venerdì 24 febbraio 2017

BYE BYE PARTITO-BESTEMMIA

Tra i tanti errori di valutazione commessi in una vita di interessi politici, posso almeno vantarmi, e per fortuna nell'era di Internet fornendo prove, di non aver mai creduto nemmeno per un nanosecondo alla bontà del progetto PD. Ho subito pensato, e scritto, alla prima uscita di Uolli, che era una minchiata così solenne da essere quasi incredibile fosse venuta in mente a qualcuno che faceva il politico di mestiere, e che il primo risultato che avrebbe prodotto sarebbe stata la caduta del governo Prodi, cosa che si è puntualmente verificata in capo a pochi mesi. A chi sfugge il nesso con il "tradimento" di Mastella, ricordo che dichiarare "correremo da soli alle prossime elezioni" quando in teoria a quelle mancavano tre anni e passa non può non essere letto dai partitini propri alleati come "abbiamo intenzione di votare il prima possibile, scaricandovi". Ma non era questa la peggiore fallacia del ragionamento veltroniano: fosse stato il neopartito davvero in grado di sbancare le urne, infatti, la cosa avrebbe avuto pure un suo senso. Ma per capire che non lo fosse bastava la semplice considerazione che l'anno prima, proprio alla vigilia delle elezioni, Berlusconi aveva reintrodotto il proporzionale, e uno avvelenato, proprio per depotenziare la probabile vittoria prodiana, come in effetti era stato. Più la legge elettorale è maggioritaria, più conviene che i partiti si federino e si uniscano, più è proporzionale, più conviene il contrario, specie se le componenti ad unirsi pescano su elettorati fortemente identitari, e di identità molto diverse, come era per postcomunisti e postdemocristi nel 2007.
La rievocazione storica è stata così dettagliata perché così c'è meno bisogno di spiegare la cronaca: non vi fate illusioni, il PD si divide, e lo fa proprio adesso, perché i suoi vertici attuali sono più furbi di Veltroni, e vabbé non ci voleva tanto: la Corte Costituzionale ha lasciato in piedi un meccanismo che favorisce le aggregazioni solo se sono in grado di arrivare al 40%, e il PD oggi non lo è, lo sapevano pure quelli che proclamavano il contrario. Quindi la scissione è un estremo tentativo di arginare l'emorragia di voti: ad esempio di quelli di sinistra-sinistra che ancora l'ultima volta avevano resistito a votarli e ora con il jobs act la buona scuola il referendum proprio non avrebbero potuto, che adesso magari anziché non votare o peggio arrendersi e votare il m5s avranno un loro partito "de sinistra" in cui convergere. Che poi sarà perfettamente disponibile per un governo col PD renziano che continui l'opera di smantellamento della democrazia italiana su mandato del capitalismo multinazionale, magari condendolo con una nuova legge a favore dei gay o degli immigrati così stanno buoni mentre inghiottono il prossimo diktat europeo.
Come vedete, non se ne esce se non portando al 40% Grillo e i suoi. Con tutte le contraddizioni e le ingenuità che gli volete attribuire. Se non lo capite peggio per voi, anzi per tutti.
Se vi serve ancora qualche argomento, eccovi:
  • Scanzi che elenca ben dieci considerazioni sulla scissioncina in corso;
  • Blondet, che rappresenta con lucidità i piddini come oligarchia corrotta e autoreferenziale:
  • Spadini che spiega le radici del male e fa le quote sugli scenari.
A proposito, possa il PD morire tra mille sofferenze, almeno simili a quelle che ha provocato alla gente comune la sua sciagurata opera di killeraggio. Possa esplodere in mille rivoli, di modo che presto si tenda a dimenticarsi della sua trista e breve parabola. Ma possa invece non dimenticarsi mai la lezione che ne viene: non fidarsi dei falsi amici, di quelli che mentono sapendo di mentire e di quelli che gli fanno il coro ignavi. L'odio della memoria per questo esperimento mostruoso e truffaldino non sarà mai abbastanza.

sabato 18 febbraio 2017

COME DICEVA GIANNI...

