Il gioco di parole del titolo è stupido ma non privo di significato. La vittoria delle ragazze del tennis a cui ho assistito nel weekend appena trascorso ha infatti un tratto caratteristico davvero notevole, comune peraltro alla vittoria agli europei di volley consumata dalle ragazze poche settimane addietro. Partivamo favorite. Vengo e mi spiego.
Per restare strettissimamente nel tema, la prima Federation Cup l'Italia la vinse nel 2006, però "all'italiana": giocavamo in casa delle favorite belghe, che allora schieravano Cljisters e Henin, cioè le prime due al mondo, e va bene che la prima era infortunata, ma con l'altra in campo si partiva sotto zero a due, come probabilmente sarebbe stato se a Reggio non avesse dato forfait a pochi giorni dal match Serena Williams. Non solo, il doppio decisivo le nostre lo stavano giocando alla grande, si, ma lo hanno vinto per ritiro proprio della Henin. Con questo non voglio togliere nulla al merito delle nostre atlete, ma partire da ousider e arrivare rocambolescamente alla vittoria è - lasciatemelo dire - tipicamente italico, nel perfetto stile Nazionale di calcio, che ha vinto gli ultimi due campionati del mondo (1982 e 2006) in mezzo a una bufera mediatica rispettivamente per lo scandalo scommesse e moggiopoli, e senza nessuno che avrebbe scommesso un cent su di loro prima e anche dopo l'inizio del torneo.
La mancanza delle sorelle Williams, invece, lasciava in campo USA giocatrici di medio livello, nettamente più scarse delle nostre almeno in termini di classifica. Ebbene, contrariamente a quanto ci si potesse attendere, ciò non ha influito sull'impegno e sulla concentrazione delle nostre atlete, e bastava guardare gli occhi di Flavia Pennetta prima di entrare in campo nel primo incontro, poi liquidato con autorità: uguali a quelle della pallavoliste contro l'Olanda. Basta vedere con che lucidità e coraggio ha chiuso l'incontro decisivo, con un'azione da manuale pallacorta-passante, nel video qui sotto.
La Pennetta deve forse questa sua maturità alle sue scelte di vita "spagnola". Ma anche Francesca Schiavone condivide a tratti la sua stessa lucidità e consapevolezza, anche se fatica a trattenere un'emotività che ad esempio ieri abbiamo visto esplodere nel dopopartita, quando si è trasformata in un folletto che rincorreva tutti dappertutto con gavettoni di vario genere e misura.
Il tennis, infatti, è uno sport dove sei solo con te stesso, e senza maturità e autocoscienza non si arriva da nessuna parte nemmeno se si è dotati di grande talento, come può confermare chi ha visto in campo Paolo Canè, ad esempio. E questo, al di là delle annose pecche organizzative a livello di base, spiega più di ogni altra cosa perchè l'Italia è fuori da anni dai vertici mondiali di questo sport. Dove non c'è posto per mammoni e gente non disposta e non capace di mettersi a girare il mondo praticamente da soli a 18 anni.
Ecco, forse allora il fatto che a costituire lodevoli eccezioni siano significativamente più spesso le donne non è casuale. Forse le ragazze italiane sono più avanti dei maschietti nell'affrancarsi dai difetti atavici, e questo dovrebbe suggerire anche qualcosa a livello di candidature politiche.
Vedremo se ricorderemo l'impresa delle tenniste a Reggio Calabria (ne parlo sempre male, da figliolo improdigo, per cui se dico che l'organizzazione è stata lodevole sono più credibile; mi è spiaciuto solo di non aver visto gli spalti gremiti, e il tempo incerto non è una scusante per gli assenti) nel 2009 come un episodio, l'ennesima lodevole eccezione alla regola che ci vede vincere solo in base ad afflati di stato di grazia che ci colpiscono quando nessuno se lo aspetta, oppure se la tendenza si consoliderà, e "infetterà" anche l'altro sesso. Da qui la battutaccia gastronomica del titolo: vorrei tante pennette nel futuro di questo Paese, e molti meno cetrioloni immaturi e strapagati.
lunedì 9 novembre 2009
PER ME PENNETTE. ABBONDANTI.
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mercoledì 4 novembre 2009
IL PADRONE DEL PALLONE, LA DEMOCRAZIA E IL SOCIALISMO
Visto Capitalism, a love story, l'ultimo docufilm di Michael Moore. A tratti divertente più del solito, come al solito Moore è efficacissimo nella denuncia quanto carente nell'impianto teorico retrostante. Sarà anche costretto a ciò dal personaggio del finto tonto che si è cucito addosso, ma io la parte costruttiva ce la voglio. Ciononostante il film è decisamente da vedere, specie per chi è ancora convinto che il capitalismo e la democrazia siano due facce dello stesso sistema.
La parte migliore è quando viene fuori Franklin Delano Roosevelt, e il suo tentativo - che non riuscì a compiere prima di morire - di imporre, come eterno anticorpo ad una nuova Grande Depressione, una Carta dei Diritti a sancire il secondo patto sociale avviato col New Deal e il welfare. A sentirlo sciorinare in diretta radio, il vecchio Frank, il diritto a un lavoro stabile e sufficientemente remunerato, a una casa dignitosa per se e la propria famiglia, all'assistenza sanitaria e sociale e all'istruzione pubblica gratuite, sembrava di sentire qualcosa di familiare: ma si! è la nostra Costituzione, cavolo! Quello che Moore rimpiange come mai realizzato per il suo paese, il "Faro della Democrazia", noi ce lo abbiamo scritto nero su bianco nella nostra Legge fondamentale da 60 anni, e non solo lo abbiamo lasciato inattuato, ma ci siamo messi in mano a una banda che da quindici anni non fa che sferrare picconate a questo muro maestro, forse il documento più importante dell'umanità dopo la Carta fondamentale dei Diritti dell'Uomo.
