CAFFETTINO?

... e sì che lo dicono, che fa male al cuore!...
Peer carità! Questo non è un blog di complottisti, i quali mi stanno pure un po' sul cavolo con quel loro esagerare che toglie credibilità anche alle cose giuste che dicono o ripetono, quindi se il Presidente Napolitano è affranto dalla morte per infarto del suo consigliere giuridico implicato nell'affaire intercettazioni con Mancino, gli credo. D'Ambrosio era sicuramente un buon magistrato e un'ottima persona, e forse è proprio vero che il suo cuore malato non ha retto alla volgare campagna di stampa messa su dalla gentaglia de Il fatto e pompata da sciacalli politici come Di Pietro. Il filino di dubbio, che reprimo con forza, mi è venuto, e me ne scuso vergognandomi un po', solo per via del fatto che siamo in Italia, e chi ha qualche annetto di troppo ha l'animo insozzato da ricordi non proprio tranquillizzanti.
1962. Cade l'aereo con a bordo Enrico Mattei. Si sospettò subito, si accertò dopo trent'anni, che non era stato un incidente. Mattei si era messo in testa che l'Italia poteva smarcarsi dalle multinazionali petrolifere e avere un ruolo privilegiato nei rapporti coi paesi produttori proprio favorendo lo sviluppo degli stessi: un anticolonialista, ma così distinto capitalista e liberale, anche a occhio, che non poteva essere fermato col discredito come dopo i no-global. Sarà Pasolini a tentare di mettere luce in questo mistero, dopo che Rosi ci vinse una Palma d'Oro (grazie a un Volontè immenso come sempre) girandoci attorno. PPP non sarà l'unico a lasciarci le penne nel tentativo.
1970/1974
. Cinque anarchici del sud scoprono qualcosa che non quadra nella strage di Gioia Tauro, raccolgono il tutto in un dossier, partono per Roma per consegnarlo a un giornalista. Muoiono nel tragitto, in un incidente con un camion di proprietà riconducibile al principe Borghese, si, proprio quello che pochi mesi dopo tenterà un golpe. Nel mezzo, la misteriosa sparizione del giornalista De Mauro. Pochi anni dopo, quella "per avvelenamento" dello stesso Borghese in Spagna.
1975. Muore il letterato e regista Pier Paolo Pasolini, una delle menti più lucide d'Italia di tutti i tempi, per alcune delle menti più opache però solo un frocio, assassinato non si sa ancora bene come e da chi, ma all'inizio e per anni si sostenne fu un ragazzino che aveva incautamente rimorchiato. Il libro a cui stava lavorando quando fu tolto di mezzo, casualmente, indagava proprio sul caso Mattei da cui ricostruiva la storia sotterranea del nostro Paese, delle cui sventure successive sarebbe stato inascoltato profeta.

1978. Dopo soli 33 giorni di pontificato, muore Albino Luciani, alias Papa Giovanni Paolo I, un pezzo di pane che si era scelto quel nome per sottolineare continuità con il Concilio Vaticano II e aveva subito conquistato tutti con parole ispirate (e pronunciate nel suo bellissimo accento veneziano) tra cui spicca un Dio è Madre, ma intanto aveva messo il naso in quel coacervo di intrallazzi che era ed è lo IOR dichiarando che avrebbe ricondotto le attività economiche della Chiesa sotto il dettato cristiano. Stava bene, è andato a dormire e non si sa come non si è svegliato, tra il decesso e l'annuncio sono passate ore, e non è stata disposta autopsia. Il suo successore ne ha preso il nome per depistare, mascherando con un'abile strategia comunicativa la sostanza di un lunghissimo pontificato in cui  lo IOR ha ripreso e rinforzato la sua deriva affaristica senza scrupoli, lo spirito conciliare è stato via via abbandonato per far posto a una concezione veteropaternalistica della Chiesa infarcendola di migliaia di nuovi santi tra cui autentici impostori (secondo il rapporto vaticano stesso, steso all'epoca di Giovanni XXIII) come Pio da Pietralcina, e nel frattempo fingendo di non accorgersi di cosucce tipo le migliaia di casi di pedofilia nel clero.
1980/1995. Sui cieli di Ustica viene abbattuto da un missile un aereo di linea, colpito per sbaglio forse nel corso di un'esercitazione Nato, forse nell'inseguimento di un caccia libico nascostosi dietro la sua scia termica. Di sicuro non caduto per una bomba esplosa nella toilette come si disse subito e alcuni ripetettero per periodi lunghi in proporzione alla propria faccia di tolla. Il muro di gomma che fu innalzato a nascondere la verità però non poteva reggere a lungo: difficile comprare o indurre al silenzio tutte le persone che avevano visto i tracciati aerei quella notte da tutte le postazioni radar insistenti sul territorio. Ecco allora che piano piano iniziano a scomparire testimoni: suicidi strani, rapine col morto senza toccarne il portafoglio, incidenti spettacolari o meno, eccetera. La lista è impressionante, le considerazioni che si possono fare a valle enormi.
1982. Il presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi fu trovato impiccato sotto il Ponte dei frati neri a Londra. Suicidio, si disse. Ma la trama degli impicci in cui il "banchiere di Dio" era implicato, tra faccendieri borderline, loggia P2, mafia e IOR, fece subito allarmare i soliti dietrologi. Che però avevano ragione, come stabilisce la magistratura 28 anni dopo, pur non riuscendo a incastrare i colpevoli.
1986. Il finanziere Michele Sindona, che era stato elogiato pubblicamente come salvatore della Lira proprio dal Divo Giulio pochi anni prima di finire implicato in un crack finanziario epocale, nel solito giro mafia-p2-vaticano-politica, mentre era in carcere fu condannato come mandante dell'omicidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, che indagava su quel crack in qualità di commissario liquidatore. Due giorni dopo la sua bocca fu chiusa definitivamente da un caffè corretto al cianuro, servitogli in cella. Se un allievo scrive una cosa del genere in una sceneggiatura, lo cacciano dalla scuola di cinematografia. Ma l'Italia è un posto dove possono succedere anche cose del genere.
Ora, i soliti complottisti dicono che chi sa di essere nel mirino se deve parlare in pubblico indossa sotto gli abiti uno schermo capace di respingere raggi che inducono l'infarto a distanza, ma anche senza volergli credere, consiglio a chiunque si trovi in condizione, nel Belpaese, di portarsi nella tomba un segreto assoluto, di condividere quel segreto e rendere di pubblico dominio di averlo fatto, e nel frattempo rimandare l'eventuale caffettino che vogliono offrirgli. Non si sa mai, "a pensar male si commette peccato ma spesso ci si azzecca", diceva un famoso barista....

