E' ARRIVATA UN'AQUILA VIOLA

Benvenuto raggio di sole, a questa terra di terra e sassi,
a questi laghi bianchi come la neve sotto i tuoi passi, 
a questo amore, a questa distrazione, a questo carnevale 
dove nessuno ti vuole bene, dove nessuno ti vuole male,
a questa musica che non ha orecchi, a questi libri senza parole.
Benvenuto raggio di sole, avrai matite per giocare 
e un bicchiere per bere forte, e un bicchiere per bere piano, 
un sorriso per difenderti e un passaporto per andare via lontano.
Benvenuto a questa finestra, a questo cielo sereno, 
a tutti i clackson della mattina, a questo mondo già troppo pieno,
a questa strana ferrovia, unica al mondo per dove può andare:
ti porta dove porta il vento, ti porta dove scegli di ritornare, 
a questa luna tranquilla che si siede dolcemente,
in mezzo al mare c'è qualche nuvola ma non fa niente,
perché lontano passa una nave, tutte le luci accese, 
benvenuto figlio di nessuno in questo paese.
....

E i sogni, i sogni, i sogni vengono dal mare, 
per tutti quelli che han sempre scelto di sbagliare, 
perché, perché vincere significa accettare:
se arrivo vuol dire che a qualcuno può servire, 
e questo, lo dovessi mai fare, 
tu, questo, non me lo perdonare. 
E figlia, figlia, non voglio che tu sia felice, 
ma sempre "contro", finché ti lasciano la voce; 
vorranno la foto col sorriso deficiente, 
diranno: "Non ti agitare, che non serve a niente", 
e invece tu grida forte, 
la vita contro la morte. 
E figlia, figlia, figlia sei bella come il sole, 
come la terra, come la rabbia, come il pane, 
e so che t'innamorerari senza pensare, 
e scusa, scusa se ci vedremo poco e male: 
lontano mi porta il sogno,
ho un fiore qui dentro il pugno.
....

Ma come vorrei avere i tuoi occhi
spalancati sul mondo come carte assorbenti 
e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi
o pentimenti, 
ma come vorrei avere da guardare
ancora tutto, come i libri da sfogliare, 
e avere ancora tutto, o quasi tutto,
da provare... 
(...)
Vola, vola tu, dov'io vorrei volare:
verso un mondo dove è ancora tutto da fare 
e dove è ancora tutto, o quasi tutto,
da sbagliare...
....
putesse essere allero cu mia figlia m'braccia che me tocca 'a faccia e nun me' fa guardà

NO TAV SI WEB

Oggi al Tg2 l'articolo sulle proteste dei No-TAV è stato strutturato come segue: i lavori sono ricominciati tra il plauso dei tanti favorevoli, i contrari si preparano a ribloccare i cantieri, in Francia guardate qua quanto sono più avanti nei lavori e si c'è qualche protesta ma civile e ordinata, d'altronde lì l'alta velocità collega Parigi e Lione in un paio d'ore presto si arriverà a Barcellona in cinque ma per Milano ce ne vogliono ancora sette.
Sfido a trovare nell'informazione televisiva un servizio che viola questa sintassi. Se volete sentire qualcosa di più, ad esempio che l'opera ha un costo esagerato in rapporto ai benefici, impatto ambientale a parte, che l'alta velocità in Francia ha ben altro senso trattandosi di territori in gran parte pianeggianti, che la stessa in Italia, anche dove ha senso cioè nei collegamenti passeggeri tra le metropoli, ha avuto un costo decine di volte superiore che altrove per via sia dell'orografia che del nostro costume tangentaro, che in Val di Susa i No TAV sono una maggioranza schiacciante e difendono un territorio già abbondantemente stuprato da collegamenti stradali e ferroviari più che sufficienti alle previsioni di traffico, ed altre cose del genere, dovete informarvi sul web. Ad esempio, qui Luca Mercalli, e qui Peopledontknow.
Sarà per questo che in giorni in cui la paralisi politica regna sovrana, e forse si prepara il redde rationem tra le varie anime del governo per lasciare la gatta da pelare di una manovra pre-greca ad un governo tecnico o al solito centrosinistra imbecille, si trova il tempo e il modo di varare una normativa che rischia di imbavagliare in maniera decisiva la controinformazione. Si tratta di una delibera dell'AGCOM che in difesa dei diritti d'autore dà il potere alla stessa di oscurare contenuti web senza passare per l'autorità giudiziaria, capite bene che si tratta di una cosa antidemocratica e illiberale che si presta peraltro ad usi impopri da parte di un organismo di nomina politica. Non che riponga molta speranza nelle petizioni on-line, ma intanto firmate questa, magari avendo prima letto nel dettaglio di cosa parliamo.
Bisogna tenere alta la guardia sempre, porca miseria...

