NON CHIAMATELO BOTTINO

Mappa tratta da un post su termometropolitico.it, così introdotto da
Libre: "Sta meglio chi è fuori dall’Ue: Norvegia, Svizzera e Islanda"
Per restare nel filone dei proverbi dialettali, la polemica sui mini-BOT di questi giorni mi ha fatto tornare in mente mio nonno che diceva "senza sordi non si canta 'a missa", poi mi è venuto un dubbio e ho controllato: su quel detto il post ce lo avevo già fatto, e proprio per suffragare il mio confermato endorsement ai cinquestelle per le politiche 2018. Bei tempi: si poteva ancora sperare in un trionfo di tale portata da consentire un monocolore grillino, altro che la pur grande (ben più di quella che con la vecchia legge elettorale aveva consentito al PD di spadroneggiare nella legislatura precedente, per dire...) maggioranza relativa che costrinse all'alleanza con la Lega, e prima che un'azione politica incerta e una sua comunicazione di livello imbarazzante (complice l'imperdonabile olimpico astenersi dall'occupazione della RAI) portassero al rovesciamento del rapporto di forze delle recenti europee.
In cronaca, c'è il tentativo di recuperare tramite azione di governo, e qui torniamo ai mini-BOT.
L'ineffabile Draghi, Presidente del Consiglio in pectore (se ha successo il golpe europeista in fieri), si è affrettato a dichiarare che se sono valuta sono illegali se sono debito il debito aumenta. Ma (forse) non si è accorto che lasciava aperta la possibilità, che poi è la verità, che essi in senso stretto non siano né l'una né l'altra cosa: una valuta deve avere corso forzoso nell'intera area monetaria in cui è legge, mentre i mini-BOT varrebbero solo in Italia e l'unico soggetto ad essere obbligato a prenderli in pagamento sarebbe lo Stato stesso (gli altri potrebbero accettarli, sapendo che appunto ci si può pagare le tasse, ma anche no), e il debito che andrebbero a rappresentare già esiste e quindi complessivamente non aumenterebbe di un centesimo. Certo, si può discutere della sciaguratezza di averli battezzati così, dando il destro ai manipolatori di giocare sull'equivoco, quando proprio nella stessa area di controinformazione da cui provengono Borghi e Bagnai si usano da anni etichette diverse, magari parlando anche di cose leggermente diverse e ancora più potenzialmente utili come i Certificati di Credito Fiscale (CCF). Ma, difetti di comunicazione a parte, resta il fatto che i debiti della PA nei confronti di cittadini e imprese sono un macigno di tale massa che, non potendo emettere Euro e non potendo prenderne in prestito una ulteriore tale massa senza impennare il deficit e rischizzare il debito, se non si prendono provvedimenti sono destinati a restare impagati. E invece, se vengono pagati, in qualunque modo, ad esempio anche con CCF che si possono incassare a due anni, possono dare un contributo serio a un fattivo rilancio dell'economia: restando nell'esempio, io Stato emetto 1000 di CCT e ci pago i creditori, i quali a loro volta ci pagano i loro creditori e così via fino a creare col moltiplicatore keynesiano un maggior reddito di 5000, quindi maggiori imposte per (almeno) 1000, e quando i primi 1000 arrivano all'incasso io Stato sono già rientrato della spesa, il PIL è cresciuto, e il rapporto debito/PIL sceso. Senza contare l'effetto indotto sull'economia reale di imprese che non chiudono e invece magari assumono eccetera.
La faccio troppo facile? Ma a parte le necessarie semplificazioni didattiche, lo è. E "loro" lo sanno. Lo sanno, che lo Stato italiano ha ancora molti modi di esercitare la propria sovranità monetaria, e molti di questi tolgono potere proprio a quelle istituzioni sovranazionali e antidemocratiche che rappresentano. Quindi fanno tutto ciò che possono per continuare a terrorizzarci e disinformarci. Non si arrenderanno. Non basta spostare Fazio da Rai1 a Rai2, bisogna imporgli di invitare uno Stiglitz o un Mosler per ogni volta che invita un Cottarelli o un Calenda: questa è la vera par condicio, perché la nuova bipartizione della politica, continuate a chiamarla destra/sinistra se vi fa comodo, è quella tra teorie della moneta e della politica economica. La cosa comica, se non fosse tragica, a margine di tutto ciò, è che il PD, forse per un riflesso recondito di sinistra, ha votato a favore della legge istitutiva dei mini-BOT, prima di prendere le distanze in obbedienza ai suoi padroni di Bruxelles. I quali oramai hanno gettato tutte le maschere possibili: vogliono solo strozzarci, con qualunque mezzo, e impedendoci qualunque manovra di divincolamento. Sarà questo governo, con tanto di amici del giaguaro interni, in grado di difenderci?
La cosa incredibile è che ci sia ancora, a fronte di una maggioranza di italiani che la cosa l'ha capita eccome, al punto che premia oltremodo proprio chi fa la voce grossa contro Bruxelles e penalizza chi sceglie la linea morbida e la "responsabilità", qualcuno che crede alla buona fede dei nostri aguzzini. E alle fandonie che raccontano. Una spiegazione potrebbe essere che chi è impermeabile alle chiacchiere, perché ha il centro delle decisioni direttamente collegato al portafoglio e al buco del culo, è più difficile da incantare, e vota chi gli sembra possa rappresentare i propri interessi (e magari è solo molto furbo, ma questo è un dettaglio): ieri Silvio, oggi prima Di Maio e poi Salvini, domani chiunque altro sia credibile nella cosa.
Per chi invece ama ragionare e argomentare, una strada potrebbe essere leggere e far leggere questi miei post, e magari anche seguire i loro link di approfondimento:
  • D'Antoni, economista piddino pentito, ovvero, detto meglio di me, come e perché i mini-BOT non siano né moneta né nuovo debito;
  • Salerno-Aletta, sullo stesso filone e con l'occhiolino ai CCF;
  • Bifarini, ovvero basta con la metafora Stato=Famiglia, è vero il suo opposto: se lo Stato non spende in deficit affama i suoi cittadini (come di fatto l'Italia fa coi suoi, essendo in avanzo primario praticamente dal 92, NdR);
  • Micalizzi, ovvero come si dovrebbe rispondere ai richiami della UE;
  • Blondet, ovvero quanto ci rimettiamo a stare nella UE anche solo in termini di dare/avere;
  • Carraro, ovvero come sono proprio i trattati UE a dover essere riscritti o rigettati.