LA NOTTE CHE VIENE

No, non ho visto nemmeno questa, è un pezzo che vedo solo nero...
Chi non ci crede si vada a rivedere, o se non l'ha visto di corsa (è un capolavoro assoluto) a vedere, La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani, il film che meglio rappresenta con evidenza tale da fartela toccare con mano la concretezza della frattura che comporta la guerra (come ogni vera crisi, che è frattura anche nel significato originario) nel tessuto sociale e nella vita di ciascuno a cui tocca di attraversarla. Amici che si sparano vicini che si ingannano dignità sospese vita e morte a braccetto odori che si vedono: questo è il capolavoro dei Taviani, vedere per credere. Oltre al fatto che, come qualsiasi altro film ambientato durante la guerra o nell'immediato dopoguerra, al limite qualunque altro di quell'epopea fantastica del nostro cinema chiamata neorealismo, ci ricorda che cosa davvero è la vita quotidiana al di fuori, nello spazio e/o nel tempo, della fragilissima torre d'avorio che ci hanno costruito sotto e che sta per crollare.
Tre generazioni fa, due per quelli della mia età, non millenni, si campava in un modo che oggi porterebbe molti di noi al suicidio. Mio nonno aveva due abiti di lana per stagione, due caldi due freddi, tutti grigi, completi di panciotto, e cambiava una camicia alla settimana, quando faceva il bagno, nella "concolina", la bagnarola di ferro che poi fu soppiantata da quella di Moplen, anche se non sono sicuro lo facesse tutte le volte. Io si, lo facevo ogni settimana, ma non più spesso (mi sarei ribellato), da piccolo assieme a mia sorella per risparmiare acqua, e la sera per non lasciarmi sporcare le lenzuola mia madre mi lavava alla meno peggio gomiti ginocchia e piedi anneriti nel gioco. Non avevo pantaloni lunghi estivi, quelli invernali erano presto arricchiti da toppe alle ginocchia, come giacche e maglioni, ma mio padre andò in calzoni corti anche d'inverno fino a 18 anni: quando cominciò a lavorare da fuochista alle ferrovie i primi lunghi glieli diedero loro. Non sto raccontando di una famiglia povera o scarsamente propensa all'igiene, anzi, nonno era diplomato e ci teneva all'aspetto, papà fece presto carriera e andava a ballare comprava i dischi e aveva la cabina al lido comunale, e nel quartiere eravamo tra i fighetti, gli altri bambini restavano sempre giù in strada a sudare e non si lavavano mai. Era semplicemente un altro mondo, di cui per immaginarsi oggi l'odore occorre andare in Egitto o in India, e allontanarsi dalle strade per turisti. Un mondo dove nessuno andava in vacanza all'estero, poche famiglie avevano due auto, i ragazzi avevano i jeans strappati per usura e non perché era figo, il mio; nessuno andava in albergo se non per necessità estreme, quasi nessuno aveva la macchina, si mangiava bene una sola volta al giorno, quello di mio padre; nessuno andava in ferie e nessuna donna lavorava fuori casa, andavano quasi tutti a piedi o in bici, si facevano tanti figli perché così tolti quelli che morivano piccoli te ne restava qualcuno, quello di mio nonno. Sto facendo una sintesi estrema: chi è giovane si faccia raccontare dai nonni, chi ha qualche anno in più dai padri. Ma la sostanza è questa: il tipo di vita che facciamo in Italia nel 2012, mediamente, è grosso modo questo dagli anni 80, assolutamente non prima. Trent'anni. Un soffio. Ed è stato possibile solo a patto di lasciare che il debito pubblico scoppiasse dal 30 al 130% del PIL (dopo, sono stati solo tentativi, di ridurlo, più o meno riusciti a seconda della serietà dei governanti e della contingenza economica) ad opera di ladri che ovviamente si tenevano il grosso del bottino distribuendo il resto. Le premesse indispensabili a questo si erano fissate nei 30 anni precedenti, un altro soffio, col piano Marshall (leggi: coi soldi americani in funzione antisovietica) e l'esportazione del modello di sviluppo keynesiano (uno dei due fattori con cui gli USA erano usciti dalla Grande Depressione: l'altro fu la guerra) con adattamento alle realtà europee.
