GAZA? NO, GAZZA!

Fastidio di fine anno. Fastidio per questa informazione ufficiale che dopo aver toccato il fondo ha cominciato a scavare e non la smette più.
C'è la guerra, in Israele. Ci riempiamo la bocca con la parola democrazia, ma quando le prime libere elezioni della storia della Palestina hanno consegnato il paese in mano agli estremisti di Hamas, non ci è andata più bene. Eppure, non è che avevamo fatto tanto per conferire all'Olp quella solidità di consenso che solo dei risultati concreti nel processo di pace e soprattutto sviluppo economico della regione gli avrebbero potuto dare. Dico noi per dire occidentali, per dire israeliani per mezzo dei governi che si sono dati, a partire dall'inaudita elezione (la prima diretta della storia di Israele) del conservatore Netanyahu dopo l'uccisione per mano ebrea stessa del "progressista" Rabin, reo di stare davvero tentando di costruire la pace con Arafat.
I telegiornali italiani, tutti, la raccontano come se tutta la responsabilità di quanto accade oggi sia nella "rottura unilaterale della tregua" perpetrata da Hamas negli ultimi tempi. Nessuno che ricordi chi ha voluto costruire un muro a segregare Gaza e costringere gli affamati palestinesi a scavare delle gallerie per farsi arrivare cibo medicine eccetera, oggi crollate sotto i bombardamenti. Un muro che ricorda tristemente quello di Berlino, come dimostra bene il filmato annesso a questo articolo di Marco Cedolin su Luogocomune. Nessuno che ricordi che le pietre o anche i razzi Kassam sono nulla a confronto dei carri armati e dei bombardamenti aerei. Evidentemente, i "nostri" morti pesano di più. Ma risulta particolarmente sinistro, a proposito di Germania, quanto questo ricordi i rastrellamenti nazisti per le rappresaglie con il famoso rapporto di dieci a uno. Nessuno che conti i morti di questa guerra, altrimenti si vedrebbe bene come la sproporzione che non vediamo nella reazione degli israeliani, magari anche quella totale delle vittime dal 1948 ad oggi, sia forse peggiore di quella che i nazisti ritenevano giusta per ogni "soltato tetesco" vittima dei partigiani.
No, i tanti morti (centinaia e centinaia, quasi tutti innocenti) costringono i nostri telegiornali a riservare (e non sempre) al teatro di guerra il servizio di apertura, ma il punto di vista mostrato è sempre lo stesso, qualcosa come "se lo sono voluto loro...". Qualche minuto, poi meglio passare ad altre amenità come la vergognosa "nota politica" che rende ormai inguardabile il tg1, i servizi sul cenone di capodanno, gli incidenti stradali e la cronaca nera, e magari un approfondimento sulla vicenda di un bolso ex calciatore della Lazio vittima di se stesso e di un basso impero che strapaga e uccide i suoi gladiatori. In fondo, da Gaza a Gazza c'è solo una zeta: l'ultima lettera, poi l'alfabeto è finito.

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