VOCI STONATE A SINISTRA

Pasolini ai tempi si schierò coi poliziotti figli di proletari e
contro gli studenti figli di papà: Serra oggi coi no-TAV tenta
una goffa imitazione. Qui il grande intellettuale tra due baldi
giovanotti: riconoscibilissimo benchè magro il futuro alleato
di Berlusconi Walter Veltroni, il cicciottello è nientemeno che
il campione in carica di cambio di partito Ferdinando Adornato

Oggi su La Repubblica di carta c'è una lunga lettera aperta nientemeno che del genio politico del millennio, il Primo Segretario del Partito Democratico Walter Uolly Veltroni, in cui egli da sfoggio purtroppo tardivo di conoscenza dell'ingegneria elettorale: era con l'Unione al governo, caro mio, che dovevi ripristinare il mattarellum prima di creare il tuo partito-frankenstein e portarlo allo sbaraglio di un'elezione persa in partenza. Perchè proprio oggi ti decidi a dare sfoggio di saggezza? Provo ad indovinare: un po' di voglia di protagonismo politico, un po' troppa per uno che aveva dichiarato pubblicamente che finita l'esperienza di sindaco si sarebbe dedicato al volontariato in Africa (attirandosi lo sfottò di Degregori...), un po' la tendenza innata ad agire fuori tempo, ma soprattutto il tentativo di bloccare sul nascere un'iniziativa che se avesse successo è vero che non ci renderebbe un sistema elettorale perfetto ma almeno smuoverebbe le acque e avvierebbe lo smantellamento dell'obbrobrio secondo cui votiamo dal 2006. I promotori pare che ci caschino: hanno proclamato una moratoria alla raccolta di firme che se fosse confermata non potrebbe che condurre alla bandiera bianca, speriamo invece tengano duro.
Certo, il ritorno al proporzionale puro senza premio di maggioranza e senza sbarramento non può fare piacere a chi di noi ha una certa età e rammenta a quali e quanti governicchi senza responsabilità ha dato luce per decenni, ma nemmeno il maggioritario finto targato mattarellum in vigore dal 1994 al 2005 era senza difetti, e l'attuale porcellum con gli eletti decisi al 90% dalle segreterie nazionali dei partiti e un premio di maggioranza osceno è sicuramente il peggio del peggio, una roba che nemmeno Orwell e Huxley messi assieme avrebbero saputo immaginare. Calderoli evidentemente invece si.
Ma Uolly non è la sola voce stonata a levarsi a sinistra in questi giorni. Comodamente disteso sulla sua amaca quotidiana, l'ex tagliente scrittore satirico Michele Serra, forse rammollito da una eccessiva attività di autore televisivo di grido, forse in delirio pasoliniano, si è apertamente schierato per la TAV in Val di Susa, con l'argomento capzioso che non si può essere una volta a favore dell'Europa una volta contro a convenienza. A parte che vorrei dire "perchè no?", la misura in cui la presunta grande opera interessa all'Europa è pari alla percentuale di investimenti che ci metteranno, più o meno 500 milioni su 22 miliardi. Il resto dobbiamo metterlo noi, nel senso proprio di io e chi di voi paga le tasse, il che di questi tempi esigerebbe come minimo cautela, visto che siamo appena entrati nel mirino degli speculatori, come dopo la Grecia era peraltro atteso. Nè basta il giusto pregiudizio a favore della ferrovia e a danno del trasporto stradale delle merci, esercitato qui da un Odifreddi per una volta superficiale, se non si considera che la ferrovia lì c'è già, è sottosfruttata e il volume delle merci non è destinato ad aumentare a sufficienza vista la crisi attuale e la decrescita incombente, e se si omette di ricordare che il resto della TAV in Italia è costata uno sproposito a beneficio dei soliti noti, grazie anche alla truffaldina legislazione sugli appalti di marca berlusconiana, la stessa che ha creato la voragine della A3 e tenta in tutti i modi di dare avvio definitivo a quella del Ponte, passando per il nucleare