Se avessimo avuto rispetto della nostra Costituzione, insomma:
La parte migliore è quando viene fuori Franklin Delano Roosevelt, e il suo tentativo - che non riuscì a compiere prima di morire - di imporre, come eterno anticorpo ad una nuova Grande Depressione, una Carta dei Diritti a sancire il secondo patto sociale avviato col New Deal e il welfare. A sentirlo sciorinare in diretta radio, il vecchio Frank, il diritto a un lavoro stabile e sufficientemente remunerato, a una casa dignitosa per se e la propria famiglia, all'assistenza sanitaria e sociale e all'istruzione pubblica gratuite, sembrava di sentire qualcosa di familiare: ma si! è la nostra Costituzione, cavolo! Quello che Moore rimpiange come mai realizzato per il suo paese, il "Faro della Democrazia", noi ce lo abbiamo scritto nero su bianco nella nostra Legge fondamentale da 60 anni, e non solo lo abbiamo lasciato inattuato, ma ci siamo messi in mano a una banda che da quindici anni non fa che sferrare picconate a questo muro maestro, forse il documento più importante dell'umanità dopo la Carta fondamentale dei Diritti dell'Uomo.
Se avessimo avuto rispetto della nostra Costituzione, insomma:
- non avremmo mai consentito la precarizzazione del lavoro, iniziata con una legge beffarddamente intitolata a uno che se non veniva ammazzato non lo avrebbe mai consentito - visto quanto si lamentava di come avessero usato i suoi studi in maniera unilateralmente parziale, che da un lato non ha migliorato affatto l'occupazione (cosa che promettevano i suoi promotori: più lavoro in cambio di meno regole) e dall'altro ha addirittura tolto dall'orizzonte degli eventi dei nostri ragazzi l'aspirazione ad un "posto fisso", salvo poi utilizzare il concetto quando c'è da inscenare pagliacciate mediatiche;
- non avremmo aspettato una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo per togliere dalle scuole pubbliche l'immagine macabra di una religione, tra l'altro della religione con più morti sulla coscienza della storia dell'umanità, anzi avremmo attuato quella parità tra tutti i credi (e anche il "non credo") che la Carta sancisce, sostituendo l'ora di religione con una di storia delle religioni, e mai avremmo finanziato le scuole cattoliche - sento e leggo invece commenti che straparlano di un simbolo della tradizione: perchè non gli spaghetti allora, o un bel paio di tette a iconizzare insieme il nostro essere mamme mammoni latin lover e da ultimo transofili?
- non avremmo mai consentito la barbarie dei respingimenti, e anzi avremmo scelto, memori del nostro recente passato di emigrati, una politica di immigrazione ampia e ben governata che ci avrebbe tra l'altro risolto tutta una serie di problemi di sviluppo economico, equilibrio del sistema pensionistico, e vorrei dire conservatorismo politico, come ben spiega qui Oliviero Beha. Tra l'altro, la politica nei confronti degli immigrati contraddice in maniera macroscopica proprio quel cristianesimo che sbandieriamo fino a ricorrere avverso le lapalissiane decisioni di Strasburgo...
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lunedì 2 novembre 2009
E' MORTA LA POESIA
Non amo la poesia contemporanea. Nemmeno Benedetto Croce, se è per questo, ma quando mi serve cito il suo noto aforisma "fino a 18 anni tutti scrivono poesie, dopo i 18 anni solo i poeti e i cretini".
Quando Croce scriveva sta cosa, la destrutturazione del Novecento aveva da poco raggiunto, dopo altre arti a partire da quelle visive, anche la poesia. Con gli ermetici, letterati in grado volendo di scrivere in endecasillabo sciolto come Picasso sarebbe stato se voleva un ottimo pittore figurativo, si spalancarono gli ovili e tutte le pecore furono in grado di brucare versi. Le costrizioni formali di prima erano un argine, che da allora in poi si dà solo chi per autodisciplina vuole darsi, in primis chi si costringe nella forma canzone, come ad esempio fece l'immenso Fabrizio De Andrè, che pure protestava se veniva chiamato poeta. D'altronde, per millenni versi e musica hanno viaggiato a braccetto, dall'antichità al rap passando per i trovatori e il dolce stil novo.
Se ha ragione Croce, però, non è l'adozione o meno di una metrica a fare il poeta. E' solo che oggi è più difficile riconoscerli, i poeti, nel mare di cretini che approfittando della destrutturazione continuano anche da maggiorenni a scrivere versacci. In pochi casi è davvero facile. Uno, è quando ti imbatti in Alda Merini.
Leggete ad esempio il quasi-haiku che troneggia nella home del suo sito da ieri, giorno della sua Metamorfosi.
Il poeta è dunque, se fosse mai possibile dire l'indicibile, colui che fa da ponte tra la sottile crosticina di logica aristotelica che noi crediamo essere la nostra mente e l'immenso magma in ebollizione di matematica dell'infinito che invece essa è davvero. Tanto è vero questo, che molti poeti hanno vissuto sulla lama sottile che separa il nostro mondo da quell'universo così alieno che lo chiamiamo follia. E di come abbiamo trattato e trattiamo i cosiddetti "pazzi" Alda ne sapeva qualcosa, avendo sperimentato i manicomi al tempo dell'elettroschock. Mi accorgo pero che la definizione di poeta con le categorie della comunicazione e della psicologia che ho tentato è inadeguata, non riesce a passare il concetto a chi non abbia il mio stesso tipo di formazione. Potrei sforzarmi a utilizzare altri codici, altri concetti. Ma sarebbe ugualmente distante dal centrare il concetto quanto lo è descrivere un arcobaleno dal vederlo con gli occhi di un bambino. Non c'è niente da fare: l'unico modo di spiegare la poesia è la poesia stessa. Chiedo aiuto ad Alda, che come ogni poeta è immortale, e mi risponde così: ecco cosa volevi dire, Cugino...
