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QUALCUNO ERA COMUNISTA

Una delle campagne promozionali più belle della
storia del marketing è di un giornale comunista
Ogni tanto giova ripetere anche le cose risapute: la Rivoluzione d'ottobre si commemora a novembre perché nella Russia zarista ortodossa era ancora in vigore il calendario giuliano, ma è proprio in questi giorni che i bloscevichi prendevano il potere, giusto cento anni fa. Una cifra così tonda che l'anniversario non si può non celebrare, anche se magari ricorda una disfatta (come per Caporetto pochi giorni fa, alla rivincita di Vittorio Veneto toccherà l'anno prossimo) o la fine di un sogno (come per il cinquantennale dell'uccisione di Che Guevara il mese scorso - a proposito, guardate cosa stanno facendo agli archivi di Gianni Minà...).
Ma se per le rievocazioni storiche è il caso di lasciar fare a chi è di mestiere (anche se scrive per i peggio traditori della sinistra italiana), un paio di riflessioni possiamo approfittare per farle anche tra dilettanti e amatori. Magari a partire dalla riuscitissima idea che il pubblicitario Panzeri (quello di "liscia gassata o Ferrarelle", non uno qualunque) partorì per uno dei tentativi di rilancio de Il manifesto.
Chi anche non avesse una foto propria o di un figlio in questa posizione, infatti, ha sicuramente almeno visto un bambino dormire così. E' farsi venire in mente uno slogan così fulminantemente efficace, che è raro, ma il punto non è questo. E' che il pugnetto ti suggerisce una cosa non vera. I bambini non sono comunisti.
Il senso del possesso, infatti, non fu solo prealessandrino (cit.), ma preumano, preprimatico, premammifero, e forse dobbiamo andare ancora più indietro, se esistono rettili o uccelli o insetti che si appropriano del cibo per dividerlo al massimo con la loro prole difendendolo dai propri simili. Il motore è l'istinto di autoconservazione, e se è vero che l'uomo è animale sociale, e deve a questa caratteristica scimmiesca la sua evoluzione verso il dominio dell'ecosistema (il gruppo ha consentito che passassero la selezione darwiniana dei cuccioli nati molto più immaturi di qualsiasi altro mammifero, ma per ciò stesso più intelligenti, dato che il cervello degli umani finisce di crescere quando già si interagisce con l'ambiente), è anche vero che ciò incide a un livello meno profondo delle forze che fanno litigare i bambini attorno a un oggetto gridando "è mio!", trionfare cupo chi se lo accaparra e piangere disperato chi lo perde.
Avere dimenticato ciò, è il peccato originale del comunismo. Si, anche del cristianesimo (e l'accostamento non è blasfemo: barzellette a parte, i primi cristiani erano decisamente comunisti, come capita a molte sette), ma peggio, se dal cristianesimo da un lato è potuta nascere l'etica protestante, senza cui non sarebbe nato il moderno capitalismo (questa non si può spiegare in breve: fidatevi, o studiate), e se dall'altro lato la doppia morale tipica dei cattolici non gli avesse consentito di edificare, mentre si predica la povertà e la condivisione, una istituzione che ha accumulato nei secoli ricchezza e potere enormi. Costruisci un sistema di potere per instaurare la dittatura del proletariato, e chi più chi meno tutti quelli che hanno in quel sistema un ruolo di responsabilità ne approfitteranno per avere per se più ricchezza e/o potere della media, nella misura in cui gli sarà possibile. Mentre tutti gli altri, esclusi dalla possibilità di accedere a qualsiasi relativo vantaggio, si consoleranno guardandosi attorno, e magari in testa capiranno che il vantaggio relativo dei burocrati è oggettivamente minimo e poi è funzionale alla Causa, ma nel cuore saranno infelici, e se magari vedranno vicino a loro altri popoli che con altri sistemi sono più dinamici e felici ne saranno invidiosi in misura crescente. Vi ho raccontato così l'ascesa e la caduta del cosiddetto socialismo reale, per una sintesi maggiore (peraltro, visto quando fu concepita, decisamente profetica) vi rimando a Bennato. In ogni caso, è una storia molto ma molto diversa da quella che vi raccontano.
