DECADANCE

Il saldo primario (al netto degli interessi passivi sul debito) in Italia è positivo
dal 1991
(fatta eccezione per i momenti "top" dei governi Berlusconi, in cui comunque
ha sempre registrato cali. Siamo il Paese europeo più "virtuoso", altro che chiacchiere!
Detesto essere autorefenziale ma quando ce vò ce vò: era il 20 luglio, le intese erano larghissime la decadenza del pregiudicato ancora oltre l'orizzonte, e in questo post scrivevo:
...il mandato a Letta dei suoi padroni europei è di mettere le cose in maniera che a quello che resta dell'opinione pubblica sembri inevitabile, più prima che poi, che le ultime ricchezze in mano pubblica italiana passino ai privati. Quello che non vi diranno mai, ma lo sanno benissimo e quando ve ne accorgerete sarà tardi, è che vendute Eni, Enel, CDP (se non la vendono la rovinano - nota odierna) e Finmeccanica, il debito pubblico continuerà a crescere lo stesso...
Come si vede, si tratta di una serie di previsioni purtroppo già dettagliatamente avveratesi, più un'ultima asserzione sul debito ancora da verificare ma su cui però potete giocarvi i cabbasisi...
La ragione in breve è che quello che sentite nominare di continuo, perché poi è quello che interessa alle famigerate agenzie di rating, non è il debito pubblico in quanto ammontare in assoluto ma in rapporto al Prodotto Interno Lordo, e quindi qualunque misura abbia come effetto di fare diminuire quest'ultimo (aumentando le tasse o diminuendo la spesa pubblica, cioè tutte le misure adottate in questi anni, dette appunto "recessive") fa aritmeticamente aumentare il primo. Ma se non volete accontentarvi di spiegazioni abbozzate e didascaliche, vi consiglio vivamente di studiarvi attentamente questo post che ho scovato sul blog OneEuro: ci sono una marea di dati in grafici e tabelle, a dimostrare che ci stanno mentendo da anni: l'epoca in cui vivevamo "al di sopra dei nostri mezzi" è passata da un pezzo, da anni siamo in testa alla classifica (se non ci fosse stato il Caimano, con enorme distacco) dei Paesi europei più virtuosi, e un governo che si rispetti e non ci tradisca dovrebbe agire in direzione diametralmente opposta all'attuale innanzitutto nei rapporti con l'Europa.
Fate molta attenzione, amici di sinistra: la faccenda sta passando oramai nel famigerato "senso comune", con tutto quello che comporta nel bene o nel male. Questo significa che, delle due l'una: o l'Europa nei prossimi mesi cambia radicalmente politica monetaria e si mette a perseguire al piena occupazione, o le prossime elezioni saranno vinte da qualcuno che cavalca il sentimento antieuropeo. E il più attrezzato è ancora Lui, il Decaduto. Che può addirittura candidarsi alle europee, pare, o comunque tenere le fila del suo movimento da extraparlamentare, come Grillo e Renzi peraltro (ipse dixit: era impossibile non vederlo ieri, il suo discorso eversivo è stato trasmesso praticamente a reti unificate e ridondato fino a notte). E vincere. L'unica nostra speranza, l'unica, è puntare sull'unica politica che Berlusconi non calza e non può né vuole fingere di calzare: l'onestà, la lotta alla corruzione, l'appoggio incondizionato all'azione della magistratura, l'abolizione de iure della figura del politico di carriera tramite la limitazione temporale della candidabilità e il monitoraggio permanente dei patrimoni di chiunque "scenda in campo". Tutte cose che il PD non può e non vuole fare, perché nel settore si distingue da Forza Italia solo per ipocrisia, tanti e tali gli impicci in cui sono coinvolti gli eredi dei compagni.
Ipocrisia. Dicono solo bugie, una dietro l'altra. Con la scusa di combattere il Maligno, recitato magistralmente dal'uomo di Arcore, hanno eseguito in questi due decenni il mandato di impoverirci, depredare un patrimonio pubblico costruito coi sacrifici di generazioni, distruggere il tessuto industriale, cinesizzarci. Il PD è il Nemico, e Renzi proprio perché può portarlo alla vittoria il Nemico numero 1; bisogna invece riempire il Parlamento di gente come Paola Taverna, come forse qualcuno a sinistra comincia a rendersi conto.

