IL SILENZIO DEI NOCENTI

Nella settimana che racchiude il 25 aprile e il 1° maggio, è comprensibile venga da interrogarsi su quel che resta del concetto stesso di "sinistra" in Italia. Prendendo spunto dall'oggetto stesso dei due festeggiamenti, la liberazione dal nazifascismo e la festa dei lavoratori, è infatti possibile seguire un ragionamento che abbia un minimo di rigore.
Facciamo un gioco. Abbiamo una società da organizzare, e la prima scelta da fare è tra due sistemi alternativi per farlo: il capitalismo e il comunismo. Per capire qual'è quello più probabilmente vincente, basta scoprire qual'è quello "naturale", quello cioè che per affermarsi e mantenersi richiede meno "lavoro"; per scoprirlo basta mettere una telecamera nascosta in una stanza piena di bambini con pochi giocattoli. Dopo un po' si creano squilibri nella distribuzione della "ricchezza", che tendono a crescere secondo la concentrazione del potere e le conseguenti linee gerarchiche, eccetera eccetera. Quindi "capitalismo", potresti pensare e rientrare nella stanza dichiarando chiuso l'esperimento. Ma ora immagina di non rientrare, e lasciare i bimbi li: se lo fai abbastanza a lungo, le stesse dinamiche (anche se temporaneamente potrebbero avere la meglio tendenze alla solidarietà portate avanti da soggetti particolarmente coscienti della situazione oggettiva) prima o poi radicalizzano le diseguaglianze, quindi scatenano conflitti e infine fanno vittime e distruggono la scuola.
Fuori di metafora, il senso del "mio" e l'impulso egoistico all'accumulo oltre le soglie del ragionevole governano da millenni ogni società umana, ma è solo con la rivoluzione industriale che il "capitalismo" si impone darwinianamente come modello dominante. Ad esso, da subito, per effetto stesso della inedita coabitazione stretta tra lavoratori e dell'aumento (necessario alla dinamicità dei processi produttivi) dell'alfabetizzazione, si contrappone dialetticamente il "socialismo", con l'obiettivo di attutire gli effetti peggiori del capitalismo redistribuendo quanto più possibile verso il basso la maggiore ricchezza prodotta dal nuovo sistema. Il "comunismo" è una sua derivazione, che ha tentato di imporsi a forza come modello dominante alternativo, alla lunga fallendo, in sostanza per la sua non corrispondenza allo stato di natura umano così come sopra esemplificato. Ma quasi ogni lato del capitalismo che possiamo considerare "buono" (chiedete al liberista più convinto che conoscete di elencarveli, se vi va di verificare questo assunto) deriva dalla tensione dialettica col socialismo. Compreso quel sistema politico che amiamo chiamare democrazia, e infatti quando il capitalismo ha deciso di farne a meno è diventato fascismo, o come cavolo volete chiamare la sua deriva autoritaria.
Ebbene, quello che è avvenuto dagli anni 80 in poi è che prima i partiti sedicenti socialisti, poi anche quelli eredi di quelli che addirittura si dicevano comunisti, hanno man mano rinunciato a svolgere il ruolo per cui erano passati alla Storia. Quello cioè di costituire l'indispensabile contraltare dialettico al capitalismo, senza il quale quest'ultimo (e per le stesse ragioni sistemiche naturali per cui non può non imporsi socialmente) non può non finire per distruggere il sistema di riferimento. Sistema che da quando il progresso tecnologico da esso stesso innescato ha ridotto drammaticamente tutte le distanze, è il pianeta. Ve la dico in piano: o troviamo il modo di resuscitare il socialismo, o appoggiamo qualunque altra cosa capace di svolgere lo stesso ruolo dialettico, o il capitalismo distrugge il mondo. Ed è sulla buona strada di farlo, ormai.
In tutto questo una cosa è certa: dimentichiamo che il PD o i partiti sedicenti di sinistra possano svolgere questo compito. Hanno rinunciato. Hanno aderito ormai senza pudore al sistema di valori che fino all'altro ieri combattevano e fino a ieri dicevano ancora di combattere. Sono troppi gli esempi macro e micro, dalle privatizzazioni all'adozione dei dogmi del monetarismo, dal tradimento del referendum sull'acqua pubblica al jobs act, dal passaggio obbligatorio al mercato libero per luce e gas ai continui (e sempre più ingiustificati) attacchi alle pensioni e a ogni altro istituto di Welfare State (sanità in testa), dalla manomissione della Costituzione finalizzata allo scardinamento di ogni equilibrio e garanza a favore dell'esecutivo (con meccanismi elettorali che lo mettono in mano a minoranze astute) alla salvaguardia della corruzione e dell'illegalità erette a sistema (e sì ha ragione chi ricorda ai 5 stelle i pericoli del fare dell'onestà una bandiera, ma è un fatto che siano gli unici estranei, e per precisa scelta fondativa preliminare, all'andazzo).
In questo quadro, la migrazione e il terrorismo internazionale si rivelano sempre più come attori della stessa rappresentazione, funzionali all'obiettivo sistemico di (ri)proletarizzare il 99% degli esseri umani, mettendoli gli uni contro gli altri per impedire alla radice ogni presa di coscienza. Ancora un po' di queste politiche della cosiddetta sinistra, ancora un po' di questa Europa, e votare per la destra xenofoba apparirà a molti (inconsapevoli di cacciarsi in un cul de sac come pecore spinte dai cani pastori) come l'ultima chance di sfuggire al destino di cui sopra.
Ecco perché le celebrazioni del 25 aprile e del 1° maggio, nelle mani di chi ha finito per togliere ogni senso a quello che storicamente le ha viste affermarsi, suonano stonate in modo offensivo. Ormai, è il senso di vomito la reazione istintiva a qualsiasi piddino, in particolare il premier abusivo ma ormai chiunque altro, che dica qualunque cosa in merito alla resistenza o al lavoro, alla democrazia o ai diritti. Abbiate almeno il pudore di tacere, merde.

