MANCULICAN... DE TRIESTE

Quando si dice 2 pesi e 2 misure...
La cronaca dice che la Mood Project Viola Reggio Calabria ha battuto nettamente anche Matera, lasciando presagire un girone di ritorno ancora più vincente dell'andata. Ma questo non deve far dimenticare (anche perché sennò magari succede qualcosa che ci mette un attimo a ricordarcelo) che la storia recente della compagine neroarancio è senza alcun dubbio una vera e propria telenovela (quella meno recente essendo invece, almeno per noi che la tifiamo da mezzo secolo, un poema epico), le quali si sa per capirci qualcosa occorre sempre il riassunto delle puntate precedenti (chi le vuole in integrale, ecco i link alla prima alla seconda e alla terza). Cosa che faccio per punti numerati per meglio in caso citarli in seguito:
  1. qualche anno fa un imprenditore gioiese rileva la gloriosa società di basket, per l'ennesima volta risorta dalle sue ceneri un paio d'anni prima, e ne programma il ritorno alle categorie che gli competono;
  2. nel farlo, in un contesto economico talmente depresso da non perdonarne nessuno, commette alcuni errori, il più grande dei quali fidarsi di un management che tenta una forte accelerazione delle ambizioni (più volte definita "alzare l'asticella") che si rivelerà presto fallimentare nel rapporto costi/benefici, nel duplice aspetto economico e sportivo;
  3. gli strascichi di quella esperienza, una volta voltata pagina, sono difficoltà economiche aumentate, rispetto a quelle già alte di base, per gli anni a venire;
  4. tra queste, o forse a causa di queste, la difficoltà a reperire dagli istituti di credito del territorio la fideiussione di 100mila euro necessaria a perfezionare l'iscrizione, e prevista a tutela dei tesserati della società stessa che possono escuterla in caso di mancati pagamenti;
  5. in mancanza della stessa, l'imprenditore di cui sopra versa di tasca i 100mila, poi a stagione avviata trova la fideiussione, la presenta a chi di competenza, che gli restituisce il danaro;
  6. l'anno successivo l'anticipo non serve: lo stesso intermediario gli procura il rinnovo della fideiussione;
  7. intanto, una più oculata gestione dell'aspetto sportivo porta alla costruzione di una squadra di vertice spendendo una frazione dei soldi sprecati negli anni precedenti;
  8. durante il trionfante campionato di quella squadra, emerge che tutte e due le fideiussioni presentate sono false;
  9. l'imprenditore si dichiara truffato, denuncia l'intermediario presso il giudice ordinario, e intanto riversa i 100mila che si era ripreso l'anno prima: in questo modo, i tesserati, che pure sono sempre stati più o meno puntualmente pagati tanto che non hanno mai escusso la fideiussione (reclamata invece impropriamente da terzi creditori, altrimenti il caso non sarebbe mai venuto fuori), non avrebbero mai avuto un solo giorno di "scopertura";
  10. gli organi del basket italiano, già colpevoli di non aver controllato la regolarità del documento al momento della presentazione né la prima (punto 5) né la seconda volta (punto 6 - e attenzione che se al punto 6 hanno la scusa, sia pur fragile, che in quei giorni devono controllare i documenti presentati da tutte le squadre, al punto 5 avrebbero potuto facilmente respingere il documento e tenersi i 100mila), a questo punto scelgono di restituire i soldi all'imprenditore e deferire lui e la società - si, così espongono i tesserati proprio al rischio da cui avrebbero dovuto proteggerli, ma la circostanza non viene rilevata da nessun illuminato osservatore;
  11. non potendo chiedere l'esclusione della squadra dal campionato (prevista in sede di presentazione dei documenti e non adesso, e comunque foriera di ricorsi a cascata di quelle squadre che avevano sconfitto sul campo la compagine reggina), decidono per una super-penalizzazione equivalente in pratica a una retrocessione, illegittima in quanto non prevista dalla norma, ma in spregio a ciò confermata in tutti i gradi di giudizio;
  12. la squadra, sul campo terza in classifica e con un rendimento recente tale da far presupporre che nei playoff avrebbe lottato almeno fino in fondo per la promozione in A, si ritrova così ultima in classifica e retrocede;
  13. il terzo grado di giudizio viene programmato per una data per cui i giocatori, se avessero voluto restare nel progetto per l'anno successivo in caso di verdetto favorevole, sarebbero stati fortemente penalizzati nel trovare una nuova squadra - ciononostante, in molti lo aspettano prima di andar via;
  14. in tutto questo i tifosi, specie quelli del tifo organizzato, anziché fare quadrato attorno alla dirigenza che li aveva bene o male condotti dalla B2 alle soglie della A, si sono distinti da subito e continuativamente per darle addosso, sia pur restando accanto ai giocatori fino alla fine, al punto che non sorprende (almeno non a me) che l'imprenditore gioiese alla fine decida di mollare cedendo il titolo sportivo di B a un soggetto che si presenta da Barcellona Pozzo di Gotto;
  15. quest'ultimo soggetto, fallito per motivi peraltro prevedibili il progetto di portare la squadra al di là dello stretto, decide, avendo già sotto contratto alcuni giocatori, di tentare di attuarlo al di qua, rinominandolo di nuovo con le insegne e i colori della mitica Viola;
  16. per farlo, chiede il sostegno del tessuto imprenditoriale e politico reggino, raccogliendo la consueta latitanza del primo e il tipico ostentato appoggio (che presto scoprirà solo apparente) del secondo;
  17. in tutto questo, riesce a formare un organico di primo livello, in grado di riportare subito la squadra in serie A2, come si vede subito dalle prime partite di campionato;
  18. solo a questo punto, misteriosamente, emergono degli ingentissimi crediti delle amministrazioni pubbliche nei confronti della vecchia società, di ammontare tale che il budget previsto per una B di vertice (e a dire il vero, ancora non reperito dal soggetto in questione, tanto da far emergere dei sospetti di legame con la vecchia proprietà che spingono al boicottaggio il tifo organizzato di cui sopra) viene più che triplicato dai debiti con Comune e Città metropolitana relativi rispettivamente al Palasport e al "pianeta Viola" (struttura che storicamente ospita foresteria campi di allenamento e management);