OLTRE

Come si fa a parlare di un caso come quello di Noa Pothoven, senza vergognarsi? Eppure lo fanno tantissimi, spesso a sproposito. L'unico modo che trovo accettabile è parlarne senza parlarne. Si è detto troppo, tutto e il contrario di tutto: è stata eutanasia / no, si è lasciata morire di inedia - era minorenne / e allora? se hai un figlio intrappolato come Eluana non è legittimo che tu desideri liberarlo? - si ma Noa non aveva una malattia terminale / ancora col vecchio vizio di considerare le malattie della psiche meno "serie" di quelle del corpo!
Chi vi parla è un non credente (per anni socio di Liberauscita) che ha un concetto ristretto di cosa considera "vita" e quindi non esiterebbe a interrompere la propria qualora non dovesse più rientrare in questo concetto, sempre che materialmente sia in grado di farlo. E quindi auspica da anni un intervento legislativo illuminato che regoli la spinosa materia in modo da consentirgli, in quest'ultimo caso, di essere coadiuvato in qualche modo da chi, la sanità pubblica, esiste proprio per aiutare chi sta male. E' meglio puntualizzarlo, per sgombrare il campo dalla possibilità che quanto dico adesso mi iscriva a "partiti" che aborro.
Ma la sensazione che lascia la eco inusitata della tragica vicenda in cronaca, è troppo brutta per essere taciuta: orrore, disgusto, e soprattutto come la percezione quasi fisica che esista un confine che non può essere attraversato. Il fatto che in questo caso sia stato attraversato o meno, a parte che chissà se lo sapremo mai, a questo punto è irrilevante. Ragion per cui, ha senso disinteressarsi del caso specifico per tentare invece di tracciare, o almeno abbozzare, questo confine a partire dalle circostanze da esso evocate, a prescindere se ciascuna di esse sia vera o meno, ma giocando a "se fosse". Perché i tratti che si presentano tutti assieme nel caso Noa si trovano comunque in migliaia di altri casi, in misura diversa e con assortimento diverso. Per tracciare questo abbozzo, faccio delle considerazioni come mi vengono:
  • lo so che è dura, ma per le malattie mentali la sintassi somiglia a quella del famigerato comma 22: chiunque in piena consapevolezza ritenga di avere un male troppo grave per continuare a vivere può chiedere di essere accompagnato dolcemente a morire, ma chiunque ha un male psichico così grave non può essere considerato in piena consapevolezza quando lo chiede;
  • se fosse consentita l'eutanasia per depressione non reattiva, si spalancherebbero, anche giuridicamente, le porte dell'arbitrio nei già fin troppi casi di manipolazione psichica tragica di figli, partner, eccetera;
  • il battage mediatico dato a questo caso, volendo far tesoro della lezione andreottiana, alla fin fine agevola (al punto di parere fatto apposta) la causa degli integralisti "pro-vita" (dove le virgolette stanno a significare che l'etichetta che si sono dati è grottescamente fuori luogo, perché si fonda su un concetto scarsamente condivisibile di "vita", inoltre eterodonata e pertanto indisponibile), il cui massimo esponente infatti non ha tardato a pontificare (d'altronde, se non lo fa lui...) pro domo sua.
Stiamo quindi osservando il purtroppo ennesimo caso di sciacallaggio da parte di quel mainstream che sempre più oramai lavora solo "a tesi", partendo cioè dagli obiettivi di chi paga e piegando a loro favore gli avvenimenti, anzi selezionando tra questi i meritevoli di attenzione in base alla potenziale utilità agli obiettivi suddetti. Il piano generale è quello di appiattimento verso il basso del livello di vita del 99% dell'umanità. Quindi la progressiva rinuncia da parte di quella parte di essa ha ottenuto negli ultimi decenni dei significativi scostamenti da quel livello, di tutto ciò che lo ha consentito, sia a livello di redditi che di diritti (le due cose sono strettamente connesse, ma ovviamente fanno di tutto per farci credere che non sia così, concedendoci sempre di più ma solo di quei diritti che non hanno ricadute sull'altro piano). In questo quadro, ogni concessione diventa sospetta: anche quelle sul genere, e anche quelle sul fine-vita, si. Ci daranno tutto quello ci serve, giuridicamente e praticamente, per toglierci di mezzo, vedrete, tranne quello che ci serve per capire davvero, quindi essere davvero liberi, se e quando riteniamo giusto farlo.