Provo a dirla con parole diverse. L'umanità ha sempre vissuto a livello di sussistenza, a stento. Chi per nascita e/o forza poteva affrancarsi da questo è stato sempre una esigua minoranza. La rivoluzione industriale non ha cambiato ciò, ha solo introdotto tecnologie capaci di moltiplicare lo sfruttamento della terra, moltiplicando di un fattore parabolico la possibilità teorica di sostegno di esseri viventi sul pianeta: perciò per diventare da uno a sette miliardi (o quanti cavolo siamo) ci abbiamo messo un secolo o poco più mentre per diventare un miliardo ci avevamo messo millenni. Vivere ammassati nei luoghi di produzione ha creato la coscienza di classe del proletariato e quindi tutto quel movimento di idee che si è estrinsecato nel socialismo e dove poteva nel comunismo, la democrazia occidentale e i connessi welfare state e consumismo sono le tattiche concepite dal capitalismo per disinnescare queste idee: ti faccio credere di governare, ti fornisco condizioni  materiali mai viste da nessuno dei tuoi antenati, e ti tengo buono. Vinto il comunismo, finisce la ragione per cui devo tenere in piedi questa farsa, e riprendono ad operare (sulla scala mondiale resa possibile dal salto tecnologico nelle comunicazioni) quelle stesse forze naturali per cui alla fine ci deve stare un numero esiguo di dominanti e tutti gli altri alla sussistenza risicata. Non serve altro per spiegare la globalizzazione e la crisi attuale, il resto sono tutti dettagli. E se le risorse del pianeta non bastano più, molti in un modo o nell'altro dovranno soccombere. Punto.
Gli scienziati della ossimorica crescita sostenibile, che si sbattono per trovare un nuovo moltiplicatore energetico che soppianti il petrolio e renda possibile che il pianeta sostenga ancora più gente, sono pochi e malpagati, e di ciò le loro scarse possibilità di successo sono assieme causa e conseguenza. I teorici della decrescita hanno ragione, solo un volontario ripensamento dell'impronta ecologica di ciascuno di noi può rendere teoricamente possibile continuare la vita sul pianeta, salvo che sono degli illusi sia a pensare che questa presa di coscienza possa riguardare un numero significativo di persone senza un evento enormemente drammatico a convincerle (una guerra, una vera crisi) sia a ritenere che esista uno stile di vita compatibile con tutti i miliardi che siamo diverso dalla mera e risicata sopravvivenza. E quindi chi guarda le cose da un punto di vista sufficientemente alto sa già, da tempo, che un evento traumatico che riduca nettamente la popolazione mondiale può essere rimandato, anche se non annullato, solo da un appiattimento verso il basso delle condizioni di vita di tutti. Tutti: perché mai uno che nasce in Italia dovrebbe avere diritto a più cose di un suo cugino nato in Tunisia, al punto che quest'ultimo sia disposto a rischiare la vita in mezzo al mare pur di avere una minima speranza di avvicinare le proprie condizioni di vita a quelle del suo cugino fortunato? Era una stortura, e sarà annullata, già ora i nuovi arrivi di extracomunitari sono in calo e gli italiani sono in concorrenza nei locali, nelle pulizie, nella musica di strada: a quando nei semafori?
Il progetto Euro è parte di questa strategia, ogni giorno è più evidente. I governi non provano neanche più a indossare la maschera democratica, i giovani non hanno nemmeno più l'aspettativa di trovare un lavoro stabile e forse nemmeno sanno più nulla dei diritti che avevano "conquistato" i loro padri, il fiscal compact è un prelievo di ricchezza forzoso netto e prolungato. Ma se anche fosse alle porte, e non lo è, un totale ripensamento della UE in senso keynesiano, con la piena occupazione della forza lavoro al primo punto e la politica monetaria a girarci attorno, bisognerebbe avere la forza politica e militare per difendere questa costruzione da Russia Cina India Brasile e ancora Stati Uniti, e non è affatto detto.
Insomma, da che parte ancora non si sa, ma in ogni caso sta arrivando la guerra, la crisi vera, e non ci resta che rinchiudere la testa tra le braccia, chiudere gli occhietti santi, e recitare la filastrocca della bambina protagonista e voce narrante de La notte di San Lorenzo, finché non smettono di fischiarci attorno le pallottole e allora forse potremo riaprirli e scoprirci con sorpresa ancora vivi. Felici del nostro unico vestitino, dei nostri sandali rotti, della fetta di pane senza condimento distribuito come una leccornia, del gioco coi nostri coetanei inventato con niente, dell'unico uomo della nostra vita che ci aspetta se e quando saremo grandi.
Mardocchio e Mardocchiante,
San Giobbe aveva i bachi.
Medicina medicina,
un po' di cacca di gallina,
un po' di cane, un po' di gatto,
domattina è tutto fatto.
Singhiozzo singhiozzo,
albero mozzo,
vite tagliate,
vattene a casa.
Pioggia pioggia, corri corri,
fammi andare via i porri…

