lunedì 5 dicembre 2016

IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

CIAONE
(non so se avete notato, ma, nonostante
sia stato necessariamente citato spesso,
in questo blog non c'è il tag "Renzi"...)
La scoppola, per essere, è bella forte. Ma non so se basta: mi viene in mente Totò ne I due colonnelli che al tenente nazista che comandava il plotone d'esecuzione, che vedeva accanto a lui i suoi sottoposti perchè si erano rifiutati di fucilarlo loro, diceva più o meno "tenente, per me basta una pallottola sola, per questi ce ne vogliono due, perché sono cretini!". Il ragazzo infatti è giovine, e non è affatto detto che si ritiri definitivamente dalla scena politica accontentandosi, dopo aver pianto un po' nell'angolino per le sberle prese, della remunerativa carriera di congressista o altro brillantissimo venditore di fuffa che gli resta aperta. Anzi, è probabile che con una sconfitta di misura minore avrebbe persino tentato di restare in sella (urlando a reti unificate la bugia che la personificazione non l'aveva fatta lui), ed è certo che anche così lui creda di potersi attribuire tutto il 40% dei votanti (mentre il 60% andrebbe diviso per l'"accozzaglia del NO") come zoccolo duro per le prossime politiche.
Verrebbe anche da sperarci, anzi, che abbia voglia di rilanciare l'azzardo (cos'era, infatti, se non un azzardo, pretendere di cambiare mezza costituzione con una maggioranza nata per un pelo da una legge incostituzionale, cambiata in corsa, e comunque non sufficiente all'approvazione diretta, tentandole tutte - anche ben sporche - per vincere un plebiscito che sanasse il bluff iniziale?) e chiedere al Colle di sciogliere subito le Camere. Purtroppo forse non è così fesso: con l'Italicum oggi vince Grillo a mani basse, quindi prima di votare forse è il caso di rimangiarsi una legge così squilibrata a favore del partito di maggioranza relativa (anche se a riequilibrare in parte le cose resta il Senato, per il quale oggi si voterebbe col Consultellum, quello che resta del Porcellum dopo il rimaneggiamento da parte della Corte Costituzionale). Non so però se al momento ci sia lo spazio di manovra fuori e dentro il PD per riformare la legge elettorale. Di sicuro dentro in molti stanno affilando i coltelli, per una guerra che speriamo sia più sanguinosa possibile: magari si concludesse (finalmente!) con la (ri)scissione delle due inconciliabili anime del partito-bestemmia, così quella democrista potrebbe ricucire coi parisiani dopo essersi unita con gli alfaniani, e quella postcomunista riunirsi con la sinistra-sinistra a riformare un soggetto vicino al 20% capace di fare da sidecar al prossimo governo a guida grillina. Più probabile è che trascorra nelle paludi il tempo tra qui e la pronuncia della Consulta che a questo punto casserà impietosamente l'Italicum, e si voti a primavera col Consultellum anche alla Camera.
Lo scenario più auspicabile e razionale (e perciò stesso meno probabile, si capisce) è però quello odifreddiano, per cui Mattarella affidi l'incarico a Stefano Rodotà, o altro (se si trova: Prodi si è autosputtanato in extremis) personaggio del PD non renziano cui il Movimento 5 Stelle non potrebbe dire di no, che partendo dalla proposta grillina di proporzionale appena corretto partorisca una legge decente con cui andare a votare a primavera.
Insomma, si apre un periodo di incertezze e non siamo affatto sicuri che cambierà qualcosa e che lo faccia in meglio. Ma siamo sicuri che se avesse vinto il si sarebbe cambiato tanto e in peggio, rovinati per sempre quegli equilibri che le migliori menti dei nostri Padri hanno architettato per traghettarci in democrazia tanti decenni fa. Equilibri che ci hanno salvato il culo ancora una volta, dopo già tante, se pensiamo che la schiforma avrebbe reso inutile quell'articolo 138 grazie al quale ci siamo potuti esprimere urlando in faccia il nostro NO a questo ragazzino presuntuoso e alla torma di ignoranti traffichini da cui si fa accompagnare. Un pensiero commosso ai Costituenti, quindi, e voltiamo pagina, che di minchiate è troppo tempo che se ne parla e ci sarebbe da fare per salvare un Paese.

