L'INELUTTABILE

No, non ho preso a caso, del Diluvio universale, la versione di un genio del Rinascimento
Si lo so che sono concetti che ripeto, anzi che tutto il blog non è altro che un pugno di concetti ripetuti a giro con discorsi diversi. D'altronde, non credo ci sia nessuno dei miei pochi lettori che si prenda la briga di andare a controllare se il concetto di oggi, la decrescita ineluttabile nel se ma governabile nel come se però si decide di adottarla come paradigma, l'avevo già espresso con parole diverse due anni fa, nemmeno se ci metto il link diretto al vecchio post, figurarsi se non ce lo metto.
E' che ogni tanto capita l'occasione, che so due chiacchiere con un amico che finalmente ha capito la tua posizione o un articolo in cui ti imbatti che finalmente la espone con chiarezza che sembra definitiva, di tornare a ribadire un qualcosa, e allora è tanto più importante ribadirlo quanto più questo qualcosa è importante a capire il quadro dentro cui si muovono tutti gli argomenti di dettaglio in cui ci dibattiamo, dando loro un senso complessivo che senza il quadro non hanno.
Dunque il quadro è questo:
  1. la popolazione mondiale ha impiegato millenni per arrivare al miliardo, e due secoli per passare da un miliardo a oltre sette, nove tra 25 anni;
  2. senza la diffusione esplosiva e immediata di un fattore di moltiplicazione tecnologico di drammatica potenza, molto più potente di quanto fu lo sfruttamento dei combustibili fossili a partire dal carbone che è alla base della prima rivoluzione industriale, semplicemente il pianeta non è in grado di sostentarci tutti anche intendendo con ciò solo pane e acqua, ma anche se tale fattore fosse possibile avviarlo domattina, ci farebbe solo guadagnare qualche decennio perché dall'altro lato incentiverebbe la dinamica demografica perlomeno a non rallentare, mentre solo una crisi drammatica con miliardi di vittime darebbe luogo a un reset che a seconda degli scenari darebbe alla specie umana altri secoli, o le darebbe millenni, o liberebbe spazio per altre specie dominanti;
  3. tutto ciò riguarda principalmente il lungo periodo, e poiché come diceva Keynes "nel lungo periodo saremo tutti morti" non sarebbe serio occuparsene se non fosse che gli effetti già sono evidenti nel medio periodo(tutta la storia contemporanea dalla crisi petrolifera dei primi anni 70 a oggi ne è figlia), e cominciano a farsi sentire anche nel breve, sotto forma della crisi economica in corso dal 2009;
  4. non è necessario postulare un grande vecchio o un club di cattivoni, i meccanismi di funzionamento del capitalismo si comportano quasi come leggi di natura: la ricchezza tende a concentrarsi in poche mani (come la gravità tende a formare da tanti detriti pochi pianeti) con qualunque mezzo lecito o meno, e quando più realtà economiche si unificano tendono a comportarsi come recipienti contenenti liquidi di diversa temperatura quando si versano in uno più grande;
  5. per contrastare questi meccanismi, come per qualsiasi tendenza entropica, occorre del "lavoro": contro l'accumulazione del capitale le lotte di chi ha cercato in vario modo di attivare la sua redistribuzione verso il basso, contro la sua globalizzazione le realtà politiche di varia scala che tentano di difendere finché possono le peculiarità del proprio sottosistema rispetto al sistema-pianeta; nel primo lavoro rientrano sia il socialismo e il sindacalismo che il welfare e il consumismo che sono le risposte del capitalismo a quelle istanze, nel secondo sia il nazionalismo e il colonialismo che l'europeismo prima maniera, cui molti di noi hanno aderito proprio nella speranza che potesse costituire quella massa critica in grado di farci reggere alle conseguenze peggiori della globalizzazione;
  6. lavori di questa portata possono essere innescati solo con grandi quantità di combustibile, a sua volta accendibile solo con una grande scintilla: esaurita la spinta della rivoluzione industriale c'è voluta una guerra mondiale, e questo già ci dice qualcosa del futuro;
  7. di fatto, detta molto alla grossa, la successione logico/dialettica degli eventi è stata questa: mercantilismo > rivoluzione tecnologica dei trasporti > primo colonialismo > rivoluzione tecnologica fossile > rivoluzione industriale > socialismo > secondo colonialismo e nazionalismo > guerra mondiale > welfare State > consumismo > crisi energetica e palesamento dei limiti del sistema-Terra > monetarismo > globalizzazione > crisi odierna;
  8. in ognuna di queste tappe, hanno funzionato e funzionano i meccanismi di cui al punto 4, su scala diversa;
  9. oggi è quindi in moto un meccanismo che tende a concentrare la ricchezza e con essa il potere nelle mani di poche persone al mondo, e a distribuire equamente le briciole a tutti gli altri, incurante del fatto se da questa distribuzione risulterà che i singoli possono almeno sostentarsi o meno;
  10. anche stavolta, queste tendenze possono essere contrastate solo da una presa di coscienza generale, ma è più probabile che lo siano a scale inferiori, sufficienti forse a salvare per un po' Stati o zone più potenti, ma capaci sicuro a innestare conflitti (ve ne siete accorti, che la terza guerra mondiale è iniziata nel 2001 con prologo dieci anni prima, o vi serve una bomba sulla testa?);
  11. chi guida il meccanismo di cui al punto 9, avendone le risorse, si serve di tutta una catena di intermediari per farsi "accogliere" dalla popolazione impedendole la presa di coscienza di cui al punto 10, catena che va da una classe dirigente economica di medio livello, ai politici col loro finto contrapporsi, ai giornalisti più o meno direttamente a libro paga degli uni o degli altri, che se e quando arriva una voce fuori dal coro (in grado di scardinare o almeno minacciare questo sistema di schermi) si coalizza contro di essa per farla tacere o neutralizzarla.