 

EVENTI NORMALMENTE ECCEZIONALI

Non è che l'anno scorso non ci fossero stati elementi in cronaca per tornare sul tema, è che dopo che uno scrive le stesse cose ogni autunno (ecco le prove: 20092010 e 2011) un po' si stufa, alla fin fine questo è solo un blog i conti li tiene la stampa "vera".
L'evento sardo però racchiude in se meglio che altri tutti gli elementi necessari a dargli una funzione paradigmatica, buona per tutti i casi a venire che uno spera non ci siano ma sa già che ci saranno.
Il territorio italiano, infatti, è ormai diffusamente incapace di reggere quelli che la stampa ama descrivere come eventi ogni volta "del secolo" ma che invece probabilmente ci sono sempre stati, e anche quando ci fosse (e c'è) un aumento di frequenza e ampiezza degli stessi per via di fattori climatici globali l'incuria sarebbe ancora più colpevole.
A fattori generici come l'incuria e l'eccessiva e selvaggia urbanizzazione, si aggiungono spesso fattori specifici come appunto nel caso di Olbia e dell'oristanese: anni e anni di consapevole (ma incosciente) occupazione di alvei ed edificazione in barba ai (e talvolta in protesta esplicita contro i) vincoli paesaggistici e orografici suggeriti dalla legge e prima ancora dalla scienza e dal buonsenso. E questo è solo l'inizio dell'elenco delle cause riconducibili a una generica mancanza di prevenzione e di politica del territorio.
Più a valle (espressione qui sinistramente metaforica) di queste colpe decennali, ci sono tutte le cause per cui il pensiero unico economico imperante ritiene che non ci siano le risorse economiche per intervenire ex post a sanare i misfatti del "palazzinarismo" dell'Italia dei condoni e della malintesa libertà. I soldi si trovano per salvare le banche, riforaggiare Alitalia , realizzare la TAV o nuove inutili autostrade, comprare aerei militari, mantenere (peraltro in violazione della Costituzione) contingenti in guerra, alimentare una delle classi politiche più voraci vaste permanenti e articolate del pianeta con relativo immenso sottobosco, ma quando si tratta di istituire il reddito di cittadinanza o di varare un piano capillare di lavori per la rimessa in sesto del territorio i soldi non ci sono (e quei pochi che ci sono, vengono dirottati a esigenze ritenute più urgenti).
A chi è di sinistra dall'età della ragione, credete faccia piacere che questi argomenti siano stati totalmente abbandonati dal partito erede del più grande partito comunista occidentale, che ha venduto la nostra sovranità nazionale tramite il progetto Euro e una montagna di privatizzazioni (di cui si appresta a "fare la scarpetta"), e rimangano solo i grillini ad enumerarli (non solo, quando lo fanno c'è sempre un piddino che s'indigna contro sti populisti)?
L'Italia ha un patrimonio culturale e ambientale in grado teoricamente di sostentare l'intera popolazione, dalla manovalanza al sovrintendente restauratore passando per l'operatore turistico, e - per via del moltiplicatore keynesiano - a saldo zero per le classe pubbliche. Ma ci vogliono assieme una guida keynesiana dell'economia e una draconiana della giustizia per potere avviare un progetto del genere, che presuppone una rimodulazione dell'Unione monetaria o l'uscita dalla stessa. Se pensate che c'è chi riuscirebbe anche lasciando intatte le forche caudine del rigore a varare una "controfinanziaria" equa e redistributiva, immaginate cosa si potrebbe fare senza questi lacci. Invece a sinistra ci si ritrova a rimpiangere l'occasione perduta di Renzi per far cadere il governo e accelerare il suo trionfo, come se questo non fosse la definitiva sconfitta dell'idea stessa di sinistra in Italia, che meriterebbe l'epitaffio "morì democristiana".

