il finanziamento pubblico ai partiti o gli emolumenti dei parlamentari (comprendendo una illimitata possibilità di arricchirsi in mille modi legali o meno legali) ma anche volendo parlare solo di queste due voci ha trovato sempre il modo di confermarsele quando non aumentarsele. E dall'altra parte una forza politica che con praticamente tutti i mass-media contro è arrivata alla maggioranza relativa proponendosi ad essa alternativa proprio in quei meccanismi che hanno comportato e comportano questi privilegi, e non potendo, perché tenuta artatamente lontana dal governo del Paese, fare legge di meccanismi diversi, li applica a se: rinuncia volontaria a tutto il finanziamento pubblico del partito e versamento volontario di circa la metà delle spettanze (non a tutte, altrimenti potrebbe fare politica solo chi è ricco di famiglia) dei suoi parlamentari, peraltro per massimo due legislature. Detta con maggior sintesi: da una parte mangioni mai sazi spesso ladri matricolati, dall'altra gente che rinuncia al suo. Tra cui qualcuno ha rinunciato meno di quanto previsto. Per carità, il comportamento è stigmatizzabile, e infatti il movimento ha sempre sanzionato fino all'espulsione (in ciò si approfitta ogni volta per tacciarlo di "scarsa democrazia interna", non dimentichiamolo) questo e altri che violano le proprie norme interne. Tanto che uno dei suoi leader più vincenti, in rispetto della regola dei due mandati, non si è presentato alle elezioni, riservandosi di farlo alle prossime. Insomma, siamo davanti a un comportamento complessivamente classificabile come rivoluzionario del costume politico italiano. E i giornalai quando gli scoprono le pulci gli danno un rilievo da far impallidire gli elefanti delle magagne altrui. Ma un po' di vergogna, quando?
Ve lo dico io quando. Quando insieme porteremo il m5s al governo, votandolo in massa nonostante questo schifo continuo, e facendogli fare quel balzo in avanti rispetto ai sondaggi che già fece l'altra volta, anzi basta molto meno. Vedrete quanti cominceranno a dire le cose come stanno, spontaneamente. Ovviamente, altri continueranno a spruzzare veleno, quelli più o meno direttamente a libro paga dei partiti intendo, tipo Le iene per non fare nomi. Ma anche loro potrebbero essere indotti a un comportamento più equo se solo il governo a cinquestelle avesse il tempo e la forza di approvare una sola riforma, una: far diventare Legge dello Stato le regole interne del moVimento che impattano sulla selezione della classe politica. In pratica (e non so neanche se tutto questo sia già nel programma a cinquestelle, sto scrivendo di getto quello che penso) si tratterebbe di:
  1. modificare la legge sul finanziamento pubblico ai partiti in modo che ciascun partito possa decidere se conferire o meno le somme di propria spettanza a un fondo di utilità sociale qualunque (definito dalla stessa Legge, però, unico per tutti i partiti; che so, potrebbe essere l'edilizia scolastica o l'assistenza domiciliare agli anziani che non possono permettersi la badante), ma con scelta preventiva e pubblica (che gli elettori lo sappiano);
  2. dimezzare le retribuzioni dirette e indirette per i parlamentari e conferire in bilancio la somma stornata al fondo di cui sopra o ad altro determinato - lo so che si tratta di una misura tutto sommato simbolica ma in certi casi anche queste servono, e nella sostanza se i parlamentari grillini sono riusciti a fare il loro mestiere per cinque anni con la metà vuol dire che si può fare;
  3. stabilire in dieci anni la durata massima della carriera politica in senso stretto, di chiunque a qualunque livello, nel senso che proprio quando li ha fatti viene tolto dall'elettorato passivo anche delle elezioni comunali, il dettaglio è da studiare ma la sostanza è: carriera politica elettiva a durata massima prefissata;
  4. modificare la legge sulla privacy nel senso che essa è sospesa in tutti gli aspetti patrimoniali per le persone che fanno carriera politica - vuoi farla? rinunci a ogni riservatezza sullo stato reddituale e patrimoniale tuo e della tua famiglia, lo dichiari nel dettaglio all'inizio e in ogni momento devi essere in grado di rendere conto del perché e percome di ogni suo significativo miglioramento, anche se perfettamente legittimo. Altro che pulci sui mancati rimborsi...
Una volta che questi quattro punti siano Legge, magari costituzionale, i partiti vecchia maniera, quelli che hanno svuotato di senso la democrazia, o mutano natura o spariscono. E alla fine ci ritroveremo con due "movimenti cinquestelle" (o dieci, se preferite il multipartitismo, ma a questi fini è indifferente) tra cui scegliere, sulla base di programmi politici che si distinguono autenticamente. Il mio sogno, dicevo. Ma fino ad allora, mi dispiace per i miei amici piddini o sinistrorsi che ancora non si danno pace, ma tanto uno a uno stanno cedendo all'evidenza della logica, non c'è scelta: il 4 marzo di movimento 5 stelle ce n'è solo uno, e questo giro non si può proprio, per nessuna ragione al mondo, votare diversamente.

13 - CANGURO

Anche il tredicesimo racconto di Chi c'è c'è (mia prima e unica opera di narrativa fino all'uscita di Sushi Marina nei prossimi mesi) è nato prendendo spunto da un mio vecchio testo di canzone, e ormai ho adottato la prassi di pubblicarli assieme. La prosa stavolta è raccontata in soggettiva da un'astronauta cinese, e la canzone da cui è tratta è nata nella mia testa come una ballata cantautorale alla Degregori, mezza veloce e mezza lenta e urlata, ma ovviamente chi lo volesse (questo o qualsiasi altro) può anche musicarlo come gli pare. L'idea di fondo di entrambe, nemmeno tanto originale, è che per trovare qualcuno che tenda a "maturare" più tardi degli umani (occidentali) di oggi bisogna risalire ai marsupiali. Ma non è detto che basti...