Se ce l'avete fatta a arrivare fin qui, vi sono più chiari il perché la stagione in cui ogni generazione poteva lottare per migliorare le proprie condizioni di vita e far si che questo per la successiva fosse solo un punto di partenza, è stato un breve interludio che è andato in scena in una piccola parte del pianeta Terra e non potrà ripetersi, e il perché e il come i partiti cosiddetti di sinistra abbiano sostanzialmente tradito la propria missione: sono anche loro al soldo di chi ha di fatto la missione opposta, e il compito per cui sono pagati è esattamente farci credere il contrario così stiamo buoni mentre viene compiuta. Se ne potrebbe uscire solo con una nuova coscienza di classe, ma dei "proletari di tutto il mondo", e però da un lato il condizionale significa che la soglia di sfruttamento delle risorse annue del pianeta è talmente superata che forse neanche questo può servire, e dall'altro essere coscienti che questa coscienza globale significa per noi figli e nipoti del welfare occidentale sostanzialmente un drastico ridimensionamento dello stile di vita, se va bene al livello dei nostri nonni, con quello che comporta anche in termini di quello che noi abbiamo battezzato conquista sul piano dei diritti, sociale e culturale (e l'arretratezza su questi piani dell'islam è proprio il fattore che ne spiega il suo successo come paradigma alternativo). Ma molto più probabilmente (e anche questo lo aveva già detto Battiato...) se ne uscirà solo con una tragedia epocale, una decimazione dopo la quale forse i sopravvissuti avranno qualche speranza di potere ricostruire qualcosa. Ammesso che lo vogliano e che lo sappiano fare.
Intanto, non resta che sperare che gli argini che saremo capaci di mettere reggano nel breve, e per chi ha figli nel medio, periodo.

PIJAMO PIANO

Chissà se qualcuno è riuscito, da dentro le aule con lo smartphone,
a copiarsi lo svolgimento del tema direttamente dal sito di Renzo Piano...
«Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. [...] Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. [...] Spesso alla parola «periferia» si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?». Renzo Piano, Il rammendo delle periferie, da “Il Sole 24 ORE” del 26 gennaio 2014
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Sentire parlare così un archistar, uno di quelli che è diventato straricco, per carità anche grazie a un talento non comune, muovendosi nella terra di confine tra committenti con enormi capacità di spendere, quindi quasi sempre pubblici, e politici vogliosi di legare il proprio nome a qualcosa di visibile ed eterno come fossero signori medievali o faraoni, oltre che di creare quel margine tanto poco oggettivizzabile da essere per natura variabile e così costituire lo strumento pratico per arricchimenti individuali leciti ed illeciti, fa venire voglia di scrivere.