CONTROINFORMOCHEFATICA

Guardando con un po' di attenzione il riquadro a destra intitolato "archivio blog", si può facilmente notare che il numero annuo di post è andato sempre calando, eccezion fatta per il primo anno che però è iniziato a luglio. Facendo due calcoli, sono passato da 12,6 pezzi al mese del 2008, tre la settimana, ai 6 del 2015, confermati quest'anno, meno della metà, cioè ogni settimana un pezzo e un paio di settimane al mese due. Eppure, vi assicuro che avendo una vita cosiddetta normale, cioè potendo dedicare al blog solo i ritagli di tempo magari in fasce orarie in cui non lo si ruba al lavoro o agli affetti, è difficile e faticoso. Certo, usando questo media impropriamente, cioè non come tale (un diario web con una sua linea editoriale da dichiarare e rispettare) ma come fosse un profilo di social (dove si copiano e incollano link o frasi di altri, al massimo con brevi commenti) si potrebbe postare molto di più, ma in un gioco se tradisci le regole che tu stesso ti sei dato tanto vale mollare.
Ricordo rapidamente qual'è il gioco e quali sono le regole, tanto per capirci. Internet è un mare di roba, e dentro ci finisce di tutto, fogne comprese. Però, visto come funziona l'informazione "tradizionale", che anche prima era a libro paga ma di schieramenti contrapposti, per cui era possibile (per chi lo volesse) fare tara e ricavarne qualcosa di simile alla verità, mentre ora racconta all'unisono una narrazione falsa e tendenziosa, mista a fuffa magari vera per confondere, oggi le notizie te le devi andare a cercare su Internet. Nel farlo, se e quando trovi qualcuno che ti da una mano e di cui capisci che ti puoi fidare, lo adotti a Virgilio e così risparmi sia tempo che le energie che servono alle verifiche (ti fidi delle sue). Usi cioè un "media", in senso propriamente etimologico. Poi, se sei abbastanza presuntuoso da pensare di poter diventare tu il media di altri, magari di secondo livello ma con un taglio per cui potresti avere chi si fida e ti sceglie, e abbastanza esibizionista da metterti in gioco, ecco che ti proponi a Virgilio a tua volta. Anche se sai fin dall'inizio che non ti seguiranno nella migliore delle ipotesi che alcune centinaia di persone, normalmente non più di qualche decina, e che quindi (ma tanto non te ne frega niente, non era tra i tuoi obiettivi) non ci farai mai un euro, da questa attività, e non metti nemmeno il bannerino di google fatto apposta per raccattare gli spicci.
Il box in colonna sinistra si chiama "controinformano davvero" non a caso: raccoglie alcuni dei siti che costituiscono spesso le mie fonti. Tra essi non c'è quello che più spesso in questi anni ho consultato - comedonchisciotte - perché esso più che una fonte era un acquedotto, se mi consentite la metafora: quasi ogni post era copiato da qualche parte e incollato, tradotto quando serviva, con indicazione della fonte. Un lavoro preziosissimo, che però tutto quello che vi ho raccontato prima può far comprendere bene quanto cavolo debba costare in termini di tempo e fatica. Teniamo presente che stiamo parlando di alcuni contributi pubblicati al giorno, con tanto di forum per i commenti, una roba che o ci campi o se devi fare altro per lavorare devi davvero rubare al sonno il tempo per farla, se sei da solo o quasi. La cosa si intuiva, ma è diverso leggerla nero su bianco in un post con cui il gestore del sito comunica di doverlo chiudere. Ti viene rabbia, sconforto, voglia di aggiungerti alle centinaia che ringraziano e/o incitano a proseguire magari offrendo aiuto, ma non hai aiuto da offrire e saresti solo il 310mo commento, e per fortuna che subito Mazzucco lancia un appello sul suo Luogocomune perché uno su Controinformoperdiletto sarebbe stato a confronto quasi niente. Com'è come non è, oggi pare che si apra uno spiraglio. Non conterà niente, ma siccome il timore è che vicende come questa non siano che il sintomo di un male sociale che bisogna sentire il dovere di fare tutto il possibile per arginarlo, un male che è peggio che rassegnazione alla sottomissione è incapacità persino di comprenderla, per una volta faccio copia e incolla anch'io, hai visto mai riusciamo a salvare chi lotta contro i mulini a vento.
...
SI RIPARTE? ALCUNE CONDIZIONI...
  1. La prima è la più IMPORTANTE e FONDAMENTALE senza la quale il sito non può ripartire. Cerchiamo un webmaster con i “controcoglioni” per approntare una nuova piattaforma dinamica (ben leggibile da dispositivi mobili) e graficamente valida (per questa richiesta specificate gentilmente nell'oggetto della mail: "webmaster").
  2. Non sarà messa nessun pubblicità, ma verrà fatta solo una raccolta fondi annuale per la cifra destinata a pagare il server come abbiamo fatto negli ultimi anni. In un mondo che vorrebbe misurare tutto con il denaro, vorremmo dimostrare che si può anche fare il contrario.
  3. Amplieremo l’organico dei collaboratori. Chi vuole farne parte può scriverci al solito indirizzo (comedonchisciotte@yahoo.it). Faremo una selezione ma risponderemo solo a chi verrà scelto. La collaborazione sarà sempre su base volontaria e quindi non retribuita. Abbiamo bisogno per la rassegna stampa quotidiana, twitter, pagina facebook, e ancora di qualche traduttore (bravo) che si prenda carico anche di un solo autore straniero da seguire con continuità e tradurre "al volo". Specificate le vostre preferenze anche su altri argomenti.
  4. Resta l'idea di fondo che CDC è dei lettori /contributori/traduttori. Tutte le idee ben motivate hanno diritto di esprimersi. Infine grazie per le numerose, numerosssime mail che ci sono arrivate. Per tutti gli attestati di stima ed affetto che ho ricevuto. Un grazie particolare a MASSIMO MAZZUCCO di luogocomune.net
PS
Sarà nostra premura informarvi di settimana in settimana dell'andamento della nuova organizzazione di comedonchisciotte. Se questo tentativo fallirà salveremo solo l'archivio e solo per la consultazione.
Davide/Tao e Truman

AH NO? E TU COM'È CHE STAI LÌ?