Ma dimenticarsi della dimensione sociale, come il neoliberismo trionfante ha per varie vie imposto al mondo negli ultimi trent'anni, crea il problema opposto, e prima o poi toccherà rammentare che senza le briglie costituite da istituzioni democratiche e diritti irrinunciabili (e, tra questi, quelli economici sono propedeutici a quelli civili: concedere questi ultimi avendo tolto gli altri è solo una solenne presa per i fondelli, di cui peraltro prima o poi si rendono conto tutti, anche i sostenitori più sfegatati, poi non ci si sorprenda di certe scoppole) gli istinti preumani portano alla distruzione dell'umanità, tramite ogni forma di conflitto. E' esattamente quello che sta accadendo al mondo, e alla nostra società.
Nei trent'anni precedenti, quando ne aveva bisogno per solleticare l'invidia dei popoli comunisti, il capitalismo aveva accettato di ibridarsi col socialismo in quella sorta di età dell'oro chiamata Welfare State. La sua morte ha nel capitalismo globalizzato i mandanti, nei nuovi schiavi di vario tipo (migrare o accettare di vedere la realtà soltanto attraverso uno schermo sono solo i due modi limite di capitolare, in mezzo tutti gli altri modi, tra cui accettare l'erosione dei diritti senza ribellarsi) le vittime, nei politici e nei giornalisti (quelli in teoria pagati per esserne rispettivamente i guardiani e i cani da guardia) i killer prezzolati. Orwell lo aveva previsto: non parlava solo di comunismo come si può credere con superficialità. Non è possibile resuscitare quell'ibrido, anche perchè il suo modello di sviluppo è incompatibile con le risorse del pianeta e pertanto inestendibile. Ma urge trovare uno nuovo, e presto, perché gli ibridi sono sempre vincenti, e perché infatti altrimenti il nuovo ibrido vincente c'è già, ed è pronto a mettere le mani sul volante. E se non facciamo qualcosa, il processo si fermerà solo quando guadagneremo e lavoreremo quanto un cinese. Se ci va bene. In altre parole, per non aver difeso il nostro capitalismo screziato di comunismo, ci toccherà essere sudditi di un impero comunista condito di capitalismo, bell'affare...
Ora, io sono abbondantemente quello che si diceva una volta un uomo di mezza età. Le rivoluzioni le hanno sempre fatte i giovani, magari guidate da uomini più maturi ma comunque meno anziani di me oggi. Quelli come me talvolta le hanno appoggiate, ma poi sono stati i primi a rimetterci le penne. Ma non è questo il problema: è che a un certo punto capisci che le rivoluzioni a un certo punto finiscono tutte con un regime simile a quello che hanno abbattuto se non peggiore. Da giovane lo avevi studiato, ora lo capisci. Quindi non vi dico di farla, anche perché per farla bisogna essere disposti a cose che uno si deve sentire da se, e se non sei disposto a tutto e tenti lo stesso finisci presto nel ridicolo, come avete appena visto in Catalogna. Ma se smettete di votare (e oramai ad averlo fatto è la maggioranza assoluta degli elettori, quota che levita se guardiamo solo i giovani) fate il loro gioco: sappiate che lo hanno fatto apposta, a farvi venire lo schifo. Tornate a votare, oggi per Grillo, domani per chiunque altro si dimostrerà altrettanto o ancora di più alternativo a questo sistema di connivenze multistrato che ha di fatto cancellato la democrazia. Dovete pretendere di essere sovrani, cioè sudditi democratici di uno Stato sovrano che è lì per garantire i vostri diritti inalienabili, primo dei quali il diritto all'autosostentamento e alla libertà dal bisogno senza cui tutti gli altri diritti restano sulla carta, e per interloquire solo con altri Stati sovrani che garantiscono ai loro cittadini le stesse cose (è esattamente aver ceduto su questo fronte, che ci ha rovinato), si fotta la globalizzazione.
Se non lo fate, non vi salverete. Se lo fate, tra cent'anni qualcuno lo ricorderà. Magari così:

Commenti

Gino Cugliandro ha detto…
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/10/lastensione/3969744/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/10/elogio-di-lenin-e-della-rivoluzione-russa/3968891/

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