Se fossi seduto tra i banchi di una seconda maturità, avrei senz’altro scelto la traccia che riporta il pianopensiero sulle periferie, perché mi avrebbe dato l’occasione, con l’irrinunciabile brivido del rischio di uscire fuori tema, di esprimere alcuni pensieri che mi avrebbe subito suggerito:
  • l’Italia di oggi è tutta una periferia, di un’Europa che contrariamente alle promesse veicolate dal faccione di Prodi non si è mai curata e non ha la minima intenzione di curarsi del benessere delle sue periferie (i finanziamenti europei servono solo a mantenere il circolo vizioso tra ammanicati e corrotti, e largamente non vengono nemmeno spesi, perché sovente alla disonestà si accoppia l’incapacità);
  • al suo interno, ci sono periferie di periferie, insomma periferie al quadrato come il sud in mano alle mafie, al cubo come le periferie urbane al sud come al nord, alla quarta come l’immenso patrimonio di borghi in progressivo abbandono e paesi sempre più spesso nemmeno collegati dalla ferrovia, alla quinta come alvei cementificati e altri territori talmente mal curati che alla prima pioggia abbondante succede il finimondo, e giù fino all’ennesima potenza dove ci sono i giovani specie del sud gli anziani e tutte quelle altre categorie lasciate al loro destino;
  • il “recupero” di tutte queste periferie, a occhio e croce, costerebbe un bel po’ meno del trittico Mose-Expo2015-Tav (figurarsi di tutte le cosiddette “grandi opere”), e per una questione di scala dei singoli appalti andrebbe ad alimentare la corruzione una quota molto minore d’altro canto avendo un effetto da moltiplicatore keynesiano molto maggiore: mille euro a testa a un milione di persone creano ricchezza per cinquemila di cui mille tornano all’erario come tasse, un miliardo di euro a un megacostruttore state tranquilli che la metà va ai politici e alla mafia e dell’altra metà tra profitti legali dell’impresa e dei subappaltanti e costi del materiale alla manodopera, in gran parte straniera e tutta a tempo determinato, vanno le briciole;
  • abbandonando tutte le cosiddette “grandi opere” e combattendo sul serio mafie corruzione ed evasione, coi soldi risparmiati direttamente e indirettamente si potrebbe attuare un grande piano di recupero del territorio, capillare: citando Piano, intendo sia “il paesaggio”, cioè tutto l’immenso patrimonio naturale, paesaggistico, archeologico, artistico, che rende il nostro Paese unico al mondo (possediamo, evitando di scegliere tra una delle tante quantificazioni esatte, una grossissima fetta, di “maggioranza relativa”, del patrimonio artistico e culturale del mondo), sia “le città”, cioè i nostri bellissimi centri storici, le nostre periferie, i nostri borghi dove - se fosse un diritto civile Internet veloce libera e gratuita per tutti - si potrebbe tornare a vivere in tanti;
  • la creazione di occupazione stabile sarebbe infine anche uno degli obiettivi, accanto a enormi risparmi per il singolo e la collettività ed enormi vantaggi per l'ambiente, della rivoluzione nella produzione e nella distribuzione dell’energia che al recupero del territorio di cui sopra sarebbe complementare: libera e incentivatissima autoproduzione da solare eolico e ogni altra fonte alternativa, con vendita dell’eccesso di produzione a una rete simil-Internet per l'energia (oggi la distribuzione energetica è di tipo "televisivo", invece, con sprechi e criticità colossali). 
Non è una coincidenza che molti di questi punti siano anche nel programma del Movimento 5 Stelle, ma il punto è che sono idee che vado predicando (non da solo, ma non siamo manco tantissimi) su Internet da dieci anni e penso e dico si può dire da sempre, non è colpa mia se una a una sono state abbandonate dalla sinistra nei fatti quando non anche nelle dichiarazioni, e raccolte e sistematizzate coerentemente solo da Grillo.
In ogni caso i tempi dell’esame di maturità sono passati da un po’, ahimè qualcosa come 33 anni, e questo basta per farmi desistere dallo svolgere la traccia. Ma non basta a farmi dismettere il bernoccolo della curiosità, grazie al quale scopro che Renzo Piano, che ai distratti ricordo è senatore a vita in quota PD, ha in piedi da qualche mese un gruppo di lavoro sul recupero delle periferie con tanto di sito. Lungi dal malignare sulla scelta della traccia, mi viene da chiedergli una cosa, una sola (sempre la stessa che vorrei chiedere a uno a uno a tutti quelli che votano ancora per i partiti sedicenti di sinistra sempre pronti a dare addosso a Grillo ogni volta che possono tacciarlo di destrorsità o antidemocraticità, o peggio ancora a quelli che si sentono di sinistra e votano per quella specie di "Democrazia Cristiana però senza umanità" che è il PD): ma lo sa, Senatore, che a voler essere buoni il 90 per cento delle bellissime cose che scrive nel programma del Gruppo124 sono totalmente irrealizzabili senza prima ripudiare la politica monetarista cui ci costringe l’Euro (e quindi senza uscire dall’Euro, poiché è ancora più utopistico convincere i tedeschi e gli altri che in questo quadro vincono a cambiare quadro)? Perché se lo sa, anche se è un architetto bravissimo e scrive tante cose belle, per me va soltanto a ingrossare la fila di quelli che mentono al popolo sapendo di mentire. Invece se come io spero non lo sa, s’informi, e passi in quota ai 5 stelle che tanto la sua carica è a vita e non gliela tocca nessuno...