13 - CANGURO

Povero amore mio, chissà dove sei, ora. Avevo sedici anni quando ti ho visto: bello, un venticinquenne che però sembrava davvero grande, maturo. Mi eri sembrato "giusto" per quello che avevo in mente: perdere la verginità durante quella vacanza in campagna. Tu eri il cuginone di cui tante volte mi aveva parlato la mia amica che ora mi portava con sé in vacanza nel suo villaggio di origine. Io avevo sempre vissuto ad Hong Kong, la “mitica perla del pacifico, culla del capitalismo dell'estremo Oriente, fino al 1997 sotto la sovranità di Sua Maestà britannica”, che nel ventennio successivo contro tutte le previsioni non solo aveva retto all’assorbimento del "capitalismo comunista", ma ne aveva mutato il segno, la natura e la velocità, mettendosene alla guida.
Non sapevo ancora quali conseguenze avrebbero avuto quelle vacanze scoperecce. Cominciai a ritrovarmiti in casa troppo spesso: venisti a trovarmi ogni volta che potevi, per tutto l'anno. Poi per le vacanze successive mi volesti di nuovo al tuo villaggio: eravamo promessi sposi e non me ne ero accorta. Per carità, ti volevo bene, eri una persona dolcissima e premurosa, il sogno di qualsiasi tua compaesana mia coetanea, il marito perfetto.
Ma io studiavo scienze biotecnologiche, io ero la coccolatissima e ricchissima figlia di madre insegnante universitaria e padre capitano d'industria. Io potevo permettermi di andare in vacanza con chi e dove mi pareva. Invece mi toccava venire in campagna, ad ingozzarmi tutti i giorni in tavolate fra i campi tra stuoli di tuoi parenti ed amici più impiccioni che mai. Tant'è, si sa come va in questi casi: ti trovi dentro una situazione senza neanche rendertene conto, rispondi "ti amo" ad un "ti amo", e sei fottuta. Non ti accorgi più delle alternative, e vivi quella strada come se fosse l'unica possibile per te. Anche perché io - imbranata e svogliata in qualsiasi cosa pratica, come può esserlo solo una figlia di papà del mio rango - mi sentivo comodamente protetta dal tuo senso pratico e dalla tua capacità d’azione. Mi faceva comodo, e dopo poco mi convinsi che senza di te non potevo vivere. E a pensarla, una cosa del genere, dopo un po' diventa vera.
La mia anima però soffriva, recalcitrava. Cominciai a vivere male. Ogni occasione era buona per maltrattarmi, e per maltrattarti, e per maltrattarmi per averti maltrattato ed essermi maltrattata. E mangiavo male, ingrassavo, non sopportavo di guardarmi allo specchio, e mi odiavo, quindi mi maltrattavo di più, mangiando peggio, e così via in una spirale senza fine. E tu, poverino, sempre amorevole, mi dimostravi che mi accettavi così com’ero, e nello stesso tempo cercavi di guarirmi, e inoltre sopportavi con infinita pazienza le mie sfuriate, le mie incongruenze e la mia imbranataggine, che era tutta svogliatezza nei confronti della vita, pigrizia mentale. E non sospettavi che questi erano meccanismi automatici con cui la mia mente mi permetteva di continuare a stare con te, che eri tu il mio problema; o forse lo intuivi, ma lo rimuovevi, o comunque battevi tutte le possibili strade alternative a questa soluzione.
I miei presto cominciarono ad adorarti. Eri il marito che avevano sempre sognato per me. Quello che mi avrebbe protetto da me stessa e dalla mia sventatezza, che per farla breve mi avrebbe ricondotto alla norma, facendo loro dormire sogni tranquilli. Quando trovasti lavoro e casa a Hong Kong, iniziasti a frequentare casa dei miei regolarmente quasi da subito. Dopo un po', mio padre parlava più a te che a me. Eri il figlio maschio che non aveva avuto, ora poteva senza timore pensare di lasciarmi la sua azienda. Di lì a qualche anno vi metteste d’accordo su tutto: casa, mobilio, matrimonio, soldi. Alle mie spalle. Non che io non fossi contenta di te: avevamo quella che si dice una buona intesa sessuale, e anche se eri troppo coccolone, attivo e passivo, ciò mi faceva comodo, talvolta. Potevo non crescere. Avrei potuto fare figli e invecchiare senza crescere, se avessi voluto. Se cioè non avessi detto: basta.
Tu era fra l'altro anche molto intelligente e sensibile, e ti accorgesti prima di me che in me c'era qualcosa che non andava riguardo proprio noi due, anzi la tua accettazione da parte mia. Eri molto franco, aperto e sincero: così me lo facesti notare, e mi spingesti ad una riflessione. Io mi ribellai: ti voglio bene, ti amo - ti dicevo - se sono strana è colpa mia, devi avere pazienza; ma intanto dentro me lavoravo e scavavo, scavavo ed elaboravo, talvolta a mia stessa insaputa.
Poi sei stato male, ed hai dovuto affrontare due interventi chirurgici a breve distanza l'uno dall'altro. Ed hai perso il lavoro: normale, da noi. Come sarebbe stato normale che io in quel frangente avessi dato tutta l'assistenza materiale e morale che potevo alla persona che amavo. O che dicevo di amare. Sì, perché quel poco che feci per te mi costò moltissimo, dentro: e ciò qualcosa doveva significare. Dovevo scoprirlo: partii per il Giappone, con una scusa legata allo studio. E al campus rimorchiai presto un rozzo ragazzo australiano sempre ubriaco, che mi prese brutalmente per giorni. Mi piacque. E tu, al villaggio in convalescenza, non sospettasti niente, ovviamente: a te non sarebbe neanche venuto in mente di farmi uno scherzo del genere, e ti fidavi di me. Sbagliavi: io a Tokyo ci ero andata apposta, né più né meno che per quella vacanza in cui ci eravamo conosciuti otto anni prima. Non ero cambiata (ma le persone, in fondo, cambiano?), mi ero soffocata per anni in quella storia, ed ora, che mi comportavo di nuovo naturalmente, ristavo bene. Cioè, a parte i miei sensi di colpa.
Ma era proprio così, o era stata un'occasione sporadica? Dovevo accertarlo. Tornati a casa (oramai vivevamo insieme da due anni), decisi che per non essere disturbata nel mio esperimento dovevo tranquillizzarti, non farti sospettare nulla, ed intanto provarmi, vedere se quello che mi mancava era proprio realizzare la mia femminilità selvaggia e libera. Riuscii ad avere altre storie di puro sesso, e ciò voleva dire che non potevo continuare a mentire a te, “anima pura”: mi straziava il cuore vederti abbandonato entusiasticamente alla nuova linfa che, grazie al mio atteggiamento ingannatore, pareva avere permeato il nostro rapporto. Avevi ricominciato a lavorare con entusiasmo e successo, stavi di nuovo in buona salute: era ora che smettessi di recitare.