NESSUNO TOCCHI LA BANDA

Una scena di Corpo celeste di Alice Rohrwacher: sullo sfondo lo Stretto
di Messina, in primo piano la "casa in attesa di soprelevazione" (che può
avvenire anche in una sola notte, se il giorno dopo ci si aspetta il varo di un
nuovo condono) edificio tipico del panorama architettonico reggino, e al
centro dell'inquadratura, davanti alla ragazzina, il nuovo Palazzo di giustizia da
decenni in costruzione: si noti a sinistra la rampa per il decollo di Mazinga
Strano posto la mia città d'origine, uno dei pochi dove la settimana scorsa non si è raggiunti il quorum ai referendum, e poco prima uno dei pochi dove è stata confermata una maggioranza di centrodestra, che pure aveva dato pessima prova di se, specie negli ultimi tempi. Il lungomare, ad esempio, uno dei siti più belli del mondo per vista e clima, sistemato dopo trent'anni di lavori dal sindaco della primavera reggina Italo Falcomatà e ad egli stesso intitolato, detronizzando Matteotti, dai suoi successori destrorsi ha avuto prima l'intitolazione della splendida Arena dello Stretto, un odeon affacciato verso la Sicilia, al senatore missino Ciccio Franco, poi il litorale dato in concessione a numerosi lidi che per carità lo hanno reso più fruibile di prima ma per il lucro privato (e di soggetti non sempre forse raccomandabilissimi, a giudicare dai sigilli dell'autorità giudiziaria che periodicamente appaiono all'ingresso di alcuni di essi), infine ne hanno concesso la deturpazione tramite impresentabili (e incomprensibili, e sotto sequestro per anni) gazebo. Stiamo però parlando del litorale sotto il centro cittadino, un paio di chilometri al massimo: se ci spostiamo a nord e a sud lungo la quarantina di chilometri di costa del comune, le spiaggie tenute decentemente, da concessionari privati o meno, sono una esigua percentuale della costa.
Nell'attigua Villa San Giovanni, poi, anche per via della natura meno generosa (spiaggie strettissime, mare freddo con correnti fortissime e non certo immune da problemi di inquinamento per via delle grandi città che vi insistono e del traffico di navi) che ad esempio nell'attigua Costa Viola, con la perla Scilla in testa, l'abbandono del litorale è stato sempre, da che io ne abbia memoria, una regola ferrea. Con un'eccezione, da qualche anno: i pochi metri tenuti benissimo, senza strutture invadenti, con prezzi ragionevoli e non certo in grado di arricchire chicchessia, con un'offerta serale di musica dal vivo paragonabile addirittura ad una delle iniziative minori dell'estate romana (comunque stagliantesi rispetto al panorama culturale del reggino), da ragazzi che se non bastasse