domenica 22 gennaio 2017

THAT'S TENNIS!

"Occacchio, ma il fratello forte non ero io?"
Si, lo so, con questo post mi farò parecchi nemici, ma signori alla fine bisogna avere il coraggio delle proprie idee, e metterci la faccia, no?
Parliamo di tennis, almeno apparentemente. La notizia è che il numero 50 del mondo ha appena buttato fuori dagli Australian Open il numero 1. Il video degli highlights è ovviamente da quasi subito in rete e magari dopo ve lo guardate tutto (è in fondo al post), ma se prima seguite il mio ragionamento secondo me ve lo godete di più, e ciò vale anche per i profani dei "gesti bianchi".
La notizia, infatti, non è che lo strafavorito ha perso: non è la prima volta che capita e non sarà l'ultima, in qualsiasi sport o altra attività e per qualunque ragione. La notizia è chi ha perso e contro chi e perché e cosa significa e cosa può comportare, magari lo facesse, questa sconfitta.
Andy Murray, infatti, è un pallettaro. Per carità, un bravissimo pallettaro, uno che grazie ai consigli di un altro grandissimo pallettaro a suo tempo anch'egli numero 1 ha saputo crescere fino al punto di saper cogliere il momento giusto, la crisi innanzitutto extratennistica del precedente leader a sua volta tale per aver saputo approfittare dei colpi che acciacchi e anagrafe avevano dato ai numeri uno di prima, per issarsi in cima al mondo. Ma per chi ama il tennis soprattutto per il suo lato estetico, come il sottoscritto si ma soprattutto come il più grande giocatore italiano di tutti i tempi, quando il numero 1 è un pallettaro non è certo una buona cosa.
Ora, intendiamoci (anche grazie a Panatta, se avete seguito il link precedente): chiamiamo pallettaro non uno che non ama scendere a rete. Djokovic e Nadal, ad esempio, come ai loro tempi Borg e Agassi, si trovano più a loro agio lontani dal net, ma non sono pallettari, volendo definirli (ammesso che sia indispensabile) potremmo dirli "attaccanti da fondo", ma il punto è, perdonate il gioco di parole, che si tratta di giocatori che cercano di fare il punto, non di resistere fino a quando il punto lo sbaglia l'avversario. Quest'ultimo è appunto il pallettaro. Vilas, Barazzutti, Lendl, giù giù fino al vostro odiato avversario di torneo amatoriale che vi rimette ogni cosa peggio di un muro, maledetto! Ovviamente, niente di personale: se tu sei consapevole che quello è l'unico modo che hai per battermi, e giustamente vuoi farlo, hai tutto il diritto di giocare così. Ma ti diverti? D'accordo, la domanda è retorica, evidentemente ti diverti, oppure ti interessa solo vincere e non ti poni il problema, ma il punto è che io piuttosto che giocare come te smetterei di giocare. Per pneumotesticolite (questa non la spiego), la stessa che mi fai venire a giocarti contro per cui alla fine magari vinci tu, ma sai che c'è? sticazzi: io so giocare a tennis e tu no, umma umma!
Il pallettaro, infatti, gioca così anche in amichevole, è più forte di lui. Noialtri, che giochiamo invece per divertirci e se ci siamo divertiti siamo contenti anche se abbiamo perso, siamo un'altra specie. Così, quando capita che uno di noi, un mancino fratello scarso di un predestinato dio alto e biondo, riesce a battere il re dei pallettari proprio grazie al fatto, Ubitennis dixit, di essere entrato in campo per godersi la giornata, scusateci tanto ma godiamo anche noi. Una cifra.
E ora la speranza. A un certo punto del filmato vedrete inquadrata tra il pubblico (il fotogramma ve l'ho estratto sopra) la faccia stupita di Alexander, fratello minore di quel Mischa che stava strapazzando Murray sul campo. Il ragazzino studia da numero uno, ha già battuto un paio di volte Federer e in questo torneo è uscito per un pelo a opera del redivivo Nadal, ed è considerato un talento naturale. Molto più alto e potente del fratello maggiore, ci piace credere che la visione di questa partita abbia fatto scattare in lui la molla giusta, gli abbia fatto pensare "ecco quello che mi manca, e per fortuna conosco molto bene chi mi può dire come si fa!". Per scendere a rete con costanza, infatti, occorre introiettare che se hai la padronanza dei colpi di volo e la condizione fisica adeguata a prendere posizione a tempo allora è solo questione di numeri: ci sarà una percentuale di volte che sbaglierai (o il tuo avversario ti passerà nettamente), ma se riesci a sorridere del tuo errore (o goderti quel passante e magari complimentarlo) senza deprimerti o impaurirti, e continui a prendere la rete con costanza, magari perdi, ma ti sarai divertito; e magari vinci, persino con uno più forte di te che se ti ci metti a palleggiare ti schianta. Se Zverevino, e magari con lui tutta la nextgen che tarda ad affermarsi, comprenderà la lezione di oggi, nei prossimi anni ci divertiremo.
...
P.S. Mentre scrivevo si giocava l'ottavo di finale da cui doveva uscire l'avversario di Murray, cioè ora di Mischa Zverev, ai quarti. Ebbene, a proposito di dio del tennis, a proposito di qualità, a proposito di estetica, il 35enne Roger Federer ha battuto al quinto set il corridore giapponese Niskikori. Ci divertiremo anche subito.