LA FISICA DI DIO

Mi spiace per te, mamma, ma non vado a cavallo...
Le espressioni dialettali, è noto, rendono l'idea molto più efficacemente di qualsiasi traduzione. Ce n'è una riggitana, retoricamente interrogativa, che non traduco per paura dei filtri dei social, che sta ad indicare ironicamente la condizione di chi è finalmente giunto a maturare una posizione che prima era troppo giovane per capire, mia madre ne abusava nei miei confronti ma so di essere in buona compagnia (c'è sicuramente l'equivalente in molte altre lingue), è: "ti rruaru i paddhi 'o culu?!".
La tesi che sottende è, ad esempio, responsabile degli improvvisi "invecchiamenti" in occorrenza di paternità, rientri in famiglia in caso di malattia, o conversioni sul punto di morte. Mamma non mancava mai di sottolinearmi, quando qualche parente notorio mangiapreti veniva a mancare, che ovviamente sul letto di dolore aveva chiesto i conforti religiosi, fosse vera la cosa o meno: non aveva mai digerito, lei che era pervasa di una religiosità tanto forte quanto sintatticamente pagana, l'ateismo che le avevo sbandierato in faccia fin dall'adolescenza. Ora che lei non c'è più, e io sono molto più vicino alla vecchiaia che alla suddetta terribile età di passaggio, è una "minditta", un'anatema, con cui debbo fare i conti. Si, mammà, mi rruaru!
Non potendosi per natura arrivare alla fede tramite la ragione, e non potendo io per mia natura staccare la spina della ragione nemmeno per un istante, devo però continuare a deludere postumamente la genitrice: non mi converto. Ma siccome mi rruaru, penso ancora di più del solito, e ci ho sempre pensato tanto (a scuola avevo ottimo a religione, da ateo dichiarato, grazie alle mie ingenue ma lunghe e sentite dispute teologiche con l'insegnante...), all'argomento, e dai e dai mi è venuto in mente che in fondo può fare scopa con un altro dei miei temi preferiti, come si può verificare facilmente: la termodinamica. Anche voi avrete degli argomenti che non si sa perché vi sono rimasti impressi dai tempi della scuola, no?
Tra l'altro, non pretendo originalità: sono certo che cercando bene in rete questo ragionamento lo ha già fatto qualcuno, e magari molto meglio di quanto io saprei mai fare. Ma siccome non voglio privarmi, e a questo punto direi anche privarvi, del piacere di farlo da me a me, anzi da me a voi, non lo cerco, ma scrivo e basta.
L'immenso Franco Battiato, in un verso di una sua vecchissima magnifica canzone di stampo pinkfloydiano (è Beta, del 1972: aveva appena 26 anni...), recita:
dentro di me
vivono la mia identica vita
dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo:
io
a quale corpo appartengo?
Si tratta di una, sicuramente non originale ma altrettanto sicuramente efficacemente espressa, metafora di una posizione filosofica mirabilmente compatibile sia con la fede che con la ragione: infatti, da un lato rende compatibile ogni costruzione ideologica di tipo religioso con qualunque progresso della scienza e della ragione (che confinate nella dimensione dei microrganismi possono arrivare ovunque senza interferire con la dimensione "macro"), dall'altro risulta accettabile anche al più feroce degli atei o degli agnostici (che può continuare a ritenere valga la pena occuparsi solo della sua dimensione, non avendo comunque nessuno mai modo di fare rispetto all'altra se non congetture indimostrabili).
E allora facciamole: io non ci credo, non ho bisogno di crederci, ma potrebbe benissimo essere, si certo anche non essere ma anche essere, che davvero esista qualcuno che agendo in un'altra dimensione (cioè in una scala troppo grande perché dalla nostra possa essere inteso), consapevolmente o meno, risulti essere il nostro creatore, distruttore, o anche solo "corpo di appartenenza" che noi continueremo ad infestare anche dopo la sua morte fino a che, consumatolo del tutto, non potremo che estinguerci, esattamente come i nostri microorganismi con noi e il nostro cadavere. Ma lavorando su questa ipotesi, anche solo per divertimento, il punto successivo è chiedersi: se costui volesse davvero influire in qualche modo sulla nostra dimensione, come potrebbe? Noi, in fondo, abbiamo un qualche controllo sui nostri microorganismi: niente di che, ma ci laviamo per evitare il proliferarsi di quelli nocivi, o prendiamo i fermenti lattici assieme all'antibiotico, no? E lui? Quale potrebbe essere la prova che esiste un lavoro "sopra" di noi?
E rieccoci alla termodinamica, e alla sua famosa seconda legge: "l'entropia di un sistema isolato lontano dall'equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l'equilibrio non è raggiunto".  E' la cosiddetta "freccia del tempo", quella per cui dall'istante del big bang, che ha rotto l'equilibrio, ogni cosa tende a ri-raggiungerlo, esattamente come le molecole di liquido in un thermos dove è stata versata acqua calda e acqua fredda. Quella per cui se mi cade una tazza le molecole del materiale che la compone tendono ad andare ognuna per fatti suoi, e non si ricostruisce da sola. E d'altronde non si era nemmeno costruita, da sola.
La vita, quindi, può essere descritta come uno sforzo di negare l'entropia ("estropico") organizzando le cose in modo da ridurne temporaneamente il grado complessivo di disordine, con grande fatica e grande dispendio energetico, e con la certezza che alla fine lo sforzo sarà vano. E' possibile solo perché il big bang ha liberato quantità enormi di energia, e leggi con cui questa e la materia (che Einstein ci ha rivelato essere due aspetti della stessa cosa) si muovono ne hanno reso possibili utilizzi "organizzativi" (all'interno di sistemi non isolati): galassie, stelle, pianeti, materia organica, esseri viventi, esseri pensanti. Per un po'. Che per noi è tantissimo, come un giorno per una farfalla, anzi come un anno per una farfalla che fosse in grado di pensare oltre la propria morte (come invece disgraziatamente possiamo noi e solo noi umani).
Ora, gli scienziati credenti spesso hanno cercato, di ridurre le favolette del catechismo a metafora di una creazione che il big bang dimostrerebbe, e la Chiesa cattolica stessa non disdegna di accettare questo progressivo "arretramento" concettuale dell'opera del Creatore fino al primo istante non spiegato, e non spiegabile, dalla Scienza. Ma ciò implica un concetto neg-entropico di Dio. A me invece sta ronzando in testa l'opposto.
Mi pare, infatti, che il Dio-Amore-Uno su cui è plasmato il Dio cristiano, ma non solo lui, si presti meglio a spiegare proprio l'entropia. Amen. Lascia andare, così sia. Sia fatta la sua volontà. Mentre è il suo opposto, cavoli vostri se volete chiamarlo Diavolo ("colui che divide"), a muoverci quando tentiamo, con enorme fatica, di fare altro. Costruire pentole e altri oggetti (ok, escluso i coperchi). Crescere, ingerendo le sostanze necessarie (e spesso sbagliando, o esagerando). Riprodurci, innescando quella legge frattale che da una cellula porterà a un altro essere come noi (più o meno) ma più giovane, che ci darà l'illusione di vivere oltre la morte (e quando cercherai di convincerlo, allora lo vedi che è proprio di legnocit.). Tenerci in forma, impresa così disperata da divenire metafora di tutte le altre.
Come se fosse possibile alzarsi al livello in cui si vedono i giocatori del tavolo grosso, quello non intellegibile dal nostro punto di vista, e allora osservassimo non un Dio, ma due - Ordine e Disordine, Estropia ed Entropia - giocare. Il primo per noi, il secondo contro. Il primo essendo Vita, il secondo Morte. Il primo Diavolo, il secondo Dio. Il primo amore (e odio), lavoro, passione, caldo, il secondo abbandono, indifferenza, freddo.
Insomma, se fosse possibile scegliersi una fede, allora opterei per una religione che contempla la metempsicosi, così quando rinasco la prossima volta posso mettermi a studiare sul serio la fisica.