giovedì 1 dicembre 2016

L'ALBA DEL 5

Non me la sento di fare pronostici sul voto di domenica, un po' perché la propaganda di regime sta usando una strategia di attacco a 360° (arrivano in posta dei volantini di finta contrapposizione tra le ragioni del SI e quelle del NO che chi si dovesse informare solo con quelli vota SI sicuro, ma le scorrettezze di questa campagna comunicativa superaggressiva sono una lista lunga così, a partire dalla faccenda italiani all'estero) per non lasciare niente di intentato a grattare gli zerovirgola in tutte le nicchie, e si un po' per scaramanzia: il NO continua a essere dato in vantaggio in tutti i sondaggi (proprio come Hillary o Prodi - sgrat, sgrat) nonostante ogni giorno si inventino una sciagura peggiore nel caso vincesse.
Ho anche evitato con cura il tema, da un po', qui e su altri media, per la ragione abbastanza banale che a quelli come me piace argomentare approfondire disaminare, ma quelli come me, che decidono a valle di processi del genere, sono una piccola minoranza, piccolissima se consideriamo che tra noi la maggior parte crede soltanto, di farlo, e invece decide per le stesse superficialissime ragioni degli altri: simpatia/antipatia, senso di appartenenza, istintivo proteggersi le terga dai paduli (o il portafogli dai ladri) che si crede di individuare (magari consegnandole ai paduli e ai ladri dissimulati numerosi tra le proprie fila). Sono cioè convinto che il vero quesito del referendum sia percepito per come in fondo era stato concepito da chi ha messo mano alla Legge fondamentale grazie a una maggioranza illegittima e raffazzonata (mai successo in nessuna sedicente democrazia) sapendo fin dall'inizio di doverlo affrontare, cioè più o meno così:
vuoi avere Renzi tra le palle per un altro bel po' di tempo?
Se lo vuoi voti SI, se vuoi che si levi di mezzo il più presto possibile voti NO, anche sapendo che il tipo è capacissimo di aggrapparsi alla poltrona (occupata abusivamente fin dall'inizio, bisogna ricordarlo) anche in caso di sconfitta. Ogni altra discussione è inutile, per cui chi non si diverte a straragionare e magari non ne ha manco il tempo può non leggere oltre questo appello: se non vuoi vedere più quel faccione da schiaffi tentare continuamente di prenderti a reti unificate per il culo alza quest'ultimo dal divano domenica 4 e vai a votare NO, se non lo fai ti sarai meritato l'inculata che stanne certo sta preparando anche per quelli come te, non pensare di farla franca, nessuno è al sicuro.
...
Detto questo, ora che siamo rimasti in quattro, diciamocelo subito, e poi lo dimostriamo: questa riforma costituzionale è innanzitutto una sequela di boiate che non stanno in piedi, e della cosa sono consci per primi, e già lo hanno ammesso più o meno direttamente molte volte, quelli che le hanno scritte. Chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio (ma proprio un minimo, livello primate) e lo usi, può votare SI solo se si limita a leggere il truffaldino titolo della legge che poi è il quesito del referendum, o magari appunto i volantini del nuovo minculpop. Non c'è un solo argomento a favore del SI che regge a una analisi nel merito. Non uno. Accetto ogni sfida su questo piano. Ma quelli del SI, anche vecchi amici e/o persone intelligenti purtroppo (che solo pochi anni fa erano con noi a difendere la Costituzione contro la riforma di Berlusconi, molto simile a questa, ed entrambe a quella di Gelli), non vanno mai oltre la retorica del gambiamento ("intanto è un passo avanti", dicono, come se fosse il regolamento del condominio e non la Carta fondamentale dello Stato) e delle cattive compagnie nel variegato fronte del NO. Ma a me che importa di avere soggetti discutibili che votano come me? Questa riforma fa schifo ai cani in ogni aspetto, voterei NO anche se fossero per il NO Attila, Hitler, Vlad l'impalatore, Medea e Barbablù. Anche perché se invece vince il SI alle prossime elezioni un Hitler col 25% potrebbe ritrovarsi padrone assoluto del Paese e per prima cosa varare una nuova riforma costituzionale che sciolga il Parlamento e finalmente chiuda questa cosiddetta democrazia (Rondolino dixit), senza nemmeno dover passare da un altro referendum come questo (non dimenticate come è stata inserito l'obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione, diktat dell'UE: di notte in dieci minuti: basta una maggioranza qualificata, appunto). A quel punto mi piacerebbe che a vincerle fosse davvero - altro che il mite Grillo - un Gengis Khan che come prima cosa mettesse ai lavori forzati (risanamento del territorio, capillare) tutti i politici di professione, a vita quelli del fronte del SI. Ma basta sogni proibiti, andiamo a esaminare punto per punto per come mi vengono in mente. Metto i titoletti in grassetto, così potete leggere a saltare.