Quando ti dissi la verità non mi credesti: sono cose che capitano spesso, quando si ama. Poi capisti, ma resistesti con tutte le tue forze alla mia determinazione di chiudere. Dentro di me si aprì uno squarcio, come non credevo fosse possibile: ti volevo ancora un bene dell'anima, non potevo resistere all'idea di non vederti più. Dopotutto, eravamo cresciuti insieme, e un amore così limpido e sincero era un bene prezioso, una fortuna averlo incontrato, nella propria vita. Così mi venne fuori una proposta che era la quintessenza del mio egoismo: qualche mese di separazione, poi sicuramente sarei tornata da te. Cioè, non che te lo garantissi proprio, ma sentivo che era molto probabile. Che stronza! Approfittare del tuo amore per lasciarti e tenerti legato nello stesso tempo! In altri termini, volevo togliermi delle "curiosità" sentendomi libera di farlo, ma ritrovandoti ad attendermi una volta appagata. Dopotutto era colpa tua se mi ero trovata troppo presto in una situazione troppo seria, eppoi dopo sarei stata finalmente una buona moglie, ne ero sicura. Come ero sicura che avresti accettato.
Invece rifiutasti. E non per tornartene al paesello. No, ti ritrovasti casa ad Hong Kong, e stavolta in pochi giorni! Divenisti duro, infinitamente triste ma duro. Con le ultime cose in mano, mi guardasti negli occhi e dicesti: "trattienimi ora, se puoi". Non potevo. Dovevo andare fino in fondo, avevo fatto troppe stronzate. L'ultima delle quali fu proprio quando uscisti da casa: ti abbracciai, forte. Piangevo. Fuori dalla porta, piangesti anche tu, ne sono sicura. E non so se hai smesso di soffrire, da allora. Io no, di certo. All'inizio sapevo pure dove cercarti, ma non avevo ancora realizzato che era quello che volevo e che potevo fare. Ora che sei via potrei solo chiedere ai tuoi parenti dove rintracciarti, ma so già come mi tratterebbero. Di te non ho altre tracce. E la Cina è davvero grande.
Perché nessuno mi ha mai avvertito? Perché nessuno mi ha mai detto che quei miei conflitti interiori, quelle contraddizioni, quelle crisi di autoaccettazione, di scelta, non erano me, ma erano normalissime tensioni di crescita? Che non dovevo quindi dare loro tutta quell’importanza? Che non è vero che tutti quelli che sembrano senza dubbi hanno semplicemente accettato le soluzioni preconfezionate ai dubbi della vita? Molti lo fanno, è vero, ma molti altri sono semplicemente equilibrati, vivono cioè normalmente tutto ciò che è soltanto umano, anche se fa soffrire molto. Innamorarsi, soffrire per amore, amare se stessi, odiare il proprio corpo, avere istinti sessuali, fame, voglia di muoversi, di piangere, di ammazzarsi: tutte stramaledette cose normali, che se uno ha il coraggio di viverle fino in fondo mentre intanto, contemporaneamente, traccia la strada, le grandi linee del quadro della sua vita, costui è sano. Non io.
Ma poi non è vero che non me l'hanno detto. Me l'hanno detto sempre tutti, anche tu, ma io non capivo, perché non volevo capire, e anche questo perché è maledettamente normale non volere capire. Io, io, io, io: è questa la fregatura. Avere solo "io" tra le proprie reali preoccupazioni, anche quando ci pare di occuparci degli altri. Quante volte ci siamo realmente posti il problema dell'infinito spazio mentale, del tempo prima e dopo, della storia, del nostro compagno, di quell'altro con cui dividiamo un tratto di cammino, di quel ragazzo che ci piace, o di quel passante che incrociamo?
Io, io: questa cultura individualista ha creato tanti danni, di cui il peggiore è la creazione prima, e la dilatazione poi, dell'adolescenza. Già l'uomo ha, in quanto essere cerebralmente complesso, tempi di maturazione fisica enormemente più lenti rispetto agli altri animali. O forse il nesso di causalità è esattamente inverso: ha tanto sviluppato le proprie capacità intellettive proprio per affrontare con successo un tale periodo di immaturità fisica. Comunque adesso noi esseri umani esageriamo: diventiamo adulti dopo i trent'anni, quando i nostri progenitori erano ritenuti fortunati se arrivavano a quell'età, e i pochi quarantenni erano considerati dei vecchi saggi. Eterni adolescenti, questo siamo. Senza considerare che anche l'infanzia è un'invenzione culturale borghese: i nostri padri ci nascevano, con le spalle larghe e le mani prensili, e appena in piedi erano già piccoli uomini e piccole donne.
Gli altri mammiferi, poi, o almeno quasi tutti, già appena nati camminano. I leoncini dopo pochi mesi cominciano a giocare alla caccia, che di lì a poco diventerà la loro occupazione quotidiana. I gattini sanno già cosa fare di un topo, quando ne vedono uno per la prima volta. Gli uccelli nascono dalle uova, che sono facili da prendere e mangiare, ma provateci quando – prestissimo - imparano a volare via! Il canguro quando nasce è invece poco più che due occhi neri, ciechi, su un rosso piccolo vermiciattolo. L'ho visto in un documentario della National Geographic: questo esserino di pochi centimetri risale il ventre materno aggrappandosi con le minuscole zampette anteriori, le sole che si ritrova, al pelo della madre, fino a raggiungere il bordo del marsupio, dentro cui lasciarsi cadere per cercarvi la mammella.
Questo eravamo noi, amore mio: due canguri troppo cresciuti che non volevano saltare giù, smammare. Ok, forse tu l'avevi fatto, ma in qualche troppo esteriore senso. Spero che questo soffrire per causa mia ti abbia almeno fatto finire di crescere. Io di me non so dire se sto crescendo o meno: ci vorresti tu, l'unica persona che abbia mai avuto la capacità e la voglia di guardarmi dentro, l'intelligenza di capire - e prima che potessi farlo io - cosa c'era, e la sincerità e la sventatezza di avermelo detto. Dove sei, amore?
KANGURO
Dovevano dirmelo che non erano veri
quei conflitti di ideali che avvenivano in me,
quelle contraddizioni, le scelte, le crisi,
che erano lotte per crescere.
Ma poi è vero che se me l’avessero detto
(e chi l’ha detto che non l’hanno fatto?)
avrei esclamato “sono tutte balle,
quel che mi accade dentro solo io lo so!”
Ci sono invece quelli che credono a tutto
ciò che gli viene detto sulla realtà,
trovano comodo avere i dubbi risolti
così possono occuparsi della propria vita,
ma è anche vero che molti di loro
arrivano alla morte in un attimo,
o forse è a me che fa comodo crederci,
oppure è naturale dall’esterno:
il tempo proprio è molto frazionato,
interessante, lento, insostituibile,
il tempo altrui è un lampo rapido
che conta meno di niente se non ti colpisce.
Avete mai pensato, se vi scontrate
col passante che era dietro l’angolo,
che anche lui prima ha una lunga storia
ed un lungo futuro dopo?