N-EURO

In questo schema, che profeticamente parlava di Forza Italia e non di PdL,
l'NCD di Alfano e soci, sia ideologico che reale, sta in alto a sinistra
Quando ho concepito questo schema logico, ho avvisato che lo avrei richiamato ogniqualvolta fosse stato utile a non rispiegare il perché e il percome il voto a 5 stelle è una scelta obbligata per chi abbia ancora a cuore le sorti dell'Italia e non sia vittima della propria stessa ideologia di appartenenza. Lo so perché io stesso a lungo ho creduto alle bugie degli eredi del PCI, oggi talmente evidenti nel loro dolo che buon per loro che non esistono i fantasmi e non possa tornare quello di Berlinguer. Nel disegnare i quadratini, però, sono stato a lungo indeciso se inserirvi la voce Forza Italia, di cui allora appena si cominciava a riparlare, o la voce PdL, allora compatto sotto il ducetto e peraltro più breve e meglio adatta alla grafica elementare della mia figura.
Oggi aver optato per Forza Italia mi gratifica anche di una dose di preveggenza, perché alla fine la scissioncina a destra c'è stata, e proprio alla luce del mio schema è più comprensibile: in teoria, si tratta di gente che sposa la linea europeista del governo Letta, quindi nella tabella a doppia entrata sta col PD reale, e a differenza del PD coerentemente al proprio doppio ideologico. E siccome la campagna elettorale è bella che iniziata, e la crisi perdurante colloca le messi nel fronte antieuropeo, ha ragione Leonardo a valutare l'operazione come l'ennesima genialata del Maestro di Arcore: creo una bad company per far durare il governo, ma io opponendomi mieto consensi mentre loro alle prossime elezioni spariranno (sapendolo già da ora). Insomma, un gioco delle parti in cui gli attori sono tutti consapevoli, mentre quelli che esultano per le defezioni alla pattuglia berlusconiana mi spiace ma sono solo dei boccaloni.
Il punto è questo: ormai le colpevoli distorsioni già nelle fondamenta della costruzione Euro sono evidenti alla maggioranza delle persone pensanti, da una miriade di economisti (tra i quali viene data visibilità nel mainstream solo a pochissimi, e in condizioni di renderli bersagli facili) alla gente comune che senti al mercato o negli spogliatoi del tennis. Per cui, salvo un cambiamento radicale delle politiche dell'Unione, impossibile perché sgradito ai veri registi delle stesse, che stanno dietro agli stessi esponenti della Commissione e della BCE peraltro neanche loro eletti democraticamente, alle prossime elezioni europee, e alle prime politiche degli stati in crisi, vinceranno forze politiche che si pongono in maniera estremamente critica rispetto a quelle politiche e alla scelta stessa dell'Euro. Ora, come lo stesso Grillo da tempo denuncia inascoltato, è molto diverso se queste forze antiEuro sono ispirate a ideologie nazionaliste e mirano a demolire con la moneta anche quel complesso di valori e istituzioni che ha consentito l'inedita pace decennale che il Vecchio Continente sta sperimentando, o a blocchi di interessi fondati sull'illegalità diffusa e la spesa clientelare, piuttosto che a movimenti che coniugano il tema della sovranità monetaria con quello della moralità tramite un programma per vastissima parte definibile di stampo decisamente progressista. Ecco, avversare Grillo in Italia oggi equivale a spianare la strada alla destra berlusconiana, sempre che anche da noi non ne emerga una peggiore (o una peggiore ancora). La sinistra, essendosi legata a filo doppio all'Euro, è destinata a perire definitivamente con esso (leggi anche qui Amoroso), e casomai a risorgere dopo, certo con altri soggetti. Proprio riferendosi a Vendola, oltre che a Cancellieri, ben dice Gramellini su La Stampa, non so se consapevolmente o meno ricalcando uno dei punti più importanti del programma grillino, devono essere scritte nuove regole una delle quali sia che non si può fare politica per più di dieci anni: meglio l'ignoto che "la solita pappa".
...
Ed ora una serie di approfondimenti che possono consentire a chi nutre ormai un sentimento antiEuro viscerale, perché percepisce nelle carni l'ingiustizia delle politiche ad esso connesse, di dotarsi di strumenti culturali per strutturare il suo sentimento e magari propagandarlo, e a chi ancora crede al sogno Euro di eventualmente aprire gli occhi e svegliarsi prima che anche per lui si concretizzi in incubo:

  • Voci dall'estero, ovvero le banche italiane in Italia non la dicono, ma la sanno, la verità: che l'area-Euro non ha nessuna delle quattro caratteristiche di un'area monetaria ottimale, quindi è destinata al collasso, qui lo dice un rapporto Mediobanca pubblicato dal Telegraph;
  • perfino Bolkenstein, ovvero uno dei padri di questa UE, ammette che sarebbe il caso di creare un Euro 2 - il fatto è che quando si impone un'area monetaria non ottimale, i Paesi che avrebbero bisogno per funzionare di una moneta più debole vengono in breve tempo depredati del tessuto produttivo e i loro lavoratori costretti a emigrare, mentre quelli per cui è la moneta unica ad essere relativamente debole prosperano alle loro spalle (e certo che poi premiano i loro governanti) e possono scialare (come ammette qui persino Repubblica): vi ricorda o no quella che poi hanno chiamato "questione meridionale" , con la stessa dote di razzismo oggi presente in chi accusa i meridionali d'Europa delle stesse colpe?
  • se essere gli unici a dire le cose come stanno, col Fiscal compact e le politiche monetarie europee, significa essere populisti, allora meglio populisti nella forma che contro il popolo nella sostanza come chi ci ha cacciati consapevolmente in questa trappola, anche perché i populisti di cui sopra sono gli unici che ancora difendono la Costituzione italiana dagli squali che la stanno smembrando in punta di diritto e di fatto;
  • Barnard, il paladino della nuova politica monetaria keynesiana, mostra senza volerlo, con proposte roosveltiane come questo circolo virtuoso, sia la faccia sia il retro della medaglia: è un circolo che funziona solo se contemporaneamente alla sua attivazione vengono disattivati quei meccanismi, in Italia perversamente avvinghiati al sistema economicosociale come un vero e proprio cancro, che fanno si che almeno la metà del denaro creato esca prima o poi dal giro per alimentare altri circuiti;
  • con buona pace di Bagnai, la stessa cosa è vera delle politiche svalutazioniste: funzionano solo in caso di controllo rigido della moralità, altrimenti come abbiamo ben visto in Italia nei decenni scorsi generano solo inflazione;
  • d'altronde, è vero che volendo i soldi per riattivare l'economia ci sono: basta darli ai cittadini anziché alle banche, anche risparmiando qualcosina rispetto allo scialo che sta compiendo Draghi, peraltro tenendo i tassi ben al di sotto della "trappola della liquidità", cioè di quella soglia sotto la quale ogni manovra sui tassi non ha più effetto sull'economia reale;
  • Megachip, ovvero l'inganno dell'Euro serviva, una volta "finita la festa" del secondo dopoguerra, per guidare una scientifica depauperazione delle masse e il mantenimento dei privilegi dei pochi;
  • Brancaccio, ovvero l'argomento principale che ha convinto gente come me ai tempi del passaggio all'Euro: la convinzione che senza un vincolo esterno, come Maastricht innanzitutto indubbiamente era, non si sarebbe fatti quel salto in avanti nella moralità pubblica che solo poteva salvarci, dopo che gli italiani avevano tradito i giudici di Mani pulite per il compare di suo compare - dovevano passare anni, per capire che era una scusa per attuare un piano eversivo di furto di sovranità.