  1. L'articolo 138 della Costituzione parla di leggi di revisione costituzionale, NON della possibilità di riscrivere la Costituzione attraverso di esso. Per riscrivere 47 articoli su 139 di una Costituzione ci vuole una assemblea costituente eletta appositamente con una legge rigorosamente proporzionale, perché la Costituzione deve essere di tutti. Questi l'hanno rivoltata come un pedalino non essendo neanche il partito di maggioranza relativa, ma avendo una maggioranza dovuta al premio del Porcellum (dichiarato incostituzionale) preso con la complicità di SEL, senza la quale lo prendeva Grillo, e poi liquidata SEL con qualche carica istituzionale rifatta alleandosi con pezzi di centrodestra. Prima ancora di entrare nel merito, è il metodo del tutto inaccettabile.
  2. Dovesse passare il SI, se si voterà con l'Italicum, il partito che prende più voti, anche fossero il 25%, che corrisponde al 15% circa degli aventi diritto, avrà una maggioranza tale che potrà non solo approvarsi tutte le leggi che vuole, ma eleggersi da solo il Presidente della Repubblica, attraverso cui controllare la maggioranza della Corte Costituzionale. Nessuna democrazia al mondo ha questo sbilanciamento di poteri: dove c'è l'elezione diretta del capo dell'esecutivo, come in USA, non implica che egli controlli il parlamento (può solo capitare, e quando capita, come adesso con Trump, non è considerata buona cosa). Col SI, tra l'Italia e una dittatura ci sarà solo una differenza di etichetta, peraltro presto annullabile: una maggioranza così pompata può subito fare una nuova riforma della Costituzione senza dover passare dal referendum confermativo, e sancire volendo anche la fine formale della democrazia. Hitler fece più o meno così, ed aveva più legittimazione popolare di Renzi. Se non si voterà con l'Italicum, sarà con una legge ancora peggiore studiata per impedire che l'asso piglia tutto sia proprio Grillo. Eh si, il movimento 5 stelle sta facendo campagna per difendere la Costituzione contro il proprio stesso interesse: avete sentito un solo giornalista che ve lo facesse notare, magari con tanto di cappello?
  3. Vi stanno dicendo a tutto spiano che col nuovo Senato si elimina il bicameralismo perfetto e quindi senza più doppia lettura si accelera il processo legislativo "togliendo l'Italia dalla palude", ma questo intanto non è vero (il nuovo articolo 70 è indistricabile e quindi introduce una pletora di situazioni in cui rimane la doppia lettura) ma non è mai stato il problema dell'Italia, come dimostra il numero di leggi abnorme rispetto a qualsiasi altra democrazia (e meno male che c'era la palude, figurati senza...) e soprattutto la velocità con cui hanno sempre approvato proprio le più schifose (ad esempio, il Jobs Act...), su cui l'intera classe di parassiti che chiamiamo politici ha sempre trovato accordo immediato.
  4. Il contenimento dei costi grazie alla riforma del Senato, tanto sbandierato, è invece ridicolo: ammonta a poche decine di milioni di euro, una frazione di quanto si risparmierebbe se approvassero la proposta grillina di dimezzamento delle retribuzioni dei parlamentari (e i grillini intanto se le autoriducono finanziando un fondo per le piccole e medie imprese, sti qualunquisti!...). Stesso discorso vale per il CNEL, o la finta abolizione delle Province (ha tolto il nome dalla Costituzione, ma stanno li si chiamano Aree vaste oppure Città metropolitane, costano come prima ma non sono più elettive - una vera svolta sarebbe solo una vera abolizione delle Regioni, lo dico da anni e non ho molta compagnia...).
  5. Il vero obiettivo della riforma è probabilmente attaccare prima nei fatti, più di come sia stato fatto finora, poi magari anche nella forma, la prima parte della Costituzione: l'Italia non hai mai davvero rimosso gli ostacoli all'uguaglianza sostanziale, cosa ci fai ancora con l'articolo 3, i temi a scuola? e poi, "fondata sul lavoro", dai, siamo seri.... Il mandante? L'ultraliberismo internazionale, e quindi l'UE sua ancella e l'Euro sua arma letale. Questa riforma non è altro che l'ultimo attacco di una serie ormai venticinquennale. No, non è retorica dire che votando SI consegni definitivamente l'Italia alle banche.
Ho sicuramente scordato qualcosa, perciò vi lascio con un paio di ulteriori letture utili (per veri triathleti):
  • l'inserto del Fatto quotidiano riassuntivo delle ragioni del NO (giuro che non l'ho letto, ma ci troverete punti in comune con quelli qui sopra);
  • l'operetta morale di Leonardo, finto dialogo con tanto di link alle disanime puntuali che ha fatto negli ultimi tempi, altro che i miei miseri punti elenco! E stiamo parlando di uno che sono due anni che non perde occasione per attaccare Grillo... E' che, amici, chi ragiona con la sua testa si pone dopo il problema, semmai, di chi è arrivato alle sue stesse conclusioni magari anche da premesse diverse e con scopi diversi, non usa l'argomento a priori.
Ci sentiamo lunedi, vediamo in che Italia ci siamo svegliati....