I mammiferi quando nascono sono già formati,
alcuni – ad esempio i leoncini – camminano
e dopo pochi mesi sono in grado di andare a caccia,
le piccole iene vanno a caccia col branco,
i piccoli gatti per qualche tempo non vedono
ma appena vedono un topino sanno già che fare.
Gli uccelli e i coccodrilli nascono da uova
che se le prendi in tempo te le puoi succhiare,
ma quanto presto imparano a volare,
quanto presto a piangere nel digerire!
E molti umani sanno presto tutto,
hanno spalle larghe e mani prensili…
Invece il canguro appena nato è due occhi neri
su poco più che un rosso vermiciattolo
che appena uscito non sa fare altro
che cercare col naso una strada verso il marsupio,
da cui addirittura i peggiori ricalcitrano:
non vogliono smammare, saltare giù…

PORNO-ARISTON

"Questa è una canzone intelligente..."
Una domanda: un blog che ha il tag Musica tra i più frequenti non può non occuparsi di Sanremo, in quanto evento musicale più chiacchierato dell'anno, oppure non deve occuparsene, in quanto evento che con la musica quella vera c'entrato sempre poco e c'entra sempre meno? Nel dubbio, negli anni, del festivalone ho scritto proprio solo quando in qualche modo consentiva di parlare di musica, in positivo o in negativo che fosse: nel 2009, perchè c'era da stigmatizzare l'estensione del dominio mariadefilippico anche sul feudo del nazionalpopolare; nel 2011, perchè c'era da salutare con giubilo una delle rare vittorie della Qualità (peraltro da parte di chi ne vantava tanta da potersi affermare qui con una cosa scritta "con il piede sinistro" - un po' come Dalla la canzone di Ron quest'anno, si - tra l'altro stracarica di autoplagi - ma meno di Moro quest'anno e di Amara l'anno scorso con la Mannoia); e nel 2013, in una specie di sintesi dei due suddetti post in occasione dell'ipogeo costituito dalla vittoria di Mengoni.
In questo 2018, la molla è rappresentata dalla copresenza (che non stupisce, vista la cifra stilistica da sempre stucchevole del direttore/conduttore - e per carità non sto criticando né lui né il suo festival, che in pratica essendo consistito in una specie di suo lungo concerto di duetti, inframezzato ogni tanto dalle canzoni in gara, è stato mediamente di qualità migliore del solito, anche lui avendo potuto, volendo, vincere col piede sinistro ogni volta che avesse voluto, negli anni...) di troppe canzoni ruffiane, quasi tutte peraltro variamente premiate.
Fabrizio Moro, autore della canzone vincente come della identica canzone di un paio d'anni fa, fa della ruffianeria la sua cifra stilistica, se pensiamo all'ingenuo appello alla mafia e sciacallaggio dei suoi morti di Pensa, con cui si è fatto conoscere proprio a Sanremo 11 anni fa. Oggi "si porta" il terrorismo e infatti il pezzo su quello fa leva e ottiene il successo anche popolare, in ciò aiutato dal teatrino dell'esclusione rientrata, che infatti ha come si dice azzerato le quote dei bookmakers. La cosa peggiore dell'operazione è avere neutralizzato proprio lo spirito del testo da cui prende spunto, la lettera del familiare della vittima che ci fece riflettere sul fatto che l'unica risposta sensata al terrorismo era non fare quello che ci voleva costringere a fare (rinunciare alla nostra libertà quotidiana, anche di divertirci), trasformandolo in un refrain retorico da un lato ridicolo (facile rispondere ironizzando "e certo, non c'eravate" al "non ci avete fatto niente") e dall'altro imbarazzante (se facciamo una seria contabilità si che non sono niente, le vittime occidentali del terrorismo a paragone delle vittime delle guerre occidentali). Detta in piano, è vero che per non dargliela vinta ai terroristi l'unica risposta possibile di ogni persona che si possa dire democratica e libera è non rinunciare al proprio modello di vita, ma ciò assume dignità se e solo se si accompagna a una scelta politica precisa, che tolga le responsabilità di governo a chi ha creato la situazione internazionale che costituisce il terreno fertile del terrorismo. In altre parole, se voto per chi propone il ritiro immediato dell'occidente dalle zone di guerra che ha acceso e fomentato negli ultimi trent'anni, con tanto di riparazione dei danni e risarcimento, allora poi, se ancora serve, posso avere un atteggiamento fiero di fronte a chi usa la violenza contro di noi. Altrimenti la mia fierezza è protervia. E alla mia frase ad effetto non potrò che attendermi una risposta del tipo "tranquilli, vi faremo qualcosa la prossima volta...".
Un discorso solo apparentemente di segno opposto può essere fatto per Mirkoeilcane (che forse andrebbe scritto "Mirko, e il cane?"): va bene che ti devi fare conoscere, ma sciacallare sulle vittime altrui, peraltro causate ancora dalla strategia politica dell'impero di cui siamo sudditi (sia quella militare già citata che quella economica che tende all'appiattimento in basso della retribuzione del fattore lavoro), senza fare nessun accenno a quest'ultima, equivale sostanzialmente a fargli da fiancheggiatore, assumendosi il compito di soffiare sul fuoco dei nostri sensi di colpa. Un lavoro che a gente come la Boldrini e company è da tempo molto ben retribuito, per cui peraltro il nostro deve mettersi in una ormai lunga coda (ah, ecco il cane!...), con la sua canzoncina che per capire quanto vale basta che la senti dopo Mio fratello che guardi il mondo, senza dire niente.
Insomma, non dico che era meglio quando dominavano le canzoni "amore e cuore", o quando per vincere dovevi essere almeno cieco (muto era troppo, trattandosi di canzoni), e niente è peggio delle canzoni tutte uguali di quelli che escono dai talent, ma questa sorta di "pornografia valoriale" è francamente insopportabile.
Poi, come sempre, c'erano alcune belle canzoni anche quest'anno: quella di Gazzè, ad esempio, romantica ma senza retorica, come pure quella di Barbarossa. Ma il momento migliore secondo me è stato quello in cui, volendo riempire il buco in attesa della proclamazione con una canzone di un collega scomparso, Baglioni ne cita tanti ma sceglie Jannacci, uno che la retorica la schifava e però aveva il repertorio pieno di cose estremamente commoventi, oltre che di divertenti (nel mio coccodrillo ne trovate molte: il grande Enzo era da sempre costantemente sottovalutato - e la cosa gli piaceva non poco, sono sicuro).
Chiudo tornando ai vincitori, e approfittando che proprio stasera e domani danno in TV un biopic su un altro gigante, De André (peraltro i due ebbero un contatto artistico insospettabile): se vi serve toccare con mano la distanza tra il loro motivetto paraculo (che non riuscite a togliervi dalla testa, lo so, càpita...) e un vero capolavoro che mette in scena, guardandola però dal lato giusto, la stessa tragedia, ripassatevi Sidùn. Anzi, qualcuno la faccia ascoltare bene pure a loro, così magari Moro si vergogna e si ritira, e Meta chiude tra parentesi e rimuove questo episodio di una carriera che prometteva bene e ancora forse fa a tempo a rimettere sui giusti binari.

QUESTA MONETA SERVONO...