THE SCOPPOL-ONE

Il post completo di Fulvio Grimaldi - si noti, è del 24 maggio - è qui
La clamorosa sconfitta elettorale del Movimento 5 Stelle alle europee (la prima della sua breve storia) è tale che non è possibile ai loro leader, neanche volendo, mettersi alla prova nello sport nazionale del "commenta comunque positivamente i risultati delle urne", di cui noi italiani siamo maestri. Non si tratta però di un risultato inatteso, per chi osservava la realtà e ci capiva qualcosa, come modestamente potete verificare scorrendo gli ultimi post politici di questo blog, o se cercate l'eccellenza osservando lo stralcio in immagine del post di Grimaldi sul suo Mondocane, talmente lucido da azzeccare persino le proporzioni. Il pezzo, inoltre, inizia confermando l'endorsement e finisce indicando l'unica possibile soluzione, nel duplice senso di salvezza per l'Italia e chance di sopravvivenza per il moVimento: recuperare la battaglia primigenia, quella a cui (adesso è evidente anche agli ottusi) è dovuta l'investitura popolare del 2018, contro la UE e l'Euro e per la sovranità del Paese.
Gli italiani, insomma, hanno capito che qualsiasi promessa, senza questa premessa, è destinata a essere depotenziata in attuazione se non annullata, e il loro voto di oggi lo conferma: hanno penalizzato chi pateticamente aveva tentato di recuperare terreno rispolverando la bandiera dell'onestà, e premiato chi ha dato continuamente mostra (lasciamo perdere quanto sostenibilmente nei fatti: intanto è stato creduto, sennò non era primo persino a Riace e Lampedusa) di volere difendere gli interessi nazionali. Ripeto, la prossima volta Attila, se anche Salvini bluffa.
Detto questo, se non sono scemi il governo resta in piedi, e per le politiche ci sono ancora alcuni annetti. E siccome tutto si può dire dell'elettorato italiano tranne che sia vittima di immobilismo, e troppi ne abbiamo visti in questi anni passare da zero a 33, da 32 a 17, da 20 a 40 e ritorno, eccetera, non tutto è perduto, purché appunto ci si ricordi delle promesse fatte e si tenti in ogni modo di mantenerle. Anche perché dall'altra parte quelli che oggi gongolano hanno dimezzato il risultato rispetto alle scorse europee e sostanzialmente mantenuto quello delle ultime politiche.
Gli stessi media che magnificano come un successo il 22% del loro partito, dimenticando che praticamente i voti europeisti in Italia finiscono li, esultano oggi sia per il cambio di equilibri dentro al governo che per lo scampato pericolo perché nel parlamento europeo il blocco popolari/socialisti, che fino a ieri godeva della maggioranza dei seggi, oggi può continuare a detenerla se si allea con i liberali e i verdi (missione Greta compiuta), titolando variamente sul mancato sfondamento dei vari sovranismi. Dimenticando che gli inglesi hanno fortemente premiato il più radicale degli euroscettici, ricordando ai parlamentari nazionali cosa devono fare da qui a ottobre, gli italiani pure (anche se forse lo è solo a parole, ma se si dimostrasse così se ne cercheranno un altro vero), i francesi anche (al punto che forse si rivota, e vedremo se hanno capito che il micron era solo per prenderli in giro), e i tedeschi, che non sono anti-Ue solo perché la UE è stata costruita a loro vantaggio e a danno nostro e degli altri europei non della loro orbita (e finché resta così), hanno comunque quasi azzerato lo schieramento più europeista a prescindere. Ora, magari i meccanismi istituzionali europei neutralizzeranno questo vastissimo movimento popolare, tanto comunque il governo europeo non deve chiedere la fiducia al parlamento e la BCE non deve dare conto, ma questo continuerà a sussistere. E se le istanze per cui è nato non saranno disinnescate o invertite (cioè, se non saranno riscritti i trattati eccetera, con tedeschi e consoci che concedono agli altri quello che non hanno mai voluto concedere), continueranno a crescere.
Per il movimento 5 stelle, invece, la strada è più stretta. Deve far vivere il governo, lasciando al suo posto Di Maio perché finisca di bruciarsi (tanto è al secondo mandato, o mi sbaglio?), e intanto recuperare i consensi perduti riprendendo in mano i propri cavalli di battaglia. Salvini è al punto in cui è perché non ha mai smesso di agitarli.