MANU E MARCO

Si lo so che è una cavolata di quelle che si possono perdonare, e a stento, solo a un liceale: ho preso una canzone di Dalla e ci ho cambiato qualche parola di modo da farla suonare come un tributo alla vittoria del quinto anello NBA dei San Antonio Spurs (il quarto per Manu Ginobili, il primo per Marco Belinelli e per un italiano), e non è venuta nemmeno tanto bene.
Ma ci sono alcune ragioni per vincere la vergogna e pubblicarla lo stesso:
  • ho visto davvero un ragazzino magro e dinoccolato sbarcare a Reggio Calabria dall'Argentina, e ho pensato davvero subito (e l'ho detto, ho i testimoni!), notando il suo sguardo, che sarebbe presto arrivato in NBA e non per fare da comparsa, quindi oggi che a 37 anni è quasi alla fine di una carriera stellare posso pure azzardare che lo aspetta una carriera da head coach forse altrettanto titolata, se ne ha voglia;
  • sono certo che nella maturazione di questo ragazzo italiano (che magari non ha avuto tutto l'anno un gran minutaggio ma in questo titolo c'è anche la sua firma, e d'altronde senza personalità non si può vincere la gara da tre all'All Star Game), e forse persino nel suo arrivo a San Antonio, c'è lo zampino del suo compagno argentino, che lui ragazzino ammirava stella della Virtus, prima che le traversie societarie delle V nere lo portassero a sfondare sponda Fortitudo;
  • quindi i due prima che in Texas hanno giocato assieme proprio nella squadra di cui il "pivot" Dalla (a un concerto fuori dal Botteghelle nel 1985, poco prima della prima stagione di A1 della Viola, noi giovani tifosi neroarancio lo abbiamo stuzzicato fino a fargli parlare della sua passionaccia per la palla a spicchi, e dire che "forza Viola sono d'accordo anch'io" - ho la cassetta registrata, posso provarlo! - pochi giorni prima che Reggio battesse proprio Bologna all'esordio in campionato...) era il primo supporter, per cui sono certo che Lucio mi perdonerebbe lo scempio.
Manu come sono tanti
ragazzi emigrati
ma con quello sguardo
sguardo che a vederlo capisci qualcosa:
gli guardi gli occhi e già lo sai
stella di periferia
che è tra noi per qualche tempo
ma presto lo vedremo andar via...
Marco grosse scarpe e poca carne
Marco cuore in allarme
padre madre e due fratelli
a Persiceto, sempre quella,
Se chiude gli occhi lui lo sa
lupo di periferia
giocherà con le vu nere
ma presto lo vedremo andar via...
E la terra è una palla ed il cielo è un canestro
quanti anelli a saturno ma solo uno nel cesto
Marco è lì a provar
non sa cosa farà
poi c'è qualcuno che crede al ragazzo
si può andare in Texas...
Manu grande sguardo conduce il ballo
Marco che a giocare sembra un cavallo
in un caldo che è uno schifo
tanta gente che li guarda
tutti i cowboys fanno il tifo
Ma dimmi tu dove sarà
dov'è la strada per le stelle
mentre giocano si guardano e si scambiano la pelle...
E cominciano a volare
con tre salti sono fuori dal normale
con un aria da commedia americana
sta finendo anche questa partitona...
Ma l'America è lontana
dall'altra parte del pianeta
che li guarda e intanto ride,
così forti da far quasi paura...
E l'anello in tripudio ora si avvicina
con un mucchio di stelle cade per strada
in fondo all'Argentina
e a Bologna giù in città:
a San Giovanni non dorme nessuno
se prima festa non si fa...
Manu avrebbe dovuto mollare
Marco voleva andarsene lontano
Qualcuno li ha visti esultare
tendendosi la mano...
 

SCISSIONI

...evidentemente anche a livello microscopico è tutto un giramento...