giovedì 19 gennaio 2017

RISU C'U CAPPUCCIU (O PURAMENTI C'A SCALORA)

Riso col cavolo cappuccio (o con la scarola)
In una pentola alta, soffriggi l’aglio e schiacciaci dentro due pomodori pelati con un pizzico di sale.
Togli l’aglio e aggiungi la scarola ben lavata e tagliata approssimativamente, oppure il cavolo cappuccio tagliato sottilissimo, copri con acqua e aggiungi sale pepe e un pezzetto di scorza di parmigiano ben pulita.
Cuoci coperto e a fiamma bassissima: la scarola è pronta in venti minuti, il cappuccio ne chiede una quarantina ed eventualmente aggiunte di acqua.
Dopo dieci minuti per la scarola, una mezz'oretta per il cappuccio, aggiungi il riso e scopri, mescola spesso per non farlo attaccare al fondo della pentola, e a cottura del riso impiatta.
E’ più buono se servito non caldissimo, con abbondante parmigiano grattugiato.
...
Ingredienti
  • un cavolo cappuccio (o una testa di scarola)
  • due pomodori pelati
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio extravergine d’oliva
  • sale
  • pepe nero
  • un pezzetto di scorza di parmigiano
  • due tazzine da caffè di riso superfino arborio a persona
Nta na cassarola jata suffrìi n’agghiuzzu e scaccia ddù pelati cu na pizzicata ‘i sali.
‘A scarola o ‘u cappucciu ll’ha pulizzari prima, chi cci voli: ‘a scalora s’avi a lavari bbona e poi a po’ tagghiari a mmuzzu c’u cuteddhu nte mani, u’ cappucciu è fittu fittu e si pulizza facili, ma s’avi a tagghiari finu finu annunca mi si faci nci vonnu i paranculi (e si t’u mangi menzu cruru ti venunu i matruni ‘i panza).
I pumaroru s’hannu sulu a mmaccari, quindi dopu ddù minuti caccia l’agghiu e menti u cappucciu (o a scalora), na scorcia i furmaggiu bella pulizzata, sali e spezzi; cumbogghia tuttucòsi cull’acqua, mentici ‘u cumbogghiu e mbascia ‘u gassi.
‘A scalora si faci nta nnenti, ‘u cappucciu ci voli cchiù ssai; quandu su quasi fatti nci cali ddà rintra ‘u rrisu, scumbogghialu e mentiti ddhà ravanti chi l’ha mmiscitari paru paru annunca si mpigghia.
Quandu è ffattu ‘u rrisu aìssi a ghiessiri pocu acquusu, cacciulu e mangiattillu cu nu bellu pocu ‘i parmiggianu, ma si spetti e ‘u fai rifriddari na stampa è cchiù bellu.

