ANCORA U?

L'eurozona ha distrutto l'Unione europea, trasformandola da
un progetto di lenta e progressiva omogeneizzazione di valori
ed interessi in un piano di asservimento di alcune nazioni da
parte di altre. I veri europeisti vogliono la fine dell'eurozona, o
meglio dicono: o la BCE diventa prestatore di ultima istanza di
tutti i Paesi azzerando lo spread e consentendo politiche anti-
cicliche ai governi democraticamente eletti per questo scopo,
oppure bisogna seriamente decidersi a imitare gli inglesi...
Il problema non è lo spread, lo spread è il termometro. I mercati sono computer, certo possono essere indotti da movimenti architettati da chi controlla grandi masse di denaro a comportarsi in un modo anziché in un altro, ma è con effetti che non reggono a lungo: dopo un po', i computer metabolizzano i trucchetti, e tendono sempre ad accontentarsi di bassi rendimenti per titoli con basso rischio pretendendo invece rendimenti maggiori mano mano che il rischio sale.
Questa l'avete sentita in mille modi in TV, dai tigì ai talk politici, soprattutto recitata da piddini e altri soggetti a busta paga di quel sistema bancario internazionale che con un golpe lento si è sostituito ai governi democraticamente eletti. Io ve l'ho solo messa giù semplice. Anche come espediente retorico: non è che chi sostiene da anni che un'altra linea di politica economica è possibile e auspicabile, e finalmente la vede in qualche modo incarnata in un governo della Repubblica, non capisce di economia e finanza. Tutt'altro: il fatto è che bisogna capire, ma davvero, perché il rischio sale.
Il deficit? Decisamente no. Il 2,4 è più di quanto promesso dal governo precedente ai dittatori di Bruxelles, ma è meno dei famigerati parametri di Maastricht, e molto meno di quanto l'Italia stessa abbia avuto in molti periodi in cui lo spread era giù, per non parlare di altri paesi dell'Unione.
Il debito? Ma il rapporto debito/PIL non solo da noi è sotto controllo (ma non può calare drasticamente senza distruggerci, tenetelo bene in mente, e chi ha votato il Fiscal compact e il pareggio di bilancio in Costituzione andrebbe condannato per Altro tradimento), non solo ci sono Paesi che ce lo hanno molto più alto del nostro e però hanno lo spread a zero (il che dimostra che tra i due valori la correlazione sia solo apparente, ma non mi aspetto che il concetto di correlazione apparente sia comprensibile a menti in cui la logica alberga ancora meno che nella scarsa media umana), ma ci si dimentica troppo spesso che è, appunto, un rapporto. Una frazione, con un numeratore e un denominatore. E pertanto aumenta e diminuisce non solo variando il primo, ma anche il secondo. Avete capito o no, zucconi, perché dopo decenni di austerity, quindi avanzi primari (debito al netto degli interessi) più alti e continuati che in ogni altro Stato europeo (si, proprio così: quando dicono che non siamo virtuosi ci denigrano, e lo fanno strumentalmente, per continuare a depredarci, e gli italiani che gli fanno eco sono traditori punto e basta, consapevoli o meno che siano di esserlo), il rapporto debito/Pil è ancora quello di prima se non peggio? Indovinato, le politiche imposte da Bruxelles tendono ad abbassare sia il debito che, ma ancora di più, il PIL, quindi alzano il rapporto: è roba da terza elementare!
Dunque, se una manovra prevede un deficit tot che aumenta il debito a ics, se però è in grado di innescare un aumento di reddito ipsilon tale che il rapporto ics/ipsilon diminuisca, i mercati, che ripeto sono computer, fanno si che lo spread scenda, il che abbassa ulteriormente il rapporto eccetera eccetera. E abbiamo sostituito un circolo vizioso con uno virtuoso.
