CARCIOFFULI CHINI

Quando c'era Carmela, non era neanche lontanamente concepibile, un Natale senza carcioffuli chini, Dopo, non ne ho quasi più mangiati, né a Natale né in altri frangenti, e quelli che ho mangiato non erano neanche lontani parenti, senza offesa per nessuno, e comunque non li avevo fatti io: troppo lunga la faccenda, troppo ardua l'impresa di ottenere un risultato almeno un po' confrontabile con la memoria. Provateci voi per capodanno, e... bbona fini e bon principiu!
Carciofi ripieni
Spunta i carciofi (i torsoli tagliati e sfilati) e lavali bene, lasciandoli un bel po’ in acqua fredda.
Sfogliali e riempili foglia per foglia con il pangrattato condito versione per ripieno. Prepara una teglia con dell’acqua, sale e olio, e metti i carciofi con le punte delle foglie rivolte verso l’alto azzeccandoli l’uno con l’altro usando anche i torsoli a pezzi per incastrarli bene.
Falli bollire a fuoco bassissimo, aggiungendo ogni tanto da un angolino dell’acqua, fino a cottura - possono volerci anche tre ore.
Accendi il forno a 150°, e quando è caldo metti la teglia, lasciandocela fino a che il pangrattato in cima ai carciofi non è indorato.
Si mangiano staccando le foglie una per una e sfilandole tra i denti trattenendo il ripieno e parte delle fibre della foglia stessa e buttando il resto; la parte più tenera all'interno si mangia tutta.
...
Ingredienti
R’i carcioffuli ha’ cacciari sulu ‘na para i fogghi ‘i fora e ha’ tagghiari i punti, chi su spinusi (si ‘i carciofi su rrussi r’intra, non su bboni mi si incunu).
Quandu su pulizzati, mentili ntall’acqua fridda e lassili ddhà un bellu pocu.
Iddhi si iaprunu, a usu spampanati: allura tu ‘i pigghi e nci jampri i fogghia a una a una mi nci menti ‘a muddhica cunzata (chiddha chi fai pi gghinchiri avi aviri ‘cchiù ogghiu, annunca non mpiccia).
Nta ‘na teglia bella jata ci menti ‘du jirita r’acqua c’u sali e ll’ogghiu, e poi ‘zzicchi a iddhi ch’i trussa pi ssutta, stringenduli fitti fitti unu cu nn’autru.
Menti a teglia supra ‘u gassi e falli bbugghiri a focu lentu pi tri uri, ‘ggiungendu ogni tantu nu pocu r’acqua ‘i na ‘ngagghia.
Quandu su fatti, mentili ‘nto furnu a 150, mi si ‘ndora a muddhica. R’i fogghi ‘i fora cacchi cosa si jetta, ma ‘u cori t’u mbucchi sanu sanu.

COME NO!

Caro Babbo Natale, come dono vorrei tanto che mettessi in circolo
un virus che paralizzasse chi racconta cacchiate, anche solo fino a
quando non la smette. Giornalisti e politici italiani sarebbero decimati.
Io ci credo.
Credo che sia normale che ogni volta si trovino i documenti dei terroristi sul luogo del misfatto: dalle torri gemelle (carta che sopravvive a fuoco capace di sciogliere l'acciaio, e emerge subito tra tonnellate di detriti) a Berlino, passando per Charlie Hebdo. E che ogni attentato abbia una sceneggiatura con dei buchi così: io ci credo lo stesso, anche se ho visto e rivisto I tre giorni del condor.
Credo che sia umano acchiappare il primo pakistano che passa, mentre il kamikaze (vivo? vivo: che kazzo di kamikaze sarebbe?) scappa in Italia, da dove era arrivato via Lampedusa. E che sia ovvio che, come a Nizza, come Oswald, il terrorista venga ucciso prima che possa dire chi lo ha mandato davvero e a fare che.
Credo che sia giusto essere contenti di guidare su un'autostrada decente, non trovando niente di strano che sia l'ultimo arrivato ad essersene preso il merito, mettendoci sopra il cappello e ribattezzandola (sic!), giusto dimenticare che quel tracciato era fin dall'inizio concepito male (per passare valorizzandolo dal paese natio di un noto esponente socialista, risultò addirittura più lungo rispetto alla statale borbonica) e quindi sarebbe stata l'occasione giusta per abbandonarlo dopo aver rifatto la strada su un altro, anzichè condannare chi doveva percorrerlo a vent'anni di gimkane tra i lavori; cioè dimenticare che in Italia qualunque grande opera dura e costa il quadruplo di quanto dovrebbe giacché devono mangiarci su mafiosi e politici. E che sia tanto giusto da dimenticarsi che si inaugura come finita una strada per cui 70 su 440 chilometri, un sesto, non sono stati neanche appaltati, e alcuni dei lotti completati sono sotto sequestro giudiziario.
Credo che sia plausibile che il sindaco non sappia che la sua più stretta collaboratrice si mangia l'impossibile, e che sia plausibile che questa una volta beccata dichiari che non era per se, che l'indomani farà una conferenza stampa, e poi nella notte decida di suicidarsi bevendo dell'acido, e riesca a farlo senza bruciarsi le labbra. Non ci avrei creduto solo se quel sindaco fosse stata la Raggi, alle cui malefatte e ingenuità che mi raccontano di continuo credo senza battere ciglio, contento di vedere gli spocchiosi grillini tornare sulla terra di noi che ci arrangiamo ("che vuol dire corruzione? una mano lava l'altra..."), dandogli mille volte più peso che alle furfanterie patentate di tutti gli altri.
Credo che sia vera la storiella che raccontano da anni circa le missioni di pace, chi è dittatore e chi un baluardo della civiltà (spesso la stessa persona a seconda della convenienza), e che quindi i morti non sono tutti uguali: i bambini uccisi dai "cattivi" sono storie strappalacrime su cui indulgere e rilanciare e rimbalzare sui social network, i bambini uccisi dai "buoni" non esistono. Spesso non solo nello stesso Stato, come in Israele, ma anche nella stessa città, come ad Aleppo.
Insomma, ci credo.
Come credo che domani sera troverò sotto l'albero le cose che ho chiesto a Babbo Natale nella letterina, anche se non ho mai capito bene come fa ad accontentare in contemporanea tutti i bimbi buoni del mondo. Avrà un sacco graande grande....

PISCISTOCCU CH'I PATATI

E' uno dei casi in cui la traduzione letterale non può rendere: dici stoccafisso ed evochi dei pezzi di merluzzo essiccato duri come mazze (stockfish) da baseball, che per carità sono cucinati divinamente in molte parti d'Italia (è tradizione diffusa, come per il "cugino" baccalà, quanto l'influenza territoriale e culturale dei normanni, cioè pochè zone del Paese ne restano fuori), ma quasi ovunque comprati secchi e ammollati in casa, specialmente nel latte. Solo in pochi posti te lo vendono già ammollato, e solo nel reggino (in particolare a Mammola - che ho scoperto si chiama così per questo - e Cittanova) e nel messinese si trova una così grande concentrazione di pescherie specialistiche con vasche di marmo dove viene trattato con acqua corrente e/o montana, e questo e solo questo è u piscistoccu.
Noi reggini siamo quasi tutti così appassionati di questo cibo che ci siamo meritati l'epiteto (che in fondo ci piace e ce lo teniamo stretto) di piscistoccari. Lo stocco, infatti, è così versatile che può essere preparato in mille modi, ma a molti, me compreso, piace anche crudo con un filo d'olio e limone: altro che sashimi! Mia nonna lo faceva anche "a missinisa", alla messinese, una delle ricette più note, ma il suo cavallo di battaglia era questo:
Stoccafisso con le patate
Sbuccia e lava le patate, e tagliale a tocchi grossi.
Sistemale nel fondo della casseruola, aggiungendo sale, prezzemolo, una cipolla tagliata a striscioline, origano, pepe, e pomodorini, quindi sistemarvi lo stocco, aggiungendo acqua a coprire il tutto, e 3 o 4 cucchiai d'olio.
Lascia cuocere a fuoco lento per circa ½ ora, spegni a cottura delle patate.
Volendo, unisci il sugo a delle linguine cotte a parte.
...
Ingredienti
  • ½ kg di stoccafisso (già ammollato)
  • 4 patate
  • 1 cipolla
  • 3 o 4 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
  • 2 pomodorini
  • sale
  • prezzemolo
  • origano
  • pepe nero
'U piscistoccu ll'ha mmentiri nt'all'acqua r'a sira non mi puzza, apoi ll'ha sciacquari bbonu.
Munda e lava quattru patati, e tagghiali a mmorstra rossi, poi mentili nta na cassarola larga e ‘mbascia, cu na stampa ‘i sali e ‘i putrusinu, na cipuddha tagghiata fina, na stampa i rrìunu, 'u spezzi, e ddu pumaroreddhi. I supra mentinci ‘u piscistoccu e l'ogghiu, e cumbogghia tuttucosi cull'acqua.
Fallu a lentu focu: ci voli na menzurata, è ffattu quando su ffatti i patati.
S'u voi c'a pasta, cala a parti ddu linguini, e poi i cundi c'u zzucu e ddu patati nt'o piattu.

GENTICLONI

Come nel doppio di tennis: i compagni si mettono daccordo,
nascondendosi ad impedire che gli venga letto il labiale, sulla
strategia per sconfiggere gli avversari. Che siete proprio voi.