Metto subito le mani avanti: non sono mai stato un chiumbino (in riggitano, secchione), è solo che accanto al mio wc non è mai mancata l'enigmistica. Questa dunque viene dalla pagina "forse non tutti sanno che": atomo viene dal greco inscindibile, perché Democrito e altri geniacci del tempo avevano intuito che la materia era fatta di particelle elementari, e magari hanno ancora ragione solo che siamo stati capaci di indagare dentro quella a cui all'inizio, avendola creduta inscindibile, avevamo dato il nome in questione, per poi essere costretti all'ossimoro quando riuscimmo a scinderla.
L'argomento è oggi di estrema attualità per due ragioni, entrambe attinenti alla sinistra italiana: le tensioni all'interno della lista Tsipras e il clamoroso rovescio degli eredi del PCI nella città in cui nacque il de cuius.
1.
Forti del loro successo, un 4 virgola zero zero zero qualcosa che gli ha consentito di strappare il quorum e far sedere l'Italia al tavolo dei vincitori (come quali? la lista Tsipras, no?) che sicuramente cambieranno l'Europa, gli italiani di sinistra, nelle pause del loro incessante sfottò ai grillini che essendo scesi dal 26 al 21 per cento dimostrano di essere prossimi all'estinzione, osservano con sgomento all'ennesima dimostrazione dell'avanzata della Scienza: non hanno ancora creato la loro nuova entità politica che già la scindono. Dimostrando che cu nasci tundu non mori quadratu: se nasci da una scissione non ti salva nemmeno avere un giornale che si chiama Unità (a proposito, che brutta fine ha fatto: da giornale che bisognava essere audaci per tenerlo in tasca, a velina acritica dei nuovi capi nella speranza che non ti chiudano...), la tua coazione a ripetere ti condanna. La questione è intricata ma semplice: senza mettere avanti un nome come la Spinelli il quorum preso per un pelo lo avrebbero preso col cavolo, ma si erano accordati che se veniva eletta doveva lasciare il posto. Io sta cosa non la sapevo, chissà i loro elettori. Comunque lei ora il posto se lo tiene, e c'è pure chi dice che fa bene, ma quelli di Sel già ci avevano voglia, forse non tutti ma un po' si, di confluire nel PD delle sorti magnifiche et progressive di Cicciobello2, quindi mi sa che la mollano. Col risultato, forse record del mondo, di due elezioni consecutive in cui il partito di Vendola si presenta in una coalizione, grazie a ciò aiuta se stesso e gli alleati, e subito dopo il voto la rompe, fregandosene del fatto che forse tra chi li ha votati molti lo hanno fatto proprio per quella coalizione, tanto ormai i giochi sono fatti, le poltrone prese, eccetera.
Ora non sto dicendo affatto che non sia legittimo discutere e dividersi su tutto, per carità, anzi, essendo di sinistra nel midollo non posso che capire questa pulsione esistenziale, tipica appunto di chi è di sinistra anche perché ama discutere e detesta accodarsi acriticamente a qualunque capo, io però - come si dice - non faccio politica attiva. Allora mi dico: non è forse il caso di separare una volta per tutte la discussione politica dalla carriera politica, costruendo per quest'ultima una gabbia legislativa che le  tolga ogni appeal agli occhi di chiunque non la voglia intraprendere per pura passione sociale, e sapendo fin dall'inizio che sarà per poco e non potrà trasformarla in un mestiere e tantomeno arricchircisi? Tanto per fare un esempio, Vendola, il compagno Vendola, cosa avrebbe fatto nella vita se non il politico? Leggete la sua biografia, non vi sembra uguale a quella di tanti, troppi altri, in tutto l'arco partitico? E' questo il vulnus della nostra democrazia, lo vogliamo capire o no? Basterebbe che Grillo riuscisse a imporre fino a farla sedimentare come condivisa a livello valoriale la concezione della vita politica che impone per statuto ai suoi, e meriterebbe di passare alla Storia anche se fallisse in ogni altro suo obiettivo...
2.
A Livorno nel 1922, per farla forse troppo breve, una parte dei socialisti decise di andarsene dal PSI e fondare un partito che abbandonava la vocazione riformista in favore di quella rivoluzionaria. Tranquilli, non voglio, ammesso che ne sia capace, propinarvi la cronistoria della sinistra in Italia; era solo per dire che, parentesi fascista a parte, da allora la culla Livorno è sempre stata la roccaforte inespugnabile del PCI e delle sue reincarnazioni successive, con una connotazione talmente pervasiva da caratterizzare persino il tifo calcistico, altrove dominio spesso dell'altra parte, tanto che un centravanti locale rifiutò ostentatamente di obbedire alla legge del denaro preferendole quella dell'identità sociale.