DA VENT'ANNI SENZA AGENDA

Uno dei segni del degrado dei tempi è che uno potrebbe prendere un pezzo di quattro anni fa, di questo blog allora neonato come di qualsiasi altro o qualsiasi sito di informazione, e ripubblicarlo oggi pari pari cambiando solo le date e i conteggi degli anni.
Il 19 luglio del 1992 una utilitaria imbottita di esplosivo ci portò via Paolo Borsellino assieme a quasi tutta la sua scorta, poco dopo qualcuno svelto di mano ci portò via la sua agenda rossa con dentro non sappiamo cosa ma se fosse stato poco importante l'avrebbe lasciata lì. Da un paio di mesi il giudice sapeva di essere nel mirino, da quando l'attentatuni si era portato via il suo amico e sodale Giovanni Falcone con la moglie e ancora quasi tutta la scorta. Era onesto ma non ingenuo Paolo, forse oggi avrebbe lasciato molte tracce elettroniche dei suoi ragionamenti ma allora non si usava, o forse nemmeno perché oggi come allora non sai mai di chi puoi fidarti, chissà. Di certo (per chi ci crede) c'è solo la giustizia divina, perché per quella terrena si può parlare al massimo, anche se e quando si arriva a sentenza penale definitiva, di verità giudiziaria e non di verità senza attributi. Ma il punto è un altro, e ce lo ricorda lo stesso Borsellino in questo passaggio famoso e troppo spesso colpevolmente dimenticato:
L'equivoco su cui spesso si gioca è questo.
Si dice: "Quel politico era vicino a un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto". E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: "Beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria, che mi consente di dire quest'uomo è mafioso".
Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, cioè le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato, ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica.
Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza, si è detto: "Ah, questo tizio non è stato mai condannato, quindi è un uomo onesto".
Ma dimmi un poco: ma tu non ne conosci gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c'è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre, soprattutto i partiti politici, a fare grossa pulizia, a non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati".
(Paolo Borsellino, dalla lezione del 26 gennaio 1989 all'Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa)
Ci si dimentica spesso, dunque, e noi italiani in questo esercizio siamo purtroppo maestri, ed è questa la madre di tutti i nostri problemi, che la responsabilità politica è faccenda molto più seria della responsabilità penale, si gioca sui convincimenti più che sulle prove, e (come in amore se il tuo comportamento mi induce a non avere fiducia in te) il sospetto è già abbastanza per prendere le distanze e rovesciare l'onere della prova sul sospettato, che può sempre riscattarsi ma se la deve sudare. Uno che è sospettato di essere anche solo in odore di rapporti con la criminalità dovrebbe essere emarginato politicamente molto ma molto prima di una sua eventuale condanna penale, e un Paese che si comporta da decenni esattamente nel modo opposto merita eccome di finire in schiavitù come sta per succedere a noi.
E' questa la ragione per cui il comportamento del presidente della Repubblica con riferimento alle intercettazioni di Mancino è semplicemente inqualificabile, vergognoso, da incriminazione per alto tradimento. Perché tu per il ruolo che occupi a quelle chiamate non devi rispondere, a chi fa da tramite lo cacci con ignominia, e comunque per dimostrare che non hai niente da nascondere sei tu che chiedi la pubblicazione integrale delle telefonate. Invece questo figuro vilmente si trincera proprio dietro il ruolo che infanga, e addirittura ricorre all'Alta Corte contro la magistratura, di cui poi sarebbe il supremo garante. E il segretario del suo partito di provenienza nonché in teoria aspirante premier, anziché finalmente scaricarlo, eccolo che gli fa da scudo. Che vomito!
Ecco quindi che ciascun cittadino che voglia dimostrarsi degno di questo appellativo, anziché meritarsi come più appropriato quello di suddito, ha il dovere prima ancora che il diritto di immaginarsi, sceneggiarsi nella testa, non solo ogni singola telefonata che questi autentici malfattori pretendono di nasconderci, in questo come in tutti gli altri episodi in cui da anni torna sempre il tema delle intercettazioni, ma anche tutto il film della cosiddetta "trattativa tra Stato e Mafia", e se nel farlo commette qualche errore pazienza, la colpa è di chi non gli ha raccontato la storia com'è andata costringendolo a lavorare di fantasia. Questo è il soggetto del mio, di film:
1943. Gli Stati Uniti hanno bisogno di una testa di ponte per sbarcare in Sicilia, arruolano Lucky Luciano e tramite lui contattano la mafia, che in cambio vuole un patto col partito politico che secondo i prossimi accordi con l'URSS avrebbe necessariamente dominato la scena politica nei decenni successivi. L'accordo tiene fino al cambio di scenario internazionale: il quadro politico si complica, e complice un'accresciuta coscienza civica popolare alcuni elementi in seno alla magistratura e alle forze dell'ordine alzano la cresta, non è sufficiente ammazzarne uno ogni tanto come si è sempre fatto, di recente con più frequenza: occorre alzare il tiro.
1992. Mentre ci si sta organizzando per una propria forza politica autonoma e autonomista, che faccia squadra con analoghe forze nascenti al Nord per finalmente smembrare questa costruzione artificiosa che è l'Italia, un picciotto bibliofilo ha un'idea: c'è un suo protetto di Milano con manie da Napoleone, che lui tiene per le palle da sempre al punto di avergli messo un boss dentro casa, che fa al caso nostro, cioè al caso di cosa nostra. E' un bel progetto, ma per avere speranze di attuarlo prima bisogna togliere di mezzo quei due cacacazzi che credono davvero in minchiate come la legalità la giustizia eccetera. Li abbiamo tollerati pure troppo.
Sarà tutta fantasia, ma come soggetto per Hollywood mi sembra molto più interessante, e in ogni caso molto ma molto più credibile della storiella che tentano di propinarci, quella secondo cui un paio di contadinotti latitanti da decenni avrebbero imbastito una trattativa con esponenti dello Stato che barattasse l'eliminazione del carcere duro con la fine degli attentati. Come direbbe Totò, ma mi faccia il piacere!
Se ci pensate bene, con questo soggetto come lente tutta la storia patria si rilegge capendola molto meglio. Da Salvatore Giuliano a Salvo Lima, da Giulio Andreotti a Forza Italia, da Enrico Mattei a Gheddafi, dal permanente sottosviluppo del meridione d'Italia a confronto con la rapidissima integrazione della Germania Est, dal fallimento di tutte le riforme elettorali e di tutte le manovre di bilancio fino ad aver dovuto consegnare mani e piedi legati il Paese ai banchieri per non essere stati capaci di tenere corruzione evasione e sprechi entro un livello endemico per ogni democrazia. Una tragedia puntellata da una serie impressionante, del tutto inedita nel cosiddetto mondo occidentale, di uccisioni, stragi, attentati quasi tutti restati senza autori e tutti senza mandanti. Una cosa così drammatica da poter essere rappresentata efficacemente solo con un testo satirico su uno ska liberatorio....