Ho sempre pensato che l'orologio sul polsino
era per dimostrare che lui poteva fare qualsiasi
cafardata e restava lui, e voi non siete un cazzo
...e come già più volte avevo ricordato, in Italia se vuoi che si faccia una politica di destra devi farla fare alla sinistra.
Torno sulle "trovate" della Boldrini perché questa è una guerra e il nemico non dorme, quindi tocca stare all'erta anche noi. Mi spiace per il gergo militare, peraltro incongruo in chi è stato obiettore di coscienza quando la cosa si pagava ancora abbastanza cara, ma è più che mai appropriato, se pensiamo che alla boutade del bastabufale fa immediatamente seguito una proposta di legge degna delle peggiori dittature del novecento, che mi costringerà o a chiudere o a deviare definitivamente sulle ricette della nonna.
Si, lo so, non è la prima volta che leggete su un blog, questo compreso, urla di allarme come questo, e poi tutto è continuato come prima. Ma è appunto per questo che titolo e incipit si rifanno alla famosa battuta del figurino in foto, che come il suo coevo Andreotti bisognava stare attenti quanto scherzava perché era allora che diceva le verità più vere.
Il disegno di legge, infatti, ha come prima firmataria addirittura una transfuga grillina, e ovviamente è appoggiato da tutto il PD, ignoriamo se scissionisti compresi. Rispetto ai tentativi berlusconiani, contro cui il centrosinistra fece argine con l'aiuto di tutto il web, c'è un salto di qualità logico e pratico: la formulazione di quello che è reato punibile con multe in grado di scoraggiare qualunque blogger per non parlare della galera è talmente equivoca da lasciare sostanziale arbitrio ad inquirenti e magistratura, con ciò demolendo definitivamente i principi del diritto penale che contraddistinguono un ordinamento democratico. Qua non stiamo parlando, insomma, di diffusione di falsità oggettive o di diffamazione, reati abbondantemente già tutelati, stiamo parlando di notizie "esagerate", "tendenziose", di "attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica": capite bene che qualunque opinione vi può essere fatta rientrare? Inoltre, la legge esplicitamente si riferisce alla diffusione di queste opinioni “attraverso piattaforme informatiche” escludendo la stampa ufficiale (sic!) e quindi mirando proprio ai social e alla blogosfera. Ora, va da se che non è necessaria una condanna per rovinare definitivamente un povero cristo che dice come la pensa su un sito: anche quando si dovesse tutto risolvere con un'assoluzione, intanto ti sei fottuta la vita, chi te lo fa fare? I giornali con tanto di responsabile e struttura economica alle spalle, che in teoria potrebbero permettersi una battaglia di verità, hanno smesso da tempo di combatterla proprio perché quella struttura economica è la stessa che regge il sistema di potere su cui la stampa democratica dovrebbe essere il primo vigile. E infatti a difenderci dal vile attacco di questi giorni è rimasto solo, galassia della controinformazione a parte, il blog di Grillo, che te lo dico a fa'...
L'ho già detto, Cesare è sul Rubicone, ha un dado in mano. O glielo facciamo ingoiare o la Repubblica è finita.

giovedì 16 febbraio 2017

CARNI A' PIZZAIOLA

Carne alla pizzaiola
Sistema in una grande padella le patate tagliate a fette sottilissime (ma si può anche fare senza), poi la carne, aggiungi gli spicchi d’aglio interi, i pomodori appena schiacciati con la forchetta, sale, olio, origano, e se vuoi capperi e olive, copri con acqua e fai cuocere a fuoco lento, coperto (se non ci sono le patate, si mette meno acqua e si può cuocere scoperto).
Dopo qualche minuto, gira la carne, facendo attenzione che poi resti comunque coperta dal sugo. Senza patate, conta solo la cottura della carne (se però il sugo dovesse essere acquoso, prima di spegnere alza la fiamma per qualche minuto per farlo evaporare fino a densità voluta); con le patate, sarà la loro cottura ad indicare l’ultimazione della preparazione, ma da un certo punto in poi occorre fare attenzione a che non si consumi l’acqua prima della cottura delle patate, nel qual caso occorre aggiungerla, e comunque muovere il tutto con un cucchiaio di legno toccando il fondo della padella perché non si attacchi.
A cottura ultimata, togli l’aglio e servi calda.
...
Ingredienti
  • una fetta di manzo a testa
  • due spicchi d’aglio
  • un pomodoro pelato ogni due fette di carne
  • origano
  • olive
  • capperi
  • sale
  • olio extravergine d’oliva
  • una patata piccola per fetta di carne, facoltativa
Menti ‘a carni nt’a pareddha. S’a voi ch’i patati, ha’ mmentiri prima a iddhi, tagghiati fini mi si fannu prestu.
Ggiungi ddu pumaroru scacciati c’a forchetta, ddu agghi, un pocu ‘i rriunu, ‘u sali, l’ogghiu, e s’i voi ddu livi e nu pocu ‘i chiappera, e cumbogghia tuttucosi cull’acqua.
Falla a ffocu lentu, e dopu un pocu gira ‘a carni e lassala cumbigghiata ill’acqua ch’i conzi: senza patati è fatta nta ccincu minuti. Ch’i patati ambeci s’hannu a ffari iddhi, e quindi ha stari attentu non mi si mpigghianu.
Quandu è fatta caccia l’agghi, e mangiatilla caddha caddha.