P.s. Ieri a Rebibbia è morta suicida la brigatista Diana Blefari Melazzi, ergastolo per aver partecipato all'omicidio Biagi. Non ne era esecutrice materiale, ma non sono tra quelli che mettono in discussione le sentenze definitive. Il fatto è che erano anni che i suoi avvocati chiedevano il trattamento psichiatrico, temendo che in carcere potesse fare quello che poi ha fatto. La risposta è stata sempre che "le sue condizioni non erano incompatibili con la detenzione": infatti, si è visto... Poi dicono che in Italia non c'è la pena di morte... chiedere ai parenti di Cucchi!
Insomma, in Italia non è che ti trattano sempre uguale, dipende: se sei poeta, dicono che sei matto e vai in manicomio, se sei "terrorista", anche se tua madre è morta suicida per una sidrome depressiva di cui anche tu porti sintomi evidenti ti lasciano morire in galera, se parli con la madonna, vengono a farsi "guarire" da te per decenni e quando muori il parroco suona le campane a festa.
Quando Croce scriveva sta cosa, la destrutturazione del Novecento aveva da poco raggiunto, dopo altre arti a partire da quelle visive, anche la poesia. Con gli ermetici, letterati in grado volendo di scrivere in endecasillabo sciolto come Picasso sarebbe stato se voleva un ottimo pittore figurativo, si spalancarono gli ovili e tutte le pecore furono in grado di brucare versi. Le costrizioni formali di prima erano un argine, che da allora in poi si dà solo chi per autodisciplina vuole darsi, in primis chi si costringe nella forma canzone, come ad esempio fece l'immenso Fabrizio De Andrè, che pure protestava se veniva chiamato poeta. D'altronde, per millenni versi e musica hanno viaggiato a braccetto, dall'antichità al rap passando per i trovatori e il dolce stil novo.
Se ha ragione Croce, però, non è l'adozione o meno di una metrica a fare il poeta. E' solo che oggi è più difficile riconoscerli, i poeti, nel mare di cretini che approfittando della destrutturazione continuano anche da maggiorenni a scrivere versacci. In pochi casi è davvero facile. Uno, è quando ti imbatti in Alda Merini.
Leggete ad esempio il quasi-haiku che troneggia nella home del suo sito da ieri, giorno della sua Metamorfosi.
Il poeta è dunque, se fosse mai possibile dire l'indicibile, colui che fa da ponte tra la sottile crosticina di logica aristotelica che noi crediamo essere la nostra mente e l'immenso magma in ebollizione di matematica dell'infinito che invece essa è davvero. Tanto è vero questo, che molti poeti hanno vissuto sulla lama sottile che separa il nostro mondo da quell'universo così alieno che lo chiamiamo follia. E di come abbiamo trattato e trattiamo i cosiddetti "pazzi" Alda ne sapeva qualcosa, avendo sperimentato i manicomi al tempo dell'elettroschock. Mi accorgo pero che la definizione di poeta con le categorie della comunicazione e della psicologia che ho tentato è inadeguata, non riesce a passare il concetto a chi non abbia il mio stesso tipo di formazione. Potrei sforzarmi a utilizzare altri codici, altri concetti. Ma sarebbe ugualmente distante dal centrare il concetto quanto lo è descrivere un arcobaleno dal vederlo con gli occhi di un bambino. Non c'è niente da fare: l'unico modo di spiegare la poesia è la poesia stessa. Chiedo aiuto ad Alda, che come ogni poeta è immortale, e mi risponde così: ecco cosa volevi dire, Cugino...
Ai giovani
Bella, ridente e giovane,
col tuo ventre scoperto
e una medaglia d'oro sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice, e io penso che il tuo ventre
è vergine, mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto.
Vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.
P.s. Ieri a Rebibbia è morta suicida la brigatista Diana Blefari Melazzi, ergastolo per aver partecipato all'omicidio Biagi. Non ne era esecutrice materiale, ma non sono tra quelli che mettono in discussione le sentenze definitive. Il fatto è che erano anni che i suoi avvocati chiedevano il trattamento psichiatrico, temendo che in carcere potesse fare quello che poi ha fatto. La risposta è stata sempre che "le sue condizioni non erano incompatibili con la detenzione": infatti, si è visto... Poi dicono che in Italia non c'è la pena di morte... chiedere ai parenti di Cucchi!
Insomma, in Italia non è che ti trattano sempre uguale, dipende: se sei poeta, dicono che sei matto e vai in manicomio, se sei "terrorista", anche se tua madre è morta suicida per una sidrome depressiva di cui anche tu porti sintomi evidenti ti lasciano morire in galera, se parli con la madonna, vengono a farsi "guarire" da te per decenni e quando muori il parroco suona le campane a festa.
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venerdì 30 ottobre 2009
DUE PESI E DUE MISURE
Avevo promesso che non sarei tornato sulla questione Marrazzo, ma gli ultimi sviluppi mi danno occasione di parlare di valori, che è cosa diversa dal ravanare negli affaracci privati altrui, di fronte ai quali amici di destra asseriscono noi di sinistra avremmo un atteggiamento diverso a seconda di chi siano. E' bene dunque fare chiarezza, a partire, appunto, dai valori.
...