Uno dei vantaggi dell'era Internet è che uno può dimostrare, che "l'aveva detto", quelle volte che aveva azzeccato qualcosa. Certo, l'altra faccia della medaglia è che le tue parole restano sempre lì anche le volte che toppi... Ma insomma, se le prime sono più delle seconde, è "carta" che lo "canta" non tu che lo affermi apoditticamente.
Sulla moneta io ho il vantaggio di avere studiato quando all'università ancora l'economia veniva trattata come la scienza empirica che è, cioè presentando le varie macroteorie come frutto di approcci politici diversi, da confrontare sia sul piano teorico che su quello dei risultati nelle diverse realtà spaziotemporali in cui si potevano applicare. Negli ultimi decenni, invece, si è affermato un monopensiero ultraliberista/monetarista, che presenta se stesso come un dogma e l'economia politica come la scienza esatta che non è.
Con questo background, ho approfittato del mio piccolo pulpito per fornire, a chi lo volesse, qualche strumento di comprensione della realtà:
  • gennaio 2011 (doveva ancora arrivare Monti) - Money money, analisi divulgativa della teoria della moneta con già dentro l'evidenza che i trattati europei impedendoci di perseguire la piena occupazione di fatto ci impedivano di rispettare la nostra stessa Costituzione;
  • giugno 2012 (ancora non c'era il m5s) - Io c'Euro, individuazione del "colpevole", ma ancora con speranze che potesse cambiare qualcosa a livello europeo;
  • agosto 2012 (idem) - Due + due, che potremmo ribatezzare keynesismo for dummies, con tanto di dimostrazione aritmetica in illustrazione;
  • luglio 2015 (già grillino da tempo, era arrivato Renzi a darmene ulteriore ragione) - La papera non galleggia, l'UE è ormai un sogno sepolto, bisogna uscirne al più presto, e mettere in mano a una nuova (e onesta) classe politica nazionale la leva monetaria.
Per questa ragione, piuttosto che mettermi a ripetere la solfa, preferisco lasciare a chi vuole l'onere di andarsi a rifare tutto il ragionamento, e invece riportarne qui solo le conclusioni:
  1. la moneta in circolazione deve essere quella che serve, non di più e non di meno, a garantire che un sistema economico intanto sopravviva e poi magari anche prosperi;
    quindi
  2. l'Euro è stato concepito come (ed è ancora) un'arma tedesca per uccidere il sistema economico dei Paesi del mediterraneo e in special modo della pericolosissima Italia, ed è al 90% del raggiungimento del suo obiettivo (gli italiani che hanno contribuito a questa sconfitta bellica in tempo di pace, politici economisti e giornalisti in primis, se fossimo in guerra dovrebbero essere fucilati come collaborazionisti, i consapevoli, e rieducati come manco ai tempi di Mao gli inconsapevoli). 
A suffragio delle stesse, metto la solita nutrita serie di spunti di approfondimento per volenterosi - dopodichè, comunque vadano le elezioni, in futuro ogni volta che mi verrà di dire "ve l'avevo detto" farò un link a questo post, come a una sorta di compendio, e nessuna ignoranza verrà più scusata:
  • Giacchè, ovvero come e perché è in corso la suddetta guerra e la stiamo perdendo, spiegato non da me ma da uno bravo; 
  • Pamio, ovvero un po' di cifre sullo stato in cui con questa guerra hanno ridotto il Paese, condite con un po' di ironia sulle questioncine con cui ci distraggono;
  • Bagnai (che continuo a citare anche se "si porta" con la Lega, perché uno può sbagliare conclusioni anche partendo da partenze giuste), ovvero la deflazione permanente è una delle due armi con cui è combattuta questa guerra, l'altra è l'immigrazione;
  • Verga, ovvero hanno ridotto il lavoro a uno stato tale che comincia a essere legittimo chiedersi se non sia meglio, cioè più conveniente per i lavoratori, reintrodurre la schiavitù. E badate bene che l'articolo è su Il Sole 24 ore, non su un sito di controinformazione dei miei, che dire? forse ora che sta per chiudere comincia a dire la verità...
  • Cavalleri, ovvero una bella rinfrescata sulla teoria della moneta con incursioni fino al Bitcoin e al Sardex, ma leggete con attenzione soprattutto i passaggi su Keynes e la politica monetaria hitleriana (che niente nasce per caso e ignorare le cause storiche del successo del nazifascismo equivale a preparare il terreno per la sua rinascita - e, visto che ci siamo, andate al cinema a vedere Sono tornato, e poi ne parliamo).
  • Filocamo, ovvero se volete un buon esempio di quello che ha fatto l'Euro, guardate all'unificazione italiana e alla nascita della Questione meridionale.
  • Cabras, ovvero ma quei pazzi (come chiamavamo gli illusi inguaribili quando non c'era la sciagurata moda del politically correct ad ogni costo?) che ancora straparlano di "più Europa" o "Stati Uniti d'Europa", come fanno a non rendersi conto che se venisse sancita una unione politica non farebbe che ripetere, e stavolta in modo definitivamente ineluttabile, il paradigma UE/Euro, cioè perseguire non certo interessi comuni ma solo interessi di alcune nazioni (e qui Streeck ci spiega come e perché la democrazia è possibile solo all'interno dello Stato-Nazione) a danno di interessi di altre (tra cui la nostra)? 
  • Leonardo, ovvero mi rispondo subito: anche uno intelligente e serio può ricadere nel vizio di continuare a spiegare la realtà con paradigmi vecchi e non più adeguati. Nella fattispecie, lui parla del centrosinistra come di "partito della realtà", contrapposto ai "partiti del piacere" berlusconiano e grillino, ricicciando la metafora che ci fece digerire anni in cui noi davamo le batoste ai lavoratori e il centrodestra vinceva le elezioni beneficiando però di un bilancio risanato da noi, e dimenticando però che: 1) siamo in avanzo primario dal 1991 e il debito continua a peggiorare, cosa che almeno qualche dubbio sul funzionamento degli assiomi monetaristi dovrebbe farlo venire, e 2) è da mò che il PD è anch'esso un partito del piacere, dall'inizio dell'era renziana almeno. Il fatto è, ed è estremamente significativo, che a sinistra ormai i comandamenti dell'ultraliberismo, che non sono che dogmi di una delle religioni possibili, vengono considerati "la Realtà". Ed è a questo che serve questo link, a capire come anche uno intelligente e serio possa finire in questa trappola, così magari ve ne tirate fuori voi, almeno qualcuno dai...
  • Pagni, addirittura su Repubblica, ovvero laddove questi dogmi sono nati si è preso a metterli in discussione, e seriamente, al punto che a parlare di ri-nazionalizzazioni non è più solo Corbin - tanto per fare un confronto, da noi sia centrodestra che centrosinistra propongono ancora, come mezzo per fare rientrare il debito sotto il 100% del PIL (tra l'altro, del tutto illusorio, perché in una frazione c'è anche il denominatore, e perché l'ammontare della spesa per interessi sul debito pregresso continua a crescere), privatizzazioni e svendita di patrimonio statale;
  • Micalizzi, ovvero il fortino da cui potrebbe iniziare la riscossa è la Cassa Depositi e Prestiti, ecco perché l'hanno messa nel mirino, ed ecco perché bisognerebbe difenderla ad ogni costo;
  • Cillis, sempre su Repubblica, ovvero se è il debito il problema, com'è che il Giappone che ce l'ha il doppio del nostro non ha spread e nemmeno disoccupazione?
  • Bertani, ovvero vi siete mai chiesti come funzionano le lobby e che razza di tassa per l'economia e di vulnus per la democrazia siano?
  • Fusaro, ovvero dato tutto ciò è appena consequenziale il 4 marzo prossimo votare per chi "più nuoce all'aristocrazia finanziaria", e pazienza se la scelta, visto che le scelte sovraniste della Lega sono contraddette dalle sue alleanze, finisce per diventare obbligata, stavolta. A meno che non vogliamo davvero affidarci, come descrive Barnard in questo post solo apparentemente paradossale, alla mafia e alla nuova Arabia Saudita...