sabato 11 febbraio 2017

BASTA BU...TTANATE

Il nuovo quotidiano del Partito Unico Eurista, diretto da Laura
Boldrini - Le notizie che contrastano con quelle qui contenute
sono considerate bufale e come tali perseguite dalla Legge...
Quando c'era Silvio (buonanima, dovevamo saperlo che a furia di saltare per non essere lui avremmo scavato una fossa e trovato di peggio...) , per ogni tentativo che faceva di irregimentare i pochi rivoli di informazione libera che sfuggivano al suo controllo diretto o indiretto, a sinistra si levava un coro di proteste contro "il bavaglio alla Rete", cui tutti partecipavamo convinti e autocompiaciuti.
Non sapevamo che il capitalismo multinazionale aveva ben altri assi nella manica per assestare il colpo del KO alla democrazia: i cosiddetti leader progressisti, sicari perfetti in quanto avvicinano meglio le vittime, perché godono della loro fiducia e perché abilissimi a circuirle con operazioni puramente semantiche. Guardate ad esempio la vicenda dell'articolo 18: sono bastate due paroline in inglese, e quelli che già non erano allineati per il semplice fatto di essere finalmente al governo lo hanno fatto per anglofilia linguistica, di ritrovarsi dall'altra parte della barricata dei diritti dei lavoratori, a dare piuttosto che a prendere le manganellate.
Ha lo stesso paradigma la vicenda in cronaca: per disorientare il gregge, basta far finta di cambiare obiettivo. Il web va imbrigliato, perché vi si annidano dei mostri capaci di dare eco a pericolosissime "post-verità" (orrendo neologismo che designa le verità scomode al Potere); ecco quindi il novissimo slogan con tanto di sito apposito: Basta Bufale! Chapeau! Vi si trova un semplice appello della presidenta della Camera, da sottoscrivere, redatto in maniera talmente finto neutra che è quasi impossibile non essere d'accordo. Per riuscire a trovare la magagna, bisogna cioè possedere doti non comuni di analisi critica, ma non lo dico per farmi bello, solo per sottolineare che invece per la quasi totalità delle bufale che, è vero, si trovano su Internet a ogni piè sospinto, è invece sufficiente un minimo, ma proprio un minimo, di buon senso. Basterebbe solo questa considerazione per concludere che è molto più pericoloso il bastabufale delle bufale. Ma invece occorre andare oltre, perché questo è il Rubicone e bisogna impedirgli di passare a costo di fargli ingoiare il dado, a questi pericolosissimi vassalli del Potere che tentano in ogni modo di farci schiavi.
Cosa definisce, infatti, "bufala" una notizia e un'altra no? O, in altri termini, chi decide cos'è "verità"? La maggioranza di governo? La presidenta in persona? Un team di esperti selezionati? e selezionati da chi? Lo capite o no che qui si cammina su un crinale oltre il quale la vecchia Unione Sovietica ci fa un baffo?
Cito ad esempio solo la questione vaccini, perché ne ho già parlato, e perché viene usata proprio nell'appello della Boldrini. A me sembra di aver espresso una serie di perplessità logiche e metodologiche rilevanti, non voglio aver ragione, voglio solo poter essere libero di argomentare: ho torto? E se anche avessi torto, questi hanno diritto a oscurarmi il sito? Hanno diritto di zittire tutti quelli che non sono d'accordo con le loro tesi, etichettando come "bufale" le opinioni discordanti? Di più: hanno diritto di imporre i vaccini a tutti, contro l'evidenza scientifica, contro la Costituzione, contro l'Habeas corpus, contro (se non mi vaccino posso far danno solo a me stesso o ad altri che non si vaccinano, quelli più bravi di me che si vaccinano se il vaccino funziona possono stare tranquilli, o no?) la stessa più elementare logica? Si? E io posso almeno, mentre mi accodo disciplinatamente per la punturina anche se temo il peggio, pensare e dire che tutto ciò mi ricorda un certo Mengele, oltre che puzzarmi lontano un miglio di acquiescenza sospetta ai desiderata delle multinazionali farmaceutiche, oppure devo non solo vaccinarmi a forza, ma anche smettere di parlare e se possibile di pensare?
Ma ammettiamo, solo per un attimo per carità, che esista un diritto/dovere dello Stato a difendere la Verità dalle Bufale: per quale cavolo di ragione, viene da chiedersi, questo deve essere esercitato solo su Internet? Che peraltro, è un media che richiede un grado molto elevato di partecipazione da parte del suo fruitore, di cui quindi è in qualche modo favorito l'allertamento, diversamente dalla TV, che spesso viene ascoltata distrattamente mentre si fa qualcos'altro e quindi con le "difese abbassate"... Perché lo Stato dunque non dovrebbe vigilare sulle continue bufale che ci propinano i telegiornali? Lo avesse fatto, per fare un esempio di bufala certificata tale al 100%, su quella faccenduola delle armi chimiche di Saddam, forse ci saremmo risparmiati anni di guerra, molti morti e perché no tanti soldi, no? O anche, già che gironzolano sul web, perché la Boldrini e il suo team non si occupano della continua manipolazione della realtà effettuata da siti presunti autorevoli (il che è una forte aggravante) a favore di una fazione politica e contro un'altra? Ogni giorno una rivelazione sulla Raggi, alcune fondate molte infondate e tante buttate li nel titolo e precisate nel testo tanto chi lo legge, manco ai tempi su Berlusconi (con ben altra rilevanza, peraltro), che se lo stesso trattamento fosse stato riservato a tutti i politici italiani negli ultimi decenni oggi l'Italia sarebbe l'Eden, senza corruzione né debito pubblico.