  19. il soggetto, nonostante i proclami (una volta in più dimostrando che un'ottima comunicazione di una realtà non corrispondente mostra presto la corda e allora ha l'effetto opposto), a questo punto mette la società in mano al Sindaco e taglia la corda;
  20. i giocatori e il tecnico, mai pagati, restano a Reggio solo grazie a una colletta dei tifosi, mentre in parallelo alcuni imprenditori reggini formano un comitato con l'obiettivo di traghettare la società verso una possibile nuova proprietà;
  21. intanto, viene nominato un commissario liquidatore che possa consegnare la società agli eventuali nuovi proprietari oppure accompagnarla al fallimento definitivo;
  22. il comitato, intanto, trova le risorse per concludere la stagione tra cui un inatteso main sponsor biennale;
  23. la squadra nel frattempo continua ad andare bene, nonostante i 3 punti di penalizzazione rimediati per alcuni pagamenti tardivi (tra cui dei 30mila necessari in mancanza di fideiussione - siamo in B, sono di meno), nonostante un paio di sconfitte imputabili al clima non certo serenissimo, e nonostante un giocatore (per ora, uno solo) abbia deciso di accettare le offerte di un club dal futuro meno incerto e soprattutto nel presente pagante stipendi.
Il punto 24 potrebbe essere che nei prossimi mesi una nuova proprietà trovi una transazione per i debiti e rilevi il pacco dal liquidatore, o invece che finalmente, detto col sollievo di quando un tuo caro malato terminale "smette di soffrire", si chiuda baracca e burattini. Tanto è già nata nei mesi scorsi, e ora forse si capisce perché, una nuova Cestistica Piero Viola che volendo può ripartire dalle serie minori senza la zavorra dei debiti delle società precedenti.
Ma qualunque cosa ci riservi il futuro, la vicenda lascia pesanti interrogativi. Vediamone alcuni:
  • punto 18 - i crediti sono reali? se si, non si poteva e forse doveva cedere a titolo gratuito l'uso delle strutture al vanto sportivo della città, anziché racimolare crediti da far valere però solo al momento che avessero ritenuto più propizio? non è così? e allora perché per anni e anni non si è preteso riscuoterli dall'imprenditore gioiese? non è reato, per un amministratore pubblico, non farlo? e perché dopo accogliere il compratore siciliano alla festa del Partito, in Comune, eccetera, lasciargli fare i proclami che ha fatto, senza comunicargli subito l'esistenza dei crediti stessi? e ora che c'è un liquidatore, come si pensa di aggredire il patrimonio societario per avere soddisfazione di somme così ingenti? o si aspetta una cordata amica per sostanzialmente abbuonarglieli (punto 24) e fare finire tutto a tarallucci e vino? qual'è, in definitiva, il ruolo che la politica ha avuto e ha nella vicenda?
  • punto 2 - osservando le peripezie della Reggina di questi ultimi mesi, risolte solo in extremis, c'è da credere o alle coincidenze o da iniziare a essere superstiziosi?
  • punti 4/14 - non è possibile che un imprenditore rischi, per una somma relativamente modesta che peraltro ha versato sia subito prima che subito dopo quindi poteva benissimo lasciare lì durante invece di presentare fideiussioni false, di vanificare investimenti pluriannuali decine di volte più ingenti: questa è secondo me una prova logica inoppugnabile che sia stato davvero truffato (tra l'altro, il giudice ordinario non si è ancora pronunciato: e se si pronunciasse in tal senso?). Ma se anche fosse stato costretto dalle circostanze a rischiare di perdere tutto facendo l'impiccio, perché altrimenti la squadra veniva radiata a luglio 2016, com'è possibile che i reggini siano gli unici tifosi italiani a dare addosso a chi mantiene la loro squadra, mentre il mondo dello sport italiano è zeppo così di esempi di proprietari molto più scorretti e molto meno dediti al futuro societario che però vengono difesi all'estremo e spalleggiati oltre il lecito dai tifosi e dai cittadini tutti?
Ad aiutarci a rispondere, c'è una notizia del mese scorso che chiude il cerchio: la Triestina Calcio a luglio ha presentato fideiussione falsa, subendo un deferimento analogo in tutto e per tutto a quello della Viola basket, ivi compreso il ricorso da parte della proprietà alla subita truffa per spiegare la faccenda. Leggete gli atti se non ci credete: paiono copiati da quelli che hanno avuto per protagonista la compagine reggina. Salvo che per gli esiti: Viola penalizzata di "soli" 34 punti e di fatto annichilita dalla tempistica dei gradi di giudizio e dal comportamento dei suoi stessi tifosi, per non parlare del tessuto imprenditoriale cittadino sempre latitante e delle ambiguità interessate (vedrete, vedrete...) dei politici; alla Triestina invece "ben" 5mila euro di multa (si ma "con diffida"...), nel tripudio dei tifosi e della cittadinanza tutta.
Anche questo è Reggio Calabria, città un tempo capace di fare le barricate e fronteggiare i carri armati, oggi al massimo di racimolare un mese di stipendio ai giocatori con una colletta (punto 20) senza nemmeno capire di stare facendo da spalla alle manovre tutt'altro che chiare di non si sa chi. L'argomento, se non credete a me, è riportato anche dal bollettino odierno degli ex-ultras, a supporto della propria decisione di rimanere ancora aventiniani. Se la diagnosi in parte ci accomuna, però, ci divide nettamente la terapia: io al posto loro avrei difeso a spada tratta Muscolino, semmai inscenando proteste clamorose presso FIP e Lega, e se anche la cosa non avesse avuto risultati lui forse non avrebbe lasciato, e se poi nonostante il mio sostegno avesse lo stesso venduto allora avrei aiutato il compratore Coppolino, almeno ad aprire gli occhi. E oggi starei, e infatti sto, a sperare che arrivi anche per noi un Gallo, ma va bene qualunque altro volatile, a chiudere le pendenze e investire sul Mito. Perché ci sia sempre in campo una Viola per cui, magari tenendosi nel cuore il disprezzo per quelli che hanno giocato e giocano col suo destino, soffrire ed esultare.