Si riferisce a quello di ottobre. Prendiamolo in parola...
  • Renzi: la demagogia non paga.
  • Napoleone: sono da sempre a favore dell'autodeterminazione delle nazioni.
  • Hitler: sono ebreo. Praticante.
  • Hannibal Lecter: sono indeciso se passare da vegetariano a vegano.
  • Barbablù: una donna non si tocca nemmeno con un fiore. E il primo amore è per sempre.
  • Liz Taylor: sono d'accordo.
  • Casanova: sono gay, e mi vergogno della tardività dell'outing.
  • Maria De Filippi: i talent show sono la tomba della musica.
  • Berlusconi: Mangano era solo il mio stalliere, lo giuro sulla testa dei miei figli.
L'elenco di "ultime parole famose" potrebbe allungarsi all'infinito, inventate o vere che siano, unico limite la voglia di divertirsi col paradosso.
Il referendum, come era facilmente prevedibile, non ha raggiunto il quorum, e possiamo anche dire (anche perché l'avevamo detto prima) meritatamente, vista da un lato la non immediata intellegibilità delle questioni in gioco e dall'altro l'inutilità sopravvenuta dell'istituto comunque ormai conclamata dalla vicenda dell'unico referendum recente che il quorum l'ha superato, con l'esito sfacciatamente disatteso da una classe politica senza vergogna. Ma la faccia di tolla del sedicente premier è davvero fuori scala, e sarebbe stato bello (e in mancanza, ce lo diciamo tra noi sul web) che qualcuno sul mainstream (gli) avesse fatto notare che i quindici milioni che gli sono andati contro stavolta sono un (bel) po' di più degli undici milioni che gli hanno votato a favore alle europee (comunque troppi, ma già molti di più di quelli che lo voterebbero oggi alle politiche, si informi) in nome dei quali ha preteso e inopinatamente ottenuto un incarico politico indebito (al punto da configurare alto tradimento per chi glielo ha conferito) e usato ben oltre ogni legittimità e opportunità addirittura per scardinare la Costituzione. E magari anche che i soldi che blatera si siano sprecati per questa consultazione si sarebbero risparmiati se la avesse accorpata alle imminenti amministrative (ma già, poi perdeva, e chi glielo spiegava ai suoi amici petrolieri?), quindi lo spreco è opera sua e solo sua (e per interesse suo e degli amichetti suoi).
In ogni caso a ottobre il quorum non c'è. L'ho già detto e lo ripeto: è l'occasione per mandarlo a casa, e magari far esplodere in mille pezzi (sperando che raccattando qualcuno di questi ci si possa fare ancora qualcosa) il partito a cui lui, dopo anni di derive causate da altri, ha dato il colpo di grazia della definitiva assegnazione al campo conservatore, e della peggiore specie (quella che fa finta di stare dall'altra parte). Ritengo dovere personale mio e di chiunque altro si consideri cittadino degno di una democrazia fermare questo progetto autoritario sconfiggendo Renzi al referendum confermativo delle cosiddette riforme costituzionali, e a costo di tediare i miei pochi lettori ci tornerò su ogni volta che viene di mano. Non solo: ritengo questo schieramento un discrimine per la stima personale, di qua chi fa come me o almeno mi da retta, di là chi