Ovvio che la domanda è retorica: non lo fanno perché non ne hanno mai avuta neanche la minima intenzione, di esercitare una vera funzione di garanzia contro la disinformazione da dovunque provenga, essendo invece il loro vero obiettivo etichettare come tale quella informazione che non concorda con le loro idee e i loro progetti. Esatto, questo si chiama "totalitarismo". Con il "bacchettonismo" come tinta di sfondo, come dimostrano due esempi dal festivalone nazionale.
Tra gli altri, infatti, sono saliti sul palco di Sanremo due perfetti esempi di questa concezione imperante: due giovani membri di un'associazione contro il bullismo, e un anziano impiegato che non ha mai preso un giorno di malattia per tutta la carriera. Sembrerebbe una innocua scelta nazionalpopolare e piagnona, ma:
  • l'atteggiamento e l'aspetto dei ragazzi (che d'accordo non significa nulla, magari erano solo giustamente nervosi...) faceva venire voglia di cantargli contro "solo una sana e consapevole libidine" di Zucchero. Mi chiedo: non è che sarebbe molto meglio una vigilanza discreta e mirata contro gli eccessi, di questa assurda pretesa di voler disinnescare quelle dinamiche del "gruppo dei pari" che hanno la precisa funzione nell'evoluzione umana di rendere i cuccioli di uomo in grado di affrontare la vita, né più né meno delle lotte tra leoncini? Quando si crescevano figli a pacchi, li si lasciava liberi di affrontare quelle dinamiche per strada, e mio padre mi raccontava che se per caso tornava da mia nonna a lamentarsi che qualcuno gli aveva fatto qualcosa quello era uno dei pochi casi in cui lui le prendeva da sua madre. Oggi è una serie di Carnage, di genitori che si mettono in mezzo contro altri genitori e insegnanti (impedendo di fatto ai propri figli di crescere, di attrezzarsi imparando a difendersi da soli), un comportamento in ogni caso da evitare, preferendo invece in quasi tutti i casi una sana e assoluta indifferenza, e nei pochissimi casi in cui serve rivolgersi alle istituzioni preposte. Mobasta, si chiama il sito, che è pure fatto benino. Ma erano a Sanremo solo in quanto modelli di un tipo di cittadino che fa comodo ai potenti, lo sappiano.
  • il signore che tanta virtù è stato chiamato a ostentare sul palco, magari non aveva neanche l'atteggiamento di chi aveva voglia di farlo. E sicuramente è uno a cui piaceva il suo lavoro e che era sostenuto da un'etica di ferro. Ma anche la salute non deve essere stata da meno, perché con la febbre a trentanove non puoi andare a lavorare, e tutta la vita senza prenderla mai, o prendendola solo nel weekend, girala come la vuoi ma è solo culo. Una cosa di cui non vantarsi troppo, anche solo per scaramanzia: gli dovesse prendere un sintomo proprio ora, pooraccio, sai che pensieri gli si intreccerebbero... Ma non è questo l'aspetto peggiore: a un certo punto hanno sottolineato che il tipo ha rinunciato a godere 239 giorni di ferie. Un comportamento anticostituzionale, si, antisindacale, eccome, e semmai indice di scorrettezza nei confronti dei colleghi, forse, e se no di una forma di perversione da curare anziché esibire. Invece era a Sanremo anche lui, e per lo stesso motivo dei ragazzi leccesi.
Insomma, rivoltandogli contro la loro stessa retorica, io dico Basta! Basta Bacchettoni, Basta Buffonate, Basta Bugie. Basta Boldrini. Preferisco le bufale, da cui so difendermi da solo....
Per esempio, girando su Internet, tra le miriadi di rivelazioni sulle ascendenze della Boldrini, in quantità proporzionale all'antipatia di cui gode evidentemente, ci si può imbattere in molte che la dicono nipote di un partigiano, e in alcune che la dicono nipote di un dirigente ENI dei tempi di Mattei e di Cefis (si, proprio lui, il padre della p2, il losco protagonista di Petrolio di Pasolini). Ebbene, chi sa navigare, ha buon gioco a scoprire facilmente che sono proprio le prime ad essere una bufala, e le seconde ad essere vere. Ed inquietanti. Ed esplicanti la fulgida carriera. Poi se volete continuate a credere alla favola della dama di carità che vi raccontano le TV...