VACCHE, BUFALE E SCIMMIE

Quelli che la fanno semplice (col pensiero altrui, perché col proprio la complicano proprio per camuffarne la reale inconsistenza) hanno sempre bollato Grillo e i grillini come no-vax, e ora che Beppe si arruola tra gli "anti-terrapiattisti" ne denunciano la presunta clamorosa incoerenza. Il bello è questa viene rilevata sia da chi coi no-vax ci è stato sempre, e magari pure coi terrapiattisti, e pazienza non si può pretendere da tutti un ragionamento articolato, sia da chi, ancora sostenitore di un partito che dopo aver distrutto (e venduto allo Straniero) l'Italia ha iniziato a dissolversi, passa ormai il tempo ad attaccare chi oggi tenta di ripararne i danni, accusandolo di tutto e del contrario di tutto: ad esempio, se non prende le distanze da quelli che vedono complotti dovunque (e ridicolizzano così, alla fin fine, chi denuncia i veri complotti seriamente e scientificamente) è anch'egli un complottista, se le distanze le prende invece è incoerente. Fare pace col cervello, se non col proprio destino di estinzione politica, no?
I fatti. La posizione del movimento 5 stelle sui vaccini è sempre stata più o meno questa: non contestiamo che il principio sia valido, e che molti di essi siano utili e consigliabili, ma siamo contrari alla loro imposizione massiccia per legge. Oggi Grillo, costretto a rispondere a chi lo attacca, ribadisce essenzialmente la stessa identica posizione. Ora, io al suo posto non avrei comunque messo la mia firma accanto a quella di personaggi discutibili, ma queste sono valutazioni di opportunità personale e politica e ognuno si fa le sue, avrà calcolato che il vantaggio di togliere agli avversari l'arma retorica di arruolarlo tra chi nega l'evidenza scientifica è superiore allo svantaggio di poter risultare un traditore agli occhi dei più semplici, diciamo così, dei sostenitori del movimento da lui creato. Se ha sbagliato il calcolo ne pagherà le conseguenze. Ma a chi lo segue da anni con l'attenzione critica e analitica che merita non sfugge quanto da me poc'anzi affermato, arruolandomi nella schiera dei suoi difensori senza che lui ne abbia bisogno: l'incoerenza non sussiste.
D'altronde, approcciandosi ai miei post sull'argomento con la stessa superficialità con cui si è stabilità l'identità "critica all'obbligatorietà dei vaccini = no-vax", non si fatica ad appiccicare anche al sottoscritto quest'ultima etichetta. Ma invece leggendomi con attenzione si scopre che mentre i no-vax sono anche fautori di bufale patentate come l'omeopatia, io da sempre trovo perfettamente conciliabile criticare sia chi pretende obbligare tutti a vaccinarsi per tutto sia chi pretende che il SSN paghi dei prodotti che ad un'analisi chimica non contengono che eccipienti. Guidato dal metodo scientifico, infatti, pretendo che siano delle sperimentazioni a doppio cieco, che siano libere da condizionamenti e pressioni economiche, a decidere se e quanto una cura è efficace e se e quanto invece è dannosa. Finché le autorità sanitarie sono libere da condizionamenti politici ed economici, e dove nel mondo in qualche misura lo sono ancora, cioè da noi fino a ieri e quasi dappertutto altrove ancora oggi, i vaccini obbligatori sono 3 o 4: quelli che sicuramente non fanno male, e sicuramente sono efficaci contro malattie sicuramente pericolose e a sicuro rischio di epidemia (non il morbillo, per capirci). E finché i produttori di preparati omeopatici non dimostrano che questi sono efficaci più del placebo, e per farlo accettano di sottoporli ai protocolli previsti per entrare nel prontuario (si sono sempre rifiutati: e ti credo...), chi vuole è libero di spendere quello che vuole per curarsi con acqua fresca e/o zucchero, ma non può pretendere che le sue "cure" gliele paghi la collettività. E' semplice. E Grillo ha sempre più o meno detto queste cose. Invece, chi è un paladino dell'omeopatia passata dalla mutua, secondo me quando scrive che i vaccini sono tutti veleno e sono imposti perché è tutto un magna magna rovina, e non certo aiuta, le posizioni critiche alla loro obbligatorietà indiscriminata espresse con intelligenza.
Per non passare per l'avvocato di sto cavolo, ecco che chiudo invece criticando il governo per una cosa seria: la decisione di rimandare, riportata dai TG ma poi bisogna vedere esattamente di quanto, quota 100 e reddito di cittadinanza. Se alla fine salta tutto, non dite che non l'avevo detto. O si riprende in mano, in un modo o nell'altro, la sovranità monetaria e di conseguenza la possibilità di attuare davvero la politica economica di cui gli elettori hanno dato mandato, o sono finiti il governo gialloverde, l'Italia e la democrazia.
...
P.S. Oggi è vent'anni che siamo senza De André. Lo dico in poche righe perché ovviamente invece sul web e in TV ve l'avranno fatta a pignolata, con citazioni pescate da ciascuno secondo il suo obiettivo. Tra queste, spiccano quelle sugli ultimi e i diversi, strumentalmente usate per criticare l'azione governativa sui migranti. Criticare è cosa buona e giusta, ma abusando di chi non può più fornire interpretazione autentica non è proprio correttissimo... A me piace pensare che Faber oggi sarebbe schierato con Grillo, non solo per la concittadinanza, ma non posso dimostrarlo quindi fate conto che non l'ho detto. Ma quando Faber cantava dei polacchi ai semafori aveva capito e denunciava qual'era il gioco del Capitale, e oggi che il piano di livellamento verso il basso delle retribuzioni è riuscito con l'est europeo forse canterebbe le stesse cose degli africani. Senza perdere la pietà per le persone, ovviamente, ma senza perdere di vista i processi di cui esse sono pedine. Come nel suo verso più tragicamente attuale, che spiega in una riga cos'è l'Unione Europea (perché i poeti, quelli veri, le cose le capiscono prima):
la scimmia del Quarto Reich ballava la polka sopra il muro
e noi che eravamo sotto le abbiamo visto tutti il culo