venerdì 13 gennaio 2017

...PER PARTITO PRESO

Questo schema è ricavato da una frase di Bobbio, riportata oggi in
 questo pezzo del Fatto quotidiano: lo vedete anche voi, amici miei
testoni che vi ostinate a combatterli, che i cinque stelle sono di
sinistra-sinistra? e lo capite anche voi che se non ci fossero loro, a
raccogliere i voti della gente angosciata dalla crisi provocata dal
capitalismo e attuata dai suoi sicari berluschini e piddini, ci sarebbe
l'estrema destra, come infatti laddove non c'è il moVimento accade? 
Come mio nonno, non ho mai preso la tessera di un partito, e non perché abbia paura di schierarmi (la mia storia personale - documentata in queste pagine dal 2008, per prima fidatevi - dimostra il contrario, contraddizioni comprese), e nemmeno in omaggio alla famosissima citazione di Woody Allen che citava Groucho Marx che citava chissachì per cui "non vorrei mai fare parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me"; semplicemente perché nel mio bilancio interiore ha sempre pesato di più la libertà di giudizio, ripeto anche con virate di 180° quando era il caso, di tutti i benefit connessi allo schierarsi, dal senso di appartenenza alle eventuali utilità pratiche (e di carriera) passando per la comodità di mantenere le coordinate costanti, diciamo così.
Ciononostante, continuo a mantenere da qualche anno in alto in colonna destra il banner del movimento 5 stelle, con tanto di link al programma, e così sarà fino a che, e solo fino a che, la proposta politica di quello schieramento sarà da me ritenuta funzionale a risolvere i problemi del Paese. Al momento, direi anche purtroppo, non solo è l'unica ad esserlo, ma tutte le altre, per un verso o per l'altro, sono non solo inadeguate o insufficienti, ma direi decisamente foriere della rovina più assoluta, per cui mi spiace ma non c'è gara, neanche a volere giudicare il più negativamente possibile i troppi errori recenti del moVimento, dalle vicende romane a quelle europee, passando per la vicenda codice di autoregolamentazione.
Ecco, appunto: non essendo iscritto a nessun meetup e nemmeno al sito o alla piattaforma Rousseau (che non giudico in se, ma non mi piace l'eccessiva esaltazione con cui la si presenta), posso senza problemi criticare l'operato di chiunque in qualunque frangente. Riassumendo:
  1. non si doveva correre per vincere a Roma prima di aver vinto le politiche, perché non si può risanare nessun Ente locale, a maggior ragione uno dissestato (ma forse si dovrebbe dire stuprato e squartato da decenni) come Roma, senza avere in mano il governo del Paese tramite il quale ripristinare la sovranità monetaria ed economica nonché la legalità;
  2. avendolo fatto, e come era prevedibile (perché gli altri giocavano a perdere, e perché i romani disperati avrebbero votato anche per Attila piuttosto che per questi centrodestra e centrosinistra) avendo vinto, bisognava adottare ogni attenzione possibile per evitare che i fucili spianati dell'informazione di regime avessero bersagli facili, quindi non nominare affatto nessuno che potesse anche lontanamente somigliare ai figuri di cui poi ci si è tardivamente liberati;
  3. non si doveva dare all'avviso di garanzia il significato che non ha, attribuendo a questo istituto (e quindi ai propri avversari politici) il potere di interrompere l'azione politica, invece si è arrivati a una posizione saggia tardi e attraverso una giravolta facilmente strumentalizzabile;
  4. non si doveva risolvere il falso problema dei regolamenti parlamentari europei (che tanto il Parlamento europeo non conta un fico secco) alleandosi con uno schieramento con cui hai solo pochi punti di contatto, per poi cambiare alleanza quando si profila la sua sparizione dall'orizzonte (con la brexit non ci saranno britannici nel prossimo parlamento), peraltro verso uno schieramento con cui di punti di contatto ne hai ancora meno, per giunta annunciandolo prima della ratifica da parte di quest'ultimo, che ha potuto così abbandonarti all'altare, e per poi addirittura tornare dal primo con la coda tra le gambe.