Chi è che fà della Famiglia una bandiera da sventolare in manifestazioni presunte di massa per raccattare voti cattolici? La destra, e una certa area di centro che occupa lo scenario fino a parte del PD. Ecco, lasciamo da parte per un attimo l'etica: questi soggetti, è per coerenza politica che non dovrebbero essere pluridivorziati, avere amanti e andare a trans o a puttane. La stessa violazione (grazie Gloria, ti rubo l'esempio) la commette ad esempio uno di sinistra che manda i figli a studiare dalle suore: in contrasto politico con la difesa della scuola pubblica che dovrebbe essere una sua, di bandiera. Pertanto, il Nostro ha sì sbagliato nel perseguire i propri istinti (peraltro, così ingenuamente - o forse spavaldamente - senza precauzioni in una società senza ormai riparo dalle telecamere, come dimostra il raccapricciante filmato trasmesso ieri prima sulla rete e poi in tv) essendo un uomo pubblico, ma di più ha sbagliato nel rendersi ricattabile, cosa - questa sì - inaccettabile politicamente, perchè getta ombre sull'agire politico del politico. Doveva, da uomo di sinistra, confessare bellamente il suo "vizietto", non incompatibile col suo essere di sinistra, affrontare serenamente l'eventuale separazione e a valle gestire in maniera adulta con la moglie la gestione della figlia, da vero uomo di sinistra, e il ricattatore a questo punto il filmatino poteva goderselo in privato, perchè chiunque l'avesse pubblicato avrebbe subito la sua denuncia per violazione della privacy. Perchè non l'ha fatto? Perchè anche nel cosiddetto centrosinistra ci sono persone che hanno un concetto di Famiglia che chiamerei per semplicità di centrodestra, come dimostrano gli accadimenti successivi: pentimento, esaurimento nervoso, ritiro spirituale, immediato perdono della moglie plaudito da tutti (a me è sembrato enormemente più dignitoso il comportamento di Veronica Lario, invece, che sia pur tardivamente ha affrontato il pubblico denunciando la "malattia" del marito, chiedendo la separazione, e ricevendo in cambio l'attacco corale della macchina da guerra mediatica da lui posseduta, e l'oblio successivo). E anche perchè persiste nel senso comune un razzismo sessuale becero: fosse andato a donne, sarebbe stato solo un Berlusconi in minore (nel senso di quantità e qualità delle stesse, oltre che di "modalità di contatto": auto blù o meno verso l'appartamento altrui e pagamento personale contro aereo di stato verso la propria residenza sontuosa e protetta dalla forza pubblica e "mera utilizzazione finale", vuoi mettere?), e lui stesso si sarebbe vergognato meno o per niente.
Facendo leva su questo senso comune, che è solo apparentemente in contrasto con l'evidentemente enorme richiesta di mercato che c'è per i transgender (sarebbe meglio dire "le" transgender, e ricordare che spesso fanno il mestiere per mancanza di alternative, come ha fatto il gruppo Facebook "Laicità dello Stato"), adesso si scatenerà il gossip intorno ai VIP, politici e non, pizzicati nell'ambiente, vicino all'affaire Marrazzo o meno. C'è già chi si difende con scuse più o meno comiche: figliolo, verrebbe da dirgli, fatti comunista, così non hai più bisogno di giustificarti... Ma su questo terreno non ci scendo, tanto i nomi saranno pubblicati, anzi meglio sputtanati, dappertutto, all'insegna del "così fan tutti" che ieri fu sbandierato in Parlamento - per altri reati - da Craxi e oggi fa tanto comodo a suo compare.
Il cui comportamento, di nuovo, tornando sul piano etico-politico che è l'unico rilevante, è decisamente il peggiore. Anzi no, il peggiore è quello dei suoi fan che giudicano la sua telefonatina come una prova di correttezza istituzionale e solidarietà umana. E invece si è trattato di un vero "avvertimento" con immaginabile goduria: caro mio, vedi un po' se riesci a ricomprarti il filmato, che se non ci riesci sei politicamente finito, se ci riesci resti in sella ma d'ora in poi attento a quello che dici e fai che ti tengo per le palle. Fra l'altro, l'invito a trattare - pubblicamente ammesso per vanità - con tanto di fornitura del telefono del detentore del filmato, costituisce reato, e vedremo stavolta come se la cava.
Tant'è, per ora abbiamo due puttanieri, molto diversi tra loro più che per gusti sessuali per quantità di potere e grado di furbizia, con destini opposti: l'uno giustamente restituito alla sua vità privata (ammesso che riesca a riprendersela) per colpe proprie da laicamente pagare più che per peccati di cui cristianamente pentirsi, l'altro che ora parte all'attacco finale all'indipendenza della magistratura. Quando si dice "due pesi e due misure"....
...
Chi è che fà della Famiglia una bandiera da sventolare in manifestazioni presunte di massa per raccattare voti cattolici? La destra, e una certa area di centro che occupa lo scenario fino a parte del PD. Ecco, lasciamo da parte per un attimo l'etica: questi soggetti, è per coerenza politica che non dovrebbero essere pluridivorziati, avere amanti e andare a trans o a puttane. La stessa violazione (grazie Gloria, ti rubo l'esempio) la commette ad esempio uno di sinistra che manda i figli a studiare dalle suore: in contrasto politico con la difesa della scuola pubblica che dovrebbe essere una sua, di bandiera. Pertanto, il Nostro ha sì sbagliato nel perseguire i propri istinti (peraltro, così ingenuamente - o forse spavaldamente - senza precauzioni in una società senza ormai riparo dalle telecamere, come dimostra il raccapricciante filmato trasmesso ieri prima sulla rete e poi in tv) essendo un uomo pubblico, ma di più ha sbagliato nel rendersi ricattabile, cosa - questa sì - inaccettabile politicamente, perchè getta ombre sull'agire politico del politico. Doveva, da uomo di sinistra, confessare bellamente il suo "vizietto", non incompatibile col suo essere di sinistra, affrontare serenamente l'eventuale separazione e a valle gestire in maniera adulta con la moglie la gestione della figlia, da vero uomo di sinistra, e il ricattatore a questo punto il filmatino poteva goderselo in privato, perchè chiunque l'avesse pubblicato avrebbe subito la sua denuncia per violazione della privacy. Perchè non l'ha fatto? Perchè anche nel cosiddetto centrosinistra ci sono persone che hanno un concetto di Famiglia che chiamerei per semplicità di centrodestra, come dimostrano gli accadimenti successivi: pentimento, esaurimento nervoso, ritiro spirituale, immediato perdono della moglie plaudito da tutti (a me è sembrato enormemente più dignitoso il comportamento di Veronica Lario, invece, che sia pur tardivamente ha affrontato il pubblico denunciando la "malattia" del marito, chiedendo la separazione, e ricevendo in cambio l'attacco corale della macchina da guerra mediatica da lui posseduta, e l'oblio successivo). E anche perchè persiste nel senso comune un razzismo sessuale becero: fosse andato a donne, sarebbe stato solo un Berlusconi in minore (nel senso di quantità e qualità delle stesse, oltre che di "modalità di contatto": auto blù o meno verso l'appartamento altrui e pagamento personale contro aereo di stato verso la propria residenza sontuosa e protetta dalla forza pubblica e "mera utilizzazione finale", vuoi mettere?), e lui stesso si sarebbe vergognato meno o per niente.
