IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

CIAONE
(non so se avete notato, ma, nonostante
sia stato necessariamente citato spesso,
in questo blog non c'è il tag "Renzi"...)
La scoppola, per essere, è bella forte. Ma non so se basta: mi viene in mente Totò ne I due colonnelli che al tenente nazista che comandava il plotone d'esecuzione, che vedeva accanto a lui i suoi sottoposti perchè si erano rifiutati di fucilarlo loro, diceva più o meno "tenente, per me basta una pallottola sola, per questi ce ne vogliono due, perché sono cretini!". Il ragazzo infatti è giovine, e non è affatto detto che si ritiri definitivamente dalla scena politica accontentandosi, dopo aver pianto un po' nell'angolino per le sberle prese, della remunerativa carriera di congressista o altro brillantissimo venditore di fuffa che gli resta aperta. Anzi, è probabile che con una sconfitta di misura minore avrebbe persino tentato di restare in sella (urlando a reti unificate la bugia che la personificazione non l'aveva fatta lui), ed è certo che anche così lui creda di potersi attribuire tutto il 40% dei votanti (mentre il 60% andrebbe diviso per l'"accozzaglia del NO") come zoccolo duro per le prossime politiche.
Verrebbe anche da sperarci, anzi, che abbia voglia di rilanciare l'azzardo (cos'era, infatti, se non un azzardo, pretendere di cambiare mezza costituzione con una maggioranza nata per un pelo da una legge incostituzionale, cambiata in corsa, e comunque non sufficiente all'approvazione diretta, tentandole tutte - anche ben sporche - per vincere un plebiscito che sanasse il bluff iniziale?) e chiedere al Colle di sciogliere subito le Camere. Purtroppo forse non è così fesso: con l'Italicum oggi vince Grillo a mani basse, quindi prima di votare forse è il caso di rimangiarsi una legge così squilibrata a favore del partito di maggioranza relativa (anche se a riequilibrare in parte le cose resta il Senato, per il quale oggi si voterebbe col Consultellum, quello che resta del Porcellum dopo il rimaneggiamento da parte della Corte Costituzionale). Non so però se al momento ci sia lo spazio di manovra fuori e dentro il PD per riformare la legge elettorale. Di sicuro dentro in molti stanno affilando i coltelli, per una guerra che speriamo sia più sanguinosa possibile: magari si concludesse (finalmente!) con la (ri)scissione delle due inconciliabili anime del partito-bestemmia, così quella democrista potrebbe ricucire coi parisiani dopo essersi unita con gli alfaniani, e quella postcomunista riunirsi con la sinistra-sinistra a riformare un soggetto vicino al 20% capace di fare da sidecar al prossimo governo a guida grillina. Più probabile è che trascorra nelle paludi il tempo tra qui e la pronuncia della Consulta che a questo punto casserà impietosamente l'Italicum, e si voti a primavera col Consultellum anche alla Camera.
Lo scenario più auspicabile e razionale (e perciò stesso meno probabile, si capisce) è però quello odifreddiano, per cui Mattarella affidi l'incarico a Stefano Rodotà, o altro (se si trova: Prodi si è autosputtanato in extremis) personaggio del PD non renziano cui il Movimento 5 Stelle non potrebbe dire di no, che partendo dalla proposta grillina di proporzionale appena corretto partorisca una legge decente con cui andare a votare a primavera.
Insomma, si apre un periodo di incertezze e non siamo affatto sicuri che cambierà qualcosa e che lo faccia in meglio. Ma siamo sicuri che se avesse vinto il si sarebbe cambiato tanto e in peggio, rovinati per sempre quegli equilibri che le migliori menti dei nostri Padri hanno architettato per traghettarci in democrazia tanti decenni fa. Equilibri che ci hanno salvato il culo ancora una volta, dopo già tante, se pensiamo che la schiforma avrebbe reso inutile quell'articolo 138 grazie al quale ci siamo potuti esprimere urlando in faccia il nostro NO a questo ragazzino presuntuoso e alla torma di ignoranti traffichini da cui si fa accompagnare. Un pensiero commosso ai Costituenti, quindi, e voltiamo pagina, che di minchiate è troppo tempo che se ne parla e ci sarebbe da fare per salvare un Paese.

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