PROSSIMAMENTE A CASA VOSTRA

Evidentemente siete stati buoni, la Befana quest'anno porta qualcosa anche ai meno piccini... Come vi avevo annunciato tempo fa sto per pubblicare il mio terzo libro (il primo è del 1999 il secondo del 2011, e siccome oramai fuori catalogo li ho anche postati qui un po' per volta: tag rispettivamente Chi c'è c'è e Le ricette di nonna Carmela). La casa editrice reggina Leonida, piccola ma autentica, mi dice che finalmente siamo in dirittura d'arrivo e che davvero il romanzo sarà disponibile tra pochi  mesi in libreria oppure on-line, non mancherò di dirvi con maggior precisione. Ma io volendo posso preacquistarne delle copie a prezzo di favore, per cui chi ne volesse una dalle mie mani e con la mia preziosissima (un minimo di autoironia è necessaria) dedica, mi contatti che gliela tengo da parte. Ma subito, che l'offerta vale pochi giorni ancora.
La storia racconta le peripezie di due ragazzi reggini di oggi, ma attraverso i loro parenti vedremo degli squarci anche della Reggio di qualche tempo fa. Potrebbe piacervi...

OGNI FINE È UN INIZIO

Questo 2018 si conclude con l'approvazione in extremis di una manovra che, come capita a molte mediazioni estreme, potrebbe accontentare tutti e però invece rischia di non piacere a nessuno. A me - e a leggere i sondaggi, che vedono il governo gialloverde ancora con circa il 60% dei consensi, cosa incompatibile con la narrazione di giornaloni e tiggì (ma quand'è che intervengono in Rai, possibile che devono essere "sportivi" solo i "nostri"?) sono in nutrita compagnia - sarebbe piaciuto che il mio Paese non fosse stato costretto da trattati-capestro a mercanteggiare sui decimali, ma anzi avesse potuto azzardare una manovra ben più keynesiana di questa. Ci sarebbero, ci sono, moltissime cose da fare, che uno Stato sovrano potrebbe decidere di fare (senza peraltro che i suoi conti nel medio/lungo periodo ne risentano, anzi tutt'altro: il moltiplicatore alla fine genera più entrate fiscali della spesa pubblica per investimenti che lo ha innescato) se solo fosse davvero tale: riqualificazione capillare del territorio allo scopo di prevenire (anziché intervenire dopo, a costi enormemente maggiori) i danni da eventi naturali, recupero e messa in sicurezza allo stesso scopo del patrimonio edilizio di periferie città e borghi, rifacimento della intera rete stradale urbana ed extraurbana, attuazione del mandato referendario relativo all'acqua pubblica e risistemazione di acquedotti e reti distributive, reingegnerizzazione del sistema dei trasporti di merci con ripristino e implementazione delle vie d'acqua interne e realizzazione di un sistema di porti di medio e piccolo cabotaggio per minimizzare al più presto la circolazione di TIR nelle autostrade, ripristino della rete ferroviaria statale fino a ridare operatività a tutte le stazioncine periferiche, incentivazione fiscale e non della microproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, e mi fermo perché sto andando a braccio e non era un'elencazione completa di spesa pubblica anticiclica l'obiettivo di questo post, fatevela da soli, metteteci tutto quello che da plenipotenziari fareste per risollevare le sorti del Paese, dare un lavoro a tutti (e quindi nuovo significato all'accoglienza di extracomunitari, in un'ottica di necessaria partecipazione a un progetto di rilancio, e non più di grimaldello emotivo all'acquescenza verso il progetto in atto di livellamento verso il basso del livello di vita di tutti) e tentare di cambiare verso al futuro.
Invece, non si può nemmeno raggiungere un misero 2,4% di deficit, ben al di sotto del fatidico tetto del 3% imposto a pene di segugio ai tempi di Maastricht e poi peraltro più volte sforato da tutti e comunque da tanti più di noi, perché se no parte una procedura di infrazione che o si ha la forza politica di denunciare i trattati e andarsene sbattendo la porta (e quella non la si ha per colpa dei troppi italiani che ancora si bevono la narrazione ufficiale su leuropa e ildebbitopubblico) o si deve subire e alla fine costerebbe più dei benefici cercati. In pratica, è chi ha firmato quei trattati (e chi gli ha dato il consenso per farlo) che ha sancito la fine della democrazia, sappiatelo, e iniziate a guardare storto il vostro amico o parente o collega o vicino che è ancora "europeista" (le virgolette sono perché invece si sarebbe davvero europeisti solo se si smantellasse questa UE a trazione monetaria) e magari pure piddino, e ancora gongola quando arrivano le bacchettate da Bruxelles o da un qualche collaborazionista interno magari seduto su alto scranno: il suo concetto di democrazia è limitato alle cose che si possono decidere senza disturbare il padrone (unioni gay e altre amenità), perché ci sono argomenti "scientifici" su cui è la sua tecnocrazia che decide e il popolo bue è suddito e può solo uniformarsi (e i gay come gli etero restare disoccupati e non avere i soldi per sposarsi). Una tecnocrazia peraltro mai eletta da nessuno (Cinesi e Americani stanno messi molto meglio di noi, per motivi diversi), che quello che votiamo alle europee è un parlamento senza poteri - e tuttavia, alle prossime europee bisogna mobilitarsi per renderlo a maggioranza sovranista, tifando anche per qualcuno che ci è ancora più antipatico di Salvini, magari qualcosa succede...
