E POI C’È LA LEGALITÀ

Che bel colore di casacca profetico!...
Pochi giorni fa scrivevo della china pericolosa che rischia di imboccare il movimento 5 stelle se non riporta la barra al più presto sui suoi obiettivi primigeni, sovranità e legalità, concentrandomi sulla prima. Ora, non è che non serva ancora parlare di economia, ma la mettiamo un attimo da parte e parliamo della seconda.
Il ragionamento è semplice, e su queste pagine lo avete letto e riletto più volte negli anni: senza una fortissima governance della corruzione, qualunque ragionamento sull'economia è vano, perché anche la più piena sovranità monetaria in mano a una classe politica corrotta anziché produrre ricchezza e crescita produce inflazione e povertà. Il Giappone può permettersi il debito che ha, molto maggiore del nostro, praticamente senza spread, perché ha una banca sovrana che si comporta in modo da fornire agli investitori, che ricordiamocelo sempre sono praticamente computer, continuo affidamento, e ha un impianto etico, prima ancora che giuridico, tale che la corruzione non è certo esclusa (non lo sarà mai in ogni società umana) ma è diciamo così "deselezionata" darwinianamente. Ecco, tutta la base teorica del pensiero grillino si basa su questo stesso impianto, che è un tutt'uno e quindi se applicato in parte non è che non funziona in parte, non funziona del tutto.
Ragion per cui, ora che sono al governo, e intanto che dalla Sardegna è arrivato il secondo campanello d'allarme che dice "occhio che i leghisti stanno mantenendo le loro promesse ai loro elettori, voi no", perché la misura della sconfitta è ben oltre il livello fisiologico imputabile al tipo di elezioni diverse con sistemi elettorali diversi, devono nel modo più assoluto, se vogliono arrivare a fine legislatura e magari puntare a rivincere le politiche, tenere ferma la barra su questi due loro pilastri, e comunicare la cosa in modo pervasivo e credibile, così si passa all'incasso anche se dovesse cadere il governo (ma se si gioca credibilmente non cadrà, non conviene a nessuno, almeno non ancora).
Quindi:
  • nessun cedimento ai piani gelliani di separazione delle carriere dei magistrati;
  • va bene il voto sulla Diciotti, atto politico quindi è il giudice che se gli da valenza penale sta "pisciando fuori orinale", ma nessuna tolleranza contro ogni ingerenza di un potere su un altro, quindi anche del potere politico su quello giudiziario, perché se i leghisti vogliono questo si vadano a fare il governo con Berlusconi se ci riescono e se pensano che gli elettori siano d'accordo;
  • simil-Daspo per ogni politico che ha a che fare con la giustizia, modulata per legge a seconda del tipo di reato, del momento dell'iter o grado di giudizio, fino all'esclusione perenne dall'elettorato passivo in caso di sentenza definitiva;
  • a proposito, proposta di legge per trasformare in norma dell'ordinamento giuridico italiano le regole per la selezione della classe politica del movimento, incrociandole con i punti precedenti: carriera politica limitata a massimo due mandati in qualunque organo politico elettivo, e annullamento di ogni tutela di privacy per chiunque voglia fare politica a qualunque livello (quindi anche durante l'attività extramandato, alla Dibattista per intenderci) relativamente alla consistenza reddituale e patrimoniale fino al terzo grado di parentela.
Quanto detto pochi giorni fa per i provvedimenti di tipo economico vale anche per questi, e tutti gli altri si prendano in questo senso: se si ha il coraggio di adottarli qui ed ora, non solo si risale nei consensi, ma si finisce in gloria l'esperienza gialloverde e magari si può puntare a vincere le politiche da soli. Se non lo si ha e si temporeggia, si arriva presto alla crisi di governo e le prossime elezioni le vince il centrodestra a guida leghista. Come dite? Il centrosinistra? quello non esiste, se avete ancora la percezione che ci sia è solo perché inspiegabilmente domina ancora nel mainstream e quindi in quasi tutti i TG e giornaloni è ancora la sua narrazione a proporsi come scontata. Ma gli italiani non abboccano più (le pezze al culo glielo impediscono), lo farebbero solo se il reddito di cittadinanza, magari doppio di quello che si sono potuti permettere i grillini, e senza condizioni, arriva direttamente da Bruxelles.