MA ANCHE MOLTO MENO

Intanto riempiamolo di sovranisti, poi vediamo che succede...
Questo è un appello alle urne. Andate a votare, domenica 26, e fatelo per chiunque vi prometta "meno" Europa, e non "più". Nel dire questo, non ho ancora capito se Di Maio abbia davvero traghettato il Movimento 5 Stelle sul fronte europeista, ovvero se il suo sia soltanto un tentativo di disinnescare le uscite salviniane finalizzato a (1) impedire che l'effetto annuncio vanifichi la possibilità di una reale (e necessariamente improvvisa) presa di distanza da Bruxelles e (2) marcare la distanza politica da Salvini per rimontarlo nei sondaggi. Dando maggior credito al secondo scenario, rivoto per lo schieramento che ho scelto a fine 2012 (in conseguenza delle dichiarazioni bersaniane "con Monti senza se e senza ma", cui mentalmente risposi "e senza me"), ma se scopro che invece era vero il primo, sarà l'ultima volta.
Non esiste infatti la possibilità logica di sostenere una linea politico/economica di sinistra senza mettere in discussione l'Euro e quella UE di cui l'Euro è il cardine. Questo non significa che uscendo dall'uno se non anche dall'altra siano risolti tutti i problemi, anzi: sarebbero appena iniziati, tanto è il lavoro da fare per riportare il Paese almeno in linea di galleggiamento, non parliamo di rifarlo veleggiare. Ma è certo che senza una Italexit nulla può essere fatto (chi ti dice il contrario sta mentendo) e la nave affonderà. Produttività, flessibilità, disciplina di bilancio, austerity, privatizzazioni, eccetera: tutte bugie matricolate, quelle che ci raccontano per farci accettare queste ricette come salvifiche, mentre in realtà sono le armi con cui ci hanno impoverito e intendono continuare a farlo. Chi non rileva la contraddizione tra questa UE e una qualunque politica di sinistra, quindi, o non capisce niente oppure è in piena malafede: e badate che qui potete leggerlo solo perché io conto i lettori a decine, se li contassi a migliaia mi avrebbero già imbavagliato (vero Gawronski?). Ora, chi è in malafede non merita un grammo di attenzione, ma agli altri vanno aperti gli occhi, uno a uno. Anche perché le maniere tramite cui è stata imposta come unica verità l'attuale narrazione dell'UE come unico fattore di pace degli ultimi decenni, e dell'ultraliberismo come unico possibile paradigma di sviluppo del benessere, sono molteplici: non solo la TV e la stampa mainstream, ma anche i social network e la Rete. Ad esempio, quando anni fa iniziarono a "portarsi" le petizioni on-line, non si poteva sospettare che dietro molte di quelle organizzazioni che via mail invitavano ad aderire a battaglie indiscutibilmente "di civiltà" c'erano i soldi di personaggi con l'interesse preciso di esautorare gli Stati nazionali e di fatto disinnescare la democrazia. Se vi trovate ad essere iscritti alla mailing list di Avaaz, ad esempio, in questi giorni siete sommersi di appelli al voto antipopulismo, come ne andasse della vostra vita. Quando è vero esattamente il contrario. Fate come me, non cancellatevi: così potete monitorare l'evoluzione della loro abiezione.
Questo è un appello alle urne, e quindi deve essere breve. Ma a chi ha voglia di documentarsi, anche per meglio svolgere il suo doveroso compito di "convincitore" estemporaneo last minute di amici, parenti, colleghi e compagni di spogliatoio, fornisco una ragionata antologia di approfondimenti:
  • Bertani, ovvero un po' di storia, e calma e gesso qualunque sia il risultato delle europee tenete il governo in piedi o ci ritroviamo un ri-Monti o peggio;
  • Fusaro, ovvero è tutto un gioco delle parti in favore della destra ultraliberista;
  • Marx21.it, ovvero l'istruttiva cronistoria della fine della sinistra italiana, in tre contributi "dalla strada", di cui l'ultimo spiega il "caso" Casalbruciato (al tigì, manco a dirlo, vi hanno solo preso in giro...);
  • Salerno Aletta, ovvero qualche numero su come l'Unione Europea abbia accentuato le disuguaglianze in Europa anzichenò;
  • Blondet, ovvero il Britannia, cioè da dove partì il colpo di Stato che ancora continua;
  • Bifarini, ovvero basta il titolo: Una sciagura chiamata Euro;
  • Fagan, ovvero l'incolmabile e crescente distanza tra le ambizioni dichiarate del progetto Europa Unita e le realizzazioni pratiche;
  • Bordin, ovvero i danni che hanno fatto quelli di +Europa (qui chi li finanzia) quando hanno governato, e quindi quanto sia prioritario impedirgli di rifarlo (e qui la meravigliosa idea di dove trovare i soldi per dare una bella botta al debito pubblico: espropriare la Chiesa cattolica);
  • Rosso, ovvero come sul debito pubblico chi oggi in mitteleuropa fa il maestrino abbia la memoria corta, e la provocatoria soluzione di vendergli il Sudtirol;
  • Gramaglia, ovvero come persino a teatro, in un Processo all'Europa inscenato da centrosinistri in un quartiere storicamente di sinistra, gli euroscettici siano un enorme 30 per cento;
  • Alice, ovvero il neokenesismo avanza, e alberga tra i cinquestelle;
  • Travaglio, ovvero un piccolo dizionario provocatorio dei temi usati a cacchio in questa campagna elettorale;
  • Onfray, ovvero qual'è l'obiettivo finale del capitalismo e quindi perché è letteralmente vitale fermarlo. Ora.