Facendo leva su questo senso comune, che è solo apparentemente in contrasto con l'evidentemente enorme richiesta di mercato che c'è per i transgender (sarebbe meglio dire "le" transgender, e ricordare che spesso fanno il mestiere per mancanza di alternative, come ha fatto il gruppo Facebook "Laicità dello Stato"), adesso si scatenerà il gossip intorno ai VIP, politici e non, pizzicati nell'ambiente, vicino all'affaire Marrazzo o meno. C'è già chi si difende con scuse più o meno comiche: figliolo, verrebbe da dirgli, fatti comunista, così non hai più bisogno di giustificarti... Ma su questo terreno non ci scendo, tanto i nomi saranno pubblicati, anzi meglio sputtanati, dappertutto, all'insegna del "così fan tutti" che ieri fu sbandierato in Parlamento - per altri reati - da Craxi e oggi fa tanto comodo a suo compare.
Il cui comportamento, di nuovo, tornando sul piano etico-politico che è l'unico rilevante, è decisamente il peggiore. Anzi no, il peggiore è quello dei suoi fan che giudicano la sua telefonatina come una prova di correttezza istituzionale e solidarietà umana. E invece si è trattato di un vero "avvertimento" con immaginabile goduria: caro mio, vedi un po' se riesci a ricomprarti il filmato, che se non ci riesci sei politicamente finito, se ci riesci resti in sella ma d'ora in poi attento a quello che dici e fai che ti tengo per le palle. Fra l'altro, l'invito a trattare - pubblicamente ammesso per vanità - con tanto di fornitura del telefono del detentore del filmato, costituisce reato, e vedremo stavolta come se la cava.
Tant'è, per ora abbiamo due puttanieri, molto diversi tra loro più che per gusti sessuali per quantità di potere e grado di furbizia, con destini opposti: l'uno giustamente restituito alla sua vità privata (ammesso che riesca a riprendersela) per colpe proprie da laicamente pagare più che per peccati di cui cristianamente pentirsi, l'altro che ora parte all'attacco finale all'indipendenza della magistratura. Quando si dice "due pesi e due misure"....
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martedì 27 ottobre 2009
NUOVA MUSICA A SINISTRA
Del caso M'arrazzo si sta occupando tutta l'informazione generalista, ma così approfonditamente che alla controinformazione non resta che ignorarlo. Del resto, chi segue questo blog sa che pur essendo Berlusconi il primo tag ne ho ignorato le vicende prudereccie il più possibile, e le avrei volentieri evitate del tutto non fosse che questi - a differenza del Presidente della Regione Lazio, almeno stando ai fatti fin qui emersi - ha mischiato (as usual) i piani privato e politico: ha fatto cioè l'unica cosa che ci dà diritto di stigmatizzarlo in quanto premier (il giudizio sull'uomo restando libero ma politicamente irrilevante).
Solo qualche noticina, allora:
- come già detto, qui nessun direttore di telegiornale ha sposato la linea Minzolini sulle escort, restare fuori dalla sfera privata, pur essendo appunto in questo caso semmai più applicabile che meno;
- a parte i gusti sessuali, che si spera non incidano se non sulla popolarità presso ggente maschilista, non si vede in cosa differiscano le due vicende, cosa comporti cioè pagarsi l'extra di tasca piuttosto che lasciare che siano altri a pagare il bene essendone solo l'utilizzatore finale, se non nell'epilogo ben più dignitoso per l'ex giornalista, già sospesosi (magari lo avesse fatto immediatamente, a luglio...) e di imminenti dimissioni (con questi che hanno pure la faccia tosta di reclamarle immediate...);
- le elezioni regionali prossime venture saranno il primo banco di prova del Partito Democratico di Bersani, che se riuscisse in questo marasma prima a partorire un candidato presentabile (puntiamo sulle donne, suggerisce Laura Costantini, che non ragionando con l'inguine forse non ci farebbero correre certi rischi...) e poi a vincerle sarebbe un vero miracolo.
Le Regionali si avvicinano anche in Calabria, dove l'esperienza Loiero rischia di essere il paradigma perfetto dell'infausta parabola del PD. Le vincerà Scopelliti facilmente, penso, e lascerà la sua Reggio sicuramente senza acqua potabile, con un inutile e carissimo tapis-roulant e con lo zombie di una squadra di basket, e forse, ma speriamo di no, con questo obbrobbrio a rovinare per sempre il più bel chilometro d'Italia. Reggini, fermate quelli del waterfront, se avete ancora un pizzico di amor proprio. Le due lire che ciascuno di voi spera di guadagnarci passeranno tra le vostre dita, questa orrenda colata di cemento postmoderna attirerà sulle vostre anime le maledizioni dei posteri nei secoli dei secoli.