DIVERTIGIONE


Essere umani è una condanna terribile. La metafora di Adamo ed Eva cacciati dall'Eden per aver mangiato il frutto dell'albero della conoscenza ne è una efficace rappresentazione. Siamo, a quanto ne sappiamo, gli unici animali condannati a vivere sapendo di dovere morire. E' talmente atroce che l'unica reazione razionale alla cosa sarebbe il suicidio più o meno (guarda in quanti praticano, per mestiere o ancora più spesso per gioco, attività pericolosissime...) diretto. Per non farlo, ci siamo inventati due cose solo apparentemente opposte, due chiavi che aprono la stessa serratura: la religione e il divertimento, rispettivamente "darsi risposte banali ma credibili e consolatorie a domande impossibili" e "voltarsi dall'altra parte per non vedere le domande impossibili ed evitare così di dovere rispondergli".
Da ateo sempre più convinto (ancora qualche anno fa preferivo la patente di "agnostico", ora capisco quanto sia insensata) la prima strada mi è preclusa, da persona che tenta di mantenere un livello di consapevolezza decente la seconda mi serve solo a tratti. Ma ce n'è una terza: fare progetti. Come se non si morisse mai. Illusoria quanto ti pare, ma se lo fai convintamente, funziona: "diverte" davvero, e allora la morte arriva inattesa, e quando arriva tu non ci sei più quindi che ti frega.
Avevo un amico che la pensava proprio così, e infatti nonostante fosse molto più grande di me continuava a fare progetti. Ho avuto la fortuna e l'onore di lavorare "per lui" e con lui, e ho continuato a farlo per il solo piacere di farlo quando andò in pensione, seguendolo a gratis per anni appunto nei suoi progetti (una cattedra universitaria, ma anche una delle prime riviste di controinformazione on-line quando i blog nemmeno esistevano, tanto per cominciare...). Insomma, ho sempre pensato che "da grande" volevo essere come lui, e forse in qualcosa ci sono riuscito, sicuro è che quando mi capita di scordarmi della sua "lezione" vivo peggio, fino a che un bel giorno non me ne ricordo e realizzo che era proprio quello il motivo per cui stavo vivendo male. Di questo grande amico parlo all'imperfetto perché qualche anno fa è stato ucciso in pochi mesi da una malattia fulminante, oserei dire beato lui. Ma se non si muore davvero finché qualcuno ti porta dentro, al cuore alla mente ai ricordi (ditela come vi pare, la stessa roba è), lui è ancora vivo e adesso mi sta aiutando. E chissà in quanti possono dire la stessa cosa, intendo sia proprio di lui, sia ciascuno dei propri modelli di cui ha come trascritto dentro di se il software, le routine, il codice che poi gli serve a elaborare le risposte ai suoi problemi attuali. Ma perché, voi non ci parlate mai, dentro di voi, con vostro padre o nonno?
"'A vecchiaia è 'na brutta malatìa", diceva mio nonno, che da un lato ha cominciato a dichiararsi vecchio a 40 anni (erano altri tempi, non si usava ancora sentirsi ragazzi a 60) ma dall'altro ha continuato a lavorare fino a 85. E' che a un certo punto, quasi a tradimento, ti coglie la consapevolezza che il segmento di tempo che hai davanti è più corto di quello che hai dietro. E se anche provi a dimenticartelo ecco che arrivano gli acciacchi a ricordartelo, e fino a che non sono di quelli seri seri è pure meglio che non te ne lamenti se no porta male... Allora non ci sono che due vie: lasciarsi paralizzare dalla cosa, o al contrario realizzare finalmente che il tempo è una quantità finita e quindi sfruttarlo tutto. Come al solito, queste robe sono i poeti a dirle meglio, ecco Vecchioni:
... la vita è così grande
che quando sarai sul punto di morire
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire...
Il brano è Sogna ragazzo sogna, risentiamolo assieme...

M5S, FUGA IN AVANTI O ESTINZIONE

Il titolo è un tantinello apocalittico, lo ammetto, ma rappresenta fedelmente il bivio davanti al quale si trova adesso, ma ci si trovava anche prima solo che non gli era evidente, il Movimento 5 Stelle, e con esso forse l'ultima speranza per una redenzione politica dell'Italia.
Male si farebbe a sottovalutare la batosta elettorale in Abruzzo, sulla base del consueto argomento che le amministrative non sono le politiche, cioè non sono il terreno su cui l'impronta genetica del Movimento rende tradizionalmente al meglio. Perché questa arriva dopo mesi di sondaggi allarmanti, e probabilmente precederà altre batoste alle urne locali, e poi una batostona alle prossime politiche, a meno che da qui ad allora non si cominci a fare tesoro del messaggio che da tutto ciò deriva per dedurre che occorre un immediato e sensibile aggiustamento di rotta.
La maggior parte dell'exploit grillino, infatti, è derivato essenzialmente dalla improvvisa emersione di istanze massimaliste, poco compatibili con la continuazione della strategia di cautela vista fin qui, peraltro esercitata unilateralmente, mentre l'alleato di governo le istanze massimaliste della sua base continua almeno a parole ad assecondarle, intascandone un cospicuo consenso che magari si riserva di ricondurre all'alveo naturale del centrodestra (europeista e tangentaro, si, ma della contraddizione i suoi elettori non se ne accorgeranno prima che sia troppo tardi, c'è da scommetterci...).