lunedì 28 novembre 2016

FIDEL POTRO

Saviano, uno che si è costruito una carriera scrivendo con
arguzia di cose di mafia risapute, per conto di un editore
che alla mafia doveva parecchio della sua carriera anche
politica. A me è sempre bastato questo per giudicarlo per
quello che era. Ora forse se ne sta accorgendo qualcun altro.
Non c'è solo l'assonanza a unire i due eventi storici (uno con le virgolette, uno senza) dello scorso week-end, suggerendomi il titolo. C'è l'Argentina che vince (hasta la victoria siempre) la sua prima coppa Davis con sugli spalti a tifare uno che ha passato la vita a dilapidare il suo indicibilmente immenso talento portandosi appresso il Che tatuato, quell'Ernesto Guevara che uno pensa cubano prima di ricordare che invece era appunto argentino. Quell'Argentina che ha guidato l'ultima ondata di ribellione all'Impero, che magari adesso è in riflusso ma negli ultimi 15 anni ha dimostrato che la cosa è possibile, non solo a Cuba.
Su Fidel Castro avrete letto e sentito in questi giorni fiumi di parole. Perciò sarò, una volta tanto, breve (con qualche link da seguire per chi non si accontenta). Aveva 30 anni quando ha affrontato e sconfitto (e prima ancora, pensato di poterlo fare senza neanche sapere sparare) la prima potenza mondiale e la sua mafia, si forse non ce l'avrebbe fatta se non ci fosse stata la seconda dalla sua parte, ma ha resistito per altri decenni dopo la dissoluzione di quest'ultima. Ci fosse un solo trentenne con la stessa statura e metà del coraggio oggi in Italia, ad esempio, l'Italia avrebbe una chance. Comunque, con un nemico di quella forza economica militare e propagandistica, non poteva riuscirci senza quella che vogliamo chiamare la sua dittatura (quelle imposte in tutto il sudamerica dagli USA invece?). La quale quindi, come tutte le difficoltà materiali che hanno dovuto affrontare i cubani per decenni, è da considerarsi conseguenza dell'embargo e della strategia USA, mentre le indiscusse conquiste sul piano sociale sono avvenute nonostante l'embargo e la strategia USA, figurarsi altrimenti.
Ah, quelli che oggi sputano su Castro sono gli stessi che hanno fatto un santino di Mandela. Che senza Castro sarebbe morto in prigione....