martedì 7 febbraio 2017

SOGNI E BISOGNI

Questo brano da incorniciare e tenere accanto alla TV è tratto
da un post di Goofynomics di novembre, a Trump appena eletto 
Magari no, ma magari qualcuno è in pensiero, per il fatto che è un periodo che scrivo poco di politica/economia. E' che alle volte ci sono talmente cose da dire che alla fine uno non riesce a dire niente. In questi casi, l'unica è mettere ordine ai propri pensieri stilandoli in scaletta; mi è venuto persino relativamente breve, a costo però di riempirlo di link. La maggior parte di voi non ne seguirà alcuno, pochi qualcuno, tutti nessuno. Io vi consiglio di consultarli: si aprono tutti in nuova finestra, per cui potete cliccarli, finire di leggere questo post senza perdere il filo, e poi tornarci su con calma ed attenzione, magari perdendoci un po' di sonno ("perdi-letto"). Vi potrebbe essere molto utile, ad acquisire una coscienza piena della crisi senza fine che stiamo attraversando e di cosa ci vorrebbe per uscirne, e magari piacervi pure ("per-diletto").
  1. L'Euro, anche se vi sembra e vi dicono il contrario, non è una moneta, ma un sistema di cambi fissi inamovibili tra monete progettato appositamente per vincere una guerra commerciale (che dissimula una civile), e rivelatosi perfettamente funzionale a questo obiettivo (basta guardare al triveneto...). Tra i popoli che lo hanno adottato, pochi si sono arricchiti e molti impoveriti. A questi ultimi la cosa, seppure prevedibilissima, è stata fatta accettare grazie ad alcuni che in tempo di guerra si sarebbero definiti "collaborazionisti" (e in quanto tali giustiziati e degradati), che hanno propagato falsa coscienza ben remunerati per questo, e ai molti utili idioti che gli hanno fatto eco (presente!) convinti di fare il bene dei derubandi. Per fortuna, il gioco si è via via andato scoprendo, anche per via di alcune sue contraddizioni interne ed esterne, ed al momento è ragionevole prevedere una implosione dell'area-Euro se non addirittura della UE a breve: il recente progetto "Europa a due velocità" non è altro che un patetico tentativo di tenere in piedi il massimo possibile di questo castello di menzogne in un quadro in cui sta per essere tutto spazzato via, e chi cerca di ammannircelo è di nuovo o un collaborazionista o un idiota. Occhio!
  2. A questo punto uscire dall'Euro è possibile, delicato ma non necessariamente tragico quanto raccontano, e recuperare la piena sovranità monetaria è assolutamente indispensabile. Ma non è affatto sufficiente a salvarci, di per se. Altrimenti quando ce l'avevamo era tutto rose e fiori. E non lo era, anche se era molto ma molto meglio di adesso. Occorre anche la sovranità politica, e soprattutto la coscienza politica che il suo esercizio comporta tolleranza zero nei confronti della corruzione e sua repressione spietata. Il Giappone, che ha tutti questi fattori, può permettersi senza problemi (non ha neanche il minimo spread...) un debito pubblico molto più grande del nostro. Questa accoppiata di valori in Italia al momento si trova solo nel movimento 5 stelle, e finché sarà così nessuna polizza vita o altro sensazionale scoop potrà scalfire la necessarietà della sua definitiva assurzione al governo del Paese. Se la proporrà qualcun altro, e lo farà in modo altrettanto o maggiormente credibile, valuteremo.
  3. La distribuzione di ricchezza nel pianeta è sempre più iniqua (e lo è anche oltre le statistiche). La cosa è talmente evidente che nessuno osa negarne più l'ingiustizia, anche quando non ammette che essa non è altro che la tendenza naturale, quasi deterministica come una legge della fisica, del capitalismo, e che è impossibile invertirla anzi nemmeno temperarla se non appunto limitando il capitalismo, costringendolo ad agire all'interno di logiche "socialiste". Infatti, è schizzata in alto dopo la fine del socialismo reale, la cui esistenza invece "consigliava" a chi voleva il capitalismo di appunto mitigarlo con elementi di socialismo per evitare che i popoli scegliessero il modello alternativo.
  4. Ciononostante, è molto strano e sospetto il fatto che, diversamente da altre verità altrettanto evidenti, tipo ad esempio la suddetta questione Euro, i massmedia pòmpino questa notizia, pur senza spiegarne la ratio e le cause (e ci mancherebbe).
  5. La cosa si spiega con un'altra constatazione: su scala mondiale, se si considera il reddito, dentro l'uno per cento dei ricchissimi ci stanno molti di noi, dentro il dieci quasi tutti. E alimentare i sensi di colpa delle anime progressiste le rende più disposte a ulteriori affossamenti - anche tramite l'esercito industriale di riserva costituito dagli immigrati di vari livelli (dai camionisti ai braccianti) - di tenore di vita e aspettative, che sono ciò che risulta dalla vera grandezza che conta (e che invece viene nascosta): il rapporto tra reddito monetario e reddito indispensabile a vivere in ciascun contesto. Ed ecco spiegate sia le statistiche (e il loro "pompaggio" sulla stampa) che dall'altro lato la sensazione a pelle di diffusione della povertà.
