giovedì 29 settembre 2011

IL 29 SETTEMBRE... SA LUSCO

Sarà anche colpa delle banche cattive, ma quelle ci sono sempre, mentre il
debito pubblico impenna quando al governo ci sono i due compari milanesi...
Avevo già notato la curiosa coincidenza che l'inconsapevole Mogol aveva consacrato per sempre al tradimento la sua data di nascita quando Berlusconi non era ancora un uomo pubblico. Non ancora quella che anche il leader del maggiore partito a lui avverso (cit.) fa anch'egli il compleanno oggi (molti anni di meno, ma evidentemente una vita molto più dissoluta, visto che la differenza di età non si avverte...). A questo punto scatta la mentalità da enigmista dilettante, e appare in tutta la sua evidenza che BERsaNI e BERluscoNI hanno in comune anche le tre lettere iniziali e le due finali del cognome, oltre a una calvizie solo diversamente dissimulata: tolte quelle resta "sa lusco", cioè "ha il gusto o il sentore di losco".
Forse questi tre indizi non sono di quelli che fanno una prova, ma insomma fate voi. Io ne approfitto per, adesso che il Golem sta per crollare (ah, come ci crogioliamo nei wishful thinking noi di sinistra...) e noi stiamo per finire dalla padella della sventatezza alla brace (Montezemolo? Profumo? Veltr... no, questo sarebbe troppo...) dello spennamento professionale, tentare di riassumere per i posteri un rapido e necessariamente incompleto elenco delle sue malefatte degli ultimi 17 anni, che rendono inevitabile e enormemente amplificata la botta che stiamo per prendere.
Non che la cosa scalfirà minimamente l'ultrà berlusconiano, che obbedisce a un suo decalogo così tragico da risultare comico e viceversa, ma tanti dei suoi elettori occasionali, senza i quali non sarebbe durato tanto, magari è il caso che si sentano ripetere all'orecchiuccio santo i motivi per cui lo stanno abbandonando come i topi le navi che affondano, hai visto mai si distraggono e lo rivotano un'altra volta.
  • Il famoso debito pubblico fino all'avvento del craxismo era in percentuale fisiologica, ha subito la sua storica impennata proprio negli anni della Milano da bere, e dal 91 ad oggi gli unici momenti in cui è sceso o almeno non è cresciuto sono state le parentesi col centrosinistra più o meno al governo. Fuori dal grafico che ho trovato (vedi foto) resta l'ultima impennata dovuta all'azione di governo sciagurata di uno che non dorme la notte per altri motivi.
  • Il modello culturale imposto dalle sue televisioni, con le altre che hanno dovuto adeguarsi per non soccombere commercialmente prima di essere sottoposte al suo controllo diretto tutte quante, ha fatto fare decenni indietro nell'evoluzione psicosociale di un paio di generazioni almeno. Per riparare ai danni al sistema di valori tramandato, ci vorrebbero trent'anni di azione uguale e contraria che non si vede quando e come potrebbero iniziare.
  • Il sistema fiscale italiano stava per beneficiare dell'onda lunga delle leggi civilizzatrici di inizio anni 90, ed essere oggetto di una riforma improntata all'equità, all'effettività dei recuperi, alla cosiddetta tax compliance (l'adesione spontanea agli obblighi fiscali, molto in breve), ad un corretto rapporto tra amministrazione e cittadino-contribuente, alla progressiva erosione di evasione ed elusione al punto di poter poi abbassare la tasssazione media. Tutto questo è stato scientificamente sabotato e minato da tutti i governi Berlusconi succedutisi in 17 anni, con azione legislativa (in primis i famigerati condoni, di cui lo stesso Tremonti parlava male prima della sua carriera di ministro ricca degli stessi, tra cui spiccano gli scudi fiscali, ma anche tantissimi provvedimenti minori che uno fuori del giro manco li sa), amministrativa (la depotenziazione degli istituti più efficaci, la demotivazione continua del personale, eccetera) e culturale (le continue dichiarazioni sul presunto diritto a non pagare tasse troppo alte, l'esempio dato con le proprie attività, eccetera).
  • La gestione dell'ingresso nell'Euro, se un giorno si riuscirà mai a ripristinare lo Stato di diritto nel nostro Paese, dovrebbe essere trattata come un crimine di guerra, con tanto di corte marziale e pena di morte. Oggi col senno di poi si può anche discutere di uscire dalla moneta unica e persino dalla UE, ma ai tempi si sperava ancora che l'unione monetaria sarebbe stata seguita a breve dall'unione fiscale e politica di quel gruppo di Stati a parametri economici paragonabili, non era ancora stata compiuta la scelta scellerata di lasciare l'unione solo monetaria ed estenderla senza criterio. Ma allora si trattò di un'occasione formidabile di mettere a posto i conti pubblici disastrati dal decennio craxiano, colta e portata a termine in brevissimo tempo dai prodiani con la parte migliore del Paese convinta e diligente nella missione. Per dissolvere questo risultato ai berluscones sarebbe servito un decennio, ma subito avevano un'occasione da cogliere per gratificare l'elettorato di riferimento che li riportò al governo dopo la sciagurata parentesi dalemiana (ancora oggi D'Alema pontifica, in qualsiasi