IL TUNNEL IN FONDO AL TUNNEL

"Vedi se vedi la fine, la vedi?" - Bugs Bunny
No, non è un errore di stampa. Lettino può fregare i gonzi, sempre meno speriamo, che si bevono le fole sulla ripresa prossima ventura che racconta al monoblocco informativo che è ormai l'ex duopolio rainvest: se prova a farsi bello con quelli che contano (e sanno contare) quelli subito lo bacchettano sulle dita. Dunque, signori e signori, l'Italia non ce l'ha fatta ("da sola", poi! da sòla, forse...) e non ce la può umanamente fare. E questo governo è lì apposta a dire bugie, perché se sapessero la verità gli italiani forse farebbero qualcosa di peggio che votare 5 stelle, ammesso che ne siano ancora capaci.
In mezzo a una serie interminabile di menzogne, di cui qui Grillo elenca solo quelle relative all'appunto finto tentativo di accordo di governo targato Bersani ormai smascherato con tanto di confessioni (eppure ancora alcuni amici, mica solo Michele Serra poraccio, credendo a questa narrazione fasulla danno a Grillo la colpa del governissimo), la più grave è quella che occulta il fatto storico che i due pilastri di questo governo, quando erano ancora in teoria nemici giurati, hanno approvato in un attimo una riforma della Costituzione che vi ha inserito l'obbligo del pareggio di bilancio, la qual cosa unita alla ratifica altrettanto rapida e mai pubblicamente discussa degli accordi europei che ci costringono a rientrare entro vent'anni sotto un rapporto debito/PIL del 60%, significa che ogni anno da qui a quando un cinquenne di adesso si laurea il bilancio dello Stato italiano al netto degli interessi deve essere in attivo di tutta la quota enorme che il peso degli interessi ci pone: spannometricamente qualche decina di miliardi di euro l'anno. Un giogo tale da schiantare definitivamente il nostro già moribondo tessuto produttivo in pochi anni, nei quali peraltro data la natura frazionistica del numero il rapporto di cui sopra non accennerà nemmeno, a calare.
Che la coperta sia corta, praticamente uno spolverino, viene reso evidente ogni giorno: se ti tolgo l'IMU devo mettere altre tasse dai nomi fantasiosi che alla fine incassino uguale se non di più, se aumento l'IVA i consumi già depressi diminuiscono quel tanto da azzerare se non peggio l'aumento di gettito atteso. Eccetera eccetera. E, ripeto, non è che l'inizio. Anche perché in tutto questo cercare di raschiare il fondo del barile della gente comune non solo non mettono in discussione boiate costosissime e inutili come la TAV in Val di Susa o costosissime e dannose come gli F35 e le missioni cosiddette di pace, ma trovano pure il modo di ricicciare l'autostrada Orte/Venezia: fedeli al principio "grandi opere grandi tangenti", molleranno l'osso solo il giorno del giudizio. A sera inoltrata...
Che l'uscita dalla, o la rimessa in discussione così com'è della, area Euro sia l'unico piccolo spiraglio di speranza è ormai pacifico a chiunque non abbia le fette di prosciutto sugli occhi. Ma di questo ne riparliamo, oggi qui nel tunnel si vede nero, perché uscendo da quello non è che si va all'aria aperta, no: si entra in un altro tunnel. Più grande e difficile da demolire.
A mo' di esempio prendo due proposte di questi giorni, una governativa e una dell'opposizione, la prima con le solite coperture di fantasia la seconda con finalmente la messa in discussione delle spesone tangentare di cui sopra, ma con una caratteristica comune: non tengono conto dell'italiano medio. Parlo della proposta di portare la no tax area a 12mila euro e di quella di istituire il reddito minimo di cittadinanza a 600 euro. Belle cose, la prima più facile la seconda rivoluzionaria e enormemente più utile, in teoria. Peccato che ogni anno di questi tempi escano fuori le statistiche sui redditi dichiarati medi per categoria, da cui salta fuori che il nuovo gradone di esenzione praticamente lascerebbe fuori quasi tutti i non dipendenti dal pagamento di imposte sul reddito. Che poi sarebbe pure una cosa intelligente, abbandonare la pretesa di poter tassare i redditi a chi non puoi intercettarli alla fonte, se però si applicasse a questi soggetti una specie di "tariffa per attività", forfettaria ma ponderata con le associazioni di categoria come una sorta di studio di settore strong, della serie: vuoi fare il gioielliere in tale zona? dammi questa cifra e accomodati - cosa che taglierebbe la testa al toro di contabilità e fatture. Stiamo parlando di gente che già oggi accompagna i figli in SUV al nido gratuito scippato al ben più povero figlio dell'impiegato postale. Ecco, immaginate ora il macchinone di prima parcheggiato magari dietro l'angolo per andare a riscuotere pure i 600 euro, e magari vi viene voglia di emulare l'autore di questo articolo su Mentecritica...
Insomma non se ne esce, non così: nessuna misura di politica economica o fiscale o monetaria può funzionare senza un cambiamento profondo di natura culturale, e questo non può instaurarsi se non dopo almeno un paio di decenni di applicazione rigida di norme intelligentemente pensate alla bisogna. Se pensate sia impossibile, voltatevi indietro e vedrete come il processo inverso è stato possibilissimo: in trent'anni siamo passati dall'essere così maturi politicamente da discutere un Berlinguer ad essere così imbecilli da sperare in un Renzi dopo aver creduto in un piazzista da piano bar (coi mezzi, televisivi e politici, per attuare il processo che i suoi mentori avevano pianificato) e qualcuno addirittura crederci ancora.

