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8. L’ERA DEI TOPI

Questa storia di pubblicare (in attesa di Sushi Marina) quei racconti di Chi c'è c'è (raccolti da un "geestre" direttamente dalle menti di 21 terrestri in animazione sospesa su un astronave perduta nel cosmo, forse ultima testimonianza del nostro pianeta ormai distrutto) che sono nati a partire da testi di canzoni unitamente a questi ultimi, mi è parso un esercizio di stile non sterile. Stavolta però metto sopra la canzone e sotto il racconto da essa tratto, in cui a sognare (più precisamente, a sognare di sognare) è una giovane astronauta forse anglosassone, per rispettare la cronologia esegetica, che a volerla spingere indietro si trova ancora l'ossessione per il disastro atomico incombente che pervase le nostre menti di giovani degli anni ottanta, influenzando immaginari artistici a tutti i livelli. Io avevo sentito dire che a ereditare il pianeta sarebbero stati gli scarafaggi, e a Reggio ce n'è di quelli grossi che volano, arrivati con lo sbarco degli alleati nel 43, ma per questo pezzo, che ho immaginato rock spinto duro, con intro lenta (i versi corti) arpeggiata sullo stesso giro e giro completo di assoli tra una strofa e l’altra (ma chi vuole il testo può metterci la musica che vuole, e chiedermi l'adattamento che serve), ho preferito i topi, meno probabili scientificamente ma più evocativi letterariamente.
L’ERA DEI TOPI
Alla fine di quel ciclo
evolutivo che ci ha forgiato
ci sostituirà qualcuno
che si disegnerà
nella scala evolutiva
e dove spesso noi ci disegniamo
traccerà una banda d’estinzione
ed ironizzerà:
“quegli esseri imperfetti
che credevano di sapere tutto
e di essere quasi immortali
non hanno resistito
ad un po’ di radiazioni!
e che diamine, che imperfezione!
meglio i nostri progenitori
che soli sono sopravvissuti
e hanno ricevuto in mano da Dio
lo scettro del mondo:
è da allora che è iniziata
l’era dei topi!”

Quando il sole della notte dall’oriente delle tenebre di sorgere deciderà
noi se ci fossimo potremmo osservare un mutamento di struttura nella vita,
e nel sole nero dell’estate solo schifosissimi topastri si abbronzeranno,
e nell’aria profumata solo il puzzo del loro schifoso sangue,
e le gite in montagna, e le passeggiate al mare saranno ormai loro prerogativa,
e le scuole e gli uffici e le case e le osterie le faranno anche loro e forse meglio,
e saranno presuntuosi, e si sentiranno pure loro esseri superiori,
e magari qualche nostro scienziato li ammirerebbe pure,

e la terra per loro sarà più grande che per noi, date le loro dimensioni,
e la sfrutteranno a fondo e più a lungo, date le loro minori necessità alimentari,
e oggi sono già dieci volte noi, e all’olocausto sopravviveranno tutti,
e forse faranno i nostri stessi errori ma anche le tante cose giuste,
e saranno nella grazia di Dio da quando riusciranno a alzarsi in piedi ed a guardare in alto,
ed avranno i loro santi, ed avranno i loro eroi, ed avranno la loro storia,
e nel mare puzzolente e grigio scuro sguazzeranno come noi nel mare azzurro
e quell’aria senza più l’ozono non gli farà che bene