  6. Considerando con intelligenza i fattori ai punti precedenti, e solo facendo ciò, si può comprendere perchè vincano la brexit e Trump, e vinceranno la LePen e da noi la Meloni se dovesse fallire il progetto grillino. E' che la gente crede alle chiacchiere, si, ma solo fino a un certo punto. Quando tocchi con mano il peggioramento drammatico delle tue condizioni di vita, quando puoi facilmente prevedere che per i tuoi figli le cose andranno ancora - e molto - peggio, se qualcuno ti racconta il contrario tu non solo non gli credi ma prendi ad odiarlo. E voti per chiunque possa in qualunque modo costituire una anche minima speranza di cambiare le carte in tavola.
  7. Per cui ripeto, per l'ennesima volta: progressisti italiani, anzichè rompere i cosiddetti a Grillo e ai suoi, baciate per terra per il fatto che esistono e tengono botta all'assedio concentrico cui sono sottoposti. E anzichè contribuire a quest'ultimo rilanciando post idioti su FB, cambiate lato della barricata, passate dalla parte del popolo oppresso che una volta era la vostra, e provate a portarli al 40 per cento, poi se non mantengono le promesse li molliamo.
Perchè uno Stato sovrano e serio, quando c'è un terremoto, stampa con un fiat tutti i soldi che servono ai propri cittadini per ricostruire le proprie case. Non uno di meno. E non uno di più: niente piani straordinari, niente grandi appalti, niente corruzione. Se ha ceduto parte della sua sovranità a una struttura sovranazionale, chiede a quest'ultima la cifra di cui sopra. Anzi, meglio: la cifra per mettere in sicurezza tutti i borghi storici prima del prossimo terremoto. Se questa gliela nega, si riprende la sua sovranità per intero e la manda affanculo. Pensate, ci sarebbe il modo anche senza doversi inventare nulla: di monete metalliche possiamo ancora coniarne quante ne vogliamo. Invece questi vanno dai loro mandanti a mendicare lo zerovirgola e si pigliano pure le procedure di infrazione, mentre quando servono 20 miliardi per parare il culo agli amici banchieri, i soldi sanno chiederli e quelli glieli stampano senza battere ciglio. Ora, questo ragionamento è così semplice, la sua autoevidenza è tale che se anche la Raggi nascondesse una magagna per ciascun pelo, non basterebbe scoprirle tutte ed inventarne altrettante, per annullarne il peso. E lo stesso vale per quest'altro pensiero semplice semplice: la sindaca la stanno rivoltando come un pedalino e trovano solo fesserie, se lo stesso trattamento l'avessero riservato a tutti gli altri politici negli ultimi decenni, oggi l'Italia non avrebbe problemi e il movimento 5 stelle non sarebbe neanche mai stato nemmeno pensato.
Ah, e uno Stato serio e sovrano può senza problemi introdurre il reddito di cittadinanza, magari all'inizio nella versione soft contenuta nel programma dei cinquestelle, ma di certo anche nella sua versione full, qui bene illustrata da Carlo Bertani. Tutti devono avere di che vivere, punto e basta. E non è vero che costerebbe troppo: nella maggior parte dei casi, si ridenomina una parte di quanto già si eroga, o si cambia nome e natura a prestazioni assistenziali e previdenziali. La spesa ulteriore che resta, grazie al moltiplicatore keynesiano rientra tramite la leva fiscale. Tutta. E se no (o comunque finché no) è deficit, sticazzi. Ma il sistema può reggere. E va esportato. Con chi non lo adotta, semplicemente si chiudono le frontiere e non si fanno affari. Questo doveva fare l'Europa e non ha fatto: aveva un modello da difendere e propagare, quello postbellico basato sul welfare, e invece è stata il cavallo di Troia del capitalismo multinazionale per "cinesizzare" lavoro ed economia. Ora basta. L'UE è morta, la Nato pure, l'Euro già puzza. Chi non prende atto di questa realtà si ostina ad avere a che fare con zombie. Occorre instaurare un modello basato su sovranità monetaria, lotta alla corruzione e reddito di cittadinanza, e difenderlo in qualunque scala sarà possibile difenderlo, a cominciare da quella nazionale. Occorre un nuovo patto sociale, impostato secondo paradigmi diversi dalla crescita del PIL (parametro obsoleto e distorcente, di cui ci si può finalmente disinteressare se si guarda al benessere vero, fatto di più sogni e meno bisogni), tramite anche una riformulazione del vecchio slogan "lavorare meno lavorare tutti" (o preferite De Masi?), al posto del modernissimo "se vuoi lavorare devi accettare di farlo a condizioni di schiavitù altrimenti stai a spasso, e ti dice lusso se ancora hai dei vecchi con una casa e una pensione", che è il modello imperante (cui è improntato il mai troppo esecrato jobs act) adottato dal partito erede degenere del PCI, quel PD che quando sparirà sarà sempre troppo tardi.