IL ROSPO E LO SMARTPHONE

No, questi sono vecchi: qui parlo dei fratelli minori...
Presto tornerò ad ammorbarvi con la politica monetaria, ma quello che mi ronza in testa sti giorni la fa passare in secondo piano, come fosse una sovrastruttura marxiana. E' che mi è capitato di osservare un gruppo di dodicenni ciascuno prigioniero a modo suo del suo smartphone, e sulle prime ho represso i pensieri conseguenti un po' per paura di sorprendermi afflitto dalla sindrome "co-sti-giovanidoggi-dove-andremoafinire-signoramia" un po' mormorando l'antico scongiuro reggino "non gabbu e non maravigghia", una sorta di augurio di non finire domani vittima dei guai vizi o problemi che affliggono gli altri oggi. Però, si sa, ingoiarsi le cose ha sempre l'effetto di rimuginarle, talvolta quello di ridigerirle, di rado - stavolta, forse - quello che ne venga fuori qualcosa di utile.
Quando ero ragazzo io la regola era avere due tre regali l'anno, non costosi, un paio di jeans "4 stagioni" da indossare fino a consunzione e comunque pochi cambi di vestiario e un paio di scarpe per stagione, qualche moneta in tasca solo in caso di regalia parentale (la "paghetta" verrà istituzionalizzata il decennio appresso), eppure i nostri genitori e nonni ci guardavano più con schifo che con invidia, pensando a quanto avevamo più di loro alla loro età e nemmeno sapevamo apprezzarlo. E' dunque una sindrome senile, ineluttabile come la presbiopia, e quindi niente impedirà ai ragazzi di oggi di diventare ottime persone nella stessa percentuale nostra e dei nostri avi, né poi di avere lo stesso atteggiamento quando toccherà a loro essere anziani? O c'è un qualcosa di oggettivo a fare da discrimine?
Proviamo. Uno smartphone costa in media 500 euro o giù di li, ma cosa c'è dentro? Delle materie prime, preziosi sono solo i metalli rari che servono per gli schermi, ma dagli schiavi che servono ad estrarre questi e fabbricare quelli, su fino agli ingegneri passando per creativi e marketing, ci sono dentro parecchie ore/lavoro. E questo ragionamento, con gli ovvi adattamenti relativi, può essere ripetuto per ciascuno degli oggetti che fa si che la vita quotidiana di un occidentale medio sia paragonabile a quella di un qualunque ammesso a una corte ad esempio medievale. Perché uno abbia uno stile di vita regale, tanti devono soffrire. Questo perché il nostro pianeta è quello che in fisica si chiama "sistema quasi chiuso" e quindi le sue risorse sono limitate. Il problema è che se in passato ciò era conseguenza essenzialmente della limitata capacità tecnologica dell'uomo di sfruttarle, nell'arco di un paio di centinaia di anni, a fronte di una storia di svariate migliaia, l'umanità è arrivata a toccare e superare il punto in cui il ritmo di consumo annuo delle risorse sopravanza quello di ricarica da parte dell'unica fonte di energia esterna al sistema: il sole, non a caso Dio di quasi tutte le religioni positive, cristianesimo compreso (anche se non ve lo dicono).
In ogni sistema chiuso, il secondo principio della termodinamica impone la freccia del tempo di cui è figlio, verso l'equilibrio termico, in continuo aumento dell'entropia, si dice, ma si potrebbe dire disordine. Qualsiasi tentativo di fermare o invertire questa tendenza naturale è temporaneo e costa lavoro, richiede energia, risorse. Tenere su frontiere, e difenderle militarmente, ad esempio. Oppure, prendere una fetta di popolazione, che shockata da una guerra enorme e sanguinosa e attratta da ideologie egualitarie (falsamente, perché anch'esse tendenti ad occultare la realtà di un potere detenuto dai pochi sui molti, ma ciò è ininfluente) potrebbe creare problemi, e innalzarla artificiosamente a livelli di vita mai visti, a spese del resto del mondo, occultandole quest'ultimo particolare.