Dove si gioca la partita, quindi? Non sul numerino del deficit o di qualsiasi altro parametro, ma sul fatto che l'azione politica complessiva di uno Stato sia credibile o meno. Se fossimo in grado di avviare un piano di investimenti pubblici che prevedesse la rinazionalizzazione di tutto quanto è giusto e naturale resti in mano pubblica (perseguendo politicamente e magari giuridicamente chi negli ultimi decenni lo ha svenduto) e un piano straordinario di lavori pubblici che riqualificasse il nostro territorio in tutti i tanti settori in cui ciò servirebbe come il pane (dando occupazione a tutti gli italiani che volessero e si, a questo punto anche a un tot di extracomunitari fatti entrare in carrozza e non in barcone), abbandonando invece senza rimpianti (perfino pagando eventuali penali se dovesse servire) tutte le grandi opere avviate dai governi passati al solo scopo di creare il margine per cospicue tangenti, e in genere combattendo draconianamente ogni forma di corruzione (che tra l'altro ha l'effetto di disinnescare gli effetti del moltiplicatore keynesiano), potremmo arrivare senza problemi a un deficit in doppia cifra e vedremmo lo stesso abbassarsi lo spread.
Se questo governo fallirà, allora, sarà stato per mancanza di coraggio nell'affondare il colpo, che probabilmente avrà avuto radici nella sua necessaria eterogeneità, non certo per la costantemente e falsamente riferita avventatezza nell'essere finalmente tornato a praticare il deficit spending. Poterlo dichiarare prima, è uno dei vantaggi del fare informazione a gratis. Solo se tengono botta, a muso duro, e anzi magari rilanciano dimostrando che hanno ragione e iniziando a contagiare altri stati europei, riescono a vanificare il tentativo di colpo di Stato che abbiamo sotto gli occhi.

OLIMPIA (LA MIA EX MOGLIE)

Cioè, se il secondo con quel distacco era il Figlio del vento, il
primo doveva necessariamente essere minimo Eolo in persona...
Il testo che vi propongo oggi (come per tutti gli altri, non voglio soldi per i diritti, basta chiedere, e per la musica siete totalmente liberi), mi è nato in testa come un valzerotto, tipo quelli di un Guccini dei primi tempi, ma chi ne capisce questo lo vede da se dalla struttura metrica, e sa anche che ciò lo rende estremamente adattabile. Era - ed è uno dei pochi in cui questa datazione è possibile con precisione - esattamente trent'anni fa: lo scrisse un venticinquenne idealista dopo l'inopinata squalifica di Ben Johnson che aveva vinto l'oro a Seul 1988 strapazzando quella specie di semidio a nome Carl Lewis e perciò attraendosi le simpatie di quelli che tengono sempre per l'antieroe. Certo, bastava guardargli le palle degli occhi giallognole per capire che c'era qualcosa che non andava, prima ancora che i muscoli improbabili, al Beniamino. Ma così è facile, dopo! bisognava saperlo prima (come cantava un mito vero), ma allora i muscoli di tutti hanno qualcosa di innaturale, e non solo certe performance ma anche la capacità di sottoporsi a certi allenamenti destano sospetti, quindi praticamente su tutti gli sportivi di vertice. Appunto: c'era di che generalizzare. E non era ancora arrivato il caso Pantani, che quanto e come ci ha colpiti tutti si deduce anche dalla relativa query...
OLIMPIA (LA MIA EX MOGLIE)
Mi rubasti il cuore facendo una finta,
fermando una guerra per darmela vinta.
Distribuisti allori ad uomini nudi.
Finisti per Roma con tanti saluti.
Un certo barone ti riportò indietro:
alquanto cambiata, giuravi il contrario,
ma agli appuntamenti arrivavi in orario,
a parte per seri motivi di guerra.
Olimpia,
ma dove eri finita? povero me!
E poi finalmente ti avevano accolta
tra i miti moderni, vestiti stavolta.
Ricordo i tuoi stracci colore bandiera
e i tuoi ammiratori vestiti da sera.
Filava normale il nostro ménage
tra Italia ed oriente odorosi di boom,
coi tuoi amanti neri, gialli rossi e blu:
se mancò qualcuno fu per boicottage.
Olimpia,
ma come sei finita? Povera te!

Adesso sei ricca e paghi i tuoi amanti,
ti droghi con loro, lo fan tutti quanti.
Non posso competere col loro vigore,
divorzio da te: spengo il televisore….

