IN CHE SENSO, PETROLIO?

La cosa che stride di più della vicenda libica vista da qui, è come gli stessi media che compattamente pochi mesi fa commentavano incuriositi e benevoli le visite del leader Gheddafi a Roma con tanto di tenda amazzoni e hostess reclutate in loco con extra in caso di conversione omaggiato dal nostro premier con tanto di baciamano e riconoscimenti formali di status storico/politico, quegli stessi media oggi parlino dello stesso soggetto come di un sanguinario dittatore punto. Alla fine lo stesso Berlusconi è stato costretto all'autosmentita, l'ennesima della carriera tanto il suo consenso ha storicamente sede nelle viscere del suo elettorato più che nella materia grigia, quindi lui non si preoccupa della logica. Che gli altri, quelli che per bacino elettorale se ne occupano, peraltro non lo sanno fare.
Per il resto, come per gli altri accadimenti nordafricani, ci si capisce ben poco, e allora fissiamo una serie di punti fermi, magari la verità viene fuori per differenza:
  • in Tunisia è stato fatto fuori un dittatore messo li da un colpo di stato a guida italiana, retribuito a suo tempo da munifica ospitalità vita natural durante al ladro oggi in via di beatificazione che lo aveva ispirato;
  • in Egitto lo zio di Ruby è passato velocemente dallo status di garante della laicità e della libertà a quello di feroce dittatore, ma l'attuale situazione tradisce dove quello status avesse realmente sede - cioè dove ancora è: nell'esercito - e quanta era sia e sarà la libertà reale degli egiziani;
  • in entrambi i Paesi suddetti il popolo era ed è davvero affamato, ed eterodiretto o meno che fosse è stato protagonista delle ribellioni;
  • in Libia invece i pochi osservatori attenti (qui il sito Petrolio) concordano nel parlare di una guerra civile con radici antiche piuttosto che di una sollevazione popolare unanime contro il tiranno (ed anche qui sono da ascoltare bene i dietrologi, piuttosto che da rigettare aprioristicamente);
  • se anche l'articolessa di Scalfari, che antiberlusconismo editoriale a parte condivide la vulgata "democratica" delle rivolte, accarezza il tema del petrolio (o meglio, nel caso libico, dei gas naturali), vuol dire proprio che questo ci azzecca e tanto;
  • in ogni caso, la voglia di "democrazia" è al massimo tra le motivazioni minoritarie eventuali e non efficienti degli accadimenti in questione.
Petrolio è anche il titolo dell'ultimo lavoro di Pasolini, uscito postumo, che postula la centralità del caso Eni (uccisione di Mattei per finto incidente) nella storia d'Italia. Ne ho visto di recente a teatro un bell'adattamento di Fabio Morgan, Superstar, non sono riuscito a trovare se e dove sia replicato d'ora in avanti, ma cercatelo: si capiscono tante cose perfino della storia recente e della cronaca. Pasolini era un poeta, anche quando scriveva prosa o girava pellicola, e come tutti i veri poeti un profeta. A sentire brani come questo c'è solo da sperare che si sbagliasse, o meglio fare tutto il possibile per impedire l'avverarsi del suo vaticinio, che fin'ora purtroppo ci ha preso quasi sempre...