venerdì 25 novembre 2016

POLLU

Se vivi in una grande città, i tuoi figli sanno come è fatto un pollo solo grazie ai cartoni animati, altrimenti potrebbero credere che sia un essere mitologico con tante cosce, un petto, e qualche aluccia. Se da bambino avevi una nonna con le galline che ogni tanto a una gli tirava il collo (a proposito, è la parte più buona) e la spennava a mani nude (e più spesso ti dava le uova calde di culo da zzucare), e l'altra che non le aveva ma ti portava a comprarle in un posto dove razzolavano e te la sceglievi viva, allora sei fregato: se talvolta, anche se molto raramente, ti azzardi a fare il pollo al forno con la confezione di cosce e sovraccosce presa al supermercato, il brodo di pollo no, quello neanche ti viene in mente.
Ragion per cui le ricette seguenti, specie la prima (la seconda in ogni caso aiuta, e molto, essendo alquanto diversa dalla prassi ordinaria), se non riesci in qualche modo a reperire un pollo vero, uno che ha fatto una vita felice prima di morire come tocca a tutti noi, non daranno un buon risultato nemmeno se applicate alla virgola.
Brodo di pollo
Metti a bollire una pentola con tutti gli ingredienti assieme.
Lascia bollire il tutto fino a cottura della carne.
Volendo, cuoci nel brodo dei ditali piccoli, o altra pasta piccola a piacimento.
...
Ingredienti
  • 2 cipolline
  • 1 pomodoro pelato
  • prezzemolo
  • 1 pollo
  • sale
Broru ‘i pollu
Lava ‘u pollu bellu pulitu, tagghialu a mosra, e mentilu ‘nti na cassarola r’acqua cu ddu cipuddi picciriddi sani, na pelata, nu pocu ‘i putrusinu, e na pizzicata ‘i sali.
‘A carni è fatta quandu si japri sula sula e non è rosa r’intra, allura ‘a po’ stutari.
Caccia ‘u pollu (si vvoi, t’u po’ fari a ‘nzalata cu ddu pumarora) e cala ‘a pasta (iiritaleddhi).
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Pollo al forno
Taglia le patate a tocchi e sistemale in una teglia attorno al pollo, precedentemente pulito, meglio se sbollentato, parzialmente spellato, e tagliato a pezzi.
Aggiungi due spicchi d’aglio grandi pelati e tagliati a metà, in punti diversi della teglia, quindi i pezzi sparpagliati del pomodoro pelato, sale, un pizzico di pepe nero, e una manciata di rosmarino.
Cospargi il tutto di un filo d’olio d’oliva, e metti un dito d’acqua.
Mettilo in forno caldo; a metà cottura gira il pollo e le patate.
...
Ingredienti
  • un pollo
  • tre o quattro patate medie
  • due spicchi d’aglio
  • sale
  • olio extravergine d’oliva
  • un pomodoro pelato
  • rosmarino
  • pepe nero
Pollu o’ furnu
Lava i patati e tagghiali a mmorsra rossiceddhi.
‘U pollu è megghiu si facisti prima ‘u broru, chi è già bbugghiutu, annunca ‘u po’ mentiri puru cruru.
Mentili tutt’i ddui mbrischiati nt’a teglia, e ggiungici na pumaroru, du agghi rossi tagghiati a mità, ‘u sali, na stampa ‘i spezzi, e si vvoi nu pocu i rosmarinu. Apoi mentinci un ghiritu r’acqua, e l’ogghiu an giru an giru.
Zzicculu nt’o furnu già caddhu, e dopu un pocu vota ‘u pollu e ddanci na rimiscitiata ‘e patati.

giovedì 24 novembre 2016

ALTROVE, APPUNTO...