Ecco il punto: dopo aver constatato amaramente che il capitalismo dopo aver vinto la guerra fredda era passato all'attacco delle cosiddette conquiste sociali dei lavoratori, cui sono così strettamente connesse, perché vi si può pensarci solo con la panza piena, tante belle cose come la libertà di pensiero la crescita culturale la parità dei sessi il welfare e il tempo libero, che noi giustamente riteniamo costituire la nostra dignità umana, e avere a lungo pensato che esistesse se non un grande vecchio almeno un club di grandi vecchi che orchestrava la Reazione, ora amaramente confesso di avere cambiato idea. Forse il club esiste pure, ma si è semplicemente accollato il duro compito di fare accettare la realtà ai bambini. Non si può, perché nel pianeta Terra non ci sono abbastanza risorse naturali per consentirlo, tutti e sette miliardi che siamo avere uno smartphone a testa, per usare una metafora del nostro tenore di vita. E non si può nemmeno più far si che il miliardo scarso di europei americani e affini ce lo abbiano e tutti gli altri no, perché non c'è che la forza per difendere un privilegio ingiusto e non c'è una guerra che può essere vinta contro sei miliardi di persone, specie da quando cominciano a organizzarsi. Si può solo sperare che regga una versione postmoderna del modello corte reale, l'uno per cento con gli smartphone e tutto quanto serve a vivere una vita "da signori", e gli altri a dividersi equamente le risorse restanti, comunque enormi ma non sufficienti, e se non sufficienti a soccombere pro quota. Anzi, si deve sperare che regga, proprio perché è l'unica tendenza neg-entropica con qualche chance di riuscita, l'unica possibilità di mantenere un qualche ordine mondiale, oltre cui c'è solo il Chaos, il precipizio.
Siccome però "nessun bimbo molla volentieri il giocattolo che ha avuto", per tentare una sintesi della legittima difesa da parte di ognuno dei diritti e dei privilegi acquisiti, occorre mettere in piedi una pantomima che pian piano accompagni i loro detentori alla naturale uscita di scena nel frattempo togliendo dalla testa di chi li segue che quei privilegi siano persino mai esistiti. Col lavoro ci sono già riusciti, con la democrazia quasi pure, con la cultura era facile, gli smartphone li lasciano per ultimi perché sono utili anzichenò a questa operazione, quasi quasi conviene scendano a portata di tutti... Insomma sono dei filantropi e noi che li pensavamo criminali!
Ecco, ora che l'ho sputato, il rospo, posso tornare a recitare la mia parte in questa commedia, quella dell'ex-ragazzo studioso figlio di ferroviere e maestra ("una famiglia umile ma onesta") che a lavoro cerca di comportarsi in modo da meritare lo stipendio che gli danno (e rimette tutto subito nel circuito economico, peraltro) e la notte o in altri rari momenti-buco (vedi frequenza dei post) rimette in circolo da queste pagine quello che la società gli ha dato in termini di formazione culturale, così, tanto per sentirsi a posto con la coscienza. E quindi presto tornerà ad ammorbarvi con la politica monetaria...