COMPLIMENTI PROFESSORE

le copertine di Andrea Pazienza per
Vecchioni: 1) Montecristo (1981)
Quando ho letto la lista dei partecipanti e le regole di voto ho pensato subito che forse quest'anno, interrompendo una lunga tradizione di assenza, avrei guardato Sanremo, almeno un giro delle canzoni dei big, e così ho fatto sabato. Mi sono volutamente perso tutto il resto, prima e dopo, e da quello che ho visto su youtube ho fatto proprio bene:
  • Benigni sfrutta ancora residue vestigia del suo vecchio genio ma è decisamente bollito e già si era visto in Pinocchio;
  • Luca e Paolo hanno conquistato sul campo il rinnovo del contratto con Mediaset dando vita a un teatrino inqualificabile, quintessenza proprio dello stile Iene o Striscialanotizia, "facciamo finta di fare satira così il nostro padrone può dire di essere democratico e ne approfittiamo per veicolare messaggi falsi come ad esempio descrivere come uno sputtanamento reciproco tra due vecchi amici una vicenda nient'affatto paritaria che vede uno forse coinvolto in una magagna immobiliare del cognato ma l'altro processato per dei reati gravissimi e personali";
  • la bionda e la mora di quest'anno corrispondono allo scavo dopo che si è toccato il fondo, una tutta rifatta che si qualifica anche per le proprie scelte sentimentali oltre che artistiche, l'altra che sono anni che imperversa sull'etere ma non si è mai capito davvero cosa diavolo sappia fare.
2) interno ed esterno di Robinson (1979)
Le canzoni invece erano meno peggio del solito, almeno in percentuale, e anche se il pur temperato ricorso al televoto poteva far temere l'ennesima vittoria di un cavallo di scuderia (De Filippi o X-factor poco importa) alla fine anche i risultati sono stati decenti come forse non si vedeva dai tempi degli Avion travel o giù fino a Per Elisa di Battiato cantata da Alice (per trovare una vincente più bella bisogna tornare ai tempi di Volare).
Mi sono sorpreso, e sorprenderò chi mi conosce, nel giudicare mio vincitore personale Albano Carrisi: Amanda è libera ha bel testo, melodia non scontata, arrangiamento azzeccato, e addirittura è interpretata con una misura che lo stentoreo interprete pugliese non aveva mai esibito (che devo dire, gli avrà fatto bene l'incontro artistico con Caparezza...), limitandosi per la prima volta ad un solo acuto di modo che per il resto del pezzo le sue doti vocali si apprezzano molto meglio che quando urla tutto il tempo.
Molto molto interessante il ragazzo che ha vinto tra le nuove proposte, incredibile scelta di qualità (ha vinto anche il premio della critica) di cui sentiremo parlare certamente, un tale Raphael Gualazzi cui si perdona anche il nome col pi-acca.
3) Il grande sogno (1984) e 4) Hollywood Hollywood (1982)
Ma il motivo per cui mi sono deciso a sporcarmi la fedina penale scrivendo del festivalone è soltanto la vittoria di Vecchioni, e non tanto perché Chiamami ancora amore fosse la canzone più bella del festival: il testo - però trattandosi di Vecchioni non è una novità - forse si, ma la musica era davvero sentitissima, un autoplagio di decine di altri pezzi "recenti" del cantautore milanese. Meno che meno il brano è tra i suoi migliori: il "professore" ha scritto centinaia di canzoni, decine e decine più belle di questa trionfatrice. No, per un motivo molto più personale: quando Vecchioni espresse il meglio della sua produzione discografica, sto parlando degli anni tra il 1973 e il 1985 e in particolare del triennio 76/78, il sottoscritto era un adolescente innamorato della sua musica al punto da scriverne una esegesi completa pezzo per pezzo, che conservo dattiloscritta con tanto di illustrazioni a mano. Nel 1983, quando oramai il cantautorato era stato travolto dal "riflusso" e Vecchioni come tanti altri suoi colleghi per campare suonava anche in minuscoli paesini, ebbi addirittura l'occasione di incontrarlo di persona: cantava in piazza a Cardeto, un buco alle falde dell'Aspromonte, e il retropalco era casa dei genitori della mia amica Pina, dove io mi aggiravo col manoscritto sperando di avere l'occasione di sottoporlo all'attenzione del Maestro; quando lo ebbi davanti, per fortuna, ebbi il pudore di non rompergli le scatole e a stento lo salutai, contraccambiato gentilmente. Il concerto, bellissimo, lui Mauro Paoluzzi e credo Massimo Luca alle chitarre, oggi si direbbe unplugged ma è che nella piazza di Cardeto proprio non c'era spazio per un palco più grande, l'ho visto dal balcone del primo piano, praticamente da sopra la testa degli artisti, e ancora lo ricordo tutto. Era appena uscito Hollywood Hollywood, terzo di una serie di quattro album illustrati da Andrea Pazienza, tanto per parlare di mostri sacri, oggetti che conservo gelosamente, dell'ultima epoca in cui i discografici sapevano fare il loro mestiere.
Per queste ragioni, parlo di Vecchioni come di un vecchio amico. E posso permettermi di dire che la sua produzione discografica dopo Per amore mio (quindi degli ultimi vent'anni) vede capovolgersi il rapporto tra  cose tutto sommato prescindibili e capolavori: questi ultimi ripeto negli anni 70 erano almeno il 90% in ogni album, ma anche adesso ad ogni uscita si trova cercando bene un gioiellino. Come Euridice del 1993, Conversazione con una triste signora blu del 1995, La stazione di Zima del 1997, Ritratto di signora in raso rosa del 1999, o la meravigliosa Viola d'inverno del 2002. Parlano tutte solo di Amore e di Morte: perché, esiste qualcos'altro nella vita?