Come volevasi dimostrare, e come non molti avevano previsto, nemmeno la scoppola rimediata il 4 dicembre è servita a toglierceli dai piedi. Certo, Renzi si è dimesso e ha rifiutato il reincarico, ma è stata proprio la misura precisa dell'odio che attira a consigliargli questa mossa, peraltro finalizzata a rifarsi in qualche modo una verginità, e tornare all'attacco alla scordatina...
Per comprendere bene tutto l'accaduto, infatti, bisogna rammentare la vera storia che sta dietro alla narrazione ufficiale "governo progressista" e quindi alla storia intera del PD: si tratta di killer prezzolati (io ti consento una carriera politica di primo piano in cui guadagni abbastanza per togliere dagli impicci anche i posteri fino alla settima generazione, se di sai fare, e tu in cambio fai quello che ti dico io raccontando le palle che ti dico io per dissimularlo) il cui target è il nostro Paese - la sua democrazia, la sua economia e la sua sovranità.
Se e solo se ricordiamo ciò, non troviamo nulla di strano nell'incarico a Gentiloni: l'obiettivo di medio lungo termine, avviato con l'operazione-Euro e ormai quasi del tutto compiuto, è la distruzione totale della piccola e media impresa italiana, quello di breve termine è disinnescare la bomba Montepaschi "da destra" (cioè facendo pagare il conto ai pesci piccoli e salvando il culo dei grossi squali) laddove i grillini hanno già dichiarato che lo farebbero "da sinistra" (cioè nazionalizzando l'istituto e salvaguardando i risparmiatori), infilare l'Italia nella trappola del MES (quindi in una spirale di tipo greco) e riscrivere la legge elettorale in modo da impedire un governo grillino (quella stessa legge che era stata scritta così proprio per lo stesso motivo).
Ci sarebbe un solo lato positivo nella faccenda: che più va avanti un governo Gentiloni o un altro affine, più italiani capiscono finalmente che qui l'unica possibilità di salvarsi (non certezza, ma almeno possibilità, cavolo!) è votare Movimento 5 Stelle. Se si impegnano, al PD possono persino fare arrivare Grillo a quel 51% cui ha sempre dichiarato di puntare, senza però mai crederci sul serio, che a quel punto vincerebbe anche col proporzionale puro. Ho usato il condizionale, però, perché anche altri pochi mesi di governi così ridurranno il Paese in tali macerie che l'impresa di ricostruirlo sarebbe ancora più improba di quella della Raggi a Roma. La quale, e l'ho detto ben prima delle elezioni comunali, senza sovranità monetaria nazionale sarebbe stata una mission impossible.
Ciucciatevi Gentiloni, allora, compatrioti, senza fare come suggerisce Massimo Fini, e buon pro vi faccia!

P.S. - Amici di sinistra-sinistra. Al voto subito, e regalate ai grillini l'appoggio esterno, cioè offriteglielo senza chiedere nulla in cambio; d'altronde, non è ciò che gli avete sempre rimproverato di non avere accettato di dare a Bersani? Se si poteva fare allora, si può fare oggi. Con una differenza: quello sarebbe stato sempre il governo dell'Europa "senza si e senza ma", questo sarebbe il governo del NO al tradimento della Costituzione, anzi del SI al ripristino della Repubblica "fondata sul lavoro".

LICIA

Le menaiche mangiate in Cilento, a due passi dal mare dove sono state pescate e subito pulite, forse sono insuperabili, ma con le alici siamo in un campo dove in tutte le coste italiane specie meridionali si ha qualcosa da dire. Attenzione al neutro latino del dialetto reggino: "a licia" è plurale, forma alternativa equivalente al femminile "i lici". Per cui l'espressione "quant'è bella 'a licia" non è un apprezzamento estetico nei confronti della Colò, ma uno gastronomico nei confronti delle alici. "Bella" infatti sta anche per "buona", a seconda del contesto...
Spaghetti alle alici
Soffriggi la cipolla.
Aggiungi i pomodorini schiacciandoli fino a formare un sughetto denso.
Aggiungi le alici fresche e il sale (se usi quelle sotto sale lavale benissimo e non salare).
Gli spaghetti si cuociono a parte e si saltano nel sugo alla fine.
A parte abbrustolisci del pangrattato: chi vuole lo aggiunge sul piatto a mo’ di formaggio.
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Ingredienti
  • una dozzina di alici fresche ogni due persone
  • cipolla
  • pomodorini
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pangrattato abbrustolito
Pasta ch’i lici
Pigghia na stampa ‘i cipuddha e suffrìila: ma no assai, non mi si brucia!
Ggiungici quattru pumaroreddha e scacciali c’a forchetta, falli cunsumari nu pocu, e poi mettinci i lici frischi, dopu chi nci cacciasti i bureddha e ‘a testa e ‘i lavasti, e na stampa ‘i sali.
‘Nto stramenti fai i vermicelli, e quandu su quasi fatti i cacci e i finisci i fari ‘nta paredda ch’i lici.
Si vvoi, fai nu pocu i muddhica bbruschiata e cu ‘a voli ncià menti ‘i supra.
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Tortiera di alici
Ungi la padella.
Sistema un po’ di filetti di pomodoro e fai uno strato di pangrattato condito, poi uno strato di alici (ben pulite e lavate, ma non squamate se non sommariamente) e un pizzico di sale.
Ripeti un numero di strati a piacere ma l’ultimo è di solo abbondante pan-grattato condito.
Aggiungi un filo d’olio sopra e cuoci a fuoco lento facendo attenzione a che non si attacchi, spostando di tanto in tanto la padella e agitandola fino a quando non si sente muovere lo sformato tutto assieme.
In alternativa, puoi sistemare il tutto in una teglia e cuocerlo al forno.
...
Ingredienti
  • 1 kg di alici
  • 2 pomodori pelati
  • pangrattato condito
Turtera ‘i lici
Metti nu pocu r’ogghiu ‘nta pareddha e passalu tornu tornu c’u jiritu non mi si ‘mpigghia ‘a turtera.
Mentici ddu pumarora tagghiati a filetti e anzemi a’ muddhica fai ‘nu solu.
Poi fai ‘nu solu d’alici e mettinci na pizzicata ‘i sali.
Si ‘ndai ‘cchiù lici fai n’atri tri sola i muddhica , pumaroru e lici, annunca i menu, ma all’urtimu ll’ha’ ssempri a cumbigghiari c’a muddhica bellu pulitu.
Mettinci un filu r’ogghiu ‘i supra e friila a focu lentu, spostandu ogni tantu ‘a paredda mi si faci tutta. Non mi si ‘mpigghia, ogni tantu ‘a paredda ll’hai puru a ‘nnacari un pocu. Quando si movi tutta sana, è fatta.
Chista veni bbona puru o’ furnu.

IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

CIAONE
(non so se avete notato, ma, nonostante
sia stato necessariamente citato spesso,
in questo blog non c'è il tag "Renzi"...)
La scoppola, per essere, è bella forte. Ma non so se basta: mi viene in mente Totò ne I due colonnelli che al tenente nazista che comandava il plotone d'esecuzione, che vedeva accanto a lui i suoi sottoposti perchè si erano rifiutati di fucilarlo loro, diceva più o meno "tenente, per me basta una pallottola sola, per questi ce ne vogliono due, perché sono cretini!". Il ragazzo infatti è giovine, e non è affatto detto che si ritiri definitivamente dalla scena politica accontentandosi, dopo aver pianto un po' nell'angolino per le sberle prese, della remunerativa carriera di congressista o altro brillantissimo venditore di fuffa che gli resta aperta. Anzi, è probabile che con una sconfitta di misura minore avrebbe persino tentato di restare in sella (urlando a reti unificate la bugia che la personificazione non l'aveva fatta lui), ed è certo che anche così lui creda di potersi attribuire tutto il 40% dei votanti (mentre il 60% andrebbe diviso per l'"accozzaglia del NO") come zoccolo duro per le prossime politiche.
Verrebbe anche da sperarci, anzi, che abbia voglia di rilanciare l'azzardo (cos'era, infatti, se non un azzardo, pretendere di cambiare mezza costituzione con una maggioranza nata per un pelo da una legge incostituzionale, cambiata in corsa, e comunque non sufficiente all'approvazione diretta, tentandole tutte - anche ben sporche - per vincere un plebiscito che sanasse il bluff iniziale?) e chiedere al Colle di sciogliere subito le Camere. Purtroppo forse non è così fesso: con l'Italicum oggi vince Grillo a mani basse, quindi prima di votare forse è il caso di rimangiarsi una legge così squilibrata a favore del partito di maggioranza relativa (anche se a riequilibrare in parte le cose resta il Senato, per il quale oggi si voterebbe col Consultellum, quello che resta del Porcellum dopo il rimaneggiamento da parte della Corte Costituzionale). Non so però se al momento ci sia lo spazio di manovra fuori e dentro il PD per riformare la legge elettorale. Di sicuro dentro in molti stanno affilando i coltelli, per una guerra che speriamo sia più sanguinosa possibile: magari si concludesse (finalmente!) con la (ri)scissione delle due inconciliabili anime del partito-bestemmia, così quella democrista potrebbe ricucire coi parisiani dopo essersi unita con gli alfaniani, e quella postcomunista riunirsi con la sinistra-sinistra a riformare un soggetto vicino al 20% capace di fare da sidecar al prossimo governo a guida grillina. Più probabile è che trascorra nelle paludi il tempo tra qui e la pronuncia della Consulta che a questo punto casserà impietosamente l'Italicum, e si voti a primavera col Consultellum anche alla Camera.
Lo scenario più auspicabile e razionale (e perciò stesso meno probabile, si capisce) è però quello odifreddiano, per cui Mattarella affidi l'incarico a Stefano Rodotà, o altro (se si trova: Prodi si è autosputtanato in extremis) personaggio del PD non renziano cui il Movimento 5 Stelle non potrebbe dire di no, che partendo dalla proposta grillina di proporzionale appena corretto partorisca una legge decente con cui andare a votare a primavera.
Insomma, si apre un periodo di incertezze e non siamo affatto sicuri che cambierà qualcosa e che lo faccia in meglio. Ma siamo sicuri che se avesse vinto il si sarebbe cambiato tanto e in peggio, rovinati per sempre quegli equilibri che le migliori menti dei nostri Padri hanno architettato per traghettarci in democrazia tanti decenni fa. Equilibri che ci hanno salvato il culo ancora una volta, dopo già tante, se pensiamo che la schiforma avrebbe reso inutile quell'articolo 138 grazie al quale ci siamo potuti esprimere urlando in faccia il nostro NO a questo ragazzino presuntuoso e alla torma di ignoranti traffichini da cui si fa accompagnare. Un pensiero commosso ai Costituenti, quindi, e voltiamo pagina, che di minchiate è troppo tempo che se ne parla e ci sarebbe da fare per salvare un Paese.