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio, divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo periodo del loro lunghissimo sodalizio, col restante a comparire qua e la senza disturbare l'approfondimento psicologico dei personaggi, cosa che sarebbe stata invece inevitabile se si fosse optato per la completezza didascalica dell'excursus biografico (come capita in troppi altri film del genere).
Il film narra infatti della tournée teatrale britannica che i due fecero nel 1953, quando ormai al cinema erano passati di moda, ultima occasione in cui i due si esibirono assieme: Oliver morì pochi anni dopo, e Stan (come ama precisare il film in coda) per gli 8 anni che gli restarono da vivere non fece che scrivere altre scenette per Stallio e Ollio, non interpretandole però con nessun altro. Il cambiamento dei tempi che loro adesso subivano gli presentava il conto del precedente che invece avevano cavalcato con successo: i due infatti devono la loro enorme fama alla circostanza di aver saputo cavalcare l'onda del passaggio al sonoro, che invece travolse quasi completamente tutti i loro colleghi cinematografari del muto, compresi mostri sacri come Keaton (che disse l'unica parola - "grazie" - della sua carriera nella meravigliosa scena finale di un film con Franco e Ciccio, citato anche da Guccini-Lolli) e Chaplin (che si riscattò tardivamente, anche se meravigliosamente, e che non tutti sanno che agli inizi in Inghilterra lavorava nella compagnia teatrale di Laurel ma lo precedette in America e nel successo).
Ma se il passare delle mode impedì ai nostri eroi di trascorrere una vecchiaia agiata, il corpus centrale della loro produzione artistica era di tale livello da essere destinato all'eternità. I bambini di oggi ridono, e probabilmente quelli di sempre rideranno, delle loro disavventure esattamente come  ne ridevamo noi, che li vedevamo il sabato mattina a Oggi le comiche (quando la TV aveva un solo canale e dava degli appuntamenti precisi ai suoi vari utenti), e al cinema i nostri padri e i nostri nonni. Le invenzioni dei due erano di tale portata che tutto il cinema successivo gli deve qualcosa, e non solo quello comico, e che impedisce che oggi si percepiscano "datati", a dispetto della qualità delle immagini a bianco e nero.
Ma c'è un aspetto ulteriore che li rende estremamente attuali. La realtà che rappresentano in quel corpus, infatti, ed anche nei film ambientati in altre epoche, è quella dell'America della crisi post-1929, che torna in cronaca ad ogni nuova crisi del capitalismo mondiale. E a vederla nei film di Stanlio e Ollio la cosa colpisce ancora di più che in Chaplin, perché per lui era il messaggio dichiarato e portante (al punto che fu costretto a rimediare in Svizzera per presunto antiamericanismo), mentre in loro si agita sullo sfondo quasi involontariamente. Mostrandoci per via subliminale, quindi efficacissima, le contraddizioni di un sistema che almeno allora aveva un'alternativa e invece ai nostri tempi si propone come unico insostituibile paradigma della società.
Vi propongo allora la lettura di un contributo estremamente interessante, che ha il pregio di coniugare egregiamente due argomenti che di solito vengono artatamente proposti invece separati: la crisi economica e la crisi ambientale. Così facendo, infatti, i padroni del vapore possono indurre i gretini ad accettare ulteriori capitolazioni nella distribuzione di redditi e risorse. Laddove invece dovrebbe risultare lampante che è solo reimbrigliando il capitalismo, anzi proprio superandolo in favore di una nuova forma di socialismo, che diverrebbe accettabile per ciascun essere umano parametrare la propria impronta ecologica a una compatibile per il pianeta. Perché è il capitalismo tout-court, ad essere la causa prima di tutti i guai del mondo, compresi quelli ambientali, e non servono a nulla i distinguo e le proposte di emendarlo. Infatti le ricette al suo interno, come quella che Trump sta applicando con successo negli USA, o come quella che Roosevelt applicò proprio ai tempi dei migliori film di Stanlio e Ollio, funzionano solo se c'è qualcuno o qualcosa al di fuori del sistema in cui funzionano da depredare e/o bombardare.
E ciò mi consente di tornare all'argomento iniziale, passando per "colonialismo" e "Legione Straniera". Al film su Laurel e Hardy infatti ho trovato un solo difetto, figlio della peraltro azzeccata scelta narrativa ristretta: i due ballano il numero tenerissimo da I fanciulli del West, ma non quello altrettanto delizioso, che io preferisco e che nel doppiaggio italiano dell'epoca (la voce storica di Ollio è del giovane Alberto Sordi, per quei pochi che non dovessero saperlo...) ci guadagna ulteriormente, da I due legionari. Ragion per cui vi saluto con questo...