ancora stupidamente crede alle favole sedicenti progressiste di questi sicari del capitale monetarista pagati per impoverirci tutti e azzerare tutti i diritti conquistati da generazioni di lotte, o peggio chi è conscio di ciò ma crede di far parte di un rivolo di quelli che sfuggiranno a questo destino. Quando la storia traccia un confine, tocca schierarsi, e (con buona pace di Pansa e gli altri innumerevoli revisionisti di Salò) con chi sbaglia a farlo nessuna indulgenza è ammissibile, mai.
A proposito di Salo (chiudo come ormai da tempo non facevo con un piccolo zibaldone di attualità, dopo aver aperto con uno di amenità, peraltro...), ho visto La macchinazione. Non è un capolavoro assoluto, ma rende finalmente idea della verità sulla morte di Pasolini (che non fosse stato solo Pelosi, l'aveva visto subito chiunque volesse vedere...), in modo credibile come peraltro il protagonista Massimo Ranieri, uno che è molto altro ma si era già segnalato con altre prove attoriali (Metello, La sciantosa, persino La patata bollente...). A rendere giustizia alle doti profetiche di PPP invece purtroppo per noi ci sta pensando la Storia (guardacaso, vedi alla voce Petrolio...).
A proposito di Pelosi, la cronaca ci spinge ad andare a spulciare quanto carcere si sia fatto, alla fine, per quel suo "omicidio volontario in concorso con ignoti": meno, perché così si usa eccetera eccetera, dei nove anni e rotti a cui è stato condannato. No, perché invece pare che se una si fa nove anni di carcere per un omicidio preterintenzionale, poi per avere osato sorridere e farsi una foto debba non solo perdere il beneficio della semilibertà ma anche meritare la gogna mediatica. Certo, chi è morto non può più pubblicare su Facebook (figurarsi girare film di denuncia), ma causare accidentalmente la morte di qualcuno in una lite, a prescindere dalla dinamica di dettaglio, è una cosa che consiglierei più che altro di tenersi lontana con gli scongiuri, visto quanto può capitare a chiunque... Con ciò, non volendo entrare nel merito dei sentimenti di nessuno, visto che pare non sia più la gravità del reato, fatemi capire qual'è secondo la vostra logica il discrimine: la nazionalità dell'uccisore? la sessualità dell'ucciso?
...
Ieri sera ho visto in TV, come promesso e invitato a fare, il documentario sulla storia della Viola Reggio Calabria. Se mi avete dato retta, ora avete conto, per quanto la cosa possa valere, del perché e percome uno così fissato dalla politica in senso etimologico da perdere il sonno appresso a un blog possa nutrire anche una fissazione per una squadra di basket. Avete cioè capito che la Viola è tutto meno che solo una squadra di basket. E quella che avete visto era probabilmente una versione "tagliata" ad un'ora per la TV, altre cose si capiranno dalla versione completa che speriamo uscirà presto in home video, e sarà sempre una frazione di quelle che abbiamo visto in prima persona, io e quella manica di matti che ci siamo legati l'anima a questa vicenda di sport e riscatto sociale. Una volta o l'altra ve le racconto in dettaglio, è una minaccia....