L'ALBA DEL 5

Non me la sento di fare pronostici sul voto di domenica, un po' perché la propaganda di regime sta usando una strategia di attacco a 360° (arrivano in posta dei volantini di finta contrapposizione tra le ragioni del SI e quelle del NO che chi si dovesse informare solo con quelli vota SI sicuro, ma le scorrettezze di questa campagna comunicativa superaggressiva sono una lista lunga così, a partire dalla faccenda italiani all'estero) per non lasciare niente di intentato a grattare gli zerovirgola in tutte le nicchie, e si un po' per scaramanzia: il NO continua a essere dato in vantaggio in tutti i sondaggi (proprio come Hillary o Prodi - sgrat, sgrat) nonostante ogni giorno si inventino una sciagura peggiore nel caso vincesse.
Ho anche evitato con cura il tema, da un po', qui e su altri media, per la ragione abbastanza banale che a quelli come me piace argomentare approfondire disaminare, ma quelli come me, che decidono a valle di processi del genere, sono una piccola minoranza, piccolissima se consideriamo che tra noi la maggior parte crede soltanto, di farlo, e invece decide per le stesse superficialissime ragioni degli altri: simpatia/antipatia, senso di appartenenza, istintivo proteggersi le terga dai paduli (o il portafogli dai ladri) che si crede di individuare (magari consegnandole ai paduli e ai ladri dissimulati numerosi tra le proprie fila). Sono cioè convinto che il vero quesito del referendum sia percepito per come in fondo era stato concepito da chi ha messo mano alla Legge fondamentale grazie a una maggioranza illegittima e raffazzonata (mai successo in nessuna sedicente democrazia) sapendo fin dall'inizio di doverlo affrontare, cioè più o meno così:
vuoi avere Renzi tra le palle per un altro bel po' di tempo?
Se lo vuoi voti SI, se vuoi che si levi di mezzo il più presto possibile voti NO, anche sapendo che il tipo è capacissimo di aggrapparsi alla poltrona (occupata abusivamente fin dall'inizio, bisogna ricordarlo) anche in caso di sconfitta. Ogni altra discussione è inutile, per cui chi non si diverte a straragionare e magari non ne ha manco il tempo può non leggere oltre questo appello: se non vuoi vedere più quel faccione da schiaffi tentare continuamente di prenderti a reti unificate per il culo alza quest'ultimo dal divano domenica 4 e vai a votare NO, se non lo fai ti sarai meritato l'inculata che stanne certo sta preparando anche per quelli come te, non pensare di farla franca, nessuno è al sicuro.
...
Detto questo, ora che siamo rimasti in quattro, diciamocelo subito, e poi lo dimostriamo: questa riforma costituzionale è innanzitutto una sequela di boiate che non stanno in piedi, e della cosa sono consci per primi, e già lo hanno ammesso più o meno direttamente molte volte, quelli che le hanno scritte. Chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio (ma proprio un minimo, livello primate) e lo usi, può votare SI solo se si limita a leggere il truffaldino titolo della legge che poi è il quesito del referendum, o magari appunto i volantini del nuovo minculpop. Non c'è un solo argomento a favore del SI che regge a una analisi nel merito. Non uno. Accetto ogni sfida su questo piano. Ma quelli del SI, anche vecchi amici e/o persone intelligenti purtroppo (che solo pochi anni fa erano con noi a difendere la Costituzione contro la riforma di Berlusconi, molto simile a questa, ed entrambe a quella di Gelli), non vanno mai oltre la retorica del gambiamento ("intanto è un passo avanti", dicono, come se fosse il regolamento del condominio e non la Carta fondamentale dello Stato) e delle cattive compagnie nel variegato fronte del NO. Ma a me che importa di avere soggetti discutibili che votano come me? Questa riforma fa schifo ai cani in ogni aspetto, voterei NO anche se fossero per il NO Attila, Hitler, Vlad l'impalatore, Medea e Barbablù. Anche perché se invece vince il SI alle prossime elezioni un Hitler col 25% potrebbe ritrovarsi padrone assoluto del Paese e per prima cosa varare una nuova riforma costituzionale che sciolga il Parlamento e finalmente chiuda questa cosiddetta democrazia (Rondolino dixit), senza nemmeno dover passare da un altro referendum come questo (non dimenticate come è stata inserito l'obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione, diktat dell'UE: di notte in dieci minuti: basta una maggioranza qualificata, appunto). A quel punto mi piacerebbe che a vincerle fosse davvero - altro che il mite Grillo - un Gengis Khan che come prima cosa mettesse ai lavori forzati (risanamento del territorio, capillare) tutti i politici di professione, a vita quelli del fronte del SI. Ma basta sogni proibiti, andiamo a esaminare punto per punto per come mi vengono in mente. Metto i titoletti in grassetto, così potete leggere a saltare.
  1. L'articolo 138 della Costituzione parla di leggi di revisione costituzionale, NON della possibilità di riscrivere la Costituzione attraverso di esso. Per riscrivere 47 articoli su 139 di una Costituzione ci vuole una assemblea costituente eletta appositamente con una legge rigorosamente proporzionale, perché la Costituzione deve essere di tutti. Questi l'hanno rivoltata come un pedalino non essendo neanche il partito di maggioranza relativa, ma avendo una maggioranza dovuta al premio del Porcellum (dichiarato incostituzionale) preso con la complicità di SEL, senza la quale lo prendeva Grillo, e poi liquidata SEL con qualche carica istituzionale rifatta alleandosi con pezzi di centrodestra. Prima ancora di entrare nel merito, è il metodo del tutto inaccettabile.
  2. Dovesse passare il SI, se si voterà con l'Italicum, il partito che prende più voti, anche fossero il 25%, che corrisponde al 15% circa degli aventi diritto, avrà una maggioranza tale che potrà non solo approvarsi tutte le leggi che vuole, ma eleggersi da solo il Presidente della Repubblica, attraverso cui controllare la maggioranza della Corte Costituzionale. Nessuna democrazia al mondo ha questo sbilanciamento di poteri: dove c'è l'elezione diretta del capo dell'esecutivo, come in USA, non implica che egli controlli il parlamento (può solo capitare, e quando capita, come adesso con Trump, non è considerata buona cosa). Col SI, tra l'Italia e una dittatura ci sarà solo una differenza di etichetta, peraltro presto annullabile: una maggioranza così pompata può subito fare una nuova riforma della Costituzione senza dover passare dal referendum confermativo, e sancire volendo anche la fine formale della democrazia. Hitler fece più o meno così, ed aveva più legittimazione popolare di Renzi. Se non si voterà con l'Italicum, sarà con una legge ancora peggiore studiata per impedire che l'asso piglia tutto sia proprio Grillo. Eh si, il movimento 5 stelle sta facendo campagna per difendere la Costituzione contro il proprio stesso interesse: avete sentito un solo giornalista che ve lo facesse notare, magari con tanto di cappello?
  3. Vi stanno dicendo a tutto spiano che col nuovo Senato si elimina il bicameralismo perfetto e quindi senza più doppia lettura si accelera il processo legislativo "togliendo l'Italia dalla palude", ma questo intanto non è vero (il nuovo articolo 70 è indistricabile e quindi introduce una pletora di situazioni in cui rimane la doppia lettura) ma non è mai stato il problema dell'Italia, come dimostra il numero di leggi abnorme rispetto a qualsiasi altra democrazia (e meno male che c'era la palude, figurati senza...) e soprattutto la velocità con cui hanno sempre approvato proprio le più schifose (ad esempio, il Jobs Act...), su cui l'intera classe di parassiti che chiamiamo politici ha sempre trovato accordo immediato.
  4. Il contenimento dei costi grazie alla riforma del Senato, tanto sbandierato, è invece ridicolo: ammonta a poche decine di milioni di euro, una frazione di quanto si risparmierebbe se approvassero la proposta grillina di dimezzamento delle retribuzioni dei parlamentari (e i grillini intanto se le autoriducono finanziando un fondo per le piccole e medie imprese, sti qualunquisti!...). Stesso discorso vale per il CNEL, o la finta abolizione delle Province (ha tolto il nome dalla Costituzione, ma stanno li si chiamano Aree vaste oppure Città metropolitane, costano come prima ma non sono più elettive - una vera svolta sarebbe solo una vera abolizione delle Regioni, lo dico da anni e non ho molta compagnia...).
  5. Il vero obiettivo della riforma è probabilmente attaccare prima nei fatti, più di come sia stato fatto finora, poi magari anche nella forma, la prima parte della Costituzione: l'Italia non hai mai davvero rimosso gli ostacoli all'uguaglianza sostanziale, cosa ci fai ancora con l'articolo 3, i temi a scuola? e poi, "fondata sul lavoro", dai, siamo seri.... Il mandante? L'ultraliberismo internazionale, e quindi l'UE sua ancella e l'Euro sua arma letale. Questa riforma non è altro che l'ultimo attacco di una serie ormai venticinquennale. No, non è retorica dire che votando SI consegni definitivamente l'Italia alle banche.
Ho sicuramente scordato qualcosa, perciò vi lascio con un paio di ulteriori letture utili (per veri triathleti):
  • l'inserto del Fatto quotidiano riassuntivo delle ragioni del NO (giuro che non l'ho letto, ma ci troverete punti in comune con quelli qui sopra);
  • l'operetta morale di Leonardo, finto dialogo con tanto di link alle disanime puntuali che ha fatto negli ultimi tempi, altro che i miei miseri punti elenco! E stiamo parlando di uno che sono due anni che non perde occasione per attaccare Grillo... E' che, amici, chi ragiona con la sua testa si pone dopo il problema, semmai, di chi è arrivato alle sue stesse conclusioni magari anche da premesse diverse e con scopi diversi, non usa l'argomento a priori.
Ci sentiamo lunedi, vediamo in che Italia ci siamo svegliati....

