lunedì 1 giugno 2015

TU CHIAMALE SE VUOI

Elezioni. Dai tempi del gioco di parole sul celebre pezzo di Battisti-Mogol, o della meravigliosa elegia satirica di Gaber che alla fine si frega la matita, ad oggi, passa la distanza che c'è tra un evento capace di mobilitare quasi tutti gli "aventi diritto" a uno che ne lascia a casa la metà. Eppure anche oggi, che è possibile "tanare" un grigio professore mentre ammette (non si sa quanto inconsapevolmente) che la democrazia nelle entità sovranazionali odierne è un lusso superato, se ne parla con più o meno simulata enfasi, anche magari passando dal trionfalismo al mettere le mani avanti per non dover poi inquadrare un risultato come la batosta che è. Così adesso che un 5 a 2 è meglio di un 4 a 3, e chi osa ricordare che dall'alto del famoso 40percento si puntava a un 7 a 0 è un disfattista magari qualunquista, non resta che raccogliere un paio di pensieri sparsi, che possono venire - s'intende - a chi ancora si ostina a pensare:
  • il moVimento 5 stelle ha vinto se si guarda ai voti complessivi (si riconferma alla grande secondo partito) ma ha perso se si guarda ai presidenti eletti, il che ci dice che ancora non ha compreso che le leggi elettorali sono come il regolamento di uno sport, se prima di iniziare a giocare non lo impari e durante non ne tieni conto alla fine perdi: dunque con l'Italicum, grazie alla stoltezza di chi se lo è approvato pensando fosse su misura propria, si potrà magari vincere da soli, con la legge elettorale per le comunali forse, con leggi come quelle per le regionali no, potevi vincere solo appoggiando candidati della "società civile" come ha fatto Podemos in Spagna qualche giorno fa; Grillo ha invece forse compreso, a stare al blog, che la battaglia contro l'Euro è più importante di, anche perchè propedeutica a, quella sul Reddito di cittadinanza;
  • c'è una parte ancora consistente di italiani che crede che esista una contrapposizione tra destra e sinistra e che quindi se non vota i candidati di Renzi vota quelli di Berlusconi - l'Italia si salverà solo (se e) quando il moVimento e chi lo appoggia sarà riuscito a far capire ai più che la contrapposizione è tra l'idea di politica come carriera e modo di arricchirsi e una come servizio temporaneo in cui arricchirsi è vietato, e che bisogna affidarsi mani e piedi a chi vuole imporre quest'ultima idea per tutto il tempo che serve a che diventi senso comune (impossibile? no, facilissimo: guarda come hanno fatto col precariato...), qualunque etichetta si possa appiccicare alle sue idee nel vecchio sorpassato (e dolosamente tenuto in piedi) continuum - altrimenti, ci si rende complici del completamento del progetto di impoverimento e depauperamento di diritti di cui i due falsi competitor sono esecutori per conto del capitalismo multinazionale.
Domani è la festa della Repubblica, maledizione l'unica cosa buona è che non si lavora, e stramaledizione questa cosa non si può manco più pensare senza sensi di colpa...

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