...
La colonna sonora di tutto questo bailamme? Ci pensa Battiato, che ha partorito una nuova Povera patria (capolavoro del '91, prima di Mani pulite): si chiama Inneres auge, qui sia il brano che il testo, anche questo profetico.
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martedì 20 ottobre 2009
ARTICOLO UNO
In una vecchia edizione del Club Tenco a un certo punto si sente Guccini che, dopo aver cantato la sua irriverente Gli amici in coppia - come spesso si usa in quella riunione di vecchi amici avvinazzati - con Vecchioni, introducendo il pezzo di quest'ultimo che avrebbe completato il duetto (la vecchissima e bellissima Luci a San Siro) dice: "questa è una di quelle canzoni che uno pensa: maledizione, perchè non l'ho scritta io!"Questa cosa a me capita talvolta con gli articoli di altri blogger, e spesso con Carlo Bertani, uno (e qui viene in mente lo Jannacci di Quelli che..., ma a contrario) di quelli che ti spiegano le tue idee e finalmente le capisci, e riesci a tua volta a spiegarle meglio di come avresti mai potuto fare.
Ecco, l'uscita tremontiana di oggi mi ha fatto subito prudere le dita, ma poi navigando sono incappato nell'articolo di Bertani, ed ecco che mi limito a raccomandarvelo. Condivido ogni virgola, dall'analisi del voltafaccia del ministro (a cui in giornata si è accodato Berlusconi) alla stigmatizzazione dell'ignavia del centrosinistra, passando per le vera causa della crisi e poi del crollo del socialismo reale (la corsa agli armamenti). Perfino la chiosa sul signoraggio (provo a sintetizzarla: la sovranità monetaria dovrebbe tornare allo Stato si, ma a uno Stato finalmente democratico però, e le due azioni devono procedere di pari passo sennò il rimedio è peggio del male) l'avevo sempre pensata e non sapevo come dirla.
Sull'uscita di Brunetta non faccio commenti. Prima o poi mi decido a parlare, di questo ennesimo socialista pololibertàtosi: mi frena il fatto che nello sfascio della Pubblica Amministrazione arriva da buon ultimo, dopo una fila di demolitori spesso di centrosinistra che hanno adottato il modello aziendalista a metà, la metà sbagliata.
Certo è che la cosa rischia di spaccare il centrodestra peggio delle zoccole, pardon escort: guardate cosa è successo oggi stesso in aula, per votare il decreto Gelmini (scritto proprio da Tremonti, alla faccia della coerenza) che affossa definitivamente le speranze di migliaia di precari della scuola.
In ogni caso, votiamo Bersani alle primarie del 25 ottobre prossimo: sfascerà il PD e tenterà di rifondare il centrosinistra. Oggi Tremonti gli ha suggerito da dove partire: l'articolo uno della Costituzione. Una testa un lavoro, una famiglia una casa: questo è la strada per risalire una volta toccato il fondo. Dopo il default, la sciagura, se non si è capaci di azione politica, altrimenti forse prima. Sicuro, invece, che con gli alfieri - fuori tempo massimo - del neoliberismo si comincerebbe a scavare: questo Monsieur de la Palisse ha sussurrato nel sonno a Giulio ieri notte...
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lunedì 19 ottobre 2009
LA GOMMA DEL PONTE
Il procuratore nazionale antimafia Grasso ha rilasciato al tg3 un'intervista inquietante, di cui si parla troppo poco in giro (qui su Repubblica) in rapporto alla gravità di ciò che sottintende: quello che per anni si è considerato voce fuori controllo, il "contratto" tra Stato e Mafia a cavallo della stagione delle stragi 1992/1993, è probabilmente verità storica.
Piero Grasso non è Giovanni Falcone e nemmeno Gian Carlo Caselli, forse per questo è lì da tempo: nessun sospetto, per carità, forse riesce a muoversi facendo il suo dovere ma senza che magari eccessi comportamentali lo rendano sgradito a questo o quel soggetto politico. E' solo per dire che se lo dice lui, che le trattative ci sono state, c'è da crederci senza riserve: non è mica Travaglio, insomma...
Allora, posto che ci siano state, e fino a che la Storia non ce ne darà ragione totale come dell'appoggio di Lucky Luciano allo sbarco alleato in Sicilia, ripassiamoci a grandi linee la cronologia, poi ognuno si faccia la sua idea di cosa si sia pattuito: uccisione di Salvo Lima a sancire lo sganciamento della mafia dal quarantennale appoggio andreottiano > strage di Capaci > varie interviste a Borsellino (una l'avevo postata qui) in cui il giudice presagisce cosa sta per accadergli e solleva sospetti su un allora imprenditore e futuro politico > strage di via D'Amelio > graduale abbandono del nascente progetto di entrata diretta in politica della mafia con un partito proprio in favore dell'aggancio del nascendo progetto di quell'imprenditore con gli uffizi del suo braccio destro > stragi di Roma e di Firenze per "aiutare" a chiudere la trattativa > vittoria del nuovo partito in tutti i collegi uninominali siciliani. Questo il plot, la sceneggiatura ognuno se la scriva da sè.
Se volete il prequel, leggetevi attentamente questo articolo su Micromega, e magari il libro di cui parla: trattano del banchiere siciliano Sindona, protagonista della finanza internazionale degli anni 70 morto in carcere per un caffè al cianuro, vero crocevia della storia patria se pensiamo che ebbe a che fare con Andreotti, Nixon, Banco Ambrosiano, Ior, Banca Rasini, loggia P2. Altro che seconda o terza repubblica, stiamo vivendo dal 1994 il film "Prima Repubblica 2 - Il ritorno", e "Mani pulite" è stato solo un cortometraggio proiettato nell'intervallo...