venerdì 3 febbraio 2017

CARCIOFFULI

Uno non ci pensa, ma i carciofi in pratica sono dei boccioli. Ci si fanno talmente tante cose, non solo da mangiare peraltro, che solo a Roma ci sono varie ricette tipiche (di cui due di fama mondiale: "alla romana" e "alla giudìa"). Dei carcioffuli chini di nonna Carmela abbiamo già parlato, queste sono due ricette (legate da un nesso di propedeuticità) più semplici, per cui, anche se la differenza col fresco è per questo ortaggio tra le maggiori, è possibile anche ricorrere a quelli surgelati. E già, perché pulire i carciofi è attività lunga e faticosa: noi bambini restavamo affatati, a vedere nonna Carmela ridursi le dita, già di suo deformate dall'artrosi ma non per questo poco abili, a tizzoni neri, in un'attività che se anche ne avessimo avuto la voglia (ma non ce l'avevamo, non era come per i piselli...) lei stessa ci consigliava (che dico? intimava) di non svolgere.
Carciofi al tegamino
Sfoglia e spunta i carciofi con cura, lasciando solo la parte tenera e un po’ di torsolo sfilato.
Tagliali a fettine sottili in senso longitudinale e mettili a bagno in acqua con una fettina di limone per una mezzora almeno.
Soffriggi uno spicchio d’aglio intero in un tegamino. Aggiungi i carciofi, il sale e il prezzemolo, coprili con acqua e cuoci col coperchio. Quando evapora l’acqua se non sono cotti aggiungine ancora e aggiusta di sale, fino alla cottura.

Ingredienti
  • carciofi
  • una fetta di limone
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio extravergine d’oliva
  • sale
  • prezzemolo
Carcioffuli ‘nto tianeddhu
Caccia tutti i fogghi rossi ri carcioffuli, lassa sulu i ggiumbi e i fogghi ‘cchiù tenniri, e tagghia ‘i trussa quasi tutti e chiddi ch’i lassi caccinci i fila.
Tagghili pi llongu a ‘ffetti fini menzu iiritu, e mentili ‘ntall’acqua cu na ‘ffetta ‘i limuni pi mmenz’ura.
Suffrii n’agghiu nta ‘na cassaloreddha ‘mbascia, menti a iddhi, cumbogghiali cull’acqua e salali. Si ll’hai, nci vai na stampa ‘i putrusinu.
S’i fai a focu lentu e c’u cumbogghiu, quandu l’acqua si struri su fatti.
...
Tortiera di carciofi
Cuoci i carciofi al tegamino e lessa le patate (ma non completamente).
Ungi una padella.
Fai uno strato di pangrattato, poi uno strato di carciofi e fette di patate, con un po’ di dadini piccoli di provola sparsi.
Ripeti gli strati a piacere, ma un ultimo abbondante di pangrattato, con un filo d’olio sopra.
Cuoci a fuoco lento, rigira come una frittata e completa la cottura.
In alternativa, puoi sistemare il tutto in una teglia e cuocerlo al forno.