utilizzano parte di questi proventi per iniziative a favore dell'Africa, vicino Cannitello. Bandafalò, si fanno chiamare in assonanza credo al gruppo di Enriquez e Finaz, e sono da anni un punto di riferimento per tutti quei ragazzi della zona che non si riconoscono nel modello "mi vesto firmato e vado a fare lo struscio davanti ai lidi della Via Marina poi entro in quello dove Ciccio mi ha messo in lista e fanno il preprecasting di Amici, mi ubriaco mi intontisco di tecno e torno a casa alle cinque".
Ebbene, in una città dove il 90% delle case sono nate abusive, e dopo ogni condono ne nascono o crescono altre - i ferri del piano sopra sempre pronti l'esterno mai completato, dove al Comune c'è un buco in bilancio che manco Hawking riuscirebbe a studiarlo e se qualcuno dei correi vuole cantare finisce pure che si suicida a sua insaputa, dove la costruzione del Centro direzionale ha visto generazioni di politici arricchirsi e andare in galera e quella dell'attiguo Palazzo di Giustizia (un obbrobrio, immortalato in più scene del recente bel film della Rohrwacker brava, che invoca la pubblica gogna per i progettisti) sembra non finire mai, dove il problema immondizia non è esploso più viralmente che a Napoli e a Palermo solo per via della scarsa densità di popolazione in un territorio così aspro e montagnoso che neanche la 'ndrangheta sa quante e dove sono tutte le discariche abusive, in un posto così, dove la legalità al massimo è una parola che ogni tanto appare in uno striscione di un corteo, sequestrano il lido di Bandafalò per irregolarità nella concessione comunale (che dunque i ragazzi avevano chiesto e ottenuto...) e altri formalismi del genere.
Le mobilitazioni si susseguono, ma a prescindere se avranno fortuna o meno (e il nostro "sostegno a distanza" è il minimo che si possa fare, davvero) il caso è davvero un paradigma della regginità, quindi dell'italianità in sedicesimo: il posto dove delle strutture di legno amovibili vengono misurate col centimetro per decretarne l'illegalità, è quello dove in teoria (in pratica forse mai, speriamo) dovrebbe sorgere uno dei pilastri alti centinaia di metri e larghi alla base chissà quanto dell'opera più inutile e costosa della storia dell'umanità, i cui proventi andrebbero ad alimentare fiumi e rivoli di mafie varie.
Ed allora non c'è davvero speranza, per questo estremo lembo di terra, che non venga rappresentata dalla difesa di questi ragazzi e della loro missione.
Il litorale in concessione a Bandafalò: si capisce bene che razza di miracolo sia stato fare di questo spazio angusto e dequalificato uno dei poli culturali dell'estate reggina