Detto questo, il banner resta li, perché il totale aritmetico di questi errori, anche fosse moltiplicato per cento o per mille per via del fatto che chi li ha commessi si è presentato e si presenta sotto le bandiere della alterità rispetto alla partitocrazia, resterebbe una frazione infinitesimale di ciascuno dei veri e propri delitti commessi negli anni dagli altri partiti, dalla corruzione elevata a sistema alla manipolazione costante dell'informazione, alla distruzione del tessuto economico anche tramite la trappola Euro, per citare solo alcuni punti. E anche perché, d'altronde, gli errori del moVimento nel loro ammontare complessivo non riescono a scalfire se non marginalmente la positività della somma algebrica con le speranze che incarna.
Il fatto che lo pensi io, però, potrebbe essere irrilevante, anzi direi lo è. Il punto è che, sondaggi alla mano, sembra che lo pensi anche una buona fetta dell'elettorato. Com'è possibile, in altri termini, che nonostante gli errori commessi, e direi a maggior ragione nonostante l'enfasi strabordante con cui essi sono stati sottolineati scavati rimarcati da giornali e TV (al cui confronto l'attenzione riservata alle enormi magagne dei partiti loro padroni è imbarazzantemente inferiore) di continuo, il moVimento resti in testa nei sondaggi o giù di li?
Chi non riesce a capirlo, è vittima di una sorta di "sovrastima istintiva del peso della logica nelle decisioni", di come funziona ne ho già parlato. Per capirlo, bisogna spogliarsene. Berlusconi, pace all'anima sua, ha costruito la sua fortuna parlando all'elettore come ad un ragazzino di 11 anni, e nemmeno troppo intelligente. Finché il centrosinistra ha ignorato questa lezione, ha perso. Quando l'ha imparata, fin troppo bene direi, ha partorito Renzi. Il punto è che, perché in ciascuno di noi abbia voce il "fanciullino" (mi torna in mente il mio vecchio prof di Filosofia che sfotteva Pascoli, pardon...), ci deve stare abbastanza margine per giocare. E con questa crisi per sempre più gente non ce n'è più. Grillo parla anche lui alla nostra mente profonda, ma ad un'altra anima, quella terrorizzata dal non arrivare a fine mese, dall'aver perso il lavoro e non avere prospettive di ritrovarlo, dal vedere il sistema-Paese distrutto in modo da non dare a nessuno di noi speranza di riavere a breve quelle prospettive, dal capire che si avrà una vecchiaia di stenti (se ci si arriverà), dal constatare che lasciamo ai nostri figli un mondo peggiore di quello che abbiamo avuto dai nostri padri, sia sul piano dei fatti che soprattutto, ed è ancora molto peggio, su quello dei sogni. Quest'anima finché i tempi sono questi ha il governo della nostra mente profonda, e prende lei le decisioni (fanculo al fanciullino): hai voglia a raccontarci a parole che il PIL è in ripresa, che è bella e giusta l'accoglienza, che senza il sogno europeo siamo nei guai, eccetera eccetera. Dentro, sappiamo che cercate di prenderci in giro. E votiamo per chi ci sembra che non lo faccia. Votiamo NO ai referendum anche se ci terrorizzate in ogni modo e ci spiegate in ogni modo che saremmo retrogradi, votiamo Trump anche se è volgare maschilista e ci dite manipolato da Putin, votiamo per uscire dall'UE anche se non essendo nell'eurozona ci siamo fin qui scansate tutte le grane più grosse. E anche se ci spiegate quanto è populista e ci ingigantite i suoi errori mentre minimizzate i delitti altrui, votiamo il movimento 5 stelle, finché sarà credibile.
Ora, io non escludo che a un certo punto il progetto di Grillo smetta di essere credibile. Spero che non accada, ma non lo escludo. Il giorno che penserò che sia accaduto, semplicemente non vedrete più il banner. E ve ne darò ragione nei post, recitando il mea culpa e semmai invocando le attenuanti come per l'Europa di Prodi o la Fiat di Merchionne. Non ho nessuna tessera, io. Ma gli errori fatti finora, per quanto si possa e debba stigmatizzarli, non intaccano la sostanza del progetto, e le speranze che questo venga attuato e salvi l'Italia. Perciò continuo a sostenerlo...