FIDEL POTRO

Saviano, uno che si è costruito una carriera scrivendo con
arguzia di cose di mafia risapute, per conto di un editore
che alla mafia doveva parecchio della sua carriera anche
politica. A me è sempre bastato questo per giudicarlo per
quello che era. Ora forse se ne sta accorgendo qualcun altro.
Non c'è solo l'assonanza a unire i due eventi storici (uno con le virgolette, uno senza) dello scorso week-end, suggerendomi il titolo. C'è l'Argentina che vince (hasta la victoria siempre) la sua prima coppa Davis con sugli spalti a tifare uno che ha passato la vita a dilapidare il suo indicibilmente immenso talento portandosi appresso il Che tatuato, quell'Ernesto Guevara che uno pensa cubano prima di ricordare che invece era appunto argentino. Quell'Argentina che ha guidato l'ultima ondata di ribellione all'Impero, che magari adesso è in riflusso ma negli ultimi 15 anni ha dimostrato che la cosa è possibile, non solo a Cuba.
Su Fidel Castro avrete letto e sentito in questi giorni fiumi di parole. Perciò sarò, una volta tanto, breve (con qualche link da seguire per chi non si accontenta). Aveva 30 anni quando ha affrontato e sconfitto (e prima ancora, pensato di poterlo fare senza neanche sapere sparare) la prima potenza mondiale e la sua mafia, si forse non ce l'avrebbe fatta se non ci fosse stata la seconda dalla sua parte, ma ha resistito per altri decenni dopo la dissoluzione di quest'ultima. Ci fosse un solo trentenne con la stessa statura e metà del coraggio oggi in Italia, ad esempio, l'Italia avrebbe una chance. Comunque, con un nemico di quella forza economica militare e propagandistica, non poteva riuscirci senza quella che vogliamo chiamare la sua dittatura (quelle imposte in tutto il sudamerica dagli USA invece?). La quale quindi, come tutte le difficoltà materiali che hanno dovuto affrontare i cubani per decenni, è da considerarsi conseguenza dell'embargo e della strategia USA, mentre le indiscusse conquiste sul piano sociale sono avvenute nonostante l'embargo e la strategia USA, figurarsi altrimenti.
Ah, quelli che oggi sputano su Castro sono gli stessi che hanno fatto un santino di Mandela. Che senza Castro sarebbe morto in prigione....

POLLU

Se vivi in una grande città, i tuoi figli sanno come è fatto un pollo solo grazie ai cartoni animati, altrimenti potrebbero credere che sia un essere mitologico con tante cosce, un petto, e qualche aluccia. Se da bambino avevi una nonna con le galline che ogni tanto a una gli tirava il collo (a proposito, è la parte più buona) e la spennava a mani nude (e più spesso ti dava le uova calde di culo da zzucare), e l'altra che non le aveva ma ti portava a comprarle in un posto dove razzolavano e te la sceglievi viva, allora sei fregato: se talvolta, anche se molto raramente, ti azzardi a fare il pollo al forno con la confezione di cosce e sovraccosce presa al supermercato, il brodo di pollo no, quello neanche ti viene in mente.
Ragion per cui le ricette seguenti, specie la prima (la seconda in ogni caso aiuta, e molto, essendo alquanto diversa dalla prassi ordinaria), se non riesci in qualche modo a reperire un pollo vero, uno che ha fatto una vita felice prima di morire come tocca a tutti noi, non daranno un buon risultato nemmeno se applicate alla virgola.
Brodo di pollo
Metti a bollire una pentola con tutti gli ingredienti assieme.
Lascia bollire il tutto fino a cottura della carne.
Volendo, cuoci nel brodo dei ditali piccoli, o altra pasta piccola a piacimento.
...
Ingredienti
  • 2 cipolline
  • 1 pomodoro pelato
  • prezzemolo
  • 1 pollo
  • sale
Broru ‘i pollu
Lava ‘u pollu bellu pulitu, tagghialu a mosra, e mentilu ‘nti na cassarola r’acqua cu ddu cipuddi picciriddi sani, na pelata, nu pocu ‘i putrusinu, e na pizzicata ‘i sali.
‘A carni è fatta quandu si japri sula sula e non è rosa r’intra, allura ‘a po’ stutari.
Caccia ‘u pollu (si vvoi, t’u po’ fari a ‘nzalata cu ddu pumarora) e cala ‘a pasta (iiritaleddhi).
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Pollo al forno
Taglia le patate a tocchi e sistemale in una teglia attorno al pollo, precedentemente pulito, meglio se sbollentato, parzialmente spellato, e tagliato a pezzi.
Aggiungi due spicchi d’aglio grandi pelati e tagliati a metà, in punti diversi della teglia, quindi i pezzi sparpagliati del pomodoro pelato, sale, un pizzico di pepe nero, e una manciata di rosmarino.
Cospargi il tutto di un filo d’olio d’oliva, e metti un dito d’acqua.
Mettilo in forno caldo; a metà cottura gira il pollo e le patate.
...
Ingredienti
  • un pollo
  • tre o quattro patate medie
  • due spicchi d’aglio
  • sale
  • olio extravergine d’oliva
  • un pomodoro pelato
  • rosmarino
  • pepe nero
Pollu o’ furnu
Lava i patati e tagghiali a mmorsra rossiceddhi.
‘U pollu è megghiu si facisti prima ‘u broru, chi è già bbugghiutu, annunca ‘u po’ mentiri puru cruru.
Mentili tutt’i ddui mbrischiati nt’a teglia, e ggiungici na pumaroru, du agghi rossi tagghiati a mità, ‘u sali, na stampa ‘i spezzi, e si vvoi nu pocu i rosmarinu. Apoi mentinci un ghiritu r’acqua, e l’ogghiu an giru an giru.
Zzicculu nt’o furnu già caddhu, e dopu un pocu vota ‘u pollu e ddanci na rimiscitiata ‘e patati.

ALTROVE, APPUNTO...

Era un po' di tempo che volevo scrivere questo post e non ne trovavo l'occasione, né lo spunto.
Tra i siti in colonna sinistra, sotto l'etichetta "Controinformano davvero", fino a ieri c'è stata una testata per me, e credo non solo per me, gloriosa.  Contrappunti.info, infatti, è nata nei primi anni duemila, un'epoca in cui non erano ancora diffusi i blog, ad opera di uno dei pionieri della comunicazione pubblica in Italia, il mio amico (e già il fatto di poter scrivere "mio amico" è per me un onore autoremunerante) Giancarlo Fornari, per continuare a portare avanti i propri valori dal di fuori di un'amministrazione pubblica che avendo scelto un sistema di valori diametralmente opposto aveva molto volentieri fatto a meno di lui.
Il contrappunto in teoria musicale è "la presenza, in una composizione o in una sua parte, di linee melodiche indipendenti che si combinano". Non stupisce la scelta di Fornari di questo nome per la sua rivista, dunque, convinto come era che la libera dialettica fosse il presupposto ineludibile della vera democrazia - nonché attratto dall'assonanza con quella controinformazione di cui allora si cominciava ad avvertire l'esigenza (anche se il dominio berlusconiano sui media era meno granitico di quello renziano di oggi). Chi la seguiva (centinaia i contatti giornalieri, talvolta migliaia) sapeva di poterci trovare il controcanto della narrazione dominante, le bacchettate sulle dita dei personaggi pubblici, le battaglie civili e democratiche magari neglette altrove - e sapeva che se ci avesse trovato l'approvazione o anche l'elogio dei potenti sarebbe stato meritato (quanto appunto raro).
Non so neanche bene per quali percorsi Contrappunti sia finita a essere un sito di recensioni di spettacoli teatrali e eventi culturali romani: andato a male il tentativo di organizzarci, un gruppo di amici di più o meno lungo corso, per continuarne la linea editoriale, ho smesso di seguirne le vicende, ma, nonostante il sito non controinformasse più neanche per finta, ho lasciato il link lì, finché sotto la testata era rimasta la scritta "fondata da Giancarlo Fornari". Lo tolgo ora che ci hanno lasciato solo "rivista di approfondimento culturale", non so se perché si sono resi conto, o se è qualcuno che glielo ha fatto notare, che questa Contrappunti non ha più niente a che vedere con la sua, che era ingiusto fare riferimento a qualcuno quando della sua ispirazione nella linea editoriale non c'è traccia (queste schifezze lasciamogliele fare all'Unità, tanto il PD non si vergogna di niente). Se volete ancora seguirla, cercàtela altrove, qui ad esempio, almeno nelle intenzioni - nei risultati, se GF fosse vivo, mi bacchetterebbe tutti i giorni...
Lo spunto per un ultimo invito a consultarla, e quindi per questo post come dicevo all'inizio, me lo ha dato proprio questa parolina, altrove, nel titolo di una commedia che se riesco vado a vedere, anche perché ci recita un mio vecchio amico, fratello minore di un mio vecchissimo amico, che finora non ha mai deluso, né me né il suo crescente pubblico sia teatrale che cinematografico. Se siete a Roma, andate a vedere Massimo De Lorenzo al Piccolo Eliseo entro il 27 novembre. Se siete altrove, spiace per voi...