RI-CRESCITA

ok, lo ammetto: dato il risultato estetico, non è l'esempio migliore
Il titolo avrà evocato a circa il 50% dei (pochi) lettori qualcosa di negativo, che ha a che fare con l'età e la tricologia. Eppure non necessariamente se uno dice ricrescita sta parlando di una prossima spesa dal parrucchiere, o se no di una laboriosa operazione nel bagno di casa magari con l'aiuto di qualcuno. Ci sono concetti, dunque, che anche se hanno acquisito un significato preciso, continuano ad averne un altro magari di segno opposto: ricrescono i denti ai bambini che hanno perso quelli da latte, gli stessi capelli a chi ha voluto o dovuto tagliarli a zero, le economie quando la politica capisce che è il caso.
Ecco quello che è successo al nostro Paese, e che se interpretate bene le parole di Mattarella e soci si vuole che continui: siccome i politici padroneggiavano troppo "bene" le leve dell'economia, fino ad approfittarne sia per arricchire se stessi e le loro progenie sia per elargire benessere a pioggia per mantenere il consenso, allora a un certo punto, nelle sedi del vero potere, che sono da sempre nella storia dell'umanità dove si controlla l'economia (e oggi è a livello mondiale solo per via delle enormemente cresciute capacità di comunicazione e quindi di circolazione dei capitali), si è deciso che quelle leve bisognava togliergliele.
Il precedente capoverso (lo so, è intricato, ma è solo un mio vezzo, a rileggerlo con calma magari si sbroglia) è un tentativo, se riuscito o meno sta a voi, di sintetizzare in poche righe il nocciolo della storia degli ultimi 30 anni circa. Prima che cadesse l'impero sovietico, in occidente si alternavano due teorie economiche alternative, a seconda se ci si trovava in un ciclo positivo o negativo, perché nel primo caso c'era il bisogno di contenere gli eccessi che altrimenti prima o poi lo avrebbero invertito, e nel secondo caso c'era bisogno di invertirlo prima possibile. Tramontato il socialismo reale, in occidente ha potuto spadroneggiare una delle due teorie fino al punto di presentarsi come l'unica e sola, autoevidente come la forza di gravità o la freccia della vita. Il fatto che questa sia adatta solo in circa la metà delle contingenze economiche, e che nell'altra metà se applicata provochi impoverimenti a iosa, poco frega a chi siede ai piani alti, mai toccati da questi impoverimenti e anzi spesso arricchiti vieppiù nei periodi di (altrui) crisi: l'accentramento dei capitali, infatti, perfettamente sintetizzato nell'adagio popolare "soldo chiama soldo", non è altro che una tendenza naturale del capitalismo, che Marx aveva colto benissimo e nessun altro studioso ha mai ignorato. Solo un livello politico che abbia come obiettivo di limitare governare imbrigliare questa tendenza può salvarci, e infatti lo ha fatto nei decenni tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni 80 - e infatti l'esautorazione di quel livello politico è la vera causa della crisi che ci sta dissanguando adesso.
Di quanto ho appena affermato, gli esempi nell'informazione mainstream sono millanta, ma ne ho trovato uno in rete che è magnifico: Fero su Blitz quotidiano qui tira in ballo Keplero Newton e compagnia bella a screditare la risposta salviniana alle uscite di Boeri, ma affermando che l'economia è una scienza esatta, cosa che nessun economista serio si è mai sognato di fare, lui intende sostenere l'inevitabile consequenzialità di certe posizioni, invece ne dimostra proprio l'arroganza. Rammentatelo: chi usa la presunta scientificità delle proprie teorie economiche, sia personalmente che per interposta persona (tanto ha a libro paga sia il mondo dell'informazione che quello accademico), lo fa per i propri scopi politici.