SCUSI DOV’È IL FRONTE?

Quando hai individuato il tuo nemico,
qualunque modo di combatterlo vale...
Un carissimo amico da sempre di sinistra-sinistra, che dopo anni di resistenza interiore si era quasi convinto a votare cinquestelle l'anno scorso, poi ritenendosi fortunato di avere avuto un impiccio materiale che glielo ha impedito, perché il moVimento era finito al governo con la becera destra leghista, mi ha chiesto come facevo io, da sempre di sinistra-sinistra come lui, a tollerare questa lunga volata che Di Maio sembra stare tirando a un fascistoide come Salvini, e che si traduce in sondaggi che fino a ieri vedevano in forte crescita il secondo a danno del primo. Lì per lì non ho trovato di meglio che rispondergli che era colpa sua, che alla fine non lo ha votato nonostante se ne fosse capacitato, e di tutti quelli di sinistra-sinistra che non avevano neanche raggiunto quest'ultimo stadio di consapevolezza ed avevano finito per sprecare il loro voto in uno dei rivoli a sinistra del PD (gli elettori di quest'ultimo non li considero nemmeno più esseri dotati di raziocinio, a meno che non abbiano interesse diretto all'affermazione delle politiche di destra capitalistica che il PD propugna), se il moVimento non aveva raggiunto percentuali in grado di farlo governare non dico da solo (con questa oscena legge elettorale, concepita apposta per depotenziarne il successo, non si poteva) ma almeno con l'appoggio almeno esterno della sinistra antieuropeista, anziché dover accettare la sponda dell'unico che gliela offriva. Ma non ero soddisfatto. La cronaca adesso mi dà occasione di una risposta migliore.
Succede che il caso Siri (qui raccontato da Bertani approfittandone per parlare di energia) dà l'occasione a Di Maio di smettere di portare l'acqua con le orecchie al suo "nemico interno", e subito i sondaggi gli danno ragione, infliggendo a quest'ultimo un meno sei per cento rapidissimo. E che Salvini, per reagire sul nascere alla controtendenza, guidato dal suo istinto politico indiscutibile, anziché rispondere sul tema difendendo l'indifendibile, si sia "buttato" su un argomento che ha tra gli altri il pregio dell'attualità, dichiarando apertamente che il nostro governo non dovrà più badare ad assurdi parametri come il deficit al 3% o la percentuale debito/PIL, almeno fino a quando non avrà ridotto la disoccupazione sotto la soglia fisiologica e psicologica del 5% e di conseguenza rilanciato l'economia. Con Di Maio che prende le distanze, ribadendo fedeltà all'Europa, ecco la risposta al mio amico: non solo quelli come me tollerano l'alleanza con Salvini fino a che il governo mantenga la discontinuità con le politiche dei precedenti, ma non esiteranno, laddove l'ineffabile Giggino completi la sua traghettata dei grillini verso sponde più quiete lasciando solo la Lega sul fronte antiUE, a passare direttamente a votare quest'ultima. E qualora anche questa passasse al nemico, o si dimostrasse essere stata sempre dalla sua parte, a votare per chiunque decida di presidiare quel fronte, fosse anche Attila l'Unno o Vlad l'Impalatore. E ora passiamo alla spiega.
Il fascismo, lo ricordo a beneficio dei tanti che usano il termine a sproposito, non è "di destra", perché questa espressione allude a una posizione nei banchi del Parlamento, e il fascismo una volta acquisito il consenso democratico necessario a prendere il potere (in Italia nemmeno poi tanto, servì la complicità dei Savoia, ma in Germania nettamente) il Parlamento lo esautorò. Il consenso lo prese perché prometteva al popolo la soluzione di problemi reali causati da altri, sul piano economico. Ma lo usò per, mentre elargiva al popolo stesso quanto serviva a tenerlo buono (casa lavoro infrastrutture, si, ma anche imprese coloniali e guerre), portare avanti gli interessi del suo mandante, il grande patronato capitalista. Ora, secondo voi, dov'è che abbiamo un Parlamento senza poteri e un Governo non eletto che mentre tiene buoni i popoli sbandierando valori democratici e di pace di fatto porta avanti gli interessi dei suoi mandanti ordocapitalisti? Esatto, nell'Unione Europea. Che al momento è esattamente la cosa più vicina al fascismo si possa trovare in giro, se proprio si ha bisogno di evocarlo e appiccicarlo su qualcosa.
Ora, se a studiare una qualunque guerra a distanza di spazio e tempo, seduti comodamente alla propria scrivania, è comunque difficile attribuire di qua o di la con nettezza torti e ragioni, a meno di non partire da un punto di vista preciso e quindi essere dotati di "pregiudizio" ideologico, figurarsi se quella guerra la stai vivendo. In questo caso, è un attimo trovarsi "dalla parte sbagliata" (cit.), e finire per spendersi per l'Errore, per il proprio stesso Nemico naturale, non dico nonostante, dico proprio per via della propria onestà e consequenzialità. Dopo il 1943, il Paese fu dilaniato anche per questa ragione, che andò a replicare nelle anime e tra le anime quella linea Gotica che oggettivamente marcava il confine tra due territori occupati da nemici diversi. Che l'impero del Male fosse il nazifascismo non era affatto così chiaro visto da vicino, e man mano che si chiarì fu dovere di chi lo capì spiegarlo a chi non lo capiva e se continuava a non capirlo combatterlo. Altra questione è che il Male risiede ovunque e presto ce ne saremmo accorti (tra l'altro, ai massimi livelli i capitalisti di entrambi i fronti erano in affari tra loro, esattamente come oggi: le guerre si fanno contro i popoli, non tra i popoli), allora c'era un Nemico da fermare. Anche a costo di allearsi con chi, una volta ristabilita la democrazia, avresti ripreso a combattere. Ecco il punto.
Neanche oggi, che il Nemico, o se preferite il Fascismo, è l'Unione europea (vedi sopra), si può perdere tempo a filosofare su quali compagni d'arme ti ritrovi. Ti dividerai domani, oggi si fa fronte comune. Anzi, se è la tua parte, che tradisce, si abbandona pure quella e si resta con chi combatte il Nemico. L'UE non è che uno strumento di asservimento dei popoli da parte delle élite (se n'è accorto persino il Financial Times), l'Euro un'arma letale che ha consentito a queste ultime, essenzialmente mitteleuropee (ma con membri, e collaborazionisti ben retribuiti, anche da noi), di combattere e vincere una guerra commerciale ai nostri danni, distruggendo il nostro tessuto industriale e costringendoci a una ingentissima deflazione salariale, tramite anche uno shock occupazionale. Se l'abbiamo già persa irrimediabilmente non si sa, ma ci resta il diritto di odiare finché campiamo il nemico che ci ha sconfitto e ancora di più i finti amici che lo hanno aiutato. Ma fino a che abbiamo l'impressione che ancora possiamo fare qualcosa, abbiamo il sacrosanto dovere verso noi stessi e i nostri figli di continuare a combattere, nei modi che ci capita di avere. Tra pochi giorni ci sono le elezioni europee. Si elegge un organo che non conta niente, l'abbiamo già detto. Ma intanto riempiamolo di "sovranisti" di tutte le specie, vediamo se arriva il messaggio. Poi si vedrà. E passiamo parola, che i sondaggi lo sappiamo tutti che fine fanno quando il 20% di indecisi alla fine si decide tutto da una parte: non solo può succedere, ma da qualche anno pare la regola...
Vi lascio con gli approfondimenti per i pochi volenterosi che sono arrivati fin qui, e ancora non gli basta. Sono tanti, ma erano giorni che mi ronzava in testa questo post e intanto mi documentavo leggendo qua e là, abbiate pazienza.