domenica 8 gennaio 2017

PISCI A BRORETTU

Avevo un capo veneziano, alcune vite fa in quel di Trento, che come tanti aveva i suoi tormentoni, frasi che amava ripetere spesso sia quando ci azzeccavano proprio che quando meno. Il mio preferito, non solo perché mi trovava perfettamente d'accordo, era: "il pesce a casa mia si prepara soltanto in tre modi: col pesce, col pesce... e col pesce!"
Sapeva di trovare sponda in uno di Reggio Calabria, mentre tra i trentini gli estimatori di pesce sono tradizionalmente una minoranza, per carità non è una critica ognuno ha le tradizioni che ha, legate ovviamente al territorio, e ho apprezzato e apprezzo quelle di quelle parti. Ma tra queste, di ittico trova una minima parte solo la trota, che per carità in certe ricette è buona, ma se uno è nato in un posto di mare, ed è abituato a un parente o un amico che ti invita a mangiare il pesce appena pescato con la sua barca, non è che può apprezzare più di tanto questo prodotto d'allevamento dal gusto standardizzato. Non che il pesce di mare che trovi al ristorante o al supermercato non lo sia, s'intende. Ma infatti qui non stiamo parlando di spigole o orate, bensì di quei pesci più piccoli di cui è inutile che io dica il nome, perché magari credo di conoscere quello in italiano ma è solo quello in dialetto italianizzato, e perché in praticamente ogni bacino marittimo/linguistico (le Regioni lasciamole stare ai politici, la realtà geopoliticoeconomica italiana è un'altra cosa) hanno un nome diverso, e che è inutile cercare surgelati o al ristorante, a meno che quest'ultimo non sia sulla spiaggia dove tirano su le barche, e spesso neanche in quel caso. Quei pesci, difficili da mangiare perché spesso hanno più spine che polpa, che sono il vero tesoro dei nostri mari, finché se ne troveranno.
Di questo pescato, in genere, si trovano ricette in brodo in ciascuno dei bacini di cui sopra, di cui alcune hanno un nome e una tradizione, ma tutte sono invariabilmente buonissime. Questa, semplicissima, è solo quella con cui mia nonna amava mangiare i pescetti che le regalavano, ma anche il filetto di merluzzo surgelato, se capitava.
Pesce in brodetto
Metti il pesce in casseruola con due o tre dita d’acqua, 3 cucchiai d’olio, sale, pepe nero, 1 spicchio d’aglio (da togliere dopo un po’), 4 pomodorini, origano e prezzemolo.
Lascia cuocere per 10’, rigira e lascia altri 10’.
Eventualmente, cuoci a parte gli spaghetti e aggiungili al sughetto.
La stessa ricetta è adatta a qualsiasi altro pesce che non sia di quelli pregiati, da preferire arrosto o al sale eccetera.
...
Ingredienti:
  • merluzzo o altro pesce non pregiato
  • olio extravergine d’oliva
  • sale
  • pepe nero
  • 1 spicchio d’aglio
  • 4 pomodorini
  • origano
  • prezzemolo
Intantu, si è pisci i chiddu bbonu s’avi a fari rrustutu c’u sarmurigghiu.
Ma si s’avi a pigghiari i sapuri (comu a cernia, ch’annunca è duci e sdinga, o ‘u murruzzu, chi non avi gustu) o puramenti si unu si voli calari ddu fila i pasta, lava ‘u pisci e mentilu nti na pareddha cu na stampa r’acqua, ‘u sali, ddu fogghi ‘i putrusinu, rriunu, spezzi, tri cucchiara r’ogghiu, e n’agghiu, sanu cusì poi ‘u cacci.
Fallu a focu lentu, e a mità gira ‘u pisci all’ancallariu.