Questo per dire che se a Livorno vince un candidato a 5 stelle qualcosa significa. E lo si capisce intanto se si evita lo stereotipo, subito sposato ovviamente dal mainstream, della destra che vota Grillo, che tra l'altro chi vi ricorre manco si rende conto che ciò presumerebbe un improbabile mutamento di DNA della città. E poi se si va a vedere che una lista civica di sinistra vera, quindi avversa al PD e al malaffare che oramai incarna quasi meglio di Forza Italia, ha sostenuto al ballottaggio l'ingegnere informatico nella sua corsa a Sindaco. Se non fosse chiaro, sentite cosa dice il direttore del Vernacoliere, la feroce e salacissima rivista livornese di satira, icona della sinistra più dura, e prima ancora indovinate per chi ha votato stavolta.
Ecco allora qual'è il messaggio che arriva dalla rossa Livorno, a chi lo vuole capire: siete diventati democristiani, non c'è più traccia del Partito Comunista nel carrozzone che ci governa ormai in modo indistinguibile da come farebbe il centrodestra (stessa politica monetaria, stesse privatizzazioni, stessa corruzione, e siamo generosi)? e noi votiamo per quella cosa che, pur dichiarandosi oltre la distinzione destra/sinistra, contiene ancora nei programmi, nell'energia dal basso, e soprattutto nell'etica molti dei tratti distintivi di quello che era il nostro ideale. Vediamo se capite il messaggio. A pensarci bene, non poteva che arrivare da li...
...
P.S.
Aggiungo il giorno dopo una serie di link di approfondimento presi dalla rete, perché forse c'è bisogno di precisare che quanto sopra è detto non a scopo di un trionfalismo di riaccatto che sarebbe patetico, ma proprio di riflessione interna alla sinistra (ebbene si, la famosa autocritica), e ribadisco interna perché a qualcuno potrà dispiacere ma siamo in tanti a spingere il progetto di Grillo continuando a sentirci di sinistra, e perché come vedete si tratta di spunti tutti provenienti dall'area culturale (ebbene si, la famosa intellighenzia) di sinistra, quindi non sospetti:

  • Rossana Rossanda, ovvero l'autocritica sulla consuetudine alla dispersione dei voti;
  • Meletti, ovvero è che i livornesi si sono stufati, detto meglio di come l'ho detto io;
  • Chiesa, ovvero la sinistra non capisce le cause della crisi;
  • Müntzer, ovvero la Syriza italiana era impossibile e si sapeva, la lista Tsipras era per fregarvi;
  • Mazzucco, ovvero mentre tutti straparlano di Berlinguer ecco uno che cita a proposito la Questione morale;
  • Eretica su Il fatto quotidiano, ovvero la Spinelli ha fatto male;
  • Scanzi sullo stesso giornale, ovvero la Spinelli ha fatto bene;
  • Marcelli sempre sul Fatto è daccordo, e inoltre farebbero bene in casa Tsipras a liquidare SEL. E qui torniamo al titolo del post....

ONCOLOGIA DEL POTERE

Ma una bella paratia mobile sui denti, a certa gente, no?
Non so se l'arretramento del Movimento 5 Stelle sia momentaneo o definitivo, o se sia più effetto di carenze strutturali del progetto o strategiche dei leader oppure del massiccio attacco mediatico sferratogli a 360° (Berlusconi nei periodi peggiori rispondeva dalle sue trincee televisive ad attacchi a 180°), ma sono cose che vedremo, in questo momento non importano. Adesso conta solo tener fermo e chiaro un punto: le istanze intercettate dalla proposta grillina restano valide, e se la cronaca non mente minacciano di restarlo a lungo. Ragion per cui, se non sarà lo stesso moVimento, magari cambiando modi, a portarle avanti, ne approfitterà qualcun altro, e potrebbe essere molto peggio di Farage o della Le Pen. Certo non sarà la sinistra, che dimostra sia nei vertici che nell'elettorato di non avere ancora la minima idea di dove sia il problema, se è vero come è vero (a meno che non mentano) che pensano ancora sia possibile "un'altra Europa" senza mettere in discussione la costruzione-Euro e la politica monetaria di destra che ne è portato inscindibile.
Come ho detto troppe volte, i capisaldi del grillo-pensiero, le architravi strutturali di un sistema di valori per il resto sovrastrutturale e quindi prescindibile, sono due: la necessità di riprendere in mano la leva monetaria per gestire democraticamente le strategie economiche fondamentali (a livello nazionale, dopo aver fatto un serio tentativo a livello europeo che è tanto meno di probabile riuscita quanto più sono divergenti gli interessi in ballo) e una lotta senza quartiere alla corruzione che parta dalla riforma radicale del concetto stesso di carriera politica.