Lo Ior, tra parentesi, è la Banca del Vaticano, sempre e comunque immune a qualsiasi regola di trasparenza bancaria e non, e dunque al centro di infiniti misteri e assassinii: ricordatevene, specie se vi dichiarate cattolici praticanti, quando il Papa straparla di solidarietà e povertà. Prima faccia luce dentro casa sua, poi può pontificare sperando che le sue parole abbiano un qualche valore; Papa Luciani, misteriosamente morto nel sonno essendo andato a letto sanissimo, guardacaso aveva appena annunciato che avrebbe scoperchiato questo calderone. Questo, tra parentesi, è il personaggino appena assurto alla presidenza dell'istituto.
Proprio in questi giorni che si parla di papello di Riina e rivelazioni di Ciancimino jr, il Governo dà l'annuncio dell'avvio dei lavori del Ponte sullo stretto: sarà il 23 dicembre, e saranno finiti tra sei anni, dichiara Sacconi senza una piega a gente (che non fa una piega) cui era stato detto negli anni 80 che la Salerno/Reggio sarebbe stata rifatta a tempo di record, e poi i lavori furono avviati solo nel 96 dichiarando che sarebbero stati ultimati nel 2001, e oggi saranno si e no al 30% mancando tutti i tratti difficili. Si tratta di una follia, come dicono da tempo il geologo Tozzi e un forte movimento di resistenza civile (retenoponte, ad esempio), mentre solo ora se ne accorge parte della stampa generalista. E' uno spreco di dimensioni colossali, uno scempio che colpirà i nostri discendenti per generazioni per gli irrimediabili danni sia all'ambiente che al bilancio pubblico: vi dicono che non sarà fatto con soldi pubblici, ma non credeteci, e tra sei anni non saranno finite nemmeno le più elementari opere propedeutiche, che poi sono quelle che partiranno a dicembre. Di una cosa si può star certi: se mai partiranno i lavori veri, lo scenario che dominerà l'area dello Stretto per decenni sarà quello di un enorme cantiere, nella migliore delle ipotesi - nella peggiore, arriva l'atteso big one in corso d'opera e le rovine resteranno a imperitura memoria.
Ora, che il discorso ponte con la mafia ci azzecchi non è solo intuitivo, è anche acclarato da risultanze testimoniate ad esempio da "Fratelli di sangue", un libro di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, giudice di prima linea: come riporta questo articolo su Strill, alla prima accelerata sul ponte, autore il compare (in italiano, "padrino") dell'attuale protagonista, si scatenò una delle guerre di mafia più sanguinose della storia, di cui la mia generazione ha memoria diretta avendo schivato per puro caso qualcuna delle centinaia di ammazzatine che costellarono il territorio.
L'obiezione che a questo punto si sente, anche da parte di brava gente animata da buone intenzioni, è: ma allora, se pensiamo alla mafia, non possiamo fare più niente, al sud! Errore: non possiamo fare altre opere ciclopiche, perchè sono quelle che ofrono da un lato il minore effetto moltiplicatore keynesiano e dall'altro il maggiore margine per diversi livelli di corruzione. Gli stessi soldi, impiegati ad esempio nella messa a norma antisismica e geologica di ogni zona critica e di ogni singola casa nel reggino e nel messinese, farebbero fiorire una vera industria edilizia locale con spazi ridotti, anche se non annullati, per il malaffare.
Il problema di questa e altre opere che servono davvero è che non danno visibilità al Principe, di cui noi italiani siamo sempre orfani: come dimostra nel suo piccolo il consenso di massa che gode l'attuale Sindaco della novella Città metropolitana, nonostante la sua azione sia orientata a cose visibili costose ed inutili più che a rendere facile e civile la quotidianità. Se glielo toccate, ai reggini, ad esempio sostenendo l'elementare verità che con i soldi spesi per costruire e mantenere il tapis roulant avrebbe potuto garantire trasporti pubblici elettrici e gratuiti alla cittadinanza per generazioni, o magari finalmente acqua corrente potabile, può capitare che vi buttino fuori da un forum dove si parla di basket, la cui storica società lo stesso da anni strumentalizza essendo così stato tra gli artefici della sua scomparsa ed oggi farsesca riapparizione.
Ecco, io credo che per quanto una minoranza agguerrita di menti illuminate lo combatta, se si facesse un referendum a Reggio e Messina oggi il Ponte vincerebbe. Perchè la schiavitù moderna è volontaria, come l'acquiescenza freudiana a un genitore possessivo. Gli argomenti logici si abbattono contro le menti di chi si lascia affascinare dalle "promesse di papà" come contro un muro di gomma. E la mafia vive e prospera nell'intercapedine tra questo muro e la realtà.
Piero Grasso non è Giovanni Falcone e nemmeno Gian Carlo Caselli, forse per questo è lì da tempo: nessun sospetto, per carità, forse riesce a muoversi facendo il suo dovere ma senza che magari eccessi comportamentali lo rendano sgradito a questo o quel soggetto politico. E' solo per dire che se lo dice lui, che le trattative ci sono state, c'è da crederci senza riserve: non è mica Travaglio, insomma...
Allora, posto che ci siano state, e fino a che la Storia non ce ne darà ragione totale come dell'appoggio di Lucky Luciano allo sbarco alleato in Sicilia, ripassiamoci a grandi linee la cronologia, poi ognuno si faccia la sua idea di cosa si sia pattuito: uccisione di Salvo Lima a sancire lo sganciamento della mafia dal quarantennale appoggio andreottiano > strage di Capaci > varie interviste a Borsellino (una l'avevo postata qui) in cui il giudice presagisce cosa sta per accadergli e solleva sospetti su un allora imprenditore e futuro politico > strage di via D'Amelio > graduale abbandono del nascente progetto di entrata diretta in politica della mafia con un partito proprio in favore dell'aggancio del nascendo progetto di quell'imprenditore con gli uffizi del suo braccio destro > stragi di Roma e di Firenze per "aiutare" a chiudere la trattativa > vittoria del nuovo partito in tutti i collegi uninominali siciliani. Questo il plot, la sceneggiatura ognuno se la scriva da sè.