giovedì 5 gennaio 2017

SCEMI E PIU' SCEMI

Si può restarlo, scemi, per aver contratto la meningite, malattia
dall'incidenza rarissima nonostante a sentire la TV sia in atto una
epidemia, o esserlo da sé e dare ascolto a chi fa terrorismo
In quanto meridionale premetto che, pur continuando a ritenermi persona razionale, scrivo questo post facendo continui scongiuri, e vi ritengo autorizzati a fare altrettanto, della serie "non ci credo, ma non costa niente, e non si sa mai...".
Della meningite ricordo che ne sentìi parlare da bambino, a proposito di un parente un po' tocco ma buono di cui si spiegava il problema con una meningite giovanile, non so se era vero (a leggere Wikipedia pare di si, ma pare anche che i virus siano solo una delle cause possibili...) ma l'associazione di idee mi è rimasta.
Del vaccino contro questa terribile malattia allora non se ne parlava, dovevi solo sperare di non avere sfiga. Si, ma quanta, sfiga? Pare che le statistiche dell'insorgenza della malattia siano bassissime, molto al di sotto della soglia di rischio minima che possa giustificare l'allerta delle istituzioni preposte alla salute pubblica. La cosa è talmente risaputa che, se ci fate caso, nel corpo degli stessi articoli o nel testo degli stessi servizi televisivi il cui titolo o strillo solleva l'allarme, viene precisato doverosamente che le autorità non ritengono si possa parlare di epidemia o anche solo di incidenza insolita dei casi. Non possono dire altrimenti e mettono le mani avanti, così nessuno può dirgli niente, ma le modalità in cui dicono la verità, rispetto all'enfasi e alla frequenza con cui sollevano il falso problema a notizia del momento, fanno si che la percezione comune sia che è in corso una pericolosa escalation di casi di meningite e quindi è proprio il caso di correre a vaccinarsi (qui Reggio Calabria, qui Roma). Anche pagando gli 80 euro che costa la dose a chi non fa parte delle categorie a rischio per cui dovrebbe essere passata dalla sanità pubblica, ma dal punto di vista dell'introito delle case produttrici cambia poco chi caccia i soldi: è un business così succulento da creare uno sfrido tale che non è peccato sospettare unzioni e unti.
Ma Occam ci dice che tutto ciò che non è necessario è superfluo, e quindi io non indulgerei a postulare un giro di corruzione, quando basta sapere come funziona la stampa oggi per spiegarsi il fenomeno. Non c'è quasi più nessuno con un contratto di dipendente da una testata, e non c'è praticamente nessuno che abbia bisogno di andare in giro a cercarsi le notizie: ci sono dei software che accorpano il flusso delle agenzie da tutto il mondo e li filtrano secondo i parametri impostati, di territorio, di materia, o di parole chiave. Se è di moda l'aviaria, metto la query "uccello morto" e avrò in tempo reale la ciccia da cucinare per il mio pubblico, sicuro di essere letto. Poi, un qualche furbone può approfittarne per vendere migliaia di dosi del suo vaccino al Ministero, e pazienza se il caso giustamente si sgonfia e quelle restano inutilizzate, ormai i soldi li ha fatti. Ecco, in questo momento è di moda la meningite. Moda in senso statistico, per tranquillizzare gli ipersensibili.
Dei vaccini in genere ho già parlato: sono un universo così complesso che nessuno può sensatamente rigettarli o accoglierli in toto. Infatti, neanche le autorità sanitarie lo fanno: alcuni sono considerati obbligatori per tutti o per fasce di popolazione, altri solo raccomandati, altri ammessi ma del tutto facoltativi. Evidentemente, nel bilanciare i rischi sempre connessi con questa pratica con i benefici portati dalla sua diffusione capillare, ciascun vaccino offre un risultato diverso, ed è ragionevole dedurre che solo quelli dichiarati obbligatori possano vantare un bilancio sicuramente e nettamente positivo. Se ti fidi di quelle autorità, puoi tranquillamente vaccinarti quando è obbligatorio, e altrettanto tranquillamente decidere di non farlo se ti lasciano del margine decisionale. Se non ti fidi, non si capisce perché dovresti non fidarti a senso unico, ma anche se postuli il dolo e la corruzione devi dedurre che, se nemmeno questa ha potuto far dichiarare quel prodotto obbligatorio, vuol dire davvero che o non fa sempre bene come dicono o magari qualche volta fa davvero male come dicono i cosiddetti complottisti e spesso anche i bugiardini dei prodotti stessi.
Ma oggi l'argomento non è i vaccini, è la stampa, bellezza! Che se ci rovisti in mezzo qualche pezzo serio e ponderato lo trovi. Ma nel complesso ha montato un fenomeno vergognoso, una vera bufala sesquipedale, un vero e proprio terrorismo psicologico al limite col reato penale di procurato allarme.
Che questo sia successo proprio mentre l'ansia censoria di una classe politica da basso impero, che le tenterà tutte prima di eventualmente mollare l'osso, sta tornando alla carica per imbavagliare la Rete, con tanto di autorevole intervento della massima carica dello Stato, è solo una occasione troppo ghiotta per chi ha tutte le ragioni del mondo a rispondere con "una giuria popolare per le balle dei media". A cui i giornali in coro rimproverano scarsa coerenza se nel proprio codice di autoregolamentazione ha finalmente escluso l'automatismo tra avviso di garanzia e dimissioni, che era una emerita fesseria e in pratica metteva il futuro del moVimento nelle mani dei suoi nemici per tramite di magistrati che su denuncia non possono non indagare e avvisano l'indagato appunto solo a sua garanzia, mantenendo però conseguenze serie per il rinvio a giudizio e serissime per la condanna anche solo di primo grado, laddove se quel codice fosse Legge dello Stato gli altri partiti ne uscirebbero forse dimezzati, per quanti condannati hanno ancora in sella.