IL PD E IL CORAGGIO MANZONIANO

Don Abbondio, ovvero
il coraggio se uno non lo ha
non se lo può dare
Abbiamo esultato abbastanza. Al Colle non c'è Pertini e nemmeno Cossiga, dunque non c'è da sperare che il tirannucolo venga defenestrato a breve. Ci potrebbero pensare i suoi, visto che pare che proprio la base leghista abbia fatto raggiungere il quorum ai referendum, e che questo preluda a una resa dei conti tra Bossi e Maroni e dunque alla fine del sodalizio tra Lega e PdL, ma come si dice ciascuno deve preoccuparsi dell'unica cosa su cui può veramente agire, cioè se stesso, e quindi lasciamo Berlusconi alla sua più o meno lenta caduta e volgiamo lo sguardo chez nous.
Una prima misura dello scenario ce la dà Flores d'Arcais, che liquida, definitivamente speriamo, l'equivoco enorme che sta alla base della scelta stessa di creare il PD: l'idea che le elezioni si vincano rincorrendo il voto moderato. Come tutti gli assiomi, questo infatti vale solo se vale la premessa su cui si regge, che è l'esistenza di un sistema elettorale maggioritario più o meno puro - ed a turno unico, che già col doppio turno le cose cambiano di molto. Questo, unitamente alla considerazione banale secondo cui col proporzionale viene premiato il senso di appartenenza ideologico (si vota cioè il partito in cui ci si riconosce, non il meno peggiore tra chi può vincere il collegio), era un motivo sufficiente per abbandonare il progetto di unificazione, oppure ricambiare la legge elettorale in senso maggioritario, prima di far cadere il governo: quel genio di Veltroni, invece, ha deciso di andare contro l'abc dell'ingegneria elettorale e abbiamo visto com'è finita. Il Porcellum, infatti, non solo è proporzionale puro, ma ha pure delle forti soglie di sbarramento, per cui molte istanze sono rimaste fuori dal Parlamento; aggiungete l'assenza di voto di preferenza in liste decise a livello di segreterie nazionali, ed ecco che si crea un immenso bacino di gente che non vota o il cui voto è inutile: tanta da costituire il primo partito, in teoria. In questo scenario, seguire ancora una linea politica che anziché cercare i loro voti continua a cercarli al centro è, senza mezzi termini, pura e semplice idiozia.
Non bastasse la prova deduttiva, eccone quella sperimentale: i referendum appena svoltisi. E' vero, il PD alla fine ha avuto almeno la furbizia di cavalcarli, ma ora è il caso di tirare le somme in maniera consequenziale, sulla base di un paio di considerazioni:
  • sono tornate a votare masse di gente di sinistra che alla linea politica dei democratici non darebbe un soldo bucato, tanto è vero che stiamo parlando di questioni su cui il programma e la prassi del PD parlano chiaramente in senso opposto alla chiara volontà popolare testé espressa (in altre parole: sono pieni di nuclearisti, di privatizzatori, di gente che ha flirtato col legittimamente impedito, è ora di espellerli dal partito, se ne andassero con Casini, sempre che li voglia - quello è furbo, però...);
  • hanno votato nello stesso modo molti leghisti e anche un buona fetta di elettorato del PdL: non significherà che  su questioni come queste categorie come destra e sinistra si dimostrano particolarmente obsolete? la Merkel avendo deciso di abbandonare il nucleare e spingere sulle rinnovabili non è che si sia dimostrata una pericolosa bolscevica, ma solo una persona di buonsenso, e questo non ha impedito un successo clamoroso dei verdi alle amministrative...
A proposito, attenzione che la decrescita non è una astrusa teoria di nicchia, è una necessità, un fatto ineluttabile nel nostro orizzonte, e affrontarlo con consapevolezza è una strada obbligata: l'alternativa a una decrescita governata è una decrescita fuori controllo che si impone da sé. Leggiamo ad esempio qui Marcello Veneziani: vogliamo farci rubare l'idea a destra? ora che la morte politica prossima ventura del berlusca richiede alla destra nuove elaborazioni ideologiche, se vuole sopravvivere (in Italia direi: finalmente nascere), gliele vogliamo regalare noi?
Eppure non è che le idee a "sinistra" manchino, anzi, ce n'è da dover scremarle per scrivere un programma convincente che porti a votare il partito che lo sottoscriva il bacino di coloro che si sono mossi per i referendum, e si tratta di tanta gente che vuole solo vivere dignitosamente e liberamente in un Paese rifondato, avere un lavoro una casa un futuro, tanto da poter dire che i veri moderati sono loro, non quel ventre flaccido del Paese che si tenta di conquistare da anni, inutilmente perché tanto ha il culo pieno e morto un pifferaio si mette in attesa del successivo. Le idee non mancano, ecco degli esempi:
Ripeto, sono tanti spunti, andando per sottrazione viene fuori un programma politico ancora bello sostanzioso.  E potenzialmente vincente: anche se dovesse costare scaricare vecchie cariatidi e nuovi virgulti di stampo democristiano, Don Abbondi e Renzi, coraggio che ne vale la pena...