Dopo aver criticato "da sinistra" il Reddito di Cittadinanza, passo dunque alla parte costruens che in ogni buona critica ci deve essere, e dico cosa farei se fossi io il responsabile della linea politica pentastellata. Che poi è essenzialmente quanto tra articoli sul web e programmi ufficiali hanno per anni prima di andare al governo promesso di fare, tradotto nella contingenza politica odierna.
Il primo punto è fondamentale e propedeutico: sovranità monetaria. Avendo capito che probabilmente il governo non dispone della forza politica necessaria a pretendere una riforma immediata dei trattati UE o se no provocarne il collasso, quindi non può a breve recuperare quella persa, gli restano però dei buoni spazi di manovra per usare al massimo quella rimasta, che c'è e non è poca. Solo che bisogna farlo al massimo, e nel più breve tempo possibile. Pare sia alle porte finalmente il varo dei Minibot, altrimenti si varino i Certificati di Credito Fiscale, oppure si usi la mai persa potestà di conio senza limiti di moneta metallica, o tutte e tre queste cose più qualche altra genialata, non importa: occorre rimettere in circolazione ricchezza non per uno zero virgola, ma per svariati miliardi di Euro, sicuramente varie decine, magari oltre il centinaio. Solo così, e la cosa mi pare immediatamente comprensibile, si potrà disporre a breve delle risorse per l'attuazione degli altri punti, che in un delirio di onnipotenza provo a mettere in un elenco come mi vengono, senza tentare una scala di priorità, anche per via dell'alto grado di interconnessione, e senza ovviamente accampare pretese di esaustività o infallibilità:
  • scuola - azzeramento immediato, in ossequio alla Costituzione, di ogni forma di finanziamento pubblico alle scuole private, nonché di tutte le riforme che hanno ridisegnato in senso privatistico l'istruzione pubblica, che invece deve essere oggetto di investimenti enormi a tutti i livelli, dal nido all'università, sia dal punto di vista didattico che da quello strutturale, a cominciare dall'edilizia; in parallelo, sperimentazione di modelli curricolari sganciati dal concetto di "classe", almeno alle superiori: alla fine dei 5 anni, se sono ciuccio in matematica avrò fatto 5 classi delle altre materie e ripetuto tre volte la seconda in matematica, e con quel diploma non potrò iscrivermi a matematica all'Università;
  • estero - riposizionamento dell'Italia al centro del Mediterraneo, anziché alla periferia dell'Europa, a progressivamente sanare errori secolari che hanno condotto alla nostra marginalizzazione; questione difficilissima e pericolosa, se si pensa alla fine che ha fatto chi - da Mattei a Gheddafi - ha provato a mettere i bastoni tra le ruote a certa gente, ma dal potenziale economico enorme e dal dividendo politico altrettanto alto;
  • immigrazione - sganciamento dal becero razzismo salviniano, e suo disinnesco attraverso una politica di segno opposto: una volta messi in campo tutti gli altri punti e attivato un potentissimo rilancio dell'economia, attivazione di una centrale di rilevazione di bisogni di manodopera non soddisfacibili internamente, e di una serie di canali ufficiali e trasparenti di invito e trasferimento di lavoratori dall'estero con tutti i crismi dell'accoglienza degna - senza le frizioni dovute alla scarsità di risorse, da un lato l'integrazione ha probabilità maggiori di venire richiesta e attuata, dall'altro il razzismo perde ragione di essere (se mi hanno dato una casa e un lavoro, che mi importa se li danno pure all'egiziano, che tra l'altro dimostra di volersi integrare?);
  • sanità - emarginazione delle lobbies farmaceutiche, piena attuazione della Costituzione in merito alla libertà di cura con particolare riferimento alla questione vaccini (evidentemente da inquadrare nel processo di neofeudalesimo capitalistico in fase di avanzata attuazione, da fermare ad ogni costo); rientro in capo allo Stato del Servizio Sanitario Nazionale, fonte di enormi sprechi e sperequazioni da parte delle Regioni;
  • regioni ed enti locali in genere - avendogli tolto la principale leva di finanziamento, abolire tout-court le Regioni, potenziando le Prefetture come organo periferico dello Stato, e lasciando in piedi i soli Comuni come Enti territoriali, favorendone peraltro in ogni modo l'accorpamento in entità non irrilevanti sotto il profilo geografico politico ed economico, e ripristinando i trasferimenti da centro a copertura degli investimenti produttivi sul territorio (l'aziendalizzazione non ha funzionato, creando solo pluralità di bilanci centri decisionali e centri di controllo, col risultato di aumentare la confusione, quindi gli spiragli per i corrotti, senza alcun risparmio apprezzabile se non sulla pelle dei cittadini in termini di maggiori tasse e minori servizi);