  • Carraro, ovvero i tedeschi lo capiscono benissimo, cosa è successo, e ci satireggiano pure sopra.
  • Pamio, ovvero come Soros e soci ci hanno fregato anche con le petizioni on-line.
  • Lameduck, ovvero come la nostra rovina abbia una data di inizio: il 1992.
  • Grimaldi, ovvero come Facebook ha chiuso dall'oggi al domani una serie di pagine filogovernative, o comunque fuori dal coro della narrazione dell'establishment.
  • Della Luna, ovvero come può succedere che alla fine (dismesso il loro teatrino) Di Maio e Salvini, facendolo apposta o meno, ci libereranno dall'Euro.
  • Magaldi, ovvero come se davvero osano spingere i gialloverdi arrivano al 70%.
  • Blondet, ovvero come sennò invece ci stanno già preparando il governo Draghi, a darci il colpo di grazia.
  • Rampini, ovvero come la sinistra ha tradito gli italiani.
  • Becchi, ovvero le balle che ci raccontano su moneta, debito, export e produttività.
  • Grazzini, ovvero anche il FT ormai auspica una moneta parallela per l'Italia (tipo questa proposta da Ytali, mentre il governo pare essersene scordato - NdR).
  • Becchi e Zibordi, ovvero come il caso Giappone dimostra che quella che ci raccontano sul debito pubblico è una favola.
  • Bifarini, ovvero: 1) come il neoliberismo prima di attaccare l'Europa con la spirale del debito ha distrutto l'Africa (e quindi sia tra l'altro alla base delle migrazioni) - 2) la verità sulla spirale del debito italiano.
  • Salerno Aletta su Teleborsa, ovvero cosa bisognerebbe fare per salvare l'Europa (e non è possibile proporre se prima non si è stravinto le europee - NdR).
  • Bregman, ovvero reddito di base universale e drastica riduzione dell'orario di lavoro, le nuove utopie per cui combattere.

NON CHIAMATELO BOTTINO

Mappa tratta da un post su termometropolitico.it , così introdotto da Libre: " Sta meglio chi è fuori dall’Ue: Norvegia, Svizzera e I...