Se volete il prequel, leggetevi attentamente questo articolo su Micromega, e magari il libro di cui parla: trattano del banchiere siciliano Sindona, protagonista della finanza internazionale degli anni 70 morto in carcere per un caffè al cianuro, vero crocevia della storia patria se pensiamo che ebbe a che fare con Andreotti, Nixon, Banco Ambrosiano, Ior, Banca Rasini, loggia P2. Altro che seconda o terza repubblica, stiamo vivendo dal 1994 il film "Prima Repubblica 2 - Il ritorno", e "Mani pulite" è stato solo un cortometraggio proiettato nell'intervallo...
Lo Ior, tra parentesi, è la Banca del Vaticano, sempre e comunque immune a qualsiasi regola di trasparenza bancaria e non, e dunque al centro di infiniti misteri e assassinii: ricordatevene, specie se vi dichiarate cattolici praticanti, quando il Papa straparla di solidarietà e povertà. Prima faccia luce dentro casa sua, poi può pontificare sperando che le sue parole abbiano un qualche valore; Papa Luciani, misteriosamente morto nel sonno essendo andato a letto sanissimo, guardacaso aveva appena annunciato che avrebbe scoperchiato questo calderone. Questo, tra parentesi, è il personaggino appena assurto alla presidenza dell'istituto.
Proprio in questi giorni che si parla di papello di Riina e rivelazioni di Ciancimino jr, il Governo dà l'annuncio dell'avvio dei lavori del Ponte sullo stretto: sarà il 23 dicembre, e saranno finiti tra sei anni, dichiara Sacconi senza una piega a gente (che non fa una piega) cui era stato detto negli anni 80 che la Salerno/Reggio sarebbe stata rifatta a tempo di record, e poi i lavori furono avviati solo nel 96 dichiarando che sarebbero stati ultimati nel 2001, e oggi saranno si e no al 30% mancando tutti i tratti difficili. Si tratta di una follia, come dicono da tempo il geologo Tozzi e un forte movimento di resistenza civile (retenoponte, ad esempio), mentre solo ora se ne accorge parte della stampa generalista. E' uno spreco di dimensioni colossali, uno scempio che colpirà i nostri discendenti per generazioni per gli irrimediabili danni sia all'ambiente che al bilancio pubblico: vi dicono che non sarà fatto con soldi pubblici, ma non credeteci, e tra sei anni non saranno finite nemmeno le più elementari opere propedeutiche, che poi sono quelle che partiranno a dicembre. Di una cosa si può star certi: se mai partiranno i lavori veri, lo scenario che dominerà l'area dello Stretto per decenni sarà quello di un enorme cantiere, nella migliore delle ipotesi - nella peggiore, arriva l'atteso big one in corso d'opera e le rovine resteranno a imperitura memoria.
Ora, che il discorso ponte con la mafia ci azzecchi non è solo intuitivo, è anche acclarato da risultanze testimoniate ad esempio da "Fratelli di sangue", un libro di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, giudice di prima linea: come riporta questo articolo su Strill, alla prima accelerata sul ponte, autore il compare (in italiano, "padrino") dell'attuale protagonista, si scatenò una delle guerre di mafia più sanguinose della storia, di cui la mia generazione ha memoria diretta avendo schivato per puro caso qualcuna delle centinaia di ammazzatine che costellarono il territorio.
L'obiezione che a questo punto si sente, anche da parte di brava gente animata da buone intenzioni, è: ma allora, se pensiamo alla mafia, non possiamo fare più niente, al sud! Errore: non possiamo fare altre opere ciclopiche, perchè sono quelle che ofrono da un lato il minore effetto moltiplicatore keynesiano e dall'altro il maggiore margine per diversi livelli di corruzione. Gli stessi soldi, impiegati ad esempio nella messa a norma antisismica e geologica di ogni zona critica e di ogni singola casa nel reggino e nel messinese, farebbero fiorire una vera industria edilizia locale con spazi ridotti, anche se non annullati, per il malaffare.
Il problema di questa e altre opere che servono davvero è che non danno visibilità al Principe, di cui noi italiani siamo sempre orfani: come dimostra nel suo piccolo il consenso di massa che gode l'attuale Sindaco della novella Città metropolitana, nonostante la sua azione sia orientata a cose visibili costose ed inutili più che a rendere facile e civile la quotidianità. Se glielo toccate, ai reggini, ad esempio sostenendo l'elementare verità che con i soldi spesi per costruire e mantenere il tapis roulant avrebbe potuto garantire trasporti pubblici elettrici e gratuiti alla cittadinanza per generazioni, o magari finalmente acqua corrente potabile, può capitare che vi buttino fuori da un forum dove si parla di basket, la cui storica società lo stesso da anni strumentalizza essendo così stato tra gli artefici della sua scomparsa ed oggi farsesca riapparizione.
Ecco, io credo che per quanto una minoranza agguerrita di menti illuminate lo combatta, se si facesse un referendum a Reggio e Messina oggi il Ponte vincerebbe. Perchè la schiavitù moderna è volontaria, come l'acquiescenza freudiana a un genitore possessivo. Gli argomenti logici si abbattono contro le menti di chi si lascia affascinare dalle "promesse di papà" come contro un muro di gomma. E la mafia vive e prospera nell'intercapedine tra questo muro e la realtà.
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