Tutto questo, come tutto il resto peraltro, ha le sue radici nella Storia, e come compitino per le vacanze vi lascio la lettura di questo istruttivissimo pezzo di Cesare Corda per Sakeritalia, da leggere e rileggere con attenzione. Come diceva mio nonno, "bona fini e bon principiu", antico augurio di fine anno che stava saggiamente a rammentarci che, nessun dramma, ogni fine su questa Terra è necessariamente anche un inizio, e fatta fuori l'UE si scoprirà che ci sono altri sogni per cui lottare, che sono sogni migliori dell'incubo che è diventata questa Europa unita, e che anzi è stato proprio il corpaccione putrido e ingombrante di questo cadavere ambulante di istituzione sovranazionale antidemocratica che ci ha impedito di vederli fino ad ora. Chissà che nel 2019...
No, non lo dico: un po' di scaramanzia non guasta. Buon anno che verrà.

UNA MANO

Questa canzone a suo tempo me la ispirò la visione, già allora in ennesima replica televisiva, del film “Salvate la tigre” con protagonista l'immenso Jack Lemmon. Se leggete la trama, però, i conti non vi tornano, perché il testo sembra parlare di tutt'altro. Gli è che, come spesso capita (almeno a me, non so a voi), della visione di un film o della lettura di un libro non resta in mente, se non in rarissimi casi, la storia precisa nel suo svolgimento, ma magari una suggestione, un passaggio, una impressione di fondo. In questo caso, lo stress che stava attraversando portava il protagonista ad avere dei flashback dello sbarco di Anzio, che gli era toccato di vivere in gioventù, e in particolare dell'orrore di una mano staccata dal corpo che in quella occasione ebbe a fissare.
Detto questo, dimenticatevelo: è solo una canzone che parla della guerra, di tutte le guerre, e in quanto tale è e purtroppo sarà sempre attuale, se volete il testo (come per gli altri) basta chiedermelo e poi potete anche musicarlo come vi pare, ad eventuale domanda potete sempre rispondere che il riferimento è a Roger Waters che alla disavventura del padre proprio ad Anzio deve non solo alcuni testi di canzoni (ovviamente molto più belli di questo) ma anche album o blocchi interi di carriera se non tutta l'ossessione che è alla base della sua follia benedetta, almeno per chi ama i Pink Floyd (perché senza di essa non ci sarebbero stati i 3/4 della loro migliore produzione), nonché la cittadinanza onoraria del comune laziale.
Il Natale, ormai lo sanno anche i bambini, o almeno quelli svegli coi genitori giusti o che almeno ci provano a esserlo, è in realtà la prosecuzione sotto mentite spoglie della festa del Sol invictus, tre giorni dopo il solstizio d'inverno, per secoli celebrata a Roma ma con radici ancora più antiche, alla Persia di Mitra e all'Egitto di Ra: quando gli imperatori capirono che adottare il cristianesimo come religione ufficiale tutto sommato sarebbe convenuto all'Impero, non fecero che giustapporre le feste cristiane su quelle pagane preesistenti, così tutti avrebbero partecipato senza nemmeno quasi badarci. Ma da noi, prima che tornasse pagana diventando la festa principale tra tante (e sempre nuove, nel patetico tentativo di raschiare il fondo del barile del plusvalore concesso agli schiavi per fare girare l'economia, mica per pian pianino tentare di affrancarsi) del consumismo, era diventata la festa della famiglia e della bontà. La qual cosa, fino a che non sfocia nell'ipocrisia (e troppo spesso lo fa) a me, anche da non credente, va benissimo. Perciò mi sembra giusto usare un vecchio testo che parla dell'atrocità della guerra, e una canzone di un genio che invoca il suo papà morto in quello stesso teatro, per augurare a tutti voi Buon Natale.
UNA MANO
Ciao, protagonista di una nuova storia,
quante sigarette hai buttato via?
Sposta il pacco e cerca nella memoria,
lascia il buco aperto alla fantasia.
Quella guerra è stata un’atrocità,
i tuoi spettri ora ti seguono e nessuno lo sa:
lontano,
qualcuno,
una mano.
Dormi la tua vita come meglio nessuno,
ma gli altri sono meglio: non si sbagliano mai,
tu hai il difetto di voltarti indietro, e in un mondo
dove non si ama ma si prende non va.
Quella mano a terra è rossa per il sangue,
quella voce è dentro ma ti sembra venga da
lontano.
Raccogli
la mano.
E quando scopri che le sigarette non fanno male,
quando vedi che tua moglie non ha voglia d’amore,
quando l’unico tuo figlio muore di un’overdose,
quando la tua mano trema e fa cadere le cose,
quando il mondo gira attorno e la tua testa capisce
che è vissuta in un’America che tra poco finisce,
quando il vecchio con le carte ti racconta una storia
che vorresti fosse tua, fosse, nella tua memoria,
lontano,
raccogli
la mano.
Ciao, protagonista di quest'altra storia,
io non ti conosco, son diverso da te,
ma ti ho raccontato perché è giusto sapere
che anche tu hai vissuto, coi tuoi qualche caffè.
Ma quella guerra è stata un’atrocità,
quanto ti ha cambiato ormai nessuno lo sa
la vita.
Uno spettro:
una mano.