 

QUANTE VOLTE FIGLIOLO?

Protestanti e cattolici: metterli assieme
è il peccato originale dell'UE, come quello del PD
per ex-comunisti ed ex-democristiani.
Da unioni contronatura o si hanno aborti spontanei
e dolorosi o nascono creature sterili e mostruose...
Forse la sintesi migliore è quella che definisce gli italiani un popolo inguaribilmente clerico-fascista. E' (anche) di Di Cori Modigliani in questo articolo che invito i più attivi a leggere con attenzione, magari dopo una ripassatina a Max Weber, ma anche per tutti gli altri serve qualche precisazione.
Se c'è una cifra stilistica dell'italianità, infatti, questa è purtroppo da rintracciare nella cattolicissima deresponsabilizzazione. Siamo bimbi che pretendiamo di risolvere tutto con una confessione e due paternoster, per cui "futti futti chi Diu pirduna a tutti", e poi giù barare anche a solitario altro che imprenditoria responsabile, giù arraffare il massimo che la propria posizione consente, dal contributo agricolo UE per un fondo mai coltivato a cinque legislature in Parlamento col proprio partito che si pappa i rimborsi elettorali passando per la pensione di invalidità fasulla o la raccomandazione al concorso. E se ci beccano paghi papà, quel padre autoritario e benevolo la cui ricerca è l'unico obiettivo dell'esercizio democratico da parte delle italiche genti. Chi non condivide l'impostazione è talmente minoritario che alla fine gli conviene stare alla finestra e sperare che stavolta i suoi compatrioti scelgano un padre meno sciagurato, fare il tifo per Grillo piuttosto che assistere al quarto ritorno del berlusca.
Breve e sommario ripassino storico. L'ascesa mussoliniana è spinta da un buon consenso elettorale, per quanto non maggioritario e "aiutato" molto dall'insipienza del restante quadro politico e dalla vile doppiezza del capo dello Stato (non vi ricorda niente, tutto ciò?), consenso che presto sarebbe diventato quasi totale a elezioni a quel punto ovviamente superflue, e rimasto tale anche quando il Capo ti stava trascinando nella Tragedia, salvo poi un voltafaccia generale alla comparsa di un Capo migliore e vincente, che per trent'anni e passa ci avrebbe garantito "sigarette e caramelle": o pensate che il boom economico e il drammatico miglioramento delle condizioni di vita sperimentato nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale lo avremmo avuto anche senza i soldi americani? Finite le ragioni che spingevano il nuovo papà a sganciare, in altre parole scomparso il pericolo sovietico, era inevitabile arrivare nel giro di pochi anni sull'orlo della bancarotta: o vogliamo chiamare diversamente la situazione del 1991? Fu allora che poté farsi sentire anche chi tra gli italiani aveva raggiunto l'età adulta, proponendo un nuovo contratto sociale, ma anche per quei brevi periodi in cui questi soggetti sono stati seguiti, è stato in funzione della loro immagine paterna da parte di un popolo che si rifiutava di crescere; ciò vale per Di Pietro e i giudici di Mani pulite come per Ciampi e Prodi e ora Monti: anche se non vorrebbero, sempre padri sono, che ti bastonano e/o ti guidano per la mano. E in quanto tali sempre repentinamente abbandonabili in favore di una figura paterna meno bonaria e autoritaria ma più divertente e soprattutto che ti promette che non pagherai per le tue colpe (e chissenefrega, allora, se dicono che sta con la mafia...), nel Paese dei balocchi che lui ha in mente e i comunisti brutti e cattivi non gli lasciano edificare.
Il raccontino è finito, i dettagli ce li metta ciascuno di voi con la propria memoria: fanno tre volte, con la prossima forse quattro, che gli italiani si rivolgono a un piazzista da quattro soldi pur di non diventare adulti, e il guaio è che man mano la situazione, grazie proprio a quel piazzista e alla compagnia di incapaci furfanti mafiosi e puttane di cui si circonda, è arrivata al punto che neanche diventare vecchi basta più, bisogna direttamente morire, e quindi stavolta saremmo anche giustificati a preferire un buffone alla morte, ecco perché forse davvero non ci resta che puntare su un altro buffone. Di sicuro non si capisce perché, a questo punto, i tedeschi dovrebbero aiutarci, o chiunque al mondo comprare i nostri titoli di Stato: mettetevi nei loro panni, fingete di essere un agenzia di rating, e vedrete che non si può non giudicarci male (ma perché, voi li comprereste dei titoli emessi dalla Regione Sicilia?).