L'economia è una scienza empirica, contiene teorie adatte ad alcuni luoghi e ad altri no, ad alcuni tempi e ad altri no, ad alcune situazioni e ad altre no, ad alcune contingenze e ad altre no. Chi vi dice il contrario, chi vi propone le proprie teorie come dogmi, VI STA MENTENDO. Nel proprio interesse e in malafede, se è furbo, nell'interesse altrui e senza nemmeno esserne consapevole, se è un coglione. Ora guardatevi attorno, contate da quanti imbroglioni siete circondati - praticamente TUTTI quelli che propagandano acriticamente il monetarismo della BCE come fosse la geometria euclidea (e pure quella, peraltro, non è applicabile se non al fittizio spazio tridimensionale a noi prossimo, che è un minimo sottoinsieme dell'universo) - e cercate di distinguere tra le volpi e i coglioni, considerando che proprio questi ultimi sono i peggiori, e cercando almeno il risultato minimo di verificare se voi siete stati tra questi o vi siete ancora, per togliervene fino a che siete a tempo.
Detto questo, la cronaca politica di questi giorni diviene da inestricabile a chiarissima: dopo 30 anni c'è finalmente nell'occidente sedicente democratico un governo che osa mettere in discussione i dogmi che hanno distrutto il sogno europeo del dopoguerra, scritto col sangue tra l'altro nella nostra splendida Costituzione, e ci sono i capibastone che cercano e cercheranno di sabotarlo in ogni modo, con la collaborazione di più livelli di scherani più o meno bene retribuiti, e di vari tipi di utili idioti che lavorano per loro a gratis e contro i loro stessi interessi, tra cui alcuni dei vostri più cari amici. Non è affatto detto che la spesa in deficit sia un male, anzi in alcuni casi è l'unico rimedio possibile e necessario; non è affatto detto che essa inneschi una spirale di debito, anzi in alcune contingenze è l'unica cosa che può disinnescarla, mentre è dimostrato che sia stata innescata e inasprita proprio dalle politiche euriste: al netto degli interessi, l'Italia è in avanzo primario (il che vuol dire che toglie ai propri cittadini complessivamente più di quanto gli da) quasi ininterrottamente da trent'anni, eppure il famigerato rapporto debito/PIL ha continuato a aumentare, laddove una spesa keynesiana governata come si deve aumentando il reddito lo avrebbe fatto diminuire, e aumentando le entrate fiscali avrebbe poi ridotto il deficit.
Fino a che non salta questa Eurozona non si può, ma i nostri problemi, che saranno solo leniti dalle necessariamente incomplete riforme di questo governo, sarebbero sul serio aggrediti solo da un piano di investimenti pubblici con milioni di assunzioni, finalizzato a un nuovo rinascimento di borghi strade fiumi laghi campagne ferrovie fibre ottiche microcentrali elettriche da fonti rinnovabili ponti porti trasporti archeologia eccetera eccetera. Piano che avrebbe un successo talmente lampante che lo spread sarebbe a danno degli altri, perché i mercati sono logici e scommettono contro di noi proprio perché sanno che siamo legati mani e piedi mentre i nostri presunti alleati ci spolpano vivi, se ci sanno liberi e solventi se ne fottono dell'ammontare del debito pubblico, come coi giapponesi. Se la Grecia un piano così avesse potuto farlo, e i greci avevano dato pieno mandato ai loro traditori di farlo, sarebbe venuta fuori dalla crisi da sola in un paio d'anni, e per davvero, e non per finta e dopo dieci anni di lacrime sangue e immiserimento generale come è stato.
Aprite gli occhi, o (pochi, ma ancora troppi) compaesani che ancora non vi rendete conto di tutto ciò. Si può rinascere, si può ricrescere, ma bisogna prima liberarsi (lo si inizia a comprendere anche a sinistra). Una volta liberi, possiamo sempre andare mano nella mano con chi vuole fare le nostre stesse politiche, democraticamente scelte. Essere antieuristi significa essere dei veri europeisti, altro che il mantra manipolatorio che vi ripetono di continuo.