IL CAIMANO ALLE CAYMAN

VITTORIA!
Il quorum è raggiunto e finalmente l'Italia dimostra di essere davvero "desta", quando serve: la misura del risultato dimostra che una bella fetta dell'elettorato di centrodestra quando si tratta di risorse primarie e della vita dei propri figli l'incantantore non l'ascolta, e che una bella fetta dell'astensionismo di sinistra, quello provocato dall'esistenza stessa di un aborto come il PD (a proposito: chissà se sarà servita la lezione e privatizzatori e nuclearisti li metteranno alla porta...), quando si tratta di questioni cruciali alza il culo e va a votare, eccome.
Adesso, se anziché il migliorista Napolitano avessimo al Colle non dico il partigiano Pertini ma almeno il picconatore Cossiga, che difetti ne aveva tanti ma non gli è mai mancato il senso di pragmatismo politico, Berlusconi adesso sarebbe già dentro una stanzina del Quirinale, convocato irritualmente ad ascoltare senza fiatare il perché e il percome deve uscire da lì avendo lasciato sul tavolo del Capo dello Stato le proprie dimissioni, unica destinazione immediata la relativa conferenza stampa, e poi il primo volo per una a scelta di una delle sue residenze off-shore. Ci hai afflitto abbastanza, Caimano. Oggi questa storia del consenso popolare, che hai utilizzato come grimaldello per tentare persino di scassare la costituzione e i principi liberali di divisione dei poteri, ti si ritorce contro. Fuori dalle palle, subito.

APRITI QUORUM

Ultimo appello per la democrazia in Italia: se non riusciamo ad ottenere il quorum ai referendum, il Nano la interpreterà come una vittoria personale, nonostante la doppia batosta alle amministrative rimediata pochi giorni fa. Inoltre, le questioni in campo stavolta non sono tutto sommato marginali per il nostro quotidiano, come nel caso dei tanti, troppi, referendum andati più o meno deserti negli ultimi decenni: la caccia piuttosto che la fecondazione assistita o l'articolo 18, senza togliere nulla alla loro importanza, sono argomenti che non impattano sulla pelle o le tasche di tutti come il nucleare, l'acqua o il principio liberale che la legge è uguale per tutti.
Per questo motivo, è importantissimo non solo che ciascuno di noi vada a votare il 12 o il 13 giugno prossimi, ma anche che trascini se del caso letteralmente al seggio la nonna, il fratellino tonto, l'amica pariolina, papà con tutta l'attrezzatura da pesca, il fidanzatino (se serve, tramite ricatto sessuale) e il cane. No, il cane non vota, ma non dev'essere preso come scusa per non recarsi alle urne, per cui domenica piscia nel giardinetto davanti al seggio.
Di seguito, alcuni link ci spiegano come e perché votare e cosa succede in questi giorni:
  • la Corte di Cassazione (da regioni.it) ha certificato che il Governo ha tentato di truffare gli elettori col decretino di rinvio del nucleare;
  • dopo la Germania, apripista mondiale delle energie alternative, anche la Svizzera e addirittura la Francia preparano l'abbandono dell'energia nucleare;
  • sul nucleare i nemici spesso sono dove non te l'aspetti;
  • nucleare e acqua, la strana coppia porta soldi in Francia;
  • nell'acqua privatizzata sguazzano i caimani;
  • Lameduck con efficace metafora spiega che votare 4 si è legittima difesa;
  • l'illegittimo impedimento è uno specifico italico, nel resto del mondo democratico i politici inquisiti si dimettono, si difendono nelle sedi specifiche, ed eventualmente tornano alla vita politica dopo aver risolto le loro pendenze giudiziarie;
  • a Roma e in tutta Italia si susseguono iniziative di spettacolo gratuite a sostegno del voto: questo il calendario di Roma, questo uno più generale.
Se vogliamo davvero cambiare questo Paese, è il momento: apriti, quorum!