CARNI A GGENUÌSA

Sugo alla genovese
Friggi le patate tagliate a spicchi molto grandi.
In una casseruola larga e bassa, soffriggi leggermente la cipolla, aggiungi e rosola la carne (se pollo o capretto, meglio precedentemente sbollentata, in ogni caso alla fine sfumala col vino), quindi poca passata di pomodoro e le patate fritte; copri con acqua, metti sale e pepe.
Cuoci a fuoco lentissimo e senza coperchio, fino a che il sugo non si restringe.
Le linguine vanno cotte a parte e condite al piatto con il sugo, un paio di patate, ed eventualmente dei piselli.
...
Ingredienti
  • pollo, oppure capretto, o anche fettine di manzo
  • patate
  • passata di pomodoro
  • cipolla
  • olio extravergine d’oliva
  • 10 cl di vino bianco
  • sale
  • pepe nero
Frìi i patati tagghiati rossi e mentili ‘i latu.
Nta na cassarola larga e mbascia, suffrìi ‘a cipuddha, ma no assai, menti ‘a carni, e votala e girala nzina a quandu si faci, ma no assai chi ddiventa rura; si è ‘u pollu chi ti rristau r’u bbroru, è già bbugghiutu: megghiu, cusì s’avi a fari ‘i menu.
Si ti pari chi puzza, speci si è crapettu, spumala c’u vinu.
Mentici a pumaroru (pocu: tipu ddui o tri pelati passati a setacciu) e ppoi sistema belli puliti i patati an giru an giru, e cumbogghia tuttucòsi cull’acqua.
Mentinci sali e spezzi e lassulu cunsumari scumbigghiatu a focu lentu lentu.
‘A pasta è bella linguini, megghiu ancora c’a pisella ‘i supra.

DIPINTO DI BLU

Questo è il mare. L'altro chiamatelo come volete.
Questo non è un coccodrillo. Oggi su Majorca ne avrete letti e sentiti tanti, ma un blog fa un altro mestiere, è un diario personale e filtra sotto questa lente anche gli eventi pubblici. Al massimo, vedrete, è un delfino.
...
Da bambino ero affetto da una forma di asma bronchiale cronica particolarmente insistente: in pratica, pagavo con una notte insonne attaccato alle bombole d'ossigeno (per evitare l'abuso di bentelan, unica cosa efficace quando non c'erano ancora ventolin e simili) qualunque sudatella all'aperto, cioè tutte le attività tipiche dei miei coetanei. I miei giochi erano quindi essenzialmente casalinghi e solitari, specialmente d'inverno. D'estate no, perché respirare l'aria di mare riduceva enormemente la frequenza degli episodi di broncospasmo, ragion per cui, vivendo a Reggio Calabria, mi portavano al mare dai primi di maggio alla fine di ottobre, e ho continuato a considerare quella la stagione balneare finché ho vissuto lì (ma ho degli amici per cui durava - e dura - dodici mesi, giuro). In seguito, la durata della stessa si è progressivamente ridotta in proporzione inversa agli anni di lontananza, ma è rimasto immutato il mio concetto personale di fischio d'inizio della stagione balneare: un tuffo di testa dal bagnasciuga senza indugiare, ad immergermi interamente ed improvvisamente nell'altromondo che va dal pelo dell'acqua in giù. Una cosa impossibile nei fondali bassi e/o sabbiosi con l'acqua variamente torbida, del mare che si raggiunge facilmente da dove vivo.
Con queste premesse, la passione per il mare avrebbe potuto forse portarmi a diventare uno di quelli che amano esplorarlo per mestiere, o per hobby "serio". Ad impedirmelo non è stata però l'asma, anzi: quella, a conviverci, ti aiuta ad avere un atteggiamento consapevole nei confronti della respirazione che poi ti torna utile negli sport in genere e in quelli in cui bisogna controllarla in particolare. E' stato un episodio di quelli che se li vivi in certe fasi della vita, anche senza avere costituito per te un trauma grande e diretto, ti fanno semplicemente imboccare il bivio dall'altra parte, quella in cui nella fattispecie ti piace ancora sempre da morire andare sott'acqua ma non hai mai imparato a farlo davvero bene e ormai non imparerai più. Avevo un cugino acquisito simpaticissimo, la cui immagine che ho più impressa nella memoria è quella in cui si rotolava coi figli a terra nel soggiorno, professore di matematica e sub espertissimo, con in casa conchiglie raccolte di persona nei sette mari del mondo. E' morto a 33 anni, uno dei tot che muoiono ogni anno, quando io ne avevo 13 e i suoi figli erano due bimbetti, durante un'apnea vicino Messina, pare (ma cosa cambia?) mentre aveva a che fare con una murena.
Erano gli anni in cui Enzo Majorca e Jacques Mayol si strappavano a vicenda i record di immersione, si faticava a tenere il conto, ostentando inoltre una - alla fin fine forse solo apparente - radicale differenza di approccio "filosofico" alla disciplina. Per un ragazzino che amava il mare era comunque come per Coppi e Bartali, anzi meglio per un ragazzino italiano era come tifare Bartali contro "i francesi che si incazzano"... Majorca, poi, era pure siciliano, li capivi benissimo, certi colori del suo carattere che ad altri magari non piacevano....
Il respirare è, col comunicare, ciò che non si può non fare se si è vivi: entrambe le azioni iniziano col primo vagito e finiscono con l'ultima esalazione (due eventi tra l'altro che se vi assisti non te li scordi più), tanto che potrebbero essere sinonimi di vivere. Ebbene, entrambe le attività la stragrande maggioranza delle persone le svolge nella quasi totalità dei casi inconsapevolmente, solo minoranze sempre più piccole salgono i gradoni della piramide per vendere qualcosa o fare footing, parlare in pubblico o fare uno sport agonistico, diventare un leader politico o fare i record di immersione in apnea. Non ci si pensa, ma ci vogliono minuti e minuti, quasi 8, per scendere a 150 metri e risalire, Otto minuti con un solo fiato (e c'è chi stando fermo resiste molto di più): si potrebbe dire che chi lo fa è capace di visualizzare mentalmente ogni singolo atomo di ossigeno che ha immagazzinato nei polmoni mentre lo "spende" per sopravvivere, uno ogni quanto allenandosi ha calcolato che ci vuole perché gli bastino a fare quello che deve fare.
Forse Enzo è ancora li nel blu, a trattenere il fiato, risparmiandosi l'ultima particella, per l'eternità.

ARRIVA IL "TROMBA"!

Si può esultare non per la vittoria di qualcuno ma per la sconfitta di qualcun altro? Per i tifosi di qualsiasi sport, e del calcio italiano specialmente, questa domanda è retorica: certo che si, anzi! chiedetelo a un laziale quando la Roma perde lo scudetto a favore della Juve, se non ci credete.
Che però qui non si tratti di tifo mi pare si possa comprendere andandosi a (ri)leggere il post di prima del voto, in cui la solita lunga e noiosa serie di argomentazioni (sport ormai desueto, in un'epoca in cui la stessa struttura dei luoghi dove si comunica spinge e incentiva la rozza superficialità) con tanto di link di approfondimento (che metto con la quasi certezza che non li seguirà quasi nessuno) tendeva a dimostrare come e perché sarebbe stato meglio (non so se per gli americani, ma sicuramente per noi e per il pianeta) che perdesse Hillary.
Se qualcuno è così deficiente da pensare che affermare ciò equivale a essere un sostenitore di Trump, sono affari suoi, si accomodi pure. Io mi limito a registrare non senza una certa sorpresa (il mio era un augurio, non una previsione, che peraltro in pochi - Moore, Foa, forse Coen - hanno azzeccato...) la sparizione spero definitiva dalla scena politica di una vera iattura per l'umanità, una tipa spregiudicata che usava la sua identità di genere e la sua maschera progressista per dissimulare un credo politico reazionario nel modo peggiore immaginabile: al servizio del lato peggiore del capitalismo, quello sbilanciato verso la finanziarizzazione (a scapito dell'economia reale) e dedito alle più turpi pratiche di politica estera pur di autosostentarsi. Avesse vinto lei, il mondo avrebbe di certo proceduto nella china in cui è stato spinto dagli USA dal 1991 in poi, con le accelerazioni degli ultimi anni. Avendo vinto l'altro, può darsi che questo succeda lo stesso, ma può darsi anche di no. A me questo basta, per oggi.
Anzi no. Mi piace anche osservare lo scoramento di quanti, senza minimamente preoccuparsi di valutare nel merito (nella fattispecie, le scelte politiche sciagurate della Clinton e le loro tragiche conseguenze sulla nostra pelle, ma fanno così per tutto), tifavano - per loro si che il verbo è appropriato - per la candidata democratica in quanto donna, e/o in quanto "democratica". Non a caso, sono gli stessi che sostengono Renzi con argomenti della stessa natura, e voteranno SI il 4 dicembre (ammesso che ci lascino votare, ancora non è detto). Per scaramanzia, non scrivo quello che mi auguro, ma si capisce.
E ora a quei due o tre che hanno ancora voglia di ragionare con la testa, lascio un po' di link di approfondimento che era un po' che non lo facevo:
  • Leonardo, ovvero uno che seguo da sempre perché ragiona, ragiona anche quando arriva a conclusioni diverse dalle mie, ragiona tanto che tra un po' ce lo ritroviamo a votare Grillo al ballottaggio;
  • Chiesa, ovvero intanto di scoprire che presidente sarà Trump, abbiamo scoperto che chiavica di mass-media ci ritroviamo;
  • Scanzi, ovvero dieci considerazioni da leggere e rileggere, specie quella su Sanders, e il finale pinkfloydiano;
  • Venturini, ovvero le tre o quattro lezioni che il cafone col parrucchino ha dato ai cosiddetti esperti della comunicazione;
  • Mazzucco, ovvero il vero pericolo è la reazione che i neo-con guerrafondai potrebbero ora essere tentati di inventarsi;
e per chiudere un godibilissimo zibaldone confezionato su Comedonchisciotte. Buona lettura.