Insomma, non c'è soluzione:
  • l'Europa politica non si farà e se si farà noi saremo il Sud, maltrattati come e peggio di come è stato il nostro meridione per l'Italia unita, con solo differenze di modalità nella depredazione del tesoro: allora manu militari trasportato dalla ricca Napoli all'indebitata Torino, oggi prelevato a rate nello stillicidio delle privatizzazioni degli ultimi decenni di cui quelle annunciate da Grilli non sono che il raschiamento della pentola, l'Eni l'ultimo pezzetto di ciccia;
  • dall'Euro non si esce se non si è disposti a fallire, attraversare decenni di povertà, e difendere il protezionismo con le armi;
  • questo Euro è solo una parte di un disegno politico-economico internazionale chiamato globalizzazione, che solo i più avveduti identificarono già alla nascita secondo le teorie degli economisti classici come una gigantesca unificazione dei mercati di merci capitale e lavoro, mentre la quasi totalità di osservatori miopi e ignoranti pensava davvero si potessero unificare i primi due proteggendo il terzo; in altri termini, l'obiettivo è una classe lavoratrice mondiale sotto il livello di sussistenza, una classe media piccolissima quanto necessariamente servile, e un numero ristrettissimo di ricconi al mondo che puntano così a salvarsi il culo all'arrivo (il se è certo, solo il quando ancora no) della catastrofe ambientale/energetica prossima ventura.
La decrescita, il cambiamento globale e governato del modello di sviluppo, sarebbe la soluzione adulta, l'unica con qualche speranza di salvare l'umanità. Ma richiederebbe capacità di autocontrollo che gli umani/bambini sono lontanissimi dall'avere, specie gli italiani appunto, e quindi richiede capacità di controllo che solo un governo mondiale ferocemente dittatoriale potrebbe permettersi. Qualcuno che ti tagli le mani se accendi una lampadina in una stanza vuota, che uccida i secondogeniti e freni le primogeniture (o in alternativa propugni figliolanze numerose per lasciare alla selezione la sopravvivenza di pochi, come in occidente era fino a cent'anni fa e altrove è ancora oggi, e/o favorisca guerre e epidemie a fare il lavoro grosso), che dimezzi la disoccupazione togliendo alle donne il diritto/dovere di lavorare e azzeri il welfare propugnando un modello di famiglia che ne svolga le funzioni. Un islam cinesizzato, avete capito bene. E se vi sapete guardare bene attorno, è esattamente ciò che è alle porte. E il vero obiettivo dell'azione politica del governo Monti è preparare il terreno a questo scenario, il resto sono chiacchiere. Se volessero davvero risanare i conti basterebbe annullare l'acquisto dei caccia (23 miliardi), cancellare la TAV (altri 22), liquidare la Stretto di Messina e tutti gli altri enti mangiasoldi e opere inutili (altro bel pacco imprecisato), prelevare a tradimento un 20% secco dagli stessi conti che hanno versato il 5 per lo scudo fiscale, fare una patrimoniale come si deve non il latrocinio a danno dei poveracci che è l'IMU, da cui non a caso sono esenti la chiesa e i palazzinari. No, vogliono solo impoverirci. Tutti. Berlusconi compreso, solo che lui è furbo ed è 20 anni che manda avanti gli altri quando c'è da metterci le mani in tasca mentre lui recita la parte del "buono": la dissennata politica dei suoi governi è la premessa dialettica delle mazzate dei governi altrui. E gli italiani ci cascano sempre, forse anche la prossima volta.
Ci rivediamo qui, ammesso che si possa ancora fare, a commentare questa ennesima profezia azzeccata del vostro devoto blogger. Purtroppo.