LA NOSTRA AFRICA

Se del bunga-bunga ho deliberatamente evitato di parlare, per via del fatto che ritengo quantomeno sospetto che si arrivi addirittura a farne uno sketch (finto)satirico nel Sacro Tempio della prima serata raiuno di Sanremo, e che anche a me come ad esempio a Solange Manfredi piacerebbe che la mobilitazione contro il Caimano e magari la sua Caduta arrivasse per uno qualsiasi degli altri ben più gravi "peccati" che ha sul groppone, delle rivolte africane finora non ho parlato per un motivo molto diverso: fatico a farmi un'idea precisa.
Così, per non prolungare il silenzio, vi metto in fondo al pezzo una serie di link che rendono ragione di questa confusione, tra chi plaude al risveglio delle masse di diseredati contro i tiranni e chi ricorda che quelli che oggi non fatichiamo a chiamare tiranni ieri erano i rispettabili baluardi dell'Occidente contro l'integralismo, chi accusa gli americani di essere il burattinaio di tutte le rivoluzioni colorate degli ultimi anni e chi li accusa di essere invece solo pronti a cavalcarle gattopardescamente perché non cambi niente anche se cambia tutto, chi ci vede un embrione di democrazia che nasce finalmente dal basso come deve essere e non viene gettata dall'alto assieme alle bombe come purtroppo è stato e chi teme invece che una democratizzazione accelerata in popoli non sufficientemente alfabetizzati li consegni a nuove tirannie di specie peggiore (ricordando l'Iran di Khomeini come caso riuscito e l'Algeria dei primi anni 90 come caso sanguinosamente fallito, di integralismo al potere per via popolare). Insomma, non vi so ancora dire se sia un bene o un male se l'amico fraterno di Bottino Craxi o lo zietto di Ruby Rubacuori siano stati deposti, ma se avete pazienza di leggervi la rassegna ragionata che vi propongo non so se riuscirete a farvi un'idea vostra, nel qual caso magari ditemela, ma certamente abbandonerete la traccia monocorde che vi sta propinando la stampa di regime di entrambi gli schieramenti, che quanto sia inattendibile è dimostrato ampiamente dalle migliaia di disperati che si stanno affollando nelle nostre spiaggie, come se avessero appena vinto una rivoluzione non farebbero mai e poi mai.
Nell'attesa, preferisco ripensare all'Africa con categorie del pensiero più umili, e dopo aver ripassato il meaculpa che quotidianamente dovremmo tutti noi occidentali recitare per il mare di diseredati sulla cui miseria si regge il nostro relativo e transeunte benessere, passo all'atto penitenziale e autoassolutorio (aggettivi da leggere tenendo presente il mio agnosticismo feroce) di propagandare un po' di concreta beneficienza:
  • il 27 febbraio si corre la 37ma edizione della mezza maratona Roma-Ostia, le mezze pippe la non competitiva in giro per l'Eur: un motivo in più per partecipare è il fatto che per tramite della Ong Ricerca e Cooperazione parte degli incassi andranno ai bambini di strada del Ghana;
  • il 23 febbraio prima di una cena a tema al pub Clyde di Portonaccio a Roma (qui la mappa) si presenterà il libro Le ricette di Nonna Carmela scritto dal sottoscritto a quattro mani e svariati fornelli con Pino Longo, i cui proventi andranno ai bambini della scuola di Kolomà in Guinea Conakry, come meglio spiego nelle pagine Cucinoperdiletto e Adottocondiletto di questo blog. Come diceva Sofia, accattatevillo.
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Link utili per quanto discordanti:

CRONACHE DI DONNE VERE

Berlusconi è di gran lunga il tag più frequente in questo blog, tanto che qualche amico me ne ha persino fatto una colpa, che ho rintuzzato facendomi scudo dell'emergenza democratica che ho avvertito quest'uomo rappresentasse già nel 1992 quando lessi il profetico La compagnia dei celestini di Stefano Benni, nel mentre però cercando di dare retta a chi mi vuole bene e limitare il più possibile quella che potrebbe sembrare un'ossessione monocorde.
Non è questa però la ragione per cui in questo spazio web non si è quasi parlato del caso Ruby, o come vogliamo chiamare il troiaio in questione: la ragione è che qui non si parla di cose di cui parla Striscia la notizia. Sospetto infatti che il polverone sia stato quantomeno assecondato a scopo di veicolare consenso, e d'altro canto spero proprio che il soggetto finisca nella polvere per uno qualsiasi degli altri reati che ha commesso in carriera, che so almeno per evasione fiscale come Al Capone.
Tuttavia il cancan mediatico un merito ce lo ha avuto, se è stato capace di sollevare una protesta come quella che ieri ha avuto luogo praticamente in tutta Italia (bella la gallery romana di Liberareggio, questi i report di Blitz e de l'Unità) ed anche in numerosi Paesi esteri (qui e qui la fotogallery). Un tale successo e una tale eco non necessitano di controinformazione, quindi non avrei avuto niente da aggiungere se non avessi ricevuto, e come si dice volentieri pubblico, due contributi "da dentro" di due mie amiche diversamente redattrici, con inoltre la particolarità di un filo diretto Italia-Belgio: nel gruppo romano c'era una signora belga, da Bruxelles scrive un'italiana. Buona lettura e grazie a Paola ed Eva.
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MANI
di Paola Caldarola
Roma, 13 febbraio
All’una, cambio in corsa nelle case. Io vado, tu porti i bambini al parco. A dopo.
Appuntamento alla metro, Bianca viene con la mamma, Cristiane con mamma belga e figlia tredicenne, noi no, stavolta me la voglio godere questa manifestazione. Niente bambini. Solo noi.
Un quartiere in movimento, è ora di pranzo, è domenica, che vanno tutti alla manifestazione?
Forse si.
La metro è piena, ci perdiamo, chi scende a colosseo, e fa bene, chi cerca di arrivare dritto dritto a piazzale flaminio. E fa male.
Non è un paese per donne, ma non è un Paese per nessuno, questo.
Alle due e mezzo il fiume umano che scende le strettissime scale della fermata Termini della metro A viene bloccato in un cunicolo. Non scendete più non c’è più spazio.
Non faccio finire la frase.
Esco, di corsa, guadagno il bel sole romano.
Escono tutte, e via, a piedi verso il Pincio.
Da quella meravigliosa terrazza si vede la piazza, è affollatissima, non si vede la fine. Cerco le solite facce delle stanche e tristi manifestazioni a cui, noi zoccolo (ho detto zoccolo. Con la O) duro continuiamo ad andare. Ma non le trovo.  Non le riconosco. Ci sono tutte, le categorie romane di donne e di uomini e dei tanti bambini, in questa domenica di febbraio. E ci si guarda sorridendo.
Scendiamo verso piazzale Flaminio a fatica, molto a fatica, in piazza non ci si entra, sentiamo applausi scroscianti, risate, urla, da quella folla accalcata, ma non possiamo capire perché.