NOVE E MEZZO (CINEMA PARADISO) - OCCHI E PAROLE

Ebbene si, ve la siete voluta! Sto postando da mesi i miei testi di canzoni, e va bene che non me li chiedete come speravo, ma sono pure i post con le statistiche di lettura peggiori di questo blog. Allora ricorro ai colpi bassi. Canzoni d'amore. Scritte non adesso, ma quando la giovane età mi giustificava a farlo (intendo a scrivere d'amore, che all'amore in se si è giustificati anche a novant'anni sul letto di morte). La prima è concepita per un giro armonico con ritornello, una delle poche concessioni melodiche della mia fantasia giovanile, la seconda per un latin jazz rarefatto base samba, tipo una certa Grazia Di Michele o un certo Silvestri per capirci, ma come per tutte le altre se volete i testi poi potete musicarli a piacimento. E visto il tema farne persino canzoncine da talent: quella robaccia che il fatto che iddio non incenerisca chi li ha inventati dimostra la sua non esistenza, ci siamo capiti. Vediamo se almeno questi vi piacciono...
NOVE E MEZZO (CINEMA PARADISO)
Il mio amore è un amore bambino
(non lo far crescere mai),
ha gli occhi umidi di felicità ed il groppo in gola,
come a cinque anni “non andartene mamma” il primo giorno di scuola,
non c’è niente da fare
se uno è fatto così.
Il mio amore ha le stelle negli occhi
(non le far spegnere mai),
ha il collo lungo e le arterie invitanti per un morso in gola,
è disattento e volubile e fragile ma si basta da sola,
non c’è niente da fare
se uno è fatto così.
Ma così anche nel fiore degli anni (del cinema cosa vuoi che mi freghi?)
ne ho vissuti malanni ed inganni (non ti sposerò mai, non mi freghi!)
lentamente nervoso del tempo che passa che passa che passa che passa…
e passa la palla,
giochi mica da solo!
Il mio amore si sente nell'aria
(più di ogni deodorante)
ed odora di pelle di anima e corpo di sapore e di umori
che mi arrivano subito a centro cervello e non escon più fuori,
è da toccare e sentire
e gustare com'è.
Il mio amore gli succhierei tutto
(Pinocchio, non lasciare niente!)
dal grilletto alle pieghe dietro le ginocchia alle orecchie al seno,
e a sera poi gli farei una carezza globale che non sia niente di meno
perché trovi un buon sonno
in cui sogni di me.
E così nel più bello del sogno (al cinema si verifica spesso)
io accarezzo i suoi piedi di ragno (che lui e lei si osservino fisso)
consapevole e allegro del tempo che passa che passa che passa che passa…
e che importa che passa,
manca molto al “the end”.

OCCHI E PAROLE
Per quanto affetto ci possa essere, non è mai definitivo,
non puoi mai sentirlo acquisito fino a che sei vivo,
e non devi rilassarti, abbassare la guardia:
non è facile farsi firmare
cambiali in bianco.
Non è caldo, non è bellissimo, non è sufficiente,
non fa neanche rima con cuore, come pare evidente,
non è un mito, ma non è vero che neppure esiste:
è lavoro delle tue mani,
è sangue e sudore,
è sangue e sudore,
è sangue e sudore,
l’amore.
Quest'altr'anno ho da raccontarti una storia nuova,
un affare di sentimenti perennemente in prova,
e ho già fatto il terzo tagliando, ho rifatto i freni,
non è facile stare a aspettarti,
quand'è che vieni?
Non è immenso, non è infinito, non è balbuziente,
non è tutto, ma non puoi farne a meno troppo allegramente,
non è un mito tardo-romantico o sessantottino:
è un risultato tuo personale,
è gioia e dolore,
è gioia e dolore,
è gioia e dolore,
l’amore.
Vorrei riuscire ad amarti in difesa,
per costringerti
a scoprirti un po’ in attacco,
vorrei riuscire ad amarti di meno
per costringerti
a costringermi
ad amarti di più….
Per quanta forza ci possa mettere, non è mai abbastanza
per barattare la tua interezza con la mia costanza:
per decidere “questa è la vita” si deve vivere
non fermandosi alle enunciazioni
di principio.
Non ha sonno, non ha riposo, non ha mai stanchezza,
non ha ferie, non ha termometro né leggerezza,
non ha regole ed ha ben poco di serioso e saggio,
non ha fegato né intestino:
ha occhi e parole,
ha occhi e parole,
ha occhi e parole,
l’amore.

A TEMPO, DEBITO

Appetitoso, vero? Ora immaginatelo confezionato al
contrario, col pane al posto del ripieno e viceversa...