VIOLA CONTRO TUTTI

Questo blog è qui da luglio 2009, ed ogni anno più o meno gli ho cambiato grafica, per quanto la duttilità di blogspot (peraltro, crescente) mi consente, con un solo punto fermo: il tema deve contenere come colori principali il nero e l'arancio, declinati come viene, affiancati a seconda, ma ci devono essere. La ragione, che alcuni di voi già conoscono, è che il sottoscritto, uno dei pochi maschi italiani che non segue il calcio, è tifoso da sempre della Viola Basket Reggio Calabria, come seguendo il tag "basket" si può facilmente capire
Quando vi crescevo io, Reggio Calabria era una realtà se possibile ancora più degradata di adesso, che tra mille difficoltà e qualche equivoco cerca di uscire dal tunnel in cui l'aveva riprecipitata un centrodestra rapace e capace di vanificare in parte la primavera reggina di Falcomatà padre. Noi tra fine anni 70 e anni 80 si passeggiava sul lungomare in vista di cantieri decennali, con nessun locale degno di questo nome al centro e due o tre solo in periferia o fuori città, ma tanto i soldi erano pochi e ci si andava raramente. C'era la guerra di mafia, coi giornali che tenevano la contabilità dei morti ammazzati praticamente ogni giorno in un posto diverso come a completare la mappa cittadina. E prima e dopo la guerra, il racket che faceva saltare saracinesche con la stessa scansione topografica e quasi la stessa frequenza (mentre il presidente della Reggina titolare di una ditta di vigilantes dichiarava sull'Espresso che a Reggio il racket non c'era...). Cosicchè, di andar via, se crescendo non te ne veniva la voglia, te ne prendeva la necessità, perchè di metterti in proprio in quel clima non ti veniva proprio in mente, e se volevi lavorare dovevi andartene, o vincendo qualche concorso al nord o comunque in ogni caso...
In questo scenario, che vi assicuro nemmeno ve lo descrivesse un Camilleri riuscireste a rivivere figurarsi con le mie frettolose parole, c'era una sola luce: la Cestistica Piero Viola. Il giornalista Giusva Branca, prima di diventare Presidente dell'attuale società, lo ha scritto benissimo in un libro, Che anni quegli anni, non so se lo trovate ancora... E questa luce ha dato orgoglio e coraggio a tutta la città, dentro e fuori il tunnel che ha attraversato e riattraversa. Dovendo peraltro affrontare una serie di peripezie sportive da cui in un modo o nell'altro si è sempre rialzata, anche quando gli hanno rubato scudetti quasi in tasca o quando il fallimento ha imposto cambiamenti e ridimensionamenti.
Ebbene la notizia è questa: da quel libro è stato tratto un film, si chiama Viola contro tutti, e (è ufficiale, nell'immagine qui sopra il palinsesto online) sarà in onda in seconda serata domenica 17 aprile su Raisport, canali 57 e 58 del digitale terrestre, quindi in chiaro. Vi invito tutti a vederlo, reggini e non, emigrati e non, sportivi e non. Intanto questo è il trailer:

G.C.