SULO LAVORO

Una vecchia cartina delle "autostrade del mare"
L'articolo 1 della nostra Costituzione, quello che Berlusconi vorrebbe cambiare in "c'erano un francese un tedesco e un italiano" (letta su danieleluttazzi.it), è invece ancora "l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro". Non può essere che questo il punto da cui ricostruire questo Paese, se ne avremo la possibilità. Certo che con questa classe dirigente del principale partito d'opposizione, e gli emergenti sono peggio delle cariatidi (qui Renzi e Chiamparino sulla privatizzazione dell'acqua!), non è che abbiamo molte speranze: nessuna se pensiamo che la maggior parte delle privatizzazioni, le peggiori, e delle cosiddette riforme del lavoro pubblico e privato (compresa una precarizzazione così massiva che oggi un ragazzo sotto i 35 non sa nemmeno che avrebbe diritto a un lavoro e dei diritti nel lavoro) le abbiamo fatte "noi". Ma se fosse che persino nel PD il vento dei referendum fa cambiare l'aria, è proprio l'articolo uno la stella cometa che darebbe ai magi la direzione da seguire:
  1. Una riconversione massiccia dei piani energetici nazionali virata sulla microproduzione da solare ed eolico ed il libero scambio tra privati, ad esempio, darebbe impulso a un settore di piccola impresa capace di occupare centinaia di migliaia di addetti (ricordate quando arrivarono le parabole? molto ma molto di più, e per sempre).
  2. La stessa cosa una legislazione che incentivasse seriamente il recupero (anche con l'occhio all'energia, vedi sopra) del patrimonio abitativo di centri cittadini e borghi, unita a una penalizzante i palazzinari e l'immobiliare come investimento e ad una seria incentivazione del telelavoro passante per una Internet wi-fi pubblica e gratuita per tutti: abbiamo tante di quelle case che ce ne sarebbero per tutti compresi zingari ed extracomunitari anche a volerli lasciare per ultimi (e così accontentiamo anche i poveri di spirito suscettibili alla demagogia), e questa politica non solo darebbe tanto lavoro, ma farebbe rivivere la provincia, e terrebbe bassi i prezzi di mutui e affitti
  3. Idem una rinnovata attenzione verso il patrimonio artistico e culturale, di segno diametralmente opposto rispetto al federalismo demaniale appena varato, che vedrà presto finire in mani private gli ultimi gioielli del nostro demanio: se l'Italia l'avessero i giapponesi, state tranquilli che lavorerebbero a milioni da decenni in un settore che da noi non conoscerebbe crisi, abbiamo tanta roba che dovremmo stare permanentemente al primo posto con distacco per presenze turistiche mondiali, e le università del settore dovrebbero essere le più affollate e dare lo stesso garanzia di occupazione ai laureati.
  4. Il quarto tassello verso il milione di posti di lavoro, che altri promettono da sempre senza mantenere mentre qui sarebbe reale, viene riproposto in questi giorni proprio da quella Fincantieri paradossalmente in crisi: con gli stessi soldi di opere inutili e dannose come la TAV Torino-Lione e il Ponte sullo Stretto, si dovrebbe realizzare un sistema di trasporto marittimo delle merci che dovrebbe rapidamente diventare dominante. Il lavoro sarebbe davvero tanto: realizzare una flotta specifica, attrezzare e collegare i porti grandi medi e piccoli esistenti e realizzarne di nuovi, creare un nuovo tipo di camion a rapido sgancio del container di dimensioni tali da poter essere massicciamente usato per portare la merce alle destinazioni finali, e mantenere tutto ciò a regime una volta che, realizzato il sistema, si vieti il transito dei TIR sotto una linea più o meno corrispondente al Po, intorno al quale potenziare la già esistente rete di parcheggi di interscambio. E tutto ciò, tra l'altro, avrebbe come sottoprodotto rendere magicamente più che sufficiente la rete autostradale e ferroviaria attuale per il flusso turistico e di medio e piccolo raggio, potendo peraltro con le risorse risparmiate dagli investimenti faraonici effettuarne una manutenzione corrente costante e capillare.
Idee come queste, sviluppate nel dettaglio da gente che dovrebbe fare questo per mestiere e vocazione, visto che ha scelto la carriera politica, sarebbero già in grado di dare un'anima corposa e vincente al programma di un partito di sinistra degno di questo nome. L'occasione è ghiotta, arriva il 12 e 13 giugno prossimi. Vedremo se saranno in grado di sfruttarla per dare al Partito Democratico quell'anima che non ha ancora. Ripartendo dalla Costituzione, articolo 1, dove, come dice il grande Massimo Troisi - che proprio un 4 di giugno ci lasciò orfani della sua bellezza - nel famosissimo sketch che riporto (se non avete tempo di guardarlo tutto, come vi consiglio, andate intorno al 4° minuto), il lavoro è senza oggettivi.