VISSI D'ARTE

Uno zibaldoncino di metà luglio me lo fate fare? (questa frase ve la immaginate detta da Guccini come nella intro de La fiera di San Lazzaro, per cortesia, e così abbiamo la musica...)
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Oggi a Roma si inaugura la seconda edizione della mostra fotografica Donne viste da donne, organizzata dall'associazione Femminile Plurale. E' a Trastevere, uno di quei posti dove una passeggiata merita comunque, presso Gocce d'inchiostro, una di quelle librerie che meritano una visita a prescindere, e chi la organizza merita il nostro e il vostro sostegno, come dimostra e perché ve lo leggete nell'intervista dell'anno scorso a una delle esponenti. E così abbiamo la fotografia.
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A giugno scorso è uscito il nuovo libro di Grazia Zucconelli. Si tratta di una raccolta di poesie edita in selfpublishing, un'altra di quelle cose per cui essere grati a Internet (tende a rimpiazzare gli "editori a pagamento", troppo spesso tipografi mascherati): di che parla ve lo leggete nella scheda, per un motivo in più per comprarlo vi rileggete l'intervista dell'anno scorso all'autrice in occasione di altre uscite, lo scopo benefico essendo lo stesso, cioè il sostegno alla missione sanitaria africana di Chiara Castellani. E così abbiamo la letteratura.
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D'estate a Roma ci sono talmente tante arene che è facile recuperare eventuali film persi durante la programmazione della stagione precedente. A volte capisci che c'era un buon motivo per cui quel film te lo eri perso, ma altre volte invece recuperi un capolavoro. E' questo il caso di Scialla!, il film con cui ha esordito alla regia (premiato a Venezia 2011) uno che capisce di sceneggiatura, un prodotto di quella scuola cinematografica italiana che rischia di essere un'altra delle cose rovinate dai tagli a pene di segugio dei cosiddetti tecnici. Cercate di vederlo, vi divertirà tantissimo senza farvi staccare la spina al cervello, nella tradizione della migliore commedia italiana. E così abbiamo il cinema.
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Poi che non si dica che questo non è un blog culturale: cinema, letteratura, fotografia e musica in un post solo, con la musica che torna pure in chiusura con l'aggiunta di un blog interessantissimo in colonna laterale, lo Spaccadischi. Perché non è che uno se lo inventa, di restare aggiornato di questi tempi: occorrono le antenne buone....

PER ME, NUMERO UNO!

Chi si ricorda quel bellissimo spot anni 80 con cui il grande Dan Peterson monetizzava la notorietà raggiunta come coach della Milano (da bere, appunto) di basket e telecronista della prima Nba che innamorò tutta una generazione? Era una marca di tè, e lo slogan era proprio uno dei tormentoni preferiti da Dan nei suoi commenti alle azioni di Magic Johnson piuttosto che di Larry Bird o Kareeeem Abdul Jabaaaar e il suo Gaancio cielooooo!
Seguo il tennis da ragazzino, me ne fece innamorare la classe immensa di un non-atleta come Panatta, ma ammiravo moltissimo anche il suo opposto, il finto gelido Borg, regolarista che vinse 5 wimbledon a fila dimenticandosi di esserlo. Si ritirò giovanissimo, l'orso svedese, e quando una decina d'anni dopo una serie di scelte sbagliate ivi compreso un matrimonio con una nota cantante calabrese lo spinsero a tornare sui campi a raccattare qualche spicciolo, lui che era stato forse il primo ad arricchirsi davvero con la racchetta, volle tentare di farlo impugnando la vecchia Donnay a impugnatura lunga, inventata a suo tempo per lui e il suo rovescio bimane. Solo che nel frattempo le racchette avevano subito una evoluzione così radicale che anche lui fosse stato quello dei bei tempi, fisico e testa e voglia e tutto quanto, sarebbe stato come affrontare con un fucile ad avancarica un alieno armato di disintegratore.
Già, le racchette. L'evoluzione dei materiali nel tennis è stata governata male, come se in Formula 1 avessero consentito i motori a reazione, o nel basket le scarpe a molla. Il risultato è stato una "selezione inversa" del tipo di giocatore, in qualche modo analoga a quella avvenuta per altre ragioni (il mancato o sbagliato aggiornamento regolamentare) nel calcio, a favore del "tutto fisico" e a scapito del "tutto tecnico". In un quadro del genere, poteva emergere solo un talento straordinario, uno baciato nella culla dal Dio del Tennis, che per una sorta di dialettica hegeliana riproponesse Laver o Rosewall, McEnroe o Panatta, Edberg o Becker, per finire al suo stesso idolo Pete Sampras, al gradino superiore di velocità di palla e di forza e resistenza fisica degli avversari. In cima a questa scalinata c'è appunto Roger Federer, l'unico top-player dell'ultimo decennio che lo sarebbe anche se, come forse sarebbe opportuno, i giocatori ATP fossero costretti a giocare con racchette di legno. Certo, campioni di tenacia come Nadal o Djokovic troverebbero il modo di essere della partita, ma basta: energumeni come Del Potro (e sto parlando del più forte del genere), che si è interposto tra Federer e il mito togliendogli a mazzate il Grande Slam, dovrebbero cambiare sport, punto.
Dopo anni di dominio assoluto, con l'avanzare dell'età e l'emergere dei mostri di cui sopra, gente capace chissà come di tirare più forte alla quinta ora di partita che non alla prima, il Nostro ha dovuto lasciare la corona la prima volta quattro anni fa, e due anni fa definitivamente, almeno secondo i suoi tanti detrattori: si, ne ha, ce n'è tanta di gente invidiosa che preferisce criticare modelli in cui non può identificarsi... Quando a fine 2011 Roger si è riaffacciato dalle sue parti vincendo un po' di tornei e poi il Master questi si sono affrettati a spiegare la faccenda col fatto che si trattava di competizioni dove si giocava due set su tre, adatti all'anzianotto talentuoso, e portavano a prova la disfatta in coppa Davis dove si gioca tre su cinque come negli Slam. Ebbene, eccoli serviti: con un'impresa paragonabile solo a quelle analoghe di Michael Jordan o Mohammed Alì, lo svizzero domenica scorsa si è preso il torneo di Wimbledon per la settima volta (record uguagliato), diciassettesimo Slam (record assoluto), e ripreso il numero uno (record assoluto di permanenza al vertice). Il tutto a quasi trentun'anni, età alla quale nessuno dei suoi avversari arriverà giocando, perlomeno a questi livelli. E con il solito fairplay, come si può ben giudicare da questa intervista.
Non dobbiamo stupirci, quindi, se c'è persino un vasto movimento culturale che seriamente utilizza questo immenso campione per fare filosofia: stiamo parlando oramai senza più alcun dubbio del più grande giocatore di tennis di tutti i tempi. Zitti e mosca: è così.