Ci accomunavano le iniziali e poco altro. Non faceva nulla per rendersi simpatico e infatti lo era a pochi, e non molto neanche a me. Era esageratamente ottimista sulla democrazia diretta via web: francamente io sono più dell'idea che ogni strumento può essere usato bene o male, e anche se da giovane aspirante pubblicista mi ero addirittura lanciato su Parallelo 38 a un (ops...) parallelo tra le possibilità aperte dall'era informatica e le prime istituzioni democratiche nella Grecia antica (il pezzo si chiamava "Tante tavolette di terracotta", alludendo all'ostracismo e al silicio dei processori...), già a metà anni 80 avvertivo un pericolo nella tendenza allora agli albori di "abbassare" la soglia minima di evoluzione necessaria all'uso delle macchine piuttosto che "innalzare" il livello di alfabetizzazione di tutti alla "nuova scrittura", ed oggi - ad analfabetismo di ritorno già bello e realizzato - che tutti sappiano votare con uno smartphone mi pare semmai garanzia di bassa qualità delle decisioni e di alto grado di manipolabilità (e sennò non avremmo avuto i peggiori vincitori di Sanremo negli anni in cui contava di più il televoto...). E sono certo che ha ragione chi temeva questa sua ingenuità, e forse anche l'esistenza di suoi lati "oscuri". Ma Gianroberto Casaleggio passerà alla Storia per essere stato l'agente catalizzatore di un radicale cambiamento d'idea in Beppe Grillo (cosa di cui certo sono capaci solo le persone intelligenti, ma magari talvolta con l'aiuto di qualcuno e/o del destino...), avendolo voluto incontrare dietro le quinte di uno show durante il quale spaccava a mazzate un computer, per fargli capire che stava sbagliando... E si, anche per aver contribuito enormemente alla nascita e all'affermazione del MoVimento 5 Stelle, ma ciò solo se, dato che la Storia la scrivono i vincitori, questo riuscirà a realizzare il suo progetto, cambiando finalmente il nostro sciagurato Paese. Altrimenti, se la parabola dei grillini dovesse chiudersi prima, solo per gli aneddoti e la fama da "guru"...
La soglia su cui scorrono le sliding doors su questi due scenari, per reiterata affermazione dello stesso Renzi, è il referendum confermativo delle sciagurate riforme costituzionale approvate proprio oggi, approfittando della (ok, comunque non decisiva...) rinuncia per lutto dei grillini all'attuazione del promesso ostruzionismo. Ho già scritto troppe volte di queste riforme, ricalcanti in senso peggiorativo quelle berlusconiane solo pochi anni fa bloccate da un referendum analogo a quello del prossimo ottobre grazie anche a un PD allora compatto nella difesa della nostra Carta; adesso basti ricordare che l'effetto combinato di queste e della nuova legge elettorale è rendere possibile anzi probabile uno scenario per cui un partito col 30 per cento dei voti, ma anche meno, prenda la maggioranza assoluta dei seggi dell'unica Camera con potere legislativo, e quindi controlli senza problemi l'esecutivo direttamente, la Corte Costituzionale attraverso i meccanismi di nomina che ci si è appositamente scordati di adeguare al nuovo assetto, l'esecutivo attraverso questi squilibri complessivi, anche perché sono andati a toccare anche le norme di revisione Costituzionale cosicché il vincitore possa ulteriormente distorcere le regole a proprio favore (finendo di distruggere la stessa Carta) senza argini di alcun genere. Se, nonostante il prevedibile battage di un'informazione mai così serva del potere, riusciremo a fermare questo obbrobrio e mandare a casa Renzi e nel dimenticatoio il partito-bestemmia, avremo modo di tentare di ricostruire la democrazia in Italia, altrimenti ciccia.
Dico questo non solo per omaggiare chi non lo può più dire, e però ci ha lasciato in mano un'arma funzionante e adeguata alla bisogna. Lo dico anche perché, al di là di quella che sarà la parabola storica del movimento fondato da Grillo e Casaleggio, è chiaro come il sole qual'è la parte cruciale del loro messaggio, quella che farà la differenza se verrà colta o meno, a prescindere di chi o quale partito o movimento la dovesse attuare. E' che i meccanismi di selezione della classe politica in Italia, sia nella Prima che nella Seconda Repubblica figurarsi nella Terza così come la stanno impostando, sono la costante di perversione che ha tenuto lontano il nostro Paese dal concetto di "democrazia di fatto". Molto lontano. E non per caso: dovevamo avere sovranità limitata, per ragioni che nella storia sono cambiate magari ma senza cambiare il risultato. Questa l'ho già detta, mi pare, ma la ripeto perché ci sta, in morte di GC: io sono ancora convinto che il M5S, se dovesse riuscire ad andare al governo e restarci abbastanza a lungo, abbia il programma giusto per moltissime dimensioni. Ma di queste ce n'è una che basterebbe, se per qualche accidente venisse attuata, che so anche se venisse cavalcata per opportunismo dagli altri schieramenti che odorassero il sentimento popolare, a cambiare l'Italia: i meccanismi di selezione della classe politica, appunto.
Nessuno deve potere vivere di politica per tutta la vita, il concetto di carriera politica deve essere limitato a un periodo di tempo relativamente breve (10 anni al massimo) durante il quale il politico (tornando al senso etimologico del termine "candidato") deve rinunciare a priori alla privacy per ogni aspetto pubblicamente significativo, reddituali e patrimoniali in primis. Trasparenza totale da prima a dopo il decennio di attività, con inversione dell'onere della prova su qualunque forma di arricchimento: ci stai? vuoi fare ancora "servizio civile in politica"? firma qui e prego, avanti c'è posto. Ah, no? pazienza, fatti indietro e avanti un altro... O così o siamo finiti. Passate parola, o così o siamo finiti, anche se vinciamo il record del mondo di riforme costituzionali e slogan in inglese maccheronico. Chi l'aveva capito per primo ci ha lasciati, ma con delle possibilità in mano. Usiamole.