  • mobilità e trasporti - i mezzi pubblici nelle città devono essere gratuiti efficienti ed ecologici: i centri storici prima deve essere reso inutile raggiungerli con le auto, poi se ancora serve vanno chiusi al traffico (si, l'esatto opposto di quanto fatto fin'ora), infine a chi ancora serve un'auto (essenzialmente perché si deve spostare fuori città o tra periferie, oltre che per turismo/piacere, quindi) incentivi pesanti per la riconversione dell'industria automobilistica all'elettrico e all'idrogeno, ivi compresa la rete di distribuzione su strade e autostrade; realizzazione di una rete completa di porti marittimi e fluviali per la circolazione delle merci, con imposizione di un nuovo standard di container adatto al rapido dislocamento su treni merci e soprattutto su camioncini modulari, unici autorizzati all'ingresso in città, con conseguente divieto assoluto di circolazione dei TIR sul territorio nazionale a fine processo; ristatalizzazione delle FFSS, e ricapillarizzazione del trasporto ferroviario: ogni centro abitato significativo deve essere servito da una stazione funzionante e raggiunto da treni quotidiani, costi quel che costi (è una questione di sicurezza nazionale e di salvaguardia del territorio, non può essere trattata con la partita doppia dei biglietti venduti per tratta): i flixbus devono essere arginati mettendoli fuori mercato;
  • energia - deve essere possibile e semplice per chiunque autoprodursi l'energia col fotovoltaico o col minieolico a prezzi accessibili, e vendere ai vicini di casa l'eccedenza (la cosa accoppiata all'efficienza energetica degli immobili, vedi punto relativo al recupero del patrimonio edilizio, deve dare un contributo decisivo ad un taglio netto della bolletta energetica nazionale, ovvero della dipendenza del Paese da fonti fossili da acquistare all'estero);
  • patrimonio edilizio - mantenimento ed implementazione di ogni forma di incentivo, fiscale ma anche diretto, alla riqualificazione energetica, antisismica ed estetica dei centri abitati in tutto il territorio;
  • territorio - varo di un piano gigantesco, di livello "postbellico", di recupero di strade, fiumi, acquedotti, spiagge, laghi, monti, foreste, eccetera, in tutto il Paese, attraverso una costellazione di miriadi di "piccole opere" che vada a soppiantare definitivamente le "grandi opere" (da fermare per sempre, a cominciare dalla TAV) nella scala delle priorità degli investimenti pubblici (le grandi opere restano possibili, ma vietando ogni forma di intervento pubblico, così si faranno solo quelle davvero redditizie);
  • reti - (ri)nazionalizzazione blindata costituzionalmente di tutte le reti vitali: acqua, energia elettrica, gas, poste, telefonia fissa e mobile, Internet; ai privati può essere lasciata libera concorrenza solo nella gestione dei servizi sulle reti di proprietà statale, e solo nella misura in cui, data la natura di ciascuna rete, ciò non intacchi le libertà fondamentali dei cittadini (quindi ad esempio l'acqua in ogni caso no, che è vitale e tra l'altro gli italiani si sono espressi in merito fin troppo chiaramente);
  • agroalimentare - protezione fattiva contro ogni ingerenza esterna di tutte le eccellenze italiane in ogni settore merceologico (anche grazie alla fine dell'emergenza monetaria che consentirà ai consumatori di evitare il risparmio ad ogni costo, pagando il giusto i prodotti nostrani): basta importare latte per poi dover distruggere il nostro, basta olio dolciastro "da olive raccolte nell'Unione Europea", eccetera.
Ripeto, l'elenco non ha pretese di esaustività o di trattazione analitica dettagliata. I tecnici ci sono per questo, e molti negli anni si sono avvicinati ai cinquestelle proprio per mettersi a disposizione del progetto di rilancio del Paese che loro rappresenta(va)no, com'è testimoniato dalla presenza annosa di questi temi sul blog storico di Beppe Grillo, quello che ha tirato la volata al Movimento, ma ancora di più su quello attuale, da battitore libero, che il comico si è riservato dopo aver lasciato ad altri la gestione politica diretta. Su questi temi il consenso popolare è ancora enorme, e suscettibile di crescere ancora, a dispetto della percezione che si ha seguendo il mainstream, quasi tutto ancora in mano al Nemico (come dimostra persino il Festival di Sanremo, consegnato a una canzone mediocre di un ragazzo che ha quasi il solo merito di consentire di veicolare ragioni di messaggio politico).