Impossibile usufruirne, giusto? Ecco: come oggi i TG!
Se il classico marziano sbarcasse in Italia oggi e per acquisire presto tutte le informazioni possibili sul contesto in cui è capitato si fidasse del giornalismo televisivo, si farebbe un'idea della situazione tale per cui poi, a leggere gli scorsi risultati elettorali e ancor di più i sondaggi, dovrebbe dedurre che o la gente è completamente pazza oppure l'informazione del mainstream è assolutamente falsa e capziosa.
Che poi lo è sempre stata, siamo d'accordo, ma oggi lo è in modo diverso. Ad esempio, continua a confezionare i panini, ma adesso con la fetta di pane in mezzo a due di ripieno. La devo spiegare? In gergo giornalistico il panino è un servizio confezionato in modo che le critiche all'azione di governo (spezzoni di interviste, citazioni, riferimenti, eccetera) vengano si in qualche modo riportate ma precedute e seguite da apparentemente neutre ma sostanzialmente elegiache (e quantitativamente maggiori) informazioni e descrizioni con tanto di ampio spazio ai leader che dicono quello che gli pare o rispondono a domande sdraiate. Lo schema è "approvata la proposta di legge tal dei tali, comporta questo e quello, l'opposizione dice che non va bene per questo e per quello, sentiamo il premier che ne dice", per la manovra appena varata sarebbe stato ad esempio, in breve: "varata la manovra comporta il 2,4% del deficit, comunque al di sotto dei parametri di Maastricht, e in controtendenza rispetto alle ultime manovre fortemente restrittive", poi qualche stralcio tagliato ad arte di dichiarazioni di esponenti piddini, poi il dovuto riferimento al monito di Mattarella sul pareggio di bilancio in Costituzione, ma subito seguito dal ricordo diretto o indiretto che c'è stato messo da poco e magari ora è il caso di toglierlo, infine ampio spazio a Conte o Di Maio o Salvini che spiegano come finalmente si torna a politiche keynesiane che peraltro se fatte bene lo sbilancio lo fanno rientrare in breve ma intanto si è rilanciata l'economia. Avete sentito niente del genere, o l'esatto contrario, con l'azione di governo spiegata in malo modo e in mezzo alle voci contrarie, anche se queste ultime oramai rappresentano un quindici per cento dell'elettorato, e in calo? Ecco (anche) perché i sondaggi sono quello che sono: più continuano in questa pratica di manipolazione mal dissimulata, più ascoltatori diventano governativi anche solo per dispetto (massimamente leghisti, per via degli argomenti a facile presa, anche quelli trattati con lo stesso paradigma controproducente, se confronti le belle parole con la realtà del tuo quartiere...), e magari smettono di seguire TG e approfondimenti perché prevenire il giramento di palle è meglio che curare.
Avviene così che certi concetti passano pian piano nel senso comune, a dispetto del fatto che a livello accademico non sono manco più studiati e a livello informativo vengono bellamente ignorati quando non demonizzati ridicolizzati distorti. C'è la democrazia? E io voto per un governo che mi promette una politica di segno opposto rispetto a quelle degli ultimi decenni che mi hanno tolto diritti sicurezza e futuro. Li pigliate per il culo, dite che sono dilettanti, razzisti, populisti, e mi terrorizzate dicendo che alla fine ci porteranno alla rovina? E io mi convinco ancora di più che ho fatto bene a votarli, e scopro in ufficio negli spogliatoi della palestra al bar per strada tanti altri che intanto si sono convinti, perché intanto alla rovina mi ci hanno portato gli altri, e se vi fanno tanto rosicare vuol dire che davvero sono pericolosi, si, ma per voi. Poi arriva l'Europa e li censura, dapprima tramite i suoi sgherri italiani, disseminati ovunque fino ai più alti scranni, poi con interviste e dichiarazioni, infine per atti ufficiali, e io capisco solo una cosa: che se esiste un livello gerarchicamente superiore al mio governo, o anche quel livello viene fuori da libere elezioni o non è legittimo, e allora delle due l'una o la democrazia c'è e allora io ho diritto a pretendere che il mio Paese faccia quello che vuole la maggioranza dei suoi elettori anche se il consiglio UE non vuole, o io non ho questo diritto e allora la democrazia non c'è.