12. IL PULLMAN (ZERO)

Speed rappresenta, non so nemmeno se consapevolmente, la
migliore metafora filmica del nostro modello di sviluppo...
Mentre proseguo nella pubblicazione dei racconti di Chi c'è c'è, mi accorgo che quelli derivati da un testo di canzone sono forse più di quanto rammentassi. Avanti quindi con l'esercizio di stile di pubblicarli assieme (Sushi Marina ancora si fa attendere...), anche quando, come in questo caso, la "distanza" in senso sia temporale che letterario è piuttosto grande. Il racconto stavolta il "geestre" lo legge nella mente di un'astronauta omosessuale (occulta per le ragioni che scoprirete) giapponese, mentre la canzone da cui è tratto è una rock ballad acustica veloce, dal testo abbastanza attuale da permettervi di invitarvi (come per tutte le altre, peraltro) a chiedermelo per musicarlo.

12 - IL PULLMAN

Questo viaggio non finisce mai. So benissimo di stare su un'astronave, in realtà. Ma non so più da quanto tempo mi sento dentro una specie di pullman, seduta dapprima in ultima fila, e poi… No, non è proprio un sogno, è più che altro una filosofia. Mi spiego.
Qui sopra siamo ventuno persone, all’anagrafe tredici di sesso femminile e otto di sesso maschile. Già questa è bella, eh! Ma non è la sola cosa che hanno giustificato con la "necessità di dare qualche speranza in più alla sopravvivenza della specie": infatti tra noi che io sappia ci sono sì due omosessuali, ma uno è praticamente un pozzo di scienza, e mi gioco la testa che l'hanno preso solo per quello, e l'altra - che sono io - non lo sanno. Se no mi lasciavano a Tokyo, probabilmente. Anche se l'omosessualità femminile è più tollerata, è vista quasi solo come una stranezza, e poi in fondo una donna per copulare non ha strettamente bisogno di coinvolgersi ed eccitarsi: per i loro scopi "genetici" basta che apra le cosce e "riceva il seme".
Inoltre siamo euro-americani quasi tutti per provenienza e tutti per cultura: la differenza di valori tra il mio paese e gli Stati Uniti si azzera sotto il profilo dell'individualismo economico, l'egiziana è figlia di cittadini ricchi e ha studiato in Europa, e la negra tunisina non avrebbe avuto alcuna speranza di essere con noi se al suo paese permanesse ancora il costume dei tempi di sua nonna, e comunque è l'unica donna "di colore" (che brutta espressione) e non rappresenta certo il suo continente. Poi siamo tutti giovani, belli e colti: si dirà che visto l'obiettivo della missione, squisitamente riproduttivo, è questo il mix che ci dà più possibilità.
Ma è davvero così? Ingegneri nucleari, medici, astronauti, biologi su di un'astronave vanno benissimo, ma a parte che noi qui sopra dormiamo sotto il controllo di una specie di Hal 9000 che potrebbe pure "decidere" di non risvegliarci più e nessuno ne saprebbe mai nulla, se dovessimo veramente raggiungere lo scopo della missione e sbarcare da qualche parte, dove sono i carpentieri, le sarte, i cacciatori e i marinai? Perché non un bonghista congolese, una geisha tradizionale, o un intrecciatore di vimini? E perché non quell'astrofisico geniale e famoso anche perché è arrivato dove è arrivato con la sua carrozzella, non sarà proprio perché è un vecchio handicappato?
Insomma, sembra proprio un programma concepito dal nipotino di Hitler, tutto lascia pensare che i valori che hanno ispirato la scelta degli "eletti" siano esclusivamente quelli capitalistici occidentali: individualismo assoluto, libertà di costumi e di religione ai limiti di lascivia e ateismo, democrazia politica. Praticamente i tre quarti dell'umanità tagliati fuori in partenza dalla possibilità di essere scelti, e il tutto autoattribuendosi presuntuosamente il crisma dell'obiettività scientifica.
Così uno potrebbe chiedersi: ma allora perché hai accettato, per puro istinto di sopravvivenza? Ora, a parte che, avendo saputo che tipo di sopravvivenza ci aspettava (e cioè più o meno quella dei vermi da pesca dentro al barattolo in frigo), a nessuno sarebbe mai saltato in mente di accettare, se fosse stato solo per salvarmi il culo non sarei di certo qui. Sarei rimasta a scopare con tutte le mie amiche fino alla fine del mondo, quella sì che è vita. No: è che c'è la storia del pullman.
Ricordo ancora quando gli "occidentali" cominciarono a far breccia nell'etica nipponica. Ero una bambina, e fui molto felice di vedere più spesso i miei genitori sia durante la settimana sia in vacanze sempre più lunghe. Era successo - saprò dopo - che l'integrazione del Giappone nel sistema economico-politico capitalista si era completata. Come era naturale che accadesse, prima o poi. Era iniziata negli anni “80 del secolo scorso con l'invasione di prodotti giapponesi prima, e asiatici in genere dopo, in USA e poi in Europa, ma alla base di quel successo c'erano soprattutto l'etica sociale e del lavoro e, dietro, quella religiosa. Il fatto è che un sistema sociale è esattamente come una bacinella: se ci versi dentro il contenuto di due recipienti più piccoli, uno pieno d’acqua calda l'altro d’acqua fredda, il risultato sarà sempre una bacinella d’acqua più o meno tiepida, non si scappa. Con le persone è solo un po' più complicato che con l'acqua, e si allungano i tempi, e si complicano i modi. Ma la sostanza non cambia. Ecco che in venticinque anni il loro modo di produzione si è andato via via giapponesizzando, e la nostra cultura retrostante americanizzando. Semplice, no? Come mai allora non è successo allo stesso modo dappertutto?
Prendiamo i paesi del cosiddetto "terzo mondo". Prima li hanno colonizzati, per sfruttarne a loro comodo le risorse umane e naturali. Poi, quando la colonizzazione politica è diventata insostenibile all'esterno militarmente e all'interno per le pressioni dell’"opinione pubblica", si è lasciato campo libero a delle classi politiche locali nella maggior parte dei casi corrotte, immature, compromesse, lasciate in pace con la scusa di quel principio di non ingerenza che in realtà copriva la perpetuazione della colonizzazione economica. In altre parole, li hanno tenuti sotto giogo per secoli, poi - da una schiavitù all'altra - li hanno costretti ad emigrare, perché i loro sistemi economici non potevano reggere al contatto con quello occidentale: il più protezionista di tutti i tempi, con la faccia tosta di autodefinirsi "liberista", per giunta. E gli emigrati hanno pure trovato, nell’occidente “democratico”, un’"opinione pubblica" ostile, ipocritamente "per autodifesa"!
Che poi è questa la caratteristica peculiare, il punto di forza delle cosiddette democrazie: l'ipocrisia. Ad un certo punto i filosofi politici marxiani l'avevano pure detto: occhio che sotto la formula "il potere è dei cittadini" si nasconde il solito trucco del Potere, che più è dissimulato più è assoluto. Solo che anche la struttura reale delle società del socialismo reale era ipocrita, ed analogamente, grazie alla formula "il potere è del popolo". Allora meglio i cinesi, che con una bella dittatura franca e sincera hanno iniziato negli anni '80 del secolo scorso uno sviluppo che in questi anni '20 li ha portati alla leadership mondiale.
