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Visualizzazione dei post da Settembre, 2012

CINICO CINEMA

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Senza scomodare la categoria del capolavoro, E' stato il figlio di Ciprì si rivela uno dei film italiani migliori del 2012. Disseminato di inquadrature "parlanti", e anche per questo comprensibile anche ai non "sicilofoni" anche senza guardare i sottotitoli, il film dimostra a contrario l'inutilità del 3D, essendo in grado senza nessuna tecnologia non solo a entrarti dentro visivamente e sentimentalmente, ma anche a invaderti sensorialmente a tutti i livelli: senti gli odori e i sapori, provi i dolori.
Si, molta della credibilità estrema è merito anche degli attori, tra cui Toni Servillo la cui mostruosa bravura non fa nemmeno più testo, ma anche il casting è una dimensione da cui giudicare il lavoro di un filmmaker, e qui sono azzeccati tutti, dalla nonna alla mamma passando per il figlio che è stato, e questo è quanto. Risultato, il film conquista persino uno difficilino di gusti come Guzzano, e a noi non resta che andarci a rivedere i filmati di Cinico T…

CANTO L'UOMO CHE E' MORTO...

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... non il dio che è risorto. Come se non con un verso di un suo testo per Dalla, commemorare il poeta Roberto Roversi, scomparso oggi? Il brano è Comunista, tratto dall'album Cambio del 1990, si quello di Attenti al lupo. Con Lucio pochi anni prima aveva scritto un brano che gli Stadio resero famosissimo, Chiedi chi erano i Beatles, usando lo stesso pseudonimo che i due avevano adoperato per il loro terzo album, il capolavoro Automobili del 1976. I precedenti, Il giorno aveva cinque teste del 1973 e Anidride solforosa del 1975, sono comunque dischi bellissimi (ho i vinili, non siamo in tanti) sia per lo spessore dei testi di Roversi appunto che per il coraggio di Dalla, di mollare il filone melodico popolare che lo aveva portato lì lì a vincere Sanremo con 4/3/1943 per battere i sentieri di un pop-rock difficile ma geniale. Quei tre LP sarebbero stati la palestra di Dalla, da cui sarebbero nati poi i suoi capolavori nuovamente commerciali, una sorta di sintesi hegeliana che solo …

TU SEI UN... AH..AH..

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Adoro diciamo l'80 per cento delle canzoni di De Gregori fino all'84, e alcune di quelle del decennio successivo, e il fatto che di quelle scritte dopo fatico a ricordarne qualcuna decente non è significativo, trattandosi di un fenomeno abbastanza diffuso di calo d'ispirazione cui fanno eccezione solo pochissimi artisti (ad esempio, De Andrè), in questo mio mettere le mani avanti: sto per stroncare un documentario su di lui, non lui come cantautore. Anche se proprio quest'ultima parola è il punto d'appoggio per alcune possibili critiche al De Gregori persona, così come si sospettava fosse ed è emerso chiaramente proprio dal documentario stesso.
Che Francesco De Gregori - Finestre rotte non fosse granché ce lo si poteva aspettare già leggendo la recensione di mymovies, ma anche partire (come a me non è successo, avendola letta dopo) con aspettative più basse non evita in questo caso il rischio che durante la visione si rompano anche altre due cose oltre che le fine…

DIMMI LA VERITAAAAA

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In comunicazione si insegna che volendo fare una media (come tutte le medie, assurda e allo stesso tempo significativa) tra tutte le transazioni comunicative faccia a faccia, che mettiamo in atto da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, in cui cioè entrano in gioco la comunicazione verbale (quella che potrebbe essere trascritta in un testo) quella paraverbale (tono volume e timbro, quello che passerebbe per radio o per telefono) e quella non-verbale (l'unica delle tre che passa solo se ti vedo), in quello che arriva del messaggio sono preponderanti le ultime due dimensioni, restando alla verbale stretta non più di un dieci per cento di importanza relativa.
Si tratta di un fatto, si proprio di un fatto sperimentalmente dimostrabile quindi scientifico, che lascia increduli la maggior parte di noi quando lo sentiamo la prima volta, per una ragione semplice: viviamo nella presunzione che la parte logica della nostra mente, quella che governa tra le altre cose il linguaggio …

11 DOPO 11

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Non leggo le cronache dalla Siria, come non ho seguito nessuna delle vicende della cosiddetta primavera araba: una volta che hai capito come funziona il mainstream, sai che più il racconto di una vicenda è monocorde più probabilmente è una trappola. Anche a costo di essere tacciato di ottusità e pregiudizio, mi rifiuto di seguire una cronaca non appena mi sembra strutturata come una storia, e il criterio se volete utilizzarlo è semplice: lo è quando usa perlappunto le categorie della Storia, in maniera tanto più impropria e pretenziosa quanto più manca della distanza necessaria. La Democrazia, la Rivolta del Popolo contro il Tiranno, i Diritti Umani calpestati, eccetera: concetti utili a interpretare una vicenda quando è compiuta e analizzata a fondo, pretesti preconcettuali quando appaiono fin dal primo momento nelle articolesse dei commentatori e nei servizi dei telegiornali, dove non mancano mai fosse comuni appena scoperte e vittime innocenti del cattivone di turno. No, grazie: ca…

NEL BOSCO

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Barnard, dopo averci provato invano con Berlusconi, in questi giorni fa avances a Grillo: secondo lui la MMT e contorno di politiche di piena occupazione si possono fare solo tornando alla lira. In realtà, egli stesso ammette qua e là che il confine tra "abbastanza" moneta e "troppa" è difficile da individuare, e un buon aiuto in tal senso è avere una classe politica e dirigente responsabile, ma poi colpevolmente dimentica nel cercarsi i padrini che è esattamente questa la dimensione in cui l'Italia è più lontana dal mondo civile, e che una moneta sovrana in mano a furfanti è un'arma altrettanto se non più pericolosa che un governo esecutore di ordini di furfanti che controllano una moneta non sovrana. I nostri politici, in quanto espressione esponenziale di noi stessi, sono talmente avulsi da ogni etica che per mascherare la cosa rincorrono l'unica etica preconfezionata (fin troppo) disponibile, quella cattolica, a sua volta portatrice di irresponsabi…