altro Paese democratico visti gli errori commessi sarebbe stato emarginato dai suoi per sempre, magari lasciandolo al largo da solo sulla sua barca a vela in pieno oceano...). Pochi ricordano forse, infatti, che era stata previsto un comitato di controllo della transizione monetaria, che aveva in programma tra le altre cose l'utilizzo massiccio di forze dell'ordine dei vari corpi (principalmente GdF, ovviamente) e personale amministrativo per una rilevazione capillare dei prezzi prima e dopo l'avvento dell'Euro. Ebbene, la sua chiusura fu il primo atto del nuovo governo nel 2001, e la "distrazione" conseguente fece si che in pratica il cambio euro/lira = 1/1936.27 fosse affiancato dal cambio 1/1000 per tutta una serie di categorie verso le quali ci fu in pochi mesi un travaso di ricchezza incalcolabile, degli ordini di decine di punti percentuali di PIL. Un massacro sociale, aggravato dal fatto che le categorie beneficiate erano quelle che poi le tasse non le pagano, quelle penalizzate quelle tartassate allora come oggi.
  • Le privatizzazioni sono una sciagura la cui responsabilità è bipartisan, d'accordo, ma anche in questo terreno il Nostro e il suo braccio operativo si segnalano per almeno un episodio notevole: la massiccia dismissione di immobili pubblici passata alla storia come SCIP (mai sigla fu più azzeccata...). Qui una valutazione "tecnica" dell'operazione (anche questa degna di una Norimberga per Tremonti e soci che chissà se vedremo mai), io mi limito a ricordare quello che pensai da subito come potenzialmente interessato (contando solo su un normale stipendio - cioè senza un travaso intergenerazionale - non si può comprare casa in una grande città): si stava perdendo un'occasione per deflazionare il mercato immobiliare e invece la si stava cogliendo per rimpinguare le tasche dei soliti amici. Sarebbe bastato stabilire che solo le persone fisiche (magari solo per acquisto prima casa) potessero partecipare alle aste (anzi, ciascuna a una sola asta per volta), anziché consentire a notai immobiliaristi costruttori e altri soggetti senza scrupoli e con tanti contanti di appropriarsi a quattro soldi del patrimonio immobiliare pubblico per poi farlo confluire nel già enorme bacino di quello privato sopravvalutato e sottosfruttato che è alla radice del problema casa in Italia.
  • In tutto questo, e ripeto si tratta di un'elencazione necessariamente grossolana e incompleta, il vostro amato premier ha negato spudoratamente fino all'anno scorso che esistesse una crisi economica (esistono numerose interviste in cui ripete che era un'invenzione della stampa comunista o cose del genere - se vi va cercatevele da soli, è facilissimo, se no chiedete alla Gelmini come si fa) per potere impunemente continuare a sperperare soldi pubblici, cioè nostri, in cose senza senso e senza alcun ritorno economico per nessuno salvo per gli assegnatari degli appalti e i percettori delle relativi tangenti. Di Bertolaso i mondiali di nuoto e la gestione del terremoto abruzzese si spera parlino presto le sentenze dei tribunali, della TAV e di quanto poco serva e tanto costi possiamo evitare di parlare solo perché non rientra tra le malefatte di esclusiva responsabilità berlusconiana tanto è condivisa dal PD in spregio ad ogni logica e convenienza politica (il che la dice lunga su quale convenienza invece privilegino Chiamparino Fassino e soci), del Ponte sullo Stretto ne ho parlato pure troppo ma sappiate che questi con la faccia come il culo continuano imperterriti a sperperare soldi (tantissimi anche se non venisse mai fatto, come resta per fortuna probabile) anche quando all'orizzonte c'è uno Stato che non riuscirà più a pagare gli stipendi ai propri dipendenti (e allora voglio vedere cosa succede alle entrate fiscali e alle ultime vestigia di domanda interna, cari i miei geni dell'economia...). Insomma, non ci sarebbe nessuna emergenza contabile se al posto di questa classe politica ce ne fosse stata una non dico onesta ma almeno delinquente in maniera intelligentemente moderata, come quel racket che prende tanto da lasciare in piedi i negozianti perché altrimenti taglierebbe la fonte stessa del proprio reddito...
Un elenco incompleto e grossolano, ma buono da mandare a memoria per essere pronti nei prossimi mesi, quando il vostro vicino amico parente, che voi sapete berlusconiano convinto anche se lui oramai nega se ne è scordato e afferma di essere sempre stato "anti" (ah, i corsi e i ricorsi storici!...) si lamenta perché gli hanno tagliato lo stipendio rubato i risparmi e aumentato le tasse, a sbattergliene in faccia uno o più punti. Non ci avrete guadagnato niente, ma si campa anche di soddisfazioni, eccheccazzo!
Non ve l'ho mai chiesto, ma questo articolo fatelo girare, queste cose dirsele e ridirsele si deve, finché si può. Anche per questo bisogna lottare per salvare gli oramai esigui spazi di libera informazione: chiusi quelli, come a ondate tentano di fare, non potremo dirci queste cose nemmeno tra noi quattro gatti che spulciamo nel web.

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