perchè i raggi ultravioletti quando andranno via le nuvole atomiche li colpiranno
e muteranno loro, ma anche la terra in un ambiente a loro esatta misura,
e forse pure diventeranno belli, e forse un giorno si guarderanno allo specchio,
e uno di loro troverà un nome più bello per tutti che non sia topo
ma neanche uomo…
...
8. L’ERA DEI TOPI
  • Ma, professore, la preistoria è programma del primo anno!
  • E beh? devi essere preparata su tutto il quinquennio, lo sai.
  • Si, è così, d’accordo, ma in pratica agli esami di maturità si chiede sempre solo il programma dell’ultimo anno...
  • Oh, insomma! Sai rispondere, o no?
  • Si, professore, ma...
  • Niente “ma”, coraggio! Tu sei una delle migliori alunne della classe, su, io ti voglio far fare bella figura. Fammi un bel “volo di pipistrello” sulla preistoria, con particolare riferimento all’era degli uomini.
  • Bene, l’origine della nostra specie è antichissima. Come sempre accade in questi casi, molte leggende si sono sovrapposte nei secoli, a seconda della cultura dei popoli e dei tempi in cui sono sviluppate. Ma tutte hanno degli elementi comuni, che - come hanno dimostrato scienziati ed archeologi - poggiano su avvenimenti reali. Uno è il cosiddetto Grande Disastro, l’evento con cui è stata spazzata via la specie allora dominante sul pianeta, appunto gli Uomini. L’evento successivo, non si sa esattamente di quanto, è la Grande Mutazione, cioè la relativamente breve fase evolutiva con cui la nostra specie ha preso il controllo della Terra.
  • Limitiamoci agli assunti scientifici, ed andiamo con ordine.
  • D’accordo. Dall’insieme dei rinvenimenti archeologici sembra si possano dedurre una serie di informazioni sul pianeta nell’era degli umani, tra cui alcune trovano concorde l’intera comunità scientifica. Dall’esame delle rocce risulta che il livello delle radiazioni fosse molto minore dell’attuale, ma ad un certo punto dovunque si trova uno strato che testimonia che circa 5000 anni fa il livello radioattivo salì bruscamente, sicuramente per un evento straordinario, non sappiamo se naturale o artificiale. Lo Squitt ipotizza che gli umani avessero scoperto il modo di riprodurre l’energia delle stelle, o qualcosa di molto simile, che utilizzavano per il loro fabbisogno fino a che qualcosa deve essere andato storto, o di cui addirittura facevano uso militare, cosicché il Grande Disastro altro non sarebbe stato che una gigantesca guerra conclusasi con l’autodistruzione completa della specie. Ma la sua teoria non è condivisa da chi ritiene che gli umani, in quanto esseri intelligenti come noi e forse più avanzati scientificamente, avessero di certo il controllo della loro tecnologia così da tenerla - com’è ovvio - sotto la guida se non della loro etica (su cui non possiamo giurare) almeno del tornaconto collettivo. Resta pertanto l’ipotesi di una grande catastrofe naturale, come potrebbe essere la collisione con un gigantesco asteroide, il cui cratere oggi potrebbe essere sott’acqua.
  • Ma, ad esempio, che atmosfera respiravano gli umani?
  • Sempre dalle rocce risulta che l’aria avesse in percentuale molta meno anidride carbonica, anche se il valore era già in crescita durante l’era umana, con forte accelerazione negli ultimi secoli, prima del brusco aumento susseguente al Disastro. Per l’ozono invece vale il discorso opposto. Se ne deduce che il cielo dovesse avere uno strano colore azzurrognolo. L’ozono, infatti, tratteneva i raggi ultravioletti, alla cui repentina intensificazione alcuni scienziati attribuiscono la Grande Mutazione, ma a cui comunque gli umani dovevano avere ben scarsa resistenza, come pure alle radiazioni.
  • Una razza debole, dunque: meraviglia come abbia dominato tanto a lungo. E che mi dici del mare?
  • Di riflesso, letteralmente, anche il mare doveva sembrare azzurro. Quel poco che avevano. I maggiori ritrovamenti archeologici, quelli meglio conservati, sono infatti tutti subacquei, e si crede che nelle profondità degli oceani - se fosse possibile recarvicisi - si troverebbero addirittura i resti delle grandi città costiere della mitica Europa.
  • Come mai quest’enorme differenza nel rapporto acque/terra emersa?
  • Per via della differenza di temperatura innescata dal Grande Disastro, tramite una nube forse causata dalle esplosioni, forse dai detriti dell’asteroide, o anche per il mutato spettro della luce solare che attraversa l’atmosfera. Fattostà che la Terra degli Umani aveva le calotte polari enormemente più grandi, e molti ghiacciai anche a latitudini più basse: scioltosi tutto quel ghiaccio...
  • Va bene, basta così; ora passiamo alla Grande Mutazione.
  • Qualcosa su radiazioni e raggi ultravioletti l’ho già detta. Il fatto è che la nostra razza, come risulta anche dagli studi umani sui nostri progenitori (dai documenti rinvenuti pare addirittura  che li usassero come cavie per esperimenti di vivisezione: che barbari!), ha avuto sempre enorme facilità di adattamento all’ambiente, grazie anche alla prolificità ed al rapido susseguirsi delle generazioni. I nostri antenati dovevano sopravvivere in un ambiente a loro molto ostile, cosa che non gli sarebbe riuscita se la natura non li avesse dotati delle caratteristiche che ho appena detto, che fecero sì che già negli ultimi tempi del dominio umano i “topi”, come li chiamavano, sovrastassero per numero gli uomini. Erano però ancora solo animali, pur se intelligenti e sofisticati, e vivevano da parassiti, nel sottosuolo delle città degli umani, che li perseguitavano in modo massiccio. Forse inconsciamente prevedendo il loro futuro di dominatori del pianeta. E infatti i nostri avi al disastro sopravvissero in numero sufficiente, e si adattarono alle nuove condizioni ambientali nel giro di qualche generazione. Il primo esemplare di “mus erectus” il cui scheletro è stato rinvenuto risale ad appena 4800 anni fa, il primo “mus sapiens” a 4000. Ma già siamo agli albori della civiltà, e il resto è Storia.
Sempre lo stesso incubo, porca miseria. E’ da quando mi hanno addormentata che sogno di viaggiare per 5000 anni per il cosmo per poi tornare su una Terra in mano ai topi, o meglio ai loro evoluti discendenti, che ridono della nostra incapacità di mantenere in piedi la nostra stessa casa, e tracciano soddisfatti una banda di estinzione sulla scritta “razza umana” nel grafico della scala evolutiva che studiano a scuola, e che vede naturalmente loro al vertice. Con dimensioni e caratteristiche biologiche più adatte al pianeta, specie dopo la guerra nucleare, i topi hanno rifatto forse in meglio e di certo più rapidamente il nostro stesso percorso, fino a che uno di loro non si è alzato in piedi e ha guardato in alto, ha visto le stelle e ha cercato di prenderle, e non riuscendoci ha concepito l’idea di Dio. Per poi guardare dentro di sé e ritrovare lo stesso spazio infinito, assieme alla sete di conoscenza.
I topi, o come diavolo hanno scelto di chiamarsi, mi accoglieranno tra loro, novella Gulliver? O mi uccideranno, per paura che io contamini la loro saggezza coi miei valori tipicamente umani, cioè clamorosamente autodistruttivi? Mi chiederanno notizie, me ne daranno, si faranno osservare? Non lo so, e neanche lo immagino: il mio incubo si svolge sempre dentro un’aula scolastica, il giorno degli esami, e si conclude sempre con le stesse battute insulse.
  • Benissimo, Minnie, avrai un bel voto.
  • Grazie, professor Mouse, lei è gentilissimo.
  • Chiamami Mickie, bimba. A proposito, che fai stasera?

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