Sto perdendo il filo dei pensieri. La democrazia, dicevo, si regge su una menzogna. Anzi, su due: la seconda, esterna al sistema, nasconde la verità più amara, direi. Che poi è dimostrata perfino dalla società in cui la democrazia è nata, come cosa e come parola: l'antica Grecia. Ed è: la democrazia è possibile solo all'interno di una minoranza, di un sottosistema quasi stagno che poggia su una massa ad esso esterna di gente in schiavitù, qualsivoglia forma culturale prenda questa sostanza esistenziale.
E' una realtà talmente insopportabile per una persona anche vagamente sensibile, anzi per chiunque creda in qualche modo proprio a quei valori etico/religiosi su cui la democrazia sostiene di fondarsi, che va da sé che tocca renderla totalmente inintelligibile dall'interno del sottosistema. Capisci solo se ne esci, se – come si dice - diventi un “dropout”, ed allora non puoi più fare nulla.
Tornando sotto metafora, noi "sudditi" dei regimi democratici è come se viaggiassimo su un veloce pullman con i finestrini totalmente opacizzati, di maniera che ci rendiamo conto di muoverci solo per il rumore e gli scossoni, proprio come in treno la notte a tendine abbassate.
No, ce lo dicono pure, che siamo in cammino: è l'altra enorme menzogna chiamata "progresso". In realtà è una corsa cieca. Il pullman va da solo, sembra sapere dove, come se fosse vivo, e indistruttibile. Se in qualche modo capisci qualcosa e pensi che non puoi fare altro che sfondare di testa il finestrino e saltare in corsa, che so, diventando un missionario o un anarchico o un tossico, lui lascia fare: il finestrino magicamente si rinsalderà alle tue spalle, e se qualcuno in quell'attimo che è rotto intravedrà qualcosa, è meglio per lui se farà finta di non capire (ed infatti fanno quasi tutti così). E non regge l’obiezione che la gente vede i telegiornali, che mostrano il mondo e le sue rovine: in TV tutto è uguale, film e notizie vere si mescolano, e dopo un po’ nessuno capisce più la differenza.
Perciò ad un certo punto della mia vita io ho deciso che era meglio restare dentro, e studiare se ci sono brecce nel sistema, se cioè c'è il modo di entrare in cabina e non dico pilotare, ma almeno influenzare in qualche modo le scelte di rotta e/o velocità. Cosa dovevo fare "da grande", allora? La carriera politica? No, quelli sono solo degli schiavi pagati bene, la politica attiva è il destino che il sistema riserva ai suoi figli intelligenti ed ambiziosi ma non rigorosi, ancora troppo sensibili ai beni materiali per rifiutare un contentino di agi e notorietà in cambio della possibilità di incidere seriamente. Questo, per quelli che valgono qualcosa: vanno a raggiungere i tanti mediocri la cui più grande ambizione era “fare il politico”. Lo stesso vale per giornalisti, cantanti, e altri "opinionisti".
Dove cercare allora il “posto guida”? Facile: è dai tempi dei geroglifici dell'antico Egitto e dei primi ideogrammi cinesi che il potere è nel sapere. Dovevo diventare qualcuno nel campo dell'informatica. Il mio paese era da decenni all'avanguardia nelle applicazioni industriali dell'elettronica, ma il monopolio della programmazione era americano: Microsoft e IBM, soprattutto. Non avevo 28 anni quando inventai il mio sistema operativo, alternativo ai prodotti su base MS-DOS, enormemente più semplice da utilizzare e dalle applicazioni talmente più vaste che apriva nuove frontiere verso l'intelligenza artificiale e la comunicazione globale. Modestia a parte, un salto di qualità secondo solo a quello dell'invenzione della scrittura.
E' noto infatti che il maggior merito dei Greci, e ciò che rese possibile l'instaurarsi della democrazia e del dominio culturale ellenico, fu rendere l'alfabeto semplice da imparare e duttile. Il buon tentativo di Gates alla fine del secolo scorso sta a quest'operazione come l'alfabeto fenicio, se poniamo che i primi computer andavano a geroglifici. Il salto epocale, l’alfabeto con le vocali, fu il mio NIP-OP: dopo tre anni la mia società era la più dinamica sulle borse di tutto il mondo, e aveva già sottratto più del 60% delle quote di mercato alla concorrenza su base mondiale, e il 90% in Giappone.
Se esiste ancora il pianeta Terra, non è più lo stesso, ed è merito mio. Ma non è più un mio problema, questo. Ho accettato all'inizio come un onore di essere prescelta per Exodus: per l’"opinione pubblica" la mia candidatura era imprescindibile, e la scelta obbligata. Troppo tardi ho subodorato la fregatura: ma che destino è mai questo? A cosa vale sopravvivere, e per chi, per cosa? Non è che mi hanno solo buttato giù dal pullman?
ZERO
Con tutti questi zero a zero che ci sono in giro,
non vorrei costituire un’inversione di tendenza
perdendo sette a cinque da una squadra giovanile,
ché loro si divertono a giocare in confidenza.
Quando veniamo al mondo ci guardiamo in giro
e presto ci adattiamo al nuovo ambiente,
e la valutazione di noi stessi gli fa riferimento
e il resto conta niente…
Sembra da studi assai recenti fatti nel mio buio
che ogni democrazia da sempre debba fare fondamento
su di una maggioranza esterna di minori o schiavi
di cui si è più o meno a conoscenza, o peggio
con la diffusa convinzione che sia tutto giusto
e con vistosi afflati di beneficenza,
ma la democrazia ha un recinto di privilegiati
a base della sua esistenza.
Crollano con gli anni anche i miti più - radicati
Crollano con gli anni anche i miti più - solidi
Crollano con gli anni anche i miti più - irriconoscibili
Crollano con gli anni anche i miti moderni.
Con tutti questi missionari che ci sono in giro,
che non puoi più distinguerli da Sting e Bono Vox,
l’alternativa che rimane, oltre alla lotta armata
dalla parte degli altri quattro quinti del mondo,
è l’accettarsi senza ipocrisia nel ruolo di chi è accomodato
all’unica tavola imbandita del mondo,
mangiando come solo un morto di fame potrebbe,
morendo di crepapanza.
Crollano con gli anni anche i miti più - esagerati
Crollano con gli anni anche i miti più - scientifici
Crollano con gli anni anche i miti più – filosofici
Crollano con gli anni anche i miti più - escatologici
Crollano con gli anni anche i miti più - familiari
Crollano con gli anni anche i miti moderni.
E allora ho un posto come tutti su di un pullman veloce
coi vetri scuri scuri che esiste solo ciò che è dentro,
ho finalmente capito che nessuno sa dove va
e che il mio posto giusto no, non è qui dietro.
Senza riguardo per nessuno tenterò di andare
a prendere la guida o a sedermi avanti:
con tutti questi zero a zero che ci sono in giro, io
vorrei segnare tanto – e il resto conta niente
vorrei segnare tanto – e il resto conta zero
vorrei segnare tanto – e il resto conta niente
vorrei segnare tanto – e il resto conta zero
vorrei segnare tanto – e il resto conta niente
vorrei segnare tanto – e il resto conta zero
vorrei segnare tanto – e il resto conta niente
vorrei segnare tanto – e il resto conta zero

