IL ROSPO E LO SMARTPHONE

No, questi sono vecchi: qui parlo dei fratelli minori...
Presto tornerò ad ammorbarvi con la politica monetaria, ma quello che mi ronza in testa sti giorni la fa passare in secondo piano, come fosse una sovrastruttura marxiana. E' che mi è capitato di osservare un gruppo di dodicenni ciascuno prigioniero a modo suo del suo smartphone, e sulle prime ho represso i pensieri conseguenti un po' per paura di sorprendermi afflitto dalla sindrome "co-sti-giovanidoggi-dove-andremoafinire-signoramia" un po' mormorando l'antico scongiuro reggino "non gabbu e non maravigghia", una sorta di augurio di non finire domani vittima dei guai vizi o problemi che affliggono gli altri oggi. Però, si sa, ingoiarsi le cose ha sempre l'effetto di rimuginarle, talvolta quello di ridigerirle, di rado - stavolta, forse - quello che ne venga fuori qualcosa di utile.
Quando ero ragazzo io la regola era avere due tre regali l'anno, non costosi, un paio di jeans "4 stagioni" da indossare fino a consunzione e comunque pochi cambi di vestiario e un paio di scarpe per stagione, qualche moneta in tasca solo in caso di regalia parentale (la "paghetta" verrà istituzionalizzata il decennio appresso), eppure i nostri genitori e nonni ci guardavano più con schifo che con invidia, pensando a quanto avevamo più di loro alla loro età e nemmeno sapevamo apprezzarlo. E' dunque una sindrome senile, ineluttabile come la presbiopia, e quindi niente impedirà ai ragazzi di oggi di diventare ottime persone nella stessa percentuale nostra e dei nostri avi, né poi di avere lo stesso atteggiamento quando toccherà a loro essere anziani? O c'è un qualcosa di oggettivo a fare da discrimine?
Proviamo. Uno smartphone costa in media 500 euro o giù di li, ma cosa c'è dentro? Delle materie prime, preziosi sono solo i metalli rari che servono per gli schermi, ma dagli schiavi che servono ad estrarre questi e fabbricare quelli, su fino agli ingegneri passando per creativi e marketing, ci sono dentro parecchie ore/lavoro. E questo ragionamento, con gli ovvi adattamenti relativi, può essere ripetuto per ciascuno degli oggetti che fa si che la vita quotidiana di un occidentale medio sia paragonabile a quella di un qualunque ammesso a una corte ad esempio medievale. Perché uno abbia uno stile di vita regale, tanti devono soffrire. Questo perché il nostro pianeta è quello che in fisica si chiama "sistema quasi chiuso" e quindi le sue risorse sono limitate. Il problema è che se in passato ciò era conseguenza essenzialmente della limitata capacità tecnologica dell'uomo di sfruttarle, nell'arco di un paio di centinaia di anni, a fronte di una storia di svariate migliaia, l'umanità è arrivata a toccare e superare il punto in cui il ritmo di consumo annuo delle risorse sopravanza quello di ricarica da parte dell'unica fonte di energia esterna al sistema: il sole, non a caso Dio di quasi tutte le religioni positive, cristianesimo compreso (anche se non ve lo dicono).
In ogni sistema chiuso, il secondo principio della termodinamica impone la freccia del tempo di cui è figlio, verso l'equilibrio termico, in continuo aumento dell'entropia, si dice, ma si potrebbe dire disordine. Qualsiasi tentativo di fermare o invertire questa tendenza naturale è temporaneo e costa lavoro, richiede energia, risorse. Tenere su frontiere, e difenderle militarmente, ad esempio. Oppure, prendere una fetta di popolazione, che shockata da una guerra enorme e sanguinosa e attratta da ideologie egualitarie (falsamente, perché anch'esse tendenti ad occultare la realtà di un potere detenuto dai pochi sui molti, ma ciò è ininfluente) potrebbe creare problemi, e innalzarla artificiosamente a livelli di vita mai visti, a spese del resto del mondo, occultandole quest'ultimo particolare.
Ecco il punto: dopo aver constatato amaramente che il capitalismo dopo aver vinto la guerra fredda era passato all'attacco delle cosiddette conquiste sociali dei lavoratori, cui sono così strettamente connesse, perché vi si può pensarci solo con la panza piena, tante belle cose come la libertà di pensiero la crescita culturale la parità dei sessi il welfare e il tempo libero, che noi giustamente riteniamo costituire la nostra dignità umana, e avere a lungo pensato che esistesse se non un grande vecchio almeno un club di grandi vecchi che orchestrava la Reazione, ora amaramente confesso di avere cambiato idea. Forse il club esiste pure, ma si è semplicemente accollato il duro compito di fare accettare la realtà ai bambini. Non si può, perché nel pianeta Terra non ci sono abbastanza risorse naturali per consentirlo, tutti e sette miliardi che siamo avere uno smartphone a testa, per usare una metafora del nostro tenore di vita. E non si può nemmeno più far si che il miliardo scarso di europei americani e affini ce lo abbiano e tutti gli altri no, perché non c'è che la forza per difendere un privilegio ingiusto e non c'è una guerra che può essere vinta contro sei miliardi di persone, specie da quando cominciano a organizzarsi. Si può solo sperare che regga una versione postmoderna del modello corte reale, l'uno per cento con gli smartphone e tutto quanto serve a vivere una vita "da signori", e gli altri a dividersi equamente le risorse restanti, comunque enormi ma non sufficienti, e se non sufficienti a soccombere pro quota. Anzi, si deve sperare che regga, proprio perché è l'unica tendenza neg-entropica con qualche chance di riuscita, l'unica possibilità di mantenere un qualche ordine mondiale, oltre cui c'è solo il Chaos, il precipizio.
Siccome però "nessun bimbo molla volentieri il giocattolo che ha avuto", per tentare una sintesi della legittima difesa da parte di ognuno dei diritti e dei privilegi acquisiti, occorre mettere in piedi una pantomima che pian piano accompagni i loro detentori alla naturale uscita di scena nel frattempo togliendo dalla testa di chi li segue che quei privilegi siano persino mai esistiti. Col lavoro ci sono già riusciti, con la democrazia quasi pure, con la cultura era facile, gli smartphone li lasciano per ultimi perché sono utili anzichenò a questa operazione, quasi quasi conviene scendano a portata di tutti... Insomma sono dei filantropi e noi che li pensavamo criminali!
Ecco, ora che l'ho sputato, il rospo, posso tornare a recitare la mia parte in questa commedia, quella dell'ex-ragazzo studioso figlio di ferroviere e maestra ("una famiglia umile ma onesta") che a lavoro cerca di comportarsi in modo da meritare lo stipendio che gli danno (e rimette tutto subito nel circuito economico, peraltro) e la notte o in altri rari momenti-buco (vedi frequenza dei post) rimette in circolo da queste pagine quello che la società gli ha dato in termini di formazione culturale, così, tanto per sentirsi a posto con la coscienza. E quindi presto tornerà ad ammorbarvi con la politica monetaria...

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