 
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Tra tre giorni il blog compie quattro anni, entra cioè nel suo quinto anno di vita. Come regalo, ogni anno, gli faccio fare un giro dall'estetista. Spero che ai miei (pochi) lettori piaccia questo nuovo restyling...

"B1" - "AFFONDATA!"

No, non è un dialogo tra due che giocano a battaglia navale, purtroppo. E' la sintesi di una storia di ordinaria amministrazione, purtroppo, nel mondo delle cosiddette grandi opere e dei servizi pubblici. L'apertura della nuova tratta della linea B della metropolitana a Roma avvenne più o meno nello stesso periodo in cui i biglietti dell'ATAC subivano l'inopinato aumento del 50%, forse nel tentativo di compensarne l'effetto annuncio. Ma chiunque sapesse come vanno le cose in Italia in genere, a Roma in specie, e con questa sciagurata amministrazione in particolare, non ebbe nessuna difficoltà a prevedere che avrebbe assistito all'ennesimo disastro. A prescindere da ogni valutazione di dettaglio, già la percezione della distanza tra costi effettivi e previsti, e tra costi e benefici, di un'opera peraltro per natura di "facile" esecuzione (tre fermate, ma ovviamente fu scelto di fare i buchi in una zona dove il tutto si poteva in gran parte ottenere sfruttando spazi esistenti spendendo un decimo), era tale da amplificare l'irritazione per i disagi dovuti al consueto prolungarsi dei lavori oltre i tempi previsti. La circostanza della sospetta accelerazione finale, quindi, dava buon gioco all'osservatore scafato: avremmo avuto un complessivo netto peggioramento del servizio, sia nelle zone servite dalla nuova linea, sia su tutta la vecchia linea B.
Detto fatto: l'elenco delle lamentele è impressionante (qui la query di google), e anche chi come il sottoscritto necessita per sua fortuna di utilizzare il servizio solo un paio di volte la settimana ha già avuto due volte nel giro di due settimane la ventura di perdere un treno per essere arrivato alla stazione Tiburtina (lo scalo nel frattempo diventato quello strategico a Roma, della serie "un po' di storia"...) in ritardo avendo atteso 15/20 minuti l'arrivo della metro con capolinea Rebibbia. D'altronde, cosa vuoi aspettarti se apri una biforcazione di un tracciato senza avere le risorse (di macchine e di gente, in altri termini di soldi) per sommare i treni che vanno sulla nuova linea a quelli che andavano sulla vecchia? se vuoi che entrambi i tratti "separati" abbiano la frequenza che prima c'era su tutta la linea, sul tratto unico si avrà una frequenza doppia, viceversa se la frequenza sul tratto unico è uguale sarà la metà sulle derivazioni, e questo se tutto va bene. Si è stati facili profeti. Sulla linea B abbiamo treni semideserti nonostante sia stato supertempestivamente cambiato il piano dei trasporti di superficie per spostare il traffico sotto, alternati a treni ultrapieni. Il tutto, sommato ai drammatici rincari di biglietti e abbonamenti, con il risultato di disincentivare pesantemente l'uso del mezzo pubblico: se la situazione non viene immediatamente raddrizzata, a settembre sarà il caos.
Stavolta l'ineffabile Sindaco non potrà prendersela con le straordinarie circostanze climatiche, vediamo che s'inventa per questa ennesima defaillance organizzativa, magari utilizzando a scopo propagandistico la newsletter che, se anche utilizzate uno solo dei servizi on-line del Comune, vi arriva regolarmente da quel momento in poi sulla casella di posta elettronica che avete fornito per avervi accesso.
Famose du' risate, vah, che è mejo!

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...