CANC

L'ho trovato anche altrove, in uno dei covi della controinformazione che frequento, ma l'elenco delle trenta persone suicidatesi o comunque morte in carcere dall'intervento pro-ligrestina del Guardasigilli ad oggi, praticamente quattro mesi. c'è persino in un blog di Repubblica. Laddove il persino è in corsivo perché ancora mi fa effetto dovermi stupire di trovare una notizia fuori dalla traccia del monopensiero eurocentrico filogovernativo nel giornale che quando era capofila del progressismo italiano ho comprato per anni (oggi è imbarazzante per conservatorismo, per giunta mascherato).
Lo scandalo è talmente macroscopico che persino il Corrierone trova la forza di un resoconto equilibrato, da cui emerge tutta l'ottusa pulsione autoconservativa di Lettino. Anche Piovono rane (blog de l'Espresso ispirato a un film con Tom Cruise...) centra il problema, ma è su il Fatto quotidiano che scopriamo le radici remote dell'amicizia della Cancellieri con i Ligresti.
La foglia di fico Idem per molto meno si è dimessa, ma deve essere stato appunto per il suo provenire da un ambiente culturale altro rispetto a questo coacervo di interessi e amicizie che è la classe dirigente e politica italiana. L'unica stretta via di salvezza di questo Paese passa proprio per il reset di questo sistema, quello che si fa pigiando i tre tasti assieme: ctrl, alt, e come si chiamava il terzo?

CHE SALONE!

Chi si trovi a Roma questo weekend e decida che non è il caso di affrontare il terribile traffico del "Ponte dei Morti", ha una opportunità culturale in più. Dal 31 ottobre al 3 novembre si svolge infatti, in una struttura della Provincia di Roma dentro ai nuovi mercati di Testaccio, accanto all'ex-Mattatoio, insomma "ner core de Roma" (anzi di quella Roma romanista attualmente piuttosto in auge), la quinta edizione del Salone dell'editoria sociale.
Non vi dico molto altro: qui c'è il sito dell'organizzazione, qui il programma in pdf e qui il catalogo interattivo, vi aggiungo soltanto:
  • che l'iniziativa l'ho saputa grazie a Sbilanciamoci.info, uno dei siti cui faccio riferimento più spesso in questo periodo, tanto che ora lo aggiungo pure in colonna sinistra, e che in questa crisi eurogenica occorre tenere d'occhio come ogni altra fonte di una narrazione "altra" rispetto a quella monocorde monetarista che ci propina il mainstream su commissione di quelli che stanno affossando il Paese;
  • che nell'ambito del Salone la sera di sabato 2 novembre dalle nove alle undici c'è la presentazione con estratti del film Indebito, protagonista Vinicio Capossela e il suo soggiorno in Grecia per capire la Crisi da "dentro", da cui quel geniaccio ha già tratto un libro che proprio in questi giorni sto leggendo con entusiasmo: Tefteri - Il libro dei conti in sospeso.
Seguo Capossela da quando, misconosciuto, per suonare girava l'Italia con una Volvo 244 in cui sembrava anche dormisse. E' uno sincero, uno che vede le cose. Andiamo a scoprire il suo reportage da un posto che è assieme il nostro passato e il nostro futuro...

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...