Accodandoci a un folle papà in bicicletta con figli in bicicletta che fende la folla, gentile, ma un po’ spazientita da cotanta (maschile) disorganizzazione, riusciamo ad arrivare in via del Babuino, piena anch’essa, e poi giro… verso via del corso e da lì, Strada banda che incanta con i suoi tamburi ritmati, un coro che canta bella ciao e il cuore lì, ti si apre sempre. Ci avviciniamo all’ingresso della piazza. Parla Susanna Camusso. Non diciamo nulla, ma la ascoltiamo. Anche se con tutti i se e i ma delle mie amiche di sinistra-sinistra. L’ascoltano anche loro. Perché questo non è il momento di ricamare sui nostri distinguo. Ora è il momento del Basta. Basta. E quando le donne dicono "basta" è per davvero.
Ancora flussi di gente che arrivano.
Torniamo a piedi, tutto il centro a piedi e la sensazione è sempre la stessa. Sono contenta. Siamo contenti.
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ANCHE IN BELGIO LE DONNE ITALIANE RISPONDONO ALL’APPELLO
di Eva Donelli
Bruxelles, 13 febbraio
Alcune centinaia di donne italiane (ma anche altrettanti uomini) si sono riunite oggi nella capitale europea per rivendicare maggiore rispetto per la dignità femminile, offesa dal caso Ruby e non solo, e per mostrare il volto di un’altra Italia.
Dalle 12, per circa un'ora, oggi la scalinata del palazzo della Bourse di Bruxelles risuonava dello slogan: “Se non ora quando? Ora!” , gridato, canticchiato, cadenzato sulle note di we will we will rock you dei Queen.
Siamo cittadine non femminucce strumentalizzate”, scandivano gli speakers alternanandosi al microfono dai gradini della Bourse. E ancora: “E' una rivolta della decenza, per salvare la dignità del nostro paese, perché ormai l'Italia ha perso il senso del pazzesco!” “Non siamo moraliste, ma siamo qui per la morale, questo si!”
I media italiani attentano all'immagine della donna”, ha letto una ragazza in francese per coinvologere gli stranieri presenti, “questo è un ostacolo alla parità, le donne non sono considerate persone, lo stereotipo che ci appioppano è anacronistico e ci umila!
Sfilavano i cartelli “Io non sono in vendita”, “La dignità è un diritto fondamentale” e ancora.. “Non mi piace la parola bunga bunga” “ Bandire Berlusconi dal Consiglio europeo”. La presidente dei Verdi europei, presente alla manifestazione ha preso la parola per avanzare tre proposte: una politica delle quote da rispolverare, una storia del femminismo da riscoprire e una maggiore vicinanza e solidarietà con le altre donne che sono private della libertà, “perché la loro libertà è la nostra libertà”.
Quella di oggi però, vuole essere una manifestazione trasversale, senza simboli politici, che si rivolge a tutte le donne, parallela alle altre manifestazioni che hanno acceso le piazze italiane da Roma a Palermo, ci spiega Fabio, uno degli organizzatori, che si dichiara soddisfatto. Fabio dice che ci saranno circa 450 persone, e che sono state raggiunte grazie alla “campagna” organizzata su facebook e con il passaparola. “Il messaggio che vogliamo portare è che è il momento di reagire, il fondo lo abbiamo toccato e stiamo già scavando, ci fanno vergognare del nostro paese, di una società dove le donne hanno scarse possibilità nel mercato del lavoro, i servizi sociali sono insufficenti e non sono garantite le quote rosa nel mondo politico. Allora Se non ora quando?”.