Era un po' di tempo che volevo scrivere questo post e non ne trovavo l'occasione, né lo spunto.
Tra i siti in colonna sinistra, sotto l'etichetta "Controinformano davvero", fino a ieri c'è stata una testata per me, e credo non solo per me, gloriosa.  Contrappunti.info, infatti, è nata nei primi anni duemila, un'epoca in cui non erano ancora diffusi i blog, ad opera di uno dei pionieri della comunicazione pubblica in Italia, il mio amico (e già il fatto di poter scrivere "mio amico" è per me un onore autoremunerante) Giancarlo Fornari, per continuare a portare avanti i propri valori dal di fuori di un'amministrazione pubblica che avendo scelto un sistema di valori diametralmente opposto aveva molto volentieri fatto a meno di lui.
Il contrappunto in teoria musicale è "la presenza, in una composizione o in una sua parte, di linee melodiche indipendenti che si combinano". Non stupisce la scelta di Fornari di questo nome per la sua rivista, dunque, convinto come era che la libera dialettica fosse il presupposto ineludibile della vera democrazia - nonché attratto dall'assonanza con quella controinformazione di cui allora si cominciava ad avvertire l'esigenza (anche se il dominio berlusconiano sui media era meno granitico di quello renziano di oggi). Chi la seguiva (centinaia i contatti giornalieri, talvolta migliaia) sapeva di poterci trovare il controcanto della narrazione dominante, le bacchettate sulle dita dei personaggi pubblici, le battaglie civili e democratiche magari neglette altrove - e sapeva che se ci avesse trovato l'approvazione o anche l'elogio dei potenti sarebbe stato meritato (quanto appunto raro).
Non so neanche bene per quali percorsi Contrappunti sia finita a essere un sito di recensioni di spettacoli teatrali e eventi culturali romani: andato a male il tentativo di organizzarci, un gruppo di amici di più o meno lungo corso, per continuarne la linea editoriale, ho smesso di seguirne le vicende, ma, nonostante il sito non controinformasse più neanche per finta, ho lasciato il link lì, finché sotto la testata era rimasta la scritta "fondata da Giancarlo Fornari". Lo tolgo ora che ci hanno lasciato solo "rivista di approfondimento culturale", non so se perché si sono resi conto, o se è qualcuno che glielo ha fatto notare, che questa Contrappunti non ha più niente a che vedere con la sua, che era ingiusto fare riferimento a qualcuno quando della sua ispirazione nella linea editoriale non c'è traccia (queste schifezze lasciamogliele fare all'Unità, tanto il PD non si vergogna di niente). Se volete ancora seguirla, cercàtela altrove, qui ad esempio, almeno nelle intenzioni - nei risultati, se GF fosse vivo, mi bacchetterebbe tutti i giorni...
Lo spunto per un ultimo invito a consultarla, e quindi per questo post come dicevo all'inizio, me lo ha dato proprio questa parolina, altrove, nel titolo di una commedia che se riesco vado a vedere, anche perché ci recita un mio vecchio amico, fratello minore di un mio vecchissimo amico, che finora non ha mai deluso, né me né il suo crescente pubblico sia teatrale che cinematografico. Se siete a Roma, andate a vedere Massimo De Lorenzo al Piccolo Eliseo entro il 27 novembre. Se siete altrove, spiace per voi...

mercoledì 16 novembre 2016

CARNI A GGENUÌSA

Sugo alla genovese
Friggi le patate tagliate a spicchi molto grandi.
In una casseruola larga e bassa, soffriggi leggermente la cipolla, aggiungi e rosola la carne (se pollo o capretto, meglio precedentemente sbollentata, in ogni caso alla fine sfumala col vino), quindi poca passata di pomodoro e le patate fritte; copri con acqua, metti sale e pepe.
Cuoci a fuoco lentissimo e senza coperchio, fino a che il sugo non si restringe.
Le linguine vanno cotte a parte e condite al piatto con il sugo, un paio di patate, ed eventualmente dei piselli.
...
Ingredienti
  • pollo, oppure capretto, o anche fettine di manzo
  • patate
  • passata di pomodoro
  • cipolla
  • olio extravergine d’oliva
  • 10 cl di vino bianco
  • sale
  • pepe nero
Frìi i patati tagghiati rossi e mentili ‘i latu.
Nta na cassarola larga e mbascia, suffrìi ‘a cipuddha, ma no assai, menti ‘a carni, e votala e girala nzina a quandu si faci, ma no assai chi ddiventa rura; si è ‘u pollu chi ti rristau r’u bbroru, è già bbugghiutu: megghiu, cusì s’avi a fari ‘i menu.
Si ti pari chi puzza, speci si è crapettu, spumala c’u vinu.
Mentici a pumaroru (pocu: tipu ddui o tri pelati passati a setacciu) e ppoi sistema belli puliti i patati an giru an giru, e cumbogghia tuttucòsi cull’acqua.
Mentinci sali e spezzi e lassulu cunsumari scumbigghiatu a focu lentu lentu.
‘A pasta è bella linguini, megghiu ancora c’a pisella ‘i supra.