Ma se invece non si ha il coraggio di farle, queste cose e/o altre analoghe, e innanzitutto quindi di attuare immediatamente il punto propedeutico recuperando entro diciamo un anno le risorse necessarie per rilanciare l'azione di governo, ci si sarà comportati come quei giocatori di carte, sì bravini, che bluffano sì credibilmente, ma continuano a farlo anche quando la carta proprio non gira, e quando vengono scoperti vengono spennati come polli, e poi nessuno vuole più giocare con loro. Capita l'antifona, grillini miei?

DI BASE, IL REDDITO

Si, studiare i teoremi può servire...
Se uno sostiene un governo, perché la politica è l'arte del possibile e non il perseguimento ad ogni costo dell'ideale, non è che deve poi necessariamente farsi piacere ogni singolo punto della sua azione. Poi, può darsi che questi punti siano inevitabili conseguenze di due fattori:
  1. da un lato della natura ibrida della compagine gialloverde (di cui la responsabilità è in capo ai diabolici strateghi di ingegneria elettorale che, come altri altre volte, hanno appositamente partorito una legge elettorale farlocca in previsione di batosta alle urne per la propria fazione),
  2. dall'altro dei vincoli sovranazionali che di fatto neutralizzano ogni tentativo davvero incisivo di modificare sostanzialmente le linee di politica economica e monetaria del Paese (e qui sarebbe pleonastico indicare i responsabili nel lungo elenco di traditori della patria che hanno voluto, poi hanno perpetrato, e oggi difendono questo scempio chiamato UE, anche se è vero che forse qui qualcosa in più i cinquestelle potevano o potrebbero fare),
ma la cosa non deve impedire di parlarne. Sennò saremmo uguali a loro, quelli che non sbagliano mai e la colpa è sempre degli altri.
Del reddito di cittadinanza ho detto sempre che così com'era concepito era sbagliato fin dal nome: sarebbe stato meglio chiamarlo da subito sussidio di disoccupazione, e difenderlo in quanto tale anche solo perché fino a oggi in Europa mancante quasi solo da noi. La comunicazione può essere molto utile quando dice (almeno "più o meno") la verità, quando se ne allontana troppo diviene presto controproducente. Ma adesso che stiamo andando all'atto pratico, la critica può farsi più articolata (ma non mi va, e in fondo non serve, visto quanto segue) e motivata: si tratta di un istituto debole, farraginoso, prestante il fianco ad abusi, potenzialmente iniquo, e né risolutivo per i singoli né utile a un rilancio keynesiano dell'economia.
Ripeto, probabilmente i due fattori succitati sono sufficienti a spiegare tutte queste mancanze: la Lega è un partito di destra becera con idee ondivaghe in economia (è tra chi ha votato per il pareggio di bilancio in Costituzione, è berlusconiana per l'atteggiamento nei confronti delle Grandi Opere e la corruzione in genere, ha imbarcato sovranisti come Borghi e Bagnai, ma ha imposto per par condicio nel contratto di governo una vecchia - e ampiamente dimostratasi sbagliata - idea reaganiana come la flat tax, ottenendo peraltro anche di quella una versione annacquata come per il RdC), e se c'è chi è in grado di minacciarti credibilmente sfaceli per uno zero virgola figurati se puoi pensare a un impianto veramente risolutivo e incisivo.
Ma questo ripeto non deve impedire di continuare a dire cosa invece ci vorrebbe davvero, sarebbe veramente utile, perché magari i fattori bloccanti oggi domani saltano, l'Eurozona (se non la UE tout-court) è talmente sbagliata nella struttura intima che qualunque fattore esterno o interno può farla implodere o esplodere in qualunque momento, e quindi bisogna farsi trovare pronti (esatto, il famoso "piano B" di Savona, che invece ora forse lo fanno fuori).