Ingredienti
  • carciofi
  • 1 fettina di limone
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio extravergine d’oliva
  • sale
  • pangrattato condito
  • 1 fetta di provola
  • due patate
Turtera ‘i carcioffuli
Fai i carcioffuli ‘nto tianeddhu.
Menti nu pocu r’ogghiu ‘nta pareddha e passalu tornu tornu c’u jiritu non mi si ‘mpigghia ‘a turtera.
I sutta menti ‘nu bellu pocu i muddhica cunzata.
Poi fai ‘nu solu ‘i carcioffuli. Si voi, mentici un pocu ‘i provula tagghiata pitinghi pitinghi e ‘i patati bbugghiuti tagghiati a ffetti larghi menzu iiritu.
Fai quanti soli voi, basta mi fai l’urtimu c’a muddhica cunzata e un filu r’ogghiu ‘i supra.
Frìila a focu lentu spostandu a pareddha ‘i ‘ccà e ‘i ‘ddhà non mi si ‘mpigghia, e poi girala a usu frittata.
‘A po’ fari puru o’ furnu, ma fritta veni megghiu.

venerdì 27 gennaio 2017

RITORNO AL FUTURO

Se un Michael J. Fox fosse partito con la sua DeLorean per un viaggetto nel 2017 subito dopo aver visto Wimbledon 2008, e come prima notizia all'arrivo avesse letto i nomi dei finalisti agli Australian Open, avrebbe probabilmente pensato che la sua macchina del tempo stavolta non ha funzionato. Contro ogni previsione, infatti, alla fine, e per un pelo, si è concretizzata quella combinazione che anche quando ha cominciato a stagliarsi all'orizzonte come possibile nessuno, neanche tra i tanti che ci speravano incrociando le dita anche dei piedi, reputava probabile. L'ultimo tassello, infatti, è andato a posto solo al terzo match point, dopo che sul 3 a 4 il futuro vincitore aveva anche annullato due palle break che avrebbero potuto mandare il suo avversario a servire per il match. E invece.
E invece avremo proprio la stessa combinazione di finali di nove anni fa: in campo femminile Serena Williams contro Venus Williams, e in campo maschile Roger Federer contro Rafa Nadal. Come se il regno che a un certo punto pareva incontrastabile di Djokovic, l'irrefrenabile scalata al vertice di Murray, e tutta una generazione di campionesse 25/30enni, per non dire (per non sparare sulla croce rossa) della cosiddetta nextgen di 20enni maschi e femmine, non ci fossero mai stati: swosh! cancellati tipo cassino sulla lavagna: tutta questa era del tennis passerà alla storia come la loro era, gli altri al massimo saranno ricordati come comprimari più o meno occasionali.
Adesso, chi è che vincerà i due incontri è francamente irrilevante: in ogni caso questo weekend tennistico sarà ricordato per sempre. Favoriti dal pronostico sono Serena, pesantemente, e Rafa, leggermente, soprattutto per via dei precedenti specie in finali slam. Preferiti del cuore, non solo di chi vi scrive ma credo della maggioranza degli appassionati, sono Venus, perché delle due sorelle è stata sempre quella con più talento e meno fortuna, vabbè anche meno potenza, e Roger, non fosse altro perché è tre anni che si dovrebbe ritirare e invece magari stabilisce l'ennesimo record, l'inarrivabile diciottesimo slam.
Risultati a parte, uno degli aspetti più rilevanti, e infatti più rilevati, è che per la prima volta nella storia del tennis (almeno, di quella moderna) ci sono 4 giocatori ultratrentenni nelle due finali maschile e femminile di un combined, peraltro 3 dei quali ultratrentacinquenni. Il che ci dice che, purtroppo o per fortuna, è decisamente vero che il tennis non è più quello che sembrava essere diventato nei decenni 70/90, uno sport per teenager in cui a 25 anni eri vecchio. Non so dire perché, c'è gente più preparata di me che ci si accapiglia, ma un vecchio tennista di circolo non può che esserne contento...
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P.S. Ha vinto Roger, al quinto, in rimonta: cala ancora la percentuale di chi non crede che sia lui il G.O.A.T. del tennis. Ah, e la DeLorean funzionava....