VILLA LUCA FLORES, PALERMO

Credere all'efficacia delle petizioni on-line è divenuto, con velocità proporzionale al loro moltiplicarsi, più illusorio (e per la stessa ragione, anche se in scala diversa) che per i referendum abrogativi, e (per citare Peppino) ho detto tutto. Tuttavia, iniziative che si pongano obiettivi molto lontani dai massimi sistemi, e lo facciano in ridondanza con altre attività, di modo che la raccolta di firme dia un sostegno effettivo ai promotori, sono ancora praticabili. E quando te le propone una persona seria, che sai che se non se fosse occupato personalmente non ti avrebbe contattato, non solo fai un'eccezione e firmi, ma ti senti anche in dovere di dare per quanto nelle tue possibilità una mano, like su Facebook a parte. Per cui eccoci qui.
A questo link è possibile firmare, dopo aver capito perchè non è scelto a caso, perchè uno spazio della città di Palermo venga intestato a Luca Flores, che magari il nome non vi dirà niente ma magari invece avete visto o almeno sentito nominare il film Piano, solo con Kim Rossi Stuart di qualche anno fa. Se ancora non vi si è illuminata la classica lampadina, neanche con l'aiuto di Wikipedia, su questo straordinario pianista jazz che quest'anno avrebbe compiuto sessant'anni, morto suicida vent'anni fa, ci sono anche articoli (ad esempio questo), libri (ad esempio questo raffigurato qui affianco, oltre a quello di Uolly da cui è tratto il suddetto film), e una bella canzone di Simone Cristicchi (Quattro minuti e ventotto secondi) con questo testo bellissimo:
Maledetta sia la scala in mi minore,
descrizione magnifica del dolore
al di la degli 88 tasti... andare.
Maledetto il Mozambico e l'incidente,
fermo immagine e nitido nella mente
sotto il sole veder morire tua madre...
Le meccaniche di un piano sono semplici,
quelle della mente sono prevedibili,
lascia cicatrici sui polpastrelli l'amore.
Quattro minuti e ventotto secondi, quanto lontano riesci a volare?
Quattro minuti e ventotto secondi, quanto profondo può essere il mare?
Quanto lontano puoi arrivare...?
esplorare il bianco e nero di una tastiera,
decifrare in un sogno la vita intera,
lo spartito di un'opera incompiuta.
Raccontare il percorso di una lacrima,
suonare ogni nota come fosse l'ultima.
la musica ha un solo linguaggio: quello dell'anima...
Quattro minuti e ventotto secondi, quanto lontano riesci a volare?
Quattro minuti e ventotto secondi,quanto profondo può essere il mare?
Quanto lontano puoi arrivare...?
Ma niente di tutto questo vale quanto l'ascolto, anche non essendo (come peraltro chi vi scrive) patiti e competenti di jazz, di quello che Flores suonava. I motori di ricerca vi aiuteranno, io vi saluto con questo. E firmate la petizione web, please!


NO CUBATOUR? AHIAHIAHI....