lunedì 2 gennaio 2017

BUON TEMPO

E se avesse detto la verità anche su Gesù bambino? la lapidazione?
Quest'anno il buon anno ce lo ha dato uno vestito da Babbo Natale a Istanbul: oramai siamo sempre connessi, lo abbiamo saputo tutti mentre facevamo il trenino (no, tutto, ma il trenino no!) dell'ennesima strage terrorista. Neanche un mese fa, l'attentato ai mercatini di Natale a Berlino. In mezzo, uno che forse non lavorerà più per aver detto a una platea di bambini che Babbo Natale non esiste, cioè la verità. So che l'accostamento rischia di sembrare blasfemo, abbiate pazienza.
E' che la verità, senza voler fare filosofia spicciola che non sarei manco capace, spesso non è piacevole sentirla, molto spesso costa fatica cercarla, e quasi mai è laddove te la servono comoda comoda. Devi farti venire il dubbio, rovistare in giro, o almeno leggerti pezzi come questo di Martinez, che forse ne intravedi dei pezzetti; se proprio sei pigro, accontentati di questo mio abstract:
l'anno scorso gli attentati jihadisti nel mondo sono stati 17 con 150 vittime; nello stesso periodo, 17mila attacchi aerei occidentali hanno ucciso oltre 2000 musulmani innocenti (e oltre 13 mila americani si sono ammazzati tra loro per quella loro mania delle armi); quella che vi raccontano i telegiornali, è la verità o solo una sua manipolazione con l'obiettivo spudorato di farvi accettare ogni giorno limitazioni delle libertà maggiori in cambio di una presunta maggior sicurezza, e chissà quali altri obiettivi nascosti?
Non pretendo sforzi di teorizzazione, vi chiedo solo di farvi una domanda: se l'Occidente fosse stato vittima di 17mila attacchi aerei arabi con 2000 morti e migliaia di feriti, per non parlare delle distruzioni materiali, con quale probabilità oggi voi sareste ancora in grado di razionalizzare, e con quale invece sareste pronto a credere a chiunque vi inviti a combattere in qualunque modo contro simili assassini per giunta vigliacchi? Guardate che se estendiamo le statistiche fino a comprendere il fatidico 11 settembre, le cifre levitano da entrambe le parti, ma la forbice si allarga e di molto: i nostri morti diventano migliaia, i loro milioni.
Vertigini? Torniamo rasoterra. Babbo Natale non esiste, ciascuno lo spieghi ai suoi bambini il prima possibile. L'allenamento al dubbio è il migliore regalo che potete fargli, l'abitudine alla credulità il peggiore. Anche se è comodo assecondarla, in quanto tendenza naturale figlia del bisogno di sicurezza dei cuccioli. Ah, è più presto i mass media tirano fuori l'Isis, più è probabile che la matrice di un attentato sia altrove, e più complessa. Specie se avviene in un ginepraio come la Turchia di oggi. Non occorre avere una spiegazione alternativa per concludere sulla mancanza di validità, logica e/o fattuale, di quella ufficiale. Diteglielo, a chi oggi addirittura briga di togliervi la libertà di pensare, demonizzando Internet perché a differenza del mainstream (dove è possibile, e infatti è frequentissimo, confezionare balle più o meno grosse, magari con la patente di maitre-à-penser) è difficile da controllare.
Ah, e che ci troviamo non esiste nemmeno il Capodanno, o almeno ne esiste uno per ogni calendario cioè per ogni religione strutturata: se avete detto "auguri" al negoziante indiano o maghrebino aperto il 1° gennaio, se vi ha risposto è per tattica commerciale. Ci serve dividere il tempo per esorcizzarne lo scorrere, tutto qui. E degli auguri ne abbiamo bisogno sempre...