SENZA SORDI NON SI CANTA 'A MISSA

Il mio prof di filosofia al liceo, uno che si definiva
"mezzo comunista e mezzo prete", amava ripetere
questa storiella. Una donna col marito disperso in
guerra va dal prete chiedendogli quanto costasse
una messa cantata in auspicio del ritorno del suo
caro, e poichè non naviga certo nell'oro sceglie la
variante più economica del tariffario. Quando poi
però torna
dal parroco a lamentarsi per il mancato
ritorno del marito, quello le risponde prontamente:
"e per forza, mia cara, messa da 5000 lire era!"

Detto di Di Maio, della sua linea politica a tratti incomprensibile e tuttavia della necessità storica di votare movimento 5 stelle il prossimo 4 marzo, entro di nuovo nell'argomento principe della politica, la moneta, perché mio nonno diceva che "senza sordi non si canta 'a missa" e Marx che l'economia è struttura e la politica sovrastruttura.
Capisco che votare cinquestelle, nella speranza che la cautela del suo leader in materia monetaria sia un tatticismo, ma che invece lui sappia benissimo che non può realizzare neanche una frazione del suo programma senza sovranità monetaria, rischia di rivelarsi una pia illusione. Ma intanto la speranza c'è.
Votare chiunque altro, invece, è restare nella certezza che moriremo nella morsa dell'Euro, e quindi che le varie promesse elettorali sono necessariamente impossibili da mantenere: rientrare al 60% di rapporto debito/PIL, come il Fiscal compact comporta, infatti, significa continuare (anzi, inasprendoli) negli avanzi primari anno dopo anno, fino a che il tessuto economico non sarà definitivamente defunto. Se trovi una cifra per una minchiata come i famosi 80 euro elemosinati a qualcuno, devi trovare una cifra maggiore da togliere ad altri se non a quello stesso qualcuno, magari facendo in modo che non se ne accorga. E questo vale sia a sinistra che a destra, per chiunque non metta in discussione il dogma monetarista che ci sta uccidendo.
Tra tutti, di Berlusconi non vale la pena neanche parlare: se ancora gli italiani in numero sufficiente a farlo vincere credono alle sue promesse, meritano di morire di fame punto e basta, per idiozia manifesta.
Il PD lo salto pure: che il partito-bestemmia non doveva neanche nascere e prima scompare meglio è lo penso e lo scrivo dal 2007, ben prima che i danni che facesse (in qualità di sicario dell'economia italiana per conto dei padroni del vapore europeo) fossero evidenti a tutti (e infatti ce lo ritroveremo al 20%, se gli va di lusso...).
E anche i sempre presenti, e sempre con nomi diversi, schieramenti di sinistra-sinistra meritano poco "inchiostro": quand'anche fossero keynesiani puri e duri (comunisti non ci si spera neanche più), difficilmente entreranno in Parlamento, e se lo faranno si venderanno per qualche poltrona anche stavolta, quindi votarli è come minimo inutile e come massimo controproducente.
Discorso a parte merita la Lega: avendo schierato Borghi e Bagnai, due economisti sicuramente sovranisti e coerenti, potrebbe persino essere credibile, il suo anti-eurismo dichiarato. Peccato che Salvini sia in coalizione ancora con Berlusconi e company, il che comporta (anche se la tante altre volte lucidissima Lameduck stavolta non se ne accorge, che dire? forse ognuno ha il suo limite d'incazzatura...) due conseguenze alternative, una peggiore dell'altra: o si rimangerà subito i proclami in cambio di qualche ministero e molto sottogoverno, come già più volte successo, o, meno probabilmente ma ancora meno augurabilmente, riotterrà davvero per l'Italia la sovranità monetaria (anche solo perché il castello-Euro, come diviene sempre più probabile, crollerà da se) ma la metterà in mano ai peggio corrotti della storia repubblicana, quei berluscones figli dei craxies il cui modus operandi vorace (peraltro già bene imitato dai leghisti nelle loro esperienze di governo a ogni livello...) comporta la creazione di una base monetaria doppia o tripla rispetto al necessario, con quello che ciò comporta in termini di svalutazione debito eccetera, avverando esattamente quegli scenari che i monetaristi ortodossi agitano davanti a chi osa metterne in discussione i diktat.
Solo una classe politica che riporti la corruzione pubblica, a ogni livello, entro limiti fisiologicamente accettabili, infatti, può puntare sulla spesa in deficit come leva per una ripresa autentica, perché solo in assenza di "fughe laterali" significative la leva fiscale può fare il suo mestiere precipuo, quello di restituire allo Stato quanto speso dopo aver agito sul reddito moltiplicato keynesianamente (e non, come nella palla bella e buona che vi raccontano, quello di reperire le risorse necessarie a pagare i servizi). E solo il movimento 5 stelle, al momento, può incarnare credibilmente questa classe politica.
Mi rendo conto che questa premessa è diventata così lunga da bastare per un post. Vorrà dire che di teoria e pratica della moneta parleremo un'altra volta, tanto lo abbiamo già fatto e lo rifaremo. I tempi li detta la storia, e la storia dice che ora c'è da vincere una guerra, conquistando voto per voto. Se l'Italia non esce da questo blocco adesso, non ne viene fuori viva.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...