TRENT'ANNI E NON SENTIRLI

Rino Gaetano morì in un incidente il 2 giugno 1981
Singolare coincidenza quella che ha voluto che un 2 giugno, il giorno della festa della Repubblica italiana, morisse il cantautore che meglio ha raccontato l'Italia in una canzone, quella Aida che sin dal titolo racchiude il meglio e il peggio dello spirito intimo del nostro Paese. Rileggiamone il breve e folgorante testo:
Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee, i suoi tabù,
le sue madonne, i suoi rosari, e mille mari (eia alalà),
i suoi vestiti di lino e seta, le calze a rete (Marlene e Charlot),
e dopo giugno il gran conflitto, e poi l'Egitto e un'altra età,
marce svastiche e federali, sotto i fanali l'oscurità,
e poi il ritorno in un paese diviso, più nero nel viso, più rosso d'amore.
Aida, come sei bella!
Aida, le tue battaglie, i compromessi, la povertà,
i salari bassi, la fame bussa, il terrore russo (Cristo e Stalin).
Aida, la Costituente, la democrazia (e chi ce l'ha?),
e poi trent'anni di safari fra antilopi e giaguari, sciacalli e lapin.
Aida, come sei bella!
La cosa accadde giusto 30 anni fa, il ragazzo allora aveva appunto 30 anni, ed ebbe fra l'altro una dinamica che lo stesso aveva previsto per il protagonista di una sua vecchia canzone, La ballata di Renzo: la vittima di un incidente stradale rifiutata per motivi vari da alcuni ospedali, altrimenti forse si sarebbe salvata. E chissà cosa ci avrebbe regalato in questi ultimi trent'anni, chissà con che parole taglienti avrebbe liquidato non tanto Berlusconi quanto il berlusconismo degli italiani di quest'ultimo sciagurato ventennio: era capace di satira così candida e assieme velenosa che nessuno poteva uscirne indenne, e possiamo giurarci non avrebbe risparmiato nessuno, dalla opposizione morbidosa di PD e predecessori al dilagare della mondezza televisiva di talent reality talkshow sentimentali e politici, passando per le pippe in Rete (Bertoli avrebbe parlato di masturbazioni cerebrali) di noi blogger per non parlare degli utenti dei social network.
La controprova non c'è, ma il modo in cui le sue canzoni hanno retto al passare del tempo è un pesante indizio: oggi Rino sessantenne sarebbe ancora il più giovane sulla scena musicale italiana, magari avendo attualizzato più volte il testo di Nuntereggae più (in fondo, il video originale). La dimostrazione? Andate a uno qualsiasi delle miriade di concerti di una sua coverband (in quella ufficiale la voce è di Morandi figlio, stabilmente), e scoprirete che quasi tutto l'uditorio è composto di gente nata dopo la sua morte, e quasi tutti conoscono quasi tutte le canzoni a memoria.
Anche per questo chi può raccolga l'invito del sito ufficiale a presenziare all'apposizione di una targa che lo ricorda in via Nomentana nuova 53, dove Rino ha vissuto, il 7 giugno prossimo alle ore 18. Sarà per i secoli a venire, perché per i prossimi decenni sarebbe inutile: tra altri trent'anni, quando tanti che oggi vanno per la maggiore saranno dimenticati, i ragazzi del 2041 ancora canteranno in coro le canzoni di Rino Gaetano il calabrese de Roma.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...