venerdì 30 dicembre 2016

CARCIOFFULI CHINI

Quando c'era Carmela, non era neanche lontanamente concepibile, un Natale senza carcioffuli chini, Dopo, non ne ho quasi più mangiati, né a Natale né in altri frangenti, e quelli che ho mangiato non erano neanche lontani parenti, senza offesa per nessuno, e comunque non li avevo fatti io: troppo lunga la faccenda, troppo ardua l'impresa di ottenere un risultato almeno un po' confrontabile con la memoria. Provateci voi per capodanno, e... bbona fini e bon principiu!
Carciofi ripieni
Spunta i carciofi (i torsoli tagliati e sfilati) e lavali bene, lasciandoli un bel po’ in acqua fredda.
Sfogliali e riempili foglia per foglia con il pangrattato condito versione per ripieno. Prepara una teglia con dell’acqua, sale e olio, e metti i carciofi con le punte delle foglie rivolte verso l’alto azzeccandoli l’uno con l’altro usando anche i torsoli a pezzi per incastrarli bene.
Falli bollire a fuoco bassissimo, aggiungendo ogni tanto da un angolino dell’acqua, fino a cottura - possono volerci anche tre ore.
Accendi il forno a 150°, e quando è caldo metti la teglia, lasciandocela fino a che il pangrattato in cima ai carciofi non è indorato.
Si mangiano staccando le foglie una per una e sfilandole tra i denti trattenendo il ripieno e parte delle fibre della foglia stessa e buttando il resto; la parte più tenera all'interno si mangia tutta.
...
Ingredienti
R’i carcioffuli ha’ cacciari sulu ‘na para i fogghi ‘i fora e ha’ tagghiari i punti, chi su spinusi (si ‘i carciofi su rrussi r’intra, non su bboni mi si incunu).
Quandu su pulizzati, mentili ntall’acqua fridda e lassili ddhà un bellu pocu.
Iddhi si iaprunu, a usu spampanati: allura tu ‘i pigghi e nci jampri i fogghia a una a una mi nci menti ‘a muddhica cunzata (chiddha chi fai pi gghinchiri avi aviri ‘cchiù ogghiu, annunca non mpiccia).
Nta ‘na teglia bella jata ci menti ‘du jirita r’acqua c’u sali e ll’ogghiu, e poi ‘zzicchi a iddhi ch’i trussa pi ssutta, stringenduli fitti fitti unu cu nn’autru.
Menti a teglia supra ‘u gassi e falli bbugghiri a focu lentu pi tri uri, ‘ggiungendu ogni tantu nu pocu r’acqua ‘i na ‘ngagghia.
Quandu su fatti, mentili ‘nto furnu a 150, mi si ‘ndora a muddhica. R’i fogghi ‘i fora cacchi cosa si jetta, ma ‘u cori t’u mbucchi sanu sanu.