lunedì 14 novembre 2016

DIPINTO DI BLU

Questo è il mare. L'altro chiamatelo come volete.
Questo non è un coccodrillo. Oggi su Majorca ne avrete letti e sentiti tanti, ma un blog fa un altro mestiere, è un diario personale e filtra sotto questa lente anche gli eventi pubblici. Al massimo, vedrete, è un delfino.
...
Da bambino ero affetto da una forma di asma bronchiale cronica particolarmente insistente: in pratica, pagavo con una notte insonne attaccato alle bombole d'ossigeno (per evitare l'abuso di bentelan, unica cosa efficace quando non c'erano ancora ventolin e simili) qualunque sudatella all'aperto, cioè tutte le attività tipiche dei miei coetanei. I miei giochi erano quindi essenzialmente casalinghi e solitari, specialmente d'inverno. D'estate no, perché respirare l'aria di mare riduceva enormemente la frequenza degli episodi di broncospasmo, ragion per cui, vivendo a Reggio Calabria, mi portavano al mare dai primi di maggio alla fine di ottobre, e ho continuato a considerare quella la stagione balneare finché ho vissuto lì (ma ho degli amici per cui durava - e dura - dodici mesi, giuro). In seguito, la durata della stessa si è progressivamente ridotta in proporzione inversa agli anni di lontananza, ma è rimasto immutato il mio concetto personale di fischio d'inizio della stagione balneare: un tuffo di testa dal bagnasciuga senza indugiare, ad immergermi interamente ed improvvisamente nell'altromondo che va dal pelo dell'acqua in giù. Una cosa impossibile nei fondali bassi e/o sabbiosi con l'acqua variamente torbida, del mare che si raggiunge facilmente da dove vivo.
Con queste premesse, la passione per il mare avrebbe potuto forse portarmi a diventare uno di quelli che amano esplorarlo per mestiere, o per hobby "serio". Ad impedirmelo non è stata però l'asma, anzi: quella, a conviverci, ti aiuta ad avere un atteggiamento consapevole nei confronti della respirazione che poi ti torna utile negli sport in genere e in quelli in cui bisogna controllarla in particolare. E' stato un episodio di quelli che se li vivi in certe fasi della vita, anche senza avere costituito per te un trauma grande e diretto, ti fanno semplicemente imboccare il bivio dall'altra parte, quella in cui nella fattispecie ti piace ancora sempre da morire andare sott'acqua ma non hai mai imparato a farlo davvero bene e ormai non imparerai più. Avevo un cugino acquisito simpaticissimo, la cui immagine che ho più impressa nella memoria è quella in cui si rotolava coi figli a terra nel soggiorno, professore di matematica e sub espertissimo, con in casa conchiglie raccolte di persona nei sette mari del mondo. E' morto a 33 anni, uno dei tot che muoiono ogni anno, quando io ne avevo 13 e i suoi figli erano due bimbetti, durante un'apnea vicino Messina, pare (ma cosa cambia?) mentre aveva a che fare con una murena.
Erano gli anni in cui Enzo Majorca e Jacques Mayol si strappavano a vicenda i record di immersione, si faticava a tenere il conto, ostentando inoltre una - alla fin fine forse solo apparente - radicale differenza di approccio "filosofico" alla disciplina. Per un ragazzino che amava il mare era comunque come per Coppi e Bartali, anzi meglio per un ragazzino italiano era come tifare Bartali contro "i francesi che si incazzano"... Majorca, poi, era pure siciliano, li capivi benissimo, certi colori del suo carattere che ad altri magari non piacevano....
Il respirare è, col comunicare, ciò che non si può non fare se si è vivi: entrambe le azioni iniziano col primo vagito e finiscono con l'ultima esalazione (due eventi tra l'altro che se vi assisti non te li scordi più), tanto che potrebbero essere sinonimi di vivere. Ebbene, entrambe le attività la stragrande maggioranza delle persone le svolge nella quasi totalità dei casi inconsapevolmente, solo minoranze sempre più piccole salgono i gradoni della piramide per vendere qualcosa o fare footing, parlare in pubblico o fare uno sport agonistico, diventare un leader politico o fare i record di immersione in apnea. Non ci si pensa, ma ci vogliono minuti e minuti, quasi 8, per scendere a 150 metri e risalire, Otto minuti con un solo fiato (e c'è chi stando fermo resiste molto di più): si potrebbe dire che chi lo fa è capace di visualizzare mentalmente ogni singolo atomo di ossigeno che ha immagazzinato nei polmoni mentre lo "spende" per sopravvivere, uno ogni quanto allenandosi ha calcolato che ci vuole perché gli bastino a fare quello che deve fare.
Forse Enzo è ancora li nel blu, a trattenere il fiato, risparmiandosi l'ultima particella, per l'eternità.