LA PADELLA E LA BRACE

In otto stagioni di blogging, ne ho prese di cantonate!... Una delle peggiori, torna d'attualità in questi giorni che si vota per il prossimo Imperatore: l'ho fatto meno di altri, ma l'ho fatto, esultare per il primo presidente USA nero per poi scoprire che era solo un bianco molto abbronzato (si, aveva ragione Silvio, ma non nel senso che intendeva lui...).
Per questa ragione, siccome mia nonna diceva "'na vota si futti 'a vecchia", stavolta non ci casco: la favoletta del primo presidente USA donna se la beva chi vuole, intanto perché quella è donna meno di me (e giuro che sono etero, almeno mi pare...), e poi perché la parabola di Obama ha dimostrato una volta di più che gli aspetti esteriori sono sempre i più illusori. Partito con proclami di pace tali da meritargli un Nobel "sulla parola", infatti, Barack si è rivelato guerrafondaio peggiore dei Bush, perfetto continuatore della strategia neocon di destabilizzazione politica a scopo di controllo delle aree del pianeta cruciali dal punto di vista energetico, a costo di avvalersi della collaborazione esterna dei terroristi più efferati e di minacciare in vari modi più o meno diretti la tranquillità e il modello di vita dei cosiddetti alleati europei. Una strategia folle e crudele, che ha brutalmente strappato dopo l'Iraq la Libia al novero delle nazioni che garantivano un certo livello di laicità e benessere ai propri popoli, rivolgendo quindi le proprie attenzioni alla Siria, non senza farsi aiutare dalla falsa coscienza indotta dal mainstream a cominciare dalle "primavere arabe" il tutto non può non spingere chi ragiona con la sua testa alla rivalutazione sul piano internazionale della Russia e del suo capo Putin, uno che, per quanto discutibile possa essere il suo passato, a confronto dei suoi omologhi occidentali rischia di sembrare un gigante e un simbolo di onestà e dedizione agli interessi del proprio popolo, pensate un po' (e infatti Renzi ci manda i soldati al confine, in cambio di un endorsement sul si al referendum).
Tutto ciò ha radici antiche, come ben sa chi ricorda bene la vicenda di Enrico Mattei, e come si scopre se si scava persino alle radici dell'unità d'Italia. E rischia di perpetuarsi se alla Casa Bianca ci va la naturale continuatrice della suddetta strategia, colei che l'ha ispirata negli anni di segretariato di Stato, ma già prima appresso al maritino giocherellone, che tra una stagista e l'altra ha fatto approvare la legge che, sapevàtelo, annullando la separazione tra banche d'affari e banche di credito ha precipitato il mondo nella crisi da cui non esce da nove anni. Ebbene, Donald Trump è un personaggio grottesco e a tratti impresentabile, e probabilmente perderà le elezioni proprio per l'eccessivo svantaggio che ha nei confronti della rivale nel bacino dei fissati con il politically correct. Ma come Berlusconi, per quanto l'ho odiato e criticato, era meglio di Renzi tanto quanto un nemico riconoscibile è meglio di un amico fasullo, così è meglio augurarsi che sfatando i pronostici vinca il sincero cafone e non la vipera falsa progressista. Se non altro, con quest'ultima è certo che la terza guerra mondiale strisciante, iniziata da Bush padre e proseguita da suo marito poi da Bush figlio e infine dal finto negro, continuerà e anzi conoscerà escalation dalle implicazioni tragicamente imprevedibili, laddove il miliardario cialtrone sembra (e probabilmente è) più propenso a mettersi d'accordo con russi e cinesi e accontentarsi, di fronte all'inarrestabile declino dell'impero globale, di guidare un impero d'Occidente che cerchi di convivere con quelli d'Oriente, piuttosto che trascinare il mondo alla rovina nel tentativo (peraltro vano, come la Storia insegna) di mantenere il dominio assoluto, cosa che di certo farà la Clinton.
Se non basta, Trump ha già dichiarato che ripristinerà il Glass-Steagal Act, cioè la legge bancaria abrogata da Bill Clinton, forse perché i capitalisti sono tutti parassiti, si, ma alcuni tra loro si rendono conto che se uccidono l'animale che sfruttano muoiono anche loro.

RRAU'

Se siete meridionali o avete amici meridionali lo sapete già: il ragù non è una ricetta, è un rito religioso. La capofamiglia si alzava all'alba e iniziava la lunga preparazione, avvio di una cerimonia complessa che si concludeva alcune ore dopo in tavolate enormi davanti a un piatto di qualcosa che - lo intuivi già fin da piccolo - così buono non avresti mai più mangiato, quindi dovevi fartene una panzata come se avessi potuto accumularlo per i decenni a venire.
Essendo qualcosa di sacro, è stato celebrato anche da sacerdoti della cultura, fino al pontefice massimo Eduardo De Filippo, che ne fece teatro e poesia. Alla fine vi posto i suoi versi, sia in declamazione diretta che in una versione messa in musica da Pino Daniele e cantata da Roberto Murolo. Prima, vi posto la ricetta di nonna Carmela. Provate a seguirla, voi siete avvantaggiati: non avendo assaggiato il suo, sarete soddisfatti del risultato. Io sono trent'anni che mi danno: u rraù mi viene buono, ma quello della nonna porcaccia miseria era un'altra cosa....
Ragù
In una casseruola larga soffriggi la carne a tocchi nell’olio caldo a fuoco lento; se c’è del maiale è particolarmente opportuno (ma va bene con qualsiasi carne) fare sfumare la carne col vino bianco a fine cottura.
A carne esternamente cotta, aggiungi la cipolla tagliata molto sottile, e solo quando è cotta quest’ultima aggiungi il passato di pomodoro, il sale, le foglie d’alloro e le bucce di limone; se il sugo non copre la carne aggiungi dell’acqua.
Cuoci senza coperchio nel fornello più piccolo con la fiamma al minimo, fino a quando non smette di evaporare l’acqua e viene a galla l’olio (dovrebbero occorrere almeno un paio d’ore).
Se il sugo è tanto ed hai fatto le polpette di carne, a fine cottura mettine un paio a testa dentro e lasciale lì fino a quando le servi perché assorbano il sugo.
A parte fai la pasta: quale vuoi, ma è ottimo con la pasta fresca tipica calabrese o con dei grossi rigatoni.
Volendo, il piatto di pasta si può guarnire con dei piselli e/o del parmigiano grattugiato.
...
Ingredienti
  • manzo e/o maiale a tocchi (2 a persona minimo)
  • mezzo chilo di pelati o passata di pomodoro ogni 2 persone
  • olio extravergine d’oliva
  • sale
  • 1 cipolla piccola (o mezza grande) ogni 2 persone
  • la buccia di ¼ di limone biologico
  • tre o quattro foglie di alloro secche
  • 10 cl di vino bianco
Nta na cassarola larga, menti ‘a carni mi si suffrii nt’all’ogghiu a ffocu lentu, giriàndula ‘i ccà e ‘i ddhà. Si vvoi, speci si è porcu, spumala c’u vinu iancu. Arricorditi: prima si faci ‘a carni, poi si menti ‘a cipuddha, e quandu è fatta ‘a cipuddha si menti ‘u pumaroru, ‘u sali, ddu fogghi ‘i lauru e na stampa ‘i scorcia ‘i limuni.
Si ‘a carni è scumbigghiata, ‘ggiungici nu pocu r’acqua, annunca nenti. Fallu senza cumbogghiu, a focu lentu lentu: è fattu quandu l’ogghiu veni a’ ngalla.
Si facisti ‘i purpetti, fai cchiù zzucu e mentincindi ddui ddà r’intra quandu è fattu, e lassili mi si umilìanu chi ssu cchiù belli mi t’i mangi.
A pasta a rraù è bella tutta, ma è megghiu si nci menti i maccarruni ‘i casa, o ‘i pàcchiri.
Si facisti ‘a pisella, cui ‘a voli ncià ggiungi i supra, a usu furmaggiu.