APPUNTAMENTI AL VOLO

Oggi e domani in tutta Italia è tempo di manifestare.
Domani è in scena la protesta delle donne, al grido di "se non ora quando", vari appuntamenti e l'adesione persino dell'Avvenire. Questa invece la raccolta firme dell'Unità in giro per Roma. In fondo il filmato promozionale.
Oggi è la volta del popolo Viola: questo un forse non completo calendario. Perché il diavolo forse no, ma alle volte è necessario fare sia le pentole che i coperchi.
Viola è anche il nome della mia squadra del cuore, di basket (il calcio lo odio). Non tutti sanno che è il cognome di uno sfortunato ragazzo di nome Piero, giocatore morto negli anni 60 il cui fratello decise di costruire in suo nome una squadra che pian piano arriverà anche in Europa e a sfiorare lo scudetto, per poi sparire e rinascere recentemente nei campionati minori (dove sta facendo bene).
E non tutti sanno che che il popolo Viola si chiama così perchè tutti gli altri colori in politica erano occupati.
Non tutti sanno, e a non molti frega, perchè in fondo Viola è forse soprattutto semplicemente un bellissimo nome.

DECIDO IO

Oggi è uno di quei giorni che l'ufficioso supera l'ufficiale. Il "nostro" Governo ha avuto infatti la faccia tosta di fissare per l'anniversario del giorno in cui dopo diciassette anni di torture la volontà di Eluana Englaro è stata finalmente rispettata, una cosiddetta "giornata nazionale degli stati vegetativi". Non fosse abbastanza chiaro il messaggio all'elettorato o meglio ancora alle gerarchie di una Chiesa che ancora non ha recepito il messaggio di Cavour, peraltro da parte di chi da diciott'anni (minchia, diciott'anni...) porta la bandiera del liberismo, sul sito del Ministero della Salute il comunicato stampa con cui a novembre fu presentata questa decisione è incredibilmente esplicito: si dà un volgare e gratuito schiaffo postumo a una poveretta definendola "una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura". Una roba cui si può rispondere adeguatamente solo con uno sputo in faccia.
Una serie di associazioni laiche con Micromega in testa hanno invece risposto fissando per la stessa data una "giornata nazionale sulla libera scelta" (questo il comunicato di Liberauscita), una cosa di cui in un Paese che rispetta la propria Costituzione (molto esplicita in proposito, all'articolo 32) non ci dovrebbe essere affatto bisogno. Invece siamo ancora qui a rispecchiare nella pratica la confusione teorica che alberga persino nella Chiesa stessa che, nello stesso stile con cui zìprete diceva "fate come vi dico ma non fate come faccio", da un lato attacca chi osa interrompere l'alimentazione forzata a un corpo inerte da lustri, dall'altro si oppone ufficialmente all'accanimento terapeutico, tollera e incoraggia benevolmente una pietosa prassi diffusa per fortuna in tutti gli ospedali, e santifica in corsia preferenziale un grande comunicatore occasionalmente Papa che per se stesso ha preteso di decidere quando dire basta. E' vero che sarebbe il vicario di Dio, ma porca miseria per queste cose se decide Dio in persona deve valere per tutti, se no è conflitto d'interessi...
Insomma, a laicità delle istituzioni stiamo messi malissimo, e in un modo che ricalca in tutte le loro pieghe tutte le contraddizioni della politica nostrana: dobbiamo all'anomalia Berlusconi anche questo, si, che non si può scegliere uno schieramento politico sulla base delle sue posizioni in materie così importanti della vita di tutti noi, perché la cristallizzazione degli schieramenti pro e contro la sua figura eversiva e autoreferenziale fa si che invece sui temi che contano troviamo politici che la pensano come noi e politici che ci avversano completamente da entrambe le parti. Cosicchè se abbiamo la sventura di arrivare ad un punto in cui liberamente riteniamo che quella che ci è rimasta da vivere non è Vita per come la intendiamo, non avendo ancora pieno diritto a presentare un testamento biologico, o abbiamo le gambe per fare come il grande Monicelli o il protagonista della bellissima canzone di Piero Ciampi che segue, o ci attacchiamo al c..., anzi, ci attaccano al tubo come la povera ragazza che un nove febbraio ha avuto restituita la sua libertà.

NECROLOGICAL

Oggi sui giornali c'è la notizia della morte di Maria Schneider, attrice di una personalità così forte che le segnò anche la vita. Sarà ricordata per sempre per Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, e in particolare per la scena in cui Marlon Brando le faceva il bunga-bunga, ma ancora non si chiamava così, col burro. Il film ai tempi fu pesantemente osteggiato e censurato. Oggi è una roba da educande, se visto superficialmente: se invece lo guardiamo bene scopriamo tra l'altro di avere fatto passi indietro, nella gestione consapevole della sessualità.
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Ieri invece campeggiava quella della morte di Daniele Formica. L'attore e regista, teatrale per troppa serietà e forse troppo impegno politico (aveva anche un blog sul Fatto quotidiano) per trovare spazi nella televisione odierna. Chi ha una certa età lo ricorderà senz'altro invece proprio per i suoi spassosissimi personaggi televisivi, in testa il maestro yoga che a un certo punto immancabilmente non riuscendo in una posizione si smarcava con un "tu fare io maestro" che divenne proverbiale.
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Nei prossimi giorni invece, se le premesse della bocciatura in commissione verranno mantenute, potrebbe trovare la fine dei suoi giorni terreni il federalismo fiscale, questa bomba atomica che incombe sulle nostre teste da quando Bossi ne biascica il nome: venti e passa anni ormai che minaccia di distruggere definitivamente ogni speranza di risanamento economico e finanche di un qualsiasi futuro per il nostro Paese. L'ho detto e lo ripeto: se passano il federalismo fiscale e quello demaniale, ci aspetta prima la bancarotta e poi forse pure la guerra civile. Poi non dite che non vi avevo avvertiti. Ora le vicende degli ultimi giorni di governo berlusconiano sembrano proprio suggerire che il federalismo è più morto del suo venerando membro, ma occhio che già si sentono le grandi menti del PD al lavoro per una rianimazione in extremis. Se ci si mette Veltroni, poi, è cosa fatta, poveri noi...

È IL CAPITALISMO, STUPÌDO!

Visto al cinema il biopic su Stanlio e Ollio , divertente e commovente al tempo stesso, grazie anche alla scelta di inquadrare un piccolo ...