GLI ANTIEMETICI PLEASE!

"Nun ce bisogna a zingara..."
Essendo uno dei feisbuccari della prima ora, mi ritrovo con oltre 500 "amici", tra cui, sia per ragioni statistiche che per pregresse affinità culturali e politiche, ancora molti (troppi) piddini e simili. Un tempo - ricordate? - non era possibile filtrare il flusso di notizie, da un po' invece per fortuna si, e in modi crescentemente sofisticati, ma pur approfittando abbondantemente di queste possibilità (non "seguo" quasi nessuno e giusto un paio di gruppi) mi può ancora capitare, vista anche la suddetta quantità di amici, di imbattermi in post, ironici o seri, pluricommentati o no, che sottintendono la narrazione piddino-eurista criticando o sbeffeggiando il governo. Essendo già costretto a sorbirmeli se voglio sentire un qualsiasi tigì o gierre, lo trovo francamente insopportabile, e li chiudo subito, resistendo alla iniziale tentazione di subissarli di commenti lividi. Ma la voglia mi resta, e siccome il mezzo è il messaggio, scelgo di sfogarla costringendola a passare attraverso i filtri necessari a confezionare un post sul blog, con cui faccio meno danni, soprattutto a me stesso. Ma se qualcuno degli autori di quei post ancora usa leggermi e nella fattispecie sia riuscito ad arrivare fino a qua, faccia pure come se abbia letto le mie risposte di pancia, e se le immagini più colorite possibili.
Ora, fino a che sorprendi i pidioti che esultano tra loro perché l'Unione Europea ha costretto il nostro governo a trattare, lo rimproverano comunque dei soldi persi per il rialzo dello spread, e invocano un riMonti un Draghi o un Cottarelli (ospite fisso da Fabiofazio, si noti, a spiattellare di continuo una teoria economica di parte, della parte dei padroni per la precisione, come fosse un assioma scientifico) a rimpiazzarlo sancendo la definitiva morte della democrazia in Italia, passi: sono vaneggiamenti di gente oramai nemmeno più capace di capire che sta facendo il tifo per il cetriolo e il culo è il proprio. Ma quando si approfitta dello sfigato destino di un ragazzo, come quando fanno rimbalzare l'infausta vignetta del Manifesto, che mi vergogno per loro di mostrarvi, che mostra Migalizzi sotto il titolo "Antonio, l'Europeo", si arriva al vero e proprio sciacallaggio, e fatico a trattenere la rabbia e il vomito.
E allora, anche se non mi andava perché uno si stufa di scrivere sempre le stesse cose, tocca ricordare che l'attentato di Strasburgo era così prevedibile che infatti qualcuno lo aveva previsto, e scritto in un tweet che ha girato migliaia di volte nei giorni precedenti. "A questo punto in Francia, se non sbaglio, la sceneggiatura dovrebbe prevedere un attentato", diceva, e non serviva essere Nostradamus per pensarlo, anche se serviva una certa dose di coraggio per scriverlo (e infatti dopo l'attentato giustamente l'autore lo ha rimosso, probabilmente non avrebbe mai voluto essere così facile profeta). Il fatto è che, com'è come non è, ogni volta che un governo reazionario è in difficoltà, cose come questa capitano sempre a fagiolo, a distrarre l'attenzione dei media stavolta dalle scoppole prese da Macron (ma noi in Italia siamo maestri, si chiama Strategia della tensione, uno spettacolo che ci ha deliziato dal 12 dicembre 1969 alla Trattativa del 1992/1993), ad agevolarli a riprendere i mantra della narrazione ufficiale dello scontro di civiltà, e pazienza se l'attentatore stranamente non si suicida, anzi scappa, e ovviamente viene ucciso nel tentativo di catturarlo (da scommetterci lo stipendio). Altra strana coincidenza, si tratta sempre di gente molto nota alle autorità, che però è libera di agire, poi se uno pensa che viene lasciata libera apposta perché qualcuno da usare per poi incastrarlo ed eliminarlo prima che possa parlare prima o poi può servire, è uno che ha visto troppi film d'azione americani, o come si preferisce dire da noi, abusando di un termine che semmai indicherebbe il contrario, un "complottista" (si, come nella bufala delle Torri gemelle e per la vera storia dei Bush - e si, credo ci sia del vero anche nella storia delle scie chimiche, e allora? se lo dice il Corrierone vi va bene?).