"Se il lavoro faceva bene lo ordinava il medico", recita più o meno un adagio in parecchi dialetti. L'ironia è sul fatto che il medico invece se stai poco bene ti ordina il riposo. E infatti i nostri antenati in secoli di lotte hanno ottenuto che da piccoli non si lavora, da vecchi nemmeno, quando si sta male nemmeno, oltre le 40 ore la settimana neppure, e uno o due giorni la settimana e circa un mese l'anno neanche, che se non ricarichi le batterie poi lavori peggio ti ammali e alla fine ci rimettono tutti eccetera. Pensateci bene: cos'è in discussione oggi? Cosa ha "in mente" (laddove le virgolette intendono che non è nemmeno necessario postulare un grande vecchio o un centro decisionale, perché parliamo di una tendenza sistemica che o viene arginata politicamente o dilaga di suo fuori controllo) il capitalismo sovranazionale che ha imposto la globalizzazione e il monopensiero turboliberista (che infetta tutti, ma principalmente il piddino medio)? Esattamente questo: annullare tutte le conquiste suddette, mettendo in competizione i poveri di un sistema con quelli ancora più poveri di fuori. Guardatevi attorno. Non si tratta di essere razzisti contro gli est europei o i cinesi, si tratta di capire che approfittando del fatto che alla maggioranza di noi pare (giustamente) brutto essere razzisti hanno di fatto man mano ristretto l'accesso a tutta una serie di attività e professioni a chi non fosse disposto a lavorare la domenica, senza ferie e quasi, senza diritti, senza sicurezza, senza orario, eccetera. E' già così, è acquisito, lo consideriamo normale, anche perché ci fa comodo trovare sempre aperti i centri commerciali o comprare tutto a pochi euro dal cinese fino a tardi. Ma i nostri ragazzi che vogliono lavorare hanno già abbassato le loro pretese a quel livello, e spesso non basta. Ora, i vertici del FMI lo hanno già dichiarato apertamente molte volte: loro, che si muovono anzi esistono proprio in questo quadro teorico di "sistema unico mondiale", con i duecento euro al mese in più che avrebbero demotivato un gilet giallo alla lotta possono disinnescare duecento africani, o venti sudamericani. Da quel punto di vista, le nostre pretese non hanno senso. Ma voi ci state? Si, lo so che "siamo tutti uguali" e quindi eccetera eccetera. Quindi avete detto si? Ma lo capite che in questo si c'è anche la rinuncia a tutto quello che avete di più caro anche dal punto di vista intellettuale e valoriale? Chi non ha tempo libero non può elevarsi nemmeno volendo, nemmeno fino a capire che è possibile, elevarsi. Niente libri, cinema, musica, cultura: torneranno, stanno tornando, ad essere roba per ristrette élite. In cambio, perché senza "divertimento" (etimologicamente, "girare la testa dall'altra parte" per non guardare in faccia l'assurdità dell'essere vivi sapendo di dovere morire) l'essere umano impazzisce, strumenti più semplici e accessibili, di massa. Ce lo avete tutti sempre in mano, ce l'ho anch'io. Ce l'hanno tutti in tutto il mondo. Esatto, quello, il telefonino: funziona come l'integralismo religioso, ma fa sentire moderni.
Ecco com'è possibile che un becero razzista abbia successo respingendo barconi. Non ha senso biasimarlo, il suo obiettivo è raccogliere consensi. Bisogna capire perché, dicendo le cose che dice li raccoglie. E il motivo è quello appena detto: mentre subisce il processo di livellamento verso il basso all'interno della scala attualmente raggiunta dal sistema globalizzato, anche se in modo del tutto sordo e inconsapevole, la gente intuisce che i giochini con gli africani hanno come obiettivo un processo più ampio verso un livellamento ancora più in basso. E si schiera sempre di più con chi dice, almeno dice anche se lasciamo perdere come e con quale consapevolezza complessiva, di volerla difendere. Vogliamo davvero fermare Salvini? Fermiamo l'immigrazione, disinnescandone le cause. Ma come?
E rieccoci al reddito di cittadinanza. Il lavoro è un falso problema. L'unica ragione per cui è importante, anzi fondamentale, è la sua funzione identitaria. L'essere umano si definisce, davanti allo specchio, anche tramite il lavoro che fa. Ecco perché molti hanno una seconda attività non remunerativa e faticosa oltre a quella predominante che gli consente di campare. Non si può, non lavorare: si muore. Infatti la cosa più consigliabile per un anziano è continuare a lavorare il più a lungo possibile. Ma la meno è costringerlo a continuare per evitare di morire di fame. Ci state arrivando?
Il punto è che l'unico possibile progresso per l'Occidente e per l'umanità in genere è decidere qui e ora (ad esempio leggendo firmando e divulgando la Lettera ai potenti della Terra di Malvezzi) che chiunque al mondo nascendo deve avere diritto a quanto gli serve per la sussistenza del corpo e quel tanto di tempo libero per potersi dedicare anche alla propria anima. La cifra? E' qui la questione: dipende. La moneta è una convenzione. Quella in circolazione in un dato sistema deve essere la quantità giusta, succedono guai sia se è troppa sia se è poca. Perché sia giusta deve essere esercitato un governo corretto della politica economica e monetaria. Ma nessun governo corretto è possibile se il sistema in cui opera è intrinsecamente sbagliato. In teoria questo sistema si chiama "area monetaria", se è ben scalata è "ottimale". L'Europa non lo è, il mondo meno che meno. Ma il capitalismo ha imposto la libera circolazione dei capitali e delle merci in tutto il mondo e ciò impone, si può dire "naturalmente", che ciò valga anche per il fattore lavoro. E in Europa ha imposto addirittura una divisa unica, che necessariamente doveva fare figli e figliastri, favorendo alcuni a danni di altri. Non si può credere sia stato un errore, è gente che ha studiato. E' stato fatto apposta. L'Euro è una guerra commerciale commissionata dai tedeschi a danno dei mediterranei. E vinta grazie ai troppi collaborazionisti tra questi ultimi, sia ben pagati e sistemati che inconsapevoli.