MILLE BALLE BLU

Non so se prima di essere precipitosamente ritirata, una delle più ignobili
campagne della storia della pubblicità è comunque riuscita a incidere sul
numero dei nati. Ma di sicuro ha il record dei morti, o meglio dei mortacci
sua
ricevuti da parte di chi un figlio non può permettersi manco di pensarlo.
Ogni tanto capita, di essere costretti a una schematizzazione forse magari eccessiva per mettere ordine a un flusso di pensieri altrimenti incontrollato. Di recente le cose sono parecchio peggiorate: col referendum costituzionale incombente, si tocca con mano quanto sciagurate e in malafede siano state le ripetute riforme dell'informazione, che con la scusa di toglierla al controllo della politica l'hanno invece sottratta solo al pluralismo, lasciandola in mano al governo anche quando questo è espressione di una piccola minoranza dell'elettorato grazie a una legge elettorale incostituzionale e allo sfruttamento truffaldino, complice la sedicente sinistra-sinistra, delle deformazioni che essa comporta. Prima ancora di dibattere sul si e sul no (e torneremo a farlo anche qui, perché ne va della libertà), bisognerebbe fermarsi al come: ignoranti arrivisti hanno preso una Costituzione scritta da colti notabili eletti allo scopo con criteri assolutamente proporzionali, e l'hanno brutalizzata a colpi di una maggioranza illegittima, grazie alla quale poi controllano anche il mainstream e manipolano la realtà, per ottenere il necessario (per l'ultima volta, si noti: se passa la schiforma poi qualunque governo potrà proseguire lo scempio a piacimento) avallo popolare al loro misfatto.
Raccontano balle. Balle su balle. Bugie continue, che come diceva Goebbels a forza di ripeterle diventano verità. Sono esseri immondi, ed agiscono in malafede. Nessun rispetto, solo vederli alla sbarra come a Norimberga potrebbe placare chi ha ancora un briciolo di animo democratico dentro. Sono pagati, la loro carriera è giustificata solo da questa missione, per liberare il capitalismo dai legacci della democrazia. Sono tanti, dal 1990 ad oggi, i sicari della democrazia e dello Stato sociale: Renzi è solo l'ultimo della serie, il peggiore (finora) ma non certo l'unico. Non c'è limite allo schifo, e non c'è odio che basti. Il senso di vomito che ispirano è continuo e insopportabile, le fantasie che alimentano inconfessabili, potrebbe che so capitare di sognarli protagonisti di un video dell'Isis, per poi svegliarsi ricordando che l'Isis è una loro creatura e capendo che era tutto un sogno.
Finito lo sfogo, passiamo a elencare, per i volenterosi, alcuni esempi di scientifico ribaltamento della realtà. L'elenco è necessariamente parziale, e si allunga giorno per giorno. Ma forse basta a dare l'idea. A capire come e perché non bisogna credergli. Mai. Mai più.
narrazione
realtà
"Il prestito vitalizio ipotecario [...] è un aiuto per tutti quegli anziani che prendono pensioni basse, sono proprietari di case e hanno bisogno di un po' di liquidità per vivere meglio." Alessia Morani (PD) Ora che le pensioni dei vecchi sono l'ultima fonte di reddito certo di una famiglia, e spesso servono a campare i figli dei figli disoccupati, a quelli che hanno la casa di proprietà col mutuo estinto, hanno trovato il modo di fargliela regalare alle banche.
"È stato fatto un errore, la risoluzione [dell'UNESCO su Palestina e Israele] è allucinante” Matteo Renzi La mozione è perfettamente coerente col diritto internazionale e coi compiti dell'Unesco. Gerusalemme è città sacra di tutti e tre i monoteismi, ma gli israeliani la trattano come roba loro. Ma Renzi ha bisogno del loro sostegno e di quello USA, e quindi...
Gorino. Nel ricco nordest si rifiutano di ospitare persino un numero esiguo di profughi, donne e bambini, sono razzisti dimentichi del loro recente passato di emigrati e vanno condannati. Il ricco nordest non esiste più: l'operazione Euro, con missione di cancellare la PMI italiana, ha avuto successo. In un piccolo centro nel mezzo del nulla hanno un ostello, sperano ancora di raccattare qualche turista. Glielo vogliono requisire. Protestano. Fanno bene? male? qualcuno tra loro ha toni razzisti? forse. Anzi, si. Ma di certo la storia è diversa da quella che ci hanno raccontato tutti i TG.
La perfida Albione che ha votato la brexit, e la pagherà cara (non vedete che ogni giorno c'è una notizia che dimostra che si sono fatti male i conti e tra un po' verranno a chiederci l'elemosina?), ha già messo in moto il suo peggiore razzismo schedando gli italiani non solo in quanto tali, ma anche in ragione della loro provenienza geografica. La Gran Bretagna, dopo aver dimostrato per anni che nella UE stava meglio chi era fuori dall'Euro, adesso dimostrerà che si sta ancora meglio fuori dalla UE. Quindi è da screditare con ogni mezzo. Compreso strumentalizzare maldestramente un questionario studentesco che distingue i napoletani e i siciliani dagli italiani tout-court. Peccato si sia scoperto che il questionario è del 2006, e che la distinzione serviva a specificare il ceppo linguistico, per meglio capire la didattica necessaria. Sentito qualche TG smontare il caso montato pochi giorni prima?
In Russia c'è un regime che affama i cittadini e minaccia i Paesi confinanti. La Russia stava per morire di fame sotto il tallone filoamericano del sicario Eltsin. Putin l'ha risollevata. E la Nato ammassa truppe ai confini, con l'anticostituzionalissimo contributo italiano.
Grazie a questo miracoloso governo si ripuò andare in pensione in anticipo: basta aderire all'APE, e accettare una minima decurtazione dell'assegno. C'erano una volta le pensioni di anzianità. Le hanno abolite. Poi si sono resi conto che si rischiava di farci continuare a lavorare anche da zombie, ma non hanno i soldi per rimetterle. I soldi, ricordate, finché si resta nell'Euro non ci saranno mai (salvo che per le banche e le grandi opere per grandi tangenti). Allora si rinuncia? No, si pigliano i soldi ai pensionandi stessi, con un meccanismo che in pratica li induce a consegnarsi ai cravattari e a sperare di morire presto. Meglio buttarla a ridere, vah, che c'è proprio da piangere...
I vaccini fanno tutti bene, nessuno ha effetti collaterali pericolosi (addirittura l'autismo pensate che assurdità!), e chi sostiene il contrario è non solo un complottista, ma anche un pericoloso retrogrado che mette in pericolo la salute propria dei propri cari e della società tutta. Lo dice addirittura anche il Presidente della Repubblica.Alcuni vaccini hanno efficacia provata, e effetti collaterali statisticamente trascurabili. Sono quelli che, infatti, hanno ottenuto la patente di "obbligatori". Se altri sono solo "facoltativi", nonostante la potenza economica delle lobby farmaceutiche (su dove possono arrivare sorvoliamo...), vuol dire che lo Stato non se la sente di renderli obbligatori, sussistendo una certa probabilità di dover pagare caro chi si ammala o peggio. Di quelli "consigliati" o ancora meno non parlo proprio, basta l'esempio di quelli dell'influenza a dimostrare che l'efficacia di questa pratica in casi in cui si può avere a che fare con tanti virus o anche solo varianti dello stesso è decisamente discutibile. Per cui o mi obblighi e ti prendi la responsabilità se mi succede qualcosa di male o te li fai tu, così se io e i miei figli ci ammaliamo comunque non possiamo attaccarvi niente, giusto? o la logica la buttiamo nel cesso?
P.S. L'autismo come effetto collaterale è nel bugiardino. Avete letto bene: E' NEL BUGIARDINO!

L'elenco potrebbe continuare, ad esempio con le agiografie a reti unificate: ad esempio quelle in articulo mortis di Ciampi (il primo alienatore della sovranità italiana) o Peres (guerrafondaio con fama di pacifista), o quella in occasione della santificazione di Madre Teresa di Calcutta, sulla cui presunta santità bisognerebbe almeno ascoltare le tante voci discordanti (questa e questa, ad esempio), di segno diverso ma non meno sconvolgenti di quelle che smontano il tanto venerato Padre Pio (pensate un po', interne al Vaticano, che sotto Papa Giovanni lo aveva bollato come pericoloso ciarlatano).
Escludo dalla tabella il Fertility day perché sarebbe come sparare sulla croce rossa: una campagna di comunicazione talmente scentrata, talmente mistificante una realtà opposta toccata con mano da tutti, che il dietrofront è stato immediato, ma non totale quindi poi trasformatosi in una disastrosa ritirata. Lo cito solo perché è esattamente così che dovrebbe essere per ciascuno degli altri argomenti elencati: coi bugiardi sputtanati dalla quasi totalità dell'uditorio, che vomita loro in faccia la verità e li costringe all'umiliazione e magari all'esilio o almeno al ritiro con consegna di silenzio.