Tant'è, se fosse vera questa interpretazione, o se anche solo andiamo a vedere "cui prodest", il mio sfortunato conterraneo è davvero vittima del fogno europeo, anche se in un senso diverso da quello preteso: non in quanto "cittadino d'Europa", ma proprio in quanto vittima collaterale dell'attuazione ad ogni costo del progetto totalitario che si chiama UE, attuazione che non contempla riguardo ai propri cittadini, né riguardo il loro tenore di vita, né la loro vita stessa. E allora figurarsi la volontà da loro democraticamente espressa.
Per cui, voi avete votato in maggioranza per chi vi ha promesso di cambiare politica economica, smettendola con l'austerità? Sticazzi. Se il vostro governo ci prova, loro scatenano l'inferno: spread, stampa, social. La democrazia, per loro (e quanto mi fa specie usare questo pronome: il PD l'ho criticato dalla nascita, ma ho continuato a votare a sinistra fino alla dichiarazione di Bersani "con l'Europa senza se e senza ma", quando era proprio di se e di ma che c'era bisogno fin dall'inizio, c'era urgenza nel 2012, e c'è assoluta necessità adesso), vale solo fino a che non si mettono in discussione i dogmi. Che in quanto tali sono definiti ademocraticamente, e se voi non siete d'accordo siete in un modo o nell'altro da rieducare o assoggettare. Bella roba, davvero. No, non li commento i vostri post del cavolo, anzi: con voi nemmeno ci parlo più. C'è una guerra in corso - non ve ne siete accorti? - e voi siete dalla parte del nemico. Se fosse una guerra tradizionale, voi sareste i traditori e rischiereste di essere fucilati alla schiena. Ma anche se non lo è, fa anch'essa vittime su vittime: il sistema industriale italiano, la sua economia mista, tutti i disoccupati emigrati disadattati che si continuano ad accumulare, tutte le cose che si potrebbero e dovrebbero fare per rimettere in piedi il Paese e non si può. Tutta roba che lascia caduti sul campo, mentre chi sta dalla parte dei vincitori incassa. Fino ad ora. E già, perché l'austerità prociclica imposta dai geni economici della UE è una cazzata immane per tutti, solo che in una prima fase attua una redistribuzione a favore dei forti e dei loro satelliti, che di questa evidenza non se ne accorgono. Ma la seconda fase arriva, e infatti eccola in Francia, e allora se ne accorgono eccome.
Ora, c'è chi vorrebbe che il nostro governo avesse tenuto botta sul 2,4, e ritiene che la trattativa in corso sia un inutile calarsi le braghe. Legittimo: io addirittura ritengo che si doveva fare una supermanovra apparentemente del tutto incurante del deficit però impostata su vastissimi investimenti pubblici sul territorio, che grazie al moltiplicatore keynesiano farebbero ripartire l'economia tra l'altro sanando a seguire gli squilibri di bilancio, ed essere pronti a sfanculare Bruxelles se non te la consentiva. Ma so anche che la politica è l'arte del possibile, e mi tengo stretto questi che a modo loro ci provano, perché se no arrivano quelli che sicuramente invece riescono, ad annichilirci definitivamente mentre i fabifazi li ospitano a pontificare e i pidioti postano felici la nuova conquista fumonegliocchi in tema di diritti civili. Riservata a quei pochi che se la possono permettere, si, ma questo è un dettaglio insignificante...