Se dunque la soluzione (che fermerebbe anche le migrazioni...) è un Reddito di Base per tutti gli esseri umani, la precondizione perché si possa studiare questa soluzione è l'immediato ripristino, ad opera della politica, delle giuste barriere in economia, a ridividere il pianeta in aree monetare ottimali, all'interno di ciascuna delle quali ragionare non già di reddito di cittadinanza, ma proprio di calcolare contabilmente la cifra che, in quell'area con quella moneta, deve essere riconosciuta in capo a ciascuno "a gratis". A scomputo, ovviamente di ogni altro istituto assistenziale e previdenziale di base, e anche in quota parte delle retribuzioni da lavoro dipendente. Ad esempio, tu prendi 1500 euro di stipendio? prenderai che so 600 euro di RdB e 900 di stipendio. Le tasse le paghi solo su quest'ultimo. Ma spendendo i 600 chi li incasserà tra tasse indirette e dirette (anche flat, certo) genererà gettito ugualmente, a cascata. In tal modo, tra artifici contabili da un lato e ritorni da effetto moltiplicatore keynesiano dall'altro, persino l'impatto immediato sui bilanci pubblici sarebbe inferiore di quanto si pensi. Ma la cosa è un di più: uno Stato sovrano ha diritto, oltre che dovere (nel nostro caso, di rango costituzionale), di spendere in deficit per assicurare ai propri cittadini la libertà dal bisogno. Si, quella roba di moda negli anni 70, non a caso il periodo in cui abbiamo avuto l'ultima fioritura culturale autentica, di cui peraltro gli ultimi sparuti strascichi sono ancora l'unica scintilla ancora viva con cui ci illudiamo di avere ancora una cultura nostra. Perché è solo se hai il culo parato, che il lavoro diventa una scelta libera, una realizzazione, sennò è schiavitù, anche se te lo ha trovato un navigator.
Come vedete, si può e si deve essere critici verso un istituto come il RdC, ma per le ragioni opposte a quelle con cui vi stanno rintronando la testa (l'etica del lavoro il debito pubblico leuropa eccetera). Ragioni, si noti, che a tutti gli effetti possono definirsi "di sinistra". E che ovviamente, come tutto il resto di ciò che gli competerebbe, sono invece regolarmente dimenticate dalla sinistra. Che invece continua a sostenere impunemente (o quasi, vista la progressiva sparizione elettorale, perché il popolo magari è coglione e ignorante ma d'istinto il culo ogni tanto tenta di pararselo) le ragioni della destra ultracapitalista. Mentre a noi che ci sentiamo ancora di sinistra non resta che difendere l'azione di un governo bizzarro che fa quello che può.

GLI SMEMORATI A CONVENIENZA

Incastro tra il Giorno della Memoria e il Giorno del Ricordo un rapido post dedicato a tutti quegli smemorati a corrente alternata che continuano a dire dittatore di un Presidente eletto e a invocare la democrazia per sostenere un golpista eterodiretto.
La collocazione mi pare perfetta, per parlare di due pesi e due misure: come ho più volte ricordato negli anni (basta rileggere i primi tre risultati di questa ricerca), non ho nulla contro giornate che ci aiutino a ricordare gli errori compiuti in passato, perché la Storia insegna che è l'unico modo per evitare di ricompierli in futuro, purché la memoria funzioni sempre, non solo quando riporta alla mente gli eccidi che voglio io. Perché i massacri sono tutti tali, le ingiustizie sono tutte tali, e nemmeno è giusto fare comparazioni quantitative, sennò peraltro le Foibe non sarebbero nemmeno in top100 e l'Olocausto forse a stento in top ten.
Perciò non ripeterò che un popolo che come evento fondativo ha l'eradicazione di un popolo libero da un continente, tramite sterminio e confinamento, non può dare lezioni di democrazia a nessuno. Non che un popolo che è stato vittima di uno sterminio può fare tutto tranne fondare uno Stato confessionale con tanto di apartheid sanguinoso ai danni del popolo che per millenni ha vissuto in quei territori. Non che i nostri soldati si sono macchiati di vergogna come tutti gli altri di tutte le guerre - è del tutto infondato il mito degli italiani buoni - nelle loro colonie come sui fronti aperti, in primis quello con i Balcani di cui le Foibe sono state solo una (orrenda come tutte le altre) rappresaglia. Magari lo lascio fare a chi è più bravo di me.