E' la cronaca che ce lo ricorda, arrivando a riportare le conseguenze giudiziarie di cose la cui sintassi era nota a chi voleva vederlo già da quando se ne cominciò a parlare: del Mose decenni fa, della Expo milanese da qualche anno. Il moVimento non c'era ancora, ma il blog di Grillo c'era già, a gridare nel deserto che le cosiddette Grandi Opere, tutte, ognuna di esse e quindi anche la TAV e ora l'Expo, non avevano altra utilità che creare le condizioni per riempire il pozzo senza fondo della corruzione. Il Mose non fa eccezione: è nato solo per mangiarci su, perché per la laguna e Venezia sarebbero state molto ma molto meglio strategie meno costose e con ricadute maggiori sull'economia locale, di manutenzione e cura.
Apro una parente. Proprio per dare una mano ad un "compagno" (oggi antigrillino sfegatato) in uno studio sul debito pubblico, venti anni fa mi studiai i dati bankitalia in materia, scoprendo con stupore che il salto gigantesco (cito a memoria, tanto oggi chi vuole può riscontrare su Internet) dal 40 al 130 per cento del PIL avvenne negli anni, successivi al divorzio tra Governo e Banca d'Italia, in cui si affermò ed espanse il craxismo, il sistema di potere che portò la corruzione dallo status naturale di effetto collaterale inevitabile in ogni democrazia a quello da allora sistemico in Italia di cancro metastatizzato. La metafora è, mi rendo conto, cruda, ma purtroppo è estremamente precisa: Mani pulite fu come un intervento di asportazione chirurgica della parte principale del morbo, ma la sua diffusione era tale che manco due anni dopo il Male riprese vigore incarnato nel berlusconismo. Oggi, come vedete, dopo anni che viene praticato, si scopre che il rigore di stampo monetarista vale per tutti tranne che per loro, come una radioterapia potente che uccide tutte le cellule ma definitivamente solo quelle buone, perché quelle tumorali non smetteranno di crescere se non dopo che avranno ucciso definitivamente il corpo che le ospita. Mentre grazie al potere e al denaro gli oncologi demonizzano e screditano con successo quella cura olistica che non è che ci renderà immortali, tutto muore e anche la nostra società occidentale morirà, ma potrebbe consentirci ancora di campare a lungo e godendo parecchi dei piaceri della vita.
La cura, sarebbe trasformare in legge dello Stato quelle regole di selezione e ricambio della classe politica che sole possono, se applicate con rigore per decenni, cambiare faccia a questo disgraziato Paese: nessuno può fare politica per più di dieci anni, e chi entra in politica deve accettare che per lui non valgano la maggior parte delle norme della privacy, in particolare quelle patrimoniali. Deve essere reso pubblico il suo patrimonio personale e familiare e alla fine deve rendere conto, con inversione dell'onere della prova, di ogni centesimo di arricchimento nel decennio in cui ha fatto il politico. Se riesce, può sfruttare il giro delle conoscenze acquisito per trovarsi dopo un lavoro migliore di quello che aveva prima, un po' come gli anglosassoni che dopo la politica campano e bene di conferenze e consulenze. Ma la politica deve diventare, per legge, un mestiere così controllato da perdere la maggior parte dell'appeal nei confronti di chi la vede oggi come occasione di arricchirsi smisuratamente, sistemarsi per sette generazioni, o anche solo sbarcare il lunario. Solo così potremmo fare buon uso di una riacquistata sovranità monetaria, scegliere di fare politiche roosveltiane di lavori pubblici diffusi (recupero del patrimonio edilizio paesaggistico ed archeologico, ripristino dei collegamenti ferroviari capillari e della rete viaria periferica, riconversione energetica verso la microproduzione eolica e solare, ad esempio, ma l'elenco di occupazioni utili che potrebbero affiancare il reddito di cittadinanza è lunghissimo) a costo zero per lo Stato (perché con le "piccole opere" il margine per le tangenti è nullo e il moltiplicatore keynesiano funziona a meraviglia, e ogni euro di spesa pubblica dopo pochi passaggi di mano origina cinque euro di reddito e un euro e rotti di entrate fiscali), guarda caso un altro dei punti del programma a cinque stelle.