A PRESCINDERE

Ora, a voi sembra più plausibile che una roba del genere sia il
frutto dell'autentica vocazione artistica di un ragazzo di oggi
che poi ha avuto fortuna di affermarsi, o sia invece il prodotto
di una strategia di mercato precisa e molto bene targettizzata?
No, non ci casco. Anche se sarebbe comodo, e catartico, accodarsi al filone che approfitta della disgrazia capitata nella discoteca vicino Ancona per scagliarsi contro uno che si arricchisce scrivendo cose orrende su musica che già è azzardato definire tale, oppure contro i genitori che mandano i loro ragazzini a riempire un locale a quell'ora di notte per ascoltarlo. E non è perché la vittima forse più commovente è proprio la giovane madre, peraltro anche di altri figli più piccoli, che era lì proprio per non mandare la piccola da sola, e forse le ha pure salvato la vita direttamente. E' perché qualcosa dei classici mi è rimasta nella zucca dai tempi del liceo, e so che le reprimende contro "i giovani d'oggi" non sono una roba d'attualità, e nemmeno una cosa vintage cui i nostri padri hanno costretto i nostri nonni nel sessantotto (cinquant'anni fa, si noti: se quando ero ragazzo pensavamo "50 anni fa" ci si rifaceva ai tempi della marcia su Roma), ma un vezzo vecchio quanto la scrittura (se non quanto l'umanità, ma non abbiamo prove, e prima della scrittura era diverso anche il concetto di passato), ed è facile trovare in rete citazioni di Socrate o Cicerone o Boccaccio che sembrano scritte oggi e magari fare uno scherzo a qualcuno...
La tragedia di Corinaldo, dunque, non è da attribuire alla categoria "musica orrenda di oggi che attira torme di ragazzini", e nemmeno a quella, per quanto più azzeccata ma tutta da dimostrare e comunque anch'essa vecchia come il mondo, di "organizzatore che riempie all'inverosimile il proprio locale con l'inganno", ma probabilmente e semplicemente invece rientra nella normale probabilità statistica relativa alla frequentazione di posti sovraffollati: è una cosa stupida da farsi, ci sono tante variabili da controllare che anche se chi è responsabile di farlo fosse inappuntabile (e spesso non lo è, ma quasi sempre gli dice bene) ci sarebbe sempre una certa probabilità di incidenti, che poi è più o meno quella in cui poi di fatto questi si verificano.
A me è quasi capitato, a vent'anni, a un concerto di Sting a Bari: chi si ricorda lo Stadio della Vittoria, sa che c'erano degli ingressi stretti stretti tra le grate di ferro e il muro. E tutti si voleva andare al prato, sotto il palco. Quelli dietro spingevano, e dall'apertura ci si passava uno per volta. Ci fosse stato un coglione con lo spray al peperoncino, o anche solo uno abbronzato a urlare Allah qualcosa, sarei morto schiacciato, anziché semplicemente uscito ammaccato da una ressa allucinante di venti minuti, e i giornali avrebbero ospitato opinionisti contro i giovani d'oggi che vanno a fumare erba (ed è vero, mai comprata una canna, ma lì bastava respirare a pieni polmoni, ed era all'aperto...) per ascoltare uno sciagurato rocchettaro che mica è musica quella signora mia. E non pretendo di essere originale, sono certo che ciascuno dei miei pochi lettori può pescare nei propri ricordi diretti o indiretti episodi simili.
Frequentare posti sovraffollati, dicevo, è una cosa pericolosa e stupida, che infatti a un certo punto tutti smettiamo di fare, ma quando eravamo molto giovani tutti abbiamo fatto, assieme a tante altre altrettanto pericolose e stupide. L'unica cosa che si può fare, è insegnare a un figlio come esplorare un posto per mettersi in un angolino del cervello cosa fare in caso di problemi, e raccomandargli di dedicare a questa attività un minimo di risorse mentali un attimo prima di abbandonarsi alla marea del casino, sperando che in caso la statistica reclami il suo tributo questa operazione, unita magari a una buona dose di culo che non guasta mai, lo aiuti a fare quello che serve a restare dal lato degli scampati.
Detto questo, e solo dopo aver detto questo, possiamo tornare a dirci che però ad esagerare col relativismo tutto vale tutto, e non ci sono criteri per dire cosa vale e cosa no. Quindi, che Sfera Ebbasta e tutto il Trap sono musica commerciale di infimo valore, e lo erano anche prima dell'incidente e anche se non fosse capitato. Perché il criterio oggettivo c'è. Tutti quelli che cantano e suonano hanno più o meno il sogno di campare della loro musica. Anche De Andrè voleva vendere i dischi, e se non ci riusciva (lo ha fatto grazie a Mina che ha preso la sua Canzone di Marinella facendone un hit) avrebbe dovuto finire gli studi e fare altro, ma la sua voglia di successo era figlia e non madre delle sue scelte artistiche (che infatti non erano di moda, semmai lo diventeranno anche grazie a lui). Lo so che è un criterio difficile da applicare, anche perché è trasversale non solo a tutti i generi musicali ma persino a quasi tutte le carriere: giusto Faber è con pochi altri riuscito a mantenerlo per tutta la produzione, che infatti è andata via via diradandosi col tempo. E gli altri per cui si può dire questa cosa (che tutta la loro discografia è di altissima qualità) hanno di solito carriere molto brevi (Police, Dire Straits, Eurythmics, Stratos), o sennò la si può dire solo per stralci di carriera (Daniele, Venditti, De Gregori) più o meno lunghi. Ma vale la pena tentare di insegnarlo, hai visto mai salva qualche vita o comunque qualche cervello: non è che tutto ciò che piace a tanti è qualcosa da cui devi sempre stare alla larga, ma è certamente qualcosa da approcciare con una diffidenza di default che ti aiuti a capire se è o meno un fenomeno costruito a tavolino per fare di te un conformista magari proprio mentre pensi di essere trasgressivo.
La sicurezza di un qualsiasi posto dove si affolla tanta gente è una cosa sacrosanta, a prescindere da che tipo di musica ci si suoni o da qualunque altro evento vi si svolga. E poi, molto poi, diciamo anche che una volta che abbiamo fatto tutto per salvare i corpi possiamo ancora concentrarci sulla salvezza degli intelletti.

MANCULICAN... DE TRIESTE

Quando si dice 2 pesi e 2 misure... La cronaca dice che la Mood Project Viola Reggio Calabria ha battuto nettamente anche Matera , lasc...