Quel poco che c'è, se c'è, allora, passa dalle prossime elezioni europee. Come tutti sanno, tutti gli organi che contano nella a-democratica UE sono non elettivi, praticamente a nomina del direttorio bancario sovranazionale. Ma difficile che le cose possano restare come sono se i cosiddetti populisti dovessero sbancare il parlamento europeo. E anche dalle dichiarazioni odierne dei leader della maggioranza di governo italiana, si capisce che questo appuntamento costituisce un orizzonte degli eventi, oltre il quale potrebbe non essere necessario il famigerato piano B, perché sarebbe l'Europa a cambiare registro. Magari con qualche defezione, ma da parte di chi dal carrozzone attuale ha avuto lustri di vantaggi, praticamente vincendo una guerra commerciale con l'euro a tenerci fermi perché potessero malmenarci, fuori metafora distruggendo il nostro tessuto imprenditoriale e lavorativo a loro esclusivo vantaggio.
Nel frattempo, oltre al suddetto piano B, il governo probabilmente ha già in animo, e lo tiene giustamente nascosto, il ricorso a forme di espansione monetaria alternative all'emissione di Euro (che pure in moneta metallica potrebbe aver luogo liberamente, e infatti altri lo hanno già fatto, tedeschi compresi): tra tutte sono forse da preferire i certificati di credito fiscale a incasso posticipato, poniamo a due anni, che potrebbero agire senza aumentare il deficit, perché gli effetti della crescita indotta causerebbero l'aumento delle entrate fiscali prima e in misura maggiore della diminuzione che l'incasso comporta.
Magari con queste si potrebbe varare un reddito di cittadinanza vero, non questa specie di sussidio di disoccupazione rinforzato di cui la disciplina eurista ci costringe di accontentarci, lamentandosi e allarmandosi pure, dimenticando che si tratta di un istituto presente quasi ovunque altrove nell'Unione. Oppure, come sarebbe ancora meglio, un piano monstre di riqualificazione del territorio e del patrimonio edilizio paesaggistico artistico energetico con milioni di assunzioni in tutto il Paese (si, anche di extracomunitari, a sto punto da far venire con mezzi sicuri). Roba che davvero si pagherebbe da sola, rilanciando finalmente il sogno del dopoguerra.

L'ANGOSCIA DEI TEMPI DI TRASFERIMENTO

Nasci in un posto, e più o meno ci muori. Da quando l'umanità è diventata stanziale, e con l'eccezione dei nomadi matrilineari cacciatori e raccoglitori, per ciò stesso invidiati e odiati e maledetti nei secoli dei secoli dagli stanziali patrilineari allevatori e agricoltori costretti a un modello tecnologicamente vincente in un mondo a risorse finite laddove l'Eden era relativamente a risorse infinite, è stato questo il destino del 99 periodico per cento degli esseri umani. Lo zero virgola essendo rappresentato sempre e solo dai pochi o talmente coraggiosi da rinunciare individualmente alla sicurezza in cambio della libertà, bollati però come vagabondi o mendicanti quando non rientravano nelle ristrette schiere dei nomadi approfittando di un circo di passaggio, o talmente "liberi" o "deviati" da preferire i rischi della carriera militare e/o marinara alla vita tranquilla in un porto/posto sicuro, o se no talmente ricchi da potersi permettere una mobilità relativamente enorme rispetto a tutti gli altri (all'interno ovviamente dei limiti tecnologici della propria era). I migranti di tutte le ere non sfuggono a questa categorizzazione, essendo degli stanziali talmente poveri e sfigati da non potersi permettere nemmeno di essere stanziali da una sola parte, ma invece dovere con enormi sofferenze trapiantare la propria stanzialità altrove.
Questo, fino al momento in cui il capitalismo non fu costretto dall'esistenza stessa del socialismo (creato peraltro proprio dall'organizzazione del lavoro capitalista, che necessitava di schiavi vicini tra loro e istruiti, ma questi poi parlano tra loro et voila) a trasferire ai lavoratori almeno una parte del plusvalore ottenuto dal prodotto della manodopera industriale per il moltiplicatore tecnologico, trovando nel consumismo il modo di rendere la cosa conveniente per se: io ti pago di più, tu lavori di meno, ma se hai soldi e tempo in più compri e consumi così si completa il giro e ricominciamo da capo.