E' una cosa semplice semplice, la capisce pure la vostra vecchia zia. Non c'entrano niente destra e sinistra, anzi: gli sviluppi recenti hanno dimostrato al limone che la contrapposizione oramai non era che una commedia per abbindolare i gonzi. Lo siamo stati tutti, l'unica attenuante è che con un personaggio impresentabile e affascinante come Berlusconi era facile cascarci. Ora nessuno ha più scuse. Renzi, che mente praticamente sempre, oggi ha detto che il problema non sono le regole ma i ladri. E' vero il contrario. I ladri prosperano quando le regole sono cattive e non efficaci, e permanendo nel tempo questa situazione vengono selezionati darwinianamente come "razza dominante": guardate cosa è successo della Lega, da "Roma ladrona" a Mister Milione Galan passando per gli affari di famiglia di Celavevoduro Bossi. Convincetevi, questo sistema porta avanti i ladri, e se i 5 stelle abdicassero alle loro regole ferree presto ne emergerebbero anche tra loro. Menomale che hanno ancora qualcuno che quelli che vogliono fare carriera li caccia via, si si antidemocraticamente. E la somma che fa il totale di tutto questo è che siamo in avanzo primario da vent'anni (i più "virtuosi" d'Europa) e non basta, perché è sempre maggiore la spesa per interessi su un debito pregresso, in una spirale che spannometricamente si può calcolare che con una corruzione di misura giapponese o anche solo tedesca non si sarebbe nemmeno avviata o sarebbe stata stroncata sul nascere.
Se e quando una maggioranza di cittadini sarà convinta di questo, forse le cose cambieranno, sempre se famo a tempo. Se tu che leggi sei convinto, passa parola: se non altro ti farà bene alla coscienza...

FESTA ALLA REPUBBLICA

Il 2 giugno 1946 è nata, chissà la Storia che data riporterà
nel certificato che ne attesta l'ormai evidente decesso...
No, non è un refuso. Il 2 giugno 1946 l'Italia con un referendum dall'esito non certo plebiscitario, tanto che in molte zone del Sud era tanto predominante il voto monarchico che fu facile dar credito all'ipotesi di brogli, peraltro resa perlomeno non implausibile da una serie di punti oscuri mica male, divenne Repubblica, e di lì a poco si diede una Costituzione consequenziale.
Il compito dell'Assemblea Costituente, invero arduo, era trovare un massimo comun denominatore tra valori estremamente eterogenei: quasi tutti avevano creduto nel Duce ma molti ancora ci credevano ("unico errore la guerra", la vulgata) magari dissimulando, molti erano socialisti o comunisti, e molti si rifugiavano nell'identità religiosa e nel suo volto politico militante, mentre solo pochi ma influenti intellettuali portavano avanti un'istanza laica e progressista chiamata "azionismo". Il crogiolo fu un vero miracolo, per quanto necessariamente elastico e pertanto destinato ad ampi margini di inattuazione o travisamento. In particolare, la prima parte rivaleggia per avanzatezza dei principi con la Dichiarazione fondamentale dei Diritti dell'Uomo: il lavoro come fondamento e come diritto, la solidarietà come dovere, l'uguaglianza di fatto (ben oltre quella liberale, di diritto), il ripudio della guerra, per citare i più eclatanti sia in se che per entità del tradimento.
Si perché gli ultimi decenni sono stati un continuo attacco concentrico volto alla demolizione di questi, e altri come la non onerosità per lo Stato delle scuole private, il diritto alla salute e quello a non curarsi, la funzione sociale obbligatoria della proprietà privata, dapprima con un gioco delle parti in cui una si era riservata quella della difesa, poi finalmente anche questa gettando la maschera, almeno agli occhi di chi non vive bendato, a partire dalle privatizzazioni per finire al jobs act passando per il pareggio di bilancio obbligatorio. Persino le condizioni di reciprocità costituzionalmente indispensabili per rendere legittime le cessioni di sovranità sono state ampiamente disattese nei fatti. Dalle stesse persone che affollano il palco d'onore in via dei Fori oggi. Con la complicità di tutta la classe politica. Portando avanti tutti assieme un credo economico totalitario di destra nato in Inghilterra negli anni 70. E i partiti della cosiddetta sinistra a guardare imbelli, mentre i loro elettori partecipano al coro di demonizzazione (che continua ancora, prima era che non si alleavano, ora che si alleano col demonio, mentre quelli che con una moneta-arma ci stanno distruggendo sono angeli) dell'unico schieramento che, con tutti i difetti del mondo, si opponeva e si oppone a questo sfacelo.
Gliel'hanno fatta, la festa, alla Repubblica, si si...

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...