L'ABITO E IL MONACO

E' da tempo in cantiere un (altro) quadro sinottico che traduce in linguaggio comune le bugie di regime, solo che queste crescono a un ritmo superiore alle mie (ridotte) disponibilità del tempo materiale di elaborarle decentemente, e il cantiere è ancora lì, come quello di una tipica Grande Opera. Quando mi imbatto in certi post, magari di persone che stimo e amo, che ripetono senza forse nemmeno accorgersi di farlo i vuoti slogan renziani, che sono l'esatto opposto del maturo e adulto elaborare idee e confrontarle con quelle altrui, mi viene lo sconforto. Stavolta, mi è venuta in testa una scena, derivata dritta dritta dai manuali di scienza della comunicazione. Leggetevela, può esservi utile se magari anche voi tra i vostri amici e conoscenti avete un piddino da salvare, o comunque uno sciagurato che ha intenzione di votare si al referendum del 4 dicembre (sciagurato, si, perché non si rende conto di stare letteralmente rubando il futuro ai propri stessi figli, mettendo  - non esagero! - una pietra tombale su quel sistema che ha dato il suo presente - e prima ancora il suo futuro - a lui...).
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Immaginate di passare di notte in un vicolo buio (avete parcheggiato lontano, è tardi, non avete alternative e siete stanchi), non ci sono macchine e vi tenete al centro della carreggiata. L'unica luce è un vecchio lampione davanti a voi, cosicché le due sagome che vi vengono incontro, camminando una sul marciapiede alla vostra destra una su quello alla vostra sinistra, non riuscite a distinguerle bene finché non sono che a pochi passi. Quando ci riuscite, vedete che uno è un signore non elegante ma casual-chic, giacca di velluto a coste su jeans e scarpe di marca, faccia tranquillizzante, in discreta forma ma non pompato, l'altro uno secco che cammina tanto ingobbito che non distinguendogli il viso non sapete dire se ha 25 o 50 anni, anche perché è vestito stracciato come un vecchio tossicomane ex autonomista  ma anche come uno spacciatore o un giovane picchiatore fascistoide. Prima che possiate avere il tempo di ragionare, i vostri piedi vi avranno già fatto deviare dal centro della strada verso il marciapiede col tipo rassicurante, potete scommetterci.
Ora, immaginate di essere Dio, o lo scrittore di questa sceneggiatura fa lo stesso, e quindi di avere le informazioni di contesto che il viandante nei cui panni eravate prima non aveva. Queste dicono che: il signore in giacca e jeans è un pericoloso killer di professione, talmente bravo da vestirsi e conzarsi apposta da ispirare fiducia e quindi procurarsi facilmente vittime (d'altronde, come si vestono quelli che vanno a casa dei vecchietti per truffarli e rapinarli?) , l'altro un poliziotto onesto e coraggioso infiltrato in chissà quale giro di criminali. Voi avete queste informazioni e il viandante è un vostro amico, uno a cui volete bene, e voi lo vedete, da una finestra sul vicolo, avvicinarsi al killer. Che fate?
Io lo so che fate: gli urlate qualcosa, se non sente gli tirate qualcosa, se non è alto vi fiondate dalla finestra sennò giù per le scale dopo aver chiamato il 113. E' vostro amico e volete salvarlo a ogni costo. E quel killer va fermato, inoltre, per il bene di tutti.
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Oggi, c'è un partito vestito a quel modo, portatore apparente di una serie di valori e reale della serie di valori opposta. Nel vicolo, a salvarci da lui, da questo killer prezzolato di democrazia che camuffa il suo sicariato con slogan tanto vuoti quanto efficaci (tipo "non mettiamo l'Italia in mano a questi signori che sanno dire solo no"), c'è solo quel movimento che a guardarlo non si sa bene se sia di destra o di sinistra, e parla troppo di onestà senza nemmeno averci ancora fatto capire se sia davvero sappia da dove cominciare, a salvarci. Vorremmo ci fosse superman vestito da superman, un vero partito di sinistra con possibilità di maggioranza almeno relativa. Ma non c'è. C'è il killer finto perbene, e quell'altro. Che magari non ci salverà. Forse ci proverà, o forse semplicemente non interverrà per non bruciarsi la copertura, chissà. Forse non è capace, E noi anziché dargli e darci una possibilità ci arrendiamo all'altro. Ma l'altro è un killer, ed è stato pagato per ucciderci. Sapevàtelo, amici miei.
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P.S.: meglio quelli che sanno dire solo no, che quelli che sanno dire solo si. Ad esempio, a uno tanto bravo a fingere che mentre faceva le guerre gli hanno dato pure un premio per la pace, che ti chiede soldati da mandare nel nuovo fronte che vuole aprire non essendogli bastati tutti gli altri, e in cambio ti endorsa la schiforma che cancellerà quel poco di democrazia rimasta in Italia.

PASTA C'A SARSA

Normalmente, lo so, si usa soffriggere, anche magari appena, un po' di cipolla o un aglio, poi si aggiunge il pomodoro, e se non si vuole stracuocerlo, o anche solo se si ha fretta, ci si butta dentro la pasta scolata che nel frattempo si era messa a cuocere.
Per me, grazie a mia nonna, la salsa di pomodoro, anzi "La Salsa" senza altri attributi, è un'altra cosa. Deve essere ben ristretta, tingere il piatto oltre che prendere bene la pasta (anche le penne lisce, per dire), ma anche sana, salutare, estremamente digeribile. Cosa che si ottiene solo mettendo l'olio per ultimo, praticamente a crudo, come leggerete tra poco (o già lo sapete?). A questo punto la differenza la fa soltanto la qualità degli ingredienti: con i pelati imbottigliati in casa da mia madre, finché li ha fatti, e l'olio extravergine delle sue olive (e di quello ancora ne ho...), ad esempio (ma in Italia volendo le cose genuine ancora si trovano), il risultato è assicurato. Nei tempi di cottura della pasta. E con tempi di digestione da sportivi.
Salsa di pomodoro
Passa i pelati, se non usi il passato, mettili in padella con sale e uno spicchio d’aglio intero, e falli tirare a fuoco lento.
Evaporata tutta l’acqua aggiungi il basilico e un cucchiaio d’olio a testa, completa la cottura mescolando e togli l’aglio.
La pasta si cuoce a parte. Volendo, aggiungi al piatto delle melanzane fritte a parte.
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Ingredienti
  • 350 grammi circa di pomodori pelati o passato di pomodoro x 2 persone
  • sale
  • olio extravergine d’oliva
  • 1 spicchio d’aglio
  • basilico fresco
Passa i pelati a setacciu, e mentili supra nta na pareddha c’u sali e n’agghiu sanu.
Quandu è quasi fattu, menti na fogghia ‘i basilicò, na cucchiara r’ogghiu ll’unu, caccia l’agghiu, e fallu finiri i cunsumari miscitandu non mi si ‘mpigghia.
A pasta si faci a parti e poi si cundi c’a sarsa.
Si vvoi, è cchiù bella cu ddu mulingiani fritti ‘i supra.

DI NOBEL IN NOBEL

A novanta anni suonati non è che uno non se lo possa aspettare. Quello che magari non ci si aspettava era invece magari di vederlo ancora pimpante, relativamente rispetto a se stesso ma in assoluto ancora molto di più della maggior parte dei cosiddetti giovani, sul palco di una manifestazione politica o a sbrigarsi di finire il suo ultimo libro. Ma questo era, tra le altre millanta cose, Dario Fo: l'incarnazione del principio che dovrebbe informare la vita di ciascuno di noi, quello secondo cui bisogna che la morte quando arriva (perché sul se non ci sono dubbi) ci trovi vivi.
Tra i come sempre troppi coccodrilli che stanno affollando in queste ore il web e la TV ("miracoloso" il TG1, sia nel dedicargli ben 20 minuti che in senso opposto nel riuscire a nominare Grillo solo al diciannovesimo e per pochi secondi), quasi nessuno ha potuto esimersi dal notare la singolare coincidenza della scomparsa del più inatteso dei premi Nobel per la letteratura nel giorno in cui si assegnava lo stesso premio, per giunta a uno atipico forse quanto lui, sebbene in modo molto diverso.
Ma più che l'atipicità del Nobel, a legare Dario Fo e Robert Zimmerman ci sono alcune caratteristiche delle rispettive produzioni artistiche: le dimensioni tali da renderle inesplorabili a fondo per intero a qualsiasi persona fisica, l'impossibilità di ogni irreggimentazione e classificazione, l'irrefrenabile esigenza di smarcarsi restando fedeli (ma graniticamente, però) solo alla propria anima profonda.
Bob Dylan non lo sa, ma una volta ha scritto una canzone per Dario. Si chiama Il giullare, ho trovato il video sottotitolato in inglese (tra l'altro, ci suona Mark Knopfler, scusate se è poco) e, anziché la solita incomprensibile traduzione automatica, questa splendida esegesi, che spiega la mia asserzione di tre righe fa:
Jokerman è un buffone, ma è anche molto di più. Nell'universo poetico di Dylan, Jokerman è la temporanea incarnazione di un personaggio che era già apparso nelle sue canzoni sotto altre forme e con altri nomi: Mr. Tambourine Man, Quinn the Eskimo, Señor, Lenny Bruce, a partire dal primo che le anticipa tutte: Woody Guthrie. Sono tutte figure del “trickster”, del dio burlone e amorale che nelle varie mitologie prende il nome di Thot, Hermes, Mercurio, Loge, Duende o Coyote (quest’ultimo nelle cosmogonie amerindie). In un certo senso Jokerman è anche Gesù Cristo, soprattutto nel suo senso “umoristico” (Gesù come sovvertitore ironico di costumi). In poesia, una simile figura è garanzia di comunicazione con il mondo dell’ispirazione. Jokerman è il “doppio” mitico del poeta, la figura, più potente della coscienza, che mette in comunicazione l’inconscio del poeta con il repertorio di simboli elaborato dall'umanità (o dagli dèi) a partire dall'inizio dei tempi. Le buffonate di Jokerman sono buffonate molto serie. Hanno certamente a che fare con la legge della giungla e con il mare (ricettacoli di archetipi), così come con i primi libri della Bibbia, perché questi sono depositi di saggezza antica, enciclopedie del “diritto comune delle genti”, come avrebbe detto Giovanni Battista Vico. È da lì che nascono i temi delle ballate popolari, che per Dylan raccolgono, molto vichianamente, direi, l’unica vera saggezza elaborata dai popoli.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...