per fortuna abortito per sovrana volontà popolare. E' che quando si tratta di stramagnare a base di tangenti e aumenti di spesa nei megalavori pubblici, sinistra e destra sono miracolosamente d'accordo, e quindi tutta la stampa è in coro, per cui se volete sapere come stanno le cose dovete andare alla fonte, e malignare persino sui black-block che non si sa com'è appaiono sempre al posto e al momento giusti per rendere legittime le aggressioni ai pacifici manifestanti e illegittime le loro rivendicazioni. La TAV non s'ha da fare non per una questione di principio, di Nimby o di ecologismo, ma perchè come e peggio del Ponte sullo Stretto ha un rapporto costi/benefici imbarazzante e gli unici che ci andrebbero a guadagnare sono i megacostruttori e i destinatari delle loro tangenti: ammesso di avere quei soldi, spendendoli ad esempio nella rete ferroviaria capillare nazionale si creerebbero mille volte più posti di lavoro (e stabili) e si disincentiverebbe seriamente il traffico gommato, anche - unitamente a una Rete veloce gratuita o quasi per tutti - incentivando il telelavoro e la ripopolazione della provincia.
A proposito di province, da decenni tutti parlano di abolirle ma poi quando si è al dunque nessuno lo fa, nemmeno quando sarebbe facile come il gol di Paolo Rossi alla Polonia su cross di Bruno Conti, quello di cui Pablito raccontò che sul pallone c'era scritto "basta spingere": il vergognoso atteggiamento del PD nell'episodio ricorda la misteriosa e decisiva assenza in aula di alcuni ben noti democratici ai tempi dell'approvazione dell'ultimo orrendo scudo fiscale.
Questa è la Casta, non gli stipendi dei parlamentari troppo alti e la relativa email di indignazione che periodicamente ci intasa la casella da qualche decina d'anni: io non l'ho mai inoltrata, perchè io ai parlamentari gli stipendi glieli raddoppierei pure, perchè solo così si può pensare che chiunque possa espletare questa attività e viceversa se invece glieli azzeriamo in parlamento potrebbe andarci solo chi è già ricco di suo. Il problema è nella selezione della classe politica e nelle inerzie che essa attiva per arroccarsi, di cui il porcellum è solo un esempio tra tanti. Benettazzo qui propone una legislazione che faccia si che il Parlamento rispecchi il Paese, per professione o mestiere o lavoro e io aggiungere pure sesso. Mi piace, ma è farraginoso; io torno direttamente a Platone e Pericle e propongo: creiamo una sorta di albo nazionale dell'elettorato passivo, in cui si entra alla maggiore età (ok, al Senato a 40 anni...) e si esce per motivi tassativamente elencati, come potrebbero essere la condanna definitiva per qualsiasi reato (la non definitiva dà comunque origine a una sospensione) o l'avere già svolto due mandati anche non consecutivi, poi ogni tot anni (io farei almeno dieci, ma va bene gli attuali 5) si estraggono a sorte da questo elenco i parlamentari, che poi a loro volta eleggono un Capo dell'esecutivo che nomina i ministri e risponde al parlamento del suo operato continuamente (può essere "dimissionato" in qualsiasi momento). In questo modo da un lato il parlamento rappresenterebbe in senso statistico il Paese reale, per sesso età professioni istruzione e orientamento politico, dall'altro la politica tornerebbe ad essere una funzione precipuamente connessa alla cittadinanza e smetterebbe di essere un mestiere. Ah, ai "deputati per sorteggio" darei tanti soldi da rendere corruttibili solo gli insaziabili (e una magistratura libera dai tentativi di imbrigliamento da parte dei politici avrebbe buon gioco a identificarli ed escluderli ipsofatto dal gioco), casa a Roma in comodato gratuito temporaneo, "taxi blù" e portaborse pagato.
Visto che è di moda vaneggiare, l'ho fatto anch'io. Forse.

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