Tra le componenti del consumismo, la prima, storicamente e per importanza, è la motorizzazione di massa, che non a caso iniziò nel nuovo Centro dell'Impero, gli USA, circa un secolo fa. Come testimoniano i film dell'epoca, pieni di Ford T, la prima auto a uscire da una catena di montaggio, proprio perché costasse abbastanza poco da essere alla portata delle tasche degli operai, la prima infatti a essere venduta a milioni di esemplari. E Volkswagen, auto del popolo, si chiamava il prototipo progettato da Porsche su direttiva di Hitler in persona, con la stessa finalità.
Oggi, che nuovamente il rapporto tra esseri viventi e risorse disponibili ci sta portando a larghi passi verso un mutamento di paradigma, che non sappiamo ancora se porterà alla distruzione della vita sul pianeta, a una guerra davvero mondiale, a una qualche scure malthusiana, oppure a un nuovo moltiplicatore tecnologico che renda il pianeta capace di sopportarci tutti e di più (ma quanti? lo sapete l'indovinello delle ninfee?), la prima cosa a entrare in crisi è ovviamente la motorizzazione. Anche avessimo tutti auto elettriche, e anche se queste si ricaricassero da reti approvvigionate a energia solare a costo e inquinamento zero, le nostre città non avrebbero lo stesso spazio fisico a sufficienza. Pace. O sei nello zero virgola, o stai fermo.
Ecco che il paradigma della rana bollita - ho l'obiettivo preciso di lessarti ma faccio di tutto perché tu creda di essere in un confortevole bagnetto caldo fino a quando non sarai più in grado di saltare fuori dalla pentola - viene applicato a tutto quello che i vostri bisnonni nonni e genitori hanno lottato per migliorare le condizioni di vita loro e dei loro discendenti. E attenzione che tra queste condizioni c'è anche la cultura e l'istruzione, che si possono anche solo volere solo quando i bisogni di base sono soddisfatti, tolti i quali, anche con strumenti tecnologici appositamente progettati (smartphone e social network in primis), la probabilità di autocoscienza della rana scende ulteriormente. Quindi anche alla mobilità personale: solo così si spiegano tutte le politiche di tutte le parti degli ultimi anni, al termine delle quali avrà un auto elettrica e costosa solo chi è già così agiato da possedere una casa in centro (e magari la macchina non gli serve e non gli piace) o una supertecnologica e costosissima chi ha il villone e le multe gli pesano meno che a noi i pedaggi. E così siamo tornati all'argomento di oggi.
Tutto ciò infatti non lo poteva sapere un ragazzo di venti anni che amava guidare le macchine, e forse si era innamorato di Star Trek proprio per via del fatto che quelli ci avevano il teletrasporto. Quel ragazzo, con in testa un aria rarefatta alla Battiato, scrisse tra gli altri (che continuo un po' ottusamente a sperare mi chiediate per musicarli a piacimento) questa canzoncina qua, mentre il suo treno andava da Bologna a Roma o viceversa, agli inizi di una vita da pendolare dell'amore che non sapeva ancora non sarebbe finita mai.
L'ANGOSCIA DEI TEMPI DI TRASFERIMENTO
Mi piacciono le strade di campagna:
son belle per guidare forte,
attaccare le curve all'interno
ed affrontare i tornanti
correndo.
Adoro osservare le autostrade
che si arrampicano sull'appennino
dal finestrino del mio treno:
non urtano affatto il paesaggio,
tutt'altro.
E l’importante è potere arrivare,
l’importante è potere andare…
Mi godo le città di notte
perché le strade sono vuote:
posso impiegare poco tempo
per distanze disaggreganti
di giorno.
Di giorno amo alzare il punto di vista
ad una quota topografica,
padroneggiare il territorio:
viva le strade di tutto
il mondo!
E l’importante è potere arrivare,
l’importante è potere andare…

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...