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NOTTI TRAGICHE

Da bambino ero milanista, perché mio papà lavorava a Milano e perché ci giocava il più grande regista italiano di tutti i tempi, Gianni Rivera, uno col fisico di un "abatino" (Brera dixit) che sembrava non correre ma invece (avete presente Federer nel tennis, che sembra non faticare?) velocizzava il gioco più di tutti i corridori di oggi mandando il pallone lontanissimo dove voleva lui, segnando tanto e facendo segnare (anche mezzi brocchi) ancora di più. Quando Berlusconi comprò il Milan, e ancora non si sospettava che la cosa facesse parte di una strategia ben più ampia né si conoscevano le origini malavitose dei suoi soldi, mi ero già allontanato dal calcio da alcuni anni, perché era iniziata nei primi anni 80 la meravigliosa parabola sportiva della Cestistica Piero Viola, e il basket lascia miglia indietro il calcio per quasi ogni dimensione sportiva (frequenza e varietà di gesti tecnici, suspense, peso dei valori in campo, eccetera). Così, mentre mio cugino/fratello e …
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8. L’ERA DEI TOPI

Questa storia di pubblicare (in attesa di Sushi Marina) quei racconti di Chi c'è c'è (raccolti da un "geestre" direttamente dalle menti di 21 terrestri in animazione sospesa su un astronave perduta nel cosmo, forse ultima testimonianza del nostro pianeta ormai distrutto) che sono nati a partire da testi di canzoni unitamente a questi ultimi, mi è parso un esercizio di stile non sterile. Stavolta però metto sopra la canzone e sotto il racconto da essa tratto, in cui a sognare (più precisamente, a sognare di sognare) è una giovane astronauta forse anglosassone, per rispettare la cronologia esegetica, che a volerla spingere indietro si trova ancora l'ossessione per il disastro atomico incombente che pervase le nostre menti di giovani degli anni ottanta, influenzando immaginari artistici a tutti i livelli. Io avevo sentito dire che a ereditare il pianeta sarebbero stati gli scarafaggi, e a Reggio ce n'è di quelli grossi che volano, arrivati con lo sbarco degl…

1000 VOLTE MANU

Non è la prima volta che celebro l'immenso talento di Manuel Ginobili, su queste pagine che anche quando cambiano grafica restano su tema neroarancio, i colori sociali della Viola Reggio Calabria.
L'occasione stavolta me la da l'iniziativa della società cestistica reggina in occasione delle mille partite in NBA del campione che mosse i primi passi con la sua canotta: un bellissimo video (lo trovate in fondo) con immagini e interviste sia dell'epoca che più recenti, che lancia una maglietta celebrativa per una volta azzurra, con tanto di scudetto argentino e scritta "MANU", che la squadra indosserà nella prossima partita.
Chi è Ginobili, ai profani di basket, glielo faccio dire da due esperti, il giornalista Flavio Tranquillo e l'allenatore Gaetano Gebbia, in questo video di Reggioacanestro. Io posso solo aggiungere la mia testimonianza di tifoso neroarancio (della prima ora: fin dagli anni settanta dello "scatolone" in serie B), che:
quando ha v…

QUALCUNO ERA COMUNISTA

Ogni tanto giova ripetere anche le cose risapute: la Rivoluzione d'ottobre si commemora a novembre perché nella Russia zarista ortodossa era ancora in vigore il calendario giuliano, ma è proprio in questi giorni che i bloscevichi prendevano il potere, giusto cento anni fa. Una cifra così tonda che l'anniversario non si può non celebrare, anche se magari ricorda una disfatta (come per Caporetto pochi giorni fa, alla rivincita di Vittorio Veneto toccherà l'anno prossimo) o la fine di un sogno (come per il cinquantennale dell'uccisione di Che Guevara il mese scorso - a proposito, guardate cosa stanno facendo agli archivi di Gianni Minà...).
Ma se per le rievocazioni storiche è il caso di lasciar fare a chi è di mestiere (anche se scrive per i peggio traditori della sinistra italiana), un paio di riflessioni possiamo approfittare per farle anche tra dilettanti e amatori. Magari a partire dalla riuscitissima idea che il pubblicitario Panzeri (quello di "liscia gassat…

DENTRO O FUORI

Quando mio padre vedeva passare un treno non resisteva alla tentazione di citarne a memoria il numero identificativo, una sequenza inspiegabile di cifre che per un profano qualunque, figurarsi per un bambino, poteva essere del tutto inventata, ma invece no che non lo era. Più grandicello mi capitava di passare a trovarlo al lavoro: come capodeposito, organizzava i turni dei macchinisti, ed era una goduria vederlo armeggiare matita gomma e penna su un foglio di un metro quadrato con la cornetta del telefono perennemente tra orecchio e spalla, che era tutto uno squillare e richiamare, finché non quadravano le esigenze di tutti e quelle del servizio da fornire immancabilmente. Eravamo negli anni 70/80, l'era digitale manco si intravedeva. I suoi epigoni, dopo qualche anno di smanettamenti su Excel, oggi probabilmente sono bravissimi ad armeggiare con un applicativo apposito. Ma non so se saprebbero organizzare il tutto su carta, ci fosse un qualche evento che resettasse le reti info…

7. IL SOGNO DELLA MORTE

In attesa di Sushi Marina, continua la pubblicazione (oggi particolarmente tempestiva, visto il titolo) dei racconti di Chi c'è c'è, raccolti da un "geestre" direttamente dalle menti di 21 terrestri in animazione sospesa su un astronave perduta nel cosmo, forse ultima testimonianza del nostro pianeta ormai distrutto. A sognare questo sogno è un ragazzo olandese, ma che questa storia delle nazionalità diverse sia una conseguenza posticcia della necessità di raccogliere i racconti con un pretesto l'ho già detto all'inizio, e comunque si capisce.

7. IL SOGNO DELLA MORTE
Quante volte capita di tentare di immaginarsi cosa si prova al momento di morire! Dico: in quel preciso momento. Da qualche parte ho letto una teoria che mi affascina, e che nello stesso mi permette di conciliare la mia antica sete di sapere trascendentale e quel mio eccesso di ancoramento logico che mi ha sempre negato il dono della fede: se questa vita è il regno del Divenire, e l’altra vita…

IL DESERTO DEL TARTARO

Volevo parlare del nuovo osceno tentativo di bavaglio al web, magari con la stessa identica sintassi che ho usato per la legge elettorale (è peggio di quella che voleva imporci Berlusconi, ma allora con me sulle barricate c'erano tanti, troppi amici che oggi, da bravi piddini e sennò è pure peggio, invece tacciono o approvano), ma mi sembrava di averlo già fatto troppe volte.
Poi volevo parlare anche del coro di "anch'io, anch'io!" con la manina alzata che si è levato all'esplodere del caso Weinstein, il famosissimo e fino a ieri considerato universalmente bravissimo produttore hollywoodiano attorno a cui oggi si è fatto il vuoto, ma non mi veniva niente di meglio che canticchiare Fantoni Cesira: a sintetizzare il  pensiero spesso basta e avanza una canzone (di uno bravo, però).
Entrambi gli argomenti rischiavano di cristallizzarsi nella parte sommersa dell'iceberg degli spunti da cui vengono fuori i pochi post mensili di questo blog, quando, per fortuna…