Non sono mai stato un buon turista, ma della cosa non mi è mai dispiaciuto troppo. Sarà stata la perenne condizione economica di "muru a muru c'u spitali", bellissima espressione riggitana per dire in bilico o se preferite sul filo del rasoio (nella fattispecie, del rosso del conto), ma non ho mai fatto vacanze lunghe e costose e raramente sono uscito dall'Italia, mai allontanandomene troppo, e nemmeno l'amicizia di persone globetrotter mi ha suscitato invidie, neppure costruttive. Si, certo, talvolta avere la possibilità di un viaggetto in più, figuratevi, magari... Ma, ripeto, mai sofferto troppo di non potere, e quindi, siccome se uno gli piace davvero una cosa il tempo e il modo di farla li trova, se non si può pazienza. E mai però ragionato troppo sulla faccenda: è così, e pace, nella vita ho altre priorità: provate a togliermi il tennis (finché ce la faccio) ...
Poi sti giorni in TV le immagini di Obama a Cuba, la narrazione ridondata della fine di un'era (a precedere quella dell'embargo, finora solo annunciata), hanno cominciato a farmici rimuginare: a Cuba si che mi sarebbe piaciuto andare, ma non in un villaggio turistico, no, proprio a viverci per qualche tempo, magari qualche mese, come più di qualcuno mi ha raccontato di avere fatto, quello si che è viaggiare!... e forse ora è già troppo tardi. E allora ho capito, forse, perché non sono un buon turista nel senso comune del termine.
Il termine deriva dal Grand tour che i rampolli ricchi a un certo punto hanno preso a fare specie nel sud Europa, e nasce con la rivoluzione industriale esattamente assieme all'industria turistica, ad opera di un Cook (non l'esploratore...). Per cui è ab origine che il concetto stesso è legato ad un differenziale di disponibilità economica. Ora, è indubbio che quasi ogni occidentale è portatore di un differenziale di disponibilità economica nei confronti di quasi ogni non-occidentale. E il divario è andato crescendo nei secoli, proprio dalla rivoluzione industriale in poi e grazie a guerre e colonialismi vari, fino a che la globalizzazione non ha invertito il trend, brutalmente sostituendo l'idea romantica che avremmo potuto esportare il nostro progresso nelle condizioni di vita e nei diritti civili con l'idea tardo-capitalistica che il livellamento sarebbe stato verso il basso in entrambe le dimensioni. Ma questo è un ragionamento di medio/lungo termine, in una foto dell'oggi il differenziale sussiste. Ora, non so perché (qui non si è migliori o peggiori, sto solo descrivendo una situazione), sarà per una di quelle abitudini introiettate da piccoli. Per capirci, i genitori ti dicono e ridicono che non si mangia senza pane, perché loro da piccoli il pane non lo avevano e se lo avevano era con quello che dovevano riempirsi la pancia non certo col pochissimo companatico, e tu non sei certo nelle loro condizioni di allora ma impari talmente tanto a mangiare col pane che oggi non sai farne a meno, se mangi un'insalata senza pane ti sembra di digiunare. Ecco, è la stessa cosa. C'è chi riesce a portare con disinvoltura quel differenziale in giro per il mondo, magari giustificandosi nell'intimo con la buonissima ragione che viaggiando effettua proprio una redistribuzione proletaria, che sarà piccola ma se tutti un po'... insomma, certe economie col turismo ci campano, eccetera eccetera. E c'è chi non ci riesce, chi percepisce per empatia l'odio intimo che cova sotto la gentilezza. No, grazie, mi si dica pure che è come per la volpe e l'uva, ma io viaggio poco, e quel poco preferibilmente in posti dove questo non può capitare.
Tutto questo per giustificarmi del fatto che parlo di Cuba senza esserci stato. Forse non dovrei, forse davvero andandoci uno si renderebbe conto soprattutto della povertà e della mancanza di libertà. Ma forse anche della dignità di un tenore di vita modesto ma senza sfruttamento dell'uomo sull'uomo, per impedire il quale, e proteggere un contesto di diritti diffusi e fattivi come quello allo studio e alla salute, è forse il prezzo giusto quella presunta mancanza. E magari pure del fatto che quel tenore di vita va confrontato con quello che c'era prima della revolucion e quello che ci sarebbe stato se questa avesse fallito, e quelle libertà con quelle ben inferiori che l'imperatore ha lasciato che avessero in tutti questi decenni tutti gli altri popoli dell'America Latina. Senza contare che nessuno può dire quale sarebbe quel tenore senza sessant'anni di embargo (che ancora oggi si annuncia soltanto di eliminare, e vedrete si concederà solo al prezzo di rinunciare del tutto al socialismo), e quali libertà si sarebbe potuto permettere il "regime" se non fosse stato sottoposto a un lunghissimo assedio.
Ecco perché e percome stona quello che ci racconta il mainstream oggi. L'orgoglio di un popolo-simbolo, che ha resistito per decenni all'omologazione e ancora oggi si permette gesti come questo, impercettibile e infatti non notato quasi da nessuno, tanto simile a quello con cui un bimbo fiero si sottrae all'assoggetamento simbolico da parte del grosso gradasso.
No, non è una buona notizia la "fine" di Cuba, cioè dell'idea stessa che è possibile qualcosa di diverso, idea che è esattamente ciò che ha consentito, dovunque è stato tentato ma segnatamente nel sudamerica degli ultimi anni, di realizzarlo almeno un po'. Forse è per questo che l'America aveva, ed a guardare bene ha ancora, "paura", al punto di "vedere in uno Stato in miniatura questa orribile minaccia". Forse è per questo che Cuba invece non finirà mai.


È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

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