Invece ricorderò agli smemorati che il riconoscimento frettoloso e tendenzioso da parte di Germania Ovest e Vaticano, seguiti a ruota da tutta l'Europa occidentale, di Croazia e Slovenia fu la causa scatenante dell'esplosione della Jugoslavia in uno dei conflitti più efferati degli ultimi decenni, perché denuncino e schifino la troppa fretta che l'ineffabile Unione Europea ha nel riconoscere un golpista, all'unisono con la sola lodevole eccezione, finché regge, dell'Italia.
E gli ricorderò anche che strozzare un Paese libero che ha tentato di distribuire socialisticamente le proprie risorse naturali al proprio popolo, causandogli enormi sofferenze economiche per poi soffiare sul fuoco dell'ovviamente crescente scontento, magari manipolandolo qua e la fino al momento propizio, non è una novità, è una strategia (leggere qui i dettagli, e le analogie al caso Libia) più volte applicata sempre dagli USA in quello che Monroe definì il loro giardino di casa, in particolare nel Cile di Allende (lì coi camionisti e i militari, oggi in Venezuela cambiano solo gli attori) visto che ancora oggi almeno quella narrazione sembra essere ancora in voga nel cosiddetto centrosinistra.
La memoria vi deve funzionare sempre, non solo quando vi conviene. Maledetti.

GENESIS GOLD

Quei pochi che mi seguono lo sanno, che quando posso vado a sentire la musica dal vivo, e che ai megaconcerti oramai divenuti carissimi per tutti e troppo fisicamente faticosi per un ultracinquantenne preferisco di gran lunga le esibizioni di cover e tribute band in locali dove mentre senti la musica bevi o mangi qualcosa, e soprattutto vedi il sudore dei musicisti e ne apprezzi da vicino la passione e l'impegno, così grandi da farsi perdonare qualsiasi erroruccio. Gli altri, controllino scrollando i risultati del tag concerti quanti live ho commentato negli anni.
Il titolo di questo post è quello del progetto live di un gruppo di Roma (e dintorni) che ho avuto modo di ascoltare di recente al Biff, ai Colli Portuensi: i Willow Farm. Il progetto ha il merito di focalizzare il tributo alla sola parte della lunghissima carriera dei Genesis che è degna di passare ai posteri (si lo so, potrei farmi dei nemici...), quella con Peter Gabriel e poco oltre. Stiamo parlando di alcuni degli album più di culto di un periodo/genere già di culto di suo: il rock progressivo dei primi anni 70. Dischi che hanno venduto più nel tempo che ai tempi, carichi di brani che sono vere e proprie suite, tanto goduriose per chi ne apprezza il linguaggio quanto complesse da eseguire per chi decide di riprodurle.
E qui apro un inciso. Non ho mai visto dal vivo i famosissimi Musical Box, la tribute band "ufficiale" dei Genesis, che riproducono con precisione parossistica i concerti dei Nostri fino ad averne fatto un mestiere: intanto i prezzi sono da concerto ufficiale (certo non dei Genesis in una ipotetica estrema reunion completa, non zoppa come quella del Circo Massimo per intenderci, per cui in molti pagheremmo cifre da capogiro) o quasi, ma poi anche perché l'operazione è più una rappresentazione (per carità, eseguita benissimo) che un concerto con una sua anima. Non mi biasimate, sono esagerato: non sono nemmeno andato a vedere i Pink Floyd veri a Cinecittà, perché non c'era più l'anima, ovvero Roger Waters. Ma a me piacciono più ragazzi (o dovrei dire signori) che per pura passione (perché i compensi quasi mai arrivano nemmeno a coprire le spese vive) perdono il sonno per provare quel pezzo che poi nemmeno sanno quando riusciranno a portare sul palco e come verrà.
La scaletta stavolta era questa:
  1. watcher of the skies
  2. get'em out by friday
  3. the return of the giant hogweed
  4. seven stones
  5. fountain of salmacis
  6. firth of fifth
  7. I know what I like
  8. squonk
  9. duke medley
  10. the carpet crawlers
  11. lilywhite lilith
  12. chamber of 32 doors
  13. afterglow
  14. dance on a volcano - los endos
  15. the knife
la riporto a uso degli appassionati, che magari gli viene voglia di sentirsele live, e iniziano a seguire il gruppo sui social o sul sito così non prendono altri impegni per la prossima serata dei Willow Farm nella loro zona. Nel frattempo, volendo, c'è il loro canale Youtube.

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